Primo Piano

Comunità cattolica italiana di Bruxelles: Sassoli, “abbiamo tutti ammirato l’alta professionalità ed il suo stile gentile”

11 Gennaio 2022 - Bruxelles - "Alcuni di noi ti hanno conosciuto a distanza, tanti altri da vicino, ma tutti hanno sempre ammirato la tua alta professionalità ed il tuo stile gentile. Molti hanno ascoltato e letto i tuoi discorsi ed i tuoi interventi, mai di sola circostanza; le tue parole entravano sempre nel merito delle questioni, anche le più delicate come quelle sociali che attraversano oggi l’Europa, sempre con umana saggezza, e permettici una saggezza dal sapore evangelico". Con questa parole don Claudio Visconti, responsabile della Comunità cattolica Italiana di Bruxelles, ricorda a www.migrantesonline.it David Sassoli, il presidente del Parlamento Europeo morto questa notte. La Comunità Cattolica Italiana di Bruxelles esprime la "più grande vicinanza ai tuoi cari ed anche ai tuoi collaboratori che ti sono sempre stati vicini anche in questi ultimi e difficili momenti", scrive don Visconti: "nella fede, vogliamo dire a te che riposi ora presso il Padre, di accompagnare ancora, in modi per noi misteriosi, il cammino della tua Europa nella costruzione di una comunità più fraterna e solidale, per chi la abita e per chi la cerca".

RIM: il ricordo di Sassoli

11 Gennaio 2022 - Roma - "Avresti tanto voluto essere con noi a novembre scorso... Ma ci hai consegnato un grande messaggio che diventa per noi oggi una strada da percorrere con ancora più tenacia e caparbietà, seguendo il tuo esempio di rettitudine e serietà". Così la redazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes.  La redazione del RIM "ti saluta con gratitudine per la tua costante vicinanza alla nostra attività di studio, ricerca e sensibilizzazione al fenomeno della mobilità umana e italiana in particolare".

Migrantes: Sassoli si è impegnato in una democrazia diffusa, di cui l’Europa doveva essere lo strumento

11 Gennaio 2022 - Roma - Il Presidente del Parlamento Europeo, scomparso questa notte,  cattolico fiorentino, "ci ha dimostrato che la politica può essere la più alta forma di carità, come ci ha ricordato Papa Francesco nell'enciclica Fratelli tutti, perché mette al centro la persona, soprattutto i più deboli, tra cui i migranti". Lo dice a www.migrantesonline.it il presidente della Fondazione Migrantes, l'arcivescovo mons. Gian Carlo Perego aggiungendo che Sassoli "si è impegnato in una democrazia diffusa, di cui l'Europa doveva essere lo strumento, che trova nell' allargamento della cittadinanza un luogo importante per costruire partecipazione e responsabilità". Lo scorso 9 novembre, impossibilitato a partecipare alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes aveva inviato un messaggio. La Fondazione Migrantes e la Comunità Cattolica Italiana di Bruxelles, "riconoscente", si unisce al dolore dei familiari, degli amici e stretti collaboratori.

Parlamento Europeo: è morto David Sassoli. A Novembre un messaggio alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

11 Gennaio 2022 - Roma - E' morto, questa notte, il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli. Lo ha annunciato con un tweet il portavoce, Roberto Cuillo. Sassoli è deceduto alle 1.15 al Cro di Aviano dove era ricoverato in ospedale. Ieri la notizia del suo ricovero  per complicanze di una disfunzione del suo sistema immunitario. Una vita divisa fra il giornalismo e la politica quella di Sassoli  a cavallo fra Firenze, Roma e Bruxelles fino a diventare nel 2019 presidente dell'Europarlamento. Nato nel capoluogo toscano il 30 maggio 1956, ha frequentato da giovane l'Agesci, Associazione guide e scout cattolici italiani. Il padre era un parrocchiano di don Milani e lui ha cominciato fin da giovane a lavorare per piccoli giornali e in agenzie di stampa prima di passare a 'Il Giorno' e poi fare il grande salto in Rai. Nel 2009 decise di dedicarsi alla politica. Candidato come capolista del neonato Partito democratico nella circoscrizione Italia centrale, il presidente del Pe venne eletto la prima volta con oltre 400mila preferenze e, forte di questo successo, diventa subito il capo della delegazione del Pd al Parlamento europeo. E'  stato il secondo presidente italiano del Parlamento europeo dopo Antonio Tajani da quando l'assemblea di Strasburgo viene eletta a suffragio universale. Lo scorso 9 novembre non ha potuto partecipare alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo ma non ha mancato di inviare un messaggio al presidente della Fondazione, mons. Gian Carlo Perego: "mi dispiace non essere con voi oggi ma vorrei ringraziarla per avermi invitato alla presentazione del Rapporto ltaliani nel mondo 2021". Occorre - scriveva -  "una Unione Europea altruista, fatta di relazioni umane": "Viviamo un tempo caratterizzato da sfide inedite, ma anche da straordinarie opportunità, un momento molto complesso che richiede discernimento, confronto reciproco e collaborazione da parte di tutti. Penso che in questo momento storico, - ha aggiunto - segnato da una pandemia che ha sconvolto il mondo, sia fondamentale riscoprire il senso della nostra interdipendenza e delle nostre relazioni"." Come ricorda Papa Francesco, oggi 'tutto è connesso' e, in questo senso, anche il fenomeno migratorio "non può essere slegato da altre questioni perché rappresenta un tema sociale ed umano di fronte al quale l'Unione europea ha il dovere di adottare un approccio coordinato, più coraggioso e basato sui principi della solidarietà e della responsabilità". Da qui il suo invito a "valorizzare quell'idea di cittadinanza globale e solidale che sta alla base di una società aperta e inclusiva", come esige anche la mobilità interna all'Unione che "negli ultimi anni, nonostante la pandemia", ha visto quella degli italiani all'estero "non diminuita ma anzi, sembra essere addirittura aumentata". (Raffaele Iaria)

Mci Amburgo: nel 2022 festeggia 70 anni

10 Gennaio 2022 - Amburgo - È stato celebrato questo fine settimana il 70° della Fondazione della Missione Cattolica Italiana ad Amburgo. La Missione Cattolica – ha ricordato il parroco don Pierluigi Vignola, da 8 anni titolare della Missione – è il punto di riferimento nell’area Nord della Germania, su un territorio vasto di oltre 65.000 kmq, che vede la presenza di oltre 30.000 italiani. Oggi c’è una ripresa dell’emigrazione soprattutto di professionisti. Inoltre, ci sta anche chi viene in Missione a chiedere aiuto per la ricerca di un lavoro o di una casa, ed è accolto come ogni pellegrino, cercando di poter risolvere i loro problemi. Nel pomeriggio c’è stata la concelebrazione eucaristica presieduta da mons.  Wilm Sanders già Dompropst (Vorsitz) di Amburgo in rappresentanza dell’arcivescovo Stefan Heße, il quale per motivi di salute non ha potuto presiedere la santa messa. Al termine della stessa la cena organizzata dalla Presidente Enza Barbaro con gli Chef dell’Associazione Cuochi Italiani.

Oggi i funerali dei piccoli Christian e Birka morti nel rogo al campo rom

10 Gennaio 2022 -
Roma - Verranno celebrate nel pomeriggio di oggi, lunedì 10 gennaio, nel cimitero di Stornara, le esequie dei piccoli Christian (quattro anni) e Birka (due anni), i fratellini tragicamente scomparsi a causa dell’improvviso rogo scoppiato lo scorso 17 dicembre nel campo nomadi della cittadina foggiana. Il rito, in programma alle 15.30, sarà presieduto da mons. Luigi Renna, arcivescovo eletto di Catania e amministratore apostolico di Cerignola-Ascoli Satriano, e da padre Marian Micu della diocesi ortodossa romena d’Italia. “Nei progetti tanto attesi del Pnrr – scriveva mons. Renna nel messaggio ‘Profonda solidarietà e appello all’integrazione’ distribuito nelle ore immediatamente successive la tragedia – quanto spazio avrà la condizione di questi invisibili? Quando la soluzione, tante volte annunciata ma mai realizzata, di costruire abitazioni, che vada al di là dell’abbattimento con ruspe di quelle misere abitazioni?”. Secondo il presule, “quei bambini, che non dovevano essere in un posto così poco dignitoso per loro e per nessuno – ed uno di essi doveva essere alla scuola dell’infanzia – dicono la nostra inadeguatezza a pensare un mondo migliore, a una inclusione con persone con cui occorre costruire pazientemente un dialogo”.

Mci Germania-Scandinavia: morto mons. Eraldo Carpanese

10 Gennaio 2022 - Francoforte - E' morto mons. Eraldo Campanaese. ne da notizia oggi la delegazione delle Missioni cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia. La morte improvvisa  è avvenuta il 29 luglio 2021, all’età di 84 anni, dopo un lungo periodo di malattia "ma solo recentemente ne sono venuto a conoscenza", dice il delegato p. Tobia Bassanelli. Nato nel 1936 a Santo Stefano d’Aveto (provincia di Genova e diocesi di Piacenza-Bobbio), dove è stato anche parroco, don Eraldo Carpanese è stato ordinato sacerdote il 27 maggio 1961. La disponibilità a lavorare per gli italiani all’estero lo porta nel 1966 in Germania, a Mühlacker, come vicario cooperatore per la missione di Ludwigsburg. Dopo due anni viene mandato a Londra, nel pieno delle contestazioni del ’68, e quindi nel 1970 a Stoccolma, dove rimane per 18 anni tra gli italiani in Svezia, che riuniva nella chiesa di Sant’Erik, la cattedrale cattolica della capitale. Don Eraldo Carpanese guida la missione italiana fino al 1988, l’anno del rientro in diocesi. In maggio aveva ricordato i 60 anni di ordinazione.

Papa Francesco: “Ue trovi coesione interna nella gestione delle migrazioni”

10 Gennaio 2022 -
Città del Vaticano - Papa Francesco, ricevendo questa mattina, il Corpo Diplomatico accreditato in Vaticano ha sottolineato che è di "fondamentale importanza che l’Unione Europea trovi la sua coesione interna nella gestione delle migrazioni, come l’ha saputa trovare per far fronte alle conseguenze della pandemia” ed ha chiesto  di “dare vita a un sistema coerente e comprensivo di gestione delle politiche migratorie e di asilo, in modo che siano condivise le responsabilità nel ricevere i migranti, rivedere le domande di asilo, ridistribuire e integrare quanti possono essere accolti”. “La capacità di negoziare e trovare soluzione condivise è uno dei punti di forza dell’Unione Europea e costituisce un valido modello per affrontare in prospettiva le sfide globali che ci attendono”, ha detto sottolineando  che “le migrazioni non riguardano solo l’Europa, anche se essa è particolarmente interessata da flussi provenienti sia dall’Africa sia dall’Asia”. “In questi anni abbiamo assistito, tra l’altro, all’esodo dei profughi siriani, a cui si sono aggiunti nei mesi scorsi quanti sono fuggiti dall’Afghanistan. Non dobbiamo neppure dimenticare gli esodi massicci che interessano il continente americano e che premono sul confine fra Messico e Stati Uniti d’America. Molti di quei migranti sono haitiani in fuga dalle tragedie che hanno colpito il loro Paese in questi anni. La questione migratoria, come anche la pandemia e il cambiamento climatico, mostrano chiaramente che nessuno si può salvare da sé, ossia che le grandi sfide del nostro tempo sono tutte globali”. (R.I.)

Papa Francesco: i migranti non sono “merce di contrattazione”

10 Gennaio 2022 - Città del Vaticano -  "Occorre vincere l’indifferenza e rigettare il pensiero che i migranti siano un problema di altri. L’esito di tale approccio lo si vede nella disumanizzazione stessa dei migranti concentrati in hotspot, dove finiscono per essere facile preda della criminalità e dei trafficanti di esseri umani, o per tentare disperati tentativi di fuga che a volte si concludono con la morte". Lo ha etto questa mattina papa Francesco ricevedo il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Purtroppo - ha quindi aggiunto -  occorre anche rilevare che i migranti stessi "sono spesso trasformati in arma di ricatto politico, in una sorta di 'merce di contrattazione' che priva le persone della dignità".Nel suo discorso il Pontefice ha ricordato la sua recente visita a Cipro e in Grecia evidenziando che "una parte toccante di questo viaggio ha avuto luogo nell'isola di Lesbo, dove ho  potuto constatare la generosità di quanti prestano la propria opera per fornire accoglienza e aiuto ai migranti, ma soprattutto ho visto i volti dei tanti bambini e adulti ospiti dei centri di accoglienza". "Nei loro occhi - ha osservato - c'è la fatica del viaggio, la paura di un futuro incerto, il dolore per i propri cari rimasti indietro e la nostalgia della patria che sono stati costretti ad abbandonare. Davanti a questi volti non possiamo rimanere indifferenti e non ci si può trincerare dietro muri e fili spinati con il pretesto di difendere la sicurezza o uno stile di vita. Quello non si può". Papa Ferancesco ha quindi ringraziato  quanti, individui e governi "si adoperano per garantire accoglienza e protezione ai migranti, facendosi carico anche della loro promozione umana e della loro integrazione nei Paesi che li hanno accolti". "Sono consapevole - ha aggiunto - delle difficoltà che alcuni Stati incontrano di fronte a flussi ingenti di persone. A nessuno può essere chiesto quanto è impossibilitato a fare, ma vi è una netta differenza fra accogliere, seppure limitatamente, e respingere totalmente". (Raffaele Iaria)

Ragusa: il vescovo invita a partecipare al questionario sui motivi dell’emigrazione

10 Gennaio 2022 - Ragusa - Il vescovo di Ragusa, mons. Giuseppe La Placa, ha inviato una lettera alle realtà ecclesiali e a tutte le comunità parrocchiali chiedendo di divulgare e compilare un questionario per “individuare le motivazioni che spingono la nostra gente a lasciare la Sicilia e i motivi dell’attrattività della nostra terra per le popolazioni straniere”. È, infatti, questo il tema di una ricerca che l’Osservatorio socio-politico della Conferenza episcopale siciliana, coordinato da Renato Meli, condurrà nel corso di quest’anno. Il questionario, disponibile anche online, va compilato entro il 28 febbraio e non richiederà più di 15 minuti di tempo. “Tutti i componenti della comunità cristiana di ogni età (presbiteri, religiosi, laici, membri di associazioni, gruppi e movimenti) sono chiamati a compilare il questionario. Dopo un’approfondita fase di osservazione, di ascolto dei territori e di discernimento su dati esistenti – spiega il vescovo –, seguirà una fase di esposizione dei dati e di report alla Conferenza episcopale siciliana e di proposta. Tenuto conto che ogni adeguata progettualità presuppone un’approfondita raccolta di informazioni e di conoscenze, vi esorto – conclude mons. La Placa – a compilare il questionario e a promuovere una diffusa compilazione all’interno delle comunità”.

La Domenica del Papa: Preghiera, dialogo con Dio

10 Gennaio 2022 - Città del Vaticano - Pochi giorni fa, il Vangelo ci ha raccontato la nascita in quella mangiatoia di Betlemme, dove i primi a arrivare sono stati gli umili, i pastori; poi ecco i tre sapienti dall’Oriente, una lunga strada percorsa con la guida di una stella: uomini in ricerca, potremmo dire con le parole di oggi. Papa Francesco ha parlato, tre giorni fa, della sana inquietudine dei magi che nasce dal desiderio di conoscere, di “accogliere la vita come un mistero che ci supera”; così adorano e si prostrano davanti a quel piccolo, accogliendo “con umiltà colui che si presenta nell’umiltà”, perché “la loro vera ricchezza non consiste nella fama, nel successo, ma nell’umiltà, ma nel loro ritenersi bisognosi di salvezza”. Trenta anni di silenzio, a parte l’episodio della Sinagoga, dodicenne seduto tra i maestri del tempio a Gerusalemme, e la prima immagine che Luca ci propone è quella di un uomo, confuso tra i peccatori, sulla riva del fiume Giordano, in attesa di essere battezzato da Giovanni. In questa attesa c’è tutto il significato del messaggio che Gesù porta al mondo: è il figlio di Dio – “tu sei il figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento” dice la voce che viene dal cielo – eppure sceglie di mettersi in fila in mezzo al suo popolo, per sottoporsi al rito di penitenza e di purificazione. Si manifesta per la prima volta non con gesti di potenza, ma assieme a chi manifesta pubblicamente la propria inadeguatezza. Dopo gli anni del nascondimento vissuti a Nazareth, afferma Papa Francesco all’Angelus, “Gesù non si presenta con qualche miracolo o salendo in cattedra per insegnare. Si mette in fila con il popolo che andava a ricevere il battesimo da Giovanni”. Nel ricordare le parole dell’inno liturgico – il popolo andava a farsi battezzare con l’anima e i piedi nudi – Gesù, dice il vescovo di Roma, “condivide la sorte di noi peccatori, scende verso di noi: discende nel fiume come nella storia ferita dell’umanità, si immerge nelle nostre acque per risanarle, si immerge con noi, in mezzo a noi. Non sale al di sopra di noi, ma scende verso di noi, con l’anima nuda, con i piedi nudi, come il popolo. Non va da solo, né con un gruppo di eletti privilegiati, no, va con il popolo. Appartiene a quel popolo e va con il popolo a farsi battezzare, con quel popolo umile”. Il suo, possiamo dire, è un viaggio ‘in discesa’: dalla Galilea, dal nord, scende verso il sud; scende a 400 metri sotto il livello del mare della depressione del fiume Giordano. Salirà poi a Gerusalemme, dove troverà la morte, un’altra discesa, nell’oscurità del sepolcro, per poi salire di nuovo, ben oltre la città terrena, e raggiungere la Gerusalemme celeste. Nel battesimo c’è già tutta la forza e la speranza della resurrezione, di quella Pasqua che vince il buio della morte. Gesù, ricordava Benedetto XVI, “è l’uomo nuovo che vuole vivere da figlio di Dio, cioè nell’amore; e di fronte al male del mondo, sceglie la via dell’umiltà e della responsabilità, sceglie non di salvare se stesso, ma di offrire la propria vita per la verità e la giustizia”. Dopo aver battezzato, nella Cappella Sistina, sedici neonati, Francesco, all’Angelus, mette in evidenza i due momenti della vita di Gesù: “da una parte scende verso di noi, nelle acque del Giordano; dall’altra eleva lo sguardo e il cuore pregando il Padre”. È un “grande insegnamento” afferma il Papa, perché “tutti siamo immersi nei problemi della vita e in tante situazioni intricate, chiamati ad affrontare momenti e scelte difficili che ci tirano in basso. Ma, se non vogliamo restare schiacciati, abbiamo bisogno di elevare tutto verso l’alto”. Ecco la preghiera, che “non è una via di fuga, né un rito magico o una ripetizione di cantilene imparate a memoria. No. Pregare è il modo per lasciare agire Dio in noi, per cogliere quello che Lui vuole comunicarci anche nelle situazioni più difficili, pregare per avere la forza di andare avanti”. La preghiera “è dialogare con Dio, è ascoltare la sua parola, è adorare: stare in silenzio affidandogli ciò che viviamo. A volte è anche gridare a lui, come Giobbe, sfogarsi con lui … è padre, ci capisce bene e mai si arrabbia con noi”. Infine, Francesco torna a parlare del battesimo e chiede di ricordarne la data, perché, diceva sei anni fa, “si riceve una sola volta, ma va testimoniato tutti i giorni”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Preghiera dei Fedeli – Domenica 9 gennaio 2022 – Battesimo del Signore – Anno C

9 Gennaio 2022 -

A Dio, che ha manifestato tutto il suo amore donandoci il Figlio suo per mezzo della Vergine Maria, rivolgiamo con fiducia le nostre invocazioni:

Confermaci nel tuo Spirito, Signore.

Per tutti i battezzati, per i genitori e i padrini, perché professino gioiosamente la fede in Dio Padre che ci ha creati, in Dio Figlio che ci ha redenti, in Dio Spirito Santo che ci ha santificati, preghiamo.

Per la famiglia, Chiesa domestica, perché nella fedeltà al patto nuziale e nella partecipazione alla mensa eucaristica manifesti il quotidiano prodigio dell’amore che sempre si rinnova in Cristo sposo e Signore, preghiamo.

Per i pastori del popolo di Dio, per tutti i ministri della carità e del Vangelo, per i catechisti, per i poveri e i sofferenti, perché nell’adesione fiduciosa alla volontà del Padre, sappiano costruire con amore la Chiesa pellegrina nel mondo, preghiamo.

Perché noi cristiani non ci stanchiamo mai di provare gli stessi sentimenti del Signore Nostro Gesù Cristo che s’immerse nelle acque del Giordano, con tutti i peccatori, per essere battezzato. Egli pregò per tutti noi e in particolare per i deboli, gli emarginati, gli scartati dalla società, gli assetati, affamati, per tutti i fratelli che noi dovremmo amare, preghiamo.

O Padre, che nell’acqua del Battesimo, nell’unzione dello Spirito, nella benedizione nuziale, fai risuonare la tua voce che invita a seguire Cristo tuo Figlio, trasformaci in testimoni luminosi della tua gloria. Per Cristo nostro Signore.

 

Viminale: da inizio anno sbarcate 368 persone migranti sulle coste italiane

7 Gennaio 2022 - Roma - Sono finora 368 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno.  Di questi 91 sono di nazionalità afghana (24,7%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Algeria (55, 15%), Tunisia (53, 14,4%), Costa d’Avorio (29, 7,8%), Guinea (22, 6%), Pakistan (9, 2,4%), Ucraina (2, 0,5%), Iran (1, 0,3%), Sierra Leone (1, 0,3%), Siria (1, 0,3%) a cui si aggiungono 104 persone (28,3%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Cesano: messa dell’Epifania con i magi di diversi Paesi

7 Gennaio 2022 - Porto Santa Rufina - Ieri  nella Parrocchia di Cesano di Roma si è celebrata la Solennità dell'Epifania nella Messa delle 11,30 con letture e canti in italiano, inglese, romeno e spagnolo. Alla celebrazione i rappresentanti di queste comunità straniere presenti nella parrocchia da molti anni. I Re Magi erano: un romeno (Melchiorre), un messicano (Gaspare,  che era Padre Humberto) e un nigeriano  (Baldassarre). Il Parroco, Padre José Manuel Torres, nell'omelia ha spiegato il senso del loro viaggio; sono venuti dall'Oriente a Betlemme ad adorare il Bambino Gesù; ha sottolineato inoltre la cattolicità e la missionarietà della Chiesa e il bisogno dell'integrazione, coltivando le proprie radici, per arricchire la forza dell'evangelizzazione delle famiglie e della comunità. ( Enzo Crialesi - Direttore Ufficio Migrantes Porto-Santa Rufina)

Festa dei Popoli: a Palermo anche un messaggio alla Chiesa locale

7 Gennaio 2022 - Palermo - Sono state 11 le lingue che si sono ascoltate durante la Celebrazione della Messa dei Popoli che su iniziativa dell'Ufficio Migrantes diocesano  l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, ha presieduto nella Chiesa Cattedrale nella solennità dell’Epifania del Signore: i rappresentanti delle comunità straniere cristiane di Palermo – ghanesi, filippini, nigeriani, tamil, cingalesi, mauriziani e polacchi – hanno infatti rinnovato, attraverso la celebrazione e una lettera indirizzata all’arcivescovo, la volontà di vivere in armonia nello stesso territorio accogliendo la Pace offerta da Gesù che è il Dio-con-noi. «Incamminiamoci anche noi verso Betlemme – ha esortato l’arcivescovo di Palermo nella sua omelia – riconosciamo che il Neonato di Maria, annunziato dagli angeli, riconosciuto dai pastori, è il Dio dei piccoli e dei puri di cuore. In quel bambino c’è il Dio di ogni lontano, di ogni ricercatore capace di seguire il moto della luce interiore, della luce gentile, di quanti anelano al Sommo bene, a conoscere il vero volto di Dio, di quanti sono capaci di intraprendere da ogni provenienza geografica ed esistenziale cammini e percorsi interiori, dei desideranti la vera gioia, la convivialità umana e la pace. Questo minuscolo cucciolo d’uomo venga oggi riconosciuto anche da noi da questa assemblea multietnica radunata dai quattro angoli della terra come il Messia di Dio Sommo e Misericordioso, Amico ed Amante di ogni uomo e di ogni donna, Padre Magnanime e Paziente, l’Umile Accogliente, che tutti avvolge e riunisce nel suo abbraccio trasfigurante. Con i magi anche noi guardiamo nella stessa direzione, fissiamo il cielo, insieme, attenti, scrutiamo con stupore ogni segno e ogni volto, così da riconoscere, adorare, e accogliere il Bambino che Dio ci ha donato per parlare definitivamente a noi come amici, per suggellare definitivamente la sua alleanza di pace con l’intera famiglia umana. Riconosciamolo insieme, dopo averlo cercato e trovato, perché vengano altri ad adorarlo, tutti. Aiutiamo altri a cercarlo e ad adorarlo. Aiutiamo altri a proteggere i loro sogni umani più veri e più belli da tutti gli Erodi della storia». «Nessuno continui a depistarci, nessuno a manipolarci – ha proseguito con forza Mons. Corrado Lorefice – nessuno ci privi della “gioia grandissima” a cui ci chiama la Parola fattasi carme a Betlemme. Nessun ricercatore di potere, orgoglioso nel cuore, idolatra del denaro, nessun politicante di mestiere corrotto e colluso, predatore di bambini e di donne, di disabili e di anziani, nessun imprenditore di devastanti allucinogeni, illusore e manipolatore delle nuove generazioni; nessun oppressore e respingitore di poveri e di stranieri; nessun calpestatore dei senza voce e senza volto e dei diritti umani; nessun guerrafondaio e commerciante di armi; nessun sfruttatore dei paesi più poveri; nessun affiliato a famiglie e a organizzazioni mafiose, nessun usurpatore e traditore del nome santo e del cuore mite di Dio. Sulla via di Dio che si rivela nella potente piccolezza e nella irresistibile mitezza del Bambino Gesù, ritorniamo nelle nostre abitazioni, nelle nostre case, nei nostri paesi, al nostro quotidiano, ai nostri impegni e condividiamo con ogni uomo e donna di buona volontà Colui che tutti attende per rendere divina la nostra vita, per ricolmarla di luce e di pace.  Per radunarci nella convivialità fraterna dell’unica casa comune impreziosita dalla meravigliosa ricchezza di ogni lingua e cultura. Raggiungiamo tutti con la certezza che ci viene da Betlemme visitata oggi dai magi che tutti gli uomini e le donne nostri compagni di viaggio sono chiamati “a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo”». Alle parole di mons. Lorefice hanno fatto seguito quelle pronunziate, a nome di tutte le comunità presenti nella Chiesa Cattedrale, dalla filippina Yolanda Cayanan:  «Carissimo Padre, la saluto a nome di tutti gli immigrati nella Diocesi da lei guidata, siamo circa 25.000 (pari al 4% della popolazione), provenienti da ben 132 Paesi. Di questi, il 56% siamo cristiani e tra essi 2.240 persone siamo cattolici. Io sono filippina, a Palermo i filippini siamo circa 1.800. Sono arrivata a Palermo per motivi economici perché nel mio paese c’è molta povertà e disparità di reddito. Pur avendo una laurea, qui a Palermo, ho accettato di svolgere un lavoro di colf per poter vivere ed aiutare la mia famiglia. Aiutare la famiglia è un forte valore che fa parte della nostra cultura filippina. Anch’io come molti immigrati ho conosciuto ingiustizie e difficoltà perché i migranti, ancora, siamo guardati con occhi diversi. È difficile vedere il volto di Gesù anche nel volto di un immigrato. La mia chiesa madre, dove sono stata battezzata, mi ha formata alla fede cristiana cattolica che continuo a vivere qui in questa Chiesa di Palermo che mi ha accolta, facendomi sentire a casa; questa fede, che ho portato nella mia valigia, mi guida e mi dà speranza. La nostra presenza è ancora oggetto di marginalità nella società e spesso anche nella Chiesa viviamo questo sentirci ai margini. Vorremmo avere una presenza maggiore di cappellani etnici e desidereremmo che la nostra presenza nelle parrocchie fosse maggiormente valorizzata, considerandoci collaboratori di Gesù nella nuova evangelizzazione. È un’esperienza, questa, che io ed altri immigrati viviamo all’interno della famiglia di Arcobaleno di popoli. Noi filippini da poco abbiamo celebrato i 500 anni della nostra evangelizzazione. Purtroppo, però, ci sono ancora molti che abbandonano le fede cattolica a causa delle sette religiose provenienti anche dalle Filippine; queste sette religiose fanno molti adepti. Molto spesso ci sentiamo come pecore senza pastore! I migranti non siamo, né ci sentiamo inferiori agli altri cristiani, nati in questa Chiesa. Siamo tutti alla sequela dell’Unico Cristo Signore, suoi discepoli ed apostoli, pertanto chiediamo di essere trattati come protagonisti del cammino di questa Chiesa dove viviamo da parecchi anni, specialmente nelle strutture collegiali e nell’inserimento in esse. Quello che ci sta a cuore è che il Regno di Dio si estenda anche su questo lembo di terra. Carissimo Padre, La ringraziamo per tutte quelle volte che ha difeso e si è fatto voce di chi non ha voce, insieme al nostro caro Papa Francesco, in particolare per il mondo della mobilità umana. Maria, la Mamma Celeste che tanto amiamo, continui ad accompagnarci in questo cammino per divenire, sempre più, un solo popolo di Dio, una sola famiglia umana. Eccellenza carissima, ancora grazie per quello che fa e farà per tutti e per noi migranti. Conti su noi ad occhi chiusi. Dio la benedica e Maria, Madre della Chiesa, la custodisca nel suo ministero di pastore e guida della Chiesa Palermitana». « Il nostro ritrovarci in Cattedrale per celebrare l’Epifania – dicono Mario Affronti e padre Sergio Natoli dell’Ufficio diocesano Migrantes – vuole essere una preghiera che si innalza a Dio con la voce di tutti i popoli presenti nella nostra città, perché quanti sono costretti a fuggire dalla loro patria, dai Paesi asiatici, africani e dell’America latina a causa di piccole e grandi guerre, a causa delle discriminazioni economiche e degli effetti devastanti del clima, possano avere una casa, un lavoro e la possibilità di vivere un’esistenza dignitosa e pacifica. Interessarci dei migranti è interessarci di noi stessi perché viviamo tutti sulla medesima terra, siamo parte della medesima “famiglia umana”. Papa Francesco ci ricorda che “I fedeli cattolici sono chiamati a impegnarsi, ciascuno a partire dalla comunità in cui vive, affinché la Chiesa diventi sempre più inclusiva”. La presenza dei migranti e dei rifugiati nella nostra terra è un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità senza contrapporre i migranti agli italiani. Non è in gioco solo la causa dei migranti; non è solo di loro che si tratta, ma di tutti noi, del presente e del futuro della famiglia umana». Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili (31.12.2020, fonte: sito Comune di Palermo), a Palermo risiedono 25.445 stranieri (pari al 4% della popolazione), provenienti da ben 132 Paesi diversi, anche se i primi cinque Paesi (Bangladesh, Sri Lanka, Romania, Ghana e Filippine), da soli, coprono quasi i due terzi del totale degli stranieri. La comunità più numerosa è quella del Bangladesh, con 5.341 residenti, pari al 21% del totale degli stranieri. Al numero complessivo di stranieri residenti l’ufficio Migrantes somma  stima una percentuale del 10% relativa a tutti coloro che sono privi del permesso di soggiorno.

Festa dei Popoli a Rimini: dal canto dei filippini al coro dei congolesi: la sinfonia delle diversità

7 Gennaio 2022 -

Rimini - Decine di bandiere colorate sventolano festose, ma non siamo allo stadio, tra i tifosi della squadra del cuore. Gli “spalti” sono quelli della Cattedrale di Rimini, il “fischio d’inizio” è la processione della Messa dei popoli, la tradizionale liturgia che ogni anno, da 27 stagioni, la diocesi di Rimini propone in occasione della festa dell’Epifania. L’animazione è a cura delle comunità di immigrati cattolici presenti sul territorio riminese. È un momento molto sentito dai cattolici immigrati, posti al centro della liturgia, con le loro espressioni di preghiere, di canti, di gesti. Molti sono vestiti in abiti tradizionali. Le comunità di immigrati con la loro partecipazione esprimono la loro appartenenza alla chiesa di Rimini senza perdere identità e tradizioni. La Messa è stata preparata da Caritas e Migrantes diocesana, insieme a diverse comunità di stranieri residenti a Rimini, con momenti vissuti in ben tredici lingue. Per dare il massimo valore cattolico alla festa, sono stati invitati a concelebrare tutti i sacerdoti di origine straniera residenti a Rimini, anche di rito bizantino come padre Cristian (Chiesa greco-cattolica rumena) e don Viktor (Chiesa grecocattolica ucraina), che hanno concelebrato con il vescovo Francesco Lambiasi. Anche le intenzioni di preghiera sono state recitate negli idiomi di vari Paesi, persino in aramaico (dalla comunità etiope). Durante la processione offertoriale rappresentanti in costumi tipici tradizionali del Perù, Cina, Filippine, Ucraina hanno portato all’altare alimenti e oggetti tipici. Un canto in tagalog (filippino) è stato eseguito dalle suore della congregazione delle Sorelle dell’Immacolata di Miramare, un altro dal coro cinese della comunità di Montetauro mentre a intonare il Santo ci hanno pensato la comunità congolese e zairese.

«La Messa dei popoli – commenta don Mathieu Malick Faye, direttore diocesano della Migrantes – è una bella occasione per esprimere la festa e la fede, ciascuno nella propria cultura. Ma questi nostri fratelli arrivati da lontano ci ricordano anche il dramma di tanti immigrati, costretti a fuggire dal loro paese in cerca di pace, di lavoro e di una vita dignitosa ». «I Magi sono la primizia degli uomini di tutti i popoli che incontrano Cristo e lo seguono come Dio e Signore – ha detto il vescovo Lambiasi – l’amore verso lo straniero e verso il povero non è solo una esigenza sociale o etica o morale, ma è la riproduzione del modo di agire di Dio». (Paolo Guiducci - Avvenire) 

Festa dei popoli, Vicenza: un aiuto (anche) a vincere la paura dello straniero

7 Gennaio 2022 - Vicenza - «Perché non puoi parlare con Dio nella tua lingua quotidiana?». Detto fatto. Così quest’anno le preghiere per la Messa dell’Epifania in Cattedrale a Vicenza, sono state tradotte anche nelle lingue native dell’Africa. L’idea è di padre Sergio Durigon, nuovo delegato vescovile per l’Ufficio Migrantes della diocesi di Vicenza, che con l’Eucaristia del 6 gennaio celebra anche la Festa dei popoli. «Sono nato in Brasile – spiega padre Sérgio, 56 anni, scalabriniano –. Lì ho fatto il Seminario. A Roma ho studiato teologia. Una decina d’anni in Sudafrica, poi in varie diocesi italiane. Culture, lingue, migrazioni sono elementi che mi appartengono, per storia familiare, vocazione e scelte di vita». Quest’anno la festa ha avuto ancora il sapore amaro della pandemia. Ieri mattina la Messa, presieduta dal vescovo Beniamino Pizziol, pur animata da canti e suoni, era molto meno affollata. Anche perché mancavano le comunità ortodosse. «Poiché a Vicenza sono stati unificati i calendari – continua Durigon – una parte degli ortodossi che celebrano anch’essi l’Epifania il 6 gennaio ha preferito festeggiare in separata sede. Non dimentichiamo, poi, che alcune comunità, come i filippini, si sono molto ridotte, perché tanti hanno preferito migrare in cerca di fortuna altrove». «Quotidianamente ci arrivano notizie di migranti infreddoliti nei recinti della rotta balcanica, o picchiati dai miliziani al confine tra Bielorussia, Polonia e Lituania, torturati nei centri di detenzione in Libia, bersaglio dei fucili spianati a Ceuta e Melilla. Papa Francesco parla di “Verso un noi sempre più grande” e individua nell’abbattimento dei muri uno degli strumenti per la salvezza umana». Ma anche nel Vicentino, nonostante la presenza di immigrati sia quasi trentennale, la costruzione di ponti è ancora difficoltosa. «La celebrazione del 6 gennaio non può essere isolata dal contesto, dev’essere parte della vita del territorio. Molte persone continuano ad avere paura dello straniero. Ed è una paura dettata dalla mancanza di conoscenza. D’altra parte, le prime generazioni di migranti vivono di ricordi, di tipo affettivo, religioso, gastronomico, ornamentale. La reciprocità, la relazione di mutuo riconoscimento è realtà ancora di là da venire», ha concluso padre Durigon. (Romina Gobbo – Avvenire)

Vangelo Migrante: Battesimo del Signore (Vangelo Lc 3,15-16; 21-22)

5 Gennaio 2022 - Il Battesimo di Gesù, così come riferito dall’evangelista Luca, sembra un fatto che riguarda solo Lui. Una sua esperienza personale. Non si descrive nessun episodio ma si dice solo che “quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera (…) vi fu una voce dal cielo: tu sei il mio figlio l’amato, in te ho posto il mio compiacimento”. Quel fatto, in verità, non è un resoconto privato tra Padre e Figlio ma riguarda tutti. L’evangelista, poco prima, aveva detto che c’era un popolo in attesa tanto da chiedersi se Giovanni il Battista non fosse proprio lui il Messia, l’atteso. In fondo uno come lui, quadrava con gli schemi umani: persona seria, esigente, che sa richiamare le coscienze. Giovanni chiarisce che lui è solo acqua ma il cuore umano deve essere introdotto in un qualcosa che è più di un’aspettativa. Cos’è questo di più? La relazione filiale tra Dio e quel Figlio e, attraverso di Lui, con tutti gli uomini: “tu sei l’amato (…) il mio compiacimento”. Dio non ha una gioia astratta ma è un Padre felice di essere Padre. Ha una gioia destinata al cuore umano. Il cuore dell’uomo che si aspetta un rimprovero è superato dalla rivelazione della paternità di Dio. Il tema del battesimo di Gesù è il nostro battesimo. In esso siamo introdotti nella dimensione filiale e lo Spirito Santo viene su di noi come vera e propria certificazione interiore che Dio è nostro Padre. Dubitare della paternità di Dio è ciò che di più grave può capitare all’uomo. Ritrovarsi figli di Dio è l’uscita da quello stato di distruzione. Essere amati è il fondamento della nostra capacità di amare. Trovarci accolti ci rende aperti all’accoglienza. Il cuore dell’annuncio del Vangelo è proprio questo: passare dalla convinzione di un Dio estraneo, e a volte ostile, alla scoperta che Dio è Padre e ‘a priori’ sta al nostro fianco. “In te ho posto il mio compiacimento” è una parola per noi. Ci dice la nostra verità più autentica. Accogliere questa rivelazione fa sì che quello che sappiamo di noi, figli amati, possiamo saperlo anche del nostro prossimo. (p. Gaetano Saracino)  

Migrantes: in molte diocesi la festa dei Popoli

6 Gennaio 2022 - Roma – Oggi sono tante le celebrazioni eucaristiche presiedute dai vescovi nelle nostre diocesi in occasione della solennità dell’Epifania. La solennità è l’occasione per celebrare la Festa dei Popoli e richiamare l’attenzione sul tema dell’accoglienza. Dal Nord al Sud del nostro Paese nelle chiese cattedrali musiche, preghiere  e canti nelle diverse lingue delle comunità etniche presenti. Momenti di festa promosse soprattutto dagli uffici Migrantes diocesani. Da Bologna a Napoli, da Palermo a Reggio Emilia, da Vicenza a Torino nella giornata si celebra la manifestazione di Gesù a tutti i popoli della terra: tanti popoli che diventano un popolo solo, “il popolo di Dio”.  Il nostro sito www.migrantesonline.it negli ultimi giorni ne ha dato notizia. Partiamo da Bologna dove oggi pomeriggio il cardinale Matteo Zuppi presiederà la “Messa dei popoli” . “La Messa della solennità dell’Epifania – spiega mons.  Andrea Caniato, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes – si caratterizza per la partecipazione delle comunità degli immigrati cattolici presenti nella nostra diocesi, con la ricchezza delle loro lingue e delle loro espressioni culturali”. Undici le lingue usate per la celebrazione dell’Epifania a Palermo presieduta dall’arcivescovo mons. Corrado Lorefice. “Apriamo il 2022 con la speranza che questo virus venga debellato dalla medicina e dalla nostra adesione responsabile alle indicazioni di chi ci governa”, spiega la Migrantes di Palermo: “noi cristiani aggiungiamo anche la preghiera che nutre la certezza che niente è impossibile a Dio”. Questa mattina anche la Cattedrale di Vicenza è tornata ad animarsi di colori, suoni e canti di ogni parte del mondo grazie alla Festa dei popoli organizzata dall’Ufficio diocesano Migrantes. La Messa presieduta dal vescovo Beniamino Pizziol ha visto la presenza di migranti cattolici residenti nel territorio della diocesi, che hanno animato la celebrazione con canti e preghiere propri dei diversi Paesi di origine. “La Festa dei Popoli di quest’anno – spiega padre Sérgio Durigon, responsabile Migrantes Vicenza – assume significati particolari. L’Epifania celebra i magi che incontrano Gesù e ricorda i migranti cattolici che fanno parte della chiesa vicentina e contribuiscono a renderla più bella e universale. I centri per i migranti, accompagnati dai loro cappellani sono una testimonianza delle tante buone pratiche di reale accoglienza che il nostro territorio continua a vivere”. “Ascoltiamo – aggiunge ancora Migrantes –  notizie che ci parlano di migranti infreddoliti nei recinti della rotta balcanica o fra campi minati e miliziani che picchiano al confine tra Bielorussia, Polonia e Lituania; sono nei campi dell’isola di Lesbo, nei centri di detenzione in Libia o in mano a trafficanti; sono bersaglio dei fucili spianati a Ceuta e Melilla o nelle ‘giungle’ di Calais. Noi crediamo che nell’incontro con la diversità degli stranieri, dei migranti, dei rifugiati, e nel dialogo interculturale che ne può scaturire ci è data l’opportunità di crescere come Chiesa, di arricchirci mutuamente. In effetti, dovunque si trovi, ogni battezzato è a pieno diritto membro della comunità ecclesiale locale, membro dell’unica Chiesa, abitante nell’unica casa, componente dell’unica famiglia. La nostra preghiera oggi si fa comunione con i migranti che sono esposti a pericoli gravissimi, e quanti perdono la vita alle nostre frontiere, a quanti hanno tentato di attraversare il Mediterraneo cercando una terra di benessere e trovandovi, invece, una tomba”. La festa dei Popoli è da “non confondersi con la Festa delle Genti, che nella Chiesa ambrosiana si celebra in occasione della Pentecoste”, spiega la diocesi di Milano dove questa mattina si è celebrato un solenne pontificale presieduto dall’arcivescovo mons. Mario Delpini. A Mantova, nel pomeriggio di oggi, in cattedrale, la celebrazione, presieduta dal vescovo, mons. Marco Busca, dopo la sospensione imposta dalla pandemia lo scorso anno. L’appuntamento è molto sentito dalle comunità: nella diocesi di lombarda si celebra ormai da molti anni e la partecipazione è sempre stata “entusiastica e significativa”. Celebrazione dell’Epifania nella Cattedrale di Treviso, presiduta dal vescovo, mons. Michele Tomasi animata dai rappresentanti delle comunità cattoliche di migranti presenti in diocesi. E’ ancora una volta un’occasione – spiegano in diocesi – per permettere allo Spirito Santo di “fare comunione nella diversità, armonizzando le differenze senza mai imporre una uniformità che spersonalizza”. Questa mattina celebrazione delle Festa dei Popoli anche in Cattedrale a Reggio Emilia con il vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, mons. Massimo Camisasca, presiede la Messa nella solennità dell’Epifania del Signore. Ad animare la liturgia, su iniziativa dell’ufficio Migrantes, le comunità etniche presenti in diocesi. A Torino ad ospitare la Festa dei Popoli con l’arcivescovo mons. Cesare Nosiglia, la Chiesa del Santo Volto su iniziativa della Migrantes diocesana. Nell’omelia ancora una volta l’invito del presule all’accoglienza e a “passare dall’affermazione dei principi di fratellanza e solidarietà a compiere gesti e fatti concreti di accoglienza”. A Rimini sarà il vescovo mons. Francesco Lambiasi, a presiedere , nel pomeriggio nella  Basilica Cattedrale la Messa dei Popoli, animata dalle comunità di immigrati cattolici di ogni nazione presenti sul territorio riminese. Anche a Napoli l’arcivescovo, mons. Mimmo Battaglia, ha presieduto una celebrazione eucaristica in cattedrale in occasione della “Festa dei popoli” con le rappresentanze delle comunità etniche cattoliche di Napoli. Anche ad Alba celebrazione con il vescovo Marco Brunetti. Nella diocesi di Forlì-Bertinoro celebrazione domenica 9 gennaio, alle ore 10,00, nel Duomo di Forlì alla presenza delle Comunità cattoliche straniere della diocesi presieduta dal vescovo, mons. Livio Corazza e concelebrata dai cappellani e sacerdoti stranieri e sarà animata dai canti delle diverse Comunità migranti presenti in diocesi. La presenza in Cattedrale delle varie genti insieme ai fedeli della Città vuole – spiega il direttore Migrantes Walter Neri –  essere testimonianza di comunione, vicinanza, consapevolezza che siamo tutti discepoli dello stesso Signore. Al termine della S. Messa mons. Corazza distribuirà ai rappresentanti delle Comunità, come segno di presenza e ricordo della giornata, una pergamena con la preghiera del Papa dedicata a S.Giuseppe per chiedere la sua protezione su “coloro che fuggono a causa della guerra, dell’odio, della fame” perché li sostenga e possano trovare accoglienza e solidarietà. (Raffaele Iaria)  

Mons. Nosiglia: “passare dall’affermazione dei principi di fratellanza e solidarietà a compiere gesti e fatti concreti di accoglienza”

6 Gennaio 2022 -
Torino - "Il divino bambino di Betlemme è nato per tutti, nessuno escluso, e l’episodio dei Magi lo conferma con tutta la sua carica di novità sconvolgente". Lo ha detto questa mattina l'arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia celebrando, nella Chiesa del santo Volto, la Festa dei Popoli promossa dall'Ufficio Migrantes nella solennità dell'Epifania del Signore.  Il Vangelo dice che quando i Magi annunciano che è nato il Messia tutta la città di Gerusalemme si turba e in particolare Erode: "È proprio questa la novità che sconvolge e turba Erode e i religiosi di quel tempo e continua a inquietare i potenti di sempre. Sembra assurdo ma è così: sono i poveri che spaventano, per cui vanno aiutati ma a restare poveri, altrimenti se alzano la testa e diventano attivi protagonisti del loro futuro, cambiano la storia del mondo, perchè - ha detto mons. Nosiglia - dalla loro parte si schiera Dio stesso che si fa uno di loro  e  che abbatte i potenti dai troni ed esalta gli umili. Questa è la sfida che interpella anche la nostra città  e invita a lasciarci provocare dalla presenza e dalle richieste espresse o inespresse, ma sempre reali e concrete, dei poveri, degli immigrati, dei senza  dimora, dei lavoratori e le loro famiglie che  soffrono per l’abbandono in cui sono costretti  e rischiano  di perdere il posto di lavoro come i miei amici del ex Embraco". Non bisogna dimenticare - ha quindi aggiunto mons. Nosiglia - che i Magi sono di altri Paesi e anche di religione diversa rispetto a quella del popolo di Israele. A noi oggi capita - ha detto l'arcivescovo di Torino - che "tante persone  bisognose di accoglienza e di solidarietà ci interroghino con la loro presenza, e le loro necessità: Voi che dite di credere in Cristo difensore degli ultimi, sapete indicarci la strada che ci permette di riconoscerlo ed incontrarlo qui e ora nella vostre comunità e nella città? Se la nostra risposta resta estranea ai loro bisogni esistenziali, spirituali ed umani, facciamo come Erode, i sacerdoti e gli scribi, non ci interessiamo delle loro richieste e pensiamo solo a noi stessi. Se invece comprendiamo che la loro provocazione ci stimola ad uscire dalle nostre paure, dal nostro perbenismo e paternalismo, dal nostro dare buoni consigli senza impegnarci in prima persona a farci carico di assumere le loro necessità, allora  il nostro agire diventerà forza di cambiamento anche per la nostra realtà sociale e la renderà più sicura, e concreta" . Torino è "certamente una delle città  più aperte alla accoglienza e integrazione e per questo molti sono gli immigrati e rifugiati che cercano di venire tra noi, anche se la fatica  per riconoscerli come cittadini a tutti gli effetti, soggetti  di uguali diritti e doveri, è ancora grande", ha detto ancora il presule spiegando che "siamo stati un popolo, e in parte lo stiamo ridiventando in questo periodo, di emigranti in tutte le nazioni del mondo e conosciamo bene i pregiudizi e rifiuti di cui sono stati oggetto tanti nostri connazionali, per cui  dovremmo aver imparato a operare perché oggi nel nostro Paese nessuno soffra le stesse situazioni. È un compito di tutte le componenti della popolazione". Da qui l'invito "a passare dalla  pur lodevole  affermazione dei principi di fratellanza e solidarietà a compiere gesti e fatti concreti di accoglienza e di  difesa e promozione dei diritti umani  e civili di immigrati e rifugiati. Apriamo inoltre  le nostre chiese e strutture  alle comunità etniche che necessitano di luoghi di incontro  e  di formazione alla fede e alla vita cristiana". E ancora le istituzioni "che pur impegnandosi  su diversi fronti rischiano di apparire sorde e con risorse sempre più scarse  rispetto ai problemi che loro si presentano. Il loro compito è anche quello di  far sì che gli immigrati possano contribuire  a promuovere la democrazia nel nostro Paese, una comunità  più solidale  e   aperta all’incontro e alla loro valorizzazione sia nel mondo del lavoro che nella partecipazione alla vita civile.." E poi "il  volontariato, che è molto attivo e presente ma spesso chiuso dentro il suo specifico servizio o ambito di intervento e poco collaborativo difronte ad altre iniziative non proprie. Solo l’unità e la sinergia di un lavoro fatto insieme  permetterà di affrontare  con qualche speranza di soluzione i problemi e le attese delle persone e famiglie. Dei mass-media,  che dovrebbero assumersi il compito di educare la gente allo spirito di accoglienza fraterna e  alla comunione  non accentuando una visione troppo  negativa o problematica di fronte  al fenomeno immigratorio". La città nel suo complesso: "occorre sradicare l’individualismo dai cuori e favorire la mutua conoscenza  e relazioni interpersonali e familiari improntate al rispetto e collaborazione, promuovere un’azione di insieme  dei vari organismi cittadini, coinvolgere  le persone   ascoltando e aiutando a inserirsi nel tessuto della società, condividendo la nostra lingua, la cittadinanza in particolare ai minori nati nel nostro Paese, le leggi e i valori,  per offrire così  il loro contributo al suo progresso morale e civile". Occorre - ha concluso l'arcivescovo di Torino - vedere  in ogni  immigrato o rifugiato "non un problema ma una risorsa anche economica e sociale  oltre che  un fratello e una sorella da rispettare e amare come ogni altra persona del nostro Paese. Occorre dunque passare dalla cultura dello scarto a quella dell’incontro". In questo giorno dell’Epifania mons. Nosiglia ha salutato e rivolto un augurio "ai fratelli e sorelle delle comunità di immigrati cattolici  e cristiani che vivono e lavorano tra noi .Per i nostri fratelli e sorelle ortodossi in particolare, oggi è una grande festa, come è per noi cattolici latini, il Natale. Voglia Cristo Signore e la madre di Dio Maria Santissima accogliere le loro preghiere e far risplendere su di essi, le loro famiglie e comunità la luce del suo volto. Anche ai credenti di altre religioni rivolgo il mio saluto e invoco  Dio Santo, giusto e misericordioso perché ci aiuti a promuovere il dialogo interreligioso, la conoscenza e il rispetto delle reciproche tradizioni, la collaborazione per costruire una società, più giusta e pacifica per tutti, dove ogni persona possa trovare accoglienza, integrazione e amore". (Raffaele Iaria)