Primo Piano
Italiani nel Mondo: in libreria il primo volume di una nuova collana con un contributo di mons. Perego
Siria: il futuro incerto dei bambini
Ucraina: stanziati altri 360 milioni per i profughi
GMMR: giovedì il testo del messaggio
Migrantes Massa Carrara: una cena multietnica per la fraternità
Ucraina: oltre 111mila i profughi che hanno raggiunto l’Italia
L’appello di una famiglia afghana rifugiata in Italia: “salvate nostro figlio”
Milano - La famiglia Azimi si ritiene fortunata. Otto persone afghane - padre, madre e sei figli di cui quattro minorenni – che lo scorso agosto hanno visto la loro vita cambiare con l’arrivo dei talebani a Kabul. Sono fuggiti in fretta dall’Afghanistan sull’aereo della Farnesina inviato per evacuare coloro che avevano lavorato con le istituzioni italiane. Il padre, Reza, era infatti il sacrestano dell’unica missione cattolica del Paese retta dal barnabita padre Giovanni Scalese, il quale a sua volta è dovuto partire. I talebani non avrebbero risparmiato Reza, la moglie Hafiza e i figli. Accolti dal cardinale di Siena, Paolo Lojudice, l’arcivescovo responsabile della Migrantes Toscana, si sono poi spostati a Massa presentando domanda di asilo.
«Lentamente – spiega Sara Vatteroni, direttrice della Migrantes Toscana – si stanno inserendo nel tessuto sociale grazie al supporto di casa Betania e di altre realtà. Sono una famiglia unita e solida. Padre e madre stanno imparando la nostra lingua e, nonostante lei sia analfabeta, tengono molto all’istruzione dei figli». Infatti hanno voluto che si iscrivessero a scuola e il padre sta cercando lavoro per pagargli gli studi. I due gemelli minori frequentano le medie, le due ragazze di mezzo due licei cittadini mentre le sorelle maggiori aspettano le borse di studio messe a disposizione dall’università di Camerino per iniziare a frequentare le lezioni. Sono tutti grati all’Italia che gli ha dato un’opportunità. Non sarà facile, ma vogliono farcela».
Ma su questa storia di solidarietà e integrazione grava un’ombra. Un grosso cruccio angustia Reza e Hafiza, all’appello manca il figlio maggiore di 25 anni 'spiaggiato' da molto tempo in Indonesia, terra che non riconosce i diritti dei profughi. Jahweed Amad è fuggito dall’Afghanistan quando era minorenne. Gli Azimi appartengono infatti alla minoranza hazara, musulmani sciiti da sempre perseguitati dai pashtun sunniti, l’etnia dominante. In Indonesia, che non ha aderito alla convenzione Onu sui rifugiati, i 13.700 afghani che hanno chiesto protezione non vengono considerati cittadini. Non esistono. Non possono vivere al di fuori del campo profughi, vietato lavorare e spostarsi con mezzi propri o ricevere sussidi sociali. È l’Oim, l’organizzazione internazionale per i migranti, a garantirne il sostentamento. L’unica via per uscire da questo limbo è il ricollocamento in un paese terzo, generalmente gli Stati Uniti. Ma ci sono persone che attendono da dieci anni di partire. Jahweed Ahmad è rinchiuso nel campo profughi dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati a Pekanbaru, sull’isola di Sumatra. «Il giovane possiede come unico documento di identità un tesserino dell’Acnur – aggiunge Sara Vatteroni – e questo impedisce ogni tentativo di ingresso in Italia». Inoltre è maggiorenne e non può chiedere il ricongiungimento. La famiglia, che lo contatta regolarmente, è preoccupata per la sua salute. Il clima verso i rifugiati è pessimo. Da mesi si susseguono le manifestazioni degli afghani per cercare di attirare l’attenzione internazionale. Il 30 novembre 2021 un 22enne nella stessa situazione di Jahweed Amad si è dato fuoco. Il 17 gennaio scorso la polizia ha disperso a bastonate una manifestazione pacifica davanti alla sede dell’Unhcr di Pekanbaru. La protesta è stata provocata dal suicidio di un rifugiato, il quindicesimo nella comunità afghana. Attraverso la Fondazione Migrantes la famiglia Azimi chiede alle autorità italiane un ultimo miracolo, salvare il ragazzo e portarlo in Italia dove avrebbe diritto allo status di rifugiato - perché possa vivere. (Paolo Lambruschi - Avvenire)
Migrantes Carpi: ieri mons. Castellucci al Luna Park
catechismo quotidiano in preparazione ai sacramenti.
Questa settimana il Luna Park è arrivato a Carpi e i bambini sono stati inseriti nelle scuole del territorio, dove concluderanno l’anno scolastico e saranno valutati facendo riferimento al Quaderno dei Saperi della Fondazione Migrantes realizzato all’interno di un progetto nazionale in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione.
Ieri alla benedizione con mons. Castellucci anche Monica e Flaviano Ravelli della Commissione nazionale Migrantes per la pastorale dello spettacolo viaggiante. (R.Iaria) Ascoltare, conoscere, seguire
Ucraina, oltre 109mila i profughi che hanno raggiunto l’Italia
MOns. Perego: positiva l’accoglienza dei piccoli ucraini nelle scuole
Migrantes Modena-Nonantola e Carpi: superare insieme pregiudizi e discriminazioni
Madonnari: Taurianova si prepara alla VII edizione del concorso d’arte madonnara
Vangelo Migrante: IV domenica di Pasqua | Vangelo (Gv 10,27-30)
Migrantes Asti: superare le baraccopoli
Asti - La città di Asti è quella che presenta, in Italia, la più elevata densità abitativa di baraccopoli, luoghi di emarginazione e degrado, abitate da decenni da famiglie rom e sinte. Da svariati anni si parla del loro superamento, ma le azioni sino ad ora avviate non hanno portato ai risultati sperati.
Migrantes-Transiti: la condizione psicologica degli italiani nel mondo durante il Covid-19.
- “A causa della mole di lavoro immensa che ho dovuto sostenere nel lockdown, ero arrivata al limite dell’ esaurimento nervoso. La psicologa mi ha aiutato a mettere dei limiti a questo e impostare delle regole per evitare il burn-out.” (F, Lussemburgo);
- “Ai tempi del liceo per problemi di ” (F, Cuba);
- “Avevo 18 anni, non ne sentivo il bisogno, i miei genitori mi hanno obbligato ed è stata ” (F, Emirati Arabi Uniti);
- “Colloqui di sostegno soprattutto relativi alla mia decisione di separarmi.” (F, Stati Uniti);
- “Dolorosa ma ha risolto i miei ” (F, Israele);
- “Dopo un evento personale traumatico i miei cari mi hanno consigliato di chiedere supporto psico Sono stata 9 mesi in psicoterapia e mi è servito moltissimo per affrontare il dolore e ricostruire il mio equilibrio, ma anche crescere personalmente.” (F, Regno Unito);
- “Dopo una relazione abusiva, ho fatto un percorso di terapia per ritrovare ” (F, Belgio);
- “Durante gli anni universitari ho fatto un percorso di psicoterapia per imparare a gestire l'ansia e lo stress da competizione.” (M, Svizzera);
- “È in corso da un anno. Mi dà tranquillità, mi allevia il senso di vuoto e mancanza di significato nelle cose. Mi conforta.” (M, Canada);
- “È via zoom col fuso italiano, e questo alle volte diventa un problema per farlo conciliare con gli orari giapponesi.” (F, Giappone);
- “Mi dà la forza e la carica per migliorare e sentirmi appieno con me stessa. Ci vuole tanta pazienza e voglia di ‘amarsi’” (F, Stati Uniti);
- “Era un periodo della mia vita dove mi sentivo persa. Ho finalmente deciso di cercare aiuto, e mi ha portato a scoprire molte cose di me di cui non avevo idea, tipo blocchi psicologici dovuti al mio passato. È stato un percorso di scoperta ed un lavoro su me stessa abbastanza faticoso, che è ancora in divenire.” (F, Stati Uniti);
- “Era uno spazio in cui poter esprimermi liberamente su ciò che provavo e che mi ha permesso di comprendere meglio il mio funzionamento e le mie difficoltà.” (F, Svizzera);
- “Erano anni che pensavo di volerlo fare ma non ho mai avuto soldi a sufficienza per pagarlo, l'ho fatto non appena ho potuto.” (F, Spagna);
- “Ero appena diventata mamma e avevo appena traslocato in Germania, mi sentivo impaurita e impotente.” (F, Germania);
- “Ero ragazzina e dovevo accettare la perdita di mia madre. Il mio psicoterapeuta mi aiutò a prenderne coscienza.” (F, Stati Uniti);
- “Esperienze positive e negative, alti e bassi, ho trovato aiuto ma spesso anche sensazione di perdere tempo, non arrivare mai al punto.” (F, Belgio);
- “Facevo un lavoro molto stancante emotivamente (call center) e la compagnia per cui lavoravo offriva la possibilità di essere seguiti da uno psicologo per un breve periodo di tempo. Feci tre sedute (il massimo) e poi dovetti smettere. Non me lo potevo permettere. Mi è piaciuto molto però, mi sentivo molto meglio dopo le sedute.” (F, Regno Unito);
- “Funzionale a ripristinare una situazione stabile dopo una serie di crisi di panico.” (M, Singapore). - Anna Pisterzi, Presidente di Transiti Psicologia d'Espatrio.
Gli italiani in Europa e la missione cristiana: pubblicati gli Atti del Convegno Migrantes
Roma - La Chiesa italiana, a metà del XIX secolo, istituì le Missioni Cattoliche Italiane per essere accanto ai connazionali che partivano dall’Italia. Con il passare del tempo e l’evoluzione della mobilità umana, però, le MCI sono diventate punto di riferimento anche per tutte quelle persone migranti arrivate prima in Italia e successivamente emigrate in altri Paesi. Sacerdoti che, coadiuvati sempre più da operatori laici preparati e specializzati, sono chiamati a nuove sfide: a intraprendere, cioè, un cammino anche (ma non solo) pastorale che sappia dare risposte appropriate alle nuove esigenze.
Del ruolo delle Mci in Europa si è parlato, lo scorso mese di novembre, durante il convegno “Gli Italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma si allungano ad abbracciare ciò che incontrano” promosso dalla Fondazione Migrantes con la presenza di 200 tra sacerdoti ed operatori impegnati nella pastorale per gli italiani in Europa. Gli atti di quel convegno sono ora raccolti in un volume, curato da Raffaele Iaria e Delfina Licata ed edito da Tau editrice. La lettura dell’emigrazione italiana in Europa «ci deve rendere sempre più consapevoli che il Continente europeo è una casa comune», ha detto papa Francesco ricevendo i partecipanti: e la Chiesa in Europa non può «non considerare i milioni di emigranti italiani e di altri Paesi che stanno rinnovando il volto delle città e dei paesi». Il Pontefice li ha incoraggiati a proseguire nel «vostro impegno e a pensare con creatività ad una missione che guardi al futuro delle nostre comunità perché siano sempre più radicate nel vangelo e accoglienti».
Nel volume contributi, fra gli altri, dei cardinali Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e Andres Arborelius, Vescovo di Stoccolma, di mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes e di mons. Jean Kockerols, vescovo ausiliare di Bruxelles-Malines e un’appendice dedicata al Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes che raccoglie l’intervento realizzato il giorno della presentazione nazionale dal segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo, il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dell'allora presidente del Parlamento Europeo, Davide Sassoli, prematuramente scomparso.
Ucraina: 107mila i profughi in Italia
Migrantes: la testimonianza cristiana nasce dalla capacità di custodire ciò che abbiamo ricevuto dalla fede di chi ci ha generato
4 Maggio 2022 - Ferrara – “La testimonianza cristiana nasce dalla capacità di custodire ciò che abbiamo ricevuto dalla fede di chi ci ha generato, di chi ci ha preceduto, e che non può essere disperso anche nel cammino dell’emigrazione, anche lasciando la propria terra”. Lo ha detto ieri mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes accogliendo a Ferrara, nella basilica di Santa Maria in Vado, i partecipanti al pellegrinaggio della Missione Cattolica Italiana di Rapperswil-Freienbach, guidata da don Andrea Tosini. Per il presule “ ancora di più dobbiamo sentire l’esigenza di custodire un patrimonio di fede, con quella capacità di rigenerarlo negli incontri, alla luce della storia, nel cammino della Chiesa, nell’ascolto costante della Parola, nella celebrazione dell’eucaristia, nell’incontro con i più poveri e gli ultimi. Fede, speranza e carità – ha detto mons. Perego - sono i volti della testimonianza, ma anche le virtù con cui la testimonianza cristiana si rigenera”. “Cari fratelli e sorelle, caro don Andrea, è bello – ha quondi salutato mons. Perego - questo nostro incontro a Ferrara con la vostra missione cattolica: è un incontro tra Chiese, tra persone che vivono la fede in luoghi diversi, in Svizzera o in Italia, tra le colline in riva al lago e in pianura, ma che camminano insieme, anche per comuni radici culturali e religiose, rafforzate anche da un incontro nella migrazione”.
Oggi i fedeli della Mci saranno all’Abbazia di Pomposa dove parteciperanno ad una liturgia eucaristica presieduta dal vicario generale della diocesi di Ferrara-Comacchio, mons. Massimo Manservigi. (R.Iaria)