3 Giugno 2025 - Il Corso di formazione "Linee di pastorale migratoria" edizione 2025 si svolgerà dal 7 luglio (ore 14.00 accoglienza) all’11 luglio (dopo pranzo) presso “Villa Aurelia” (Via Leone XIII, 459 – Roma).
Il Corso è rivolto alle seguenti figure di nuova nomina o che non hanno mai partecipato: direttori Migrantes regionali e diocesani, vicedirettori e collaboratori diocesani; cappellani etnici che svolgono il ministero nelle Diocesi italiane; missionari per gli italiani all’estero; operatori pastorali dello spettacolo viaggiante e dei rom, sinti e camminanti.
La scheda di iscrizione è da restituire compilata alla segreteria del Corso all’indirizzo e-mail: segreteria@migrantes.it.
La quota di partecipazione è da versare entro il 30 giugno 2025.
Primo Piano
Napoli, la devozione mariana della comunità singalese
3 Giugno 2025 - Napoli è una città ricca di storia e cultura, ma anche una casa accogliente per tutte le comunità di origine straniera, specialmente per quella singalese dello Sri Lanka. Questa comunità, fortemente devota alla Madonna, mantiene vive le proprie tradizioni religiose, specialmente durante il mese di maggio, dedicato a Maria. Ogni anno, in questo periodo, le famiglie singalesi si riuniscono nelle case per pregare insieme, portando in processione una statua della Madonna da un’abitazione all’altra.
Questo gesto di fede, semplice ma profondo, culmina in una grande festa all’inizio di giugno, che quest'anno ha preso il via con la Santa Messa festiva di domenica 1° giugno, celebrata da don Sangiwa Mendis presso la Chiesa di Santa Maria dei Vergini. L'iniziativa è stata organizzata grazie a don Prashan Gomez, cappellano della comunità singalese a Napoli. Un momento importante di unione spirituale e culturale, che testimonia la profonda fede e la ricchezza della presenza singalese nel cuore di Napoli.
Emilia Romagna: non solo immigrati. Zuppi: “Siamo inaccoglienti”
1 Giugno 2025 - Non solo immigrati. L’Emilia Romagna si è collocata nel 2024 al quarto posto delle partenze di Italiani verso l’estero dopo Lombardia, Veneto e Sicilia. L’ultimo dato parla di 265.103 Emiliano-Romagnoli nel mondo di cui oltre 51000 (51.253) dalla città metropolitana di Bologna. Per studiare il fenomeno anche nelle sue ricadute pastorali, si è riunita a Bologna la Consulta Regionale Migrantes dell’Emilia-Romagna, composta dai direttori degli uffici di pastorale migratoria delle diocesi della regione.
All’incontro ha partecipato Delfina Licata della Fondazione Migrantes, curatrice del Rapporto italiani nel mondo, e Gianfranco Coda della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo. Sono circa 80 le associazioni di Emiliano-Romagnoli attive in vari paesi del mondo, soprattutto in Sud America e in Europa.
L’Italia registra l’età media più alta (48 anni e mezzo contro i 44 e mezzo del resto dell’Europa) e il tasso di fertilità più basso (1,24 rispetto all’1,46 in Europa). Intanto quasi la metà degli italiani che hanno lasciato l’Italia hanno meno di 24 anni, soprattutto verso altri paesi europei (UK, Francia e Germania) o verso le Americhe (USA, Brasile e Argentina).
«Siamo inaccoglienti», rileva con una certa amarezza il cardinale Zuppi, in un breve saluto rivolto alla consulta regionale. Il Cardinale ha evidenziato la forte connessione dei fenomeni relativi alla mobilità. «I due meccanismi dell’immigrazione di stranieri e dell’emigrazione degli italiani soprattutto giovani sono molto collegati». Le cause? Redditi bassi, precarietà lavorativa, assenza di welfare. Per questo sempre più Italiani preferiscono metter su famiglia all’estero. L’emigrazione è diventata il nuovo ascensore sociale.
C’è una ferita migratoria che non si risana. Tra affitti troppo alti e costo della vita proibitivo, le nostre città diventano impermeabili a giovani e neolaureati. Un processo che accentua inevitabilmente la desertificazione dei territori, privati delle loro menti più produttive e creative. Cresce perfino il numero di stranieri immigrati in Italia che, una volta acquisita la nostra cittadinanza, ripartono per altre destinazioni.
Intanto l’Istat registra il fatto che l’85% dei ragazzi non italiani, residenti nel nostro paese, si sente italiano pur non essendo riconosciuto tale. L’Italia - e in essa la nostra regione - perde appeal, tanto per i giovani italiani, quanto per gli stranieri. Poco o nulla si fa per incentivare percorsi legali di una immigrazione divenuta strutturale, oltre che conveniente, per affrontare tanto i problemi demografici che quelli economici. (Ufficio Migrantes Bologna)
Cittadinanza, un referendum sull’Italia di domani. Intervista ad Alba Lala (Conngi)
29 Maggio 2025 - L’8 e 9 giugno si vota per 5 referendum tra i quali quello che mira ad abrogare alcune parti dell’articolo 9 della legge 91 del 1992, l’attuale legge italiana sulla cittadinanza. L’esito atteso è che tutti gli stranieri maggiorenni con cittadinanza di uno Stato non appartenente all’Unione europea possano presentare richiesta di concessione della cittadinanza italiana dopo cinque anni di residenza legale in Italia e non più 10. Oltre ai 4 anni di attese burocratiche. Ne abbiamo parlato con Alba Lala, segretaria generale del Coordinamento nazionale delle nuove generazioni italiane (Conngi), una delle anime del comitato promotore del referendum che ha raccolto molte più delle 500 mila firme necessarie.
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Alba Lala[/caption]
Credo che raccontare in breve la sua biografia faccia immediatamente comprendere un aspetto-chiave del referendum…
Sono nata a Fier, nel sud dell’Albania, e sono arrivata in Italia quando avevo tre anni. Ora ne ho 28. Lavoro a Genova come mediatrice culturale, in ospedali, ATS e altri servizi del Comune. Mi considero una genovese e un’italiana, nonostante questo Paese ancora non mi riconosca come sua cittadina.
Ed è anche impegnata nel Conngi. Ce ne parla?
Il Conngi è un coordinamento di oltre 50 associazioni dal nord al sud dell’Italia, nato nel 2016. Abbiamo scelto di non identificarci più come rappresentanti delle “seconde generazioni”, ma delle “nuove generazioni italiane”. Ci occupiamo di scuola, lavoro, cultura, sport e condivisione, dalla nostra prospettiva. E ovviamente di cittadinanza, che poi vuol dire anche partecipazione e rappresentanza politica.
Ecco, arriviamo al referendum. Dopo un lungo tira e molla è stata scelta la data dell’8 e 9 giugno. Come avete accolto questa decisione?
Sicuramente separare i referendum dal primo turno delle elezioni amministrative, che si tengono in tante regioni e in tante città d’Italia, è apparsa subito come una decisione volta a disincentivare il voto, in un Paese in cui di astensionismo ce n’è fin troppo.
Immaginiamo due scenari. Nel primo, il referendum non va bene. Come pensate di muovervi dal 10 giugno in poi?
Ci auguriamo che ci sia comunque una bella risposta. Se anche solo arrivassimo vicini al quorum, sarebbe comunque un grosso segnale, ossia che in realtà l’Italia è pronta al cambiamento. In un Paese in cui l’astensionismo è diffuso, i giovani non si ritrovano più nella politica, ed emerge davvero tanto disinteresse per il voto e la rappresentanza. A quel punto starà a noi rimboccarsi le maniche per cercare di modificare questa legge in modo diverso. Ci sono già delle mozioni in Parlamento. Perché, ovviamente, quello che noi abbiamo proposto con il referendum non è esaustivo per una riforma adeguata della legge sulla cittadinanza, che abbiamo a lungo sperato fosse
portata avanti in Parlamento.
E se, invece, il referendum passasse?
Vorrebbe dire innanzitutto che la legge che abbiamo non va così tanto bene come dicono. In ogni caso, concretamente, se il referendum passasse, ben 2,5 milioni di persone ne beneficerebbero direttamente. E stiamo parlando in prevalenza di giovani come me, nati o cresciuti in questo Paese, e altrettanti che, anche se non sono arrivati in tenera età, hanno deciso di costruire la loro vita in Italia e non scappano, nonostante le tante difficoltà che incontrano. Perché è bene sapere che tra i famosi “cervelli in fuga” ci sono anche quelli delle nuove generazioni italiane. Io stessa avevo un sogno, che a un certo punto della mia vita ho dovuto ridefinire: per realizzarlo, avrei dovuto fare un concorso pubblico e non avendo la cittadinanza non ho potuto, io che ero cresciuta con l’idea di essere uguale ai miei compagni e alle mie compagne di classe.
Arrivare al referendum immagino sia stato vissuto comunque come un successo. Ma com’è andata la costruzione del quesito? Erano diverse le sensibilità dei tanti soggetti che hanno proposto il referendum.
Prima di arrivare a proporre questo quesito, ovvero a puntare sulla sola modifica degli anni di residenza necessari per fare richiesta della cittadinanza, ci abbiamo lavorato per un bel po’. Il criterio è stato quello di percorrere la strada più sicura perché venisse approvato. Le ipotesi inizialmente erano tante, poi ci siamo focalizzati su 5 temi. Alla fine abbiamo puntato su una sola richiesta, perché avremmo dovuto raccogliere 500 mila firme per ciascun articolo da modificare. Che poi in realtà non chiediamo niente di straordinario: vogliamo riportare la legislazione italiana a prima del 1992.
Al di là della cerchia ristretta di chi ha lavorato con voi, ha avuto la percezione che nel corso della campagna referendaria la gente, nel quotidiano, nonostante le lacune informative e il clima generale del Paese, si sia avvicinata a questo tema?
Sì, tantissime persone si sono avvicinate al tema, ma anche partiti, associazioni… In questo momento ci sono comitati referendari in tutta Italia, e questa è una bella risposta. Ci stanno chiedendo come fare per unirci, per portare avanti comunque la nostra campagna, e come poterci aiutare a sensibilizzare sempre più persone. (Simone Sereni, da Migranti Press 4-5 2025)
Alba Lala[/caption]
Credo che raccontare in breve la sua biografia faccia immediatamente comprendere un aspetto-chiave del referendum…
Sono nata a Fier, nel sud dell’Albania, e sono arrivata in Italia quando avevo tre anni. Ora ne ho 28. Lavoro a Genova come mediatrice culturale, in ospedali, ATS e altri servizi del Comune. Mi considero una genovese e un’italiana, nonostante questo Paese ancora non mi riconosca come sua cittadina.
Ed è anche impegnata nel Conngi. Ce ne parla?
Il Conngi è un coordinamento di oltre 50 associazioni dal nord al sud dell’Italia, nato nel 2016. Abbiamo scelto di non identificarci più come rappresentanti delle “seconde generazioni”, ma delle “nuove generazioni italiane”. Ci occupiamo di scuola, lavoro, cultura, sport e condivisione, dalla nostra prospettiva. E ovviamente di cittadinanza, che poi vuol dire anche partecipazione e rappresentanza politica.
Ecco, arriviamo al referendum. Dopo un lungo tira e molla è stata scelta la data dell’8 e 9 giugno. Come avete accolto questa decisione?
Sicuramente separare i referendum dal primo turno delle elezioni amministrative, che si tengono in tante regioni e in tante città d’Italia, è apparsa subito come una decisione volta a disincentivare il voto, in un Paese in cui di astensionismo ce n’è fin troppo.
Immaginiamo due scenari. Nel primo, il referendum non va bene. Come pensate di muovervi dal 10 giugno in poi?
Ci auguriamo che ci sia comunque una bella risposta. Se anche solo arrivassimo vicini al quorum, sarebbe comunque un grosso segnale, ossia che in realtà l’Italia è pronta al cambiamento. In un Paese in cui l’astensionismo è diffuso, i giovani non si ritrovano più nella politica, ed emerge davvero tanto disinteresse per il voto e la rappresentanza. A quel punto starà a noi rimboccarsi le maniche per cercare di modificare questa legge in modo diverso. Ci sono già delle mozioni in Parlamento. Perché, ovviamente, quello che noi abbiamo proposto con il referendum non è esaustivo per una riforma adeguata della legge sulla cittadinanza, che abbiamo a lungo sperato fosse
portata avanti in Parlamento.
E se, invece, il referendum passasse?
Vorrebbe dire innanzitutto che la legge che abbiamo non va così tanto bene come dicono. In ogni caso, concretamente, se il referendum passasse, ben 2,5 milioni di persone ne beneficerebbero direttamente. E stiamo parlando in prevalenza di giovani come me, nati o cresciuti in questo Paese, e altrettanti che, anche se non sono arrivati in tenera età, hanno deciso di costruire la loro vita in Italia e non scappano, nonostante le tante difficoltà che incontrano. Perché è bene sapere che tra i famosi “cervelli in fuga” ci sono anche quelli delle nuove generazioni italiane. Io stessa avevo un sogno, che a un certo punto della mia vita ho dovuto ridefinire: per realizzarlo, avrei dovuto fare un concorso pubblico e non avendo la cittadinanza non ho potuto, io che ero cresciuta con l’idea di essere uguale ai miei compagni e alle mie compagne di classe.
Arrivare al referendum immagino sia stato vissuto comunque come un successo. Ma com’è andata la costruzione del quesito? Erano diverse le sensibilità dei tanti soggetti che hanno proposto il referendum.
Prima di arrivare a proporre questo quesito, ovvero a puntare sulla sola modifica degli anni di residenza necessari per fare richiesta della cittadinanza, ci abbiamo lavorato per un bel po’. Il criterio è stato quello di percorrere la strada più sicura perché venisse approvato. Le ipotesi inizialmente erano tante, poi ci siamo focalizzati su 5 temi. Alla fine abbiamo puntato su una sola richiesta, perché avremmo dovuto raccogliere 500 mila firme per ciascun articolo da modificare. Che poi in realtà non chiediamo niente di straordinario: vogliamo riportare la legislazione italiana a prima del 1992.
Al di là della cerchia ristretta di chi ha lavorato con voi, ha avuto la percezione che nel corso della campagna referendaria la gente, nel quotidiano, nonostante le lacune informative e il clima generale del Paese, si sia avvicinata a questo tema?
Sì, tantissime persone si sono avvicinate al tema, ma anche partiti, associazioni… In questo momento ci sono comitati referendari in tutta Italia, e questa è una bella risposta. Ci stanno chiedendo come fare per unirci, per portare avanti comunque la nostra campagna, e come poterci aiutare a sensibilizzare sempre più persone. (Simone Sereni, da Migranti Press 4-5 2025) Formazione, Mondovì (CN): “Donne migranti e violenza”
30 Maggio 2025 - Giovedì 6 giugno è in programma (online, prenotazione obbligatoria) un incontro sul tema "Donne migranti e violenza. Per uno sguardo sulle fragilità", il terzo e ultimo del percorso di formazione "Le parole per dirlo", promosso dall’ufficio Migrantes della Diocesi di Mondovì. Lo condurrà la prof.ssa Marina Calloni, ordinaria di Filosofia politica e sociale presso l'Università Milano-Bicocca, direttrice del centro studi ADV - Against Domestic Violence e presidente della Società italiana di teoria critica.
Il progetto "Le parole per dirlo" intende formare un linguaggio e una visione comune tra gli operatori e tutte le persone che si sentono coinvolte nella tematica della mobilità umana.
ℹ Per informazioni e prenotazioni: migrantes.mondovi@libero.it
Bologna, il Rosario nelle lingue di migranti e missionari
29 Maggio 2025 - Si è rinnovata la visita tradizionale dell’Immagine della Madonna di San Luca, alla città di Bologna, nella settimana che precede l’Ascensione, un periodo molto intenso di devozione popolare nella città emiliana, che vede la partecipazione attiva anche di numerosi fedeli immigrati cattolici e anche ortodossi.
La serata di mercoledì 28 maggio è stata chiusa in cattedrale con la consueta recita del Santo Rosario in una forma decisamente inconsueta: sono state utilizzate per la preghiera le lingue di numerose comunità di immigrati che abitano nel nostro territorio. Erano presenti infatti rappresentanti delle comunità Migrantes e anche alcune delle religiose di origine straniera che operano come missionarie nelle comunità della nostra diocesi.
Mentre tutti rispondevano in italiano, la prima parte dell’Ave Maria è stata recitata in ucraino, arabo, cinese, inglese, polacco, Tagalog, bengalese, swahili, cingalese, tigrigna, tamil, malayalam e brasiliano.
Si è pregato particolarmente per la pace in Ucraina e in Terra Santa, ma sono state nominate molte zone del mondo segnate dalla guerra, e sono stati ricordati anche i famigliari lontani dei migranti, i profughi, gli esiliati, i rifugiati, i cristiani perseguitati per la fede, così come gli oltre 51mila bolognesi emigrati all’estero.
Al termine, le comunità hanno offerto un canto della loro tradizione alla Vergine Maria invocando la sua protezione. (mons. Juan Andres Caniato - Ufficio Migrantes Bologna)
Il nuovo numero di Migranti Press: “Ero straniero e mi avete accolto”. Da Francesco a Leone, due Papi figli di emigranti
29 Maggio 2025 - È in distribuzione, in Italia e all’estero, il numero 4-5 del 2025 di Migranti Press, il periodico della Fondazione Migrantes. In copertina, l’editoriale “doppio” di S.E. mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei e della Fondazione Migrantes. Per ricordare e ringraziare Francesco per il suo magistero e il suo servizio alla Chiesa, e per accogliere papa Leone XIV.
In evidenza, l’intervista ad Alba Lala, segretaria generale del Coordinamento nazionale delle nuove generazioni italiane (Conngi), una delle anime del comitato promotore dell’imminente referendum sulla cittadinanza; e il nostro viaggio dentro il volontariato giovanile in Italia, in particolare tra coloro che cercano esperienze di servizio con e per i migranti: cominciamo con le proposte di ASCS, l’Agenzia scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo.
E, ancora. L’esperienza di giornalismo al femminile di “Donne senza frontiere”. L’intervista al prof. Andrea Bassi che racconta genesi e motivazioni della ricerca AVIS – “Il dono che include” – sul rapporto tra cittadini di origine straniera e agire solidaristico. La spinta del tema della prossima Giornata del migrante e del rifugiato sul sentiment positivo verso il Giubileo. La scheda sull’Albania della nostra rubrica “Paesi sicuri?”. Italea, il programma di “viaggi delle radici” per italiani residenti all’estero e italo-discendenti. L’arte come “spazio accogliente” di vita, culture e religioni: l’esperienza di Bottega d’Arte. E, infine, le nostre rubriche (Norme e giurisprudenza, Brevi e Segnalazioni – Libri, Cinema, Arte, etc).
Roubaix, la missione cattolica italiana compie 100 anni
29 Maggio 2025 - La missione cattolica italiana di Roubaix, nella diocesi di Lille in Francia, compie 100 anni.
Domenica 1° giugno, i festeggiamenti sono stati conclusi da una messa solenne nella chiesa di Saint Martin, presieduta dall'arcivescovo di Lille, S.E. mons. Le Boulc’h. Tra i concelebranti era presente anche il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. Dopo la messa, c'è stato un momento di incontro con gli italiani della diocesi.
La festa di domenica a Roubaix è stata preceduta sabato 31 maggio da una messa alla missione cattolica di Valenciennes, presieduta da mons. Felicolo.
Mons. Felicolo (a sinistra) a Roubaix per i 100 anni della Missione[/caption]
(aggiornato il 3 giugno 2025)
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Mons. Felicolo (a sinistra) a Roubaix per i 100 anni della Missione[/caption]
Referendum e cittadinanza, CEI: “Integrare nella pienezza dei diritti coloro che condividono i medesimi doveri e valori”
28 Maggio 2025 - Quello che serve urgentemente al Paese, come hanno ricordato ancora una volta i vescovi italiani alla fine del Consiglio episcopale permanente straordinario di martedì 27 maggio, è senza dubbio una riforma complessiva della legge 91/1992 sulla cittadinanza.
Il prossimo referendum dell'8 e 9 giugno - che mira solo a ridurre da 10 a 5 anni i tempi per poter presentare la richiesta - appare in ogni caso un'occasione per cominciare ad adottare "una visione larga che eviti mortificazioni della dignità delle persone" e per "integrare nella pienezza dei loro diritti coloro che condividono i medesimi doveri e valori".
Come aveva scritto su Migranti Press lo scorso mese di marzo S.E. mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della CEMi e della Fondazione Migrantes, "votare il referendum sulla cittadinanza significa esercitare il diritto a modificare una legge che non aiuta a costruire l’Italia di domani", perché "non si può lasciare fuori dalla città – oggi con un’attesa fino anche a 14 anni, per motivi burocratici, mentre negli altri Paesi europei l’attesa media è di sette anni – chi lavora, studia, si sposa, ha un figlio in Italia".
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Roma 27–5-2025
Cei
Consiglio permanente straordinario
Ph: Cristian Gennari/Siciliani[/caption]
Roma 27–5-2025Cei
Consiglio permanente straordinario
Ph: Cristian Gennari/Siciliani[/caption]
Gli occhi di Aziz. Il metodo e lo spirito della Cooperativa Sophia
27 Maggio 2025 - Entro nel cantiere – siamo nella zona Ardeatina, nella periferia di Roma – mentre Aziz e altri colleghi stanno lavorando alla pulitura dei filtri di un macchinario. Il suo responsabile lo fa chiamare in un piccolo container lì accanto.
Entra, chinandosi un poco sotto la porta dell’ufficietto, e guarda i presenti un po’ sorpreso, guardingo: forse intuisce e spera, forse teme qualcosa di spiacevole. “In questa busta – è Marco Ruopoli, il presidente della cooperativa Sophia, che rompe il silenzio – c’è una lettera che dice che hai i documenti. Hai ottenuto la protezione speciale”.
Aziz non ci crede, scuote la testa, dice qualche parola confusa. Usciamo e ci mettiamo in cerchio, ora ha realizzato, si commuove, ma sorride, un sorriso che è un abbraccio. Sono di fronte a lui. Alza la testa e incrocia il mio sguardo: “Non so chi tu sia, ma ricorderò per sempre il tuo viso. Perché sei l’angelo di questa notizia”. Mi sento in imbarazzo. Ma grato di poter condividere in una mia giornata qualsiasi la gioia di una giornata speciale, specialissima, di un’altra persona. Sono l’ospite di un mattino, ma mi sento per un istante anche io parte della sua storia, di questa storia. Possiamo chiamarlo “il metodo Sophia”: lavorare insieme ad altri per scoprire ciascuno la propria dignità e il proprio posto nel mondo, condividendo la vita quotidiana.
“Questa sentenza è il prodotto di un percorso durato sette anni, e di qualcuno che nel mentre ti accompagna passo passo”, spiega Ruopoli. “In questo piccolo traguardo suo, c’è il cuore del lavoro di Sophia con i migranti: l’accompagnamento, il lavorare con loro su vari livelli, il tempo. Ci vuole veramente una pazienza incredibile per arrivare a giorni come questo, per noi e per loro”.
Aziz ora scalpita per tornare subito in Senegal, ma deve attendere il documento. D’altra parte, avendo già un contratto di lavoro con la cooperativa, può passare direttamente a un permesso di soggiorno da lavoro. “Eppure, in questi sette anni ci sono stati momenti veramente difficili da gestire. Un giorno, due anni fa, mi arriva un suo messaggio sul telefono: voleva una mano per tornare in Africa. Se fosse partito, avrebbe perso tutto. E allora lì, insieme, a rimotivare, a lavorare”.
La cooperativa Sophia – attualmente 12 soci e 24 collaboratori, con un’età media di 24 anni – grazie al sostegno di fondazioni private e bancarie e della Conferenza episcopale italiana, nei suoi oltre 12 anni di attività ha sviluppato progetti in più ambiti: educazione sul tema della migrazione nelle scuole di Italia e Senegal per più di 20.000 studenti; dal 2023, formazione a distanza per ragazzi e ragazze di 11-18 anni a rischio di dispersione scolastica, appartenenti alle famiglie dello spettacolo viaggiante (questi due progetti, in particolare, sono sostenuti dalla Fondazione Migrantes); e poi, un percorso personale di accompagnamento dei giovani nel mondo del lavoro, che finora ha coinvolto più di 150 giovani; infine, la formazione ai mestieri artigianali, in particolare al mestiere edile, elettrico e idraulico, e un accompagnamento personale per 200 giovani italiani e migranti.
Progetti che sono collegati a vari servizi che Sophia, che è anche un’impresa sociale, mette poi sul mercato: dal lavoro che fa Aziz, ai servizi di manutenzione per condomini e parrocchie.
Ma come è nata la cooperativa Sophia? “Facevo la tesi in economia – racconta Ruopoli – e iniziai a orientarla sulla realtà che vivevo in quel momento. Avevo deciso di avviare un’attività di affissione, e cinque, sei giorni dopo, bussò alla porta un candidato minore a sindaco di Roma e chiese se potevo dargli una mano con la campagna elettorale: era proprio il succo della mia tesi. In quei giorni avevo incontrato al semaforo Dullal, misi insieme i pezzi del puzzle, e scoprii che potevo far lavorare non uno ma 30 ragazzi migranti. Da lì poi è nata Sophia”.
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Dullal e Marco.[/caption]
La Fondazione Migrantes è stata la prima a crederci: “Ebbi modo di entrare in contatto con mons. Perego. Gli raccontai quello che facevamo coi migranti – che all’inizio era pulire i condomini e attaccare i manifesti – e lui mi invitò a mandare un progetto, che poi fu finanziato. Ed eccoci qui”.
La cooperativa è nata nel 2013 con 4 soci e all’inizio è stata dura. Poi, paradossalmente, lo sviluppo più significativo è avvenuto in tempo di Covid: “Non potendo lavorare nei servizi, abbiamo iniziato a ragionare sulle aree di lavoro. Nel terzo settore sono molto importanti amministrazione e rendicontazione, progettazione e comunicazione. Sono cose che in qualche modo avevamo sempre fatto, ma se volevamo sopravvivere dovevamo strutturarci un po’.
In quel periodo lo Stato si faceva da garante su prestiti a tasso bassissimo, un prestito che tuttora stiamo pagando. E ci siamo detti: ‘va bene, prendiamo questo prestito, investiamolo sulle persone e iniziamo a tirare su le aree di lavoro’. E nel 2020 in poco tempo siamo diventati da 10 a 29 tra soci e collaboratori”.
Ora Sophia sta vivendo una nuova sfida interna dovuta a una fase di crescita. Ed è dunque un tempo di verifica anche del cammino spirituale, di ispirazione ignaziana, che gran parte dei soci e dei collaboratori condividono, e che li ha fatti incontrare. Si tratta probabilmente del nucleo dell’esperienza di Sophia, e del modo di procedere e di vedere il lavoro: “Non ci siamo neanche scelti tra di noi, ma un passo alla volta camminando siamo diventati compatibili anche come logica”.
Un’esperienza sorgiva molto forte che però non ha impedito di coinvolgere sul piano pratico, attraverso il lavoro, anche persone di religione musulmana e induista, o non religiose. “Noi puntiamo a far scoprire a ciascuno quello che può fare meglio e a farglielo sperimentare. È una sfida molto grande e complessa. Ma quando, a scelte fatte, ti resta gioia e pace nel cuore, è un segno buono, no?”. (Simone Sereni)
Dullal e Marco.[/caption]
La Fondazione Migrantes è stata la prima a crederci: “Ebbi modo di entrare in contatto con mons. Perego. Gli raccontai quello che facevamo coi migranti – che all’inizio era pulire i condomini e attaccare i manifesti – e lui mi invitò a mandare un progetto, che poi fu finanziato. Ed eccoci qui”.
La cooperativa è nata nel 2013 con 4 soci e all’inizio è stata dura. Poi, paradossalmente, lo sviluppo più significativo è avvenuto in tempo di Covid: “Non potendo lavorare nei servizi, abbiamo iniziato a ragionare sulle aree di lavoro. Nel terzo settore sono molto importanti amministrazione e rendicontazione, progettazione e comunicazione. Sono cose che in qualche modo avevamo sempre fatto, ma se volevamo sopravvivere dovevamo strutturarci un po’.
In quel periodo lo Stato si faceva da garante su prestiti a tasso bassissimo, un prestito che tuttora stiamo pagando. E ci siamo detti: ‘va bene, prendiamo questo prestito, investiamolo sulle persone e iniziamo a tirare su le aree di lavoro’. E nel 2020 in poco tempo siamo diventati da 10 a 29 tra soci e collaboratori”.
Ora Sophia sta vivendo una nuova sfida interna dovuta a una fase di crescita. Ed è dunque un tempo di verifica anche del cammino spirituale, di ispirazione ignaziana, che gran parte dei soci e dei collaboratori condividono, e che li ha fatti incontrare. Si tratta probabilmente del nucleo dell’esperienza di Sophia, e del modo di procedere e di vedere il lavoro: “Non ci siamo neanche scelti tra di noi, ma un passo alla volta camminando siamo diventati compatibili anche come logica”.
Un’esperienza sorgiva molto forte che però non ha impedito di coinvolgere sul piano pratico, attraverso il lavoro, anche persone di religione musulmana e induista, o non religiose. “Noi puntiamo a far scoprire a ciascuno quello che può fare meglio e a farglielo sperimentare. È una sfida molto grande e complessa. Ma quando, a scelte fatte, ti resta gioia e pace nel cuore, è un segno buono, no?”. (Simone Sereni)
L'articolo è stato pubblicato sul numero 3 2025 di "Migranti Press".
Roma, Coop. Sophia: “Da studenti a protagonisti. Come scelgo il mio futuro”
27 Maggio 2025 - Il 29 maggio 2025, presso l’Auditorium della Tecnica (zona EUR, Roma), si è tenuto “Da Studenti a Protagonisti”, l’evento conclusivo dei progetti educativi della Cooperativa Sophia nelle scuole, dove studenti italiani, dello spettacolo viaggiante e senegalesi presenteranno la loro risposta alla domanda: “Come scelgo il mio futuro?”. Presente anche il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo.
Per la prima volta, sono stati gli studenti a raccontare in un unico evento la missione comune dei progetti nelle scuole sulla migrazione, per l’orientamento professionale e per la prevenzione dell’abbandono scolastico della Cooperativa Sophia, che dal 2014 hanno coinvolto più di 22.000 studenti: guidare gli studenti a riconoscere dentro di sé un valore fondamentale per costruire il futuro che desiderano.
“Il lavoro nelle scuole ha dato agli studenti la possibilità di mettersi in gioco con i loro talenti.” Dice Marco Ruopoli, presidente della Cooperativa Sophia.
L’evento è stato un susseguirsi di flash mob, cortometraggi, numeri circensi e project work realizzati dagli studenti di 15 scuole per percorrere con lo spettatore il viaggio tra paure, limiti, interrogativi, desideri e sogni che li ha portati a sviluppare una nuova consapevolezza sul tema della scelta.
Di fronte ad una platea di 700 studenti, il Liceo Enriques di Ostia ha presentato i frutti del dialogo interculturale che ha portato avanti con gli studenti del Collège Sacré-Coeur di Dakar. Il Liceo Cannizzaro di Roma un flash mob che dà voce alle paure sul futuro dei giovani. Gli studenti dello spettacolo viaggiante hanno portato numeri di contorsionismo e verticalismo per raccontare la scuola dalla loro prospettiva.
Fra le attività svolte dalla cooperativa, c’è infatti il servizio di scuola itinerante, svolto anche in collaborazione con la Fondazione Migrantes, che aiuta i ragazzi circensi o giostrai, costretti a spostarsi e a cambiare frequentemente città e scuole. A raccontare la scuola itinerante è stata la responsabile per Sophia, Federica Pennino. “La scuola – ha spiegato – non è il pezzo di carta conseguito, ma è la scelta di arricchirsi a livello personale. In questi anni ho accumulato relazioni con i ragazzi, i genitori e gli insegnanti che ci ha portato a un lavoro costruttivo”.
"Da Studenti a Protagonisti" è un’iniziativa che racchiude i frutti del lavoro svolto con i progetti educativi nelle scuole realizzati con il sostegno del Dipartimento per le Politiche della famiglia della Presidenza del consiglio dei ministri, della Fondazione Cattolica Verona, di Impresa sociale Con i bambini e della Fondazione Migrantes – CEI e del Fondo di Beneficenza ed opere di carattere sociale e culturale di Intesa Sanpaolo, nell’ambito del progetto Insieme per il futuro.
➡ Su "Migranti Press" 3 2025 abbiamo raccontato l'esperienza della Coop. Sophia.
(aggiornato il 30 maggio 2025)
Referendum sulla cittadinanza. A Firenze un incontro sulle “ragioni del sì”
27 Maggio 2025 - Giovedì 29 maggio, alle 17,45, nella Sala Teatina (via dei Pescioni, 3 - Firenze), si terrà un incontro-dibattito in vista del Referendum sulla cittadinanza dell'8-9 giugno dal titolo «Le ragioni del sì».
All'incontro, promosso da numerose realtà fiorentine, tra cui Caritas, Acli, Meic, Migrantes Toscana, Centro Internazionale Studenti, Opera per la Gioventù e Fondazione La Pira, intervengono:
- Massimo Carli, costituzionalista, già difensore civico regionale;
- Sara Vatteroni, direttrice regione Toscana della Fondazione Migrantes;
- Marzio Mori, direttore Caritas Firenze;
- Bernardo Marasco, segretario Cgil Firenze;
- Andrea Tognetti, presidente Acli Firenze;
- Giovanni Lattarulo, Associazione Rosa Bianca;
- Enzo Ciacioli, presidente Meic Firenze.
Milano-Bicocca, “La cittadinanza italiana: passato, presente e futuro tra riforme e referendum”
26 Maggio 2025 - Cosa significa il concetto di cittadinanza? Chi ne ha diritto? Qual è la situazione attuale in Italia per la richiesta di tale status e soprattutto, quali sono gli scenari possibili, in vista dell'imminente referendum?
Per chiarire e discutere su queste tematiche, i Dipartimenti di Giurisprudenza (school of Law) e di Sociologia sociale e ricerca sociale dell’Università di Milano-Bicocca promuovono il convegno di studi “La cittadinanza italiana: passato, presente e futuro tra riforme e referendum”, che si terrà il 30 maggio 2025, ore 9.30, presso l’Ed. U7 – Civitas.
Introduce, coordina e conclude i lavori Paolo Bonetti, professore di diritto costituzionale e pubblico nell’Università di Milano-Bicocca e docente di diritto degli stranieri.
Intervengono:
- Delfina Licata, sociologa delle migrazioni, Fondazione Migrantes (Conferenza episcopale italiana) e curatrice del Rapporto italiani nel mondo;
- Claudio Panzera, professore di diritto costituzionale e pubblico nell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e vicedirettore del Centro di ricerca sulle cittadinanze (CERIC);
- Giulia Perin, avvocata del foro di Roma, Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI);
- SiMohamed Kaabour, consigliere comunale di Genova, docente di arabo e educazione civica al liceo linguistico internazionale Deledda, CoNNGI – Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane, IDEM network.
👉 Per partecipare da remoto cliccare qui – password: cittadinanza
I cattolici siro-malabaresi di Roma insieme per celebrare san Kuriakose (Ciriaco) Elias Chavara
23 Maggio 2025 - Domenica 25 maggio le otto comunità di cattolici siro-malabaresi di Roma hanno celebrato la festa di san Kuriakose (Ciriaco) Elias Chavara presso la Chiesa parrocchiale del Santo Volto di Gesù alla Magliana.
Ha presieduto la celebrazione eucaristica mons. Stephan Chirappanath, visitatore apostolico per i fedeli siro-malabaresi in Europa.
(aggiornato il 26 maggio 2025)
Srilankesi in Italia: la festa di Nostra Signora di Madhu a Roma
23 Maggio 2025 - Come ogni anno, l’ultima domenica del mese di maggio ha visto la comunità cattolica dello Sri Lanka di Roma celebrare la festa dedicata a Nostra Signora di Madhu presso la parrocchia di Santa Maria dei Pellegrini all’Infernetto (Roma).
La solenne celebrazione eucaristica che si è svolta domenica 25 maggio è stata presieduta dal cardinal Malcolm Ranjith, arcivescovo metropolita di Colombo. Insieme a lui, don Sanjeewa Mendis, coordinatore nazionale per gli immigrati cattolici dello Sri Lanka in Italia, mons. Neville Perera, cappellano per la comunità srilankese di Roma e numerosi sacerdoti srilankesi che vivono e studiano in vari atenei pontifici a Roma.
La festa della comunità srilankese di Roma è stata arricchita quest’anno da 42 tra prime comunioni e cresime.
Durante l’omelia il card. Ranjith ha invitato i giovani che hanno ricevuto per la prima volta il sacramento dell’Eucarestia a ricevere, comprendere e accettare la trasformazione d’amore che Gesù chiede e porta a ognuno di noi con questo straordinario sacramento.
Il messaggio principale dato ai cresimandi è stato: «Fissando lo sguardo a Gesù crocifisso accettate i sacrifici che dovrete fare in nome della vostra fede e siate testimoni del Vangelo».
«Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi; questo invito del Signore che abbiamo letto nel vangelo di Giovanni non deve sfuggirci mai di mente, specialmente ai giorni d’oggi dove la società soffre a causa dell’egoismo umano» ha concluso il prelato rivolgendosi ai numerosi fedeli presenti.
Augurando a tutti una buona festa, mons. Neville ha ringraziato l’arcivescovo per la sua presenza e disponibilità a rendere unica la festa. Un ringraziamento speciale anche a don Sanjeewa Mendis, coordinatore nazionale e vice-cappellano della comunità Srilankese a Roma, che con i tanti volontari ha organizzato la celebrazione eucaristica e la festa.
Dopo la Santa Messa i festeggiamenti sono continuati con il pranzo comunitario e un momento di musica e svago. Numerosi sono stati anche i cari amici italiani che hanno partecipato all’evento. (Riccardo Nelumdeniya)
(aggiornato il 26 maggio 2025)
A Genazzano (RM), la Festa della Madre del Buon Consiglio, patrona degli albanesi
22 Maggio 2025 - Il 25 maggio a Genazzano (RM), il Coordinamento nazionale della pastorale dei cattolici albanesi in Italia, guidato da don Anton Kodrari, con l'ausilio della Fondazione Migrantes e in collaborazione con la Conferenza episcopale albanese, organizza la Festa della Madre del Buon Consiglio, patrona del popolo albanese.
Il programma, con inizio dalle ore 10, oltre ai saluti istituzionali, prevede una serie di testimonianze e riflessioni. Verrà data lettura del messaggio paterno inviato dall'archimandrita Donato Oliverio, vescovo eparchiale di Lungro degli italo-albanesi .
Alle ore 11,30 è prevista la processione nelle strade di Genazzano, con la statua della "Madre del Buon Consiglio" caricata sulle spalle di ragazzi albanesi in costumi nazionali e accompagnata da petali di rose, gettati dalle finestre dei genazzanesi.
Al termine la celebrazione eucaristica, presieduta dal presidente della Conferenza episcopale albanese, S.E. mons. Gjergj Meta. Dopo un pranzo condiviso, il pomeriggio sarà animato da un programma artistico nel Parco degli Elcini.
Il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, ha inviato a don Kodrari un messaggio di ringraziamento per il suo lavoro e di saluto grato a tutta la comunità albanese e a S.E. mons. Kulli: "Una delle letture del tempo pasquale presa dagli Atti degli Apostoli ci parla di una comunità dei discepoli perseverante nella preghiera e in piena comunione tra loro. Questo è il mio augurio per voi nella Festa della Madonna del Buon Consiglio, quello che possiate diventare sempre più comunità cattoliche albanesi che pregano, si sostengono, testimoniano con coraggio la propria fede volendo bene a tutti (poveri, profughi, anziani soli, ecc.). Grazie per quello che siete e per quello che fate".
Info: Koordinimi Kombëtar i Pastoralit të Katolikëve Shqiptarë në Itali. (aggiornata il 26 maggio 2025)
A Santa Croce sull’Arno (PI) l’incontro nazionale dei cattolici cinesi in Italia
22 Maggio 2025 - Sabato 24 e domenica 25 maggio oltre 300 fedeli delle comunità cattoliche cinesi provenienti da tutta Italia si riuniscono a Santa Croce sull’Arno per rafforzare i legami, pregare insieme e riflettere sulla situazione della Chiesa in Cina. L’evento, itinerante e organizzato dal 2007, si alterna ogni anno in una città diversa; quest’anno torna in Toscana, due anni dopo l’edizione di Prato. Per la Fondazione Migrantes sarà presente il direttore generale, mons. Pierpaolo Felicolo.
Alle ore 14.00 di sabato 24 maggio, avrà inizio l’accoglienza presso la tendopoli allestita nei pressi della chiesa di Sant’Andrea Apostolo (via Giovanni Amendola). Alle 16.30 i partecipanti si sistemeranno negli spazi comuni, pronti a prendere posto per la Messa delle 18.00. La serata proseguirà con la cena alle 19.30, seguita da uno spettacolo culturale alle 20.30: un’occasione per condividere tradizioni e storie di fede. Il programma del primo giorno si chiuderà con un momento di preghiera e ritiro spirituale nella tendopoli alle 22.30.
Domenica 25 maggio, il raduno riprenderà presto: colazione alle 7.00, preghiera di gruppo e foto ricordo alle 9.00, quindi processione e Rosario alle 9.30. Alle 11.00 sarà celebrata la Messa nella collegiata di San Lorenzo (via Ciabattini), seguita dal pranzo comunitario e dai saluti finali attorno alle 12.00.
https://youtu.be/Q8ANhN65fh0?si=k37k2nzkV5O2whJR
Organizzato in corrispondenza della Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina istituita da papa Benedetto XVI nel 2007, questo incontro annuale offre a una comunità di circa 284.000 cinesi residenti in Italia (la quarta più numerosa tra i cittadini extra-UE) un momento di sostegno reciproco e di riflessione. Ricordiamo che il 24 maggio si festeggia anche la Madonna di Sheshan, la patrona della Cina.
(Fonte: Diocesi di San Miniato)
- aggiornato il 26 maggio 2025 -
«È meglio il carcere del CPR, in Albania non ci torno». Il suicidio di Hamid Badoui a Torino
21 Maggio 2025 - Hamid Badoui, cittadino di origine marocchina di 42 anni, si è suicidato nel carcere di Torino. In Italia da oltre 10 anni, Hamid avrebbe più volte dichiarato al suo avvocato: «È meglio il carcere del CPR, in Albania non ci torno».
Come riporta il quotidiano Il Manifesto, era purtroppo caduto in un circolo vizioso di tossicodipendenze e piccoli furti, tra condanne e soggiorni in carcere. "Circa due mesi fa aveva finito di scontare l’ultima pena al Lorusso Cutugno, ma il giorno dopo, siccome i documenti di permanenza erano scaduti, era stato trasferito nel Cpr di Bari, dove è rimasto per tre mesi. Da lì l’Albania, da cui era venuto via dopo che la giudice aveva stabilito l’irregolarità della sua detenzione. Una decisione arrivata «in attesa della definizione di costituzionalità, sollevata negli analoghi giudizi, dalla Corte costituzionale»".
Era assistito dal Gruppo Abele di Torino, che ha reso noto che Hamid stava cercando di intraprendere un percorso di riabilitazione e disintossicazione, ma il periodo passato al Cpr in Albania avrebbe “annientato le sue difese emotive”.
Molto duro il commento del Tavolo Asilo Immigrazione (Tai), che considera la sua morte "l’effetto diretto di politiche strutturali di segregazione ed esclusione che colpiscono le persone con background migratorio", ricordando che "nei Cpr in Italia e nei nuovi centri in Albania le persone vivono in condizioni degradanti, senza accesso a cure adeguate, in un clima di costante abbandono e assenza di informazioni".
Secondo il Tai, "Il modello Albania – promosso dal governo italiano come strumento innovativo di gestione delle migrazioni – esaspera ulteriormente questa logica: strutture extraterritoriali, isolamento geografico, accesso difficoltoso e limitato alle garanzie legali, ostacoli all’accesso al diritto alla salute, detenzione amministrativa diffusa e usata in maniera punitiva, anziché come extrema ratio prevista dal diritto internazionale".
Comunità etniche in Italia: l’incontro dei coordinatori nazionali al Collegio filippino di Roma
21 Maggio 2025 - Si è rinnovato oggi a Roma il periodico appuntamento per i coordinatori nazionali delle comunità etniche in Italia, animato e promosso dalla Fondazione Migrantes.
Per la prima volta la riunione non si è tenuta presso la sede della Fondazione, ma è stata ospitata dal Rettore del Pontificio Collegio Filippino, a Roma, che è anche il Coordinatore nazionale dei cappellani etnici filippini in Italia, don Gregory Ramon Gaston.
Prima di affrontare i temi all'ordine del giorno, don Gregory ha accolto con attenzione i presenti, introducendoli agli ambienti principali del Collegio, e poi ha offerto una breve presentazione della vita e dell'organizzazione delle comunità cattoliche filippine in Italia - con uno sguardo all'Europa dell'Est -, e delle sfide che i cappellani si trovano ad affrontare in questo momento.
Il Coordinatore filippino ha anche condiviso con i confratelli alcuni essenziali spunti meditativi sul loro speciale ministero - "essere ponti", vivere la "speranza agrodolce di dover sempre ricominciare da capo" - e sul ruolo sempre più importante dei laici nell'animazione pastorale dei cattolici migranti in Italia.
Il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, ha guidato poi una breve condivisione sugli spunti offerti da don Gregory, sottolineando che l'accoglienza ricevuta dal Coordinatore filippino offre l'opportunità di riflettere sulla bellezza dell'ospitalità e sulla necessità di un sostegno reciproco tra i sacerdoti per poter a loro volta essere di sostegno a chi viene loro affidato.
In seguito, mons. Felicolo ha affrontato i temi all'ordine del giorno, in particolare gli aspetti organizzativi del prossimo Giubileo dei Migranti (4-5 ottobre 2025) e dell'imminente Incontro nazionale dei Coordinatori del 19 giugno a Fiesole (FI).
A Porto Empedocle le salme dei due bimbi ghanesi morti di stenti in mare. L’appello di don Aldo Sciabbarrasi
20 Maggio 2025 - Non è certamente la prima volta, purtroppo, che il molo di Porto Empedocle accoglie i corpi senza vita di chi tenta la traversata del Mediterraneo. Questa volta c'erano quattro bare, due di esse bianche. Sono quelle dei bambini ghanesi morti per fame, sete e ustioni durante la traversata verso Lampedusa tra il 7 e il 10 maggio scorso. Di fronte a loro anche le due madri disperate, insieme a rappresentanti delle istituzioni religiose, civili e militari.
Le salme sono state poi affidate ai comuni per la sepoltura. I due bambini riposeranno nel cimitero di Favara. I due uomini saranno sepolti a Ribera e a Calamonaci.
"Un momento di dolore profondo, di straziante umanità, che non possiamo e non vogliamo più accettare come normalità", ha commentato in una nota il direttore dell'Ufficio Migrantes della arcidiocesi di Agrigento, don Aldo Sciabbarrasi. "Ancora una volta, come Chiesa, diciamo con fermezza che non possiamo rimanere in silenzio di fronte a simili tragedie. Non possiamo accettare che la disperazione di tanti fratelli e sorelle continui a infrangersi contro l’indifferenza e l’inerzia. È urgente e necessario che chi ha responsabilità di governo si impegni concretamente per attivare corridoi umanitari e percorsi sicuri di ingresso regolare per chi fugge da guerre, miseria e persecuzioni in cerca di una vita dignitosa".
C'è sgomento e anche rabbia nelle parole del sacerdote: "Quelle bare bianche — che non sono le prime, né purtroppo le uniche — non vogliamo più vederle. Non vogliamo più accogliere salme di chi ha perso la vita per fame e sete. Com'è possibile che nel 2025 si possa ancora morire di fame e sete? Eppure è successo. Perché?"
Nelle sue parole c'è poi un richiamo alla Chiesa: "Come cristiani, ci interroghiamo: cosa possiamo fare, concretamente, per fermare questa strage silenziosa?", perché, sottolinea don Sciabbarrasi, "è il tempo del coraggio, della verità, dell’azione. È il tempo di risvegliare la voce della nostra coscienza.
Riflettiamo. Agiamo. Non voltiamoci dall’altra parte".