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Migrantes Marche: una preghiera per l’Avvento

30 Novembre 2020 - Insegnaci Signore a condividere il nostro pane, il pane bianco dei nostri sogni, il pane nero dei nostri limiti, il pane bello dei nostri doni, il pane duro delle sconfitte, e il pane forte della speranza. Con ogni essere umano sulla terra, insegnaci, o Padre, a condividere da fratelli. Signore Gesù, Tu che hai superato ogni frontiera, della vita o della morte, dell’odio o dell’amore, donaci la forza di superare le nostre barriere, le frontiere dei nostri egoismi o delle nostre terre chiuse, delle nostre solitudini o delle nostre infinite paure. Insegnaci ad ascoltare l’altro e la sua fragilità, ad accogliere il suo mistero e i suoi valori differenti, la sua storia e i suoi veri sentimenti, a camminare con lui, ormai, per sentieri nuovi. Insegnaci a vivere del tuo Spirito, o Signore, spirito di servizio e di ospitalità, spirito di apertura e di unità, spirito di riconciliazione e di pace. Liberaci, o Signore, da noi stessi. E insegnaci a vivere insieme di nuovi cieli e di terre nuove. (p. Renato Zilio)    

Migrantes Marche : domenica scorsa il giubileo dei migranti a Loreto

16 Ottobre 2020 - Loreto - Domenica 11 ottobre, a Loreto. Il virus spaventa, la pioggia disturba, la gente in una giornata grigia arriva timidamente, poco alla volta... É il «giubileo dei migranti». Tutto sembra scoraggiare... Il pullman dalla Romagna carico di badanti rumene, all’ultimo istante, non verrà! Quando, come d'improvviso, l’enorme gruppo di nigeriani da Jesi accende l'entusiasmo. Donne, uomini, bambini dalla pelle nera e dagli abiti coloratissimi, gente che si sente ormai marchigiana di adozione. Così, con le loro musiche e ritmi fanno vibrare di emozione le austere pareti della basilica della Santa Casa di Loreto. Trascinano come in un vortice altri - migranti e italiani presenti - in un crescendo di energie e sonorità. É il miracolo dell’Africa. Kika, dalla voce potente e calda, gli uomini dai tamburi e strumenti a percussione più disparati, i bambini africani con un festoso agitare di bandiere di ogni nazione. Quasi fosse il loro futuro in questa terra. Multicolore. Sì, il nostro domani… Un giovane cappuccino del Benin, Janvier, animatore della giornata, ringrazia commosso. « Mi avete fatto ritrovare i ritmi della mia terra !» esclama, tra sorpresa e emozione. È lui che spiega la Bibbia come un continuo narrare di migrazioni infinite: da Abramo ai patriarchi, dai profeti fino all’Egitto di Giuseppe, di Maria e Gesù. Costretti a fuggire. Come milioni di uomini d’oggi. Tragedie che nella storia non terminano mai e si tingono insieme di speranza e di disperazione… Segue, poi, « la danza del pane ». Un grande, enorme pane con una bella croce sopra, fragrante e dorato, vola con eleganza sopra le teste trasportato da Hillary, giovane nigeriana, danzando e ondulando nell’aria, dolcemente, come un bambino appena nato. Il pane, si sa, va sempre spezzato. Come la vita di un emigrante, che dovrà spezzare affetti, relazioni, abitudini, lingua e tradizioni sue. Per nutrire altri e la terra dove vivrà. Dura, grande lezione, questa: imparare a spezzare la vita come il pane. « Quel pane siamo noi ! » sembrano dire centinaia di occhi sospesi a questa magica danza, accompagnata da una commossa corale africana. Stefano, della « Fondazione Papa Giovanni XXIII » di don Oreste Benzi, presenta, poi, il progetto di liberazione di una donna, presa nella tratta. Sono tutte immigrate e sfruttate per il mercato avvilente del sesso. Ogni emigrante mette oggi un solo euro nei contenitori di raccolta, come « l'obolo della vedova ». Il raccolto è eccezionale, più di 500 euro. Sì, giubileo è liberare gli oppressi. È dare libertà a chi ha una vita misera e maledetta. La Messa giubilare è celebrata dall’arcivescovo di Loreto Mons. Fabio Dal Cin. Nell'omelia ricorda che nella Chiesa si è tutti fratelli, non appartenenti a nessuna etnia o nazione e che i migranti non sono numeri, cifre o statistiche. Sono persone. Non insidiano le nostre sicurezze. Ma fuggono da guerra, miseria, assenza di futuro. Cercano una vita migliore, meno indegna da vivere. Con tutte le forze dell’anima cercano fratellanza. All'uscita, dei pellegrini italiani presenti alla celebrazione giubilare si lasciano sfuggire : «La messa africana ? Fantastica !» Bernard, rappresentante dei Nigeriani, visibilmente felice, vi dirà «Ma, oggi, più felice di tutti è Dio ! » Aggiungendo, con i suoi neri occhi ridenti: « E Maria, che siamo venuti a trovare proprio a casa sua!" Don Alberto BALDUCCI Direttore Migrantes -  Jesi  

Migrantes Marche: una “vacanza” migrante

5 Agosto 2020 - Ancona - La delegazione di Migrantes Marche - cinque componenti affiatati, motivati e sorpresi, - era, finalmente, arrivata in Val Pusteria. 1200 metri di altitudine, sfondo dolomitico mozzafiato, verde esplosivo di boschi di conifere e di prati falciati di fresco. La canicola d'Italia restava fortunatamente, ormai, alle spalle.  Eccoci, ospiti attesi di un hotel solitario, immerso nei boschi, eretto nel lontano 1511, accanto a una fonte termale, e adattato nel 1952 dai missionari scalabriniani per vacanza alpina dei loro studenti. Reso ora accogliente e funzionale - per soli tre mesi all'anno, causa inaccessibilità per neve - da una ventina di giovani volontari filippini della parrocchia milanese degli scalabriniani e un padre Claudio tuttofare, responsabile della struttura. Si è a Villabassa (BZ) a pochi passi da Dobbiaco e dal confine con l’Austria. Gli scalabriniani hanno il carisma di prendersi a cuore i migranti nei loro problemi e speranze, accompagnando la loro fede e cultura. E qui le Dolomiti, tra l'Otto e il Novecento hanno mangiato il pane duro dell’emigrazione… Non manca, accanto, una nota di emozione e di poesia. A poca distanza, sperduta nel verde, la capanna di Gustav Mahler, che, nelle ultime estati, tra il 1908 e 1910 trova l’ispirazione per capolavori come «Il canto della terra», la nona e la decima Sinfonia. Come a dire che questo luogo ha ancora tanto da raccontare... Il viaggio per arrivarci, lunghissimo, ha permesso uno scambio altrettanto lungo sull’Italia di oggi… Una lettura che - in filigrana - ce la fa apparire come una terra «signoriale», sottilmente feudale, pur senza accorgesene. Dove ogni voglia di cambiamento è mortificata da un'ingessatura preventiva. “Si è sempre fatto così!”. Si è come ingessati... Un piccolo mondo antico. Si agisce in base a tradizioni e abitudini, senza uno sguardo lungo verso il futuro. Antichi privilegi, senso forte del proprio gruppo, corporazioni, familismo, contrapposizioni estenuanti e localismo senza grandi orizzonti e respiro. Per cui la mobilità, l’emigrazione e le sue dinamiche fanno paura. Il tempo, così, sopraffatto dallo spazio. Lo si intravede e lo si ritrova, discutendo, in vari contesti: nel mondo universitario, sanitario, politico, educativo, forse anche ecclesiale... Tre gli elementi ricorrenti: un signore feudale, un territorio circoscritto (feudo) e un rapporto verticale (direttivo), calato dall’alto. Non è senz’altro il mondo inglese, la cui forma mentis è la ship (barca), - si ragiona insieme - terminazione questa tipica di innumerevoli vocaboli, come partnership, leadership…  E ciò indica un team affiatato, un dinamismo intrinseco, un’avventura comune, una complementarietà inedita, un approdo in fondo all’orizzonte. Così, con questi discorsi ancora nell’aria, incontriamo sorpresi il volto di un grande uomo di mare e noto scrittore, Ernest Hemingway. È all’Hotel de la Poste, il più antico di Cortina. «Nessun uomo è un'isola, intero in se stesso» - pare ripeterci, con innumerevoli sue foto tra nevi e ghiacciai. «Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte della terra!». Ne ammiriamo la stanza d’albergo, il «suo» posto abituale nell’antica sala bar, posto rimasto immortale, proprio sotto l’orologio a pendolo, dove annotava i capitoli di «Per chi suona la campana». E, così, pare ricordarci: «Ora non è tempo di pensare a ciò che non hai. Pensa quello che puoi fare con quello che c'è !». E a noi, ci sembra stranamente di cogliere… uno stile Migrantes! La visita a San Candido (Innichen in tedesco) resta memorabile. Uno del gruppo, nella piazza principale, estrae la fisarmonica (strumento squisitamente marchigiano), cala sugli occhi un basco à la française, e inizia un chansonnier parigino… Gli applausi non si fanno attendere, come pure i bambini portati dai nonni in carrozzina che battono mani e piedi al ritmo della musica… mentre un altro della Migrantes ti cita ad alta voce il Leopardi : «i bambini trovano il tutto nel nulla, i grandi trovano il nulla nel tutto !». Brunico, invece, la 'capitale' della Val Pusteria, offre la bellezza del Tirolo e la stessa bella accoglienza al nostro 'artista di strada'.  «A condizione di suonare una tarantella calabrese'» ci fa il gestore del bar in piazza grande. Tradendo, così, la propria origine… ma anche l’interessante capacità di essersi così bene integrato e pur nella sua diversità aver raggiunto una feconda differenza. Ci viene in mente la parabola della ship e del feudo… di chi sa ben navigare, al posto di rimanere inchiodato al suo territorio e alle sue certezze. Anche le piazze di Lienz, prima città austriaca oltre il confine, ci vedono nello stesso scenario musicale, nella stessa incursione sorprendente, nella stessa silenziosa pace interrotta. Ma lo strumento marchigiano ne esce sempre da protagonista più che ammirato. Anzi, invidiato. Alla sera, la testimonianza  stimolante di p. René Manenti, parroco della parrocchia interculturale milanese del Carmine, ci presenta, in quanto co-organizzatore, l'esperienza sinodale della Chiesa di Milano, «Chiesa dalle genti».  Fare da amalgama di tanti popoli che sono là presenti, fare da ponte per le differenze incontrate conoscendone le fatiche, ma mettendo in luce le ricchezze di ognuno, mai rassegnati di fronte alla tendenza che ogni comunità può avere di chiudersi... ne è il senso. Essere ponte tra autoctoni e quelli che vengono da fuori è l'impegno quotidiano che si rivela in questo cammino lento delle cose, delle idee e degli uomini. Piacevolissimo e commovente l'incontro con P. Stelio Fongaro, ottantenne lucidissimo, preside emerito a Piacenza, che dopo 60 anni di insegnamento di materie letterarie, ci parla della sua Antologia della letteratura migrante, una straordinaria silloge di testi di migranti e di emigrazione. Gli esce dalla bocca, con emozione, tutt'intera la poesia  "Lavandare" di Giovanni Pascoli. "E il vento soffia e tu non tornasti... come sono rimasta... come l'aratro in mezzo alla maggese". Così, il dolore struggente e solitario, di una donna per il suo uomo emigrato, e mai più tornato. La visita del museo delle arti rurali, degli usi e costumi della Val Pusteria a Brunico merita tempo e approfondimenti. Al centro la residenza signorile della famiglia Wezl, diventata nobile a fine Seicento per la ricchezza che gli permette l'acquisto di una miniera di rame, la costruzione di una cappella celebrativa e la costruzione dei "masi" per i contadini a loro servizio. Si intravede la genialità di un popolo, che ha affrontato la durezza della natura con l'arte di saperle strappare i frutti, l'artigianato del legno, della pelle e del ferro, la capacità di costruire utensili adatti, di convogliare l'acqua dei monti, di pascolare gli animali con azione religiosa e quasi superstiziosa per la partenza e il ritorno nelle transumanze, la costruzione di molini... È prodigiosa la capacità di adattamento dell'uomo alla natura che lo circonda, di curare le malattie di animali e persone, di ricavare cibo e medicine da ciò di cui dispone, di seguire i ritmi naturali da cui è circondato dandogli senso contemplativo, in vista di migliorare la vita. Quello, che in una parola di può chiamare "cultura". In fondo, tutto quello che ha apportato in Hochpustertal anche la nostra delegazione Migrantes in ritmo, colore, riflessione, musica e incontri.  Ricordando, in fondo, Thor Heyerdahl, antropologo e scrittore norvegese: "Le frontiere? Esistono eccome! Nei miei viaggi ne ho incontrate molte e stanno tutte nella mente degli uomini..."   Alberto Balducci

Stati generali all’antica Abbadia di Fiastra

16 Giugno 2020 - Jesi - Non era nel quadro suggestivo della romana villa Doria Pamphili, ma in un contesto ancor più sorprendente, dove si ritrovava, giorni fa, la Migrantes regionale delle Marche: l’antica Abbadia di Fiastra. Una vera perla della terra marchigiana, una terra al plurale (le Marche), con le sue ben tredici diocesi.  Ma non per perdersi in sentieri ombrosi, in una selva secolare dai laghetti sorprendenti tra Macerata e i Monti Sibillini, immensa proprietà dei monaci Cirstercensi del XII secolo. Non per adagiarsi in un antico passato, ma lanciarsi verso il futuro e le sue sfide. La prima, si chiama “Giubileo dei Migranti” alla Vergine di Loreto nel prossimo 11 ottobre. Ormai da cinque anni si tiene alla Basilica di Loreto un pellegrinaggio di tutti i migranti delle Marche, con la presenza di più di trecento migranti, delle bandiere della loro terra, dei loro vestiti più belli, dei loro inni e canti folclorici… rendendo grazie a Dio per una presenza originale in terra marchigiana. E, incuriosendo, oltretutto - con una cultura fortemente comunitaria e festosa - il modo di fare più riservato e individuale di questa terra di accoglienza. Quest’anno, infatti, è l’anno giubilare del santuario di Loreto. Cento anni fa Maria fu proclamata “Patrona dell’aviazione”. E ancora oggi invita a “volare alto” il popolo dei credenti. E per i migranti, a coltivare i valori di dignità, di speranza e di resistenza… L'emergenza sanitaria rischia, tuttavia, di sminuire molto la bellezza e la grandiosità di questa festa. Vi saranno invitati  anche i sacerdoti di origine non italiana, come polacchi, nigeriani, latinoamericani, indiani, rumeni… Essi sono circa 200 nelle regione, oltre alle religiose di origine straniera. Si era preparato per loro un incontro quest’anno, con un tema significativamente stimolante : “La mia missione come coraggio dell’incontro con l’altro”. Un incoraggiamento prezioso all’inculturazione, al “farsi alla gente” di qui, per loro “la nuova terra di missione”. A causa del coronavirus il convegno è tramontato, ma la sfida è rimasta ben in piedi… Il nostro incontro continua con il pensiero grato a mons. Giuseppe Orlandoni, vescovo emerito di Senigallia, sociologo oltre che pastore, che da trenta anni guida questa Commissione Migrantes con penetrante sapienza e sicura dolcezza. Per motivi di età, ottant'anni ben portati,  lascerà il posto a mons. Dal Cin, vescovo di Loreto. In segno di gratitudine gli si presenta un libro di Boff, fresco di stampa, dal programma insuperabile “ Lo Spirito soffia dove vuole” della EMI, e un piccolo arazzo in filo d’oro e d’argento della Madonna di Loreto. Gesto che commuove, perchè è una devozione, questa, coltivata fin dalla sua prima infanzia, sulle ginocchia della mamma. Un’ulteriore sfida, il brain-storming sull’emigrazione e le sue sfide attuali, - come in un trittico - in campo sociale, culturale e religioso con uno specialista del SIMI di Roma. Da fare a fine agosto nel cuore delle Dolomiti, nel contesto unico e interculturale della Val Pusteria, a pochi passi da Cortina d’Ampezzo e dai boschi verdissimi dell’Austria. Dopo un estenuante lockdown, una parentesi di alcuni giorni di piena ossigenazione si rivela particolarmente tonificante. La visita recente dei responsabili della Migrantes Marche al piccolo ma ben noto paese di Bergantino, quasi tutto composto di giostrai, dotato di un sorprendente museo della giostra aiuta a capire questo aspetto della mobilità umana, delle difficoltà di scolarizzazione per i bambini o altro, e a dissipare una triste, lunga serie di pregiudizi al riguardo. Viene riproposta la visita come un interessante percorso di formazione e di sensibilizzazione. Nello scambio si avverte una comune insoddisfazione per la legge sulla nuova regolarizzazione degli stranieri: è un compromesso tra forze politiche. Resiste tutt'ora una pregiudiziale sui migranti, visti come potenziale rischio e non come un’opportunità: purtroppo non portano voti e questo è il vero problema… Viene evocato un libro dallo sguardo interessante e inedito: un’Italia rimasta ancora sottilmente ancorata a un sistema feudale, fondato su schiavitù non riconosciute ma effettive : “La società signorile di massa” di L. Ricolfi. Egli annota: “L'immigrazione incontrollata ha favorito la formazione di un'infrastruttura para-schiavistica”. Così, in Italia si produce poco, ma al tempo stesso si consuma moltissimo e sproporzionatamente. Per quanto tempo la situazione reggerà... è la domanda dei più avvertiti.   Infine, il nostro invitato, un giovane sacerdote indiano, Don Philson, ci trasporta ben lontano con il cuore, nel suo Kerala e le antiche tradizioni religiose, ma anche tra le sue comunità sparse nel maceratese. Questo ci ricorda quanto una vita di emigrante sia sempre una lotta e, allo stesso tempo, una danza. Qualcosa di duro e di amaro da vivere, ma anche di grande e di bello da assimilare... Proprio come secoli fa, tra questi boschi e verdi campagne i benedettini respiravano lavoro e preghiera.

Don Alberto Balducci

 Direttore Migrantes Jesi

Dolomiti & emigrazione

25 Maggio 2020 -
Loreto - Nel superbo quadro delle Dolomiti della Val Pusteria, in un contesto interculturale e bilingue, confinante con gli estesi boschi dell’Austria e a una manciata di minuti da Cortina d’Ampezzo, è invitata verso fine agosto l’equipe dei direttori Migrantes delle Marche. Può sembrare paradossale. Di fronte a scenari naturali particolarmente suggestivi, immobili e antichissimi con i loro 280 milioni di anni - le Dolomiti, recentemente dichiarate Patrimonio dell’umanità - si rifletterà, invece, sulla mobilità umana. Sì, in un paesaggio immutato da tantissimi anni, ci si tufferà nelle sfide attuali del migrare, dei cambiamenti collettivi, delle modificazioni societarie.  E questo - come in un trittico -  dal punto di vista culturale, sociale e religioso. p. Aldo Pashkja Skoda,   direttore del SIMI di Roma, condurrà l’approfondimento delle differenti tematiche. Mariglena Gonji, dell’Università di Urbino, lo farà, invece, dal punto di vista psicologico. La sua idea-chiave è la forza terapeutica, per il migrante, del narrare. Perché questa modalità di esistere - nel racconto di sé e della propria avventura - guarisce le ferite, tonifica l’autostima, conferma la resilienza di fronte all’altro. Il luogo di questo incontro estivo si chiama Piandimaia, un antico hotel termale della fine del XVI secolo, ancora carico di charme per le sue « boiseries » e le sale dipinte ad affresco. Accanto, una sorgente d’acqua, comparabile per analisi alle qualità della Fiuggi, porta il nome beneaugurante di  « fons salutis ». I secoli sono passati per questo maniero, i millenni per le montagne, per l’uomo, invece, è sempre tempo di migrare... Come un’eterna condanna di Sisifo, con i suoi corsi e ricorsi. Ma anche quella straordinaria capacità umana di piegare la storia. "I sistemi si oppongono, ricorda un proverbio, gli uomini si incontrano." Sapendo, in fondo, che « vola solo chi osa farlo » come annota Sepúlveda. (p. Renato Zilio - Migrantes Marche)

Migrantes Marche: le iniziative al tempo del coronavirus

4 Aprile 2020 - Loreto - Nelle Marche in diocesi dove vi  sono strutture di accoglienza  per migranti, come ad esempio nella diocesi di Fano, si continua tale attività, seguendo le direttive date, e semmai, in tali frangenti, si interviene ad accompagnare e seguire casi di necessità particolari. In quella di Pesaro si affida alla Protezione civile l’impegno di distribuzione di pasti a migranti o ad altri, per non avere assembramenti nei locali della Caritas o semmai si consegnano buoni-pasto settimanali. Don Sergio della Migrantes di Ancona, missionario per anni in America latina,  prende in mano il telefono ed è la sua precisa attività pastorale del momento: incoraggiare, sostenere, dare speranza a migranti, ad ammalati, ad anziani della parrocchia. P.Mihajlo, responsabile delle comunità ucraine delle Marche si premura di dare ad ognuno ogni informazione sulle celebrazioni del vescovo Dionisio a Roma, trasmesse attraverso i social o direttamente trasmesse dalla capitale Kiev, sede metropolitana della Chiesa greco-cattolica ucraina. P.Giorgio, parroco a Loreto, ogni venerdì fa in solitario la Via Crucis per piazze e strade, in particolare abitate da famiglie di migranti, mentre tutti intensamente seguono dalle finestre il sacro rito, che si rivela di stringente attualità. Non ultimo il caso di tre gruppi di giostrai seriamente bloccati in tre diocesi, da Pesaro a S.Benedetto del Tronto. Allertata da una Migrantes fuori regione, la Migrantes Marche ha potuto intervenire segnalando alle Migrantes delle differenti diocesi e con la collaborazione di Caritas si sono risolti i casi. Una rete di segnalazione e di collaborazione tra Migrantes e Caritas, risultata senz’altro preziosa e positiva.

p. Renato Zilio

Direttore Migrantes Marche

 

Migrantes Marche: il servizio in questi giorni accanto al mondo della mobilità

25 Marzo 2020 - Loreto – Nelle Marche, in diocesi dove vi  sono strutture di accoglienza  per migranti, come ad esempio nella diocesi di Fano, si continua tale attività, seguendo le direttive date, e semmai, in tali frangenti,  si interviene ad accompagnare e seguire casi di necessità particolari. In quella di Pesaro si affida alla Protezione civile l’impegno di distribuzione di pasti a migranti o ad altri, per non avere assembramenti nei locali della Caritas o semmai si consegnano buoni-pasto settimanali. Don Sergio della Migrantes di Ancona, missionario per anni in America latina,  prende in mano il telefono ed è la sua precisa attività pastorale del momento:  incoraggiare, sostenere, dare speranza a migranti, ad ammalati, ad anziani della parrocchia. P.Mihajlo, responsabile delle comunità ucraine delle Marche si premura di dare ad ognuno ogni informazione sulle celebrazioni del vescovo Dionisio a Roma, trasmesse attraverso i social o direttamente trasmesse dalla capitale Kiev, sede metropolitana della Chiesa greco-cattolica ucraina. P. Giorgio, parroco a Loreto, ogni venerdì fa in solitario la Via Crucis per piazze e strade, in particolare abitate da famiglie di migranti, mentre tutti intensamente seguono dalle finestre il sacro rito, che si rivela di stringente attualità. Non ultimo il caso di tre gruppi di giostrai seriamente bloccati in tre diocesi, da Pesaro a S. Benedetto del Tronto. Allertata da una Migrantes fuori regione, la Migrantes Marche ha potuto intervenire segnalando alle Migrantes delle differenti diocesi e con la collaborazione di Caritas si sono risolti i casi. Una rete di segnalazione e di collaborazione tra Migrantes e Caritas, risultata senz’altro preziosa e positiva.    

Loreto : il pellegrinaggio dei migranti delle Marche

8 Ottobre 2019 - Loreto - Aziz, musulmano, venuto da Amandola, teneva la bandiera arancione di cinque metri che apriva il corteo con un orgoglio e una fierezza che trasparivano dagli occhi. Vi era scritto “Pellegrinaggio dei migranti delle Marche. Anche noi da Maria” Passava, così, per il corso principale di Loreto, nel pomeriggio di domenica 6 ottobre, un folto gruppo variopinto di polacchi, di nigeriani, di ucraini, di romeni, di latinoamericani, e di indiani da Jesi, Macerata, Fano, Senigallia, Ancona…  A Porta Romana, la sorpresa di un incoraggiante benvenuto del sindaco Paolo Niccoletti : “Sentitevi a casa nella città della casa di Maria ! Siate a vostro agio nella nostra terra”. Calorose e tonificanti anche le parole di accoglienza dell’arcivescovo mons. Fabio Dal Cin.  Ma l’accoglienza più bella e straordinaria è stata una basilica stracolma di fedeli, perfino negli angoli più riposti delle navate, all’eucarestia delle ore 17.00. Un’assemblea attentissima e ammirata per i loro canti, i loro tamburi, le letture nella loro lingua, le bandiere di ogni colore, la loro fede , il loro coraggio di vivere. Un applauso finale ai migranti delle Marche ha salutato, in fondo, tutto questo. Senza dire del messaggio toccante del vescovo mons. Giuseppe Orlandoni, che ricordava con commozione al cuore di ognuno dei presenti le parole stesse del Signore nel vangelo di Matteo : “Non abbiate paura! Sono io che avete accolto, in ogni straniero accolto”. All’uscita, un enorme pane benedetto di vari chili, portato dalle donne nigeriane, veniva preso d’assalto, come a Milano quella volta di manzoniana memoria.  Era il pane della fraternità. Ad ognuno veniva distribuita anche l’immagine della Vergine di Loreto, con le parole più belle di Papa Francesco nell’isola di Lesbo : “Come un'unica famiglia umana, siamo tutti migranti, viaggiatori di speranza verso di Te, che sei la nostra vera casa. Là dove ogni lacrima sarà asciugata, dove saremo nella pace, al sicuro nel tuo abbraccio”. Un momento conviviale e gastronomico chiudeva la serata, sulle note di fisarmonica dei migliori allievi, quasi tutti undicenni, giovanissimi talenti della scuola Soprani di Castelfidardo. Splendido omaggio all’Italia di domani. Plurale e multicolore. Come un’inedita sinfonia. (Renato Zilio - Migrantes Marche)

Loreto: domenica il pellegrinaggio dei migranti “marchigiani”

3 Ottobre 2019 - Loreto - Un pellegrinaggio di un popolo variopinto di indiani, ucraini, latino-americani, nigeriani e romeni vestiti a festa con costumi e bandiere, denominato "Pellegrinaggio marchigiano dei migranti. Anche noi da Maria". Questa la scritta, a grandi caratteri, su un lunghissimo drappo arancione, che aprirà il corteo, domenica 6 ottobre (nel pomeriggio) con più di 300 pellegrini previsti a Loreto. È il loro incontro annuale con il santuario mariano, provenendo da tutte le Marche. Non mancherà il saluto di benvenuto del sindaco, Paolo Niccoletti e dell' arcivescovo Mons. Fabio Dal Cin. Portano con orgoglio la loro fede. Ma anche la loro identità, la loro originalità di uomini e donne venuti da altri orizzonti, per vivere nelle nostre Marche e farle vivere con il loro lavoro e dinamismo. Il vescovo emerito di Senigallia, Mons. Giuseppe Orlandoni, accompagna ogni anno questo pellegrinaggio multicolore. Segno concreto di una Chiesa, cioè di un popolo di Dio in cammino verso la nuova “terra promessa”. Sì, la fratellanza tra uomini, culture e lingue differenti. Commovente, come sempre, il loro passaggio nella santa Casa. Per ricordare, poi, nella celebrazione, tra canti e letture nelle diverse lingue, quanto Maria incoraggia il loro camminare, il loro “andare avanti”. La vita di un migrante è sempre una lotta e una danza, allo stesso tempo. Qualcosa di duro, ma anche di grande, che apre la mente e il cuore. Una processione di bambini accompagnati dai genitori, alla fine, riceverà una benedizione speciale dal Vescovo: piccoli volti, dai tratti somatici di ogni continente, l'Italia di domani. Un momento fraterno, festivo e conviviale, tra cibi orientali, latinoamericani e africani concluderà nei locali della Prelatura la giornata. Quasi un simbolo - a tavola - della società integrata che si vuole costruire insieme. Sotto lo sguardo di Maria. (p. Renato Zilio - Migrantes Marche)