Tag: Immigrati e rifugiati

Viminale: oltre 9mila i migranti sbarcati nel 2020 in Italia

14 Luglio 2020 - Roma – Fino a questa mattina alle 8 in Italia sono arrivate 9.372 persone migranti. Il dato è del ministero degli Interni ed è consultabile su sito. Degli oltre novemila migranti sbarcati sulle coste italiane in questo 2020, 2.576 sono di nazionalità tunisina (28%). Gli altri provengono da Bangladesh (1.733, 19%), Costa d’Avorio (795, 8%), Algeria (495, 5%), Sudan (461, 5%), Marocco (365, 4%), Guinea (245, 3%), Somalia (233, 2%), Pakistan (230, 2%), Egitto (174, 2%) a cui si aggiungono 2.065 persone (22%) provenienti da altri. I minori non accompagnati approdati sulle coste italiane sono 1260.  

Msf, “rifugiati vulnerabili privati di alloggi e sussidi e lasciati dormire nelle strade di Atene”

14 Luglio 2020 -
Atene - “In Grecia, un numero crescente di rifugiati in gravi condizioni di salute fisica e mentale rischiano di essere privati dei loro alloggi, esclusi dai sussidi e lasciati a vivere in strada senza un rifugio e adeguate cure mediche”: è la denuncia di Medici senza frontiere (Msf). In cerca di una soluzione rapida per decongestionare i campi sovraffollati sulle isole, il governo greco ha cominciato a sfrattare oltre 11.000 beneficiari di protezione internazionale dalle strutture di accoglienza, di cui molti estremamente vulnerabili. Msf chiede al governo greco di sospendere gli sfratti delle persone vulnerabili, compresi i sopravvissuti a violenza sessuale, tortura e maltrattamenti, gli anziani e le persone con malattie croniche, e di individuare soluzioni abitative immediate e ampliare i programmi di accoglienza già esistenti. “Abbiamo pazienti in gravi condizioni che vengono abbandonati, mentre donne in fase avanzata di gravidanza dormono a Victoria Square, nel centro di Atene – afferma Marine Berthet, coordinatrice medica di Msf in Grecia -. Nel mezzo di una pandemia globale, i governi dovrebbero proteggere le persone ad alto rischio di contrarre il Covid-19, non gettarle in strada lasciandole senza protezione, riparo o accesso alle cure mediche”. A giugno, una paziente di Msf estremamente vulnerabile è morta per arresto cardiaco poco dopo essere stata minacciata di sfratto ed aver quindi lasciato il suo alloggio. “La nostra paziente era paraplegica e presentava molteplici gravi patologie, tra cui diabete e malattie cardiovascolari, eppure era stata minacciata di sfratto in più occasioni – continua Berthet -. Con la paura di perdere la casa, la sua famiglia l’ha portata al campo di Schisto dove suo figlio vive in un container con altre 12 persone. Due giorni dopo ha avuto un arresto cardiaco ed è morta”. Almeno altri 30 pazienti di Msf in gravi condizioni di salute sono stati privati del loro alloggio o notificati di sfratto e ora rischiano di essere tagliati fuori dai programmi di sussidio. “Il caso della donna deceduta è solo la punta dell’iceberg. Abbiamo pazienti affetti da cancro, sopravvissuti alla tortura, madri sole con malattie croniche e donne in gravidanza con complicazioni che si trovano a vivere per strada, senza alcun supporto”, conclude Berthet. Per supportare le centinaia di rifugiati che dormono nelle strade di Victoria Square ad Atene, Msf sta trasferendo chi ha maggiore urgenza di cure mediche nel proprio centro ambulatoriale nella capitale greca, ma i bisogni più elementari delle persone restano scoperti.

Istat: In Italia presenti 194 nazionalità

13 Luglio 2020 - Roma - Al 31 dicembre 2019 si contano in Italia 194 differenti cittadinanze, quasi 50 con almeno 10 mila residenti. La graduatoria delle prime cinque cittadinanze resta stabile nel tempo, con le cittadinanze romena (1 milione 208 mila), albanese (441 mila), marocchina (432 mila), cinese (305 mila) e ucraina (240 mila) a rappresentare da sole quasi il 50% del totale degli stranieri residenti. Lo si evince dalla lettura del Bilancio Demografico Nazionale diffuso oggi dall’Istat. La distribuzione per sesso delle prime 10 cittadinanze registra differenze tra uomini e donne. Mentre le prime tre cittadinanze più numerose si confermano nei primi posti per entrambi i sessi (romena, albanese e marocchina), a partire dal quarto posto si rilevano differenze nella composizione con l’emergere dei cinesi per il genere maschile (6,0%) e delle ucraine per quello femminile (6,8%). Sempre secondo il report dell’Istituto di Statistica Italiano dopo la flessione registrata nel biennio precedente, nel 2019 aumentano i cittadini divenuti italiani per acquisizione della cittadinanza: se ne contano 127 mila, 24 ogni mille stranieri, il 13% in più rispetto al 2018. Dal 2015, complessivamente i “nuovi cittadini italiani” sono stati oltre 766 mila, valore di poco inferiore alla perdita di popolazione di cittadinanza italiana negli stessi anni. Senza questo apporto, il calo degli italiani sarebbe stato intorno a 1 milione e 600 mila unità, fa notare l’Istat. I nuovi cittadini italiani sono prevalentemente donne (52,7%) e risiedono per il 65,4% nel Nord. In rapporto alla popolazione straniera residente 27,7 persone su mille del Nord-est sono diventate italiane, solo il 15,7 per mille nelle Isole.

Istat: stabili gli iscritti in anagrafe dall’estero

13 Luglio 2020 - Roma - Le iscrizioni dall’estero nel 2019 ammontano a 333.799, solamente lo 0,4% in più rispetto al 2018. Aumenta invece il numero delle persone che si trasferiscono all’estero: nel 2019 i cancellati per l’estero sono stati 182.154, il 16,1% in più rispetto all’anno precedente. Il saldo migratorio con l’estero si è quindi ridotto a 152 mila unità nel 2019. Gli iscritti in anagrafe provenienti da un Paese estero sono soprattutto cittadini stranieri (78,2%); aumenta, tuttavia, il numero di italiani che rientra dopo un periodo di emigrazione all’estero (sono 73 mila nel 2019, 26 mila unità in più rispetto al 2018). Il dato è stato fornito oggi dall’Istat nel report del Bilancio demografico nazionale 2019. Le persone che lo scorso anno hanno lasciato il nostro Paese per trasferirsi all’estero sono 182 mila, con un aumento di 25 mila unità rispetto al 2018. Tra questi, la componente dovuta ai cittadini stranieri è cresciuta del 39,2% rispetto all’anno precedente e ammonta a 56 mila cancellazioni. Prosegue, inoltre, l’aumento dell’emigrazione di cittadini italiani: si sono trasferiti all’estero in 126 mila con un incremento dell’8,1% rispetto al 2018. Va considerato che, tra gli italiani che trasferiscono all’estero la loro residenza, una quota è da imputare ai cittadini in precedenza stranieri che, una volta acquisita la cittadinanza italiana, decidono di emigrare in Paesi terzi o di fare ritorno nel luogo di origine. Una tendenza che negli ultimi anni sta acquistando sempre più consistenza: nel 2018, le emigrazioni di questi "nuovi" italiani ammontavano a circa 35 mila (30% degli espatri, +6% rispetto al 2017).

Conferenza ministri Mediterraneo, “sofferenza umana, combattere lo sfruttamento delle persone vulnerabili e la perdita di vite in mare”

13 Luglio 2020 -

Roma - “Ridurre la sofferenza umana, combattere lo sfruttamento delle persone vulnerabili e la perdita di vite in mare e a terra” rimane un “imperativo morale comune e una sfida comune per tutti”. È quanto si legge nella dichiarazione congiunta sottoscritta a seguito della Conferenza ministeriale per contrastare il traffico di migranti a cui stamattina hanno partecipato i ministri dell’Interno di Francia, Germania, Italia, Malta e Spagna e i Commissari europei per gli Affari interni e per il Vicinato e l’allargamento nella quale hanno incontrato le loro controparti provenienti da Algeria, Libia, Mauritania, Marocco e Tunisia al fine di rafforzare l’impegno reciproco nel prevenire e combattere il traffico di migranti. È stato espresso “un chiaro impegno a prevenire e combattere il traffico di migranti in modo congiunto e coordinato, nell’ambito del loro approccio globale ed equilibrato alla gestione della migrazione”. Inoltre, i partecipanti hanno espresso “un forte e continuo sostegno agli sforzi delle loro autorità di contrasto e di gestione delle frontiere per salvare vite in mare e a terra, allo scopo di smantellare le organizzazioni criminali coinvolte nel traffico di migranti e per rafforzare la resilienza sociale ed economica a questo grave crimine”. “I partecipanti – prosegue la dichiarazione ripresa dal Sir – si sono impegnati a compiere passi in avanti sulla base degli sforzi significativi già compiuti da tutti i soggetti per combattere il traffico di migranti e hanno sottolineato il proprio impegno a proseguire nel dialogo con i partner africani per individuare i futuri percorsi di cooperazione nella lotta contro il traffico di migranti con un approccio coerente”. L’intenzione emersa è quella di “una più stretta cooperazione tra Afripol e le agenzie dell’Ue, tra cui Frontex ed Europol, e la Rete europea di Ufficiali di collegamento per l’immigrazione”. Ribadita poi la “necessità di rafforzare la cooperazione tra forze dell’ordine di tutte le parti attraverso progetti di formazione di polizia, capacità operativa e sostegno finanziario per le attrezzature tecniche”. “I partecipanti hanno inoltre sottolineato l’importanza di sensibilizzare i potenziali migranti al fine di contrastare la narrativa dei trafficanti” e “hanno richiamato l’importanza del supporto di tutti gli Stati membri dell’Ue al fine di sostenere gli sforzi per il contrasto al traffico di migranti”.

Lamorgese: “da Europa e Africa impegno reciproco per prevenire e combattere il traffico”

13 Luglio 2020 -
Roma - “È stato un confronto proficuo che ci permette di rafforzare l’impegno reciproco nel prevenire e combattere il traffico dei migranti. Tutti i Paesi hanno anche condiviso la sfida che ci impone di garantire il rispetto dei diritti umani e la dignità delle persone, ridurre la sofferenza umana di chi è più esposto ad ogni ricatto”. Così il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha commentato quanto emerso nel corso della Conferenza ministeriale per contrastare il traffico di migranti ospitata dall’Italia a cui stamattina hanno partecipato i ministri dell’Interno di Francia, Germania, Malta e Spagna e i Commissari europei per gli Affari interni e per il Vicinato e l’allargamento e nella quale hanno incontrato le loro controparti provenienti da Algeria, Libia, Mauritania, Marocco e Tunisia al fine di rafforzare l’impegno reciproco nel prevenire e combattere il traffico di migranti. “Utilizzeremo tutti gli strumenti disponibili, compresi i partenariati bilaterali, per individuare e perseguire le reti criminali che sfruttano le persone più vulnerabili. Anche promuovendo una più stretta cooperazione di polizia per rafforzare gli strumenti operativi e le attività investigative”, ha proseguito Lamorgese. “Oggi tutti insieme abbiamo avviato un importante percorso che ci vede protagonisti, europei ed africani, per tentare di governare il complesso fenomeno delle migrazioni”, ha concluso il ministro.

Il Jesuit refugee service per i profughi in Angola: nuove strategie contro la pandemia

13 Luglio 2020 -
Luanda - "Dopo che il covid-19 ha bussato alle nostre porte a metà marzo, il Jesuit refugee service (Jrs) è stato costretto a ripensare la sua missione. Non si trattava di cambiare il contenuto della missione stessa, ma di adattare le nostre strategie al nuovo contesto creato dalla pandemia di coronavirus»: lo afferma padre Celestine Epalango, che opera in Angola con il Jrs. L’organizzazione, prosegue, «sta ancora servendo, accompagnando e difendendo i rifugiati nella provincia di Lunda Norte, sviluppando materiali formativi che mirano a sensibilizzare la comunità in modo da preveni-
re un numero maggiore di rifugiati o lo spostamento interno delle persone causato dagli effetti dirompenti del covid-19». Inoltre, il Jrs partecipa alla promozione di iniziative avviate ai rifugiati, come ad esempio la produzione di più di 6.000 mascherine, vendute al prezzo di 100 Kwanzas. «Questo è un modo concreto per promuovere la sostenibilità economica dei rifugiati e fornire mezzi per combattere la diffusione della pandemia», sottolinea padre Epalango. L’organizzazione fornisce regolarmente attrezzature igieniche ai rifugiati, in particolare a quelli che sono vittime della violenza di genere, e organizza sessioni di dimostrazione di buone pratiche di protezione e prevenzione contro il covid-19. Il Jrs infine effettua visite quotidiane ai centri di detenzione per assistere nel rilascio di rifugiati che, avendo violato le regole dello stato di emergenza, sono stati arrestati. In media, due detenuti vengono rilasciati a settimana.
La realtà dei rifugiati in Angola, assistiti dal Jrs, è molto complessa e articolata. Nel 2017 un gran numero di persone è fuggito dalla provincia di Kasai nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc) ed è entrato nella parte nord-orientale dell’Angola. Questa migrazione forzata è il risultato di un conflittoall’interno della Rdc, che ha causato lo sfollamento interno di 1,4 milioni di persone. In quel momento circa 35 mila persone sono fuggite nella provincia di Lunda Norte. «Negli ultimi tredici anni — sottolinea padre Epalango — il Jrs ha fornito assistenza legale gratuita, consulenza sociale e spirituale a rifugiati e richiedenti asilo, bambini non accompagnati, orfani, vittime della violenza di genere, giovani madri single, bambini rifugiati che non possono andare a scuola e coloro che non hanno nemmeno certificati di nascita, anziani e rifugiati e richiedenti asilo in Angola» (Osservatore Romano)

Don Buonaiuto: subito corridoi umanitari in Libia

13 Luglio 2020 -

 Roma - L’altra sera in una strada della prostituzione del Centro Italia una ragazza nigeriana, al quinto mese di gravidanza, mi ha descritto l’orrore della sua prigionia in Libia, e lo stupro subito e della 'madame' incaricata di indirizzarla al mercimonio. Gli ho chiesto chi l’avesse messa incinta e mi ha risposto: 'i cattivi in Libia', mostrandomi la schiena piagata dalle frustate. In tanti anni sulle strade della tratta ho visto che i 'cattivi' non si trovano soltanto aldilà del mare, ma anche tra coloro che lasciano mano libera ai trafficanti senza arrivare mai a una politica internazionale che tolga alle organizzazioni criminali un formidabile strumento di sfruttamento e di arricchimento. Persino nelle guerre più cruente e nei momenti nei quali sembrava smarrito ogni senso di umanità, la salvaguardia dello straniero, maggiormente esposto e fragile è stata sempre riconosciuta e garantita. Una regola non scritta ma ovunque osservata fin dall’antichità, attribuisce all’ostaggio, al fuggitivo uno status di persona che scappa da morte certa e perciò merita tutela e misericordia. La storia ci insegna che, durante qualsiasi conflitto, negoziare e aprire vie di salvezza per fasce di popolazione particolarmente oppresse è l’unica soluzione praticabile per scongiurare stragi di innocenti. Come è possibile che nel terzo millennio non si comprenda che l’accorgimento più vantaggioso è quello di non far esplodere situazioni potenzialmente fuori controllo? Tra i tanti riferimenti concreti, guerre dimenticate e sofferenze ignorate, il pensiero va alla vicina e martoriata Libia, dove in tempi anche recenti hanno ben funzionato i 'corridoi umanitari', nati da un’iniziativa ecumenica dei cristiani italiani in collaborazione e in coordinamento con i ministeri degli Esteri e dell’Interno. Grazie a essi si è permesso di lasciare il Paese a donne, bambini, famiglie e ammalati senza dover sottostare alla violenza e alla cupidigia dei mercanti di carne umana. Incredibilmente, quando alla cronica instabilità di quell’area geografica si è aggiunto l’allarme coronavirus, si è smesso di percorrere il sentiero di vita che solo può opporsi alla civiltà della morte. Tanto più inconcepibile è questa perdurante sottovalutazione di una pratica virtuosa e salvifica che in un momento di emergenza sanitaria è, in realtà, ancora più necessaria. Non sarebbe più semplice regolare le partenze verificando le situazioni di bisogno e senza trascurare i dati epidemiologici dell’allerta Covid? Una famiglia che affronta mesi di migrazione coatta non può subire la pena supplementare di trovare un muro di indifferenza e ostilità proprio in quell’Europa che a parole si proclama paladina dei diritti universali e delle libertà inviolabili.

A tutta la classe dirigente vorrei ricordare l’immagine straziante del neonato emerso senza vita dal Mediterraneo con indosso una tenera tutina colorata. Le nostre mani gronderanno sangue innocente finché non saranno ripristinate vie legali e sicure per consentire di varcare le soglie dell’Occidente a coloro che sono dolorosamente costretti a sradicarsi dalla propria terra. Ogni giorno che perdiamo in sterili polemiche muoiono indigenti a causa della nostra accidia. Non c’è più tempo da perdere, 'corridoi umanitari' subito oppure dovremo renderne conto a Dio e alla storia. (Aldo Buonaiuto - Sacerdote, Comunità Papa Giovanni XXIII - Lettera al quotidiano "Avvenire)

Minori non accompagnati, arriva il protocollo per stabilire l’età

13 Luglio 2020 -

Milano - A volte, stabilire l’età può determinare il destino di una persona. Succede per esempio ai ragazzi non accompagnati, che giungono in Italia come migranti: essere o meno minorenni fa un’enorme differenza. Così il protocollo per la determinazione dell’età dei minori stranieri non accompagnati, firmato  in Conferenza Stato- Regioni, costituisce uno strumento importante per l’effettiva attuazione della legge 47/2017 sulla protezione dei bambini migranti. Non esiste un metodo scientifico certo per determinare l’età di un soggetto e l’affidabilità dei sistemi in uso è molto discussa; in genere si pratica la misura del polso e della mano, con un margine di errore di un paio d’anni in più o in meno. Con il nuovo Protocollo multidisciplinare si stabiliscono la composizione e le modalità operative di un’équipe multiprofessionale che – commenta Maria Concetta Storaci, consigliera nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali – "ci vede protagonisti come avevamo richiesto e come facciamo da anni seppure in assenza di atti attuativi che arrivano soltanto oggi".