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Migrantes Torino: dialogo sull’accoglienza

20 Ottobre 2021 - Torino - All'interno del Festival dell'Accoglienza "E mi avete accolto", in corso a Torio su iniziativa dell’Ufficio Migrantes, lunedì 25 ottobre alle ore 18 una occasione per riflettere sul significato del verbo accogliere: Monsignor Gian Carlo Perego, Presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana e Presidente della Fondazione Migrantes dialogherà con Gustavo Zagrebelsky, Presidente emerito della Corte Costituzionale. A moderare sarà Angela La Rotella, responsabile dell'Area Cultura e Comunicazione del Politecnico di Torino. L'incontro si svolgerà presso il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano (Piazza Carlo Alberto, 8).  

Migrantes Torino: le iniziativa per la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza per costruire un futuro più inclusivo

1 Ottobre 2021 -
Torino - Domenica 3 ottobre la Migrantes di Torino, nell'ambito dell'iniziativa "E mi avete accolto - Festival dell'Accoglienza" propone una giornata ricca di eventi per celebrare insieme la #𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮𝗠𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮𝗲𝗱𝗲𝗹𝗹𝗔𝗰𝗰𝗼𝗴𝗹𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮, per ricordare tutte le vittime dell'immigrazione e costruire insieme un futuro più inclusivo e accogliente.
Alle ore 15,00 "𝗧𝗛𝗘 𝗚𝗔𝗠𝗘- 𝗔𝗦𝗖𝗦 - Polo del '900: l’attraversamento dei confini tra i mille ostacoli che si frappongono tra la partenza e la meta tanto sognata. Provare a immedesimarsi per capire le dinamiche ostili e le atrocità vissute sulla pelle dei migranti è l’obiettivo di questo gioco di ruolo in cui tutto è imprevedibile, ma tutto è pensato per bloccarti al di là della frontiera
- 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟳.𝟬𝟬: 𝗽𝗿𝗲𝗽𝗮𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗙𝗟𝗔𝗦𝗛 𝗠𝗢𝗕 - Polo del '900
L’ organizzazione dell'azione pubblica rivolta ai giovani per ricordare le 368 vittime del naufragio avvenuto al largo di Lampedusa il 3 ottobre 2013. Con le coperte dorate della campagna #ioaccolgo e le maschere del progetto “𝑭𝒂𝒄𝒆 𝒕𝒉𝒆 𝑾𝒂𝒍𝒍” di Fabio Saccomani, i giovani possono metterci la faccia per dire il loro impegno nella costruzione di un futuro più inclusivo e accogliente.
- 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟴.𝟯𝟬: 𝗙𝗟𝗔𝗦𝗛 𝗠𝗢𝗕 - Piazza Castello
Con le coperte dorate della campagna #ioaccolgo e le maschere del progetto “𝑭𝒂𝒄𝒆 𝒕𝒉𝒆 𝑾𝒂𝒍𝒍” di Fabio Saccomani, i giovani possono metterci la faccia per dire il loro impegno nella costruzione di un futuro più inclusivo e accogliente.
- 𝗼𝗿𝗲 𝟮𝟬.𝟯𝟬: 𝗖𝗜𝗡𝗘𝗠𝗔 𝗜𝗡 𝗚𝗜𝗔𝗥𝗗𝗜𝗡𝗢 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮 𝙄𝙇 𝙎𝙊𝙇𝙀 𝘿𝙀𝙉𝙏𝙍𝙊 di Paolo Bianchini - Teatro Monterosa
Grazie alla collaborazione con ACEC e Teatro Monterosa, la quinta e ultima proiezione della rassegna ad ingresso gratuito. Prima della proiezione del film, presentazione del videoclip “Welcome Refugees” di Alberto Visconti con CoroMoro l’episodio pilota di ARTatSEA (ASPRA sail) , progetto d’integrazione e bellezza sociale attraverso l’arte e il mare.
Il film intreccia due storie, l’una vera, l’altra di fantasia. A distanza di tempo, due viaggi uniscono l’Europa all’Africa e viceversa. Yaguine e Fodè partono dalla Guinea per portare a Bruxelles una lettera indirizzata alle istituzioni europee, mentre Thabo e Rocco fuggono dall’Europa per raggiungere l’Africa portando un pallone. Guarda qui il trailer: https://youtu.be/E0NdjIuZlaI

Migrantes Torino: una giornata per parlare di prossimità

16 Settembre 2021 - Torino - Si intitola “Il volontariato oggi: ridurre le distanze” l’incontro che si svolgerà sabato 9 ottobre presso il Centro Congressi del Santo Volto a Torino.  Una giornata riservata ad operatori e volontari Migrantes e dell’Associazione Camminare Insieme, organizzata nell’ambito del progetto ProXimo, realizzato con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e in collaborazione con Regione Piemonte. che servirà a riflettere e a rifocalizzarci. “In questo tempo così difficile e complesso, infatti, le nostre due organizzazioni non si sono mai fermate. L’emergenza sanitaria si è svelata sempre di più nella sua natura di emergenza sociale, che continua a colpire soprattutto chi vive in situazioni di difficoltà o di fragilità, creando nuove situazioni di povertà”, spiegano alla Migrantes di Torino: “con molto impegno e creatività siamo riusciti a sviluppare nuove modalità di relazione per rimanere prossimi nonostante il distanziamento fisico. Oggi riteniamo importante per tutti noi condividere le esperienze e riflettere sulle nostre prassi ripartendo dalle nostre mission. Con questo intento abbiamo costruito per tutti i volontari e gli operatori delle nostre realtà questa giornata, prima tappa di un percorso formativo che ha lo scopo di sviluppare idee concrete e piste per il futuro”.  

Migrantes Torino: il primo appuntamento delle NarrAzioni di ordinaria accoglienza

15 Settembre 2021 - Torino - Si intitola Per una comunità Accogliente e si terrà oggi nella sala conferenze della Migrantes di Torino: un incontro per guardare insieme alla capacità delle comunità civili ed ecclesiali di essere accoglienti e inclusivi interrogando attori e testimoni di accoglienza. Durante la mattinata le testimonianze di alcuni rappresentanti della rete delle parrocchie accoglienti, del progetto della Città di Torino Rifugio Diffuso – Accoglienza in famiglia, delle Famiglie Accoglienti e di Casa Aylan. Reagiranno alle sollecitazioni: Elena Piastra, sindaca del Comune di Settimo Torinese, Marzia Sica, Responsabile Obiettivo Persone di Compagnia di San Paolo e Roberta del Bosco, Area Welfare e Territorio FONDAZIONE CRT. Modererà la mattinata Sergio Durando, Direttore della Migrantes torinese.  

Migrantes Torino: al via il Festival dell’accoglienza

2 Settembre 2021 - Migrantes Torino: al via il festival per raccontare l’accoglienza   Torino - Due mesi e quaranta appuntamenti per centrare l’attenzione sull’accoglienza: è l’obiettivo del festival «E mi avete accolto» organizzato dall’Ufficio Pastorale Migranti (Migrantes) della diocesi di Torino. Un ricco calendario di incontri, proiezioni di film, laboratori, conferenze e momenti di spiritualità che si terranno a Torino tra settembre e ottobre. «Sarà un festival per guardare al fenomeno della mobilità umana dalla prospettiva di un’accoglienza possibile: ostacolata, complessa, che richiede coraggio, ma possibile», commenta Marco Lauffa, educatore dell’Ufficio Pastorale Migranti presentando l’iniziativa che prenderà il via in questo mese: «vogliamo dare spazio a storie positive, ad esperienze di integrazione, esperienze in cui la città ha saputo dimostrarsi realmente capace di accogliere. Queste storie esistono. Non fanno rumore, sono forse come piccole isole in un mare di ingiustizie, discriminazioni, corto- circuiti burocratici, ostacoli d’ogni genere, ma esistono». Per raccontare l’accoglienza e promuoverla, l’Ufficio Pastorale Migranti ha riunito in un solo calendario appuntamenti che abbracciano e raccolgono la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 26 settembre, la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza del 3 ottobre e la Giornata Missionaria Mondiale del 24 ottobre. La rosa degli appuntamenti si susseguirà secondo varie linee, come ripercorre Walter Vergnano, volontario dell’Upm tra gli organizzatori del Festival: «I momenti di fede saranno occasione per conoscere le cappellanie etniche, per pregare per le vittime delle migrazioni, vivere la missione dell’accoglienza e la profezia di una fratellanza universale grazie alla collaborazione della Facoltà Teologica e dell'Ufficio Missionario diocesano. Presentazioni di libri potranno disvelare gli inganni, raccontare la bellezza, nutrire la speranza, orientare il cammino». Le «NarrAzioni di ordinaria accoglienza» metteranno invece al centro esperienze positive di integrazione, mentre il cinema all’aperto proietterà storie di inclusione accessibili a tutti. «‘E mi avete accolto’ sarà l’occasione per soffermarsi sul termine stesso dell’accoglienza», evidenzia Sergio Durando, direttore Migrantes: «rifletteremo su una parola che rischia di diventare lei stessa il paravento di dinamiche relazionali e sociali che si allontanano dal suo vero significato». Il primo appuntamento del festival sarà domenica 5 settembre con la prima puntata della serie «Cappellanie a porte aperte» con cui le comunità etniche della città si racconteranno nella celebrazione domenicale. Ad aprire sarà la comunità rumena nella chiesa Madonna del Carmine in via del Carmine 3 alle 11. A seguire il successivo appuntamento, il 7 settembre, sarà la proiezione di «Qualcosa di meraviglioso», film di Pierre-Francois Martin-Laval presso il giardino dell’Upm in via Cottolengo  22 alle 20.30: la storia di un piccolo talento degli scacchi costretto a fuggire dal Bangladesh a Parigi. Il 10 settembre invece si potrà partecipare alla lettura del messaggio del Papa per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2021 accompagnata dalla kora, strumento a corde della tradizione africana: l’appuntamento è alle 18 nei locali dell’Upm in via Cottolengo 22. Il programma dettagliato del festival è disponibile sul sito www.migrantitorino.it, per tutti gli appuntamenti è necessaria la prenotazione. Per informazioni: mail prenotazioni@upmtorino.it. (Simone Garbero - VT)    

Caritas-Migrantes Piemonte: pronti ad accogliere i profughi afghani

27 Agosto 2021 -
Torino - È comune e diffusa in questi giorni la preoccupazione per la situazione venuta a crearsi in Afghanistan proprio quando pensavamo che gli ultimi venti anni avessero fatto maturare semi stabili di cambiamento. Prima che gli assetti geopolitici sono le condizioni di vita delle persone che destano apprensione e che stanno mettendo in moto una vera mobilitazione in tante parti del mondo, Italia compresa. L’arrivo dei voli militari che realizzano un’operazione definita tecnicamente di “evacuazione” e la conseguente necessità di trovare una prima ed immediata sistemazione per le circa 2500 persone interessate ha portato a cercare – e talora trovare – disponibilità anche da parte di comunità e gruppi ecclesiali. Grazie all’azione di coordinamento del Ministero e delle Prefetture i posti di accoglienza sono stati tutti trovati utilizzando le reti del Sistema Accoglienza Integrazione (SIA) e dei Centri Accoglienza Straordinaria (CAS) già attive sul territorio e di cui fanno parte anche alcune realtà del mondo ecclesiale, piemontese compreso. Non c’è, dunque, una urgenza per trovare subito nuove sedi. Abbiamo il tempo per costruire e coordinare il meglio possibile le disponibilità che le comunità cristiane possono mettere in gioco. Il tempo consente anche di poter coordinare le iniziative a livello di ogni diocesi, soprattutto interloquendo con Migrantes e Caritas delle singole Chiese. In effetti i termini del discorso potrebbero aggravarsi nei prossimi mesi quando arriveranno alle nostre frontiere nuovi gruppi di profughi o richiedenti asilo anche provenienti dall’Afghanistan. Il ponte aereo termina con la fine della presenza americana a Kabul. Da quel momento è pensabile che una parte della popolazione cercherà di uscire dal paese verso punti di raccolta in Iran, Pakistan, Turchia. Qualcuno prenderà la strada della rotta balcanica dove sono stati bloccati altri uomini nei mesi scorsi anche per lungo tempo. Se sarà possibile mettere in atto i cosiddetti corridoi umanitari questi partiranno da uno dei paesi di prima accoglienza e non dall’Afghanistan direttamente. Le persone interessate a questa fase saranno certamente più povere, meno tutelate, più esposte al traffico di esseri umani. E, arrivando in Italia, entreranno nella procedura usuale di richiesta di accoglienza, senza avere canali preferenziali. Per dare risposte di accoglienza di qualità allora sarà presumibilmente necessario aumentare il numero di posti disponibili e la capacità di farsi carico delle persone per dare loro pieno inserimento e prospettive di futuro. Serviranno case, ma anche e soprattutto relazioni, sostegno, accompagnamento, inserimento lavorativo, sostegno alla mobilità verso l’Europa. E questo non solo per chi proviene dal paese asiatico oggi sotto i riflettori. Stanno arrivando sulle coste del sud numeri importanti di persone in fuga da altre aree di crisi, e continuano anche i respingimenti alle frontiere a nord del nostro paese con la conseguente permanenza nelle nostre valli alpine di gruppi di persone sempre più numerosi. È bene che le comunità territoriali, cristiane soprattutto, inizino fin da subito a muoversi e progettare su questa prospettiva di medio termine, senza concentrarsi ed agire esclusivamente sui primi arrivi degli scorsi giorni. I contatti continui con le Prefetture consentiranno di monitorare i bisogni, ma dovremo essere capaci di farci trovare pronti, senza improvvisazioni e senza fughe individualistiche. Occorre rafforzare la rete sia per non prestare il fianco ad una deleteria supplenza, sia per dare efficacia ad una azione complessa e delicata perché inerente alla vita delle persone. Serve dare del tempo individuale e comunitario alla preghiera e all’approfondimento dei vari elementi del fenomeno, senza lasciarci tentare dalle facili semplificazioni o dall’immediata emozione. Caritas e Migrantes si stanno proponendo per chiedere in ogni sede opportuna l’attivazione di forme temporanee di protezione per gli afghani già presenti in Italia che rischiano di essere rimandati a casa: in Europa sono a rischio di rientro in 280 mila, di cui 60 mila donne. Viene anche chiesta l’interruzione dei respingimenti in frontiera sulla rotta balcanica per evitare un altro inverno come quello disumano vissuto nel 2020. Un ultimo consiglio, che è anche una richiesta: non intraprendiamo progetti né preventiviamo attività – ivi comprese le raccolte di generi primari – senza prima esserci coordinati con la rete Caritas e Migrantes. Insieme saremo più efficaci e meglio parole di Vangelo. (Pierluigi Dovis, Delegato regionale Caritas Piemonte - Sergio Durando, Responsabile regionale Migrantes Piemonte)

Afghanistan: Afghanistan: appello all’accoglienza dell’arcivescovo di Torino

23 Agosto 2021 - Torino – “Ieri, nelle celebrazioni comunitarie dell’Eucaristia abbiamo pregato per chiedere a Dio il dono della pace e la volontà ferma di cercare, nel dialogo, quanto unisce più che quello che divide. Siamo coinvolti anche noi, come Chiese di Torino e di Susa, nell'impegno ad aiutare quelle persone e quelle famiglie che, per diversi motivi, stanno lasciando il loro Paese. Una parte di queste persone è attesa in Italia e un gruppo è già stato temporaneamente accolto in Piemonte. Occorre, adesso, provare a dare stabilità e qualità all’accoglienza”. Lo dice oggi l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia che rivolge un appello “proprio perché so di poter contare sulla risposta pronta e generosa di comunità e famiglie. Per noi credenti non si tratta solamente di collaborare a una ‘azione umanitaria’, ma di mettere in pratica quel richiamo all'accoglienza e al servizio del prossimo che ci vengono direttamente dall'adesione al Vangelo di Gesù Cristo”. Mons. Nosiglia chiede “un ulteriore sforzo per mettere a disposizione di questi fratelli qualche opportunità di accoglienza abitativa e di primo accompagnamento ai bisogni personali. Comunità parrocchiali – singolarmente o congiuntamente nell’ambito delle Unità Pastorali - comunità e fraternità religiose, gruppi di famiglie o gruppi di impegno religioso valutino come sia loro possibile accogliere una o più persone tra questi nuovi ospiti, in locali comunitari o privati; attraverso il sostegno delle Caritas Parrocchiali e dei gruppi di volontariato provino ad ipotizzare una strategia operativa locale per ben gestire questo segno di prossimità e per animare adeguatamente tutta la comunità e il territorio” La disponibilità va comunicata all’Ufficio Migrantes che potrà, così, indirizzare e coordinare in base alle necessità che verranno segnalate. “La nostra disponibilità – aggiunge l’arcivescovo di Torino - non è supplenza, ma si integra nel percorso che Prefetture ed Enti Locali stanno costruendo e con essi le azioni saranno coordinate e definite”. (R.I.)

Migrantes Torino: riconoscimento al direttore Durando

28 Giugno 2021 -
Torino - Nei giorni scorsi il direttore della Migrantes di Torino e del Piemonte, Sergio Durando, è stato insignito dalla Città di Torino del riconoscimento del ruolo di ambasciatore nel mondo delle eccellenze del territorio torinese "per l'intensa attività di assistenza agli adolescenti e ai giovani italiani e stranieri delle periferie urbane, con particolare attenzione alle problematiche legate ai migranti e rifugiati".
"Adolescenti e giovani non sono i destinatari dell'educazione ma i protagonisti: vanno sostenuti perché saranno la Torino di domani. [...] Torino è una città che attrae molti giovani dall'estero: chi viene per cercare un lavoro, chi scappa e cerca rifugio, chi viene per studiare. Gli studenti internazionali arrivano da oltre 120 paesi, si formano in questa città: dopo la laurea molti si fermeranno, altri partiranno per altri Paesi, altri torneranno nel luogo da cui sono partiti. Occasioni importanti per creare ponti con la città di Torino, collaborazioni e reti", si legge nella motivazione.

Migrantes Torino: in morte di un giovane senza speranza

28 Maggio 2021 - Torino – Si muore durante il viaggio. Si muore cercando di oltrepassare le frontiere. Si muore nelle acque del mare. Si muore assiderati di notte sulle montagne nel passaggio tra l’Italia e la Francia. Le frontiere, che per alcuni significano protezione, per altri sono il simbolo del passaggio alla morte. Si muore «lentamente» nell’indifferenza generale, si muore anche quando finalmente si è «arrivati» e il viaggio sembra finito, ma non si «arriva» mai. Muoiono le persone che diventano invisibili, muoiono le persone che continuano a subire violenze fisiche e strutturali. Muore chi non ha un «posto», chi non ha diritti. A Torino Musa Balde, 23 anni, originario della Guinea Conakry, era in attesa di un rimpatrio che avrebbe messo fine ad un sogno, ad un progetto, ad un investimento. Musa ha interrotto l’attesa impiccandosi con le lenzuola della camera dove si trovava in isolamento per motivi sanitari. Fine! Il suo gesto ci dice che ha considerato il suicidio l’unico modo per uscire da un Centro che gli negava la libertà e il futuro. Ha voluto mettere fine a una sofferenza divenuta per lui «insopportabile». La morte di Musa apre uno tra i tanti interrogativi scomodi per il nostro Paese e per il nostro ordinamento giuridico, su come l’immigrazione viene gestita, sui costi «economici» e «umani» di certe «strutture di morte». Ancora una volta perde la vita un giovane in cerca di un futuro dignitoso, la cui speranza si è frantumata con il diniego del riconoscimento dei documenti.  In questi casi subentra la povertà e la vulnerabilità di chi diventa «irregolare» e si ritrova per strada. Lo sguardo di pregiudizi, diffidenza, indifferenza lo si percepisce addosso, su un corpo privato di dignità. Per Muse la strada ha significato subire la violenza pesante di tre uomini a Ventimiglia. Ha vissuto sul suo corpo la rabbia di bastonate, calci, colpi e ha visto con i suoi occhi un mondo al contrario, dove la vittima viene rinchiusa in un Cpr (Centro di permanenza e rimpatrio) e i carnefici lasciati liberi.  Forse il vissuto di Muse gli ha tolto la naturale capacità di reazione e di resilienza di questi giovani ragazzi. Forse faceva parte di quella nuova categoria di soggetto «fragile», «vulnerabile» con un marcato malessere psicologico. Chissà?! La Procura di Torino ha avviato accertamenti sul caso. È arrivata l’accusa del Garante nazionale dei Diritti delle persone private della libertà personale, Mauro de Palma, sul fatto che nel Cpr di corso Brunelleschi, a Torino, non sia stato seguito in modo adeguato. La vita, così come la morte, richiede rispetto. L’Arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, in più occasioni ci ha ricordato come questi gesti obbligano tutti a riflettere sulle ferite interiori che segnano il percorso di molti immigrati. Lunedì 31 maggio ai Santi Martiri si terrà una preghiera per Musa, presieduta dall’arcivescovo, per esprimere dolore e «compassione», affidare la sua anima a Dio che certamente è per la vita e saprà «restituire» senso e dignità a questo figlio. Per tutti noi, credenti o non, appartenenti a diverse confessioni, innamorati dei Testi Sacri, della Costituzione e convinti che i diritti umani siano inalienabili e non negoziabili, si aprono laceranti interrogativi e sfide a cui non possiamo più sottrarci. Viviamo in un’Europa che alza i muri, che criminalizza lo straniero per il fatto di essere straniero, che provoca una violenza sempre più manifesta. Viviamo in un Paese che «produce» irregolari (sono oltre 600 mila) e che alimenta una cultura dello scarto sempre più cinica, un mondo indifferente a chi vorrebbe urlare la sua disperazione, ma non ha voce. Come Musa, quanti disperati vivono accanto a noi? Come riuscire allora ad essere più umani, a farci prossimi ai nostri fratelli, superando stereotipi e paure? È possibile invertire la rotta con piccoli gesti quotidiani. A partire dal saluto offerto nell’incontro casuale con l’altro, un sorriso, uno sguardo dolce e comprensivo e qualche parola scambiata con chi sta in strada, per fargli ricordare che esiste e che è un essere degno.  Porgere la mano in segno di aiuto e offrire le proprie conoscenze per indirizzare la persona che è in cerca di aiuto. Dall’altra, chi ne ha la possibilità, dovrà continuare a fare informazione, sensibilizzare, contrastare la violenza con la denuncia, opponendosi alle strutture di morte e chiedendo alla politica «scelte» coraggiose perché ogni uomo sia portatore di una dignità inviolabile. Perché la cultura «del ribasso» non diventi un alibi per nessuno e perché finalmente la presenza dei nostri fratelli e sorelle stranieri diventi motivo di investimento del nostro Paese e non voci di spesa a perdere. «Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza» (Gen 1,26). (Sergio Durando – Direttore Migrantes Torino)

Al via collaborazione UEFA-UNHCR per sostenere i rifugiati

28 Maggio 2021 - Siamo certi che, chiudendo gli occhi, molti rivedranno le emozionanti immagini della partita immaginaria di calcio (senza il pallone!) del film Timbuktu (capolavoro di A. Sissako del 2014), poiché esse hanno saputo trasmetterci la passione per questo incredibile gioco di quei ragazzi del Ciad, amore per uno sport che nemmeno le imposizioni e le minacce degli jihadisti di Boko Haram riescono a porre fine:  forse il più bel manifesto della universalità di questo gioco. Questa considerazione pensiamo che sia una di quelle che hanno hanno fatto sì che la UEFA, Unione Europea delle Federazioni Calcistiche, e l’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, abbiano sottoscritto un Protocollo di Cooperazione per sostenere l’accesso dei rifugiati allo sport e favorire l’inclusione sociale. Il Protocollo impegna le due organizzazioni a sviluppare iniziative a lungo termine per sostenere i rifugiati, e tutti coloro che sono stati costretti a fuggire dalle proprie case, sfruttando il potere di trasformazione del calcio per promuovere i loro diritti e sostenere la loro integrazione nelle comunità che li ospitano. La partnership incoraggerà anche una stretta collaborazione sul campo tra le federazioni affiliate alla UEFA e gli uffici dell’UNHCR in tutta Europa. “In qualsiasi parte del mondo io viaggi per l’UNHCR, nei campi per rifugiati, negli insediamenti, nei paesi e nelle città, vedo che il calcio ha la capacità di unire le persone intorno a una passione comune. Attraverso la nostra partnership con l’UEFA speriamo di utilizzare il potere del calcio per far incontrare le persone che sono state costrette a fuggire e le comunità che li accolgono,” ha detto l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi. “Lo sport rappresenta un’opportunità di inclusione per i bambini e per i giovani rifugiati – ha anche il potere di aiutarli a ricostruire le loro vite e ispirare a valori positivi,” ha aggiunto. Per il presidente della UEFA Aleksander Čeferin, il Protocollo di Cooperazione “è un modo efficace per rafforzare ulteriormente il calcio come potente strumento per favorire l’inclusione sociale sostenibile dei rifugiati e promuovere la coesione sociale. La partnership con l’UNHCR si basa sul già ampio lavoro della UEFA in questo settore, anche attraverso le iniziative e i programmi della Fondazione UEFA per i Bambini. La cosa più importante è che le nostre attività congiunte avranno un impatto reale sulla vita quotidiana dei rifugiati e di tutte le altre persone costrette alla fuga”. “La partnership istituzionale con l’UNHCR sottolinea l’impegno della UEFA in linea con il nuovo pilastro sulla Responsabilità della Strategia UEFA e le sue politiche specifiche di Supporto ai Rifugiati e di Inclusione, che riflettono la nostra volontà di assicurare il sostegno del calcio europeo su temi cosi importanti per la società civile”, ha aggiunto Il direttore dell’area Calcio e Responsabilità Sociale della UEFA, Michele Uva. L’accordo è stato firmato dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, e dal Direttore dell’area Calcio e Responsabilità Sociale della UEFA, Michele Uva, presso la sede dell’UNHCR a Ginevra. (www.migrantitorino.it)