Tag: Leone XIV

Un’ancora di salvezza per milioni di persone. A 75 anni dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati

27 Luglio 2026 - A 75 anni dalla sua adozione (28 luglio 1951), la Convenzione sui rifugiati rimane un’ancora di salvezza per milioni di persone. Come ha spiegato Elizabeth Tan, direttrice della divisione Protezione internazionale e soluzioni dell’UNHCR, essa, infatti, è a tutt'oggi "il fondamento del sistema internazionale di protezione dei rifugiati e uno degli strumenti giuridici internazionali più significativi mai adottati. Nata all’indomani della Seconda guerra mondiale, ha codificato un principio semplice ma potente: le persone costrette a fuggire da persecuzioni, conflitti o violenze devono poter trovare sicurezza e protezione". Il Protocollo adottato il 4 ottobre 1967 ha eliminato poi le limitazioni geografiche e temporali della Convenzione, estendendone l'applicazione a livello universale e proteggendo tutte le persone in fuga da conflitti e persecuzioni. "Insieme - chiarisce Tan -, la Convenzione e il suo Protocollo definiscono chi è un rifugiato, stabiliscono i diritti dei rifugiati e fissano gli standard di trattamento che gli Stati si sono impegnati a rispettare. Il principio fondamentale di non respingimento – che vieta il rimpatrio di persone in un luogo dove potrebbero subire persecuzioni, torture o altri gravi danni – è riconosciuto dal diritto internazionale consuetudinario, che si applica a tutti i paesi, indipendentemente dal fatto che abbiano firmato o meno la Convenzione". "Auspico che lo spirito che animò l’elaborazione di questo importante strumento internazionale continui ancora oggi a illuminare le coscienze dei responsabili delle nazioni". Così ha detto papa Leone XIV nel corso della preghiera dell'Angelus di domenica 21 giugno 2026, facendo riferimento proprio alla Convenzione. E ha continuato così: "Nessuno può voltarsi dall’altra parte di fronte a chi cerca protezione e sicurezza. Esorto inoltre tutti ad accogliere coloro che sono vittime di persecuzione, perché possano vivere in pace, con dignità, e guardare al futuro con speranza". [caption id="attachment_79238" align="aligncenter" width="1024"]Rifugiati Siria (credit: Pexels/Ahmed Akacha)[/caption]

L’unica priorità è la dignità umana. Leone XIV sui migranti, tra le Canarie e Lampedusa

20 Luglio 2026 - Scrivo queste parole quando si è appena conclusa l’attesa visita di papa Leone XIV sull’isola di Lampedusa, a 13 anni quasi esatti da quella, storica e dal grande valore simbolico, del suo predecessore. Un passaggio di consegne con papa Francesco che è andato ben oltre la dovuta formalità. È stata una visita fatta in estrema sintonia con lo spirito e la quotidianità di un luogo in cui, come ha detto il Papa, «più che le parole, parlano i gesti». Gesti che sollecitano tutti a scegliere come stare sulla “Porta d’Europa”, di fronte alla realtà delle persone che migrano, alla luce del Vangelo e di un Magistero della Chiesa ormai consolidato. Gesti celebrati nell’Eucaristia. Nelle parole della sua omelia, tra i rimandi a Mt 25 e alla parabola del “Buon Samaritano”, il Papa ha reso esplicito il filo che ha unito il viaggio in Spagna, e alle Canarie in particolare, a questa visita, messa in agenda proprio nel giorno del 250° anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti. Una scelta non proprio banale per un Papa statunitense, in questo preciso momento storico. Leone XIV ha ricordato che, certo, l’integrazione è un cammino di reciprocità; e che, per consentire alle persone di non dover lasciare la propria casa, bisogna intervenire sulle cause, economiche, climatiche e sociali delle migrazioni e sui “mercanti di carne umana” – come san Giovanni Battista Scalabrini definiva coloro che lucravano sulla miseria degli emigranti italiani – che le rende un business senza scrupoli. Non è un impegno morale e politico da poco. Le concause e le criticità delle migrazioni, però, non possono essere usate come alibi, per dimenticare il rispetto della vita umana, o come lasciapassare per calpestare la dignità delle persone migranti, dignità che supera ogni altra priorità e che «non ha passaporto»: esse non sono numeri né sono fascicoli. A me sembra chiarissimo che per Leone questa sia una priorità “non negoziabile” per tutti, governi in particolare, con una particolare aspettativa verso l’Europa e la Chiesa. Infatti, tra le Canarie e Lampedusa, Leone ci ha fatto capire che la Chiesa, in primis, deve farsi interpellare nel suo insieme. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare le persone migranti non deve essere un’attenzione delegata soltanto ad «alcuni volontari» e agli uomini e donne di buona volontà. Di tutte le immagini della visita del Papa a Lampedusa mi porto soprattutto quel suo arrampicarsi sugli scogli, di fronte al mare, una volta superata la “Porta d’Europa”, per fermarsi davanti all’orizzonte: quanti uomini e quante donne, anche ora che leggi queste parole, sono lì da qualche parte ad affrontare l’abisso per darsi un futuro? Nel febbraio del 1992, Giovanni Paolo II andò sull’isolotto di Gorée, in Senegal, e si affacciò dalla cosiddetta “porta del non ritorno” della Casa degli schiavi: lì, l’orizzonte, per le persone costrette ad attraversarla, significava abbandono, strappo, schiavitù, e forse la morte in mare verso le Americhe. Sarebbe bello e necessario che oggi, dalle tante nuove “porte di non ritorno”, si potesse vedere all’orizzonte sempre e solo una porta sulla speranza, come quella aperta dall’accoglienza indomita e generosa dei lampedusani. In questo orizzonte possibile, la Chiesa che evangelizza e si fa evangelizzare dai migranti è ciò che di più prezioso possiamo offrire contro la globalizzazione dell’indifferenza. Per costruire anche da lavoratori e cittadini quella «civiltà dell’amore» che Leone XIV continua a invocare come possibilità concreta. Non chiudiamo la porta aperta dal cuore di Lampedusa. (mons. Pierpaolo Felicolo | "Migranti Press" 6 2026) [caption id="attachment_78873" align="aligncenter" width="1024"]Leone XIV Lampedusa (credit: Vatican Media / SIR)[/caption]

La visita di Leone XIV a Lampedusa. Mons. Felicolo (Fondazione Migrantes): «Non chiudiamo la porta aperta dal cuore di Lampedusa»

4 Luglio 2026 - Si è appena conclusa l’attesa visita di papa Leone XIV sull’isola di Lampedusa. A 13 anni da quella storica scelta di grande valore simbolico da parte del suo predecessore, Francesco. Un passaggio di consegne molto più che dovuto e simbolico che è stato ricordato espressamente dal Pontefice, rispondendo brevemente al bel saluto del sindaco di Lampedusa: «Il Papa [Francesco] vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia». «Sì, é stata una visita fatta di gesti di cuore – ha detto mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes – e di immagini che restano nel cuore, perché come ha detto il Papa: “Questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti”. Gesti che sollecitano tutti a scegliere come porsi sulla “Porta d’Europa”, di fronte alla realtà delle migrazioni, alla luce del Vangelo e del consolidato Magistero della Chiesa. Così, appunto, il gesto della sua breve sosta al Cimitero; alla “Porta d’Europa”, con un fuori programma sugli scogli; e, infine, la sosta al Molo Favaloro, prima della celebrazione della S. Messa, con un’assemblea “vestita” delle parole di Mt 25 e con un’omelia ricca di spunti, ispirati soprattutto dalla parabola del Buon Samaritano: «L’amore è sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni. C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate». Nelle sue parole il Papa ha esplicitato il filo che evidentemente univa il viaggio alle Canarie a questa giornata, nel giorno del 250° anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti: opzione non banale per un Papa statunitense, in questo preciso momento storico. «Di tutte le immagini di oggi, – continua mons. Felicolo – mi porto soprattutto quel suo arrampicarsi sugli scogli per fermarsi davanti all'orizzonte: quanti uomini e quante donne, oggi stesso, sono lì persi in quell'orizzonte ad affrontare il mare per cercare un futuro? Ho pensato a quel febbraio del 1992, quando Giovanni Paolo II sull’isolotto di Gorée, in Senegal, si affacciò dalla cosiddetta “porta del non ritorno” della Casa degli schiavi: lì, l’orizzonte, per le persone costrette ad attraversarla, significava abbandono, strappo, schiavitù, e forse la morte in mare verso le Americhe. Ho immaginato che oggi, forse, da quelle tante nuove “porte di non ritorno” si dovrebbe poter vedere all’orizzonte sempre e solo quella porta che è stata aperta dall’accoglienza indomita e generosa dei lampedusani. È una responsabilità di ciascuno, e certamente dei governanti del Pianeta, ma anche della Chiesa. La Chiesa che evangelizza e si fa evangelizzare dai migranti è ciò che di più prezioso possiamo offrire contro la globalizzazione dell’indifferenza, per costruire anche da lavoratori e cittadini quella civiltà dell’amore che Leone XIV continua a invocare come possibilità concreta. Ed è una responsabilità di tutti e di tutta la Chiesa, non solo di “alcuni volontari”, come disse il Pontefice alle Canarie. Non chiudiamo la porta aperta dal cuore di Lampedusa».  

250° anniversario dell’Indipendenza Usa, Leone XIV: sia “l’occasione per un solenne rinnovamento dell’impegno verso questi ideali”

3 Luglio 2026 - Papa Leone XIV, che proprio nella data del 4 luglio, 250° anniversario dell'Indipendenza degli Stati Uniti, ha scelto con un gesto molto significativo di visitare l'isola di Lampedusa, non ha dimenticato di dedicare un pensiero grato alla sua patria alla vigilia della importante ricorrenza. Nel suo discorso di accettazione della Liberty Medal of the National Constitution Center non ha dimenticato, tra le altre cose, di ricordare il ruolo di tante generazioni di migranti nella costruzione della nuova nazione: "In questi ultimi duecentocinquanta anni, per tanti popoli in tutto il mondo, è stata la ferma determinazione a realizzare la nobile visione dei fondatori della nazione a rendere l’America sinonimo di libertà, mentre il Paese apriva le sue porte a ondate successive di immigrati, consentendo a loro e ai loro figli di svolgere il proprio ruolo nel plasmare il futuro della nazione. È stato proprio questo amore per la libertà a ispirare gli Stati Uniti, nelle ore più buie del secolo scorso, al tempo delle due guerre mondiali, a guardare non solo a sé stessa e, con grandi sacrifici, a difendere la causa della libertà al di là dei propri confini". Ricordiamo che il premio ricevuto riconosce il lavoro svolto dal Pontefice nel promuovere le libertà religiose, di coscienza e di espressione in tutto il mondo, sancite dai padri fondatori americani nel Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Al termine del discorso, il Pontefice ha espresso un auspicio: "Nell’accettare questo premio, prego quindi affinché questo 250° anniversario della fondazione di questa grande Nazione possa essere l’occasione per un solenne rinnovamento dell’impegno verso questi ideali (la dignità umana condivisa, l’uguaglianza e i diritti sanciti nella Dichiarazione d’Indipendenza, ndr) che hanno reso l’America un Paese che valorizza la pace e la prosperità, un Paese caratterizzato dalla generosità e dalla nobiltà d’animo. Affido tutti voi, così come il futuro della Nazione, a Colui che è egli stesso la fonte della vera libertà e della pace duratura, Colui il cui stesso nome è Pace".

Lampedusa, l’isola di speranza. Un minidoc di Vatican News prepara la visita di Leone XIV

3 Luglio 2026 - Un breve documentario di Vatican News racconta l'isola che si prepara ad accogliere Leone XIV, tredici anni dopo Francesco. Lo fa attraverso quattro voci che mostrano, da angolazioni diverse, la ricchezza di questa terra, della sua storia, le domande che questo luogo pone alla comunità internazionale sul tema dell'accoglienza, offrendo anche delle risposte basate sulla solidarietà e sulla vicinanza, sul rispetto della vita e sul coraggio Sabato 4 luglio anche tre voci di Fondazione Migrantes seguiranno e commenteranno la visita del Papa a Lampedusa su Radio Vaticana, Tv2000 e Telepace. Seguiteci!

Leone XIV a Lampedusa, mons. Lorefice: “Il Santo Padre viene prima di tutto a confermarci nella parola dell’Evangelo”

2 Luglio 2026 - In un breve video pubblicato dall'arcidiocesi di Palermo sulla propria pagina Facebook, S.E. mons. Corrado Lorefice, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, ha commentato il significato della imminente visita a Lampedusa di papa Leone XIV. Dopo aver fatto riferimento all'evidente connessione e continuità tra papa Francesco e papa Leone nel ripetere il segno, mons. Lorefice ha sottolineato che si tratta "prima di tutto" della "visita del successore di Pietro", il quale recentemente alle isole Canarie ha sottolineato, facendo riferimento al significato dell'anello piscatorio, che "in quanto successore di Pietro" il Papa è fatto "per essere pescatore di uomini; e lì dove c'è un uomo e una donna che vogliono attraversare il mare, o qualsiasi confine o muro innalzato dagli uomini, noi non possiamo non essere presenti come chiesa". Il presidente della Fondazione Migrantes che inoltre voluto evidenziare che il Santo Padre "viene prima di tutto a confermarci nella parola dell'Evangelo, perché mettere al centro il migrante significa mettere realmente al centro il Vangelo. Perché così arriva il Vangelo: con un'assunzione della fatica, della sofferenza di altri perché non dimentichiamo che noi siamo i seguaci di Gesù il Cristo, il Messia, che prende su di sé le sofferenze degli altri".   Lorefice

Leone XIV: “I sistemi politici spesso non rispondono al grido dei migranti”

25 Giugno 2026 - Nelle udienze del 25 giugno 2026, papa Leone ha incontrato anche un gruppo di rettori e di rappresentanti dei college e delle università dei gesuiti del Nord America. La Compagnia di Gesù, come ha ricordato anche il Papa, "opera nel settore dell'istruzione da secoli". Nel suo intervento di saluto, in lingua inglese, ha rivolto loro, tra le altre, anche queste parole: "I sistemi politici spesso non rispondono al grido dei poveri, dei migranti e di coloro che il mondo considera emarginati". Riferendosi poi alle quattro preferenze apostoliche universali della Compagnia di Gesù, e in particolare alla seconda delle quattro, il Pontefice ha aggiunto che è "importante offrire agli immigrati, ai rifugiati e alle persone di condizioni socioeconomiche più modeste l’opportunità di accedere a un’istruzione superiore. In questo modo, potranno integrarsi più pienamente nelle società in cui vivono, oltre ad arricchire la comunità studentesca nel suo complesso con le loro esperienze e prospettive diverse".

Leone XIV esorta la Chiesa italiana: “Abbiamo il coraggio dell’essenziale!”

28 Maggio 2026 - "Abbiamo il coraggio dell’essenziale!". Si è conclusa, con l'esortazione finale di papa Leone XIV, l’82ª Assemblea generale della Cei, che si è tenuta in Vaticano dal 25 al 28 maggio 2026, sotto la guida del cardinale presidente Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna. Il Santo Padre, nel suo intervento, ha chiesto "il coraggio di comunità meno preoccupate di conservare tutto e più libere di annunciare Cristo. Il coraggio di una catechesi che sia cammino di iniziazione e formazione permanente alla vita cristiana. Il coraggio di parrocchie accoglienti e missionarie, in cui le famiglie si ritrovano e si rinnovano con la linfa del Vangelo. Il coraggio di organismi di partecipazione vivi. Il coraggio di ascoltare i giovani senza addomesticarne le domande. Il coraggio di lasciarci evangelizzare dai poveri. Il coraggio di una struttura nazionale sempre più al servizio della comunione missionaria delle Chiese in Italia. Un popolo viene generato da madri e padri nella fede, da comunità che sanno dire, con la vita prima ancora che con le parole: «Abbiamo trovato il Messia» (Gv 1,41). L’Italia ha bisogno di questa testimonianza". Nel corso dell'Assemblea i Vescovi italiani hanno approvato il documento “Radicati e costruiti in Cristo”. Linee di orientamento per l’attuazione del documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, per il prossimo quinquennio. La medesima Assemblea aveva anche eletto S.E.R. mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni e, di conseguenza, presidente della Fondazione Migrantes. [caption id="attachment_77134" align="aligncenter" width="1024"]Assemblea Generale 2026 Leone XIV (foto: Vatican Media/SIR)[/caption]

Una dottrina sociale per disarmare l’IA. “Magnifica Humanitas”, la prima Enciclica di Leone XIV

25 Maggio 2026 - La prima enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas, offre una cornice morale e teologica per leggere le grandi trasformazioni del nostro tempo. Il testo dell’enciclica richiama più volte la necessità di custodire «la vera dignità e grandezza dell’uomo» – come ebbe a scrivere Leone XIII nella Rerum novarum (15 maggio 1891, n. 20) – dalle antiche e nuove pretese di «abusarne come di cosa a scopo di guadagno» (n. 16). Dopo 135 anni, la Magnifica Humanitas di Leone XIV pone al centro della riflessione e dell’azione il compito affidato a ogni generazione «di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile» (n. 1). Nell’epoca della Quarta rivoluzione industriale – dell’Industria 4.0 e, soprattutto, della Intelligenza artificiale (IA) – ciò si traduce anche nella necessità di «adottare strumenti normativi adeguati, capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico» (n. 5). Perché, come il Pontefice espone con forza, «non possiamo considerare l’IA moralmente neutra. […] Per questo, il discernimento etico non può limitarsi a domandare se usiamo un certo sistema per uno scopo buono o cattivo, ma deve anche chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano" (n. 104). Pertanto, siccome «l’IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti […] non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale» (n.110). In questo ampio quadro, «spezzare le catene delle nuove schiavitù» (n. 173) e «costruire la pace nella giustizia» (n. 213) sono appelli che ricorrono nel testo come orientamenti etici per affrontare le crescenti contraddizioni del nostro tempo.
Migrazioni, dignità e responsabilità comune
«In questa prospettiva, la giustizia sociale chiede di guardare alle persone e ai popoli a partire da chi è più vulnerabile: poveri, migranti, rifugiati, sfollati interni, vittime di violenza, persone che vivono in periferie urbane o esistenziali» (n. 78). Le migrazioni, in particolare, intrecciano sempre più saldamente ferite e speranze dei singoli e di interi popoli (n. 42), dignità umana, sogni, conflitti, povertà ed emergenza ambientale alle numerose responsabilità politiche e pastorali. Nel volgere lo sguardo alla «magnifica umanità creata da Dio», l’enciclica di Leone XIV evidenzia come ogni persona sia immagine di Dio e possegga una dignità inviolabile. Da qui, l’affermazione dell’«altissimo valore dei diritti umani» (n. 54) e la necessità di giungere a politiche che li rispettino e tutelino. Applicato alla mobilità umana, questo principio implica che i migranti non siano trattati come meri fattori economici, problemi amministrativi o elementi di turbamento della sicurezza pubblica, ma come soggetti titolari di diritti fondamentali e di una dignità che richiede protezione e accoglienza.
Guerre, violenza e spostamenti forzati
Magnifica Humanitas denuncia il crescente numero di «conflitti di una ferocia impressionante, che hanno spesso coinvolto in modo massiccio le popolazioni civili, causando vittime innocenti, ondate di profughi, destabilizzazione sociale e ferite di lunga durata» (n. 189). Risuona con forza la responsabilità di disarmare le parole, pratiche e sempre più spesso tecnologie che alimentano i conflitti. Se le guerre si confermano tra le cause principali delle migrazioni forzate, l’enciclica invita a promuovere ad ogni livello «fedeltà piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione» (n. 213). Un orizzonte che richiede politiche di prevenzione, protezione dei civili e percorsi di reintegrazione per chi fugge. Poiché molte migrazioni sono effetto di conflitti, la promozione del dialogo e della pace nella «crisi del sistema multilaterale» (n. 201) si conferma un’azione imprescindibile.
Povertà, sviluppo e destinazione universale dei beni
Richiamando il principio della destinazione universale dei beni e lo sviluppo umano integrale (n. 14), il testo sottolinea che le disuguaglianze economiche e l’ingiustizia distributiva spingono molte persone a lasciare le proprie terre di origine. L’approccio ad un fenomeno tanto umano e storico non può rinchiudersi nel solo ambito securitario: occorre «una corresponsabilità coraggiosa» che valorizzi «la cooperazione tra generazioni, tra popoli, tra discipline e culture come via maestra per far crescere stabilità, prosperità e pace» (n. 13); servono investimenti nella cooperazione internazionale, nella creazione di opportunità locali e in politiche che riducano le cause strutturali delle migrazioni forzate.
Solidarietà nel bene comune
In questo senso, la dottrina sociale proposta nella Magnifica humanitas insiste sul principio della solidarietà come criterio per orientare le scelte personali, sociali e politiche. Per le migrazioni ciò significa promuovere percorsi di accoglienza, partecipazione e condivisione delle responsabilità tra Stati e comunità. La promozione umana si delinea come priorità etica: l’enciclica invita a soffermarsi sul ruolo di ogni persona come portatrice di valore. Le comunità cristiane e le istituzioni civili sono chiamate a tradurre questa visione in pratiche concrete di accompagnamento e difesa della persona contro mercificazione e sfruttamento. Di fronte all’emergere di nuove tecnologie che danno l’illusione di travalicare la dimensione umana, «la lotta contro le nuove schiavitù è un banco di prova decisivo per il discernimento etico dell’IA e della trasformazione digitale» (n. 174). Le persone migranti sono particolarmente vulnerabili a traffici, abusi e sfruttamento lavorativo: salvaguardare la «dignità inalienabile di ogni essere umano e il bene comune» (ibid.) significa contrastare queste dinamiche a vantaggio di tutti.
Tessitori di speranza lungo le rotte dell’uomo
L’enciclica Magnifica Humanitas non offre soluzioni tecniche immediate, ma propone un orizzonte etico e teologico che rende inaccettabile ogni risposta che ignori la dignità della persona, anche migrante. Custodire l’umano significa impegnarsi concretamente nell’edificazione di politiche e culture che vedano nello spostamento di uomini, donne e minori non soltanto una sfida da gestire, ma un’occasione per esercitare la fraternità, la giustizia e la responsabilità condivisa. «In Cristo comprendiamo che l’uomo è chiamato a essere collaboratore nell’opera della creazione, anziché spettatore rassegnato di processi tecnologici che ne limitano la libertà e la responsabilità» (n. 233). Come recita il testo, la storia è il luogo in cui il Vangelo interpella e accompagna l’esperienza umana (n. 2): rispondere alle migrazioni con umanità è dunque parte integrante della testimonianza cristiana nel mondo contemporaneo. È ciò che ci rende «tessitori di speranza nel nostro mondo» (n. 245). (Simone Varisco)   Leone XIV Magnifica Humanitas

Leone XIV alla Sapienza: “Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare”

14 Maggio 2026 - "La vostra Università si caratterizza come polo d’eccellenza in diverse discipline e, al contempo, per il suo impegno in favore del diritto allo studio, anche di chi ha minori disponibilità economiche, delle persone con disabilità, dei detenuti e di chi è fuggito da zone di guerra". Esordisce così papa Leone XIV nell'Aula Magna dell'Università "Sapienza" di Roma nel corso della sua visita pastorale all'ateneo della Capitale. "Ad esempio, apprezzo molto che la Diocesi di Roma e la Sapienza abbiano firmato una convenzione per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla striscia di Gaza". Nel suo discorso, anche un bel passaggio che lega la carità necessaria a qualsiasi insegnante di fronte al cuore dei giovani ad altre forme di carità; e una sottolineatura sul ruolo di educatore di coscienze di chi insegna: "Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: è cura per la realtà, è senso di accoglienza verso ciò che non si comprende ancora, è dire la verità. Che senso avrebbe d’altronde formare un ricercatore o professionista, che però non coltiva la propria coscienza, il senso della giustizia e del rispetto per ciò che non si può né si deve dominare? Il sapere, infatti, non serve solo a raggiungere scopi lavorativi, ma a discernere chi si è". [caption id="attachment_76398" align="aligncenter" width="800"]Leone XIV Giovani (foto: Vatican Media)[/caption]

Leone XIV a Napoli sull’accoglienza a migranti e rifugiati: non “come emergenza, ma come opportunità”

11 Maggio 2026 - Anche nel suo incontro con la cittadinanza di Napoli, papa Leone ha deciso di inserire un pensiero dedicato ai migranti, riconoscendo alla comunità ecclesiale e alla comunità civile della città l'impegno "a rendere Napoli una piattaforma di dialogo interculturale e interreligioso". "In questo senso, - ha sottolineato il Pontefice - Napoli continua a rivelare il suo cuore profondo nell’accoglienza dei migranti e dei rifugiati, vissuta non come emergenza ma come opportunità di incontro e di arricchimento reciproco". [caption id="attachment_76208" align="aligncenter" width="1024"]Leone XIV a Napoli Leone XIV a Napoli (Vatican Media/SIR)[/caption]

Un anno con Leone XIV. Un Pontefice “disarmato” e disarmante, vicino ai migranti

8 Maggio 2026 - Un anno fa il cardinal Robert Francis Prevost - religioso agostiniano e missionario, con un'esperienza importante e autorevole in Curia - veniva eletto al Soglio pontificio con il nome di Leone XIV. Salutò la gente accorsa in piazza San Pietro, e con essa tutto il mondo, evocando da subito la "pace disarmata" e "disarmante, umile e perseverante", che è quella di Cristo Risorto. Un richiamo che poi si è rivelato una caratteristica costante non solo nei contenuti dei suoi continui appelli, ma anche nella forma della sua comunicazione. "In questo primo anno, - leggiamo nel messaggio di auguri che la Presidenza della Cei ha inviato al Santo padre per l'occasione - segnato da guerre, tensioni e linguaggi carichi di conflittualità, la Sua voce ha richiamato tutti alla responsabilità della pace: non come formula astratta, ma come esigenza evangelica e compito quotidiano, via di verità, giustizia e dialogo". Il suo Magistero non è stato astratto nemmeno sui temi della mobilità umana, ai quali ha dedicato invece molta attenzione, a partire dal testo del Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Nella biografia di Leone XIV - che in questo ricorda quella di papa Bergoglio - c'è la ragione della sua particolare sensibilità per le persone migranti, senza dubbio messa alla prova anche dal clima politico e dai fatti di cronaca del suo Paese, gli Stati Uniti. Nella sua prima udienza al Corpo diplomatico accreditato presso alla Santa Sede, a poco più di una settimana dall'elezione, papa Leone, infatti, si era presentato ricordando la sua storia, quella "di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato. Ciascuno di noi, nel corso della vita, si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio". Ci troviamo, dunque, di fronte a un tratto della sua spiritualità e visione del mondo profondamente radicato. Lo ritroviamo, non a caso, anche tra gli scritti raccolti nel volume Liberi sotto la grazia. Alla scuola di Sant'Agostino di fronte alle sfide della storia, che la Libreria editrice vaticana (Lev) ha presentato proprio a ridosso dell'anniversario di pontificato. Per la prima volta vengono pubblicati gli scritti di Robert Francis Prevost da Priore generale dell’Ordine Agostiniano. E anche tra le parole di quei testi emerge chiara la sua sensibilità per i migranti. Nel 2010, dunque ben prima della martellante e appassionata predicazione di papa Francesco sul tema, nella sua omelia per la celebrazione del Capitolo ordinario della Provincia di Malta, disse: "Oggi, nei nostri Paesi, dobbiamo chiederci come rispondiamo alla questione urgente della presenza degli immigrati. Siamo aperti, li accogliamo, riconosciamo che sono figli e figlie di Dio? Oppure vogliamo solo chiudere i confini, sbarrare le porte ed evitare ogni contatto?". Una domanda che ancora oggi provoca le nostre coscienze. Un'altra volta, nell'omelia a conclusione dell’Assemblea dell’Organizzazione degli Agostiniani d’Europa (Palermo, 16 marzo 2012), preoccupandosi per i giovani che "cercano esempi 'radicali' di autentica carità cristiana, di amore del prossimo. Cercano persone coerenti e coraggiose, capaci di comunicare l’entusiasmo che nasce dall’incontro con Cristo", suggerì una sola possibile strada: "Il nostro amore per Dio e per i fratelli, il desiderio di dialogare tra noi e con i laici, l’impegno per la giustizia accanto agli emarginati, agli esclusi, ai migranti, ai poveri di oggi: tutto ciò può aprire la mente e il cuore a vivere pienamente i comandamenti dell’amore".   "Liberi sotto la Grazia" Leone XIV

“Vicinanza e affetto a papa Leone XIV”. La Cei dopo le parole del presidente Trump contro il Pontefice

13 Aprile 2026 - La Presidenza della Conferenza episcopale italiana, rinnovando la piena comunione con il Santo Padre Leone XIV, esprime rammarico per le parole a lui rivolte nelle scorse ore dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Unendosi a quanto affermato dal presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, mons. Paul S. Coakley, ricorda che il Papa non è una controparte politica, ma il Successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace. In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità. Le Chiese che sono in Italia rinnovano al Santo Padre vicinanza, affetto e preghiera, auspicando da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero. (fonte: Cei)

“Anche uno solo di questi bambini”. Annunciato il tema della 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

9 Aprile 2026 - “Anche uno solo di questi bambini” è il tema scelto da Leone XIV per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (GMMR). «Il Santo Padre - si legge nella nota della Sala Stampa della Santa sede - ha voluto intitolare il Messaggio per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato Anche uno solo di questi bambini, facendo chiaro riferimento al testo del Vangelo secondo Matteo: "E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me" (Mt 18, 5). Con tale scelta, Papa Leone XIV intende esprimere la sollecitudine della Chiesa verso i minori coinvolti direttamente nell’esperienza migratoria, richiamando il dovere di accogliere ciascuno di loro come ci insegna il Vangelo. Non è la prima volta che i Pontefici si pronunciano magisterialmente su tale questione, ma lo scenario migratorio attuale propone nuove sfide che minacciano seriamente i diritti e la dignità dei più piccoli e che necessitano di risposte urgenti ed efficaci. Pertanto, non si tratta di discutere su numeri o su percentuali, perché “anche uno solo” è un valore sommo». Quest’anno, come di consueto, la GMMR ricorrerà l’ultima domenica di settembre, ovvero il giorno 27.   [caption id="attachment_69296" align="aligncenter" width="1024"]Leone XIV (Foto Vatican Media/SIR)[/caption]

Le Chiese in Italia con il Papa alla veglia di preghiera per la pace dell’11 aprile

8 Aprile 2026 - Nel giorno di Pasqua, papa Leone XIV ha chiesto di far «udire il grido di pace che sgorga dal cuore», invitando «tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di san Pietro il prossimo sabato, 11 aprile». Le Chiese in Italia aderiscono al pressante appello del Pontefice a implorare dal Cristo Risorto il dono della riconciliazione. «Noi cristiani sappiamo che è possibile sperare contro ogni speranza, nonostante la morte che vediamo presente – come ci ha ricordato il Papa – “nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge”. Per questo, invitiamo i sacerdoti, i religiosi, le religiose e tutto il popolo dei credenti a partecipare alla veglia presieduta dal Papa o a raccogliersi in preghiera nelle comunità locali: fermiamo il vortice del dolore, della sofferenza e della devastazione, diciamo il nostro ‘no’ alla guerra, non abituiamoci all’orrore», afferma il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI. (fonte: Cei)

“E invece noi come discepoli di Gesù Cristo…”. Le parole di papa Leone sull’accoglienza dei migranti

16 Marzo 2026 - Papa Leone, da Vescovo di Roma, ha cominciato una serie di visite in alcune parrocchie della Capitale. Nel corso della sua visita alla Parrocchia "Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo", domenica 15 marzo, durante l'incontro con anziani e ammalati, il Santo Padre ha offerto una riflessione molto importante sullo spirito di accoglienza dei cristiani e della comunità cristiana in questo tempo, in particolare verso le persone migranti. "Il card. Baldo Reina mi stava dicendo un momento fa, che ci sono un centinaio di parrocchie a Roma dove c’è questa accoglienza, anche dopo scuola, cioè la possibilità per le famiglie dei migranti che possono trovare un luogo, un posto, forse cominciando con lo studio dell’italiano, ma anche con altri aiuti, per integrarsi nella società. Vorrei sottolineare il grande valore di questo gesto, perché sappiamo – e non solo in Italia, ma in tante parti del mondo oggi, - un nuovo atteggiamento si sta presentando dove vogliono chiudere porte, dove vogliono dire: 'Basta! Che non vengano altri!'. E invece noi come discepoli di Gesù Cristo sappiamo che il Vangelo ci chiama a vivere uno spirito diverso. Il Vangelo ci dice che quando Gesù si presenta e dice: “Sono straniero. Voi mi avete accolto”. E questo è un gesto che facciamo a tutte le persone che rappresentano veramente Gesù Cristo in mezzo a noi. E allora vi ringrazio per questo bellissimo servizio. Vorrei incoraggiare quelli che vengono...".

Tratta, Leone XIV: “La pace inizia con la dignità”

9 Febbraio 2026 - Domenica 8 febbraio è stato pubblicato il consueto Messaggio in occasione della XII Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, in cui Leone XIV ha rinnovato "con forza l’urgente appello della Chiesa a combattere e porre fine a tale grave crimine contro l’umanità". Nel testo il Santo Padre sottolinea che la "logica di dominio e disprezzo per la vita umana alimenta anche il flagello della tratta di persone. L’instabilità geopolitica e i conflitti armati creano un terreno fertile per i trafficanti che sfruttano le persone più vulnerabili, in particolare gli sfollati, i migranti e i rifugiati". Ricordiamo che il tema della tratta è anche al centro di Quattro pezzi da 20, la terza graphic novel ideata da Fondazione Migrantes con Tau Editrice. Racconta la storia di Peace, una giovane nigeriana vittima di tratta, ispirata a vicende reali. Ingannata con la promessa di un lavoro, affronta un duro viaggio verso l’Europa, dove riesce a fuggire dallo sfruttamento e a ritrovare sé stessa grazie alla musica e a nuove relazioni. Tra flashback, versi cantati e volti femminili che ne accompagnano il cammino, il fumetto sensibilizza i più giovani su un dramma attuale con un linguaggio diretto, narrativo e visivo coinvolgente. [caption id="attachment_71437" align="aligncenter" width="2000"]Tratta Bakhita (Foto Siciliani-Gennari/SIR)[/caption]

La sfida delle IA, Leone XIV: “Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona”

26 Gennaio 2026 - "Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro". Principia così il Messaggio di papa Leone XIV per la LX Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, dal titolo Custodire voci e volti umani. "Volto e voce sono sacri", continua il Papa, che conclude il suo Messaggio esprimendo il "bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona" in un'epoca in cui l'innovazione tecnologica "antropomorfizzata" ci pone di fronte a grandi possibilità, ma anche a sfide e preoccupazioni. Il Messaggio è, infatti, completamente dedicato a una riflessione approfondita sulla sfida "antropologica" e non tecnologica posta dalle cosiddette Intelligenze artificiali (IA). Senza sminuire le potenzialità dell'innovazione, "la questione che ci sta a cuore" - scrive Leone XIV - "non è cosa riesce o riuscirà a fare la macchina, ma cosa possiamo e potremo fare noi, crescendo in umanità e conoscenza, con un uso sapiente di strumenti così potenti a nostro servizio". Tale uso sapiente è indispensabile "affinché questi strumenti possano veramente essere da noi integrati come alleati", un'alleanza che per il Papa "ha bisogno di fondarsi su tre pilastri: responsabilitàcooperazione e educazione". In particolare, sul tema dell'educazione, che è al centro della missione della Fondazione Migrantes sui temi della mobilità umana, il Pontefice ricorda che essa serve "ad aumentare le nostre capacità personali di riflettere criticamente, a valutare l’attendibilità delle fonti e i possibili interessi che stanno dietro alla selezione delle informazioni che ci raggiungono, a comprendere i meccanismi psicologici che attivano, a permettere alle nostre famiglie, comunità e associazioni di elaborare criteri pratici per una più sana e responsabile cultura della comunicazione". Come sappiamo questo è un nodo essenziale anche nella comunicazione che riguarda le persone migranti, persone cui è urgente, anche da parte di chi desidera farsi loro accanto e sostenerne i diritti, ridare un volto e una voce. Come, infatti, aveva suggerito l'editoriale del numero speciale di Migranti Press per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, - a firma del direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo - "spesso diamo molto – troppo? – più spazio a quello che facciamo e diciamo 'noi per loro', invece che direttamente alla voce, alla testimonianza e allo sguardo sulla realtà dei migranti e dei rifugiati, anche nelle nostre comunità". [caption id="attachment_70692" align="aligncenter" width="1024"]Leone XIV (foto: Vatican Media/SIR)[/caption]

Leone XIV: nel “corto circuito dei diritti umani”, la pace resta “un bene arduo, ma possibile”

9 Gennaio 2026 - Leone XIV, per la prima volta nel corso del suo Pontificato, ha ricevuto i membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nella tradizionale Udienza di inizio anno in cui il Pontefice in carica affronta i temi della politica internazionale. Il suo discorso si è sviluppato prendendo spunto dalla Città di Dio di s. Agostino - «opera imponente e decisiva per lo sviluppo del pensiero politico occidentale e per la teologia cristiana della storia» (Benedetto XVI) - in un tempo che "sembra piuttosto incline a negare diritto di cittadinanza alla città di Dio". Papa Leone ha spiegato la scelta di un testo agostiniano che va certamente contestualizzato nella sua epoca: "Come allora siamo in un’epoca di profondi movimenti migratori; come allora siamo in un tempo di profondo riassetto degli equilibri geopolitici e dei paradigmi culturali; come allora siamo, secondo la nota espressione di Papa Francesco, non in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca". Il Pontefice ha voluto in particolare sottolineare la sua preoccupazione - condivisa con papa Francesco - per "la debolezza del multilateralismo", il cui scopo è "offrire un luogo perché le persone possano incontrarsi e parlare". Tuttavia, ha spiegato Leone XIV "per dialogare occorre intendersi sulle parole e sui concetti che esse rappresentano. Riscoprire il significato delle parole è forse una delle prime sfide del nostro tempo". Il paradosso che ha sottolineato il Papa è che "questo indebolimento della parola è sovente rivendicato in nome della stessa libertà di espressione". Il contesto che il Pontefice ha diffusamente spiegato nel suo discorso lo induce a pensare che "nell’attuale contesto si stia verificando un vero e proprio corto circuito dei diritti umani. Il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e perfino alla vita, subiscono limitazioni in nome di altri cosiddetti nuovi diritti, con il risultato che l’impianto stesso dei diritti umani perde vigore, lasciando spazio alla forza e alla sopraffazione. Ciò avviene quando ciascun diritto diventa autoreferenziale e soprattutto quando perde la sua connessione con la realtà delle cose, la loro natura e la verità". A proposito dei diritti umani e della difesa della "dignità inalienabile di ogni persona", il Papa ha dedicato un pensiero anche al mondo della mobilità umana: "Ogni migrante è una persona e, in quanto tale possiede dei diritti inalienabili, che vanno rispettati in ogni contesto. Non tutti i migranti, poi, si spostano per scelta, ma molti sono costretti a fuggire a causa di violenze, persecuzioni, conflitti e persino per l’effetto dei cambiamenti climatici, come in diverse parti dell’Africa e dell’Asia. In quest’anno, in cui peraltro si celebra il 75° anniversario dell’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni, rinnovo l’auspicio della Santa Sede che le azioni che gli Stati intraprendono contro l’illegalità e il traffico di esseri umani, non diventino il pretesto per ledere la dignità di migranti e rifugiati". "Nonostante il quadro drammatico che abbiamo di fronte ai nostri occhi", ha infine concluso il Papa, "la pace rimane un bene arduo ma possibile. Essa, come ricorda Agostino, «è il fine del nostro bene», poiché è il fine proprio della città di Dio, a cui aspiriamo, anche inconsapevolmente, e di cui possiamo assaporare l’anticipo nella città terrena". Ma non si tratta di quell’idea di pace "possibile solo con la forza e sotto l’effetto della deterrenza"; per questo "essa esige umiltà e coraggio. L’umiltà della verità e il coraggio del perdono".   Leone XIV

Leone XIV: “La pace esiste” ed è “disarmata e disarmante”

18 Dicembre 2025 - È stato reso noto il testo del Messaggio di papa Leone XIV per la LIX Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2026), dal titolo La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante. Il Pontefice ha desiderato sviluppare - in tre passaggi - un pensiero che aveva espresso, appena eletto, dalla Loggia delle Benedizioni della Basilica di San Pietro. Ne evidenziamo alcuni passaggi.
La pace di Cristo risorto
"La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre. [...] Sia che abbiamo il dono della fede, sia che ci sembri di non averlo, cari fratelli e sorelle, apriamoci alla pace! Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile. Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino".
Una pace disarmata
"La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici. [...] Quando trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace. [...] Invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza".
Una pace disarmante
"La bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino. [...] Purtroppo, fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata. I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio. [...] A una simile strategia va opposto lo sviluppo di società civili consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala".