7 Aprile 2026 - In occasione della Giornata internazionale dei rom, sinti e caminanti - istituita in ricordo del primo Congresso internazionale delle popolazioni rom, tenutosi a Londra l'8 aprile 1971 - anticipiamo un articolo del prossimo numero di "Migranti Press" firmato da Vincenzo La Monica, coautore insieme a Rita Mirabella di "Sacri, santi e inviolabili. Parole dette e non dette dai Caminanti in Sicilia" (Fondazione Migrantes/Tau editrice).
Sacri, santi e inviolabili è stato pensato come un viaggio dentro la storia e l’identità dei Caminanti di Sicilia, una comunità nomade a lungo invisibile e fraintesa. È un libro – realizzato con Tau editrice, grazie alla Fondazione Migrantes – anch’esso nomade, a metà strada tra ricerca storica, antropologia e letteratura di testimonianza.
Il tentativo è quello di raccontare i Caminanti siciliani “dall’interno”, senza ridurli a oggetto folklorico o caso sociologico, costruendo un testo corale in cui le voci dei Caminanti non sono semplicemente citate, ma diventano protagoniste. Questo è dichiarato fin dalla scelta del titolo che è l’espressione con cui un capo Caminante di Priolo definisce gli antenati che hanno dato vita al nomadismo della Comunità.
Abbiamo scelto consapevolmente di non “spiegare” i Caminanti dall’esterno, ma di restituire parole, silenzi e contraddizioni così come emergono dalle testimonianze che Rita Mirabella ha raccolto in oltre 20 anni di frequentazioni con persone della Comunità.
Crediamo che questo approccio eviti, da un lato, il rischio, sempre dietro l’angolo, di semplificare una realtà complessa o di incasellarla in categorie rassicuranti; e, dall’altro, abbia il merito di restituire la voce di una popolazione rimasta finora ai margini.
(foto: Rita Mirabella)[/caption]
Le origini e l’identità
Il volume tratta diversi aspetti della vita e dell’organizzazione di questi nomadi di Sicilia. Il tema delle origini, ad esempio, viene affrontato senza pretendere una risposta definitiva. Le ipotesi accademiche, che vogliono i Caminanti come discendenti di rom venuti dall’Albania o di origine autoctona, si affiancano alle narrazioni interne della comunità, spesso più simboliche che documentabili. Ne emerge un punto chiave: l’identità caminante non è tanto un dato storico quanto una costruzione dinamica, alimentata da memoria, necessità concrete di sopravvivenza e senso di appartenenza.La centralità della famiglia e il ruolo delle donne
Uno degli assi portanti è la centralità della famiglia. I Caminanti si percepiscono come un’unica grande rete parentale, regolata da norme interne forti e da un senso di solidarietà che, almeno nel racconto degli anziani, appare oggi in crisi. Le genealogie, i matrimoni endogamici, le alleanze tra famiglie mostrano come la Comunità si sia costruita nel tempo attraverso incontri, migrazioni e incroci continui. Non un gruppo chiuso e immutabile, quindi, ma un organismo che si espande e si ridefinisce. Accanto alla famiglia, emerge con forza il ruolo delle donne. Spesso descritte come figure silenziose, risultano invece centrali nella trasmissione culturale e nella gestione della vita quotidiana. Nei capitoli più contemporanei – soprattutto quelli sull’uso dei social media – diventano anche agenti di cambiamento, capaci di negoziare tra tradizione e modernità.Povertà, lavori itineranti e marginalità
Il libro dedica ampio spazio alle condizioni materiali di vita: povertà, lavori itineranti, marginalità. I Caminanti storicamente sono “aggiustatori” più che produttori di oggetti. E quindi sono conosciuti come arrotini, stagnini, ambulanti. Mestieri che li collocano ai margini dell’economia formale e che oggi risultano sempre più fragili. La miseria non è però raccontata in modo pietistico. È piuttosto il contesto da cui nasce una cultura della resilienza, ma anche il segno di una distanza strutturale dalle istituzioni. Interessante è il legame tra marginalità e conflitto con la legge. Il libro non nasconde che piccoli reati, carcere e latitanza fanno parte della storia di molti Caminanti. Tuttavia, questi elementi non vengono usati per stigmatizzare, ma per mostrare un circolo vizioso di esclusione sociale, in cui sopravvivenza e illegalità spesso si sovrappongono.Dal gergo segreto a TikTok
Dal punto di vista culturale, infine, uno degli aspetti più affascinanti è il baccagghiu, il gergo segreto della comunità. Più che un semplice codice linguistico, rappresenta uno spazio identitario protetto, un confine simbolico tra “noi” e “gli altri”. La sua progressiva perdita viene percepita come un segnale di trasformazione – se non di erosione – dell’identità caminante. L’indagine non si ferma al passato. Il capitolo finale mostra una comunità in piena trasformazione, sospesa tra tradizione e modernità. L’ingresso nell’era digitale – emblematico il caso di TikTok – segna una svolta radicale: da invisibili a ipervisibili, mostrando come i Caminanti stanno rimodellando la propria fisionomia. [caption id="attachment_74185" align="aligncenter" width="1024"]
(foto: Rita Mirabella)[/caption]
Una bambina prega davanti alla croce costruita con i resti del barcone naufragato a Cutro (foto: SIR)[/caption]
(foto: missioitalia.it)[/caption]
(foto: patriarcatovenezia.it)[/caption]