20 Aprile 2021 - Animata dallo spirito missionario già al proprio interno, la Chiesa domestica è chiamata ad essere un segno luminoso della presenza di Cristo e del suo amore anche per i «lontani», per le famiglie che non credono ancora e per le stesse famiglie cristiane che non vivono più in coerenza con la fede ricevuta: è chiamata «col suo esempio e con la sua testimonianza» a illuminare «quelli che cercano la verità» (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n.54, 22 novembre 1981)
“Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura”. L’invito perentorio di Gesù all’annuncio universale della Sua Parola è il punto di partenza di Papa Giovanni Paolo II per spronare la famiglia alla missionarietà. Un surplus di fiducia nei confronti della “Chiesa domestica” che di fatto è chiamata a rendersi partecipe dell’azione evangelizzatrice con una peculiarità sua propria. La Chiesa che si fonda sulla casa, ovvero sul sacramento del matrimonio è investita direttamente della vocazione a farsi prossima di tutti i fratelli che incontra nel mondo in cui essa vive ed è immersa. I coniugi sono missionari nel profondo, in virtù del loro battesimo, ribadito nella confermazione e suggellato in maniera speciale dal matrimonio. Non ci sono limiti a questo annuncio e di fatto Gesù si è espresso indicando la meta: “fino agli estremi confini della terra”. Così avviene che gli sposi cristiani iniziano ad essere testimoni e missionari fra le mura domestiche per poi esserlo in ogni contesto di vita, piccolo o grande che sia, in cui si trovano a vivere e fare la loro esperienza coniugale. Mai come in questo caso è valida la famosa espressione che definisce i cristiani “nel mondo ma non del mondo”. I coniugi e le famiglie che loro vanno formando sono all’avanguardia, perennemente in terra di missione. Non vivono nel tempio, non sono individuati dalle persone che incontrano come autorità ecclesiastiche, non hanno paramenti sacri, appannaggio di sacerdoti e religiosi, ma sono cristiani! Da questo punto di vista, nei confronti, soprattutto, delle persone non credenti, hanno l’opportunità di un incontro più alla pari, privo di pregiudizi, in cui la responsabilità e la libertà del confronto si giocano proprio sul piano di una testimonianza contraddistinta dalla trasparenza e dalla gratuità. Il Papa afferma che le famiglie cristiane, che siano partite per un Paese del Terzo Mondo per vivere in pienezza la vocazione della missione evangelica, o che al loro interno debbano cimentarsi con la mancanza di fede dei figli o di qualche altro membro del nucleo famigliare, sono perennemente “in servizio” e la loro specificità è la testimonianza concreta sul campo. Pare di sentire San Francesco quando diceva ai suoi frati di predicare in ultima istanza con le parole se ce ne fosse stato bisogno; sì perché è nel vivere, prima ancora che nel dire il Vangelo che le famiglie possono essere davvero protagoniste. C’è bisogno di essere lievito nella pasta del mondo, correndo il rischio di mescolarsi nell’impasto della storia. C’è bisogno, ai giorni nostri come duemila anni fa, di relazioni affidabili, sempre più rare; di legami con uomini e donne sposi, capaci di seminare fiducia, bellezza, speranza. É proprio la famiglia cristiana che può illuminare la vicenda umana dei fratelli nella fede, delle famiglie che non credono o di quelle che accusano delle difficoltà al proprio interno, offrendo il dono dell’affidabilità. Essere saldi nella presenza fisica, a contatto con i fratelli, senza distanze, senza giudizi o pietismi; essere affidabili nella gratuità dell’ascolto, nella prossimità per le piccole e le grandi richieste. Essere luce per gli altri non è compito facile, ma quanto è necessario! Del resto non sono poche le occasioni in cui questa presenza che dona conforto viene riconosciuta come vitale e preziosa. Quando una famiglia, soprattutto se coesa fra i suoi membri, accende il fuoco della sua speranza a fianco di chi gli è vicino, subito se ne colgono i bagliori, presto nascono germogli di vita nuova e non di rado questa presenza suscita una gratitudine magari silenziosa, magari non sempre esplicita, ma di certo duratura e sincera. (Giovanni M. Capetta)
Primo Piano
Centro Astalli: oggi la presentazione del Rapporto 2021
20 Aprile 2021 - Roma - Il Centro Astalli presenterà oggi il Rapporto annuale 2021, un anno di attività e servizi in favore di richiedenti asilo e rifugiati. Presenta i dati del rapporto P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, con David Sassoli, presidente Parlamento Europeo, il card. Luis Antonio Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Seguiranno testimonianze di p. Stanko Perica, direttore JRS Europa Sud Est, e di Umba Mpemba, rifugiata congolese in Italia.
Il Rapporto annuale del Centro Astalli, il secondo che esce nella pandemia, descrive un anno, il 2020, al fianco di oltre 17mila rifugiati e richiedenti asilo, con dati su servizi offerti, nazionalità e status. Ne emerge un quadro in cui l’onda lunga dei decreti sicurezza e le politiche migratorie, di chiusura – se non addirittura discriminatorie – che hanno caratterizzato la normativa su immigrazione e asilo fino a fine 2020, acuiscono precarietà di vita, esclusione e irregolarità.
Il Rapporto si presenta come uno strumento per capire quali sono le principali nazionalità dei rifugiati che giungono in Italia per chiedere asilo; quali le principali difficoltà che incontrano nel percorso per il riconoscimento della protezione e per l’accesso all’accoglienza o a percorsi di integrazione. Ne emerge una fotografia in cui la pandemia ha messo in evidenza le lacune del sistema sanitario e del welfare territoriale, su cui per troppi anni non si è investito e si è continuato a tagliare risorse, indebolendo tutele e misure di sostegno alla popolazione più fragile di cui i rifugiati fanno parte.
Il Rapporto annuale 2021 descrive il Centro Astalli come una realtà che, grazie agli oltre 400 volontari che operano nelle sue 8 sedi territoriali (Roma, Bologna, Catania, Grumo Nevano, Palermo, Trento, Vicenza, Padova), si adegua e si adatta ai mutamenti sociali e legislativi di un Paese che fa fatica a dare la dovuta assistenza a chi, in fuga da guerre e persecuzioni, cerca di giungere in Italia.
Ad arricchire la pubblicazione un inserto fotografico dedicato ai 40 anni del Jesuit Refugee Service. Un racconto di come si sia continuato ad accompagnare i rifugiati in 56 paesi nel mondo durante la pandemia: nelle aree urbane, nei campi profughi, in zone di guerra, investendo sull’educazione e sulla formazione dei giovani e delle donne rifugiate. Ad introdurre le foto i testi inviati al Centro Astalli nel corso del 2020 da Papa Francesco, Filippo Grandi e S.Em. Cardinal Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria. In appendice al rapporto il colloquio sulle migrazioni “In ognuno la traccia di ognuno” tra il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, il Prefetto della Comunicazione della Santa Sede Paolo Ruffini, il card. Matteo Zuppi e la filosofa Donatella di Cesare.
Viminale: da inizio anno sbarcate 8.559 persone sulle coste italiane
19 Aprile 2021 - Roma - Sono 8.559 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Di questi 1.240 sono di nazionalità tunisina (14%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (1.207, 14%), Bangladesh (931, 11%), Guinea (814, 10%), Sudan (559, 7%), Egitto (452, 5%), Mali (447, 5%), Eritrea (436, 5%), Marocco (336, 4%), Algeria (320, 4%) a cui si aggiungono 1.817 persone (21%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.
Un appello missionario
19 Aprile 2021 - Loreto - Sono stato recentemente alla parrocchia di Oujda, in Marocco a pochi chilometri dalla frontiera con l’Algeria. Per centinaia di migranti un vero porto di mare. O meglio un porto di salvezza, di umanità. In un continuo flusso, vi arrivano giovani subsahariani provenendo dalla traversata dell’Algeria e del deserto: un’esperienza dura, sofferta, impensabilmente dolorosa. I locali della parrocchia erano al completo di ospiti, una giovane coppia era accampata perfino in sagrestia. Altri giovani sopraggiungono anche nottetempo: crollano di stanchezza appena arrivati. Li trovate a dormire sul tappeto dell’altare. Sembra di udire in fondo all’anima parole di Vangelo “Non aver paura! Sono io… straniero, migrante, che tu hai accolto!” Sì, un’emergenza umanitaria, che continua ancora oggi… La situazione di emergenza di Oujda e l’accorato appello del Cardinale di Rabat Cristóbal López Romero nella lettera da scaricare: OUJDA-SOS-1Download. Per donare le coordinate bancarie per la donazione sono le seguenti: IBAN FR 76 3000 4025 0300 0100 8585 387 - Eglise Catholique au Maroc BNP (P. Renato Zilio -Direttore Migrantes Marche)
Fondazione Moressa: rimesse degli immigrati in aumento nonostante la pandemia
19 Aprile 2021 - Venezia - Mentre secondo la Banca Mondiale i flussi globali diminuiscono a causa della pandemia, le rimesse inviate in patria dagli immigrati in Italia sono aumentate nel 2020 (+12,9%). Dopo il crollo del 2013 e alcuni anni di sostanziale stabilizzazione, il volume delle rimesse aveva subito un significativo aumento nel 2018 (+13,1%), proseguito anche nel 2019 (+3,0% rispetto all’anno precedente). Nel 2020, nonostante la pandemia, le rimesse dall’Italia registrano un ulteriore incremento, +12,9% rispetto al 2019. L’aumento delle rimesse, unitamente al calo del PIL registrato nel 2020, ha riportato, per la prima volta dal 2012, il rapporto rimesse/PIL sopra quota 0,4%. Lo evidenzia oggi la Fondazione Moressa secondo la quale il Bangladesh si conferma il primo paese di destinazione delle rimesse, con 707 milioni di euro complessivi (10,5% delle rimesse totali), anche se in calo nell’ultimo anno (-12,8%). Il secondo paese di destinazione è la Romania, anch’essa in calo: -1,2% nell’ultimo anno e -31,5% negli ultimi sette. Da notare come tra i primi dieci paesi ben cinque siano asiatici: oltre al Bangladesh, anche Filippine, Pakistan, India e Sri Lanka. Molti Paesi hanno invece registrato incrementi significativi nell’ultimo anno. In particolare, spiccano Nigeria (+119,6%), Ucraina (+72,2%), Moldavia (+41,1%), Marocco (+31,1%). Si può ipotizzare che tali aumenti siano determinati dalle limitazioni alla mobilità internazionale: non potendo viaggiare fisicamente, si sono mantenuti i legami familiari prevalentemente attraverso l’invio di denaro.
Rapportando il volume delle rimesse con il numero di residenti in Italia, si ottiene il valore medio pro-capite: mediamente, ciascun immigrato in Italia ha inviato in patria poco più di 1.300 euro nel corso del 2020, circa 112 euro al mese. Tra le comunità più numerose il valore più alto è quello del Bangladesh: mediamente, ciascun cittadino ha inviato oltre 5 mila euro, ovvero oltre 400 euro al mese. Superano i 300 euro mensili i cittadini del Senegal, mentre quelli del Pakistan sfiorano quella soglia. Oltre 200 euro al mese anche Filippine, India e Sri Lanka.
A livello locale, secondo i ricercatori della Fondazione Moressa - le regioni con il maggior volume di rimesse inviate sono Lombardia (1,5 miliardi) e Lazio (953 milioni). Seguono Emilia Romagna (706 milioni) e Veneto (587 milioni). Nell’ultimo anno, in tutte le regioni si è registrato un aumento delle rimesse. A livello provinciale, i volumi più significativi sono quelli di Roma (802 milioni) e Milano (740 milioni). Da notare come in queste due città si concentri oltre un quinto del volume complessivo. Come era prevedibile, tra le prime province si ha una forte concentrazione di province del Centro-Nord, in cui si ha la maggiore incidenza di residenti stranieri.
Secondo Michele Furlan, presidente della Fondazione Leone Moressa, “le rimesse rappresentano la prima forma di sostegno degli immigrati allo sviluppo dei paesi d’origine. Anche nell’anno della pandemia, nonostante il calo dell’occupazione, gli immigrati hanno continuato a sostenere le famiglie in patria. I flussi sono addirittura aumentati, parallelamente alla riduzione delle possibilità di movimento”.
Migrantes Palermo: un webinar sui rifugiati
19 Aprile 2021 - Palermo - La Fondazione Migrantes per il quarto anno consecutivo ha dedicato un rapporto al mondo dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Il diritto d’asilo, nell’Unione Europea e nel nostro Paese, negli ultimi anni è sembrato “sotto attacco” a causa di circolari, norme e leggi che hanno mirato a renderne l’accesso e l’esigibilità sempre più difficile. Con la pandemia di Covid-19 le frontiere si sono chiuse ancora di più e per quanti cercano un “rifugio” ci sono stati maggiori ostacoli. A giugno del 2020 quando sono stati resi pubblici i dati dell’UNHCR su sfollati e rifugiati nel mondo, si ha avuta la conferma di quello che molti temevano: il numero dei migranti non era mai stato così alto dopo la Seconda guerra mondiale: quasi 80 milioni di persone, in fuga dalle loro case, di cui quasi 46 milioni sfollati interni. Papa Francesco, per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (GMMR), usa già nel titolo del suo Messaggio un’immagine estremante pregante: “Come Gesù Cristo costretti a fuggire”. Il Diritto d’asilo-Report 2020 prova a dare strumenti di riflessione non solo statistici ma anche etici, non rinunciando a far vedere anche le diverse storie che, nonostante il contesto attuale, crescono e fioriscono nel nostro Paese quando le persone e le istituzioni si attivano e si incontrano al di là delle norme e delle etichette. Cerca anche di offrire una mappatura di come e in quali forme i richiedenti asilo, i rifugiati e i migranti siano diventati volontari e il vicino solidale di qualcun altro prima e durante la pandemia. L’auspicio, come negli anni precedenti, è che questo volume possa aiutare a costruire un sapere rispetto a chi è in fuga, a chi arriva a chiedere protezione nel nostro continente e nel nostro Paese, una conoscenza che ci aiuti a restare o ritornare “umani” capaci di affiancarci a chi è in difficoltà per non dover più dire come invece ci troviamo costretti a mettere nel titolo anche quest’anno: Costretti a fuggire… ancora respinti.
La presentazione del rapporto 2020, organizzata dall’Ufficio Migrantes, dalla Caritas Diocesana e dall’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni sociali si svolgerà mercoledì 21 aprile dalle ore 18:00 alle ore 19:30 in modalità online. Parteciperanno Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo; Francesco Lo Piccolo, direttore del CIR-Migrare; Mariacristina Molfetta, redattrice del Report 2020; Giusto Picone, coordinatore scientifico CIR-Migrare; Aldo Schiavello, Università di Palermo: i corridoi universitari, UNICORE; Anna Cullotta, Caritas diocesana; Eliana Romano, ex dirigente, accoglienza dei rifugiati nella scuola; Mario Affronti direttore Migrantes di Palermo e della Sicilia che introduce i lavori moderati da Luigi Perollo, Direttore dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali di Palermo
La caramella amara
19 Aprile 2021 - “Proviamo a tentare quello che non facciamo mai, leggere la storia con gli occhi del bambino afghano, degli indifesi, dei disarmati di coloro che hanno sopportato questa guerra come hanno sopportato le innumerevoli altre da secoli, come una fatica maledetta, necessaria a campare”. A scrivere è Domenico Quirico, giornalista che ha conosciuto le atrocità di guerre e atti terroristici in molti angoli del mondo. Davanti ai suoi occhi la foto, apparsa nei giorni scorsi su molti giornali, del ragazzino afghano che prende una caramella da un soldato Usa armato di tutto punto. L’immagine è apparsa all’indomani dell’annuncio del presidente Biden che i soldati Usa e altri se ne andranno da Kabul. Le promesse che l’Occidente non abbandonerà comunque l’Afghanistan a sé stesso rimangono parole in attesa di riscontro. Di certo rimane un Paese distrutto non solo materialmente ed esposto al rischio della vendetta talebana.
Il tempo concesso da una presenza militare per trovare una soluzione politica e non violenta del conflitto si è consumato senza risultati solidi e senza credibili prospettive di pace.
Impegnato com’è nella lotta al Covid 19 l’Occidente non ha tempo per occuparsi di altre tragedie. Neppure di quella, vicina all’Europa, che vede in questi giorni altri bambini annegare nel Mediterraneo.
I bambini guardano, i bambini pensano. Anche attraverso una foto riescono a vedere l’ombra dell’ipocrisia. I bambini tengono tutto nel cuore. I bambini giudicano anche se non sono magistrati e non siedono nei tribunali.
Una caramella non li trae in inganno, si consumerà in fretta, rimarrà il ricordo di un attimo che segna l’inizio di un tradimento di speranze e di attese. Lui, il bambino afghano, rimarrà indifeso e alla mercé di nuove violenze, altri verranno travolti dalle onde di un mare.
Quella caramella amara è il simbolo di una grande bugia.
Ci sarà sempre pronta una giustificazione nelle aule dei tribunali o in quelle della politica ma non si non cancelleranno le domande: che cosa ha fatto l’Occidente per le generazioni dei piccoli più a rischio di altre? Ha difeso, l’Occidente, solo i propri interessi oppure ha lottato anche per la verità e per la giustizia?
Tra pochi anni quel bimbo che oggi prende la caramella sarà un giovane, conserverà la memoria di quel momento di ipocrisia. A questa immagine se ne affiancano molte altre nel mondo. Anche nel Mediterraneo: le acque del mare lambiscono le coscienze prima ancora che le aule di un tribunale. Depositano la denuncia della grande menzogna di cui i bambini sono stati e sono vittime. (Paolo Bustaffa)
Don Luigi e l’avamposto di umanità per i migranti della rotta alpina
19 Aprile 2021 - Milano - In alta montagna, a metà aprile l’inverno non ha ancora allentato la sua morsa. Specialmente di notte, la temperatura resta vicina allo zero e spesso scende anche sotto. Quest’anno, poi, il freddo ha voluto dare un’ultima sferzata, prima di andarsene, con nevicate abbondanti e brusche gelate. È in queste condizioni che intere famiglie migranti cercano di attraversare il confine tra Italia e Francia. Si inerpicano sui valichi a duemila metri. Rischiano l’assideramento, di perdersi nei boschi o di venire intercettate dalla polizia e rispedite indietro. Però non desistono. Provano e riprovano. Tre, quattro, dieci volte. Oltre la frontiera (ammesso di arrivarci) li aspettano altre frontiere, altre settimane o mesi di cammini pericolosi, su strade inaccessibili. Altri mille espedienti per nascondersi. Tutto pur di raggiungere la loro terra promessa: la Germania o qualche altro Paese del Nord Europa.
A Oulx, provincia di Torino, in alta Val di Susa, a una quindicina di chilometri dal confine francese, si trova il rifugio “Fraternità Massi”, attualmente l’unico punto di accoglienza per chi vuole tentare la traversata. O per chi, magari, l’ha già tentata senza successo. Inaugurato nel 2018, dopo le tragedie di alcuni migranti trovati morti lungo i sentieri alpini, oggi è aperto 24 ore su 24. «A chi passa, offriamo un letto, un pasto caldo, dei vestiti» ci racconta il referente, don Luigi Chiampo, parroco di Bussoleno, che si occupa della struttura insieme con una trentina di volontari. «In questo momento, i nostri ospiti sono in prevalenza famiglie afghane, iraniane e pakistane provenienti dalla rotta balcanica» spiega il sacerdote. «Famiglie numerose, con almeno tre figli ciascuna. Tanti i bambini, alcuni piccolissimi. A loro si aggiungono giovani nord e centroafricani che, sbarcati a Lampedusa, hanno attraversato l’Italia e ora cercano di passare il confine».
Ogni notte, almeno una trentina di persone chiedono accoglienza al rifugio. E sono sempre di più, specialmente da quando, a marzo, la vicina casa cantoniera (che era stata occupata da anarchici italiani e francesi e che dava ospitalità ad alcuni migranti) è stata sgomberata, tra le polemiche. Il flusso è continuo. Giorno e notte, senza sosta. «Quando arrivano da noi», spiega don Chiampo, «spesso i migranti sono stremati e disorientati. Alcuni pensano di essere a Ventimiglia, un luogo di cui hanno sentito parlare perché per molto tempo è stato la sola porta d’accesso alla Francia. Pochi parlano inglese o altre lingue conosciute da noi, per questo non è sempre facile interagire. Fortunatamente possiamo contare su mediatori culturali, che ci aiutano, anche al telefono, nelle traduzioni».
In una stanza del rifugio è stato allestito un ambulatorio medico, risorsa quanto mai preziosa, gestito dai volontari dell’associazione “Raimbow For Africa”, mentre la Croce Rossa sorveglia strade e sentieri alla ricerca di chi è in difficoltà. La “fraternità Massi” si sostiene con il contributo di diverse realtà, tra cui la Fondazione Magnetto e la diocesi di Susa. Per passare il confine i migranti cercano ogni strada. Qualcuno ci prova in bus, ma il più delle volte viene facilmente bloccato e rimandato indietro. Altri tentano con le piste da sci. I più temerari (di solito gli afghani, che conoscono di più la montagna) si avventurano lungo i sentieri d’alta quota, tra pericoli e insidie di ogni tipo. «Molte volte arrivano qui con indumenti totalmente inadeguati» racconta il sacerdote. «Recentemente abbiamo accolto una ragazza incinta, che aveva i piedi semicongelati. Ecco perché, nei limiti del possibile, cerchiamo di offrire anche scarpe e vestiti adatti alla vita d’alta quota. Le famiglie sono le più determinate. Spesso hanno venduto tutto ciò che avevano, per questo viaggio. Tentano e ritentano, pur tra mille difficoltà. Il loro obiettivo non è la Francia. Quasi tutti sperano di arrivare in Germania, dove le comunità afgane e iraniane sono molto presenti».
Il flusso non si è fermato nemmeno nei mesi più duri della pandemia, ma solo di recente il viaggio degli invisibili è tornato sotto i riflettori, per un fatto di cronaca. Una bimba di otto anni, afghana, che stava cercando di passare il confine insieme alla sua famiglia, è stata bloccata dalla gendarmeria francese. Altolà, urla, armi spianate, in piena notte. La bimba (che già si portava addosso i traumi atroci di una guerra) è rimasta così terrorizzata che per lei è stato necessario un ricovero all’ospedale Regina Margherita di Torino. Un caso eclatante, ma di sicuro non l’unico.
Alle controversie internazionali, agli scaricabarili, alle infinite diatribe politiche, don Chiampo e i suoi volontari rispondono con la concretezza di un gesto d’accoglienza. Un piatto caldo, una coperta sulle spalle, magari una carezza sulla guancia. «Crediamo nella legalità, che è fonte di ordine», dice il sacerdote, «ma quando la legalità diventa legalismo, si genera esclusione. Non può esserci legalità senza umanità. E per affrontare il problema in modo strutturale, non sempre e solo come emergenza, una strada percorribile, forse la sola, sarebbe quella dei corridoi umanitari». (Lorenzo Montanaro - Famiglia Cristiana)
Ucraina: appello di Papa Francesco
19 Aprile 2021 - Città del Vaticano - “Seguo con viva preoccupazione gli avvenimenti in alcune aree dell’Ucraina orientale, dove negli ultimi mesi si sono moltiplicate le violazioni del cessate il fuoco, e osservo con grande inquietudine l’incremento delle attività militari”. Così il Papa, al termine del Regina Coeli di ieri. “Per favore – ha detto Papa Francesco -, auspico fortemente che si eviti l’aumento delle tensioni e, al contrario, si pongano gesti capaci di promuovere la fiducia reciproca e favorire la riconciliazione e la pace, tanto necessarie e tanto desiderate”. “Si abbia a cuore – ha concluso - anche la grave situazione umanitaria in cui versa quella popolazione, alla quale esprimo la mia vicinanza e per la quale vi invito a pregare”.
I verbi della concretezza: guardare, toccare, mangiare
19 Aprile 2021 - Città del Vaticano - Luca nel suo Vangelo ci riporta sui fatti avvenuti nel giorno della resurrezione, e l’insistenza non casuale, perché la Chiesa ci ricorda che ogni domenica è Pasqua. Di nuovo Gesù incontra i suoi discepoli, riuniti nel Cenacolo. I due tornati da Emmaus stanno ancora raccontando ciò che è accaduto loro, lungo la strada, quando vengono salutati da Gesù con queste parole: pace a voi. Nel vederlo sono presi da stupore e spavento, pensano si tratti di un fantasma. Dopo la diffidenza di Tommaso, dopo lo stupore dei due di Emmaus, ancora una volta troviamo incredulità in coloro che invece dovrebbero essere testimoni della sua presenza. “Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto”. I suoi discepoli parlano di lui, delle cose meravigliose accadute, ma appena Gesù è in mezzo a loro, pensano si tratti di un fantasma, una figura non reale. Ecco il problema: l’incapacità di accogliere la buona notizia, di essere testimoni della morte e della resurrezione di Gesù. È in mezzo a loro, mostra le mani, i piedi, dice loro di toccarlo e di guardarlo perché “un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che ho io”. Ancora Gesù chiede da mangiare, e gli viene data “una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro”. Il risorto mangia, si fa guardare e toccare, non è una apparizione eterea. Manifesta la sua fisicità, e i suoi sono spaventati; anzi Luca scrive che erano “sconvolti e pieni di paura”; più avanti, nel suo racconto, afferma che erano “turbati” e “pieni di stupore”. Erano stupiti, dice papa Francesco, “perché l’incontro con Dio ti porta sempre allo stupore: va oltre l’entusiasmo, oltre la gioia, è un’altra esperienza”,
Torna di nuovo ad affacciarsi in piazza san Pietro il Papa, per la recita della preghiera del Regina caeli – “vi dico una cosa: mi manca la piazza quando devo fare l’Angelus in Biblioteca. Sono contento” – e nel commentare il brano di Luca evidenzia tre verbi “molto concreti”: guardare, toccare, mangiare. “Tre azioni – dice il Papa – che possono dare la gioia di un vero incontro con Gesù vivo”.
Guardare. “non è solo vedere, è di più, comporta anche l’intenzione, la volontà. È uno dei verbi dell’amore”. Guardare, afferma Francesco, “è un primo passo contro l’indifferenza, la tentazione di girare la faccia dall’altra parte, davanti alle difficoltà e alle sofferenze degli altri”. Toccare. Per il Papa è il verbo che indica relazione con lui e con i nostri fratelli; relazione che “non può rimanere a distanza, non esiste un cristianesimo a distanza”. Il buon Samaritano non si è fermato a guardare, ma “si è fermato, si è chinato, gli ha medicato le ferite, lo ha toccato, lo ha caricato sulla sua cavalcatura e lo ha portato alla locanda”. Infine, mangiare. È il verbo che “esprime bene la nostra umanità nella sua più naturale indigenza, cioè il nostro bisogno di nutrirci per vivere”. Mangiare insieme, ricorda il Papa, diventa “espressione di amore, espressione di comunione e di festa”. L’eucaristia è il “segno emblematico della comunità cristiana. Mangiare insieme il corpo di Cristo: questo è il centro della vita cristiana”.
Cosa ci dice la pagina di Luca, si chiede Francesco; ci dice che “Gesù non è un fantasma ma una persona viva” che “ci riempie di gioia” e “ci lascia stupefatti”. Essere cristiani “non è prima di tutto una dottrina o un ideale morale, è la relazione viva con lui, con il Signore risorto: lo guardiamo, lo tocchiamo, ci nutriamo di lui e, trasformati dal suo amore, guardiamo, tocchiamo e nutriamo gli altri come fratelli e sorelle”.
Con queste parole di papa Francesco possiamo cogliere un aspetto sul quale ha posto l’accento, in diverse occasioni nei suoi interventi: quante volte pensiamo che il Vangelo sia una specie di galateo delle buone maniere, parole astratte, lontane dalla vita di tutti giorni; parole belle ma difficili, se non impossibili, da rispettare, perché troppo esigenti, rigorose. Per usare espressioni care al Papa, rischiamo di essere cristiani “da pasticceria”. La mondanità, ricordava Francesco nell’omelia della Domenica delle Palme di sei anni fa, “ci offre la via della vanità, dell’orgoglio, del successo. È l’altra via. Il maligno l’ha proposta anche a Gesù, durante i quaranta giorni nel deserto”. (Fabio Zavattaro – Sir)
Circensi: tra le iniziative della Giornata mondiale momenti di “leggerezza” sui siti web
17 Aprile 2021 - Roma - Ancora una volta, per il secondo anno consecutivo, la “Giornata Mondiale del Circo” non può essere vissuta con spettacoli e con la partecipazione del pubblico. La situazione dei lavoratori del circo oggi è diventata difficile. Ma il mondo del circo non demorde. E oggi, in occasione di questa giornata, diversi circhi hanno deciso di proporre, sui propri siti o profili social, spettacoli e momenti per “tenere” in compagnia gli spettatori. Tra questi l’iniziatva, che coinvolge l’American Circus, il Circo Nazionale Lidia Togni, il Circo Rony Roller e associazioni curcesi che, ale 15,00, propone la Giornata finale dell’International Circus Festival of Italy dell’ottobre scorsi, sulle pagine web che hanno aderito all’iniziativa che – spiega Fabio Montico - “volutamente semplice ma al tempo stesso significativa intende porsi quale opportunità per trascorrere alcune ore di ‘leggerezza’ in un tempo assai complesso per tutti; ed intende farlo non solo attraverso la promozione della bellezza ma anche ricercando la partecipazione corale e concorde dei diversi interlocutori che si renderanno disponibili alla trasmissione delle immagini sui propri canali”. L’edizione che si è scelto di trasmettere è totalmente all’insegna del “made in Italy”: i giovani talenti in competizione appartengono alle famiglie storiche del circo italiano.
Con la partecipazione alla Giornata Mondiale del Circo, l’Associazione Culturale “Giulio Montico” - che propone ogni anno il Festival - intende ancora una volta “sollecitare nell’opinione pubblica una riflessione sulla valenza culturale del Circo che, forte della sua antichissima tradizione, si pone quale opportunità di gioia e felicità per quanti, capaci di rendersi liberi da preconcetti o da inclinazioni al temerario giudizio, sapranno farsi intercettare dal suo fascino”. (Raffaele Iaria)
Giornata Circo: card. Turkson, portare presto “un’esplosione di gioia pura come il circo sa regalare”
16 Aprile 2021 Città del Vaticano - «Chiedo ai circensi di tutte le latitudini che tanto patiscono in questa pandemia di portare il circo, appena possibile, nei luoghi dove bambini e anziani soffrono: nonni e nipoti, che sono gli spettatori più frequenti sotto lo chapiteau, sono stati coloro che hanno pagato un prezzo altissimo e hanno sete, quanto i circensi, di un’esplosione di gioia pura come il circo sa regalare. E anche coloro che con tanta cura si occupano della loro salute hanno bisogno del balsamo della risata». Lo scrive il card. K.A. Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, in un messaggo al presidente della Federazione Mondiale del Circo che ogni anno, il terzo sabato del mese di aprile, festeggia la Giornata Internazionale del Circo. Il porporato esprime la «sentita vicinanza al mondo circense e ai suoi protagonisti, veri “artigiani della festa” come li ha definiti Papa Francesco il 16 giugno 2016. Il «protrarsi della situazione di emergenza e delle misure contro gli assembramenti – scrive - hanno minacciato la stessa esistenza dell’industria circense nel mondo e delle sue imprese, spesso a conduzione famigliare, che hanno dovuto indebitarsi per poter sperare di vedere tempi migliori. Per proteggere quest’arte, che in Europa ha più di 250 anni e regala gioia a grandi e bambini, è importante un sostegno, sia da parte dell’Unione Europea che di ogni Stato, chiamati a proteggere i più deboli ma anche i settori più vulnerabili dell’economia». Per il card. Turkson è «stato consolante” vedere l’impegno di parrocchie, diocesi, organismi pastorali e caritativi cattolici, che «hanno risposto anche agli appelli dei Circhi, per i loro artisti e i loro animali; in Italia sono intervenute altresì la Protezione Civile e la Coldiretti, ma anche privati cittadini, amministrazioni locali e interi paesi». (Raffaele Iaria)
La Migrantes e la Giornata Internazionale del Circo
16 Aprile 2021 - Roma - Si celebra sabato 17 aprile la “Giornata Mondiale del Circo”, “il World Circus Day”. La Fondazione Migrantes, chiamata ad annunciare il Vangelo al mondo dei Viaggianti, è stata vicina in questi mesi di pandemia ai fratelli e alle sorelle circensi. Nel ringraziare tutti gli operatori impegnati su questo fronte pastorale, il direttore generale, don Giovanni De Robertis, rivolge un pensiero al mondo del circo e dello spettacolo viaggiante, ricordando l’importanza del cammino compiuto insieme alla Chiesa che è in Italia. “Se, come ebbe a ricordare papa Francesco, la festa e la letizia sono segni distintivi della vostra identità – afferma don De Robertis – auguro che presto possiate riprendere la vostra missione di portare gioia e festa nelle nostre comunità. Ogni momento di letizia è sempre segno della presenza di Dio nella nostra vita e, come amava ripetere don Tonino Bello, il Signore ci dona quello che non abbiamo: il coraggio di sognare! Abbiamo tutti bisogno di sognare per non lasciarci sopraffare dalla paura e dallo smarrimento causati dalla pandemia. Cari fratelli circensi, ricordiamoci che Dio è sempre dalla nostra parte”. (R.Iaria)
Spettacolo viaggiante: domani la Giornata Internazionale del Circo. La presenza della Chiesa
16 Aprile 2021 -
Roma - È ormai consuetudine che il terzo sabato di aprile la grande famiglia internazionale del Circo celebri la “Gionata Mondiale del Circo”, “il World Circus Day”, organizzato dalla Federazione Mondiale del Circo, sotto la Presidenza onoraria di sua altezza Stéphanie di Monaco. Quest’anno la data della festa sarà domani, sabato 17 aprile 2021.
Storia, arte, cultura e tradizione sono l’anima dello spettacolo sotto gli chapiteaux che ancora oggi, rendono il circo unico perché portatore di gioia di festa non solo per i bambini, ma anche per gli adulti. Per il perdurare del periodo di pandemia da Covid-19 non sarà possibile vivere l’annuale evento con gli spettacoli presentati dal vivo e proposti sulle piste degli chapiteaux dei nostri circhi. Infatti anche il Circo italiano sta vivendo questo tempo di lockdown nella sofferenza e nella prova lontano dalla gente che ama il magico mondo dello spettacolo circense, in attesa che il Governo italiano riapra il settore dei beni e delle attività culturali di cui fa parte il Circo.
Nonostante le ristrettezze dovute alla pandemia, la Federazione Mondiale del Circo, nella sua pagina web ha ricordato che l’11ª Giornata Mondiale del Circo sarà “… un’occasione meravigliosa per condividere l’arte della felicità anche con chi non ha una comprensione più profonda della bellezza e della abilità alita del circo; il suo crescente ruolo sociale e il suo crescente prestigio”.
La Fondazione Migrantes della CEI, chiamata ad annunciare il Vangelo al mondo dei Viaggianti, è stata vicina in questi mesi di lockdown ai bisogni dei fratelli e delle sorelle impegnati nel mondo del Circo.
Antonio Buccioni, presidente dell’Ente Nazionale Circhi, apprezzando l’operato della Chiesa tra i circensi ha più volte ringraziato la Fondazione Migrantes per l’attenzione avuta nei riguardi della grande famiglia del Circo italiano. “la Migrantes - dice Buccioni – è stata di grande sostegno alle tante famiglie circensi che dal mese di febbraio 2020 non hanno più potuto lavorare. L’impegno di Migrantes, coadiuvata da Caritas italiana, non si è limitato per un periodo limitato o in un’aera dell’Italia, ma è stata una presenza direi sistematica e ben organizzata in tutto il territorio nazionale”. Armando Orfei riconosce che il ruolo della Fondazione Migrantes è stato fondamentale per la sopravvivenza del suo Circo in questo tempo dove, dice Orfei “più volte ho visto il buio attorno a me, alla mia famiglia e agli animali che da anni possiedo. La vicinanza e il sostegno della Chiesa mi ha aiutato ad affrontare i momenti più duri di questo anno che, spero, possa passare al più presto!”. (Mirko Dalla Torre)
Mci Romania: la visita del card.Percă a Greci
16 Aprile 2021 - Bucarest - Sabato scorso il card. Aurel Percă, arcivescovo di Bucarest ha visitato la Missione Cattolica Italiana di Greci. Durante la celebrazione eucaristica ha benedetto l'olio che brucia sull'icona di S. Lucia, in memoria degli italiani vissuti nel Comune greco. La comunità italiana del comune di Greci nacque quando re Carol I chiamò gli italiani (artigiani nella lavorazione della pietra) a lavorare il granito nelle montagne della Dobrogea. Durante l’incontro anche una breve storia dell’emigrazione italiana in questa città preparata dall'insegnante, Celia Onțeluș e un ric ordo dei “propri antenati italiani emigrati dall'Italia in queste terre di Dobrogea”. Durante l’omelia il porporato si è congratulato con la comunità italiana “per la loro testimonianza su questa terra di Dobrogea”.
Oim e Unicef: 16 bambini e 26 adulti morti in naufragio al largo di Gibuti
16 Aprile 2021 - Roma - Almeno 16 bambini e 27 adulti sono morti dopo che una nave di migranti, guidata da responsabili di traffico di esseri umani, si è ribaltata al largo della costa del Gibuti nelle prime ore di lunedì mattina, 12 aprile. A confermare la notizia, ieri, l’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) e l’Unicef. La nave portava almeno 60 migranti che cercavano di tornare a casa nel Corno d’Africa, dopo essere fuggiti dallo Yemen, Paese devastato dalla guerra dove migliaia di migranti, compresi bambini, sono bloccati e intrappolati. “Questa nuova tragedia testimonia le misure disperate a cui la gente sta facendo ricorso per sfuggire alle difficoltà economiche, aggravate dalla pandemia da Covid-19”, commentano. Tra i morti ci sono 8 ragazzi, 8 ragazze e almeno una donna in stato di gravidanza. Un bambino di sette anni è tra i sopravvissuti tratti in salvo dalle acque. E’ il secondo incidente di questo tipo che comporta la perdita di vite di bambini migranti e donne in poco più di un mese. All’inizio di marzo, 80 migranti, tra cui dei minorenni, sono stati gettati in mare da responsabili di traffico di persone nelle stesse acque. Almeno 5 e fino a 20 persone sono morte. I dati del 2021 indicano che un numero crescente di rifugiati e migranti, tra cui sempre più spesso donne e bambini piccoli, affrontano i pericoli della rotta marittima verso la penisola arabica, ma anche dalla costa dello Yemen al Gibuti, nonostante i rischi. L’Oim e l’Unicef stanno già lavorando con le autorità del Gibuti e prevedono di incontrare congiuntamente le autorità locali per offrire sostegno e discutere ulteriori misure per la prevenzione di queste “insensate tragedie”. Queste misure rafforzeranno diverse azioni già in corso da parte del governo del Gibuti, con il sostegno dell’Oim e dell’Unicef, per garantire le migliori condizioni possibili per le persone che attraversano il Gibuti dai Paesi di confine verso lo Yemen via mare, come la fornitura di beni di prima necessità tra cui assistenza sanitaria, cibo, acqua e riparo.
“Le recenti emigrazioni dei veneti all’estero”: oggi presentazione online della ricerca dell’Osservatorio Veneti nel Mondo
16 Aprile 2021 - Venezia - In occasione della pubblicazione del nuovo report di ricerca “Le recenti emigrazioni dei veneti all’estero. Comprendere il fenomeno guardando al futuro” a cura dell'Osservatorio Veneti nel Mondo, Veneto Lavoro e Regione del Veneto - Unità Organizzativa Flussi Migratori, organizzano un evento online per presentare e discutere le principali evidenze emerse dai percorsi di analisi intrapresi.
I principali risultati dell'indagine saranno illustrati in occasione di un evento online, in programma oggi, venerdì 16 aprile, sulla piattaforma GoToWebinar. I lavori si apriranno con i saluti istituzionali dell’Assessore regionale ai Flussi Migratori Cristiano Corazzari, del Direttore di Veneto Lavoro, Tiziano Barone, a cui seguiranno gli interventi dei ricercatori di Veneto Lavoro.
Oggi papa Ratzinger compie 94 anni
16 Aprile 2021 - Città de Vaticano - Il Papa emerito Benedetto XVI compie oggi 94 anni: è infatti nato il 16 aprile del 1927 a Marktl am Inn, in Baviera, diocesi di Passau. Joseph Ratzinger continua a vivere con grande riservatezza nel monastero Mater Ecclesiae all'interno della Città del Vaticano, accudito da alcune Memores Domini (consacrate del movimento di Comunione e Liberazione) e accompagnato dal suo segretario particolare, l'arcivescovo mons. Georg Gänswein, tuttora prefetto della Casa Pontificia.
Vangelo Migrante: III domenica di Pasqua (Vangelo Lc 24,35-48)
15 Aprile 2021 - Per non fraintendere o ridurre la Resurrezione solo ad un aspetto morale, occorre sostare sulle parole e sui gesti del Risorto.
I Vangeli, ce ne saremo accorti, non percorrono la via della dimostrazione della Resurrezione ma quella della fede. Che non è meno documentata delle ‘prove’ empiriche.
I discepoli non ‘cercano’ attorno al sepolcro e credono alle parole dell’angelo: “non è qui!”. ‘L’altrove’ non tarda a manifestarsi in incontri non richiesti né cercati ma che avvengono e li illuminano: nel Cenacolo, con e senza Tommaso, ad Emmaus, sul lago di Tiberiade o come quello di questa domenica, così come lo descrive l’evangelista Luca. Pur nella diversità delle esperienze, questi racconti non si contraddicono mai; anzi, essi concordano sempre in tre cose: c’è un turbamento dei discepoli, l’iniziativa del Maestro e una prova ‘sensibile’.
Il Vangelo questa domenica racconta di Gesù che raggiunge i discepoli, impauriti e turbati e dice: “toccatemi!”. E aggiunge: “avete qualche cosa da mangiare?”
La Resurrezione attiva una nuova esperienza: la percezione. Percepire è oltre il capire.
Capire è un’esperienza che si ferma a ciò che si vede. Percepire è un’esperienza che abbraccia tutto ciò che si vede ma anche ciò che è nelle disponibilità o nelle possibilità di un’esperienza, anche grazie all’intuizione. Non è vedere ‘fantasmi’ ma cose e fatti nella loro interezza, completezza, profondità.
Dinanzi alla Resurrezione, la percezione dei discepoli non è uno sforzo umano ma la disponibilità a muoversi su questo piano in risposta ai ‘segni’ dell’incontro e dell’offerta, proposti da Gesù!
Ecco: la Resurrezione è la comprensione di ciò che di bello e di buono c’è ed esiste; la Resurrezione è ciò che libera nell’uomo forze ed energie, che nemmeno immagina di avere, e lo fa vivere! Che l’uomo viva, è la prima di tutte le leggi.
E tutto ciò che va in questa direzione ci dice che siamo figli della Resurrezione. Non ne possiamo fare a meno! (p. Gaetano Saracino)
La Migrantes per la Giornata nazionale del Circo
15 Aprile 2021 - Roma - Si celebra sabato 17 aprile la “Giornata Mondiale del Circo”, “il World Circus Day”. La Fondazione Migrantes, chiamata ad annunciare il Vangelo al mondo dei Viaggianti, è stata vicina in questi mesi di pandemia ai fratelli e alle sorelle circensi. Nel ringraziare tutti gli operatori impegnati su questo fronte pastorale, il direttore generale, don Giovanni De Robertis, rivolge un pensiero al mondo del circo e dello spettacolo viaggiante, ricordando l’importanza del cammino compiuto insieme alla Chiesa che è in Italia. “Se, come ebbe a ricordare papa Francesco, la festa e la letizia sono segni distintivi della vostra identità – afferma don De Robertis – auguro che presto possiate riprendere la vostra missione di portare gioia e festa nelle nostre comunità. Ogni momento di letizia è sempre segno della presenza di Dio nella nostra vita e, come amava ripetere don Tonino Bello, il Signore ci dona quello che non abbiamo: il coraggio di sognare! Abbiamo tutti bisogno di sognare per non lasciarci sopraffare dalla paura e dallo smarrimento causati dalla pandemia. Cari fratelli circensi, ricordiamoci che Dio è sempre dalla nostra parte”.