Primo Piano

“Persone e non solo questioni migratorie”: una riflessione dopo la morte di un cittadino georgiano nel Cpr di Gradisca

28 Gennaio 2020 - Gorizia - Sarà la magistratura ad individuare le responsabilità nella vicenda di Vakhtang Enukidze, il cittadino georgiano morto al Cpr di Gradisca d’Isonzo. Il dato che balza agli occhi, però, ancora una volta è l’insostenibilità di un sistema che dovrebbe avere proprio in questi Centri di permanenza per il rimpatrio uno dei suoi punti di riferimento in tema di politiche di migrazione ed accoglienza e che invece è riuscito a trasformarli in uno di quei tragici “non-luoghi” così diffusi anche nei nostri territori. I CPR nascono come centri di detenzione amministrativa destinati ad ospitare persone non comunitarie che siano state rintracciate prive di documenti regolari di soggiorno oppure siano destinatarie di un provvedimento di espulsione dal nostro Paese (ed attendano quindi l’accertamento dell’identità e l’accettazione del ritorno nel Paese d’origine da parte di quelle autorità). La permanenza, al loro interno, può durare sino a 180 giorni: il Garante nazionale per i detenuti ha più volte sottolineato che c’è ben poca differenza fra un CPR ed i comuni istituti penitenziari. Uomini che non sono riusciti a rinnovare il proprio permesso di soggiorno (magari perché il datore di lavoro li ha licenziati) accanto a chi, da pregiudicato, giunge al CPR direttamente dal carcere dove era stato rinchiuso per scontare una pena: una miscela esplosiva le cui vittime sono quanti nel CPR vengono detenuti ma anche coloro che in tali strutture si trovano, a vario titolo, a dover lavorare. In un Paese come il nostro in campagna elettorale perpetua, il tema delle migrazioni attende da decenni di essere affrontato mettendo da parte preconcetti e paure partendo dalla presa d’atto che stiamo parlando prima di tutti di persone: “sono persone - ha ricordato papa Francesco nell’omelia della messa dello scorso 8 luglio nel sesto anniversario della sua visita a Lampedusa - non si tratta solo di questioni sociali o migratorie! ‘Non si tratta solo di migranti’ nel duplice senso che i migranti sono prima di tutto persone umane e che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata”. Cercare di ripartire da qui, potrebbe permettere di evitare il ripetersi di quanto accaduto a Vakhtang ed a tanti altri che come lui in questi mesi, in questi anni hanno trovato la morte nei non-luoghi per migranti in tutto il nostro Paese. (Mauro Ungaro - direttore di “Voce Isontina”)  

FAIM: a giugno il secondo congresso

28 Gennaio 2020 - Roma – Si è svolto a Roma, nel fine settimana, il Consiglio Direttivo del FAIM (Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo), la maggiore organizzazione unitaria dell’emigrazione italiana, che raccoglie decine di federazioni nazionali e regionali, per oltre 1.500 associazioni e circoli nel mondo. Al centro della discussione la convocazione del prossimo congresso del Forum che si svolgerà a Roma nel giugno 2020. La prima giornata dei lavori è stata dedicata ad una riflessione in forma seminariale aperta in cui sono stati evidenziati i punti di forza e di debolezza dell’esperienza dei primi 4 anni di vita del FAIM, dei fattori di contesto e dei cambiamenti delineatisi negli ultimi anni, dello stato complessivo del mondo associativo, delle condizioni, delle prospettive e degli adeguamenti programmatici ed organizzativi necessari alla ricostruzione di una forte rappresentanza sociale dell’emigrazione italiana vecchia e nuova, in grado di costituire un riferimento sostenibile e credibile per i prossimi anni. Tema del seminario: “Emigrazioni e rappresentanza: contraddizioni sistemiche e contesti ostili. Funzioni, prospettive e modello organizzativo per il FAIM”. La seconda giornata ha definito il percorso di avvicinamento al congresso, dando mandato all’ufficio di Coordinamento del Faim di insediare la Commissione congressuale composta degli attuali componenti del coordinamento oltre a 10 membri prevalentemente residenti all’estero. La discussione si è incentrata sulla necessità – si legge in una nota - di ristabilire una proporzione nella rappresentanza tra vecchia e nuova emigrazione, auspicando l’integrazione di giovani emigrati nelle associazioni e l’ingresso nella compagine del Faim di nuove organizzazioni nata nell’ultimo flusso emigratorio degli ultimi 15 anni.  Allo stesso tempo è emersa l’indicazione di strutturare relazioni con i movimenti associativi di migranti di altre nazionalità, sia in Italia che all’estero, poiché l’attuale dimensione migratoria accomuna tutti i suoi soggetti in una condizione di “generalizzata precarietà in tutti i paesi, a causa dei grandi cambiamenti intervenuti nel mercato del lavoro e le crescenti restrizioni di tutele e diritti che emergono in molte realtà”. Ciò vale in particolare per l’Europa, dove si registrano da oltre un decennio movimenti migratori interni di grande intensità dai paesi della costa mediterranea e dall’est, verso il centro Europa e di cui l’esito della Brexit è “un esempio preoccupante”. All’inizio della seconda giornata è stato accolto il documento trasmesso da Marcela Murgia (Associacion Italiana de Resistencia), da parte del Governatore della Provincia argentina del Chaco, Jorge Capitanich, che ha dichiarato ufficialmente il Faim organizzazione di interesse pubblico per lo sviluppo di iniziative congiunte tra la provincia del Chaco e l’Italia.

Papa Francesco: no a cristiani senza gioia, prigionieri delle formalità

28 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - E’ il sentimento di gioia dell’essere cristiani che Papa Francesco pone al centro della sua omelia alla Messa a Casa Santa Marta di questa mattina, come riferisce Vatican News. Lo spunto gli viene offerto dalla prima Lettura di oggi, tratta dal secondo libro di Samuèle, dove si racconta di Davide e di tutto il popolo d’Israele in festa per il ritorno dell’Arca dell’Alleanza a Gerusalemme. L’Arca era stata rapita, ricorda il Papa, e il suo ritorno “è una gioia grande per il popolo”. Il popolo sente che Dio gli è vicino e fa festa. E il re Davide è con lui, si mette alla testa della processione, fa un sacrificio immolando un giovenco e un ariete grasso. Con il popolo poi grida, canta e balla “con tutte le forze”: “Era una festa: la gioia del popolo di Dio perché Dio era con loro. E Davide? Balla. Balla davanti al popolo, esprime la sua gioia senza vergogna; è la gioia spirituale dell’incontro con il Signore: Dio è tornato da noi, e questo ci dà tanta gioia. Davide non pensa che è il re e che il re deve essere distaccato dalla gente, la ‘sua maestà’, con la distanza … Davide ama il Signore, è felice per questo evento di portare l’arca del Signore. Esprime questa felicità, questa gioia, ballando e anche cantava sicuramente come tutto il popolo”. Papa Francesco fa notare poi che succede anche a noi di sentire la gioia “quando siamo con il Signore” e, magari in parrocchia o nei paesi, la gente fa festa. Cita poi un altro episodio della storia di Israele, quando venne ritrovato il libro della legge al tempo di Neemia e  anche allora “il popolo piangeva di gioia”, continuando anche a casa a festeggiare. Il testo del profeta Samuele continua descrivendo il rientro di Davide nella sua casa dove trova una delle mogli, Mical, la figlia di Saul. Lei lo accoglie con disprezzo. Vedendo il re ballare si era vergognata di lui e lo rimprovera dicendogli : “Ma ti sei vergognato ballando come un volgare, come uno del popolo?”.  E Papa Francesco osserva: “È il disprezzo della religiosità genuina, della spontaneità della gioia con il Signore. E Davide le spiega: ‘Ma guarda, era motivo di gioia questo. La gioia nel Signore, perché abbiamo portato l’Arca a casa!’. Ma lei lo disprezza. E dice la Bibbia che questa signora – si chiamava Mical – non ha avuto figli per questo. Il Signore l’ha punita. Quando manca la gioia in un cristiano, quel cristiano non è fecondo; quando manca la gioia nel nostro cuore, non c’è fecondità”. Papa Francesco fa notare poi che la festa non si esprime solo spiritualmente, ma diventa condivisione. Davide, quel giorno, dopo la benedizione, aveva distribuito “una focaccia di pane per ognuno, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa”, perché ognuno festeggiasse nella propria casa. “La Parola di Dio non si vergogna della festa”, afferma il Papa  e poi prosegue: “E’ vero, a volte il pericolo della gioia è andare oltre e credere che questo sia tutto. No: questa è l’aria di festa”. Ricorda poi che San Paolo VI nella sua Esortazione Apostolica “Evangelii Nuntiandi”, parla di questo aspetto e esorta alla gioia. Papa Francesco conclude raccogliendo il suo pensiero: “La Chiesa non andrà avanti, il Vangelo non andrà avanti con evangelizzatori noiosi, amareggiati. No. Soltanto andrà avanti con evangelizzatori gioiosi, pieni di vita. La gioia nel ricevere la Parola di Dio, la gioia di essere cristiani, la gioia di andare avanti, la capacità di fare festa senza vergognarsi e non essere come questa signora, Mical, cristiani formali, cristiani prigionieri delle formalità”.  

Brescia: torna in scena oggi “Tutti abbiamo sangue rosso”

28 Gennaio 2020 - Brescia – Questa sera, 28 gennaio, torna in scena al Cinema Nuovo Eden di Brescia “Tutti abbiamo sangue rosso – in bianco e nero”, la rappresentazione teatrale ideata e creata dai richiedenti asilo ospiti della Cooperativa Kemay di Caritas Diocesana di Brescia. Questa terza edizione della rappresentazione vede coinvolti Medici Senza Frontiere con il patrocinio del Comune di Brescia. Sul palcoscenico cinque ragazzi, insieme ai volontari, racconteranno la propria esperienza di migranti. “Tutti abbiamo sangue rosso – in bianco e nero” prende le mosse da “Tutti abbiamo sangue rosso”, drammatizzazione autobiografica nata per raccontare le storie dei migranti che approdano sulle nostre coste e risignifica cosa vuol dire lasciare la propria terra e la propria famiglia in un viaggio senza certezze.

Migranti: 5 operazioni, tutte notturne, di salvataggio nel corridoio di mare tra la Libia e Malta

28 Gennaio 2020 - Roma - 5 operazioni, tutte notturne, nelle ultime 72 ore, dove non c’è presidio se non quello delle ong. Sono 407 le persone salvate: 255 adulti (tra cui 39 donne, 12 delle quali incinte). 149 minori, 132 dei quali non accompagnati, salvati dal team di SOS Méditerranée e Medici Senza Frontiere nel corridoio di mare tra la Libia e la zona di ricerca e soccorso maltese. La mappatura geografica dei profughi salvati parla di Sudan, Somalia, Eritrea.  

Rapporto Immigrazione: domani la presentazione in Campania con il card. Sepe

28 Gennaio 2020 - Salerno - Verrà presentato domani, 29 gennaio, a Fisciano, presso l’Università degli Studio di Salerno, il Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. L’iniziativa è promossa dai due uffici regionali Caritas e Migrantes della Campani. Il tema dell’incontro è quello del Rapporto “Non si tratta solo di migranti” che “vuole richiamare contenuti e modalità attraverso cui declinare questo concetto così universale”. Alla presentazione, dopo il saluto del rettore e di Mons. Andrea Bellandi, arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, interverranno Mons. Antonio Di Donna e Mons. Antonio De Luca, rispettivamente vescovo delegato regionale di Caritas e Migrantes. I lavori seguiranno con la presentazione del rapporto da parte della prof. Trapanese Rossella, con riflessioni del prof. Gennaio Iorio, prof. Malandrino Ornella e don Vincenzo Serpe. Le conclusioni saranno affidate al Cardinale Crescenzio Serpe, Presidente della Conferenza Episcopale Campana.

Garante persone private libertà: “non deve esserci spazio per nessun sospetto” sulla morte del giorgiano nelCpr di Gradisca

28 Gennaio 2020 - Gorizia - “Gradisca è un episodio allarmante, la cautela rimane ma no a omertà e impunità su eventuali violenze a danno del cittadino georgiano”. Lo afferma il Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, relativamente a quanto riportato a proposito dell’esito dell’esame autoptico sulla morte del migrante georgiano ospite del Cpr di Gradisca. Il fatto che non emergano, stando alle prime valutazioni dei periti, “elementi indicativi di un pestaggio come causa principale della morte di Vakhtang Enukidze – afferma Palma – non diminuisce l’assoluta volontà di fare piena luce su eventuali comportamenti lesivi della sua integrità fisica nel periodo in cui è stato privato della libertà da parte dell’autorità pubblica. Al contrario, la ricostruzione di ogni singola fase di tale periodo è necessaria per accertare eventuali responsabilità ed evitare qualsiasi sensazione d’impunità”. Per questo, il Garante nazionale seguirà con molta attenzione i risultati degli esami tossicologici e sottolinea “il dovere per chiunque fosse stato testimone, o abbia avuto contezza del verificarsi di episodi di comportamenti lesivi nei confronti del signor Vakhtang di informarne l’autorità giudiziaria. Non deve esserci spazio per nessun sospetto di omertà o di impunità rispetto alla morte di un giovane uomo mentre era sotto la responsabilità dello Stato”. (P.C. - Sir)

Circhi e Lunapark: mons. Tanesini incontra i giostrai

27 Gennaio 2020 - Chiavari – Il vescovo di Chiavari, mons. Alberto Tanasini, ha incontrato i lavoratori del Luna Park presenti a Chiavari.

Un modo per conoscere il difficile mondo degli spettacoli viaggianti, tra passione e sacrifici, si legge sul sito della diocesi.

Mons. Tanasini ha detto che sono poco meno di 25 anni che ha nel cuore la ricchezza umana e la familiarità dei lunaparkisti, una realtà definita come “una grande parrocchia in giro per il mondo”

La Parola di Dio come antitodo all’indifferenza

27 Gennaio 2020 -

Roma - La Chiesa italiana ha celebrato la Domenica della Parola di Dio, come proposto da Papa Francesco già a conclusione del Giubileo straordinario della misericordia, poi istituita con la lettera apostolica “Aperuit illis”. Una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio: “non una volta all’anno, ma una volta per tutto l’anno”.

Il presidente dei Vescovi italiani, card. Gualtiero Bassetti, introducendo i lavori del Consiglio Permanente, aveva dichiarato l’adesione convinta a questa proposta come occasione per riscoprire la centralità della Parola di Dio e “tornare a un incontro personale e comunitario con la Parola. Parola mai ovvia, mai banale, tesoro inesauribile, che non afferreremo mai nella sua ricchezza e profondità”. Inoltre, il presidente aveva richiamato come “della Parola vive ogni discepolo; per la Parola crede; sulla Parola poggia la pietà, la catechesi e la fede vissuta; dalla Parola si riversano sugli altri i gesti della carità e si genera e rigenera la comunità”.

Da qui, l’auspicio che questa occasione non sia stata solo un appuntamento tra tanti. Il ritornare alla fonte della buona notizia è l’unica possibilità per ritrovare freschezza, coraggio e desiderio di vivere personalmente e comunitariamente nel quotidiano la consapevolezza di un Dio che cammina con noi e con ogni creatura.

La Parola di Dio è un antidoto per non lasciarsi travolgere dall’indifferenza o dall’autoreferenzialità rispetto ad un vissuto quotidiano che desidera ascoltare buone notizie. In questo consiste la missione della comunità cristiana: facilitare l’incontro tra la Parola di Dio e ogni uomo e ogni donna. È la via per rigenerare comunità credibili e testimoni autorevoli. Ma in tutto questo è indispensabile la capacità di ascoltare per lasciarsi provocare dalla Parola.

L’uomo è un essere che ascolta fin dal grembo materno. L’ascolto vero produce delle trasformazioni, mettendo l’uomo in condizione di uscire da sé per andare incontro all’Altro e agli altri. L’ascolto diventa obbedienza, non nel senso morale ma nella capacità di accogliere una parola che dà vita. Così come non c’è dialogo senza ascolto.

Che stia declinando oggi una cultura dell’ascolto è evidente: tutti preoccupati di parlare ma non forse di ascoltare le parole dell’altro.

Ci si dimentica che ascoltare ed essere ascoltati significa esserci, perché l’accettazione dell’altro inizia con l’ascolto. L’ascolto esige che l’altro sia accolto con pazienza, lasciandogli spazio, dedicandogli del tempo. Avere molta umiltà e disponibilità.

Nel libro dell’Apocalisse, l’autore rivolgendosi alle comunità cristiane del suo tempo, ricordava la delicatezza della parola detta da Dio che necessita dell’ascolto: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20). La domenica della Parola di Dio dovrebbe generare e nutrire questa consapevolezza: un Dio che è presente e che sta sulla soglia della porta della vita di ciascuno, sussurrando e proponendo con delicatezza gesti e parole belle. Ma l’altro aspetto è che Dio entra solo nel rispetto della libertà della sua creatura e se la sua creatura gli permette di entrare.

È la dinamica della vita cristiana, della missione, dell’Evangelizzazione: Dio e l’umano che si parlano e si ascoltano. A ben vedere, il ritornare senza indugio alla fonte, alla Parola di Dio, come del resto auspicava già il Concilio Vaticano II, è l’unica via possibile per un improrogabile rinnovamento personale e comunitario.

(Valentino Bulgarelli - direttore dell’Ufficio catechistico della Cei)

Giornata della Memoria: una “passeggiata” da Largo 16 ottobre a piazza degli Zingari domenica 2 febbraio

27 Gennaio 2020 - Roma - Si celebra oggi in Italia la Giornata della Memoria che ricorda l’olocausto di sei milioni di ebrei. Una giornata che, però, non dimentica i 500mila rom e sinti vittime del genocidio nei campo di sterminio nazisti. Per fare memoria, in questa settimana, l’ Associazione21 Luglio promuove, per domenica prossima, 2 febbraio, “una passeggiata urbana nel cuore di Roma per unire, in un unico abbraccio le Memorie delle due persecuzioni”. La passeggiata inizierà alle ore 11,00 presso Largo 16 ottobre 1943 davanti alla targa che ricorda il “sabato nero” del ghetto di Roma. All’evento è prevista la partecipazione e l’intervento di Lello Dell’Ariccia, sopravvissuto al rastrellamento del ghetto del 16 ottobre del ’43, Tobia Zevi membro della comunità ebraica, Triantafillos Loukarelis, direttore UNAR e testimoni del genocidio delle comunità rom. I partecipanti si sposteranno poi in una passeggiata libera verso Piazza degli Zingari dove è previsto un omaggio presso la targa che ricorda lo sterminio del popolo rom. La tragedia che ha colpito i rom e sintomi viene ricordata con il nome “Porrajmos” che si divide - ricorda l’associazione - in quattro periodi. Il primo periodo è inaugurato con la Circolare del Ministero degli Interni del 19 febbraio 1926 che dispone il respingimento delle carovane entrate nel territorio “anche se munite di regolare passaporto” e l’espulsione di quelle soggiornati di origine straniera. Il secondo periodo è racchiuso tra il 1938 e il 1942 e risulta segnato da una pulizia etnica organizzata presso le frontiere. Il terzo periodo si inaugura con un Ordine emanato l’11 settembre 1940 dal Capo della Polizia Nazionale che ordina, per i rom di nazionalità italiana “certa o presunta” il rastrellamento “nel più breve tempo possibile” e il concentramento “sotto rigorosa vigilanza in località meglio adatte in ciascuna Provincia”. L’ultimo periodo, il quarto, parla il drammatico linguaggio della “soluzione finale” verso i campi di sterminio. (R.I.)