Primo Piano

Corridoi umanitari per minori soli: parte il progetto “Pagella in tasca”

13 Agosto 2021 - Roma - ​Terzo settore, organizzazioni internazionali, privati cittadini e istituzioni uniscono le forze per portare in modo sicuro minori soli dal Niger in Italia, accoglierli in famiglia e sostenerli nei loro percorsi di studio e inclusione sociale. È il progetto pilota Pagella in tasca- Canali di studio per minori rifugiati, promosso da INTERSOS e UNHCR e co-finanziato dalla Fondazione Migrantes e da INTERSOS, che verrà realizzato grazie a un Protocollo d'intesa con i ministeri del Lavoro e delle Politiche Sociali, degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dell'Interno, oltre che con attori locali del progetto: il Comune di Torino, la rete CPIA Piemonte e l'Arcidiocesi di Torino. "Pagella in tasca" coinvolge 35 minori stranieri non accompagnati attualmente rifugiati in Niger, di 16 o 17 anni, con l'obiettivo di portarli gradualmente a Torino e dintorni nell'anno scolastico 2021/2022. Arriveranno in aereo con un visto d'ingresso, evitando le terribili rotte dei flussi irregolari in Africa e nel Mediterraneo. Qui avranno un permesso per studio e saranno iscritti ai CPIA per conseguire il diploma del primo ciclo di istruzione e poi frequentare la scuola secondaria superiore o un percorso di istruzione e formazione professionale.  Ad accoglierli troveranno famiglie affidatarie e tutori volontari, vitto, alloggio, assistenza sanitaria, supporto psicologico e legale e la possibilità di conoscere altri coetanei a scuola e fuori casa, tra sport e altre attività. Borse di studio copriranno i costi sostenuti dalle famiglie durante il primo anno, trascorso il quale sarà possibile inserirli nei progetti del Sistema di Accoglienza e Integrazione  gestiti dalla Città di Torino e da altri Comuni coinvolti o promuovere l'autonomia attraverso altre misure di inserimento lavorativo e abitativo. Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha seguito dal principio lo sviluppo del progetto e ha firmato il protocollo d'intesa, inserirà i beneficiari negli interventi di politica attiva del lavoro per soggetti vulnerabili promossi dalla sua Direzione Generale dell'Immigrazione e delle politiche di integrazione. Inoltre, parteciperà alla valutazione di tutti i percorsi di inclusione messi in campo da Pagella in tasca.    

Vangelo Migrante: Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria (Vangelo Lc 1, 39-56)

12 Agosto 2021 - Maria, la serva del Signore e la prima dei salvati, è stata anche la prima ad essere assimilata alla gloria della Resurrezione di Gesù, così come fu associata al mistero della sua incarnazione e morte. Questo si celebra nella Solennità odierna. Una gran bella festa nel cuore dell’estate (quest’anno coincide anche con la domenica) che porta con sé un rischio: quello di sottolineare le così tante straordinarietà della madre di Gesù fino ad allontanarla anni luce dalla ‘povera’ concretezza della nostra vita. Insomma: il più grande torto che possiamo fare a Maria è proprio quello di metterla in una nicchia e incoronarla! Il Signore ci dona una discepola esemplare, una donna che, per prima, ha scoperto il volto del Dio incarnato, e noi subito a metterla sul piedistallo, santa e distante. No! Maria ci è donata come sorella nella fede, come discepola del Signore, come madre dei discepoli. Questa è la festa dell’Assunzione: la storia di una discepola che ha creduto davvero nella Parola del suo Dio e che insegna a noi, tiepidi credenti, l’ardire di Dio e la follia dell’Assoluto. Il Magnificat è l’inno dello sconvolto. Dio, nel suo piano salvifico, irrompe nella vita, nei progetti, nelle attese e nei desideri di una ragazza, li modella secondo i suoi disegni e allo stesso tempo li riempie di ‘grandi cose’, quelle che solo Lui sa fare. La pagina di Vangelo aiuta a comprendere meglio il mistero in cui crediamo e che celebriamo quest’oggi: questa donna, prima tra i credenti, dopo la sua lunga esperienza di una fede abitata dal Mistero, è andata al Dio che l’aveva chiamata perché non poteva conoscere la corruzione della morte colei che ha dato alla luce l’autore della vita. Siamo in buona compagnia! Grandi cose ha fatto Dio in Maria: grandi cose può fare in noi, se lo lasciamo fare! (p. Gaetano Saracino)

Minori stranieri non accompagnati: sale a 6.698 posti la capienza della rete Sai

12 Agosto 2021 - Roma - Con i decreti pubblicati dal ministero dell’Interno sono quasi raddoppiati i posti per minori stranieri non accompagnati (Msna) nella rete Sai. Nell’ultimo anno, infatti, l’incremento è pari a più di 3.000 posti, per un totale di 6.698 posti. “È il dato storicamente più alto da quando è nato lo Sprar”, ha commentato il delegato Anci all’immigrazione e sindaco di Prato, Matteo Biffoni, secondo cui “va riconosciuto al ministero lo sforzo significativo a supporto dei Comuni, su cui ricade la responsabilità dei minori”. “I necessari tempi di attivazione – ha proseguito Biffoni – non consentiranno di rispondere immediatamente alle difficoltà che oggi stanno affrontando i Comuni, soprattutto le città metropolitane del Nord, ma resta senza dubbio una risposta importantissima di cui rendiamo merito al ministero”. “Siamo consapevoli che è necessario sciogliere i nodi strutturali che ancora impediscono di affrontare gli aspetti critici del fenomeno e, ovviamente, Anci è come sempre a disposizione del Ministero per ogni collaborazione necessaria”, ha assicurato il sindaco di Prato.

Spettacolo viaggiante: concluso il concorso dei Madonnari di Taurianova

10 Agosto 2021 - Taurianova - Si è conclusa con la proclamazione dei vincitori la VI edizione del “Concorso Internazionale Madonnari - Città di Taurianova”, la manifestazione ideata dall’“Associazione Amici del Palco” e anche quest’anno diretta dal maestro madonnaro Gennaro Troia (fondatore della Scuola Napoletana dei Madonnari), per il quale l’Amministrazione di Taurianova ha annunciato che proporrà la “cittadinanza onoraria”. Un’edizione ricca di attese che ha visto finalmente il ritorno per strada degli artisti madonnari che hanno steso un tappeto di colori lungo il corso della città, soffermandosi sul tema “Laudato sì… prendersi cura” e catturando attraverso uno scambio interculturale e artistico migliaia di visitatori che hanno raggiunto Taurianova da tutta la Calabria per la manifestazione unica nel suo genere, inserita tra i maggiori eventi culturali e artistici dell’intera regione,  Tra i migliori artisti del gessetto provenienti da ogni parte del mondo è riuscita a prevalere, convincendo tutta la giuria tecnica con l’opera “Gli ultimi sospiri di Madre terra”, che ha raccontato così: “Il tempo della terra sta per finire: alluvioni, incendi, terremoti e scioglimento dei ghiacciai ne sono la dimostrazione. Dobbiamo salvaguardare le risorse della terra apprendendo da quelle popolazioni che hanno saputo vivere in armonia con essa senza distruggere il suo ecosistema. Impariamo da loro a dare il giusto valore alle cose. La speranza sta nelle nuove generazioni”,  Sul secondo gradino del podio la giapponese Kumiko Suzuki (n.1), mentre il colombiano Isnardo Cardozo (n.8) si è aggiudicato il terzo posto. Primo per il voto popolare il giovane taurianovese Giuseppe Mamone (n.22), che gareggiando in casa ha ricevuto il sostegno della sua città. I visitatori oltre ad ammirare lo spettacolo straordinario dei madonnari capaci di trasmettere con semplici gessetti le loro emozioni, si sono soffermati anche su via Bellini, strada dedicata alla mostra con le foto delle opere delle varie edizioni del “Concorso Internazionale Madonnari - Città di Taurianova, meta per i selfie dei visitatori grazie ai tanti colori cha hanno fatto da cornice. Anche quest’anno il “Concorso Internazionale Madonnari - Città di Taurianova”  ha visto il sostegno del Vescovo della diocesi di Oppido M. - Palmi, mons. Francesco Milito, che ha espresso la sua vicinanza visitando le opere e - come ogni anno - si è soffermato per ammirare ingegno e fede di ogni opera. «Questa manifestazione - ha dichiarato mons. Milito - è un insieme di arte, cultura, fede e socialità. È una scuola dell’estetica, affidato agli artisti, che diventa messaggio, ed è bellissimo che quest’anno il tema scelto sia legato alla lettera enciclica di Papa Francesco Laudato sì, spesso volutamente poco portata avanti, che invita a prendere coscienza di una necessaria conversione ecologica per essere custodi del creato».

Scalabriniane: ripartita la missione tra i migranti di Lesbo

9 Agosto 2021 - Roma - Come la scorsa estate è ripartita la missione Scalabriniana a Lesbo, isola greca al centro degli arrivi di migliaia di rifugiati dal Medio Oriente e dall’Africa che cercano speranza e salvezza in Europa. E quest’anno le suore hanno lanciato una raccolta fondi dedicata. «La pandemia non ha fermato le richieste di aiuto e non ha fermato il flusso  – spiega suor Milva Caro, superiora della Provincia europea delle suore missionarie scalabriniane – Il nostro aiuto non può fermarsi e deve essere un sostegno di tutti. Davanti a quei bambini, a quelle famiglie, a quelle persone che hanno necessità, non possiamo tirarci indietro. Ecco perché quest’anno abbiamo lanciato una raccolta di fondi, una chiamata alla collaborazione per cercare di aiutarli. A Lesbo in migliaia vivono in una tendopoli, tra l’indifferenza delle istituzioni internazionali. Aiutiamo i loro piccoli a non interrompere l’istruzione, difendiamo le famiglie per dare loro una speranza concreta». «L’Italia è un Paese dal cuore grande – aggiunge suor Milva – sono certa che avremo una forte risposta perché non possiamo voltarci, non possiamo ignorare, non possiamo dire ‘no’. Lesbo è un luogo di arrivo e di partenza e spesso ci capita di trovare gli stessi rifugiati nelle nostre comunità in Europa in una nuova fase della loro vita». 
 

Marcinelle: la giornata e il ricordo dell’unico sopravvissuto vivente

8 Agosto 2021 - Roma - 262 morti, 136 italiani. E’ il bilancio della tragedia che ha colpito 65 anni fa l’ex miniera di Marcinelle, in Belgio. E’ l’8 agosto 1956. Ogni anno in questa data, dal 2001, anche il ricordo dei lavoratori italiani nel mondo con la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, istituita per celebrare, ricordare e onorare i tanti lavoratori italiani e il contributo economico, sociale e culturale delle loro opere. E anche questa mattina, alle 8,05, ora della tragedia, la benedizione a Marcinelle, della Campana “Maria Mater Orphanorum” e duecentosessantadue rintocchi della stessa in memoria delle vittime seguita da discorsi ufficiali, la deposizione di fiori dalle Associazioni di ex minatori presso il Monumento “Alle Vittime” e la visita al cimitero di Marcinelle dove si è svolto un momento di raccoglimento e deposizione  di fiori presso i monumenti  “Ai Minatori”  e  “Sacrificio dei Minatori Italiani”. Ieri sera l’inizio delle commemorazioni una celebrazione eucaristica presso il sito del Bois du Cazier  presieduta da padre Daniel Procureur, decano della regione di Charleroi ."In varie città italiane diverse iniziative per ricordare le vittime della tragedia mineraria di Marcinelle. Una tragedia che listò a lutto come ricorda lo storico Toni Ricciardi nel volume “Marcinelle, 1956. Quando la vita valeva meno del carbone” (Donzelli), più di un terzo delle province italiane, ben 32 tra Nord e Sud. Tra i tanti borghi colpiti, Manoppello (Pescara), che contava appena settemila abitanti e che proprio in Belgio aveva esportato, a partire dal 1946, 325 uomini: quel giorno morirono in 23. E ogni giorno a ricordali è l’unico sopravvissuto, oggi 86enne: Urbano Ciacci, matricola 709 che porta ben visibile sul petto. E ad ogni manifestazione è li, davanti a quella miniera, con una lampada sempre accesa legata alla sua cintura, un caschetto con un piccolo lume, la camicia  e il pantalone del minatore: “li conoscevo tutti e non posso dimenticarli”, ci dice commosso. Luì, originario di Fano, scampò a quella tragedia perché in Italia per sposarsi. Seppe dello scoppio e della morte dei suoi compagni la mattina successiva alla stazione di Milano: insieme alla moglie stava prendendo il treno per fare ritorno in Belgio e seppe la notizia leggendo il giornale: “non ho detto nulla a mia moglie altrimenti lei non sarebbe salita su quel treno”, ci dice raccontandoci di aver lavorato in miniera dal 1954 ai primi anni ottanta. In Belgio è arrivato all’età di 18 anni compiuti ed ha subito lavorato a Marcinelle a oltre 1000 metri di profondità insieme “ai miei compagni che sono morti e ogni giorno vengo a trovare e salutare uno per uno. Lo devo alla loro amicizia”. Ogni mattina prima di andare al lavoro – ci racconta ancora al telefono Urbano invitandoci a visitare il museo nato in quella miniera – davo un bacio ai miei figli. Mi chiedevano il perché, e io rispondevo: non so se ci rivedremo stasera”. (Raffaele Iaria)  

Marcinelle: per Di Maio “resta fortemente impresso nella memoria collettiva dei popoli italiano e belga

8 Agosto 2021 - Roma – “Il sacrificio di Marcinelle resta fortemente impresso nella memoria collettiva dei popoli italiano e belga, e anche dell’Europa tutta, considerate anche le diverse nazionalità delle vittime dell’incidente minerario”. Lo scrive oggi, in un messaggio, il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in occasione del 65° anniversario della tragedia mineraria di Marcinelle, nella quale l’8 agosto del 1956 persero la vita 262 minatori, di cui ben 136 erano cittadini italiani. Il 2021 – ricorda Di Maio – segna anche il 75° anniversario dell’accordo “uomini contro carbone”, siglato nel 1946 tra l’allora neonata Repubblica Italiana e lo Stato Belga. Come ricorda, con “forte impatto, il nome stesso con il quale questo accordo è passato alla storia, si tratta di un’intesa in base alla quale il Belgio si impegnava a cedere all’Italia carbone in cambio di manodopera italiana da impiegare nelle miniere belghe, garantendo così la forza lavoro necessaria. La stessa forza lavoro vittima della tragedia che oggi commemoriamo”. E rivolgendosi al popolo belga il capo della Farnesina esprime vicinanza per la recente alluvione che ha causato 36 vittime:  “una tragedia diversa, ma pur sempre un disastro inaspettato, cui l’Italia con altri Paesi europei ha risposto attraverso aiuti della Protezione Civile, e che ci induce a riflettere sulle conseguenze del nostro comportamento sull’ambiente, la grande scommessa del futuro, così come la ricerca del lavoro era la scommessa del popolo italiano uscito dal Secondo conflitto mondiale”. Per Di Maio il ricordo di Marcinelle è “così sentito e attuale perché rappresenta l’emblema delle conquiste sociali dei lavoratori italiani, così come di quelli europei e di tutto il mondo. La promozione di un lavoro equo, tutelato e sostenibile deve essere oggi più che mai al centro della nostra risposta alle gravi conseguenze economiche e sociali determinate dalla pandemia da COVID-19, risposta che viene fornita dai vari Piani di rilancio nazionali adottati sulla base dei fondi europei, grazie allo sforzo congiunto dei 7 Stati membri che hanno deciso di affrontare uniti l’emergenza globale”. Il sacrificio di quanti, in Italia e all’estero, a Marcinelle o altrove nel mondo, hanno perso la vita “intenti nello svolgere la loro professione o impegnati nelle attività di volontariato e di sostegno, in ogni epoca storica – prosegue il ministro degli esteri italiano -  e quindi anche e con più forza oggi che siamo alle prese con gli effetti di una devastante pandemia, non sarà stato vano se, proprio in questa fase di ripresa, saremo capaci di trasformare le nostre economie e creare opportunità e posti di lavoro per un’Italia e per un’Europa di cui vogliamo sentirci davvero partecipi e orgogliosamente cittadini. Da sempre, il valore del lavoro è stato esaltato da tutti gli italiani che sono emigrati e continuano ad espatriare alla ricerca di nuove e migliori occasioni: per questo, tale altissimo valore costituzionale merita di essere celebrato ogni giorno dalle istituzioni, italiane ed europee, attraverso la garanzia delle giuste tutele e dei giusti riconoscimenti per tutti, tanto a livello economico, che sociale e personale”. Di Maio poi rivolge un pensiero a tutti i familiari delle vittime di Marcinelle, ai familiari di tutte le vittime italiane cadute sul lavoro, ai cari di quanti hanno reso onore all’immagine dell’Italia nel mondo con “il loro impegno e con il loro sacrificio, e continuano quotidianamente a farlo: a tutti costoro rivolgo il mio profondo rispetto, la mia gratitudine e un genuino senso di compartecipazione e vicinanza”.

Marcinelle: il ricordo del Capo dello Stato, Sergio Mattarella

8 Agosto 2021 - Roma – “Desidero rendere omaggio al sacrificio di 262 minatori, tra cui 136 italiani, che sessantacinque anni or sono persero la vita nella tragedia di Marcinelle". Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto rivolgere un messaggio in occasione del 65° anniversario della tragedia di Marcinelle e della 20ª Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Il Capo dello Stato ricorda l’8 agosto 1956 con la tragedia che colpì particolarmente l’Italia: da qui “tragici eventi” l'Europa ha “appreso l'importante lezione di dover porre diritti e tutele al centro del processo di integrazione continentale. Oggi – scrive Mattarella - viviamo una nuova fase di ripresa e ripartenza. L'Unione Europea - edificata sulla base di valori condivisi e di norme e istituzioni comuni - ha saputo trovare in sé energie per aiutare i popoli degli Stati membri nel difficoltoso cammino di uscita dalla pandemia. Gli ambiziosi traguardi che ci siamo prefissati nei piani di rilancio e resilienza non potranno essere raggiunti senza un responsabile sforzo, individuale e collettivo. Quella responsabilità esercitata dai tanti lavoratori italiani che hanno percorso le vie del mondo”. Il pensiero “rispettoso” e di “vicinanza” di Mattarella, in questo giorno, va  “innanzitutto ai familiari di quanti hanno perso la vita sul luogo di lavoro, emblematicamente rappresentati dai parenti delle vittime di Marcinelle” e si augura che questo messaggio raggiunga tutti gli italiani che vivono all’estero  per “ragioni professionali, con sentimenti di viva riconoscenza per il loro contributo e il loro impegno”. (Raffaele Iaria)    

Vlora: 30 anni fa l’arrivo a Bari di 20mila albanesi

8 Agosto 2021 - Città del Vaticano - «In dieci minuti eravamo in diecimila», disse così un ventenne albanese salito sulla Vlora, nel porto di Durazzo, il 7 agosto 1991. Quella nave, peraltro di fabbricazione italiana, uscita dai cantieri di Ancona negli anni Sessanta, doveva essere “la Nave dolce”, come definita dall’intenso documentario di Daniele Vicari: era una nave diretta in una terra che appariva, al di là dell’Adriatico, accogliente e fortunata. Son passati trent’anni dal quel famoso 8 agosto, ripercorso anche in una giornata di studio della Fondazione Feltrinelli di Milano dal titolo “Il lungo viaggio dei diritti a Bari. 30 anni dallo sbarco dei cittadini albanesi”. Il grande sbarco, come recita il libro dello storico Valerio De Cesaris per i tipi di Guerini, ha rappresentato la scoperta dell’immigrazione in Italia, una scoperta con aspetti contrastanti: già nel luglio 1990 il governo italiano aveva organizzato volontariamente l’espatrio per molti albanesi rifugiatisi nell’ambasciata di Tirana. Questi uomini e queste donne furono mandati in Puglia e lì accolti calorosamente, come si accoglie un amico lontano. L’anno dopo qualcosa cambiò repentinamente. L’arrivo della Vlora non fu proprio un’accoglienza festosa: viveri lanciati dagli elicotteri sulle teste delle persone, persone peraltro rinchiuse nell’afoso stadio di Bari, sotto i 40 gradi di umidità della Puglia agostana. Che cos’era accaduto in così poco tempo? De Cesaris ha scritto: «Nell’arco di pochi mesi, si era compiuto il passaggio degli albanesi da rifugiati bisognosi d’aiuto a pericolosi invasori. Il governo approntò una barriera di navi nell’Adriatico per bloccare i boat people e il dibattito pubblico assunse toni allarmistici. Alla scoperta dell’emigrazione, nel triennio 1989-1991, si accompagnò la nascita di un mito, quello dell’invasione dei migranti». Dall’altra parte del mare, invece, che cosa era accaduto per giustificare un tale esodo di massa? La situazione albanese, quanto mai instabile già da qualche tempo, in quel 1991 era aggravata dal forte isolamento e dai contrasti interni, esacerbati dalla contrapposizione, quasi violenta, tra cittadelle del nord e cittadelle del sud del Paese, tra centri urbani e zone rurali. In questo contesto, l’Albania divenne una polveriera sociale di ragioni iniziate già con quel mondo sgretolato sotto il muro di Berlino, insieme ai regimi comunisti dell’Europa orientale. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, iniziarono anni duri per l’Est, Albania compresa. Per queste ragioni molti cittadini decisero di migrare verso l’Italia, traghettati da affaristi senza scrupoli, che caricavano sulle navi persone come capi di bestiame. Quel 7 agosto la Vlora, appena tornata da Cuba e carica di zucchero di canna, durante le operazioni di scarico nel porto di Durazzo, venne bloccata. Il comandante Milaqi fu costretto a ripartire, lasciando a terra lo zucchero, con un carico di umanità ammassata, tra cui bambini e ragazzini sugli alberi della nave mercantile per vedere dove si stava andando. Osservando quelle scene dello stadio della Vittoria, dove furono ammassati molti dei profughi, Don Tonino Bello, allora vescovo di Molfetta, disse che quelle genti erano state “accolte” come bestie. Su «Avvenire» scrisse memorabilmente così: «Le persone non possono essere trattate come bestie, prive di assistenza, lasciate nel tanfo delle feci, mantenute a dieta con i panini lanciati a distanza, come allo zoo, senza il minimo di decenza in quel carnaio greve di vomiti e di sudore; forse come credenti avremmo dovuto levare più forte la nostra condanna ed esprimere con maggiore vigore la nostra indignazione». Lo scrittore Predrag Matvejevic, citando lo storico Fernand Braudel, disse che il mare bisogna immaginarselo andando anche oltre il mare stesso. Bisogna vederlo con gli occhi di un uomo antico, come un’immensità ossessiva e meravigliosa. L’orizzonte di quelle genti, provenienti dall’Albania, era questo: l’immaginazione di una seconda possibilità oltre la linea del mare. Su quella Vlora c’era l’Albania giovane, quella con tante speranze nel cuore, che la Puglia, in quell’estate vacanziera, non riuscì a cogliere, vedendo quella nave che solcava le acque e che avanzava con lentezza, avvicinando la sua sagoma alla costa. Alle dieci del mattino erano lì, al porto di Bari, guardati con timore. Un ispettore di polizia, vedendo il gesto della vittoria sulle mani di tanti ragazzi, disse cinicamente: «Ma che cosa hanno vinto? Forse un viaggio di ritorno gratis». (Osservatore Romano)

Migrantes ricorda la tragedia di Marcinelle

7 Agosto 2021 - Roma -L’8 agosto 1956 a Marcinelle, in Belgio, un incendio sviluppatosi all’interno della miniera del “Bois du Cazier” uccise 262 minatori di ben dodici nazionalità diverse, tra cui 136 italiani. La miniera di Marcinelle è comunemente riconosciuta come la tragedia legata all’emigrazione italiana. In realtà non fu né la prima né l’ultima, ma è oggi simbolo indiscusso della memoria collettiva italiana per tutti i connazionali morti sul lavoro. Nel 2001, l’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha istituito la Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo che si celebra l’8 agosto per ricordare e onorare i tanti italiani che hanno perso la vita lavorando fuori dei confini nazionali. Il 65° anniversario, che ricorre quest’anno, diventa – spiega la Fondazione Migrantes in una nota - l’occasione per rivolgere lo sguardo a una storia che non va dimenticata. Il ricordo e la memoria devono fare da sprone per il costante miglioramento del presente. Come evidenziato dal Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, la mobilità italiana continua a crescere. Negli ultimi 15 anni il dato si attesta a +76%. Tra chi parte oggi, ben il 40% ha tra i 18 e i 34 anni. Si tratta di giovani alla ricerca di una realizzazione attraverso un’occupazione giusta e strutturale, la cui mancanza è un problema endemico della realtà giovanile italiana. Quando si parla di lavoro, però, non si può non parlare di giustizia e sicurezza sociale per i lavoratori che devono essere accompagnati dalle Istituzioni, sia in Italia che all’estero. Il lavoratore – aggiunge la Migrantes – merita luoghi di lavoro sicuri, trattamenti adeguati e tutele al passo con i tempi. La pandemia sta facendo toccare con mano quanto il mondo del lavoro sia in fermento, quanto velocemente esso possa cambiare con la digitalizzazione e telematizzazione. Ma ci sono altresì settori più tradizionali, dove il rischio continua ad essere alto, come dimostrano i circa 650 mila infortuni che si registrano in Italia ogni anno. A 975 metri di profondità, 65 anni fa, quell'incendio causò lutto e dolore per 262 famiglie: la tragedia rivive attraverso i ricordi dei protagonisti di quei fatti, ogni anno sempre meno numerosi a causa dell’inesorabile trascorrere del tempo. Occorre costruire una memoria collettiva all’altezza di quella tragedia, per non dimenticare aspetti che assomigliano alle tristi pagine attuali di cronaca delle migrazioni. La mobilità umana di oggi, economica e non, ricorda a tutti quanto per l’uomo il movimento sia connaturato all’esistenza felice. Per gli italiani, in particolare, mobilità significa non riscoprirsi migranti, ma trovarsi di fronte a un elemento nazionale strutturale, identitario e complesso.

65mo della tragedia di Marcinelle: domenica alle 12 a Civitavecchia il suono delle sirene delle navi in sosta nel porto

6 Agosto 2021 - Civitavecchia – Domenica ricorre la Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, istituita dalla presidenza della Repubblica nel 2001 per celebrare, ricordare e onorare i tanti lavoratori italiani e il contributo economico, sociale e culturale delle loro opere, in occasione dell’anniversario della tragedia di Marcinelle. L’8 agosto 1956 nella miniera del Bois du Cazier, in Belgio, un incendio causò la morte di 262 minatori, di cui 136 italiani. La miniera di Marcinelle è diventata un simbolo e un santuario della memoria per tutti gli emigranti italiani che hanno perso la vita sul lavoro. La giornata onora quindi la memoria degli emigranti italiani di ogni paese e regione che, alla ricerca di un futuro migliore per sé e per la propria famiglia, hanno affrontato grandi sacrifici e difficoltà. La capitaneria di porto di Civitavecchia, accogliendo con favore l’invito della prefettura di Roma, commemorerà la giornata attraverso il suono delle sirene delle navi in sosta nel porto che, alle 12 di domenica 8 agosto, si uniranno simbolicamente in ricordo delle vittime di quella immane tragedia.

65mo della tragedia di Marcinelle: domenica il ricordo dei Bellunesi nel Mondo

6 Agosto 2021 - Belluno – Domenica prossima si celebra la Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Questa giornata cade ogni anno il giorno 8 di agosto, anniversario della tragedia di Marcinelle. L’Associazione Bellunesi nel Mondo celebrerà questa giornata domenica 8 agosto alle ore 11.00 a Belluno, davanti al monumento dell’emigrante in via Cavour 3. Il programma prevede il saluto del sindaco di Belluno, Jacopo Massaro; del presidente Abm, Oscar De Bona e il saluto dell’assessore della Regione veneto ai Flussi migratori, Cristiano Corazzari. Seguiranno interventi di alcuni ex minatori e la benedizione del cero. «Faremo ascoltare inoltre – spiega Oscar De Bona – il video saluto del sindaco di Charleroi, Paul Magnette. Non dobbiamo infatti dimenticare che a Marcinelle perse la vita anche un bellunese, il sedicenne Dino Della Vecchia». Oltre alle autorità saranno presenti anche le Famiglie Ex emigranti con il proprio gagliardetto. La commemorazione si svolgerà all’aperto, nel pieno rispetto delle normative anti Covid-19. Inoltre verrà garantita la diretta sul canale YouTube e la pagina Facebook dell’Associazione Bellunesi nel mondo in modo da permettere a chiunque di partecipare a questa importante giornata dedicata all’emigrazione italiana.  

 

Lesbo: giovani per la Pace di Padova e Bologna con i giovani migranti

6 Agosto 2021 - Roma - È iniziata da pochi giorni la prima delle quattro missioni estive dei Giovani per la Pace in Bosnia, con la partenza di un gruppo di dodici ragazzi e ragazze delle Comunità di Sant’Egidio di Padova e Bologna. A Bihaç una parte del lavoro si svolge in sinergia con il JRS (Jesuit Refugee Service), con cui è attiva da alcuni mesi una proficua collaborazione. La situazione a Bihaç è in rapido mutamento. Nella stagione estiva i giovani migranti si trattengono solo pochi giorni, pronti a ripartire per proseguire il viaggio. Sono in aumento gli arrivi delle persone dal corno d’Africa – si legge sul sit di Sant’Egidio - come Yusuf (nome di fantasia), ragazzo somalo di 17 anni arrivato in Bosnia col padre e la sorella di 16 anni, ed accampato come tanti altri in mezzo al bosco che circonda Bihaç. Racconta delle violenze e delle umiliazioni subite al confine con la Slovenia: “Ho perso tutto, l’unica cosa che mi è rimasta è la mia anima, che mi consente di rimanere felice…”. Le condizioni igieniche dei migranti continuano ad essere estremamente critiche, con numerosi casi di scabbia sia dentro che fuori dai campi, senza contare i problemi legati alla scarsità di cibo e all’acqua, che oltre ad essere insufficiente spesso non è potabile. Il rapporto con gli abitanti del luogo è sempre più teso e non mancano esplicite manifestazioni di intolleranza nei loro confronti, come quella di chi dice: “se volete vedere uno zoo andate a Lipa”. Stanchi, affamati, maltrattati, i migranti continuano a nascondersi in rifugi di fortuna e a non arrendersi di fronte al sogno di arrivare in Italia e in Europa, al punto di voler riprovare il “game” più volte in una settimana. Molti hanno voluto partecipare in maniera inaspettata, ma grata, ad una scuola di italiano improvvisata dai Giovani per la Pace davanti al campo di Lipa. Resiste la speranza e la voglia di amicizia: pur vivendo in condizioni misere, non mancano da parte loro gentilezza e gesti di generosità, come il desiderio di condividere il poco cibo che hanno. È commovente come, anche in situazioni critiche, il loro spirito ottimista e fiducioso trasmetta un senso di conforto; come ci ha confidato un giovane pakistano in uno dei jungle camp: “Tutti abbiamo dei sogni”.  

Calabria: da oggi l’incontro internazionale dei Madonnari

6 Agosto 2021 - Taurianova - Le strade di Taurianova (RC) si trasformeranno, da oggi a domenica 8 agosto, in un quadro a cielo aperto al fine di valorizzare l’antica arte dei madonnari, la loro tradizione e il territorio che li accoglierà. È lo scopo del “Concorso Internazionale dei Madonnari – Città di Taurianova”, alla sesta edizione, nato nella cittadina calabrese su iniziativa dell’Associazione Amici del Palco con la direzione artistica del maestro madonnaro Gennaro Troia.  La città - dopo l’edizione “virtuale” dello scorso anno – torna a colorarsi stendendo un tappeto di immagini per le strade sul tema “Laudato si’… prendersi cura”.  Una manifestazione – spiega Giacomo Carioti, presidente dell’Associazione promotrice – in cui “l’arte si mescola alle tradizioni, e che grazie alla peculiarità artistica-culturale si colloca ormai tra le più significative manifestazioni estive della Calabria, affascinando i visitatori dell’intera regione che finalmente potranno visitare non solo un museo a cielo aperto, ma anche gustare quel sacrificio del madonnaro chinato a terra che si trasforma sempre in suggestive performance ricche di significato”. Durante la tre giorni anche iniziative per i più piccoli con laboratori ludico-didattici e l’immancabile intrattenimento musicale. Durante l’ultima edizione “dal vivo” (2019) anche una mostra con le foto realizzate nei vari anni dai madonnari arrivati da tutto il mondo a Taurianova. Ogni anno la manifestazione vede il patrocinio, tra gli altri, della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi e la presenza del vescovo, Francesco Milito, che con interesse si sofferma su ogni opera per ammirare ingegno e fede degli artisti. In Italia la prima iniziativa di questo genere si è svolta nel 1972 a Grazie di Curtatone (Mantova) e che si ripete in prossimità della festa dell’Assunta. Altra iniziativa, dal 1998, a maggio, a Nocera Superiore (SA). In Calabria il concorso di Taurianova è l’unico a non essere legato ad altri eventi come feste patronali e fiere. (R.I.- Avvenire)    

Vangelo Migrante: XIX domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Gv 6,41-51)

5 Agosto 2021 - I giudei mormorano contro Gesù: ‘ma come pretendi di essere il pane piovuto dal cielo? Sei venuto come tutti da tua madre e da tuo padre. Tu vuoi cambiarci la vita? No, il Dio onnipotente dovrebbe fare ben altro: miracoli potenti, definitivi, evidenti, solari’. Ma le cose di Dio non passano per i nostri schemi, secondo quello che già conosciamo; né fanno spettacolo. La conseguenza della presunzione è solo la mormorazione. Essa non porta ad altro. E Gesù: ‘non mormorate tra voi, non sprecate parole a discutere di Dio, potete fare di meglio: tuffarvi nel suo mistero, in quel pane che discende dal cielo’. E discende per mille strade, in cento modi: anche da una frontiera! Possiamo scegliere di non accoglierlo ma Lui continuerà a venire, instancabilmente, e l’uomo avrà sempre fame, inevitabilmente: “nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato”. ‘Non mormorate, potete fare di meglio: mangiate! È un gesto semplice e quotidiano, eppure così vitale e potente, e Gesù lo ha scelto come simbolo dell’incontro con Dio. In quel pane e nella convivialità risiede la frontiera avanzata del Regno dei cieli. Il Pane che discende dal cielo è l’autopresentazione di Dio: “se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Il pane che mangiamo ci fa vivere, e allora viviamo di Dio e mangiamo la sua vita, sogniamo i suoi sogni, preferiamo quelli che lui preferiva. Bocconi di cielo. Sorge una domanda: di cosa nutriamo anima e pensieri? Stiamo mangiando generosità, bellezza, profondità? Oppure ci nutriamo di egoismo, intolleranza, miopia dello spirito, insensatezza del vivere, paure? Se accogliamo pensieri degradati, questi ci fanno come loro. Se accogliamo pensieri di Vangelo e di bellezza, questi ci trasformeranno in custodi della bellezza e della tenerezza: questo fa il pane che dà la vita al mondo.

Filippini in Italia: una celebrazione per i 500 anni di evangelizzazione

5 Agosto 2021 - Roma - Un pellegrinaggio di fede in occasione del 500° anniversario (1521-2021) dell'arrivo del cristianesimo nelle Filippine. A Roma si sono ritrovati, nella Basilica di Santa Maria Maggiore,  oltre 250 pellegrini filippini provenienti dall'Europa La celebrazione è stata presieduta da mons. Jan Thomas Limchua, ufficiale filippino della segreteria di Stato della Santa Sede che nell'omelia ha ribadito che la comunità filippina può essere testimone di Gesù Cristo condividendo con gli altri la propria fede cristiana insieme ai valori cristiani più genuini. Il prossimo pellegrinaggio della comunità filippina si terrà a Milano nel 2023.

GMMR: un nuovo video di Papa Francesco

5 Agosto 2021 - Città del Vaticano - Un nuovo video di papa Francesco in vista della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra il 26 settembre. Il Papa, nel  video inedito, invita a imparare a vivere insieme, in armonia e pace, per costruire un futuro arricchito dalla diversità e dalle relazioni interculturali. Nel video, diffuso oggi dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale,  anche la testimonianza diretta di chi quotidianamente lavora insieme nella diversità dimostra la possibilità di realizzare questo futuro “a colori”.   https://youtu.be/aBwi8b9Tc5c  

Budapest. una preghiera ecumenica in ricordo del Porrajmos

5 Agosto 2021 - Budapest - Il 2 agosto a Budapest si è svolta la preghiera ecumenica in memoria del Porrajmos, lo sterminio nazista di rom e sinti, e dell’attentato di Kisléta il quale fu l’ultimo di una serie di uccisioni di persone rom tra il 2008 e il 2009 con sei vittime e parecchi feriti in Ungheria. La preghiera è stata presieduta da mons. János Székely, vescovo  di Szombathely, con le rappresentanze delle chiese riformata e luterana, e la comunità ebraica. Erano presenti alcuni membri delle famiglie delle vittime e Éva Fahidi, superstite dell’olocausto, prigioniera del campo Auschwitz-Birkenau anche nella notte tra il 2 e il 3 agosto 1944 quando gli ultimi rom furono uccisi dagli SS. Péter Szőke della Comunità di Sant’Egidio a Budapest ha introdotto la preghiera: “vogliamo gridare al Signore con le vittime e per le vittime, ma vogliamo anche dire quale sogno abbiamo sul mondo e sull’Ungheria”. Citando Jonathan Sacks, ha detto: “un paese è forte quando si prende cura dei deboli, diventa ricco quando si occupa dei poveri, diventa invulnerabile quando presta attenzione ai vulnerabili”. Nella sua omelia il vescovo emerito luterano Péter Gáncs ha offerto una meditazione sull’incontro di Gesù con la samaritana.  Gesù non rispetta i confini e “provoca”, nel senso originario del verbo: chiama fuori quel che è nascosto. I giudei e i samaritani allora non avevano nessuna comunione, non potevano usare gli stessi piatti, bicchieri. Gesù trova quell’unica cosa che lui e la donna hanno in comune: la sete nell’ora più calda del giorno. Chiede acqua alla samaritana, suscitando scandalo persino nei discepoli che non capiscono. Il rapporto tra giudei e samaritani è paragonabile a quello tra ungheresi rom e non rom di oggi. Gesù ci offre l’acqua della vita perché essa diventi in noi fonte per gli altri. I nostri sforzi non servono a nulla se non facciamo noi il primo passo nel ristabilire la comunione in modo personale, mangiando e bevendo dagli stessi piatti con loro. Éva Fahidi, che aveva perso sua madre e la sua sorellina subito dopo il loro arrivo ad Auschwitz, ha dato la sua personale e toccante testimonianza della notte in cui le famiglie rom, più di 3000 persone furono assassinate nel campo di Birkenau. “I rom e sinti sono il popolo più vicino al mio cuore. Sono i miei fratelli e sorelle di sangue. Avevo 79 anni quando per la prima volta tornai ad Auschwitz. Finora non avevo capito perché ero sopravvissuta proprio io ma allora e lì capì: per raccontare fino alla fine della mia vita perché non succeda più. Purtroppo, le idee nazionalsocialiste si diffondono anche dove prima erano sconosciute. Il ruolo delle chiese è essenziale per contrastarle. I sopravvissuti non vogliono sporcarsi le proprie anime di odio contro nessuno”. Rivolgendosi ai bambini e giovani rom presenti ha detto: “I bambini rom sono bellissimi. Studiate, trovate buoni lavori per non essere umiliati, abbiate belle famiglie con tanti figli, Dio vi benedica”. Nelle preghiere dei fedeli sono stati letti i nomi delle vittime degli attentati compiuti dodici anni fa in Ungheria, tra cui un bambino di appena 5 anni, Robi Csorba. Nella preghiera dei fedeli, Eszter Dani, pastora riformata ha chiesto la guarigione al Signore per coloro sono paralizzati dalla paura, dal lutto, e anche per coloro che sono pieni di odio. Il capo rabbino Zoltán Radnóti ha pregato con le parole dell’Avinu Malkenu, Nostro Padre, Nostro Re, le suppliche per la misericordia dell’Eterno. Il vescovo János Székely ha reso grazie al Signore per i “nostri fratelli zingari” e i “tesori che portano in loro”. “Noi pecchiamo contro il nostro fratello – ha aggiunto – non solo quando lo distruggiamo ma anche quando gli neghiamo una vita degna dell’uomo”. “Vogliamo raggiungere la misura del tuo amore infinito”, ha concluso la sua preghiera.

Eurostat: in un anno 276mila permessi di soggiorno per motivi famigliari a under15 extra-Ue

5 Agosto 2021 - Roma - Nel 2019 è stato rilasciato il primo permesso di soggiorno per motivi familiari nell'UE a 276 200 bambini (cittadini non comunitari) di età inferiore a 15 anni. Si tratta di un rapporto di 504 per 100.000 della popolazione infantile dell'UE di età inferiore a 15 anni. Tra questi bambini, il 60% aveva meno di cinque anni. Il dato è stato fornito da Eurostat che evidenzia che gli Stati membri che hanno rilasciato il maggior numero di questi permessi sono stati la Germania (61 500, pari al 22% del totale dei primi permessi di soggiorno rilasciati nell'UE per motivi familiari a figli di età inferiore ai 15 anni), seguita dalla Spagna (55300, 20%), Italia (41300, 15%) e Svezia (24400, 9%). In termini relativi, il rapporto per 100.000 bambini di età inferiore a 15 anni era più del doppio della media UE in Svezia (1 339), Lussemburgo (1 322) e Slovenia (1 257), mentre era più alto del 50% in altri tre Stati membri: Belgio (897), Portogallo (863) e Spagna (798). Per quanto riguarda il Paese di cittadinanza dei minori di 15 anni a cui è stato concesso il primo permesso di soggiorno per motivi familiari nell'UE, il 35% dei bambini aveva la cittadinanza di un Paese asiatico, il 25% africano, il 23% europeo (extra UE), 9 % Sud e Centro America e 3% Nord America. Il Marocco (12% del totale dei primi permessi di soggiorno rilasciati nell'UE per motivi familiari a minori di 15 anni) è stato il principale Paese di cittadinanza nel 2019, seguito da Siria (7%) e India (6%). Se si esaminano i flussi bilaterali tra Stati membri e paesi terzi nel 2019, i primi 3 flussi di minori di 15 anni provenienti per motivi familiari sono stati osservati tra Marocco e Spagna (24.800 bambini), poi Siria e Germania (12.700). e infine Brasile e Portogallo (6 900).

Lesbo: è allerta caldo al campo profughi

4 Agosto 2021 - Lesbo - È allerta caldo in Grecia: le temperature sono altissime e il governo ha raccomandato ai cittadini di uscire di casa il meno possibile. Al campo profughi di Moria2, nell'isola di Lesbo, fa caldissimo. Nella lunga distesa di tende e container, stretti tra di loro a un passo dal mare, il sole non fa sconti: gli alberi si contano sulle dita di una mano. Il numero dei rifugiati sull'isola quest'anno è diminuito, ma è aumentata la disperazione: ogni giorno sembra più difficile ottenere i permessi per raggiungere la meta del proprio lungo e spesso drammatico viaggio. Le cupole rosse della "tenda dell'amicizia" sono accanto al campo, un po' più in alto: ci sono tavoli all'ombra dove di mattina i bambini arrivano per la Scuola della Pace della Comunità di Sant'Egidio e il pomeriggio si può mangiare con la propria famiglia, poi fermarsi a conversare a giocare a dama o a backgammon, mentre i bambini corrono in uno spazio largo e sicuro. Poco più lontano, le tende della Scuola di inglese, dello stesso rosso vivace, con banchi, lavagne, un insegnante e tanti "assistenti" che aiutano chi, ormai adulto, di scuola ne ha fatta poca, ma porta con sé tanta speranza e voglia di fare. In questi giorni sono quasi 90 i "volontari" (saranno più di 250 nell'arco di tutta l'estate), in maggioranza giovani, di diversi paesi europei: dal Portogallo alla Polonia, passando per Spagna, Olanda, Italia, Belgio, Ungheria, Germania. "Sono venuti a proprie spese, per trascorrere  le loro vacanze con i profughi dell'isola", sottolina la Comunità di Sant'Egidio. A loro si aggiungono qualche amica greca e alcuni giovani migranti che facilitano l'amicizia, traducendo in arabo o in farsi. È "l'entusiasmo della gratuità, che contagia tanti e che - al di là delle barriere linguistiche e culturali" - è il messaggio di Sant'Egidio ai profughi -  il "valore aggiunto" delle tende rosse, dove, con il cibo, la scuola, qualche consiglio medico, "si respira l'aria fresca dell'amicizia".