Primo Piano

I verbi della concretezza: guardare, toccare, mangiare

19 Aprile 2021 - Città del Vaticano - Luca nel suo Vangelo ci riporta sui fatti avvenuti nel giorno della resurrezione, e l’insistenza non casuale, perché la Chiesa ci ricorda che ogni domenica è Pasqua. Di nuovo Gesù incontra i suoi discepoli, riuniti nel Cenacolo. I due tornati da Emmaus stanno ancora raccontando ciò che è accaduto loro, lungo la strada, quando vengono salutati da Gesù con queste parole: pace a voi. Nel vederlo sono presi da stupore e spavento, pensano si tratti di un fantasma. Dopo la diffidenza di Tommaso, dopo lo stupore dei due di Emmaus, ancora una volta troviamo incredulità in coloro che invece dovrebbero essere testimoni della sua presenza. “Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto”. I suoi discepoli parlano di lui, delle cose meravigliose accadute, ma appena Gesù è in mezzo a loro, pensano si tratti di un fantasma, una figura non reale. Ecco il problema: l’incapacità di accogliere la buona notizia, di essere testimoni della morte e della resurrezione di Gesù. È in mezzo a loro, mostra le mani, i piedi, dice loro di toccarlo e di guardarlo perché “un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che ho io”. Ancora Gesù chiede da mangiare, e gli viene data “una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro”. Il risorto mangia, si fa guardare e toccare, non è una apparizione eterea. Manifesta la sua fisicità, e i suoi sono spaventati; anzi Luca scrive che erano “sconvolti e pieni di paura”; più avanti, nel suo racconto, afferma che erano “turbati” e “pieni di stupore”. Erano stupiti, dice papa Francesco, “perché l’incontro con Dio ti porta sempre allo stupore: va oltre l’entusiasmo, oltre la gioia, è un’altra esperienza”, Torna di nuovo ad affacciarsi in piazza san Pietro il Papa, per la recita della preghiera del Regina caeli – “vi dico una cosa: mi manca la piazza quando devo fare l’Angelus in Biblioteca. Sono contento” – e nel commentare il brano di Luca evidenzia tre verbi “molto concreti”: guardare, toccare, mangiare. “Tre azioni – dice il Papa – che possono dare la gioia di un vero incontro con Gesù vivo”. Guardare. “non è solo vedere, è di più, comporta anche l’intenzione, la volontà. È uno dei verbi dell’amore”. Guardare, afferma Francesco, “è un primo passo contro l’indifferenza, la tentazione di girare la faccia dall’altra parte, davanti alle difficoltà e alle sofferenze degli altri”. Toccare. Per il Papa è il verbo che indica relazione con lui e con i nostri fratelli; relazione che “non può rimanere a distanza, non esiste un cristianesimo a distanza”. Il buon Samaritano non si è fermato a guardare, ma “si è fermato, si è chinato, gli ha medicato le ferite, lo ha toccato, lo ha caricato sulla sua cavalcatura e lo ha portato alla locanda”. Infine, mangiare. È il verbo che “esprime bene la nostra umanità nella sua più naturale indigenza, cioè il nostro bisogno di nutrirci per vivere”. Mangiare insieme, ricorda il Papa, diventa “espressione di amore, espressione di comunione e di festa”. L’eucaristia è il “segno emblematico della comunità cristiana. Mangiare insieme il corpo di Cristo: questo è il centro della vita cristiana”. Cosa ci dice la pagina di Luca, si chiede Francesco; ci dice che “Gesù non è un fantasma ma una persona viva” che “ci riempie di gioia” e “ci lascia stupefatti”. Essere cristiani “non è prima di tutto una dottrina o un ideale morale, è la relazione viva con lui, con il Signore risorto: lo guardiamo, lo tocchiamo, ci nutriamo di lui e, trasformati dal suo amore, guardiamo, tocchiamo e nutriamo gli altri come fratelli e sorelle”. Con queste parole di papa Francesco possiamo cogliere un aspetto sul quale ha posto l’accento, in diverse occasioni nei suoi interventi: quante volte pensiamo che il Vangelo sia una specie di galateo delle buone maniere, parole astratte, lontane dalla vita di tutti giorni; parole belle ma difficili, se non impossibili, da rispettare, perché troppo esigenti, rigorose. Per usare espressioni care al Papa, rischiamo di essere cristiani “da pasticceria”. La mondanità, ricordava Francesco nell’omelia della Domenica delle Palme di sei anni fa, “ci offre la via della vanità, dell’orgoglio, del successo. È l’altra via. Il maligno l’ha proposta anche a Gesù, durante i quaranta giorni nel deserto”. (Fabio Zavattaro – Sir)

Circensi: tra le iniziative della Giornata mondiale momenti di “leggerezza” sui siti web

17 Aprile 2021 - Roma - Ancora una volta, per il secondo anno consecutivo, la “Giornata Mondiale del Circo” non può essere vissuta con spettacoli e con la partecipazione del pubblico. La situazione dei lavoratori del circo oggi è diventata difficile. Ma il mondo del circo non demorde. E oggi, in occasione di questa giornata, diversi circhi hanno deciso di proporre, sui propri siti o profili social, spettacoli e momenti per “tenere” in compagnia gli spettatori. Tra questi l’iniziatva, che coinvolge l’American Circus, il Circo Nazionale Lidia Togni, il Circo Rony Roller e associazioni curcesi che, ale 15,00, propone la Giornata finale dell’International Circus Festival of Italy dell’ottobre scorsi, sulle pagine web che hanno aderito all’iniziativa che – spiega Fabio Montico - “volutamente semplice ma al tempo stesso significativa intende porsi quale opportunità per trascorrere alcune ore di ‘leggerezza’ in un tempo assai complesso per tutti; ed intende farlo non solo attraverso la promozione della bellezza ma anche ricercando la partecipazione corale e concorde dei diversi interlocutori che si renderanno disponibili alla trasmissione delle immagini sui propri canali”. L’edizione che si è scelto di trasmettere è totalmente all’insegna del “made in Italy”: i giovani talenti in competizione appartengono alle famiglie storiche del circo italiano. Con la partecipazione alla Giornata Mondiale del Circo, l’Associazione Culturale “Giulio Montico” - che propone ogni anno il Festival - intende ancora una volta “sollecitare nell’opinione pubblica una riflessione sulla valenza culturale del Circo che, forte della sua antichissima tradizione, si pone quale opportunità di gioia e felicità per quanti, capaci di rendersi liberi da preconcetti o da inclinazioni al temerario giudizio, sapranno farsi intercettare dal suo fascino”. (Raffaele Iaria)  

Giornata Circo: card. Turkson, portare presto “un’esplosione di gioia pura come il circo sa regalare”

16 Aprile 2021 Città del Vaticano - «Chiedo ai circensi di tutte le latitudini che tanto patiscono in questa pandemia di portare il circo, appena possibile, nei luoghi dove bambini e anziani soffrono: nonni e nipoti, che sono gli spettatori più frequenti sotto lo chapiteau, sono stati coloro che hanno pagato un prezzo altissimo e hanno sete, quanto i circensi, di un’esplosione di gioia pura come il circo sa regalare. E anche coloro che con tanta cura si occupano della loro salute hanno bisogno del balsamo della risata». Lo scrive il card. K.A. Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, in un messaggo al presidente della Federazione Mondiale del Circo che ogni anno, il terzo sabato del mese di aprile, festeggia la Giornata Internazionale del Circo. Il porporato esprime la «sentita vicinanza al mondo circense e ai suoi protagonisti, veri “artigiani della festa” come li ha definiti Papa Francesco il 16 giugno 2016. Il «protrarsi della situazione di emergenza e delle misure contro gli assembramenti – scrive - hanno minacciato la stessa esistenza dell’industria circense nel mondo e delle sue imprese, spesso a conduzione famigliare, che hanno dovuto indebitarsi per poter sperare di vedere tempi migliori. Per proteggere quest’arte, che in Europa ha più di 250 anni e regala gioia a grandi e bambini, è importante un sostegno, sia da parte dell’Unione Europea che di ogni Stato, chiamati a proteggere i più deboli ma anche i settori più vulnerabili dell’economia». Per il card. Turkson è «stato consolante” vedere l’impegno di parrocchie, diocesi, organismi pastorali e caritativi cattolici, che «hanno risposto anche agli appelli dei Circhi, per i loro artisti e i loro animali; in Italia sono intervenute altresì la Protezione Civile e la Coldiretti, ma anche privati cittadini, amministrazioni locali e interi paesi». (Raffaele Iaria)  

La Migrantes e la Giornata Internazionale del Circo

16 Aprile 2021 - Roma - Si celebra sabato 17 aprile la “Giornata Mondiale del Circo”, “il World Circus Day”. La Fondazione Migrantes, chiamata ad annunciare il Vangelo al mondo dei Viaggianti, è stata vicina in questi mesi di pandemia ai fratelli e alle sorelle circensi. Nel ringraziare tutti gli operatori impegnati su questo fronte pastorale, il direttore generale, don Giovanni De Robertis, rivolge un pensiero al mondo del circo e dello spettacolo viaggiante, ricordando l’importanza del cammino compiuto insieme alla Chiesa che è in Italia. “Se, come ebbe a ricordare papa Francesco, la festa e la letizia sono segni distintivi della vostra identità – afferma don De Robertis – auguro che presto possiate riprendere la vostra missione di portare gioia e festa nelle nostre comunità. Ogni momento di letizia è sempre segno della presenza di Dio nella nostra vita e, come amava ripetere don Tonino Bello, il Signore ci dona quello che non abbiamo: il coraggio di sognare! Abbiamo tutti bisogno di sognare per non lasciarci sopraffare dalla paura e dallo smarrimento causati dalla pandemia. Cari fratelli circensi, ricordiamoci che Dio è sempre dalla nostra parte”. (R.Iaria) ​

Spettacolo viaggiante: domani la Giornata Internazionale del Circo. La presenza della Chiesa

16 Aprile 2021 -   Roma - È ormai consuetudine che il terzo sabato di aprile la grande famiglia internazionale del Circo celebri la “Gionata Mondiale del Circo”, “il World Circus Day”, organizzato dalla Federazione Mondiale del Circo, sotto la Presidenza onoraria di sua altezza Stéphanie di Monaco. Quest’anno la data della festa sarà domani, sabato 17 aprile 2021. Storia, arte, cultura e tradizione sono l’anima dello spettacolo sotto gli chapiteaux che ancora oggi, rendono il circo unico perché portatore di gioia di festa non solo per i bambini, ma anche per gli adulti. Per il perdurare del periodo di pandemia da Covid-19 non sarà possibile vivere l’annuale evento con gli spettacoli presentati dal vivo e proposti sulle piste degli chapiteaux dei nostri circhi. Infatti anche il Circo italiano sta vivendo questo tempo di lockdown nella sofferenza e nella prova lontano dalla gente che ama il magico mondo dello spettacolo circense, in attesa che il Governo italiano riapra il settore dei beni e delle attività culturali di cui fa parte il Circo. Nonostante le ristrettezze dovute alla pandemia, la Federazione Mondiale del Circo, nella sua pagina web ha ricordato che l’11ª Giornata Mondiale del Circo sarà “… un’occasione meravigliosa per condividere l’arte della felicità anche con chi non ha una comprensione più profonda della bellezza e della abilità alita del circo; il suo crescente ruolo sociale e il suo crescente prestigio”. La Fondazione Migrantes della CEI, chiamata ad annunciare il Vangelo al mondo dei Viaggianti, è stata vicina in questi mesi di lockdown ai bisogni dei fratelli e delle sorelle impegnati nel mondo del Circo. Antonio Buccioni, presidente dell’Ente Nazionale Circhi, apprezzando l’operato della Chiesa tra i circensi ha più volte ringraziato la Fondazione Migrantes per l’attenzione avuta nei riguardi della grande famiglia del Circo italiano. “la Migrantes - dice Buccioni – è stata di grande sostegno alle tante famiglie circensi che dal mese di febbraio 2020 non hanno più potuto lavorare. L’impegno di Migrantes, coadiuvata da Caritas italiana, non si è limitato per un periodo limitato o in un’aera dell’Italia, ma è stata una presenza direi sistematica e ben organizzata in tutto il territorio nazionale”. Armando Orfei riconosce che il ruolo della Fondazione Migrantes è stato fondamentale per la sopravvivenza del suo Circo in questo tempo dove, dice Orfei “più volte ho visto il buio attorno a me, alla mia famiglia e agli animali che da anni possiedo. La vicinanza e il sostegno della Chiesa mi ha aiutato ad affrontare i momenti più duri di questo anno che, spero, possa passare al più presto!”. (Mirko Dalla Torre)    

Mci Romania: la visita del card.Percă a Greci

16 Aprile 2021 - Bucarest - Sabato scorso il card. Aurel Percă, arcivescovo di Bucarest ha visitato la Missione Cattolica Italiana di Greci. Durante la celebrazione eucaristica ha benedetto l'olio che brucia sull'icona di S. Lucia, in memoria degli italiani vissuti nel Comune greco. La comunità italiana del comune di Greci nacque quando re Carol I chiamò gli italiani (artigiani nella lavorazione della pietra) a lavorare il granito nelle montagne della Dobrogea. Durante l’incontro anche una breve storia dell’emigrazione italiana in questa città preparata dall'insegnante, Celia Onțeluș e un ric ordo dei “propri antenati italiani emigrati dall'Italia in queste terre di Dobrogea”. Durante l’omelia il porporato si è congratulato con la comunità italiana “per la loro testimonianza su questa terra di Dobrogea”.  

Oim e Unicef: 16 bambini e 26 adulti morti in naufragio al largo di Gibuti

16 Aprile 2021 - Roma - Almeno 16 bambini e 27 adulti sono morti dopo che una nave di migranti, guidata da responsabili di traffico di esseri umani, si è ribaltata al largo della costa del Gibuti nelle prime ore di lunedì mattina, 12 aprile. A confermare la notizia, ieri, l’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) e l’Unicef. La nave portava almeno 60 migranti che cercavano di tornare a casa nel Corno d’Africa, dopo essere fuggiti dallo Yemen, Paese devastato dalla guerra dove migliaia di migranti, compresi bambini, sono bloccati e intrappolati. “Questa nuova tragedia testimonia le misure disperate a cui la gente sta facendo ricorso per sfuggire alle difficoltà economiche, aggravate dalla pandemia da Covid-19”, commentano. Tra i morti ci sono 8 ragazzi, 8 ragazze e almeno una donna in stato di gravidanza. Un bambino di sette anni è tra i sopravvissuti tratti in salvo dalle acque. E’ il secondo incidente di questo tipo che comporta la perdita di vite di bambini migranti e donne in poco più di un mese. All’inizio di marzo, 80 migranti, tra cui dei minorenni, sono stati gettati in mare da responsabili di traffico di persone nelle stesse acque. Almeno 5 e fino a 20 persone sono morte. I dati del 2021 indicano che un numero crescente di rifugiati e migranti, tra cui sempre più spesso donne e bambini piccoli, affrontano i pericoli della rotta marittima verso la penisola arabica, ma anche dalla costa dello Yemen al Gibuti, nonostante i rischi. L’Oim e l’Unicef stanno già lavorando con le autorità del Gibuti e prevedono di incontrare congiuntamente le autorità locali per offrire sostegno e discutere ulteriori misure per la prevenzione di queste “insensate tragedie”. Queste misure rafforzeranno diverse azioni già in corso da parte del governo del Gibuti, con il sostegno dell’Oim e dell’Unicef, per garantire le migliori condizioni possibili per le persone che attraversano il Gibuti dai Paesi di confine verso lo Yemen via mare, come la fornitura di beni di prima necessità tra cui assistenza sanitaria, cibo, acqua e riparo.

“Le recenti emigrazioni dei veneti all’estero”: oggi presentazione online della ricerca dell’Osservatorio Veneti nel Mondo

16 Aprile 2021 - Venezia - In occasione della pubblicazione del nuovo report di ricerca “Le recenti emigrazioni dei veneti all’estero. Comprendere il fenomeno guardando al futuro” a cura dell'Osservatorio Veneti nel Mondo, Veneto Lavoro e Regione del Veneto - Unità Organizzativa Flussi Migratori, organizzano un evento online per presentare e discutere le principali evidenze emerse dai percorsi di analisi intrapresi. I principali risultati dell'indagine saranno illustrati in occasione di un evento online, in programma oggi,  venerdì 16 aprile, sulla piattaforma GoToWebinar. I lavori si apriranno con i saluti istituzionali dell’Assessore regionale ai Flussi Migratori Cristiano Corazzari, del Direttore di Veneto Lavoro, Tiziano Barone, a cui seguiranno gli interventi dei ricercatori di Veneto Lavoro.  

Oggi papa Ratzinger compie 94 anni

16 Aprile 2021 - Città de Vaticano - Il Papa emerito Benedetto XVI compie oggi 94 anni: è infatti nato il 16 aprile del 1927 a Marktl am Inn, in Baviera, diocesi di Passau. Joseph Ratzinger continua a vivere con grande riservatezza nel monastero Mater Ecclesiae all'interno della Città del Vaticano, accudito da alcune Memores Domini (consacrate del movimento di Comunione e Liberazione) e accompagnato dal suo segretario particolare, l'arcivescovo mons. Georg Gänswein, tuttora prefetto della Casa Pontificia.

Vangelo Migrante: III domenica di Pasqua (Vangelo Lc 24,35-48)

15 Aprile 2021 - Per non fraintendere o ridurre la Resurrezione solo ad un aspetto morale, occorre sostare sulle parole e sui gesti del Risorto. I Vangeli, ce ne saremo accorti, non percorrono la via della dimostrazione della Resurrezione ma quella della fede. Che non è meno documentata delle ‘prove’ empiriche. I discepoli non ‘cercano’ attorno al sepolcro e credono alle parole dell’angelo: “non è qui!”.  ‘L’altrove’ non tarda a manifestarsi in incontri non richiesti né cercati ma che avvengono e li illuminano: nel Cenacolo, con e senza Tommaso, ad Emmaus, sul lago di Tiberiade o come quello di questa domenica, così come lo descrive l’evangelista Luca. Pur nella diversità delle esperienze, questi racconti non si contraddicono mai; anzi, essi concordano sempre in tre cose: c’è un turbamento dei discepoli, l’iniziativa del Maestro e una prova ‘sensibile’. Il Vangelo questa domenica racconta di Gesù che raggiunge i discepoli, impauriti e turbati e dice: “toccatemi!”. E aggiunge: “avete qualche cosa da mangiare?” La Resurrezione attiva una nuova esperienza: la percezione. Percepire è oltre il capire. Capire è un’esperienza che si ferma a ciò che si vede. Percepire è un’esperienza che abbraccia tutto ciò che si vede ma anche ciò che è nelle disponibilità o nelle possibilità di un’esperienza, anche grazie all’intuizione. Non è vedere ‘fantasmi’ ma cose e fatti nella loro interezza, completezza, profondità. Dinanzi alla Resurrezione, la percezione dei discepoli non è uno sforzo umano ma la disponibilità a muoversi su questo piano in risposta ai ‘segni’ dell’incontro e dell’offerta, proposti da Gesù! Ecco: la Resurrezione è la comprensione di ciò che di bello e di buono c’è ed esiste; la Resurrezione è ciò che libera nell’uomo forze ed energie, che nemmeno immagina di avere, e lo fa vivere! Che l’uomo viva, è la prima di tutte le leggi. E tutto ciò che va in questa direzione ci dice che siamo figli della Resurrezione. Non ne possiamo fare a meno! (p. Gaetano Saracino)