13 Gennaio 2026 - L’ultimo numero del 2025 di Migranti Press, il mensile della Fondazione Migrantes, propone in copertina e approfondisce il tema-guida del Rapporto Italiani nel Mondo 2025: non siamo un Paese di “cervelli in fuga”. L’Italia si racconta come il Paese della grande fuga dei giovani altamente qualificati, ma parlare di “cervelli” è offensivo per chi parte come per chi resta. E l’immagine tragica della “fuga” offusca la dimensione della “scelta”.
In evidenza, i due editoriali e l’intervista all’artista Marcello Silvestri. Nell’editoriale del direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, che abbiamo già anticipato su migrantesonline.it, troviamo ciò di cui è opportuno dire grazie per il 2025 accanto alle sfide per il 2026, una in particolare… Nell’altro editoriale, Paolo Lambruschi accende un piccolo spot su degli emigrati italiani che non ti aspetti. Mentre con Marcello Silvestri affrontiamo il possibile ruolo dell’arte nel vivere la contemporaneità, con una riflessione particolare su ciò che riguarda la mobilità umana.
E ancora, oltre all’ultima puntata della rubrica “Paesi sicuri?” – che ci ha accompagnato per tutto il 2025 – dedicata all’Algeria, due racconti di donne che nel mondo “salvano e si salvano” di Antonella Mariani, la questione del disagio abitativo delle comunità immigrate in Italia, vista da una città come Salerno, la strada fatta insieme a rom, sinti e caminanti, dall’Incontro nazionale degli operatori pastorali di settore a Napoli fino al Giubileo con Leone XIV a Roma.
Infine, le nostre rubriche (Norme e giurisprudenza, Brevi e Segnalazioni – Libri, Cinema, Arte, etc).
Editoriale
I “grazie” per il 2025. E la sfida per il 2026
mons. Pierpaolo Felicolo
L’altro editoriale
“Italbangla” a Londra. Gli emigrati italiani che non ti aspettiPaolo LambruschiPrimo Piano
Oltre la fuga e la retorica dei “cervelli”. Il Rapporto Italiani nel Mondo 2025
Delfina Licata
L’Italia secondo il RIM. Intervista a Paolo Pagliaro
Simone SereniImmigrati e rifugiati
Protagoniste. Donne nel mondo che salvano e si salvano
Antonella Mariani
La lunga strada verso un “abitare sicuro”
Antonio Bonifacio
Il problema abitativo tra le comunità immigrate. Una ricerca specifica dal Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes 2025
Simone Varisco
Giovedì 15 gennaio 2026, alle ore 18, presso la Sala Libretti del Giornale di Brescia in Via Solferino 22 a Brescia, si terrà la presentazione del RIM – Rapporto Italiani nel Mondo 2025, il report annuale della Fondazione Migrantes dedicato alle migrazioni degli italiani all’estero, che è arrivato alla sua XX edizione.
L’incontro sarà moderato da Gabriele Bazzoli, presidente della Fondazione San Francesco di Sales. A presentare il Rapporto, per conto della Fondazione Migrantes, sarà Delfina Licata, curatrice del volume. Accanto all’analisi dei dati e delle dinamiche migratorie, la serata darà spazio anche alle testimonianze di due giovani, Rachele Momi e Leonardo Rossi, che vivono e hanno vissuto l’esperienza dell’emigrazione all’estero, offrendo uno sguardo diretto e concreto sulle sfide e le opportunità della mobilità contemporanea.
La presentazione del rapporto potrà essere seguita anche attraverso la diretta streaming accedendo alla home page www.giornaledibrescia.it
12 Gennaio 2026 - Il Mixed Migration Centre (Mmc) di Ginevra ha presentato nel mese di dicembre 2025 il Rapporto “How smuggling really works: drivers, operations and impacts”, che mette in luce il ruolo dei trafficanti nelle rotte migratorie e la percezione che ne hanno i migranti. Il documento raccoglie le testimonianze di oltre 80.000 interviste con persone in movimento lungo le principali rotte migratorie in tutto il mondo e più di 450 interviste con trafficanti in Africa.
Il limitato accesso a vie di migrazione regolari continua ad alimentare la domanda di movimenti irregolari, consentendo al traffico di migranti di prosperare. In assenza di alternative sicure e legali, i trafficanti intervengono per soddisfare il persistente bisogno di mobilità (e informazioni) determinato da conflitti, persecuzioni, instabilità economica, domanda di manodopera e legami familiari. I governi cercano di interrompere "il modello di business” dei trafficanti con l'applicazione di norme specifiche e con il controllo sempre più stretto delle frontiere, ma misure hanno in gran parte spinto le persone verso rotte più pericolose e rafforzato le reti di traffico.
Le principali evidenze che emergono dal Rapporto:
La mancanza di percorsi migratori legali, come già anticipato, e le sollecitazioni che arrivano dalle reti personali sono fattori determinanti nella decisione di ricorrere ai trafficanti.
Risultano rari i casi di coercizione da parte dei trafficanti e comunque raramente essi influenzano la decisione di migrare; anche se, una volta presa la decisione, hanno un ruolo determinante nella scelta dei percorsi e forniscono informazioni sul viaggio.
I trafficanti sono motivati principalmente dal guadagno economico, anche se alcuni segnalano il desiderio di aiutare le persone in movimento; la maggior parte di loro entra in questo business tramite la rete di relazioni sociali.
Il traffico di migranti è una fonte di reddito importante o principale per molti, spesso superiore ad altre opportunità di guadagno locali.
12 Gennaio 2026 - Nell'ambito della terza edizione del Festival euromediterraneo Pontos (13-16 gennaio 2026), mercoledì 14 gennaio dalle ore 14.30 la sala conferenze del Museo nazionale dell'emigrazione italiana (Mei) a Genova, ospiterà un talk dal titolo "Il viaggio delle donne: una storia di emancipazione" con Roberta Leverone, Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Anna Maria Saiano.
Il viaggio, per le donne, non è mai stato solo uno spostamento, ma un gesto di libertà e trasformazione. Dalle viaggiatrici del passato alle esperienze contemporanee, muoversi ha significato sfidare ruoli imposti, confini sociali e immaginari patriarcali.
In questo intervento il viaggio femminile viene raccontato come atto politico e culturale, capace di ridefinire identità, conquistare spazio e costruire nuove narrazioni. Nel contesto mediterraneo,
crocevia di storie e attraversamenti, il viaggio diventa così uno strumento di emancipazione, di riappropriazione della propria voce e di apertura a possibilità plurali e inclusive.
12 Gennaio 2026 - Nigrizia, Cestim, Centro Missionario Diocesano di Verona, Comboniane, Progetto Mondo, CUM, Centro Pastorale Immigrati di Verona organizzano "I Martedì del Mondo", una rassegna di incontri, aperta su tematiche di attualità riguardanti gli argomenti più importanti per impatto sulla vita delle persone.
Il 13 gennaio 2026 alle ore 18.00 presso la Sala Africa dei Missionari Comboniani (Vicolo Pozzo 1, Verona) è in programma un "Martedì del Mondo" dal tema: "Nonostante le porte chiuse... Le migrazioni nel futuro dell'Europa". Si parlerà di mobilità umana in entrata, di giovani e del nuovo giro di vite dei ministri degli Interni europei sugli ingressi in Europa, in particolare per i richiedenti asilo.
Don Giuseppe Mirandola ne parlerà in studio con Simone Varisco, curatore del Rapporto Immigrazione 2025 per la Fondazione Migrantes, e con Enrico Varali, giurista. Contributo video di Gianfranco Schiavone, studioso di migrazioni.
L'incontro è in presenza con ingresso libero, in streaming sul canale YouTube dei Martedì del Mondo sulla pagina Facebook dedicata.
9 Gennaio 2026 - Nel "quadro drammatico" delle crisi internazionali, esposto anche da Leone XIV nell'Udienza concessa al Corpo diplomatico presso la Santa Sede, la situazione in Siria torna ad aggravarsi. A un mese dall’anniversario della Liberazione, quando in molte città e piazze si è celebrato il primo anno dalla caduta del regime del clan Assad, si è riaccesa la tensione ad Aleppo tra le SDF (forze armate a maggioranza curda) e l’esercito siriano. Lo denuncia un comunicato pubblicato l'8 gennaio 2026 dalla Caritas Italiana, che ricostruisce il contesto della nuova recrudescenza del conflitto che nasce nelle pieghe delle questioni aperte sui territori controllati dai curdi.
Secondo le stime diffuse dall’Ufficio del Governatore di Aleppo, almeno 140.000 persone hanno abbandonato i quartieri teatro degli scontri. Alcuni sfollati hanno trovato rifugio presso parenti o conoscenti in altre zone della città, altri si sono diretti verso Afrin, mentre una parte è ospitata in centri predisposti dalla Protezione Civile Siriana. Anche alcune Chiese cristiane di Aleppo hanno aperto le porte agli sfollati, mettendo a disposizione gli spazi disponibili.
Nel corso dell’offensiva vengono segnalati attacchi anche a ospedali, al dormitorio universitario e a circa 30 strutture governative. Secondo il vice ministro dell’Informazione Obada Kojan, il bilancio provvisorio è di 10 morti e 88 feriti, ma si teme che il numero possa aumentare. Da alcuni giorni sono sospese le lezioni nelle scuole e nelle università e risultano chiusi tutti gli uffici pubblici. Al momento non si registrano interruzioni significative dei servizi essenziali come acqua, elettricità e connessione internet.
«In una situazione già estremamente fragile per il Paese - racconta da Aleppo Davide Chiarot, operatore di Caritas Italiana - questa nuova escalation pesa come un macigno sui sogni di pace e di ricostruzione della popolazione. Come Caritas Italiana ci stiamo attivando, in coordinamento con le realtà della Chiesa locale, per rispondere alle prime necessità più urgenti: coperte, materassi, pannolini e latte in polvere per i bambini, prodotti per l’igiene e cibo. È già stato acquistato un primo stock di pannolini per bambini e la distribuzione è attualmente in corso. La speranza è che si giunga quanto prima a un accordo per evitare che il conflitto si estenda ad altre zone del Paese e che gli sfollati possano rientrare nelle proprie case. Nei prossimi giorni valuteremo come rafforzare ulteriormente l’assistenza, in base all’evoluzione del conflitto».
9 Gennaio 2026 - Leone XIV, per la prima volta nel corso del suo Pontificato, ha ricevuto i membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nella tradizionale Udienza di inizio anno in cui il Pontefice in carica affronta i temi della politica internazionale.
Il suo discorso si è sviluppato prendendo spunto dalla Città di Dio di s. Agostino - «opera imponente e decisiva per lo sviluppo del pensiero politico occidentale e per la teologia cristiana della storia» (Benedetto XVI) - in un tempo che "sembra piuttosto incline a negare diritto di cittadinanza alla città di Dio".
Papa Leone ha spiegato la scelta di un testo agostiniano che va certamente contestualizzato nella sua epoca: "Come allora siamo in un’epoca di profondi movimenti migratori; come allora siamo in un tempo di profondo riassetto degli equilibri geopolitici e dei paradigmi culturali; come allora siamo, secondo la nota espressione di Papa Francesco, non in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca".
Il Pontefice ha voluto in particolare sottolineare la sua preoccupazione - condivisa con papa Francesco - per "la debolezza del multilateralismo", il cui scopo è "offrire un luogo perché le persone possano incontrarsi e parlare". Tuttavia, ha spiegato Leone XIV "per dialogare occorre intendersi sulle parole e sui concetti che esse rappresentano. Riscoprire il significato delle parole è forse una delle prime sfide del nostro tempo". Il paradosso che ha sottolineato il Papa è che "questo indebolimento della parola è sovente rivendicato in nome della stessa libertà di espressione".
Il contesto che il Pontefice ha diffusamente spiegato nel suo discorso lo induce a pensare che "nell’attuale contesto si stia verificando un vero e proprio corto circuito dei diritti umani. Il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e perfino alla vita, subiscono limitazioni in nome di altri cosiddetti nuovi diritti, con il risultato che l’impianto stesso dei diritti umani perde vigore, lasciando spazio alla forza e alla sopraffazione. Ciò avviene quando ciascun diritto diventa autoreferenziale e soprattutto quando perde la sua connessione con la realtà delle cose, la loro natura e la verità".
A proposito dei diritti umani e della difesa della "dignità inalienabile di ogni persona", il Papa ha dedicato un pensiero anche al mondo della mobilità umana: "Ogni migrante è una persona e, in quanto tale possiede dei diritti inalienabili, che vanno rispettati in ogni contesto. Non tutti i migranti, poi, si spostano per scelta, ma molti sono costretti a fuggire a causa di violenze, persecuzioni, conflitti e persino per l’effetto dei cambiamenti climatici, come in diverse parti dell’Africa e dell’Asia. In quest’anno, in cui peraltro si celebra il 75° anniversario dell’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni, rinnovo l’auspicio della Santa Sede che le azioni che gli Stati intraprendono contro l’illegalità e il traffico di esseri umani, non diventino il pretesto per ledere la dignità di migranti e rifugiati".
"Nonostante il quadro drammatico che abbiamo di fronte ai nostri occhi", ha infine concluso il Papa, "la pace rimane un bene arduo ma possibile. Essa, come ricorda Agostino, «è il fine del nostro bene», poiché è il fine proprio della città di Dio, a cui aspiriamo, anche inconsapevolmente, e di cui possiamo assaporare l’anticipo nella città terrena". Ma non si tratta di quell’idea di pace "possibile solo con la forza e sotto l’effetto della deterrenza"; per questo "essa esige umiltà e coraggio. L’umiltà della verità e il coraggio del perdono".
8 Gennaio 2026 - In occasione della conclusione dell’Anno Giubilare, la comunità cattolica cinese di Napoli, dal 27 dicembre al 4 gennaio, ha svolto la Settimana di Evangelizzazione. Abbiamo invitato circa 20 sacerdoti, religiosi e religiose attualmente impegnati nello studio a Roma a partecipare a questa opera di evangelizzazione, offrendo la testimonianza della loro vita e la condivisione della fede, per trasmettere insieme l’amore del Signore a un numero sempre maggiore di persone.
Nel corso di questi giorni abbiamo avuto la grazia di entrare in contatto diretto con molti fratelli e sorelle cinesi che vivono e lavorano a Napoli. Molti di loro ci hanno accolto: talvolta per cortesia, talvolta per semplice educazione; tuttavia, attraverso l’ascolto e il dialogo, è emerso con chiarezza un profondo bisogno spirituale.
Molti sono completamente assorbiti dal lavoro e dalla ricerca del guadagno: tempo, energie e pensieri sono concentrati quasi esclusivamente sull’attività lavorativa e sulla sicurezza economica, mentre la cura del corpo e, soprattutto, della vita interiore e spirituale risulta trascurata. Alcuni ci hanno persino incoraggiato a “pensare a guadagnare di più” e a lasciare perdere una vita di fede, come se la fede fosse un ostacolo e non una ricchezza. Altri si definiscono cristiani non cattolici o buddhisti solo di nome: non hanno una reale esperienza di fede, né una conoscenza profonda di ciò che professano.
Eppure, al di là delle apparenze, abbiamo colto un bisogno profondo e spesso inesprimibile: il bisogno di senso, di speranza, di una vita spirituale capace di dare orientamento e pienezza all’esistenza.
Nella cultura cinese la fiducia si costruisce lentamente, attraverso il tempo, la presenza costante e relazioni autentiche. Poco alla volta, dopo una conoscenza reciproca costruita sulla fiducia, si potrebbe arrivare a condividere anche la vita della Chiesa e il messaggio del Vangelo.
Approfittando del tempo a disposizione, abbiamo visitato anche cinque famiglie di fedeli. Siamo entrati nelle loro case portando una semplice presenza, la benedizione di Dio e parole di conforto e vicinanza. L’accoglienza è stata profondamente toccante. Questa esperienza ci ha confermato quanto sia importante la visita, l’ascolto e la vicinanza concreta alle famiglie cattoliche, soprattutto in questo tempo. (Chiesa della Sacra Famiglia dei Cinesi, Napoli)
8 Gennaio 2026 - Lo scorso 29 dicembre, l'arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Giuseppe Baturi, ha incontrato gli operatori del Circo Millennium e la famiglia Martini, proprietaria della struttura, celebrando la S. Messa nell'atrio d'ingresso dello chapiteau (il tendone).
Erano presenti alcuni degli artisti tra cui il mago, che ha letto la Parola di Dio, il trasformista e un'acrobata.
L'evento è stato organizzato a cura dall'ufficio diocesano Migrantes.
8 Gennaio 2026 - La prima udienza del processo penale sul naufragio di Cutro è fissata per il 14 gennaio a Crotone. Ne dà notizia un comunicato congiunto di una coalizione di organizzazioni di ricerca e soccorso in mare (Sar) - si tratta di Emergency, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, Sos Humanity e Sos Mediterranee - che lo scorso anno si era costituita parte civile e che sarà formalmente parte del processo. All'udienza saranno presenti rappresentanti di tutte le Ong, che nel corso del processo saranno ascoltati insieme ai consulenti tecnici individuati nelle liste testi delle Organizzazioni. Sarà presente anche Amnesty International Italia in qualità di osservatore.
Da tempo le Ong della coalizione mirano a ottenere verità e giustizia per la catena di eventi, decisioni ed omissioni che hanno portato a uno dei più tragici naufragi della storia italiana: quello avvenuto al largo di Steccato di Cutro nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando un’imbarcazione è affondata provocando la morte di almeno 94 persone e un numero imprecisato di dispersi. Di tutte le persone che erano a bordo solo 80 sono sopravvissute. Nel processo sono accusati di naufragio colposo e di omicidio colposo plurimo sei ufficiali della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza.
“Come la tempestività è fondamentale nei soccorsi, così i ritardi nell’attivare interventi di salvataggio non sono un semplice incidente, ma una negligenza da sanzionare”, commentano le Ong.
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Ascolta anche "Sultan", l'ottava puntata del podcast "Il Filo d'Arianna" - un podcast che parla di storie di una comunità di esclusi, emarginati, naufraghi, a cura di Giuseppe Ciulla e Arianna Martini - dedicata proprio alla strage di Cutro.
https://open.spotify.com/episode/5obvOb2HInDiEorqfVnSZ2?si=8jZw0QWLRyykjycz2wEDxg&nd=1&dlsi=79aba980ea454132
7 Gennaio 2026 - L'Epifania è per molte diocesi in Italia il momento dell'anno liturgico scelto da coloro che sono impegnati nella pastorale dei migranti per celebrare la Festa dei popoli o delle genti. Gesù Bambino, appena nato, si manifesta infatti innanzi tutto agli "ultimi" - ai pastori - e poi ai "magi" venuti da lontano, in rappresentanza di tutti i popoli della terra: un'immagine esplicita e forte che il Vangelo consegna da secoli alla contemplazione di tutte le persone. A cominciare dalla diocesi del presidente della Conferenza episcopale italiana, il card. Matteo Zuppi.
Da decenni a Bologna, come in tante altre diocesi, la solennità dell’Epifania viene celebrata in Cattedrale come “Messa dei Popoli”. La celebrazione, presieduta dal cardinale arcivescovo, è stata organizzata dall’Ufficio Migrantes, che attraverso le comunità e i gruppi di immigrati cattolici presenti in diocesi, offre una cura pastorale a persone, famiglie e studenti provenienti da tutto il mondo, mostrando così la ricchezza del nome "cattolico".
Più volte il Cardinale ha invitato le comunità a essere unite nella fede e nel servizio del Vangelo: «Ci ha portato tutti qui, nella casa del Signore, per essere noi tutti la sua casa, la sua famiglia, senza confini, fratelli e sorelle tutti. Che gioia vederlo, sentirlo, viverlo! E ciascuno di noi si ricordi di vivere ovunque come un fratello o una sorella di Gesù e quindi di tutti! Una famiglia davvero universale, cattolica. Amiamo le nostre comunità! Facciamole crescere invitando altri che, come noi, cercano speranza, luce, futuro, che qualche volta non ne hanno più. E noi possiamo essere un pochino di quella stella che gli dice "vieni, c’è luce, ti porto la luce, l’amore di Gesù"».
E così anche tanta parte del Paese ha fatto festa, da Torino - con il pranzo multietnico condiviso e l'animazione con danze, canti e spettacoli dal mondo, dopo la S. Messa - a Salerno, dove con l'occasione hanno ricevuto i sacramenti due ragazzi camerunensi, giunti in Italia qualche anno fa con un barcone; da Piacenza - con tante lingue, tante bandiere unite, che dialogano e credono che vivere insieme è possibile - a Firenze, da dove arriva un pensiero che rappresenta il senso e lo spirito di queste feste in giro per l'Italia: "Una Chiesa plurale che anela al mondo unito".
7 Gennaio 2026 - In seguito alla "nuova e pericolosa escalation delle minacce e delle pressioni degli Stati Uniti contro il Venezuela", una ampia rete di associazioni, movimenti e organizzazioni del territorio ha indetto per giovedì 8 gennaio, dalle ore 17.30 in piazza XI settembre a Cosenza, una manifestazione dal titolo "Basta guerre", alla quale aderisce anche l'Ufficio Migrantes della diocesi di Cosenza-Bisignano.
"Ancora una volta, - si legge nel comunicato di presentazione dell'iniziativa - in nome di interessi economici e geopolitici, si tenta di legittimare l’ingerenza, le sanzioni e persino l’ipotesi di un intervento militare contro un Paese sovrano. Le guerre e le aggressioni imperialiste non portano democrazia né diritti, ma solo distruzione, morte e instabilità, colpendo sempre le popolazioni civili". Per questo, spiegano i promotori della manifestazione "rifiutiamo la retorica bellicista e le politiche che alimentano conflitti invece di costruire pace, cooperazione e giustizia sociale".
5 Gennaio 2026 - Il 6 gennaio 2026, alle ore 16, l'arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, riceverà in dono dall'artista Carlo Ciucchi, in arte "Picchio", un'opera d'arte - una croce pettorale - che testimonia il suo impegno di una vita verso i più deboli, i più emarginati: i migranti.
La consegna si svolgerà durante la visita che l'Arcivescovo farà, in occasione della Festa dei Popoli della diocesi, all'istallazione ospitata nella Chiesa parrocchiale di Santo Stefano (a pochi passi dalla Cattedrale di Ferrara): si tratta della Natività che l'artista mugellano creò in occasione di "Procida, Capitale della cultura italiana 2022".
22 Dicembre 2025 - Siamo nel tempo di Natale. E in quello dei bilanci. Il 2025, dal punto di vista ecclesiale, è stato innanzi tutto all’insegna della gratitudine.
Siamo grati per la vita di papa Francesco, da cui ci siamo congedati nella notte tra la Pasqua e il Lunedì dell’Angelo; per l’elezione di papa Leone; per aver potuto attraversare quest’anno giubilare.
In particolare, è stato bellissimo vivere il Giubileo dei migranti, in concomitanza eccezionale con la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Il passaggio di testimone tra Francesco e Leone qui è stato sul territorio italiano, con i 96 pastorale fatta alla base e nel esplicito: papa Bergoglio aveva indicato il tema della Giornata – “Migranti, missionari di speranza” – e papa Prevost ci ha regalato un Messaggio che ci consegna un’immagine-guida, quella della missio migrantium.
Siamo certamente soddisfatti anche del lavoro della Fondazione nel corso dell’anno, a livello nazionale e soprattutto sul territorio italiano, con i 96 progetti specifici e 10 di ricerca sostenuti e animati.
La realizzazione dei nostri tre Rapporti annuali – Rapporto Immigrazione, con Caritas Italiana; Rapporto Italiani nel Mondo; Report "Il diritto d’asilo" – è poi l’espressione più istituzionale ed evidente di un’azione di ricerca, informazione, formazione e accompagnamento pastorale fatta alla base e nel quotidiano da tanti piccoli tasselli.
La mobilità umana, dall’Italia e verso l’Italia, è un fenomeno complesso e intrecciato, con diverse criticità, ma anche ricco di opportunità.
Fin qui, le cose belle e comunque importanti nella nostra missione pastorale.
Ovviamente, i “ma” sono tanti e preoccupanti, in un contesto internazionale in cui la logica della guerra, l’ossessione per la “sicurezza armata” e per la costruzione del nemico, sembrano guadagnare ogni giorno un metro in più.
Mi soffermo su due aspetti per arrivare a una domanda sincera e aperta. Da un lato, i dati preliminari sul 2025 diffusi da Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, ci dicono che c’è un forte calo degli ingressi irregolari nell’Unione Europea. Ma, come ha commentato su Avvenire Paolo Lambruschi, “resta grave il bilancio di perdite di vite umane, con oltre 1.700 morti sulle rotte migratorie mediterranee che partono dal continente africano in direzione della Fortezza Europa”.
Dall’altro lato, politica e media, in Italia come altrove, continuano a soffiare strumentalmente sulle paure della cittadinanza rispetto ai fenomeni migratori e alle loro presunte implicazioni.
Mi sembra che dobbiamo fare i conti col fatto che produrre ricerche, informazioni e dati o confutare scientificamente dei preconcetti sia necessario, ma non basti – anche nelle nostre parrocchie – a riportare l’opinione pubblica dentro i binari dell’obiettività e a restituire alle persone, di cui parliamo e di cui ci occupiamo tutti i giorni, la loro dignità.
Cosa possiamo fare?
In questo senso, penso anche alle occasioni in cui nel corso dell’anno ci siamo dovuti chiedere se fosse necessario emanare l’ennesimo comunicato per commentare l’ennesimo naufragio, macabra e inaccettabile ricorrenza di morti evitabili.
Non corriamo forse il rischio di assuefarci alla ritualità del pianto, delle parole, dei commenti? Con le nostre parole accendiamo davvero un riflettore? Cominciamo a chiedercelo. Altrimenti le morti, che la statistica e la spettacolarizzazione del dolore lasciano senza volto e senza storia, saranno inutili.
Come Fondazione Migrantes vogliamo raccogliere questa sfida per il 2026 insieme a te che leggi: aiutaci a trovare le parole, le proposte, le scelte opportune. Alla luce del Vangelo. (mons. Pierpaolo Felicolo | "Migranti Press" 11-12 2025)
[caption id="attachment_69453" align="aligncenter" width="1024"] (Max Hirzel)[/caption]
«Tu ci sei necessario,o fratello primogenito del genere umano,per ritrovare le ragionidella fraternità tra gli uomini,i fondamenti della giustizia,i tesori della carità,il bene sommo della pace».
(s. Paolo VI)
La Fondazione Migrantes augura buon Natale e sereno Anno 2026.
[caption id="attachment_69432" align="aligncenter" width="670"] Luc Oliver Merson, "The Arrival at Bethlehem",1897.[/caption]
22 Dicembre 2025 - Domenica 21 dicembre migliaia di persone della comunità filippina di Roma, tra le quali tantissimi giovani, si sono riunite nella Basilica di San Pietro per celebrare il Simbang Gabi, con una liturgia presieduta da S. Em. il cardinale Luis Antonio Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, e concelebrata anche dal direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo.
Il Simbang Gabi è una tradizione filippina plurisecolare. Si tratta di una novena, dal 15 al 23 dicembre, in preparazione al Santo Natale, che ormai da decenni ha superato i confini nazionali ed è approdata in tanti altri Paesi. Proprio di recente, dal 16 al 18 dicembre, il cardinal Tagle ha visitato il vicariato apostolico dell’Arabia del Sud e, al centro della sua visita, c'è stata proprio la partecipazione alle celebrazioni del Simbang Gabi, presiedendo le messe a Dubai e Abu Dhabi, alle quali hanno partecipato rispettivamente più di 30.000 e 18.000 fedeli.
"Sono molto contento di avere partecipato - ha detto mons. Felicolo, per anni direttore dell'Ufficio Migrantes della Diocesi di Roma - perché è una testimonianza forte della vita di fede di una delle comunità cristiane di immigrazione in Italia, in questo caso quella filippina. Di recente, sempre a Roma, il 7 dicembre, ho vissuto anche la festa di san Francesco Saverio della comunità indiana di rito latino, presso la basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini, presieduta - ed è stato un bel segno - dal cardinale George Jacob Koovakad, siro-malabarese, prefetto del Dicastero per il Dialogo interreligioso; per l'Immacolata, poi, presso la Basilica di San Vitale, quella dei romeni di rito latino; e l'11 gennaio, presso la basilica di Sant'Anastasia, ci sarà la festa della comunità indiana di rito siro-malabarico. Sono tutti momenti di fede molto forti che incidono nella città e testimoniano la fede di chi viene da fuori con intensità e devozione".
19 Dicembre 2025 - Come ogni anno, nel corso della mattinata di sabato 20 dicembre, il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo si recherà al Circo Vassallo, che si trova all'interno del complesso della Basilica Minore di Santa Sofia in Roma, per celebrare l'Eucarestia. Concelebrerà don Marco Yaroslav Semehen, rettore della Basilica, che è un punto di riferimento per la comunità ucraina, a Roma e in Italia.
Si tratta ormai di una bella consuetudine da quando mons. Felicolo è direttore generale: "Intende essere innanzi tutto un momento di fede e di vicinanza spirituale al Circo Vassallo e a tutti i circhi, e poi di prossimità umana: ci si ferma a pranzare insieme e cresce il rapporto personale. Sono occasioni molte attese dalla realtà del circo e dello spettacolo viaggiante in generale, un mondo tanto importante all'interno della Fondazione Migrantes".
Durante il periodo delle feste di Natale, mons. Felicolo si recherà negli altri circhi presenti a Roma, assieme al presidente dell'Ente Circhi, il dottor Antonio Buccioni.
18 Dicembre 2025 - È stato reso noto il testo del Messaggio di papa Leone XIV per la LIX Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2026), dal titolo La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante. Il Pontefice ha desiderato sviluppare - in tre passaggi - un pensiero che aveva espresso, appena eletto, dalla Loggia delle Benedizioni della Basilica di San Pietro.
Ne evidenziamo alcuni passaggi.
La pace di Cristo risorto
"La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre. [...] Sia che abbiamo il dono della fede, sia che ci sembri di non averlo, cari fratelli e sorelle, apriamoci alla pace! Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile. Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino".
Una pace disarmata
"La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici. [...] Quando trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace. [...] Invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza".
Una pace disarmante
"La bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino. [...] Purtroppo, fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata. I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio. [...] A una simile strategia va opposto lo sviluppo di società civili consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala".
18 Dicembre 2025 - L’arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, S.E. mons. Gian Carlo Perego, ha celebrato la Messa di Natale per dipendenti e collaboratori del Gruppo Editoriale San Paolo.
Ha invitato giornalisti e operatori della comunicazione a mettere la carità al centro del loro lavoro: «Spesso persiste una mentalità che ignora gli altri, senza neanche accorgersene. Cambiare questa cultura è anche compito del mondo della comunicazione. Siamo chiamati a formare una nuova opinione pubblica, anzitutto dentro la Chiesa, che superi abbandoni e pregiudizi ideologici».
L’arcivescovo ha anche richiamato la responsabilità verso i migranti: «Gli organismi che rappresento e la mia persona sono di aiuto a tutta la Chiesa italiana e a tutti noi, in un tempo in cui contro i migranti si stanno scatenando forze potenti che vorrebbero ascrivere a loro ogni guaio della nostra società, creando i presupposti dell’odio etnico, religioso e razziale».
17 Dicembre 2025 - Il 18 dicembre si celebra la Giornata internazionale dei migranti, proclamata dall'Onu nel 2000 per ricordare l'approvazione - il 18 dicembre 1990 - della "Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie". Per l'occasione ripubblichiamo integralmente da "Migranti Press" l'intervista di Ilaria De Bonis a Marco Omizzolo sulla vicenda "esemplare" - un storia di successo ma anche di fallimenti - di Balbir Singh.
È forse ingenuo definire la storia di Balbir Singh semplicemente come di successo o “a lieto fine”. Ma, in effetti, quella del bracciante sikh indiano rimasto schiavo per sei anni in una tenuta di uno dei tanti “padroni” dell’Agro pontino, e poi liberato, non può essere chiamata in altro modo.
L’uomo, originario del Punjab come migliaia di altri braccianti nelle campagne laziali, è emerso dalla trappola di una vita disumana e fuori legge (schiavizzata eppure “normalizzata” in Italia), grazie alla sua forza di volontà, alla preghiera, e a una profonda fede in Dio, quella del sikhismo appunto.
Ma senza la rete di persone, con Marco Omizzolo al centro, che si sono occupate di lui, dopo mesi di lavoro in accordo con le forze dell’ordine, Balbir non sarebbe mai uscito dalla schiavitù.
Ne abbiamo parlato proprio con Omizzolo, classe 1975, sociologo, giornalista, attivista e grande conoscitore della realtà nelle campagne della Pianura Pontina. È co-autore con Singh di Il mio nome è Balbir, pubblicato da People editore.
«Oggi Balbir è impiegato come lavoratore agricolo nelle campagne italiane, con un contratto di lavoro in regola e ha preso la patente. È molto grato all’Italia per averlo aiutato a uscire da questo incubo. Per lui lavorare, rimanere qui e poter guidare un veicolo è un grande successo! Sia dal punto di vista lavorativo che personale e famigliare, Balbir Singh sta crescendo», ci spiega Omizzolo.
Tuttavia questa storia racconta anche il fallimento di un Paese, il nostro, che consente di tenere in piedi un sistema di corruzione, criminalità e schiavitù molto solido, dove i “padroni” si spalleggiano a vicenda e alcuni imprenditori locali, grazie alla connivenza degli enti intermedi, possono schiavizzare gli esseri umani.
Ci sono leggi, spiega Omizzolo, come la Bossi-Fini, che «rendono possibili situazioni di precarizzazione, eclissamento dei diritti e delegittimazione» delle persone, con o senza permesso di soggiorno. Marco è decisamente uno dei riferimenti di quella rete che combatte da moltissimi anni per portare alla luce situazioni di sfruttamento e rafforzare gli strumenti a favore di chi vive in Italia.
Tuttavia, rispetto al fenomeno ignobile del trattamento dei braccianti nelle campagne, del lavoro in nero e della violazione degli obblighi sanitari e legali, ammette di non essere per nulla ottimista: «Questo fenomeno, che sfocia nello schiavismo, nonostante le molte inchieste fatte e nonostante sia tutto uscito allo scoperto, non è stato scalfito in Italia».
L’affermazione di Omizzolo, che è anche docente universitario, pesa come un macigno. La denuncia è forte: «c’è una macchina social-politica e culturale che persiste. Un impianto normativo procedurale e un welfare che hanno come scopo quello di produrre schiavi. Negli anni questa macchina è rimasta invariata».
L’intricato meccanismo che rende “mafiosa” tutta l’attività che ruota attorno ai “padroni” è stato analizzato in diversi libri da Omizzolo; in particolare con "Il sistema criminale degli indiani punjabi in provincia di Latina", pubblicato nel volume a cura di Stefano Becucci e Francesco Carchedi, Mafie straniere in Italia, come operano come si contrastano (Franco Angeli, 2016).
Dall’altra parte della barricata ci sono persone senza protezione, ma molto rispettose persino del padrone: tutto ciò è insito nella visione del sikhismo, così come l’attaccamento al lavoro e il senso di solidarietà. Nonché la voglia di fare giustizia.
«Abbiamo anche avviato delle cause contro alcune aziende – dice Omizzolo –, ma ci vogliono almeno tre anni per ottenere giustizia. E nel frattempo molti lavoratori vengono licenziati. Ci sono casi di donne maltrattate, che hanno subito abusi e ricatti sessuali, ma non è scontato pensare che ottengano giustizia».
C’è la storia di una trentenne molto coraggiosa che anni fa ha raccontato tutto nel corso di un’assemblea pubblica, mettendosi a nudo con fatica: «e non è facile per le donne, abituate al silenzio e a star nell’ombra, denunciare gli abusi», dice Marco.
Queste vite sommerse e ben nascoste, occultate da un sistema che è nato per lo sfruttamento, già da alcuni anni stanno emergendo.
È amaro constatare come l’azione di Omizzolo e quella di tanti come lui, compresa la Chiesa cattolica che sul territorio è impegnata ad aiutare, «hanno fatto emergere il sistema, ma non lo hanno potuto indebolire».
Il sociologo dice che c’è «una ecclesia straordinaria, come quella del Monastero di San Magno a Fondi, che fa tanto per dare sostegno a chiunque ne abbia bisogno». Ma il sentore è che la buona volontà non basti più. Che serva un’azione politica forte. L’azione dei sindacati, ad esempio, nella quale lo stesso Omizzolo credeva molto in passato, «appare oggi deludente», ammette lui.
Se qualche tempo fa ci aveva raccontato: «non è vero che il sindacato ha esaurito la sua funzione: qui siamo di fronte a nuovi conflitti sociali», oggi è decisamente più scettico e per certi versi abbattuto.
Tornando invece alla “parte sana”, e di nuovo a Balbir, che è portatore di speranza vera, vale la pena leggere il libro perché è un’incredibile immersione nell’universo fisico, mentale e spirituale di un uomo dall’elevata forza morale. «Da circa sei anni non entro in un negozio, non torno a casa dai miei figli, non vado a fare una passeggiata, a una festa sikh o a un matrimonio. Sono carne e ossa usate dal padrone per i suoi interessi», racconta nel volume.
Per ben sei anni, relegato in una roulotte, vive vessazioni, fame, privazione di libertà personale e duro lavoro. E tuttavia non si arrende, mantiene salda la sua umanità e lo sguardo alto al cielo: è un insegnamento di come si possa non passare dal ruolo di vittima a quello di carnefice, e di come si possa testimoniare il bene.
Leggendo, noi pure veniamo contagiati, siamo spinti all’azione. Non possiamo più dire di non sapere o di non voler vedere. Balbir non apre gli occhi al sistema corrotto, perché non fa miracoli, ma li apre al resto del mondo libero.
«Noi schiavi abitiamo accanto a voi, a volte anche dentro le vostre case» scrive Balbir nel capitolo “La schiavitù è sotto gli occhi di tutti, eppure ci chiamate invisibili”. «Ci potete incontrare per strada, in un cantiere, al supermercato, in fila all’Ufficio immigrazione della Questura o mentre pedaliamo su una bicicletta scassata, indossando uno zaino enorme per consegnare nelle vostre mani delle gustosissime pizze made in Italy cucinate da molti di noi».
Come ci spiega ancora Marco Omizzolo la vicenda di quest’uomo «non è un caso eccezionale, isolato ma Balbir ha comunque vinto».
«È stato da poco di nuovo in India dove ha potuto riabbracciare la moglie e i figli e soprattutto conoscere il nipotino nato da poco. È possibile affermare che Balbir si dava per morto e invece abbraccia il futuro. Aveva anche pensato al suicidio durante quei sei anni, ma alla fine non lo ha fatto, perché è un uomo profondamente religioso e la sua religione gli vieta di uccidersi».
Balbir ci insegna la postura da assumere, il senso di gratitudine per il creato e l’amore per gli altri da mantenere anche in situazioni di grave sofferenza. «Lo schiavo oggi non ha le catene, però, per come viene considerato, trattato, definito e sfruttato, non può esercitare quei diritti che voi considerate normali». Eppure ha sempre la possibilità di scegliere se stare dalla parte della vita o della morte, del cielo o dell’abisso, del sorriso e della speranza o della disfatta totale. ("Il successo di Balbir Singh e il fallimento di un sistema schiavista. Una conversazione con Marco Omizzolo" di Ilaria De Bonis - da "Migranti Press" 10 2025).
[caption id="attachment_69167" align="aligncenter" width="1024"] Balbir Singh e Marco Omizzolo[/caption]