22 Dicembre 2025 - Domenica 21 dicembre migliaia di persone della comunità filippina di Roma, tra le quali tantissimi giovani, si sono riunite nella Basilica di San Pietro per celebrare il Simbang Gabi, con una liturgia presieduta da S. Em. il cardinale Luis Antonio Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, e concelebrata anche dal direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo.
Il Simbang Gabi è una tradizione filippina plurisecolare. Si tratta di una novena, dal 15 al 23 dicembre, in preparazione al Santo Natale, che ormai da decenni ha superato i confini nazionali ed è approdata in tanti altri Paesi. Proprio di recente, dal 16 al 18 dicembre, il cardinal Tagle ha visitato il vicariato apostolico dell’Arabia del Sud e, al centro della sua visita, c'è stata proprio la partecipazione alle celebrazioni del Simbang Gabi, presiedendo le messe a Dubai e Abu Dhabi, alle quali hanno partecipato rispettivamente più di 30.000 e 18.000 fedeli.
"Sono molto contento di avere partecipato - ha detto mons. Felicolo, per anni direttore dell'Ufficio Migrantes della Diocesi di Roma - perché è una testimonianza forte della vita di fede di una delle comunità cristiane di immigrazione in Italia, in questo caso quella filippina. Di recente, sempre a Roma, il 7 dicembre, ho vissuto anche la festa di san Francesco Saverio della comunità indiana di rito latino, presso la basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini, presieduta - ed è stato un bel segno - dal cardinale George Jacob Koovakad, siro-malabarese, prefetto del Dicastero per il Dialogo interreligioso; per l'Immacolata, poi, presso la Basilica di San Vitale, quella dei romeni di rito latino; e l'11 gennaio, presso la basilica di Sant'Anastasia, ci sarà la festa della comunità indiana di rito siro-malabarico. Sono tutti momenti di fede molto forti che incidono nella città e testimoniano la fede di chi viene da fuori con intensità e devozione".
Primo Piano
A Roma la S. Messa al Circo Rony Roller con mons. Felicolo
19 Dicembre 2025 - Come ogni anno, nel corso della mattinata di sabato 20 dicembre, il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo si recherà al Circo Rony Roller della famiglia Vassallo, che si trova all'interno del complesso della Basilica Minore di Santa Sofia in Roma, per celebrare l'Eucarestia. Concelebrerà don Marco Yaroslav Semehen, rettore della Basilica, che è un punto di riferimento per la comunità ucraina, a Roma e in Italia.
Si tratta ormai di una bella consuetudine da quando mons. Felicolo è direttore generale: "Intende essere innanzi tutto un momento di fede e di vicinanza spirituale al Circo Rony Roller e a tutti i circhi, e poi di prossimità umana: ci si ferma a pranzare insieme e cresce il rapporto personale. Sono occasioni molte attese dalla realtà del circo e dello spettacolo viaggiante in generale, un mondo tanto importante all'interno della Fondazione Migrantes".
Durante il periodo delle feste di Natale, mons. Felicolo si recherà negli altri circhi presenti a Roma, assieme al presidente dell'Ente Circhi, il dottor Antonio Buccioni.
Leone XIV: “La pace esiste” ed è “disarmata e disarmante”
18 Dicembre 2025 - È stato reso noto il testo del Messaggio di papa Leone XIV per la LIX Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2026), dal titolo La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante. Il Pontefice ha desiderato sviluppare - in tre passaggi - un pensiero che aveva espresso, appena eletto, dalla Loggia delle Benedizioni della Basilica di San Pietro.
Ne evidenziamo alcuni passaggi.
La pace di Cristo risorto
"La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre. [...] Sia che abbiamo il dono della fede, sia che ci sembri di non averlo, cari fratelli e sorelle, apriamoci alla pace! Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile. Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino".Una pace disarmata
"La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici. [...] Quando trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace. [...] Invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza".Una pace disarmante
"La bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino. [...] Purtroppo, fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata. I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio. [...] A una simile strategia va opposto lo sviluppo di società civili consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala".Mons. Perego ai dipendenti del Gruppo editoriale San Paolo: «Il compito di chi fa comunicazione è cambiare la cultura».
18 Dicembre 2025 - L’arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, S.E. mons. Gian Carlo Perego, ha celebrato la Messa di Natale per dipendenti e collaboratori del Gruppo Editoriale San Paolo.
Ha invitato giornalisti e operatori della comunicazione a mettere la carità al centro del loro lavoro: «Spesso persiste una mentalità che ignora gli altri, senza neanche accorgersene. Cambiare questa cultura è anche compito del mondo della comunicazione. Siamo chiamati a formare una nuova opinione pubblica, anzitutto dentro la Chiesa, che superi abbandoni e pregiudizi ideologici».
L’arcivescovo ha anche richiamato la responsabilità verso i migranti: «Gli organismi che rappresento e la mia persona sono di aiuto a tutta la Chiesa italiana e a tutti noi, in un tempo in cui contro i migranti si stanno scatenando forze potenti che vorrebbero ascrivere a loro ogni guaio della nostra società, creando i presupposti dell’odio etnico, religioso e razziale».
Giornata internazionale dei migranti: la storia di Balbir Singh
17 Dicembre 2025 - Il 18 dicembre si celebra la Giornata internazionale dei migranti, proclamata dall'Onu nel 2000 per ricordare l'approvazione - il 18 dicembre 1990 - della "Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie". Per l'occasione ripubblichiamo integralmente da "Migranti Press" l'intervista di Ilaria De Bonis a Marco Omizzolo sulla vicenda "esemplare" - un storia di successo ma anche di fallimenti - di Balbir Singh.
È forse ingenuo definire la storia di Balbir Singh semplicemente come di successo o “a lieto fine”. Ma, in effetti, quella del bracciante sikh indiano rimasto schiavo per sei anni in una tenuta di uno dei tanti “padroni” dell’Agro pontino, e poi liberato, non può essere chiamata in altro modo.
L’uomo, originario del Punjab come migliaia di altri braccianti nelle campagne laziali, è emerso dalla trappola di una vita disumana e fuori legge (schiavizzata eppure “normalizzata” in Italia), grazie alla sua forza di volontà, alla preghiera, e a una profonda fede in Dio, quella del sikhismo appunto.
Ma senza la rete di persone, con Marco Omizzolo al centro, che si sono occupate di lui, dopo mesi di lavoro in accordo con le forze dell’ordine, Balbir non sarebbe mai uscito dalla schiavitù.
Ne abbiamo parlato proprio con Omizzolo, classe 1975, sociologo, giornalista, attivista e grande conoscitore della realtà nelle campagne della Pianura Pontina. È co-autore con Singh di Il mio nome è Balbir, pubblicato da People editore.
«Oggi Balbir è impiegato come lavoratore agricolo nelle campagne italiane, con un contratto di lavoro in regola e ha preso la patente. È molto grato all’Italia per averlo aiutato a uscire da questo incubo. Per lui lavorare, rimanere qui e poter guidare un veicolo è un grande successo! Sia dal punto di vista lavorativo che personale e famigliare, Balbir Singh sta crescendo», ci spiega Omizzolo.
Tuttavia questa storia racconta anche il fallimento di un Paese, il nostro, che consente di tenere in piedi un sistema di corruzione, criminalità e schiavitù molto solido, dove i “padroni” si spalleggiano a vicenda e alcuni imprenditori locali, grazie alla connivenza degli enti intermedi, possono schiavizzare gli esseri umani.
Ci sono leggi, spiega Omizzolo, come la Bossi-Fini, che «rendono possibili situazioni di precarizzazione, eclissamento dei diritti e delegittimazione» delle persone, con o senza permesso di soggiorno. Marco è decisamente uno dei riferimenti di quella rete che combatte da moltissimi anni per portare alla luce situazioni di sfruttamento e rafforzare gli strumenti a favore di chi vive in Italia.
Tuttavia, rispetto al fenomeno ignobile del trattamento dei braccianti nelle campagne, del lavoro in nero e della violazione degli obblighi sanitari e legali, ammette di non essere per nulla ottimista: «Questo fenomeno, che sfocia nello schiavismo, nonostante le molte inchieste fatte e nonostante sia tutto uscito allo scoperto, non è stato scalfito in Italia».
L’affermazione di Omizzolo, che è anche docente universitario, pesa come un macigno. La denuncia è forte: «c’è una macchina social-politica e culturale che persiste. Un impianto normativo procedurale e un welfare che hanno come scopo quello di produrre schiavi. Negli anni questa macchina è rimasta invariata».
L’intricato meccanismo che rende “mafiosa” tutta l’attività che ruota attorno ai “padroni” è stato analizzato in diversi libri da Omizzolo; in particolare con "Il sistema criminale degli indiani punjabi in provincia di Latina", pubblicato nel volume a cura di Stefano Becucci e Francesco Carchedi, Mafie straniere in Italia, come operano come si contrastano (Franco Angeli, 2016).
Dall’altra parte della barricata ci sono persone senza protezione, ma molto rispettose persino del padrone: tutto ciò è insito nella visione del sikhismo, così come l’attaccamento al lavoro e il senso di solidarietà. Nonché la voglia di fare giustizia.
«Abbiamo anche avviato delle cause contro alcune aziende – dice Omizzolo –, ma ci vogliono almeno tre anni per ottenere giustizia. E nel frattempo molti lavoratori vengono licenziati. Ci sono casi di donne maltrattate, che hanno subito abusi e ricatti sessuali, ma non è scontato pensare che ottengano giustizia».
C’è la storia di una trentenne molto coraggiosa che anni fa ha raccontato tutto nel corso di un’assemblea pubblica, mettendosi a nudo con fatica: «e non è facile per le donne, abituate al silenzio e a star nell’ombra, denunciare gli abusi», dice Marco.
Queste vite sommerse e ben nascoste, occultate da un sistema che è nato per lo sfruttamento, già da alcuni anni stanno emergendo.
È amaro constatare come l’azione di Omizzolo e quella di tanti come lui, compresa la Chiesa cattolica che sul territorio è impegnata ad aiutare, «hanno fatto emergere il sistema, ma non lo hanno potuto indebolire».
Il sociologo dice che c’è «una ecclesia straordinaria, come quella del Monastero di San Magno a Fondi, che fa tanto per dare sostegno a chiunque ne abbia bisogno». Ma il sentore è che la buona volontà non basti più. Che serva un’azione politica forte. L’azione dei sindacati, ad esempio, nella quale lo stesso Omizzolo credeva molto in passato, «appare oggi deludente», ammette lui.
Se qualche tempo fa ci aveva raccontato: «non è vero che il sindacato ha esaurito la sua funzione: qui siamo di fronte a nuovi conflitti sociali», oggi è decisamente più scettico e per certi versi abbattuto.
Tornando invece alla “parte sana”, e di nuovo a Balbir, che è portatore di speranza vera, vale la pena leggere il libro perché è un’incredibile immersione nell’universo fisico, mentale e spirituale di un uomo dall’elevata forza morale. «Da circa sei anni non entro in un negozio, non torno a casa dai miei figli, non vado a fare una passeggiata, a una festa sikh o a un matrimonio. Sono carne e ossa usate dal padrone per i suoi interessi», racconta nel volume.
Per ben sei anni, relegato in una roulotte, vive vessazioni, fame, privazione di libertà personale e duro lavoro. E tuttavia non si arrende, mantiene salda la sua umanità e lo sguardo alto al cielo: è un insegnamento di come si possa non passare dal ruolo di vittima a quello di carnefice, e di come si possa testimoniare il bene.
Leggendo, noi pure veniamo contagiati, siamo spinti all’azione. Non possiamo più dire di non sapere o di non voler vedere. Balbir non apre gli occhi al sistema corrotto, perché non fa miracoli, ma li apre al resto del mondo libero.
«Noi schiavi abitiamo accanto a voi, a volte anche dentro le vostre case» scrive Balbir nel capitolo “La schiavitù è sotto gli occhi di tutti, eppure ci chiamate invisibili”. «Ci potete incontrare per strada, in un cantiere, al supermercato, in fila all’Ufficio immigrazione della Questura o mentre pedaliamo su una bicicletta scassata, indossando uno zaino enorme per consegnare nelle vostre mani delle gustosissime pizze made in Italy cucinate da molti di noi».
Come ci spiega ancora Marco Omizzolo la vicenda di quest’uomo «non è un caso eccezionale, isolato ma Balbir ha comunque vinto».
«È stato da poco di nuovo in India dove ha potuto riabbracciare la moglie e i figli e soprattutto conoscere il nipotino nato da poco. È possibile affermare che Balbir si dava per morto e invece abbraccia il futuro. Aveva anche pensato al suicidio durante quei sei anni, ma alla fine non lo ha fatto, perché è un uomo profondamente religioso e la sua religione gli vieta di uccidersi».
Balbir ci insegna la postura da assumere, il senso di gratitudine per il creato e l’amore per gli altri da mantenere anche in situazioni di grave sofferenza. «Lo schiavo oggi non ha le catene, però, per come viene considerato, trattato, definito e sfruttato, non può esercitare quei diritti che voi considerate normali». Eppure ha sempre la possibilità di scegliere se stare dalla parte della vita o della morte, del cielo o dell’abisso, del sorriso e della speranza o della disfatta totale. ("Il successo di Balbir Singh e il fallimento di un sistema schiavista. Una conversazione con Marco Omizzolo" di Ilaria De Bonis - da "Migranti Press" 10 2025).
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Balbir Singh e Marco Omizzolo[/caption]
«Oggi Balbir è impiegato come lavoratore agricolo nelle campagne italiane, con un contratto di lavoro in regola e ha preso la patente. È molto grato all’Italia per averlo aiutato a uscire da questo incubo. Per lui lavorare, rimanere qui e poter guidare un veicolo è un grande successo! Sia dal punto di vista lavorativo che personale e famigliare, Balbir Singh sta crescendo», ci spiega Omizzolo.
Tuttavia questa storia racconta anche il fallimento di un Paese, il nostro, che consente di tenere in piedi un sistema di corruzione, criminalità e schiavitù molto solido, dove i “padroni” si spalleggiano a vicenda e alcuni imprenditori locali, grazie alla connivenza degli enti intermedi, possono schiavizzare gli esseri umani.
Ci sono leggi, spiega Omizzolo, come la Bossi-Fini, che «rendono possibili situazioni di precarizzazione, eclissamento dei diritti e delegittimazione» delle persone, con o senza permesso di soggiorno. Marco è decisamente uno dei riferimenti di quella rete che combatte da moltissimi anni per portare alla luce situazioni di sfruttamento e rafforzare gli strumenti a favore di chi vive in Italia.
Tuttavia, rispetto al fenomeno ignobile del trattamento dei braccianti nelle campagne, del lavoro in nero e della violazione degli obblighi sanitari e legali, ammette di non essere per nulla ottimista: «Questo fenomeno, che sfocia nello schiavismo, nonostante le molte inchieste fatte e nonostante sia tutto uscito allo scoperto, non è stato scalfito in Italia».
L’affermazione di Omizzolo, che è anche docente universitario, pesa come un macigno. La denuncia è forte: «c’è una macchina social-politica e culturale che persiste. Un impianto normativo procedurale e un welfare che hanno come scopo quello di produrre schiavi. Negli anni questa macchina è rimasta invariata».
L’intricato meccanismo che rende “mafiosa” tutta l’attività che ruota attorno ai “padroni” è stato analizzato in diversi libri da Omizzolo; in particolare con "Il sistema criminale degli indiani punjabi in provincia di Latina", pubblicato nel volume a cura di Stefano Becucci e Francesco Carchedi, Mafie straniere in Italia, come operano come si contrastano (Franco Angeli, 2016).
Dall’altra parte della barricata ci sono persone senza protezione, ma molto rispettose persino del padrone: tutto ciò è insito nella visione del sikhismo, così come l’attaccamento al lavoro e il senso di solidarietà. Nonché la voglia di fare giustizia.
«Abbiamo anche avviato delle cause contro alcune aziende – dice Omizzolo –, ma ci vogliono almeno tre anni per ottenere giustizia. E nel frattempo molti lavoratori vengono licenziati. Ci sono casi di donne maltrattate, che hanno subito abusi e ricatti sessuali, ma non è scontato pensare che ottengano giustizia».
C’è la storia di una trentenne molto coraggiosa che anni fa ha raccontato tutto nel corso di un’assemblea pubblica, mettendosi a nudo con fatica: «e non è facile per le donne, abituate al silenzio e a star nell’ombra, denunciare gli abusi», dice Marco.
Queste vite sommerse e ben nascoste, occultate da un sistema che è nato per lo sfruttamento, già da alcuni anni stanno emergendo.
È amaro constatare come l’azione di Omizzolo e quella di tanti come lui, compresa la Chiesa cattolica che sul territorio è impegnata ad aiutare, «hanno fatto emergere il sistema, ma non lo hanno potuto indebolire».
Il sociologo dice che c’è «una ecclesia straordinaria, come quella del Monastero di San Magno a Fondi, che fa tanto per dare sostegno a chiunque ne abbia bisogno». Ma il sentore è che la buona volontà non basti più. Che serva un’azione politica forte. L’azione dei sindacati, ad esempio, nella quale lo stesso Omizzolo credeva molto in passato, «appare oggi deludente», ammette lui.
Se qualche tempo fa ci aveva raccontato: «non è vero che il sindacato ha esaurito la sua funzione: qui siamo di fronte a nuovi conflitti sociali», oggi è decisamente più scettico e per certi versi abbattuto.
Tornando invece alla “parte sana”, e di nuovo a Balbir, che è portatore di speranza vera, vale la pena leggere il libro perché è un’incredibile immersione nell’universo fisico, mentale e spirituale di un uomo dall’elevata forza morale. «Da circa sei anni non entro in un negozio, non torno a casa dai miei figli, non vado a fare una passeggiata, a una festa sikh o a un matrimonio. Sono carne e ossa usate dal padrone per i suoi interessi», racconta nel volume.
Per ben sei anni, relegato in una roulotte, vive vessazioni, fame, privazione di libertà personale e duro lavoro. E tuttavia non si arrende, mantiene salda la sua umanità e lo sguardo alto al cielo: è un insegnamento di come si possa non passare dal ruolo di vittima a quello di carnefice, e di come si possa testimoniare il bene.
Leggendo, noi pure veniamo contagiati, siamo spinti all’azione. Non possiamo più dire di non sapere o di non voler vedere. Balbir non apre gli occhi al sistema corrotto, perché non fa miracoli, ma li apre al resto del mondo libero.
«Noi schiavi abitiamo accanto a voi, a volte anche dentro le vostre case» scrive Balbir nel capitolo “La schiavitù è sotto gli occhi di tutti, eppure ci chiamate invisibili”. «Ci potete incontrare per strada, in un cantiere, al supermercato, in fila all’Ufficio immigrazione della Questura o mentre pedaliamo su una bicicletta scassata, indossando uno zaino enorme per consegnare nelle vostre mani delle gustosissime pizze made in Italy cucinate da molti di noi».
Come ci spiega ancora Marco Omizzolo la vicenda di quest’uomo «non è un caso eccezionale, isolato ma Balbir ha comunque vinto».
«È stato da poco di nuovo in India dove ha potuto riabbracciare la moglie e i figli e soprattutto conoscere il nipotino nato da poco. È possibile affermare che Balbir si dava per morto e invece abbraccia il futuro. Aveva anche pensato al suicidio durante quei sei anni, ma alla fine non lo ha fatto, perché è un uomo profondamente religioso e la sua religione gli vieta di uccidersi».
Balbir ci insegna la postura da assumere, il senso di gratitudine per il creato e l’amore per gli altri da mantenere anche in situazioni di grave sofferenza. «Lo schiavo oggi non ha le catene, però, per come viene considerato, trattato, definito e sfruttato, non può esercitare quei diritti che voi considerate normali». Eppure ha sempre la possibilità di scegliere se stare dalla parte della vita o della morte, del cielo o dell’abisso, del sorriso e della speranza o della disfatta totale. ("Il successo di Balbir Singh e il fallimento di un sistema schiavista. Una conversazione con Marco Omizzolo" di Ilaria De Bonis - da "Migranti Press" 10 2025).
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Balbir Singh e Marco Omizzolo[/caption] A Salerno un “presepe srilankese” per il primo Natale della comunità
16 Dicembre 2025 - Per la prima volta, quest’anno, la comunità srilankese cristiana cattolica di Salerno realizza un presepe che sarà ospitato negli spazi della Chiesa dell’Immacolata in Piazza San Francesco. Un’iniziativa che racconta un cammino di fede, sacrificio e dialogo tra culture diverse.
Domenica 21 dicembre, alle ore 17.30, nel cortile della Chiesa si terrà la presentazione e la benedizione del presepe. Alla celebrazione saranno presenti S.E. mons. Bellandi, arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, e Antonio Bonifacio, direttore dell'Ufficio Migrantes dell'Arcidiocesi, a testimonianza dell’attenzione della Chiesa locale verso le comunità cattoliche di diversa provenienza e del valore dell’incontro tra culture nella comune esperienza della fede.
La comunità srilankese dal mese di ottobre è accompagnata da don Mathew, cappellano etnico, ed è da sempre sostenuta e valorizzata dall’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno.
La realizzazione del presepe è avvenuta durante le ore libere dal lavoro, spesso la sera e fino a tarda notte, grazie all’impegno di famiglie, giovani e adulti della comunità. Un lavoro paziente e condiviso, reso ancora più significativo dalla collaborazione di alcuni amici buddisti srilankesi, segno concreto di dialogo interreligioso e di fraternità vissuta.
La comunità cristiana cattolica srilankese, inoltre, dal mese di novembre si riunisce con costanza per momenti di formazione spirituale e di preghiera presso la Rettoria di Sant’Anna, nel centro storico di Salerno, grazie alla disponibilità della comunità e del rettore don Pasquale.
Attraverso questo primo presepe, la comunità srilankese desidera offrire alla città di Salerno un segno di gratitudine e di appartenenza, vivendo il Natale come tempo di incontro, pace e speranza. Un piccolo ma significativo gesto che diventa ponte tra popoli, fedi e culture, nel segno del Vangelo dell’accoglienza.
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Il Presepe "in costruzione".[/caption]
Il Presepe "in costruzione".[/caption] Firenze: il Rapporto Italiani nel Mondo e la Toscana
15 Dicembre 2025 - La Regione Toscana presenta il 18 dicembre, dalle ore 10, presso la Sala delle Esposizioni di Palazzo Strozzi Sacrati, a Firenze, il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes.
Tra il 2006 e il 2024 l’emigrazione italiana è diventata un fenomeno costante che riflette fragilità strutturali del Paese e un sistema bloccato — caratterizzato da lavoro precario, disuguaglianze territoriali e difficoltà nel riconoscimento del merito — ma si accompagna anche a una componente di scelta, curiosità e progettualità personale. E la Toscana? Qual è la posizione della regione rispetto a questo fenomeno che trova sempre più spazio nei media? Quali strumenti le Istituzioni regionali dovrebbero mettere in atto per affrontare questa complessità?
Il programma
Saluti istituzionali- Eugenio Giani, presidente Regione Toscana.
- S.E. mons. Gherardo Gambelli - Arcivescovo di Firenze, e vescovo delegato per la Toscana della Fondazione Migrantes*.
- Filippo Giabbani, Regione Toscana, settore Attività internazionali e Attrazione degli investimenti.
- Delfina Licata, Fondazione Migrantes, curatrice del “Rapporto italiani nel mondo 2025”.
- Giulia Marchetti, Edith Cowan University - Australia.
- Sara Vatteroni , direttrice regionale Fondazione Migrantes
- Pietro Luigi Biagioni, direttore Fondazione “Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana”
- Filippo Giabbani, Regione Toscana, settore Attività internazionali e Attrazione degli investimenti.
*(da confermare)
A Perugia la presentazione del Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes
15 Dicembre 2025 - Mostra un volto giovane e sorridente la locandina dell’incontro organizzato dall’Arcidiocesi di Perugia – Città della Pieve con il suo Ufficio Migrantes, la Caritas Diocesana e la Fondazione di Carità San Lorenzo, per la presentazione del XXXIV Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes 2025, dal titolo “Giovani, testimoni di speranza”, che è di per sé un programma.
L’evento avrà luogo mercoledì 17 dicembre, a partire dalle 10, al Villaggio della Carità (Via Montemalbe 1 – Perugia), Sala conferenze “don Giacomo Rossi”, nella forma di un incontro a più voci su questa tematica, con un taglio operativo oltre che analitico.
Porteranno i saluti mons. Simone Sorbaioli, vicario generale dell’Arcidiocesi; don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana; il diacono Vito Simone Foresi, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes.
Interverranno come relatori il dott. Simone Varisco (area ricerca e documentazione della Fondazione Migrantes, co-curatore del Rapporto immigrazione), sul tema: "Il volto dell’immigrazione nel contesto internazionale, italiano e umbro"; e la dott. Federica De Lauso, sociologa, ricercatrice del Servizio studi e ricerche Caritas Italiana, sul tema: "La povertà degli stranieri: una sfida urgente per il Paese". Seguirà un dibattito tra i partecipanti.
Per informazioni: migrantes@diocesi.perugia.it
Solenne chiusura del 125° anniversario della missione cattolica di Ginevra. Con mons. Perego
12 Dicembre 2025 - Domenica 14 dicembre, presso la cappella della missione cattolica italiana di Ginevra-Carouge, si è chiuso solennemente il 125° anniversario della nascita della Missione, con una S. Messa presieduta da S.E. mons. Giancarlo Perego, presidente della Commissione Cei per le migrazioni e della Fondazione Migrantes.
Mons. Perego ha concluso così la sua omelia, commentando Mt 11,2-11: "La cura dei poveri – e spesso all’inizio del cammino migratorio lo sono stati anche gli emigranti italiani in Svizzera e a Ginevra – è al centro della vita e della missione della Chiesa: 'i poveri per i cristiani non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo' (DT 110) – scrive papa Leone XIV. Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, sono passati 125 anni di impegno ecclesiale a favore degli emigranti italiani. Un cammino insieme. 'La Chiesa, come una madre, cammina con coloro che camminano – ci ha ricordato il Concilio Vaticano II, ripreso da papa Leone -. Dove il mondo vede minacce, lei vede figli; dove si costruiscono muri, lei costruisce ponti. Sa che il suo annuncio del Vangelo è credibile solo quando si traduce in gesti di vicinanza e accoglienza. E sa che in ogni migrante respinto è Cristo stesso che bussa alle porte della comunità' (DT 75). Queste parole di Leone XIV ci indicano il compito da sempre della Chiesa prossima ai migranti. Per questo ringraziamo il Signore anche per il dono di una Chiesa in Svizzera che ha aperto le porte e ha permesso in questi 125 anni che i migranti fossero accompagnati dai loro sacerdoti, riconoscendo in essi un dono e una benedizione".
Sono state numerose nel corso del 2025 le iniziative per celebrare l'anniversario. In particolare, di recente, l’8 novembre scorso, presso il Théâtre de l’Espérance è stato presentato il film-documentario “Costruttori di speranza”, patrocinato dal Consolato Generale d’Italia a Ginevra. Un’opera che racconta, attraverso testimonianze autentiche, il percorso di intere generazioni di italiani giunti in città in cerca di futuro, lavoro, dignità e casa.
Disponibile anche il libro fotografico dei 125 anni della Missione Cattolica Italiana di Ginevra: si può acquistare presso la Missione alla rue de la Mairie 15, Genève. Info: +41 022.736.83.82, mci.geneve@bluewin.ch
L’incontro della Sezione per le migrazioni della Commissione per la pastorale sociale del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee)
12 Dicembre 2025 - Si è concluso l'incontro della Sezione per le migrazioni della Commissione per la pastorale sociale del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee), tenutosi a Catania, dal 9 all'11 dicembre 2025, sul tema: "Giubileo e Migrazioni: Camminare insieme nella speranza". Ha introdotto i lavori S. Em. il cardinale Anders Arborelius, OCD, vescovo di Stoccolma (Svezia) e responsabile della Sezione, ricordando: «Ogni migrante è un essere umano che merita di essere trattato bene. Dobbiamo rispettare la dignità umana dei migranti — qualcosa che purtroppo non è garantita ovunque.»
La prima sessione di lavoro è proseguita con la relazione del prof. Carlo Colloca, docente dell’Università di Catania, che ha illustrato sfide e opportunità legate alla migrazione in Europa. La seconda sessione di lavoro, dedicata al tema «Migrazioni e impatto sullo sviluppo umano integrale», ha visto gli interventi di p. Avelino Chico SJ e del dott. Damiano Locci del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. Nella terza sessione, il dott. Davide Bernocchi, segretario generale di ICMC, ha illustrato la situazione negli Stati Uniti. Nell’ultima sessione di lavoro, l’architetto Daniel Darmanin, presidente della Commissione per la pace e la giustizia di Malta, ha presentato Beyond GDP II, un progetto di ricerca che analizza le condizioni di vita e di lavoro dei cittadini di Paesi terzi a Malta.
Nell'incontro, le Conferenze episcopali sono state invitate a presentare un rapporto annuale per offrire una prospettiva generale della situazione dei migranti e rifugiati nel proprio Paese e gli interventi a riguardo della propria Commissione o Conferenza episcopale, gli aspetti nuovi e positivi soprattutto dal punto di vista pastorale, le sfide e le difficoltà che si affrontano al momento attuale. Per la Conferenza episcopale italiana è stato delegato S.E. mons. Giancarlo Perego, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes: "È emersa la preoccupazione comune di una stretta dell'Ue sul diritto d’asilo, con il rischio di un indebolimento di un diritto fondamentale nella storia europea”.
A Benevento, il Giubileo dei migranti e la Festa dei popoli
12 Dicembre 2025 - Sabato 13 dicembre 2025, dalle ore 10, l’arcidiocesi di Benevento vivrà il Giubileo dei migranti, un appuntamento di comunione e preghiera.
L’iniziativa organizzata dall’Ufficio Migrantes dell’arcidiocesi di Benevento, si svolgerà nella parrocchia cittadina del Sacro Cuore in via Meomartini e coinciderà con la III edizione della “Festa dei Popoli”, con la partecipazione delle comunità di migranti, degli operatori pastorali e dei fedeli.
Il programma
- 10.00 accoglienza
- ore 10.30 saluti del vescovo, S.E. Mons. Felice Accrocca.
- ore 10.45 momento di preghiera condivisa
- ore 11.00 apertura delle attività:
- danze popolari e folk
- drum circle (a cura di Peppe Sannino)
- laboratorio di collage di biodpi e nuru b (a cura dell’associazione Agorà)
- laboratorio della creatività
- animazione per i piccoli (a cura di Logos Cooperativa sociale onlus).
Possieri: anche nel mondo cattolico “l’atteggiamento verso i migranti è spesso condizionato da visioni ideologiche o emotive e da scarsa conoscenza del fenomeno”
11 Dicembre 2025 - La nuova National Security Strategy degli Stati Uniti descrive l’Europa come un continente esposto a declino economico, pressione migratoria e rischi di “erosione civile”. Il documento sollecita gli Stati europei a rafforzare sovranità, identità e responsabilità strategica in un quadro instabile. Riccardo Benotti (SIR) ha intervistato Andrea Possieri, docente di storia contemporanea all’Università degli Studi di Perugia, che analizza le implicazioni politiche e culturali di questa lettura americana per il futuro del continente e per il rapporto transatlantico.
Nel documento statunitense di strategia nazionale emerge una lettura severa dell’Europa, fino a evocare il rischio di una “cancellazione della civiltà europea”. Che cosa indica questa espressione e quale idea di Europa trasmette il nuovo corso americano?
Quelle parole hanno suscitato sconcerto ma sono l’evoluzione di quanto affermato da James D. Vance a Monaco nel 2025. Più che una rottura con l’Europa, emerge una critica durissima all’Unione europea. Il riferimento ai valori è una presa di distanza dall’Europa tecnocratica e dall’egemonia progressista nel discorso pubblico. Si auspica il ritorno a un’Europa delle patrie, a dispetto dell’Europa di Bruxelles.
Quali elementi nuovi introduce la NSS rispetto a queste critiche già note?
L’idea non è nuova, ma oggi assume due forme inedite: viene formalizzata in un documento politico statunitense con tratti nazional-sovranisti, centrato su sicurezza, identità culturale e un forte culto della leadership; inoltre, in nome della stabilità tra Europa e Russia, si accompagna a una sostanziale legittimazione dell’operato di Putin in Ucraina. A quella terra serve pace, ma una pace giusta.
Il documento contrappone un’Europa delle patrie all’integrazione sovranazionale. Che idea di Unione europea emerge?
L’NSS mostra sfiducia verso l’integrazione europea sviluppatasi dagli anni Novanta. L’accento sulla sovranità nazionale suggerisce una preferenza per un’Europa composta da Stati forti e meno per un’unione politica. È un’impostazione che ridimensiona il ruolo dell’Unione europea nei processi decisionali e mette in discussione la sovranità condivisa.
L’impianto “America First” ridisegna i rapporti transatlantici. La tradizione del cattolicesimo democratico può offrire criteri utili?
Quella stagione è stata feconda per l’Italia e per l’Europa, pur non essendo riproponibile. Molte intuizioni restano attuali. De Gasperi richiamava la “Patria Europa” come argine agli eccessi nazionalistici. Le difficoltà che impedirono una vera Europa politica negli anni Cinquanta si ripresentano oggi.
Nonostante lo sconcerto per le parole americane e l’allarme provocato dalla Russia, non emergono forti capacità politico-culturali per un’autonomia strategica europea. Conservo però una speranza nelle generazioni cresciute dopo il 1989, più libere dalle pastoie ideologiche del Novecento: giovani pragmatici che possono contribuire a un nuovo patto fondato su solidarietà, dialogo e reciproco rispetto, come ricordava Montini.
Trump parla di migranti come “erosione civile”. Come si concilia questa narrazione con la visione cristiana dell’ospitalità?
Non si concilia. Il mondo cattolico ha sempre unito dignità umana, accoglienza e legalità. Oggi, invece, l’atteggiamento verso i migranti è spesso condizionato da visioni ideologiche o emotive e da scarsa conoscenza del fenomeno. Il discorso pubblico è segnato da due fattori: da un lato, la critica dell’immigrazione è diventata una risorsa simbolica a fini elettorali, leggendo i flussi come minaccia all’ordine pubblico e all’identità etnica; dall’altro, politiche migratorie poco efficaci hanno generato problemi nelle periferie, alimentando insicurezza e ostilità. Il nodo del futuro sarà l’integrazione, dunque la cittadinanza.
Se il rapporto transatlantico si indebolisse, quali spazi resterebbero all’Europa come mediatrice globale?
Per proporre una “terza via”, l’Europa deve essere un attore politico a tutti gli effetti. L’integrazione economico-istituzionale non è più sufficiente. Servirebbe un sussulto d’anima, altrimenti si rischia l’irrilevanza. Questo momento potrebbe favorire una nuova proposta politica, ma è necessaria una volontà dal basso che lavori, per esempio, a un’Assemblea costituente dell’Europa. Le difficoltà sono molte, ma il mutamento nasce solo dalla politica. L’unico modo per reagire al declino è prendere l’iniziativa, recuperando il progetto dei padri fondatori per un’Europa unita e solidale, modellata non dalla paura ma dalla responsabilità.
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(Foto Siciliani-Gennari/SIR)[/caption]
La National Security Strategy 2025 Il documento propone una visione centrata sulla sovranità nazionale, sulla sicurezza dei confini e sul rafforzamento industriale. L’Europa è descritta come vulnerabile sul piano economico e demografico, con il rischio di “erosione civile”. La strategia chiede agli Stati europei maggiore responsabilità nella sicurezza e indica come priorità una rapida stabilizzazione del conflitto ucraino. Forte attenzione anche alla competizione con la Cina e alla protezione delle filiere strategiche.
(Foto Siciliani-Gennari/SIR)[/caption] Al Maggio fiorentino l’Orchestra del Mare con Brunello e Krylov. In concerto con gli strumenti ricavati dai legni delle barche dei migranti
11 Dicembre 2025 - Domenica 14 dicembre 2025 alle ore 20, nella Sala Mehta del Teatro del Maggio, in programma il concerto dell’Orchestra del Mare composta per l’occasione dal violoncellista Mario Brunello, il violinista Sergej Krylov e i musicisti dell’Orchestra Giovanile Italiana della Scuola di Musica di Fiesole. L’ensemble utilizza strumenti ricavati dai legni delle barche dei migranti e realizzati dalle persone detenute del carcere di Milano-Opera nell’ambito del progetto “Metamorfosi” della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, che è la promotrice del progetto.
I maestri Brunello e Krylov diventeranno dunque “ambasciatori” di questa iniziativa che pone al centro il dramma contemporaneo dei migranti e la necessità di rendere concreto, all’interno delle carceri, l’articolo 27 della Costituzione italiana secondo il quale “...le pene non possono consistere in trattamenti disumani ma devono tendere alla rieducazione del condannato”.
“L’Orchestra del Mare - spiega il presidente della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, Arnoldo Mosca Mondadori – cerca di trasformare ciò che viene ritenuto, come diceva papa Francesco, scarto, in armonia e speranza: barche destinate a essere rottamate, persone migranti che scappano dalla fame e dalla guerra, e infine persone detenute che trasformano questo legno in strumenti musicali. Sono grato al Maggio Fiorentino per dare voce a tutto questo”.
Il ricavato della serata sostiene il progetto Metamorfosi - il cui esito è l'Orchestra del Mare - aiutando a finanziare non solo i laboratori di liuteria nelle carceri di Opera e Secondigliano, ma anche quelli di Rebibbia e Monza, dove con i legni delle barche vengono realizzati anche oggetti di carattere sacro, come i rosari. Tutte le persone detenute che lavorano al progetto sono assunte in coerenza con l'articolo 27 della Costituzione Italiana.
Al concerto sarà presente anche il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. L'organismo della Conferenza episcopale italiana che si occupa di mobilità umana ha recentemente presentato la IX edizione del suo Report sul diritto d'asilo, che include tra gli altri contributi anche uno studio - "Traslatio navis" - proprio sulla trasformazione e il riutilizzo dei resti delle imbarcazioni dei migranti in Italia, che diventano così delle "reliquie moderne", contribuendo anche al processo di rielaborazione del lutto.
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(foto: Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti)[/caption]
(foto: Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti)[/caption] Cei: “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo”
11 Dicembre 2025 - A quarant’anni dall’Intesa del 1985, la Conferenza episcopale italiana propone una lettura aggiornata dell’insegnamento della religione cattolica (Irc) nella scuola italiana. La Nota pastorale approvata dalla 81ª Assemblea generale ad Assisi (17-20 novembre 2025), dal titolo “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo”, colloca l’Irc in un contesto attraversato da mutamenti rapidi: flussi migratori, pluralismo religioso, secolarizzazione crescente, intelligenza artificiale.
In particolare nel documento si sottolinea che "in questi anni la società italiana è cambiata, confrontandosi soprattutto con il fenomeno migratorio e la conseguente presenza di culture e religioni diverse sul territorio e nelle aule scolastiche". In questo contesto, "l’Irc ha saputo aprirsi al confronto e al dialogo proprio grazie all’identità che la contraddistingue, che ne valorizza la portata culturale e formativa".
Inoltre, dopo aver ricordato che il fenomeno migratorio, "che ha molteplici implicazioni, deve essere letto non con paura, ma come un’opportunità e un dono", il documento evidenzia che l'Irc "per la sua fisionomia di insegnamento finalizzato alla formazione integrale dello studente" costituisce "un percorso interessante per accompagnare gli alunni, compresi coloro che provengono da tradizioni diverse, ad avere consapevolezza del patrimonio culturale e religioso del nostro Paese e, nello stesso tempo, può essere uno spazio fecondo per la conoscenza di altre esperienze religiose, favorendo un dialogo costruttivo".
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L'Insegnamento della Religione Cattolica (Foto Siciliani - Gennari/SIR)[/caption]
L'Insegnamento della Religione Cattolica (Foto Siciliani - Gennari/SIR)[/caption] IX edizione del Report “Il diritto d’asilo”. Fondazione Migrantes: «Non recludiamo le speranze!»
9 Dicembre 2025 - Alla fine del 2024, il numero di persone sul pianeta in condizione di sradicamento forzato ha toccato la cifra record di 123,2 milioni (+6% rispetto al 2023). Un mondo in stato di crisi permanente continua a generare spostamenti di popolazioni, mentre i sistemi di protezione sembrano arretrare, tra esternalizzazioni, reclusione e rimozione della responsabilità politica. È uno sguardo lucido e coinvolto quello che emerge dal IX Report “Il Diritto d'Asilo” della Fondazione Migrantes (con Tau Editrice), dal titolo Richiedenti asilo: le speranze recluse, presentato a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana.
Il volume "Il diritto d'asilo. Report 2025" (Tau Editrice 2025, pp. 436, euro 25,00) si articola in tre parti: Dal mondo con lo sguardo rivolto all’Europa, con cinque contributi e una scheda, Guardando all’Italia, con altri sei contributi e due schede, e infine un Approfondimento teologico. Ognuna delle due prime parti è corredata di un’ampia sezione di dati statistici, con tabelle, grafici e cartine. Le foto di copertina e all’interno del volume sono di Max Hirzel. Il volume è disponibile in libreria e online (taueditrice.it).
Alcuni dati rilevanti a livello globale
- In corso la prima flessione in 10 anni, con un grosso “ma”. A metà 2025 le persone in fuga risultano in calo: 117,3 milioni. Dovuti però in prevalenza a “ritorni” in Paesi insicuri.
- Tre rifugiati su quattro continuano a essere accolti in Paesi a basso o medio reddito.
- 46 milioni di “sfollati climatici” nel solo 2024.
Alcuni dati rilevanti sull’Italia
- Controtendenza italiana. Mentre le domande di asilo nell’Ue sono calate (-13%; Germania -30%), l'Italia nel 2024 ha segnato il suo massimo storico (quasi 159 mila).
- Record di dinieghi. Nel 2024, le Commissioni territoriali hanno pronunciato il 64% di dinieghi, contro una media Ue del 51%. E nel primo semestre 2025 dinieghi sono al 69,5%.
- Povertà “specifica” dei rifugiati. Secondo una ricerca finanziata da Unhcr il 67% dei beneficiari di protezione internazionale e temporanea in Italia vive in povertà relativa, a fronte del 17% degli italiani e del 39,5% dei cittadini extra-Ue.
Usa, Ue e cooperazione internazionale
Per la prima volta il Report dedica un focus agli USA. L’amministrazione Trump ha emanato almeno 12 ordini esecutivi che hanno generato paura, persecuzione e sfiducia. Secondo l'American Immigration Council siamo di fronte alla «fine del sistema d'asilo». Intanto, il Patto europeo su migrazione e asilo, che entrerà in vigore a giugno 2026, accentua la logica del contenimento: procedure accelerate, esternalizzazione dei controlli, applicazione estesa del concetto di “Paese terzo sicuro”. Si rischia la limitazione di fatto del diritto d’asilo, con preoccupanti conseguenze per i minori stranieri non accompagnati. Nel mentre l’Italia, alla quale come a tutti i paesi dell’Ue era stato richiesto di coinvolgere la società civile nella scrittura del suo piano di attuazione, non l’ha fatto e non l’ha ancora reso pubblico. Infine, si assiste, a una trasformazione della cooperazione internazionale: l'Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) ha perso la sua funzione originaria (riduzione della povertà) per assumere un ruolo subordinato alle logiche della sicurezza, del controllo migratorio e dell'interesse economico nazionale.La “vaporizzazione del diritto”. Tre storie
- La vicenda di un giovane gambiano esplora le “mille prigioni” del sistema. La vita di Amadou è scandita da lungaggini amministrative e decisioni arbitrarie. La perdita di tempo diventa privazione della libertà e il trattenimento amministrativo strumento ordinario.
- Il percorso di una giovane ivoriana vittima di tratta. Nel cercare protezione, Miriam si scontra con “altre forme di violenza imposte dall'ordinamento”, rituali burocratici che, invece di proteggere, “cronicizzano gli eventi traumatici subiti”.
- La gestione delle morti lungo le rotte migratorie appare un “orrore senza nome”. La storia del giovane Yonas a Ventimiglia evidenzia le falle normative e operative nei processi di identificazione delle persone decedute o scomparse, che nega ai familiari il diritto alla verità e a una degna sepoltura.
L’appello
Il Report 2025 invita istituzioni e società civile a ricollocare al centro “diritto internazionale, diritto d’asilo, diplomazia e bene comune”. In un mondo che rischia di normalizzare la crisi e la disumanizzazione, il riconoscimento dell’umanità di chi fugge rimane il fondamento irrinunciabile di ogni democrazia. «Affinché ci vengano aperti gli occhi, possiamo accettare – ha dichiarato il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo – che anche la testimonianza dolorosa di chi vive certe esperienze di fuga e di non accoglienza faccia parte di quella missio migrantium delineata da papa Leone. Ma quando abbiamo visto e sentito, come Chiesa e come persone che hanno a cuore il bene comune e la dignità umana, diventa fondamentale prendere posizione e farsi vicini: è un modo per dare una forma concreta alla speranza».Il volume "Il diritto d'asilo. Report 2025" (Tau Editrice 2025, pp. 436, euro 25,00) si articola in tre parti: Dal mondo con lo sguardo rivolto all’Europa, con cinque contributi e una scheda, Guardando all’Italia, con altri sei contributi e due schede, e infine un Approfondimento teologico. Ognuna delle due prime parti è corredata di un’ampia sezione di dati statistici, con tabelle, grafici e cartine. Le foto di copertina e all’interno del volume sono di Max Hirzel. Il volume è disponibile in libreria e online (taueditrice.it).
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Il Rapporto Immigrazione arriva a Rieti
8 Dicembre 2025 - Promossa dall'Ufficio Migrantes diocesano di Rieti, si svolgerà il prossimo 10 dicembre la presentazione del Rapporto Immigrazione 2025, "Giovani, testimoni di speranza". Appuntamento presso la Sala Consiliare del Comune di Rieti alle ore 16.30.
Previsti gli interventi di Simone Varisco, curatore del Rapporto Immigrazione per la Fondazione Migrantes; S. E. mons. Vito Piccinonna, vescovo di Rieti; mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes.
Tratta, “Quattro pezzi da 20”: presentata a “Più libri più liberi” la nuova graphic novel della Fondazione Migrantes
4 Dicembre 2025 - Quattro pezzi da 20. Un futuro oltre la tratta è la terza graphic novel della serie realizzata da Fondazione Migrantes e Tau Editrice. In uscita nel mese di dicembre, è stata presentata in anteprima a Roma nel programma della Fiera "Più Libri Più Liberi", dalla curatrice del progetto, Cristina Molfetta, e dallo sceneggiatore, Emanuele Bissattini.
Quattro pezzi da 20 è la storia di Peace, una giovane nigeriana vittima di tratta, ispirata a vicende reali. Ingannata con la promessa di un lavoro, affronta un duro viaggio verso l’Europa, dove riesce a fuggire dallo sfruttamento e a ritrovare sé stessa grazie alla musica e a nuove relazioni. Tra flashback, versi cantati e volti femminili che ne accompagnano il cammino, il fumetto sensibilizza i più giovani su un dramma attuale con un linguaggio diretto, narrativo e visivo coinvolgente. Disponibile in formato cartaceo e online, arricchito da contenuti multimediali.
Un fumetto "da ascoltare" e da "completare" anche attraverso il profilo Instagram di Peace: @peace_abdel.
Oltre ai già citati Molfetta e Bissattini, hanno collaborato alla realizzazione della graphic novel anche Chiara Marchetti, Manuela Valsecchi, Irene Pagnotta. La tavole sono di Valerio Chiola e Matteo Devicenzi.
“Giovani protagonisti silenziosi”. Che Italia emerge dal Rapporto Immigrazione 2025? | In uscita “Migranti Press” 10/2025
4 Dicembre 2025 - Roma, 4 dicembre 2025. È in uscita il numero 10/2025 di Migranti Press, il periodico della Fondazione Migrantes. In copertina, la “giovane Italia silenziosa” che emerge dal Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes 2025: un’Italia che è cambiata e continua a cambiare, senza clamore, ma con la forza di una trasformazione profonda. È l’Italia dei giovani di origine straniera, nati o cresciuti in un Paese che è anche il loro, che oggi rappresentano non soltanto una componente numerica rilevante, ma soprattutto un laboratorio vivente.
In evidenza, l’editoriale della presidente dell’associazione “Tutori in rete”, Paola Scafidi, che chiede “un tutore volontario per ogni minore”: la realtà dei minori stranieri non accompagnati vista da chi vorrebbe prendersene cura, ma ancora non può farlo fino in fondo; e poi, il progetto, da poco concluso a Roma, della Mostra immersiva sull’emigrazione italiana, “Come ponti sul mondo”.
E ancora, oltre alla rubrica “Paesi sicuri?”, questa volta dedicata al Sudan, anche “La speranza è una radice”, l’esperienza del Festival dell’Accoglienza di Torino; l’intervista a Marco Omizzolo sulla storia di Balbir Singh e di come si è liberato dalla schiavitù del caporalato; un racconto di una giovane studentessa su Gaza, premiato al concorso “La scrittura non va in esilio” del Centro Astalli.
Infine, le nostre rubriche (Norme e giurisprudenza, Brevi e Segnalazioni – Libri, Cinema, Arte, etc).
Info:mpress@migrantes.it

L’evoluzione della tratta degli esseri umani: i cosiddetti “centri truffa”
4 Dicembre 2025 - Un passaggio di un recente intervento alle Nazioni Unite di mons. Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali della Segreteria di Stato vaticana, è lo spunto del saggio che il gesuita statunitense p. William McCormick dedica ai cosiddetti «centri truffa» (scam centers) del Sud-est asiatico, sul numero 4200 della Civiltà Cattolica.
Stiamo parlando di luoghi, "che si trovano in aree caratterizzate da debole presenza statale, spesso lungo le frontiere o in regioni contese del Sud-est asiatico", in cui centinaia di migliaia di persone di varie nazionalità sono intrappolate e costrette a commettere frodi online o a collaborare con operazioni criminali. "Le truffe si legge nell'articolo - comprendono un’ampia varietà di schemi online: dai raggiri sentimentali alle frodi d’investimento, dal furto d’identità al phishing, fino alle truffe in criptovalute e ai falsi arresti digitali. Le strategie si perfezionano costantemente".
Ma in che modo vengono ingannati e ridotti in schiavitù questi forzati del crimine? P. McCormick lo fa spiegare all’organizzazione International Justice Mission: "I criminali usano le piattaforme di social media per pubblicizzare falsamente lavori redditizi con stipendi elevati e condizioni ideali. I trafficanti organizzano tutto ciò che serve per rendere l’offerta irresistibile. Una volta giunti sul posto, i documenti e i telefoni delle vittime vengono confiscati, impedendo loro di fuggire o di chiedere aiuto. Esse vengono trattenute, e frequentemente subiscono abusi e percosse".
"Una questione cruciale - si legge ancora nell'articolo - riguarda ciò che accade alle vittime una volta uscite dal giogo del lavoro forzato". Gli esperti di diritti umani ravvisano la necessità di un approccio centrato sulla vittima, in particolare garantendo "che le vittime non siano perseguite per reati commessi come conseguenza diretta della loro condizione di vittime di tratta".
Leone XIV di ritorno da Turchia e Libano: “Il dialogo e l’amicizia tra musulmani e cristiani è possibile”
3 Dicembre 2025 - Sul volo di ritorno dal Libano verso Roma, Leone XIV ha incontrato i giornalisti, come consuetudine. D'altra parte si è trattato della prima vera conferenza stampa del Papa. Molti gli spunti interessanti, in un dialogo che il Pontefice ha tenuto in più lingue, a seconda dell'interlocutore.
In particolare alla domanda del corrispondente di La Croix su "alcuni cattolici in Europa" che "credono che l’Islam sia una minaccia alla identità cristiana dell’Occidente", il Santo Padre ha risposto: "So che in Europa sono presenti tante volte paure, ma il più delle volte sono generate da persone che sono contro l’immigrazione e che provano a tenere fuori le persone che possono venire da un altro Paese, di un’altra religione, un’altra razza. E in questo senso vorrei dire che tutti noi abbiamo bisogno di lavorare insieme. Una delle cose positive di questo viaggio è di aver attirato l’attenzione del mondo sulla possibilità che il dialogo e l’amicizia tra musulmani e cristiani è possibile. Penso che una delle grandi lezioni che il Libano può insegnare al mondo è precisamente mostrare una terra in cui l’islam e la cristianità sono entrambi presenti e rispettati e c’è la possibilità di vivere insieme ed essere amici". (fonte: Vatican News)
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