Primo Piano

Manifesto per il Mediterraneo: venerdì la firma

10 Maggio 2022 -
Roma - Venerdì 13 maggio, a Roma, presso il Dipartimento di Sociologia di Roma Tre si terrà l’evento “Il Mediterraneo e la Carta di Firenze 2022”, a cui parteciperanno mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e vicepresidente della Cei, mons. Fabio Fabene, segretario della Congregazione delle cause dei santi, Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle scienze sociali, Adriano Giannola, presidente dello Svimez, oltre ai presidenti delle nove associazioni cattoliche promotrici.
L’intuizione di Giorgio La Pira e l’attenzione della Chiesa universale per una Teologia del Mediterraneo, che ha portato papa Francesco nel 2019 a Abu Dhabi e poi a Napoli, al Convegno “La Teologia dopo Veritatis Gaudium nel contesto del Mediterraneo”, e ancora gli incontri di Bari e quello recente di Firenze hanno spinto Acli, Aidu, l’Azione Cattolica, Meic, Cvx, Fuci, Rete italiana dialogo euro-mediterraneo, Retinopera, Uciim a farsi carico di divulgare nell’ambito laicale questa straordinaria elaborazione: essere attiva catena di trasmissione e volano per una moderna cultura per le genti mediterranee e non solo. In occasione della manifestazione si creerà un gruppo operativo e permanente tra le associazioni promotrici: “Gruppo sinodale per la promozione del dialogo multilaterale mediterraneo” per “rendere – si legge in una nota – sempre più vicino agli uomini e donne di buona volontà questa poliedrica realtà mediterranea e creare un cammino concreto di dialogo, che corrisponda alle istanze religiose, sociali e politiche delle popolazioni ‘abramitiche’: oggi, ancora più che mai e più di ieri, quando nella periferia orientale dell’Area è scoppiata una terribile e sanguinosa guerra, che potrà terminare solo attraverso un dialogo, sincero e costruttivo”. L’Italia, per altro, “ne ha una intrinseca vocazione geografica, storica e culturale”. A fine dell’incontro i nove presidenti sottoscriveranno il “Manifesto per il Mediterraneo”, a cui si aggiungeranno le adesioni di ulteriori associazioni. Il Manifesto sarà consegnato a fine incontro ai giovani del Liceo “John von Neumann” di Roma, quale simbolica consegna del messaggio di inclusione nel processo multilaterale delle giovani generazioni all’inizio di un secolo pieno di fragilità.

Italiani nel Mondo: in libreria il primo volume di una nuova collana con un contributo di mons. Perego

10 Maggio 2022 -  Roma - "Storia dell'emigrazione italiana in Europa". Questo il titolo di una collana edita da Donzelli e diretta da Toni Ricciardi. In questi giorni è arrivato in libreria il primo dei quattro volumi della collana che si  sofferma sul periodo "Dalla Rivoluzione francese a Marcinelle (1789-1956)". In questo volume un contributo è stato affidato a mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes che ha approfondito il tema  "Il ruolo della Chiesa e le prime forme di assistenza in Europa". La Rivoluzione francese ha generato molteplici ondate di migrazione di massa. Gli emigranti hanno plasmato una geografia di città di accoglienza costellata da luoghi che offrivano l’asilo della libertà. Per la prima volta nella storia europea, questo diritto è stato ufficialmente offerto a chi era perseguitato per motivi politici o religiosi. In realtà, già durante il Medioevo veniva garantita una sorta d’immunità a chi fuggiva da persecuzioni di varia natura, tanto che, verso la fine del XVII secolo, si erano sempre più rafforzate in tutta Europa le migrazioni temporanee, creando un imponente potenziale umano mobile e, dunque, mobilitabile. Due secoli prima della costruzione delle ferrovie, l’intero continente era quindi percorso da lavoratori migranti, a dimostrazione che la vita non era così sedentaria come spesso si pensa e che la circolazione delle persone era assai più consistente di quella delle merci. L’imperialismo europeo sconvolse il mondo e la geopolitica. La metamorfosi pose i governi dinanzi alla necessità di gestire i crescenti sconvolgimenti sociali, attraverso l’espansione e il controllo dei possedimenti coloniali. L’immigrazione, prima considerata risorsa, si trasformò in piaga, mentre l’emigrazione diventò il mezzo per risolvere i problemi interni, l’applicazione concreta del concetto di valvola di sfogo. Nonostante il ruolo centrale assunto dalle migrazioni, le grandi sintesi sulla storia europea talvolta le hanno relegate in secondo piano. Ripercorrere la storia della migrazione italiana in questo spazio, quale elemento di costruzione della progressiva realizzazione europea, appare fondamentale e del tutto inedito. La storia europea, a partire dalla Rivoluzione francese fino alla catastrofe di Marcinelle, segue in questo volume l’intreccio di due cronologie: da un lato, il processo di avvicinamento e di costruzione dello spazio comune, dall’altro, la lunga e variegata storia della migrazione italiana in Europa che trova una cesura nodale nella tragedia belga del 1956. Le migrazioni sono probabilmente una delle chiavi interpretative, tra le più significative, per comprendere il lungo processo della storia della globalizzazione, intesa nel suo senso più ampio e onnicomprensivo. Per questa ragione, i quattro volumi – dalla Rivoluzione francese fino ai giorni del Covid-19 – si sviluppano attraverso l’analisi delle direttrici, delle dinamiche e delle politiche migratorie poste in essere dall’Italia e dai paesi europei.

Siria: il futuro incerto dei bambini

10 Maggio 2022 - Roma - Paura, futuro incerto, povertà e mancanza di accesso a servizi essenziali: è la condizione in cui continuano a vivere milioni di bambini in Siria. Oltre 6,5 milioni di piccoli siriani hanno bisogno di assistenza, scrive l'Osservatore Romano. Si tratta del numero più alto registrato dall' inizio del conflitto, esploso più di 11 anni fa. Lo ha denunciato il Fondo delle Nazioni Unite per l' infanzia (Unicef), sottolineando che la crisi non finirà a breve. Bambini siriani che hanno bisogno di aiuto sia all' interno del Paese che nella regione in cui sono fuggiti, ha riferito il portavoce dell' Unicef, Juliette Touma, avvertendo che finanziamenti per le operazioni umanitarie stanno diminuendo. Nei Paesi vicini, stremati da instabilità politica e fragilità, circa 2,8 milioni di bambini rifugiati siriani dipendono dall' assistenza. L' Unicef riferisce che i prezzi dei beni di prima necessità, compreso il cibo, hanno subito una forte impennata, in parte anche a causa della crisi in Ucraina. L' Agenzia Onu ha ricevuto meno della metà dei fondi richiesti per quest' anno. «Ogni giorno conta. I bambini siriani soffrono da troppo tempo e non dovrebbero soffrire più», si legge in una dichiarazione del direttore regionale Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa. Solo nei primi tre mesi di quest' anno 213 bambini sono stati uccisi o feriti. Dall' inizio della crisi, è stata confermata la morte o il ferimento di oltre 13.000 piccoli. Domani è attesa la Sesta conferenza di Bruxelles sulla Siria.

Ucraina: stanziati altri 360 milioni per i profughi

10 Maggio 2022 - Roma - Il numero dei rifugiati in fuga dalla guerra giunti in Italia dall' Ucraina sale a 111.386 e anche il governo aumenta i fondi previsti dal nostro Paese per l' emergenza profughi, con altri 363 milioni di euro: sono in tutto oltre 800 milioni le cifre stanziate in due mesi e mezzo. Nel decreto aiuti, approvato la scorsa settimana in Cdm, 112.749.000 euro saranno destinati nel 2022 alle risorse per i centri di accoglienza (Cas e Sai), quelli gestiti dal Viminale. La fetta più grossa però riguarda il Terzo settore, ovvero enti e associazioni che hanno partecipato ad un avviso della Protezione civile per gestire progetti di accoglienza: si tratta di 192.220.000 di euro che riguardano soprattutto la copertura per l' incremento della cosiddetta accoglienza diffusa (attraverso Caritas, Salesiani, Arci ed altri) e dei destinatari delle forme di sostegno economico. Il dipartimento della Protezione civile sarà infatti autorizzato ad incrementare le disponibilità delle forme di accoglienza diffusa dei rifugiati ucraini per un massimo di altre 15mila unità e ad incrementare i destinatari delle forme di sostegno economico per un massimo di ulteriori 20mila profughi. In questa cifra è incluso il contributo una tantum per l' erogazione dei servizi sociali, che sarà riconosciuto ai Comuni che ospitano richiedenti di permesso di protezione temporanea (nel limite di 40 milioni di euro per quest' anno). Chi invece ha trovato una sistemazione autonoma può chiedere il contributo di 300 euro (più 150 per i minori) sulla piattaforma telematica della Protezione civile.

GMMR: giovedì il testo del messaggio

9 Maggio 2022 - Città del Vaticano -  Sarà diffuso giovedì, 12 maggio, il Messaggio di papa Francesco per la 108/a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che sarà celebrata domenica 25 settembre sul tema "Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati". Durante la presentazione alla stampa nella Sala Stampa della Santa Sede sarà presentato anche il primo video inedito del Pontefice per la campagna di preparazione alla 108/a Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato. Interverranno: padre Fabio Baggio, sotto-segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale con la responsabilità della Sezione Migranti e Rifugiati e dei Progetti speciali; Pascale Debbané, officiale di origine libanese della medesima Sezione Migranti e Rifugiati e il card. Francesco Montenegro, arcivescovo emerito di Agrigento e membro del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. (R.Iaria)

Migrantes Massa Carrara: una cena multietnica per la fraternità

9 Maggio 2022 - Massa Carrara - Nei giorni scorsi si è svolta a Massa Carrara una cena multi-etnica dal titolo “Iftar  per la fraternità” che si è tenuta qualche giorno prima del termine ufficiale del Ramadan (indicato per il 1 maggio): l'evento è stato organizzato dall'Ufficio Migrantes della diocesi di Massa Carrara, dall'Associazione Casa di Betania, dall'Associazione Marocchina “Assadaqa” e dalle  donne delle varie Comunità locali presenti sul nostro territorio. La serata si è tenuta nel parco di un centro culturale della città di Carrara ed ha visto la partecipazione di circa 350 persone appartenenti alle varie comunità islamiche presenti nella provincia di Massa-Carrara (siriani, marocchini, pakistani, senegalesi, afghani), comuni cittadini, così come rappresentanti della Caritas Diocesana e delle Istituzioni locali (erano presenti alcuni referenti dell'Ufficio immigrazione della Questura). L'Iftar ha costituito un'occasione di incontro fra persone appartenenti a culture diverse e di differenti provenienze geografiche: allo stesso modo ha costituito per la cittadinanza un momento di sensibilizzazione e di promozione verso le tematiche del dialogo inter-religioso ed interculturale. L'evento è stato preceduto da un mese di incontri organizzativi in cui i rappresentanti delle varie Comunità e Associazioni locali si sono trovati intorno ad un tavolo per definire le modalità di svolgimento della serata. In quel lasso di tempo non sono mancate le divergenze di visione sui vari aspetti organizzativi ma alla fine, i partner coinvolti, hanno trovato un punto di incontro e la serata è riuscita bene. L' “Iftar per la Fraternità” si è aperto con un momento di preghiera guidato da uno dei membri della Comunità islamica, dopo a ciò si è dato inizio alla cena per la quale erano stati allestiti 5 tavoli su cui erano presenti piatti delle varie tradizioni gastronomiche: dal Cous cous marocchino, alla Tajna di pollo, dal Falafel siriano al Maklube, dal thè alla menta al Tiebu-Yap-Niebe (riso con carne) piatto tipico della tradizione senegalese. Dopo il momento conviviale,alcuni rappresentanti delle Comunità islamiche e delle Chiese locali (Chiesa Cattolica e Chiesa Valdese-Metodista), sono intervenuti per rinsaldare la propria volontà di collaborazione e di amicizia rinsaldata dai valori comuni derivati dalla fede nell'Unico Dio. Ci siamo dati appuntamento al prossimo anno per la Terza Edizione dell'evento. (Migrantes Massa Carrara)  

Ucraina: oltre 111mila i profughi che hanno raggiunto l’Italia

9 Maggio 2022 -
Roma - Sono 111.386 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina giunte fino a oggi in Italia, 106.033 delle quali alla frontiera e 5.353 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Ne dà notizia il Ministero degli Interni  precisando che “sul totale, 57.943 sono donne, 15.082 uomini e 38.361 minori”. “L’incremento, rispetto a ieri, è di 615 ingressi nel territorio nazionale”. Le principali città di destinazione dichiarate all’ingresso in Italia rimangono Milano, Roma, Napoli e Bologna.

L’appello di una famiglia afghana rifugiata in Italia: “salvate nostro figlio”

9 Maggio 2022 -

Milano - La famiglia Azimi si ritiene fortunata. Otto persone afghane - padre, madre e sei figli di cui quattro minorenni – che lo scorso agosto hanno visto la loro vita cambiare con l’arrivo dei talebani a Kabul. Sono fuggiti in fretta dall’Afghanistan sull’aereo della Farnesina inviato per evacuare coloro che avevano lavorato con le istituzioni italiane. Il padre, Reza, era infatti il sacrestano dell’unica missione cattolica del Paese retta dal barnabita padre Giovanni Scalese, il quale a sua volta è dovuto partire. I talebani non avrebbero risparmiato Reza, la moglie Hafiza e i figli. Accolti dal cardinale di Siena, Paolo Lojudice, l’arcivescovo responsabile della Migrantes Toscana, si sono poi spostati a Massa presentando domanda di asilo.

«Lentamente – spiega Sara Vatteroni, direttrice della Migrantes Toscana – si stanno inserendo nel tessuto sociale grazie al supporto di casa Betania e di altre realtà. Sono una famiglia unita e solida. Padre e madre stanno imparando la nostra lingua e, nonostante lei sia analfabeta, tengono molto all’istruzione dei figli». Infatti hanno voluto che si iscrivessero a scuola e il padre sta cercando lavoro per pagargli gli studi. I due gemelli minori frequentano le medie, le due ragazze di mezzo due licei cittadini mentre le sorelle maggiori aspettano le borse di studio messe a disposizione dall’università di Camerino per iniziare a frequentare le lezioni. Sono tutti grati all’Italia che gli ha dato un’opportunità. Non sarà facile, ma vogliono farcela».

Ma su questa storia di solidarietà e integrazione grava un’ombra. Un grosso cruccio angustia Reza e Hafiza, all’appello manca il figlio maggiore di 25 anni 'spiaggiato' da molto tempo in Indonesia, terra che non riconosce i diritti dei profughi. Jahweed Amad è fuggito dall’Afghanistan quando era minorenne. Gli Azimi appartengono infatti alla minoranza hazara, musulmani sciiti da sempre perseguitati dai pashtun sunniti, l’etnia dominante. In Indonesia, che non ha aderito alla convenzione Onu sui rifugiati, i 13.700 afghani che hanno chiesto protezione non vengono considerati cittadini. Non esistono. Non possono vivere al di fuori del campo profughi, vietato lavorare e spostarsi con mezzi propri o ricevere sussidi sociali. È l’Oim, l’organizzazione internazionale per i migranti, a garantirne il sostentamento. L’unica via per uscire da questo limbo è il ricollocamento in un paese terzo, generalmente gli Stati Uniti. Ma ci sono persone che attendono da dieci anni di partire. Jahweed Ahmad è rinchiuso nel campo profughi dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati a Pekanbaru, sull’isola di Sumatra. «Il giovane possiede come unico documento di identità un tesserino dell’Acnur – aggiunge Sara Vatteroni – e questo impedisce ogni tentativo di ingresso in Italia». Inoltre è maggiorenne e non può chiedere il ricongiungimento. La famiglia, che lo contatta regolarmente, è preoccupata per la sua salute. Il clima verso i rifugiati è pessimo. Da mesi si susseguono le manifestazioni degli afghani per cercare di attirare l’attenzione internazionale. Il 30 novembre 2021 un 22enne nella stessa situazione di Jahweed Amad si è dato fuoco. Il 17 gennaio scorso la polizia ha disperso a bastonate una manifestazione pacifica davanti alla sede dell’Unhcr di Pekanbaru. La protesta è stata provocata dal suicidio di un rifugiato, il quindicesimo nella comunità afghana. Attraverso la Fondazione Migrantes la famiglia Azimi chiede alle autorità italiane un ultimo miracolo, salvare il ragazzo e portarlo in Italia dove avrebbe diritto allo status di rifugiato - perché possa vivere. (Paolo Lambruschi - Avvenire)

Migrantes Carpi: ieri mons. Castellucci al Luna Park

9 Maggio 2022 - Modena - Ieri pomeriggio l’arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, mons. Erio Castellucci, ha voluto visitare gli operatori del luna park di Carpi salendo anche su uno degli austoscontri per un giro. Il presule, accompagnato dal diacono Stefano Croci e dagli operatori pastorali Migrantes, ha benedetto le famiglie che operano al luna park prima di lanciarsi in un giro sugli autoscontri in pista. Sabato prossimo, 14 maggio, al Lunapark, celebrazioone eucaristica presieduta da mons. Gildo Manicardi, Vicario generale della diocesi di Carpi. Durante la celebrazione un gruppo di bambini riceverà la prima comunione e la cresima dopo due anni di attesa. La diocesi di Carpi, grazie alla Migrantes è una delle diocesi in Italia a proporre ai bambini dello spettacolo viaggiante un percorso di catechismo quotidiano in preparazione ai sacramenti. Questa settimana il Luna Park è arrivato a Carpi e i bambini sono stati inseriti nelle scuole del territorio, dove concluderanno l’anno scolastico e saranno valutati facendo riferimento al Quaderno dei Saperi della Fondazione Migrantes realizzato all’interno di un progetto nazionale in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione. Ieri alla benedizione con mons. Castellucci anche Monica e Flaviano Ravelli della Commissione nazionale Migrantes per la pastorale dello spettacolo viaggiante. (R.Iaria)

Ascoltare, conoscere, seguire

9 Maggio 2022 - Città del Vaticano - Quarta domenica di Pasqua, giornata in cui nel Santuario di Pompei si celebra la supplica alla immagine della Madonna. Dal Papa preghiera per la pace, a Maria papa Francesco affida “l’ardente desiderio di pace di tante popolazioni che in varie parti del mondo soffrono l’insensata sciagura della guerra. Alla Vergine Santa presento in particolare le sofferenze e le lacrime del popolo ucraino”. Ancora un appello alla pace, ancora una volta il Papa chiede, “di fronte alla pazzia della guerra” di continuare “a pregare ogni giorno il Rosario per la pace. E preghiamo per i responsabili delle Nazioni, perché non perdano ‘il fiuto della gente’, che vuole la pace e sa bene che le armi non la portano, mai”. Quella di Papa Francesco sembra sempre più la “voce di uno che grida nel deserto”, come Giovanni Battista nei pressi del Giordano; i suoi appelli perché si ponga fine in Ucraina al conflitto sacrilego sono inascoltati, così l’invito al Patriarca di Mosca di non usare la lingua della politica, ma il linguaggio di Gesù e parlare di pace, come nella dichiarazione congiunta firmata nell’incontro svoltosi a Cuba il 12 febbraio 2016: “esortiamo tutti i cristiani e tutti i credenti in Dio – si legge al punto 11 del testo – a pregare con fervore il provvidente Creatore del mondo perché protegga il suo creato dalla distruzione e non permetta una nuova guerra mondiale. Affinché la pace sia durevole ed affidabile, sono necessari specifici sforzi volti a riscoprire i valori comuni che ci uniscono, fondati sul Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo”. Regina caeli nella Festa della Mamma, “la nostra preghiera, il nostro affetto, il nostro augurio”. Domenica del buon Pastore. Il Vangelo di Giovanni ci riporta, in un certo senso, indietro nel tempo; ci fa vedere Gesù che, nella festa della Dedicazione del Tempio, dialoga, o forse dovremmo dire si scontra con coloro che non credono alla sua parola, con i giudei. È un passo evangelico che si trova prima della morte di Lazzaro e della sua resurrezione, prima dell’ingresso a Gerusalemme. Un “tornare indietro” nel tempo che forse ci aiuta a meglio capire il cammino della Chiesa, del popolo di Dio. Che cosa accade nella Sinagoga? Gesù è attorniato da persone che gli dicono: “fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”. La sua risposta è: voi non credete “perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”. Ecco i tre verbi che Papa Francesco coniuga nella sua riflessione: ascoltare, conoscere, seguire. Innanzitutto, l’ascolto. “L’iniziativa viene sempre dal Signore e tutto parte dalla sua grazia: è lui che ci chiama alla comunione con lui. Ma questa comunione nasce se noi ci apriamo all’ascolto”. Ascolto significa disponibilità, docilità, dialogo, in un tempo in cui si è travolti dalla fretta e si fa fatica ad ascoltarsi in ogni ambiente: “è il male del nostro tempo” dice il vescovo di Roma. E chiede se “siamo figli dell’ascolto, se troviamo tempo per la Parola di Dio, se diamo spazio e attenzione ai fratelli e alle sorelle”. Chi ascolta gli altri, infatti, ascolta anche il Signore e possiamo sperimentare che “ci ascolta quando preghiamo, quando ci confidiamo con lui, quando lo invochiamo”. Ascoltare significa anche scoprire che ci conosce. Certo sa molte cose su di noi, ma “conoscere in senso biblico vuol dire amare. Vuol dire che il Signore, mentre ci legge dentro, ci vuole bene, non ci condanna. Se lo ascoltiamo, scopriamo questo, che il Signore ci ama. La via per scoprire l’amore del Signore è ascoltarlo”. Non ci lascia mai soli: “nelle sofferenze, nelle fatiche, nelle crisi che sono il buio lui ci sostiene attraversandole con noi”. Non è un Dio distante, lontano, indifferente; “dopo tante volte in cui ho sperimentato la sua vicinanza, la sua compassione, la sua tenerezza, che idea ho io del Signore?” Infine, il terzo verbo: seguire. Come le pecore seguono il pastore, così il discepolo segue Cristo, va dove va lui “sulla stessa strada, nella stessa direzione. Va a cercare chi è perduto, si interessa di chi è lontano, prende a cuore la situazione di chi soffre, sa piangere con chi piange, tende la mano al prossimo, se lo carica sulle spalle.” Lasciamoci amare da Gesù è l’invito di Francesco, e “passiamo dall’amarlo all’imitarlo”. (Fabio Zavattaro - SIR)

Ucraina, oltre 109mila i profughi che hanno raggiunto l’Italia

6 Maggio 2022 -
Roma - Sono 109.325 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina giunte fino a oggi in Italia, 104.109 delle quali alla frontiera e 5.216 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Ne dà notizia il Viminale precisando che “sul totale, 56.817 sono donne, 14.576 uomini e 37.932 minori”. “L’incremento, rispetto a ieri, è di 928 ingressi nel territorio nazionale”. Milano, Roma, Napoli e Bologna si confermano le principali città di destinazione dichiarate all’ingresso in Italia.

MOns. Perego: positiva l’accoglienza dei piccoli ucraini nelle scuole

6 Maggio 2022 - Ferrara - "L’immigrazione in provincia di Ferrara, quella con il minor numero di immigrati in Regione, di fatto era stazionaria da cinque anni, con poche partenze e pochi arrivi, un numero medio di 34.000 persone. L’arrivo di 2.000 Ucraini in questo anno, anche se con molta probabilità per pochi mesi, ha fatto crescere il numero dei richiedenti protezione temporanea". Lo dice questa mattina l'arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo perego, in una intervista a quotidiano "La Nuova Ferrara". L’80% di queste persone ucraine (soprattutto donne e bambini) ha trovato accoglienza in famiglia e in appartamenti messi a disposizione con "generosità" da altre famiglie, spiega il presule: "qui purtroppo riscontriamo ritardi, anche comprensibili, nell'attuazione dei permessi di protezione temporanea, che fanno slittare i contributi della protezione civile ai singoli; ritardi nel rilascio di documenti e certificati da parte delle ambasciate ucraine in Italia, con costi per raggiungere Milano, Roma e lunghe file di attesa. Positiva è stata invece l’accoglienza dei più piccoli nelle scuole, la solidarietà di associazioni, enti e imprese, il lavoro immenso dei volontari". I cittadini ferraresi hanno "offerto - ha aggiunto mons. Perego - sicuramente una bella testimonianza di accoglienza e solidarietà, con prontezza e intelligenza". Mons. Perego fa il punto sui cinque anni di episcopato a Ferrara: "dopo 5 anni è difficile tracciare un bilancio. Si può fare semplicemente una tappa per continuare un cammino, un cammino insieme con la Chiesa di Ferrara- Comacchio. Guardando indietro in questo quinquennio ripenso agli incontri con tutti i sacerdoti nelle loro case e chiese il primo anno: la visita a ciascuno mi ha fatto capire di ritrovarmi con un tesoro di esperienza presbiterale - pur con tratti diversi - su cui potevo contare. Ritrovo un cammino compiuto attorno all’esortazione 'Evangelii Gaudium', per ridisegnare la nostra immagine di Chiesa, il ruolo responsabile di ciascuno, lo stile di vita cristiano. Ripenso anche alla fatica con cui si è dovuto affrontare la situazione economica, aggravata dalle conseguenze del terremoto, poi dai due anni di pandemia, una pausa di sofferenza, di silenzio, ma anche ricca di preghiera, di nuovi incontri in rete. Guardo con soddisfazione al mondo laicale, che può essere un luogo di una nuova ministerialità -maschile e femminile - per guidare, accompagnare le comunità, ma soprattutto per dire il Vangelo, Parola di vita. Un mondo laicale che ho visto protagonista in questa prima fase del cammino sinodale".

Migrantes Modena-Nonantola e Carpi: superare insieme pregiudizi e discriminazioni

6 Maggio 2022 -
Modena - Nel mese di marzo, dopo due anni di pausa forzata dal covid, è ripartito il doposcuola organizzato da Migrantes a favore dei bambini sinti del campo di Carpi. L' iniziativa è nata quattro anni fa per dare un sostegno ai bambini che frequentano la scuola primaria, e iscritti al tempo pieno, si trovano ad affrontare l' impegno dei compiti solo nel weekend. Dopo un iniziale progetto il doposcuola si è mantenuto grazie alla disponibilità dei volontari che, affezionatisi ai bambini, hanno continuato ad incontrarli e a seguirli nei compiti durante l' estate. Con l' arrivo dei mesi autunnali però, si è vista l' esigenza di trovare un ambiente al chiuso, dove il gruppetto affiatato, di circa dieci persone, potesse continuare a incontrarsi nonostante le intemperie; così, Migrantes, in rete col Comune di Carpi e il CPIA (Centro Provinciale Istruzione Adulti), ha firmato una convenzione per l' uso gratuito di una sala all' interno dell' istituto, che si trova nei pressi del campo - posizione ottimale perché permette lo spostamento dei bambini a piedi. L' Assessorato all' istruzione condivide questa attività, vista come possibile input per la promozione umana degli adulti del campo, in vista di una sperata ripresa degli studi nei casi di abbandono pre-diploma, così come è fortemente sostenuta dal CPIA di Carpi, come antidoto all' abbandono scolastico, una possibilità purtroppo molto diffusa in questa popolazione, non certo, ci spiegano gli esperti, per motivi culturali. I motivi, documentati dagli studi di Leonardo Piasere, antropologo esperto di cultura rom e sinta, professore all' Università di Padova, sono perlopiù esogeni: i pregiudizi e le discriminazioni subiti da sempre dal popolo nomade, costretto all' emarginazione da secoli, e più recentemente da accordi internazionali inapplicati (vedi Marcella Delle Donne, antropologa, alla Sapienza di Roma) sono determinanti quando subiti in età infantile, età in cui la percezione del sé si costruisce nella socializzazione, e nell' esperienza di reciproca accettazione. Quando questo tipo di vissuto è negativo, (come documentano gli studi del prof. Sbracci, sociologo dell' università di Bologna) e le proprie qualità personali faticano ad emergere, perché inquadrati in una visione stereotipata che si fatica a "bucare", la reazione può facilmente essere di rifiuto del contesto, in risposta al rifiuto subito. Migrantes accompagna il percorso scolastico dei bambini e dei ragazzi sinti del territorio, in un contesto accogliente e positivo, con volontari competenti e affezionati, in collegamento diretto con la cooperativa Giravolta che a sua volta lavora in sinergia con la scuola e li segue nelle attività scolastiche del mattino: lo scopo comune è di far crescere in loro la fiducia nelle proprie capacità, compromessa anche per essi da due anni di pandemia e saltuaria frequenza scolastica, nella penuria di device e collegamenti rete. L' azione pastorale di Migrantes mira a collaborare con enti e istituzioni del territorio per ristabilire una condizione di equità, ricostruire nel tempo ciò che la pandemia ha bloccato e coltivare una cultura di accoglienza della diversità, attraverso la reale conoscenza dell' altro come persona portatrice di valori. (Elena Zuffolini - Migrantes Interdiocesana Carpi e Modena).

Madonnari: Taurianova si prepara alla VII edizione del concorso d’arte madonnara

6 Maggio 2022 - Taurianova - L’edizione del 2022 sarà la settima del “Concorso Internazionale dei Madonnari - Città di Taurianova”, manifestazione ideata dall’“Associazione Amici del Palco” e anche quest’anno diretta dal maestro madonnaro Gennaro Troia (fondatore della Scuola Napoletana dei Madonnari), tesa a valorizzare questa particolare e antica forma artistica, presente in tutta l’Europa fin dal XVI secolo. Un’edizione dedicata al 50° del ritrovamento dei Bronzi di Riace (1972-2022): il fascino dei due gladiatori aprirà infatti l’edizione con un’opera in 4 D, attrattiva per foto e selfie dei visitatori che potranno mettersi in posa tra la maestosità, la bellezza e la storia degli incantevoli guerrieri, ricchi di storia e di vissuto, vitali e potenti che conquistarono rapidamente tutto il mondo storico. Il “Concorso Internazionale dei Madonnari - Città di Taurianova” prevede la partecipazione di oltre 50 artisti, tra maestri madonnari e artisti già affermati a livello nazionale ed internazionale per un evento unico nel suo genere in tutto il meridione, inserito tra le maggiori manifestazioni culturali e artistiche dell’intera regione, e riconosciuto come “Evento storicizzato di rilievo regionale”. L’appuntamento è per il 5, 6 e 7 agosto 2022, una tre giorni carica di colori per la città mariana di Taurianova che accoglierà l’arte dei madonnari e i loro capolavori realizzati con i gessetti seguendo l’ispirazione del tema: La THEOTOKOS “Madre di Dio, Regina della Pace”.Tante, inoltre, le iniziative collaterali del Concorso, tra cui laboratori ludico-didattici per i più piccoli, workshop per i giovani, mostre fotografiche e gli immancabili spettacoli musicali. «L’emergenza sanitaria di questi due ultimi anni non ci ha fermato - ha dichiarato Giacomo Carioti, presidente dell’“Associazione Amici del Palco” – e abbiamo portato avanti il Concorso che già nelle sue prime edizioni ha invaso e travolto Taurianova di arte e colori, facendo arrivare visitatori da tutta la regione, e non solo, per ammirare i dipinti ma soprattutto le varie fasi delle performance artistiche dei madonnari che abbiamo da sempre considerato i veri e unici grandi protagonisti del nostro Concorso, l’unico concorso di arte madonnara in Italia non legato ad altri eventi (feste patronali, fiere, festival) e che quest’anno, in questa edizione dedicata al 50° del ritrovamento dei Bronzi di Riace (1972-2022), vuole restituire alla Calabria, e a tutto il sud, l’attenzione che negli anni il nostro Concorso ha ricevuto, esprimendo gratitudine con lo stile del madonnaro che si china sull’asfalto per elevare la sua vocazione creativa». I "Madonnari" sono artisti di strada, così chiamati dalle immagini, soprattutto sacre e principalmente Madonne, che sono soliti disegnare per strada con i gessetti o altro materiale povero, traendo il proprio sostentamento dalle offerte del pubblico e nel caso del “Concorso Internazionale dei Madonnari - Città di Taurianova” grazie soprattutto alle tante aziende del territorio che con la formula “adotta un madonnaro” sostengono le spese per il viaggio e l’ospitalità degli artisti, creando ponti di incontro, amicizie e confronti multiculturali.    

Vangelo Migrante: IV domenica di Pasqua | Vangelo (Gv 10,27-30)

5 Maggio 2022 -   La quarta domenica di Pasqua è dedicata alla figura del ‘del buon pastore’. La liturgia la celebra proponendo il brano del Vangelo di Giovanni dove si parla della relazione di Gesù con il suo gregge e del Padre, che entra in questa relazione. Gesù dice: “le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”. Gesù, il pastore, ha dei discepoli che ascoltano la sua voce. Ascoltano la voce, non i comandi. La voce attraversa le distanze, inconfondibile; fa emergere una presenza; racconta una relazione. La voce giunge all’orecchio del cuore prima delle cose che dice. È l’esperienza del bambino che, quando sente la voce della madre, la riconosce, si emoziona, tende le braccia e il cuore verso di lei, ed è già felice prima ancora di arrivare a comprendere il significato delle parole. Tra la voce del pastore buono e i suoi agnelli corre questa relazione fiduciosa, amorevole, feconda; ma perché le pecore dovrebbero ascoltare la sua voce? Il nostro ascolto è oggetto di disputa da parte di due generi di persone: i seduttori, quelli che promettono piaceri, e i maestri veri, quelli che danno fecondità alla vita. Gesù fa di più: “io do loro la vita eterna”. Si ascolta la Sua voce non per ossequio, per seduzione o paura, ma perché Lui fa vivere. Il pastore buono mette al centro non quello che noi facciamo per Lui, ma quello che Lui fa per noi. Al cuore del cristianesimo non c’è il nostro comportamento o la nostra etica, ma l’azione di Dio. Il punto è questo: la vita cristiana non si fonda sul dovere, ma sul dono della vita di Dio riversata dentro di noi, prima ancora di una qualsiasi nostra risposta. Prima ancora che diciamo ‘sì’, lui ha già seminato in noi germi vitali. La nostra fede è incremento, accrescimento, intensificazione d’umano e di cose che meritano di non morire. Gesù lo dice con un’immagine di combattiva tenerezza ripetuta per due volte: “nessuno le strapperà dalla mia mano” e, se avessimo dei dubbi: “nessuno può strapparle dalla mano del Padre”, perché siamo stati donati a Gesù dalle mani di Dio. Questo intreccio lega, a sua volta, tutta l’umanità. Ecco perché, le mani degli uomini che accolgono e abbracciano il fratello, sono la rassicurante voce di Dio in terra, quella che attraverso Gesù è venuta a radunare un gregge che sembra disperso!  

Migrantes Asti: superare le baraccopoli

5 Maggio 2022 -

Asti - La città di Asti è quella che presenta, in Italia, la più elevata densità abitativa di baraccopoli, luoghi di emarginazione e degrado, abitate da decenni da famiglie rom e sinte. Da svariati anni si parla del loro superamento, ma le azioni sino ad ora avviate non hanno portato ai risultati sperati.

Ma è davvero possibile superare definitivamente le baraccopoli di via Guerra e di località Vallarone così come sta avvenendo in tante parti d’Italia? Del tema se ne discuterà  venerdì 13 maggio, alle 17, nel Seminario Vescovile di Asti, nell’ambito del convegno “Superare le baraccopoli di Asti. Una proposta, un impegno”, promosso dall’Ufficio Migrantes in collaborazione con Associazione 21 luglio. L’incontro rappresenta la seconda fase del convegno già organizzato lo scorso dicembre e dedicato al medesimo tema. L’obiettivo è quello di presentare delle proposte concrete di intervento elaborate sulla base degli elementi emersi durante il dibattito di dicembre, dei dati successivamente raccolti e delle buone pratiche implementate in alcune città italiane. Le proposte confluiranno in un documento e messo a disposizione di chi sarà chiamato ad amministrare la città di Asti nei prossimi anni, dei tecnici comunali, degli operatori socio-assistenziali e sanitari, degli insegnanti e delle realtà associative laiche e religiose. Alla tavola rotonda interverranno Agnese Vannozzi (Le baraccopoli in Italia e il loro superamento) e Carlo Stasolla (Una proposta per il superamento delle baraccopoli astigiane), Associazione 21 luglio, don Dino Barberis, Responsabile diocesano del Terzo Settore (Asti è razzista?) e l’avvocato Alessandro Maiorca (Un modello per affrontare la questione giuridica). Le conclusioni saranno affidate al vescovo, mons. Marco Prastaro, delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Piemonte e Valle d'Aosta.

Migrantes-Transiti: la condizione psicologica degli italiani nel mondo durante il Covid-19.

5 Maggio 2022 - Roma - La percezione acquisita attraverso la ricerca condotta da Transiti per il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes  è che la pandemia da Covid-19 abbia contribuito a peggiorare la condizione psicologica del 61,6% degli expat italiani intervistati. Dei 925 rispondenti, il 40% è stato o è attualmente in psicoterapia. Si tratta di una percentuale molto alta rispetto alla media nazionale, che oscilla tra il 7 e il 15%. È interessante prendere in considerazione come le persone coinvolte nell’indagine abbiano maturato la scelta di intraprendere un percorso psicoterapeutico. Il 69,5% ha realizzato di avere bisogno di un supporto psicologico compiendo una scelta personale e autonoma, mentre il 17,7% lo ha fatto in seguito al consiglio di amici e parenti. Nel 74% dei casi chi ha affrontato un percorso psicologico ha giudicato la cura come efficace e significativamente migliorativa per la propria esistenza. Il 17% ha, invece, espresso un giudizio negativo. Approfondendo le ragioni che hanno portato a questa conclusione, emerge come essa appaia legata a una mancanza di necessità (“i miei genitori mi hanno obbligata”) o alla percezione di non aver incontrato il professionista adeguato (“bisogna incontrare il professionista giusto”) o, ancora, alla percezione di fare qualcosa di inutile (“solo chiacchere”). Coloro che non hanno mai iniziato un percorso di psicoterapia, corrispondente al 46% dei rispondenti, adducono motivazioni quali il sentirsi psicologicamente equilibrato, il non sentirne la necessità e la presenza di ostacoli di natura economica, ma anche sfiducia, paura e difficoltà nel trovare un terapeuta qualificato. La replica negativa, motivata dalla sfiducia nella capacità di cura ed efficacia della psicoterapia, rappresenta il 33,7% delle risposte raccolte. È un tema molto interessante e ampio che andrebbe approfondito anche alla luce delle premesse dell’OMS. Parallelamente, dovrebbe interrogare la comunità professionale degli psicologi rispetto alla possibilità di rendere sempre più trasparenti i modelli di trattamento e le evidenze di efficacia della cura. Il 21% delle persone ha dichiarato di non aver mai iniziato un percorso per timore (“Ho paura di cosa potrei scoprire”; “Ho paura di diventare dipendente dal terapeuta”; “Non riuscirei a parlare con uno sconosciuto”). È un elemento significativo, che dà una (grossolana) misura di quanto ancora possano circolare il pregiudizio e lo stigma nei confronti della scienza psicologica e di quanto sia scarsa e confusa l’informazione a riguardo. A supporto di questa considerazione, abbiamo rilevato che il 12% degli intervistati ha dichiarato di pensare da tempo di entrare in terapia, ma di non sapere come trovare un professionista affidabile. Per il 20% del campione la difficoltà ad intraprendere un percorso terapeutico è di natura prevalentemente economica, limite che non viene riscontrato unicamente dagli italiani residenti in Nord America. Questo aspetto spinge a riflettere sulla molteplicità delle esperienze di espatrio che abbiamo incontrato attraverso Transiti e sulla necessità di pensare a dispositivi di accoglienza e cura sulla base del principio dell’universalismo proporzionale. Un altro dato rilevante è che, durante la pandemia, il 25% delle persone ha incrementato l’uso di sostanze – tabacco, alcol, stupefacenti – per mitigare la sofferenza psicologica, con una percentuale più alta tra i residenti in Europa (28%). Questo è un dato in linea con la tendenza poc’anzi evidenziata: una parte di popolazione sperimenta difficoltà nel poter chiedere un aiuto qualificato e nel ricercare in autonomia soluzioni palliative di sollievo al malessere.

Abbiamo raccolto alcune voci degli expat che hanno voluto raccontare la loro esperienza di psicoterapia. Dalle 320 risposte aperte - circa il 35% del campione - sono emerse parole ricorrenti quali: Terapia, Ansia, Panico, Farmaci. Lavoro, Aiuto, Relazione, Famiglia, Depressione, Sedute, Problemi, Stress, Figli, Autostima, Terapeuta, Disturbi, Inutile, etc. Di seguito, riportiamo alcuni stralci delle esperienze dei racconti legati all’esperienza di psicoterapia:
  • “A causa della mole di lavoro immensa che ho dovuto sostenere nel lockdown, ero arrivata al limite dell’ esaurimento nervoso. La psicologa mi ha aiutato a mettere dei limiti a questo e impostare delle regole per evitare il burn-out.” (F, Lussemburgo);
  • “Ai tempi del liceo per problemi di ” (F, Cuba);
  • “Avevo 18 anni, non ne sentivo il bisogno, i miei genitori mi hanno obbligato ed è stata ” (F, Emirati Arabi Uniti);
  • “Colloqui di sostegno soprattutto relativi alla mia decisione di separarmi.” (F, Stati Uniti);
  • “Dolorosa ma ha risolto i miei ” (F, Israele);
  • “Dopo un evento personale traumatico i miei cari mi hanno consigliato di chiedere supporto psico Sono stata 9 mesi in psicoterapia e mi è servito moltissimo per affrontare il dolore e ricostruire il mio equilibrio, ma anche crescere personalmente.” (F, Regno Unito);
  • “Dopo una relazione abusiva, ho fatto un percorso di terapia per ritrovare (F, Belgio);
  • “Durante gli anni universitari ho fatto un percorso di psicoterapia per imparare a gestire l'ansia e lo stress da competizione.” (M, Svizzera);
  • “È in corso da un anno. Mi dà tranquillità, mi allevia il senso di vuoto e mancanza di significato nelle cose. Mi conforta.” (M, Canada);
  • “È via zoom col fuso italiano, e questo alle volte diventa un problema per farlo conciliare con gli orari giapponesi.” (F, Giappone);
  • “Mi dà la forza e la carica per migliorare e sentirmi appieno con me stessa. Ci vuole tanta pazienza e voglia di ‘amarsi’” (F, Stati Uniti);
  • “Era un periodo della mia vita dove mi sentivo persa. Ho finalmente deciso di cercare aiuto, e mi ha portato a scoprire molte cose di me di cui non avevo idea, tipo blocchi psicologici dovuti al mio passato. È stato un percorso di scoperta ed un lavoro su me stessa abbastanza faticoso, che è ancora in divenire.” (F, Stati Uniti);
  • “Era uno spazio in cui poter esprimermi liberamente su ciò che provavo e che mi ha permesso di comprendere meglio il mio funzionamento e le mie difficoltà.” (F, Svizzera);
  • “Erano anni che pensavo di volerlo fare ma non ho mai avuto soldi a sufficienza per pagarlo, l'ho fatto non appena ho potuto.” (F, Spagna);
  • “Ero appena diventata mamma e avevo appena traslocato in Germania, mi sentivo impaurita e impotente.” (F, Germania);
  • “Ero ragazzina e dovevo accettare la perdita di mia madre. Il mio psicoterapeuta mi aiutò a prenderne coscienza.” (F, Stati Uniti);
  • “Esperienze positive e negative, alti e bassi, ho trovato aiuto ma spesso anche sensazione di perdere tempo, non arrivare mai al punto.” (F, Belgio);
  • “Facevo un lavoro molto stancante emotivamente (call center) e la compagnia per cui lavoravo offriva la possibilità di essere seguiti da uno psicologo per un breve periodo di tempo. Feci tre sedute (il massimo) e poi dovetti smettere. Non me lo potevo permettere. Mi è piaciuto molto però, mi sentivo molto meglio dopo le sedute.” (F, Regno Unito);
  • “Funzionale a ripristinare una situazione stabile dopo una serie di crisi di panico.” (M, Singapore). - Anna Pisterzi, Presidente di Transiti Psicologia d'Espatrio.
      Trovate questo articolo pubblicato anche nella sezione Articoli del sito di Transiti - Psicologia d’espatrio.

Gli italiani in Europa e la missione cristiana: pubblicati gli Atti del Convegno Migrantes

5 Maggio 2022 -

Roma - La Chiesa italiana, a metà del XIX secolo, istituì le Missioni Cattoliche Italiane per essere accanto ai connazionali che partivano dall’Italia. Con il passare del tempo e l’evoluzione della mobilità umana, però, le MCI  sono diventate punto di riferimento anche per tutte quelle persone migranti arrivate prima in Italia e successivamente emigrate in altri Paesi. Sacerdoti che, coadiuvati sempre più da operatori laici preparati e specializzati, sono chiamati a nuove sfide: a intraprendere, cioè, un cammino anche (ma non solo) pastorale che sappia dare risposte appropriate alle nuove esigenze.

Del ruolo delle Mci in Europa si è parlato, lo scorso mese di novembre, durante il convegno “Gli Italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma si allungano ad abbracciare ciò che incontrano” promosso dalla Fondazione Migrantes con la presenza di 200 tra sacerdoti ed operatori impegnati nella pastorale per gli italiani in Europa. Gli atti di quel convegno sono ora raccolti in un volume, curato da Raffaele Iaria e Delfina Licata ed edito da Tau editrice. La lettura dell’emigrazione italiana in Europa «ci deve rendere sempre più consapevoli che il Continente europeo è una casa comune», ha detto papa Francesco ricevendo i partecipanti: e la Chiesa in Europa non può «non considerare i milioni di emigranti italiani e di altri Paesi che stanno rinnovando il volto delle città e dei paesi». Il Pontefice li ha incoraggiati a proseguire nel «vostro impegno e a pensare con creatività ad una missione che guardi al futuro delle nostre comunità perché siano sempre più radicate nel vangelo e accoglienti».

Nel volume contributi, fra gli altri, dei cardinali Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e  Andres Arborelius, Vescovo di Stoccolma, di mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes  e di mons. Jean Kockerols, vescovo ausiliare di Bruxelles-Malines e un’appendice dedicata al Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes che raccoglie l’intervento realizzato il giorno della presentazione nazionale dal segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo, il messaggio  del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dell'allora presidente del Parlamento Europeo, Davide Sassoli, prematuramente scomparso.

Ucraina: 107mila i profughi in Italia

4 Maggio 2022 - Roma - Sono 107.380 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina giunte fino a oggi in Italia, 102.268 delle quali alla frontiera e 5.112 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Sul totale, 55.713 sono donne, 14.097 uomini e 37.570 minori. Le città di destinazione - evidenzia il Viminale oggi -  dichiarate all'ingresso in Italia continuano ad essere Milano, Roma, Napoli e Bologna. L'incremento, rispetto a ieri, è di 783 ingressi nel territorio nazionale.

Migrantes: la testimonianza cristiana nasce dalla capacità di custodire ciò che abbiamo ricevuto dalla fede di chi ci ha generato

4 Maggio 2022 - Ferrara – “La testimonianza cristiana nasce dalla capacità di custodire ciò che abbiamo ricevuto dalla fede di chi ci ha generato, di chi ci ha preceduto, e che non può essere disperso anche nel cammino dell’emigrazione, anche lasciando la propria terra”. Lo ha detto ieri mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes accogliendo a Ferrara, nella basilica di Santa Maria in Vado, i partecipanti al pellegrinaggio della Missione Cattolica Italiana di Rapperswil-Freienbach, guidata da don Andrea Tosini. Per il presule “ ancora di più dobbiamo sentire l’esigenza di custodire un patrimonio di fede, con quella capacità di rigenerarlo negli incontri, alla luce della storia, nel cammino della Chiesa, nell’ascolto costante della Parola, nella celebrazione dell’eucaristia, nell’incontro con i più poveri e gli ultimi. Fede, speranza e carità – ha detto mons. Perego -  sono i volti della testimonianza, ma anche le virtù con cui la testimonianza cristiana si rigenera”. “Cari fratelli e sorelle, caro don Andrea, è bello – ha quondi salutato mons. Perego - questo nostro incontro a Ferrara con la vostra missione cattolica: è un incontro tra Chiese, tra persone che vivono la fede in luoghi diversi, in Svizzera o in Italia, tra le colline in riva al lago e in pianura, ma che camminano insieme, anche per comuni radici culturali e religiose, rafforzate anche da un incontro nella migrazione”. Oggi i fedeli della Mci saranno all’Abbazia di Pomposa dove parteciperanno ad una liturgia eucaristica presieduta dal vicario generale della diocesi di Ferrara-Comacchio, mons. Massimo Manservigi. (R.Iaria)