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Salute mentale: la casa si costruisce da dentro. Intervista a Barbara Massimilla

13 Agosto 2026 - C'è un tema importante legato alla mobilità umana, che viene spesso sottovalutato e strumentalizzato: quello della salute mentale e, in particolar modo, quello delle conseguenze su di essa dell’esperienza migratoria. Si parla pochissimo delle problematiche che si sviluppano dopo la partenza, durante il viaggio e, come sempre più spesso ci dice la ricerca, anche nel Paese di arrivo. Spesso ci si ammala in Italia. Ne parliamo con Barbara Massimilla, che è psichiatra, psicoanalista junghiana, ricercatrice di psicologia transculturale, fondatrice e presidente dell’associazione Dun, attiva dal 2015 per offrire terapie gratuite a migranti, rifugiati e donne vittime di tratta. Massimilla è anche ideatrice e direttrice artistica della rassegna cinematografica “S-cambiamo il mondo”, ormai alla sua nona edizione, – che si svolge da qualche anno presso la Casa del Cinema di Roma, sostenuta dalla Fondazione Migrantes – ed è anche regista di due cortometraggi, Intrecci e Welcome to the River, usati come strumento culturale per promuovere integrazione e cura. Barbara Massimilla Dott.ssa Massimilla,  perché “Dun”? Dunè nersèn g’shinvì: la casa si costruisce da dentro. Dun è una parola armena di origine indoeuropea, analoga alla parola domus in latino. Abbiamo scelto questa parola-simbolo nella lingua di un popolo coraggioso che ha subìto violenza contro il suo diritto di esistere. Da circa 10 anni ci dedichiamo all’accoglienza e al sostegno psicologico di persone provenienti da diversi Paesi, promuovendo il rispetto e la valorizzazione delle loro culture. Qual è il metodo, il modello “Dun”? Un approccio alle ricerche e alla cura che si basa su un intreccio metodologico e multidisciplinare. È un modello che si fonda sull’idea che la cura della sofferenza psicologica non possa prescindere da un ascolto profondo delle narrazioni, delle immagini, dei sogni dei pazienti, che rappresentano intense testimonianze dei traumi vissuti durante la migrazione nel Paese d’origine, in quelli di transito e anche in quello d’accoglienza. Proviamo a rispondere a questa complessità con un contenitore clinico e culturale che intreccia di continuo la cura alla creatività. I percorsi di psicoterapia sono personalizzati in rapporto alla storia della persona e sono affiancati da laboratori di espressione creativa, cineforum e attività artigianali, che fungono da “dispositivi transizionali”, per facilitare l’elaborazione dei traumi e la ricostruzione del sé. Gli psicoanalisti sono presenti in entrambi i setting, sia quello prettamente curativo sia quello creativo. Accanto all’intervento clinico il “modello Dun” promuove un lavoro condiviso, ovviamente con la rete istituzionale, con i servizi sociali territoriali, le ASL, altri enti del terzo settore, per creare una fitta rete che sostenga ogni persona e nucleo familiare nel suo percorso verso l’autonomia. Mi sembra che si lavori molto sull’identità, come risorsa e terreno di incontro, e non come differenza. E così? Uno dei principi alla base del modello è quello della fertile contaminazione. L’obiettivo è creare una cultura terza basata sul valore delle differenze e della reciprocità. Solo nel lento e graduale processo empatico di condivisione e ricostruzione compiuto dalla coppia terapeuta-paziente e nello spazio dei gruppi e dei laboratori creativi è possibile dunque riemergere da quello che definiamo il “naufragio identitario” patito a causa dei traumi della migrazione. Ogni individuo deve essere riconosciuto, legittimato nella sua specifica identità, come soggetto che si fa protagonista della propria esistenza nel luogo nel quale migra. Il filosofo François Julien propone di non esprimersi in termini di differenze culturali, ma di affrontare le diversità tra le culture in termini di “scarto” e l’identità in termini di “risorsa”. L’identità è un organismo vivo, in movimento, che non può essere cristallizzato. In questo orizzonte la cura assume una valenza etica. Quali sono le principali difficoltà che sperimentano le persone migranti sul piano psicologico? E come le affrontate nel concreto? Sono tutte quelle insite nella condizione di aver lasciato il proprio Paese d’origine, correndo pericoli e rischi di ogni sorta. Lo scoglio principale da affrontare è la diffidenza. Inizialmente sabotano la terapia con ritardi o assenze. La disumanizzazione che hanno subito li porta a non credere che l’interesse benevolo per loro sia autentico. Bisogna riconquistare la loro fiducia con una presenza perseverante, coerente, recettiva, in grado di aiutarli a seminare speranza e trasformarla in azioni costruttive. Con le donne vittime di tratta, in particolare, come si struttura il vostro intervento? Ci prendiamo cura sia delle donne vittime di tratta sia delle donne che hanno subìto violenza domestica, che è poi un altro tipo di sfruttamento, un’altra accezione della violenza contro le donne. Il nostro lavoro clinico ha mostrato come gli abusi generino nelle donne un senso di annientamento che investe non solo la loro identità femminile, ma anche la loro possibilità di vivere una maternità serena. Gli effetti della violenza si manifestano in varie forme, non sempre il marchio è visibile sul corpo. Sono spesso donne che soffrono molto sul piano psicosomatico e tutto questo incide sul futuro della donna, sulla sua genitorialità, sul legame di attaccamento e sul sentimento materno riguardo al figlio. Per questo cerchiamo di aiutarle a costruire una nuova relazione con la propria identità femminile, al fine di maturare un’affezione per loro stesse e riappropriarsi di un progetto di vita, ricevendo al contempo un appoggio concreto riguardo al proprio ruolo genitoriale. Si tratta ovviamente di percorsi molto complessi e dolorosi che non sempre conducono a esiti positivi, ma che offrono alla donna la possibilità di riappropriarsi della funzione materna in termini autonomi, vitali e creativi. Quando la donna vittima di tratta e di violenza riesce a fare un taglio netto con l’ambiente che l’ha destinata al suo tormento, vuol dire che c’è un progresso. Che ruolo ha il cinema nell’impegno di Dun e perché proprio il cinema? Il cinema ha una grande potenzialità: in uno spazio temporale di circa due ore l’opera condensa sentimenti, emozioni, risoluzioni di conflitti, prospettive umane. Ha un immenso valore educativo in un tempo breve e fruibile. Ovviamente parliamo del grande cinema e il grande cinema per noi è comunque un cinema sempre rivolto ai diritti umani e al sociale. Ha parlato del ruolo terapeutico del cinema: vale anche per “chi cura”? Sì. Il corto Welcome to the River nasce da un fallimento, da una storia che non è andata in porto, perché la rete istituzionale non ha funzionato. Con una paziente mi sono trovata totalmente da sola a gestire una situazione difficilissima; e, purtroppo, non è finita bene. La verità è che può succedere. Ma è stata una ferita enorme, anche per me. Il film ha avuto un po’ la funzione di riparare quella ferita. Ci può fare un esempio di come funziona terapeuticamente anche il “fare cinema”? Qualche tempo fa, all’interno di un gruppo di terapia con donne di diverse etnie, che è durato tre anni, abbiamo costruito con i loro ricordi e le loro storie una sceneggiatura, diventata in seguito un cortometraggio, Il segreto di Hamida. È la storia di una bambina del Bangladesh – il cui padre paranoico, repressivo e violento, l’aveva fatta anche sposare da bambina – che entra in classe in Italia per la prima volta senza il grembiule, ma con il vestito tradizionale. L’escamotage che Hamida trova per mantenere il filo con le proprie origini e al tempo stesso vivere una vita migliore in Italia, nel nuovo gruppo di appartenenza, è confezionare un grembiule realizzato con il velo della madre: le parti belle della sua appartenenza culturale possono coesistere con il nuovo contesto sociale. Quando le donne hanno visto il frutto della loro sceneggiatura è stata per tutte un’emozione grandissima: un momento di gioia intensa, di riconoscimento. Cosa vede nel suo futuro e in quello dell’associazione Dun? Già da quest’anno, oltre al cinema, ci siamo dedicati alle scuole. Mi interessa che i ragazzi si confrontino con le vite di coetanei che non hanno la fortuna di vivere in una democrazia e in una società che rispetta l’infanzia e l’età dello sviluppo. Ora vorremmo intrecciare l’aiu­to psicologico di Dun con un intervento strettamente medico. Il professor Raffaele Leuzzi, che opera sia a Roma che in Calabria, ha costituito un eccellente presidio di cura per la prevenzione e lo screening del tumore al seno: Casa di Rosa. Noi come Dun collaboriamo per quanto riguarda la parte psicologica. La Calabria tra l’altro è la prima regione dove il tumore al seno è in crescente aumento ed è la regione col più alto tasso di migrazione sanitaria. Stiamo pensando di realizzare un intreccio di cura per le tantissime donne migranti che vivono sia in Calabria sia a Roma, lavorando con istituzioni religiose e i servizi sociali per favorire l’accesso di queste donne ai controlli. Inoltre c’è un gemellaggio artistico perché Dun cura la parte creativa del festival della Salute, promosso da Casa di Rosa, a Fiumefreddo Bruzio (16/19 settembre 2026). (Simone Varisco | “Migranti Press” 6 2026)

Verso la Festa dei popoli a Fano: la mostra “In equilibrio sulla frontiera”

29 Maggio 2026 - In vista della Festa dei Popoli, in programma il 13 giugno, dal 30 maggio al 7 giugno alla Mediateca Montanari di Fano (PU) sarà possibile visitare "In equilibrio sulla frontiera", la mostra di Francesco Piobbichi, disegnatore sociale. L’inaugurazione è in programma sabato 30 maggio alle ore 17.30 alla presenza dell’autore, che offrirà ai presenti la sua testimonianza. Interverrà anche Paola Graziosi, avvocato immigrazionista, che parlerà delle linee essenziali e dei punti chiave del “Nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo". Piobbichi Arte MOstra

“Pluralità e Diversità”. Un concorso artistico per under 35 a Roma

12 Maggio 2026 - L'associazione e testata giornalistica B-Hop Magazine e la Galleria d’Arte e Centro Interculturale Multiverso, promuovono una Collettiva e un Concorso Artistico rivolto a giovani artiste e artisti under 35. La Collettiva si svolgerà dal 28 maggio 2026 al 6 giugno 2026 presso la Galleria Multiverso di Roma (Rione Trastevere), dedicata ai temi della pluralità e della diversità inclusive.
Tema del concorso
Pluralità e diversità sono parole, o meglio temi generatori che invitano a riflettere sulla ricchezza che nasce dalla coesistenza e la convivialità di molteplici identità, visioni e culture. La pluralità rappresenta la presenza di più voci e prospettive, mentre la diversità ne esprime le differenze come valore. Be inclusive, è un invito: in una società sempre più interconnessa, queste dimensioni diventano occasione di dialogo, di trasformazione e crescita condivisa. Attraverso il disegno, la pittura, la scultura, gli artisti sono chiamati a interpretare questo intreccio, offrendo punti di vista personali capaci di raccontare la complessità del presente dove sia possibile vivere le differenze, riconoscendole come parte integrante dell’esperienza umana. L’arte, in questo senso, può avere un ruolo fondamentale: apre spazi di ascolto, empatia, connessione, immaginazione, aiutandoci a non fermarci di fronte agli stereotipi e pregiudizi.
Destinatari
La partecipazione è aperta agli under 35 (nati dopo il 1 gennaio 1991). Le candidature dovranno essere inviate per Whatsapp al +39 347 5730360 entro il 15 maggio. Nella selezione si farà particolare attenzione alle persone di origine personale o familiare non italiana e/o con diverse abilità. .
Per tutte le informazioni e per le modalità di partecipazione 🔗👉 www.b-hop.it/eventi/al-via-concorso-artistico-per-under-35-pluralita-e-diversita-be-inclusive/ B-hop

La morte di Marcello Silvestri. Il ricordo della Fondazione Migrantes

9 Marzo 2026 - «Se la lettura del Vangelo non ti graffia dentro, non è autentica». Nelle prime ore del mattino di sabato 7 marzo è morto Marcello Silvestri, artista, pittore e scultore italiano di respiro internazionale, che ha viaggiato insieme alle sue opere a Roma, Parigi, Bruxelles, New York, Osaka. È stato uno degli artisti che hanno ispirato e impreziosito la Bottega d’Arte aperta da Fondazione Migrantes sulla Terrazza del Pincio a Roma, in occasione dell’Earth Day 2025.
"Un credente che nell'arte ha espresso la sua fede", come lo ha ricordato il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. Per cogliere almeno un riflesso della sua personalità, molto sensibile anche ai temi della mobilità umana, vi invitiamo a rileggere una recente intervista di Simone Varisco per il mensile Migranti Press.
[caption id="attachment_70064" align="aligncenter" width="1024"]Marcello Silvestri Marcello Silvestri[/caption]

“Superfici narrative”. A Salerno, Italia e Georgia si incontrano con l’arte

15 Gennaio 2026 - “Superfici narrative – pittura e identità culturale in dialogo” è la mostra d’arte promossa a Salerno dall’Associazione "Italia e Georgia" che invita il pubblico a un’esperienza espositiva dedicata alla scoperta della ricchezza dell’arte georgiana attraverso la pittura contemporanea. La mostra vede la collaborazione dell’Ufficio diocesano Migrantes e dell’associazione "2ndhand solidale odv" ed è allestita negli spazi della Casa del Volontariato, resa disponibile dal Csv Sodalis, in via F. Patella. Il taglio del nastro è previsto giovedì 15 gennaio alle ore 16 e sarà possibile continuare a visitare le opere e interagire con le autrici anche venerdì 16 gennaio, dalle ore 10 alle ore 20. Saranno infatti esposte le opere di Ana Epremidze e Natalia Kavelashvili, due artiste georgiane che oggi vivono in Italia e che, pur attraversando nuovi contesti culturali, non hanno mai abbandonato la loro passione artistica. La pittura resta per entrambe una radice viva, un legame profondo con la patria d’origine, con la sua storia, i suoi simboli e la sua memoria collettiva. La mostra celebra valori di bellezza, dialogo interculturale e continuità creativa, offrendo allo spettatore l’occasione di lasciarsi toccare da un’arte capace di superare confini geografici e pregiudizi, e di farsi linguaggio universale. “Superfici narrative” è un invito ad ascoltare, attraverso l’espressione artistica, la voce di un popolo che continua a raccontarsi. Superfici narrative Salerno 2026

“La bestemmia di un aiuto mancato”. Arte e contemporaneità. Intervista a Marcello Silvestri

14 Gennaio 2026 - Stiamo vivendo un inferno, con sempre meno consapevolezza. Difficile costringere la mente a rifletterci, mentre la legna sussurra nel camino e il sole si inabissa fra gli alberi e il mare, oltre la finestra. Eppure c’è dolore, all’esterno e non solo. «Se la lettura del Vangelo, della Bibbia, non ti graffia dentro, non è autentica». Inizia così il pomeriggio con Marcello Silvestri, artista, pittore e scultore italiano di respiro internazionale, che ha viaggiato insieme alle sue opere a Roma, Parigi, Bruxelles, New York, Osaka. È stato uno degli artisti che hanno impreziosito la Bottega d’Arte aperta da Fondazione Migrantes sulla Terrazza del Pincio a Roma, in occasione dell’Earth Day 2025. [caption id="attachment_70064" align="aligncenter" width="300"]Marcello Silvestri Marcello Silvestri[/caption] Impegnato nel sociale, ha interpretato la Bibbia mescolandola ad appelli ecologici, denunce della violenza bellica, meditazioni su migrazioni e rifugiati. «Come nell’Apocalisse, l’immagine della porta chiusa. Il testo dice: “Sto alla porta e busso”. Quindi c’è qualcuno che sta dietro quella porta, che vuole entrare… Ricorda la parabola dell’amico importuno. Questo Cristo che è dietro la porta e bussa, se non lo avvertiamo come una persona che ci dà fastidio, che ci fa alzare, per poi scoprire che invece è una persona che vuole stare con te, vuole mangiare insieme, non possiamo comprendere il Vangelo. Non è un racconto del passato. Ha una contemporaneità». È una contemporaneità che passa anche attraverso le immagini? Io leggo, in Isaia 64, che “tutti siamo avvizziti come foglie”, che “le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento”. Nessuno cerca il bene. È una fotografia che Isaia fa della contemporaneità di chi legge quel testo. Pensiamo, allora, a questa parola nella nostra contemporaneità: nei migranti e nei profughi che non vengono accolti, come se ci fosse una scritta davanti a tutte le coste d’Italia e d’Europa: “Vietato l’ingresso agli stranieri”. Isaia ha un altro mondo nella testa, per questo dice così – “avvizziti come foglie” – usa questa immagine, ma poi aggiunge: “Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci dà forma, tutti noi siamo opera delle tue mani”. Prima ci vengono messe davanti le foglie calpestate e bagnate dalla pioggia, oggi le immaginiamo calpestate dalle scarpe, dalle gomme delle macchine e dei motorini, marce. Allora, dobbiamo abbinare il testo di Isaia con quello della Genesi, perché nel creare l’uomo Dio ammucchia il fango. Se entriamo dentro queste parole febbrili, vediamo il fango raccolto, ammucchiato, con la grazia che un vasaio usa per costruire un vaso. Un testo così vecchio diventa contemporaneo quando io vedo il vasaio che costruisce: c’è il fango delle foglie morte, c’è il gesto liturgico del vasaio che plasma, e questo modo di accarezzare il vaso sono le mani di Dio che ci accarezzano per costruire la nostra persona. Questa è la contemporaneità del testo sacro. [caption id="attachment_70063" align="aligncenter" width="300"]Marcello Silvestri, "Tombe in mare con cartiglio" Marcello Silvestri, "Tombe in mare con cartiglio"[/caption] E la contemporaneità dell’arte? In un’opera che ho realizzato in tema di migrazioni (Naufragio, 2016, ndr), ci sono degli occhi che ci guardano, fra le onde. È la vergogna dei cosiddetti governi emancipati, questi occhi che chiedono aiuto, chiedono pietà. Si rifà al naufragio di san Paolo, ma il suo naufragio diventa la contemporaneità del nostro oggi. Oppure, in un’altra opera (Tombe in Mare, 2015, ndr) rappresento lapidi di differenti forme e misure, come sono differenti le fedi e il credo delle persone che l’acqua ha inghiottito. E poi, in basso, un cartiglio, l’ultimo grido soffocato dall’onda che emette chi chiede aiuto e non riesce a terminare la parola. Un simbolo inventato, che non è nessuna lingua ma che potrebbe essere ciascuna. Una locuzione di aiuto, inaudito e inascoltato. Cose che nessuno vuole udire e vedere. I giornali ne parlano, i politici fanno omaggi, ma rimane la bestemmia di un aiuto mancato. Allora ci vuole un’arte che dica queste cose, che vada oltre le edulcorate parole di pietà. Dirlo come? Sono tanti anni che traduco il testo biblico a colori. Ho dilatato la lettera, perché la lettera non si vede. Quando io parlo voi non vedete niente, ascoltate, invece la lettera scritta la vedi. Ma san Paolo vuole che la fede sia trasmessa attraverso la predicazione, “la stoltezza della predicazione”, e la predicazione può essere verbale o cromatica. Allora io dilato la verbalità della parola, la faccio diventare cromatica e parlo alle persone. C’è un problema, però: è una predicazione non fatta di regole e dogmi ma, per così dire, di affetto e adattamento a chi ho davanti. Il mio pubblico è stato sempre quello del terzo stato. Ho vissuto per anni alla Repubblica dei Ragazzi, dove si raccoglievano giovani senza famiglia. Ho fatto per un decennio catechesi nel carcere di Civitavecchia e a ragazzi con problemi di tossicodipendenza. A queste persone non puoi presentare subito la dottrina, perché a loro non interessa. Devi presentarti con il Vangelo che è amore al prossimo. Pensiamo a un bambino di 8 anni che vede la madre fatta a pezzi dal suo sfruttatore; oppure a un ragazzo che fa migliaia di chilometri per trovare un posto dove poter respirare e vivere: arriva in Italia, da solo, dopo aver visto gli altri annegare, è subito reclutato dalla malavita, spaccia droga e finisce in carcere. Non sappiamo da dove viene, cosa gli serve, cosa gli è successo, cosa vorrebbe fare: sappiamo solo che merita la galera. Il Vangelo è libertà, è bellezza, è un grazie per la vita. [caption id="attachment_70062" align="aligncenter" width="300"]Marcello Silvestri, "Naufragio" Marcello Silvestri, "Naufragio"[/caption] Spetta anche all’arte mostrarlo? Per far capire il Vangelo serve una catechesi visiva, oltre che di parole. Prendiamo l’immagine della vite, che è Cristo, e dei tralci. Ci sembra un’immagine bella, ma se si guarda come è fatto il tronco della vite, si vede che è nodoso, con lacerazioni e spacchi: sono le torsioni dell’anima che vive Gesù prima di essere crocifisso. Nella mia rappresentazione della vite, siamo alla transavanguardia, sia come tecnica che come proposta artistica. La drammaticità di questo discorso lo dice l’opera, questa icona contemporanea che mostra la realtà, queste nervature, questi dolori, come anche la speranza del frutto. Fra l’altro, il Vangelo raccontato con questo tipo di immagini semi-astratte è accettato anche dai protestanti. Ancora, prendiamo la Lettera agli Ebrei. Dice: “Avete assaporato la bella parola di Dio”, per-ché in greco kalòs kai agathòs, il bello e il buono, si identificano. Quindi, la bellezza e la bontà della parola di Dio coincidono. C’è un estetismo, un’architettura, che può mostrare il senso del testo originale del “gustare” qualcosa che è “bello”. Ci vogliono persone che raccontino con il colore, con la materia, la contemporaneità dei testi che si leggono. Però anche la contemporaneità cambia, e quindi il modo di raccontarla. Sì. Prendi il tema dell’ecologia: l’ho affrontato ripetutamente, anni fa con i dipinti figurativi del Cantico delle Creature di san Francesco; nel 2025 con la mostra “Sacra. Ecologia Dentro”, che, ispirata dalla Laudato si’, mostra la terra, l’aria, l’acqua, il fuoco, i quattro elementi della vita, in stile astratto, arte povera. Il Cantico come lo avevo rappresentato negli anni ’90 non possiamo più proporlo oggi: dovremmo invece proporre il Miserere mei, Deus, perché abbiamo lasciato che altri distruggessero la terra, diventata proprietà di miliardari e sfruttatori. [caption id="attachment_70061" align="aligncenter" width="207"]Marcello Silvestri, "La battaglia" Marcello Silvestri, "La battaglia"[/caption] In questo senso, quale via traccia l’arte? C’è bisogno di rivalutare l’umanità di Cristo. Dio si è incarnato. Non si è fatto solo “ebreo”, solo “bianco”, solo “nero”. Si è fatto carne, si è fatto umanità. Dobbiamo saper leggere l’unica umanità vera, la sua, perché noi siamo tutti disumani: l’unica umanità è quella di Cristo. Per questo, vanno sottolineate le opere che ha fatto Cristo, perché noi nell’arte lo vediamo sempre rappresentato in bronzo, in gesso, in legno, in plastica. Ma quella è carne e ossa, è vissuto, è verità, è persona, è incarnato. E va visto, letto e vissuto come umanità. Quando mangia le spighe, quando perdona, quando guarisce, sono le stesse opere che dovremmo fare noi nel nostro lavoro: compiere quelle opere lì, amare il prossimo attraverso il nostro lavoro. Viviamo una generazione corrotta, non c’è più l’umanità, non esiste. Ecco il compito nostro: dire e fare, con tutti i limiti creaturali, che questo è il Vangelo e che questo è il senso umano di esistere. (Simone Varisco | "Migranti Press" 11-12 2025)

Ferrara, un’opera d’arte in dono a mons. Perego per il suo impegno per i migranti

5 Gennaio 2026 - Il 6 gennaio 2026, alle ore 16, l'arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, riceverà in dono dall'artista Carlo Ciucchi, in arte "Picchio", un'opera d'arte - una croce pettorale - che testimonia il suo impegno di una vita verso i più deboli, i più emarginati: i migranti. La consegna si svolgerà durante la visita che l'Arcivescovo farà, in occasione della Festa dei Popoli della diocesi, all'istallazione ospitata nella Chiesa parrocchiale di Santo Stefano (a pochi passi dalla Cattedrale di Ferrara): si tratta della Natività che l'artista mugellano creò in occasione di "Procida, Capitale della cultura italiana 2022".   Croce pettorale Perego Picchio

A Rivarolo (MN) si inaugura la “Bottega d’Arte” dell’Associazione Madonnari Rodomonte Gonzaga

14 Novembre 2025 - Il 15 novembre 2025, a partire dalle ore 17, l’Associazione Madonnari Rodomonte Gonzaga APS inaugura la sua "Bottega d'Arte" presso la sede rinnovata di Palazzo del Bue di Rivarolo (MN). Sarà presente all'evento anche il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. La Bottega d’Arte deriva da un’idea del Maestro Dario Sanguanini, restauratore rivarolese e ispiratore dell'Associazione. Egli immaginava un luogo in cui diversi artisti o aspiranti tali potessero incontrarsi, lavorare insieme e imparare gli uni dagli altri, secondo le attitudini e le predisposizioni personali. Dove i più esperti potessero insegnare ai più giovani, o semplicemente ai desiderosi di apprendere, varie tecniche pittoriche: arte madonnara, gessetto, disegno, carboncino, olio, acrilico, tempera, acquerello, affresco, ceramica, doratura e tecniche miste. Oltre alla Bottega dedicata al maestro Sanguanini sarà possibile visitare:
  • l’esposizione permanente dei quadri di don Renato Laffranchi (al quale è dedicata una stanza);
  • una selezione di lavori realizzati dai ragazzi dei corsi organizzati dai Madonnari;
  • una mostra delle opere dell'Associazione;
  • una raccolta di fotografie scattate a Roma in occasione del Giubileo 2025 dedicato ai “Pellegrini di Speranza / Peregrinantes in Spem”.
L’Associazione Madonnari "Rodomonte Gonzaga"
L’Associazione si è costituita come gruppo informale nel 2005, formato da persone appassionate di arte, sotto la guida del Maestro Dario Sanguanini. Nel 2012 il gruppo ha assunto una veste ufficiale, trasformandosi in Associazione legalmente registrata APS. Dal 2022 è iscritta al RUNTS. In questi 20 anni - dal 2005 ad oggi - è cresciuta, tessendo relazioni a livello nazionale e internazionale (Spagna, Belgio, Germania e Messico). Il modus operandi dell'Associazione si basa su valori di volontariato, condivisione e valorizzazione del patrimonio artistico. Secondo i responsabili dell'Associazione "l’arte universale parla a tutti, divenendo ponte tra generazioni e popoli. Siamo convinti che sia una forma di comunicazione universale pacifica e uno strumento di crescita personale e collettiva".   Inaugurazione Bottega d'Arte Rivarolo (MN)

Giornata della Terra: anche “La Bottega d’Arte” protagonista della maratona multimediale #OnePeopleOnePlanet

22 Aprile 2025 - "Un popolo, un pianeta". Oggi, in occasione della Giornata della Terra, RaiNews propone una maratona di 15 ore di contenuti originali per mettere in luce l’impegno italiano ed internazionale sui temi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: talk show, dibattiti, interviste a personaggi di spicco, esempi virtuosi e testimonianze importanti su temi ambientali stimoleranno riflessioni e propositi per la salvaguardia del Pianeta. In particolare, dalle ore 14 nella Maratona Multimediale #OnePeopleOnePlanet, una serie di contributi dedicati ai 10 anni dal primo Villaggio per la Terra, con un video - "Porte Aperte: Arte teatro del dialogo" - dedicato al progetto "La Bottega d'Arte", promosso dalla Fondazione Migrantes, che ha trasformato la panoramica Terrazza del Pincio di Roma per tre giorni in un laboratorio a cielo aperto con artisti di diverse culture e religioni. Bottega d’Arte è parte integrante di Open Doors: Porte Aperte alla Speranza 2025, il progetto in quattro forme espressive – cinema, fotografia, arte figurativa, musica e danza – che rappresenta l’evoluzione nell’anno del Giubileo di Emotions to Generate Change, realizzato con la collaborazione del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede. Open Doors si propone di affrontare temi di grande rilevanza sociale attraverso l’arte e la comunicazione, creando un ponte tra diverse culture e comunità, per ispirare e promuovere un cambiamento positivo nel mondo.

Fondazione Migrantes: «L’arte può unire l’umanità divisa»

16 Aprile 2025 - A Roma, la Bottega d'Arte: per tre giorni un laboratorio a cielo aperto con artisti di diverse culture e religioni ha animato la Terrazza del Pincio. Sono state inaugurate ufficialmente alle ore 15, sulla Terrazza del Pincio, nel centro di Roma, le 30 opere di 42 artiste e artisti – di diversa nazionalità e sensibilità religiosa – protagonisti per tre giorni di “Bottega d’Arte”, un’iniziativa della Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana (Cei), ideata dall’Associazione Madonnari Rodomonte Gonzaga e realizzata in collaborazione con Earth Day Italia ed Emotion To Generate Change, col patrocinio del Comune di Roma. L’inaugurazione è stata aperta da un momento di spiritualità guidato da p. Markus Solo S.V.D. del Dicastero per il Dialogo interreligioso della Santa Sede Le 30 opere esprimono culture e fedi diverse – buddhismo, cristianesimo, ebraismo, induismo e islam – e sono realizzate con varie tecniche figurative, dalle più antiche alle più contemporanee, evidenziandone l’evoluzione. Nel corso della tre giorni, artiste e artisti hanno spiegato ai numerosissimi visitatori, il senso dell’opera in corso di realizzazione, il proprio stile e la propria tecnica. La Bottega d’Arte, infatti, è stata concepita dal suo ideatore, Marco Soana, presidente della Associazione Madonnari Rodomonte Gonzaga, come uno spazio aperto, dialogante, condiviso e libero. «Nella Bottega d’Arte si concretizza l’intuizione – commenta il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo – di rendere l’arte sacra una forma di incontro e dialogo, senza rinunciare all’espressione della propria fede e cultura». «Vedere artiste e artisti di diverse culture e religioni lavorare insieme e pregare nello stesso luogo – continua mons. Felicolo –, in un momento in cui il mondo vive un passaggio storico tanto difficile, è stato esemplare. Un grande segno di civiltà. La Fondazione Migrantes lavora da tanti anni su questa strada e vuole continuare a farlo. Una convivenza civile è possibile: bisogna saperla cercare e ricercare, anche con cose “semplici” come questo progetto, che siamo fieri di aver sostenuto». Bottega d’Arte è parte integrante di Open Doors: Porte Aperte alla Speranza 2025, il progetto in quattro forme espressive – cinema, fotografia, arte figurativa, musica/danza – che rappresenta l’evoluzione nell’anno del Giubileo di Emotions to Generate Change, realizzato con la collaborazione del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede. Open Doors si propone di affrontare temi di grande rilevanza sociale attraverso l’arte e la comunicazione, creando un ponte tra diverse culture e comunità, per ispirare e promuovere un cambiamento positivo nel mondo. Come, infatti, ha detto papa Francesco durante l’Udienza a loro dedicata il 23 giugno 2023, gli artisti hanno «la capacità di sognare nuove versioni del mondo». La loro creatività «sembra partecipare della passione generativa di Dio. Quella passione con la quale Dio ha creato. Siete alleati del sogno di Dio! Siete occhi che guardano e che sognano. Non basta soltanto guardare, bisogna anche sognare».
I SOGGETTI PROMOTORI DI “BOTTEGA D’ARTE”
Associazione Madonnari Rodomonte Gonzaga Dal 2007 un gruppo di persone, appassionate di arte antica, lavora assieme per maturare con il reciproco aiuto, l’esperienza applicativa in questo campo. L’ espressione più visiva e nota dei Madonnari è quella di esibirsi con i gessetti sulle piazze in occasione di sagre, fiere e concorsi. Con il 2012 il gruppo, ormai numeroso, si è costituito in “Associazione Madonnari Rodomonte Gonzaga”. Essa prende il nome da Luigi Gonzaga detto Rodomonte, valoroso capitano e amante dell’arte e della poesia. madonnarirodomonte.it Earth Day Italia L’Earth Day (Giornata Mondiale della Terra) del 22 aprile è la più grande manifestazione ambientale del pianeta: il momento in cui tutti i cittadini del mondo si uniscono per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia. Dal 2007 Earth Day Italia, sede italiana ed europea dell’ong Earthday.org di Washington, celebra questa importante giornata anche nel Bel Paese e lavora per promuovere la formazione di una nuova coscienza ambientale, attraverso una sempre più estesa rete di dialogo tra i tanti soggetti che si occupano della salvaguardia del Pianeta. earthdayitalia.org Emotions to Generate Change Emotions to Generate Change, è una piattaforma per la creazione di iniziative e laboratori artistici con una visione chiara: l'arte come motore emozionale per il cambiamento personale e sociale. Riuniamo un collettivo eterogeneo di artisti appassionati nell'interpretare le pressanti sfide di oggi attraverso la creatività. Riconosciamo la complessità delle crisi interconnesse del nostro tempo: la crisi ecologica, la crescente disuguaglianza, i conflitti diffusi, la solitudine e il continuo isolamento in un mondo accelerato. Per affrontare questi problemi, le arti hanno un ruolo vitale da svolgere. In tempi polarizzati, l'arte può superare le barriere e unire persone con posizioni politiche diverse. emotionstogeneratechange.com Fondazione Migrantes La Fondazione Migrantes è l'organismo costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana per accompagnare e sostenere le comunità cristiane nella conoscenza, nell'opera di evangelizzazione e nella cura pastorale dei migranti, italiani e stranieri, per promuovere atteggiamenti e opere di fraterna accoglienza nei loro riguardi, per stimolare nella società civile la comprensione e la valorizzazione della loro identità in un clima di pacifica convivenza. migrantes.it Bottega d'arte 2025   [gallery ids="57456,57457,57458,57459,57460,57461"]