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Ecco “Via di Salone 323”, un documentario collettivo sulla realtà del “campo rom” di Salone a Roma

9 Aprile 2026 - Nasce “Via da Salone 323”, documentario collettivo promosso dal Clan “Il Nomade” del Gruppo Scout AGESCI Roma 8°, realizzato in collaborazione con l’Associazione 21 luglio e prodotto da Alfa Multimedia. L’opera affronta in modo diretto e plurale la realtà del “campo rom” di Salone, uno degli insediamenti più isolati della Capitale, oggi inserito nel “Piano d’azione cittadino di superamento del sistema campi” di Roma Capitale, che ne prevede il superamento entro il prossimo biennio. Il progetto riporta una realtà complessa come quella degli insediamenti e della comunità rom con uno sguardo crudo e senza filtro. “Via da Salone 323” nasce da oltre due anni di presenza, volontariato e studio all’interno dell’insediamento. https://youtu.be/66TiDPOA30s?si=K5SEkbPXIN8Q2P-Y Non è uno sguardo esterno o occasionale, ma il risultato di un percorso condiviso con la comunità che vive in via di Salone 323, un luogo nato nel 2006 come soluzione temporanea ad un’emergenza abitativa e divenuto nel tempo una condizione stabile per centinaia di persone. Il documentario si costruisce come un racconto corale e plurale. Al centro vi sono le storie di uomini, donne e bambini che abitano la baraccopoli, le loro quotidianità, le difficoltà legate all’accesso alla casa, al lavoro, all’istruzione e alla sanità, ma anche il desiderio di normalità e di futuro che attraversa le loro vite. Il film non auspica di affrontare in termini definitivi la “questione rom” in Italia, vista la complessità del tema, ma intende piuttosto regalare uno spaccato di quest’ultima. Il progetto è stato lanciato in occasione della presentazione a Roma del Rapporto annuale dell'Associazione 21 luglio dal titolo "Cento Campi". I dati illustrati nel rapporto mostrano la trasformazione avvenuta negli ultimi 10 anni. Gli insediamenti formali monoetnici per rom e sinti sono diminuiti del 34%, passando da 149 a 98, mentre la popolazione residente nei cosiddetti “campi” si è ridotta del 63%, da 28 mila a circa 10.200 persone. Solo nel 2025 sono stati chiusi cinque insediamenti e altri 13 risultano attualmente coinvolti in percorsi di superamento.

ℹ️ La prima del film è in programma il 22 maggio alle ore 19.00 presso Roma, Cinema Moderno – The Space Cinema, Piazza della Repubblica.

  Via di Salone 323

Giornata internazionale rom, sinti e caminanti, mons. Felicolo: “Accompagnamoli nell’uscita dalla marginalità”

8 Aprile 2026 - L'8 aprile di ogni anno si celebra la Giornata internazionale dei rom, sinti e caminanti, istituita per ricordare la data (8 aprile 1971) del primo Congresso Internazionale delle popolazioni rom, tenutosi a Londra. In Europa, parliamo di una comunità stimata in circa 12 milioni di persone, di cui circa 170 mila in Italia. «Mai come oggi bisogna far memoria e ricordare - spiega don Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes -; è importante fermarsi un attimo, anche interrompendo tante situazioni quotidiane, per capire e per fare qualcosa di concreto per i popoli rom, sinti e caminanti. Vogliamo fermarci con loro, stare con loro, capire le situazioni che vivono e parlarne. Sono persone che non sono riconosciute in nessun Paese, a cui talvolta vengono negati dei diritti fondamentali, che spesso nelle nostre città sono ridotti a situazioni di emarginazione e ghettizzazione». Ma quali sono le priorità? «Innanzitutto, - continua mons. Felicolo - migliorare la qualità della vita. Se penso all'Europa, vedo ad esempio in Spagna un'integrazione molto più avanzata; se, invece, guardo all'Italia, troviamo situazioni a macchia di leopardo. In alcune grandi città si sta lavorando al superamento della logica dei campi. Ma laddove si vive ancora nei campi, la precarietà della vita quotidiana è la prima realtà da superare, insieme a quella dei documenti e della scuola: i campi sono spesso fuori dai luoghi abitati, lontano dalle scuole, dall'ospedale, dalle poste o da una farmacia; tutte cose che per noi scontate. Il nostro compito, ecclesiale e civile, è accompagnare queste persone a uscire dalla marginalità, aiutarle a integrarsi dove vivono e, anche quando possono accedere ad abitazioni più decorose, non lasciarle sole, camminare insieme a loro nelle nuove modalità di vita. A Napoli, per esempio, si sta lavorando molto bene in questo senso, a partire dagli oltre 100 bambini scolarizzati con tutto ciò che questo porta con sé: riconoscimento, incontro tra famiglie, scambio».

Una comunità nomade invisibile e fraintesa. I Caminanti di Sicilia visti “dall’interno”

7 Aprile 2026 - In occasione della Giornata internazionale dei rom, sinti e caminanti - istituita in ricordo del primo Congresso internazionale delle popolazioni rom, tenutosi a Londra l'8 aprile 1971 - anticipiamo un articolo del prossimo numero di "Migranti Press" firmato da Vincenzo La Monica, coautore insieme a Rita Mirabella di "Sacri, santi e inviolabili. Parole dette e non dette dai Caminanti in Sicilia" (Fondazione Migrantes/Tau editrice).  Sacri, santi e inviolabili è stato pensato come un viaggio dentro la storia e l’identità dei Caminanti di Sicilia, una comunità nomade a lungo invisibile e fraintesa. È un libro – realizzato con Tau editrice, grazie alla Fondazione Migrantes – anch’esso nomade, a metà strada tra ricerca storica, antropologia e letteratura di testimonianza. Il tentativo è quello di raccontare i Caminanti siciliani “dall’interno”, senza ridurli a oggetto folklorico o caso sociologico, costruendo un testo corale in cui le voci dei Caminanti non sono semplicemente citate, ma diventano protagoniste. Questo è dichiarato fin dalla scelta del titolo che è l’espressione con cui un capo Caminante di Priolo definisce gli antenati che hanno dato vita al nomadismo della Comunità. Abbiamo scelto consapevolmente di non “spiegare” i Caminanti dall’esterno, ma di restituire parole, silenzi e contraddizioni così come emergono dalle testimonianze che Rita Mirabella ha raccolto in oltre 20 anni di frequentazioni con persone della Comunità. Crediamo che questo approccio eviti, da un lato, il rischio, sempre dietro l’angolo, di semplificare una realtà complessa o di incasellarla in categorie rassicuranti; e, dall’altro, abbia il merito di restituire la voce di una popolazione rimasta finora ai margini. Sacri, santi e inviolabili
Le origini e l’identità
Il volume tratta diversi aspetti della vita e dell’organizzazione di questi nomadi di Sicilia. Il tema delle origini, ad esempio, viene affrontato senza pretendere una risposta definitiva. Le ipotesi accademiche, che vogliono i Caminanti come discendenti di rom venuti dall’Albania o di origine autoctona, si affiancano alle narrazioni interne della comunità, spesso più simboliche che documentabili. Ne emerge un punto chiave: l’identità caminante non è tanto un dato storico quanto una costruzione dinamica, alimentata da memoria, necessità concrete di sopravvivenza e senso di appartenenza.
La centralità della famiglia e il ruolo delle donne
Uno degli assi portanti è la centralità della famiglia. I Caminanti si percepiscono come un’unica grande rete parentale, regolata da norme interne forti e da un senso di solidarietà che, almeno nel racconto degli anziani, appare oggi in crisi. Le genealogie, i matrimoni endogamici, le alleanze tra famiglie mostrano come la Comunità si sia costruita nel tempo attraverso incontri, migrazioni e incroci continui. Non un gruppo chiuso e immutabile, quindi, ma un organismo che si espande e si ridefinisce. Accanto alla famiglia, emerge con forza il ruolo delle donne. Spesso descritte come figure silenziose, risultano invece centrali nella trasmissione culturale e nella gestione della vita quotidiana. Nei capitoli più contemporanei – soprattutto quelli sull’uso dei social media – diventano anche agenti di cambiamento, capaci di negoziare tra tradizione e modernità.
Povertà, lavori itineranti e marginalità
Il libro dedica ampio spazio alle condizioni materiali di vita: povertà, lavori itineranti, marginalità. I Caminanti storicamente sono “aggiustatori” più che produttori di oggetti. E quindi sono conosciuti come arrotini, stagnini, ambulanti. Mestieri che li collocano ai margini dell’economia formale e che oggi risultano sempre più fragili. La miseria non è però raccontata in modo pietistico. È piuttosto il contesto da cui nasce una cultura della resilienza, ma anche il segno di una distanza strutturale dalle istituzioni. Interessante è il legame tra marginalità e conflitto con la legge. Il libro non nasconde che piccoli reati, carcere e latitanza fanno parte della storia di molti Caminanti. Tuttavia, questi elementi non vengono usati per stigmatizzare, ma per mostrare un circolo vizioso di esclusione sociale, in cui sopravvivenza e illegalità spesso si sovrappongono.
Dal gergo segreto a TikTok
Dal punto di vista culturale, infine, uno degli aspetti più affascinanti è il baccagghiu, il gergo segreto della comunità. Più che un semplice codice linguistico, rappresenta uno spazio identitario protetto, un confine simbolico tra “noi” e “gli altri”. La sua progressiva perdita viene percepita come un segnale di trasformazione – se non di erosione – dell’identità caminante. L’indagine non si ferma al passato. Il capitolo finale mostra una comunità in piena trasformazione, sospesa tra tradizione e modernità. L’ingresso nell’era digitale – emblematico il caso di TikTok – segna una svolta radicale: da invisibili a ipervisibili, mostrando come i Caminanti stanno rimodellando la propria fisionomia. [caption id="attachment_74185" align="aligncenter" width="1024"]Caminanti Sicilia (foto: Rita Mirabella)[/caption]
L’archetipo del Viandante
I capitoli più propriamente saggistici sono intervallati dalle pagine di diario che Rita Mirabella ha scritto nei suoi anni di frequentazione della Comunità e dai ritratti di vita – una sorta di medaglioni – di alcuni esponenti di spicco della Comunità. In questo modo si è voluto dare varietà alla lettura, anche a rischio di un’apparente disomogeneità. Ma è una scelta coerente con l’oggetto del libro: una realtà non lineare non può essere raccontata con una forma troppo ordinata. In definitiva, Sacri, santi e inviolabili intende colmare un vuoto di conoscenza su una comunità poco studiata, ma nelle nostre intenzioni vorrebbe anche mettere in discussione lo sguardo del lettore. La ricerca, infatti, si è concentrata sui tratti più evidenti della chiusura di questi siciliani erranti: lì dove le linee di confine tra il “noi” e il “voi” si fanno più marcate e i gendarmi culturali più inflessibili. I Caminanti sono sempre stati gelosi della propria identità e la loro è stata spesso una comunità invisibile, nascosta: per povertà, per scelta, per necessità. In certi casi per sfuggire ai grandi eventi della Storia, come le guerre mondiali. A guardarli senza pregiudizi, tuttavia, questi nomadi di Sicilia incarnano l’archetipo del Viandante con una valenza profonda, forse pedagogica. Sono figura di colui che si muove in equilibrio instabile tra due mondi: da un lato, la vita “normale”, fondata su regole, appartenenze, certezze; dall’altro, la chiamata a seguire un’identità non conforme, spesso invisibile, mobile, eppure autentica. L’archetipo del Viandante ci parla dell’individuo lacerato tra il bisogno di appartenere e il desiderio di esprimere la propria essenza, anche a costo della solitudine o dell’emarginazione. È un simbolo universale dell’esperienza di chi vive fuori dagli schemi, e attraverso la propria traiettoria mette in discussione le convenzioni familiari, sociali, culturali. Per il Viandante il viaggio è una dimensione mentale che rende più sopportabile la fatica di vivere. Anzi, di sopravvivere. Per questo la storia dei Caminanti non è solo etnografica o sociale. È anche una riflessione esistenziale sul bisogno universale di riconoscimento e sulla forza che serve per restare fedeli a sé stessi. I Caminanti, come ogni comunità in migrazione o nomadismo, ci interrogano sul prezzo dell’identità, sul bisogno di appartenenza, sul senso del viaggio, sul valore della distanza, sull’obbligo di trasformarsi per continuare a esistere. E se è così, siamo anche noi, come loro, in cammino. (Vincenzo La Monica, in "Migranti Press" 3/2026)

Libri, “Sacri, santi e inviolabili”: la storia e l’identità dei Caminanti di Sicilia, tra memoria, tradizioni e futuro

18 Marzo 2026 - Sacri, santi e inviolabili di Vincenzo La Monica e Rita Mirabella – collana “Quaderni Migrantes” di Tau editrice – è un viaggio dentro la storia e l’identità dei Caminanti di Sicilia, una comunità nomade a lungo invisibile e fraintesa. È un libro anch’esso nomade, a metà strada tra ricerca storica, antropologia e letteratura di testimonianza. Qui non si racconta “dei Caminanti”, ma “con i Caminanti”: attraverso voci, ricordi e immagini che si intrecciano in un’unica narrazione corale. “Essi sono Comunità, refrattaria e resiliente «alle forze disgreganti» della nostra cultura massificante e “scartante”. Essi sono volti, come scrive nella sua Prefazione l’arcivescovo di Palermo, S.E.R. mons. Corrado Lorefice. Membro della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei. “Questo lavoro ci apre nuovi orizzonti e ci chiede l’impegno di farci anche noi ‘Caminanti’, compagni di strada con chi, per vie spesso irte e accidentate – ma comunque, come le nostre, umane –, continua il proprio cammino esistenziale su una trazzera polverosa, su una Provinciale o Statale dell’Isola e della Penisola, piuttosto che negli anfratti della sua coscienza”. Fotografie in bianco e nero e parole di cento colori restituiscono i cardini della loro esistenza: la famiglia come nucleo vitale, il ruolo spesso silenzioso ma centrale delle donne, i mestieri tradizionali, il gergo segreto del baccagghiu, l’organizzazione sociale, la spiritualità. Un racconto che dai carretti di fine Ottocento arriva fino a TikTok e all’iperconnessione dei nostri giorni, mostrando come i Caminanti stanno rimodellando la propria fisionomia. Le storie, i ricordi, le aspirazioni, le trasformazioni di questa comunità misteriosa finiscono così per arricchire il racconto della Sicilia (e dell’Italia intera) di una voce che è quella di una popolazione rimasta finora ai margini. Mettersi in ascolto significa impedire che uomini, donne e bambini attraversino la storia senza essere riconosciuti, senza che la loro parola trovi spazio e durata. Gli autori:
  • RITA MIRABELLA. Fotografa e scrittrice che da anni documenta la vita e la cultura dei Caminanti di Sicilia.
  • VINCENZO LA MONICA. Scrittore e operatore sociale, attivo da anni nel campo delle migrazioni presso la diocesi di Ragusa.

In libreria dal 30 marzo 2026.

E sul sito Tau editrice: https://www.taueditrice.it/libro/sacri-santi-e-inviolabili/

Info: info@editricetau.com

  Sacri, santi e inviolabili

“A speranza”. Su tutte le piattaforme digitali il singolo del Coro Millecolori di Scampia

20 Febbraio 2026 - Dal 20 febbraio si trova su tutte le piattaforme digitali "A speranza”, il primo singolo con videoclip del Coro Millecolori di Scampia, da alcuni anni sostenuto anche dalla Fondazione Migrantes. Il brano anticipa l’uscita del primo album del Coro che conterrà nove brani originali. Il Coro Millecolori è un coro interetnico di bambini e giovani rom e napoletani provenienti dalle zone più marginali del quartiere di Scampia. Nasce all’interno del Centro Millecolori, doposcuola e ludoteca delle Suore della Provvidenza, e della Rettoria Santa Maria della Speranza dei Padri Gesuiti. È composto da voci bianche e da alcune voci adulte e rappresenta uno spazio di crescita culturale, educativa e umana, fondato sull’educazione alla bellezza attraverso la musica. "Negli anni - racconta padre Eraldo Cacchione SJ, coordinatore del Coro Millecolori  - giovani del coro hanno condiviso un percorso fatto di prove settimanali, festival, residenze artistiche, studio di registrazione e viaggi in tutta Italia, costruendo legami profondi e trasformando il canto in uno strumento di riscatto, integrazione e consapevolezza". Il brano “A speranza” è nato dall’ascolto delle storie dei giovani coristi ed è pensato per dare voce ai loro sogni alla loro voglia di futuro. Il videoclip è uno sguardo intimo, essenziale sulla realtà che racconta rispettosamente persone e dei luoghi, capace di restituire verità e bellezza senza artifici.
Crediti
Brano: “A speranza “ Autore: Ciccio Merolla Coordinamento: Eraldo Cacchione SJ Direzione corale: Filomena De Rosa Direzione artistica: Ciccio Merolla
Crediti video clip
Produzione: Eraldo Cacchione SJ – Associazione Mille Colori Assistente set: Daria TDA Fotografo di scena: Paola Caianello Operatore: Vincenzo Fortunato Fotografia e Montaggio: Gianmichele Rillo. Regia: Ciccio Merolla.
Interpreti e partecipanti videoclip
Elena Equabile, Martina Acampora, Gabriele Borrelli, Francesco Ingolingo, Mariagrazia Marsicano, Antonia Casaburi, Cleter Nunzio, Cleter Ida, Crispino Elena, Matteo Jovanovic, Giuseppe Milanovic, Cristina Mitrovic, Carolina Ciaramella, Federica Mele, Giusy Catanuso, Kesya De Biase, Luigi Errico. Ufficio stampa: Manuela Ragucci https://youtu.be/R1Vc5EIfdDw?si=uw8qJM9xMLABO_U3

Giorno della memoria, Fondazione Migrantes: «In un mondo che corre indifferente, rom e sinti insegnano a non consumare il tempo»

26 Gennaio 2026 - «In un mondo che corre indifferente, che divora il tempo e consuma tutto – anche le tragedie umane e le proprie responsabilità su di esse –, fermarsi, far memoria, fare il punto di una storia è diventato una scelta radicale, di resistenza». Così mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, riflette sul significato particolare che quest’anno assume il “Giorno della memoria”, che si celebra il 27 gennaio. L’orrore della Shoah, lo sterminio sistematico del popolo ebraico, e l’uccisione di tutti coloro che si sono opposti al progetto nazista, ha segnato e formato le coscienze di tanti. La Fondazione Migrantes, avendo questo nel cuore, invita a ricordare che l’ideologia che ha concepito quell’orrore – e che usava la paura come esca e la sicurezza fondata sull’odio come orizzonte –, quella valanga di odio ha travolto tanti: persone, gruppi e popoli considerati minacce o scarti della società. Tra questi anche rom e sinti, che sono al centro di particolare cura pastorale da parte della Migrantes. Il loro genocidio è stato denominato Porrajmos, ovvero “divoramento”, e viene ricordato in special modo il 2 agosto di ogni anno. «Trovo importante che nel Giorno della Memoria si ricordino anche la sofferenza, il dolore, le fatiche dei popoli rom e sinti», spiega mons. Felicolo. «Ricordare non può essere solo un momentaneo palliativo della coscienza, ma deve servire ad attualizzare: vedere oggi quanta fragilità e quanto pregiudizio sussistano. Fermarsi e vedere quello che succede oggi serve per superare i pregiudizi e andare avanti: quali problemi possiamo risolvere insieme a rom e sinti? Su quali strade possiamo camminare insieme a loro, prendendoci per mano? Senza pietismo, né assistenzialismo, ma coltivando l’autonomia». Proprio alla rielaborazione e all’attualizzazione della memoria – “La speranza è itinerante. Mio padre e mia madre erano aramei erranti” – è stato dedicato il Convegno nazionale degli operatori della pastorale rom, sinti e caminanti del settembre 2025 a Napoli, che ha tracciato anche il percorso della Fondazione Migrantes in questo ambito per il 2026. «Il cristiano è un uomo in cammino – conclude mons. Felicolo –, ma non consuma tempo e persone: si ferma, si fa accanto, ricorda. Ecco perché fermarsi ogni anno per ricordare. E chi fa memoria del passato ha la possibilità di non ripeterne gli errori».   [caption id="attachment_70710" align="aligncenter" width="1024"]Auschwitz-Birkenau Auschwitz-Birkenau (foto: Flickr/Mariusz Cieszewski)[/caption]

“La speranza è itinerante”. Tra Napoli e Roma con rom, sinti e itineranti

26 Gennaio 2026 - “La speranza è itinerante. Mio padre e mia madre erano aramei erranti” è stato il tema che ha fatto da filo rosso fra due importanti incontri tra rom, sinti, caminanti e operatori pastorali in cammino con loro: il primo a Napoli, tra il 12 e il 14 settembre, per il convegno nazionale specifico della Fondazione Migrantes; il secondo a Roma, nei giorni 18 e 19 ottobre, per il Giubileo dei rom, sinti e caminanti. Il tema, scelto come titolo del Giubileo, è stato il centro di una lectio magistralis dell’arcivescovo di Napoli, il card. Domenico Battaglia – “don Mimmo” – rivolta a più di 70 persone presenti nell’aula magna del seminario diocesano a Capodimonte, che ospitava il primo incontro: sono arrivati dal Veneto, dalla Lombardia, dal Piemonte, dall’Emilia-Romagna, dalle Marche, dal Lazio e dalla Campania. Insieme a loro numerosi rom, provenienti specialmente dai campi della città metropolitana di Napoli. Una città che aveva già accolto e abbracciato i presenti al loro arrivo, il giorno prima, in particolare con la visita alle catacombe di San Gennaro, gestite da un’impresa sociale – “La paranza” – fondata da don Antonio Loffredo, esempio di cura dei talenti dei giovani provenienti dalle zone più marginali della città (in questo caso il Rione Sanità).
Il Vangelo non chiede prima un domicilio e poi la fede
Mons. Battaglia nella sua lectio ha chiarito subito che la frase “un arameo errante era mio padre” non è triste: è una chiave. Dice che veniamo “da poco” e che Dio costruisce casa proprio lì, dove e quando mancano le sicurezze. Per la pastorale con rom e sinti vuol dire riconoscere la dignità di chi vive di soste e ripartenze, smontare il pregiudizio che confonde mobilità e sospetto, passare dall’“integrazione” che uniforma a un’alleanza che valorizza lingue, mestieri, musica e famiglia allargata. Se il padre era “errante”, il Vangelo non chiede prima un domicilio e poi la fede: offre una famiglia che cammina con chi è in viaggio, capace di fermarsi in un’area di sosta, in un campo tollerato, in un parcheggio ai margini, e di iniziare dal passo giusto: salutare, conoscere i nomi, ascoltare le storie, chiedere permesso, parlare con capifamiglia e mamme, costruire fiducia prima di realizzare progetti. La pastorale specifica lo ripete da anni: non “progetti per”, ma “percorsi con”. Si parte dall’ascolto, si riconosce l’autorevolezza degli anziani, si formano catechisti interni, si punta sulla scuola dei piccoli e su lavori dignitosi per gli adulti, si promuovono aree di sosta legali e sicure, si trasforma l’elemosina in responsabilità reciproca. Non assistenza a strappi, ma vicinanza stabile. Non eventi isolati, ma alleanze territoriali con Comuni, associazioni e parrocchie di confine. È lo stile di fraternità sociale ricordato tante volte da papa Francesco.
Dal “loro” al “noi”
I pronomi “io” e noi” che ritornano nel testo – ha spiegato “don Mimmo” – dicono che la storia di Dio non è lontana: entra in casa, entra in roulotte, entra nel campo. Non parliamo di “loro”: parliamo di noi. È così che la memoria fa pace con la vita. La comunità cristiana, allora, non arriva con moduli precotti e prediche lunghe; arriva con presenza fedele, passi piccoli, ma continui: camminare con le persone, valorizzare le famiglie, proteggere i piccoli, creare legami con scuola e sanità, promuovere luoghi sicuri e legali. La pastorale non è assistenza a scatti, è alleanza che ridà dignità. Se impariamo a dire “noi”, cambia il tono di tutto: meno diffidenze, più fiducia; meno discorsi, più cura concreta; meno “venite da noi”, più “veniamo con voi”.
L’Eucarestia è una cena: si controlla sempre chi manca
Le sollecitazioni del card. Battaglia, insieme ad alcune domande-guida, sono state lo stimolo dei successivi lavori di gruppo, organizzati in tavoli tematici, in cui sono emersi tanti spunti di riflessione. Nel pomeriggio poi si è “praticato” ciò che si era discusso durante la mattina: i partecipanti, divisi per gruppi, sono stati accompagnati da operatori locali e volontari a conoscere la realtà dei campi rom presenti a Napoli. Il gruppo più numeroso si è recato a Giugliano, dove risiedono in condizioni di estrema povertà più di 700 persone; altri sono stati a Scampia, altri ancora nei campi di Gianturco e Barra-Ponticelli. Al termine, tutti a cena a Scampia, ospiti di una famiglia del campo, e infine insieme con la musica degli “O’ Rom”, guidati da Carmine D’Aniello, che uniscono la tradizione napoletana e quella rom. La domenica, l’Eucarestia è stata presieduta dal vescovo ausiliare di Napoli, S.E. monsignor Michele Autuoro, presidente della Fondazione Missio. Prima del pranzo conclusivo c’è stata la restituzione del frutto dei tavoli tematici, guidata da padre Alex Zanotelli. Tra i punti emersi, il primo ha riguardato il rapporto con politica e pubblica amministrazione: “La politica è sorda nei confronti dei rom”, si è detto. Molti non hanno il certificato di nascita, quindi non possono ottenere la residenza e di conseguenza non possono avere un lavoro. Forte è anche la consapevolezza che occorre continuare a sostenere cammini per favorire l’uscita dai campi. Il secondo punto riguarda la Chiesa. È stata ribadita la necessità di conoscere e frequentare i rom che vivono nei territori delle parrocchie, di intraprendere un cammino insieme, per tendere a quel “noi” di cui aveva parlato il card. Battaglia. Se si crea una relazione, non può rimanere solo nel campo, ma bisogna esprimerla fuori, nella società e nella parrocchia. L’Eucarestia è una cena: si controlla sempre chi manca, prima di iniziare. E se mancano gli ultimi, non si inizia. Le barriere, certamente, ci sono, ma si possono superare: con il dialogo, l’ascolto attento e rispettoso, la creatività necessaria per costruire un percorso umano. E per fare tutto questo è necessario anche superare le divisioni ancora presenti tra soggetti ecclesiali e con altri “mondi”; per costruire alleanze profetiche. Il terzo punto è quello dei luoghi “virtuosi” di integrazione. La scuola è lo spazio che ha maggiore potenziale, ma lo sono anche lo sport, la musica e ogni momento o esperienza di aggregazione pomeridiana. È vitale accompagnare i ragazzi soprattutto nell’età dell’adolescenza, il periodo in cui si rischia di più di fare dei passi indietro. In questa cura dei luoghi, va inclusa anche la comunicazione: c’è una cattiva informazione sui rom, anche tramite i social. Il quarto punto emerso riguarda i percorsi possibili per passare dall’“assistenzialismo” alla cooperazione costruttiva. La progettualità deve venire dai fratelli e dalle sorelle rom, perché sono loro che devono prendere coscienza del problema. Dopo l’assistenza, nelle situazioni di emergenza, tutte le persone vanno aiutate nell’autonomia e nella responsabilità. Il ruolo degli operatori gagè deve essere quello di facilitare la consapevolezza dell’importanza della scuola e della formazione, dall’infanzia fino all’espletamento dell’obbligo, e la conoscenza dei propri diritti e doveri di cittadini. È un lavoro che aiuta a creare ponti con il resto della società e che chiama le diocesi ad affiancare e supportare anche altri soggetti del cosiddetto terzo settore.
Il Giubileo a Roma con il Papa
Dopo poco più di un mese dall’incontro di Napoli, si è celebrato a Roma il “Giubileo dei rom, sinti e caminanti”, alla presenza di papa Leone XIV. Più di 3.500 persone provenienti da tutta Europa – incluso un gruppetto di caminanti dall’Irlanda – si sono radunate al mattino del sabato 18 ottobre nell’aula Paolo VI, in Vaticano. Qui si sono susseguiti canti, testimonianze e riflessioni sulla storia e la vita di rom, sinti e caminanti, in attesa del Pontefice, il quale alle ore 11.45 è giunto sul palco della grande Aula progettata da Pier Luigi Nervi. Tre conduttori di eccezione hanno accompagnato l’uditorio nella mattinata: Maris Milanese, presentatrice di TV2000; Eva Rizzin, sinta, ricercatrice universitaria in antropologia e storia della politica; e Jordan Halilovic, rom, studente di economia a Roma. Tra i momenti più toccanti, la performance di una canzone gitana dedicata al Santo Padre, l’ascolto di alcune testimonianze su vicende dolorose di resilienza del popolo romanès e la meravigliosa danza dei bambini rom rumeni del gruppo musicale “Elijah”. Inoltre, i presenti hanno potuto ascoltare alcune bellissime poesie e musiche della tradizione romanì di Spagna, Francia, Austria, Cecoslovacchia, Italia, Paesi balcanici e altre parti di Europa, a riprova del fatto che la cultura romanì è trasversale a tutta l’Europa. Il dialogo dei bambini e dei giovani con Leone XIV Dopo il suo discorso, papa Leone ha avviato un dialogo a braccio con alcuni bambini e giovani rom. La prima domanda che questi ultimi gli hanno rivolto è stata: «Come essere amici di Gesù?». «Essere amico di Gesù – ha risposto il Pontefice – comincia con l’essere amico: è importante essere amici di tutti, è bello avere una vera amicizia. Non possiamo essere amici di Gesù senza conoscerlo. Conoscere l’altro e che l’altro conosca me stesso. Il dialogo con Gesù che si ha nella preghiera è un elemento importante. […] Cercare Gesù anche in comunità, amare Gesù, essere amico di Gesù vuol dire essere amico della Chiesa, cercare anche gli aiuti della Chiesa». È seguita un’altra domanda: «Possiamo crescere in un mondo senza guerre? Possiamo fare qualcosa affinché questo avvenga? ». Qui il Papa ha risposto così: «La pace è possibile, non è soltanto un sogno. Per vivere in pace dobbiamo essere noi stessi persone di pace. Se vogliamo cambiare il mondo, cominciamo da noi: nelle famiglie, tra i compagni di scuola, con il rispetto e il dialogo. Così si costruisce un mondo di pace». Quindi, sul tema del pregiudizio e della diversità, il Papa ha aggiunto: «I bambini non sono preoccupati di chi è diverso. Siamo noi adulti che iniziamo a giudicare e a separare. Ogni essere umano è nato con l’immagine di Dio». Vi è stata quindi un’ultima domanda in spagnolo, riguardante i poveri. Papa Leone ha risposto nella stessa lingua, dicendo: «Siamo tutti esseri umani, ricchi e poveri. Amare un povero è amare una persona senza distinzioni. Bisogna fare attenzione ai pregiudizi e rispettare chi è lontano, chi è nel bisogno, chi è diverso».
Il congedo e il passaggio dalla Porta Santa
Papa Leone, dopo un momento di preghiera alla Vergine, riprendendo il gesto compiuto 60 anni prima da san Paolo VI, ha incoronato la scultura originale della Madonna con il Bambino – presente in sala – “Regina dei rom e sinti”, e ha impartito la benedizione apostolica. Ciascun partecipante aveva ricevuto in dono un’immagine di quella scultura, contenuta in un sacchetto in stoffa realizzato dal laboratorio di sartoria dell’Istituto Penale di Reggio Emilia, alla cui manifattura hanno partecipato anche ospiti sinti della struttura detentiva. Al termine, Leone XIV ha salutato uno a uno i malati e le persone in carrozzina sedute nelle prime file – scambiando qualche parola con ciascuno –, ha benedetto un neonato, firmato biglietti e strumenti musicali, per poi congedarsi tra numerosi applausi. Concluso l’incontro in Aula Paolo VI, il gruppo giubilare si è recato in pellegrinaggio in San Pietro, varcando la Porta Santa.
La celebrazione finale al Santuario del Divino Amore
L’indomani, domenica 19 ottobre, i rom, sinti e caminanti rimasti a Roma si sono dati convegno presso il santuario del Divino Amore – dove sono custodite le reliquie del beato Zefirino, unico santo rom riconosciuto dalla Chiesa cattolica – per un’Eucarestia all’aperto. La concelebrazione è stata presieduta da S. Em. il cardinal Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. La Santa Messa è stata animata con canti di tutte le tradizioni musicali romanì europee, coinvolgendo i presenti in una vera celebrazione di gioia e di ringraziamento a Dio per il dono della Vita. È stato il modo più bello per concludere il cammino comune che ci ha portato da Napoli a Roma. (Eraldo Cacchione e Simone Strozzi in "Migranti Press" 11-12 2025)

Rom, sinti e caminanti: si è riunita a Roma la Commissione pastorale nazionale

2 Dicembre 2025 - Il 2 dicembre 2025 si è riunita a Roma, per la terza volta nel corso dell'anno, la Commissione nazionale per la pastorale rom e sinti della Fondazione Migrantes, presieduta dal direttore generale, mons. Pierpaolo Felicolo. All'ordine del giorno il resoconto sull'Incontro nazionale di Napoli e la prima programmazione per il prossimo (previsto nel mese di settembre 2026); e una riflessione sul recente Giubileo dei rom, sinti e caminanti. Il clima dell'incontro è stato molto buono proprio grazie al fatto di aver lavorato assieme per la preparazione dei due grandi eventi. In particolare, sono state tante le risonanze sull'incontro di Napoli, che ha rappresentato un salto di qualità organizzativo e di stile, che ora ci si attende di mantenere anche per la prossima edizione. Molto importante è stato in questo senso il contributo del Comitato campano per i rom. L'incontro ha coinvolto concretamente la città e la chiesa locale, in particolare tanti operatori pastorali di Napoli e della Campania, oltre a quelli arrivati dal resto d'Italia. Sono rimasti nella memoria la lectio dell'arcivescovo di Napoli, il card. Domenico Battaglia, la cena offerta dalle famiglie del campo di Scampia e la visita alle catacombe. Sul Giubileo è grande la soddisfazione per il lavoro corale che ha portato a coinvolgere circa 3.500 rom, a una importante partecipazione di insieme e alla bella animazione della messa finale presso il Santuario del Divino Amore.

Rom: è morta ad Avezzano Mimma Stefanelli

24 Novembre 2025 - È morta nella sua casa all’età di 101 anni Mimma Stefanelli, che ha dedicato tutta la sua vita al servizio in favore della comunità rom di Avezzano. L’incontro di Mimma con gli “zingari” risale alla metà degli anni ‘70 quando, ancora insegnante, fu chiamata da don Antonio Sciarra, primo direttore della Caritas diocesana, per interessarsi dei rom abruzzesi sedentarizzati in città dal secondo dopo guerra, ma già in testa nelle tristi classifiche dell’intolleranza. Ed infatti, di lì a qualche anno, è rimasta solo in questo servizio di frontiera. "La sua amicizia con il mondo dei rom - si legge in una nota della Diocesi di Avezzano - è stata radicata nell’obbedienza al Vangelo. È diventata una figura di riferimento per la comunità". Nel 1978, nel 30° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo ha fondato, insieme a don Antonio Sciarra, il Centro socio-culturale rom della comunità zingara di Avezzano. Nel 1993 Caritas Italiana, in preparazione al nuovo millennio, decise di pubblicare la Collana La Biblioteca della Solidarietà e ha affidato a lei e a mons. Bruno Nicolini il volume sull’apostolato della Chiesa italiana tra i rom e i sinti. "È stata un punto di riferimento - si legge ancora nella nota - per tutti coloro che operano con gli zingari: è intervenuta nelle università, ha avuto una rete di contatti con tutti i glottologi, antropologi, sociologi che hanno studiato il mondo dei rom, collaborando con la specifica rivista culturale del Centro studi zingari, Lacio Drom, nella speranza di contribuire all’elaborazione di una nuova cultura della tolleranza e della solidarietà". Mimma Stefanelli  

Giubileo, Leone XIV a rom, sinti e camminanti: “Siate anche voi protagonisti del cambiamento d’epoca in corso”

18 Ottobre 2025 - "Che la pace di Cristo sia nei vostri cuori, fratelli e sorelle! E la pace sia anche nei cuori dei tanti operatori pastorali che sono qui presenti e instancabilmente camminano con voi". Questa mattina, nell’Aula Paolo VI, papa Leone XIV ha ricevuto in Udienza i partecipanti al Giubileo di rom, sinti e camminanti, 60 anni dopo lo storico primo incontro di Paolo VI con il popolo gitano a Pomezia: "Dio Padre vi ama e vi benedice. E anche la Chiesa!", perché "voi potete essere testimoni viventi della centralità di queste tre cose: confidare solo in Dio, non attaccarsi ad alcun bene mondano, mostrare una fede esemplare in opere e parole. Non è scontato vivere così!". Prima di ricordare le parole dei precedenti incontri con Benedetto XVI e Francesco, il Papa ha sottolineato che "le società cosiddette progredite vi hanno puntualmente scartato [...] marginalizzato e reso itineranti senza pace e senza accoglienza –  prima nelle carovane stagionali, poi negli accampamenti situati nelle periferie delle città, dove talora vivete ancora senza corrente elettrica e acqua". Il paradosso, ha rilevato il Papa è che proprio quei modelli di sviluppo hanno "creato nell’ultimo secolo le più grandi ingiustizie sociali a livello globale". Proprio per questo "sempre più ci rafforziamo nell’idea che proprio i valori che i poveri portano avanti con grande dignità e orgoglio sono quelli a cui tutti dobbiamo guardare per cambiare rotta". Leone ha invitato i popoli rom, sinti e camminanti a non scoraggiarsi, nonostante tutto, e a essere "protagonisti del cambiamento d’epoca in corso, camminando insieme alle altre persone di buona volontà dei luoghi dove vi trovate, andando oltre la diffidenza reciproca, facendo conoscere la bellezza della vostra cultura, condividendo la fede, la preghiera e il pane frutto di lavoro onesto". Infine, ha voluto ringraziare "il Dicastero per lo Sviluppo umano integrale e la Fondazione Migrantes per il grande sforzo messo in opera al fine di organizzare un Giubileo così bello", invitando tutti i presenti "a portare avanti con rinnovata energia gli obiettivi formulati dal V Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari". Leone XIV incorona la "Madonna dei rom"

Le voci di Scampia. Il “Coro Millecolori”

17 Ottobre 2025 - Rom, sinti e camminanti stanno per vivere il loro Giubileo a Roma, proponiamo un articolo di "Migranti Press" su un'esperienza sostenuta dalla Fondazione Migrantes, il "Coro Millecolori" di Scampia (NA). Il “Coro Millecolori” nasce nel 2019 a Napoli, nel quartiere di Scampia, presso il “Centro Millecolori” delle Suore della Provvidenza. L’idea del proget­to, sostenuto dalla Fondazione Migrantes, è quella di offrire a tutti i bambini e le bambine provenienti da una delle aree più marginali di Napoli – il ri­one “Lotto P” di Scampia, più il campo rom di Cupa Perillo – un’occasione per scoprire e valorizzare i propri talenti, av­viare possibili percorsi di pro­fessionalizzazione nell’ambito dell’arte e della bellezza e, so­prattutto, effettuare concreti passi di integrazione tra per­sone di etnie e culture diverse che difficilmente trovano vie di convivenza. Il Coro intende presentare la musica come via per “umaniz­zarsi”, conoscere sé stessi e gli altri, crescere nell’armonia e nell’amicizia. La proposta rien­tra nella “pastorale dei rom” ed è offerta concretamente dalla Rettoria Santa Maria della Spe­ranza, gestita dai Padri Gesuiti, in collaborazione con le Suore della Provvidenza.
I primi passi
Al momento della nascita, gra­zie alla paziente opera di suor Edoarda Pirò, allora direttri­ce del Centro, e della prima direttrice corale, Chiara Ca­lastri, il coro riuniva una venti­na di bambini, di età compresa tra i 7 e i 10 anni, e ha inizia­to cantando un repertorio di brani etnici di tutto il mondo. Il repertorio poi è andato gra­dualmente evolvendo, passan­do al gospel afro-americano, fino a brani originali in lingua napoletana, scritti e arrangia­ti dall’attuale direttore artisti­co, Ciccio Merolla, insieme alla direttrice corale, Filomena De Rosa. In poco tempo i bimbi del “Coro Millecolori” sono pas­sati dalle piccole performance nel territorio di Napoli a con­certi fuori regione, con tappe a Firenze, Milano e, di recen­te, a Torino dove, dal 26 al 28 settembre 2025, hanno parte­cipato a “Babelebàb -Secon­do Festival Nazionale dei Cori Interculturali”. Inoltre, il Coro ha nel tempo registrato i pro­pri brani e sta completando il lancio della prima raccolta, in uscita a fine 2025. È interessante rileggere la ge­nesi, i valori “fondanti”, la sto­ria e lo sviluppo dell’esperien­za del coro, attraverso le parole di Chiara Calastri, nel suo re­port ancora inedito, Voices of Scampia – Coro Millecolori; An Ethnographic Report on Choral Creative Practices in a Neapol­itan Marginaliseed Neighbour­hood. Scrive Calastri che «il Coro Millecolori mira a rendere l’educazione musicale accessi­bile a tutti i bambini» e chiari­sce che «il progetto concepisce la musica non solo come un’ar­te, ma anche come ciò che può plasmare il contesto in cui na­sce, grazie all’interazione con le principali istituzioni politi­che e le strutture di sviluppo socio-economico che operano per la rigenerazione del poten­ziale del quartiere». La filosofia educativa che ha sostenuto sin da principio tut­ta l’attività corale era costitui­ta da tre assi:
  • Suonare: incontrare l’arte (ear training, analisi dei brani, trascrizione, tecnica).
  • Esprimersi: incontrare il pro­prio sé (improvvisare, compor­re, arrangiare, interpretare).
  • Condividere: incontrare l’al­tro / gli altri (musica d’insie­me, esecuzione, performance, registrazione).
Chiara Calastri valuta l’espe­rienza del primo anno di vita del Coro Millecolori in questo modo: «La scoperta e lo svilup­po di nuovi talenti musicali ha dimostrato come in pochi mesi le famiglie si siano sentite con­fermate e valorizzate grazie alla scoperta di figli talentuo­si. Il riconoscimento del pro­prio talento è servito ai giova­ni anche come motivazione per assumersi la responsabilità di sviluppare la propria tecnica. Per quanto riguarda il ricono­scimento dei giovani di etnia rom attraverso la musica rom, questo obiettivo è quello che da sempre ha posto una sfida, che ancora attende risposta».
L’evoluzione del coro: un discernimento costante
Inizialmente i bimbi del Coro cantavano brani di diverse tra­dizioni del mondo, in diverse lingue (inclusi hindi ed ebrai­co). L’esperienza è stata mol­to bella, ma c’era un ostacolo fondamentale alla piena rap­presentazione dei brani: la dif­ficoltà di comprensione e pro­nuncia delle lingue, al di là della mera riproduzione del “suono” dell’originale. Pertanto nel 2020 il Coro è pas­sato a un repertorio gospel. Pur trattandosi sempre di canti in lingua straniera, il gospel era ed è un genere musicale che possiamo definire “il canto de­gli oppressi”: porta in sé una sensibilità nella quale implici­tamente i ragazzi si ritrovava­no, riuscendo in questo caso a esprimere con grande natura­lezza il significato delle canzo­ni, cioè la sofferenza dell’uo­mo che domanda a Dio il senso della vita a fronte di una situazione di povertà, schiavi­tù e spesso anche di maltratta­mento. Nei primi due oltre alle lezioni corali vi erano lezioni di percussioni, chitarra e an­che pianoforte. L’idea era che il coro potesse auto-accompa­gnarsi con il supporto iniziale di maestri di musica. In questa cornice di evoluzio­ne del Coro, è arrivato come di­ rettore artistico Ciccio Merolla, musicista afro-napoletano, già percussionista di Pino Danie­le. Con il suo arrivo, unitamen­te alla presenza di Filomena De Rosa, che nel frattempo ave­va sostituito Chiara Calastri, è stato possibile a scrivere per il coro dei testi inediti nell’unica lingua che accomunava i gio­vani nati a Scampia: la lingua napoletana. I primi brani del nuovo corso del Coro Millecolori sono stati arrangiati e suonati “in casa”, con l’aiuto di musicisti profes­sionisti locali, proponendo ai bimbi di performare cantando coralmente sulla musica suo­nata live. Nel momento in cui sono arrivati i primi concer­ti, il risultato è stato entusia­smante. Tuttavia l’esecuzione dal vivo con una band richie­deva lo spostamento di un or­ganico troppo grande e troppo complesso. Inoltre, supera­ta l’emozione del momento in cui performava, a un ascolto “a freddo” delle registrazio­ni dei concerti il risultato ap­pariva meno soddisfacente: molti errori, scarsa intonazio­ne, troppa confusione. Pertan­to si è deciso di interrompere la performance live e si è ini­ziato a comporre i nuovi bra­ni avvalendoci di basi musica­li pre-registrate, utilizzando le basi stesse come playback su cui le voci dei bambini poteva­no cantare dal vivo con grande facilità, con maggiore intona­zione e armonia, e senza muo­vere numerosi musicisti e pe­santi strumenti musicali.
L’afro-beat e il rap napoletano
Ciò ha permesso anche di svi­luppare in modo più articolato il genere musicale performa­to dai bambini, con l’introdu­zione di diversi brani su basi “afro-beat” e con la presenza di parti in “rap napoletano”, il che ha favorito l’attività solistica di alcuni talenti notevoli presen­ti nel coro. Il risultato è stato sorprendente, come pure è sta­ta eccellente la pedagogia sot­tesa a questa nuova formula: imparare divertendosi, diver­tirsi imparando, sperimentare l’ascolto della propria voce pri­ma su una base completa con anche le voci registrate, e suc­cessivamente sulla base solo strumentale. Inoltre, lungo l’arco di tre anni i bambini, che ora sono dei giovani, del Coro Millecolo­ri hanno fatto ripetutamen­te l’esperienza dello studio di registrazione, hanno impara­to a farsi coraggio per vincere la naturale timidezza e ritro­sia al salire sul palco, appren­dendo come gestire l’emozione trasformandola in “energia di performance”, fino a introdur­re alcuni movimenti del corpo in accompagnamento al can­to e alcuni momenti “recita­ti” di presentazione dei brani, traducendoli dal napoletano all’italiano. Oggi, dopo sei anni di percorso costante, i giovani coristi san­no offrire uno spettacolo com­pleto, interessante dal punto di vista dei contenuti e della musica, arricchente e piacevo­le per chi vi partecipa, segno di una eccellente testimonian­za che chi vive in contesti di povertà può dire al mondo in musica il proprio desiderio di riscatto e di riuscita sociale, celebrando la bontà dell’animo umano e la gioia nella colla­borazione, unite all’amicizia e all’amore per la musica. (Eraldo Cacchione sj, in "Migranti Press" 9 2025)
Un brano - "RISCATTO"
( rit ) c serv n’occasione p c riscatta’ nuij nu vulimm nient sol n’opportunita’ nu vulimm or nu vulimm argient simm cuscient e chell ca a music po da mill pensier nda cap ma pigliat a capat quand o cantant a fatt a serenat   (solista) sacc chell caggia fa quand sent na bas piglij a penn ca sta la e c scriv nata strof ca si pur nu foss cos nu m stanc a cancella’ e accumenc natavot e accumenc natavot a la stut o telefn p st’incantesim rep t cresim a zer centesim sient ca staser e parol so chiu bell lagg scritt p te sott a luc e chesta stell song chest e cos bell ca sta music m ra song chest e cos bell ca sta music t ra Coro Millecolori Scampia Rom

Giubileo: oltre 3.500 rom, sinti e camminanti da tutta Europa e dal mondo sono attesi a Roma il 18 e 19 ottobre 2025

16 Ottobre 2025 - Ha inizio domani il Giubileo dei rom, sinti e camminanti, sul tema “La speranza è itinerante, mio padre e mia madre erano aramei erranti” (cfr. Dt 26,5). Nella mattinata di sabato 18, è previsto un grande evento nell’Aula Paolo VI in Vaticano. Sarà un momento di preghiera, per professare la profonda fede dei popoli rom, sinti e camminanti, ma anche l’occasione per celebrarne la cultura viva e per onorarne la memoria. A guidare l’evento ci saranno Maris Milanese (TV2000), insieme a Eva Rizzin, di origine sinta e responsabile scientifico dell’Osservatorio nazionale sull’Antiziganismo di Verona, e ad Amadeus Giordan Halilovic, studente universitario con radici rom, molto impegnato in progetti culturali e sociali. Sul palco si alterneranno artisti di diversa provenienza, tra momenti di musica, canti, balli, poesie e testimonianze. Il tutto sarà coronato dalla presenza del Santo Padre, Leone XIV, che sarà in Aula Paolo VI per incontrare e conoscere i popoli rom, sinti e camminanti. L’evento si concluderà con il pellegrinaggio alla Porta Santa della Basilica di San Pietro. Il giorno seguente, la mattina della domenica 19, l’appuntamento è al Santuario del Divino Amore. Qui si svolgerà la messa solenne, arricchita dalle melodie di alcuni musicisti rom e sinti. Seguirà poi un momento di preghiera nei pressi della Chiesa a cielo aperto dedicata al Beato Ceferino Gimenez Malla, anche conosciuto come “el Pelé", il primo gitano martire della fede, fucilato nel 1936 durante la Guerra civile spagnola e gettato in una fossa comune per aver difeso un prete con il suo Rosario. La giornata si concluderà con una festa e un pranzo sociale nei pressi del Santuario. (fonte: Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale)
  giubileo rom

Card. Battaglia: “Fare pastorale con rom, sinti e camminanti vuol dire riconoscere la dignità di chi vive di soste e ripartenze”

13 Settembre 2025 - 13 Settembre 2025 - "Un arameo errante era mio padre non è una frase triste: è una chiave. Dice che veniamo da poco e che Dio costruisce casa proprio lì, quando mancano sicurezze. Per la pastorale con rom e sinti vuol dire riconoscere la dignità di chi vive di soste e ripartenze, smontare il pregiudizio che confonde mobilità e sospetto, passare dall’“integrazione” che uniforma a una alleanza che valorizza lingue, mestieri, musica e famiglia allargata". Questo il cuore della lectio su Dt 26, 1-11 che l’arcivescovo di Napoli, S. Em. card. Domenico Battaglia, ha proposto ai partecipanti all’Incontro nazionale dedicato a chi opera o intende impegnarsi nelle attività pastorali della Chiesa italiana con rom, sinti e camminanti, organizzato e promosso dal 12 al 14 settembre a Napoli con la collaborazione dei referenti per la pastorale rom e sinti della Fondazione Migrantes. All'inizio della mattina, alle ore 8, aveva celebrato e presieduto la S. Messa S.E. mons. Giuseppe Mazzafaro, vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti e vescovo Delegato per la Conferenza episcopale campana per i migranti, rom e sinti, spettacolo viaggiante. Il card. Battaglia - facendo riferimento all'immagine del versetto 5 del capitolo 26 del libro del Deuteronomio, ha proposto alle persone riunite presso il seminario arcivescovile “Card. Alessio Ascalesi” uno chiaro stile pastorale: "Se il padre era errante, il Vangelo non chiede prima un domicilio e poi la fede: offre una famiglia che cammina con chi è in viaggio, capace di fermarsi in area di sosta, in un campo tollerato, in un parcheggio ai margini, e di iniziare dal passo giusto: salutare, conoscere i nomi, ascoltare le storie, chiedere permesso, parlare con capifamiglia e mamme, costruire fiducia prima dei progetti".
"Niente sgomberi senza alternativa"
L'arcivescovo di Napoli ha concluso la sua lectio con una preghiera che ha racchiuso tutto il senso del suo intervento e che è anche un appello a chi ha responsabilità politiche e istituzionali:

Signore Gesù, arameo errante fra gli erranti, Cristo dei cammini, dei rom e dei sinti, dei senza indirizzo: mettici in strada con Te.

Ferma Tu le ruspe: che non parta nessun braccio meccanico finché non c’è una via d’uscita vera, finché non c’è una porta, un tetto, un contratto, un nome scritto giusto. Spezza il lessico delle “bonifiche”: non si bonifica la vita, si protegge.

Custodisci le roulotte come tabernacoli leggeri, i cani legati al parafango, i panni tesi tra due alberi, le foto sugli sportelli come ex voto: sono case provvisorie, ma sono case.

Dona coscienza a chi governa e a chi firma: niente sgomberi senza alternativa, nessun ordine senza ascolto, nessuna statistica senza volti. Difendi l’unità delle famiglie: nessun bambino sfrattato dall’infanzia.

Accendi nella Chiesa una pastorale di tenda: comunità-ponte, cappellanie stabili, laici e preti capaci di stare in mezzo, tradurre lingue, guarire diffidenze, aprire scuola, salute, lavoro, documenti. Insegnaci quattro passi semplici e radicali: accogliere, proteggere, promuovere, integrare.

Smaschera le nostre paure, perdona i nostri recinti e le parole taglienti. Fa’ della città una piazza: da sgombero a patto, da sospetto a fraternità. Trasforma i campi in patti firmati, le baracche in indirizzi, le frontiere in mense apparecchiate.

Metti in noi il coraggio di schierarci: parlare quando è scomodo, negoziare quando è difficile, fare da scudo con la nostra presenza quando il diritto viene calpestato. Perché il Tuo Regno non spiana: abita.

E quando la polvere si posa, fa’ che restino in piedi le persone, che la legge si faccia misericordia, e che ogni campo diventi campo di festa. Amen.

Napoli Incontro rom 2025

“La speranza è itinerante”: a Napoli l’Incontro nazionale degli operatori impegnati con rom, sinti e camminanti

8 Settembre 2025 - Dal 12 al 14 settembre Napoli ospiterà, presso il Seminario arcivescovile “Card. Alessio Ascalesi”, l'Incontro nazionale dedicato a chi opera o intende impegnarsi nelle attività pastorali della Chiesa italiana con rom, sinti e camminanti. L'Incontro è organizzato e promosso con la collaborazione dei referenti per la pastorale rom e sinti della Fondazione Migrantes. Il pomeriggio di venerdì 12 sarà dedicato ad arrivi e sistemazione, e a conoscere la città, con una visita alle catacombe di San Gennaro e al Rione Sanità. Al mattino del sabato, alle ore 8,  è prevista la S. Messa, presieduta da S.E. mons. Giuseppe Mazzafaro (vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti e vescovo Delegato per la Conferenza episcopale campana per i migranti, rom e sinti, spettacolo viaggiante). Dalle ore 9.30, l'arcivescovo di Napoli, S. Em. card. Domenico Battaglia, proporrà una lectio sul tema “La speranza è itinerante: 'mio padre e mia madre erano aramei erranti'" (cfr. Dt 26,5), sulla base della quale i partecipanti si confronteranno, suddivisi in Tavoli tematici. Nel pomeriggio, a partire dalle ore 16.00, è prevista una visita alle comunità rom della Città Metropolitana e poi una cena presso la comunità di Giugliano in Campania. A terminare la giornata il concerto della ‘O Rom band napoletana. La domenica, dopo la celebrazione delle Lodi, ci sarà in plenaria la restituzione del lavoro dei tavoli tematici e l'incarico per la redazione del documento conclusivo dell’incontro. Al termine, prima dei saluti, intorno alle ore 11.45, la S. Messa presieduta dal vescovo Ausiliare di Napoli e presidente della Fondazione Missio, S.E. mons. Michele Autuoro. Napoli

Commissione rom e sinti della Fondazione Migrantes: verso l’Incontro nazionale

5 Giugno 2025 - 5 Giugno 2025 - Si è nuovamente riunita oggi a Roma, presso la sede della Fondazione Migrantes, la commissione rom e sinti. Al centro dell'incontro che periodicamente riunisce i rappresentanti della pastorale di settore della Chiesa italiana, l'organizzazione dell'Incontro nazionale per tutti gli operatori italiani, in programma dal 12 al 14 settembre 2025. L'incontro si terrà a pochi giorni dalla ricorrenza del 60° anniversario dell'omelia di Paolo VI a Pomezia (RM), in occasione dell'incontro con tutti "i nomadi venuti da ogni parte d'Europa". Paolo VI in quell'occasione, in particolare, disse: "Voi scoprite di non essere fuori, ma dentro un'altra società; una società visibile, ma spirituale; umana, ma religiosa; questa società, voi lo sapete, si chiama la Chiesa. Voi oggi, come forse non mai, scoprite la Chiesa. Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al cento, voi siete nel cuore. Voi siete nel cuore della Chiesa, perché siete soli: nessuno è solo nella Chiesa; siete nel cuore della Chiesa, perché siete poveri e bisognosi di assistenza, di istruzione, di aiuto; la Chiesa ama i poveri, i sofferenti, i piccoli, i diseredati, gli abbandonati". Commissione rom e sinti

Roma, festa per la Giornata internazionale dei rom e sinti

9 Aprile 2025 - L'11 aprile a Roma è in programma un grande evento della Unione Comunità Romanès in Italia con la Comunità di S. Egidio per condividere musica, arte e cultura. Dalle ore 17 presso la Sala Benedetto XII, Casa dell'Amicizia della Comunità di S. Egidio (Via di San Gallicano 25a) ci sarà una festa a ingresso libero per celebrare la recente Giornata Internazionale dei rom e sinti. In programma, il concerto dei Roman Project, musica balcanica e tradizionale, la memoria del Samudaripen (detto anche Porrajmos, il genocidio dei rom e sinti - almeno 500mila persone - durante la Seconda Guerra Mondiale) con voci e testimonianze dei sopravvissuti e l'intervento del poeta Agim Saiti. romani week 2025

Giornata internazionale rom e sinti, mons. Felicolo: coltivare concretamente la speranza della convivenza

7 Aprile 2025 - "Questa giornata sia una nuova occasione per provare a uscire dalle narrazioni stereotipate, dalle etichette degradanti, e imparare così a conoscere almeno un poco di più sui popoli rom e sinti: le tradizioni e i costumi, i valori e la storia, spesso drammaticamente dolorosa. Non c'è un altro modo per coltivare la speranza di una convivenza in cui condividere diritti e doveri". Così mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, in occasione della Giornata internazionale rom e sinti, che si celebra l'8 aprile per ricordare il primo Congresso Mondiale del Popolo Rom, tenutosi a Londra nel 1971. Segnaliamo inoltre:
  • l'intervista a Carlo Stasolla, presidente della “Associazione 21 luglio” - che il 9 aprile presenterà a Roma il suo Rapporto annuale sulla condizione delle comunità rom e sinte in Italia - pubblicata sul numero 2 2025 della rivista della Fondazione Migrantes, Migranti Press.
  • l'articolo "Organizzare la speranza. Dal basso” sul progetto sostenuto dalla Fondazione Migrantes “Scuola per e con i rom” portato avanti dall’organizzazione di volontariato Arrevutammoce per i bambini e adolescenti rom del campo di via Carrafiello, a Giugliano in Campania, probabilmente il “campo” più difficile del Paese (pubblicato sul numero 1 2025 di Migranti Press).

Migranti Press | Rom, superare i campi si può. Intervista a Carlo Stasolla

8 Aprile 2025 - In occasione della Giornata Internazionale dei Rom e Sinti - che si celebra l'8 aprile per ricordare il primo Congresso Mondiale del Popolo Rom, tenutosi a Londra nel 1971 - pubblichiamo integralmente l'intervista di Simone Sereni a Carlo Stasolla, presidente della “Associazione 21 luglio” - che domani presenterà a Roma il suo Rapporto annuale - pubblicata sul numero 2 2025 della rivista della Fondazione Migrantes, "Migranti Press". «Salone è un campo estremamente complesso, dove però abbiamo avviato un processo partecipativo nel 2023. E da aprile 2024 stiamo lavorando con operatori e assistenti sociali per il superamento del campo, attraverso un processo integrato, che vuol dire scuola, salute, casa popolare, lavoro, documenti. A metà gennaio abbiamo superato il 50% dei rom usciti. Oggi a Salone vivono meno di 200 persone. Nel 2010 si era arrivati a 800 presenze…. Tutti hanno un documento e una tessera sanitaria. E stiamo lavorando su 32 richieste di cittadinanza. La mattina di bambini non ne vedrai quasi nessuno. Ma fino a 2 anni fa c’era una frequenza scolastica del 19%». Incontro Carlo Stasolla alla stazione ferroviaria di Salone, a Roma, appena fuori dal Grande Raccordo Anulare, tra la via Tiburtina e la Prenestina. Stasolla – 59 anni, presidente della “Associazione 21 luglio” – è stato appena nominato dal presidente Mattarella Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. Mentre ci incamminiamo verso l’ingresso del campo, nato nel 2006, sul ciglio della strada trafficata del mattino, l’intervista incomincia da sé... “Superamento” sarà la parola-guida di tutta la nostra conversazione. Dal 2021 abbiamo presentato alla Camera un modello partecipativo di “superamento” dei campi rom, il “modello Ma.rea” (Mappare e Realizzare comunità, ndr). E lo stiamo disseminando per l’Italia. Laddove le amministrazioni ci chiamano, noi le aiutiamo ad applicarlo. Ad Asti a giugno, per esempio, si chiuderà il campo, la baraccopoli di Via Guerra, 36. Ecco. A parte Roma, negli anni avete di fatto un mappato un po' tutte le situazioni simili in giro per l'Italia… Sì, si trova tutto su www.ilpaesedeicampi.it. Quasi in tempo reale, riusciamo a geolocalizzare gli insediamenti, quando sono stati aperti, quante persone ci sono, di quale etnia. E per noi è un indicatore sulla strada del superamento. Fino al 2018 siamo stati un po’ “cani da guardia” con le istituzioni. Poi dal 2018 abbiamo iniziato a cambiare approccio. Da “cani da guardia” siamo diventati “cani per ciechi”, accompagnando le amministrazioni interessate nel superamento. Intanto, siamo entrati nel campo. A un certo punto svoltiamo verso il container dove ha sede la sala polifunzionale dell’associazione. Il tempo per un saluto a una giovane coppia di vicini, che ci offre un caffè caldo. Hanno appena salutato i figli, che vanno alla materna e alle elementari. Stasolla mi racconta un fatto del giorno precedente: un rom del campo è andato per la prima volta ad aprire la casa popolare che gli è appena stata assegnata. La chiave non va. Si pensa a un’occupazione abusiva. Si mette in moto tutta una macchina di interventi. Poi torna al campo è scopre che in realtà aveva preso la chiave sbagliata. Che ci dice questa storia? Quella chiave, quanto l'hai dimenticata veramente o quanto dentro di te hai avuto difficoltà a prenderla per aprire quella porta? C'è una fatica che non è l'antiziganismo: sono casi molto isolati ed episodici quelli della famiglia rom che arriva e i vicini la cacciano. La resistenza viene dalla mancanza di stima in sé stessi, di fiducia. Il nostro lavoro è anche far sbocciare le persone. Sono sicuro che tutte le famiglie che sono uscite da qua, se non ci fosse stato qualcuno che le accompagnava, in casa non ci sarebbero entrati o rimasti. Quindi, il pregiudizio contro i rom non è il primo ostacolo da superare? No. Abbiamo compreso sin dall'inizio che il problema in Italia fossero i campi. Il campo è il luogo in cui si sviluppa e si amplifica l'antiziganismo. Perché si è a lungo pensato che i rom volessero vivere nei campi. Il punto invece è superare i campi. Nel 2010, quando è nata la “21 luglio”, era impensabile. Non si sapeva nulla dei rom. Da qui il lavoro di ricerca, il monitoraggio, la mappatura degli insediamenti. Abbiamo iniziato a capire l'entità del fenomeno. Oggi in Italia solo il 6% dei rom vive nei campi. C’è stato un momento-chiave? La sentenza storica nel 2015 del Tribunale Civile di Roma sul campo “La Barbuta”. Per la prima volta si stabilisce che costruire un campo è discriminatorio. Un precedente importantissimo che ci ha consentito di bloccare la costruzione di campi successivi. Chiaramente mettendoci tutti contro. Per due anni abbiamo avuto la Polizia che ci proteggeva. Il nostro rapporto – “Campi nomadi S.P.A” –, è stato acquisito da Pignatone nelle indagini su Mafia Capitale. Una persona che viveva qui a Salone prima del 2014 costava al Comune 600 euro al mese, per servizi inutili, appalti mai realizzati. Abbiamo pagato il prezzo di quella denuncia… Ora però il Presidente della Repubblica l’ha nominata Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana… Quando ho saputo, ho avuto un flash. Come quelli che, si dice, capitino a chi sta per morire. In un attimo ho rivisto un po' tutta la vita dell'associazione, e tutte le accuse e le calunnie ricevute sul nostro lavoro. Ci dicevano che era inutile e che non si basava su dati certi, anche se non abbiamo mai ricevuto una querela o una denuncia sui dati che abbiamo prodotto. Ci deridevano. Perché? Il punto è che ho vissuto 14 anni nei campi prima di iniziare questo lavoro, e l'ho fatto in uno spirito di nascondimento. Nessuno sapeva che c'ero, e non ero lì per risolvere problemi, ma per condividere la vita. E quando presentavamo le prime ricerche, si diceva: “E questi, che ne sanno loro di rom?”. La mia è una conoscenza dal di dentro e mi è servita tantissimo, anche perché a stare nel campo si acquisisce una capacità di conoscere l'animo umano. Come è nata la sua sensibilità per la situazione abitativa dei rom? Non è nata tanto intorno al diritto alla casa, ma rispetto a tutte le forme di diseguaglianza. Lo devo a un episodio che mi raccontò mia madre da piccolo. Poi ho incontrato casualmente i rom attraverso un libro. Non li conoscevo. E così che poi la mia esperienza l'ho vissuta con loro. Chi la conosceva comprese le sue motivazioni? Assolutamente, no. Anche in famiglia. Ma me ne rendo conto adesso del perché. Avevo una enorme difficoltà a spiegare: non ero dentro un'organizzazione, non ero dentro una parrocchia, non avevo nessuno dietro. “Perché lo fai?”. Perché è giusto così, dicevo. Che razza di risposta può essere per un padre, per una madre, per un amico? Gli stessi rom erano convinti che mi rifugiassi nel campo perché scappavo da qualcosa o da un amore andato male. In realtà era un amore andato bene… Questa del Quirinale credo sia anche una tappa di verifica per l'associazione. Cambia qualcosa per voi ora? Facciamo 15 anni di vita ad aprile, siamo in piena adolescenza. Secondo me è qualcosa che impatta più sulle motivazioni, e non tanto sull'attività pratica. Una persona autorevole ti dà una pacca sulla spalla e senti di avere più forza, per andare avanti e lavorare meglio, diventare più autorevoli nel dare voce ai rom che vivono in queste condizioni. La vedo in un’ottica futura. Le chiedo di immaginarsi la prima volta che è entrato in un campo per andarci a vivere… Era il 6 maggio 1988, festa di san Giorgio, quando i rom uccidono l’agnello. Entrai, e pensavo che tutti i giorni fossero così… Era un campo informale, dietro Cinecittà... Tra l'altro, la bambinetta che mi venne incontro quel giorno è stata la prima persona di Salone per la quale ho fatto fare domanda e che è entrata in una casa popolare. Certe cose ritornano sempre.
Leggi anche l'articolo di Elia Tornesi "Organizzare la speranza. Dal basso. Il progetto Scuola per e con i rom” pubblicato sul numero 1 2025 della rivista della Fondazione Migrantes, "Migranti Press".

Migranti Press | Giugliano (NA), il progetto “Scuola per e con i rom”

7 Aprile 2025 - In vista della Giornata Internazionale dei Rom e Sinti - che si celebra l'8 aprile per ricordare il primo Congresso Mondiale del Popolo Rom, tenutosi a Londra nel 1971 - pubblichiamo integralmente l'articolo di Elia Tornesi "Organizzare la speranza. Dal basso. Il progetto Scuola per e con i rom” pubblicato sul numero 1 2025 della rivista della Fondazione Migrantes, "Migranti Press". Il card. Carlo Maria Martini scriveva: “Sperare equivale a vivere: l’uomo, infatti, vive in quanto spera e la definizione del suo esistere è collegata alla definizione dell’ambito delle sue speranze”. Al pari della vita, la speranza, la più piccola e allo stesso tempo la più forte delle virtù, è un dono di Dio per l’umanità. Riprendendo una definizione particolarmente efficace di papa Francesco: per mezzo della morte e resurrezione del Figlio incarnato, l’uomo conquista un diritto universale, fondamentale e inalienabile, il diritto alla speranza. Il Giubileo del 2025, dedicato al tema “Pellegrini di speranza”, rappresenta un’occasione propizia per riflettere sul valore di questa virtù. A tal proposito, desta particolare preoccupazione l’allarme lanciato da Caritas Italiana nel Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia 2024, Fili d’erba nelle crepe. Nel nostro Paese, oltre 5,7 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta. Tra questi, il dato più drammatico riguarda i minori, con una cifra record che supera 1,3 milioni di bambini in condizioni di grave disagio economico.
La speranza è un impegno
La povertà, prima tra le gravi violazioni della dignità umana denunciate nel recente documento Dignitas infinita del Dicastero per la Dottrina della Fede, è definita come «una delle più grandi ingiustizie del mondo contemporaneo». La povertà, però, non può essere considerata unicamente come una condizione legata alla mancanza di risorse economiche. Essa comprende, oltre agli aspetti materiali, anche dimensioni immateriali e intergenerazionali. Tra queste vi è la progressiva erosione della capacità stessa di sperare in un miglioramento delle proprie condizioni di vita. Vivere in una condizione di povertà prolungata e cronica, come si legge nelle pagine del Rapporto di Caritas Italiana, finisce per erodere il capitale progettuale, le aspettative e i sogni delle persone. I poveri, così, si trovano sempre più intrappolati in una condizione di privazione assoluta. Privi, finanche, della “speranza” di riuscire a trasformare un giorno il corso della propria esistenza. La speranza, però, oltre a essere dono è soprattutto impegno. E così, nella Bolla di indizione del Giubileo, Spes non confundit, papa Francesco ci esorta, in occasione di questo momento giubilare e sempre, a essere segni tangibili di speranza per le tante persone che vivendo in condizioni di disagio patiscono “vuoti di speranza”. Il cristiano, ci ricorda il Santo Padre, non può accontentarsi di “avere speranza”, ma al contrario è chiamato al compito di “organizzare la speranza”, utilizzando la bella, e sempre attuale, espressione di mons. Tonino Bello. Organizzare la speranza significa tradurla in vita concreta ogni giorno, nei rapporti umani, nell’impegno sociale e politico. Non si tratta di un miracolo dall’alto, ma di un lavoro dal basso. Nel corso del 2024, grazie ai fondi dell’8 per mille della Chiesa Cattolica, la Fondazione Migrantes – organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana – ha sostenuto numerosi progetti distribuiti in diverse aree del territorio nazionale, inerenti ai suoi cinque ambiti di riferimento: immigrati, emigranti, richiedenti asilo e rifugiati, rom e sinti, e il mondo dello spettacolo viaggiante. La Fondazione cerca sempre di privilegiare quelle iniziative orientate non solo all’assistenza, ma soprattutto alla cura pastorale, alla ricerca, alla formazione, all’inclusione sociale, alla promozione dell’intercultura e dell’integrazione, valorizzando il protagonismo dal basso dei soggetti beneficiari.
Il progetto “Scuola per e con i Rom”
È quanto accade, ad esempio, nel progetto “Scuola per e con i rom”, portato avanti con dedizione e passione dall’organizzazione di volontariato Arrevutammoce operante nell’area Nord di Napoli, periferia geografica ed esistenziale tra le più complicate del nostro Paese. Partendo dalla consapevolezza che il problema della povertà educativa rappresenta, tanto una causa quanto una conseguenza della precarietà delle condizioni di vita delle comunità Rom e Sinti presenti sul territorio, Arrevutammoce ha avviato, con il sostegno della Fondazione Migrantes, un progetto di prescolarizzazione e scolarizzazione rivolto ai bambini e adolescenti rom del campo di via Carrafiello, a Giugliano in Campania. Tale piano mira a promuovere un accesso equo e non discriminatorio alla scuola dell’obbligo, contrastando il fenomeno dell’abbandono scolastico. Allo stesso tempo, il progetto favorisce il dialogo e la cooperazione tra le istituzioni scolastiche e politiche, il territorio in generale, le famiglie e le comunità rom, creando un ponte tra le diverse realtà sociali coinvolte e ponendo le basi per un’educazione, e quindi una società, più inclusiva. I risultati parlano da sé e certificano il successo di questa iniziativa. Nel luglio 2023, 52 minori hanno sostenuto un esame presso la scuola pubblica per verificare le competenze raggiunte grazie ai corsi di prescolarizzazione avviati. A partire da novembre dello stesso anno, grazie a un importante lavoro di rete, sono stati avviati gli inserimenti scolastici presso le scuole di Giugliano, dopo un confronto con le 92 famiglie residenti nel campo. Nel gennaio 2024, 64 bambini sono stati inseriti in cinque scuole primarie e una secondaria di primo grado, e a marzo, poi, si sono aggiunti 5 bambini iscritti alla scuola dell’infanzia. A settembre 2024, il numero complessivo di minori iscritti è salito a 72, registrando un incremento del 15%. Gli alunni hanno frequentato con regolarità e il 98% di loro è stato ammesso alla classe successiva. I risultati ottenuti, però, non si misurano tanto nei numeri, ma soprattutto – in termini umani e spirituali – con quanta dignità viene restituita ai più vulnerabili. In questo senso tali risultati non devono essere considerati un punto d’arrivo, ma piuttosto un punto di partenza per una Chiesa chiamata a essere instancabile promotrice di processi di speranza. Una Chiesa che non si limita ad assistere, ma si impegna a costruire un futuro in cui l’educazione sia una via privilegiata per la giustizia sociale e l’inclusione, dove nessuno sia lasciato indietro e dove la speranza, organizzata e tradotta in azione, possa continuare a fiorire per generazioni a venire.
La speranza è una “bambina da nulla”
Charles Péguy, poeta molto caro al Santo Padre, ci regala una meravigliosa immagine della speranza: una “bambina da nulla”, nata il giorno di Natale, che cammina tra le due sorelle maggiori, fede e carità. Apparentemente, sembrano essere loro ad accompagnarla lungo la strada accidentata della salvezza, ma in realtà è proprio lei, la speranza, con il suo passo leggero e vivace, a trainare le due sorelle. Senza di lei, fede e carità resterebbero statiche, prive di vitalità, ridotte a due donne avanti negli anni, “sciupate dalla vita”. E così, speranza è Eva che tutte le sere prepara la sua cartella. Speranza è Marianna che ogni mattina sale sul pulmino per andare a scuola. Speranza è Elvira che da oggi ha una nuova compagna di banco. Speranza è Valentina che impara a scrivere il suo nome. Speranza è Chiara che non vede l’ora di incominciare un nuovo anno scolastico. Speranza, infine, è anche Michelle, che non ha mai iniziato il suo percorso di studi, morta nel gennaio dello scorso anno, a soli sei anni, folgorata da un cavo elettrico scoperto vicino a una pozzanghera. Perché, come ci ricorda papa Francesco, è proprio a partire dai “dolori di oggi”, che noi cristiani siamo chiamati a seminare e nutrire la “speranza di domani”. (Elia Tornesi)

“Una seconda vita”. A Roma un evento per raccontare il percorso di inclusione delle comunità rom

17 Febbraio 2025 - Il 19 febbraio a Roma, in Campidoglio (Sala del Carroccio) dalle ore 15, l’Assessorato alle Politiche Sociali e alla Salute di Roma Capitale, in collaborazione con Associazione 21 luglio, promuove "Una seconda vita. Il superamento dei campi rom a Roma. Storie di vita", un'occasione per raccontare il percorso di inclusione delle comunità rom nella Capitale attraverso testimonianze dirette. Durante l’incontro verrà presentato il libro, realizzato con la Fondazione Migrantes, A second Life. Rinascita delle donne rom nel passaggio dal campo alla casa di Maria Ilaria De Bonis, con il contributo di alcune protagoniste della narrazione. Interverranno:
  • Barbara Funari, assessore alle Politiche sociali di Roma Capitale.
  • Carlo Stasolla, Associazione 21 luglio.
  • Mattia Peradotto, direttore dell’UNAR, Presidenza del Consiglio dei Ministri.
  • mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes (CEI).
  • Gianna Rita Zagaria, direttore della Direzione Accoglienza e Inclusione di Roma Capitale.
Modera: Luca Liverani, giornalista di Avvenire.