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Leone XIV: “Fratello, sorella, dove sei tra i migranti disprezzati, imprigionati e respinti? La risposta non può essere il silenzio”

12 Settembre 2025 - “Fratello, sorella, dove sei?” è stata la domanda al centro del discorso rivolto dal Papa ai partecipanti al Meeting sulla fraternità umana, ricevuti in udienza. “Dove sei nel commercio delle guerre che distruggono le vite dei giovani costretti a prendere le armi; prendendo di mira civili indifesi, bambini, donne e anziani; devastando città, campagne e interi ecosistemi, lasciando solo macerie e dolore al loro passaggio?”, si è chiesto Leone XIV nella parte del discorso pronunciata in inglese, attualizzando la domanda biblica: “Fratello, sorella, dove sei tra i migranti che sono disprezzati, imprigionati e rifiutati, tra coloro che cercano salvezza e speranza ma trovano muri e indifferenza? Dove sei, fratello, sorella, quando i poveri sono colpevolizzati per la loro povertà, dimenticati e scartati, in un mondo che valorizza il profitto più delle persone? Fratello, sorella, dove sei in una vita iperconnessa dove la solitudine corrode i legami sociali e ci rende estranei anche a noi stessi?”. “La risposta non può essere il silenzio”, il monito del Papa: “Tu sei la risposta, con la tua presenza, il tuo impegno e il tuo coraggio. La risposta sta nello scegliere una differente direzione di vita, crescita e sviluppo”. (M.N/SIR)

4-5 ottobre, il programma del Giubileo dei migranti: la messa con papa Leone e la Festa dei popoli

8 Settembre 2025 - Si terrà il 4 e 5 ottobre 2025 il Giubileo dei Migranti, celebrato insieme al Giubileo del Mondo Missionario, ed eccezionalmente concomitante con la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Due giorni di incontri, festa e spiritualità, anche alla presenza del Santo Padre. Il programma: Sabato 4 ottobre:
  • ore 10: Udienza generale con papa Leone XIV in Piazza San Pietro.
  • ore 14 - 17: pellegrinaggio alla Porta Santa con la possibilità di ricevere il Sacramento della Riconciliazione.
Domenica 5 ottobre:
  • ore 10: Santa Messa con papa Leone XIV in Piazza San Pietro.
  • ore 15 - 19: Festa dei Popoli “Migranti e Missionari di speranza tra le genti”. Un pomeriggio di condivisione, testimonianze e spettacoli con migranti, missionari e artisti e provenienti da tutto il mondo. (Giardini di Castel S. Angelo. Ingresso gratuito aperto a tutti).

❗ Sono ancora aperte le iscrizioni al Giubileo 👉 sul sito ufficiale. ❗

“In un mondo oscurato da guerre e ingiustizie, anche lì dove tutto sembra perduto, i migranti e i rifugiati si ergono a messaggeri di speranza. Il loro coraggio e la loro tenacia è testimonianza eroica di una fede che vede oltre quello che i nostri occhi possono vedere”. (Leone XIV)

✅ Leggi il Messaggio del papa per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2025.

✅ Guarda il manifesto per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2025.

 

Il messaggio di Leone XIV per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2025

25 Luglio 2025 - Cari Fratelli e Sorelle, la 111a Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato, che il mio predecessore ha voluto far coincidere con il Giubileo dei migranti e del mondo missionario (4-5 ottobre 2025), ci offre l’occasione di riflettere sul nesso tra speranza, migrazione e missione. Il contesto mondiale attuale è tristemente segnato da guerre, violenze, ingiustizie e fenomeni meteorologici estremi, che obbligano milioni di persone a lasciare la loro terra d'origine per cercare rifugio altrove. La generalizzata tendenza a curare esclusivamente gli interessi di comunità circoscritte costituisce una seria minaccia alla condivisione di responsabilità, alla cooperazione multilaterale, alla realizzazione del bene comune e alla solidarietà globale a vantaggio di tutta la famiglia umana. La prospettiva di una rinnovata corsa agli armamenti e lo sviluppo di nuove armi, incluse quelle nucleari, la scarsa considerazione degli effetti nefasti della crisi climatica in corso e le profonde disuguaglianze economiche rendono sempre più impegnative le sfide del presente e del futuro. Di fronte alle teorie di devastazioni globali e scenari spaventosi, è importante che cresca nel cuore dei più il desiderio di sperare in un futuro di dignità e pace per tutti gli esseri umani. Tale futuro è parte essenziale del progetto di Dio sull’umanità e sul resto del creato. Si tratta del futuro messianico anticipato dai profeti: «Vecchi e vecchie siederanno ancora nelle piazze di Gerusalemme, ognuno con il bastone in mano per la loro longevità. Le piazze della città formicoleranno di fanciulli e di fanciulle, che giocheranno sulle sue piazze. [...] Ecco il seme della pace: la vite produrrà il suo frutto, la terra darà i suoi prodotti, i cieli daranno la rugiada» (Zc 8,4-5.12). E questo futuro è già iniziato, perché è stato inaugurato da Gesù Cristo (cfr. Mc 1,15 e Lc 17,21) e noi crediamo e speriamo nella sua piena realizzazione, poiché il Signore mantiene sempre le sue promesse. Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna: «La virtù della speranza risponde all’aspirazione alla felicità, che Dio ha posto nel cuore di ogni uomo; essa assume le attese che ispirano le attività degli uomini» (n° 1818). Ed è certamente la ricerca della felicità – e la prospettiva di trovarla altrove – una delle principali motivazioni della mobilità umana contemporanea. Questo collegamento tra migrazione e speranza si rivela distintamente in molte delle esperienze migratorie dei nostri giorni. Molti migranti, rifugiati e sfollati sono testimoni privilegiati della speranza vissuta nella quotidianità, attraverso il loro affidarsi a Dio e la loro sopportazione delle avversità in vista di un futuro, nel quale intravedono l’avvicinarsi della felicità, dello sviluppo umano integrale. Si rinnova in loro l’esperienza itinerante del popolo di Israele: «O Dio, quando uscivi davanti al tuo popolo, quando camminavi per il deserto, tremò la terra, i cieli stillarono davanti a Dio, quello del Sinai, davanti a Dio, il Dio d’Israele. Pioggia abbondante hai riversato, o Dio, la tua esausta eredità tu hai consolidato e in essa ha abitato il tuo popolo, in quella che, nella tua bontà, hai reso sicura per il povero, o Dio» (Sal 68, 8-11). In un mondo oscurato da guerre e ingiustizie, anche lì dove tutto sembra perduto, i migranti e i rifugiati si ergono a messaggeri di speranza. Il loro coraggio e la loro tenacia è testimonianza eroica di una fede che vede oltre quello che i nostri occhi possono vedere e che dona loro la forza di sfidare la morte nelle diverse rotte migratorie contemporanee. Anche qui è possibile trovare una chiara analogia con l’esperienza del popolo di Israele errante nel deserto, il quale affronta ogni pericolo fiducioso nella protezione del Signore: «Egli ti libererà dal laccio del cacciatore, dalla peste che distrugge. Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza. Non temerai il terrore della notte né la freccia che vola di giorno, la peste che vaga nelle tenebre, lo sterminio che devasta a mezzogiorno» (Sal 91,3-6). I migranti e i rifugiati ricordano alla Chiesa la sua dimensione pellegrina, perennemente protesa verso il raggiungimento della patria definitiva, sostenuta da una speranza che è virtù teologale. Ogni volta che la Chiesa cede alla tentazione di “sedentarizzazione” e smette di  essere civitas peregrina – popolo di Dio pellegrinante verso la patria celeste (Cfr. Agostino, De civitate Dei, Libro XIV-XVI), essa smette di essere “nel mondo” e diventa “del mondo” (cfr. Gv 15,19). Si tratta di una tentazione presente già nelle prime comunità cristiane, tanto che l’apostolo Paolo deve ricordare alla Chiesa di Filippi che «la nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose» (Fil 3,20-21). In modo particolare, migranti e rifugiati cattolici possono diventare oggi missionari di speranza nei Paesi che li accolgono, portando avanti percorsi di fede nuovi lì dove il messaggio di Gesù Cristo non è ancora arrivato o avviando dialoghi interreligiosi fatti di quotidianità e di ricerca di valori comuni. Essi, infatti, con il loro entusiasmo spirituale e la loro vitalità possono contribuire a rivitalizzare comunità ecclesiali irrigidite ed appesantite, in cui avanza minacciosamente il deserto spirituale. La loro presenza va allora riconosciuta ed apprezzata come una vera benedizione divina, un’occasione per aprirsi alla grazia di Dio che dona nuova energia e speranza alla sua Chiesa: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli» (Eb 13,2). Il primo elemento dell’evangelizzazione, come sottolineava San Paolo VI, è generalmente la testimonianza: «tutti i cristiani sono chiamati e possono essere, sotto questo aspetto, dei veri evangelizzatori. Pensiamo soprattutto alla responsabilità che spetta agli emigranti nei Paesi che li ricevono» (Evangelii nuntiandi, 21). Si tratta di una vera missio migrantium - missione realizzata dai migranti - per la quale devono essere assicurate un’adeguata preparazione e un sostegno continuo frutto di un’efficace cooperazione inter-ecclesiale. Dall’altro lato, anche le comunità che li accolgono possono essere una testimonianza viva di speranza. Speranza intesa come promessa di un presente e di un futuro in cui sia riconosciuta la dignità di tutti come figli di Dio. In tal modo migranti e rifugiati sono riconosciuti come fratelli e sorelle, parte di una famiglia in cui possono esprimere i loro talenti e partecipare pienamente alla vita comunitaria. In occasione di questa giornata giubilare in cui la Chiesa prega per tutti i migranti e i rifugiati, voglio affidare tutti coloro che si trovano in cammino, così come coloro che si prodigano per accompagnarli, alla materna protezione della Vergine Maria, conforto dei migranti, affinché mantenga viva nel loro cuore la speranza e li sostenga nel loro impegno di costruzione di un mondo che assomigli sempre di più al Regno di Dio, la vera Patria che ci aspetta alla fine del nostro viaggio.

Dal Vaticano, 25 luglio 2025, Festa di San Giacomo Apostolo

LEONE PP. XIV

Manifesto GMMR 2025

GMMR 2025, mons. Perego: il Papa ci indica “condivisione” e “cooperazione” come segni di speranza

25 Luglio 2025 - Il presidente della Fondazione Migrantes sul Messaggio di papa Leone XIV per la 111a Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. “La speranza, virtù al centro del Giubileo, guida anche il Messaggio della 111a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. È il primo messaggio per questa Giornata di papa Leone XIV, in cui, fedele alla scelta di papa Francesco di far coincidere il Giubileo dei migranti e dei missionari – non la Giornata –, egli coniuga insieme i tre temi: speranza, migrazione e missione». Con queste parole il presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione episcopale per le migrazioni, S.E. mons. Gian Carlo Perego, accoglie la pubblicazione del testo del Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, dal tema “Migranti, missionari di speranza”, che si celebrerà nei giorni 4 e 5 ottobre 2025. «Il tema delle migrazioni – continua mons. Perego – richiama la necessità della “condivisione” e della “cooperazione”, contro ogni forma di chiusura e di nazionalismo. La speranza è la virtù che guida il cammino dei migranti, come risulta anche da molte testimonianze dei migranti stessi. Ma anche la fede è una virtù che i migranti donano alle nostre Chiese, una “benedizione” ripete Leone XIV, come già Benedetto XVI e Francesco, per le nostre Chiese e le nostre città, che sono chiamate a impegnarsi in una valorizzazione dei migranti e a costruire un inedito dialogo interreligioso».

👉 Leggi il Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2025.

Leone XIV: “servizio ai migranti e evangelizzazione dei poveri e dei lontani carismi importanti”

26 Giugno 2025 - Il servizio ai migranti e l’evangelizzazione dei poveri e dei lontani sono “due carismi importanti, specialmente ai nostri giorni”. Lo ha detto il Papa, ricevendo in udienza, nella Sala del concistoro, i vescovi redentoristi e scalabriniani. "La Chiesa è grata ai vostri Istituti, ai quali ha chiesto, con la nomina di vescovi tra i loro membri, un sacrificio non indifferente in tempi di carenza di religiosi, per cui privarsi di confratelli impegnati nel servizio delle varie opere comporta non pochi problemi", l’omaggio di Leone XIV: "Al tempo stesso, però, ha fatto alle vostre Congregazioni un dono grandissimo, perché il servizio alla Chiesa universale è per qualsiasi Famiglia religiosa la grazia e la gioia più bella, come certamente confermerebbero i vostri fondatori". "In particolare voi, religiosi scalabriniani e redentoristi, scelti e consacrati per il servizio dell’episcopato e del cardinalato, portate nel vostro ministero l’eredità di due carismi importanti, specialmente ai nostri giorni: il servizio ai migranti e l’evangelizzazione dei poveri e dei lontani", le parole del Pontefice. (fonte: SIR)

Leone XIV alla Cei: “Non abbiate timore di scelte coraggiose. Nessuno potrà impedirvi di annunciare il Vangelo”

17 Giugno 2025 - Papa Leone XIV ha ricevuto in udienza nell'Aula della Benedizione la Conferenza episcopale italiana, immediatamente prima dell’80a Assemblea Generale straordinaria dei vescovi italiani. "Guardate al domani con serenità e non abbiate timore di scelte coraggiose! Nessuno potrà impedirvi di stare vicino alla gente, di condividere la vita, di camminare con gli ultimi, di servire i poveri. Nessuno potrà impedirvi di annunciare il Vangelo, ed è il Vangelo che siamo inviati a portare, perché è di questo che tutti, noi per primi, abbiamo bisogno per vivere bene ed essere felici". Arrivano al termine del discorso le parole più calde del Pontefice rivolte ai suoi confratelli vescovi. Un intervento che si era aperto con il ricordo di papa Francesco e con un preciso riferimento al Concilio Vaticano II, a proposito del ruolo del Papa e della collegialità: "In particolare, la Costituzione Lumen gentium sottolinea che il Signore Gesù costituì gli Apostoli «dando loro la forma di collegio, cioè di un gruppo stabile, del quale mise a capo Pietro, scelto di mezzo a loro» (n. 19). È in questo modo che siete chiamati a vivere il vostro ministero: collegialità tra voi e collegialità con il successore di Pietro". Leone XIV ha poi invitato i vescovi a "una sana cooperazione con le Autorità civili" senza dimenticare l'esigenza della profezia. Citando papa Francesco, papa Leone ricorda che essa "non esige strappi, ma scelte coraggiose, che sono proprie di una vera comunità ecclesiale: portano a lasciarsi “disturbare” dagli eventi e dalle persone e a calarsi nelle situazioni umane, animati dallo spirito risanante delle Beatitudini” (Discorso in apertura della 70ª Assemblea Generale della CEI, 22 maggio 2017). Il Papa ha voluto poi indicare "alcune attenzioni pastorali che il Signore pone davanti al nostro cammino": la necessità di "uno slancio rinnovato nell’annuncio e nella trasmissione della fede" e di sviluppare "un’attenzione pastorale sul tema della pace"; le "sfide che interpellano il rispetto per la dignità della persona umana", come "l’intelligenza artificiale, le biotecnologie, l’economia dei dati e i social media", che richiedono una "visione antropologica come strumento essenziale del discernimento pastorale"; l'importanza "di coltivare la cultura del dialogo". Egli ha poi concluso con alcune esortazioni su sinodalità e ruolo dei laici: andare avanti "nell’unità, specialmente pensando al Cammino sinodale" e avere cura "che i fedeli laici, nutriti della Parola di Dio e formati nella dottrina sociale della Chiesa, siano protagonisti dell’evangelizzazione nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, negli ambienti sociali e culturali, nell’economia, nella politica". [caption id="attachment_60780" align="aligncenter" width="750"]Leone XIV L'udienza di Leone XIV alla Cei nell'Aula delle Benedizioni (foto: Vatican Media)[/caption]

Leone XIV agli operatori dei media: per la pace serve “una comunicazione disarmata e disarmante”

12 Maggio 2025 - Papa Leone XIV ha incontrato questa mattina gli operatori dei media di tutto il mondo. Facendo riferimento al Discorso della Montagna (Mt 5,9), ha ricordato "l’impegno di portare avanti una comunicazione diversa", che "non ricerca il consenso a tutti i costi, non si riveste di parole aggressive, non sposa il modello della competizione, non separa mai la ricerca della verità dall’amore con cui umilmente dobbiamo cercarla". Il Papa chiede di  "dire no alla guerra delle parole e delle immagini", perché "dobbiamo respingere il paradigma della guerra", perché la pace "comincia da ognuno di noi: dal modo in cui guardiamo gli altri, ascoltiamo gli altri, parliamo degli altri". Esprimendo la sua solidarietà ai giornalisti incarcerati, ha voluto sottolineare "il coraggio di chi difende la dignità, la giustizia e il diritto dei popoli a essere informati, perché solo i popoli informati possono fare scelte libere". Dopo aver ricordato l'ultimo messaggio di papa Francesco per la prossima Giornata mondiale delle comunicazione sociali, Leone XIV ha contrapposto la comunicazione "fragorosa, muscolare" alla comunicazione "capace di ascolto, di raccogliere la voce dei deboli che non hanno voce". E ha declinato sul tema della comunicazione le sue prime parole da Pontefice: "Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra. Una comunicazione disarmata e disarmante ci permette di condividere uno sguardo diverso sul mondo e di agire in modo coerente con la nostra dignità umana".

Il testo integrale dell'intervento di papa Leone XIV.

Leone XIV, mons. Perego: “Ancora una volta un Papa figlio di emigranti”

9 Maggio 2025 - “Ancora una volta il nuovo Papa è figlio di emigranti, non dell’America del Sud, come per Papa Francesco, ma dell’America del Nord. Anche Leone XIV è figlio di uomini che si sono messi in cammino, in questo caso dalla Francia, che usciva da una devastante guerra con l’Impero Austro-ungarico, per fuggire dalla miseria e ricominciare una nuova vita”. Lo ricorda al Sir mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Commissione Cei per le Migrazioni ricordando che il nuovo Papa è “figlio del cattolicesimo americano del ‘900, che è frutto di una sintesi straordinaria di diversi elementi culturali, ecclesiali che hanno formato una nuova Chiesa, che Leone XIII aveva accompagnato nei suoi primi passi, anche con l’aiuto di pastori come il santo Giovanni Battista Scalabrini e di religiose come santa Francesca Cabrini, la prima santa statunitense, perché aveva ottenuto la cittadinanza di quel Paese dove era arrivata su indicazione dello stesso Leone XIII”. La Chiesa di Leone XIV, dalle sue prime parole, risponderà attraverso una Chiesa “aperta”, “sinodale”, “missionaria”: una Chiesa “in uscita – dice mons. Perego – “capace di purificarsi, di rinnovarsi e non di rinchiudersi. Tutto questo fa pensare che Leone XIV continuerà il cammino sinodale intrapreso da Papa Francesco e che avrebbe voluto seguire per un nuovo triennio”.

(fonte: Sir)

“Habemus Papam!”. La Fondazione Migrantes accoglie con gioia e fiducia papa Leone XIV

8 Maggio 2025 - Habemus Papam! Il Conclave ha eletto il card. Robert Francis Prevost, religioso agostiniano statunitense, già Prefetto del Dicastero per i Vescovi, che ha scelto il nome di Leone. "La pace sia con tutti voi" sono le state le sue prime parole. Ha fatto riferimento alla pace di Cristo risorto, "disarmata e disarmante". Ha ricordato le parole di papa Francesco a Pasqua e ringraziato il suo predecessore. E poi l'invito a cercare "insieme" la carità e il dialogo, e a costruire ponti. Il riferimento a s. Agostino. Il legame forte con la sua diocesi in Perù. L'affidamento alla Madonna di Pompei. La Fondazione Migrantes gioisce con la Chiesa. Ed è fiduciosa che non mancherà nel cuore del nuovo Pontefice, con la modalità sua propria, l'ispirazione del magistero di papa Francesco sui migranti e sulle cause delle migrazioni forzate, con le tragedie inaccettabili e non inevitabili che le accompagnano.

La biografia di Leone XIV.

Le prime parole del Santo Padre.

Papa Leone XIV