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Pace: domani incontro interreligioso “Nessuno si salva da solo”

19 Ottobre 2020 - Roma - Domani, martedì 20 ottobre Roma sarà la “capitale della pace” con l’incontro internazionale "Nessuno si salva da solo-Fraternità e Pace", il trentaquattresimo promosso dalla Comunità di Sant’Egidio nello “spirito di Assisi”, dopo la storica giornata voluta da Giovanni Paolo II nel 1986. L’evento, che si svolgerà a partire dalle 16, vedrà riunite le grandi religioni mondiali insieme ad autorevoli rappresentanti delle istituzioni. In un momento difficile della storia, a causa della pandemia ma anche per le guerre  vecchie e nuove in corso - come quella che dura da dieci anni in Siria o l’ultima nel Nagorno- Karabakh - dal cuore dell’Europa si offrirà al mondo un solenne momento di riflessione, di preghiera e di incontro: un messaggio di speranza per il futuro nel nome del bene più grande, che è quello della Pace. Dopo le preghiere delle diverse religioni in luoghi distinti (i cristiani nella basilica dell’Ara Coeli con la presenza di papa Francesco, di Bartolomeo I e delle diverse Chiese ortodosse e protestanti), alle 17.15 i leader religiosi si ritroveranno insieme nella piazza del Campidoglio per la cerimonia finale. Dopo l’arrivo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prenderanno la parola il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi e, con un videomessaggio, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. Saranno quindi ascoltati gli interventi dei leader e rappresentanti delle religioni: il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, il rabbino Capo di Francia, Haim Korsia, il segretario generale del Comitato Superiore della Fraternità Umana (Islam), Mohamed Abdelsalam Abdellatif, il buddista Shoten Minegishi e, a conclusione, Papa Francesco. Seguirà un minuto di silenzio in memoria delle vittime della pandemia e di tutte le guerre e la lettura dell’appello di pace 2020, che verrà consegnato da un gruppo di bambini agli ambasciatori e ai rappresentanti della politica nazionale (presenti tra gli altri anche i ministri dell’Interno e degli Esteri italiani, Luciana Lamorgese e Luigi Di Maio) e internazionale. Alla fine Papa Francesco, insieme a tutti i leader religiosi, accenderà il candelabro della pace.  

Lesbo: firmato l’accordo per i nuovi corridoi umanitari verso l’Italia

23 Settembre 2020 - Roma - È stato firmato ieri pomeriggio al Viminale, l’accordo tra la Comunità di Sant’Egidio e lo Stato italiano per l’ingresso nel nostro paese di 300 profughi provenienti dalla Grecia, in particolare dall’isola di Lesbo, dove pochi giorni fa è scoppiato un incendio che ha reso impossibile la vita di migliaia di richiedenti asilo. Nel protocollo d’intesa, che ha come suoi pilastri l’accoglienza e l’integrazione, si legge che sarà favorito l’arrivo “in modo legale e in condizioni di sicurezza di richiedenti protezione internazionale, con particolare attenzione ai soggetti più vulnerabili per i quali risulta necessario ed urgente un percorso di inclusione e stabilizzazione sociale, culturale e linguistica”. Il progetto, che avrà la durata di 18 mesi, darà priorità al trasferimento di famiglie e alcuni minori non accompagnati. Viva soddisfazione è stata espressa dai firmatari dell’accordo che rappresenta di fatto una prima risposta italiana all’appello dell’Unione Europea per il ricollocamento dei rifugiati presenti a Lesbo e in tutta la Grecia, sottolinea una nota. “I corridoi umanitari fanno emergere il volto di un’Italia che, con altri Paesi europei, guarda al futuro rispondendo alle crisi umanitarie con senso di umanità e percorsi di integrazione – commenta il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo -. È l’Italia fatta da cittadini che non si rassegnano alla sofferenza di chi fugge da gravi crisi umanitarie, ma vuole dare una risposta basata su accoglienza e legalità.  Il nostro Paese, ormai da tempo, ha mostrato di credere in questo modello di accoglienza che coinvolge da vicino la società civile. Per i richiedenti asilo, che vivono in condizioni drammatiche nell'isola di Lesbo, si riapre la speranza di una nuova vita in Italia e nel nostro continente”.

Comunità di Sant’Egidio: “l’Europa accolga i richiedenti asilo che hanno perso tutto” a Lesbo

10 Settembre 2020 -

Roma - La Comunità di Sant’Egidio lancia un appello a tutti i paesi dell’Unione Europea perché accolgano con urgenza i profughi che con l’incendio del campo di Moria hanno perso tutto. Si tratta - si legge in una nota della comunità - di richiedenti asilo che da mesi, alcuni da anni, vivono in condizioni di estrema precarietà, dopo aver fatto lunghi e rischiosissimi viaggi per fuggire da guerre o situazioni insostenibili, in gran parte provenienti dall’Afghanistan. Sono per lo più famiglie, per una cifra complessiva di presenze che si aggira attorno alle 13 mila, con una percentuale di minori del 40 per cento. L’Europa, "se è ancora all’altezza della sua tradizione di civiltà e umanità, deve farsene carico con un atto di responsabilità collettiva".

La Comunità di Sant'Egidio quest'estate, com propri volontari, è stata presente al campo di Lesbo per una “vacanza alternativa” per sostenere i profughi,  con punti di ristorazione, animazione per i bambini, corsi di inglese per gli adolescenti: "possiamo testimoniare la loro sete di dignità e di futuro. Come potremmo raccontare le storie di integrazione di chi abbiamo accompagnato in Europa con il corridoio umanitario che inaugurò nell’aprile 2016 Papa Francesco portando con sé alcuni profughi nel suo aereo, al ritorno dalla sua visita a Lesbo. Nel frattempo, per fronteggiare l’emergenza di queste ore, chiediamo il trasferimento urgente dei profughi in campi attrezzati, forniti di servizi, in terraferma, per evitare ulteriori drammi della disperazione, Occorre inoltre che le associazioni presenti nell'isola abbiano libero accesso per portare aiuti immediati ai profughi".

R.I.

Lesbo: per tutto il mese di Agosto la missione umanitaria della Comunità di Sant’Egidio

4 Settembre 2020 - Roma - È andata avanti tutto il mese di agosto la missione umanitaria della Comunità di Sant’Egidio nell’isola di Lesbo, che ha visto più di 150 volontari al fianco dei rifugiati e richiedenti asilo che “stazionano”, per mesi, a volte anni, nel campo di Moria. La situazione nel campo purtroppo non è facile. Nella “Jungle”, l'area che si stende negli oliveti sulla collina, non ci sono acqua, elettricità, servizi igienici. Solo polvere e fango, vento caldo e pioggia gelata, a seconda della stagione, e rifugi fatti con materiali di scarto: cartoni, pancali, teloni. Frequenti gli incendi, come quello di pochi giorni fa, per cause ancora da accertare, ma forse non accidentali, si legge sul sito della comunità.  Le persone passano le giornate senza far niente, nessuna scuola per i bambini (che sono la maggioranza della popolazione del campo), nessuna attività per gli adulti. Il campo è "tutt’oggi in lockdown, si può uscire solo per cure mediche, pratiche legali e acquisti inderogabili. All’interno qualcuno ha aperto un negozietto dove si possono acquistare pane, frutta e verdura, ci sono anche il barbiere e il sarto". Nel corso del mese le attività della Comunità si sono spostate dal frantoio in un luogo più vicino al campo, per permettere a più persone di venire al ristorante della solidarietà, senza dover chiedere alle autorità il permesso di uscire. In questi ultimi dieci giorni è stato un crescendo di numeri, più di 1.000 pasti giornalieri, 150 persone alla scuola di inglese (divise in due classi, principianti e intermedi), in prevalenza donne e ragazzi. E poi la Scuola della Pace, con oltre 300 bambini, un momento di festa, ma anche di studio, sempre nel rispetto delle regole anti-covid. Domenica 30 agosto è stata celebrata la liturgia, la prima dentro al campo, in un anfiteatro sulla collina, da dove si scorge in lontananza quel mare che separa l’Europa dalla Turchia e che ha inghiottito troppe vite innocenti. Commossa la partecipazione, insieme ai volontari, dei profughi, molti dei quali provenienti da paesi dell'Africa. Ormai la presenza di Sant’Egidio nel campo di Moria è nota ai rifugiati. "Siamo 'quelli della colomba", che non è solo un riferimento al nostro logo, ma anche un messaggio di pace e di speranza per donne e uomini segnati dalla sofferenza per il terribile viaggio che hanno dovuto affrontare, chi scappando dalla Siria, chi dall’Afghanistan, chi dall’Africa. Sono tanti i motivi per i quali hanno deciso di arrivare in Europa, ma tutti sognano una vita 'normale': la scuola per i bambini, un lavoro per gli adulti. Agosto è finito. La missione è appena all’inizio: dare un futuro a questi nostri amici".

Comunità di Sant’Egidio: oggi memoria di Jerry Masslo e di tutte le vittime del razzismo e dell’intolleranza

24 Agosto 2020 - Villa Literno  - Oggi,  a 31 anni dalla sua morte, la Comunità di Sant’Egidio ricorda Jerry Essan Masslo, il profugo sudafricano che alla fine degli anni Ottanta, fu ucciso per rapina nella povera baracca dove viveva insieme ai suoi compagni per la raccolta dei pomodori. Il suo omicidio commosse l’Italia provocando la prima grande manifestazione antirazzista dell’ottobre 1989 e suggerendo i primi provvedimenti legislativi nei confronti degli immigrati. "In un tempo difficile, a causa della pandemia, non vogliamo dimenticare - spiega la Comunità - il gravissimo problema dei braccianti stranieri sfruttati nelle campagne e costretti a vivere in alloggi più che precari. Un dramma a cui, a differenza di colf e badanti, il recente decreto ha potuto dare solo una risposta molto parziale, anche se, significativamente, proprio in Campania si è registrato il maggior numero di regolarizzazioni per i lavoratori agricoli. E restano soprattutto sentimenti di intolleranza e di xenofobia che occorre sempre condannare se si vuole costruire, per tutti, un futuro di pace, di giustizia e di integrazione". Masslo sarà ricordato oggi pomeriggio alle 17.30 al cimitero di Villa Literno, dove, davanti alla sua tomba la Comunità di sant'Egidio, sindacati e associazioni locali, daranno luogo ad una sua commemorazione, a cui seguirà una veglia di preghiera in ricordo anche dei tanti migranti morti, in diverse circostanze, mentre erano in Italia al lavoro nei campi.  

Mitilene: parrocchia e comunità di Sant’Egidio

19 Agosto 2020 - Lesbo - Circa 150 volontari della Comunità di Agios Aigidi, insieme ai sacerdoti, si alternano a Mitilene ogni settimana nel mese di agosto, offrendo i loro servizi ai rifugiati a Lesbo. La loro collaborazione con la parrocchia cattolica di Mitilene è armoniosa e scorre senza intoppi per il secondo anno quest'anno. La parrocchia li aiuta in ogni modo e aiutano la parrocchia offrendo il pasto ogni domenica ai profughi cattolici che vanno in chiesa in chiesa. La domenica di agosto, la Divina Liturgia nella chiesa parrocchiale di Panagia a Mitilene per i profughi cattolici, si tiene alle 10:00 in francese, alle 11:30 in inglese. e alle 19:00 a Panagiouda, fuori Moria, per chi non poteva venire la mattina in chiesa parrocchiale, mentre per i cattolici di lingua greca si tiene ogni secondo sabato alle 19:00. A circa 350 persone - per lo più famiglie con bambini molto piccoli provenienti da Afghanistan, Iran, Siria - è stato permesso di lasciare ogni giorno il Moria Pub per la loro cena, offerta dalla Comunità di Sant'Egidio in uno spazio in affitto. appena fuori Moria. Il tutto avviene nel rigoroso rispetto delle normative contro la diffusione del Covid-19, ma in un clima davvero di festa: la gratitudine visibile sui volti dei profughi aiuta a superare le barriere linguistiche. Attualmente ci sono circa 15.000 rifugiati a Lesbo. Molte Ong hanno cessato le loro attività e lasciato l'isola negli ultimi mesi, mentre si moltiplicano gli episodi di intolleranza e violenza nei loro confronti. La Chiesa cattolica attraverso la parrocchia della Trasfigurazione della Vergine, Caritas Hellas e la Comunità di Agios Aegidio rimane sui bastioni per aiutare i bisognosi. (P. Leon Kiskinis, parroco - www.santegidio.org)

Lesbo: in pellegrinaggio al Lifejacket Graveyard il “cimitero dei giubbotti di salvataggio”

17 Agosto 2020 - Lesbo - Una croce fatta col legno delle barche naufragate sulle coste di Lesbo ha accompagnato il pellegrinaggio silenzioso di una delegazione della Comunità di Sant'Egidio al luogo dove vengono gettati i giubbotti di salvataggio e i gommoni dei viaggi verso l'Europa. Raccontano tanta ingiustizia e sofferenza i poveri effetti personali - giacche a vento, biberon, radioline - in questo “che è un non-luogo, che non ha neppure un nome” ed e genericamente indicato come "Lifejacket Graveyard": un “simbolo evidente della chiusura dell'Europa” e di quella "cultura dello scarto" di cui parla papa Francesco. Insieme ai 30 volontari, provenienti da Italia, Polonia, Spagna e Ungheria, in questi giorni sull'isola greca, alcuni rifugiati afgani, siriani e di vari paesi africani, che conoscono bene quel breve e pericolosissimo tratto di mare che separa la Turchia dalla Grecia: in esso “hanno perso la vita loro sorelle, fratelli e amici”, spiega la Comunità di Sant’Egidio. Dopo la preghiera della croce e l'invocazione per la protezione di Maria sulla vita di tutti i migranti, è stato deposto un mazzo di fiori in memoria delle vittime.  

Sud Sudan: aiuti umanitari per i profughi dalla Comunità di Sant’Egidio

5 Agosto 2020 - Roma - Un carico di aiuti umanitari raccolti dalla Comunità di Sant'Egidio, in collaborazione con il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, è giunto nei giorni scorsi a Juba, capitale del Sud Sudan, con un volo organizzato attraverso l'iniziativa "Ponte aereo umanitario" dell'Unione Europea. Gli aiuti - cibo, mascherine, gel igienizzante e sapone per la prevenzione del coronavirus - sono destinati ai profughi che hanno dovuto abbandonare i propri villaggi a causa dei recenti, violenti, scontri in diverse regioni del Paese. In questa situazione - speiga una nota della Comunità di Sant'Egidio - sono i civili, particolarmente le donne, gli anziani e i bambini, a pagare il prezzo più alto degli scontri fra gruppi armati. Molti di loro sono costretti a vivere sotto gli alberi nel mezzo della stagione delle piogge. Le loro condizioni sono rese ancora più difficili a causa della pandemia in un Paese privo di strutture sanitarie adeguate. Il Ministero degli Affari Umanitari e il Consiglio Ecumenico delle Chiese del Sud Sudan, con cui la Comunità collabora da anni e con cui ha stretto un accordo di cooperazione, provvederanno alla distribuzione degli aiuti. Gli aiuti sono "un gesto concreto di amicizia e sostegno al popolo sud sudanese che ha tanto sofferto a causa della guerra: una violenza che sembra non avere mai fine, nonostante gli importanti passi avanti compiuti di recente, anche grazie alla mediazione di Sant'Egidio", si legge nella nota evidenziando che l'iniziativa di dialogo politico, con sede a Roma, è stata interrotta dalla diffusione del Covid-19, ma rimane "l'unica via percorribile per per dare un futuro a questo Paese".

R.I. 

Lesbo: “ristorante solidale” aperto dai volontari di Sant’Egidio

4 Agosto 2020 - Roma - Si è aperto con una grande festa per l'Aid el Adha - una cena tradizionale a base di agnello - il primo "ristorante solidale" di Sant'Egidio per i profughi che "sostano", a volte da anni, nell'isola greca. Circa 350 persone - per lo più famiglie con bambini molto piccoli provenienti dall'Afghanistan, dall'Iran, dalla Siria - hanno ricevuto il permesso di uscire dal campo profughi di Moria, dove vige un severo lockdown da alcuni mesi, per partecipare alla cena. Sant'Egidio ha ottenuto infatti che nel mese di agosto, ogni giorno una quota di almeno 300 profughi possa uscire dal campo per partecipare alle attività organizzate dai volontari della Comunità, un gruppo di persone provenienti da diversi paesi europei. È stato allestito un antico frantoio, una grande costruzione di pietra di fronte al mare, dove, oltre alle cene, si terranno anche il corso di inglese  per gli adulti e le attività di Scuola della Pace per i bambini. Tutto si svolge nel rispetto rigoroso delle norme anti-Covid, ma in un clima davvero festoso: la gratitudine visibile sul volto dei profughi - molti dei quali chiedono di aiutare e collaborano al servizio, indossando con orgoglio la pettorina azzurra con il logo di Sant'Egidio - aiuta a superare le barriere linguistiche. A Lesbos ci sono attualmente circa 15.000 profughi, molti dei quali "intrappolati" nell'isola da anni, che vivono in condizioni drammatiche nei campi formale e informale di Moria. Molte ONG hanno interrotto le attività e lasciato l'isola negli ultimi mesi, mentre si sono moltiplicati gli episodi di intolleranza e le violenze nei loro confronti.  

Lesbo: al via la “Vacanza alternativa” dei volontari della Comunità di Sant’Egidio

3 Agosto 2020 - Roma - Fino alla fine di agosto oltre 150 volontari della Comunità di Sant’Egidio, provenienti da diversi Paesi europei, passeranno a turno una “vacanza alternativa” con i profughi residenti a Lesbo, "per non dimenticare e aprire la via ad un futuro diverso". Nell’isola greca sono presenti in questo momento circa 15.900 migranti, tra cui un buon numero di minori non accompagnati, tutti richiedenti asilo oppure in attesa di ricollocamento. Sono quasi il doppio rispetto ad un anno fa, in condizioni di vita precarie, aggravate dal lockdown dettato dalla pandemia. Rispondendo ad una domanda crescente di cibo, i volontari apriranno due “ristoranti solidali” da campo, ma terranno anche corsi di inglese per i profughi e faranno attività di animazione con i numerosi bambini e giovani giunti nell'isola. La loro presenza, durante il mese di agosto, avrà l’obiettivo di mantenere viva la speranza di gente che è fuggita da guerre o da condizioni di vita insostenibili nei loro paesi di origine e che ora si trova in una sorta di “limbo”, qui in Europa, "in attesa di un futuro diverso".