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Mci Bruxelles: celebrazioni eucaristiche a porte chiuse partecipate a distanza

6 Aprile 2020 - Bruxelles - Grazie alle nuove tecnologie la pastorale degli italiani a Bruxelles continua in tutte le sue dimensioni, dice a www.migrantesonline.it, il responsabile Migrantes della Missione Cattolica Italiana, don Claudio Visconti. Attraverso il canale youtube, “trasmettiamo ogni giorno in questa settimana santa una serie diversa di celebrazioni: Messe, Via Crucis, Veglia Penitenziale….. e tutti i riti della settimana Santa con l’attenzione di non sovrapporci alle celebrazioni del Santo Padre”, spiega il sacerdote. Attraverso Skype e Zoom continuano gli incontri tra le coppie e la catechesi dei gruppi più grandi e dei cresimandi, grazie ai catechisti che propongono  riflessioni “molto belle, utilizzando in modo forte la rete. Anche con i ragazzi più piccoli continuiamo la catechesi attraverso disegni e piccoli riflessioni che essi sono invitati a scrivere”. Ieri, Domenica della Palme i ragazzi della Missione Cattolica Italiana he sono state messe accanto al crocifissi ed al termine della Messa, i disegni sono stati messi sulle porte delle case per augurare pace a tutti coloro che abitano vicino e a tutti coloro che passano. Venerdì prossimo alle 15 la Via Crucis sarà animata dai ragazzi: “nelle loro case stanno costruendo un puzzle della Croce di San Damiano, davanti alla quale pregheranno la loro via Crucis”, ci spiega don Claudio: le celebrazioni eucaristiche a porte chiuse e chiesa vuota, sono partecipate a distanza tramite lettori che intervengono “da casa loro, così il coro che registra, stando ognuno a casa sua, i canti per la celebrazione”.  

Mci Bruxelles: il vescovo scrive al missionario italiano

19 Marzo 2020 - Bruxelles - "Ho appreso che la città e la diocesi di Bergamo sono particolarmente colpite dall'epidemia globale di coronavirus e che al momento sono morti 6 sacerdoti. Devi essere terribilmente colpito”. Lo scrive in un messaggio al missionario della comunità italiana di Bruxelles, don Claudio Visconti, il vescovo ausiliare della diocesi belga, mons. Jean Kockerols: “Ti invio questo piccolo messaggio per assicurarti la mia comunione di preghiera in questa grande prova. Possa il Signore accompagnare te e tutti i tuoi compatrioti”. Ad oggi sono 13 i sacerdoti della diocesi di Bergamo morti a causa del virus che sta colpendo l’Italia e molti Paesi europei. “Da qualche giorno siamo confinati”, ci dice don Visconti che voleva recarsi a Bergamo per andare a trovare i suoi parenti, amicie e anche sacerdoti “con alcuni dei quali ho condiviso tanti anni di seminario e poi di ministero”. Il sacerdote ricorda la telefonata di ieri di Papa Francesco al vescovo della cttà orobica, mons. Francesco Beschi esprimendo la sua vicinanza: “vorrei essere tra i miei compaesani. D’altro canto sono trattenuto qui a Bruxelles, non solo perché sono l’unico prete della Comunità italiana, ma anche perché il mio posto ora è qui ed i miei fratelli e le mie sorelle sono ora qui”. La Comunità cattolica italiana di Bruxelles ha attivato alcuni canali di comunicazione su YouTube e Facebook, attraverso i quali don Viscini cerca di “testimoniare che Dio non ci abbandona e che ci vuole ancora bene, nonostante sembra muto o disattento alle tante suppliche che in questi giorni gli vengono rivolte”. A Bruxelles vivono migliaia di italiani e anche la comunità cattolica è molto numerosa. “Abbiamo sospeso come in Italia ogni forma di celebrazione pubblica, ma attraverso i mezzi di comunicazione riusciamo a trasmettere la Messa ed alcune liturgie significative per la Quaresima come la Via Crucis ed il Rosario”, ci dice don Visconti: “domenica mi han detto che ci sono stati più di 700 collegamenti. Questi collegamenti dicono sicuramente la comunione che sempre cerchiamo di costruire ma anche l’Invocazione che anche da qui con le nostre famiglie rivolgiamo al Signore, perché stia dalla nostra parte contro il virus.  Questo male – spiega don Visconti - dal suo canto sta contagiando anche qui e facendo le sue vittime, che per fortuna non sono assolutamente comparabili a quanto succede a Bergamo e in Italia. Abbiamo comunque molta paura, anche perché gli esperti ci dicono che siamo di fatto in ritardo di una decina di giorni rispetto alla sua diffusione in Italia. Confidiamo e preghiamo. Sentiamoci uniti”. (Raffaele Iaria)