Tag: Mobilità umana e migrazioni

Diocesi Siracusa: messa in lingua inglese in Ortigia

26 Luglio 2021 - Siracusa - Una messa in inglese celebrata ogni domenica nel centro storico di Ortigia. L’iniziativa dell’Ufficio diocesano per la Pastorale del turismo della diocesi di Siracusa si svolge ogni domenica alle ore 19.30 nella chiesa di Santa Maria della Concezione. “La pastorale del turismo ha pensato in questo modo di venire incontro alle esigenze dei tanti turisti in lingua straniera che arrivano a Siracusa e vogliono partecipare ad una celebrazione eucaristica – ha spiegato don Helenio Schettini, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale del turismo -. Molto spesso capita che soprattutto in Cattedrale arrivano turisti stranieri non solo per ammirare il monumento ma anche per partecipare alla messa. Finalmente siamo riusciti ad organizzare questo servizio intanto per due mesi. L’iniziativa è prevista per i mesi di luglio ed agosto e fino a questo momento sta avendo un buon riscontro. La diocesi ha deciso di scegliere una chiesa nel centro storico, meta preferita dei turisti. A presiedere la celebrazione sono preti siracusani, ma anche sacerdoti stranieri che prestano servizio in diocesi. Lingua inglese non solo per la liturgia ma anche per l’animazione curata da un gruppo di suore. Un ulteriore servizio che la Diocesi di Siracusa ha voluto offrire ai turisti in questo periodo estivo che potrebbe essere anche prolungato.  

Migrantes: oggi la chiusura del Corso di Formazione

9 Luglio 2021 - Roma - Si chiuderà oggi a Roma il Corso di Formazione promosso dalla Fondazione Migrantes per direttori Migrantes regionali e diocesani di recente nomina e loro collaboratori; cappellani etnici che svolgono il ministero nelle diocesi italiane e missionari per gli italiani all’estero di nuova nomina; religiosi, religiose, laici impegnati nel volontariato e interessati alle migrazioni. L'ultima giornata sarà dedicata alla prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo 26 settembre. Durante la giornata sarà distribuito ai partecipoanti il nuovo numero della rivista menseile "Migranti-Press" dedicato alla Giornata. Al corso hanno partecipato circa 50 persone da oltre 30 diocesi italiane e dalle comunità italiane all’estero coordinati del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, e hanno visto come relatori giuristi, direttori regionali e diocesani Migrantes, sacerdoti italiani impegnati nell’accompagnamento pastorale con gli italiani all’estero e di persone impegnate nei vari settori della mobilità umana: dai rom e sinti, allo spettacolo viaggiante, ai rifugiati, etc.

Mons. Russo al corso Migrantes: rimanere con lo sguardo sulla vita delle persone

7 Luglio 2021 - Roma - "Bisogna imparare a vedere, ad andare a fondo alle cose, a non morire di superficialità e rimanere con lo sguardo sulla vita delle persone". Lo ha detto ieri sera il segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Stefano Russo, celebrando la liturgia a conclusione della seconda giornata dei lavori del corso di formazione “Linee di pastorale migratoria“ promosso dalla Fondazione Migrantes e al quale partecipano circa 50 persone tra nuovi direttori diocesani Migrantes, nuovi cappellani etnici e sacerdoti che si preparano a svolgere il proprio ministero di accompagnamento con gli italiani che vivono all’estero. Per mons, Russo fin quando tutti noi, nei nostri servizi ecclesiali, "sapremo guardare e vedere le folle, i loro bisogni, le loro stanchezze, il loro fiato grosso, allora l'azione ecclesiale  avrà un senso, altrimenti tutto rischia di essere una specie di cerimonia fredda e lontana dalla vita di tutti".  Il presule ha voluto anche sottolineare che l’Eucaristia celebrata dentro convegni o all’interno di corsi di formazione dice “lo stile dei nostri incontri. Ci muoviamo, organizziamo assemblee dei corsi di formazione dando lo specifico taglio di credenti in Gesù. Lasciamo - ha quindi aggiunto - le nostre case le nostre cose, anche le nostre piccole comodità, per dare spazio nella nostra vita all’azione di Gesù. Non sia questo corso di formazione solo una specie di aggiornamento sulle cose da fare ma diventi per voi, per tutti  un luogo dove conoscere e servire Gesù in modo nuovo, più appassionato, alimentato anche dalle testimonianze e dalle tante cose che avete sentito fino a questo momento e che sentirete nei prossimi giorni. Tutti noi abbiamo imparato qualcosa non solo perché qualcuno ce le ha spiegate ma perché abbiamo visto e sperimentato che quelle stesse cose dette, ripetute, spiegate, potevano essere poi realmente fatte". Mons. Russo ha sottolineato anche l’importanza delle parole nuove, di parole “mai dett: riuscire a dare parole perché tutti possono capire. Portare l'annuncio del Vangelo con le parole del vostro gruppo etnico perché tutti possono accoglierlo". (Raffaele Iaria)

Domenica la Giornata per la Carità del Papa

24 Giugno 2021 - Città del Vaticano - È fissata per domenica 27 giugno la Giornata per la carità del Papa durante la quale, in tutte le Diocesi del mondo, viene raccolto il cosiddetto Obolo di San Pietro, particolarmente prezioso in un tempo di crisi come quello che siamo costretti a vivere. Grazie alle donazioni di tutti sarà possibile realizzare quei progetti che portano concretamente la vicinanza di Papa Francesco a quanti stanno soffrendo a causa della pandemia: nella crisi c’è bisogno di un cambiamento, e la Chiesa è in prima linea in tutto il mondo nel fronteggiare le conseguenze del Coronavirus, fornendo assistenza umanitaria e sanitaria attraverso le Chiese locali. Con il termine Obolo di San Pietro si indica l’aiuto economico che i fedeli offrono al Santo Padre come segno di adesione alla sollecitudine del Successore di Pietro per le molteplici necessità della Chiesa universale e per le opere di carità in favore dei più bisognosi. Il contributo si manifesta in due modi: nel finanziare le tante attività di servizio svolte dalla Curia di Roma (formazione del clero, comunicazione, promozione dello sviluppo umano integrale, dell’educazione, della giustizia) e nel contribuire alle opere di assistenza materiale diretta ai più bisognosi. L’Obolo ha una duplice finalità: il sostegno della missione universale del Successore di S. Pietro, il quale si avvale di un complesso di organismi che prendono il nome di Curia romana e di oltre cento Rappresentanze Pontificie sparse in tutto il mondo; in seconda battuta giunge il sostegno alle opere di carità del Papa a favore dei più bisognosi. L’utilizzo dei proventi Le offerte dei fedeli sono destinate al sostentamento delle attività del Santo Padre per tutta la Chiesa Universale. Tali attività sono quelle realizzate dalla Santa Sede. Il Papa, come Pastore di tutta la Chiesa, si preoccupa sia delle necessità di evangelizzazione (spirituali, educative, di giustizia, di comunicazione, di carità politica, di attività diplomatica) che delle necessità materiali di diocesi povere, istituti religiosi e fedeli in gravi difficoltà (poveri, bambini, anziani, emarginati, vittime di guerre e disastri naturali; aiuti particolari a Vescovi o Diocesi in necessità, educazione cattolica, aiuto a profughi e migranti). Per vigilare sulla massima efficienza della Curia e sulla destinazione degli aiuti ricevuti è stato in questi ultimi anni avviato un processo di riorganizzazione dei Dicasteri orientato a ridurre al massimo le spese di funzionamento interno in favore di quelle destinate agli interventi caritativi e missionari. Le spese preventivate per il 2021 sono le più basse della storia recente della Santa Sede, ma i risparmi sono stati fatti senza diminuire il servizio alla missione del Papa. Per rendere conto ai fedeli sparsi nel mondo di come vengono usate le risorse la Santa Sede ha presentato all’inizio di marzo il bilancio preventivo del 2021, spiegato dal Prefetto della Segreteria per l’Economia, Padre Juan Antonio Guerrero Alves disponibile sul sito obolodisanpietro.va, dove è anche possibile donare cliccando sul tasto giallo con la scritta “Dona ora”.  

“Fratelli Tutti”: un corso online di Alta Formazione al Seraphicum

17 Giugno 2021 - Roma – Si chiama “Fratelli tutti”, come l’enciclica di Papa Francesco, il corso di alta formazione promosso dalla Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” Seraphicum, per andare al cuore della fraternità nelle sue declinazioni ecclesiologica, teologica, sociale, politica ed economica. Il corso online, che sarà avviato a partire dal nuovo anno accademico (prima lezione il 5 ottobre), vede la collaborazione di realtà attivamente impegnate sul campo, come la Comunità di Sant’Egidio e il “Progetto economia di comunione”. Tre i moduli previsti per studiare la Fratelli tutti, anticipati dalle lezioni introduttive di fra Ugo Sartorio (teologo dei frati minori conventuali e giornalista) che consentiranno di avere uno sguardo d’insieme sulla ricchezza del documento, per poi approfondire le specifiche tematiche. Ci si soffermerà quindi sull’aspetto relativo all’ecclesiologia, mettendo in evidenza la visione di Chiesa e di fraternità in papa Francesco, nell’enciclica e, più in generale, nel suo magistero. Seguirà la parte relativa alle religioni con la partecipazione di esperti in tema di dialogo interreligioso, così da analizzare il “metodo Bergoglio” nel dialogo con le altre fedi. Quindi si passerà all’ambito politico-economico, per esaminare quanto papa Francesco suggerisce alla Chiesa e all’umanità in tema di politica e di economia. Il corso viene proposto nelle modalità on line e in presenza, tutti i martedì dalle ore 15 alle 19, per un totale di 120 ore (dal 5 ottobre 2021 al 31 maggio 2022, con obbligo di presenza per almeno i 2/3 delle lezioni), al termine delle quali dovrà essere presentata una tesina che consentirà di ottenere il certificato di frequenza. Accompagneranno gli studenti nell’approfondimento della Fratelli tutti, i teologi Ugo Sartorio, Simona Segoloni ed Enzo Galli; mons. Marco Gnavi della Comunità di Sant’Egidio, direttore dell’Ufficio ecumenismo e dialogo per la Diocesi di Roma, con l’equipe della Comunità di Sant’Egidio; Luigino Bruni, economista e storico del pensiero economico con l’equipe del “Progetto Economia di Comunione”. “Con questo Corso di alta formazione – spiega fra Raffaele Di Muro, Preside e responsabile dell’iniziativa formativa – la Facoltà intende sviluppare temi molto cari a papa Francesco e assai importanti sotto i profili umano, sociale ed ecclesiale. Dall’enciclica del Papa emerge chiaramente la sua visione di Chiesa, il legame tra le religioni e il programma per una politica ed una economia sostenibili. Nel corso delle lezioni, gli esperti invitati ci aiuteranno a fare luce su queste dimensioni, così da approfondire l’enciclica alla luce di tutto il magistero di papa Francesco. Siamo certi che i partecipanti trarranno un grande beneficio formativo, anche in considerazione della preparazione dei docenti invitati. A tal proposito, sento di ringraziare tutti docenti, in particolare la teologa Simona Segoloni, la Comunità di Sant’Egidio e lo staff del “Progetto Economia di Comunione per la preziosa collaborazione”. Per ulteriori informazioni, si può visitare il sito web  https://www.sanbonaventuraseraphicum.org/it/corsi-di-alta-formazione  o scrivere a segreteria@seraphicum.org. Termine delle iscrizioni il prossimo 30 settembre. Scarica qui la brochure del corso. Qui la domanda di iscrizione.    

La comunicazione di domani si fa con lo sguardo dei piccoli

9 Giugno 2021 - Roma - “La informo che ho passato un brutto anno con questo coronavirus, ma mi sono rianimato la fantasia con Popotus”. La pagina di lettere dei piccoli lettori della classe 4B del Collegio San Luigi Bologna, pubblicate su Avvenire di martedì 8 giugno, danno senso pieno all’importanza dell’informazione. Soprattutto in situazioni difficili e con lettori trascurati, i bambini. Leggere l’«attualità a misura di bambino» non è operazione scontata o secondaria. Anzi, tutt’altro! Guardare il mondo con gli occhi dei piccoli può aiutare a focalizzare meglio i nodi problematici, rivedendo priorità e gerarchie, rafforzando l'attenzione all'uso delle parole. Con un dato di fatto: si parla di futuro e di prospettive. Un bell’impegno da vivere nel mondo della comunicazione. Ne guadagnerebbe la qualità. (Vincenzo Corrado)

Italiane e rom creano moda

7 Giugno 2021 -

Pordenone - Una passarella di abiti di moda realizzati da sarte in erba italiani e rom. E così il chiostro della Madonna Pellegrina a Pordenone è diventato, per una serata, una passerella di moda e emozioni oltre che di colori. “Il futuro della nostra società è a colori”, ha detto il Direttore generale della Fondazione Migrantes don Giovanni De Robertis, presente all’iniziativa che rientra nel progetto Penelope sostenuto da Migrantes, Caritas, Ambito del Sile, parrocchia di Pravisdomini e la collaborazione dell'Isis Zanussi.

Si tratta di abiti realizzati da 13 donne italiane e di origine rom, dai 16 ai 58 anni che hanno imparato grazie all’aiuto della stilista Sara Citty e di una sarta esperta. Durante la serata - alla presenza anche del Direttore Migrantes di Pordenone-Concordia Paolo Zanet – il parroco di Pravisdomini, p. Steven, che ha ospitato il corso negli spazi della canonica, ha sottolineato  - come riferisce oggi il quotidiano “Messaggero Veneto” - come l'accoglienza da parte della comunità sia stata positiva: “Il progetto che il Signore ha per noi ha bisogno solo di un posto, che è il nostro cuore”. Queste ragazze “non solo hanno cucito con abilità e creatività ma hanno tessuto un pezzo della nostra Italia a colori. Sogniamo un'Italia dove nessuno deve nascondere la sua identità. Non stanchiamoci di costruire un futuro a colori”, ha poi aggiunto don De Robertis. 

 

Gli negano la casa: «Non è italiana»

3 Giugno 2021 - Milano - «La proprietà per sue motivazioni personali vuole inquilini italiani e no animali». Insieme alle condizioni contrattuali c’era anche questa frase nell’sms che una donna nigeriana ha ricevuto da un’agenzia immobiliare di Paderno Dugnano, in provincia di Milano, alla quale aveva chiesto informazioni su un annuncio di un appartamento in affitto. La donna, in Italia da cinque anni e dipendente di una Residenza assistenziale per anziani, riferisce il quotidiano Avvenire - si è rivolta agli avvocati dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, che sono quindi intervenuti scrivendo una lettera all’agenzia immobiliare e, per conoscenza, all’Unar e alla Camera di commercio di Milano.

Birmania: un mosaico di culture, 8 tribù, 135 sotto-tribù e 100 lingue

31 Maggio 2021 - Bangkok - Sulla stampa italiana è raro ormai trovare delle notizie della Birmania (Myanmar). I colpi di stato e le rivoluzioni hanno spazio per breve tempo sui giornali e nei nostri cuori, poi, bombardati come siamo di notizie, gli avvenimenti sono dimenticati velocemente. Sono altre, le preoccupazioni. Ma in Birmania, lontano dalle luci dei media, (anche perché internet funziona a singhiozzo, i media indipendenti sono impossibilitati a operare e i giornalisti vengono arrestati [1]), la vita della nazione continua a essere in tumulto. Non ci sono più le grandi dimostrazioni di massa, visto che finiscono sempre nel sangue (837 i morti ammazzati documentati finora fra cui 73 bambini [2]), ma le dimostrazioni di piccoli gruppi, spesso all’alba o al tramonto, in modo da minimizzare la possibilità che i militari possano arrivare e uccidere e arrestare. Il movimento di disobbedienza civile continua ad avere tantissimi adepti, ma le conseguenze sono dure a vivere con i mesi che continuano a scorrere: medici e infermiere vengono licenziati se non si presentano al lavoro, come anche insegnanti [3] e ferrovieri, personale amministrativo, banchieri. E senza stipendio la vita è molto precaria. Dall’estero parenti e amici mandano sostegno: ma il sistema bancario è al collasso e prelevare soldi dai bancomat è molto difficile. Il prezzo del carburante e del riso sale, la gente non sa più come mangiare. La solidarietà è immensa, chi ha dà a chi non ha niente, gruppi di aiuto sorgono spontanei, le chiese aiutano come possono. Le uccisioni sono quotidiane, continuano gli arresti e sequestri di leader politici, professionisti, artisti, giovani attivisti: le persone spariscono nelle prigioni dello stato dove non esiste un iter giudiziario, ma dove la gente viene spesso picchiata, torturata, uccisa [4],[5]. Migliaia di persone lasciano le loro case e si portano verso le frontiere, per trovare da mangiare e essere protette dalle milizie delle etnie, che combattono da decenni per poter esistere come popolo. Nelle aree Chin, Kachin, Karenni e Karen, aree le cui popolazioni fin dal lontano 1948 hanno continuamente subito abusi e oppressione, ormai gli scontri sono quotidiani e ci sono decine di migliaia di sfollati interni, che vivono nella foresta o in campi messi sù alla meglio. Fuggono dai bombardamenti e attacchi dell’esercito birmano.[6],[7]. Chi li nutrirà? Migliaia di Karen, il cui territorio confina con la Thailandia, hanno passato il fiume di confine, ma sono stati rinviati indietro dai militari thailandesi.[8] È la stagione della preparazione dei campi di riso: se la semina non sarà possibile, come sopravviveranno tutte queste persone senza il raccolto, senza il loro principale nutrimento? Nelle scorse settimane due città sono state bombardate pesantemente: Mindat in territorio Chin, bellissima cittadina di 5000 abitanti sulla cresta di montagne, verso l’India “dove finisce la strada asfaltata: da lì in poi, solo sentieri percorribili a piedi o con moto da enduro. Gli abitanti di Mindat, essendo isolati dal mondo, hanno cercato di impedire ai militari di entrare in città. Questi hanno arrestato 7 ragazzi. Per impedire che venissero trasportati altrove, l’intera comunità si è schierata a loro difesa. Sono seguiti due giorni di scontri con armi da fuoco e morti da ambo le parti. Allora sono intervenuti tre elicotteri da combattimento appoggiati con truppe da terra. Ne è nata una carneficina di cui nessuno darà mai conto. Chi mai fra voi ha sentito parlare di Mindat? Esito: oltre 100 morti in una cittadina che avrà 5mila abitanti.”[9] E Loikaw, in territorio Karenni: “militari birmani hanno colpito con proiettili di mortaio l’area di Loikaw, capitale dello Stato, prendendo di mira tre villaggi, senza risparmiare la chiesa cattolica del Sacro Cuore di Gesù, piena di sfollati che vi avevano trovato rifugio. Il bombardamento ha fatto quattro vittime e diversi feriti, danneggiando pesantemente l’edificio sacro… Vi sono oltre cinquemila sfollati interni nello stato, fuggiti nei boschi o venuti a cercare protezione. In questo scenario la gente, allo stremo delle forze e provata dalla violenza, ha avviato come ultima ratio la resistenza anche con le armi, con l’intento precipuo di proteggere donne, bambini e anziani.” [10]. Ma cosa potranno fare contro carri armati, elicotteri e jet militari? Il cardinal Bo supplica la cessazione degli scontri armati: “Ci sono molti bambini e anziani tra gli sfollati, obbligati alla fame e senza aiuto medico. È una immensa tragedia umanitaria. Non dimentichiamoci che il sangue versato non è sangue di un nemico: coloro che muoiono e coloro che sono feriti, sono tutti cittadini di questo Paese. Non erano armati; erano dentro una chiesa per proteggere la loro famiglia. Ogni cuore in questo Paese piange la morte di persone innocenti. Vi supplichiamo: fermate la guerra”.[11] Sempre di più ci sono notizie di posti di polizia attaccati con bombe rudimentali, di militari feriti o uccisi.[12] Di giovani che vanno nei territori delle etnie per farsi istruire nell’arte della guerra. La guerra civile incombe.[13] [14] A Yangon, il cardinal Bo implora a tutti di non prendere le armi, ma di cercare il dialogo, e nell’omelia di Pentecoste ha detto: “Anche noi come individui abbiamo il dono delle lingue che ogni uomo può capire. È il dono dell’Amore infuso in noi dallo Spirito Santo. L’Amore unisce, l’Amore è un linguaggio comune, per mezzo dell’Amore possiamo parlare a tutte le nazioni. Parliamo il linguaggio dell’Unità in Myanmar, non quello della divisione di Babele, ma dell’unità della Pentecoste. Quando vogliamo costruire la democrazia tutti abbiamo bisogno di parlare lo stesso linguaggio. La democrazia non può nascere dalla violenza, ma solo dalla pace. Come nazione, siamo un mosaico di culture: 8 tribù e 135 sotto-tribù. Parliamo più di 100 lingue. Con così tante lingue dobbiamo avere una visione comune e un linguaggio comune di speranza e amore. Possiamo vincere. Perché il linguaggio dell’amore non muore.”[15].  (Claudio Pacion)   [1] https://www.articolo21.org/2021/05/myanmar-88-giornalisti-imprigionati-dal-colpo-di-stato-del-1-febbraio/ [2] https://www.irrawaddy.com/news/burma/73-children-killed-by-myanmar-junta-forces-since-coup.html [3] https://www.ilpost.it/2021/05/23/myanmar-insegnanti-sospesi-golpe/ [4] https://www.irrawaddy.com/news/burma/another-nld-member-killed-and-poet-burned-to-death.html [5] https://www.frontiermyanmar.net/en/freed-japanese-journalist-tells-of-prisoner-abuse-in-insein/ [6] https://www.rfa.org/english/news/myanmar/refugees-05172021174331.html [7] https://www.aljazeera.com/news/2021/5/18/a-humanitarian-disaster-in-the-making-in-myanmars-chin-state [8] https://www.fortifyrights.org/tha-inv-2021-05-12/ [9] https://www.ilsussidiario.net/news/dal-myanmar-una-messa-con-il-papa-dove-il-contante-e-finito-e-si-muore-per-strada/2174199/ [10] https://www.osservatoreromano.va/it/news/2021-05/quo-116/myanmar-un-paese-lacerato.html [11] https://www.americamagazine.org/faith/2021/05/25/myanmar-cardinal-bo-attack-church-240747 [12] https://www.irrawaddy.com/news/burma/myanmar-junta-forces-temporary-base-attacked-in-yangon.html [13] https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2021/05/26/onu-myanmar-rischia-la-guerra-civile/ [14] https://www.repubblica.it/esteri/2021/05/26/news/birmania_myanmar_forze_di_difesa_del_popolo_violenze_guerriglia_uccisioni_esercito_poliziotti_aung_san_suu_kyi-302903322/?rss [15]  https://www.exaudi.org/cardinal-bo-presents-homily-for-pentecost/          

Migrantes: mons. Perego nuovo presidente

26 Maggio 2021 - Roma - Mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, è stato eletto nuovo Presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana e della Fondazione Migrantes. L’elezione è avvenuta durante l’Assemblea Generale dei vescovi italiani, che si concluderà domani all’Hotel Ergife di Roma. Mons. Perego, già direttore generale della Fondazione Migrantes, sostituisce mons. Guerino Di Tora che ha guidato la Commissione CEI per le Migrazioni e la Fondazione Migrantes per sei anni. A Mons. Di Tora il ringraziamento della Migrantes per il lavoro svolto, in un delicato momento della vita dei migranti e rifugiati nel nostro Paese. Al neo presidente, mons. Perego gli auguri della Migrantes per un rinnovato, proficuo lavoro a servizio della mobilità umana. Nato a Vailate (Cr), il 25 novembre 1960, Mons. Perego entra nel Seminario Vescovile di Cremona nell’autunno del 1971, dove frequenta le scuole medie e le scuole superiori, concluse con la maturità classica. Continua la sua permanenza in Seminario dove frequenta lo Studio teologico. Nel 1984, dopo l’ordinazione sacerdotale, consegue il baccalaureato in Teologia presso lo Studio teologico del Seminario, affiliato alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale. Nello stesso anno è nominato vicario coadiutore della parrocchia di S. Giuseppe in Cremona. Nel frattempo, dal 1984 al 1992 è collaboratore di studio del Vescovo di Cremona Mons. Enrico Assi, e negli anni 1993-1994 segretario del Vescovo di Cremona, Mons. Giulio Nicolini. Negli anni 1986-1994 è tra i fondatori e animatori a Cremona del Centro studi sul disagio e l’emarginazione giovanile, segue la nascita della cooperativa dei servizi per l’accoglienza degli immigrati, con un’attenzione particolare ai richiedenti asilo, rifugiati o in protezione temporanea. Collabora con il nascente Osservatorio dell’immigrazione della provincia di Cremona. È docente e responsabile del corso di teologia e pastorale della carità presso il Centro pastorale diocesano e segretario della Commissione sinodale carità. È amministratore parrocchiale in diverse parrocchie. Negli anni 1994-1996 soggiorna a Roma, alunno del Pontificio Seminario Lombardo, dove frequenta i corsi di Dottorato in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana e l’istituto Sacrum Ministerium, promosso dalla Congregazione del clero, per la formazione degli educatori nei seminari. Nei due anni segue anche alcune esperienze di assistenza degli emigranti italiani in Germania a Mettmann e Dusseldorf. Dal settembre 1996 è in Diocesi a Cremona come insegnante di Patrologia e di Teologia Dogmatica (Cristologia, Sacramentaria, Escatologia) presso lo studio teologico del Seminario e di Introduzione alla Teologia: il mistero di Cristo, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Cremona-Piacenza. Nel novembre 1996 ha conseguito il dottorato in Teologia Dogmatica. Dal 1997 al 2002 è Direttore della Caritas Diocesana di Cremona e Assistente Diocesano della FUCI e del MEIC. Dall’anno scolastico 2001-2002 è incaricato dall’Università Cattolica di Brescia, Dipartimento di scienze religiose, di tenere un corso sulla ‘Storia della Teologia del diaconato’ (2002-2010) prima e poi di Pastorale della carità (dal 2011). Dal 2002 al 2006 è stato chiamato a Roma dalla Caritas Italiana come Responsabile dell’Area nazionale. È stato membro della Commissione nazionale povertà (2003-2007); della Consulta nazionale del servizio civile (dal 2002-2009) e dell’Osservatorio nazionale del volontariato (dal 2002-2009), oltre che partecipare a altre Commissioni e osservatori ministeriali (immigrazione, tratta, pari opportunità…). Dal 1° ottobre 2006 è stato incaricato da Caritas Italiana di istituire un Centro documentazione unitario con la Fondazione Migrantes e di curare la nascita dell’Archivio per la storia della Caritas in Italia. Nel 2009 è stato nominato Cappellano di Sua Santità. Dal 1° dicembre 2009 è Direttore generale della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana. Nel 2017 Papa Francesco lo nomina arcivescovo di Ferrara-Comacchio. (Raffale Iaria)