Primo Piano

Educare al rispetto

16 Marzo 2021 - Della donna è da rilevare, anzitutto, l'eguale dignità e responsabilità rispetto all'uomo: tale uguaglianza trova una singolare forma di realizzazione nella reciproca donazione di sé all'altro e di ambedue ai figli, propria del matrimonio e della famiglia. Quanto la stessa ragione umana intuisce e riconosce, viene rivelato in pienezza dalla Parola di Dio: la storia della salvezza, infatti, è una continua e luminosa testimonianza della dignità della donna. […]. Purtroppo il messaggio cristiano sulla dignità della donna viene contraddetto da quella persistente mentalità che considera l'essere umano non come persona, ma come cosa, come oggetto di compravendita, al servizio dell'interesse egoistico e del solo piacere: e prima vittima di tale mentalità è la donna. (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, dai nn. 22 e 24, 22 novembre 1981)   La terza parte dell’esortazione apostolica Familiaris Consortio si apre con un monito che è stato da molti giustamente ripreso: “Famiglia, diventa ciò che sei!”. Un monito che è anche un auspicio secondo il quale la famiglia nel disegno di Dio Creatore e Redentore può davvero trovare la sua piena identità ed anche la sua missione. Come si organizzano i compiti della famiglia cristiana? Prima di tutto nella formazione di una comunità di persone, poi nel servizio alla vita; con la partecipazione allo sviluppo della società e con la partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa. Nell’ambito del primo gruppo di compiti, dopo alcuni paragrafi che il Papa dedica alla natura indissolubile della comunione di amore che si instaura fra i coniugi, l’esortazione si sofferma sui diritti e compiti della donna. Una privilegiata attenzione che il Sinodo ha voluto rimarcare con spirito profetico richiamando l’eguale dignità e responsabilità della donna rispetto all’uomo. Fondare questa uguaglianza di maschio e femmina nel disegno della Creazione è di vitale importanza per riconoscere alla donna dei diritti che la storia ha spesso negato. Donna è Maria Vergine attraverso cui il Verbo si fa carne, donna è Maddalena a cui per prima si rivolge Cristo risorto. La Parola di Dio è una fucina di donne che hanno inciso profondamente nella società a cui appartenevano e la Chiesa non può che riconoscere il pieno diritto delle donne di accedere ai compiti pubblici e vedere nel contempo riconosciuto l’onore e l’onere – spesso affidato loro in esclusiva – del lavoro domestico e dell’accudimento della prole. Se da un lato le donne non dovrebbero essere costrette al lavoro fuori casa e dovrebbero, se lo vogliono, potersi occupare solo della casa senza perdere in rispetto e dignità da parte degli uomini; così le donne oggi devono poter competere con gli uomini in ogni ambito del sapere e del lavoro umano. C’è da sviluppare un’attenzione più che alla parità, alla complementarietà, in un progetto organico che vede uomini e donne cooperare per lo sviluppo della società e nel contempo una crescita armonica delle famiglie. Purtroppo come nel passato le donne sono state vittime di una sottomissione indebita, ancora oggi subiscono discriminazioni che non hanno fondamento alcuno e sono da condannare con determinazione. Dalla strumentalizzazione della persona come cosa derivano tante forme di iniquità come la schiavitù, l’oppressione dei deboli, la prostituzione e la pornografia. Ci sono, poi, alcune categorie di donne che più di altre subiscono le discriminazioni che derivano da una visione materialista della realtà: sono le spose senza figli, le vedove, le separate, le divorziate, le madri nubili. A tutte queste persone il Papa rivolge un’attenzione speciale. Sono ormai passati quarant’anni da questa presa di posizione di Giovanni Paolo II, ma da allora la Chiesa non ha mai abbassato la guardia nei confronti della fragilità con cui spesso il genere femminile deve confrontarsi nel suo approccio al mondo. Non più tardi di una settimana fa, in occasione dell’8 marzo, giornata internazionale della donna, così ha scritto l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini: “L’uomo senza la donna, la donna senza l’uomo cantano la malinconica elegia dell’incompiuto. Contro la viltà del prepotente, contro la violenza ottusa che colpisce, contro la pretesa aggressiva di possedere, contro la perfidia dell’umiliare, alzerò il grido della protesta. E sarò la voce di ogni donna ferita, di ogni giovinezza negata, di ogni bellezza sfruttata, di ogni fedeltà tradita”. Se la contemporaneità non ha fatto tanti passi in avanti in questo senso, compito della comunità cristiana non è in prima istanza quello di produrre leggi a protezione della donna – onere che va alle istituzioni – quanto quello di educare le coscienze ad un rispetto che dovrebbe essere naturale, ma spesso non si dà come dovrebbe. È vitale per la crescita armonica delle nostre famiglie che le donne si sentano libere di essere professioniste, mogli e madri in un contesto sociale che valorizzi sempre il loro ruolo senza approfittarsi di esse o sminuirne gli sforzi. Al di là di decreti e quote rosa, sono le anime che devono essere educate e questo, ancora una volta, è in famiglia che avviene fin dai primi anni di vita. Una convivenza fra maschi e femmine che si alimenta di rispetto, accoglienza e comprensione in un cammino lungo e a tratti faticoso ma in cui non ci si può fermare. (Giovanni M. Capetta​)  

Palermo: giovedì la presentazione del Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes

16 Marzo 2021 - Palermo - Forte della sua missione, da 29 anni la Fondazione Migrantes e la Caritas Italiana dedicano un volume di studi al tema dell’immigrazione straniera in Italia, dando ampio risalto agli aspetti qualitativi, statistici e pastorali. L’edizione di quest’anno vede rafforzarsi la sua componente di riflessione pastorale, vero tratto identificativo di questa pubblicazione ed ha per titolo, con riferimento al messaggio di Papa Francesco per la GMMR 2020, “Conoscere per comprendere”. E questo tema sarà al centro della presentazione del Rapporto che sarà presentato giovedì su iniziativa degli uffici Caritas e Migrantes della diocesi di Palermo. «Le migrazioni - spiegano i promotori - vanno raccontate bene, secondo verità e secondo responsabilità, poiché il divario tra la rappresentazione e la realtà sta diventando pericolosamente importante. Panico morale e crisi migratoria sono le parole chiave che rappresentano il fenomeno. Strutturalità e necessarietà sono invece le parole che ci consegnano i dati del Rapporto». Le informazioni che verranno comunicate attraverso il webinar di giovedì 18 marzo «ci aiuteranno a capire che è arrivato il tempo in cui occorre promuovere un coinvolgimento attivo delle persone migranti e dei cittadini stranieri residenti in Italia nella narrazione mediatica della mobilità umana evitando il rischio del rifiuto e della discriminazione, quando non di vero e proprio hate speech, o ancora di rappresentazioni stereotipate, che contribuiscono ad alimentare un’immagine negativa delle loro comunità di appartenenza e atteggiamenti di chiusura rispetto alla differenza etnica e religiosa». Al webinar, on line sui canali social della diocesi interverranno Mario Affronti, Direttore Ufficio Migrantes diocesano, don Sergio Ciresi, Vice Direttore della Caritas diocesana di Palermo, Simone Varisco, storico della Chiesa, Paola Barretta, Ricercatrice e Coordinatrice Ass. Carta di Roma e Giuseppe Savagnone, Direttore Ufficio Pastorale della Cultura della diocesi siciliana. Le conclusioni sono affidate a p. Sergio  Natoli del'Ufficio Migrantes della diocesi di Palermo.  

Centri d’accoglienza stranieri: il taglio di oltre 46mila posti

16 Marzo 2021 - Roma - Ora c’è la controprova. I cosiddetti Decreti sicurezza del primo governo Conte hanno penalizzato l’integrazione, colpito i modelli di accoglienza virtuosi, scaraventato nell’irregolarità decine di migliaia di richiedenti asilo. Nel 2019 infatti sono stati oltre 40 mila i posti cancellati nel circuito dell’accoglienza. Di questi, 15 mila nelle strutture piccole diffuse sul territorio. Se nel 2018 più di un terzo dei comuni ospitava centri, l’anno dopo la percentuale era calata a meno di un quarto. Il taglio della quota per ospite, poi, da 35 a 27 euro, ha ridotto l’investimento sull’integrazione, a partire dalla lingua. È il quadro che emerge dal rapporto Una mappa dell’accoglienza - Centri d’Italia 2021, realizzato da Openpolis e ActionAid, che sarà presentato dopodomani. Il dossier che Avvenire è in grado di anticipare offre la prima mappatura dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) gestiti dalle prefetture in Italia, nel corso del 2019, con dati ufficiali a livello provinciale e comunale, diversi dalle aggregazioni predisposte dal ministero dell’Interno. «Informazioni importanti e necessarie per un monitoraggio costante del sistema di accoglienza », scrivono gli analisti delle due ong. «Il Viminale però - affermano i ricercatori - continua a negare informazioni essenziali sulle attività di monitoraggio della gestione dei centri di accoglienza, svolte da ministero dell’Interno e prefetture». Per questo ActionAid e Openpolis domani saranno in udienza al Tar del Lazio «per rivendicare il diritto a conoscere informazioni fondamentali per poter valutare le politiche in base agli effetti che producono». L’obiettivo della ricerca? «Verificare quali controlli vengano effettuati e con quale frequenza, quali violazioni siano state riscontrate e di quale gravità», spiega Vittorio Alvino di Openpolis. I numeri raccontano una realtà diversa dall’'invasione' sbandierata da certa propaganda ansiogena. La quota media di richiedenti asilo nei comuni con centri di accoglienza, in rapporto ai residenti, è dello 0,2%. Sicuramente maggiore l’impatto dei mega-centri. Ma il Conte I perseguiva la chiusura proprio delle piccole strutture, a basso 'impatto sociale'. Il numero di comuni che ospitava strutture di accoglienza è diminuito in un anno, da 2.691 (il 33,8 dei comuni italiani) a 1.822 (il 23%), con un taglio del 32,3%. In un anno il numero di strutture di accoglienza è calato da 8.145 a 5.482. E a chiudere i battenti sono state soprattutto quelle con pochi ospiti, massimo 20: ben 15.482 posti in meno su 49.487. Nei centri medi c’è stata una riduzione di 11.619 posti, di 14.502 in quelli grandi, di 4.748 nei centri molto grandi. Un colpo di scure che in un anno ha fatto scomparire 46.351 posti: da 107.463 a 67.036. Non va dimenticato che gli stranieri espulsi dal circuito di accoglienza, come i titolari di protezione umanitaria, dopo la cancellazione di questo status, non sono stati rimpatriati, ma trasformati in irregolari. A chiudere molti centri piccoli è stato il taglio delle quote per il mantenimento: da 35 a 27 euro al giorno. Meno pesante il taglio per i grandi centri, da 35 a 29 euro, sopravvissuti grazie a economie di scala che abbattono i costi. L’apparente risparmio che ha colpito i percorsi di integrazione (lingua, formazione al lavoro) «si traduce in un costo netto in parte quantificato dall’Anci con un rincaro annuo di 280 milioni per gli enti locali». (Luca Liverani – Avvenire)  

Corridoi universitari: 53 studenti arrivati in Italia

16 Marzo 2021 - Milano - Maryana ha 27 anni e fa un master in architettura al Politecnico di Milano. Viene da Aleppo ed è in Italia da un anno, ospite di una famiglia. Charbel, invece, è arrivato più di tre anni fa da Homs, a 19 anni, pronto a iniziare gli studi universitari in Scienze biologiche e abita in un appartamento messo a disposizione da una parrocchia di Biella. Poi ci sono Nawar, che fa Medicina e arriva da Homs, Rose, che fa Farmacia e proviene dalla zona di Daraa, dove è iniziata una guerra in corso ormai da dieci anni. Sono 53 i giovani arrivati in Italia dal 2017, grazie a un corridoio umanitario universitario nato dall’amicizia tra il rettore dell’Università Cattolica di Milano, Franco Anelli, e i gesuiti siriani. Oggi hanno aperto loro le porte altri atenei, a Milano l’Università Statale e il Politecnico, la Cattolica di Piacenza, la Statale di Brescia, l’Università del Piemonte Orientale a Novara e Vercelli, quella di Genova e di Cagliari. Ai giovani siriani sottratti alla guerra garantiscono borse di studio e, in molti casi, l’alloggio nei collegi universitari. Alle loro spalle è cresciuta una rete di sostegno partita da Milano, fatta di privati, docenti degli atenei coinvolti e famiglie; di documenti, visti e aiuti economici si occupa una associazione ecumenica di diritto svizzero, Csco (Chemin de Solidarité avec les Chrétiens d’Orient) con sede a Ginevra. E così il sogno di futuro può riprendere forma. «Dieci anni fa avevo dodici anni – racconta Charbel – e come tutti i ragazzi della mia età pensavo a cosa fare da grande; poi è arrivata la guerra e la mia scuola è stata chiusa; ho dovuto spostarmi in una zona più tranquilla del Paese ma non avendo i documenti scolastici necessari non potevo fare gli esami e questo mi deprimeva molto. Nello zaino, insieme ai libri tenevo sempre il pigiama e qualche altro oggetto personale, perché spesso non potevo rientrare a casa e dormivo da qualche amico. Ho smesso di sognare il mio futuro e ho pensato solo a sopravvivere». L’arrivo in Italia, con il primo gruppo di studenti del corridoio universitario, ha significato riprendere in mano la propria vita. «A quel punto però non sapevo più chi ero: quello che avevo passato mi aveva segnato nel profondo, e ho iniziato a fare scelte sbagliate; stavo male, non uscivo di casa, non avevo amici. Avevo cominciato l’università ma non riuscivo a studiare e ho lasciato perdere». C’è voluto un serio percorso terapeutico per far rifiorire Charbel, che oggi pensa di finire la triennale in Scienze biologiche per poi darsi alla psicologia «per riuscire ad aiutare gli altri». Per Maryana la speranza è quella di diventare un bravo architetto: «Studiare all’estero, conseguire un master e magari un PhD in un’università prestigiosa come il Politecnico per me è una grande opportunità. Spero di tornare in Siria per ricostruire il mio Paese. Ma la situazione è molto difficile: in gran parte del territorio non c’è più la guerra delle armi ma c’è una povertà estrema. Tutto è un problema, mancano l’elettricità, il gas, internet; qualsiasi cosa per la mia famiglia è difficile da trovare o costa troppo. Non so se e quando mi sarà possibile rientrare a casa». (Maria Teresa Antognazza)  

Diritto Asilo: domani il terzo webinar su “Diritto Asilo: un percorso di umanità”

16 Marzo 2021 - Roma - “Diritto d’asilo: un percorso di umanità” è il tema di una serie di incontri promossi dal Forum per cambiare l’ordine delle cose, Fondazione Migrantes, rete Europasilo e Escapes. Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate. Il prossimo appuntamento, il terzo della serie, si soffermerà su "Esclusi. Strumenti per tutelare chi è stato messo fuori” e si svolgerà domani, 17 marzo, in diretta Facebook. All'incontro interverranno Andrea Berta (Caminantes di Treviso), Camilla Macciani (Pensare Migrante), Chiara Marchetti (Escapes/EuropAsilo), Livio Neri (ASGI), Emilio Rossi (CIAC di Parma – Progetto “Wonderful World”) e Gianfranco Schiavone (ICS di Trieste e Forum per cambiare l’ordine delle cose). L’appuntamento è per le 18.00 sui profili del Forum per cambiare l’ordine delle cose, di Escapes e di Vie di fuga.

Coordinatore dei filippini in Italia: grazie a Papa Francesco per la celebrazione di ieri in San Pietro

15 Marzo 2021 - Roma - La celebrazione di ieri con Papa Francesco «ha raggiunto i filippini in tutto il mondo. Tantissimi ci hanno espresso la loro vicinanza con il Pontefice». Lo dice a http://www.migrantesonline.it il coordinatore Migrantes per la comunità cattolica filippina in Italia, don Gregory Ramon Dacer Gaston dopo la celebrazione, nella Basilica di San Pietro, in occasione dei 500 anni dell'evangelizzazione dei Filippini. In Basilica oltre un centinaio di filippini in abiti tradizionali mentre in piazza tanti coloro che hanno voluto essere presenti «pregando e 'partecipando' alla liturgia. Il libretto elettronico della celebrazione, distribuito attraverso i social ha aiutato molto nella partecipazione sia coloro che erano in piazza e sia coloro che hanno seguito, attraverso i media», spiega il sacerdote. «Con una più intensa vita spirituale e conoscenza del Vangelo e della dottrina della Chiesa - ha concluso don Gaston - portiamo il messaggio di Gesù di amore e dono di sé alle famiglie, alla Chiesa e alla società - ciascuno lì dove il Signore lo ha situato in questa vita». I migranti filippini fanno «precisamente questo».  (Raffaele Iaria)  

Viminale: da inizio anno sbarcate 6.042 persone migranti sulle coste italiane

15 Marzo 2021 - Roma - Sono 6.042 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Di questi 960 sono di nazionalità ivoriana (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (819, 13%), Guinea (598, 10%), Bangladesh (493, 8%), Sudan (381, 6%), Eritrea (343, 6%), Algeria (291, 5%), Mali (271, 4%), Egitto (232, 4%), Camerun (164, 3%) a cui si aggiungono 1.490 persone (25%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato, aggiornato alle 8 di questa mattina, è stato diffuso dal Ministero degli Interni.  

Dal Punjab a Torino la storia di Adnan Malik

15 Marzo 2021 - Torino - Adnan è originario di un paese della regione del Punjab pakistano, al confine con l’India, una di quelle terre divise da una frontiera calda, anche se si chiama Punjab da tutte e due le parti. 

È il secondo di quattro fratelli e sorelle. È quello che studia, arriva al secondo anno di ingegneria. Però il padre muore e nascono contese tra la sua famiglia e quella del padre, gli zii e i cugini, sulla proprietà dei terreni di famiglia. Le nubi dei litigi e delle minacce si addensano soprattutto sulla sua testa. La madre gli chiede di partire, e lui parte. È il 2013, ha 19 anni. 

Dal suo paese ai confini orientali del Pakistan va verso occidente, in autobus, a piedi, in taxi, con ogni mezzo. Giungerà in Francia dopo due anni. Durante il viaggio, si è fermato a lungo, soprattutto in Turchia e in Grecia, dove ha lavorato nei campi. Il viaggio gli è costato circa 5000 euro che gli hanno prestato e che deve restituire.

In Europa non ha parenti e nemmeno amici a cui fare riferimento. Arriva a Parigi nel 2015, fa richiesta di asilo, ma la respingono, intanto si guadagna da vivere, lavorando tutto il giorno, al mattino a distribuire volantini nelle buche delle lettere, alla sera a vendere fiori nei ristoranti e nei bar. Adnan conosce bene l’inglese, la lingua con cui ha studiato, e le lingue del suo paese, l’urdu e il punjabi; comincia anche a masticare un po’ di francese, ma capisce che restare a Parigi con la richiesta di asilo negata non è cosa. Un ragazzo con cui ha fatto un po’ di amicizia gli propone di andare in Italia e insieme partono. Adnan gira per un po’ di città del nord Italia cercando di entrare in un centro di accoglienza, ma dappertutto sono pieni e non c’è posto per lui: Bergamo, Brescia, Treviso, Milano…

«Torino non la conoscevo», racconta Adnan: «non sapevo dove fosse, mi dicono come arrivarci in treno e per le prime due notti, è estate, dormo vicino alla stazione di Porta Susa. Poi mi consigliano di andare in un dormitorio, quello del Sermig. La coda è infinita, così decido di passare le notti successive alle Porte palatine».

Lì parlando con delle persone incontrate per caso, viene a sapere che c’è una scuola di italiano per stranieri, non troppo lontana. Sono i corsi dell’Ufficio Migrantes di Torino che comincia a frequentare per imparare la lingua. Fa anche richiesta di asilo e cerca di entrare nel sistema dell’accoglienza.

Anche se ancora non parla bene l’italiano, gli propongono di frequentare il corso per panificatori. Decide di provarci, con grande fatica perché deve imparare sia la lingua sia il mestiere, ma è attraverso questo corso che ottiene il suo primo vero lavoro in una panetteria pasticceria di Borgo Vittoria. E con il lavoro arriva anche il permesso di soggiorno.

Il suo italiano nel frattempo è migliorato al punto che decide di iscriversi a un altro corso, per diventare animatore interculturale. Adnan capisce che quella è la sua strada, gli piace avere rapporti con le persone, sa ascoltare, ha pazienza, entra in rapporto con le comunità dei rifugiati, non solo i suoi compatrioti.

Con un ragazzo somalo, Abdullahi Ahmed, fa parte dell’associazione “Generazione Ponte”, che si occupa di inclusione sociale, coinvolgendo anche i ragazzi di origine straniera che studiano in Italia. La loro idea è che non si può essere stranieri per sempre, che bisogna sentirsi parte del luogo dove si vive, anche se non è quello dove si è nati o di dove è originaria la propria famiglia. E il primo passo è imparare la lingua.

«La lingua», dice convinto Adnan, «è la porta che ti fa entrare nella stanza, che è il paese in cui ti trovi a vivere. Se sai la lingua, puoi esplorare la stanza e scoprire tante cose che prima non immaginavi nemmeno».

Forte di questa convinzione, anima con altri sei soci l’Associazione Pakistan Piemonte, che riunisce circa 100 volontari, si occupa di aiutare la comunità pakistana, proponendo corsi di italiano, soprattutto per le donne, per favorire la loro integrazione, ma organizzando anche feste, nelle ricorrenze speciali, certo non in tempi di Covid…

Nel frattempo è anche riuscito a rientrare in Pakistan e rivedere dopo tanti anni la madre e i familiari, grazie a un lavoro di interpretariato per un’azienda che produce in Pakistan e importa in Italia i prodotti. Ha anche estinto il debito contratto per affrontare il viaggio…

Veniamo così ai tempi più recenti. Siamo alla primavera dell’anno scorso: tutti chiusi in casa causa Covid. Adnan ha seguito il suggerimento del saggio, secondo cui “paiono traversie ma sono opportunità».

«Paradossalmente il Covid mi ha fatto bene, mi ha costretto a fermarmi e a riflettere su quello che davvero volevo fare della mia vita. Avevo un progetto in testa, ancora vago, che pensavo di riuscire a realizzare in un futuro più lontano. Volevo aprire un’attività mia, un Centro servizi, in cui mettere a frutto le capacità di rapporto con gli altri, di mediatore e animatore culturale. Invece, chiuso in casa per il lockdown, impossibilitato a fare altro, ne ho approfittato per seguire un corso di sei mesi, online questa volta, per imparare a gestire un patronato Caf. Finito il corso teorico, che mi dava il titolo per poter aprire un centro, è iniziata la parte pratica. Mi sono rivolto a un’agenzia immobiliare per trovare il locale, ho deciso che avrei investito tutti i miei risparmi, così non ho dovuto cercare un finanziamento; e a gennaio Ashna Servizi ha aperto in via Chiesa della Salute a Torino. Ashna in dialetto pashtun vuol dire amico, amichevole. Mi è sembrata la parola giusta per la mia attività».

 A differenza di molti altri, non si tratta di un centro di assistenza pensato in particolare per un pubblico di migranti.

«I miei amici pakistani», continua Adnan: «quando ho raccontato dove avevo aperto il mio centro, mi hanno detto: perché così lontano? È scomodo per noi. Ma io non volevo e non voglio essere etichettato come lo straniero che offre servizi agli stranieri. I miei clienti sono in grande maggioranza italiani. Io mi occupo di assistenza fiscale, certificati Isee, rapporti con la pubblica amministrazione ecc., cose che preoccupano tutti, qualunque sia il loro luogo di nascita. Ho cominciato da poco e per ora ho assunto una sola persona, una ragazza pakistana, ma spero con il tempo di ingrandirmi e di dare lavoro anche ad altri. Ho in mente di allargare i servizi da offrire e magari aggiungere anche un’agenzia di viaggi, quando sarà possibile di nuovo viaggiare».

Adnan ha da poco fatto richiesta del permesso per soggiornanti di lungo periodo e, appena sarà possibile richiederà la cittadinanza italiana, perché, per ribadire le sue parole, «non si può essere stranieri per sempre».

Osservatorio Migranti: webinar sulle condizioni lavorative delle donne migranti

15 Marzo 2021 - Modena - "Le condizioni lavorative delle donne migranti: norme, prassi e casi dal territorio modenese". Questo il titolo del webinar online promosso dall’Osservatorio Migranti del CRID dell'Università di Modena e Reggio Emilia, in collaborazione con il Centro “Adir - L’altro diritto” dell’Università di Firenze, all'interno delle iniziative post Festival della Migrazione. All'incontri - che si svolgerà il 26 marzo alle ore 11, interverranno Francesco De Vanna, Letizia Palumbo e Thomas Casadei del CRID e vi saranno le testimonianze di Soumaya Bakkali, Shyrelin Diaz, Lucica Dumbrava.  

Vescovi Austria: accogliere famiglie migranti

15 Marzo 2021 - Vienna - Riprendendo le parole di Papa Francesco, la Conferenza Episcopale Austriaca (Öbk), nel documento finale della plenaria primaverile online, ha ribadito che «la tratta di esseri umani è una vergogna per l’umanità che non può essere tollerata, come ha recentemente sottolineato il Papa nella sua enciclica Fratelli tutti». Per i vescovi è importante «rafforzare la cooperazione di tutte le buone forze contro di essa, fornire un sostegno concreto ai sopravvissuti alla tratta di esseri umani, promuovere il loro reinserimento in una vita autodeterminata ed eliminare le cause strutturali della tratta di esseri umani. È necessario adottare misure globali per contrastare le numerose cause della tratta di esseri umani”. In questo senso la Öbk richiama la necessità di «una forte protezione per le vittime e sanzioni elevate per i trafficanti di esseri umani. Più di prima, l’Austria dovrebbe scegliere di orientare la propria politica ai modelli dei Paesi che criminalizzano coloro che beneficiano della prostituzione o di altre forme di sfruttamento sessuale delle vittime della tratta di esseri umani». Inoltre, sottolineano i vescovi, «le norme sul riciclaggio di denaro devono essere rafforzate in modo che il denaro proveniente dalla tratta di esseri umani non possa essere imbiancato, soprattutto non in Austria». Sul tema dei profughi i vescovi hanno lodato la politica austriaca: «Negli ultimi mesi, il governo federale austriaco ha adottato misure concrete per contrastare la difficile situazione dei rifugiati nel nord della Siria, ma anche in Grecia e Bosnia-Erzegovina, ad esempio. Questo necessario aiuto locale come espressione di responsabilità e solidarietà internazionale è espressamente accolto dai vescovi”. Al contempo, la Öbk rinnova al governo austriaco “l’appello affinché accetti le famiglie bisognose di protezione con bambini piccoli e validi motivi per la fuga in Austria come parte di un’ordinata operazione europea di salvataggio. Questo programma di ammissione umanitaria è un’espressione concreta dei valori per i quali l’Europa e il cristianesimo rappresentano».      

Rallegriamoci, Gesù è con noi: la domenica del Papa

15 Marzo 2021 - Città del Vaticano - Rallegrati. È l’imperativo che ci accoglie, è l’antifona di ingresso, nella celebrazione di questa quarta domenica di Quaresima, domenica laetare che si è celebrata ieri. Ci viene chiesto di gioire perché siamo prossimi al tempo di Pasqua, e sappiamo che il tempo non è fermo al venerdì della passione, ma è segnato dalla domenica di resurrezione. Rallegriamoci, dunque, di fronte all’amore di Dio che ha inviato il figlio unigenito “perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. Siamo oltre la metà del tempo di Quaresima e dalla liturgia ci viene l’invito alla speranza. Nel libro delle Cronache si narra l’ira del Signore, che punisce il peccato di Israele con la distruzione di Gerusalemme, e con l’esilio; ma anche la grande misericordia, il dono della salvezza a opera di Ciro re di Persia. Nella lettera agli Efesini, san Paolo scrive di “Dio ricco di misericordia”, il quale proprio “per il grande amore con il quale ci ha amato” ci ha salvati, ci ha risuscitati. E Giovanni, nel Vangelo, ricorda che Dio ha mandato il figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Interrompendo per un momento l’austerità del tempo di Quaresima, la liturgia ci invita alla letizia, alla gioia, e alla speranza. E questo vale per tutti, soprattutto per quei popoli che sono vittime di guerre e violenze. Così papa Francesco ricorda che «dieci anni fa iniziava il sanguinoso conflitto in Siria, che ha causato una delle più gravi catastrofi umanitarie del nostro tempo»: morti, feriti, milioni di profughi, migliaia di scomparsi; distruzioni e violenze di ogni genere e «immani sofferenze per tutta la popolazione, in particolare per i più vulnerabili, come i bambini, le donne e le persone anziane». Come già nel suo ultimo viaggio in Iraq, il Papa rinnova l’appello alla pace e l’invito a un nuovo impegno della comunità internazionale affinché siano «deposte le armi, e si possa ricucire il tessuto sociale e avviare la ricostruzione e la ripresa economica». Rallegrati. Vale per i poveri, le persone sole e abbandonate: la vittoria del bene sul male deve risuonare ovunque, e ridare speranza anche là dove violenza e aggressività rischiano di stravolgere la vita delle persone. Nel dialogo con Nicodemo, un fariseo, che va a trovarlo di notte, Gesù mette in crisi le aspettative di chi, come Nicodemo, attendeva un Messia, «uomo forte che avrebbe giudicato il mondo con potenza». Invece, Gesù si presenta sotto l’aspetto «del figlio dell’uomo esaltato sulla croce; del figlio di Dio mandato nel mondo per la salvezza»; e sotto l’aspetto della «luce che distingue chi segue la verità da chi segue la menzogna». Nicodemo pensa di poter portare dalla sua parte Gesù, ma lo va a trovare di notte, per non essere visto; crede, ma non ha il coraggio di andare fino in fondo, di accettare ciò che comporta una scelta radicale. È un uomo in ricerca, ma è ancora nell’oscurità, nella notte. Nicodemo, in fondo, è come tutti noi. Anche a lui, come a tutti noi, Gesù dice “rallegrati”. Veniamo ai tre aspetti indicati dal Papa. Giovanni vede nella passione e morte, lui testimone sotto la croce, un innalzamento, cioè un modo per far vedere la gloria del Signore, in un momento in cui sembra che sia il male e la morte ad avere la vittoria sul bene e sulla vita. La missione di Gesù, afferma papa Francesco all’Angelus, «è missione di salvezza per tutti»; è il secondo aspetto. Infine, la luce che distingue la verità dalla menzogna. La venuta di Gesù, dice papa Francesco, provoca una scelta: «chi sceglie le tenebre va incontro a un giudizio di condanna, chi sceglie la luce avrà un giudizio di salvezza. Il giudizio sempre è la conseguenza della scelta libera di ciascuno: chi pratica il male cerca le tenebre, il male sempre si nasconde, si copre. Chi fa la verità, cioè pratica il bene, viene alla luce, illumina le strade della vita. Chi cammina nella luce, chi si avvicina alla luce, non può fare altro che buone opere”. Questo è l’impegno cui siamo chiamati in Quaresima: “accogliere la luce nella nostra coscienza, per aprire i nostri cuori all’amore infinito di Dio, alla sua misericordia piena di tenerezza e di bontà, al suo perdono». Senza dimenticare, ci dice il Papa, che «Dio perdona sempre se noi con umiltà chiediamo il perdono. Basta soltanto chiedere il perdono, e lui perdona”. Il perdono di Dio «rigenera e dà vita». (Fabio Zavattaro - Sir)    

Papa Francesco: un saluto ai filippini e un appello per “l’amata e martoriata” Siria

14 Marzo 2021 - Città del Vaticano - Un saluto "particolare" papa Francesco lo ha rivolto, questa mattina, al termine della preghiera dell'Angelus, ai fdeli filippini, residenti a Roma e presenti in piazza e che celebrano i 500 anni dell’evangelizzazione delle Filippine. «Auguri! E avanti con la gioia del Vangelo!», ha detto il papa  che, in mattinata, ha celebrato una liturgia in occasione proprio di questo anniversario. Il pontefice ha voluto ricordare l'inizio, dieci anni fa, del «sanguinoso conflitto in Siria, che ha causato una delle più gravi catastrofi umanitarie del nostro tempo: un numero imprecisato di morti e feriti, milioni di profughi, migliaia di scomparsi, distruzioni, violenze di ogni genere e immani sofferenze per tutta la popolazione, in particolare per i più vulnerabili, come i bambini, le donne e le persone anziane». Da qui l'appello alle parti in conflitto, affinché «manifestino segni di buona volontà, così che possa aprirsi uno squarcio di speranza per la popolazione stremata» e l'auspicio ad un «deciso e rinnovato impegno, costruttivo e solidale, della Comunità Internazionale, in modo che, deposte le armi, si possa ricucire il tessuto sociale e avviare la ricostruzione e la ripresa economica. Preghiamo - ha concluso - tutti il Signore, perché tanta sofferenza, nell’amata e martoriata Siria, non venga dimenticata e perché la nostra solidarietà ravvivi la speranza” ed ha invitato a recitare una Ave Maria «per l’amata e martoriata Siria».

Card. Bassetti: daremo un nuovo contributo di carità nella campagna vaccinale

14 Marzo 2021 -
Roma - «Il tempo della responsabilità non è terminato. La Chiesa che è in Italia saprà dare un ulteriore segno concreto di prossimità. Con la campagna vaccinale, infatti, abbiamo la possibilità tangibile di fornire un nuovo contributo di carità». Così il card.  Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, commenta la campagna vaccinale nazionale antiCovid, presentata  dal Commissario straordinario, generale Francesco Paolo Figliuolo, che apre all’eventualità, tra l’altro, di utilizzare strutture edilizie delle Chiese che sono in Italia. La messa a disposizione di questi luoghi, che non sono quelli liturgici, tiene conto di vari fattori, non ultimo la continuità di un cammino già avviato in molti territori. Sono numerose, infatti, le Diocesi che hanno consentito e consentono l’utilizzo delle proprie strutture per medici, infermieri, Protezione civile, persone in quarantena, ammalati, poveri e quanti soffrono a causa del Covid.
«Anche questa – afferma il porporato - è testimonianza autentica di un servizio alla persona, agli ultimi in particolare, a chi è in prima linea nella cura dei malati e, quindi, al Paese intero. Tutti insieme, uniti, possiamo costruire orizzonti di speranza».

Card. Tagle: noi migranti filippini troviamo nella fede la forza in Gesù che viaggia con noi

14 Marzo 2021 - Città del Vaticano – «L’arrivo della fede cristiana nella nostra terra è un dono di Dio». Il card. Luis Antonio Tagle, prefetto della  Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, saluta papa Francesco al termine della celebrazione nella Basilica di San Pietro per i 500 anni di evangelizzazione delle Filippine. Una celebrazione con pochi fedeli, in gran parte in abiti tradizionali, a causa della pandemia ma molto sentita e aperta da una processione con canti in lingua filippina e con la Croce di Magellano e e il Santo Nino di Cebu. «Noi, migranti filippini a Roma – ha detto il porporato - vogliamo esprimerLe la nostra gratitudine per averci guidato in questa celebrazione eucaristica di ringraziamento per l'arrivo della fede Cristiana nelle Filippine, cinquecento anni fa. Le portiamo qui l'amore filiale dei Filippini delle 7641 isole del nostro paese». Il card. Tagle ha ricordato che nel mondo sono più di dieci milioni i migranti filippini in quasi cento paesi nel mondo e oggi «sono uniti a noi. Facciamo tesoro della Sua premura per noi e per tutti i migranti presenti a Roma, costantemente manifestata dal Suo Vicario per la Diocesi di Roma, Sua Eminenza il Cardinale Angelo de Donatis, il Direttore dell'Ufficio Diocesano Migrantes, Monsignor Pierpaolo Felicolo, e il Cappellano del Centro Filippino, P. Ricky Gente». Il fatto che la fede cristiana «sia stata ricevuta dalla maggioranza della nostra popolazione, che le ha dato una connotazione filippina, è un dono di Dio. Ora le Filippine hanno il terzo numero più alto di Cattolici nel mondo. Questo – ha quindi aggiunto il prefetta della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli - è veramente un dono di Dio. Attribuiamo la fede duratura del popolo filippino solo all'amore, alla misericordia e alla fedeltà di Dio, non ai nostri meriti. Dal 1521 al 2021, abbiamo ricevuto doni su doni. Ringraziamo Dio per i portatori di questi doni nel corso degli ultimi 500 anni: i missionari pionieri, le congregazioni religiose, il clero, le nonne e i nonni, le madri e i padri, gli insegnanti, i catechisti, le parrocchie, le scuole, gli ospedali, gli orfanotrofi, gli agricoltori, i braccianti, gli artisti e i poveri la cui ricchezza è Gesù. Per grazia di Dio, i Cristiani filippini hanno continuato a ricevere la fede, una fonte di speranza di fronte alla povertà, alla disuguaglianza economica, agli sconvolgimenti politici, ai tifoni, alle eruzioni vulcaniche, ai terremoti e persino all'attuale pandemia. Mentre confessiamo i nostri fallimenti nel vivere la fede sempre in modo coerente, riconosciamo anche il grande contributo della fede Cristiana nel plasmare la cultura filippina e la nazione filippina». Per il porporato il «dono deve continuare ad essere un dono. Deve essere condiviso. Se viene tenuto per sé, cessa di essere dono. Per il misterioso disegno di Dio, il dono della fede che ci è stato dato viene ora condiviso da milioni di migranti filippini cristiani in diverse parti del mondo. Abbiamo lasciato le nostre famiglie, non per abbandonarle, ma per prenderci cura di loro e del loro futuro. Per amore loro, sopportiamo il dolore della separazione». Quando arrivano i momenti di solitudine, «noi migranti filippini troviamo la forza in Gesù che viaggia con noi, Gesù che si è fatto un bambino (Santo Nino) e si è fatto conoscere come il Nazareno (Gesù Nazareno), ha portato la Croce per noi. Siamo certi dell'abbraccio della nostra Madre Maria e della protezione dei santi. Quando ci mancano le nostre famiglie, ci rivolgiamo alla parrocchia, la nostra seconda casa. Quando non c'è nessuno con cui parlare, apriamo il nostro cuore a Gesù nel Santissimo Sacramento e meditiamo sulla sua parola. Ci prendiamo cura dei bambini a noi affidati come se fossero i nostri figli e degli anziani come se fossero i nostri genitori. Cantiamo, sorridiamo, ridiamo, piangiamo e mangiamo. Preghiamo affinché attraverso i nostri migranti filippini, il nome di Gesù, la bellezza della Chiesa e la giustizia, la misericordia e la gioia di Dio, possano raggiungere i confini della terra. Qui a Roma – ha concluso - quando ci mancano i nostri nonni, sappiamo di avere un Lolo Kiko. Molte grazie, Santo Padre».

Papa Francesco alla comunità filippina: “la gioia del Vangelo si vede nel vostro popolo, si vede nei vostri occhi, nei vostri volti”

14 Marzo 2021 - Città del Vaticano - «Avete ricevuto la gioia del Vangelo: che Dio ci ha amato a tal punto da dare il suo Figlio per noi. E questa gioia si vede nel vostro popolo, si vede nei vostri occhi, nei vostri volti, nei vostri canti e nelle vostre preghiere». Papa Francesco, questa mattina, nella Basilica di San Pietro, celebra una liturgia eucaristica in occasione dei «cinquecento anni da quando per la prima volta l’annuncio cristiano è arrivato nelle Filippine». La liturgia eucaristica era iniziata con una processione aperta da membri della comunità filippina in abiti tradizionali che hanno portato la croce di Magellano e il Santo Nino, una statua lignea di circa 35 centimetri che rappresenta il Bambino Gesù. «Voglio dirvi grazie per la gioia che portate nel mondo intero e nelle comunità cristiane. Penso – ha detto il Papa - a tante esperienze belle nelle famiglie romane – ma è così in tutto il mondo –, dove la vostra presenza discreta e laboriosa ha saputo farsi anche testimonianza di fede. Con lo stile di Maria e di Giuseppe: Dio ama portare la gioia della fede con il servizio umile e nascosto, coraggioso e perseverante». «Tante volte ho detto che qui a Roma le donne filippine sono ‘contrabbandiere di fede’ – ha aggiunto a braccio il Pontefice – perché dove vanno a lavorare seminano la fede». In questa ricorrenza per il popolo filippini l’esortazione «a non smettere l’opera di evangelizzazione – che non è proselitismo. Quell’annuncio cristiano che avete ricevuto è sempre da portare agli altri; il vangelo della vicinanza di Dio chiede di esprimersi nell’amore verso i fratelli; il desiderio di Dio che nessuno vada perduto domanda alla Chiesa di prendersi cura di chi è ferito e vive ai margini. Se Dio ama così tanto da donarci sé stesso, anche la Chiesa ha questa missione: non è inviata a giudicare, ma ad accogliere; non a imporre ma a seminare; non a condannare ma a portare Cristo che è la salvezza». E questo è anche programma pastorale della «vostra Chiesa: l’impegno missionario che coinvolge tutti e arriva a tutti. Non scoraggiatevi mai nel camminare su questa strada. Non abbiate paura di annunciare il Vangelo, di servire e di amare. E con la vostra gioia potrete fare in modo che si dica anche della Chiesa: “ha tanto amato il mondo!”. È bella e attraente una Chiesa che ama il mondo senza giudicarlo e che per il mondo dona sé stessa. Che sia così, nelle Filippine e in ogni parte della terra». Con Papa Francesco concelebrano il card. Luis Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, il card. Angelo De Donatis, vicario del papa a Roma e alcuni sacerdoti che seguono le comunità filippine in Italia. Per la Migrantes della diocesi di Roma il direttore mons. Pierpaolo Felicolo. (Raffaele Iaria)

Migrantes: oggi il 50° di ordinazione sacerdote di mons. Di Tora

14 Marzo 2021 - Roma - Il presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes festeggia oggi cinquant' anni di ordinazione sacerdotale. Il presule, ausiliare della diocesi di Roma, è stato infatti ordinato presbitero il 14 marzo 1971. «E' un momento particolarmente significativo il traguardo dei 50 anni di sacerdozio che ha segnato profondamente il Suo cammino pastorale denso di impegni e responsabilità», hanno scritto in un messaggio il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis e i dipendenti dell'organismo pastorale della Cei: «Un percorso di vita dedicato alla Sua sollecitudine verso i più deboli, i migranti, gli emarginati, prima in Caritas e oggi in Migrantes. Noi siamo certi che nel prosieguo della Sua vita pastorale resterà intatta questa attenzione alla prossimità e, nonostante le complicate sfide che l’attualità ci presenta, l’aiuto del Signore rafforzerà il senso di abnegazione e di fiducia verso un cammino di piena serenità. Ed è proprio su questa certezza che noi della Migrantes intendiamo ringraziarLa per gli anni di fervida vicinanza e Le formuliamo per il Suo 50° di sacerdozio gli auguri più cari e un futuro cammino di fede prospero e di piena letizia». Nato a Roma il 2 agosto 1946 e ordinato sacerdote  il 14 marzo 1971, mons. Di Tora è stato eletto alla Chiesa titolare di Zuri e nominato vescovo ausiliare di Roma il 1° giugno 2009 e vescovo l'11 luglio 2009. Presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, mons. Di Tora è anche segretario della Conferenza Episcopale Laziale ed è membro della Congregazione delle Cause dei Santi. Questa mattina è prevista, nella Basilica di Santa Cecilia a Roma una celebrazione eucaristica di ringraziamento. (Raffaele Iaria)

Papa Francesco celebra Messa con la comunità filippina

14 Marzo 2021 - Città del Vaticano - Saranno circa un centinaio i fedeli filippini che potranno partecipare, questa mattina, alla celebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro, presieduta da papa Francesco, in occasione dei 500 anni dall’arrivo del Cristianesimo e l’inizio dell’evangelizzazione nel loro Paese. Una rappresentanza dei fedeli, residenti a Roma, saranno presenti in piazza San Pietro durante la celebrazione e seguiranno, poi, la preghiera dell’Angelus. «Porteremo – dice il coordinatore nazionale dei filippini in Italia, don Gregory Ramon Dacer Gaston - anche le bandiere delle Filippine per salutare il Santo Padre e ringraziarlo». Il sacerdote invita tutti i filippini in Italia a seguire la celebrazione attraverso i media:  «un evento storico irripetibile – evidenzia - da non perdere. Continuiamo a pregare per Papa Francesco, i nostri Vescovi nelle Filippine e tutta la Chiesa, ringraziamo Dio e preghiamo che tutti noi possiamo continuare la nostra missione». I filippini in emigrazione sono circa 10milioni. In Italia circa 160mila con una «maggiore presenza a Roma e Milano», sottolinea: «gli italiani sono molto gentili con noi e il nostro popolo grazie al lavoro e all’ onestà che dimostrano». Il lavoro occupa il gradino più alto nella scala delle priorità, per il quale combattono e si spostano, perché è lavorando che si realizzano anche socialmente. I centri pastorali in Italia sono una novantina sparsi nel Paese: 50 sono quelli di Roma con diversi sacerdoti che li seguono a cui si aggiungono i ragazzi studenti che si trovano nel nostro Paese per completare gli studi e che all’occorrenza danno un aiuto. In preparazione all’evento le varie comunità hanno «svolto una serie di attività: dal catechismo e diffusione di informazioni all’interno delle celebrazioni eucaristiche, un Triduo online; alcune attività insieme ai giovani», ci dice p. Riki Gente, cappellano della comunità cattolica filippina di Roma spiegando che la celebrazione con papa Francesco, a causa della pandemia,  sarà una celebrazione «semplice, ma sentita. Noi filippini che viviamo all’estero siamo considerati non solo come migranti ma anche come missionari, vivendo la nostra fede cristiana. Attraverso le riunioni e le celebrazioni comunitarie ci sentiamo famiglie allargate». La celebrazione presieduta dal papa rappresenta – spiega il direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma, mons. Pierpaolo Felicolo,  - un «riconoscimento di una presenza storica della comunità filippina a Roma: una «comunità vivace, attiva, inserita nella diocesi e che da una bella testimonianza di fede, un esempio molto bello e di integrazione per tutta la città». (Raffaele Iaria)

Marsala: la canonica della parrocchia della Madonna della Sapienza apre le porte a due migranti

12 Marzo 2021 - Marsala - Nella parrocchia Madonna della Sapienza, nel quartiere Sappusi a Marsala, la canonica è stata aperta per accogliere due migranti. La decisione l’ha presa il giovane parroco, don Pietro Caradonna, che da mesi collabora con un cartello di associazioni del territorio per aiutare alcuni migranti lavoratori che vivono nelle campagne marsalesi. Proprio qualche settimana addietro i volontari delle associazioni sono intervenuti portando la corrente elettrica all’interno di un magazzino, in contrada Ciavolo, dove dormono alcuni di loro. Due sono stati accolti nella canonica della parrocchia Madonna della Sapienza: Ahmed, 26 anni e Ardon Jesten, 66 anni, originari del Sudan. «Li abbiamo accolti, dando loro la possibilità anche di seguire l’iter per ottenere il permesso di soggiorno – spiega don Caradonna – a pranzo frequentano la mensa fraterna “Giorgio La Pira”. La nostra è la testimonianza di una Chiesa dalle porte aperte che accoglie».  

Migrazioni: ieri incontro del Ministro Lamorgese con il Ministro maltese Camilleri.

12 Marzo 2021 -

Roma - Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha ricevuto ieri al Viminale il Ministro dell’Interno della Repubblica di Malta, Byron Camilleri. Nel corso dell’incontro è stato fatto un punto di situazione sull’andamento del negoziato europeo per il nuovo Patto per l’asilo e le migrazioni, anche in vista dell’incontro di Atene della prossima settimana tra i responsabili dell’Interno di Italia, Malta, Grecia, Cipro e Spagna.

I due ministri hanno anche affrontato i principali temi bilaterali riguardanti la gestione dei flussi migratori, con una particolare attenzione - spiega una nota del Viminale -  ai recenti sviluppi politici che stanno determinando la formazione di un nuovo governo di unità nazionale in Libia.

Mons. Felicolo: quella filippina è una “comunità vivace, attiva, inserita nella diocesi e che da una bella testimonianza di fede”

12 Marzo 2021 - Roma - “Grande gioia” per la comunità cattolica filippina di Roma per l’attenzione di papa Francesco che domenica, nella Basilica Vaticana, celebrerà una liturgia eucaristica in occasione dei cinque secoli dell’evangelizzazione delle Filippine. «Quella filippina è – dice a www.migrantesonline.it il direttore Migrantes della diocesi di Roma, mons. Pierpaolo Felicolo, che concelebrerà con il papa – una comunità articolata con 50 centri pastorale per la città che fanno capo alla Missione con Cura d’anime il cui responsabile è p. Riki Gente». Mons. Felicolo parla di una «comunità vivace, attiva, inserita nella diocesi e che da una bella testimonianza di fede, un esempio molto bello e di integrazione per tutta la città». La celebrazione con papa Francesco – aggiunge il direttore Migrantes è anche il «riconoscimento di una presenza storica della comunità filippina nella Capitale». L’immigrazione filippina in Italia iniziò nella prima metà degli anni settanta, quando entrò in vigore un accordo tra il governo italiano e quello filippino per l’ammissione in Italia di collaboratrici familiari. Con il papa concelebreranno il card. Luis Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e il card. Angelo De Donatis, vicario del papa a Roma e altri otto sacerdoti.  (Raffaele Iaria)