Primo Piano

Incendio su barcone: tre morti e un disperso al largo di Crotone

31 Agosto 2020 - Crotone - Il dolore e l'angoscia, lo choc e la disperazione. Sono i sentimenti che traspaiono dagli occhi e dai primi, concitati racconti dei migranti sopravvissuti all'ennesima tragedia del mare, avvenuta al largo delle coste crotonesi. Per cause ancora da accertare, a bordo del barcone che li stava trasportando, è avvenuta una violenta esplosione, che ha causato finora tre vittime (una donna e due uomini) e un disperso. Sono tre e non quattro, come si era appreso in un primo tempo, i migranti morti nell'incendio del barcone davanti la costa del crotonese ed uno è ancora disperso. Secondo una prima ricostruzione della Prefettura di Crotone, a bordo del barcone viaggiavano, complessivamente, 21 migranti. Altri 13 erano sbarcati nella notte a Sellia Marina, dove il barcone era stato intercettato da una motovedetta della Gdf che aveva iniziato a scortarlo verso il porto di Crotone. Durante il tragitto, per ragioni ancora da verificare (potrebbe essersi trattato di cause accidentali, una scintilla venuta a contatto col carburante, ma c'è pure chi ipotizza uno "zampino" di possibili scafisti a bordo) è avvenuta la tremenda esplosione che ha causato 5 feriti tra i migranti (due con gravi ustioni sono stati trasferiti in elisoccorso nell'ospedale di Catanzaro) e altri due feriti tra i militari della Guardia di finanza (uno forse con frattura a una gamba), che stavano attuando l'operazione di soccorso. Sulle cause dell'esplosione indagano le forze dell'ordine, coordinate dalla procura di Crotone. (Vincenzo R. Spagnolo – Avvenire)

Italiani nel Mondo: suono delle campane per ricordare le vittime di Mattmark

30 Agosto 2020 - Roma – Oggi pomeriggio, alle 17.15, in diversi comuni italiani suoneranno le campane a ricordo dei propri cittadini morti 55 anni fa. Sono le vittime della tragedia di Mattmark , in Svizzera mentre costruivano una delle infrastrutture più importanti d’Europa, la diga di Mattmark. Era lunedì il 30 agosto del 1965. Alle 17,15 50 metri di ghiaccio, ghiaia e sassi travolsero, in meno di 3 secondi, 88 tra operai, tecnici ed ingegneri degli oltre 700 impegnati in quel momento nella costruzione della diga. Degli 88 morti la maggioranza erano italiani: ben 56. Come a Monongah nel 1907, a Dawson nel 1913 e nel 1923 o a Marcinelle nel 1956 – dove “la rincorsa a produrre energia aveva causato altrettante catastrofi del fordismo” – il prezzo più. Alto fu pagato dall’Italia”, come ricorda lo storico Toni Ricciardi nel suo saggio pubblicato in occasione del 50mo della tragedia nel “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes. Insieme agli italiani perirono, infatti, 4 spagnoli, 2 tedeschi, 2 austriaci, un apolide e 23 svizzeri. La provincia di Belluno fu quella più colpita con 17 vittime, insieme al Comune di San Giovanni in Fiore (Cosenza), che perse 7 uomini. Complessivamente, delle 56 vittime italiane 17 erano veneti, 8 calabresi, 4 abruzzesi, 5 trentini, 3 campani, 3 emiliani, 3 friulani, 3 pugliesi, 3 sardi, 3 siciliani, 2 piemontesi, 1 molisano e 1 toscano. In tutti i comuni d'Italia che ebbero dei caduti a Mattmark, suoneranno per un minuto le campane. A promuovere l’iniziativa è stata l’Associazione “Bellunesi nel Mondo”. Sono trascorsi cinquantacinque anni da quel dramma, in periodo delle costruzioni di grandi opere pubbliche. La diga di Mattmark sarebbe stata la più grande costruzione di un bacino per produrre energia elettrica e fornire corrente a numerosi comuni svizzeri. Quindi avrebbe contribuito a generare ricchezza, sviluppo, progresso e civilizzazione, ricorda oggi il segretario del Consiglio Generale degli Italiani all’estero, Michele Schiavone evidenziando che quelle opere “sono il lascito di una generazione di uomini e donne che sapevano di contribuire al futuro e allo sviluppo sociale ed economico di interi territori, società e famiglie. La gratitudine non verrà meno, neanche a distanza di anni, verso coloro che con grandi sacrifici hanno creato le condizioni per modernizzare e rendere meno duri i tempi della vita”. L’8 agosto scorso si è celebrata la Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo, in occasione della tragedia del 1956 a Marcinelle dove persero la via, in una miniera, 136 italiani.

Raffaele Iaria

Papa Francesco: la croce non è un fatto scaramantico

30 Agosto 2020 - Città del Vaticano - "Dopodomani, primo settembre, ricorre la Giornata mondiale di preghiera per la Cura del creato". Lo ha ricordato questa mattina, papa Francesco, nei saluti finali dopo l’Angelus in Piazza San Pietro aggiungendo che fino al 4 ottobre “celebreremo con i nostri fratelli cristiani di varie Chiese tradizioni il Giubileo della Terra, per ricordare l’istituzione 50 anni fa della Giornata della Terra". Il papa ha poi ricordato le diverse iniziative che nel mondo vengono promosse e tra queste il concerto che si svolge oggi nella cattedrale di Port Louis, capitale di Mauritius, “dove purtroppo si è verificato recentemente un disastro ambientale". Il papa ha anche detto di seguire con “preoccupazione le tensioni nella zona del Mediterraneo orientale, insidiata da vari focolai di instabilità” e ha fatto appello “al dialogo costruttivo e al rispetto della legalità internazionale per risolvere i conflitti che minacciano la pace dei popoli di quella regione”. Nel commentare il brano evangelico di questa domenica il Papa parte dalla frase di Gesù: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. “Di fronte alla prospettiva che Gesù possa fallire e morire in croce”, spiega il papa, lo stesso Pietro “si ribella e gli dice: Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai!. Crede in Gesù, lo vuole seguire, ma non accetta che la sua gloria passi attraverso la passione”. La croce è “incomoda, uno scandalo” nell’idea di Pietro, dee discepoli e “anche per noi”, mentre Gesù “considera scandalo il fuggire dalla croce, che vorrebbe dire sottrarsi alla volontà del Padre, alla missione che Lui gli ha affidato per la nostra salvezza", dice papa Francesco prima della preghiera mariana: “nei momenti di devozione, di fervore, di buona volontà, di vicinanza al prossimo, guardiamo Gesù e andiamo avanti; ma nei momenti in cui viene incontro la croce, fuggiamo. Il diavolo, Satana – come dice Gesù a Pietro – ci tenta. È proprio del cattivo spirito, è proprio del diavolo allontanarci dalla croce, dalla croce di Gesù”. Il pontefice cita due atteggiamenti per i suoi discepoli: “rinunciare a sé stessi”, che “non significa un cambiamento superficiale, ma una conversione, un capovolgimento di mentalità e di valori” e “prendere la propria croce. Non si tratta solo di sopportare con pazienza le tribolazioni quotidiane, ma di portare – ha spiegato - con fede e responsabilità quella parte di fatica, quella parte di sofferenza che la lotta contro il male comporta. La vita dei cristiani è sempre una lotta. La Bibbia dice che la vita del credente è una milizia: lottare contro il cattivo spirito, lottare contro il Male”. Così l’impegno di “prendere la croce” diventa “partecipazione con Cristo alla salvezza del mondo”. Pensando a questo l’invito di papa Francesco è quello di fare in mondo “che la croce appesa alla parete di casa, o quella piccola che portiamo al collo, sia segno del nostro desiderio di unirci a Cristo nel servire con amore i fratelli, specialmente i più piccoli e fragili. La croce è segno santo dell’Amore di Dio, è segno del Sacrificio di Gesù, e non va ridotta a oggetto scaramantico oppure a monile ornamentale. Ogni volta che fissiamo lo sguardo sull’immagine di Cristo crocifisso, pensiamo che Lui, come vero Servo del Signore, ha realizzato la sua missione dando la vita, versando il suo sangue per la remissione dei peccati. E non lasciamoci portare dall’altra parte, nella tentazione del Maligno. Di conseguenza, se vogliamo essere suoi discepoli, siamo chiamati a imitarlo, spendendo senza riserve la nostra vita per amore di Dio e del prossimo. La Vergine Maria, unita al suo Figlio fino al calvario, ci aiuti a non indietreggiare di fronte alle prove e alle sofferenze che la testimonianza del Vangelo comporta per tutti noi2, ha pregato.

Raffaele Iaria

 

Puglia: oggi a Otranto la presentazione dell’ultimo libro di Luigino Bruni

29 Agosto 2020 - Otranto - Sarà presentato questa sera a Otranto il nuovo librp di nuovo libro di  Luigino Bruni, "Le donne nascoste nella Bibbia" edito da AnimaMundi. Nel volume Bruni compie un percorso straordinario, sorretto da un solido approccio ermeneutico, che ribalta l’usuale punto di vista sulle molte figure femminili raccontate nella Bibbia, restituendole al lettore nella loro interezza di donne forti e compassionevoli, nella loro personalità complessa. L’appuntamento è per le 18.30 nella piazzetta San Pietro a Otranto (Lecce). Dialogherà con l’autore la giornalista Anna Maria Conoci.

Italiani nel mondo: domenica 55° anniversario della tragedia di Mattmark

28 Agosto 2020 - Belluno - Domenica 30 agosto 2020 saranno trascorsi cinquantacinque anni esatti dal disastro di Mattmark. Una tragedia sul lavoro che colpì pesantemente la provincia di Belluno, all’epoca segnata da un’emigrazione di massa che ogni anno portava centinaia di bellunesi all’estero in cerca di un futuro migliore. Ed è proprio nell’ambito dell’emigrazione, di un fenomeno già scosso da numerose catastrofi che negli anni precedenti avevano spento l’esistenza di decine e decine di uomini e donne partiti dall’Italia, che si consuma questa sciagura. Siamo in Svizzera, nel Canton Vallese, a circa 2.200 metri di quota in una località chiamata Mattmark. È il 1965. Centinaia di operai, soprattutto stranieri, sono impegnati a costruire la diga in terra battuta più grande d’Europa. Un’opera monumentale, modellata da faticosi turni di lavoro che vedono tra i protagonisti anche molti bellunesi giunti da tutta la provincia. Nulla farebbe presagire il disastro, se non un dettaglio: una parte delle officine e degli alloggi dei lavoratori è posizionata sotto la lingua di un immenso ghiacciaio, l’Allalin. E proprio il 30 agosto, alle 17.15 l’Allalin si mette in moto. Un blocco di circa due milioni di metri cubi di materiale si stacca e comincia una letale discesa che travolge tutto ciò che incontra sulla propria strada, compresi uomini e donne. Le vittime sono ottantotto, di cui cinquantasei italiane.. In occasione dell’anniversario della tragedia, la Famiglia Ex emigranti “Monte Pizzocco”, con il patrocinio dell’Associazione Bellunesi nel Mondo e dei Comuni di Sedico, Santa Giustina, Cesiomaggiore, Sospirolo e San Gregorio nelle Alpi, organizza un momento di ricordo per commemorare le vittime e i loro familiari. L’evento si terrà domenica 30 agosto 2020 alle ore 10.00 presso il parco “Vittime di Mattmark”, in via Dino Buzzati a Mas di Sedico. Il programma prevede: alle 10.00 il ritrovo presso il parco, alla presenza dei gonfaloni dei Comuni di Sedico e Sospirolo e dei gagliardetti delle Famiglie Ex emigranti dell’Abm e degli Alpini; l’ intervento delle autorità; il ricordo delle vittime con la benedizione e la deposizione della corona d’alloro al monumento dedicato ai caduti sul lavoro e in emigrazione. Oltre all’evento di Mas di Sedico, su iniziativa dell’Abm domenica 30 agosto alle 17.15 (ora della tragedia) in tutti i comuni d’Italia che ebbero dei caduti a Mattmark suoneranno per un minuto le campane.  

Cei:presentato al Papa il nuovo Messale

28 Agosto 2020 -

Roma - È stata consegnata questa mattina al Papa la prima copia del nuovo Messale della Conferenza Episcopale Italiana. Ricevendo in udienza una delegazione che ha lavorato alla pubblicazione del volume, guidata dal Presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti, Papa Francesco ha ringraziato per il dono ricevuto, sottolineando l’importanza del lavoro svolto e la continuità nell’applicazione del Concilio. Il porporato, salutando il pontefice Sa nome dei presenti, ha ricordato l’impegno profuso da tanti nel migliorare il testo sotto il profilo teologico, pastorale e stilistico. Il Messale verrà consegnato nelle prossime settimane ai Vescovi italiani e alle parrocchie. Potrà essere usato appena pubblicato e diventerà obbligatorio dalla prossima Domenica di Pasqua (4 aprile 2021).

Questa edizione è stata approvata secondo le delibere dell’Episcopato e ha ricevuto l’approvazione da Papa Francesco il 16 maggio 2019. Oltre alle variazioni e agli arricchimenti della terza edizione tipica latina, propone altri testi facoltativi di nuova composizione, maggiormente rispondenti al linguaggio e alle situazioni pastorali delle comunità e in gran parte già utilizzati a partire dalla seconda edizione in lingua italiana del 1983.

“Il libro del Messale - spiega il card. Bassetti -  non è soltanto uno strumento liturgico, ma un riferimento puntuale e normativo che custodisce la ricchezza della tradizione vivente della Chiesa, il suo desiderio di entrare nel mistero pasquale, di attuarlo nella celebrazione e di tradurlo nella vita. La riconsegna del Messale diventa così un’occasione preziosa di formazione per tutti i battezzati, invitati a riscoprire la grazia e la forza del celebrare, il suo linguaggio - fatto di gesti e parole - e il suo essere nutrimento per una piena conversione del cuore”.

Il Messale, stampato in un unico formato, sarà presto in vendita nelle librerie.

Viminale: 17.985 persone migranti sbarcate sulle nostre coste

28 Agosto 2020 -
Roma - Sono 17.985 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è agiornato a questa mattina alle 8 dal Ministero degli Interno. Dei quasi 18.000 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 7.581 sono di nazionalità tunisina (42%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (2.803, 16%), Costa d’Avorio (911, 5%), Algeria (834, 5%), Sudan (620, 3%), Pakistan (580, 3%), Marocco (564, 3%), Somalia (480, 3%), Egitto (446, 2%), Guinea (355, 2%) a cui si aggiungono 2.811 persone (16%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

GMMR: l’inno della Giornata

28 Agosto 2020 - Torino - "Popoli tutti migranti nel mondo./ Noi coloriamo la terra di gioia./ Nubi e nebbie disperde l'amore./ Sopra di noi splende il sole di pace./ Non rimaniamo distanti al sicuro, con pregiudizi e paure nel cuore./ Grande è colui che si china a servire, corre il rischio di farsi vicino". Inizia così il testo dell'inno per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato composto dall'Ufficio Migrantes della diocesi di Torino che ospiterà la prossima giornata a livello nazionale il 27 settembre prossimo. Nella Cattedrale di Torino, in diretta su Rai 1 alle 11, l'arcivescovo della città, mons. Cesare Nosiglia, presiederà la celebrazione eucaristica della Giornata. Il testo e la musica dell'inno saranno presentati a Torino durante una conferenza stampa sui principali eventi che verranno promossi in vista della GMMR. L'inno è nato dall’idea di mettere in musica le provocazioni sulle quali papa Francesco invita a riflettere e a lavorare nel suo Messaggio per la Giornata. Nelle strofe dell’inno si possono rintracciare tutte le sei coppie di verbi indicate dal papa: conoscere per comprendere, farsi prossimo per servire, ascoltare per riconciliarsi, condividere per crescere, coinvolgere per promuovere, collaborare per costruire.

Raffaele Iaria

 

Vittorio Veneto: i funerali di don Lucio Dalla Fontana

28 Agosto 2020 - Vittorio Veneto - Sabato 22 agosto 2020, all’ospedale di Frascati, è mancato don Lucio Dalla Fontana, presbitero della diocesi di Vittorio Veneto. Aveva sessant’anni e da un anno prestava servizio a Grottaferrata presso l’Opera di Maria del Movimento dei Focolari, dopo essere stato per dieci anni parroco di San Polo e Rai nel Trevigiano. Da qualche tempo soffriva di una grave forma di diabete. Don Lucio aveva vissuto per otto anni in Germania, a Francoforte e a Bad Homburg, assistendo pastoralmente gli italiani emigrati in quel paese, ai quali era rimasto profondamente legato anche dopo il suo rientro in Italia.  Quell’esperienza aveva lasciato in lui il desiderio di continuare ad operare per favorire l’unione e la fraternità all’interno della comunità cristiana. Era stato anche insegnante di Ecclesiologia nella Scuola di formazione teologica di Vittorio Veneto. I suoi funerali si sono svolti nella chiesa di San Polo mercoledì 26 agosto e sono stati presieduti dal vescovo di Vittorio Veneto, mons. Corrado Pizziolo, che nell’omelia ha ricordato come l’esperienza spirituale di don Lucio sia stata contrassegnata da una particolare sottolineatura dell’amore di Dio come centro del Vangelo di Gesù. Questo amore infinito deve essere per ognuno di noi un modello nel relazionarci con il nostro prossimo, e questo, secondo mons. Pizziolo, era particolarmente visibile nell’impegno di don Lucio nella “ricerca della comunione, dell’unità e della concordia”, anche correndo il rischio di sottovalutare le situazioni di tensione e di conflitto nello sforzo di raggiungere l’unica possibile armonia.

M.D.T.

Missioni: la giornata mondiale il 18 ottobre

28 Agosto 2020 - Città del Vaticano - La Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli ha confermato che la Giornata Missionaria Mondiale si celebra quest’anno a livello universale domenica 18 ottobre, "senza variazioni di calendario". In molte Diocesi la preparazione alla Giornata è stata avviata da tempo e - si legge in una nota diffusa sul Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede - "resta preminente l’animazione missionaria del popolo di Dio. La fede, infatti, per sua natura è missionaria e la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale serve a tenere viva in tutti i fedeli questa dimensione essenziale della fede cristiana". La Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli "si affida, inoltre, al senso di comunione e corresponsabilità dei vescovi quanto alla colletta di quella Giornata a favore delle Pontificie Opere Missionarie, che si adoperano in ambito universale per un equo sostegno delle Chiese nei territori di missione".

R.I.

Famiglie rom di Roma scrivono a Raggi e alla città

28 Agosto 2020 -
Roma  - "Gentile sindaca Virginia Raggi, siamo famiglie che da decenni vivono a Roma. Siamo mamme e papà, cittadini romani nati e cresciuti a Roma, la città che amiamo e sentiamo nostra e nella quale tutti noi abbiamo frequentato le scuole. Molti di noi sono cittadini italiani, i giovani lo diventeranno a breve. La nostra è una storia di sofferenza e dolore, iniziata con la fuga dalla Jugoslavia e da quel momento condotta prima tra baracche e topi, poi dentro i recinti dei “villaggi” realizzati dall’Amministrazione Comunale".
Inizia così la lettera scritta  - e diffusa oggi dall'Associazione "21 luglio"  - a seguito di un percorso partecipativo, dalle famiglie che vivono all’interno dell’area F del campo rom di Castel Romano. La missiva è rivolta alla città di Roma ma soprattutto alla sindaca di Roma al fine di scongiurare lo sgombero della baraccopoli previsto il prossimo 10 settembre 2020 e soprattutto per proporre alternative concrete ad uno sgombero che appare in contrasto con il Decreto Legge n.18 del 17 marzo 2020 e successive modificazioni.
Lunedì 31 agosto, alle ore 12.00, in piazza del Campidoglio, prima di protocollare il documento, una delegazione degli abitanti della baraccopoli dell’area F di Castel Romano - informa una una nota - presenterà il testo. Insieme a loro saranno presenti Carlo Stasolla (Associazione 21 luglio), Riccardo Noury (Amnesty International), Riccardo Magi, parlamentare, Marta Bonafoni a Alessandro Capriccioli, consiglieri regionali, Giovanni Zannola, consigliere comunale, attivisti e rappresentanti della comunità ecclesiale.

Lampedusa: prosegue il piano del governo per liberare l’hotspot

28 Agosto 2020 -

Lampedusa - La nave quarantena "Azzurra" ha attraccato ieri al porto di Cala Pisana, a Lampedusa. Si tratta della seconda imbarcazione presa a noleggio dal governo per ospitare i migranti ed effettuare la necessaria sorveglianza sanitaria prima dell’accoglienza a terra. Mercoledì era stata la volta della nave "Aurelia'", che ha imbarcato 273 migranti ospiti dell’hotspot locale, 60 dei quali positivi al Coronavirus. Secondo quanto è stato reso noto dal Viminale, tra il primo e il secondo viaggio, sono 850 i migranti trasferiti dall’isola.

Il “miracolo” di mamma Maria: dal Perù a Cosenza per curare la figlia

28 Agosto 2020 -
Cosenza - "Non sapevo una parola d’italiano, ero spaesata e preoccupata, non potevo permettermi l’albergo... Quello che è successo è stato un miracolo di Dio". Si chiama Maria ed è una mamma peruviana con gli occhi segnati dall’angoscia per la figlia ventenne malata di leucemia. Sandy, la ragazza, era arrivata in Italia per l’Erasmus e presto agli studi aveva affiancato il volontariato allo Sprar di San Giorgio Albanese, paesino dell’entroterra cosentino. Ma il 4 gennaio ha dovuto essere ricoverata nel reparto di Ematologia dell’Annunziata di Cosenza, presso cui è ancora in cura con terapie sia domiciliari sia in corsia. Appena saputa la notizia, mamma Maria è volata in Italia assieme al figlio più grande per assisterla. Ma come fare? Per fortuna a Casa nostra, centro diurno della Caritas cosentina, ci sono suore messicane con cui la donna può esprimersi in spagnolo, spiegarsi e trovare conforto. La catena della solidarietà qui è forte, ramificata; miracolosa, come sostiene Maria. Le trovano casa all’associazione 'Gianmarco De Maria', creata per accogliere i familiari di minori ricoverati all’Annunziata dai genitori di un bambino strappato alla vita da un tumore. Così Maria viene raggiunta dall’altro figlio, Danny, e dal marito Odon. Nelle stanze della 'De Maria', ricavate in un vecchio convento, incontrano poi Rosa, giovane spagnola anche lei in Italia per un Erasmus e poi fermatasi per amore e per lavoro; è lei a fare da traduttrice, mentre l’associazione e la sua straordinaria macchina di volontariato e assistenza provvedono al resto, dalle medicine alle incombenze burocratiche, ai necessari spostamenti: «Qui è davvero una famiglia, un aiuto fondamentale. È come essere a casa», raccontano Maria e Odon. Infine, grazie al parroco ecuadoriano di Sant’Agostino don Victor, la famiglia può persino partecipare alla messa in spagnolo. Tra l’altro, senza più permesso di soggiorno per ragioni umanitarie a causa dei decreti sicurezza, mamma Maria non potrebbe rimanere in Italia per assistere Sandy; ma l’emergenza Covid (che sta ferendo anche il Perù) al momento non permette comunque di tornare a casa: un 'effetto collaterale' del virus, finalmente positivo. (Domenico Marino - Avvenire)

Sicilia: il Tar sospende l’ordinanza migranti

28 Agosto 2020 -

Palermo - Le misure adottate "sembrano esorbitare dall’ambito dei poteri attribuiti alle regioni" e rischiano di "ingenerare difficoltà di coordinamento tra le autorità", anzi "potrebbero proprio esse stesse creare le condizioni di potenziale pericolo per la salute e l’incolumità pubblica che avrebbero, invece, inteso scongiurare", vista la difficoltà di "organizzare nei ristretti tempi indicati l’attività di sgombero in condizioni di sicurezza" degli hotspot. Il presidente della terza sezione del Tar di Palermo, Maria Cristina Quiligotti, ha accolto l’istanza cautelare presentata dal governo nazionale e ha sospeso l’esecutività dell’ordinanza del presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, che prevede lo sgombero e la chiusura degli hotspot e dei centri di accoglienza per migranti presenti sull’Isola per un presunto rischio sanitario legato all’emergenza Covid. La camera di consiglio per la trattazione collegiale è stata fissata per il 17 settembre prossimo, ma il giudice amministrativo, nel decreto di sospensiva, entra già nel merito del giudizio. Alla base dell’impugnazione da parte del presidente del Consiglio e del ministro dell’Interno c’è la considerazione che la gestione del fenomeno migratorio è competenza dello Stato, non delle Regioni. Le misure previste dall’ordinanza "involvono e impattano in modo decisivo sull’organizzazione e la gestione del fenomeno migratorio nel territorioitaliano, che rientra pacificamente nell’ambito della competenza esclusivadello Stato ai sensi dell’art. 117 della Costituzione" si legge nel decreto cautelare. Il giudice del Tar smonta proprio le fondamenta su cui si basa l’iniziativa fortemente contestata del governatore siciliano, si spinge a dire che "l’esistenza di un concreto aggravamento del rischio sanitario legato al Covid- 19 tra la popolazione locale, quale conseguenza del fenomeno migratorio…appare meramente enunciata, senza che risulti essere sorretta da un’adeguata e rigorosa istruttoria". Anche sulla chiusura dei porti scrive: "La disposta chiusura dei porti all’accesso dei natanti di qualsiasi natura trasportanti migranti sembra esorbitare parimenti dalla competenza regionale". (A.T.)

Vangelo Migrante: XXII domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Mt 16, 21-27)

27 Agosto 2020 - Nella tendenza innata a resistere a Dio, l’uomo deforma la Sua immagine e si rifiuta di lasciare che Dio sia come vuole essere. Il suo Dio è troppo piccolo, troppo fragile e troppo limitato, mentre il Dio di Gesù Cristo è tutt’altro e Gesù, nel vangelo odierno, si affretta a percorrere la via che porta a Gerusalemme per svelarcelo. Anche per Pietro l’idea di sofferenza e l’idea di Messia sono incompatibili fra loro: “Dio non voglia Signore, questo non ti accadrà mai”, replica all’annuncio di Gesù sulla sua Passione. È lo stesso Pietro che domenica scorsa aveva rivelato chi era Gesù? Si. Da dove provengono allora queste spinte opposte? La vicenda di Geremia nella prima lettura ci aiuta a capire che dentro l’uomo c’è un combattimento: Dio ha donato a Geremia uno spirito profetico straordinario e meraviglioso per annunciare cose ‘scomode’ ma allo stesso tempo affiora in lui anche la voglia di proteggersi, salvaguardarsi, premunirsi, non farsi male. Alla fine prevale la seduzione iniziale, la chiamata di Dio, per la forza che viene da Dio. Anche Pietro ha dentro di sé la voglia di scappare e una spinta ad obbedire. La sintesi tra queste spinte gliela dà Gesù nel “vade retro” che non è un allontanamento ma un ‘rimetterlo in fila’ dietro di Lui per fargli fare il viaggio che spiega quella meta: “se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la propria croce e mi segua”. Il combattimento va superato con altro: dire no a qualcosa per fare posto a qualcos’altro. C’è in me una vita che è la mia ed è piccola. Dio me ne vuole dare un'altra che è più grande: da figlio di Dio. Non più figlio di Giona ma figlio di Dio. Il salto avviene nella vita che nasce dalla Pasqua: l’uomo che si difende lascia il posto ad uno che abbraccia la croce di Cristo e sceglie di perdere la vita per quel Signore che trasforma la morte in vita. Il problema non è ‘perdere’ ma ‘trovare’. La vita passa comunque; si può sprecare e si può investire. La spreco se nel tentativo di tenere tutto per me non lascio spazio all’offerta di me stesso; la investo se metto in me stesso la forza che viene dalla Vita stessa. Quella forgiata nella Pasqua, vera e propria migrazione verso una vita nuova.

p. Gaetano Saracino

Scalabriniane: diario da Lesbo (3)

27 Agosto 2020 - Lesbo - Si chiama Fazi, ha 11 anni. E’ fuggita dall’Afghanistan per continuare a vivere. Ora si trova a Lesbo e, alla sua età, ai più piccoli insegna quel po’ che sa in inglese. Le Suore Scalabriniane, nell’ambito della loro missione svolta grazie alla collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, l’hanno incontrata. Fazi si trova nel campo profughi di Moria, luogo dove la dignità umana sembra essere cosa sconosciuta. La formazione ha i colori delle suore e della Comunità e passa dai sorrisi e dai piccoli grandi gesti di animazione che viene fatta.  E’ bello vedere come nonostante il momento di crisi proprio i bimbi ancora disegnino a colori. Hanno voglia di casa, di serenità e si adattano per come possono, in questo momento. Il sole sorge ogni giorno su quelle baracche costruite da frasche e pezze di teli di plastica. Arrampicarsi sui pendii del campo non è cosa facile. I migranti arrivano qui passando dalla Turchia, a due passi da quest’isola. Sembra l’ultima tappa di un viaggio che invece è solo il punto intermedio. Fra le tende ci sono fili che reggono i panni messi ad asciugare: danno il senso dell’umanità in cammino. Molti sono i bisogni essenziali a cui rispondere: cibo e igiene personale in primis. Amare è prendersi cura degli altri, è l’obiettivo della missione scalabriniana che si sviluppa nella terra di questi luoghi ma che si alimenta stando vicini ai rifugiati, tenendo presente come le sfide siano sempre dietro l’angolo. Fazi è un simbolo di chi ha gli occhi che guardano con stupore l’arcobaleno e le onde del mare, la natura e gli altri. Fazi guarda con occhi Cristiani, è il fuoco ardente di chi ama vivere. La vita ha sempre una Fazi accanto a noi.

Viminale: 17.604 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane nel 2020

27 Agosto 2020 - Roma - Sono 17.604 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è del Ministero dell’Interno ed è aggiornato alle 8 di questa mattina. Degli oltre 17.600 migranti sbarcati, 7.268 sono di nazionalità tunisina (41%). Gli altri provengono da Bangladesh (2.803, 16%), Costa d’Avorio (911, 5%), Algeria (808, 5%), Sudan (620, 3%), Pakistan (580, 3%), Marocco (564, 3%), Somalia (480, 3%), Egitto (446, 3%), Guinea (355, 2%) a cui si aggiungono 2.769 persone (16%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.  

Associazioni: un giorno di digiuno, come segno di protesta contro l’indifferenza e di solidarietà con i migranti

27 Agosto 2020 -
Roma - - “Gridare tutta la nostra indignazione, metterci il nostro corpo e non solo la faccia, esigere un cambio di rotta dell’Italia e dell’Europa, complici delle stragi dei migranti, di fronte agli ennesimi crimini di omissione di soccorso! Non ci resta che questo, dopo le ultime tragedie del Mare Nostrum”. Lo scrivono i firmatari di una lettera-appello dopo l’ennesima strage avvenuta nel Mediterraneo con la morte di 45 persone, tra cui cinque bambini, la notte tra il 14 e il 15 agosto. Al naufragio del gommone partito dalla Libia sono scampate 36 persone: “Ai morti – si legge nel documento – si aggiunge la sorte dei sopravvissuti che, recuperati da un peschereccio, una volta portati sulla terraferma, sono stati trasferiti in un centro di detenzione libico, uno di quelli gestiti dal governo di Tripoli. Si tratterebbe, secondo le prime informazioni, di cittadini provenienti da Senegal, Mali, Ciad e Ghana”. Prosegue l’appello: “Subito dopo quella strage, in meno di una settimana, ne sono avvenute altre tre: il bilancio totale è di 100 morti e altre 160 persone sparite dopo aver preso il largo! Non possiamo restare a guardare e a contare senza muoverci! È gravissimo che sia proprio l’Italia a finanziare la guardia costiera libica. Il governo italiano continua nei fatti le politiche di respingimento dei migranti violando il diritto internazionale che prevede l’obbligo di accoglienza dei profughi che scappano da guerre e da violazioni di diritti umani. Inoltre l’Italia tiene ancora bloccate nei porti ben quattro navi che potrebbero salvare altri migranti”. I firmatari propongono due iniziative da attuare venerdì 28 agosto: un giorno di digiuno, come segno di protesta contro l’indifferenza e di solidarietà con i migranti, e una foto da condividere sui social con il proprio volto e un cartello con scritto “#esefossimonoiadaffogare?Adessobasta!”. Tra i firmatari della lettera: Associazione Casa Amadou, Associazione Laudato si’, Centro Astalli, Ciac (Centro immigrazione asilo e cooperazione) Cimi (Conferenza degli Istituti missionari italiani), Comitato 3 ottobre, Commissione Giustizia e Pace dei Missionari Comboniani, Comunità comboniana di Castelvolturno (Ce), Emmaus Italia, Fondazione Casa della carità (Angelo Abriani), Gim (Giovani impegno missionario), Gruppo Abele, Libera, Nigrizia, ResQ-People Saving People, Suam (Segretariato unitario animazione missionaria degli Istituti missionari).

A Torino il Migrantour

27 Agosto 2020 - Torino - Girare il mondo in una piazza: a Torino è possibile. Porta Palazzo, il mercato più grande d’Europa, offre uno spazio in cui le distanze fisiche e temporali svaniscono, raccogliendo in un unico luogo un caleidoscopio di colori, odori, idiomi, volti e sensazioni, provenienti da ogni parte del pianeta. L’itinerario di Migrantour  di venerdì 18 settembre prevede, tra le altre cose, la visita delle botteghe storiche e del padiglione liberty dell’Antica Tettoia dell’Orologio; si toccherà quindi il Sud Italia al mercato del pesce, per poi avviarsi, nei negozi circostanti, all’esplorazione dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina. Il progetto Migrantour, nato proprio a Torino nel 2009 e oggi attivo in 16 città europee, vuole valorizzare la multiculturalità che ha trasformato e ormai caratterizza le nostre città, proponendo una serie di passeggiate urbane interculturali accompagnati da persone di origine migrante. Si tratta di un’occasione per sperimentare nuove forme di turismo responsabile a km zero e ad impatto ambientale nullo, che favorisce l’incontro fra concittadini di diversa provenienza. La possibilità di incontrare il mondo nella propria città, e di incontrarlo insieme a persone di origine migrante, sembra palesare una volta di più la sostanziale unità della famiglia umana, realtà che la stessa pandemia di Covid-19 ha messo in evidenza, mostrandoci come “siamo tutti sulla stessa barca”, secondo le parole di papa Francesco. Nel suo Messaggio per la 106ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, il papa aggiunge: “Ritrovarci ad avere preoccupazioni e timori comuni ci ha dimostrato ancora una volta che nessuno si salva da solo”. “Per crescere – scrive –  è necessario condividere”: condividere risorse, condividere tempo, condividere esperienze: «per crescere davvero dobbiamo crescere insieme”.