14 Settembre 2026 - Lunedì 14 settembre, la Fondazione Migrantes è stata ascoltata dalla Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame della proposta di legge recante “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di acquisto e di revoca della cittadinanza” (C. 2124 Iezzi).
Nell'introduzione del suo intervento, la Fondazione Migrantes premette che "un aggiornamento della Legge del 1992 è senza dubbio un passo necessario: da tempo evidenziamo come l’impianto della normativa vigente presenti un oggettivo distacco dalla reale situazione del Paese. Tuttavia, qualsiasi aggiornamento deve essere l’occasione per rafforzare le garanzie, per evitare discriminazioni e per costruire regole che favoriscano partecipazione e responsabilità civica".
Dopo tre sottolineature specifiche sul testo della proposta Iezzi, la Fondazione Migrantes sottolinea in conclusione che "la riforma della cittadinanza è una scelta di futuro. Non si tratta di un “favore”, ma di una decisione politica che investe la capacità del Paese di includere, valorizzare e trattenere le persone che contribuiscono alla sua vita economica, sociale e culturale".
E si domanda quale sia lo spirito della legislazione sulla cittadinanza italiana: "Pensiamo che solo chi è riconosciuto a tutti gli effetti come parte integrante della comunità possa sentirsi realmente chiamato a contribuire al suo benessere, a condividere diritti e doveri, a partecipare alla vita democratica, nella certezza che l’ordinamento italiano tutela la dignità e il futuro di ogni persona.
Al contrario, una legislazione che introduca forme di cittadinanza debole, revocabile ed esposta ad incertezze, rischia di produrre l’effetto opposto: alimentare l’insicurezza, la distanza sociale, la sfiducia nelle istituzioni".
14 Settembre 2026 - In occasione della la Giornata dello Sport Italiano nel Mondo, il Museo nazionale dell’emigrazione italiana (Mei) ha presentato i primi aggiornamenti di “La Fune Azzurra – Lo sport italiano nei cinque continenti”, progetto di ricerca portato avanti insieme a Fondazione Migrantes e realizzato con i fondi dell’8xmille Cei che punta a ricostruire per la prima volta la storia e l'attualità dello sport praticato dagli emigrati italiani e dai loro discendenti nel mondo, oltre a una parte specifica riservata al ruolo dello sport per gli immigrati nel nostro Paese.
A 6 mesi dall’avvio, "La Fune Azzurra" entra in una nuova fase con il lancio di una campagna virale vuole raggiungere le varie comunità italiane nel mondo, con contenuti video e social dedicati al progetto che saranno diffusi attraverso la rete dei numerosi partner della ricerca. A questo link è possibile partecipare al questionario https://www.museomei.it/it/la-fune-azzurra
Sono già oltre 100 i club coinvolti nella ricerca e, con la riapertura delle scuole, il progetto sarà esteso anche alle scuole italiane all’estero.
La ricerca, che si concluderà nella primavera del 2027, punta a ricostruire per la prima volta in maniera organica la storia e l’attualità dello sport praticato dagli emigrati italiani e dai loro discendenti nei cinque continenti. A marzo è previsto un convegno internazionale dedicato alla restituzione dei risultati e alla presentazione del report, con il patrocinio del Maeci e del Ministero per lo Sport e i Giovani. Gli esiti della ricerca confluiranno inoltre in una pubblicazione e in un documentario dedicato alla storia dello sport dell’emigrazione italiana e al contributo delle comunità italiane alla diffusione della cultura sportiva nel mondo.
14 Settembre 2026 - Di seguito il Messaggio di auguri che la Presidenza della CEI ha inviato al Santo Padre in occasione del suo 71° compleanno.
Beatissimo Padre,
nel giorno del Suo compleanno, Le porgiamo gli auguri delle Chiese in Italia, uniti alla preghiera di ringraziamento che eleviamo al Signore per il Suo ministero.
Rinnoviamo la nostra gratitudine per gli incontri avuti in questi mesi. Ci ha indicato nel Vangelo la priorità della vita della Chiesa, sorgente della fede intesa come incontro con Cristo morto e risorto, e nel «coraggio dell'essenziale» la via per viverla: comunità orientate all'annuncio, parrocchie capaci di accoglienza e di missione, organismi di partecipazione effettivamente operanti. Sono indicazioni che guidano il cammino delle nostre comunità.
Facciamo nostre anche le parole pronunciate nell'Angelus di ieri, sul legame tra perdono e pace e sulle divisioni e i conflitti che nascono quando il primo viene a mancare: un insegnamento che riteniamo particolarmente attuale, alla luce delle situazioni di guerra che interessano diverse aree del mondo. Le nostre Chiese continueranno a essere vicine alle popolazioni colpite dalla sofferenza attraverso gesti concreti di solidarietà.
Rinnoviamo l'augurio nella consapevolezza, da Lei stesso richiamata, che il ministero nella Chiesa è anzitutto servizio. Buon compleanno, Santo Padre!
[caption id="attachment_73095" align="aligncenter" width="1024"] (Foto: Vatican Media/SIR)[/caption]
11 Settembre 2026 - "La pastorale della mobilità non è un settore, è una prospettiva. Non è un servizio, è un modo di guardare il mondo ed è chiamata a custodire la mobilità umana come luogo teologico, sociale e politico dove si rivela la verità dell’umano". Così mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, nel corso del suo intervento alla presentazione della VI edizione del Festival dell'Accoglienza di Torino, intitolata “La mitezza è disarmante. Un’altra idea di coraggio”.
La manifestazione propone quest’anno, tra settembre e ottobre, 50 giorni di appuntamenti dedicati ai temi dell’accoglienza, dell’inclusione, della giustizia e del diritto umanitario, della multiculturalità e della fede, con oltre 100 eventi tra dibattiti, spettacoli teatrali e musicali, laboratori, proiezioni cinematografiche, mostre e momenti di spiritualità.
"Torino è una città che accoglie camminando accanto - ha detto mons. Felicolo, dopo aver ricordato la figura di don Bernardino Reinero -, è un laboratorio di mobilità da più di un secolo: dalle migrazioni interne del Novecento alle comunità straniere che oggi animano quartieri, scuole, parrocchie, associazioni, dai luoghi simbolici dei 'Santi sociali' all’accoglienza come forma di evangelizzazione. Il Festival dell’Accoglienza nasce e si sviluppa dentro questa storia: non come evento isolato, ma come tappa di un cammino più grande." Ricordando che la città piemontese è "un luogo dove la mobilità umana non è un problema da gestire, ma un mistero da comprendere, un’opportunità da abitare, una responsabilità da condividere".
10 Settembre 2026 - Un momento di confronto rivolto agli operatori e alle operatrici della pastorale rom, sinti e camminanti (Rsc) per rileggere l’evoluzione delle politiche cittadine, dei servizi e delle reti territoriali dedicate alle comunità Rsc. Quali opportunità e quali sfide sono ancora aperte per rafforzare percorsi di inclusione, partecipazione e collaborazione tra istituzioni, terzo settore e comunità locali?
Si apre venerdì 11 settembre a Torino, presso presso l’Ufficio pastorale migranti con questo orizzonte tematico, l'Incontro nazionale promosso dalla Fondazione Migrantes, introdotto dall'intervento di mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale dello stesso organismo della Conferenza episcopale italiana.
Intervengono Giovanni Lombardi (responsabile Interventi per l’inclusione di Rsc ed emergenze sociali – Dipartimento Servizi sociali, socio sanitari e abitativi – Città di Torino), Rocco Di Bisceglie (assistente sociale dell'ufficio Interventi per l’inclusione di Rsc ed emergenze sociali – Dipartimento Servizi sociali, socio sanitari e abitativi – Città di Torino), e Marina Sutelli (responsabile Inclusione e orientamento scolastico, contrasto alla dispersione, rapporti con autonomie scolastiche – Dipartimento Servizi Educativi – Città di Torino).
Dalle ore 18 è in programma poi un incontro con gli educatori del "Progetto RSC".
Intervengono:
Gioia Raro (educatrice Liberitutti)
“L’esperienza di Falchera: inserimento in unità abitative”
Carla Osella, (presidente Aizo)
“La cultura rom: tradizione in cerca di futuro”
Paolo Gerbino (educatore ASAI-Terremondo all’interno del Progetto Nazionale di Inclusione di minori Rsc)
“Incontri ed opportunità che nascono a scuola”
Alessandro Ciquera (educatore Parrocchia San Cassiano di Grugliasco)
“Un’esperienza di inserimento in comunità parrocchiale”
A seguire, alle ore 19, verrà inaugurata la mostra fotografica itinerante “Essere donna Rom – Io mi racconto, io mi riconosco”, realizzata nell’ambito del progetto ROMANÌ. Intervengono per l’occasione: Sara Lemlem, fotoreporter e co-creatrice del percorso fotografico, Oana Marcu, ricercatrice, e Florina Iancu, Roma Expert. Le fotografie sono state scattate da donne rom e da una fotografa professionista: rappresentano quotidianità, lavoro, spazi familiari, sogni e desideri, in una prima fase di narrazione di sé e in una seconda di autorappresentazione e autodeterminazione.
10 Settembre 2026 - È iniziata il 1° settembre scorso a Reggio Emilia la Festa nazionale dell’Unità promossa dal Partito Democratico, che proseguirà fino al 13 settembre, giorno in cui, alle 11.00, si terrà il dibattito “Italiani nel mondo risorsa per l’Italia – Dignità, cittadinanza, diritti”.
I lavori inizieranno alle 11.00 in Sala Europa introdotti da Luciano Vecchi, responsabile del Pd Mondo. Seguirà la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes a cura di Delfina Licata.
Interverranno i parlamentari eletti all’estero Nicola Caré, Andrea Crisanti, Christian Di Sanzo, Francesco Giacobbe, Francesca La Marca, Fabio Porta e Toni Ricciardi, la segretaria generale del Cgie Maria Chiara Prodi, Francesca Barbanti, Matteo Bracciali, Filippo Ciavaglia, Federico Conte, Gianluca Lodetti, Pietro Lunetto e Laura Salsi. Tutti i dibattiti saranno trasmessi in streaming sul canale YouTube del Partito Democratico. (fonte: Aise)
10 Settembre 2026 - Anche uno solo di questi bambini è la misura con cui papa Leone XIV – e, prima di lui, Cristo – ha scelto di travalicare la statistica per entrare nelle storie. Il numero è provocatorio nella sua radicalità: non una maggioranza da far valere e neppure una minoranza da proteggere, né una media da calcolare. Anche uno solo è sufficiente per misurare la qualità di un’accoglienza. Anche uno solo, se dimenticato, rivela la misura autentica di una comunità.
C’è un luogo dove questa misura viene messa alla prova ogni mattina, in ciascuna città italiana, da settembre a giugno: la scuola. Da anni, ormai, i numeri raccontano del lento accostamento alla soglia – statistica e psicologica insieme – del milione di alunne e alunni con cittadinanza non italiana inseriti nel sistema scolastico nazionale. Quasi un ragazzo o una ragazza su otto.
Dietro a questo numero si evidenzia una presenza strutturale e tutt’altro che episodica. Ancora di più, vi si nasconde un’infinità di storie – al plurale e al singolare – di bambini e bambine, ragazzi e ragazze che ogni giorno mettono alla prova, con diversi gradi di consapevolezza, il senso stesso del sistema educativo.
Anche uno solo conta: anche quello che siede nell’ultimo banco, anche quella che ancora non capisce quando l’insegnante spiega, anche quello che ha un cognome regolarmente storpiato all’appello.
Il primo volto: il minore straniero non accompagnato
Anche uno solo di questi bambini è arrivato da solo, almeno secondo la legge. Senza genitori, senza nessun adulto di riferimento. Fino allo scorso mese di maggio, erano poco più di 14 mila. Molto spesso maschi, 16-17enni, originari per lo più di Egitto, Ucraina e Bangladesh. Portano con sé pesi, sogni e aspettative che raramente si nominano in aula: traumi di viaggio, lutti, separazioni, violenze, solitudine, pressioni sociali e familiari, responsabilità, ma anche una volontà di esistere e di apprendere che sorprende chiunque li abbia mai incontrati davvero.
Anche uno solo di questi bambini a scuola è già una conquista. Tra il 2020 e il 2022, soltanto uno su cinque tra i minori stranieri non accompagnati (Msna) ha avuto accesso al sistema scolastico italiano, partecipando a percorsi condivisi con ragazzi autoctoni e avendo la possibilità di conseguire un titolo di studio. Quattro su cinque sono rimasti fuori: in una struttura di accoglienza, in un limbo burocratico, al lavoro per sopravvivere e mandare denaro a casa.
Eppure, grazie a loro la scuola scopre qualcosa. Un ragazzo che a 16 anni ha attraversato il Mediterraneo o i Balcani e decide che la sua priorità è imparare cose nuove e una nuova lingua per comunicare e comunicarsi, porta nella sua classe una lezione di socialità, coraggio e motivazione che nessun programma scolastico potrà mai trasmettere appieno. La sua presenza è già un libro di testo, se si ha la pazienza di leggerlo.
Anche uno solo di questi bambini che siede in un banco chiede alla scuola – istituzioni, insegnanti e compagni – di essere all’altezza: non soltanto della sua fragilità, ma anche della sua forza.
Il secondo volto: il neoarrivato per ricongiungimento familiare
Anche uno solo di questi bambini ha aspettato mesi, a volte anni: che il visto arrivasse, che la pratica di ricongiungimento si chiudesse, che si potesse finalmente ricomporre con quei frammenti di famiglia sparpagliati altrove. Nel frattempo, ha vissuto – nel suo, di altrove – la propria infanzia o adolescenza. All’arrivo, l’Italia è al tempo stesso il luogo atteso e sconosciuto. L’ennesimo altrove. Tanto che spesso anche il genitore, nella quotidianità, è diventato uno straniero.
Anche uno solo di questi bambini vive una condizione che richiede pedagogia, non solo burocrazia. Richiede insegnanti che sappiano interpretare la storia di ognuno, senza ridurla a un ritardo da colmare in fretta. Le rilevazioni mostrano che gli studenti con cittadinanza non italiana non costituiscono un gruppo omogeneo: i risultati cambiano sensibilmente tra neoarrivati e giovani nati in Italia, con differenze legate alla lingua, al percorso di inserimento nel Paese, al grado di supporto ricevuto dalle famiglie.
Il Rapporto Invalsi 2025 quantifica quello che gli insegnanti più attenti già sanno: gli studenti di origine straniera sono gravati da maggiori ostacoli, ma al termine del secondo ciclo di istruzione presentano una dispersione scolastica implicita – il conseguimento del diploma senza raggiungere le competenze minime attese – inferiore rispetto ai coetanei autoctoni. In altri termini, una preparazione migliore e una maggiore motivazione e tenacia.
Il dato negativo, dunque, non è immutabile: descrive una difficoltà di partenza, non un destino. Perché anche uno solo di questi bambini porta dentro sé valori che la statistica non misura: una lingua in più, una storia in più, migliori competenze digitali, uno sguardo sul mondo e sulla vita che molti coetanei non possiedono.
Oleksandr custodisce i versi di Lesja Ukraïnka da ben prima che l’Europa la scoprisse quando i carri armati hanno varcato il confine. Youssef si muove fra il berbero, l’arabo, il francese e – chissà da quando – lo spagnolo con la medesima continuità di pensiero. Quando la scuola sa riconoscerli – e non solo tollerarli o temerli – questi valori diventano patrimonio collettivo.
Il terzo volto: i nuovi italiani
Anche uno solo di questi bambini è nato in Italia. In Italia ha iniziato la scuola, imparato le hit dell’estate, postato il meme di tendenza, dato anima alle parole con il suo accento. Eppure, porta un cognome che l’ufficio postale gli chiede più volte di ripetere, un documento che lo esclude da una partecipazione piena al vivere sociale, una doppia appartenenza che nessuno dei due mondi riconosce davvero come cosa propria.
Quasi due terzi degli alunni e alunne con cittadinanza non italiana – più del 65%, pari a oltre 600 mila – sono nati in Italia. Sono il volto prevalente – e meno compreso – della presenza “straniera” nelle aule.
Anche uno solo di questi bambini è cresciuto fra lingue, culture, sistemi di riferimento diversi e, talvolta, mai sperimentati di persona, scoprendo che non è uno svantaggio da correggere, ma una forma di intelligenza da costruire ogni giorno.
I ragazzi nati in Italia da genitori stranieri sono già, senza saperlo, esperti di mediazione. E Dio solo sa quanto il mondo ne abbia bisogno, in questo momento. Sanno passare da un codice all’altro, leggere contesti diversi, abitare la contraddizione senza perdersi. Le loro esperienze sono la traccia di una risorsa che la scuola – e il Paese – faticano ancora a riconoscere pienamente. Insieme ai ragazzi autoctoni, costituiscono quel capitale umano giovane, flessibile, creativo, capace di muoversi in contesti globali, che un tempo chiamavamo “futuro”.
Il quarto volto: la comunità
Anche uno solo di questi bambini abita le nostre stesse città. Le comunità civili ed ecclesiali che vivono nelle periferie urbane dove si concentra la presenza migratoria – quelle che contribuiscono a oratori, doposcuola, centri di ascolto, corsi di italiano L2, spazi di orientamento, professionalità e volontariato – sono spesso il primo presidio di una rete educativa informale che anticipa e integra quella formale.
La presenza dell’altro cambia qualcosa nel volto di chi lo accoglie. Una scuola – e una comunità – che sanno accogliere davvero non sono solo più giuste: sono più complesse, più intelligenti, più problematiche, più ricche. Più vive. Sembriamo averlo dimenticato.
Eppure sono queste presenze i “numeri” che tengono aperte le classi, che giustificano i posti di lavoro, che danno un futuro a istituti che altrimenti avrebbero già chiuso.
È Mina che, dopo tre mesi di italiano L2, alza la mano per rispondere a una domanda di geografia, dell’Egitto oppure dell’Italia. È Yeva che porta in classe la poesia di un’amica scritta sotto le bombe. È Mamadou, nato in una qualunque città italiana da genitori nati più lontano, che scrive la tesina di terza media su Léopold Sédar Senghor e per la prima volta sente che la propria storia è abbastanza grande da occupare un’intera aula scolastica, e forse di più. (Simone M. Varisco | "Migranti Press" 7-8 2026)
9 Settembre 2026 - Domenica 13 settembre, a Spino d'Adda (CR), a partire dalle ore 16.45, Mariacristina Molfetta della Fondazione Migrantes presenterà le evidenze del report "Il diritto d'asilo" 2025 nel corso di un panel dedicato alle migrazioni della Festa provinciale dell'Anpi.
Con lei interverranno anche Edoardo Vola (Arci Missione Tom), Guido Maffioli (OpetBalkan), Filippo Magursi (Rete Milano), Marco Cicorella (Rifugio Oulx) e Alessio Maganuco (Arci Porto sicuro).
9 Settembre 2026 - Formarsi per comprendere e accompagnare le migrazioni contemporanee, che rappresentano una grande sfida e richiedono competenze sempre più articolate sul piano giuridico, sociale e istituzionale. Per rispondere a questa esigenza formativa, l'Università degli Studi di Bergamo propone due percorsi dedicati ai temi delle migrazioni, dei diritti umani e della cooperazione internazionale.
Hai una laurea triennale?
Corso di Laurea Magistrale in Diritti umani, Migrazioni e Cooperazione internazionale (DUMCI)
Un percorso interdisciplinare dedicato ai diritti umani, alle migrazioni, alla cooperazione internazionale e alle trasformazioni sociali contemporanee.
Le iscrizioni sono aperte. Informazioni e iscrizioni: https://ls-dumci.unibg.it/it/rss.xml
Hai una laurea magistrale?
Master universitario di II livello in Diritto delle Migrazioni
Un percorso specialistico rivolto a professionisti e operatori interessati ad approfondire il diritto delle migrazioni, la protezione internazionale, la cittadinanza, il contrasto alla tratta e la tutela delle persone vulnerabili.
È pubblicato il nuovo bando di ammissione: https://sdm.unibg.it/corso/diritto-migrazioni/
8 Settembre 2026 - Siamo a fine estate e, come ogni anno, con il termine di agosto inizia l'atmosfera del "Settembre Lucchese", uno dei periodi più caratteristici della città di Lucca.
Con il taglio del nastro e lo spettacolo dei fuochi d'artificio, si dà vita allo storico luna park itinerante con più di 90 anni di storia, uno dei più importanti a livello nazionale e senz'altro uno dei più amati, sia dai cittadini che da noi stessi esercenti, che con dedizione e professionalità ci impegniamo a rendere il piazzale in via delle Tagliate un luogo di spensieratezza e divertimento per tutti, tra luci, musica e colori.
Anche quest'anno il "Settembre Lucchese" non sta deludendo le aspettative: le voci del pubblico sono come sempre positive e la città di Lucca sta dimostrando di essere sempre più preparata per questo tipo di eventi.
Da anni ormai le giostre sono situate nel piazzale a loro dedicato, "Don Franco Baroni", ma un tempo per il periodo di settembre le si poteva trovare sotto le mura storiche della città, a due passi da Borgo Giannotti. Il piazzale dove oggi si trova il luna park è stato dedicato totalmente al mondo dello spettacolo viaggiante, e il suo nome "Don Franco Baroni" è un omaggio al prete di Lucca che si è adoperato molto per i "ragazzi delle giostre"; adorava questo mondo, così il suo nome è ancora oggi ricordato per la devozione a questo ambiente.
A 23 anni posso dire che l'atmosfera del "Settembre Lucchese" è sempre la solita di quando ero bambino: le giornate di fine estate e inizio autunno, le luci e i colori delle attrazioni, l'odore dei frati di Sergio e, come ogni anno, la fiera del 14 settembre dove le bancarelle animano l'ampio parcheggio di Borgo Giannotti. Tutto questo è ciò che caratterizza la Lucca di settembre; le testimonianze dei colleghi con molta più esperienza di me raccontano che, nonostante il passare degli anni, questo clima non sia mai cambiato, regalandoci sempre soddisfazioni e bei momenti.
Possiamo dire che l'organizzazione del luna park è veramente all'avanguardia: un posto sicuro e tranquillo, adatto a tutte le età, dai più grandi ai più piccoli, grazie al Comune di Lucca e alla commissione interna fondata dagli storici membri che con professionalità rendono questo uno degli eventi principali della città.
Possiamo dire che il taglio del nastro di quest'anno è stato un po' più emozionante del solito... D'altronde, siamo fatti di alba e di tramonto.
Con la perdita del presidente della commissione interna, Luciano Lazzari, nonché grande amico di mio nonno, l'edizione 2026 non poteva che essere dedicata a lui, con tanto di targa commemorativa presentata all'inaugurazione del Luna Park. Una targa che ricorda Luciano per il suo attaccamento e fervore al "Settembre Lucchese", la costante presenza nell'organizzazione e l'impegno per questo lavoro: un lavoro non semplice, ma che con il passare del tempo non smette di regalare sorrisi. (Giordano Menta)
[caption id="attachment_80907" align="aligncenter" width="943"]Luciano Lazzari[/caption]
7 Settembre 2026 - In un tempo abituato a contare i morti e a considerare un nulla la vita di ogni creatura, il tema scelto da papa Leone XIV per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2026 ricorda a tutti che ogni esistenza brilla agli occhi di Dio.
È incredibile la critica mossa alla comunità cristiana, accusata di «buonismo» e di «fare politica» quando parla di accoglienza. La Chiesa non anima sentimentalismi e non fa politica: fa Vangelo. E da qui una visione di polis, di città umana e umanizzante. Alla fine della vita, infatti, saremo giudicati non sul potere, non sul successo, ma sull’amore.
Questo vuol dire che di fronte al povero, al sofferente, al bambino, non ha senso cercare spiegazioni o retropensieri. Vanno accolti, e basta. Non come si accoglie un “poveraccio”, ma come chi ha qualcosa da dirti e da darti. Quando capiremo che l’altro è quell’oltre che ci porta a pienezza? Quando capiremo che solo stando accanto ai deboli si scopre la dolcezza dell’anima e del corpo di cui parla Francesco d’Assisi nel suo Testamento? Il Padre misericordioso non chiede al figlio «perché sei tornato»: sei tornato, sei venuto, sei un figlio, un fratello. Altro non serve.
Oggi i migranti e i rifugiati sono i piccoli del Vangelo. Dio si ricorda di loro. Esistenze irripetibili, volti presenti singolarmente alla memoria del Padre, che giungono a ribaltare le nostre idee religiose e a metterci di fronte a uno scandalo mai sopito: sono loro il volto di Dio, perché con loro si è identificato il Figlio di Dio. Il modo in cui li trattiamo è la cartina di tornasole della veridicità del nostro rapporto con Dio. Dirsi cristiani e non accogliere è una contraddizione assoluta.
D’altronde, Gesù fuggito in Egitto per insegnarci che Dio non conosce frontiere. La famiglia di Nazareth che varca il confine benedice tutti gli attraversamenti di frontiera. Fuggire dagli Erodi che non guardano negli occhi i bambini è, a volte, l’unico modo per dare un futuro ai propri figli.
La storia è nata e rinata da un bambino a Betlemme, così la storia dell’umanità rinasce ogni volta che un bambino viene custodito. Custodire i bambini è forse, oggi, il compito più urgente che ci sia dato. «Una madre a Gaza non dorme… Ascolta il buio, ne controlla i margini, filtra i suoni uno ad uno / […] per cullare i suoi bambini. / E dopo che tutti si sono addormentati, / si erge come uno scudo di fronte alla morte» (Ni’ma Hassan).
Una madre a Gaza. Una madre in tutti i teatri di guerra del mondo. In questa veglia senza sonno si condensa tutto il senso di questa nostra Giornata: perché anche un solo bambino, un solo volto, una sola vita, vale come il mondo intero agli occhi di Dio e, se vogliamo davvero dirci suoi discepoli, anche ai nostri. (mons. Corrado Lorefice | "Migranti Press" 7-8 2026)
7 Settembre 2026 - Venerdì 11 settembre alle ore 10, a Torino, nella Sala Carpanini di Palazzo di Città, nel corso di una conferenza stampa sarà presentata la sesta edizione del Festival dell’Accoglienza.
Intitolata “La mitezza è disarmante. Un’altra idea di coraggio”, la manifestazione propone quest’anno, tra settembre e ottobre, 50 giorni di appuntamenti dedicati ai temi dell’accoglienza, dell’inclusione, della giustizia e del diritto umanitario, della multiculturalità e della fede, con oltre 100 eventi tra dibattiti, spettacoli teatrali e musicali, laboratori, proiezioni cinematografiche, mostre e momenti di spiritualità.
All’incontro con i giornalisti interverranno il cardinale Roberto Repole (arcivescovo di Torino e vescovo Susa), Stefano Lo Russo (sindaco di Torino), Maurizio Marrone (vicepresidente Regione Piemonte), monsignor Pierpaolo Felicolo (direttore generale Fondazione Migrantes), Paola Casagrande (vicepresidente Fondazione CRT), Marzia Sica (responsabile Obiettivo Persone Fondazione Compagnia di San Paolo), e Sergio Durando (responsabile Festival dell’Accoglienza). Condurrà la conferenza stampa la giornalista Antonella Frontani.
Il Festival dell’Accoglienza 2026 è organizzato da Arcidiocesi di Torino, Pastorale diocesana dei Migranti e Associazione Generazioni Migranti in collaborazione con Fondazione Migrantes, patrocinato da Regione Piemonte, Città di Torino, Città metropolitana di Torino, Ordine dei giornalisti del Piemonte e sostenuto da Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT.
3 Settembre 2026 - È integralmente dedicato alla Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (27 settembre 2026), come di consueto ogni anno, il numero doppio speciale di Migranti Press in uscita, eccezionalmente in distribuzione presso tutte le parrocchie italiane.
Il tema della Giornata (in breve, GMMR), indicato da papa Leone – “Anche uno solo di questi bambini” – è il filo conduttore dei contributi pubblicati sulla rivista, a partire dall’editoriale del presidente della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, che ricorda che i migranti e i rifugiati sono i piccoli del Vangelo e che la Chiesa che li tutela e li accoglie «fa Vangelo».
Scrive il presidente: «È incredibile la critica mossa alla comunità cristiana, accusata di “buonismo” e di “fare politica” quando parla di accoglienza. La Chiesa non anima sentimentalismi e non fa politica: fa Vangelo. E da qui una visione di polis, di città umana e umanizzante. Alla fine della vita, infatti, saremo giudicati non sul potere, non sul successo, ma sull’amore».
Il numero si struttura in due sezioni.
Nella prima cinque brevi saggi che inquadrano il tema dentro i principali ambiti di missione pastorale e culturale della Fondazione Migrantes: immigrazione, rifugiati e richiedenti asilo, emigrazione, spettacolo viaggiante, rom, sinti e camminanti.
Nella seconda un focus dedicato alla presenza della Migrantes in Toscana (in collaborazione anche con Toscana Oggi), introdotto da un testo dell’arcivescovo di Firenze, mons. Gherardo Gambelli. Ogni anno, infatti, a rotazione, la Chiesa italiana individua una Regione ecclesiastica che segua e accompagni con particolare attenzione la Giornata.Non a caso, la S. Messa ufficiale della GMMR sarà celebrata il 27 settembre 2026 alle ore 11.00 nella Basilica di San Clemente in Santa Maria dei Servi a Siena e presieduta dall’arcivescovo di Siena-Colle Val D’Elsa-Montalcino e vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, il card. Augusto Paolo Lojudice, presidente della Conferenza episcopale toscana.
In molti contributi del numero speciale di Migranti Press, grande attenzione è dedicata, visto il tema della GMMR, alla condizione dei minori stranieri non accompagnati, con storie, testimonianze e dati.
La rivista contiene, inoltre, il manifesto per la Giornata, proposto e realizzato dalla Fondazione Migrantes per tutta la Chiesa italiana, anche in considerazione della “colletta obbligatoria”; e un sussidio liturgico staccabile. Tali materiali sono disponibili anche sul sito migrantes.it.
Il sommario completo
GMMR 2026 | Il messaggio
"Anche uno solo di questi bambini". Il Messaggio di Leone XIV per la 112a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.
GMMR 2026 | Editoriale
Migranti e rifugiati, i piccoli del Vangelo
mons. Corrado LoreficeGMMR 2026 | La voce del biblista
Ero bambino e mi avete accolto
Daniele SimonazziGMMR 2026
Anche uno solo di questi alunni
Simone M. Varisco
In pericolo e abbandonati. I minori stranieri non accompagnati
Mariacristina Molfetta
Bambine e bambini italiani nel mondo. La geografia della mobilità familiare
Marisa Fois e Delfina Licata
I figli del viaggio. Accoglienza, gioco e lavoro in un “circo aperto”
Alessandro Serena
Guardare oltre gli stereotipi. Giovani rom e sinti protagonisti del cambiamento
Vittorio Tavagnutti
GMMR 2026 | Sussidio liturgico
«Anche uno solo di questi bambini»
a cura di sr. Stella Joseph, mscsGMMR 2026 | Speciale Toscana
Non dimentichiamo l’ospitalità
mons. Gherardo Gambelli
Se il porto non è solo una banchina. La Toscana dell’accoglienza alla prova dei diritti
Bruno Lazzoni
L’accoglienza dei Msna in Toscana
Fiamma Andrei
«A me non piace la parola integrazione». Omar, dal Marocco al lavoro come educatore nel Sai
Fiamma Andrei
Custodi della gioia in viaggio. La pastorale silenziosa che abita le carovane
Sara Vatteroni e don Giovanni Martini
“Altro giro, altra corsa”. Il diritto alla scuola e al futuro per i ragazzi del viaggio
Ivonne Tonarelli
GMMR 2026 | Leggi e giurisprudenza
La legge italiana e i minori stranieri non accompagnati
Alessandro Pertici
3 Settembre 2026 - Ogni anno la Consulta dei Popoli di Salerno, insieme all'Ufficio Diocesano Migrantes, Caritas Salerno e alle comunità migranti del territorio, dà vita a un percorso di incontro, confronto e festa aperto a tutta la città. L'edizione 2026, GenerAzioni, racconta il passaggio tra generazioni e culture come una risorsa in movimento: tradizione e innovazione, radici e nuove opportunità. Lo fa in tre tappe.
Nella prima, il 5 settembre, la Consulta dei Popoli di Salerno va in trasferta a Napoli per un pomeriggio speciale all'insegna dell'incontro e della condivisione culturale. Un gemellaggio e uno scambio di esperienze tra i leader delle comunità migranti di Salerno e Napoli che collaborano con la Festa dei Popoli di Salerno. Un incontro nel Rione Sanità, tra i quartieri più storici, vivaci e multiculturali della città partenopea, per stringere nuovi legami e porre le basi per future collaborazioni.
Il 13 settembre a Salerno sarà il momento di "GenerAzioni concrete, un'intera giornata dedicata a Tavoli di Confronto, pensati come uno spazio d'azione partecipato, aperto e intergenerazionale, per rileggere il fenomeno migratorio nella società contemporanea. Oer trasformare il dialogo in proposte d'azione concrete, articolate in 5 ambiti d'interesse selezionati dalla Consulta dei Popoli di Salerno.
Infine, il 27 settembre, a Salerno, in concomitanza con la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, la Festa dei Popoli, l'evento conclusivo del percorso 2026: musica, culture, cibo e comunità insieme, per la festa di tutta la città di Salerno.
2 Settembre 2026 - Arriva a Cassano d’Adda, in provincia di Milano, un piccolo pezzo di una barca che racconta una tragedia immane. Nel febbraio del 2023, al largo delle coste calabresi, si consumava infatti la tragedia di Cutro. I volontari della Bottega del Mondo di Carcare, in provincia di Savona, hanno raccolto alcuni frammenti del barcone naufragato e li hanno custoditi in una speciale teca, facendola viaggiare di mano in mano attraverso i luoghi che praticano quotidianamente la solidarietà.
Ora questa testimonianza fa tappa a Cassano d’Adda. Grazie alla cooperativa Nazca Mondoalegre, la teca transiterà nelle Botteghe del territorio e sarà esposta dal 3 al 7 settembre 2026 presso la Bottega del Commercio Equo e Solidale (via Mazzini 13).
In concomitanza con l’arrivo della teca, giovedì 3 settembre alle 21.00, il salone della biblioteca di via Dante 4 ospiterà l’incontro aperto alla cittadinanza dal titolo "Memoria dal mare. L’eredità di Cutro e le domande che continuano a interpellare la nostra comunità". L’evento, organizzato in collaborazione con il Circolo Acli e la cooperativa LPK, vedrà la partecipazione di Simone Varisco (Fondazione Migrantes).
2 Settembre 2026 - Dal 1° settembre è chiuso, come annunciato già nei giorni precedenti da operatori e volontari, il Rifugio Fraternità Massi di Oulx, che dal 2018 è stato il principale presidio umanitario della frontiera alpina tra Italia e Francia. Sono venuti a mancare i contributi istituzionali.
L'Osservatorio permanente sui rifugiati, "Vie di fuga", ha pubblicato l’appello (e la richiesta d’aiuto) dei volontari dell’associazione "Sentieri solidali" diffuso alla vigilia della chiusura: “In questi giorni sono intervenuti numerosi giornali e TV, anche a seguito di una riunione tenutasi nei giorni scorsi presso la Prefettura. In alcuni casi i titoli sono stati molto ottimistici. Ma la riapertura del Rifugio Massi purtroppo non è dietro l’angolo". Se prima c’era "un posto fisico, caldo, protetto, strutturato con dei servizi", si legge nell'appello, dal 1° settembre non c'è più. "Il futuro è incerto e tutto da costruire. La Prefettura ha stabilito che la Croce Rossa allestirà strutture mobili temporanee per l’accoglienza notturna dei migranti. E’ una soluzione emergenziale per gestire i bisogni immediati in vista dell’autunno e dell’inverno.”.
Come spiegava già a metà agosto "Vie di Fuga", negli ultimi mesi il Rifugio era stato costretto a ridurre drasticamente l’attività, sospendendo l’accoglienza diurna. Quest’ultima si è spostata in strada, in un “presidio” formato da due container messi a disposizione dall’ONG Rainbow for Africa e trasportati dal Rifugio stesso alla stazione di Oulx. Uno è dedicato alle cure mediche e alla consulenza legale dalle 6.30 alle 10 di sera, l’altro è a disposizione dei volontari.
«Il clima rigido, - denuncia l’associazione On Borders, che segue da tempo l’evoluzione della frontiera alpina del Nordovest - le temperature sotto zero e poi la neve sono ormai tragicamente prossimi», e con la chiusura del Fraternità Massi «ritorneremo ad avere vittime tra un’umanità già troppo offesa. Abbiamo triste conoscenza di quanto la montagna possa essere severa: dal 2018, 11 morti e quattro dispersi fra le persone in cammino».
On Borders ha appena aggiornato in un sintetico rapporto il quadro della “rotta” migratoria dell’alta Valle di Susa. «La diminuzione degli arrivi non rappresenta un cambiamento strutturale della rotta alpina. Al contrario, oltre 4.000 persone hanno continuato a transitare in soli sei mesi, confermando Oulx come uno dei principali punti di attraversamento verso la Francia».
Conclude On Borders: «Il primo semestre del 2026 dimostra che la rotta alpina rimane un corridoio migratorio stabile e strategico. La lieve diminuzione degli arrivi non giustifica il ridimensionamento di un presidio umanitario essenziale per un’accoglienza dignitosa. Al contrario, l’aumento dei respingimenti, il mutamento delle nazionalità, la presenza di centinaia di minori e l’elevata vulnerabilità delle persone in transito confermano la necessità di rafforzare, e non ridurre, la capacità di accoglienza del Rifugio Fraternità Massi. La continuità di questo servizio rappresenta non solo una risposta umanitaria, ma anche uno strumento assolutamente necessario di tutela della salute pubblica, di prevenzione dei rischi lungo la frontiera e di garanzia dei diritti fondamentali delle persone migranti».
[caption id="attachment_80711" align="aligncenter" width="1024"] (foto: Rainbow for Africa/viedifuga.it)[/caption]
2 Settembre 2026 - Il 6 settembre, alle ore 21.00, la chiesa parrocchiale Santuario Diocesano Beata Vergine delle Grazie di Cartoceto (PU) aprirà le sue porte a un evento culturale e spirituale: lo spettacolo “Nûr – Luce. Forme inattese di dialogo interculturale”. Si tratta di un sprogetto di teatro sociale, ideato con la regia di Vito Minoia e curato dal Teatro Universitario Aenigma APS.
L’appuntamento offre un’occasione di riflessione e incontro, utilizzando l’arte scenica come veicolo privilegiato per stimolare il confronto, la conoscenza reciproca e l’abbattimento delle barriere culturali.
L’iniziativa, a ingresso libero, è promossa e sostenuta dalla diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola insieme all’Ufficio pastorale Migrantes e alla Fondazione Migrantes (Organismo pastorale della CEI), grazie ai fondi dell’8xmille della Chiesa Cattolica.
1 Settembre 2026 - Da oggi suor Alessandra Smerilli è ufficialmente il nuovo prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. Insieme a lei, iniziano oggi il proprio incarico anche mons. Jozef Barlaš, nuovo segretario del Dicastero, e il card. Fabio Baggio, c.s., nuovo pro-prefetto, con responsabilità speciale per il Centro di alta formazione "Laudato Si'". La nomina da parte di papa Leone XIV era stata comunicata lo scorso 30 giugno 2026.
Nel suo intervento di insediamento sr. Smerilli ha voluto ringraziare chi l'ha preceduta e chi l'accompagnerà in questo nuovo incarico, sottolineando che ciò che riceve non è "un ufficio vuoto", ma un Dicastero con una missione, un metodo e uno stile già consolidati: "Il nostro compito - ha detto - è essere ponte: un Dicastero che collega, e che non costruisce recinti. I recinti sono la tentazione permanente di ogni istituzione; i ponti sono la nostra vocazione".
La Fondazione Migrantes augura buon lavoro a suor Smerilli, a mons. Barlaš e al card. Baggio in questo nuovo servizio alla Chiesa e alle Chiese locali di tutto il mondo.
[caption id="attachment_80680" align="aligncenter" width="1024"] Sr. Alessandra Smerilli (foto: Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale)[/caption]
24 Agosto 2026 - C'è una montagna all'orizzonte. Prendiamo un binocolo per osservarla meglio, ma l'immagine è sfocata. Le lenti non sono ancora regolate. Solo mettendo a fuoco riusciamo a distinguere i dettagli, a riconoscere i sentieri, a capire dove conduce quella strada che da lontano sembrava indistinta.
Anche le emozioni assomigliano a quel binocolo. Sono le lenti attraverso cui leggiamo la realtà: la gioia di un incontro, la paura di una scelta, la rabbia per un'ingiustizia, l'attesa di qualcosa che speriamo si compia. Ci parlano di noi, dei nostri desideri più profondi, delle ferite che ci abitano e delle relazioni che danno significato alla nostra vita. Ma, da sole, non bastano. Hanno bisogno di essere messe a fuoco perché possano aiutarci a riconoscere ciò che è vero, ciò che è bello e ciò che rimane.
Viviamo in un tempo che ci invita continuamente a provare emozioni, ma raramente ci insegna ad ascoltarle. Eppure, proprio da questo ascolto può nascere una conoscenza più autentica di sé e un rapporto più profondo con Dio. La tradizione cristiana non ha mai contrapposto ragione ed emozione: al contrario, insegna che il cuore, quando è educato, diventa una via privilegiata per incontrare la verità.
Da questa convinzione nasce Il Sentiero dell'Anima, il percorso digitale gratuito promosso dal Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa cattolica della Conferenza Episcopale Italiana.
L'iniziativa propone un cammino semplice, ma intenso. Dopo l'iscrizione, ogni quattro giorni arriva una mail che accompagna il lettore nella rilettura delle proprie emozioni e delle esperienze quotidiane alla luce del Vangelo. Parabole contemporanee, testimonianze di santi e luoghi simbolici diventano strumenti per imparare a dare un nome a ciò che si vive, scoprendo che le emozioni non sono un ostacolo alla fede, ma uno dei luoghi nei quali Dio continua a parlare all'uomo.
I Vangeli, del resto, raccontano un Gesù profondamente umano. Gioisce con gli amici, si commuove davanti al dolore, piange per la morte di Lazzaro, prova indignazione di fronte all'ipocrisia, sperimenta l’angoscia nel Getsemani. Seguirlo significa imparare ad abitare anche il proprio mondo affettivo, senza subirlo né reprimerlo, ma lasciandolo diventare una strada di maturazione.
Il percorso, però, conduce anche oltre. Quando impariamo a rileggere con sincerità la nostra storia, ci accorgiamo che non siamo diventati ciò che siamo da soli. La nostra vita è attraversata da volti, incontri, parole, gesti di persone che ci hanno sostenuto nei momenti decisivi.
Per molti, tra questi volti ci sono anche quelli dei sacerdoti. Li incontriamo nei momenti più importanti dell’esistenza: quando nasce un figlio, quando ci si sposa, quando si attraversa una malattia, quando si perde una persona cara. Li troviamo accanto ai giovani, agli anziani, alle famiglie, a chi vive la solitudine o la fragilità. Una presenza spesso discreta, quasi nascosta, ma capace di costruire quotidianamente relazioni, comunità e speranza. Ed è proprio qui che il cammino trova il suo approdo più naturale: la riconoscenza.
La gratitudine autentica non rimane un sentimento intimistico. Quando riconosciamo il bene ricevuto nasce spontaneamente il desiderio di custodirlo e di renderlo possibile anche per altri. La riconoscenza, allora, diventa responsabilità. Per questo, al termine del percorso, viene proposto un gesto concreto: sostenere i sacerdoti con un'offerta libera. Non come semplice contributo economico, ma come espressione di una gratitudine che si traduce in condivisione e permette a tanti sacerdoti di continuare la loro missione di ascolto, prossimità e servizio.
In questo senso, Il Sentiero dell'Anima è molto più di un itinerario digitale. È un invito a guardare dentro di sé per imparare a guardare meglio anche gli altri. Perché ogni autentico cammino spirituale conduce sempre fuori da sé: verso relazioni più vere, una fede più consapevole e una gratitudine che trova il coraggio di diventare gesto.
20 Agosto 2026 - Nel XII secolo, il monaco sassone Ugo di San Vittore scriveva nel suo monumentale Didascalicon che «l’uomo che considera dolce la propria patria è ancora un tenero principiante; colui per il quale ogni territorio è come il proprio suolo natio è già forte; ma perfetto è colui per il quale l’intero mondo è come una terra straniera».
Otto secoli dopo, l’intellettuale palestinese Edward Said, nel suo Reflections on Exile, affermava, riflettendo su esilio e migrazione, che considerare il mondo come un luogo a noi estraneo «rende possibile l’originalità della visione», un’elasticità mentale capace di dar conto della pluralità di culture, usi e costumi entro la quale navighiamo quotidianamente.
In questo senso, il ciclo di incontri “Ti presento la mia terra”, promosso a partire dallo scorso mese di febbraio presso il Centro internazionale studenti “Giorgio La Pira” di Firenze nella cornice dello Spazio Giovani – che riunisce studenti da tutto il mondo in un clima informale di socializzazione e divertimento –, fornisce un’occasione imperdibile per approfondire la conoscenza di Paesi e culture lontane.
Le regole d’ingaggio sono presto dette: ogni giovedì sera, un giovane presenta la propria nazione, svelandone aspetti relativi a società, costumi, lingua, religione e cibi. A inaugurare il fitto calendario di incontri con l’Altro, Argentina e Germania, per continuare poi con il Perù e il Sud Sudan, fino ad arrivare, viaggiando con la mente e il cuore, alla Palestina e al Pakistan.
Accompagnandosi con immagini, video e canzoni, ogni studente guida per mano gli altri verso la scoperta, individuale e originale, della propria terra d’origine, dalla quale si sono dovuti distaccare momentaneamente per ragioni differenti.
Le varie presentazioni vanno, così, a costruire un colorato mosaico di ricordi, emozioni e percezioni che non parlano solo di un territorio punteggiato di città, case, monumenti, ma di un ventre materno, un profumo, un cibo, restituendo il senso di una lontananza nostalgica. A metà tra un punto d’origine e molteplici prospettive d’arrivo, gli “esiliati” della contemporaneità si muovono tra più dimensioni e appartenenze.
Questa simultaneità di sguardi – verso il proprio Paese e verso Paesi altri – è un antidoto efficace contro giudizi superficiali e sbrigativi, pietra angolare per costruire una consapevolezza che, partendo dalle identità singole, cerca di fondare un’appartenenza comune, non omogenea, ricca allo stesso tempo di sfaccettature diverse e punti di contatto preziosi.
Particolare rilievo hanno avuto le presentazioni di Paesi che, in questo momento storico, stanno vivendo situazioni di conflitto e crisi umanitaria. Durante la presentazione della Siria, le immagini del ricco patrimonio monumentale – dalla cittadella di Aleppo a Palmira – hanno gettato luce su un Paese diverso rispetto a quello che siamo abituati a immaginare.
Spostandoci in Palestina, è stato evocato il forte sentimento di attaccamento alla terra di quel popolo, rappresentato dall’albero di ulivo, simbolo nazionale di una lotta contro lo sradicamento e la dimenticanza, lotta fatta anche di piccoli gesti dal grande significato culturale: la condivisione del cibo, i balli tradizionali, l’arte del ricamo.
L’Afghanistan ha fatto sventolare la sua bandiera che, dal nero dell’oscurità causata dal dramma della guerra, degrada verso il verde, colore della speranza, riflessa in particolare nei volti dei suoi giovani uomini e donne.
L’Etiopia, tormentata in anni recenti da una dolorosa guerra civile, si è mostrata attraverso le sue celebrazioni religiose collettive, le candide tuniche bianche dei fedeli intenti a festeggiare la Pasqua ortodossa, le tremule candele di una notte che si fa giorno e segna la vittoria della luce sulle tenebre.
“Ti presento la mia terra” ha fornito la possibilità di andare oltre le immagini di morte e devastazione troppo spesso presentate quali unica chiave interpretativa di intere regioni del mondo, mantenendo comunque un’attenzione verso le pressanti istanze di pace, uguaglianza e rispetto del diritto emerse dalle voci dei giovani studenti stranieri. (Vanni Rosini | “Migranti Press” 6 2026)