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L’allarme del Parlamento Ue sulla situazione dei diritti fondamentali in Europa

30 Aprile 2026 - Mercoledì 29 aprile 2026, il Parlamento europeo ha approvato un rapporto che traccia un bilancio “preoccupante” sullo stato dei diritti fondamentali nell’Unione per il periodo 2024-2025. Il documento è stato adottato con 328 voti favorevoli, 199 contrari e 98 astenuti. I deputati chiedono che i valori sanciti dall’articolo 2 del trattato Ue e dalla Carta dei diritti fondamentali siano rispettati in tutte le politiche dell’Ue e pienamente applicati dagli Stati membri. Questo perché essi ravvisano una pressione crescente portata al sistema dei valori dell'Unione dalla violazione dei diritti fondamentali, dai segnali di arretramento democratico, dalle interferenze politiche sul sistema giudiziario, dalla riduzione dello spazio concesso alla voce dei cittadini, dalle minacce alla libertà dei media e alla sicurezza dei giornalisti, nonché gli attacchi ai diritti delle donne e all’uguaglianza delle persone LGBTIQ+. In particolare, i deputati esprimono preoccupazione per il fatto che le interpretazioni nazionali divergenti della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue ne determinino un’applicazione disomogenea e inadeguata. Il Parlamento invita gli Stati membri ad allinearsi pienamente agli obblighi internazionali in materia di diritti umani e a garantire che l'attuazione del patto dell'Ue su migrazione e asilo - a questo tema sono espressamente dedicati i paragrafi da 46 a 52 del Rapporto - sia conforme agli obblighi in materia di diritti fondamentali e al principio di non respingimento. I deputati condannano le violazioni, tra cui i maltrattamenti nei confronti dei migranti e la violenza alle frontiere esterne dell'Unione, e chiedono operazioni coordinate di ricerca e soccorso, nonché un rapido sbarco. Sottolineano inoltre il divieto assoluto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti. La relatrice del Rapporto, Anna Strolenberg (Verdi/EFA, NL), ha dichiarato: «In tutta Europa, i diritti fondamentali di tutti i gruppi vulnerabili sono sotto pressione, mentre, allo stesso tempo, chi difende i diritti umani viene messo a tacere o addirittura criminalizzato. Chi si batte per gli altri dovrebbe essere protetto, non punito. I diritti fondamentali devono rimanere non negoziabili. Questa relazione non è astratta, riguarda vite reali e chiarisce ciò che deve essere fatto. La domanda è se la Commissione e gli Stati membri abbiano la volontà politica di farlo». (fonte: Parlamento europeo) [caption id="attachment_75488" align="aligncenter" width="1024"]Parlamento Europa (Foto: Parlamento europeo)[/caption]

A San Severo (FG), un incontro di preghiera interreligiosa in ricordo di Mamina Nyassy

30 Marzo 2026 - Sarà ricordato con un incontro di preghiera interreligiosa, alle ore 18 di martedì 31 marzo, a San Severo (FG), il giovane del Gambia Mamina Nyassy, ucciso nel corso di una lite finita in tragedia. All’iniziativa parteciperà anche il vescovo, S.E. mons. Giuseppe Mengoli. La particolare cerimonia, durante la quale saranno letti testi e preghiere cristiane e islamiche, si terrà, in contrada Sant’Elia, non lontano dal cimitero di San Severo, nello stesso posto dove Mamina viveva: il ghetto “Arena”, un insediamento informale, spazio di marginalità estrema, fatto di baracche, sporcizia, isolamento, precarietà e invisibilità, lontano dagli occhi della città e spesso anche dal cuore della società, dove vivono centinaia di giovani africani, che arrivano in Italia con speranze e sogni, che finiscono quasi sempre in un limbo di fragilità sociale, giuridica e umana. «Sarà un momento di silenzio, preghiera e fraternità - scrivono in una nota don Andrea Pupilla e don Nazareno Galullo, rispettivamente direttore della Caritas diocesana e dell’Ufficio Migrantes della diocesi di San Severo -. Non si tratta solo di fare memoria di un fatto tragico, che ha visto la morte violenta di un giovane immigrato. L’incontro vuole essere un risveglio di coscienza, per ricordare Mamina, per riconoscere il volto di ogni uomo e donna, per non abituarsi all’indifferenza e custodire insieme ciò che ci rende umani. Ribadiamo ancora una volta che come Chiesa sentiamo il dovere di dire che i ghetti non possono essere una risposta e che non possiamo accettare che esistano luoghi dove uomini e donne restano invisibili, tollerati finché lavorano nei campi e dimenticati nel resto del tempo».

Messina: presso l’Istituto S. Tommaso, un Forum “La tutela della persona dell’immigrato”

20 Marzo 2026 - Sabato 21 marzo 2026 presso l’Istituto Teologico S. Tommaso di Messina (via del Pozzo, 43) è in programma un Forum dal titolo "La tutela della persona dell'immigrato". Si tratta di un evento formativo del 28° Master in Bioetica e Sessuologia, diretto dal prof. don Gianni Russo sdb. Dopo i saluti iniziali, il diacono Santino Tornesi, direttore dell'Ufficio Migrantes dell’arcidiocesi di Messina-Lipari-S. Lucia del Mela e direttore dell’Ufficio regionale per le migrazioni della CESi, aprirà i lavori. Ci guiderà nella comprensione della mobilità umana attraverso la documentazione scientifica fornita dagli organismi della Chiesa italiana, permettendoci di valutare in modo ragionevole e consapevole questo fenomeno. Successivamente, la professoressa Paola Scevi, direttrice del Master in Diritto delle migrazioni e presidente del Corso di laurea magistrale in Diritti umani, migrazioni e cooperazione internazionale presso l’Università degli studi di Bergamo, affronterà il tema della tutela della persona migrante, esplorando il delicato equilibrio tra dignità umana e le evoluzioni del quadro normativo multilivello. A condurre i lavori sarà il prof. Dino Calderone, docente di Storia e filosofia, specializzato in Bioetica e Sessuologia.

San Severo (FG), Caritas e Migrantes sull’omicidio nel ghetto dei braccianti: “Segno di un sistema che produce invisibilità”

17 Marzo 2026 - Lo scorso venerdì, 13 marzo 2026, a San Severo (FG), un 20enne originario del Gambia è stato trovato senza vita nel ghetto "L’Arena", in contrada Sant’Elia, che ospita braccianti e lavoratori stagionali. Il ragazzo sarebbe stato colpito più volte, alla testa, con un martello durante un litigio scoppiato verosimilmente con un altro ospite della struttura. Tra le reazioni, quella della Chiesa locale per voce di Caritas e Ufficio Migrantes della diocesi di San Severo, che in una nota intendono restituire un volto e una dignità almeno dopo la morte al giovane ucciso, oltre le descrizioni sommarie e stereotipate. E sottolineano che "dietro questa tragedia c’è una realtà che da troppo tempo conosciamo e denunciamo: il ghetto". Un luogo che, secondo don Andrea Pupilla (Caritas) e don Nazareno Galullo (Migrantes), che hanno firmato la nota, "non è semplicemente un insediamento informale. È uno spazio di marginalità estrema, fatto di baracche, sporcizia, isolamento, precarietà e invisibilità. Un luogo lontano dagli occhi della città e spesso anche dal cuore della società". "Come Migrantes e Caritas - continua la nota -, quel luogo lo conosciamo bene. Da tempo lo frequentiamo per offrire ascolto, orientamento per i permessi di soggiorno, aiuti materiali e soprattutto prossimità umana e spirituale. Non raramente incontriamo storie di grande sofferenza, ma anche di dignità e desiderio di futuro. Per questo la morte di questo ragazzo non è solo una tragedia individuale. È anche il segno di un sistema che produce invisibilità. Questa morte ci interpella tutti".

A tre anni dalla strage di Cutro, pensando ai dispersi del ciclone Harry: «Riconosciamo dignità almeno ai corpi, per riscoprirci umani»

25 Febbraio 2026 - «Ricominciamo a mettere mattoncini di umanità: riconosciamo la dignità dovuta almeno ai corpi, meglio di come è stato fatto finora, e consentiamo alle famiglie di piangere i loro cari». Questo l’auspicio di mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, nel terzo anniversario della strage di Cutro, mentre è tra l’altro in corso il processo penale sui presunti ritardi nei soccorsi. Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, infatti, a Steccato di Cutro (Kr), 34 uomini, 26 donne e 34 minori, trovarono la morte nelle acque di quel mare che rappresentava la loro unica speranza. Il pensiero della Fondazione Migrantes va oggi alle centinaia di persone che si temono disperse nei giorni del ciclone “Harry”, e i cui resti stanno riaffiorando lungo le coste della Calabria e della Sicilia. Come proposto nei giorni scorsi da alcune associazioni impegnate nel soccorso in mare, anche mons. Felicolo si appella alle autorità «affinché vengano fatti prelievi del DNA ai corpi che il mare ci sta restituendo e a tutti coloro che perdono la propria vita sulle rotte migratorie che toccano il nostro Paese. Ciò consentirebbe di costituire una banca dati che permetterebbe ai familiari delle persone scomparse di identificarle e sapere dove andare a piangere i loro cari. Sono atti di pietas doverosi. È il minimo: non possiamo considerare normali queste morti». La vicenda di Cutro e dei naufragi delle imbarcazioni messe in mare da chi lucra sulle speranze di migliaia di persone, una vicenda già in sé enorme e tragica, apre infatti una finestra ulteriore su un “orrore senza nome”. Giovanni Papotti definisce così – in un saggio contenuto nel Report Il diritto d’asilo 2025, presentato nel dicembre 2025 dalla Fondazione Migrantes –, la storia “esemplare” del giovane Yonas, morto a Ventimiglia. Una storia che evidenzia le falle normative e operative nei processi di identificazione delle persone decedute o scomparse. Una intricata rete giuridica e burocratica che nega ai familiari il diritto alla verità e ai defunti una degna sepoltura. «Il sistema di diritto – sono parole della sorella di una migrante scomparsa nel corso del viaggio nel Mediterraneo riportate nel saggio – non risponde alle esigenze della realtà: non è un fallimento umanitario, è un fallimento legale».

Leone XIV ai Movimenti popolari: “abusi” e “misure sempre più disumane” contro i migranti vulnerabili “persino politicamente celebrate”

24 Ottobre 2025 - Leone XIV ha ricevuto ieri i Movimenti popolari. Ricordando il suo predecessore Francesco, ha ribadito nel suo discorso che "terra, casa e lavoro" sono "diritti sacri". Ed è tornato, con parole decise, a parlare dei migranti e in particolare dell’ "abuso dei migranti vulnerabili" in nome di un malintesa sovranità nazionale. "Vorrei accennare al tema della sicurezza. Gli Stati hanno il diritto e il dovere di proteggere i propri confini, ma ciò dovrebbe essere bilanciato dall’obbligo morale di fornire rifugio. Con l’abuso dei migranti vulnerabili, non assistiamo al legittimo esercizio della sovranità nazionale, ma piuttosto a gravi crimini commessi o tollerati dallo Stato. Si stanno adottando misure sempre più disumane – persino politicamente celebrate – per trattare questi “indesiderabili” come se fossero spazzatura e non esseri umani". "Allo stesso tempo, - ha continuato il Papa - mi incoraggia vedere come i movimenti popolari, le organizzazioni della società civile e la Chiesa stiano affrontando queste nuove forme di disumanizzazione, testimoniando costantemente che chi si trova nel bisogno è nostro prossimo, nostro fratello e nostra sorella. Questo vi rende campioni dell’umanità, testimoni della giustizia, poeti della solidarietà". Riferendosi poi alle azioni messe in campo dai Movimenti popolari in tutto il mondo, Leone XIV ha detto che "quando si formano cooperative e gruppi di lavoro per sfamare gli affamati, dare riparo ai senzatetto, soccorrere i naufraghi, prendersi cura dei bambini, creare posti di lavoro, accedere alla terra e costruire case, dobbiamo ricordarci che non si sta facendo ideologia, ma stiamo davvero vivendo il Vangelo". Infine, il Papa ha concluso ribadendo che "la Chiesa sostiene le vostre giuste lotte per la terra, la casa e il lavoro. Come il mio predecessore Francesco, credo che le vie giuste partano dal basso e dalla periferia verso il centro. Le vostre numerose e creative iniziative possono trasformarsi in nuove politiche pubbliche e diritti sociali".

“Tutele senza frontiere”. A Bruxelles un evento promosso da Inca Cgil

10 Luglio 2025 - Si parlerà di diritti a più livelli martedì 15 luglio 2025 a Bruxelles, a pochi passi dal Parlamento europeo (Sala EIAS – 10° piano | Rue de la Loi, 26) nell'evento promosso da Inca, il Patronato del sindacato Cgil, dal titolo "Tutele senza frontiere. 80 anni di diritti in movimento". Introdurrà i lavori, che avranno inizio alle ore 10, il presidente di Inca Cgil, Michele Pagliaro. Segue un dibattito, moderato da Angela Mauro, corrispondente da Bruxelles di Huffpost Italia, con:
  • Camilla Laureti, europarlamentare S&D.
  • Delfina Licata, ricercatrice Fondazione Migrantes.
  • Alessandro Mazzola, ricercatore Università di Liegi.
  • Francesco Sinopoli, presidente Fondazione Di Vittorio.
  • Pasquale Tridico, europarlamentare The Left.
Infine, è previsto un intervento di Esther Lynch, segretario generale Etuc. Le conclusioni saranno affidate a Maurizio Landini, segretario generale Cgil. Tutele senza frontiere INCA 2025

Paesi sicuri? Il caso del Bangladesh. La rubrica di “Migranti Press”

28 Aprile 2025 - Il 16 aprile la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen ha proposto di anticipare l’attuazione di due misure del Patto sulla migrazione e l’asilo (procedure “rapide” ed eccezioni sui Paesi “sicuri”) e di redigere una lista UE di Paesi di provenienza “sicuri”. Le proposte dovranno ora essere approvate dall’Europarlamento e dal Consiglio Europeo. Se l’Europarlamento e il Consiglio approveranno la proposta, gli Stati membri potrebbero subito applicare la procedura di frontiera o una procedura accelerata alle persone che hanno lasciato Paesi i cui cittadini richiedenti protezione internazionale nell’UE ottengono protezione solo nel 20% dei casi, o meno. I Paesi terzi considerati “sicuri” e i Paesi d’origine “sicuri” potrebbero essere designati con delle eccezioni, in modo da offrire «agli Stati membri maggiore flessibilità, escludendo regioni specifiche o categorie di individui chiaramente identificabili». Questa seconda anticipazione andrebbe a influire sulla legittimità delle liste di Paesi “sicuri” stilate da alcuni Paesi membri, fra cui l’Italia. In un primo elenco UE di Paesi di origine “sicuri”, secondo la Commissione, dovrebbero esserci Kossovo, Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Marocco e Tunisia, oltre ai Paesi candidati ad entrare nell’Unione, tranne i casi di «violenza indiscriminata in situazioni di conflitto, sanzioni adottate dal Consiglio nei confronti del Paese o un tasso di riconoscimento dei richiedenti asilo a livello UE superiore al 20%». Dall'inizio dell'anno sulla rivista Migranti Press della Fondazione Migrantes è presente una nuova rubrica - a cura dell'Osservatorio permanente sui rifugiati "Vie di fuga" - che intende informare proprio sulla situazione sociale e politica dei Paesi considerati "sicuri" dal nostro governo, che al momento sono 19. Nell'ultimo numero si parla del Bangladesh, dove la situazione dei diritti umani "è critica. Secondo i monitor dei diritti umani del Paese, le forze di sicurezza sono responsabili di centinaia di sparizioni, di torture e di varie forme di repressione". Copertina Migranti Press 3 2025  

TAI, parte in Italia il monitoraggio del Piano di attuazione del Patto europeo per la migrazione e l’asilo

22 Aprile 2025 - "La Road Map per il Diritto d'Asilo e la Libertà di Movimento e il Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) hanno avviato un percorso di monitoraggio dell'implementazione del Patto europeo per la migrazione e l’asilo in Italia, consapevoli della necessità di garantirne un'applicazione trasparente e rispettosa dei diritti fondamentali". L'iniziativa annunciata oggi dal TAI e accompagnata da un documento sottoscritto da oltre 40 associazioni e organizzazioni che si occupano quotidianamente di mobilità umana, tra le quali la Fondazione Migrantes, prende le mosse in particolare dal mancato coinvolgimento della società civile nella elaborazione del Piano di attuazione nazionale, contrariamente alle indicazioni della stessa Commissione europea. "Nonostante le ripetute richieste di coinvolgimento e di confronto sul contenuto del Piano - si legge nel documento -, le associazioni della società civile non sono mai state consultate in maniera effettiva, né prima della scadenza prevista per l’invio del Piano alla Commissione, né in momenti successivi, nemmeno dopo le richieste di accesso civico formulate da alcune associazioni nel febbraio 2025, che hanno ricevuto risposta negativa da parte del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione". Dal documento viene confermata anche una posizione fortemente critica rispetto allo spirito e alla lettera del Patto: "Le logiche che stanno alla base delle modifiche legislative, promosse da un numero sempre maggiore di Stati membri e avallate dalla Commissione Europea, rafforzano un approccio securitario e di esternalizzazione delle frontiere, privilegiando pratiche di detenzione e respingimento piuttosto che un accesso effettivo a percorsi di protezione". In questo modo, si legge, "il Patto nega i principi base dell’UE, della sua Carta dei Diritti e delle principali Convenzioni internazionali. La centralità della dimensione repressiva, unita alla mancanza di canali regolari e sicuri per la migrazione, mina i principi fondamentali del diritto d'asilo e compromette concretamente la possibilità per molte persone di ottenere protezione e ingressi sicuri in Europa". Le associazioni firmatarie del documento richiamano infine "la necessità di un coinvolgimento attivo della società civile" e annunciano che "continueranno ad operare con determinazione al fine di garantire un sistema di accoglienza che rispetti i principi di umanità e giustizia, con l’obiettivo di tutelare la libertà di movimento e il diritto d’asilo in Italia e in Europa".

Europa e diritti umani, mons. Felicolo: “I diritti sono per tutti o, di nuovo, solo per qualcuno?”

5 Aprile 2025 - "I diritti sono per tutti o, di nuovo, solo per qualcuno? Potremmo forse avere la sensazione che la questione non ci riguardi. In realtà, se i diritti non sono più garantiti a tutti e tornano a essere un privilegio solo per alcuni, ciò ci pone nuovamente in uno scenario in cui guerre e caos possono diventare – anzi, tornare a essere come un tempo – prevalenti. Quasi senza rendercene conto, ci stiamo allontanando da quel sogno di Europa nato dopo gli orrori di due guerre mondiali. Lo stesso sogno espresso da papa Francesco nel 2023, in occasione della XXXVII Giornata mondiale della gioventù a Lisbona: Io sogno un’Europa, cuore d’Occidente, che metta a frutto il suo ingegno per spegnere focolai di guerra e accendere luci di speranza; un’Europa che sappia ritrovare il suo animo giovane, sognando la grandezza dell’insieme e andando oltre i bisogni dell’immediato; un’Europa che includa popoli e persone con la loro propria cultura, senza rincorrere teorie e colonizzazioni ideologiche. E questo ci aiuterà a pensare ai sogni dei padri fondatori dell’Unione europea". Questo un passaggio dell'intervento proposto da mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, per il forum "Diritti umani: mantenere una comprensione comune è ancora possibile?" promosso dal Cespi. Il Forum ha preso le mosse da un contributo di Filippo De Robilant, del comitato scientifico del Cespi, che affronta il tema "Diritti umani: mantenere una comprensione comune è ancora possibile?" partendo dalla ricorrenza del 75° anniversario della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950.

Cpr in Albania, mons. Perego: sull’immigrazione la politica, semplicemente, non fa scelte realistiche

31 Marzo 2025 - Le lacune delle politiche di gestione dei movimenti migratori in Italia, da circa 20 anni, "non sono caratterizzate tanto dall'ipocrisia, quanto da una mancanza di realismo". Lo ha detto mons. Gian Carlo Perego, presidente della CEMi e della Fondazione Migrantes, durante il suo intervento al convegno "Immigrazione e diritti", promosso dalla Regione Campania, mentre il Governo italiano approvava il decreto che tra le altre cose ha stabilito che uno dei due centri albanesi, quello di Gjader, potrà essere usato come centro di permanenza per il rimpatrio. "La politica si fonda sulla realtà, sui fatti" ha spiegato l'arcivescovo di Ferrara-Comacchio. "Le soluzioni devono essere dunque realistiche e oneste intellettualmente. Ditemi voi se sia tale una la soluzione all'irregolarità nel nostro Paese - dove si stimano tra 300 e i 400 mila irregolari - quella dei 1.000 posti totali dei centri in Albania". La preoccupazione è anche per lo spreco di risorse importanti che potrebbero essere usate per una integrazione reale e davvero sicura. "Si era detto - ha aggiunto mons. Perego - che la strada migliore fossero i rimpatri assistiti, piuttosto che rinchiudere una persona per 18 mesi che poi ritorna fuori, perché il 50% di chi viene recluso nei Cpr, ritorna indietro...". Il presidente della Fondazione Migrantes aveva introdotto il suo intervento ricordando che "il tema del diritto a migrare attraversa tutta la Dottrina sociale della Chiesa, a partire dalla Rerum novarum, in riferimento ai nostri emigranti", fino ad arrivare all'emblematico primo viaggio apostolico di papa Francesco a Lampedusa: "Il Santo Padre intuiva che la cultura si stava muovendo sempre di più verso una contrapposizione nei confronti dei migranti". E fino alla Fratelli tutti, in cui Francesco ha parlato della "cultura dell'incontro" e ha espresso un concetto fondamentale: che il migrante è una benedizione perché porta vita, e vita vuole dire speranza e futuro. "Soprattutto in un Paese come il nostro - ha chiosato mons. Perego - che non ha avuto politiche familiari per 25 anni. In un Paese, a differenza di quanto percepisce l'opinione pubblica, che sta diventando sempre meno attrattivo per chi viene da fuori - solo 100.000 immigrati in più rispetto a 10 anni fa - e da dove sempre più italiani se ne vanno - 1.5 milioni in circa in 10 anni". marzo Perego a Napoli

S-cambiamo il mondo: l’altro e i diritti attraverso il cinema a Roma

6 Giugno 2023 - Roma - Unendo la forza dell’immagine all’emozione di una storia, prestandoci lo sguardo di un personaggio e amplificando l’empatia con la musica, il cinema è un modo perfetto per conoscere l’altro, anche se l’altro è straniero, se proviene da luoghi lontani, se ha esperienze e saperi diversi. Il cinema è un modo perfetto anche per dare corpo all’idea astratta di diritto umano, perché fa vedere quanto è essenziale garantirlo, e le conseguenze di quando è calpestato, che ciò avvenga dall’altra parte del mondo o nelle nostre stesse città. Se ne accorgerà chi passerà da Villa Borghese a Roma il prossimo fine settimana, entrerà nella Casa del Cinema rinnovata, che inaugura in questi giorni la sua nuova stagione, e prenderà parte alla rassegna dal titolo S-cambiamo il mondo – Per i diritti di tutti. L’iniziativa è un preziosissimo appuntamento fisso, il sesto quest’anno, sostenuta dalla Fondazione Migrantes e patrocinata dalla Regione Lazio, da Amnesty International e dall’Alto commissariato ONU per i rifugiati tra gli altri. La organizza DUN-Onlus, associazione nata nel 2015 per offrire supporto psicologico a chi migra in Italia, che da allora coltiva il dialogo interculturale, anche attraverso l’arte e il cinema in modo particolare. Il programma di quest’anno, curato dalla fondatrice e presidente di DUN, la psicologa e psichiatra Barbara Massimilla, avrà al centro due concetti basilari eppure non scontati, la relazione e la vita, declinati nelle molte forme dello scambio interpersonale e della lotta per il diritto ad esistere, dell’individuo o di un popolo intero. Il messaggio passerà da tanti linguaggi diversi, quante sono le opere scelte, tutte accomunate da uno sguardo attento sul presente: dall’esperimento del cortometraggio Intrecci, della stessa Massimilla, a Nezouh di Soudade Kaadan, una fiaba di guerra ambientata in Siria; dalla cronaca commovente dei fratelli Dardenne in Tori e Lokita, storia di due bambini alle prese con la legge dell’immigrazione, alla viva voce di chi ha camminato la rotta balcanica, nel docufilm "Trieste è bella di notte" di Calore, Collizzolli e Segre; e ancora, da una parte all’altra del mondo, Argentina 1985 di Santiago Mitre e Leila e i suoi fratelli di Saeed Roustayi. Le riflessioni saranno affidate agli incontri, tra una proiezione e l’altra: interverranno tra i molti Monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, Riccardo Noury di Amnesty International, le attiviste Ziba Gul, afghana, e Zahra Tawfiq, iraniana. Le due giornate saranno arricchite dall’esposizione delle creazioni dei laboratori di DUN, frutto dell’incontro tra culture che l’associazione mette in pratica ogni giorno, dalla moda alla musica. Sabato 10 e domenica 11 giugno, dalle 15 in poi, con ingresso libero.