Primo Piano

Migrantes: uno scatto di umanità e di solidarietà europea

18 Giugno 2021 - Roma - La Giornata mondiale del rifugiato quest’anno riporta alla nostra attenzione il cammino di 80 milioni di persone, di cui 50 milioni di sfollati interni in diversi Paesi a causa delle guerre e dei conflitti in atto e dei disastri ambientali, 26 milioni di rifugiati e oltre 4 milioni di richiedenti asilo. E’ un popolo in cammino che lascia un Paese, una casa e non trova sempre una casa e un Paese ad accoglierlo. Davanti ai nostri occhi, quasi ogni giorno, vengono ripresentati i volti, le storie, le sofferenze e i drammi di chi cerca di attraversare il Mediterraneo, il Mare nostrum che sembra che l’Europa ignori, come dimostrano le morti sempre più numerose - oltre 700 dall’inizio del 2021 – i respingimenti continui, le omissioni di soccorso, ma soprattutto gli abbandoni di persone al di là del Mediterraneo, in Libia: fratelli tutti, tutte sorelle abbandonate al loro destino. Una strage sotto gli occhi di tutti, ma che sembra interessi solo a pochi. Una passione che dalla Libia arriva anche alle porte di casa nostra in Bosnia che non può essere dimenticata in questa giornata dove affermiamo un diritto, il diritto d’asilo, che però di fatto è ancora negato. In questo giorno si alza forte il grido per una nuova operazione europea di soccorso in mare che abbia ancora una volta l’Italia come protagonista e per un nuovo sistema di accoglienza europeo. Al tempo stesso, è urgente ripensare gli accordi con la Turchia e la Libia, perché il diritto d’asilo sia al centro e, attraverso i corridoi umanitari, possa estendersi anche alle persone più fragili e deboli. Uno scatto di umanità e di solidarietà sarebbe un segno di un’Europa che riparte e si rinnova dopo la pandemia proprio a partire dalla tutela dei richiedenti asilo e rifugiati.  

Mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo

Presidente della Fondazione Migrantes e della CEMi​​

#IoAccolgo: 10 proposte per un nuovo Patto europeo per i diritti e l’accoglienza

18 Giugno 2021 -
Roma - In molte città verrà consegnato alle autorità istituzionali – prefetti, sindaci, assessori, parlamentari – il nuovo Patto europeo per i diritti e l’accoglienza. L’iniziativa è della campagna #IoAccolgo per la Giornata mondiale del rifugiato. Il Patto contiene 10 proposte per favorire gli ingressi legali in Italia, fermare le morti nel Mediterraneo e sulla rotta balcanica, garantire il diritto d’asilo e un’accoglienza dignitosa, promuovere forme di cooperazione con Paesi terzi per garantire accessi legali a chi intende emigrare, combattere realmente i traffici connessi agli ingressi illegali.
A Milano, il comitato locale, oltre a consegnare il decalogo, ha organizzato un evento collettivo virtuale, che può essere replicato in altre città. L’invito è a realizzare una barchetta di carta che riporta sul fianco la scritta “IoAccolgo” e la città di appartenenza. Si chiede poi di fare una foto, un selfie o un breve video con la barchetta da postare sui propri social. Tutti i post raccolti andranno a creare un video collettivo. A Roma l’appuntamento è alle 12 di martedì 22 giugno davanti a Montecitorio, dove si terrà un flash mob e si consegnerà il decalogo ai parlamentari. Sarà l’occasione per spiegare, in una conferenza stampa in piazza, la storia di Io accolgo, chi ne fa parte e con che obiettivi, oltre a illustrare i 10 punti del Patto.

La Giornata Mondiale del Rifugiato

18 Giugno 2021 -
Roma - La Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebra il 20 giugno, è stata istituita dall’ONU nel 2000 per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di migliaia di uomini, donne e bambini costretti a lasciare il proprio paese e i propri affetti per colpa di guerre, catastrofi, fame e persecuzioni. L’Agenzia ONU per i rifugiati, l’UNHCR, riporta che nella prima metà del 2020 i profughi e i richiedenti asilo nel mondo hanno raggiunto la cifra record di quasi 80 milioni, quasi l’1% della popolazione. Ma cosa si intende per rifugiato? Si tratta di una particolare categoria di migranti a cui viene riconosciuta una speciale protezione internazionale secondo quanto riportato dall’articolo 1 della Convenzione di Ginevra. Non tutti quelli che arrivano sulle nostre coste sono quindi considerati rifugiati. Per ricevere questo speciale status infatti è necessario fare richiesta d’asilo che deve essere accettata da un’apposita commissione territoriale. Attraverso un colloquio preliminare con il candidato la commissione deve capire se è meritevole di una qualche forma di protezione: internazionale (status di rifugiato), sussidiaria o per casi speciali. Dei circa 18.000 migranti che sono sbarcati sulle nostre coste nei giorni scorsi, come riportano i dati del Viminale, solo ad una piccola parte verrà riconosciuto lo status di rifugiato.
I dati Eurostat riportano che nel 2020 l'Italia ha registrato un incremento del numero dei dinieghi che sono circa il 70% delle decisioni totali: 10 punti sopra la media europea. La difficoltà nell'assegnare questa speciale protezione a chi arriva nel nostro paese risiede nel fatto che non viene riconosciuta a chi proviene da paesi in “pace” o stabili economicamente e socialmente. E’ la difficile situazione che Sophia Impresa Sociale - nata a Roma nel 2013 per opera di tre giovani italiani e un rifugiato politico - ha potuto conoscere ascoltando le testimonianze dei giovani migranti sostenuti in questi anni. “Lasciati a loro stessi i giovani che arrivano in Italia non riescono ad integrarsi”, spiega Marco presidente di Sophia. “Ottenere lo status di rifugiato è difficile e molti finiscono vittime di spirali negative che li portano ai margini della società. Proprio per questo noi offriamo sostegno ai giovani migranti indipendemente dal loro status di partenza, creando progetti che abbracciano ogni aspetto di una reale integrazione: formazione professionale, corsi di lingua e sostegno sanitario, legale e psicologico”. (Alessio Mirtini)

Rifugiati: nel 2020 meno beneficiari del sistema di accoglienza rispetto al 2019

18 Giugno 2021 -   Roma - Una leggera contrazione del numero di posti e beneficiari, dal 2019, ha interrotto il trend di forte crescita iniziato dal 2012. La fotografia dell’accoglienza in Italia di titolari di protezione internazionale e di minori stranieri non accompagnati viene restituita dal rapporto annuale Siproimi/Sai a cura di Anci e ministero dell’Interno: il sistema di accoglienza, nei primi 10 anni di attività (2003-2012), ha fatto registrare un incremento dei posti e degli accolti progressivo, triplicando l’offerta l’iniziale. Nel 2013, l’anno dell’“emergenza nord-africana”, si è registrato un notevole incremento di posti (+161%) e beneficiari (+61%), che è continuato piuttosto sostenuto fino al 2018. L’anno successivo, è iniziata la contrazione dei posti (33.625 unità, -6,3% rispetto al 2018) e dei beneficiari accolti (39.686 unità, -3,5% rispetto al 2018). Inversione di tendenza proseguita anche nel 2020, quando i posti ammontano a 31.324 unità e a 37.372 il numero dei beneficiari accolti. Dal report emerge, però, che nel corso dell’anno il coefficiente di rapporto tra accolti e posti (1,19/1) è rimasto sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente (1,18/1). “Questo a dimostrazione del fatto che, malgrado una diminuzione dei progetti della rete – si legge nel rapporto -, il Sistema ha confermato la sua capacità di accoglienza, procedendo in maniera sistematica a nuovi inserimenti di beneficiari, compatibilmente con le disposizioni sanitarie anti-Covid che hanno caratterizzato praticamente tutto il 2020”. In particolare, dei 37.372 beneficiari il numero dei minori stranieri non accompagnato è il 15,2%. Dei 31.324 posti a disposizione, la Sicilia è la regione che ne mette a disposizione di più con 4.672 (il 14,9%). Da analisi delle relazioni annuali relative alle attività svolte nel 2020 dai progetti che hanno accolto sia adulti che minori, emerge una presenza rilevante di beneficiari di condizioni di vulnerabilità. La quota più significativa si riferisce alle vittime di tortura e/o violenze (pari al 5,8% del totale degli accolti), seguono le vittime di tratta (4,8%) e i beneficiari con problemi di disagio mentale (3,1%). I minori stranieri non accompagnati accolti nella rete Siproimi/Sai nel corso del 2020 sono stati complessivamente 5.680 (+19,5% rispetto al 2019), un dato che “conferma il costante incremento degli accolti che è andato crescendo parallelamente all’ampliamento dei progetti e dei posti specificatamente dedicati a questa categoria di beneficiari”. Nel corso del 2020 i posti dedicati ai minori stranieri non accompagnati sono stati 4.437 distribuiti su 148 progetti. Per quanto riguarda la distribuzione di genere, è prevalente la componente maschile, che nel 2020 ammonta a 5.527 beneficiari, pari al 97,3% degli accolti. Per quanto riguarda, invece, le principali nazionalità dei minori stranieri soli, la maggior parte arriva in Italia dal Bangladesh (914 minori, pari al 16,1%) e dall’Albania (684 minori, 12%), a cui seguono i tunisini (10%), gli egiziani (9,5%) e i pakistani (7,3%). Rispetto al 2019, i minori tunisini e bangladesi fanno registrare l’incremento maggiore, a cui seguono gli albanesi e i pakistani: da questi quattro Paesi proviene quasi il 48% degli accolti. Nel 2020, il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo ha finanziato complessivamente 794 progetti (-5,9% rispetto all’anno precedente). Tre su quattro sono stati dedicati all’accoglienza di persone che fanno capo alla categoria “ordinaria” (602 progetti, pari al 75,8%), mentre circa uno su cinque è stato destinato all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (148 progetti “Msna”, pari al 18,6%). La quota restante ha interessato progetti specificatamente deputati all’accoglienza di persone affette da disagio mentale e/o disabilità fisiche (44 progetti, 5,5%). In calo anche il numero degli enti locali titolari di progetti. Sono stati 679 nel 2020, il 4,8 in meno rispetto al 2019. Si tratta di 586 Comuni, 26 Unioni di Comuni/Comunità montane, 18 Province e 49 altri enti. La maggior parte dei 586 Comuni titolari di 686 progetti della rete Sai è caratterizzata da dimensioni particolarmente contenute. “Ciò a conferma che il Sistema di accoglienza e integrazione è presente in realtà territoriali diversificate, dai grandi centri metropolitani a quelli caratterizzati da una bassa densità abitativa e da bassi tassi di urbanizzazione e sviluppo”. Il 62,7% dei Comuni titolari di progetto ha meno di 15.000 abitanti e offre oltre 10.000 posti, pari al 39% del totale. Un terzo dei Comuni rientra nella fascia 15-100.000 abitanti e mette a disposizione della rete il 32% dei posti totali, mentre i grandi comuni con oltre 100.000 abitanti sono 38 e arrivano a coprire oltre un/quarto (più precisamente il 28,5%) dell’offerta di posti. Nella rete per la sistemazione alloggiativa dei beneficiari sono stati impiegati, anche nel 2020, soprattutto appartamenti (85%), con una sensibile crescita rispetto all’anno precedente (+19%). Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, presentando il rapporto annuale Siproimi/Sai, scrive che “il sistema di accoglienza in Italia si è andato evolvendo e perfezionando negli anni, privilegiando un modello diffuso sul territorio nazionale e orientato all’inclusione sociale dei migranti, nonché aperto alla più ampia collaborazione con le realtà locali valorizzando la capacità progettuale dei territori”. Un modello, fondato su tre caratteristiche – “diffuso, inclusivo, partecipato” -, che, durante l’esplosione dell’emergenza sanitaria mondiale, ha permesso di “fronteggiare adeguatamente l’effetto pandemico sulle comunità di accoglienza”. Comunità interessate, fin dall’ingresso nel territorio nazionale dei migranti, dalle “misure sanitarie della quarantena applicate sulle navi appositamente noleggiate o in strutture dedicate”. La sfida indicata rimane “quella della coerenza del modello di accoglienza con gli obblighi costituzionali e internazionali che il nostro Paese ha assunto”. “Nonché con l’esigenza imprescindibile di coniugare sempre l’osservanza delle leggi dello Stato da parte dei migranti con il controllo ordinato dei flussi migratori. Seguendo un progetto politico e sociale che abbia come fine la capacità di integrare lo straniero”. (Filippo Passantino -Sir)

Riscopriamo il volto dell’ospitalità: un incontro del Centro Astalli

18 Giugno 2021 -
Intervengono il card. Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena – Colle di Val d’Elsa – Montalcino, Lucio Caracciolo, direttore di Limes, P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, modera Maria Cuffaro, giornalista Rai, testimonianza di Wail Halou, rifugiato siriano in Italia. Celebrare la Giornata del Rifugiato 2021, a 70 anni dalla nascita della Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato del 1951, è l’occasione - spiega il Servizio dei Gesuiti per i rifugiati - per ripensare la nostra visione del mondo, per promuovere una nuova definizione di protezione internazionale che si basi su un rinnovato desiderio di pace tra i popoli e sostanzi le nostre relazioni con i migranti. Per riscoprire quanti volti ha l’ospitalità il Centro Astalli ha lanciato la campagna social dal titolo #unnuovonoi. Per partecipare basta pubblicare entro il 20 giugno su Facebook, Instagram o Twitter una foto che racconti piccoli o grandi gesti di ospitalità. Serve l’aiuto di tutti per costruire #unnuovonoi #conirifugiati.

Consiglio d’Europa e Ue per proteggere i diritti alle frontiere

18 Giugno 2021 - Roma - Consiglio d’Europa e Agenzia dell’Ue per i diritti fondamentali (Fra) insieme stanno preparando una pubblicazione su “Standard europei sui ricorsi legali, meccanismi di denuncia e indagini efficaci alle frontiere”. Il documento servirà per “definire gli standard dei diritti umani, derivanti sia dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo che dal diritto dell’Ue”, spiega una nota del Consiglio nella Giornata mondiale del rifugiato. Il testo indicherà anche le strade da percorrere efficacemente in caso di violazioni, oltre che i meccanismi di denuncia e gli obblighi di indagini su presunte violazioni. “Ci auguriamo che questo strumento consenta agli Stati membri di accedere a una panoramica completa degli standard europei” nel momento critico in cui migranti, rifugiati e richiedenti asilo attraversano le frontiere, ha auspicato lo speciale rappresentante del segretario generale per la migrazione e i rifugiati, Drahoslav Štefánek. Per il direttore della Agenzia Ue Michael O’Flaherty, “ognuno ha diritto a un ricorso effettivo e a un processo equo” e i Paesi devono “garantire l’accesso alla giustizia per le persone i cui diritti sono stati violati”. Le due istituzioni hanno già pubblicato un precedente documento su “Diritti fondamentali dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti alle frontiere europee”.    

Migrantes Messina: senza protezione dalla parte di chi fugge

18 Giugno 2021 - Messina – Domani, 19 giugno, nella diocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela celebreremo la Giornata Mondiale del Rifugiato indetta dall’ONU; ci ritroveremo nella Chiesa di Sant’Elia (Via S. Elia, 45 - Messina), centro diocesano per la pastorale delle migrazioni, per pregare e riflettere sul fenomeno delle migrazioni forzate e sul dramma di tante persone costrette a scappare in cerca di protezione. Con la celebrazione eucaristica, presieduta dal Vescovo ausiliare mons. Cesare Di Pietro, affideremo al Signore la vita di questi nostri fratelli e pregheremo affinché la comunità internazionale prenda a cuore la loro condizione, individuando percorsi e fornendo mezzi per assicurare loro la protezione di cui hanno bisogno, una condizione dignitosa e un futuro di speranza. Invece, purtroppo, le politiche e le misure attuate sono orientate a bloccare il loro movimento, delegando spesso ad altri Stati, situati nelle regioni più vicine alle aree in guerra, la responsabilità dell’accoglienza delle persone bisognose di protezione. L’accordo EU-Turchia ha intrappolato migliaia di rifugiati in condizioni disumane sulle isole greche. I governi europei sono complici della violenza e dell’abuso di rifugiati al confine con la Croazia. L’Italia e altri governi europei hanno alzato un muro esternalizzando il controllo delle frontiere e permettendo la detenzione, la tortura e lo sfruttamento dei migranti rimandati in Libia. Le Ong che cercano di salvare la vita delle persone che attraversano il Mar Mediterraneo e il Mar Egeo si trovano a fronteggiare intimidazioni e azioni legali. Una situazione inaccettabile e vergognosa che mette a rischio la vita di tante persone e non rende possibile il diritto alla richiesta di protezione. La Giornata sarà anche l’occasione per presentare il progetto dei Corridoi Universitari per Rifugiati, che accoglierà, presso l’Università degli Studi di Messina, due studenti provenienti dai campi profughi dell’Etiopia. L’Arcidiocesi, assieme ad altri partner locali, accompagnerà gli studenti e li sosterrà attivamente durante il processo di integrazione nella comunità locale, in collaborazione con l’Università. La partecipazione alla celebrazione nella chiesa di Sant’Elia, a causa delle restrizioni sanitarie, è consentita solo a 52 fedeli, già individuati tra migranti, organismi ecclesiali e aggregazioni laicali. Alle parrocchie raccomandiamo di ricordare, durante le celebrazioni, il dramma dei rifugiati e dedicare loro un’intenzione nella “preghiera dei fedeli”. (Migrantes Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela)      

Le Chiese europee per i migranti

18 Giugno 2021 - Ginevra - Informazioni, materiali liturgici consistenti in preghiere, canti e meditazioni, proposte di azione e riferimenti bibliografici, con l’aggiunta anche di alcune fotografie che ritraggono alcuni luoghi simbolo come un cimitero improvvisato al confine greco-turco e quello di Lampedusa. È quanto contenuto in un documento congiunto inviato da Conferenza delle Chiese europee (Kek) e Commissione delle Chiese per i migranti in Europa (Ccme) per esortare le Chiese membro a celebrare la Giornata mondiale del rifugiato, in programma il 20 giugno, commemorando in particolare le migliaia di persone morte nel tentativo di trovare un futuro nel vecchio continente. Nel ricordo dell’iniziati - va di una «Giornata di intercessione in memoria di coloro che hanno perso le loro vite ai confini dell’Europa» istituita nel 2009 dalla Kek riunita a Lione: un impegno poi ripreso anche dalle successive assemblee di Budapest (2013) e Novi Sad (2018) dove si è sottolineata la necessità per il continente europeo di fare sempre di più per chi ha sacrificato l’esistenza in cerca di un mondo migliore, un continente invitato nel documento “a essere più umano”. Come Chiese e cristiani, è scritto nel documento, «la nostra chiamata divina è quella di essere testimoni e servitori della risurrezione e di una nuova vita in giustizia e pace per tutti, indipendentemente dall’etnia, dalla nazionalità o dalla religione. Ricordiamo insieme coloro che sono morti vicino ai nostri confini, cercando salvezza dalla violenza, dalla guerra o dalla disperazione economica. Condividiamo il nostro dolore nella preghiera». Nel testo sono presenti specifiche riflessioni tra cui un’analisi dell’importanza del ricordo, del “fare memoria” in una prospettiva biblica, che è «molto più di un esercizio mentale. È un riconoscimento che può sia portare che derivare da un’azione appropriata». La commemorazione, si legge in un altro passaggio, è la risposta attuata per risvegliare le coscienze e accrescere la consapevolezza delle persone, per suscitare una reazione positiva, attiva, che in nome della giustizia, del rispetto della dignità delle persone, prevenga future perdite umane. A tal proposito vengono citate le iniziative realizzate in vari Paesi dalle diverse Chiese, come quella evangelica in Germania (Ekd), le comunità di fede finlandesi, il Consiglio delle Chiese cristiane svedesi e la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), di cui vengono ricordati gli appelli alla comunità internazionale e ai governi e le varie collaborazioni di solidarietà con le organizzazioni umanitarie impegnate nelle attività di soccorso e salvataggio in mare. Commentando i dati sui morti degli ultimi tre decenni, il documento rimarca come la migrazione non sia «un peccato, ma molti continuano a descriverla come una minaccia per le comunità europee» con i rischi connessi alla propaganda di alcuni movimenti populisti contro i profughi. Alcuni leader, viene osservato, usano apertamente discorsi d’odio, contribuendo a diffondere «un’immagine negativa del fenomeno, dando nomi disumanizzanti a migranti e rifugiati, ricordando che “l’Europa è piena”», e spingendo l’acceleratore su campagne contro i cosiddetti migranti illegali presenti sul loro territorio. «Tali dichiarazioni — lamentano gli estensori del testo — creano stereotipi che si diffondono in modo crescente tra i cittadini europei, e possono portare ad abusi e atti violenti contro rifugiati e migranti». (Osservatore Romano)  

Migrantes Toscana: ieri incontro con il Card. Lojudice

17 Giugno 2021 - Siena - Ieri mattina i direttori Migrantes delle diocesi della Toscana si sono ritrovati a Siena con il vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Toscana, il card. Paolo Lojudice. Durante l'incontro l’impegno di collaborazione con le Caritas diocesane e regionale e con gli uffici missionari, delle iniziative sulla prossima Giornata Mondiale del Migrantes e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo 26 settembre e sull'importanza del direttore Migrantes in tutte le diocesi della regione. Durante l'incontro anche il tema dei circhi e lunapark che in questo tempo di pandemia hanno avuto molte difficoltà. A Siena, come ha ricordato il Card. Lojudice, la diocesi è stata molto presente accanto al circo Vassallo. Lo stesso porporato è andato diverse volte a trovarli. Anche ieri ha avuto un incontro con i lavoratori di questo circo.  

Migrantes Padova: la protezione è un diritto

17 Giugno 2021 - Padova - La Convenzione di Ginevra del 1951 traccia le forme di protezione legale, assistenza e diritti sociali, che il rifugiato dovrebbe ricevere dagli Stati aderenti alla Convenzione. All'articolo 1 il rifugiato è colui che «temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese». Uno dei principi essenziali della Convenzione è il principio di non respingimento (no refoulement): chi chiede protezione non può essere in nessun caso respinto verso luoghi dove la sua libertà e la sua vita sarebbero minacciati. La Costituzione italiana, all'articolo 10, così si esprime sul diritto di asilo: «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge». Nell'Unione Europea sono attualmente accolti 3,6 milioni di rifugiati, di cui 1 milione in Germania e mezzo milione in Francia. Sono invece i Paesi in via di sviluppo ad avere l'85 per cento dei rifugiati: la Turchia è il Paese che ne ospita il maggior numero (3,6 milioni), seguita da Colombia (1,8 milioni), Pakistan (1,4 milioni), Uganda (1,4 milioni). L'incidenza sulla popolazione europea è dello 0,7 per cento; in Italia è ancor più bassa, lo 0,4. Bastano queste cifre per capire che gli Stati europei sono più impegnati a limitare gli ingressi che a proteggere le persone costrette a fuggire o ad agire sulle cause che le obbligano alla fuga. L'Europa è più interessata a rafforzare le politiche delle porte chiuse, più che a mostrare segni di impegno con la ridistribuzione dei migranti e la revisione del "sistema Dublino", due snodi importanti per la gestione del fenomeno, ma che ancora rimangono lettera morta. Nonostante il "Nuovo patto su asilo e migrazioni", presentato nel settembre dello scorso anno, che raccomanda una gestione più umana, solidale e coerente con i diritti umani nei confronti dei richiedenti asilo e dei migranti, continuano le stragi nel Mediterraneo, diventato il cimitero più grande d'Europa. Eppure, per evitare i viaggi della morte lungo la rotta mediterranea e balcanica, già nel 2015 sono stati indicati i "corridoi umanitari" nei Paesi di transito, vale a dire la concessione di visti umanitari per raggiungere regolarmente e in sicurezza l'Europa. (Gianromano Gnesotto - Vice direttore Migrantes Padova)