Primo Piano

Migranti Press | Rom, superare i campi si può. Intervista a Carlo Stasolla

8 Aprile 2025 - In occasione della Giornata Internazionale dei Rom e Sinti - che si celebra l'8 aprile per ricordare il primo Congresso Mondiale del Popolo Rom, tenutosi a Londra nel 1971 - pubblichiamo integralmente l'intervista di Simone Sereni a Carlo Stasolla, presidente della “Associazione 21 luglio” - che domani presenterà a Roma il suo Rapporto annuale - pubblicata sul numero 2 2025 della rivista della Fondazione Migrantes, "Migranti Press". «Salone è un campo estremamente complesso, dove però abbiamo avviato un processo partecipativo nel 2023. E da aprile 2024 stiamo lavorando con operatori e assistenti sociali per il superamento del campo, attraverso un processo integrato, che vuol dire scuola, salute, casa popolare, lavoro, documenti. A metà gennaio abbiamo superato il 50% dei rom usciti. Oggi a Salone vivono meno di 200 persone. Nel 2010 si era arrivati a 800 presenze…. Tutti hanno un documento e una tessera sanitaria. E stiamo lavorando su 32 richieste di cittadinanza. La mattina di bambini non ne vedrai quasi nessuno. Ma fino a 2 anni fa c’era una frequenza scolastica del 19%». Incontro Carlo Stasolla alla stazione ferroviaria di Salone, a Roma, appena fuori dal Grande Raccordo Anulare, tra la via Tiburtina e la Prenestina. Stasolla – 59 anni, presidente della “Associazione 21 luglio” – è stato appena nominato dal presidente Mattarella Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. Mentre ci incamminiamo verso l’ingresso del campo, nato nel 2006, sul ciglio della strada trafficata del mattino, l’intervista incomincia da sé... “Superamento” sarà la parola-guida di tutta la nostra conversazione. Dal 2021 abbiamo presentato alla Camera un modello partecipativo di “superamento” dei campi rom, il “modello Ma.rea” (Mappare e Realizzare comunità, ndr). E lo stiamo disseminando per l’Italia. Laddove le amministrazioni ci chiamano, noi le aiutiamo ad applicarlo. Ad Asti a giugno, per esempio, si chiuderà il campo, la baraccopoli di Via Guerra, 36. Ecco. A parte Roma, negli anni avete di fatto un mappato un po' tutte le situazioni simili in giro per l'Italia… Sì, si trova tutto su www.ilpaesedeicampi.it. Quasi in tempo reale, riusciamo a geolocalizzare gli insediamenti, quando sono stati aperti, quante persone ci sono, di quale etnia. E per noi è un indicatore sulla strada del superamento. Fino al 2018 siamo stati un po’ “cani da guardia” con le istituzioni. Poi dal 2018 abbiamo iniziato a cambiare approccio. Da “cani da guardia” siamo diventati “cani per ciechi”, accompagnando le amministrazioni interessate nel superamento. Intanto, siamo entrati nel campo. A un certo punto svoltiamo verso il container dove ha sede la sala polifunzionale dell’associazione. Il tempo per un saluto a una giovane coppia di vicini, che ci offre un caffè caldo. Hanno appena salutato i figli, che vanno alla materna e alle elementari. Stasolla mi racconta un fatto del giorno precedente: un rom del campo è andato per la prima volta ad aprire la casa popolare che gli è appena stata assegnata. La chiave non va. Si pensa a un’occupazione abusiva. Si mette in moto tutta una macchina di interventi. Poi torna al campo è scopre che in realtà aveva preso la chiave sbagliata. Che ci dice questa storia? Quella chiave, quanto l'hai dimenticata veramente o quanto dentro di te hai avuto difficoltà a prenderla per aprire quella porta? C'è una fatica che non è l'antiziganismo: sono casi molto isolati ed episodici quelli della famiglia rom che arriva e i vicini la cacciano. La resistenza viene dalla mancanza di stima in sé stessi, di fiducia. Il nostro lavoro è anche far sbocciare le persone. Sono sicuro che tutte le famiglie che sono uscite da qua, se non ci fosse stato qualcuno che le accompagnava, in casa non ci sarebbero entrati o rimasti. Quindi, il pregiudizio contro i rom non è il primo ostacolo da superare? No. Abbiamo compreso sin dall'inizio che il problema in Italia fossero i campi. Il campo è il luogo in cui si sviluppa e si amplifica l'antiziganismo. Perché si è a lungo pensato che i rom volessero vivere nei campi. Il punto invece è superare i campi. Nel 2010, quando è nata la “21 luglio”, era impensabile. Non si sapeva nulla dei rom. Da qui il lavoro di ricerca, il monitoraggio, la mappatura degli insediamenti. Abbiamo iniziato a capire l'entità del fenomeno. Oggi in Italia solo il 6% dei rom vive nei campi. C’è stato un momento-chiave? La sentenza storica nel 2015 del Tribunale Civile di Roma sul campo “La Barbuta”. Per la prima volta si stabilisce che costruire un campo è discriminatorio. Un precedente importantissimo che ci ha consentito di bloccare la costruzione di campi successivi. Chiaramente mettendoci tutti contro. Per due anni abbiamo avuto la Polizia che ci proteggeva. Il nostro rapporto – “Campi nomadi S.P.A” –, è stato acquisito da Pignatone nelle indagini su Mafia Capitale. Una persona che viveva qui a Salone prima del 2014 costava al Comune 600 euro al mese, per servizi inutili, appalti mai realizzati. Abbiamo pagato il prezzo di quella denuncia… Ora però il Presidente della Repubblica l’ha nominata Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana… Quando ho saputo, ho avuto un flash. Come quelli che, si dice, capitino a chi sta per morire. In un attimo ho rivisto un po' tutta la vita dell'associazione, e tutte le accuse e le calunnie ricevute sul nostro lavoro. Ci dicevano che era inutile e che non si basava su dati certi, anche se non abbiamo mai ricevuto una querela o una denuncia sui dati che abbiamo prodotto. Ci deridevano. Perché? Il punto è che ho vissuto 14 anni nei campi prima di iniziare questo lavoro, e l'ho fatto in uno spirito di nascondimento. Nessuno sapeva che c'ero, e non ero lì per risolvere problemi, ma per condividere la vita. E quando presentavamo le prime ricerche, si diceva: “E questi, che ne sanno loro di rom?”. La mia è una conoscenza dal di dentro e mi è servita tantissimo, anche perché a stare nel campo si acquisisce una capacità di conoscere l'animo umano. Come è nata la sua sensibilità per la situazione abitativa dei rom? Non è nata tanto intorno al diritto alla casa, ma rispetto a tutte le forme di diseguaglianza. Lo devo a un episodio che mi raccontò mia madre da piccolo. Poi ho incontrato casualmente i rom attraverso un libro. Non li conoscevo. E così che poi la mia esperienza l'ho vissuta con loro. Chi la conosceva comprese le sue motivazioni? Assolutamente, no. Anche in famiglia. Ma me ne rendo conto adesso del perché. Avevo una enorme difficoltà a spiegare: non ero dentro un'organizzazione, non ero dentro una parrocchia, non avevo nessuno dietro. “Perché lo fai?”. Perché è giusto così, dicevo. Che razza di risposta può essere per un padre, per una madre, per un amico? Gli stessi rom erano convinti che mi rifugiassi nel campo perché scappavo da qualcosa o da un amore andato male. In realtà era un amore andato bene… Questa del Quirinale credo sia anche una tappa di verifica per l'associazione. Cambia qualcosa per voi ora? Facciamo 15 anni di vita ad aprile, siamo in piena adolescenza. Secondo me è qualcosa che impatta più sulle motivazioni, e non tanto sull'attività pratica. Una persona autorevole ti dà una pacca sulla spalla e senti di avere più forza, per andare avanti e lavorare meglio, diventare più autorevoli nel dare voce ai rom che vivono in queste condizioni. La vedo in un’ottica futura. Le chiedo di immaginarsi la prima volta che è entrato in un campo per andarci a vivere… Era il 6 maggio 1988, festa di san Giorgio, quando i rom uccidono l’agnello. Entrai, e pensavo che tutti i giorni fossero così… Era un campo informale, dietro Cinecittà... Tra l'altro, la bambinetta che mi venne incontro quel giorno è stata la prima persona di Salone per la quale ho fatto fare domanda e che è entrata in una casa popolare. Certe cose ritornano sempre.
Leggi anche l'articolo di Elia Tornesi "Organizzare la speranza. Dal basso. Il progetto Scuola per e con i rom” pubblicato sul numero 1 2025 della rivista della Fondazione Migrantes, "Migranti Press".

Migranti Press | Giugliano (NA), il progetto “Scuola per e con i rom”

7 Aprile 2025 - In vista della Giornata Internazionale dei Rom e Sinti - che si celebra l'8 aprile per ricordare il primo Congresso Mondiale del Popolo Rom, tenutosi a Londra nel 1971 - pubblichiamo integralmente l'articolo di Elia Tornesi "Organizzare la speranza. Dal basso. Il progetto Scuola per e con i rom” pubblicato sul numero 1 2025 della rivista della Fondazione Migrantes, "Migranti Press". Il card. Carlo Maria Martini scriveva: “Sperare equivale a vivere: l’uomo, infatti, vive in quanto spera e la definizione del suo esistere è collegata alla definizione dell’ambito delle sue speranze”. Al pari della vita, la speranza, la più piccola e allo stesso tempo la più forte delle virtù, è un dono di Dio per l’umanità. Riprendendo una definizione particolarmente efficace di papa Francesco: per mezzo della morte e resurrezione del Figlio incarnato, l’uomo conquista un diritto universale, fondamentale e inalienabile, il diritto alla speranza. Il Giubileo del 2025, dedicato al tema “Pellegrini di speranza”, rappresenta un’occasione propizia per riflettere sul valore di questa virtù. A tal proposito, desta particolare preoccupazione l’allarme lanciato da Caritas Italiana nel Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia 2024, Fili d’erba nelle crepe. Nel nostro Paese, oltre 5,7 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta. Tra questi, il dato più drammatico riguarda i minori, con una cifra record che supera 1,3 milioni di bambini in condizioni di grave disagio economico.
La speranza è un impegno
La povertà, prima tra le gravi violazioni della dignità umana denunciate nel recente documento Dignitas infinita del Dicastero per la Dottrina della Fede, è definita come «una delle più grandi ingiustizie del mondo contemporaneo». La povertà, però, non può essere considerata unicamente come una condizione legata alla mancanza di risorse economiche. Essa comprende, oltre agli aspetti materiali, anche dimensioni immateriali e intergenerazionali. Tra queste vi è la progressiva erosione della capacità stessa di sperare in un miglioramento delle proprie condizioni di vita. Vivere in una condizione di povertà prolungata e cronica, come si legge nelle pagine del Rapporto di Caritas Italiana, finisce per erodere il capitale progettuale, le aspettative e i sogni delle persone. I poveri, così, si trovano sempre più intrappolati in una condizione di privazione assoluta. Privi, finanche, della “speranza” di riuscire a trasformare un giorno il corso della propria esistenza. La speranza, però, oltre a essere dono è soprattutto impegno. E così, nella Bolla di indizione del Giubileo, Spes non confundit, papa Francesco ci esorta, in occasione di questo momento giubilare e sempre, a essere segni tangibili di speranza per le tante persone che vivendo in condizioni di disagio patiscono “vuoti di speranza”. Il cristiano, ci ricorda il Santo Padre, non può accontentarsi di “avere speranza”, ma al contrario è chiamato al compito di “organizzare la speranza”, utilizzando la bella, e sempre attuale, espressione di mons. Tonino Bello. Organizzare la speranza significa tradurla in vita concreta ogni giorno, nei rapporti umani, nell’impegno sociale e politico. Non si tratta di un miracolo dall’alto, ma di un lavoro dal basso. Nel corso del 2024, grazie ai fondi dell’8 per mille della Chiesa Cattolica, la Fondazione Migrantes – organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana – ha sostenuto numerosi progetti distribuiti in diverse aree del territorio nazionale, inerenti ai suoi cinque ambiti di riferimento: immigrati, emigranti, richiedenti asilo e rifugiati, rom e sinti, e il mondo dello spettacolo viaggiante. La Fondazione cerca sempre di privilegiare quelle iniziative orientate non solo all’assistenza, ma soprattutto alla cura pastorale, alla ricerca, alla formazione, all’inclusione sociale, alla promozione dell’intercultura e dell’integrazione, valorizzando il protagonismo dal basso dei soggetti beneficiari.
Il progetto “Scuola per e con i Rom”
È quanto accade, ad esempio, nel progetto “Scuola per e con i rom”, portato avanti con dedizione e passione dall’organizzazione di volontariato Arrevutammoce operante nell’area Nord di Napoli, periferia geografica ed esistenziale tra le più complicate del nostro Paese. Partendo dalla consapevolezza che il problema della povertà educativa rappresenta, tanto una causa quanto una conseguenza della precarietà delle condizioni di vita delle comunità Rom e Sinti presenti sul territorio, Arrevutammoce ha avviato, con il sostegno della Fondazione Migrantes, un progetto di prescolarizzazione e scolarizzazione rivolto ai bambini e adolescenti rom del campo di via Carrafiello, a Giugliano in Campania. Tale piano mira a promuovere un accesso equo e non discriminatorio alla scuola dell’obbligo, contrastando il fenomeno dell’abbandono scolastico. Allo stesso tempo, il progetto favorisce il dialogo e la cooperazione tra le istituzioni scolastiche e politiche, il territorio in generale, le famiglie e le comunità rom, creando un ponte tra le diverse realtà sociali coinvolte e ponendo le basi per un’educazione, e quindi una società, più inclusiva. I risultati parlano da sé e certificano il successo di questa iniziativa. Nel luglio 2023, 52 minori hanno sostenuto un esame presso la scuola pubblica per verificare le competenze raggiunte grazie ai corsi di prescolarizzazione avviati. A partire da novembre dello stesso anno, grazie a un importante lavoro di rete, sono stati avviati gli inserimenti scolastici presso le scuole di Giugliano, dopo un confronto con le 92 famiglie residenti nel campo. Nel gennaio 2024, 64 bambini sono stati inseriti in cinque scuole primarie e una secondaria di primo grado, e a marzo, poi, si sono aggiunti 5 bambini iscritti alla scuola dell’infanzia. A settembre 2024, il numero complessivo di minori iscritti è salito a 72, registrando un incremento del 15%. Gli alunni hanno frequentato con regolarità e il 98% di loro è stato ammesso alla classe successiva. I risultati ottenuti, però, non si misurano tanto nei numeri, ma soprattutto – in termini umani e spirituali – con quanta dignità viene restituita ai più vulnerabili. In questo senso tali risultati non devono essere considerati un punto d’arrivo, ma piuttosto un punto di partenza per una Chiesa chiamata a essere instancabile promotrice di processi di speranza. Una Chiesa che non si limita ad assistere, ma si impegna a costruire un futuro in cui l’educazione sia una via privilegiata per la giustizia sociale e l’inclusione, dove nessuno sia lasciato indietro e dove la speranza, organizzata e tradotta in azione, possa continuare a fiorire per generazioni a venire.
La speranza è una “bambina da nulla”
Charles Péguy, poeta molto caro al Santo Padre, ci regala una meravigliosa immagine della speranza: una “bambina da nulla”, nata il giorno di Natale, che cammina tra le due sorelle maggiori, fede e carità. Apparentemente, sembrano essere loro ad accompagnarla lungo la strada accidentata della salvezza, ma in realtà è proprio lei, la speranza, con il suo passo leggero e vivace, a trainare le due sorelle. Senza di lei, fede e carità resterebbero statiche, prive di vitalità, ridotte a due donne avanti negli anni, “sciupate dalla vita”. E così, speranza è Eva che tutte le sere prepara la sua cartella. Speranza è Marianna che ogni mattina sale sul pulmino per andare a scuola. Speranza è Elvira che da oggi ha una nuova compagna di banco. Speranza è Valentina che impara a scrivere il suo nome. Speranza è Chiara che non vede l’ora di incominciare un nuovo anno scolastico. Speranza, infine, è anche Michelle, che non ha mai iniziato il suo percorso di studi, morta nel gennaio dello scorso anno, a soli sei anni, folgorata da un cavo elettrico scoperto vicino a una pozzanghera. Perché, come ci ricorda papa Francesco, è proprio a partire dai “dolori di oggi”, che noi cristiani siamo chiamati a seminare e nutrire la “speranza di domani”. (Elia Tornesi)

Paestum (SA), ritiro quaresimale con le comunità cattoliche dei migranti

7 Aprile 2025 - L’Ufficio Diocesano Migrantes dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno ha condiviso ieri con le comunità cattoliche dei migranti della diocesi un momento di spiritualità e preghiera in vista della Santa Pasqua. Si è tenuto infatti un ritiro spirituale presso il Santuario del Getsemani di Capaccio Paestum. Dopo la Messa al Santuario, i presenti hanno partecipato alla Via Crucis. "La preghiera e la gioia dello stare insieme hanno reso questa giornata davvero unica: ci ha arricchiti tutti".

Nell’8ª edizione del Premio giornalistico “Giuseppe De Carli” una sezione dedicata a comunicazione e migranti

6 Aprile 2025 - Si avvicina il termine per le iscrizioni (30 giugno 2025) all’8ª edizione (2025) del Premio giornalistico "Giuseppe De Carli", dedicato alla memoria del vaticanista fondatore di Rai Vaticano scomparso il 13 luglio del 2010 e promosso dall’omonima Associazione che porta avanti il suo ricordo e il suo insegnamento. Saranno 3 le sezioni a cui ci si potrà iscrivere:
  • (Generale), sul tema “Testimoni di speranza in un mondo da aggiustare” collegata direttamente ai temi del Giubileo in corso, guardando al racconto di esperienze di rinascita e di speranza, appunto, nonostante le lacerazioni di un mondo in continuo conflitto ma bisognevole di essere “guarito” e “aggiustato”.
  • (Comunicazione e migranti), promossa dall’Associazione in collaborazione con il Comitato “Informazione, migranti e rifugiati” e l’’Associazione ISCOM, sul tema “Rompere gli stereotipi: rifugiati e immigrati si raccontano”.
  • (Giornalismo e tradizioni religiose), promossa dall’Associazione in collaborazione con il Comitato “Giornalismo & Tradizioni religiose” e l’Associazione ISCOM sul tema “Costruire ponti: il ruolo dei media nel racconto delle religioni”.
Come ormai da molti anni, il Premio è riservato a giornalisti (professionisti, pubblicisti, praticanti o corrispondenti esteri) che operano nell’ambito dell'informazione religiosa, nei settori della carta stampata, dell’emittenza radiofonica, televisiva e dei media digitali, in testate sia nazionali che estere. “In un’epoca in cui i conflitti sembrano prevalere, il Premio Giuseppe De Carli vuole essere una voce di speranza, un invito ai giornalisti a raccontare le storie che ispirano e costruiscono ponti, contribuendo a un mondo più giusto e solidale”, ha dichiarato Giovanni Tridente, Presidente dell’omonima Associazione che da oltre dieci anni organizza l’evento biennale, in occasione del lancio di questa ottava edizione.

Leggi il Bando per la nuova edizione del Premio.

-------------------------------------- Per ulteriori informazioni: Valentina Ciaccio - 3397093577 info@associazionedecarli.it

Europa e diritti umani, mons. Felicolo: “I diritti sono per tutti o, di nuovo, solo per qualcuno?”

5 Aprile 2025 - "I diritti sono per tutti o, di nuovo, solo per qualcuno? Potremmo forse avere la sensazione che la questione non ci riguardi. In realtà, se i diritti non sono più garantiti a tutti e tornano a essere un privilegio solo per alcuni, ciò ci pone nuovamente in uno scenario in cui guerre e caos possono diventare – anzi, tornare a essere come un tempo – prevalenti. Quasi senza rendercene conto, ci stiamo allontanando da quel sogno di Europa nato dopo gli orrori di due guerre mondiali. Lo stesso sogno espresso da papa Francesco nel 2023, in occasione della XXXVII Giornata mondiale della gioventù a Lisbona: Io sogno un’Europa, cuore d’Occidente, che metta a frutto il suo ingegno per spegnere focolai di guerra e accendere luci di speranza; un’Europa che sappia ritrovare il suo animo giovane, sognando la grandezza dell’insieme e andando oltre i bisogni dell’immediato; un’Europa che includa popoli e persone con la loro propria cultura, senza rincorrere teorie e colonizzazioni ideologiche. E questo ci aiuterà a pensare ai sogni dei padri fondatori dell’Unione europea". Questo un passaggio dell'intervento proposto da mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, per il forum "Diritti umani: mantenere una comprensione comune è ancora possibile?" promosso dal Cespi. Il Forum ha preso le mosse da un contributo di Filippo De Robilant, del comitato scientifico del Cespi, che affronta il tema "Diritti umani: mantenere una comprensione comune è ancora possibile?" partendo dalla ricorrenza del 75° anniversario della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950.

Arriva nelle sale cinematografiche “L’ultima isola” di Davide Lomma

5 Aprile 2025 - Otto amici hanno ciascuno una piccola attività commerciale su Via Roma, la via principale di Lampedusa. A mezzanotte, terminato il lavoro, dopo varie indecisioni, escono per fare un’uscita notturna in barca, mangiare qualcosa insieme, e svegliarsi all’alba per pescare “al traino” piccoli tonnetti. Si addormentano in barca. Alle prime luci dell’alba si svegliano perché sentono “vùciare”. Sembrano versi di gabbiani. Qualcuno insiste che i suoni sono strani. Accendono i motori e iniziano a navigare. Sarà questo gruppo di amici a dare per primo l’allarme, ritrovandosi da soli con oltre trecento persone in mare. Quel giorno era il 3 ottobre 2013, e sarebbe passato alla storia come uno delle più grandi tragedie nel mar Mediterraneo del nostro secolo. Arriva nelle sale cinematografiche italiane del film-documentario L'ultima isola, di Davide Lomma, la storia di quella drammatica vicenda che si intreccia con un’amicizia viscerale che ha unito per sempre i protagonisti di quella notte, e che riuscirono a salvare 47 persone su una piccola barca di nove metri. Il film è stato riconosciuto dal Ministero della Cultura con la qualifica di film d’essai (prot. 51277 del 28/12/24), ovvero come film di ricerca e sperimentazione di qualità, avente particolari meriti culturali ed artistici. Prossime proiezioni:
  • SAN SEVERO (FG) 14 aprile - Cinema Cicolella, 18:30.
  • VIESTE (FG) 16 aprile - Cinema Adriatico, ore 18:00 e 20:30.
  • MANFREDONIA (FG): 17 aprile - Cinema San Michele ore 19:00.
  • SAN GIOVANNI ROTONDO (FG): 17 aprile - Cinema Palladino, ore 20:30.
  • FOGGIA 17-23 aprile - L'Altrocinema Cicolella, ore 19:00.
  • MILANO 22 aprile - Cinema CityLife Anteo, ore 21:30.
  • FERRARA 24 aprile - Cinema Santo Spirito, ore 21:00.
  • TARANTO 6 maggio - Cinema Ariston, ore 18:00 e 20:30.

    (aggiornata il 10 aprile 2025)

https://www.youtube.com/watch?v=5RhATwtgwrw  

Quale diritto d’asilo? Un incontro in provincia di Perugia sui minori non accompagnati

4 Aprile 2025 - Venerdì 11 aprile, alle ore 10.30, a Ellera di Corciano, in provincia di Perugia (presso il Centro di aggregazione l’Arca, Via della Cooperazione) verrà presentato il report "Il Diritto d’asilo 2024" della Fondazione Migrantes, con un focus particolare sulla presenza e l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati.

👉 Per iscriversi, compilare il form al seguente link (entro il 07/04/2025) 👈

https://forms.gle/CXPq8uLRbNGpr63V6

Introduzione ai lavori:
  • Vito Simone Foresi (direttore Ufficio Migrantes Arcidiocesi di Perugia – Città della Pieve);
  • Giordana Tomassini (assessora Welfare, coesione sociale e ambiente del Comune di Corciano)
Relazione:
  • Mariacristina Molfetta (Fondazione Migrantes, co-curatrice del Report): “Il diritto d’asilo in Italia e in Europa e la presenza dei minori stranieri non accompagnati: accoglienza, supporto, accompagnamento attivo attraverso i tutori volontari”.
Interventi sul tema “Il territorio che accoglie: ruolo delle Prefetture, CAS e tutela giuridica per i richiedenti asilo”:
  • Susanna Tabarrini (assistente sociale, Prefettura di Perugia);
  • Anna Caffio (assistente sociale CAS MSNA e referente SAI MSNA Panicale, Arcisolidarietà ora d’aria, Perugia);
  • Francesco Di Pietro (avvocato, Associazione studi giuridici immigrazione, ASGI).
Interventi sul tema “Processi di integrazione: rete SAI, deontologia dell’assistente sociale e Affido familiare di MSNA nel territorio di Corciano”:
  • Anna Laura Fanini (referente capofila RTI SAI Corciano, Frontiera Lavoro);
  • Tiziano Andreani (assistente sociale, educatore professionale Ufficio della Cittadinanza Comune di Corciano, coordinatore Area Affido SAI Corciano, ASAD soc.coop.soc.).
Previste alcune testimonianze e un dibattito.

👉 Per iscriversi, compilare il form al seguente link (entro il 07/04/2025) 👈

https://forms.gle/CXPq8uLRbNGpr63V6

 

Diritto d'asilo - Perugia

La nuova comunità lituana in Calabria

3 Aprile 2025 - Si prepara un momento di festa per la nuova comunità lituana in Calabria, in programma nei giorni 5-6 aprile a Scalea (CS). In particolare, il giorno 6 aprile alle ore 12:30 sarà celebrata la Santa Messa presso la Parrocchia San Nicola di Platea. La comunità lituana in Calabria sta aumentando il numero dei suoi membri e sviluppando i legami tra la Lituania e l’Italia. I primi lituani giunti in Calabria hanno formato un primo nucleo che oggi comprende più di 60 famiglie. Per questo si sta procedendo per un passo importante: istituire un'associazione culturale ufficiale, senza scopo di lucro, dedicata non solo alla diffusione della cultura, ma anche al rafforzamento dei legami commerciali e sociali tra i due Paesi. "Grazie a tutti coloro che si sono uniti alla nostra comunità e sono diventati parte di questo meraviglioso progetto. Ognuno di voi è insostituibile e molto importante. Solo insieme possiamo creare una comunità che rafforzerà la cultura e i valori lituani in Calabria, nonché promuovere l'amicizia lituano-italiana", ha affermato la fondatrice della comunità, Henrieta Racyliene. Ricordiamo che il coordinatore della pastorale dei cattolici lituani in Italia è don Audrius Arštikaitis. [caption id="attachment_56693" align="aligncenter" width="1024"]Lituani in Calabria (fonte: radiodigiesse.net)[/caption]

Giubileo, il “sentiment” positivo sui canali digitali trainato dal tema della Giornata del Migrante e del Rifugiato

3 Aprile 2025 - Come ha riportato il quotidiano Avvenire di mercoledì 2 aprile, secondo un report realizzato da Epr comunicazione per la struttura commissariale di governo per il Giubileo su 23.600 conversazioni e 228mila interazioni registrate tra febbraio e marzo sui principali canali digitali, sull'Anno Santo c'è un sentiment complessivo positivo nel 46% dei casi, poi neutro nel 42% e negativo nel 12%.. A far da traino, nelle conversazioni di tono positivo, sono il tema scelto da papa Francesco per la Giornata del Migrante e del Rifugiato (cioè "Migranti, missionari di speranza"), la mostra "Caravaggio 2025" in corso a palazzo Barberini (fiore all'occhiello degli oltre 1.300 eventi ideati sul patrimonio archeologico e monumentale della città) e, un po' a sorpresa, un evento a margine come il Giubileo della Rinascita per il 600esimo anniversario delle apparizioni mariane a Monte Berico.   Sentiment Giubileo Avvenire

A Rieti la presentazione del Report “Il diritto d’asilo 2024” e della graphic novel “4 vite che sono la mia”

3 Aprile 2025 - «Bisogna dirlo con chiarezza: c’è chi opera sistematicamente e con ogni mezzo per respingere i migranti. E questo quando è fatto con coscienza e responsabilità, è un peccato grave» (papa Francesco, Udienza generale del 28 agosto 2024). Mercoledì 9 aprile, alle ore 16, presso la Sala Consiliare del Comune di Rieti è prevista la presentazione del volume “Il diritto d’asilo. Report 2024” della Fondazione Migrantes. L'evento è promosso da Caritas Rieti, Il Samaritano, Arci Rieti Aps, Consorzio Officine Solidali e Comune di Rieti – Assessorato alle Politiche Sociali. Oltre alla presentazione del Report da parte di Mariacristina Molfetta (Fondazione Migrantes), antropologa e curatrice della pubblicazione, sono previsti gli interventi di:
  • S.E. mons. Vito Piccinonna (vescovo di Rieti).
  • Giovanna Palomba (Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Rieti).
L’ingresso è libero e aperto a tutta la cittadinanza. In mattinata dalle ore 10,30 alle ore 12,30 presso il Centro giovanile "Regeneration Lab" in Via Sant'Agnese 24 a Rieti, in programma anche una presentazione e un laboratorio coi ragazzi dell'I.I.S. L. Duca di Savoia" di Rieti sulla graphic novel 4 vite che sono la mia, che racconta le storie di minori stranieri non accompagnati, anche essa a cura di Cristina Molfetta e della Fondazione Migrantes.

La Fondazione Migrantes in Belgio con il Rapporto italiani nel mondo

2 Aprile 2025 - Una delegazione della Fondazione Migrantes è in Belgio per incontrare i tanti emigrati in quel Paese, insieme al coordinatore dei missionari italiani, don Gregorio Aiello, e per presentare il Rapporto Italiani nel Mondo (RIM) 2024. La prima tappa è stata l'incontro con la comunità italiana di Genk, sabato 5 aprile dalle ore 15, presso la Sala della Missione (Risstraat 3, 3600 Genk). Dopo il saluto di Luciano Ferro (segretario Comites Limburgo), sono intervenuti: mons. Pierpaolo Felicolo (direttore generale della Fondazione Migrantes): "L'attenzione della Chiesa per le persone migranti"; dott.ssa Delfina Licata (Fondazione Migrantes, curatrice del RIM): "Italiani cittadini del mondo"; Fernando Marzo: "Italiani del Limburgo e cittadinanza". L'incontro si è chiuso col saluto del Console Generale d'Italia, Francesco Varriale. In serata, a Maasmechelen, si è fatto festa con l'associazione dei siciliani in Belgio. Domenica 6 aprile, al mattino, la delegazione della Fondazione Migrantes ha partecipato alla S. Messa per gli italiani di Bruxelles, celebrata da don Claudio Visconti. Nel pomeriggio poi, nella località simbolo di Moresnet, al confine con Olanda e Germania, la Via Crucis che riunisce tradizionalmente centinaia di italiani dai tre Paesi confinanti vivono insieme nella domenica di Quaresima prima della Domenica delle Palme. Al termine, la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Felicolo. Lunedì 7 aprile, infine, alle ore 18.30, presso il Foyer Catholique Européen di Bruxelles, la presentazione istituzionale del RIM, promossa dall’Ambasciata d’Italia in Belgio, il Consolato Generale d'Italia a Bruxelles e il Comites di Bruxelles. Ai saluti dell’Ambasciatore d'Italia in Belgio, Federica Favi, e del presidente del Foyer Catholique Européen, Lorenzo Mannelli, seguirà l’introduzione di mons. Pierpaolo Felicolo. Il Rapporto sarà quindi presentato dalla dott.ssa Delfina Licata, con l’intervento di altri co-autori.

(aggiornato il 7 aprile 2025)

A 20 anni dalla morte di san Giovanni Paolo II: “La via da percorrere è quella della genuina integrazione”

2 Aprile 2025 - Ricorrono oggi i 20 anni dalla morte di Karol Wojtyla, san Giovanni Paolo II. Nei suoi 27 anni di pontificato, come scrivevamo nel 2020, papa Wojtyla "non ha mancato di portare l’attenzione sul mondo della mobilità umana: dai migranti, ai fieranti, agli immigrati, etc. Ma anche al mondo dell’emigrazione italiana come ha fatto visitando Canale d’Agordo, il paese natale del suo predecessore, Giovanni Paolo I. In quell’occasione, era il 26 agosto 1979, parlò di una terra che dopo la prima guerra mondiale fu di 'perdurante e sempre triste necessità dell’emigrazione, sia essa permanente o stagionale'". Sono molti i riferimenti ai temi cari alla Fondazione Migrantes nel suo magistero pontificio. Così li ricordava mons. Giancarlo Perego nei giorni della canonizzazione di Giovanni Paolo II:
Le parole più ripetute risultano essere: accoglienza, tutela della dignità di ogni persona nel lavoro, nella famiglia, rispetto, integrazione. Fin dal suo primo discorso all’ONU, il 2 ottobre 1979, ribadirà tra i diritti fondamentali della persona, "il diritto alla libertà di movimento e alla migrazione interna ed esterna". Nella prima enciclica, la Laborem exercens, nel novantesimo della pubblicazione della Rerum Novarum di Leone XIII (1981), Giovanni Paolo II ribadirà, al n. 23, come "l’uomo ha il diritto di lasciare il proprio paese d’origine per vari motivi – come anche di ritornarvi – e di cercare migliori condizioni di vita in un altro Paese". Nella stessa enciclica sottolineerà che "nel rapporto di lavoro con il lavoratore immigrato devono valere gli stessi criteri che valgono per ogni altro lavoratore in quella società. Il valore del lavoro deve essere misurato con lo stesso metro, e non con riguardo alla diversa nazionalità, religione o razza". Sempre nel 1981, nell’esortazione apostolica Familiaris consortio, il Papa ricordava il necessario impegno che si deve avere verso diverse categorie "di famiglie di migranti per motivi di lavoro; di famiglie di quanti sono costretti a lunghe assenze, quali ad esempio i militari, i naviganti, gli itineranti d’ogni tipo; delle famiglie dei carcerati, dei profughi e degli esiliati" (n.77). E concludeva: "Le famiglie dei migranti… devono poter trovare dappertutto, nella Chiesa la loro patria. E’ questo un compito connaturale alla Chiesa, essendo segno di unità nella diversità". Quello della famiglia emigrata è il tema anche del Messaggio per la Giornata mondiale delle migrazioni del 1986, dove il Papa ha un ricordo particolare – e di grande attualità – per "le drammatiche condizioni di vita delle famiglie relegate nei campi profughi, dove è impossibile progettare il futuro per tutti i membri della famiglia". Nella lettera enciclica Redemptoris missio, al n. 37, Giovanni Paolo II rileva come le migrazioni sono "fra le grandi mutazioni del mondo contemporaneo” e producono un fatto nuovo: “i non cristiani aggiungono assai numerosi nei paesi di antica cristianità, creando occasioni nuove di contatti e scambi culturali, sollecitando la Chiesa all’accoglienza, al dialogo, all’aiuto e, in una parola, alla fraternità”. Una cura per i migranti, una accoglienza aperta, soprattutto per i più disperati, che è molto presente nell’omelia della beatificazione del vescovo Giovanni Battista Scalabrini (1997) e nei discorsi e nel messaggio del Giubileo del 2000, fino ad arrivare al suo ultimo Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 2005, quasi un testamento sulle migrazioni, dedicato al tema dell’integrazione interculturale.
Scriveva, infatti in quel Messaggio, Giovanni Paolo II: "Nelle nostre società investite dal fenomeno globale della migrazione è necessario cercare un giusto equilibrio tra il rispetto dell’identità propria e il riconoscimento di quella altrui. E’ infatti necessario riconoscere la legittima pluralità delle culture presenti in un Paese, compatibilmente con la tutela dell’ordine da cui dipendono la pace sociale e la libertà dei cittadini. Si devono infatti escludere sia i modelli assimilazionisti, che tendono a fare del diverso una copia di sé, sia i modelli di marginalizzazione degli immigrati, con atteggiamenti che possono giungere fino alle scelte dell’apartheid. La via da percorrere è quella della genuina integrazione, in una prospettiva aperta, che rifiuti di considerare solo le differenze tra immigrati ed autoctoni".

Cpr in Albania, mons. Perego: sull’immigrazione la politica, semplicemente, non fa scelte realistiche

31 Marzo 2025 - Le lacune delle politiche di gestione dei movimenti migratori in Italia, da circa 20 anni, "non sono caratterizzate tanto dall'ipocrisia, quanto da una mancanza di realismo". Lo ha detto mons. Gian Carlo Perego, presidente della CEMi e della Fondazione Migrantes, durante il suo intervento al convegno "Immigrazione e diritti", promosso dalla Regione Campania, mentre il Governo italiano approvava il decreto che tra le altre cose ha stabilito che uno dei due centri albanesi, quello di Gjader, potrà essere usato come centro di permanenza per il rimpatrio. "La politica si fonda sulla realtà, sui fatti" ha spiegato l'arcivescovo di Ferrara-Comacchio. "Le soluzioni devono essere dunque realistiche e oneste intellettualmente. Ditemi voi se sia tale una la soluzione all'irregolarità nel nostro Paese - dove si stimano tra 300 e i 400 mila irregolari - quella dei 1.000 posti totali dei centri in Albania". La preoccupazione è anche per lo spreco di risorse importanti che potrebbero essere usate per una integrazione reale e davvero sicura. "Si era detto - ha aggiunto mons. Perego - che la strada migliore fossero i rimpatri assistiti, piuttosto che rinchiudere una persona per 18 mesi che poi ritorna fuori, perché il 50% di chi viene recluso nei Cpr, ritorna indietro...". Il presidente della Fondazione Migrantes aveva introdotto il suo intervento ricordando che "il tema del diritto a migrare attraversa tutta la Dottrina sociale della Chiesa, a partire dalla Rerum novarum, in riferimento ai nostri emigranti", fino ad arrivare all'emblematico primo viaggio apostolico di papa Francesco a Lampedusa: "Il Santo Padre intuiva che la cultura si stava muovendo sempre di più verso una contrapposizione nei confronti dei migranti". E fino alla Fratelli tutti, in cui Francesco ha parlato della "cultura dell'incontro" e ha espresso un concetto fondamentale: che il migrante è una benedizione perché porta vita, e vita vuole dire speranza e futuro. "Soprattutto in un Paese come il nostro - ha chiosato mons. Perego - che non ha avuto politiche familiari per 25 anni. In un Paese, a differenza di quanto percepisce l'opinione pubblica, che sta diventando sempre meno attrattivo per chi viene da fuori - solo 100.000 immigrati in più rispetto a 10 anni fa - e da dove sempre più italiani se ne vanno - 1.5 milioni in circa in 10 anni". marzo Perego a Napoli

Frontiere, a Cosenza un festival su diritti, cittadinanza, fraternità, intercultura

29 Marzo 2025 - Si è tenuta sabato 29 marzo la conferenza stampa di presentazione del Festival Frontiere, con la presenza di S.E. mons. Giovanni Checchinato, arcivescovo di Cosenza-Bisignano, del sindaco di Cosenza Franz Caruso e della professoressa Unical Emanuela Pascuzzi, moderati da Pino Fabiano, direttore Caritas e Migrantes di Cosenza, in cui sono state presentate le quattro giornate del festival. Il Festival - che per la sua seconda edizione sceglie quattro parole d’ordine che accompagneranno ogni giornata: Diritti, Cittadinanza, Fraternità e Cultura - si svolgerà tra Cosenza e Rende dal 3 al 6 aprile 2025. È promosso e organizzato all’Ufficio Migrantes e Caritas dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, con il patrocino e la collaborazione dell’Unical e del comune di Cosenza, ed il sostegno della Fondazione Migrantes. Mons. Checchinato ha chiuso così la presentazione: “Mettere insieme tradizioni, culture e lingue diverse non è una cosa semplice, è quasi come una danza, in cui si devono osservare dei ritmi e delle posizioni del corpo, ma alla fine quello che viene fuori è un’esperienza di bellezza, sempre un effetto pacificatore. È possibile costruire un mondo dove alcuni valori siano ancora importanti, continuare a sognare un mondo nuovo. In questo momento, soprattutto in occidente, sembra che l’orizzonte si stia stringendo sempre di più, e sono le iniziative come il festival Frontiere ad essere importanti, in cui si parla soprattutto di pace.” Domenica 6 aprile, dalle ore 17.30, nella sessione dedicata a "Intercultura, Giovani e Futuro", previsto anche l'intervento di Mariacristina Molfetta della Fondazione Migrantes. https://youtu.be/qnAdvGBhfJA?si=bSUG1NY5NXYrn8Lt

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(aggiornamento: 31 marzo 2025)

Cammino sinodale: mons. Castellucci (Cei), “Una Chiesa con meno strutture e più Vangelo”

29 Marzo 2025 - Il presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale, S.E. mons. Erio Castellucci, in un'intervista a Riccardo Benotti del SIR, ha presentato la seconda Assemblea sinodale, in programma in Vaticano dal 31 marzo al 3 aprile. Ha parlato di proposte operative, riforme strutturali e nuovi ministeri per una Chiesa più missionaria, corresponsabile e vicina ai segni dei tempi. “È un momento molto importante – spiega –, perché mira ad approvare alcune linee operative da presentare all’Assemblea della Cei di maggio. Possiamo dire che, per quanto riguarda l’Assemblea, rappresenta quasi la conclusione della fase profetica. Sarà poi compito dei vescovi raccogliere quanto emerso in questi tre anni, anche alla luce degli orientamenti finali”. E a proposito dello stile scelto per i testi che verranno elaborati durante la seconda Assemblea, spiega: “Proposizioni brevi, chiare, essenziali: non discorsi, ma proposte votabili, emendabili, integrabili”. Le Proposizioni finali saranno poi sottoposte all’episcopato. Alla domanda sul rischio che non vengano pienamente accolte, mons. Castellucci h risposto così: "Non lo credo, per due ragioni. La prima è che, partecipando anche all’Assemblea dei vescovi, ho riscontrato la medesima volontà di camminare. Anzi, a volte c’è persino un certo desiderio di accelerare il passo. La seconda è che tutto questo lavoro nasce dalle sintesi diocesane, redatte e firmate dai vescovi stessi. E saranno tutti invitati all’Assemblea. Mi pare che finora il percorso sia stato davvero condiviso, con corresponsabilità tra laici e vescovi. Forse sono ottimista, ma ho motivo per esserlo".

La visita del direttore generale della Fondazione Migrantes agli italiani in Svezia

28 Marzo 2025 - 28 Marzo 2025 - Nel primo pomeriggio il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, sarà a Stoccolma, in Svezia, per una visita alla Missione cattolica italiana, accolto dal cappellano, don Furio Cesare. Oltre alle celebrazioni eucaristiche, alla partecipazione al consiglio pastorale e agli incontri con i rappresentanti della comunità italiana, la visita sarà anche occasione per un colloquio con il vescovo di Stoccolma, S. Em. il cardinale Anders Arborelius - primo vescovo cattolico di origine svedese dai tempi della riforma luterana e primo cardinale dei Paesi nordici europei - e con il nunzio apostolico, S. E. mons. Julio Murat.

“Il mio obiettivo principale è stato da subito l’integrazione”. L’esperienza di don Rodrigue Ogan Akakpo

27 Marzo 2025 - "Tutti coloro che abbandonano il loro Paese per recarsi in un altro come migranti faranno sempre raffronti e paragoni, non sempre facili da accettare, ma il mio obiettivo principale è stato da subito l’integrazione". Esordisce così, nella sua testimonianza raccolta da Spazio + Spadoni, don Rodrigue Ogan Akakpo, sacerdote del Togo e direttore dell’Ufficio Migrantes della arcidiocesi di Ferrara-Comacchio. Sembra di percepire subito quello "odore delle pecore" che papa Francesco sin dalle sue prime uscite ha indicato come una caratteristica fondamentale di un sacerdote: don Rodrigue ha vissuto e sta vivendo il medesimo percorso di integrazione delle persone che è stato chiamato a servire. "È doveroso sottolineare - continua - che non c’è integrazione senza insegnamenti e sostegno, morale e materiale". E che sempre queste cose, oltre alla propria volontà e alla fiducia, vengono da qualcuno che ci guarda e ci accompagna con cura: "Sarò sempre profondamente grato a tutti coloro che mi hanno dato un inizio positivo e produttivo". "L'esperienza di don Rodrigue - commenta il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo - mostra bene quanto sia importante integrarsi anche per i sacerdoti e i religiosi. Con il sacrificio di studiare anche di notte la lingua italiana, di prendersi la patente di guida, di curare la propria formazione teologica e spirituale. Non senza il senso di affidamento e il buon inserimento nella Chiesa locale".

Migranti Press | I Cpr in Italia: inutili e “inumani”. Oltre il “populismo penale”

26 Marzo 2025 - Pubblicato il 13 dicembre 2024, un Report del Comitato per la prevenzione della tortura (CPT) del Consiglio d’Europa ha evidenziato con allarme le criticità riscontrate nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) in Italia. Il documento scatta una fotografia allarmante delle condizioni di “vita” nei CPR, mettendo in evidenza gravi problematiche nel trattamento delle persone migranti. Tra i punti più preoccupanti emergono: episodi di maltrattamento, utilizzo sproporzionato della forza, condizioni infrastrutturali degradate, somministrazione diffusa e non prescritta di psicofarmaci e una mancanza di adeguate garanzie legali. Un Report che avvalora e rafforza le denunce e le segnalazioni degli ultimi anni, frutto dell’impegno costante di numerosi attori, dal mondo accademico alle organizzazioni della società civile, attivamente coinvolti nel monitoraggio e nella tutela dei diritti delle persone trattenute in questi luoghi.
La detenzione amministrativa: un sistema inefficace
Un sistema, quello fondato sulla implementazione della detenzione amministrativa e della rete dei CPR attivi sul territorio nazionale, che si è rivelato, dati alla mano, fallimentare nel corso degli anni. Nel 2022, secondo il report Trattenuti – realizzato annualmente da Action Aid, in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” –, sono state espulse il 49,4% delle persone trattenute, confermando un trend stabile di anno in anno. Ciò significa che il trattenimento è inutile ai fini dell’espulsione in un caso su due. Nel 2023 su oltre 28 mila persone straniere colpite da provvedimento di espulsione quelle effettivamente rimpatriate dai CPR sono state solo 2.987, il 10%. Che i CPR non assolvano al compito che ne giustifica l’esistenza è un dato di fatto. È naturale, dunque, interrogarsi sul perché si ritenga utile perseverare nell’attuazione di politiche che – a fronte di costi ingenti in termini economici, ma soprattutto umani – si sono rivelate inidonee al perseguimento degli obiettivi prefissati.
Migranti e “populismo penale”
Non è difficile riconoscere in queste politiche i segnali di quel populismo penale denunciato da papa Francesco nel suo intervento del 23 ottobre 2014 davanti alla delegazione dell’Associazione internazionale di Diritto penale. Un populismo punitivo, costantemente alla ricerca di «capri espiatori che paghino con la loro libertà e con la loro vita per tutti i mali sociali» e di «figure stereotipate, che concentrano in sé stesse tutte le caratteristiche che la società percepisce o interpreta come minacciose». I rischi legati all’uso strumentale del diritto penale in senso repressivo e antigarantista non devono essere sottovalutati. Come osservato dal giurista Luigi Ferrajoli nel suo libro Giustizia e politica (Laterza, 2024), uno degli aspetti più critici delle attuali politiche migratorie risiede proprio nelle degenerazioni del populismo punitivo. La criminalizzazione dei migranti, infatti, assume nuove e preoccupanti dimensioni. Non ci si limita più all’inasprimento delle pene o alla creazione di nuovi reati, ma si mira piuttosto a costruire consenso attorno a politiche che, come nel caso dei cosiddetti “accordi di esternalizzazione delle frontiere”, rischiano di compromettere la tutela dei diritti fondamentali della persona. Questo processo raggiunge il suo apice con la criminalizzazione di comportamenti non solo leciti, ma persino moralmente doverosi, come nel caso delle Ong impegnate nelle operazioni di soccorso in mare.
La detenzione come “extrema ratio”
In un contesto in cui l’approccio securitario e repressivo sembra essere il fulcro delle politiche migratorie, sia a livello nazionale che sovranazionale, è auspicabile un radicale cambio di paradigma. Con specifico riferimento alla detenzione amministrativa dei migranti, si rende sempre più urgente la chiusura definitiva di questi “non luoghi”, i CPR, e l’adozione di alternative più umane e sostenibili. A tal riguardo, si veda anche la nota del 6 giugno 2020 della sezione Migranti e Rifugiati del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, che da tempo auspica il superamento del modello detentivo a favore di misure non custodiali. Il sistematico ricorso alla detenzione amministrativa, infatti, appare non solo poco conciliabile con le fondamenta dello stato di diritto, ma risulta altresì in contrasto con quel principio cardine della Dottrina sociale della Chiesa secondo cui ogni limitazione della libertà personale “dovrebbe essere comminata unicamente in proporzione alla gravità del crimine e allo scopo di scoraggiare comportamenti lesivi dei diritti dell’uomo e delle regole fondamentali di una civile convivenza e [rimediare], tramite il sistema delle pene, al disordine creato dall’azione delittuosa” (CDSC, n. 402). La privazione della libertà personale dovrebbe, pertanto, rappresentare un’eccezione nel sistema di governance delle migrazioni, l’extrema ratio cui ricorrere in circostanze peculiari e dopo un attento esame del caso concreto.
A difesa della dignità umana. Sempre
L’ascolto della realtà, in tutte le sue sfaccettature e la responsabilità di essere una voce profetica nella storia impongono alla Chiesa, e a tutte le sue articolazioni, di rinnovare il proprio impegno nella salvaguardia della dignità di ogni persona, con particolare attenzione ai più vulnerabili. Come ricorda la dichiarazione Dignitas infinita, è nel “dramma dei migranti” che si consuma una delle più gravi violazioni della dignità umana del nostro tempo. Si tratta di uomini e donne la cui dignità è spesso negata nei Paesi di origine, dove povertà, conflitti e ingiustizie impediscono loro di condurre una vita degna. Lo stesso accade nei luoghi di transito, dove molti affrontano ulteriori privazioni e umiliazioni. Eppure, anche quando raggiungono la meta del loro progetto migratorio, questi uomini e queste donne “vengono considerati non abbastanza degni di partecipare alla vita sociale come qualsiasi altro, e si dimentica che possiedono la stessa intrinseca dignità di qualunque persona […] Non si dirà mai che non sono umani, però in pratica, con le decisioni e il modo di trattarli, si manifesta che li si considera di minor valore, meno importanti, meno umani”. (Elia Tornesi, Migranti Press 2 2025)

Le proposte di modifica di JRS Europe alla bozza di regolamento UE per i rimpatri

25 Marzo 2025 - Il JRS Europa, la sezione europea del Servizio dei gesuiti per i rifugiati, ha pubblicato un documento per esortare i legislatori dell'Unione europea a modificare la proposta di Regolamento sulla gestione dei rimpatri per garantire soluzioni incentrate sull'uomo.
Nel comunicato si fa riferimento ad esempio alla necessità di:
  • Porre la dignità umana al centro delle procedure di rimpatrio.
  • Privilegiare misure meno coercitive rispetto alla detenzione.
  • Vietare la detenzione di famiglie, minori e persone vulnerabili.
  • Estendere a tre mesi il termine per i rimpatri volontari.
  • Abolire gli hub di rimpatrio al di fuori del territorio dell'UE.

“Cinelà 2025”, a Verona il 44° Festival di cinema africano e oltre

24 Marzo 2025 - È stato inaugurato venerdì 21 marzo il 44° Festival di Cinema Africano e Oltre – Cinelà 2025 con il suo primo step: la sezione a tema “Viaggiatori & Migranti” che si colloca all’interno della XXI “Settimana d’azione contro il razzismo”, un appuntamento tradizionale dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali). Chiude oggi la rassegna, alle ore 21, il lungometraggio Anywhere Anytime, con il debutto alla regia di Milad Tangshir, vincitore del Premio Luciano Sovena per la Miglior Produzione Indipendente. Un moderno Ladri di biciclette che racconta, nella Torino dei giorni nostri, il tentativo di sopravvivenza di un giovane immigrato clandestino a cui, dopo essere stato licenziato, verrà rubata la bicicletta per lui risorsa indispensabile. Ospiti della serata Fabrizio Creston (CISL) e Raffaello Fasoli (CGIL). Il 21 marzo, il primo film ad aprire la sezione è stato Bye Bye Tibériade di Lina Soualem. Passato sugli schermi dei più importanti festival cinematografici dopo l’anteprima mondiale all’80a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Giornate degli Autori, la pellicola porta lo spettatore in Palestina, attraverso i luoghi e i ricordi di quattro generazioni di donne. Ospite della serata è stato Giuseppe Acconcia, giornalista e ricercatore dell'Università degli Studi di Padova, specializzato in Medio Oriente. A seguire il secondo film sabato 22 marzo, La Tête Froide di Stéphane Marchetti, che dopo aver girato documentari su Gaza e sui rifugiati di Calais, si è dedicato alla fiction raccontando comunque un'altra storia di migrazione. Ambientato in esterno, sulle Alpi in inverno, il film corre sul filo del thriller, tratteggiando due storie di solitudini, sogni e speranze. Ad accompagnare il dibattito in sala alcuni rappresentanti dell’Associazione One Bridge To- impegnata all’assistenza ai migranti sui confini europei. Il terzo appuntamento è stato dedicato a Non dirmi che hai paura di Yasemin Samdereli, che ha portato gli spettatori nella Mogadiscio della guerra civile per raccontare, attraverso la storia vera di Samia Yusuf Omar, che nel 2008 a 17 anni ha rappresentato la Somalia ai Giochi Olimpici di Pechino correndo senza velo, il coraggio di una giovane ragazza e la sfida a un regime violento e autoritario. In dialogo con il pubblico presente in sala è stato Padre Giuseppe Cavallini, giornalista e direttore della rivista comboniana “Nigrizia”. Prossimi appuntamenti:
  • dal 21 al 28 giugno "Africa Short".
  • dal 3 all’8 novembre "Educational Spazio Scuole".
  • dal 10 novembre al 13 dicembre "Educational in tour".
Il Festival di Cinema africano è sostenuto dalla Fondazione Migrantes, nell'ambito del progetto "La Città dai mille colori! Per una Verona accogliente e solidale".