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Una dottrina sociale per disarmare l’IA. “Magnifica Humanitas”, la prima Enciclica di Leone XIV

25 Maggio 2026 - La prima enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas, offre una cornice morale e teologica per leggere le grandi trasformazioni del nostro tempo. Il testo dell’enciclica richiama più volte la necessità di custodire «la vera dignità e grandezza dell’uomo» – come ebbe a scrivere Leone XIII nella Rerum novarum (15 maggio 1891, n. 20) – dalle antiche e nuove pretese di «abusarne come di cosa a scopo di guadagno» (n. 16). Dopo 135 anni, la Magnifica Humanitas di Leone XIV pone al centro della riflessione e dell’azione il compito affidato a ogni generazione «di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile» (n. 1). Nell’epoca della Quarta rivoluzione industriale – dell’Industria 4.0 e, soprattutto, della Intelligenza artificiale (IA) – ciò si traduce anche nella necessità di «adottare strumenti normativi adeguati, capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico» (n. 5). Perché, come il Pontefice espone con forza, «non possiamo considerare l’IA moralmente neutra. […] Per questo, il discernimento etico non può limitarsi a domandare se usiamo un certo sistema per uno scopo buono o cattivo, ma deve anche chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano" (n. 104). Pertanto, siccome «l’IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti […] non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale» (n.110). In questo ampio quadro, «spezzare le catene delle nuove schiavitù» (n. 173) e «costruire la pace nella giustizia» (n. 213) sono appelli che ricorrono nel testo come orientamenti etici per affrontare le crescenti contraddizioni del nostro tempo.
Migrazioni, dignità e responsabilità comune
«In questa prospettiva, la giustizia sociale chiede di guardare alle persone e ai popoli a partire da chi è più vulnerabile: poveri, migranti, rifugiati, sfollati interni, vittime di violenza, persone che vivono in periferie urbane o esistenziali» (n. 78). Le migrazioni, in particolare, intrecciano sempre più saldamente ferite e speranze dei singoli e di interi popoli (n. 42), dignità umana, sogni, conflitti, povertà ed emergenza ambientale alle numerose responsabilità politiche e pastorali. Nel volgere lo sguardo alla «magnifica umanità creata da Dio», l’enciclica di Leone XIV evidenzia come ogni persona sia immagine di Dio e possegga una dignità inviolabile. Da qui, l’affermazione dell’«altissimo valore dei diritti umani» (n. 54) e la necessità di giungere a politiche che li rispettino e tutelino. Applicato alla mobilità umana, questo principio implica che i migranti non siano trattati come meri fattori economici, problemi amministrativi o elementi di turbamento della sicurezza pubblica, ma come soggetti titolari di diritti fondamentali e di una dignità che richiede protezione e accoglienza.
Guerre, violenza e spostamenti forzati
Magnifica Humanitas denuncia il crescente numero di «conflitti di una ferocia impressionante, che hanno spesso coinvolto in modo massiccio le popolazioni civili, causando vittime innocenti, ondate di profughi, destabilizzazione sociale e ferite di lunga durata» (n. 189). Risuona con forza la responsabilità di disarmare le parole, pratiche e sempre più spesso tecnologie che alimentano i conflitti. Se le guerre si confermano tra le cause principali delle migrazioni forzate, l’enciclica invita a promuovere ad ogni livello «fedeltà piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione» (n. 213). Un orizzonte che richiede politiche di prevenzione, protezione dei civili e percorsi di reintegrazione per chi fugge. Poiché molte migrazioni sono effetto di conflitti, la promozione del dialogo e della pace nella «crisi del sistema multilaterale» (n. 201) si conferma un’azione imprescindibile.
Povertà, sviluppo e destinazione universale dei beni
Richiamando il principio della destinazione universale dei beni e lo sviluppo umano integrale (n. 14), il testo sottolinea che le disuguaglianze economiche e l’ingiustizia distributiva spingono molte persone a lasciare le proprie terre di origine. L’approccio ad un fenomeno tanto umano e storico non può rinchiudersi nel solo ambito securitario: occorre «una corresponsabilità coraggiosa» che valorizzi «la cooperazione tra generazioni, tra popoli, tra discipline e culture come via maestra per far crescere stabilità, prosperità e pace» (n. 13); servono investimenti nella cooperazione internazionale, nella creazione di opportunità locali e in politiche che riducano le cause strutturali delle migrazioni forzate.
Solidarietà nel bene comune
In questo senso, la dottrina sociale proposta nella Magnifica humanitas insiste sul principio della solidarietà come criterio per orientare le scelte personali, sociali e politiche. Per le migrazioni ciò significa promuovere percorsi di accoglienza, partecipazione e condivisione delle responsabilità tra Stati e comunità. La promozione umana si delinea come priorità etica: l’enciclica invita a soffermarsi sul ruolo di ogni persona come portatrice di valore. Le comunità cristiane e le istituzioni civili sono chiamate a tradurre questa visione in pratiche concrete di accompagnamento e difesa della persona contro mercificazione e sfruttamento. Di fronte all’emergere di nuove tecnologie che danno l’illusione di travalicare la dimensione umana, «la lotta contro le nuove schiavitù è un banco di prova decisivo per il discernimento etico dell’IA e della trasformazione digitale» (n. 174). Le persone migranti sono particolarmente vulnerabili a traffici, abusi e sfruttamento lavorativo: salvaguardare la «dignità inalienabile di ogni essere umano e il bene comune» (ibid.) significa contrastare queste dinamiche a vantaggio di tutti.
Tessitori di speranza lungo le rotte dell’uomo
L’enciclica Magnifica Humanitas non offre soluzioni tecniche immediate, ma propone un orizzonte etico e teologico che rende inaccettabile ogni risposta che ignori la dignità della persona, anche migrante. Custodire l’umano significa impegnarsi concretamente nell’edificazione di politiche e culture che vedano nello spostamento di uomini, donne e minori non soltanto una sfida da gestire, ma un’occasione per esercitare la fraternità, la giustizia e la responsabilità condivisa. «In Cristo comprendiamo che l’uomo è chiamato a essere collaboratore nell’opera della creazione, anziché spettatore rassegnato di processi tecnologici che ne limitano la libertà e la responsabilità» (n. 233). Come recita il testo, la storia è il luogo in cui il Vangelo interpella e accompagna l’esperienza umana (n. 2): rispondere alle migrazioni con umanità è dunque parte integrante della testimonianza cristiana nel mondo contemporaneo. È ciò che ci rende «tessitori di speranza nel nostro mondo» (n. 245). (Simone Varisco)   Leone XIV Magnifica Humanitas

Intelligenza artificiale e migranti: confini intelligenti?

21 Maggio 2026 - Lunedì 25 maggio papa Leone XIV in persona presenterà "Magnifica humanitas", la sua prima Lettera enciclica, un documento “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Si occuperà anche dell'impatto di queste "res novae" sulla sorte delle persone coinvolte in tutti i fenomeni della mobilità umana? Non lo sappiamo ancora. Nel frattempo, per il numero di "Migranti Press" in uscita, abbiamo chiesto a Lugi "Gigio" Rancilio, giornalista esperto di digitale, di accennare qualche questione sul tavolo, a proposito di questo argomento. Anticipiamo il suo editoriale. Buona lettura! Per noi sono persone, per l'intelligenza artificiale sono dati. O peggio. Quando un drone di Frontex, che sorvola il mare, riprende con le sue telecamere un'imbarcazione sovraffollata nel Mediterraneo centrale, a centinaia di chilometri dalle coste, per il sistema di sorveglianza non è un naufragio in attesa di soccorso, ma un'anomalia da classificare, una rotta da tracciare, un dato da inserire nel database. Le persone, gli aiuti, i soccorsi vengono dopo. Non è la scena di un film distopico. È il presente delle frontiere europee, dove l'intelligenza artificiale è diventata uno strumento centrale nella gestione dei flussi migratori. L'Unione Europea ha investito miliardi per rendere i propri confini “intelligenti”. Prima con Eurosur, il sistema di sorveglianza attivo dal 2013 e potenziato nel 2019, che collega in tempo reale le autorità di frontiera di tutti gli Stati membri raccogliendo dati da droni, satelliti, sensori terrestri e navali. Poi, con l'Entry/Exit System, il sistema biometrico che registra le impronte digitali e le immagini facciali di ogni cittadino extra-UE che attraversa le frontiere esterne. Poi ancora con l'Etias, il sistema di autorizzazione preventiva che valuta algoritmicamente il “rischio” rappresentato da un visitatore prima ancora che salga su un aereo. Il risultato è una rete di controllo senza precedenti, costruita pezzo per pezzo nell'arco di un decennio. C'è un punto, in questa vicenda, che non è affatto secondario. Gli algoritmi che governano questi sistemi non sono neutri. Studi e inchieste mostrano che i sistemi di profilazione del rischio usati alle frontiere tendono a penalizzare chi proviene da alcuni paesi, chi parla alcune lingue, chi ha alcuni comportamenti digitali. La presenza sui social media, i contatti, gli spostamenti: tutto può diventare un elemento di un profilo algoritmico che etichetta qualcuno come “a rischio” prima ancora che abbia fatto qualcosa di irregolare. E quando un algoritmo sbaglia, chi ne risponde? Nella maggior parte dei casi, nessuno. Detto questo, non tutta l'intelligenza artificiale applicata alle migrazioni opera contro i migranti. L'Unhcr utilizza sistemi di analisi dei dati per identificare situazioni di rischio e migliorare i processi di registrazione nei campi profughi. Alcune Ong hanno sviluppato app e chatbot che forniscono ai migranti informazioni legali, indicazioni sui diritti, avvisi sui pericoli delle rotte. Sono piccoli esempi che ci ricordano che la tecnologia può essere orientata anche verso la tutela della dignità. Resta solo una domanda: quale tipo di tecnologia vogliamo costruire, e a chi vogliamo che serva? (Gigio Rancilio, in "Migranti Press" 5 2026)   [caption id="attachment_76748" align="aligncenter" width="1024"]Ia migranti (Immagine generata con IA)[/caption]

La sfida delle IA, Leone XIV: “Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona”

26 Gennaio 2026 - "Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro". Principia così il Messaggio di papa Leone XIV per la LX Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, dal titolo Custodire voci e volti umani. "Volto e voce sono sacri", continua il Papa, che conclude il suo Messaggio esprimendo il "bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona" in un'epoca in cui l'innovazione tecnologica "antropomorfizzata" ci pone di fronte a grandi possibilità, ma anche a sfide e preoccupazioni. Il Messaggio è, infatti, completamente dedicato a una riflessione approfondita sulla sfida "antropologica" e non tecnologica posta dalle cosiddette Intelligenze artificiali (IA). Senza sminuire le potenzialità dell'innovazione, "la questione che ci sta a cuore" - scrive Leone XIV - "non è cosa riesce o riuscirà a fare la macchina, ma cosa possiamo e potremo fare noi, crescendo in umanità e conoscenza, con un uso sapiente di strumenti così potenti a nostro servizio". Tale uso sapiente è indispensabile "affinché questi strumenti possano veramente essere da noi integrati come alleati", un'alleanza che per il Papa "ha bisogno di fondarsi su tre pilastri: responsabilitàcooperazione e educazione". In particolare, sul tema dell'educazione, che è al centro della missione della Fondazione Migrantes sui temi della mobilità umana, il Pontefice ricorda che essa serve "ad aumentare le nostre capacità personali di riflettere criticamente, a valutare l’attendibilità delle fonti e i possibili interessi che stanno dietro alla selezione delle informazioni che ci raggiungono, a comprendere i meccanismi psicologici che attivano, a permettere alle nostre famiglie, comunità e associazioni di elaborare criteri pratici per una più sana e responsabile cultura della comunicazione". Come sappiamo questo è un nodo essenziale anche nella comunicazione che riguarda le persone migranti, persone cui è urgente, anche da parte di chi desidera farsi loro accanto e sostenerne i diritti, ridare un volto e una voce. Come, infatti, aveva suggerito l'editoriale del numero speciale di Migranti Press per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, - a firma del direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo - "spesso diamo molto – troppo? – più spazio a quello che facciamo e diciamo 'noi per loro', invece che direttamente alla voce, alla testimonianza e allo sguardo sulla realtà dei migranti e dei rifugiati, anche nelle nostre comunità". [caption id="attachment_70692" align="aligncenter" width="1024"]Leone XIV (foto: Vatican Media/SIR)[/caption]

Intelligenza artificiale: non è che questa tecnologia ci renderà meno intelligenti? Il “caso Palantir”

2 Luglio 2025 - Come recentemente riportato anche dalla rivista specializzata Wired, la "Immigration and customs enforcement" (Ice), l'agenzia del governo statunitense responsabile del controllo delle frontiere, ha affidato alla società di big data Palantir lo sviluppo di uno strumento che garantisca una "visibilità quasi in tempo reale" sui migranti irregolari che accettano di auto-espellersi dal paese. E, in particolare, una funzione svolta a "snellire" le operazioni di "selezione" e cattura degli stranieri illegali. Quella dell'applicazione della tecnologia e della cosiddetta "Intelligenza artificiale" (Ia) anche in alcune azioni amministrative ad alto impatto sociale ed economico  - oltre al "caso Palantir", ad esempio se ne parla per la selezione degli aventi diritto a determinate prestazioni di welfare - è una delle "zone d'ombra" più delicate intorno al grande tema della Ia: saranno davvero "intelligenti" le scelte degli algoritmi che animano questi sistemi? Proponiamo una riflessione di Andrea Ciucci. 
Non è che questa tecnologia ci renderà meno intelligenti?
Qualche giorno fa un articolo pubblicato su una dotta rivista scientifica a cura di alcuni scienziati del prestigioso MIT di Boston ha guadagnato le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Intitolato Il tuo cervello su ChatGPT, l’articolo presenta i risultati di un esperimento volto a studiare l’influenza dei sistemi di intelligenza artificiale generativa sui processi cognitivi umani. Gli scienziati hanno chiesto a 54 volontari di scrivere un testo, dividendoli però in tre gruppi. Il gruppo denominato “brain only” (solo cervello) non poteva usare alcun strumento e risorsa digitale, il secondo poteva utilizzare solo un motore di ricerca, il terzo aveva accesso a ChatGPT. L’analisi delle attività celebrali e dei risultati prodotti dai tre gruppi è stata clamorosa: gli studiosi hanno registrato connettività e attività celebrali significativamente differenti in aree dell’encefalo diverse; i testi prodotti dai brain only sono apparsi decisamente più originali e articolati, a differenza di quelli degli utilizzatori dell’intelligenza artificiale che erano tutti più omogenei e piatti; anche il grado di appropriazione dei concetti espressi era significativamente maggiore in chi non aveva utilizzato alcun strumento digitale. I risultati ottenuti hanno portato gli studiosi a parlare di un vero e proprio debito cognitivo presente negli utilizzatori di sistemi di intelligenza artificiale. Anche molti giornali e commentatori hanno sottolineato questo aspetto, trovando nell’articolo la prova scientifica di un sospetto che abita testa e cuori di molti: non è che questa tecnologia ci renderà meno intelligenti? Le persone intelligenti sanno che bisogna leggere sempre tutto il testo, anche quando, come nel caso dell’articolo del MIT, è lungo quasi 200 pagine. In una seconda fase dell’esperimento, infatti, i ricercatori hanno invertito i ruoli, chiedendo ai tre gruppi di produrre un secondo testo. Mentre gli orfani dell’intelligenza artificiale non hanno mostrato un’adeguata attività cerebrale e hanno prodotto testi identici a quelli precedenti, chi invece la usava per la prima volta ha potuto integrare questo ulteriore supporto in una attività cerebrale già avviata, producendo materiale particolarmente originale e strutturato. Che cosa allora prova scientificamente questo esperimento? Che la via più intelligente e proficua non è quella di limitare o addirittura rifiutare queste tecnologie, ma quella di utilizzarle con saggezza, a supporto dell’esperienza umana e non in una sostituzione tanto comoda quanto becera. C’è un modo di utilizzare l’IA che non solo riduce i rischi ma produce un miglioramento dell’esperienza umana positivo e proficuo. Negli stessi giorni dell’uscita sui giornali dell’articolo, papa Leone ha mandato un messaggio a un congresso di specialisti del settore in cui si legge: L’IA, in particolare l’IA generativa, ha aperto nuovi orizzonti a molti livelli diversi, […] ma solleva anche interrogativi inquietanti sulle sue possibili ripercussioni sull’apertura dell’umanità alla verità e alla bellezza, sulla nostra capacità distintiva di cogliere ed elaborare la realtà. […] L’accesso ai dati – per quanto vasto – non deve essere confuso con l’intelligenza, che necessariamente «implica l’apertura della persona alle domande ultime della vita e riflette un orientamento verso il Vero e il Bene». L’intelligenza artificiale può aiutarci a cercare il Vero e il Bene, cioè a essere davvero umani. A patto di costruirla e usarla bene. Papa Leone invoca, alla fine del messaggio un “necessario apprendistato intergenerazionale”. Sì, dobbiamo attivare un apprendistato: non possiamo lasciare che la trasformazione tecnologica accada in modo insensato e sregolato. (fonte: Andrea Ciucci/SIR) [caption id="attachment_61289" align="aligncenter" width="1024"]Algoritmo decide espulsione di una persona (generata con IA) Algoritmo decide espulsione di una persona (generata con IA)[/caption]