Primo Piano

Venezuela, a Cosenza una manifestazione per la pace e per il disarmo

7 Gennaio 2026 - In seguito alla "nuova e pericolosa escalation delle minacce e delle pressioni degli Stati Uniti contro il Venezuela", una ampia rete di associazioni, movimenti e organizzazioni del territorio ha indetto per giovedì 8 gennaio, dalle ore 17.30 in piazza XI settembre a Cosenza, una manifestazione dal titolo "Basta guerre", alla quale aderisce anche l'Ufficio Migrantes della diocesi di Cosenza-Bisignano. "Ancora una volta, - si legge nel comunicato di presentazione dell'iniziativa - in nome di interessi economici e geopolitici, si tenta di legittimare l’ingerenza, le sanzioni e persino l’ipotesi di un intervento militare contro un Paese sovrano. Le guerre e le aggressioni imperialiste non portano democrazia né diritti, ma solo distruzione, morte e instabilità, colpendo sempre le popolazioni civili". Per questo, spiegano i promotori della manifestazione "rifiutiamo la retorica bellicista e le politiche che alimentano conflitti invece di costruire pace, cooperazione e giustizia sociale". Basta Guerre Cosenza

Ferrara, un’opera d’arte in dono a mons. Perego per il suo impegno per i migranti

5 Gennaio 2026 - Il 6 gennaio 2026, alle ore 16, l'arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, riceverà in dono dall'artista Carlo Ciucchi, in arte "Picchio", un'opera d'arte - una croce pettorale - che testimonia il suo impegno di una vita verso i più deboli, i più emarginati: i migranti. La consegna si svolgerà durante la visita che l'Arcivescovo farà, in occasione della Festa dei Popoli della diocesi, all'istallazione ospitata nella Chiesa parrocchiale di Santo Stefano (a pochi passi dalla Cattedrale di Ferrara): si tratta della Natività che l'artista mugellano creò in occasione di "Procida, Capitale della cultura italiana 2022".   Croce pettorale Perego Picchio

I “grazie” per il 2025. E la sfida per il 2026

22 Dicembre 2025 - Siamo nel tempo di Natale. E in quello dei bilanci. Il 2025, dal punto di vista ecclesiale, è stato innanzi tutto all’insegna della gratitudine. Siamo grati per la vita di papa Francesco, da cui ci siamo congedati nella notte tra la Pasqua e il Lunedì dell’Angelo; per l’elezione di papa Leone; per aver potuto attraversare quest’anno giubilare. In particolare, è stato bellissimo vivere il Giubileo dei migranti, in concomitanza eccezionale con la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Il passaggio di testimone tra Francesco e Leone qui è stato sul territorio italiano, con i 96 pastorale fatta alla base e nel esplicito: papa Bergoglio aveva indicato il tema della Giornata – “Migranti, missionari di speranza” – e papa Prevost ci ha regalato un Messaggio che ci consegna un’immagine-guida, quella della missio migrantium. Siamo certamente soddisfatti anche del lavoro della Fondazione nel corso dell’anno, a livello nazionale e soprattutto sul territorio italiano, con i 96 progetti specifici e 10 di ricerca sostenuti e animati. La realizzazione dei nostri tre Rapporti annuali – Rapporto Immigrazione, con Caritas Italiana; Rapporto Italiani nel Mondo; Report "Il diritto d’asilo" – è poi l’espressione più istituzionale ed evidente di un’azione di ricerca, informazione, formazione e accompagnamento pastorale fatta alla base e nel quotidiano da tanti piccoli tasselli. La mobilità umana, dall’Italia e verso l’Italia, è un fenomeno complesso e intrecciato, con diverse criticità, ma anche ricco di opportunità. Fin qui, le cose belle e comunque importanti nella nostra missione pastorale. Ovviamente, i “ma” sono tanti e preoccupanti, in un contesto internazionale in cui la logica della guerra, l’ossessione per la “sicurezza armata” e per la costruzione del nemico, sembrano guadagnare ogni giorno un metro in più. Mi soffermo su due aspetti per arrivare a una domanda sincera e aperta. Da un lato, i dati preliminari sul 2025 diffusi da Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, ci dicono che c’è un forte calo degli ingressi irregolari nell’Unione Europea. Ma, come ha commentato su Avvenire Paolo Lambruschi, “resta grave il bilancio di perdite di vite umane, con oltre 1.700 morti sulle rotte migratorie mediterranee che partono dal continente africano in direzione della Fortezza Europa”. Dall’altro lato, politica e media, in Italia come altrove, continuano a soffiare strumentalmente sulle paure della cittadinanza rispetto ai fenomeni migratori e alle loro presunte implicazioni. Mi sembra che dobbiamo fare i conti col fatto che produrre ricerche, informazioni e dati o confutare scientificamente dei preconcetti sia necessario, ma non basti – anche nelle nostre parrocchie – a riportare l’opinione pubblica dentro i binari dell’obiettività e a restituire alle persone, di cui parliamo e di cui ci occupiamo tutti i giorni, la loro dignità. Cosa possiamo fare? In questo senso, penso anche alle occasioni in cui nel corso dell’anno ci siamo dovuti chiedere se fosse necessario emanare l’ennesimo comunicato per commentare l’ennesimo naufragio, macabra e inaccettabile ricorrenza di morti evitabili. Non corriamo forse il rischio di assuefarci alla ritualità del pianto, delle parole, dei commenti? Con le nostre parole accendiamo davvero un riflettore? Cominciamo a chiedercelo. Altrimenti le morti, che la statistica e la spettacolarizzazione del dolore lasciano senza volto e senza storia, saranno inutili. Come Fondazione Migrantes vogliamo raccogliere questa sfida per il 2026 insieme a te che leggi: aiutaci a trovare le parole, le proposte, le scelte opportune. Alla luce del Vangelo. (mons. Pierpaolo Felicolo | "Migranti Press" 11-12 2025) [caption id="attachment_69453" align="aligncenter" width="1024"]Rifugiati (Max Hirzel)[/caption]

Buon Natale 2025 e sereno 2026 dalla Fondazione Migrantes

22 Dicembre 2025 -

«Tu ci sei necessario, o fratello primogenito del genere umano, per ritrovare le ragioni della fraternità tra gli uomini, i fondamenti della giustizia, i tesori della carità, il bene sommo della pace». (s. Paolo VI)


La Fondazione Migrantes augura buon Natale e sereno Anno 2026.

  [caption id="attachment_69432" align="aligncenter" width="670"] Luc Oliver Merson, "The Arrival at Bethlehem",1897.[/caption]

La celebrazione del Simbang Gabi a Roma

22 Dicembre 2025 - Domenica 21 dicembre migliaia di persone della comunità filippina di Roma, tra le quali tantissimi giovani, si sono riunite nella Basilica di San Pietro per celebrare il Simbang Gabi, con una liturgia presieduta da S. Em. il cardinale Luis Antonio Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, e concelebrata anche dal direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. Il Simbang Gabi è una tradizione filippina plurisecolare. Si tratta di una novena, dal 15 al 23 dicembre, in preparazione al Santo Natale, che ormai da decenni ha superato i confini nazionali ed è approdata in tanti altri Paesi. Proprio di recente, dal 16 al 18 dicembre, il cardinal Tagle ha visitato il vicariato apostolico dell’Arabia del Sud e, al centro della sua visita, c'è stata proprio la partecipazione alle celebrazioni del Simbang Gabi, presiedendo le messe a Dubai e Abu Dhabi, alle quali hanno partecipato rispettivamente più di 30.000 e 18.000 fedeli. "Sono molto contento di avere partecipato - ha detto mons. Felicolo, per anni direttore dell'Ufficio Migrantes della Diocesi di Roma - perché è una testimonianza forte della vita di fede di una delle comunità cristiane di immigrazione in Italia, in questo caso quella filippina. Di recente, sempre a Roma, il 7 dicembre, ho vissuto anche la festa di san Francesco Saverio della comunità indiana di rito latino, presso la basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini, presieduta - ed è stato un bel segno - dal cardinale George Jacob Koovakad, siro-malabarese, prefetto del Dicastero per il Dialogo interreligioso; per l'Immacolata, poi, presso la Basilica di San Vitale, quella dei romeni di rito latino; e l'11 gennaio, presso la basilica di Sant'Anastasia, ci sarà la festa della comunità indiana di rito siro-malabarico. Sono tutti momenti di fede molto forti che incidono nella città e testimoniano la fede di chi viene da fuori con intensità e devozione".

A Roma la S. Messa al Circo Rony Roller con mons. Felicolo

19 Dicembre 2025 - Come ogni anno, nel corso della mattinata di sabato 20 dicembre, il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo si recherà al Circo Rony Roller della famiglia Vassallo, che si trova all'interno del complesso della Basilica Minore di Santa Sofia in Roma, per celebrare l'Eucarestia. Concelebrerà don Marco Yaroslav Semehen, rettore della Basilica, che è un punto di riferimento per la comunità ucraina, a Roma e in Italia. Si tratta ormai di una bella consuetudine da quando mons. Felicolo è direttore generale: "Intende essere innanzi tutto un momento di fede e di vicinanza spirituale al Circo Rony Roller e a tutti i circhi, e poi di prossimità umana: ci si ferma a pranzare insieme e cresce il rapporto personale. Sono occasioni molte attese dalla realtà del circo e dello spettacolo viaggiante in generale, un mondo tanto importante all'interno della Fondazione Migrantes". Durante il periodo delle feste di Natale, mons. Felicolo si recherà negli altri circhi presenti a Roma, assieme al presidente dell'Ente Circhi, il dottor Antonio Buccioni.

Leone XIV: “La pace esiste” ed è “disarmata e disarmante”

18 Dicembre 2025 - È stato reso noto il testo del Messaggio di papa Leone XIV per la LIX Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2026), dal titolo La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante. Il Pontefice ha desiderato sviluppare - in tre passaggi - un pensiero che aveva espresso, appena eletto, dalla Loggia delle Benedizioni della Basilica di San Pietro. Ne evidenziamo alcuni passaggi.
La pace di Cristo risorto
"La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre. [...] Sia che abbiamo il dono della fede, sia che ci sembri di non averlo, cari fratelli e sorelle, apriamoci alla pace! Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile. Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino".
Una pace disarmata
"La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici. [...] Quando trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace. [...] Invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza".
Una pace disarmante
"La bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino. [...] Purtroppo, fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata. I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio. [...] A una simile strategia va opposto lo sviluppo di società civili consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala".

Mons. Perego ai dipendenti del Gruppo editoriale San Paolo: «Il compito di chi fa comunicazione è cambiare la cultura».

18 Dicembre 2025 - L’arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, S.E. mons. Gian Carlo Perego, ha celebrato la Messa di Natale per dipendenti e collaboratori del Gruppo Editoriale San Paolo. Ha invitato giornalisti e operatori della comunicazione a mettere la carità al centro del loro lavoro: «Spesso persiste una mentalità che ignora gli altri, senza neanche accorgersene. Cambiare questa cultura è anche compito del mondo della comunicazione. Siamo chiamati a formare una nuova opinione pubblica, anzitutto dentro la Chiesa, che superi abbandoni e pregiudizi ideologici». L’arcivescovo ha anche richiamato la responsabilità verso i migranti: «Gli organismi che rappresento e la mia persona sono di aiuto a tutta la Chiesa italiana e a tutti noi, in un tempo in cui contro i migranti si stanno scatenando forze potenti che vorrebbero ascrivere a loro ogni guaio della nostra società, creando i presupposti dell’odio etnico, religioso e razziale».   Perego Gruppo San Paolo Natale 2025

Giornata internazionale dei migranti: la storia di Balbir Singh

17 Dicembre 2025 - Il 18 dicembre si celebra la Giornata internazionale dei migranti, proclamata dall'Onu nel 2000 per ricordare l'approvazione - il 18 dicembre 1990 - della "Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie". Per l'occasione ripubblichiamo integralmente da "Migranti Press" l'intervista di Ilaria De Bonis a Marco Omizzolo sulla vicenda "esemplare" - un storia di successo ma anche di fallimenti - di Balbir Singh. È forse ingenuo defini­re la storia di Balbir Sin­gh semplicemente come di successo o “a lieto fine”. Ma, in effetti, quella del braccian­te sikh indiano rimasto schia­vo per sei anni in una tenuta di uno dei tanti “padroni” dell’A­gro pontino, e poi liberato, non può essere chiamata in altro modo. L’uomo, originario del Punjab come migliaia di altri braccianti nelle campagne laziali, è emer­so dalla trappola di una vita di­sumana e fuori legge (schiaviz­zata eppure “normalizzata” in Italia), grazie alla sua forza di volontà, alla preghiera, e a una profonda fede in Dio, quella del sikhismo appunto. Ma senza la rete di persone, con Marco Omizzolo al cen­tro, che si sono occupate di lui, dopo mesi di lavoro in accordo con le forze dell’ordine, Balbir non sarebbe mai uscito dalla schiavitù. Ne abbiamo parlato proprio con Omizzolo, classe 1975, so­ciologo, giornalista, attivista e grande conoscitore della realtà nelle campagne della Pianura Pontina. È co-autore con Singh di Il mio nome è Balbir, pubbli­cato da People editore. «Oggi Balbir è impiegato come lavoratore agricolo nelle cam­pagne italiane, con un contrat­to di lavoro in regola e ha preso la patente. È molto grato all’I­talia per averlo aiutato a uscire da questo incubo. Per lui lavo­rare, rimanere qui e poter gui­dare un veicolo è un grande successo! Sia dal punto di vista lavorativo che personale e fa­migliare, Balbir Singh sta cre­scendo», ci spiega Omizzolo. Tuttavia questa storia racconta anche il fallimento di un Paese, il nostro, che consente di tene­re in piedi un sistema di corru­zione, criminalità e schiavitù molto solido, dove i “padroni” si spalleggiano a vicenda e al­cuni imprenditori locali, grazie alla connivenza degli enti in­termedi, possono schiavizzare gli esseri umani. Ci sono leg­gi, spiega Omizzolo, come la Bossi-Fini, che «rendono pos­sibili situazioni di precarizza­zione, eclissamento dei diritti e delegittimazione» delle per­sone, con o senza permesso di soggiorno. Marco è decisamen­te uno dei riferimenti di quella rete che combatte da moltissi­mi anni per portare alla luce si­tuazioni di sfruttamento e raf­forzare gli strumenti a favore di chi vive in Italia. Tuttavia, rispetto al fenome­no ignobile del trattamento dei braccianti nelle campagne, del lavoro in nero e della violazio­ne degli obblighi sanitari e le­gali, ammette di non essere per nulla ottimista: «Questo feno­meno, che sfocia nello schia­vismo, nonostante le molte in­chieste fatte e nonostante sia tutto uscito allo scoperto, non è stato scalfito in Italia». L’affermazione di Omizzolo, che è anche docente universi­tario, pesa come un macigno. La denuncia è forte: «c’è una macchina social-politica e cul­turale che persiste. Un impian­to normativo procedurale e un welfare che hanno come scopo quello di produrre schiavi. Ne­gli anni questa macchina è ri­masta invariata». L’intricato meccanismo che rende “mafiosa” tutta l’attività che ruota attorno ai “padroni” è stato analizzato in diversi libri da Omizzolo; in particolare con "Il sistema criminale degli india­ni punjabi in provincia di Latina", pubblicato nel volume a cura di Stefano Becucci e Francesco Carchedi, Mafie straniere in Ita­lia, come operano come si con­trastano (Franco Angeli, 2016). Dall’altra parte della barrica­ta ci sono persone senza pro­tezione, ma molto rispettose persino del padrone: tutto ciò è insito nella visione del sikhi­smo, così come l’attaccamen­to al lavoro e il senso di solida­rietà. Nonché la voglia di fare giustizia. «Abbiamo anche avviato delle cause contro alcune aziende – dice Omizzolo –, ma ci voglio­no almeno tre anni per otte­nere giustizia. E nel frattempo molti lavoratori vengono li­cenziati. Ci sono casi di donne maltrattate, che hanno subito abusi e ricatti sessuali, ma non è scontato pensare che otten­gano giustizia». C’è la storia di una trenten­ne molto coraggiosa che anni fa ha raccontato tutto nel cor­so di un’assemblea pubblica, mettendosi a nudo con fati­ca: «e non è facile per le don­ne, abituate al silenzio e a star nell’ombra, denunciare gli abu­si», dice Marco. Queste vite sommerse e ben nascoste, occultate da un si­stema che è nato per lo sfrutta­mento, già da alcuni anni stan­no emergendo. È amaro constatare come l’azio­ne di Omizzolo e quella di tan­ti come lui, compresa la Chiesa cattolica che sul territorio è im­pegnata ad aiutare, «hanno fat­to emergere il sistema, ma non lo hanno potuto indebolire». Il sociologo dice che c’è «una ecclesia straordinaria, come quella del Monastero di San Magno a Fondi, che fa tanto per dare sostegno a chiunque ne abbia bisogno». Ma il sento­re è che la buona volontà non basti più. Che serva un’azione politica forte. L’azione dei sin­dacati, ad esempio, nella qua­le lo stesso Omizzolo credeva molto in passato, «appare oggi deludente», ammette lui. Se qualche tempo fa ci ave­va raccontato: «non è vero che il sindacato ha esaurito la sua funzione: qui siamo di fronte a nuovi conflitti sociali», oggi è decisamente più scettico e per certi versi abbattuto. Tornando invece alla “parte sana”, e di nuovo a Balbir, che è portatore di speranza vera, vale la pena leggere il libro per­ché è un’incredibile immersio­ne nell’universo fisico, mentale e spirituale di un uomo dall’e­levata forza morale. «Da circa sei anni non entro in un nego­zio, non torno a casa dai miei figli, non vado a fare una pas­seggiata, a una festa sikh o a un matrimonio. Sono carne e ossa usate dal padrone per i suoi in­teressi», racconta nel volume. Per ben sei anni, relegato in una roulotte, vive vessazioni, fame, privazione di libertà per­sonale e duro lavoro. E tuttavia non si arrende, mantiene sal­da la sua umanità e lo sguardo alto al cielo: è un insegnamen­to di come si possa non passare dal ruolo di vittima a quello di carnefice, e di come si possa te­stimoniare il bene. Leggendo, noi pure veniamo contagiati, siamo spinti all’a­zione. Non possiamo più dire di non sapere o di non voler ve­dere. Balbir non apre gli occhi al sistema corrotto, perché non fa miracoli, ma li apre al resto del mondo libero. «Noi schiavi abitiamo accan­to a voi, a volte anche den­tro le vostre case» scrive Bal­bir nel capitolo “La schiavitù è sotto gli occhi di tutti, eppure ci chiamate invisibili”. «Ci po­tete incontrare per strada, in un cantiere, al supermercato, in fila all’Ufficio immigrazione della Questura o mentre peda­liamo su una bicicletta scassa­ta, indossando uno zaino enor­me per consegnare nelle vostre mani delle gustosissime pizze made in Italy cucinate da mol­ti di noi». Come ci spiega ancora Mar­co Omizzolo la vicenda di quest’uomo «non è un caso ec­cezionale, isolato ma Balbir ha comunque vinto». «È stato da poco di nuovo in In­dia dove ha potuto riabbraccia­re la moglie e i figli e soprattut­to conoscere il nipotino nato da poco. È possibile affermare che Balbir si dava per morto e invece abbraccia il futuro. Ave­va anche pensato al suicidio durante quei sei anni, ma alla fine non lo ha fatto, perché è un uomo profondamente reli­gioso e la sua religione gli vieta di uccidersi». Balbir ci insegna la postura da assumere, il senso di gratitu­dine per il creato e l’amore per gli altri da mantenere anche in situazioni di grave sofferen­za. «Lo schiavo oggi non ha le catene, però, per come viene considerato, trattato, definito e sfruttato, non può esercitare quei diritti che voi considerate normali». Eppure ha sempre la possibilità di scegliere se sta­re dalla parte della vita o del­la morte, del cielo o dell’abis­so, del sorriso e della speranza o della disfatta totale. ("Il successo di Balbir Singh e il fallimento di un sistema schiavista. Una conversazione con Marco Omizzolo" di Ilaria De Bonis - da "Migranti Press" 10 2025). [caption id="attachment_69167" align="aligncenter" width="1024"]Balbir Singh e Marco Omizzolo Balbir Singh e Marco Omizzolo[/caption]

A Salerno un “presepe srilankese” per il primo Natale della comunità

16 Dicembre 2025 - Per la prima volta, quest’anno, la comunità srilankese cristiana cattolica di Salerno realizza un presepe che sarà ospitato negli spazi della Chiesa dell’Immacolata in Piazza San Francesco. Un’iniziativa che racconta un cammino di fede, sacrificio e dialogo tra culture diverse. Domenica 21 dicembre, alle ore 17.30, nel cortile della Chiesa si terrà la presentazione e la benedizione del presepe. Alla celebrazione saranno presenti S.E. mons. Bellandi, arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, e Antonio Bonifacio, direttore dell'Ufficio Migrantes dell'Arcidiocesi, a testimonianza dell’attenzione della Chiesa locale verso le comunità cattoliche di diversa provenienza e del valore dell’incontro tra culture nella comune esperienza della fede. La comunità srilankese dal mese di ottobre è accompagnata da don Mathew, cappellano etnico, ed è da sempre sostenuta e valorizzata dall’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno. La realizzazione del presepe è avvenuta durante le ore libere dal lavoro, spesso la sera e fino a tarda notte, grazie all’impegno di famiglie, giovani e adulti della comunità. Un lavoro paziente e condiviso, reso ancora più significativo dalla collaborazione di alcuni amici buddisti srilankesi, segno concreto di dialogo interreligioso e di fraternità vissuta. La comunità cristiana cattolica srilankese, inoltre, dal mese di novembre si riunisce con costanza per momenti di formazione spirituale e di preghiera presso la Rettoria di Sant’Anna, nel centro storico di Salerno, grazie alla disponibilità della comunità e del rettore don Pasquale. Attraverso questo primo presepe, la comunità srilankese desidera offrire alla città di Salerno un segno di gratitudine e di appartenenza, vivendo il Natale come tempo di incontro, pace e speranza. Un piccolo ma significativo gesto che diventa ponte tra popoli, fedi e culture, nel segno del Vangelo dell’accoglienza. [caption id="attachment_69173" align="aligncenter" width="1024"] Il Presepe "in costruzione".[/caption]

Firenze: il Rapporto Italiani nel Mondo e la Toscana

15 Dicembre 2025 - La Regione Toscana presenta il 18 dicembre, dalle ore 10, presso la Sala delle Esposizioni di Palazzo Strozzi Sacrati, a Firenze, il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes. Tra il 2006 e il 2024 l’emigrazione italiana è diventata un fenomeno costante che riflette fragilità strutturali del Paese e un sistema bloccato — caratterizzato da lavoro precario, disuguaglianze territoriali e difficoltà nel riconoscimento del merito — ma si accompagna anche a una componente di scelta, curiosità e progettualità personale. E la Toscana? Qual è la posizione della regione rispetto a questo fenomeno che trova sempre più spazio nei media? Quali strumenti le Istituzioni regionali dovrebbero mettere in atto per affrontare questa complessità?
Il programma
Saluti istituzionali
  • Eugenio Giani, presidente Regione Toscana.
  • S.E. mons. Gherardo Gambelli - Arcivescovo di Firenze, e vescovo delegato per la Toscana della Fondazione Migrantes*.
Presentazione "Rapporto Italiani nel Mondo"
  • Filippo Giabbani, Regione Toscana, settore Attività internazionali e Attrazione degli investimenti.
  • Delfina Licata, Fondazione Migrantes, curatrice del “Rapporto italiani nel mondo 2025”.
  • Giulia Marchetti, Edith Cowan University - Australia.
La nuova mobilità in Toscana
  • Sara Vatteroni , direttrice regionale Fondazione Migrantes
Proiezione del video “Toscana chiama Londra” (a cura di Marinella Mazzanti, con musiche di Massimo Priviero)
  • Pietro Luigi Biagioni, direttore Fondazione “Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana”
Conclusioni
  • Filippo Giabbani, Regione Toscana, settore Attività internazionali e Attrazione degli investimenti.
Modera l'incontro Sara Ghilardi.

*(da confermare)

  RIM25 Toscana

A Perugia la presentazione del Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes

15 Dicembre 2025 - Mostra un volto giovane e sorridente la locandina dell’incontro organizzato dall’Arcidiocesi di Perugia – Città della Pieve con il suo Ufficio Migrantes, la Caritas Diocesana e la Fondazione di Carità San Lorenzo, per la presentazione del XXXIV Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes 2025, dal titolo “Giovani, testimoni di speranza”, che è di per sé un programma. L’evento avrà luogo mercoledì 17 dicembre, a partire dalle 10, al Villaggio della Carità (Via Montemalbe 1 – Perugia), Sala conferenze “don Giacomo Rossi”, nella forma di un incontro a più voci su questa tematica, con un taglio operativo oltre che analitico. Porteranno i saluti mons. Simone Sorbaioli, vicario generale dell’Arcidiocesi; don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana; il diacono Vito Simone Foresi, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes. Interverranno come relatori il dott. Simone Varisco (area ricerca e documentazione della Fondazione Migrantes, co-curatore del Rapporto immigrazione), sul tema: "Il volto dell’immigrazione nel contesto internazionale, italiano e umbro"; e la dott. Federica De Lauso, sociologa, ricercatrice del Servizio studi e ricerche Caritas Italiana, sul tema: "La povertà degli stranieri: una sfida urgente per il Paese". Seguirà un dibattito tra i partecipanti. Per informazioni: migrantes@diocesi.perugia.it   Rapporto Immigrazione Perugia 2025

Solenne chiusura del 125° anniversario della missione cattolica di Ginevra. Con mons. Perego

12 Dicembre 2025 - Domenica 14 dicembre, presso la cappella della missione cattolica italiana di Ginevra-Carouge, si è chiuso solennemente il 125° anniversario della nascita della Missione, con una S. Messa presieduta da S.E. mons. Giancarlo Perego, presidente della Commissione Cei per le migrazioni e della Fondazione Migrantes. Mons. Perego ha concluso così la sua omelia, commentando Mt 11,2-11: "La cura dei poveri – e spesso all’inizio del cammino migratorio lo sono stati anche gli emigranti italiani in Svizzera e a Ginevra – è al centro della vita e della missione della Chiesa: 'i poveri per i cristiani non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo' (DT 110) – scrive papa Leone XIV. Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, sono passati 125 anni di impegno ecclesiale a favore degli emigranti italiani. Un cammino insieme. 'La Chiesa, come una madre, cammina con coloro che camminano – ci ha ricordato il Concilio Vaticano II, ripreso da papa Leone -. Dove il mondo vede minacce, lei vede figli; dove si costruiscono muri, lei costruisce ponti. Sa che il suo annuncio del Vangelo è credibile solo quando si traduce in gesti di vicinanza e accoglienza. E sa che in ogni migrante respinto è Cristo stesso che bussa alle porte della comunità' (DT 75). Queste parole di Leone XIV ci indicano il compito da sempre della Chiesa prossima ai migranti. Per questo ringraziamo il Signore anche per il dono di una Chiesa in Svizzera che ha aperto le porte e ha permesso in questi 125 anni che i migranti fossero accompagnati dai loro sacerdoti, riconoscendo in essi un dono e una benedizione". Sono state numerose nel corso del 2025 le iniziative per celebrare l'anniversario. In particolare, di recente, l’8 novembre scorso, presso il Théâtre de l’Espérance è stato presentato il film-documentario “Costruttori di speranza”, patrocinato dal Consolato Generale d’Italia a Ginevra. Un’opera che racconta, attraverso testimonianze autentiche, il percorso di intere generazioni di italiani giunti in città in cerca di futuro, lavoro, dignità e casa. Disponibile anche il libro fotografico dei 125 anni della Missione Cattolica Italiana di Ginevra: si può acquistare presso la Missione alla rue de la Mairie 15, Genève. Info: +41 022.736.83.82, mci.geneve@bluewin.ch   125° MCI di Ginevra

L’incontro della Sezione per le migrazioni della Commissione per la pastorale sociale del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee)

12 Dicembre 2025 - Si è concluso l'incontro della Sezione per le migrazioni della Commissione per la pastorale sociale del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee), tenutosi a Catania, dal 9 all'11 dicembre 2025, sul tema: "Giubileo e Migrazioni: Camminare insieme nella speranza". Ha introdotto i lavori S. Em. il cardinale Anders Arborelius, OCD, vescovo di Stoccolma (Svezia) e responsabile della Sezione, ricordando: «Ogni migrante è un essere umano che merita di essere trattato bene. Dobbiamo rispettare la dignità umana dei migranti — qualcosa che purtroppo non è garantita ovunque.» La prima sessione di lavoro è proseguita con la relazione del prof. Carlo Colloca, docente dell’Università di Catania, che ha illustrato sfide e opportunità legate alla migrazione in Europa. La seconda sessione di lavoro, dedicata al tema «Migrazioni e impatto sullo sviluppo umano integrale», ha visto gli interventi di p. Avelino Chico SJ e del dott. Damiano Locci del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. Nella terza sessione, il dott. Davide Bernocchi, segretario generale di ICMC, ha illustrato la situazione negli Stati Uniti.  Nell’ultima sessione di lavoro, l’architetto Daniel Darmanin, presidente della Commissione per la pace e la giustizia di Malta, ha presentato Beyond GDP II, un progetto di ricerca che analizza le condizioni di vita e di lavoro dei cittadini di Paesi terzi a Malta. Nell'incontro, le Conferenze episcopali sono state invitate a presentare un rapporto annuale per offrire una prospettiva generale della situazione dei migranti e rifugiati nel proprio Paese e gli interventi a riguardo della propria Commissione o Conferenza episcopale, gli aspetti nuovi e positivi soprattutto dal punto di vista pastorale, le sfide e le difficoltà che si affrontano al momento attuale. Per la Conferenza episcopale italiana è stato delegato S.E. mons. Giancarlo Perego, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes: "È emersa la preoccupazione comune di una stretta dell'Ue sul diritto d’asilo, con il rischio di un indebolimento di un diritto fondamentale nella storia europea”. logo CCEE

A Benevento, il Giubileo dei migranti e la Festa dei popoli

12 Dicembre 2025 - Sabato 13 dicembre 2025, dalle ore 10, l’arcidiocesi di Benevento vivrà il Giubileo dei migranti, un appuntamento di comunione e preghiera. L’iniziativa organizzata dall’Ufficio Migrantes dell’arcidiocesi di Benevento, si svolgerà nella parrocchia cittadina del Sacro Cuore in via Meomartini e coinciderà con la III edizione della “Festa dei Popoli”, con la partecipazione delle comunità di migranti, degli operatori pastorali e dei fedeli.
Il programma
  • 10.00 accoglienza
  • ore 10.30 saluti del vescovo, S.E. Mons. Felice Accrocca.
  • ore 10.45 momento di preghiera condivisa
  • ore 11.00 apertura delle attività:
    • danze popolari e folk
    • drum circle (a cura di Peppe Sannino)
    • laboratorio di collage di biodpi e nuru b (a cura dell’associazione Agorà)
    • laboratorio della creatività
    • animazione per i piccoli (a cura di Logos Cooperativa sociale onlus).
 

Possieri: anche nel mondo cattolico “l’atteggiamento verso i migranti è spesso condizionato da visioni ideologiche o emotive e da scarsa conoscenza del fenomeno”

11 Dicembre 2025 - La nuova National Security Strategy degli Stati Uniti descrive l’Europa come un continente esposto a declino economico, pressione migratoria e rischi di “erosione civile”. Il documento sollecita gli Stati europei a rafforzare sovranità, identità e responsabilità strategica in un quadro instabile. Riccardo Benotti (SIR) ha intervistato Andrea Possieri, docente di storia contemporanea all’Università degli Studi di Perugia, che analizza le implicazioni politiche e culturali di questa lettura americana per il futuro del continente e per il rapporto transatlantico. Nel documento statunitense di strategia nazionale emerge una lettura severa dell’Europa, fino a evocare il rischio di una “cancellazione della civiltà europea”. Che cosa indica questa espressione e quale idea di Europa trasmette il nuovo corso americano? Quelle parole hanno suscitato sconcerto ma sono l’evoluzione di quanto affermato da James D. Vance a Monaco nel 2025. Più che una rottura con l’Europa, emerge una critica durissima all’Unione europea. Il riferimento ai valori è una presa di distanza dall’Europa tecnocratica e dall’egemonia progressista nel discorso pubblico. Si auspica il ritorno a un’Europa delle patrie, a dispetto dell’Europa di Bruxelles. Quali elementi nuovi introduce la NSS rispetto a queste critiche già note? L’idea non è nuova, ma oggi assume due forme inedite: viene formalizzata in un documento politico statunitense con tratti nazional-sovranisti, centrato su sicurezza, identità culturale e un forte culto della leadership; inoltre, in nome della stabilità tra Europa e Russia, si accompagna a una sostanziale legittimazione dell’operato di Putin in Ucraina. A quella terra serve pace, ma una pace giusta. Il documento contrappone un’Europa delle patrie all’integrazione sovranazionale. Che idea di Unione europea emerge? L’NSS mostra sfiducia verso l’integrazione europea sviluppatasi dagli anni Novanta. L’accento sulla sovranità nazionale suggerisce una preferenza per un’Europa composta da Stati forti e meno per un’unione politica. È un’impostazione che ridimensiona il ruolo dell’Unione europea nei processi decisionali e mette in discussione la sovranità condivisa.
La National Security Strategy 2025 Il documento propone una visione centrata sulla sovranità nazionale, sulla sicurezza dei confini e sul rafforzamento industriale. L’Europa è descritta come vulnerabile sul piano economico e demografico, con il rischio di “erosione civile”. La strategia chiede agli Stati europei maggiore responsabilità nella sicurezza e indica come priorità una rapida stabilizzazione del conflitto ucraino. Forte attenzione anche alla competizione con la Cina e alla protezione delle filiere strategiche.  
L’impianto “America First” ridisegna i rapporti transatlantici. La tradizione del cattolicesimo democratico può offrire criteri utili? Quella stagione è stata feconda per l’Italia e per l’Europa, pur non essendo riproponibile. Molte intuizioni restano attuali. De Gasperi richiamava la “Patria Europa” come argine agli eccessi nazionalistici. Le difficoltà che impedirono una vera Europa politica negli anni Cinquanta si ripresentano oggi. Nonostante lo sconcerto per le parole americane e l’allarme provocato dalla Russia, non emergono forti capacità politico-culturali per un’autonomia strategica europea. Conservo però una speranza nelle generazioni cresciute dopo il 1989, più libere dalle pastoie ideologiche del Novecento: giovani pragmatici che possono contribuire a un nuovo patto fondato su solidarietà, dialogo e reciproco rispetto, come ricordava Montini. Trump parla di migranti come “erosione civile”. Come si concilia questa narrazione con la visione cristiana dell’ospitalità? Non si concilia. Il mondo cattolico ha sempre unito dignità umana, accoglienza e legalità. Oggi, invece, l’atteggiamento verso i migranti è spesso condizionato da visioni ideologiche o emotive e da scarsa conoscenza del fenomeno. Il discorso pubblico è segnato da due fattori: da un lato, la critica dell’immigrazione è diventata una risorsa simbolica a fini elettorali, leggendo i flussi come minaccia all’ordine pubblico e all’identità etnica; dall’altro, politiche migratorie poco efficaci hanno generato problemi nelle periferie, alimentando insicurezza e ostilità. Il nodo del futuro sarà l’integrazione, dunque la cittadinanza. Se il rapporto transatlantico si indebolisse, quali spazi resterebbero all’Europa come mediatrice globale? Per proporre una “terza via”, l’Europa deve essere un attore politico a tutti gli effetti. L’integrazione economico-istituzionale non è più sufficiente. Servirebbe un sussulto d’anima, altrimenti si rischia l’irrilevanza. Questo momento potrebbe favorire una nuova proposta politica, ma è necessaria una volontà dal basso che lavori, per esempio, a un’Assemblea costituente dell’Europa. Le difficoltà sono molte, ma il mutamento nasce solo dalla politica. L’unico modo per reagire al declino è prendere l’iniziativa, recuperando il progetto dei padri fondatori per un’Europa unita e solidale, modellata non dalla paura ma dalla responsabilità. [caption id="attachment_68839" align="aligncenter" width="1024"]Andrea Possieri (Foto Siciliani-Gennari/SIR)[/caption]

Al Maggio fiorentino l’Orchestra del Mare con Brunello e Krylov. In concerto con gli strumenti ricavati dai legni delle barche dei migranti

11 Dicembre 2025 - Domenica 14 dicembre 2025 alle ore 20, nella Sala Mehta del Teatro del Maggio, in programma il concerto dell’Orchestra del Mare composta per l’occasione dal violoncellista Mario Brunello, il violinista Sergej Krylov e i musicisti dell’Orchestra Giovanile Italiana della Scuola di Musica di Fiesole. L’ensemble utilizza strumenti ricavati dai legni delle barche dei migranti e realizzati dalle persone detenute del carcere di Milano-Opera nell’ambito del progetto “Metamorfosi” della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, che è la promotrice del progetto. I maestri Brunello e Krylov diventeranno dunque “ambasciatori” di questa iniziativa che pone al centro il dramma contemporaneo dei migranti e la necessità di rendere concreto, all’interno delle carceri, l’articolo 27 della Costituzione italiana secondo il quale “...le pene non possono consistere in trattamenti disumani ma devono tendere alla rieducazione del condannato”. “L’Orchestra del Mare - spiega il presidente della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, Arnoldo Mosca Mondadori – cerca di trasformare ciò che viene ritenuto, come diceva papa Francesco, scarto, in armonia e speranza: barche destinate a essere rottamate, persone migranti che scappano dalla fame e dalla guerra, e infine persone detenute che trasformano questo legno in strumenti musicali. Sono grato al Maggio Fiorentino per dare voce a tutto questo”. Il ricavato della serata sostiene il progetto Metamorfosi - il cui esito è l'Orchestra del Mare - aiutando a finanziare non solo i laboratori di liuteria nelle carceri di Opera e Secondigliano, ma anche quelli di Rebibbia e Monza, dove con i legni delle barche vengono realizzati anche oggetti di carattere sacro, come i rosari. Tutte le persone detenute che lavorano al progetto sono assunte in coerenza con l'articolo 27 della Costituzione Italiana. Al concerto sarà presente anche il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. L'organismo della Conferenza episcopale italiana che si occupa di mobilità umana ha recentemente presentato la IX edizione del suo Report sul diritto d'asilo, che include tra gli altri contributi anche uno studio - "Traslatio navis" - proprio sulla trasformazione e il riutilizzo dei resti delle imbarcazioni dei migranti in Italia, che diventano così delle "reliquie moderne", contribuendo anche al processo di rielaborazione del lutto. [caption id="attachment_68851" align="aligncenter" width="1024"]Liutai dell'Orchestra del Mare (foto: Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti)[/caption]

Cei: “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo”

11 Dicembre 2025 - A quarant’anni dall’Intesa del 1985, la Conferenza episcopale italiana propone una lettura aggiornata dell’insegnamento della religione cattolica (Irc) nella scuola italiana. La Nota pastorale approvata dalla 81ª Assemblea generale ad Assisi (17-20 novembre 2025), dal titolo “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo”, colloca l’Irc in un contesto attraversato da mutamenti rapidi: flussi migratori, pluralismo religioso, secolarizzazione crescente, intelligenza artificiale. In particolare nel documento si sottolinea che "in questi anni la società italiana è cambiata, confrontandosi soprattutto con il fenomeno migratorio e la conseguente presenza di culture e religioni diverse sul territorio e nelle aule scolastiche". In questo contesto, "l’Irc ha saputo aprirsi al confronto e al dialogo proprio grazie all’identità che la contraddistingue, che ne valorizza la portata culturale e formativa". Inoltre, dopo aver ricordato che il fenomeno migratorio, "che ha molteplici implicazioni, deve essere letto non con paura, ma come un’opportunità e un dono", il documento evidenzia che l'Irc "per la sua fisionomia di insegnamento finalizzato alla formazione integrale dello studente" costituisce "un percorso interessante per accompagnare gli alunni, compresi coloro che provengono da tradizioni diverse, ad avere consapevolezza del patrimonio culturale e religioso del nostro Paese e, nello stesso tempo, può essere uno spazio fecondo per la conoscenza di altre esperienze religiose, favorendo un dialogo costruttivo". [caption id="attachment_68833" align="aligncenter" width="1024"]L'Insegnamento della Religione Cattolica L'Insegnamento della Religione Cattolica (Foto Siciliani - Gennari/SIR)[/caption]

IX edizione del Report “Il diritto d’asilo”. Fondazione Migrantes: «Non recludiamo le speranze!»

9 Dicembre 2025 - Alla fine del 2024, il numero di persone sul pianeta in condizione di sradicamento forzato ha toccato la cifra record di 123,2 milioni (+6% rispetto al 2023). Un mondo in stato di crisi permanente continua a generare spostamenti di popolazioni, mentre i sistemi di protezione sembrano arretrare, tra esternalizzazioni, reclusione e rimozione della responsabilità politica. È uno sguardo lucido e coinvolto quello che emerge dal IX Report “Il Diritto d'Asilo” della Fondazione Migrantes (con Tau Editrice), dal titolo Richiedenti asilo: le speranze recluse, presentato a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana.

(Leggi la sintesi del Report)

Alcuni dati rilevanti a livello globale
  • In corso la prima flessione in 10 anni, con un grosso “ma”. A metà 2025 le persone in fuga risultano in calo: 117,3 milioni. Dovuti però in prevalenza a “ritorni” in Paesi insicuri.
  • Tre rifugiati su quattro continuano a essere accolti in Paesi a basso o medio reddito.
  • 46 milioni di “sfollati climatici” nel solo 2024.
Alcuni dati rilevanti sull’Italia
  • Controtendenza italiana. Mentre le domande di asilo nell’Ue sono calate (-13%; Germania -30%), l'Italia nel 2024 ha segnato il suo massimo storico (quasi 159 mila).
  • Record di dinieghi. Nel 2024, le Commissioni territoriali hanno pronunciato il 64% di dinieghi, contro una media Ue del 51%. E nel primo semestre 2025 dinieghi sono al 69,5%.
  • Povertà “specifica” dei rifugiati. Secondo una ricerca finanziata da Unhcr il 67% dei beneficiari di protezione internazionale e temporanea in Italia vive in povertà relativa, a fronte del 17% degli italiani e del 39,5% dei cittadini extra-Ue.
“Un'infrastruttura di esclusione”. Così uno studio “basagliano” inserito nel Report definisce il sistema di accoglienza italiano, fatto di marginalità e “zone di non essere”: spazi di disumanizzazione (come le “file della vergogna” in Questura, le espulsioni improvvise, le segregazioni nei Cpr e la rinuncia dei territori ai progetti SAI.) in cui i migranti sono ridotti a “oggetti amministrati”.
Usa, Ue e cooperazione internazionale
Per la prima volta il Report dedica un focus agli USA. L’amministrazione Trump ha emanato almeno 12 ordini esecutivi che hanno generato paura, persecuzione e sfiducia. Secondo l'American Immigration Council siamo di fronte alla «fine del sistema d'asilo». Intanto, il Patto europeo su migrazione e asilo, che entrerà in vigore a giugno 2026, accentua la logica del contenimento: procedure accelerate, esternalizzazione dei controlli, applicazione estesa del concetto di “Paese terzo sicuro”. Si rischia la limitazione di fatto del diritto d’asilo, con preoccupanti conseguenze per i minori stranieri non accompagnati. Nel mentre l’Italia, alla quale come a tutti i paesi dell’Ue era stato richiesto di coinvolgere la società civile nella scrittura del suo piano di attuazione, non l’ha fatto e non l’ha ancora reso pubblico. Infine, si assiste, a una trasformazione della cooperazione internazionale: l'Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) ha perso la sua funzione originaria (riduzione della povertà) per assumere un ruolo subordinato alle logiche della sicurezza, del controllo migratorio e dell'interesse economico nazionale.
La “vaporizzazione del diritto”. Tre storie
  • La vicenda di un giovane gambiano esplora le “mille prigioni” del sistema. La vita di Amadou è scandita da lungaggini amministrative e decisioni arbitrarie. La perdita di tempo diventa privazione della libertà e il trattenimento amministrativo strumento ordinario.
  • Il percorso di una giovane ivoriana vittima di tratta. Nel cercare protezione, Miriam si scontra con “altre forme di violenza imposte dall'ordinamento”, rituali burocratici che, invece di proteggere, “cronicizzano gli eventi traumatici subiti”.
  • La gestione delle morti lungo le rotte migratorie appare un “orrore senza nome”. La storia del giovane Yonas a Ventimiglia evidenzia le falle normative e operative nei processi di identificazione delle persone decedute o scomparse, che nega ai familiari il diritto alla verità e a una degna sepoltura.
L’appello
Il Report 2025 invita istituzioni e società civile a ricollocare al centro “diritto internazionale, diritto d’asilo, diplomazia e bene comune”. In un mondo che rischia di normalizzare la crisi e la disumanizzazione, il riconoscimento dell’umanità di chi fugge rimane il fondamento irrinunciabile di ogni democrazia. «Affinché ci vengano aperti gli occhi, possiamo accettare – ha dichiarato il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo – che anche la testimonianza dolorosa di chi vive certe esperienze di fuga e di non accoglienza faccia parte di quella missio migrantium delineata da papa Leone. Ma quando abbiamo visto e sentito, come Chiesa e come persone che hanno a cuore il bene comune e la dignità umana, diventa fondamentale prendere posizione e farsi vicini: è un modo per dare una forma concreta alla speranza».
Il volume "Il diritto d'asilo. Report 2025" (Tau Editrice 2025, pp. 436, euro 25,00) si articola in tre parti: Dal mondo con lo sguardo rivolto all’Europa, con cinque contributi e una scheda, Guardando all’Italia, con altri sei contributi e due schede, e infine un Approfondimento teologico. Ognuna delle due prime parti è corredata di un’ampia sezione di dati statistici, con tabelle, grafici e cartine. Le foto di copertina e all’interno del volume sono di Max Hirzel. Il volume è disponibile in libreria e online (taueditrice.it).

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Report 2025

Il Rapporto Immigrazione arriva a Rieti

8 Dicembre 2025 - Promossa dall'Ufficio Migrantes diocesano di Rieti, si svolgerà il prossimo 10 dicembre la presentazione del Rapporto Immigrazione 2025, "Giovani, testimoni di speranza". Appuntamento presso la Sala Consiliare del Comune di Rieti alle ore 16.30. Previsti gli interventi di Simone Varisco, curatore del Rapporto Immigrazione per la Fondazione Migrantes; S. E. mons. Vito Piccinonna, vescovo di Rieti; mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes. Rieti RICM25