21 Settembre 2026 - Ogni partenza è una scelta, ma anche una spia che ci racconta l’Italia. Nel corso degli anni, il Rapporto italiani nel mondo (Rim) ha documentato con precisione l’aumento costante delle iscrizioni all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), e ha inoltre mostrato ciò che quei numeri da soli non dicono: l’età, il livello di istruzione, la condizione familiare e lavorativa di chi emigra.
Emerge chiaramente che a lasciare l’Italia sono sempre di più giovani, donne, famiglie con bambini, pensionati; non sono soltanto i singoli a partire, ma interi nuclei familiari.
I dati (al 1° gennaio 2025) indicano circa 6,5 milioni di cittadini italiani residenti all’estero. Di questi, una quota significativa – circa 3,9 milioni – è composta da famiglie. Il 47,1% è iscritto all’Aire per espatrio, mentre il 41,3% è iscritto per nascita. Si tratta di un elemento decisivo: una parte crescente dell’italianità nel mondo è ormai nata e socializzata fuori dal Paese, ma pienamente inserita in una traiettoria identitaria italiana.
La discontinuità rispetto al Novecento
Questo passaggio segna una parziale discontinuità rispetto alle migrazioni del Novecento. La mobilità attuale vede protagoniste le famiglie, che si trovano a ridefinire il proprio equilibrio tra lavoro e vita privata all’interno di contesti spesso caratterizzati da un welfare più strutturato. In numerosi Paesi di destinazione, infatti, i sistemi di sostegno alla genitorialità risultano più capillari e garantiti rispetto all’Italia: servizi per l’infanzia accessibili, congedi parentali più estesi, maggiore integrazione tra tempi di lavoro e tempi familiari. Accanto al protagonismo delle famiglie in emigrazione, emergono i bambini e le bambine come soggetto sociale e demografico autonomo. Per molti di loro l’Italia è una presenza indiretta, ma costante: la lingua parlata in casa, le reti parentali, le vacanze estive, le pratiche culturali trasmesse dai genitori. L’essere italiani non coincide con il luogo di residenza, ma con un sistema di riferimenti affettivi e culturali che si riproduce quotidianamente nello spazio domestico. Dentro questo quadro si sviluppa un fenomeno meno visibile, ma crescente: la costruzione di spazi di socializzazione italiana per i bambini. Non si tratta di istituzioni formali, ma di reti familiari e comunitarie che rispondono, tra le tante, a un’esigenza: consentire ai figli di vivere l’italiano non solo come lingua domestica, ma come lingua sociale. Nascono così incontri informali tra famiglie, letture condivise in italiano, laboratori creativi, feste tradizionali, attività ludiche e momenti di convivialità. Tanti spazi che svolgono una funzione concreta: rafforzano la trasmissione linguistica e culturale e riducono il rischio di progressiva erosione dell’italiano nelle future generazioni. La dimensione comunitaria diventa quindi uno strumento di continuità culturale.L’esperienza di “Bimbi Italiani”
In questo contesto si inserisce l’esperienza di BimBi Italiani ETS (bimbiitaliani.com), che Elena Del Fabbro, ideatrice e fondatrice, ci racconta così: «BimBi Italiani nasce nel 2019 da una convinzione: ogni bambino italiano ha il diritto di crescere sentendosi parte dell’Italia, ovunque viva. Perché l’identità non si trasmette solo attraverso una lingua, ma anche attraverso relazioni, cultura, tradizioni e il legame con le proprie radici e con i nonni. Da questo bisogno è nato un network globale che oggi connette oltre 2.000 famiglie in più di 30 Paesi, costruendo ponti tra l’Italia e il mondo attraverso educazione, cultura e comunità. La nostra prima realtà locale in Thailandia dimostra che questo modello può essere replicato, creando luoghi in cui le famiglie si incontrano, crescono e si sostengono. Guardiamo però anche oltre: vogliamo avvicinare sempre più bambini e famiglie internazionali alla lingua, alla cultura e al made in Italy. Perché il futuro dell’Italia non si ferma ai suoi confini: cresce ogni giorno nelle nuove generazioni che vivono il mondo». Il progetto si configura come una piattaforma digitale e comunitaria rivolta alle famiglie con bambini italiani nel mondo per promuovere “la lingua, le tradizioni e il patrimonio italiano tra bambini, adolescenti, giovani adulti italiani e famiglie in Italia e residenti all’estero, nonché tra non italiani che nutrono amore e curiosità per l’Italia”, come si legge nel sito. Il progetto mette in connessione famiglie italiane in tutto il mondo, offrendo informazioni, strumenti, attività e soprattutto uno spazio di relazione. Attualmente BimBi Italiani abbraccia una geografia sorprendente: Thailandia, Australia, Messico, Stati Uniti, Zimbabwe, Cambogia, Belgio, Spagna, Marocco, Algeria, Tanzania, Francia, Svizzera, Danimarca, Norvegia, Svezia, Scozia, Senegal, Mozambico, Indonesia, Etiopia, Mauritius e molti altri Paesi ancora. Una mappa che restituisce l’immagine di un’Italia ormai pienamente globale, diffusa, policentrica. Ma il dato più interessante non è l’estensione geografica. È il bisogno che questa rete intercetta: non essere soli. Perché crescere un bambino italiano all’estero implica anche la necessità di confrontarsi.Reti di welfare informale
In questo senso, simili reti non sono soltanto iniziative culturali. Sono anche forme contemporanee di welfare informale. Si tratta di una forma di auto-organizzazione sociale che integra, senza sostituirle, le politiche pubbliche rivolte agli italiani all’estero. Sono reti che colmano vuoti, riducono distanze, costruiscono supporti che rendono più sostenibile la vita delle famiglie italiane fuori dall’Italia. E, inoltre, mostrano e dimostrano come l’italianità non scompaia con la migrazione, ma come si riorganizzi, si reinventi, si accresca. Tra le iniziative più significative, oltre a Imparando l’italiano, un programma di arricchimento linguistico e culturale che propone percorsi individuali e di gruppo per rafforzare la conoscenza della lingua italiana, vi sono: Nonnolandia, nato per consolidare il rapporto tra nonni e nipoti che vivono in Paesi diversi, valorizzando la memoria familiare, il racconto intergenerazionale e la trasmissione della lingua e delle tradizioni; Attacchiamo bottone, una serie di incontri e contenuti dedicati ai genitori su temi educativi contemporanei, dal bilinguismo alle coppie interculturali, dall’adolescenza al benessere familiare, con il contributo di esperti e professionisti, oltre a svariati laboratori culturali ed esperienziali, dedicati alla cucina italiana, all’arte, alla storia, alle festività e alle tradizioni popolari. Questa rete transoceanica, al pari del Rim, invita a un cambio di sguardo e di prospettive. Non più una narrazione della migrazione come perdita, ma come trasformazione, come costruzione di nuove appartenenze.Migrazione come trasformazione
I bambini italiani nel mondo rappresentano il punto più avanzato e il futuro di questa trasformazione. Sono italiane e italiani che crescono fuori dall’Italia, ma che contribuiscono a ridefinire cosa significhi esserlo nel XXI secolo. Parlano molte lingue, crescono in contesti educativi diversi, spesso altamente internazionalizzati, vivono altre società. Ma portano con sé un patrimonio che non è solo culturale: è relazionale, familiare, emotivo. Le bambine e i bambini italiani nel mondo non rappresentano soltanto una conseguenza della mobilità contemporanea. Sono ormai un elemento strutturale della presenza italiana globale. Comprendere le loro traiettorie significa leggere con maggiore precisione non solo i movimenti migratori, ma anche le trasformazioni sociali, culturali e familiari che stanno ridisegnando l’Italia dentro e fuori i suoi confini. E forse è proprio da qui che bisognerebbe ripartire. Non dalla domanda su quanti italiani partono, ma da quella su quanti e quali italiani stanno crescendo nel mondo. (Marisa Fois e Delfina Licata | "Migranti Press" 7-8 2026)👉L'articolo anche in formato PDF.




















