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Il 26 luglio Colletta nazionale in tutte le chiese italiane per le popolazioni del Venezuela

10 Luglio 2026 - La Presidenza della Cei, profondamente vicina alle sofferenze della popolazione venezuelana colpita il 24 giugno da terremoti di vaste proporzioni, ha deciso di indire attraverso Caritas Italiana una Colletta nazionale in tutte le chiese italiane domenica 26 luglio. “È un modo concreto per mostrare solidarietà a chi ha perso tutto, piange i propri cari, è sfollato, ferito o vive in condizioni di grande precarietà. Sarà anche un momento per esprimere, nella preghiera comune, la nostra vicinanza alle persone provate dalla tragedia”, sottolinea il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei. Attualmente molte abitazioni risultano distrutte, lesionate o non sicure e a questo si aggiungono i danni a infrastrutture, scuole, strutture sanitarie e servizi essenziali. In diversi territori l’accesso all’acqua potabile, all’igiene, all’alimentazione e alle cure mediche resta difficile. L’emergenza si inserisce in un contesto già segnato da fragilità economiche e sociali, con bisogni umanitari diffusi e una rete di servizi pubblici spesso sotto pressione. Nel ricordare che in questa fase è importante evitare iniziative isolate, comprese raccolte di beni materiali in Italia, la Presidenza della Cei invita dunque a partecipare alla Colletta del 26 luglio: quanto raccolto sarà destinato a far fronte alle emergenze presenti e future. E sarà un gesto unitario che esprime l’abbraccio della Chiesa italiana a quella venezuelana. Notizie e aggiornamenti sulla situazione in Venezuela e sulle modalità di donazione sono disponibili sul sito di Caritas Italiana: www.caritas.it.

Terremoto in Venezuela, la vicinanza della Chiesa italiana. Stanziati 500 mila euro per le prime necessità

26 Giugno 2026 - La presidenza della Conferenza episcopale italiana esprime vicinanza alla popolazione del Venezuela colpita da violente scosse di terremoto che hanno provocato vittime, feriti, distruzione e paura, in particolare nello Stato di La Guaira e nella regione centrale del Paese. In un messaggio inviato a mons. Jesús Andoni González de Zárate Salas, arcivescovo di Valencia e presidente della Conferenza episcopale venezuelana, il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, rinnova la solidarietà alla Chiesa venezuelana e alle comunità parrocchiali e religiose impegnate accanto alla popolazione. “Seguiamo con dolore e trepidazione – scrive – le notizie che arrivano dal Venezuela. In queste ore sentiamo vicini i volti di chi piange una persona cara, di chi cerca i propri familiari, di chi è rimasto senza casa, di chi soccorre e di chi attende aiuto”. Il presidente della Cei ricorda che “ogni sofferenza, soprattutto quella dei più poveri e fragili, riguarda tutti e chiede a tutti responsabilità, solidarietà, cura”. Nell’affidare al Signore le vittime, il Card. Zuppi invoca conforto per i feriti, per le famiglie colpite e per quanti hanno perso la casa, assicurando la preghiera per “autorità, sanitari, volontari, comunità cristiane e tutti coloro che, anche in mezzo alle macerie, custodiscono la vita”. Per far fronte all’emergenza, la presidenza della Cei ha disposto un primo stanziamento di 500 mila euro dai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica: le risorse saranno utilizzate per gli interventi di soccorso immediati, coordinati da Caritas Italiana che, fin dal primo momento, è in contatto diretto con Caritas Venezuela e con la rete internazionale della Caritas. Particolare attenzione, fa sapere Caritas, è rivolta alle famiglie più fragili, ai quartieri meno visibili e alle persone accolte nelle piazze e nei rifugi temporanei. Le priorità riguardano acqua potabile, alimenti, medicinali, kit igienici e accompagnamento delle persone rimaste senza casa o in condizioni di forte precarietà. Intanto, sottolinea Caritas Italiana rilanciando l’appello di Caritas Venezuela, è importante convogliare la solidarietà attraverso canali coordinati e sicuri, evitando iniziative isolate che potrebbero risultare inefficaci o rischiose. Si sconsigliano inoltre raccolte di beni materiali in Italia. Notizie e aggiornamenti sulla situazione in Venezuela e sulle modalità di donazione sono disponibili sul sito di Caritas Italiana: www.caritas.it.   [caption id="attachment_78192" align="aligncenter" width="1024"]Venezuela Terremoto (foto: AFP/SIR)[/caption]

“La via italiana del dialogo”. A Roma, la firma del Patto tra le religioni

24 Giugno 2026 - Il 25 giugno, a Roma, i responsabili delle religioni che sono in Italia hanno sottoscritto un Patto per dare continuità e prospettiva al lavoro compiuto, rendendo al contempo ufficiale l’esperienza chiamata “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”. A siglarlo sono stati: Assemblea dei Rabbini d’Italia, Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia, Centro Islamico culturale d’Italia, Comunità Religiosa Islamica Italiana, Confederazione Islamica Italiana, Conferenza Episcopale Italiana, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Istituto Tevere, Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, Sikhi Sewa Society, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Unione Buddhista Italiana, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, Unione Induista Italiana. (fonte: CEI, aggiornata il 25 giugno 2026) [caption id="attachment_78163" align="aligncenter" width="768"]Patto religioni (foto: Siciliani-Gennari/CEI)[/caption]

La morte del card. Ruini, Zuppi: “Ha aiutato la Chiesa in Italia a pensare, discernere, parlare e camminare nel proprio tempo”

17 Giugno 2026 - Il cardinale Camillo Ruini, già vicario del Papa per la Diocesi di Roma e presidente della Conferenza episcopale italiana, è morto il 16 giugno 2026 a Roma, all'età di 95 anni. Ne hanno dato notizia il cardinale Vicario di Roma, Baldassare Reina, insieme al Consiglio episcopale. Con tutta la Diocesi di Roma, "grati per la lunga e proficua vita cristiana e per il suo servizio alla Chiesa", hanno affidato il card. Ruini "alla misericordia del Signore". "Acuto nel discernere le svolte politiche e sociali del Paese - continua la nota pubblicata dal Vicariato -, ha considerato fondamentale guidare le transizioni culturali con la fierezza cattolica di essere depositari di un patrimonio di valori da non nascondere, ma da custodire e difendere, adempiendo il suo motto episcopale Veritas liberabit nos". Il card. Zuppi, presidente della Cei, lo ha ricordato così: "Ha svolto il suo ministero con la consapevolezza che la fede non è mai estranea alla storia" e "ha aiutato la Chiesa in Italia a pensare, discernere, parlare e camminare nel proprio tempo". La diocesi di Roma si raccoglie in preghiera per rendere l’ultimo omaggio al cardinal Ruini. A partire dalle ore 12 del 17 giugno fino alle 19 e il giorno 18 giugno dalle 9 alle 12 è stata allestita una camera ardente nella Cappella della Madonna della Perseveranza del Pontificio Seminario Romano Minore (ingresso da via Aurelia 208). Il funerale del card. Camillo Ruini sarà celebrato il 18 giugno alle 16.30 nella Basilica di San Pietro, presieduto da papa Leone XIV. Il feretro si trasferirà poi nella diocesi natale del porporato per una seconda celebrazione esequiale, presieduta dall’arcivescovo Giacomo Morandi nella Cattedrale di Reggio Emilia venerdì 19 giugno alle 16.

Leggi anche il Messaggio della Presidenza della Cei.

 

Leone XIV esorta la Chiesa italiana: “Abbiamo il coraggio dell’essenziale!”

28 Maggio 2026 - "Abbiamo il coraggio dell’essenziale!". Si è conclusa, con l'esortazione finale di papa Leone XIV, l’82ª Assemblea generale della Cei, che si è tenuta in Vaticano dal 25 al 28 maggio 2026, sotto la guida del cardinale presidente Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna. Il Santo Padre, nel suo intervento, ha chiesto "il coraggio di comunità meno preoccupate di conservare tutto e più libere di annunciare Cristo. Il coraggio di una catechesi che sia cammino di iniziazione e formazione permanente alla vita cristiana. Il coraggio di parrocchie accoglienti e missionarie, in cui le famiglie si ritrovano e si rinnovano con la linfa del Vangelo. Il coraggio di organismi di partecipazione vivi. Il coraggio di ascoltare i giovani senza addomesticarne le domande. Il coraggio di lasciarci evangelizzare dai poveri. Il coraggio di una struttura nazionale sempre più al servizio della comunione missionaria delle Chiese in Italia. Un popolo viene generato da madri e padri nella fede, da comunità che sanno dire, con la vita prima ancora che con le parole: «Abbiamo trovato il Messia» (Gv 1,41). L’Italia ha bisogno di questa testimonianza". Nel corso dell'Assemblea i Vescovi italiani hanno approvato il documento “Radicati e costruiti in Cristo”. Linee di orientamento per l’attuazione del documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, per il prossimo quinquennio. La medesima Assemblea aveva anche eletto S.E.R. mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni e, di conseguenza, presidente della Fondazione Migrantes. [caption id="attachment_77134" align="aligncenter" width="1024"]Assemblea Generale 2026 Leone XIV (foto: Vatican Media/SIR)[/caption]

La gratitudine e la speranza della Chiesa per le aree interne dell’Italia

22 Maggio 2026 - "L’Italia non vive solo nelle metropoli, lungo i grandi assi infrastrutturali o nei distretti produttivi: la sua anima pulsa nel suo sistema alpino, sulle colline degli appennini, nelle città medie, nei paesi e nei borghi ancora oggi depositari di relazioni umane straordinarie, di un notevole patrimonio artistico, di risorse che possono costituire un capitale di innovazione". Inizia così il Messaggio per la 76ª Giornata nazionale del Ringraziamento, che si celebrerà il prossimo 8 novembre sul tema: “Sguardi di gratitudine e di speranza per le aree interne del Paese”. Il testo è firmato dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Chiesa italiana. Nel celebrare, con gratitudine appunto, questa Italia "linfatica", che "non fa rumore ma tiene in vita il Paese", non viene meno la consapevolezza che "sotto la spinta di un modello di sviluppo omologante si tende sempre più a cancellare questa storia di varietà in nome di un’identità basata su un racconto unico". Dentro questo quadro, sottolineano i vescovi italiani, "non si tratta di selezionare dall’alto quali realtà locali debbano essere accompagnate in un percorso di spopolamento irreversibile e quali debbano essere salvate, ma di entrare in una prospettiva di interconnettività tra territori: agire sugli squilibri territoriali richiede, oggi più che mai, nuove politiche economiche che puntino su agricoltura e allevamento, politiche migratorie che integrino il capitale umano dei nuovi lavoratori; esige anche nuovi investimenti sulle infrastrutture che garantiscono la mobilità e l’assistenza sanitaria, la garanzia degli studi superiori e universitari, un impegno rinnovato intorno alla domanda di accesso alla casa, di lavoro da remoto, di servizi di welfare territoriale".

Il lavoro e l’edificazione della pace

1 Maggio 2026 - Pubblichiamo il Messaggio dei Vescovi per la Festa dei Lavoratori (1° maggio) dal titolo: “Il lavoro e l’edificazione della pace”.  In un tempo come il nostro caratterizzato dal crescente incalzare di conflitti bellici, siamo chiamati a interrogarci sulla ricaduta sul lavoro e sulle condizioni inedite in cui l’attività umana oggi si trova. L’essenza del lavoro umano è quella di un’azione collettiva generativa. In una fabbrica, in un ufficio, in agricoltura, ogni giorno le persone si coordinano e cooperano per azioni che contribuiscono a creare comunità, per accrescere con nuovi prodotti e servizi la biodiversità civile ed economica della Terra. Le persone, autentico soggetto del lavoro, attraverso le loro attività dialogano tra di loro, mettono a disposizione saperi e competenze anche senza conoscersi, costruiscono il futuro del loro Paese e dell’umanità. È una forma di amore civile. Il lavoro è la grammatica della società, è il grande codice che fa comunicare anche senza conoscersi di persona. Già San Giovanni Paolo II aveva affermato il valore profetico dell’attività umana: «Nel lavoro, grazie alla luce che dalla risurrezione di Cristo penetra dentro di noi, troviamo sempre un barlume della vita nuova, del nuovo bene, quasi come un annuncio dei “nuovi cieli e di una terra nuova”, i quali proprio mediante la fatica del lavoro vengono partecipati dall’uomo e dal mondo» (Laborem exercens 27). Il lavoro in Italia oggi, a causa della guerra che disgrega questa “grammatica della società”, soffre di problemi che si aggiungono ad altri: preoccupa in particolare l’aumento dei prezzi dell’energia, che ha una ricaduta sul bilancio delle famiglie, soprattutto di quelle che vivono nella precarietà economica, e su quello delle aziende. Constatiamo che il lavoro umano si intreccia sempre più con la pace e con la guerra. Non è una novità nella storia dell’umanità. Ancora oggi, l’intelligenza della mente e delle mani dei lavoratori è usata per edificare grandi opere di sterminio e grandi opere di pace. Ma tra l’azione collettiva per la pace e quella per la guerra c’è una differenza fondamentale: una guerra distrugge le vite umane, il benessere di interi Paesi, danneggia l’ambiente, invece l’economia nei tempi di pace contribuisce allo sviluppo dei popoli. Costruire case e ricostruire edifici distrutti non sono lo stesso gesto etico, anche se si somigliano; le civiltà si smarriscono quando iniziano a confondere le costruzioni e le ricostruzioni, i lavori di chi costruisce le città e di chi le ricostruisce dopo le guerre, senza aver tentato tutto per poterle evitare. Nel suo primo discorso ai Diplomatici accreditati presso la Santa Sede, papa Leone XIV ha ribadito: «[…] la guerra si accontenta di distruggere, la pace, invece, richiede uno sforzo continuo e paziente di costruzione e una continua vigilanza. Tale sforzo interpella tutti, a cominciare dai Paesi che detengono arsenali nucleari. […] Il pericolo è che ci si sogna, invece, nella corsa a produrre nuove armi sempre più sofisticate, anche mediante il ricorso all’intelligenza artificiale». Viviamo, inoltre, in una stagione storica dell’Europa e del mondo in cui molti si stanno di nuovo esercitando nel “mestiere della guerra”, coinvolgendo anche le attività industriali e informatiche. Lo spirito dei tempi è cambiato: ci stiamo di nuovo abituando alla logica del riarmo e della deterrenza; come conseguenza, stiamo valutando i quasi ottant’anni di pace che l’Europa ha conosciuto come una parentesi, anche se non poche volte alcuni Paesi europei si sono coinvolti in conflitti scoppiati in tutto il mondo. Dimentichiamo che la pace in Europa è stata frutto di una immensa volontà politica, di istituzioni e di persone che questa pace hanno voluto e difeso, e lo hanno fatto anche, e soprattutto, con l’economia e con il lavoro. Sentiamo l’urgenza di orientare ogni attività umana alla pace, ed è il tempo di ribadire che il futuro si può costruire solo se ci poniamo ancora in ascolto della profezia di Isaia: «Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra» (Is 2,4). Sentiamo anche una grande responsabilità educativa verso le nuove generazioni, per eliminare ogni pretesto che possa spingere i giovani a immaginare il futuro come attesa per vendicare il sangue dei propri cari (cf. Francesco, Messaggio per la LVIII Giornata mondiale della pace Rimetti a noi i nostri debiti, concedici la tua pace, 8 dicembre 2024). Constatiamo inoltre che il lavoro che è al servizio di obiettivi bellici investe ingenti risorse economiche sottraendole ad altre finalità, come ha sottolineato papa Leone XIV nel Messaggio per Giornata mondiale della pace del 2026, ricordando che le spese militari hanno raggiunto il 2,5% del PIL mondiale. Rileggendo la recente Nota pastorale dei Vescovi Educare ad una pace disarmata e disarmante, sentiamo l’esigenza di ribadire che è necessario rafforzare la normativa in materia di produzione delle armi, «irrobustendo i vincoli al loro possesso personale e il contrasto all’esportazione di manufatti bellici – anche indirettamente, tramite triangolazioni – verso Paesi impegnati in azioni offensive o a rischio di usi in violazione dei diritti umani» (138). Inoltre, occorre vigliare affinché «la speculazione da parte di investitori che, sostenendo gli acquisti di titoli azionari dell’industria militare, contribuiscono all’economia di guerra e indirizzano, seppur inconsapevolmente, l’impegno militare da parte dei governi» (139). Va sostenuta anche la coscienza di chi lavora in questi ambiti e si chiede come contribuire a costruire la pace in tempi così difficili. Il venerabile Vescovo Tonino Bello si rivolse agli operai costruttori di armi con queste parole: «Non ti esorto, almeno per ora, a quella forte testimonianza profetica di pagare, con la perdita del posto di lavoro, il rifiuto di collaborare alla costruzione di strumenti di morte. Ma ti incoraggio a batterti perché si attui al più presto, e in termini perentori, la conversione dell’industria bellica in impianti civili, produttori di beni, atti a migliorare la qualità della vita». Questo auspichiamo anche noi oggi: che ci sia una coraggiosa riconversione dal militare al civile, come incoraggiava lo stesso Giovanni Paolo II il 12 novembre 1983 parlando ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze: «Siano disertati i laboratori e le officine della morte per i laboratori della vita». Il lavoro non può perdere la sua più vera e forte vocazione alla pace, la sua natura profonda di relazione buona tra gli uomini e con la natura. A volte la neghiamo, non la riconosciamo, e trasformiamo «gli aratri in lance». Ma il lavoro continua a chiamarci alla pace: ci ricorda che la guerra è il grande inganno. (fonte: chiesacattolica.it)

“Vicinanza e affetto a papa Leone XIV”. La Cei dopo le parole del presidente Trump contro il Pontefice

13 Aprile 2026 - La Presidenza della Conferenza episcopale italiana, rinnovando la piena comunione con il Santo Padre Leone XIV, esprime rammarico per le parole a lui rivolte nelle scorse ore dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Unendosi a quanto affermato dal presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, mons. Paul S. Coakley, ricorda che il Papa non è una controparte politica, ma il Successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace. In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità. Le Chiese che sono in Italia rinnovano al Santo Padre vicinanza, affetto e preghiera, auspicando da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero. (fonte: Cei)

Le Chiese in Italia con il Papa alla veglia di preghiera per la pace dell’11 aprile

8 Aprile 2026 - Nel giorno di Pasqua, papa Leone XIV ha chiesto di far «udire il grido di pace che sgorga dal cuore», invitando «tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di san Pietro il prossimo sabato, 11 aprile». Le Chiese in Italia aderiscono al pressante appello del Pontefice a implorare dal Cristo Risorto il dono della riconciliazione. «Noi cristiani sappiamo che è possibile sperare contro ogni speranza, nonostante la morte che vediamo presente – come ci ha ricordato il Papa – “nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge”. Per questo, invitiamo i sacerdoti, i religiosi, le religiose e tutto il popolo dei credenti a partecipare alla veglia presieduta dal Papa o a raccogliersi in preghiera nelle comunità locali: fermiamo il vortice del dolore, della sofferenza e della devastazione, diciamo il nostro ‘no’ alla guerra, non abituiamoci all’orrore», afferma il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI. (fonte: Cei)

Don Valerio Bersano nominato vicedirettore della Fondazione Migrantes

25 Marzo 2026 - Il Consiglio episcopale permanente (Cep), nel corso della sua sessione primaverile (23-25 marzo 2026), ha nominato vice direttore della Fondazione Migrantes don Valerio Bersano, sino a oggi segretario nazionale dell'Opera per la propagazione della fede, di quella della Santa infanzia (meglio conosciuta come "Missio ragazzi") e della Pontificia unione missionaria. Il direttore generale, mons. Pierpaolo Felicolo, a nome di tutta la Fondazione Migrantes, accoglie con gioia don Bersano in questo nuovo servizio. Il comunicato finale del Cep riporta anche un'altra notizia che riguarda da vicino la Fondazione Migrantes: don Isidor Iacovici è stato confermato Coordinatore nazionale della pastorale dei cattolici romeni di rito latino in Italia. L’urgenza di una Chiesa missionaria, accogliente, capace di dialogare e di tessere fraternità in un tempo di polarizzazioni e di fratture. Questa è stata la cornice entro cui si è svolta la sessione primaverile del Cep. In particolare, i vescovi italiani hanno voluto ribadire che "la Chiesa è chiamata a presentarsi nella vita del Paese come presenza viva e libera, pronta a collaborare al bene comune, senza ridursi a logiche di schieramento e senza rinunciare alla propria libertà di parola quando sono in gioco i principi etici che promuovono la dignità della persona, la giustizia e la pace". [caption id="attachment_73655" align="aligncenter" width="1024"]don valerio bersano (foto: missioitalia.it)[/caption]

“Oggi chi è il mio prossimo”. Presentato il Secondo Rapporto Europeo sullo stato dell’equità in salute. L’intervento del card. Zuppi

18 Marzo 2026 - Presentato a Roma il Secondo Rapporto Europeo sullo stato dell’equità in salute (HESRi2), nell’ambito dell’evento “Oggi chi è il mio prossimo”, organizzato dal Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee), dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Tra i relatori, il presidente della Cei, il card. Matteo Zuppi con un intervento su “Il ruolo delle Conferenze Episcopali nazionali alla luce dei cambiamenti sociali ed economici che impattano sulla salute in Europa”. "Quando si intendono cercare le migliori condizioni di salute per i popoli europei - ha detto il card. Zuppi -, non possiamo non fare riferimento alla storia del Continente europeo: gli ospedali, i lazzaretti, le strutture di ricovero nascono dal senso cristiano di voler dare una risposta alla domanda: chi è mio fratello? [...] La memoria si fa presente a noi per indicarci l’esigenza di andare nella direzione di un rinnovato senso di corresponsabilità, di superamento dei confini nazionalistici, di egoismi tecnologici o economici. Se molti problemi rimangono aperti, il settore sanitario si presta ad una osservazione fondamentale nella sua semplicità: i virus ed i batteri non conoscono frontiere o dazi doganali; così come non riconoscono i brevetti industriali. L’attenzione come Conferenze Episcopali che possiamo avere è quella di scoprire ogni giorno che la cura della salute è molto più globale di quanto si possa immaginare. La pace dei popoli passa dal riconoscere la dignità di ogni vita umana, fin dal suo manifestarsi [...]"..

Cei, per il 13 marzo i vescovi italiani promuovono una Giornata di preghiera e digiuno per la pace

6 Marzo 2026 - L’escalation di violenza in Medio Oriente rischia di trascinare l’umanità in una guerra di proporzioni planetarie, una nuova inutile strage dalle conseguenze incalcolabili. Unendo la propria voce a quella di papa Leone che ha chiesto di “fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile”, la presidenza della Conferenza episcopale italiana promuove una Giornata di preghiera e digiuno per venerdì 13 marzo. L’invito è rivolto a tutte le comunità ecclesiali affinché chiedano al Re della Pace di salvare l’umanità dagli orrori e dalle lacrime di tutti i conflitti in corso. La presidenza della Cei ribadisce, ancora una volta, che la guerra non è e non può mai essere la risposta; che la logica della forza non può e non deve sostituirsi alla paziente arte della diplomazia, unica via percorribile per la risoluzione di controversie e contese; che il rumore assordante delle armi non può soffocare la dignità e le legittime aspirazioni dei popoli; che la paura e la minaccia non possono vincere sul dialogo e sul bene comune. In questo drammatico momento, come affermato nella Nota Educare a una pace disarmata e disarmante, “il grido delle vittime giunge a noi con una forza che ci interpella direttamente; le immagini di violenza crescente ci sconcertano e chiamano a un impegno rafforzato”. Un impegno corale e consapevole che deve tradursi in gesti di prossimità e di preghiera quotidiana. La Giornata del 13 marzo vuole essere un’ulteriore occasione per implorare il dono della pace in Medio Oriente e in tutti gli angoli della terra devastati dalla divisione, dalla distruzione e dalla morte. Per questo, l’Ufficio liturgico nazionale ha offerto alcune indicazioni e proposte per la Celebrazione eucaristica, la Via Crucis e il digiuno. In particolare, si pregherà perché “si apra presto un cammino di pace stabile e duratura” e perché “quanti soffrono a causa della violenza e dell’odio, le vittime dei bombardamenti, i profughi, i feriti e le famiglie nel lutto trovino conforto nella solidarietà della comunità cristiana e nella speranza che viene da Dio”. (fonte: Chiesa cattolica italiana)  

“Cristiani per l’Europa”. L’appello dei vescovi di Francia, Germania, Italia e Polonia

13 Febbraio 2026 - "Viviamo in un mondo lacerato e polarizzato da guerre e violenza. Molti nostri concittadini sono angosciati e disorientati. L’ordine internazionale è minacciato. In questa situazione, l’Europa deve riscoprire la sua anima per poter offrire al mondo intero il suo indispensabile apporto al 'bene comune'. Potremo farlo riflettendo su ciò che ha contribuito a fondare l’Europa". Questo è il cuore dell'appello "Cristiani per l'Europa. La forza della speranza", firmato dal card. Jean-Marc Aveline (arcivescovo di Marsiglia, presidente della Conferenza episcopale francese), dal card. Matteo Maria Zuppi (arcivescovo di Bologna, presidente della Conferenza episcopale italiana), da mons. Georg Bätzing (vescovo di Limburgo, presidente della Conferenza episcopale tedesca) e da mons. Tadeusz Wojda (arcivescovo di Danzica, presidente della Conferenza episcopale polacca). Prendendo atto che il "quadro internazionale sta morendo e uno nuovo deve ancora nascere", i 4 presuli ricordano che all'indomani delle Seconda guerra mondiale "molti laici cattolici hanno concepito, con determinazione, l’Europa come una casa comune e si sono impegnati a sviluppare un nuovo quadro internazionale, in particolare attraverso la creazione delle Nazioni Unite. L’obiettivo era la realizzazione di una società riconciliata, concepita come punto di convergenza e garanzia del rispetto reciproco delle specificità, un baluardo di libertà, uguaglianza e pace". Ricordando anche che "l’Europa non può essere ridotta a un mercato economico e finanziario", l'appello sottolinea come "la generazione fondatrice dell’Europa" fosse bene in guardia "dalla tentazione dei regimi totalitari che si nutrono del nazionalismo per perseguire obiettivi egemonici, il cui esito non può essere che la guerra". Per questo "l’Europa è chiamata a ricercare alleanze che gettino le basi per un’autentica solidarietà tra i popoli" e, in questo scenario, "in nome della loro fede, i cristiani sono chiamati a condividere con tutti gli abitanti del continente europeo la loro speranza di una fraternità universale".   Cristiani per l'Europa

Nuove norme Ue su diritto d’asilo. Il commento del card. Zuppi e l’analisi del Tavolo asilo e immigrazione

11 Febbraio 2026 - “C’è sicurezza quando c’è accoglienza”. Così il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha risposto oggi - come riporta l'agenzia SIR - alle domande dei giornalisti sul via libera del Parlamento europeo e della Commissione europea alla lista dei Paesi sicuri di provenienza dei migranti e agli hub esterni, temi contenuti anche nel disegno di legge che sarà oggi pomeriggio all’esame del Consiglio dei ministri, che prevede disposizioni per l’attuazione del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo. “C’è la necessità della gestione di un fenomeno epocale, gigantesco anche per i numeri, per quello che comporta, e quindi bisogna saperlo gestire insieme – ha affermato il card. Zuppi –. Molte volte non si è gestito, si è soltanto subìto. Bisogna gestirlo guardando avanti, al futuro, mettendo al centro la persona, coniugando la sicurezza con l’accoglienza. Crediamo che le due dimensioni siano complementari”. Sulle novità provenienti dal Parlamento europeo si espresso anche il Tavolo asilo e immigrazione (Tai), che riunisce oltre 40 organizzazioni e associazioni che si occupano dei diritti dei rifugiati e richiedenti asilo: "Si tratta di un passaggio politico di estrema rilevanza - si legge in un comunicato stampa -, che segna un ulteriore e preoccupante arretramento delle garanzie previste per le persone che chiedono protezione internazionale nell’Unione europea. Le modifiche approvate rafforzano un’impostazione che svuota progressivamente il diritto d’asilo della sua dimensione individuale, sostituendo l’esame effettivo delle singole storie con presunzioni di sicurezza, automatismi e procedure accelerate". Le organizzazioni aderenti al Tai esprimono pertanto forte preoccupazione per un’evoluzione normativa "che mette a rischio il cuore del diritto d’asilo nell’Unione europea"; e chiedono "alle istituzioni europee e nazionali di fermare questo processo di smantellamento delle garanzie, di rispettare gli obblighi internazionali e di rimettere al centro la tutela dei diritti fondamentali delle persone in cerca di protezione".

Cei: nell’età della forza la Chiesa italiana sia “casa della pace”

28 Gennaio 2026 - Si è concluso il Consiglio episcopale permanente straordinario della Chiesa cattolica italiana, tenutosi a Roma dal 26 al 28 gennaio 2026. Dal consueto comunicato finale della Conferenza episcopale italiana, apprendiamo che in vescovi, in un contesto globale definito - citando La Pira - "età della forza", hanno rinnovato l’impegno della Chiesa italiana "a essere 'casa della pace', accogliendo l’invito di Papa Leone XIV a riscoprire l’essenziale della fede cristiana". Dopo la lettura della realtà ecclesiale offerta dall'Introduzione ai lavori del cardinale presidente, Zuppi, si sono prese delle decisioni ispirate dal cammino sinodale e dal suo Documento di sintesi, Lievito di pace e di speranza. In particolare si segnala che "il Consiglio Permanente ha votato una mozione in base alla quale si incarica la Presidenza di costituire, all’interno dell’Ufficio catechistico nazionale, in collaborazione con Migrantes e altre realtà interessate, un osservatorio per la raccolta di dati ed esperienze e per la predisposizione di strumenti e sussidi in merito ai percorsi di iniziazione alla vita cristiana e di ricominciamento di giovani e adulti". Inoltre, il Consiglio permanente ha espresso l’orientamento che "una prossima Assemblea generale venga dedicata al tema dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, cogliendo anche le diverse sfumature che tale attenzione porta con sé: Mediterraneo, migrazione, etc". Infine, la Fondazione Migrantes si rallegra della nomina di mons. Kuriakose Cherupuzhathottathil (Eparchia di Bathery, Kerala) a Coordinatore nazionale della pastorale dei cattolici siro-malankaresi in Italia.   [caption id="attachment_70811" align="aligncenter" width="1024"]Cei Cei, Consiglio permanente straordinario
(foto: Cristian Gennari/Siciliani)[/caption]

Cei: “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo”

11 Dicembre 2025 - A quarant’anni dall’Intesa del 1985, la Conferenza episcopale italiana propone una lettura aggiornata dell’insegnamento della religione cattolica (Irc) nella scuola italiana. La Nota pastorale approvata dalla 81ª Assemblea generale ad Assisi (17-20 novembre 2025), dal titolo “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo”, colloca l’Irc in un contesto attraversato da mutamenti rapidi: flussi migratori, pluralismo religioso, secolarizzazione crescente, intelligenza artificiale. In particolare nel documento si sottolinea che "in questi anni la società italiana è cambiata, confrontandosi soprattutto con il fenomeno migratorio e la conseguente presenza di culture e religioni diverse sul territorio e nelle aule scolastiche". In questo contesto, "l’Irc ha saputo aprirsi al confronto e al dialogo proprio grazie all’identità che la contraddistingue, che ne valorizza la portata culturale e formativa". Inoltre, dopo aver ricordato che il fenomeno migratorio, "che ha molteplici implicazioni, deve essere letto non con paura, ma come un’opportunità e un dono", il documento evidenzia che l'Irc "per la sua fisionomia di insegnamento finalizzato alla formazione integrale dello studente" costituisce "un percorso interessante per accompagnare gli alunni, compresi coloro che provengono da tradizioni diverse, ad avere consapevolezza del patrimonio culturale e religioso del nostro Paese e, nello stesso tempo, può essere uno spazio fecondo per la conoscenza di altre esperienze religiose, favorendo un dialogo costruttivo". [caption id="attachment_68833" align="aligncenter" width="1024"]L'Insegnamento della Religione Cattolica L'Insegnamento della Religione Cattolica (Foto Siciliani - Gennari/SIR)[/caption]

Assemblea generale Cei, Zuppi: “progetti e azioni visibili” di fratellanza per “rilanciare una stagione dei diritti e di vera giustizia”

17 Novembre 2025 - Ha preso il via il 17 novembre con l’Introduzione ai lavori del card. Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), la 81ma Assemblea generale dei vescovi, in programma ad Assisi. Sarà papa Leone XIV a concluderla, giovedì 20 novembre, incontrando in vescovi nella Basilica di Santa Maria degli Angeli. E proprio al Pontefice è rivolto il primo "pensiero di gratitudine" del presidente della Cei, "per aver accettato l’invito a essere con noi. [...] Ci predisponiamo ad accogliere la sua parola, occasione preziosa per confermarci nel suo magistero di unità e di pace". Verso la conclusione della sua Introduzione, il card. Zuppi, riflettendo sul tema "Europa e Mediterraneo: per una speranza visibile", ha osservato che "in questo nostro tempo, attraversato da innumerevoli conflitti, segnato da immani sofferenze, nel quale abbiamo visto rinascere muri di divisione, in cui sperimentiamo atteggiamenti di chiusura e di esclusione spesso indirizzati verso gli ultimi, i poveri, i migranti, i carcerati… proprio questo tempo richiede segni di rinnovata fraternità, così come ci ha insegnato papa Francesco nella sua enciclica Fratelli tutti. La fratellanza, sognata, attesa, ambita, richiede progetti e azioni visibili per rimettere al centro l’eguaglianza tra tutte le donne e gli uomini di oggi, per rilanciare una stagione dei diritti e di vera giustizia per ogni popolo e nazione".

Dal 17 al 20 novembre, ad Assisi, la 81ª Assemblea generale della Cei

17 Novembre 2025 - Sarà papa Leone XIV a concludere la 81ª Assemblea generale della Cei, in programma ad Assisi (Domus Pacis, Santa Maria degli Angeli) dal 17 al 20 novembre. L’incontro con i Vescovi si terrà giovedì 20, alle 9.30, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli. Non è prevista la presenza della stampa. L’Assemblea, che si aprirà, alle 16.00 di lunedì 17 novembre, con l’Introduzione del card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, avrà al centro delle riflessioni le linee di indirizzo e le decisioni a conclusione del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia. Dopo l’approvazione del Documento di sintesi da parte della terza Assemblea sinodale, infatti, l’Assemblea generale è chiamata a confrontarsi su priorità, delibere e note elaborate a partire dal testo votato. Dalle istanze emerse verranno delineate le prospettive pastorali per i prossimi anni, da discutere nella prossima Assemblea generale di maggio 2026. Martedì 18, dopo il saluto di mons. Thibault Verny, presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, i lavori continueranno nei Gruppi di studio. All’ordine del giorno anche l’approvazione del documento “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo” e la presentazione del documento “Educare alla pace”. Nel corso dell’Assemblea, sono in calendario due momenti particolarmente significativi: la celebrazione dei Vespri e la preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi presieduta da mons. Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e vescovo delegato per il Servizio regionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della Conferenza episcopale umbra, prevista per martedì 18, alle 19.15, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli; la celebrazione dei Vespri e la preghiera per la pace con un appello presieduta dal card. Zuppi, mercoledì 19, alle 19.00, nella Basilica Inferiore. Alle ore 17.30 di mercoledì 19, presso la Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli, il Cardinale Presidente incontrerà i giornalisti. (fonte: Cei)

75ª Giornata Nazionale del Ringraziamento, Cei: chi sfrutta i lavoratori nei campi abbia un sussulto di coscienza

9 Novembre 2025 - Nel Messaggio dei vescovi italiani per la 75ª Giornata Nazionale del Ringraziamento, dal titolo "Giubileo, rigenerazione della terra e speranza per l’umanità" un passaggio viene dedicato in particolare, "a tanti fratelli, soprattutto immigrati, che vengono sfruttati nel lavoro dei campi". L'auspicio è che nell’Anno Giubilare, "che viene anche perché gli imprenditori agricoli che trattano in questo modo gli operai", essi "abbiano un sussulto di coscienza e donino speranza a tanti uomini e donne continuamente sfruttati". Ecco il testo integrale del messaggio: La pratica cristiana del Giubileo affonda le sue radici nell’Antico Testamento, riletto in relazione alla pienezza della salvezza che si realizza in Gesù Cristo, Colui che proclama e compie «l’anno di grazia del Signore» (Lc 4, 19). Nel celebrare l’Anno Santo rileggiamo le indicazioni che vengono dai primi libri della Bibbia, di grande rilievo per la cura del lavoro della terra e delle relazioni. Già Papa Francesco, nella Laudato si’, aveva invitato a scorgere nella Scrittura «la riscoperta e il rispetto dei ritmi inscritti nella natura dalla mano del Creatore» (n.71). Anzitutto il senso del sabato (cf. Dt 5, 12-15), nel quale il Popolo di Dio custodiva la memoria grata dell’opera del Creatore, che fa del settimo giorno un tempo di libertà dal lavoro per tutti gli esseri umani e anche per quei viventi che in esso sono coinvolti: tempo di ri-creazione e di festa, di discontinuità rispetto all’operare feriale. La Scrittura invita a estendere tale logica del sabato anche alla terra, ogni sette anni: «la terra farà il riposo del sabato in onore del Signore: per sei anni seminerai il tuo campo e poterai la tua vigna e ne raccoglierai i frutti; ma il settimo anno sarà come sabato, un riposo assoluto per la terra, un sabato in onore del Signore. Non seminerai il tuo campo, non poterai la tua vigna» (Lv 25, 2b-4). Ogni sette volte, poi, tale sabato della terra viene celebrato con solennità anche maggiore: «Conterai sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno un periodo di quarantanove anni. (…) Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate» (Lv 25, 8-9.11). La celebrazione del Giubileo ci insegna ad essere grati per i doni che riceviamo e a non dimenticare mai che la terra è di tutti: «Facendo eco alla parola antica dei profeti, il Giubileo ricorda che i beni della Terra non sono destinati a pochi privilegiati, ma a tutti. È necessario che quanti possiedono ricchezze si facciano generosi, riconoscendo il volto dei fratelli nel bisogno» (Spes non confundit, 16). Dal Giubileo emergono alcune istanze che interpellano la nostra responsabilità, per dare segnali di speranza al nostro tempo. Un tempo di festa e di giusta discontinuità dal lavoro, che lo umanizzi e gli dia senso, dona speranza a tutti. Riposare ci rende umani, delimitare la pratica del lavoro – nella quale pure corrispondiamo alla volontà di Dio – apre spazi per vivere le relazioni con lo stesso Signore e con i fratelli per godere di questi beni e per rendere grazie a Dio. Recuperare il senso del Giorno del Signore, che ci vede riuniti per celebrare l’Eucarestia, e del riposo da ogni tipo di lavoro, anche quello agricolo, permette ai cristiani di vivere e di far vivere nelle proprie aziende un tempo nel quale possono costantemente guardare i beni della terra con gratitudine e coltivare meglio le relazioni familiari e con le proprie comunità. Dona speranza la restituzione di dignità che scaturisce dall’anno sabbatico, perché ci fa volgere lo sguardo a tanti fratelli, soprattutto immigrati, che vengono sfruttati nel lavoro dei campi, che non sempre si vedono riconosciuto il giusto salario nel triste fenomeno del caporalato, forme di previdenza, tempi di riposo. L’Anno Giubilare viene anche perché gli imprenditori agricoli che trattano in questo modo gli operai abbiano un sussulto di coscienza e donino speranza a tanti uomini e donne continuamente sfruttati. L’attenzione alla pausa della festa interessa gli esseri umani, ma anche quei viventi che sono coinvolti nelle varie attività; anche per essi siamo richiamati ad una giusta attenzione al benessere, evitando di farne meri strumenti al nostro servizio. Non a caso l’Enciclica Laudato si’ richiama proprio la legislazione sul sabato, prendendo le distanze da forme di «antropocentrismo dispotico» che non si interessa delle altre creature (cf. 68). Anche ogni impegno che contrasta lo spreco alimentare è un modo per essere grati dei doni di Dio ed essere solidali con tanti fratelli che non hanno accesso a tanti beni. Assume una particolare forza, nell’attuale crisi socio-ambientale, il richiamo al riposo della terra, un segno dei tempi a cui invita a guardare anche la Bolla Spes non confundit. Oggi è possibile contemperare la pratica del coltivare la terra con la sua custodia (cf. Gen 2,15) attraverso un nuovo paradigma di coltivazione. La cura della casa comune ed il contrasto al mutamento climatico, a cui richiama l’Esortazione apostolica "Laudate Deum", sono impegni che devono vedere in prima fila il mondo agricolo e il sistema agro-alimentare, dal campo al consumatore. Questa nuova visione dell’agricoltura deve basarsi su pratiche agro-ecologiche che valorizzino la terra senza sfruttarla oltre misura, rigenerando la fertilità e salvaguardando l’ambiente e la salubrità dei prodotti alimentari. Dal Giubileo viene una saggezza che siamo chiamati a interpretare perché illumini le buone pratiche agricole del nostro tempo, che vanno conosciute e condivise. Grazie ad essa possiamo abitare la terra dando speranza anche alle generazioni future, sapendo che il Signore benedice chi si prende cura delle sue creature. [caption id="attachment_66776" align="aligncenter" width="1024"]Agricoltura (Photo European Commission)[/caption]

Cammino sinodale della Chiesa italiana: pubblicato il Documento di sintesi in vista della terza Assemblea sinodale

17 Ottobre 2025 - È disponibile online il Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, dal titolo “Lievito di pace e di speranza”, che sarà votato dalla terza Assemblea sinodale in programma a Roma il 25 ottobre. Il testo, che è già stato trasmesso ai delegati diocesani e a quanti parteciperanno come membri all’Assemblea del 25 ottobre, è stato preparato sulla base degli emendamenti emersi nel corso della seconda Assemblea sinodale (31 marzo – 3 aprile 2025), attraverso un intenso lavoro della Presidenza Cei, del Comitato del Cammino sinodale, del Consiglio permanente, degli organismi della Cei (Commissioni Episcopali, Uffici e Servizi della Segreteria Generale) e delle Regioni ecclesiastiche. “Il Documento è intriso di esperienze di pace e di speranza. Pur tra tante fatiche, riporta la realtà di oltre duecento Chiese locali, con tutte le loro articolazioni, impegnate a vivere e trasmettere speranza e pace: spesso senza farsi notare, senza ‘fare notizia’, ma sempre con tenacia e cura evangelica. Le nostre comunità cristiane non sono allo sbando: benché provate da tante situazioni faticose e tentate a volte dallo scoraggiamento, vivono come ‘piccolo lievito’ di fraternità, attente soprattutto alle persone rimaste o lasciate ai margini”, sottolinea S.E. mons. Erio Castellucci, presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale. Come stabilito dal Consiglio permanente nella sessione autunnale di settembre, dopo il voto della terza Assemblea sinodale la Presidenza della Cei nominerà un gruppo di vescovi che, coadiuvato dagli organi statutari, elaborerà, sulla base del Documento, priorità, delibere e note che saranno al centro dei lavori dell’Assemblea generale di novembre 2025. Successivamente, alla luce del Documento di sintesi e delle riflessioni dell’Assemblea generale, questo stesso gruppo di vescovi, supportato da esperti, preparerà le prospettive pastorali che accompagneranno le Chiese in Italia nei prossimi anni. (fonte: Conferenza episcopale italiana)