20 Marzo 2026 - Sabato 21 marzo 2026 presso l’Istituto Teologico S. Tommaso di Messina (via del Pozzo, 43) è in programma un Forum dal titolo "La tutela della persona dell'immigrato". Si tratta di un evento formativo del 28° Master in Bioetica e Sessuologia, diretto dal prof. don Gianni Russo sdb.
Dopo i saluti iniziali, il diacono Santino Tornesi, direttore dell'Ufficio Migrantes dell’arcidiocesi di Messina-Lipari-S. Lucia del Mela e direttore dell’Ufficio regionale per le migrazioni della CESi, aprirà i lavori. Ci guiderà nella comprensione della mobilità umana attraverso la documentazione scientifica fornita dagli organismi della Chiesa italiana, permettendoci di valutare in modo ragionevole e consapevole questo fenomeno.
Successivamente, la professoressa Paola Scevi, direttrice del Master in Diritto delle migrazioni e presidente del Corso di laurea magistrale in Diritti umani, migrazioni e cooperazione internazionale presso l’Università degli studi di Bergamo, affronterà il tema della tutela della persona migrante, esplorando il delicato equilibrio tra dignità umana e le evoluzioni del quadro normativo multilivello.
A condurre i lavori sarà il prof. Dino Calderone, docente di Storia e filosofia, specializzato in Bioetica e Sessuologia.
Primo Piano
Via Crucis per l’Ucraina a Roma nella Cattedrale di Santa Sofia. Mons. Felicolo: “Con gli ucraini, accanto a tutte le croci del mondo”
20 Marzo 2026 - Una Via Crucis per l’Ucraina nella Cattedrale di Santa Sofia a Roma dove si è fatta memoria dei morti in guerra ma si è anche pregato per la fine della guerra e l’instaurazione di una pace giusta. Si è svolta domenica scorsa alla presenza di fedeli e autorità pubbliche, civili ed ecclesiastiche.
La lettura delle riflessioni è stata letta in italiano e in ucraino mentre diplomatici di diversi paesi si sono alternati nella recita del “Padre Nostro” e dell’Ave Maria” nelle rispettive lingue madri (macedone, serbo, francese, italiano, spagnolo, inglese, tedesco) a simboleggiare la preghiera comune dei popoli per l’Ucraina.
Nel corso della funzione, davanti alla Croce sono stati posti oggetti appartenenti ai bambini ucraini morti a causa dell’aggressione russa. Sono state collocate anche capsule contenenti terra proveniente da diverse regioni dell’Ucraina: Kherson, Kharkiv, la regione di Sumy e il Donbass.
Alla Via Crucis ha partecipato anche una delegazione della Fondazione Migrantes, composta dal direttore generale, mons. Pierpaolo Felicolo, e dal direttore dell'Ufficio Migrantes di Roma. don Pietro Guerini.
Mons. Felicolo ha spiegato così all'agenzia Sir il significato della loro presenza alla Via Crucis: “È ciò che la Fondazione Migrantes fa da tempo accanto alla comunità ucraina: esserle vicina in molte situazioni. Siamo presenti, ad esempio, nel rimpatrio delle salme di chi muore qui, e offriamo aiuti, medicine e sostegno di quanti sono vittime della guerra e della violenza.
In questo caso ci è sembrato giusto e opportuno fermarci a pregare insieme, nella celebrazione della Via Crucis, accanto al Signore e accanto a tutte le croci del mondo, compresa quella che la comunità ucraina porta con sé: la guerra, la violenza, la morte, la povertà. Perché la guerra è, in fondo, la madre di tutte le povertà. Essere vicini significa anche pregare: pregare per loro e pregare con loro. È stato un momento molto intenso, semplice ma profondamente significativo”. (fonte: M. Chiara Biagioni / SIR)
Lussemburgo, “Mobilità italiana e lavoro in Europa e Lussemburgo”
20 Marzo 2026 - Domenica 22 marzo, dalle ore 14, nell'ambito della 43ma edizione del Festival delle migrazioni, delle culture e della cittadinanza, si terrà in Lussemburgo (Luxexpo-Kirchberg) una conferenza sul tema "Mobilità e lavoro degli italiani in Europa e in Lussemburgo", con la relazione di Delfina Licata (Fondazione Migrantes), sociologa e curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo.
Sono previsti i saluti di:
- Giuseppe Peri, responsabile dipartimento Estero Inca-Cgil.
- Paola Cairo, presidentessa PassaParola asbl.
- Roberto Serra, presidente Circolo ricreativo e culturale "E. Curiel".
- Antonio Libonati, segretario Partito democratico Lussemburgo.
- Beppe De Sario, ricercatore della Fondazione "Di Vittorio"
- Edoardo Pizzoli, ricercatore dell'Università del Lussemburgo.
Il programma completo della giornata.
“Migranti Press” 2 2026 | In copertina: quando restare è impossibile. Chi sono i “migranti climatici”?
19 Marzo 2026 - Il nuovo numero di Migranti Press, il mensile della Fondazione Migrantes, propone in copertina la questione dei migranti climatici, con un mini-reportage di Stefania Divertito che permette di cogliere il legame tra crisi ambientale, disuguaglianze di genere e lacune normative. Con un piccolo focus sugli sfollati interni in Italia, a causa di eventi estremi.
In evidenza, poi, l’editoriale “La sicurezza dei numeri e l’eclissi dei diritti” firmato da Gazmir Cela – responsabile dell’area cittadinanza di Ciac onlus e al tempo stesso migrante residente in Italia –, che analizza gli effetti del recente “Decreto Sicurezza”.
Il suo sguardo, tecnico ed esperienziale insieme, mette in luce il rischio più profondo della nuova normativa: l’eclissi delle garanzie fondamentali di tutti noi in nome dell’efficienza amministrativa, che trasforma la tutela dei diritti in statistica e la vulnerabilità in irregolarità. Da leggere insieme al commento sul cosiddetto “ddl immigrazione” di Stefania N’Kombo José Teresa, già pubblicato su migrantesonline.it.
E poi, gli altri contenuti del numero:
- L’altro editoriale. “Parola e parole per risorgere”: il percorso quaresimale di libertà e rigenerazione spirituale proposto dalla Conferenza episcopale italiana.
- “Quattro pezzi da 20”. Una graphic novel per sensibilizzare i giovani sul tema della tratta. Con una proposta didattica.
- Dimmi dove vivi: perché la conoscenza della lingua e del territorio sono decisive per l’inclusione dei migranti. Alcune buone pratiche.
- La seconda puntata della rubrica “Parole in fuga”, si concentra per la seconda volta sulla parola “tempo”: le implicazioni delle procedure accelerate in materia di asilo.
- L’Italia fuori dall’Italia. Ispirata dal Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, la testata diocesana online Clarus sta raccontando storie di mobilità italiana all’estero tra radici, talento e ricerca di futuro.
- Progetti. Cinema aldilà del muro: “Cinelà”, il Festival del cinema africano a Verona che unisce in una giuria speciale anche studenti e detenuti.
- E poi le nostre rubriche fisse: “Leggi e giurisprudenza”, le “Brevi” e le “Segnalazioni” di libri, film, arte, musica.
“Oggi chi è il mio prossimo”. Presentato il Secondo Rapporto Europeo sullo stato dell’equità in salute. L’intervento del card. Zuppi
18 Marzo 2026 - Presentato a Roma il Secondo Rapporto Europeo sullo stato dell’equità in salute (HESRi2), nell’ambito dell’evento “Oggi chi è il mio prossimo”, organizzato dal Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee), dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
Tra i relatori, il presidente della Cei, il card. Matteo Zuppi con un intervento su “Il ruolo delle Conferenze Episcopali nazionali alla luce dei cambiamenti sociali ed economici che impattano sulla salute in Europa”.
"Quando si intendono cercare le migliori condizioni di salute per i popoli europei - ha detto il card. Zuppi -, non possiamo non fare riferimento alla storia del Continente europeo: gli ospedali, i lazzaretti, le strutture di ricovero nascono dal senso cristiano di voler dare una risposta alla domanda: chi è mio fratello? [...] La memoria si fa presente a noi per indicarci l’esigenza di andare nella direzione di un rinnovato senso di corresponsabilità, di superamento dei confini nazionalistici, di egoismi tecnologici o economici.
Se molti problemi rimangono aperti, il settore sanitario si presta ad una osservazione fondamentale nella sua semplicità: i virus ed i batteri non conoscono frontiere o dazi doganali; così come non riconoscono i brevetti industriali. L’attenzione come Conferenze Episcopali che possiamo avere è quella di scoprire ogni giorno che la cura della salute è molto più globale di quanto si possa immaginare. La pace dei popoli passa dal riconoscere la dignità di ogni vita umana, fin dal suo manifestarsi [...]"..
Libri, “Sacri, santi e inviolabili”: la storia e l’identità dei Caminanti di Sicilia, tra memoria, tradizioni e futuro
18 Marzo 2026 - Sacri, santi e inviolabili di Vittorio La Monica e Rita Mirabella – collana “Quaderni Migrantes” di Tau editrice – è un viaggio dentro la storia e l’identità dei Caminanti di Sicilia, una comunità nomade a lungo invisibile e fraintesa.
È un libro anch’esso nomade, a metà strada tra ricerca storica, antropologia e letteratura di testimonianza. Qui non si racconta “dei Caminanti”, ma “con i Caminanti”: attraverso voci, ricordi e immagini che si intrecciano in un’unica narrazione corale.
“Essi sono Comunità, refrattaria e resiliente «alle forze disgreganti» della nostra cultura massificante e “scartante”. Essi sono volti”, come scrive nella sua Prefazione l’arcivescovo di Palermo, S.E.R. mons. Corrado Lorefice. Membro della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei. “Questo lavoro ci apre nuovi orizzonti e ci chiede l’impegno di farci anche noi ‘Caminanti’, compagni di strada con chi, per vie spesso irte e accidentate – ma comunque, come le nostre, umane –, continua il proprio cammino esistenziale su una trazzera polverosa, su una Provinciale o Statale dell’Isola e della Penisola, piuttosto che negli anfratti della sua coscienza”.
Fotografie in bianco e nero e parole di cento colori restituiscono i cardini della loro esistenza: la famiglia come nucleo vitale, il ruolo spesso silenzioso ma centrale delle donne, i mestieri tradizionali, il gergo segreto del baccagghiu, l’organizzazione sociale, la spiritualità.
Un racconto che dai carretti di fine Ottocento arriva fino a TikTok e all’iperconnessione dei nostri giorni, mostrando come i Caminanti stanno rimodellando la propria fisionomia. Le storie, i ricordi, le aspirazioni, le trasformazioni di questa comunità misteriosa finiscono così per arricchire il racconto della Sicilia (e dell’Italia intera) di una voce che è quella di una popolazione rimasta finora ai margini. Mettersi in ascolto significa impedire che uomini, donne e bambini attraversino la storia senza essere riconosciuti, senza che la loro parola trovi spazio e durata.
Gli autori:
- RITA MIRABELLA. Fotografa e scrittrice che da anni documenta la vita e la cultura dei Caminanti di Sicilia.
- VINCENZO LA MONICA. Scrittore e operatore sociale, attivo da anni nel campo delle migrazioni presso la diocesi di Ragusa.
In libreria dal 30 marzo 2026.
E sul sito Tau editrice: https://www.taueditrice.it/libro/sacri-santi-e-inviolabili/
Info: info@editricetau.com
Verona, si apre la 45ma edizione di “Cinelà”, il festival di cinema africano e oltre, con la sezione “Viaggiatori&Migranti”
18 Marzo 2026 - Si apre giovedì 19 marzo (e fino al 22) a Verona, al Cinema teatro San Massimo, la 45esima edizione di Cinelà, festival di cinema africano e oltre con la sezione Viaggiatori&Migranti, dedicata alla sensibilizzazione e all’informazione sul fenomeno delle migrazioni.
La rassegna, che è sostenuta anche dalla Fondazione Migrantes, torna anche quest’anno con una selezione di quattro lungometraggi, che offrono uno sguardo privilegiato sulle migrazioni interne ed esterne al continente africano, per raccontare la complessità delle partenze, degli arrivi e dei percorsi di permanenza.
"Il Festival è nato con l’obiettivo di offrire uno sguardo consapevole e approfondito sui contesti africani, per superare stereotipi e generalizzazioni ancora molto diffuse. E il cinema, in questo senso, rappresenta uno strumento privilegiato per restituire un’immagine reale delle Afriche. – afferma don Giuseppe Mirandola, direttore dell'Ufficio Migrantes della diocesi di Verona e presidente del Comitato di Cinelà - Le migrazioni hanno sempre accompagnato la storia dell’umanità, ma negli ultimi decenni sono diventate un tema sempre più centrale anche per il nostro Paese.
Per questo il Festival ha scelto, ancora 30 anni fa, di dedicare particolare attenzione a questo fenomeno, utilizzando il linguaggio cinematografico per raccontare i percorsi, le esperienze e le storie dei cammini migratori. L’intento è contribuire a diffondere una conoscenza più consapevole di queste realtà e favorire una riflessione pubblica su queste tematiche che, con il passare del tempo, si rivelano sempre più complesse”.
In occasione dell’apertura del Festival, giovedì 19 marzo, sarà presente in sala per i saluti istituzionali, Marta Ugolini, assessora alla Cultura del Comune di Verona. Il primo film della rassegna sarà LA MER AU LOIN (Marocco, Belgio, Francia - 2024) di Saїd Hamich Benlarbi.
Le proiezioni si terranno alle ore 21.00.
Costo del biglietto: Intero: 6 euro - Ridotto: 4 euro
ℹ️ Tutte le info: www.cinemafricano.it
Quaresima, a Capaccio (SA) Santa Messa e Via Crucis per i fedeli cattolici di diverse nazionalità
18 Marzo 2026 - Un momento di preghiera, comunione e testimonianza di fede condivisa. Domenica 22 marzo 2026, presso il Santuario del Getsemani di Capaccio (SA), si terrà l’Incontro di Quaresima delle comunità etniche, promosso dall’Ufficio Migrantes dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno.
L’iniziativa riunirà fedeli cattolici provenienti da diverse nazioni presenti nel territorio diocesano per vivere insieme un momento significativo del cammino quaresimale. L’appuntamento rappresenta un segno concreto dell’impegno pastorale della Chiesa locale nell’accompagnare spiritualmente le persone migranti e nel favorire l’incontro tra culture diverse all’interno della stessa comunità ecclesiale.
Il programma della giornata prevede il raduno dei partecipanti alle ore 10.00 presso il Santuario. Alle 10.30 sarà celebrata la Santa Messa, seguita dalla Via Crucis comunitaria, momento di meditazione e preghiera sul mistero della Passione di Cristo.
L’invito a partecipare è rivolto alle comunità etniche cattoliche, ai sacerdoti, ai religiosi, agli operatori pastorali e a tutti i fedeli dell'Arcidiocesi di Salerno.
“Discriminata-Mente”. Un incontro e una serie di podcast del Centro Astalli sulle discriminazioni che accomunano disagio mentale e migrazioni
17 Marzo 2026 - Le parole che usiamo per descrivere la sofferenza psichica e le persone migranti non sono mai neutre. Possono escludere, stigmatizzare, rendere invisibili — o al contrario aprire spazi, restituire dignità, costruire relazioni.
“Discriminata-Mente. Il linguaggio discriminante e le ferite invisibili del disagio mentale” è un momento di riflessione pubblica su come il linguaggio discriminante agisce nella vita quotidiana di chi convive con un disagio mentale e di chi ha attraversato una migrazione — spesso le stesse persone. L'incontro - promosso dal Centro Astalli, in collaborazione con il Centro SAMIFO ASL Roma 1, - serve per ragionare insieme su parole, rappresentazioni e responsabilità: di chi cura, di chi comunica, di chi fa politica, di chi incontra l’altro ogni giorno.
Si tiene mercoledì 18 marzo 2026 dalle ore 11 presso il Complesso monumentale del Santa Maria della Pietà, a Roma (Sala Basaglia – presso il Padiglione 26, Piazza Santa Maria della Pietà, 5).
Intervengono:
Sullo stesso filone, Negli stessi giorni il Centro Astalli lancia una serie podcast - “Discriminata-Mente. Le ferite invisibili della discriminazione” - per conoscere e riflettere sulla doppia discriminazione vissuta da molte persone migranti con traumi e disturbi psichici, tra testimonianze dirette e il contributo di esperti. Il podcast affronta il tema della doppia discriminazione che colpisce molte persone migranti con traumi e disturbi psichici: da un lato il peso delle esperienze di violenza, fuga e perdita, dall’altro lo stigma e le difficoltà di accesso ai servizi e ai percorsi di cura. Attraverso il contributo di operatori sociali, esperti e giornalisti, insieme alle testimonianze dirette di persone rifugiate, la serie propone uno spazio di ascolto e approfondimento per comprendere meglio il rapporto tra migrazione, salute mentale e discriminazione.
- Valeria Della Valle, linguista, accademica e saggista italiana;
- Giancarlo Santone, Direttore UOSD Centro SAMIFO, ASL Roma 1;
- p. Camillo Ripamonti, Presidente Centro Astalli.
Sullo stesso filone, Negli stessi giorni il Centro Astalli lancia una serie podcast - “Discriminata-Mente. Le ferite invisibili della discriminazione” - per conoscere e riflettere sulla doppia discriminazione vissuta da molte persone migranti con traumi e disturbi psichici, tra testimonianze dirette e il contributo di esperti. Il podcast affronta il tema della doppia discriminazione che colpisce molte persone migranti con traumi e disturbi psichici: da un lato il peso delle esperienze di violenza, fuga e perdita, dall’altro lo stigma e le difficoltà di accesso ai servizi e ai percorsi di cura. Attraverso il contributo di operatori sociali, esperti e giornalisti, insieme alle testimonianze dirette di persone rifugiate, la serie propone uno spazio di ascolto e approfondimento per comprendere meglio il rapporto tra migrazione, salute mentale e discriminazione.
La Chiesa dei fieranti e dei circensi. Al via il Forum ecumenico europeo della pastorale della “gente del viaggio”
17 Marzo 2026 - Ha avuto inizio a Roma (17-18 marzo 2026), il Forum delle organizzazioni cristiane per la pastorale del circo e del luna park, di cui la Fondazione Migrantes fa parte.
La preghiera del mattino, proposta dalla delegazione italiana, è stata sollecitata dalla lettura del Vangelo delle nozze di Cana (Gv 2, 1-11): "Come possiamo essere portatori di gioia e di festa assieme alla gente del viaggio? Importanti sono i tre verbi del “segno di Cana”, riempite, prendete (attingete) e portate. Siamo chiamati a riempire la nostra vita di Parola di Dio e di conoscenza della vita e del lavoro dei nostri fratelli fieranti e circensi; prendere (attingere), cioè fare nostro per portare agli altri, comunicando la gioia e la festa del Vangelo".
Dopo l'apertura ufficiale, con la relazione del segretario generale e del vice-segretario generale del Forum e la presentazione delle attività socio-pastorali dei Paesi rappresentati, il prof. Harris Pakkam sdb ha tenuto una relazione sul tema “L’Intelligenza artificiale e il mondo dei viaggianti”. Ha ricordato che "il cristianesimo è religione dell’Incarnazione, in un mondo sempre più virtuale, il circo resta un segno potente dell’umano incarnato" e che nell'azione pastorale verso la gente del viaggio "il cappellano che visita il campo, il sacerdote che celebra la Messa nel tendone, il catechista che si siede con i ragazzi — questo è insostituibile. L'IA può aiutarci a preparare quei momenti, a moltiplicarne l'effetto, a continuare il dialogo quando la distanza separa".
Nella giornata di mercoledì 18 marzo, dopo la partecipazione all’Udienza generale del Santo Padre, la relazione di don Mirko della Torre sul tema “Una Chiesa sinodale tra fieranti e circensi”. "Tenendo conto del nostro agire pastorale tra le carovane", don della Torre ha proposto anche un modo per "rileggere e interpretare i tre verbi suggeriti da papa Francesco per una chiesa sinodale, calandoli nella quotidianità della vita dei fieranti e dei circensi: incontrare, ascoltare e discernere".
San Severo (FG), Caritas e Migrantes sull’omicidio nel ghetto dei braccianti: “Segno di un sistema che produce invisibilità”
17 Marzo 2026 - Lo scorso venerdì, 13 marzo 2026, a San Severo (FG), un 20enne originario del Gambia è stato trovato senza vita nel ghetto "L’Arena", in contrada Sant’Elia, che ospita braccianti e lavoratori stagionali. Il ragazzo sarebbe stato colpito più volte, alla testa, con un martello durante un litigio scoppiato verosimilmente con un altro ospite della struttura.
Tra le reazioni, quella della Chiesa locale per voce di Caritas e Ufficio Migrantes della diocesi di San Severo, che in una nota intendono restituire un volto e una dignità almeno dopo la morte al giovane ucciso, oltre le descrizioni sommarie e stereotipate. E sottolineano che "dietro questa tragedia c’è una realtà che da troppo tempo conosciamo e denunciamo: il ghetto".
Un luogo che, secondo don Andrea Pupilla (Caritas) e don Nazareno Galullo (Migrantes), che hanno firmato la nota, "non è semplicemente un insediamento informale. È uno spazio di marginalità estrema, fatto di baracche, sporcizia, isolamento, precarietà e invisibilità. Un luogo lontano dagli occhi della città e spesso anche dal cuore della società".
"Come Migrantes e Caritas - continua la nota -, quel luogo lo conosciamo bene. Da tempo lo frequentiamo per offrire ascolto, orientamento per i permessi di soggiorno, aiuti materiali e soprattutto prossimità umana e spirituale. Non raramente incontriamo storie di grande sofferenza, ma anche di dignità e desiderio di futuro. Per questo la morte di questo ragazzo non è solo una tragedia individuale. È anche il segno di un sistema che produce invisibilità. Questa morte ci interpella tutti".
“E invece noi come discepoli di Gesù Cristo…”. Le parole di papa Leone sull’accoglienza dei migranti
16 Marzo 2026 - Papa Leone, da Vescovo di Roma, ha cominciato una serie di visite in alcune parrocchie della Capitale. Nel corso della sua visita alla Parrocchia "Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo", domenica 15 marzo, durante l'incontro con anziani e ammalati, il Santo Padre ha offerto una riflessione molto importante sullo spirito di accoglienza dei cristiani e della comunità cristiana in questo tempo, in particolare verso le persone migranti.
"Il card. Baldo Reina mi stava dicendo un momento fa, che ci sono un centinaio di parrocchie a Roma dove c’è questa accoglienza, anche dopo scuola, cioè la possibilità per le famiglie dei migranti che possono trovare un luogo, un posto, forse cominciando con lo studio dell’italiano, ma anche con altri aiuti, per integrarsi nella società.
Vorrei sottolineare il grande valore di questo gesto, perché sappiamo – e non solo in Italia, ma in tante parti del mondo oggi, - un nuovo atteggiamento si sta presentando dove vogliono chiudere porte, dove vogliono dire: 'Basta! Che non vengano altri!'. E invece noi come discepoli di Gesù Cristo sappiamo che il Vangelo ci chiama a vivere uno spirito diverso. Il Vangelo ci dice che quando Gesù si presenta e dice: “Sono straniero. Voi mi avete accolto”. E questo è un gesto che facciamo a tutte le persone che rappresentano veramente Gesù Cristo in mezzo a noi. E allora vi ringrazio per questo bellissimo servizio. Vorrei incoraggiare quelli che vengono...".
A Roma l’incontro annuale del Forum europeo per l’animazione pastorale del circo e del luna park
13 Marzo 2026 - Si terrà quest'anno a Roma nei giorni 17 e 18 marzo 2026, presso l’hotel “TH Roma Carpegna Palace”, l'incontro annuale del Forum delle Organizzazioni cristiane per l'animazione pastorale dei circensi e dei lunaparchisti, di cui la Fondazione Migrantes fa parte.
In programma la presentazione delle attività socio-pastorali dei Paesi europei rappresentati; una relazione su "L'Intelligenza Artificiale e il mondo dei viaggianti"; una riflessione su "Una Chiesa sinodale tra fieranti e circensi". Previsto anche un incontro al Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e la partecipazione all'udienza generale del Santo Padre.
ℹ️ Per informazioni: spettacoloviaggiante@migrantes.it
Presentato il volume “Crescere expat”. Mons. Felicolo: “Un’immagine onnicomprensiva dell’Italia ‘internazionale’ del futuro”
12 Marzo 2026 - È stato presentato a Roma, presso la Sala stampa della Camera dei deputati, il volume Crescere expat. Famiglie italiane in giro per il mondo (Tau editrice) di Eleonora Voltolina, frutto di una ricerca promossa e finanziata dalla Fondazione Migrantes.
Il testo analizza cosa significhi costruire o far crescere una famiglia fuori dall’Italia, esplorando la quotidianità delle italiane e degli italiani e dei loro figli, per mostrare opportunità, difficoltà e cambiamenti culturali legati alla scelta di una vita, o di una parte della propria vita, all’estero.
A interloquire con l'autrice, il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo e il vicepresidente del Gruppo del Partito Democratico alla Camera, Toni Ricciardi. Ha moderato l'incontro la giornalista Rai, Veronica Fernandes.
L'intervento del direttore generale delle Fondazione Migrantes si è concentrato, in particolare, su quattro questioni che emergono nel libro.
La prima: le famiglie sono sempre più mobili e si inseriscono a pieno titolo all’interno del più ampio contesto della mobilità italiana. In considerazione di questa mobilità, il concetto di casa cambia: non è un luogo fisico univoco e statico. In terza istanza, e di conseguenza, il bilinguismo e/o il plurilinguismo rappresentano un dono cognitivo immenso. La lingua italiana è spesso essenziale nel legame emotivo genitore-figlio, si prova a preservarla. Infine, è stata sottolineata la rilevanza della rete. Alla rete degli affetti lasciata in Italia, si unisce quella che si è capaci di creare e ricreare nel Paese estero.
"Nel libro - ha detto mons. Felicolo - la parola è lasciata ai protagonisti, che si mettono in gioco, che investono nel loro futuro e si vedono confrontati a sfide, che talvolta sono sottoposti a rinunce. Persone che, allo stesso tempo, non perdono mai la speranza. Chi parte ha senza dubbio per compagna di viaggio una profonda speranza, forgiata dalla fatica, dalla nostalgia, dalla capacità di ricominciare, dal sogno di una vita migliore per sé e per i propri figli.
Le famiglie, con la loro forza, sono in grado di costruire ponti e di essere un ponte, un contatto tra Paesi. Un ruolo a cui questo lavoro rende merito, riflettendo sulle famiglie e con le famiglie e restituendo un’immagine onnicomprensiva, dando misura dell’Italia di oggi all’estero e di quella che sarà l’Italia 'internazionale' del futuro oltre i confini della Penisola".
In Crescere expat. Famiglie italiane in giro per il mondo, Eleonora Voltolina presenta oltre 30 istantanee per offrire uno spazio di rappresentanza a una sterminata varietà di situazioni. Storie intrecciate ai risultati di una ricerca cui hanno partecipato oltre 1.200 genitori italiani residenti all’estero.
Sul sito della Camera dei deputati il video integrale della presentazione.
In Crescere expat. Famiglie italiane in giro per il mondo, Eleonora Voltolina presenta oltre 30 istantanee per offrire uno spazio di rappresentanza a una sterminata varietà di situazioni. Storie intrecciate ai risultati di una ricerca cui hanno partecipato oltre 1.200 genitori italiani residenti all’estero.
Il libro è disponibile sia nel tradizionale formato cartaceo https://www.taueditrice.it/libro/crescere-expat/
sia in versione ebook https://www.amazon.it/dp/B0GHZRQBW9/
La salute nei centri di detenzione per immigrati. Un rapporto dell’OMS
11 Marzo 2026 - Un rapporto pubblicato nel mese di gennaio 2026 dalla Organizzazione mondiale della sanità (Oms) denuncia che i migranti, i richiedenti asilo e gli altri cittadini stranieri detenuti nei Centri per l'immigrazione vivono in condizioni sociali e ambientali dannose, che comportano conseguenze negative per la salute. Intanto, il ricorso alla detenzione è in aumento a livello globale.
Gli standard universali in materia di diritti umani e le raccomandazioni fornite nel "Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare" (Global compact) richiedono agli Stati di garantire che la detenzione sia una misura di ultima istanza e non venga mai applicata ai minori; ma, secondo l'Oms, i dati dimostrano che questi principi non vengono rispettati in modo coerente.
Il documento evidenzia la necessità di difendere il diritto alla salute di tutti gli individui, indipendentemente dal loro status giuridico. Le alternative alla detenzione sono ampiamente citate.
(fonte: Organizzazione mondiale della sanità)
Minacce globali e paure quotidiane. Quattro rapporti, una riflessione
11 Marzo 2026 - Il "migrante" è divenuto il simbolo di un cambiamento percepito come incontrollabile, improvviso e destabilizzante; un contenitore simbolico sui cui proiettare ansie che hanno origini molto più profonde. E poco importa che i dati raccontino una storia diversa. Una riflessione di Simone Varisco per "Migranti Press" alla luce dei risultati di quattro recenti rapporti.
Viviamo in un’epoca in cui le minacce globali – crisi ambientale, conflittualità geopolitica, emergenze sociali, trasformazioni tecnologiche – sembrerebbero avere un peso enorme sulla nostra percezione del futuro. E molto spesso è così.
Eppure, paradossalmente, ciò che più condiziona le nostre emozioni e i nostri comportamenti non è l’astratta vastità dei problemi planetari, ma la concretezza delle paure quotidiane. È come se l’orizzonte del mondo fosse troppo grande per essere davvero temuto, mentre ciò che percepiamo come vicino, tangibile, immediato, diventa improvvisamente ingombrante.
Le grandi minacce globali hanno una caratteristica comune: sono complesse, muovono interessi enormi eppure sono difficili da visualizzare. Il cambiamento climatico, per esempio, è un fenomeno scientificamente documentato, ma emotivamente sfuggente: non ha un volto, non ha un nome, non sembra bussare alla porta di casa.
La guerra in una lontana parte del mondo è tragica, ma rimane spesso confinata dentro i margini di uno schermo. Le trasformazioni economiche e tecnologiche sono pervasive, ma sanno affascinare e non producono un nemico immediatamente identificabile. Pezzi di realtà che, solo apparentemente, non ci riguardano.
«Il virus viene associato alle migrazioni in una cornice di crisi sanitaria, alimentando timori legati alla presunta diffusione dell’infezione da parte dei migranti. Questo termine riflette l’intersezione reale e simbolica tra paura della pandemia e narrazione sull’immigrazione», scrivono Associazione Carta di Roma e Osservatorio di Pavia nel XIII Rapporto Carta di Roma “Notizie senza volto”. Perché fra paura e informazione c’è reciprocità, e la paura è spesso indotta, alimentata e sfruttata.
L’irrigidimento difensivo appare la postura più usuale di fronte alla crisi di senso: difesa del proprio peso politico, sia locale che nazionale (il 47% e il 14,7% degli italiani sono, rispettivamente, contrari e indecisi rispetto all’estensione del diritto di voto alle amministrative ai cittadini stranieri residenti, mentre il 56,5% è contrario o non si esprime circa il voto alle elezioni politiche); difesa delle opportunità offerte dal sistema pubblico (il 47,3% è contrario all’apertura dei concorsi a chi non è in possesso della cittadinanza italiana, con un 16,1% non ha un’opinione in proposito); difesa del proprio orizzonte urbano e patrimoniale (il 58,8% degli italiani è convinto che un quartiere finisca con il degradarsi – e dunque con lo svalutarsi – quando vi risiedono molti cittadini immigrati).
È, d’altronde, la conferma di quanto emerso dal referendum dell’8 e 9 giugno 2025: il rifiuto della maggioranza degli italiani di allargare concretamente la platea dei nuovi cittadini, rigettando la proposta di abbreviare i tempi necessari per la richiesta della cittadinanza da parte degli stranieri residenti (sebbene oggi la maggioranza degli italiani – il 59,2% – si dichiari d’accordo con una riforma secondo il criterio dello ius culturae).
Un frame, quest’ultimo, che caratterizza solo i post di cronaca, ma ne caratterizza meno di uno su tre (29%), attestando la prevalenza di uno sguardo più compassionevole che impaurito su storie di vita, e spesso anche di violenza, di persone povere o ai margini della società. Il 53% dei post di cronaca ha infatti un frame solidaristico/caritatevole».
Nonostante questo, anche la povertà è «in bilico fra strumentalizzazione politica e compassione». È più facile temere ciò che ha un volto, un corpo, una presenza. È più facile attribuire a un gruppo visibile la responsabilità di problemi complessi. È più facile costruire un “noi” rassicurante contro un “loro” percepito come diverso e minaccioso.
«Il lessico giornalistico, come sottolineato più volte, ha un potere enorme nel plasmare l’immaginario collettivo. Cambiare il modo in cui si raccontano le persone con background migratorio, le minoranze o i soggetti vulnerabili significa cambiare la percezione della realtà. La sfida è passare da una comunicazione che “parla di” a una comunicazione che “parla con”.
In questa prospettiva, l’intersezionalità diventa un principio guida: non esistono esperienze isolate di discriminazione, ma dimensioni intrecciate di disuguaglianza che si sovrappongono – di classe, di genere, di etnia, di orientamento sessuale, di disabilità – riuscire a raccontare queste intersezioni significa rifiutare la semplificazione, accettare la complessità del reale e, di conseguenza, restituire dignità alle storie».
Tanto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare. «Il cambiamento linguistico e narrativo è già in atto, ma richiede tempo, formazione e collaborazione». La sfida è imparare a distinguere tra ciò che ci spaventa perché è vicino da ciò che è davvero pericoloso. È imparare a guardare oltre la superficie, a non confondere il sintomo con la causa, la vulnerabilità con vulnerati e vulneranti. Solo così la paura può tornare a essere un segnale utile, e non un’arma impropria nella disponibilità di pochi. (Simone M. Varisco | "Migranti Press" 1 2026)
Paure prossime e migranti
La mente umana fatica a temere ciò che non può rappresentare con chiarezza. E così, mentre le minacce globali restano sullo sfondo, la nostra attenzione si concentra su ciò che appare più vicino, più semplice, più immediato. Tra le paure “di prossimità”, quella legata alle persone migranti rimane uno dei paradigmi più evidenti. Non perché sia la più fondata, ma perché è la più facilmente narrabile, visibile, spesso manipolabile. Soltanto alcune eccezioni sfuggono – almeno in parte – a questa regola. La più recente, fra il 2019 e il 2022, è stata l’emergenza generata dalla pandemia di Covid: una breve pausa nell’ingranaggio della “paura dello straniero”, e peraltro soltanto dopo una iniziale attribuzione di colpe alla popolazione immigrata.
«Il virus viene associato alle migrazioni in una cornice di crisi sanitaria, alimentando timori legati alla presunta diffusione dell’infezione da parte dei migranti. Questo termine riflette l’intersezione reale e simbolica tra paura della pandemia e narrazione sull’immigrazione», scrivono Associazione Carta di Roma e Osservatorio di Pavia nel XIII Rapporto Carta di Roma “Notizie senza volto”. Perché fra paura e informazione c’è reciprocità, e la paura è spesso indotta, alimentata e sfruttata.
La cornice mediatica delle paure crescenti
«Nel 2025, il 47% dei cittadini percepisce l’immigrazione come minaccia alla sicurezza», prosegue il Rapporto. Va però osservato che la pervasività della copertura mediatica sui temi dell’immigrazione «da sola spiega solo parzialmente le oscillazioni della percezione di insicurezza. Appare infatti determinante la cornice interpretativa con cui il fenomeno migratorio è raccontato. Le fasi di “paura crescente” coincidono con cornici mediatiche allarmanti, che enfatizzano emergenze di sbarchi, cronaca nera, binomio immigrazione-criminalità, rischi di attentati terroristici e scontri di civiltà. Al contrario, i momenti di “paura calante” riflettono cornici più moderate e normalizzanti, orientate ad accoglienza, economia e lavoro, scuola e convivenza nei territori». La paura del quotidiano ha, infatti, i suoi confini: il quartiere, il condominio, il posto di lavoro. È una paura che nasce dall’idea di perdere la sicurezza del proprio spazio vitale. E in questo universo ristretto, il “migrante” diventa il simbolo di un cambiamento percepito come incontrollabile, improvviso e destabilizzante. E poco importa che i dati reali raccontino una storia diversa. Che la presenza di cittadini – lavoratori e lavoratrici, studentesse e studenti – stranieri sia spesso essenziale per l’economia, per il welfare, per la tenuta del tessuto sociale. Quando «i conflitti ridefiniscono le traiettorie del nostro tempo, riaffiora la necessità di un linguaggio capace di distinguere tra ciò che accade e ciò che temiamo. Perché dietro ogni titolo, anche quando moltiplica le paure, rimane il compito più semplice e più difficile del giornalismo: restituire umanità a ciò che la politica riduce a flusso, e voce a chi continua a non averne».La paura non si nutre di statistiche
Che la paura non si nutra di statistiche, ma di percezioni, è confermato anche dal 59° Rapporto sulla situazione sociale del Paese curato dal Censis. È così che, con poco spazio per un sano realismo rispetto all’ineluttabilità storica dei movimenti di persone su scala globale e alle opportunità che da sempre ne sono derivate, il 62,8% degli italiani ritiene che l’immigrazione debba essere il più possibile frenata, una realtà percepita dal 54,1% come un pericolo per l’identità e la cultura nazionali.
L’irrigidimento difensivo appare la postura più usuale di fronte alla crisi di senso: difesa del proprio peso politico, sia locale che nazionale (il 47% e il 14,7% degli italiani sono, rispettivamente, contrari e indecisi rispetto all’estensione del diritto di voto alle amministrative ai cittadini stranieri residenti, mentre il 56,5% è contrario o non si esprime circa il voto alle elezioni politiche); difesa delle opportunità offerte dal sistema pubblico (il 47,3% è contrario all’apertura dei concorsi a chi non è in possesso della cittadinanza italiana, con un 16,1% non ha un’opinione in proposito); difesa del proprio orizzonte urbano e patrimoniale (il 58,8% degli italiani è convinto che un quartiere finisca con il degradarsi – e dunque con lo svalutarsi – quando vi risiedono molti cittadini immigrati).
È, d’altronde, la conferma di quanto emerso dal referendum dell’8 e 9 giugno 2025: il rifiuto della maggioranza degli italiani di allargare concretamente la platea dei nuovi cittadini, rigettando la proposta di abbreviare i tempi necessari per la richiesta della cittadinanza da parte degli stranieri residenti (sebbene oggi la maggioranza degli italiani – il 59,2% – si dichiari d’accordo con una riforma secondo il criterio dello ius culturae).
Migranti e “aporofobia”
Il “migrante” – eterno aggettivo sostantivato – incarna, nella narrazione pubblica e nella percezione privata, una serie di timori sovrapposti: paura dell’ignoto, paura del cambiamento, paura della perdita, paura dell’insicurezza personale. In altre parole, il “migrante” è reso un contenitore simbolico su cui proiettare ansie che hanno origini molto più profonde: paura della precarietà economica, della fragilità sociale, dell’inadeguatezza delle istituzioni, della crescente solitudine urbana. Ma anche della povertà. La chiamano "aporofobia": il timore, il rifiuto, quando non l’ostilità verso le persone povere, che si vedono come un pericolo. Quasi che la povertà sia contagiosa. Anche in questo caso, innestandosi sopra un substrato di paure ataviche, la narrazione mediatica gioca un ruolo fondamentale. Come evidenziano Caritas Italiana e Osservatorio di Pavia nel rapporto “Taglio basso. Come la povertà fa notizia”, nel 2025, in riferimento ai post su Facebook dei “giornalisti più social”, «i risultati sulle cornici narrative attestano la prevalenza del frame politico/economico (53%), seguito da quello solidaristico/caritatevole (39%), [mentre] meno frequente è il frame securitario (7%).
Un frame, quest’ultimo, che caratterizza solo i post di cronaca, ma ne caratterizza meno di uno su tre (29%), attestando la prevalenza di uno sguardo più compassionevole che impaurito su storie di vita, e spesso anche di violenza, di persone povere o ai margini della società. Il 53% dei post di cronaca ha infatti un frame solidaristico/caritatevole».
Nonostante questo, anche la povertà è «in bilico fra strumentalizzazione politica e compassione». È più facile temere ciò che ha un volto, un corpo, una presenza. È più facile attribuire a un gruppo visibile la responsabilità di problemi complessi. È più facile costruire un “noi” rassicurante contro un “loro” percepito come diverso e minaccioso.
Distinguere ciò che ci spaventa da ciò che è pericoloso
Affrontare le paure globali richiede consapevolezza, assunzione di responsabilità collettiva, capacità di pensare in grande o, soprattutto, in lungo, nel tempo. Alimentare la paura del quotidiano, invece, richiede soltanto un bersaglio. Comprendere questo meccanismo non significa negare le difficoltà reali – politiche e sociali – connesse alla gestione dei flussi migratori. Significa però riconoscere che la paura, quando non è proporzionata ai fatti, diventa uno strumento di divisione e di regressione sociale. «Molte delle buone pratiche […] si muovono attorno all’idea di costruire una nuova grammatica narrativa, capace di sostituire la retorica della paura e della sicurezza con un linguaggio della comprensione e dell’empatia», si evidenzia nel rapporto “Informazione diseguale. L’invisibilità delle persone migranti, rifugiate e razzializzate nei media in Italia”, realizzato nell’ambito del progetto Mild – More correct Information Less Discrimination da Associazione Carta di Roma e Lunaria.
«Il lessico giornalistico, come sottolineato più volte, ha un potere enorme nel plasmare l’immaginario collettivo. Cambiare il modo in cui si raccontano le persone con background migratorio, le minoranze o i soggetti vulnerabili significa cambiare la percezione della realtà. La sfida è passare da una comunicazione che “parla di” a una comunicazione che “parla con”.
In questa prospettiva, l’intersezionalità diventa un principio guida: non esistono esperienze isolate di discriminazione, ma dimensioni intrecciate di disuguaglianza che si sovrappongono – di classe, di genere, di etnia, di orientamento sessuale, di disabilità – riuscire a raccontare queste intersezioni significa rifiutare la semplificazione, accettare la complessità del reale e, di conseguenza, restituire dignità alle storie».
Tanto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare. «Il cambiamento linguistico e narrativo è già in atto, ma richiede tempo, formazione e collaborazione». La sfida è imparare a distinguere tra ciò che ci spaventa perché è vicino da ciò che è davvero pericoloso. È imparare a guardare oltre la superficie, a non confondere il sintomo con la causa, la vulnerabilità con vulnerati e vulneranti. Solo così la paura può tornare a essere un segnale utile, e non un’arma impropria nella disponibilità di pochi. (Simone M. Varisco | "Migranti Press" 1 2026) Ddl immigrazione, N’Kombo: “La bozza di un esercizio di forza”
11 Marzo 2026 - Lo scorso 11 febbraio, il Consiglio dei ministri ha approvato, con la previsione della richiesta alle Camere di sollecita calendarizzazione nel rispetto dei regolamenti dei due rami del Parlamento, un disegno di legge che introduce disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale, nonché disposizioni per l’attuazione del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo del 14 maggio 2024. Abbiamo già pubblicato una sintesi dei contenuti del cosiddetto "ddl immigrazione" nonché dato conto dei primi commenti a caldo del presidente della Fondazione Migrantes, S.E. mons. Gian Carlo Perego. Abbiamo chiesto un commento sulla bozza del testo anche a Stefania N'Kombo José Teresa, nata a Narni da genitori angolani e attivista antirazzista di Lunaria APS e "QuestaèRoma", che ha tra l'altro contribuito all'edizione 2024 del "Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes".
Sebbene il testo definitivo non sia ancora disponibile, la linea del governo sull’immigrazione è già chiara. L’11 febbraio il Consiglio dei ministri ha esaminato una bozza di Disegno di legge che conferma un approccio emergenziale e securitario, con possibili ricadute sui diritti delle persone migranti.
I numerosi interventi già adottati dalla maggioranza mostrano una centralità politica del tema che appare più orientata al consenso che a una gestione strutturale dei flussi. Pur trattandosi di una versione suscettibile di modifiche, conta soprattutto l’impostazione generale del provvedimento.
Ricorrono elementi già noti: la disciplina della detenzione amministrativa - definita come privazione della libertà personale anche alla luce di una recente pronuncia della Corte costituzionale -; l’obiettivo di fermare gli arrivi - con la trasformazione del blocco navale da slogan a norma -, oltre a nuove restrizioni in materia di minori, status di rifugiato e protezione sussidiaria.
Tuttavia cambia il quadro politico: nell’ultimo anno, infatti, il Governo si è fortemente scontrato con la magistratura in materia di immigrazione - basta pensare alle non convalide di trattenimento per le persone migranti deportate in Albania - e da tempo sta scavalcando il Parlamento nella produzione legislativa. Questa bozza di Ddl conferma una volontà accentratrice dell’esecutivo e mostra come la compressione dei diritti delle persone migranti sia direttamente proporzionale alla più ampia contrazione dei diritti nel nostro sistema democratico.
Dall’implementazione del Patto Europeo alla decisione di interdire l’attraversamento via mare dei confini territoriali, passando per la gestione dei rimpatri per i minorenni - demandata nella bozza al prefetto con approvazione del Tribunale dei Minori - si assiste a una progressiva concentrazione di poteri in capo al Governo, in particolare al ministero dell’Interno.
Questa bozza si colloca in continuità con una storia di criminalizzazione delle persone che migrano e di chi presta loro soccorso, di depotenziamento delle misure d’accoglienza e inserimento sociale, e rafforzamento del sistema di detenzione e rimpatrio. Ciò che desta una certa preoccupazione è che sul terreno dell’immigrazione si sperimenti un indebolimento del sistema democratico basato sull’equilibrio dei poteri dello Stato. Questo dovrebbe essere percepito come una questione di interesse generale, non solo di chi si occupa di migrazioni.
Il "razzismo istituzionale" che si esplica nelle politiche migratorie non è fine a sé stesso, ma inquadrato in una redistribuzione di potere a livello istituzionale, oggi quantomeno sbilanciata.
Alla luce di questa bozza, le politiche migratorie sembrano configurarsi come uno dei principali laboratori politici in cui assistiamo a un esercizio di forza da parte dell’esecutivo. La società civile si sta muovendo in tal senso, sperando che la bozza circolata non diventi definitiva o che non peggiori.
Resta però un punto essenziale: parlare di libertà di movimento, di accoglienza e di un sincero antirazzismo, oggi più che mai, non è più una questione umanitaria. E’ una questione di democrazia. (Stefania N'Kombo José Teresa)
Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, Caritas e Ufficio Migrantes propongono l’iniziativa “Apri la tua casa”
10 Marzo 2026 - La Caritas Diocesana e l’Ufficio Migrantes dell'arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, in occasione della Quaresima di Carità 2026 (la terza domenica di Quaresima) hanno proposto l’iniziativa "Apri la tua casa". Ospita uno studente internazionale".
L’iniziativa, che vede la collaborazione dell’Università della Calabria, è rivolta a famiglie disponibili a ospitare uno studente internazionale per un periodo di tempo concordato. "Un’esperienza semplice ma preziosa - spiegano Caritas e Migrantes -, che, a partire da un bisogno di ospitalità concreto, permette di vivere l’incontro tra culture, offrire sostegno e calore familiare e costruire legami di solidarietà e amicizia. Non servono requisiti speciali, solo disponibilità, ascolto e desiderio di condividere".
Per adesioni: 0984.687757; migrantescosenza@gmail.com
Il direttore generale della Fondazione Migrantes in visita in Salento
10 Marzo 2026 - Ha avuto inizio questa mattina una breve visita di due giorni del direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, in Salento.
In particolare, tra oggi e domani, il direttore visiterà i locali e incontrerà le persone coinvolte nei due corsi di alfabetizzazione per adulti immigrati, promossi dall'associazione InContatto e sostenuti dalla Fondazione Migrantes, a Veglie e Leverano, in provincia di Lecce.
Successivamente si recherà a Brindisi per visitare la "Casa Colibrì" del diocesi di Brindisi-Ostuni, gestita dall’associazione Migrantes.
“Incontri e scontri di culture. Per una cultura dell’interculturalità”. Al via le iscrizioni alla Summer School 2026 sulla mobilità umana
9 Marzo 2026 - Sono aperte fino al 31 luglio 2026. le iscrizioni alla prossima edizione della scuola estiva "Mobilità umana e giustizia globale" (Palermo, 24 - 27 agosto 2026), organizzata dalla Formazione Permanente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e finanziata dalla Fondazione Migrantes. Le attività formative in questa edizione sono incentrate sul tema "Incontri e scontri di culture. Per una cultura dell’interculturalità".
La quota di partecipazione è fissata in: € 500,00 (IVA inclusa) € 450,00 (IVA inclusa) per gli Operatori Migrantes*, a titolo di quota agevolata. La quota non comprende le spese di vitto e alloggio. È prevista la possibilità di alloggio presso la Casa San Francesco, Vicolo Infermeria dei Cappuccini - 90134 Palermo, a un prezzo convenzionato (da versare direttamente alla struttura). Informazioni: valentina.cerutti@unicatt.it; tel. 02 72345718 Questa iniziativa è finanziabile con la "Carta del docente". ❗Le iscrizioni sono aperte fino al 31 luglio 2026. Link diretto alle iscrizioni: https://iscrizionionline.unicatt.it/s/eventsub?subId=a10dY000002Ic45 ❗
Programma e calendario:
Lunedì 24 agosto, mattina (9.30-13.00) Sessione Inaugurale Cultura/e in movimento: leggere, governare e valorizzare la multiculturalità- Presentazione della Scuola e del programma della settimana: Laura Zanfrini, Ordinario di Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica e Direttore Scientifico della Summer School, Università Cattolica del Sacro Cuore
- Presentazione dei partecipanti.
- Relazione: "Palermo crocevia del Mediterraneo: dalla storia al presente guardando al futuro", Vito Impellizzeri, preside della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia.
- "Immersione nella città, nella sua storia e nel suo profilo multiculturale": visita guidata da Giovanni Masaniello, SEGESTA.
- Relazione introduttiva: Mario Affronti, già presidente della Simm, Società italiana di medicina delle migrazioni e responsabile Ufficio Migrantes, Palermo.
- Esperienza: "Collaborazione pubblico-privato: una chiave per affrontare la sfida della multiculturalità nei sistemi sociosanitari", Ornella Dino, responsabile UOS di Medicina delle migrazioni dell’ASP Palermo e Amalia Sanfilippo, Centro Astalli Palermo - Rete SaluTiAmo.
- Laboratorio condotto da Moltivolti APS, Palermo
- Visita al Centro islamico
- Relazione introduttiva: Giovanni Giulio Valtolina, ordinario di Psicologia dello sviluppo UCSC e responsabile settore Minori e Famiglia Fondazione ISMU ETS, Milano.
- Esperienza: "Istituzioni e attori dell’educazione islamica in Italia", Alessandra Caragiuli, docente di Sociologia dei processi formativi, Università di Siena (Campus di Arezzo).
- Visita guidata alla “Casbah” di Mazara del Vallo, incontro con gli esperti dell’Istituto Euroarabo e i docenti della Scuola islamica.
- Passeggiata sul lungo mare
- Cena sociale
- Relazione introduttiva: Eva Rizzin, responsabile scientifica dell’Osservatorio nazionale sull’Antiziganismo - CREAa (Centro di Ricerche Etnografiche e di Antropologia applicata “Francesca Cappelletto”) dell’Università degli Studi di Verona.
- La parola ai partecipanti: impressioni e proposte a ruota libera.
- Tavola rotonda. "L'identità cristiana in un’Europa in crisi di identità".
La quota di partecipazione è fissata in: € 500,00 (IVA inclusa) € 450,00 (IVA inclusa) per gli Operatori Migrantes*, a titolo di quota agevolata. La quota non comprende le spese di vitto e alloggio. È prevista la possibilità di alloggio presso la Casa San Francesco, Vicolo Infermeria dei Cappuccini - 90134 Palermo, a un prezzo convenzionato (da versare direttamente alla struttura). Informazioni: valentina.cerutti@unicatt.it; tel. 02 72345718 Questa iniziativa è finanziabile con la "Carta del docente". ❗Le iscrizioni sono aperte fino al 31 luglio 2026. Link diretto alle iscrizioni: https://iscrizionionline.unicatt.it/s/eventsub?subId=a10dY000002Ic45 ❗