Primo Piano

Migranti: oltre 40 dispersi sulla rotta per le Canarie

17 Gennaio 2022 - Madrid - Oltre 40 persone risultano disperse dopo che un gommone con migranti a bordo è naufragato domenica in acque marocchine sulla rotta per le isole Canarie, secondo un calcolo fornito da alcune ong, tra cui Caminando Fronteras. Le autorità marocchine, intervenute sul luogo della tragedia, hanno trovato 10 superstiti e due cadaveri, secondo quanto confermato all'ANSA da una portavoce del servizio di salvataggio marittimo spagnolo, che ha ricevuto un avviso di Rabat a riguardo. Helena Maleno, attivista di Caminando Fronteras, ha spiegato che l'imbarcazione naufragata è partita nella notte tra sabato e domenica dalla zona del Parco Naturale di Khenifiss, nella zona di Tarfaya, con 53 persone a bordo, secondo il racconto di familiari di alcuni dei migranti a bordo. Si tratta di migranti provenienti da diversi Paesi dell'Africa sub-sahariana. "Non è il primo naufragio in quell'area", ha aggiunto l'attivista, "è una zona molto rocciosa, dove a volte le imbarcazioni risultano danneggiate poco dopo la partenza". Intanto, il servizio di salvataggio marittimo spagnolo ha avviato nelle ultime ore un'operazione per trarre in salvo una sessantina di persone, avvistate su un'imbarcazione al largo delle Canarie. Da parte sua, il servizio per le emergenze regionale ha reso noto di aver assistito nelle ultime ore 74 migranti, tratti in salvo la scorsa notte da un'imbarcazione. Si trovavano tutti "in buone condizioni di salute". Anche nelle giornate precedenti ci sono stati diversi sbarchi sull'arcipelago.    

Chiese in Italia: messaggio per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

17 Gennaio 2022 -  Roma - “Illuminati dal comune battesimo, insieme siamo come piccole stelle che adornano in modo intellegibile il cielo spirituale della Chiesa di Cristo e l’intero universo. Un grande oikos capace di accogliere il prossimo non come straniero ma quale fratello e sorella che cerca una famiglia dove trovare sollievo, luce e speranza”. È il “messaggio” quest’anno che le Chiese cattolica, protestanti e ortodosse in Italia rivolgono alle loro comunità per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si aprirà domani e si svolgerà con incontri, momenti di preghiera, tavole rotonde e celebrazioni in tutta Italia. A firmare il testo sono mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo e presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo della Cei, il pastore Luca Negro in qualità di presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, e il metropolita Polykarpos, arcivescovo ortodosso d’Italia e di Malta ed esarca per l’Europa meridionale (Patriarcato ecumenico). “In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo”, è il tema della Settimana scelto a livello internazionale dal Consiglio delle Chiese del Medio Oriente al quale è stato affidato il compito quest’anno di preparare e proporre i testi per le veglie di preghiera. Una terra, scrivono i responsabili delle chiese in Italia, di “fascino e sapienza” ma che “agli occhi dell’uomo di oggi” è “divenuta sinonimo di luoghi martoriati, ormai teatro di sofferenze, conflitti e guerre”. Una terra “così lontana dal nostro modo di vivere la quotidianità”, che è diventata oggi culla di “un altro tipo di Ecumenismo, che possiamo definire Ecumenismo di Martirio”. “È quella terra che produce martiri che illuminano con i loro bagliori di luce il cielo spirituale dell’intera Chiesa di Cristo. È quella terra che porta alla nostra attenzione l’esempio di una fede viva che riesce a superare le differenze che dividono Cristo, unico fondamento della nostra fede”. Ai “cristiani di quelle terre lontane”, le Chiese in Italia offrono “un omaggio di ringraziamento e un piccolo fiore che noi con devozione posiamo lì dove giacciono i nostri fratelli martirizzati per Cristo”. Durante la Settimana, i cristiani pregano per “l’unità visibile della Chiesa”. Questa preghiera si rinnova ogni anno e quest’anno – scrivono i responsabili delle Chiese – vuole lenire le “ferite” della “paura”, dell’”angoscia” e della “mancanza di fiducia verso il prossimo, che potenzialmente rischia di diventare la causa della nostra sofferenza”. Il quadro delineato nel messaggio in cui quest’anno si svolgerà la preghiera dei cristiani, è critico: “L’umanità di oggi si richiude in sè stessa, cerca di recidere i rapporti con il prossimo e vivere non soltanto in una separatezza fisica, ma in un isolamento spirituale, che fa crescere a dismisura la sua solitudine e la sua sofferenza psicofisica. Arenandosi nella loro solitudine esistenziale, gli uomini e le donne di oggi gridano a se stessi e si chiedono: ma che valore può avere la nostra preghiera davanti alle tante divisioni che strappano l’unica tunica di Cristo? Che valore può avere la preghiera di fronte al dominio della morte?”. Da qui l’invito “a pregare e a collaborare per la riconciliazione e il superamento delle nostre divisioni”.

Mci: un ricordo di don Eraldo Carpanese

17 Gennaio 2022 -

Roma - “Se il pane può diventare Gesù, io posso diventare Gesù!”: questa intuizione del fanciullo Eraldo alla sua Prima Comunione è la cifra di lettura della vita e dell’opera del sacerdote don Eraldo Carpanese, della cui morte il 29 luglio 2021 in età di 85anni abbiamo saputo soltanto recentemente. Una “intuizione”, quella del fanciullo confermatasi in lui già sacerdote con una riflessione dello scienziato focolarino Piero Pasolini: diventare uni in Cristo è “come l’idrogeno e l’ossigeno, che pur rimanendo idrogeno e ossigeno, unendosi diventano acqua. È il principio fondamentale dell’evoluzione”. La famiglia di provenienza è una famiglia religiosa e numerosa: sei fratelli, due femmine e quattro maschi di cui uno   sacerdote morto dieci anni fa. Ed Eraldo, ultimogenito, diventerà a sua volta sacerdote della diocesi di Bobbio nel maggio 1961. E viene inviato in aiuto al fratello Giovanni parroco. Nel 1965 partecipa alla “Scuola sacerdotale” presso il Movimento dei Focolari fondato da Chiara Lubich.  Fu per lui una rivelazione esistenziale della centralità dell’amore di Dio nella vita dell’uomo: “ero già prete, poi ho incontrato Dio” scriverà. Con questo spirito accetta nel 1966 l’invito del suo Vescovo, mons. Pietro Zuccarino, di partire missionario per gli emigrati italiani in Germania ove gli viene affidata la filiale Muelbacker della Missione Cattolica Italiana di Ludwigsburg nel Baden-Wuettenberg.  Ma già nel 1968 gli viene chiesto di spostarsi a Londra nel pieno delle contestazioni giovanili per sostenere il Centro Giovanile Italiano della locale Missione italiana. Dopo due anni gli viene chiesto un ulteriore spostamento, questa volta in Svezia a Stoccolma, una sede resasi vacante per il rientro in Italia in quell’anno del padre francescano conventuale Giulio Masiero dopo 15 anni di intenso ministero. La Svezia notoriamente avanzata nei servizi sociali e con   una prospera situazione economica è un paese fortemente laico e libertario, ma con un tasso di suicidi dell’11,73 % l’anno su 100mila abitanti e con   la religione preminente, la evangelica, al 56% della popolazione ed una frequenza del 2% e quella minoritaria, la cattolica, era soltanto l’1,6% della popolazione. Tempo atmosferico freddo, sistemazione precaria e strutture pastorali al minimo, dispersione degli italiani, non conoscenza della lingua, comunità cattolica locale di stile rigido. Unica consolazione: un gruppo femminile di focolarine al servizio del Vescovo Taylor.  Dopo otto giorni conclude: “ma qui non si può vivere”.  E tenta Dio facendo testa e croce con una monetina: croce vuol dire restare, testa invece partire. Vien fuori tre volte croce. E resta dopo le non poche perplessità iniziali per ben 18 anni, concludendo: “ho capito che quello che vuole il Signore è veramente la cosa migliore”. A Stoccolma, inserendosi nel servizio della chiesa cattedrale St. Erik, e favorito dal buon lavoro del citato predecessore p. Masiero, esprime la ricchezza e la gioia dei suoi doni di immaginazione, entusiasmo e dedizione impostando la pastorale della città e zona sui giovani e fanciulli, costruendo un clima familiare, aperto, fondato sull’amicizia e lo stare insieme anche con convivenze e nel servizio ai fratelli vicini e lontani sempre con accoglienza cordiale, aperta senza pregiudizi od esclusioni.  Nell’intento anche di coinvolgere la comunità intera. Nei primi due anni lo raggiunge don Pierino Rogliardi da Torino, pure focolarino.  Insieme   organizzano il Gruppo A.G.I.  (Associazione Giovani Italiani) che si articolava in cinque sottogruppi: i giovani (30 membri) per approfondire la fede; coro e bambini (25 giovanissimi) per vivacizzare le feste, le Messe, gli incontri, sport (due squadre di “azzurri”), cultura (genitori ed insegnanti) per corsi di lingua, ripetizione ed altro. Dopo la Messa domenicale il catechismo ai bambini mentre i genitori si trattenevano insieme in una sala adiacente con offerta di colazione.

Il vescovo mons. Brandenburg, che lo stimava molto, ha chiesto ed ottenuto che divenisse “cameriere segreto di S. Santità”, con il titolo di “monsignore”. Nel 1988 viene richiamato in diocesi dal suo Vescovo di Bobbio Mons. Giacomo Barberino per divenire parroco di Rovegno in Val Trabbia (200 abitanti) ove resta fino al 1993. Anno in cui, e fino al 2000, è parroco moderatore di Bardi insieme a due confratelli, don Carlo Tagliaferri e don Dante Concari, con i quali servire 13 parrocchie vivendo in comunità. Nel 2000 viene trasferito nella sua parrocchia di origine, S. Stefano d’Aveto. Un gradito ritorno. Ma un male insidioso, il Parkinson, insorge e lo obbliga a rinunciare nel 2006.  Pittura e musica erano la sua passione. Con dispiacere non riesce più a suonare la chitarra, compone tuttavia ancora inni (“San Sté”, inno a S. Stefano, nel 2008 e nel 2011 un pezzo per corale polifonica “Ti voglio bene”). Riesce invece per più lungo tempo a dipingere. Nel 2013 conclude una tavola di due metri per quattro dedicata a Maria Madre delle Genti che ancora oggi decora la facciata del Santuario di Val di Strà in Val Tidone.  Ha scritto anche sei libri con poesie e riflessioni molto apprezzate. Pittura e musica soprattutto ma anche gli scritti rivelano la sua interiore ricchezza e una fede serena. Arte e malattia il suo ultimo insegnamento.

Bene ha riassunto vita ed opera di don Eraldo il suo vescovo mons. Adriano  Cevolotto celebrandone i funerali  il 31 luglio nella chiesa-santuario della Madonna di Guadalupe di S.Stefano d’Aveto:  “respiro di universalità della Chiesa e  testimonianza evangelica”. Da Stoccolma l’attuale missionario mons. Furio Cesare   ha inviato la commossa e riconoscente partecipazione della comunità italiana che lo ricorda ancora in benedizione. (mons. Silvano Ridolfi)

La Domenica del Papa: la premura di Gesù

17 Gennaio 2022 - Città del Vaticano - “Non è ancora giunta la mia ora”. Il quarto Vangelo ci porta nella cittadina di Cana dove “il terzo giorno ci fu una festa”, scrive Giovanni. Non un giorno qualsiasi ma il terzo giorno, nel quale avviene la terza manifestazione di Gesù, dopo l’epifania, quando l’abbiamo trovato nella mangiatoia visitato dai magi venuti dall’Oriente; dopo il battesimo sulle rive del Giordano, l’inizio dell’attività pubblica del Signore. Siamo a Cana di Galilea, dunque, e durante una festa di nozze si compie il primo miracolo. Curiosità: in primo piano non è tanto un matrimonio, degli sposi non conosciamo i nomi e nel brano di Giovanni una sola volta leggiamo la parola sposo; anche la Madonna non viene mai chiamata per nome, ma solo con la parola madre. Cosa è avvenuto, allora, in quel terzo giorno? Con l’immagine delle nozze Giovanni ci propone il tema dell’alleanza tra Dio e il suo popolo. Nel dire che ci troviamo nel terzo giorno, il legame tra Antico e Nuovo Testamento: nell’Esodo, il terzo giorno – il Sinai, “sul far del mattino vi furono tuoni e lampi … era sceso il Signore nel fuoco” – è il giorno in cui Dio sancisce l’alleanza con il popolo di Israele, donando a Mosè le Tavole della Legge. Il terzo giorno è anche la pietra rotolata, le donne giunte al sepolcro vuoto. Cana, in ebraico significa creare, fondare; è un segno, dunque, un simbolo di una nuova fondazione che richiama l’antica alleanza e la rinnova nell’acqua tramutata in vino. “Donna, che vuoi da me. Non è ancora giunta la mia ora”, dice Gesù alla Madre, prima di compiere quanto gli è stato chiesto. Per questo “nuovo inizio” c’era bisogno dell’intervento, della sollecitudine della Madonna; un atteggiamento che Michelangelo ha efficacemente raffigurato nel Giudizio della Sistina, dove la vediamo accanto al figlio, ma con lo sguardo rivolto verso il basso, là dove ci sono uomini e donne in attesa di conoscere la loro sorte, quasi a voler continuare la sua opera chiedendo misericordia per l’umanità. Nel racconto di Cana, Giovanni non parla di miracolo, ma di “inizio dei segni compiuti da Gesù”. All’Angelus Papa Francesco spiega che il segno “è un indizio che rivela l’amore di Dio, che non richiama cioè l’attenzione sulla potenza del gesto, ma sull’amore che lo ha provocato. Ci insegna qualcosa dell’amore di Dio, che è sempre vicino, tenero e compassionevole”. E come avviene questo segno? La Madonna si accorge del problema e avvisa il figlio chiedendo ai servi di eseguire ciò che dirà loro; e Gesù lo farà in punta di piedi, senza clamore: “così agisce Dio, con vicinanza, con discrezione”. E i discepoli, dice il Papa, “vedono anche il modo di agire di Gesù, questo suo servire nel nascondimento, così è Gesù: ci aiuta, ci serve nel nascondimento. Così comincia a svilupparsi in loro il germe della fede, cioè credono che in Gesù è presente Dio, l’amore di Dio”. Pagina ricca di simbolismo, questa di Giovanni, che mette in risalto il tema dell’alleanza: invito a guardare alla resurrezione, ma anche a volgere lo sguardo indietro, al Sinai. Ma c’è un secondo aspetto che Francesco evidenzia, nelle sue parole, all’Angelus: il primo segno di Gesù non è una guarigione, un miracolo, ma un gesto che viene in aiuto a una festa di nozze – anche qui potremmo chiederci: chi è il vero sposo e quale metafora per le nozze – “ma un gesto che viene incontro a un bisogno semplice e concreto di gente comune, un gesto domestico, un miracolo, diciamo così, ‘in punta di piedi’, discreto, silenzioso”. Questo perché Gesù “è pronto ad aiutarci, a risollevarci”. Segni, dunque, attraverso i quali “veniamo conquistati dal suo amore e diventiamo suoi discepoli”. Poi il vino. La festa si conclude non con un vino meno buono, annacquato, ma con il vino migliore. Simbolicamente questo ci dice, afferma il Papa, “che Dio vuole per noi il meglio, ci vuole felici. Non si pone limiti e non ci chiede interessi. Nel segno di Gesù non c’è spazio per secondi fini, per pretese verso gli sposi. No, la gioia che Gesù lascia nel cuore è gioia piena e disinteressata. Non è una gioia annacquata!” Di qui l’invito che fa a noi il Papa di “frugare tra i ricordi alla ricerca dei segni che il Signore ha compiuto” nella vita di ognuno; “segni che ha fatto per mostrarci che ci ama” e “chiediamoci: con quali segni, discreti e premurosi, mi ha fatto sentire la sua tenerezza?” (Fabio Zavattaro - SIR)

Preghiera dei fedeli: II domenica del Tempo Ordinario

16 Gennaio 2022 -
Sorelle e fratelli carissimi, la Parola di Dio illumina sempre la nostra vita, invochiamo con fede il Signore, proclamando insieme: 
 
Rinnova la speranza nei nostri cuori, o Signore!
 
  1. Dio Padre, attraverso il tuo Figlio Unigenito Gesù Cristo, tu fai sorgere come stella la tua giustizia e fai risplendere come lampada la tua salvezza. Aiuta tutti noi che abbiamo ricevuto il dono del battesimo a essere, nelle azioni di ogni giorno, autentici testimoni della nostra fede in Te così da diffondere nel mondo la luce del tuo amore, preghiamo…
  2. Spirito Santo che sempre diffondi sulla terra un raggio della luce divina ed elargisci diversità di carismi, fa’ che ogni uomo e donna valorizzino i santi doni che hanno ricevuto utilizzandoli per il bene comune e a maggior gloria di Dio, preghiamo…
  3. O Santa Trinità, Amore che unisce Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo,fa’ che ogni famiglia della terra sia ricolma del tuo amore, della tua gioia e di ogni aiuto e benedizione, preghiamo...
  4. L’intercessione di nostri Santi patroni illumini i nostri sentieri di vita, riconducendoli alla pace universale con tutti gli uomini. Cessino gli odi, le prevaricazioni, le discordie, le calunnie, e ogni istinto di male che alberga nei nostri cuori,
 
O Dio, sostieni in noi la speranza, confermaci nella Fede, rendici forti nella Virtù. Aiutaci nella lotta spirituale, ottienici da Dio tutte le grazie che ci sono più necessarie per conseguire con te la gloria eterna. Tutto questo ti chiediamo per Cristo Nostro Signore. Amen.

Medu: lunedì la presentazione del Rapporto sulle condizioni socio-sanitarie di migranti e rifugiati a Roma

14 Gennaio 2022 - Roma - Nella città di Roma oltre 14mila individui  vivono sulla strada o in situazioni abitative di grave precarietà. La pandemia da Covid-19 ha contribuito ad accrescere  il numero di queste persone e ad aggravarne le condizioni di vita.  Questo rapporto, realizzato da Medici per i Diritti Umani (MEDU) in collaborazione con l’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR), si pone l’obiettivo  di raccontare  in modo lucido e accurato – attraverso   dati,  immagini  e  testimonianze dirette – le condizioni socio-sanitarie di migranti, richiedenti asilo e rifugiati che vivono  in alcuni dei più grandi  insediamenti informali della capitale d’Italia, tra edifici occupati ed aree intorno alle grandi stazioni ferroviarie. Sulla base  della  realtà  fotografata  dagli operatori e dei volontari di MEDU, il rapporto propone un’analisi delle numerose e gravi  criticità rilevate ma anche di alcune buone pratiche emerse nel corso della pandemia, formulando  raccomandazioni  alle  istituzioni  locali e  nazionali,  nel  tentativo  di  contribuire  a  riportare tra le priorità della politica la salute e i diritti di una popolazione vulnerabile confinata ai margini socio-esistenziali, prima ancora che geografici, delle nostre città. Il rapporto sarà presentato lunedì prossimo, 17 gennaio 2022 alle ore 10,00.

Vescovi Sicilia: l’arcivescovo Lorefice e il vescovo Fragnelli in visita alla Mare Jonio

14 Gennaio 2022 - Trapani - “Una reale visita di amicizia e di fraterno sostegno, una visita ‘familiare’, senza altoparlanti”. Così l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, che, nei giorni scorsi, assieme al vescovo di Trapani, mons. Pietro Maria Fragnelli, ha fatto visita all’equipaggio della “Mare Jonio” dell’organizzazione no profit Mediterranea Saving Humans che a Trapani sta ultimando i preparativi per la partenza della decima missione di soccorso nel Mediterraneo. “Una visita, la mia, per ribadire la stima e la gratitudine nei loro confronti, perché loro stanno custodendo a rischio della vita, di incomprensioni e di ostilità, la parola più importante e urgente di questa odierna pagina della storia e che corrisponde al cuore del Vangelo: la ‘compassione’ che fa propria ogni sofferenza umana, ogni desiderio di riscatto e di vita, fino a al dono di sé. Sono loro – ha aggiunto l’arcivescovo di Palermo – che portano avanti la storia, insieme a tutti quelli che ogni giorno con silente fedeltà compiono il loro dovere umano, operatori di bene e di pace. Il mio è stato un umile riverbero di accoglienza del messaggio di sostegno di vicinanza e preghiera che ieri il Papa ha fatto arrivare loro attraverso la parola del cardinale Michael Czerny”, prefetto ad interim del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale”. Per mons. Corrado Lorefice, “un giorno questa nostra generazione dovrà arrossire ed espiare per questo ennesimo sterminio generato dall’indurimento e dall’accecamento di molti cuori”. “Ma grazie anche a questi uomini e a queste donne che solcheranno il Mediterraneo in cerca di altri uomini e donne da salvare, la storia umana può ancora sperare di avanzare verso un traguardo di vita e di beatitudine”.

Card. Zuppi i funerali di Sassoli: “per lui la politica era per il bene comune e la democrazia sempre inclusiva, umanitaria e umanista”

14 Gennaio 2022 - Roma - “Il Vangelo ci parla di Beatitudine. Attenzione, queste beatitudini non sono diverse dalla felicità umana, anzi è proprio felicità piena, proprio quella che tutti cerchiamo” Lo ha detto oggi il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna durante l’omelia ai funerali di Stato di David Sassoli, il presidente del Parlamento Europeo morto qualche giorni fa. Il porporato ha ripercorso il significato delle beatitudini evangeliche. Ha quindi affermato: “debbo dire che vedendo quanto amore si è stretto in questi giorni intorno a David e alla sua famiglia capisco con maggiore chiarezza che la gioia viene da quello che si dona agli altri e che poi, solo dopo averla donata, si riceve, sempre, perché la gioia è nell’essere e non nell’avere, nel pensarsi per e non nel cercare il proprio interesse o di qualcuno”. “Domandiamoci cosa dobbiamo dare agli altri perché essi siano felici, perché la mia felicità è la loro. È proprio vero, come qualcuno ha detto con saggezza, che dobbiamo vedere la vita sempre con gli occhi degli altri. Per questo ringraziamo il Signore per David. È stato beato anche nell’afflizione, durante la sua malattia che ha accolto con dignità, senza farla pesare, spendendosi fino alla fine, invitando tutti a guardare lontano, vivendo con la forza dei suoi ideali e dell’amore che tanto lo ha circondato e accompagnato. Ecco, la beatitudine piena che oggi David vive e con la sua vita ci ricorda e ci consegna. David era un uomo di parte, ma anche uomo di tutti, perché la sua parte era quella della persona. Per questo per lui la politica era, doveva essere per il bene comune e la democrazia sempre inclusiva, umanitaria e umanista”. Il porporato ha aggiunto: “ecco perché voleva l’Europa unita e con i valori fondativi, che ha servito perché le sue istituzioni funzionassero, che ha amato perché figlio della generazione che aveva visto la guerra e gli orrori del genocidio e della violenza pagana nazista e fascista, dei tanti nazionalismi, lui figlio della resistenza e dei suoi valori, quelli su cui è fondata la nostra Repubblica e che ha ispirato i padri fondatori dell’Europa. È da quella immane sofferenza che nasceva il suo impegno. Non ideologie, ma ideali; non calcoli, ma una visione perché anche l’Europa non può vivere per se stessa, perché il cristianesimo non è un’idea, ma una persona, Gesù, che passa attraverso le persone e nella storia”. Zuppi ha quindi citato alcuni brani del messaggio di Sassoli per lo scorso Natale. Infine ha letto parole di David Maria Turoldo: “Dio della vita, sei tu che nasci, che continui a nascere in ogni vita. Voce per chi muore ora: perché non muore, non muore nessuno: niente e nessuno: niente e nessuno muore perché Tu sei. Tu sei e tutto vive, è il Tutto in te che vive: anche la morte!”. Il cardinale ha concluso: “Gesù ti abbracci nella sua grande misericordia. Buona strada. Riposa in pace e il tuo sorriso ci ricordi sempre di cercare la felicità e a costruire la speranza, Fratelli tutti”. (G.B.)

Papa Francesco: eroi padri e madri famiglie profughi e migranti

14 Gennaio 2022 - Città del Vaticano – “Sento molto vicino il dramma di quelle famiglie, di quei padri e di quelle madri che stanno vivendo una particolare difficoltà, aggravata soprattutto a causa della pandemia. Credo che non sia una sofferenza facile da affrontare quella di non riuscire a dare il pane ai propri figli, e di sentirsi addosso la responsabilità della vita degli altri. In questo senso la mia preghiera, la mia vicinanza ma anche tutto il sostegno della Chiesa è per queste persone, per questi ultimi”. Lo dice papa Francesco in una intervista ai media vaticani a cura di Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano e Alessandro Gisotti, vice-direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione, sull'essere genitori al tempo del Covid e sulla testimonianza di San Giuseppe, esempio di forza e tenerezza per i padri di oggi.  “Penso anche – ha aggiunto il Pontefice - a tanti padri, a tante madri, a tante famiglie che scappano dalle guerre, che sono respinte ai confini dell’Europa e non solo, e che vivono situazioni di dolore, di ingiustizia e che nessuno prende sul serio o ignora volutamente. Vorrei dire a questi padri, a queste madri, che per me sono degli eroi perché trovo in loro il coraggio di chi rischia la propria vita per amore dei propri figli, per amore della propria famiglia”. Anche Maria e Giuseppe – ha quindi aggiunto papa Francesco - hanno “sperimentato questo esilio, questa prova, dovendo scappare in un paese straniero a causa della violenza e del potere di Erode. Questa loro sofferenza li rende vicini proprio a questi fratelli che oggi soffrono le medesime prove. Questi padri si rivolgano con fiducia a san Giuseppe sapendo che come padre egli stesso ha sperimentato la stessa esperienza, la stessa ingiustizia. E a tutti loro e alle loro famiglie vorrei dire di non sentirsi soli! Il Papa si ricorda di loro sempre e per quanto possibile continuerà a dare loro voce e a non dimenticarli”. (R.Iaria)  

Giubileo 2025: “Pellegrini di speranza” il motto

14 Gennaio 2022 -

Roma - “Pellegrini di la speranza”. Questo il motto del Giubileo del 2025 annunciato a Telepace - e ripresa da Vatican News - dall’arcivescovo, mons.  Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. In particolare il presule ha sottolineato come l’approvazione del tema da parte del Papa sia arrivata durante l’udienza avuta dal Pontefice lo scorso 3 gennaio. La premura del Pontefice, ha aggiunto monsignor Fisichella, è che l’Anno Santo venga preparato nel migliore dei modi. Per questo si tratta di dare contenuto ai termini che lo definiscono, come appunto sono quelli condensati nel motto e che richiamano temi chiave del pontificato in corso.

Quanto al cammino giubilare vero e proprio «sono tante le opere da realizzare», ha aggiunto l’arcivescovo che guida il dicastero cui è affidata la responsabilità organizzativa. La prima necessità, ha continuato, è di avere un «impatto preparatorio solido» e creare una macchina organizzativa efficiente.

Vangelo Migrante: II Domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Gv 2,1-11)

13 Gennaio 2022 -   Il Vangelo di Cana coglie Gesù nelle trame festose di un pranzo nuziale, in mezzo alla gente. Canta, ride, balla, mangia e beve, lontano da un presunto ascetismo. Dio non è il concorrente della gioia delle sue creature, del vitale e semplice piacere di esistere e di amare: Cana è il suo atto di fede nell’amore umano. È il creatore dell’amore. Lo benedice e lo sostiene al punto di farne il caposaldo, il luogo originario e privilegiato della sua evangelizzazione: “questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù”. Anche Maria partecipa alla festa e ‘guarda’ ciò che accade attorno a lei. Il suo osservare attento e discreto le permette di vedere ciò che nessuno vede e cioè che il vino è terminato: “Non hanno più vino”. Punto di svolta del racconto. Non è il pane che viene a mancare, alimento necessario alla vita, ma il vino, alimento di complemento e non indispensabile, … ma non nel bel mezzo di una festa! “Non è ancora giunta la mia ora”, dice Gesù. Maria non chiede uno ‘spreco di potenza’ ma chiede a Dio che suo Figlio anticipi ‘l’ora’ che il Padre gli ha consegnato nel tempo della sua venuta in mezzo agli uomini. ‘Quell’ora’, è il momento cruciale del Calvario, anzitutto; la cruna dell’ago attraverso la quale deve passare per rivoltare tutta quanta la storia, di tutti gli uomini e di tutti i tempi. L’umanissimo miracolo di Cana è un miracolo della fede di Maria che apre gli estremi di ‘quell’ora’ estendendola da quel banchetto fino alla croce. Un’estensione che abbraccia tutti gli uomini, in ogni istante della vita: nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia. Cana inaugura il tempo della missione pubblica di Gesù e, nei segni e nei miracoli, si rivelerà come ‘l’ora della gloria di Dio e della Salvezza per gli uomini’. Non una serie di episodi e circostanze ireniche e moralmente edificanti ma appuntamenti puntuali e risolutivi. Proprio come a Cana, dove “egli manifestò la Sua gloria e i discepoli credettero in Lui”. (p. Gaetano Saracino)  
  1. Gaetano SARACINO

Abitare Rom a Milano

13 Gennaio 2022 - Milano - Cinque paesi, tre contesti metropolitani (Milano, Barcellona e Parigi) e due di provincia rurale (in Romania e Ungheria), 8 organizzazioni partner, diversi progetti e buone prassi comparati, soprattutto centinaia di contatti diretti e interviste in profondità, con cittadini Rom, Sinti e Caminanti e con operatori sociali e decisori politici: sono gli elementi salienti del progetto R-HOME (Roma: Housing, Opportunities, Mobilisation and Empowerment), cofinanziato dal programma Rec dell’Ue, i cui risultati sono stati presentati oggi nel corso del convegno online "Accesso alla casa e ai diritti per i gruppi Rom – Sinti – Caminanti". "L’abitare, quando si pensa ai Rom, è spesso identificato come un abitare degradato. A questa visione culturale distorta si aggancia una politica spesso miope, che identifica i campi come l’unica soluzione o il luogo abituale per le abitazioni dei Rom. Troppi tentativi demagogici non hanno prodotto soluzioni durature: dobbiamo cambiare prospettiva – ha detto  Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana, introducendo il convegno –. L’alloggio familiare può rappresentare un punto di partenza fondamentale per ogni percorso di integrazione: garantisce la stabilità necessaria perché anche i percorsi scolastici, formativi e lavorativi possano trovare compimento. Tradizionalmente, invece, essa è considerata il punto di arrivo, al quale si accede quando altri presupposti sono stati soddisfatti. Mettere la casa al primo posto, tra le priorità, significa ribadire con forza un diritto non tutelato per molte fasce della popolazione. In particolare per i Rom". Che il livello di povertà abitativa tra i Rom sia "straordinariamente alto" lo ha premesso  Tommaso Vitale, docente di sociologia a Sciences PO – Istituto universitario di studi politici di Parigi. Vitale, curatore della ricerca Intrappolati in un tugurio, che contiene gli esiti del progetto, ha però spiegato che "in tale povertà non c’è alcun fattore culturale, piuttosto l’effetto cumulativo di forme strutturali e violente di discriminazione». Vitale ha messo in relazione il degradarsi delle condizioni abitative e di vita della più numerosa minoranza etnica presente in Europa con politiche pubbliche ispirate al principio «che prima ci si integra, poi semmai si accede a una casa. Ma anche la piccola quota di persone Rom che riescono a integrarsi, ad avere reddito, ad accumulare risorse spesso rimangono vittime di meccanismi discriminatori e forme di razzismo nella relazione con i proprietari di immobili e gli istituti di credito». L’alternativa è il ricorso alle iniziative di housing pubblico, insufficienti e «segnate sovente da inefficacia e sprechi, oppure a forme di credito informale e usurario, che strutturano altre forme e condizioni di illegalità" e conducono comunque a investire "nei propri ghetti etnici, non adeguatamente infrastrutturati" e sostanzialmente invivibili.  Per rovesciare queste spirali di esclusione, ha osservato Vitale, occorre partire, come ha fatto il progetto R-Home, dall’ascolto delle persone e delle famiglie che mostrano "un fortissimo impegno ad andare oltre la propria condizione". E soprattutto, ribadito politicamente il primato del diritto alla casa, occorre "rafforzare il lavoro sociale con i soggetti Rom, garantendogli continuità e tempi lunghi, trovare meccanismi di prevenzione (anziché di punizione) delle difficoltà finanziarie delle famiglie che accedono a una casa, consolidare la varietà degli strumenti di politica pubblica per l’accesso alla casa e la desegregazione dei quartieri". Patrizia Farina, demografa di UniMi-Bicocca, ha concluso il convegno, riprendendo anche gli interventi di Aniko Bernat, dell’associazione Tarki di Budapest, e di Annabel Carballo, della Fondazione delle associazioni gitane di Catalogna. "Dal progetto e dalla ricerca – ha evidenziato Farina – emergono indicazioni e indicatori concreti per migliorare il Framework strategico dell’Ue rispetto alle politiche di inclusione della minoranza Rom. L’applicazione di tale Framework è avvenuta a macchia di leopardo nel decennio 2010-2020; bisogna cambiare passo entro il 2030, provando a scardinare non solo le forme di discriminazione esplicita sussistenti nei confronti delle popolazioni Rom, ma anche quelle di discriminazione opaca e sostanziale". Spesso, infatti, le situazioni di esclusione abitativa nascono anche dall’assenza di conoscenza delle regole e delle opportunità di accesso all’edilizia pubblica e privata, o dal non essere interni a reti associative e di rappresentanza (anche nella minoranza Rom vi sono gradi diversi di inclusione e vulnerabilità, e accade che le politiche e i progetti non riescano a raggiungere proprio gli "ultimi tra gli ultimi"). Essenziale, a questo proposito, aveva ricordato Carballo, è il lavoro di empowerment, cioè di formazione e di rafforzamento delle consapevolezze e conoscenze che va condotto con i soggetti e i gruppi rom: "È importante parlare di inclusione, più che di integrazione dei Rom, perché siano i Rom stessi a difendere i propri diritti. E anche questo passa necessariamente dalla volontà politica dei contesti locali, nazionali ed europei".  

Decreto flussi 2021: 69.700 gli ingressi consentiti in Italia a lavoratori non comunitari

13 Gennaio 2022 - Roma - È di 69.700 la quota massima dei lavoratori non comunitari subordinati, stagionali e non stagionali, e di lavoratori autonomi che potranno fare ingresso in Italia sulla base del decreto flussi 2021, adottato con  Dpcm 21 dicembre 2021. Nell’ambito della quota, sono riservati 20.000 ingressi per motivi di lavoro subordinato non stagionale, nei settori dell’autotrasporto merci per conto terzi, dell’edilizia e turistico-alberghiero dei cittadini di Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, Guatemala India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Repubblica di Macedonia del Nord, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina e dei Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere accordi di cooperazione in materia migratoria. Le restanti quote sono ripartite tra ingressi di cittadini non comunitari che abbiano completato programmi di formazione ed istruzione nei Paesi di origine, ingressi di lavoratori di origine italiana residenti in Venezuela e ingressi di cittadini non comunitari per lavoro autonomo nonché tra conversioni dei permessi di soggiorno già detenuti ad altro titolo in permessi di soggiorno per lavoro subordinato e per lavoro autonomo. Sarà possibile inviare le istanze dalle ore 9.00 del 27 gennaio 2022. 42.000 quote per lavoro subordinato stagionale nei settori agricolo e turistico-alberghiero. Riguardano ingressi di cittadini non comunitari per lavoro subordinato stagionale di Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, Guatemala, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Repubblica di Macedonia del Nord, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina. Nell’ambito di tale quota, sono riservate 14.000 unità ai lavoratori dei medesimi Paesi le cui istanze saranno presentate, in nome e per conto dei datori di lavoro, dalle seguenti organizzazioni: Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, Alleanza delle Cooperative (comprende Lega cooperative e Confcooperative). Le quote verranno ripartite, a cura del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, tra le regioni e le province autonome. Sarà possibile inviare le istanze dalle ore 9.00 del 1° febbraio 2022. L’applicativo per la precompilazione dei moduli di domanda sarà disponibile dalle ore 9.00 del 12 gennaio 2022, accedendo alla procedura informatica indicata sul sito https://nullaostalavoro.dlci.interno.it. Gli utenti sono invitati ad autenticarsi preventivamente sul predetto sito rispetto alle date previste per l’invio delle domande, accedendo esclusivamente con credenziali Spid.    

Fenomeno migratorio: analisi e valutazioni del Consiglio Territoriale per l’immigrazione di Matera

13 Gennaio 2022 - Matera - L'andamento del fenomeno migratorio della provincia, con le dinamiche e criticità che lo contraddistinguono, ha formato oggetto di una approfondita analisi nel corso di una riunione del Consiglio Territoriale per l'Immigrazione, presieduta dal Prefetto di Matera, Sante Copponi. Il Consiglio Territoriale, organismo preposto al monitoraggio della presenza dei cittadini stranieri immigrati nel territorio e della capacità di quest'ultimo di assorbire i flussi migratori, è composto da rappresentanti delle amministrazioni statali, degli Enti locali, della Camera di Commercio, delle associazioni che operano nel campo dell'assistenza e dell'integrazione, delle organizzazioni datoriali e di lavoratori, configurandosi quindi come organo di supporto strategico del Prefetto nella gestione del fenomeno stesso. Il Prefetto Copponi nell'introdurre la riunione ha dichiarato che scopo dell'incontro era quello di raccogliere e mappare le problematiche locali legate all'immigrazione, per la promozione di ogni utile iniziativa per l'integrazione socio-territoriale degli immigrati, anche mediante la formulazione ai diversi livelli istituzionali delle proposte idonee a superare le criticità avvertite. Dalla lunga e approfondita disamina che è seguita, è emerso - si legge in una nota - che il primo grande problema che affligge la provincia di Matera è quello della sistemazione abitativa dei migranti, soprattutto di quelli - e sono tanti - impegnati nei lavori agricoli nel metapontino. In sede di riunione è emerso che questo è "un fenomeno annoso che si è caratterizzato, nel corso degli anni, con le conosciute sistemazioni precarie in casolari abbandonati, in ruderi fatiscenti in condizioni di estrema precarietà e degrado igienico-ambientale e sociale. Il culmine del fenomeno è stato raggiunto con lo sgombero della Felandina, in Comune di Bernalda, dove si è registrata la morte di una migrante". E' stata  rappresentata in numerosi interventi "l'improcrastinabile necessità di trovare prontamente una soluzione in grado di corrispondere a quello che si configura come un bisogno primario, all'ombra del quale si intersecano fenomeni di illegalità diffusa, quale il caporalato" . Nel corso della riunione diversi interventi di esponenti del mondo associativo e sindacale hanno segnalato il problema riguardante la necessità della definizione dell'iter amministrativo previsto per consentire il completamento del Centro di accoglienza presso la "Città della Pace" di Scanzano Jonico, per cui a suo tempo è stato condiviso un progetto e per il quale è stato stanziato un cospicuo finanziamento, anche con fondi PON Legalità, che, altrimenti, andrebbe perduto. Al riguardo, il Prefetto, aderendo alle sollecitazioni rappresentate, ha assicurato il suo interessamento presso la Regione per conoscere lo stato amministrativo della pratica e chiedere notizie sui tempi di definizione della stessa.
  Particolarmente significativi sono risultati gli interventi del sig Questore, del dirigente dell'ufficio scolastico provinciale, del dirigente provinciale dell'I.N.P.S. e del rappresentante dell'Ispettorato territoriale del lavoro che hanno segnalato le attività di competenza poste in essere nei confronti del fenomeno migratorio. Il Prefetto a conclusione dell'incontro si è riservato di procedere alla convocazione del Consiglio Territoriale con cadenza mensile, al fine di dar vita ad una sorta di osservatorio permanente rivolto all'esame congiunto tra istituzioni, mondo delle associazioni di volontariato, di categoria, delle organizzazioni sindacali dei problemi relativi a specifiche questioni, tra le quali assume rilevanza il fenomeno del caporalato, che si presenteranno in questo territorio al fine di trovare soluzioni condivise. Matera, 12 gennaio 2022

Migrantes Reggio Calabria-Bova: la festa dei Popoli con mons. Morrone

13 Gennaio 2022 - Reggio Calabria - A Reggio Calabria, la solennità dell’Epifania di quest’anno ho offerto l’occasione alle comunità etniche di ritrovarsi, in cattedrale, attorno al nuovo arcivescovo, mons. Fortunato Morrone. Nonostante la recrudescenza della pandemia, la gioia di vivere la comunione delle diversità è stata la motivazione di fondo per celebrare l’“Epifania di Gesù, incontro dei Popoli”, come recitava la locandina che invitava all’evento. Con il vescovo e un buon numero di sacerdoti della diocesi, in duomo c’erano gruppi di Filippini, Ucraini, Rumeni, Georgiani e Polacchi, con rappresentanti del Congo, del Senegal, dello Sri Lanka, del Kenya e della Tanzania. È stata anche un’opportunità per commemorare un grande vescovo, Giovanni Battista Scalabrini, che 25 anni fa papa Giovanni Paolo II ha proclamato Beato, definendolo “Padre dei migranti”. Il direttore dell’Ufficio diocesano “Migrantes”, p. Gabriele Bentoglio, ha presentato le comunità etniche all’Arcivescovo citando l’omelia dell’Epifania del 2016 pronunciata da papa Francesco e spiegando che: “oggi, in questa cattedrale, noi facciamo di nuovo esperienza della realtà di cui ha parlato il Santo Padre: Gesù si manifesta ancora come potenza che unisce, che distrugge i muri che dividono e ci aiuta a guardare agli elementi che arricchiscono le nostre diversità etniche, linguistiche, culturali e persino religiose”. L’arcivescovo, da parte sua, ha ripreso e approfondito il tema dell’unità, che si colora e arricchisce con i molteplici elementi che formano il patrimonio di ogni singola persona e di ogni comunità. Al termine della celebrazione, per indirizzare un saluto all’arcivescovo, hanno preso la parola un rappresentante della comunità Filippina, uno della Chiesa Rumena Ortodossa e uno della comunità Islamica. Il Beato Scalabrini era "presente" alla celebrazione, non solo nel poster che campeggiava sul presbiterio della cattedrale, ma soprattutto quando sono di nuovo risuonate le parole che egli aveva rivolto alla sua diocesi di Piacenza nell’omelia della notte di Natale del 1887, quando disse: “Venite, o popoli della terra, cantate ai piedi di Gesù bambino il cantico della gioia, l’inno della gloria. (…) Ascoltiamo gli Angeli, che ci annunciano ancora nella sua nascita un mistero di pace (…): pace sulla terra alle nazioni, ai popoli, pace all’oriente, dove ancora c’è guerra; pace all’occidente, che spaventosamente si getta nell’abisso; pace ai genitori, ai figli, (…) pace agli uomini tutti di buona volontà”.  

Cei: no Green pass per le celebrazioni liturgiche ma raccomandata la mascherina FFP2

12 Gennaio 2022 - Roma - Per le celebrazioni liturgiche "non è richiesto il Green Pass, ma si continua a osservare quanto previsto dal Protocollo Cei-Governo del 7 maggio 2020, integrato con le successive indicazioni del Comitato Tecnico-Scientifico: mascherine, distanziamento tra i banchi, niente scambio della pace con la stretta di mano, acquasantiere vuote". Lo scrive la Segreteria generale della Cei in una lettera ai vescovi italiani che richiama le norme introdotte dagli ultimi decreti legge legati all’emergenza Covid. In particolare, si legge nel testo, "occorre rispettare accuratamente quanto previsto, in particolar modo: siano tenute scrupolosamente le distanze prescritte; sia messo a disposizione il gel igienizzante; siano igienizzate tutte le superfici (panche, sedie, maniglie...) dopo ogni celebrazione. Circa le mascherine, il Protocollo non specifica la tipologia, se chirurgica o FFP2; certamente quest’ultima ha un elevato potere filtrante e viene raccomandata, come peraltro le autorità stanno ribadendo in questi giorni". Quanto al catechismo, "chi è sottoposto a 'sorveglianza con testing' non potrà partecipare" pur "risultando negativo al primo test, fino all’esito negativo del secondo test da effettuarsi cinque giorni dopo il primo. Per gli operatori (catechisti, animatori ed educatori...) è vivamente raccomandato l’utilizzo della mascherina FFP2". Anche ai partecipanti alla catechesi tale tipologia di mascherina sia raccomandata e "può essere opportuno che le parrocchie tengano alcune mascherine FFP2 di scorta da far utilizzare a chi ne fosse sprovvisto o l’abbia rotta, sporca o eccessivamente usurata". La Segreteria generale, dunque, consiglia l’utilizzo delle mascherine FFP2 "per tutte le attività organizzate da enti ecclesiastici". Infine, "il personale delle Facoltà Teologiche e degli Istituti di Scienze Religiose nonché i docenti dei corsi curriculari nei Seminari sono tenuti a possedere il Green Pass rafforzato a partire dal 1° febbraio 2022".

Corso online su papa Luciani, “figlio di emigrati”

12 Gennaio 2022 -

Roma - “Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, figlio di emigranti bellunesi” è il titolo di un corso costituito da 10 lezioni gratuite, della durata di circa mezz’ora l’una, fruibili online su www.accademiabm. it . Il progetto, realizzato dalla Fondazione Papa Luciani di Canale d’Agordo Onlus, si propone di avvicinare le persone alle origini di Luciani.

Canarie, allarme per 52 dispersi da alcuni giorni

12 Gennaio 2022 -

Milano - È di nuovo allarme in mare, tra il Nord Africa e la Spagna. Un’imbarcazione con a bordo 52 migranti è per il momento segnalata dispersa nell’Oceano Atlantico. L’imbarcazione, riferisce Alarm Phone, era diretta verso le Isole Canarie. Tra le persone a bordo vi sono 21 donne e 8 bambini. L’allarme è stato dato due giorni fa, ma la barca era partita dal Marocco mercoledì scorso. Ieri una imbarcazione con 57 migranti (35 uomini, 20 donne, 2 minori), localizzata e soccorsa dalla Guardia costiera spagnola a 63 miglia da Maspalomas, nella Gran Canaria è stata soccorsa. Non si tratterebbe però del barcone disperso.

In Famiglia: un passaggio difficile

12 Gennaio 2022 -   Dopo la nascita di Gesù, gli evangelisti, come molti di noi sanno, riducono al minimo le informazioni su di lui e i suoi genitori, tanto che alcuni dei cosiddetti vangeli apocrifi hanno sentito la necessità di colmare questo vuoto con racconti edificanti, piccoli miracoli o altro che caratterizzasse la vita del Figlio di Dio che “cresceva e si fortificava, pieno di sapienza e di Grazia di Dio” (Lc 2, 39). Quali pensieri avranno attraversato quel bambino così speciale eppure nato come tutti gli altri? Quale consapevolezza sulla sua reale identità nel nascondimento della vita quotidiana in quel di Nazareth? Quanto amore avrà ricevuto dalla sua inimitabile madre? Quante cose gli avrà saputo insegnare suo padre… dalle preghiere, ai primi rudimenti del lavoro? Esegeti e teologi hanno speso pagine e pagine, ma di fatto non sappiamo niente, possiamo solo fare delle congetture dettate dalla nostra fede e dal nostro amore, ma chissà quanto fondate. È verosimile che la piena umanità di Gesù abbia comportato anche per lui una graduale comprensione della sua natura e della sua vocazione, per tutta la sua breve vita, fino a quel momento decisivo nell’orto degli Ulivi, in cui ancora il Figlio si affida totalmente alla volontà del Padre e la assume con tutta la sofferenza di un uomo. In questo spazio che sono i primi 30 anni circa della vita di Gesù, vi è un episodio, raccontato solo da Luca (Lc 2, 41-52) che ha illuminato generazioni di genitori e che da sempre ispira le famiglie cristiane. Si tratta di quel grande spavento che Gesù dodicenne procurò ai suoi genitori fermandosi coi dottori nel Tempio di Gerusalemme, mentre loro ritornavano dall’annuale pellegrinaggio alla città santa. Quella famiglia che noi definiamo “sacra”, ligia alle tradizioni e fedele nell’ascolto del Signore, non è esentata da un momento di grande turbamento, un disincanto, una vera e propria crisi. Gesù è cresciuto, è nell’età del Bar Mitzvah, il rito con cui ogni ragazzo ebreo assume in prima persona la sua professione di fede, un po’ come per noi cristiani il sacramento della confermazione. Gesù “passa” all’età adulta e non è quello che i suoi genitori si aspettano, o meglio: è proprio colui che i suoi genitori in qualche modo sanno dovrà diventare, ma che, nella loro fragile umanità, Maria e Giuseppe faticano ad accettare pienamente. Si tratta di un passaggio decisivo, a cui poi negli anni ne saranno seguiti sicuramente molti altri. Maria, “stupita”, non comprende, redarguisce il figlio coinvolgendo anche il marito nella sua apprensione (“Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo” Lc 2, 48), Gesù risponde “sganciandosi” dall’affidamento ai suoi genitori e riferendosi al Padre suo nei cieli, ma loro per il momento non comprendono; accettano e – si dice per Maria, ma vale senz’altro anche per Giuseppe – “custodiscono tutte queste cose nel loro cuore” (Lc 2, 51). Non è forse questa la dinamica a cui tutti i genitori sono chiamati? Lasciare andare chi hanno accudito e protetto fino a quel momento, fidarsi dei disegni di Dio su quel figlio che non è loro possesso, ma una vita pienamente libera di adempiere una volontà a loro superiore. È uno dei compiti più difficili per ogni madre recidere il cordone ombelicale e non meno duro è per i padri svincolarsi da tutti i sogni e i progetti che si sono fatti sui propri eredi. Non sempre va come abbiamo immaginato, anzi, quasi mai, ma il Signore è fedele alla sua promessa di pienezza e nutre e sostiene ciascuno di noi a tempo debito. Ai genitori cristiani in una parola è chiesto di “non temere” (l’invito che nella Bibbia compare 366 volte, una per ogni giorno, anche negli anni bisestili!), a “lasciare andare” per la strada che è tracciata per ogni figlio dell’uomo da un Amore più grande di ogni nostro timore, più potente di qualsiasi nostra angoscia e che dona “sapienza e grazia” ad ogni nostro passo.  (Giovanni M. Capetta - Sir)

Centro Astalli: Sassoli, “tenace dedizione nella costruzione di un’Europa solidale

11 Gennaio 2022 - Roma - Il Centro Astalli esprime “profondo cordoglio” per la prematura scomparsa di David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo. “Siamo addolorati per la perdita di un amico da sempre impegnato a difendere i diritti dei migranti forzati in Europa – dichiara p. Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, Servizio dei gesuiti per i rifugiati in Italia  la sua tenace dedizione nella costruzione di un’Europa solidale, democratica, costruttrice di pace, di dialogo, di ponti è stata quotidiana e certosina. La sua determinazione nel battersi per un’Unione europea capace di salvare, accogliere, proteggere uomini e donne in fuga da guerre, persecuzioni, ingiustizie sono stati sprone e baluardo in questi anni difficili di battaglie per i diritti umani per tante realtà della società civile organizzata e tutti quei cittadini che vogliono un’Europa senza muri”.