Tag: Rom e Sinti

Ferrara: primo Festival delle memorie

19 Gennaio 2022 -

Ferrara - Ebrei, tutsi, rom e poi sinti, curdi, armeni. In occasione della Giornata della memoria, dal 25 al 30 gennaio al Teatro comunale di Ferrara si svolgerà il primo Festival delle memorie, ideato da Moni Ovadia: sei giorni di incontri, approfondimenti, spettacoli e concerti dedicati ai popoli vittime di stermini di massa. Tra gli ospiti la scrittrice Antonia Arslan e la ruandese Yolande Mukagasana, Franco Cardini, i musicisti Gevorg Dabaghyan (virtuoso di duduk armeno) e Aynour Dogan (cantante curda). Il programma si apre il 25 con una conferenza sul genocidio armeno e un concerto di Dabaghyan. Il 26 si parlerà di genocidio curdo. Il giorno seguente di Rom e Sinti. Il 28 verranno messe a tema le stragi in Ruanda. Sabato 29 e domenica 30 gennaio il focus sarà invece sulla Shoah. Ovadia ha sottolineato che «il festival non si fonda su alcuna ideologia, non vuole essere un tribunale, non si erge a giudice.Lo scopo è dare un contributo artistico e culturale per edificare una memoria universale, promuovere la pace e l’incontro fra le genti».

Abitare Rom a Milano

13 Gennaio 2022 - Milano - Cinque paesi, tre contesti metropolitani (Milano, Barcellona e Parigi) e due di provincia rurale (in Romania e Ungheria), 8 organizzazioni partner, diversi progetti e buone prassi comparati, soprattutto centinaia di contatti diretti e interviste in profondità, con cittadini Rom, Sinti e Caminanti e con operatori sociali e decisori politici: sono gli elementi salienti del progetto R-HOME (Roma: Housing, Opportunities, Mobilisation and Empowerment), cofinanziato dal programma Rec dell’Ue, i cui risultati sono stati presentati oggi nel corso del convegno online "Accesso alla casa e ai diritti per i gruppi Rom – Sinti – Caminanti". "L’abitare, quando si pensa ai Rom, è spesso identificato come un abitare degradato. A questa visione culturale distorta si aggancia una politica spesso miope, che identifica i campi come l’unica soluzione o il luogo abituale per le abitazioni dei Rom. Troppi tentativi demagogici non hanno prodotto soluzioni durature: dobbiamo cambiare prospettiva – ha detto  Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana, introducendo il convegno –. L’alloggio familiare può rappresentare un punto di partenza fondamentale per ogni percorso di integrazione: garantisce la stabilità necessaria perché anche i percorsi scolastici, formativi e lavorativi possano trovare compimento. Tradizionalmente, invece, essa è considerata il punto di arrivo, al quale si accede quando altri presupposti sono stati soddisfatti. Mettere la casa al primo posto, tra le priorità, significa ribadire con forza un diritto non tutelato per molte fasce della popolazione. In particolare per i Rom". Che il livello di povertà abitativa tra i Rom sia "straordinariamente alto" lo ha premesso  Tommaso Vitale, docente di sociologia a Sciences PO – Istituto universitario di studi politici di Parigi. Vitale, curatore della ricerca Intrappolati in un tugurio, che contiene gli esiti del progetto, ha però spiegato che "in tale povertà non c’è alcun fattore culturale, piuttosto l’effetto cumulativo di forme strutturali e violente di discriminazione». Vitale ha messo in relazione il degradarsi delle condizioni abitative e di vita della più numerosa minoranza etnica presente in Europa con politiche pubbliche ispirate al principio «che prima ci si integra, poi semmai si accede a una casa. Ma anche la piccola quota di persone Rom che riescono a integrarsi, ad avere reddito, ad accumulare risorse spesso rimangono vittime di meccanismi discriminatori e forme di razzismo nella relazione con i proprietari di immobili e gli istituti di credito». L’alternativa è il ricorso alle iniziative di housing pubblico, insufficienti e «segnate sovente da inefficacia e sprechi, oppure a forme di credito informale e usurario, che strutturano altre forme e condizioni di illegalità" e conducono comunque a investire "nei propri ghetti etnici, non adeguatamente infrastrutturati" e sostanzialmente invivibili.  Per rovesciare queste spirali di esclusione, ha osservato Vitale, occorre partire, come ha fatto il progetto R-Home, dall’ascolto delle persone e delle famiglie che mostrano "un fortissimo impegno ad andare oltre la propria condizione". E soprattutto, ribadito politicamente il primato del diritto alla casa, occorre "rafforzare il lavoro sociale con i soggetti Rom, garantendogli continuità e tempi lunghi, trovare meccanismi di prevenzione (anziché di punizione) delle difficoltà finanziarie delle famiglie che accedono a una casa, consolidare la varietà degli strumenti di politica pubblica per l’accesso alla casa e la desegregazione dei quartieri". Patrizia Farina, demografa di UniMi-Bicocca, ha concluso il convegno, riprendendo anche gli interventi di Aniko Bernat, dell’associazione Tarki di Budapest, e di Annabel Carballo, della Fondazione delle associazioni gitane di Catalogna. "Dal progetto e dalla ricerca – ha evidenziato Farina – emergono indicazioni e indicatori concreti per migliorare il Framework strategico dell’Ue rispetto alle politiche di inclusione della minoranza Rom. L’applicazione di tale Framework è avvenuta a macchia di leopardo nel decennio 2010-2020; bisogna cambiare passo entro il 2030, provando a scardinare non solo le forme di discriminazione esplicita sussistenti nei confronti delle popolazioni Rom, ma anche quelle di discriminazione opaca e sostanziale". Spesso, infatti, le situazioni di esclusione abitativa nascono anche dall’assenza di conoscenza delle regole e delle opportunità di accesso all’edilizia pubblica e privata, o dal non essere interni a reti associative e di rappresentanza (anche nella minoranza Rom vi sono gradi diversi di inclusione e vulnerabilità, e accade che le politiche e i progetti non riescano a raggiungere proprio gli "ultimi tra gli ultimi"). Essenziale, a questo proposito, aveva ricordato Carballo, è il lavoro di empowerment, cioè di formazione e di rafforzamento delle consapevolezze e conoscenze che va condotto con i soggetti e i gruppi rom: "È importante parlare di inclusione, più che di integrazione dei Rom, perché siano i Rom stessi a difendere i propri diritti. E anche questo passa necessariamente dalla volontà politica dei contesti locali, nazionali ed europei".  

Oggi i funerali dei piccoli Christian e Birka morti nel rogo al campo rom

10 Gennaio 2022 -
Roma - Verranno celebrate nel pomeriggio di oggi, lunedì 10 gennaio, nel cimitero di Stornara, le esequie dei piccoli Christian (quattro anni) e Birka (due anni), i fratellini tragicamente scomparsi a causa dell’improvviso rogo scoppiato lo scorso 17 dicembre nel campo nomadi della cittadina foggiana. Il rito, in programma alle 15.30, sarà presieduto da mons. Luigi Renna, arcivescovo eletto di Catania e amministratore apostolico di Cerignola-Ascoli Satriano, e da padre Marian Micu della diocesi ortodossa romena d’Italia. “Nei progetti tanto attesi del Pnrr – scriveva mons. Renna nel messaggio ‘Profonda solidarietà e appello all’integrazione’ distribuito nelle ore immediatamente successive la tragedia – quanto spazio avrà la condizione di questi invisibili? Quando la soluzione, tante volte annunciata ma mai realizzata, di costruire abitazioni, che vada al di là dell’abbattimento con ruspe di quelle misere abitazioni?”. Secondo il presule, “quei bambini, che non dovevano essere in un posto così poco dignitoso per loro e per nessuno – ed uno di essi doveva essere alla scuola dell’infanzia – dicono la nostra inadeguatezza a pensare un mondo migliore, a una inclusione con persone con cui occorre costruire pazientemente un dialogo”.

Rom e sinti: oggi mons. Nosiglia visita il campo rom

4 Gennaio 2022 -
Torino -L' arcivescovo di Torino,  mons. Cesare Nosiglia,  visiterà oggi pomeriggio alle 15.00  il campo Rom di strada dell'Aeroporto 235/25  a Torino.
Come ogni anno l'arcivescovo fa visita a un campo Rom  per incontrare il mondo delle periferie non solo fisiche ma anche esistenziali,  dove si trova grande povertà di relazioni  anche a causa delle discriminazioni che si continuano a subire, fa sapere una nota della diocesi piemontese. Mons. Nosiglia incontrerà le singole famiglie nella sua visita al campo,  evitando assembramenti vista l'emergenza COVID-19.  Ad accompagnare il presule il direttore Migrantes della diocesi Sergio Durando e Carla Osella, presidente di AIZO.

Lamezia: al campo Rom la visita di mons. Schillaci

27 Dicembre 2021 - Lamezia Terme - Momenti di gioia al campo Rom Scordovillo di Lamezia Terme per una visita a sorpresa del vescovo mons. Giuseppe Schillaci e organizzata dall’Associazione Papa Giovanni XXIII. “Si è trattato di un momento di gioia natalizia”, commenta Alessandra Cugnetto, coordinatrice locale del progetto Inclusion, realizzato dall’Associazione Papa Giovanni XXIII con fondi del Dipartimento per le politiche della famiglia, sostenuto dalla Caritas diocesana e patrocinato gratuitamente dal Comune di Lamezia Terme. “Sono stati momenti di gioia tra i bambini – prosegue Cugnetto - che, a sorpresa hanno visto arrivare babbo Natale, donare piccoli regali e dolci natalizi. Anche se il progetto Inclusion si è concluso il 7 dicembre, gli operatori Fiorella Montuoro, Elvira Pelle e Orlando Vescio, insieme al volontario Giovanni Cugnetto, hanno voluto continuare per dare forza a quelle bellissime relazioni umane nate durante i sei mesi di attività con i bambini. Attività che si sono realizzate in parte nel campo e in parte in altri luoghi della città, coinvolgendo alcune parrocchie”. “La visita al campo – prosegue Cugnetto - è stato un momento extra progetto e ringrazio innanzi tutto i bambini e le mamme rom. Era doveroso, per noi, condividere con tutta la Diocesi e la città di Lamezia Terme il risultato finale: la realizzazione di un albero di Natale colorato e realizzato dai bambini e dalle mamme con materiali semplici e riciclabili. Ringraziamenti anche: al nostro Vescovo, monsignor Giuseppe Schillaci, che ha sempre sostenuto amorevolmente il progetto, accompagnandolo e seguendolo in tutte le sue fasi; a don Gianni che ha sostenuto il progetto accogliendo nei locali della sua Parrocchia operatori e bambini e volontari; alla Caritas Diocesana che ha ospitato il laboratorio sportivo; alla dirigente dell’Istituto “Saverio Gatti”, Daniele Quattrone, che sin da subito ha ospitato i laboratori musicali; all’amministrazione Comunale, nella persona del sindaco, Paolo Mascaro, e dell’assessore Teresa Bambara che sin dall’inizio ha sostenuto il progetto formalmente e concretamente seguendo la realizzazione delle attività durante il loro evolversi”. Nel corso della visita al campo, monsignor Schillaci, che insieme a Babbo Natale ha distribuito i doni ai bambini del campo, ha espresso nei confronti dei bambini parole piene d’amore e di tenerezza sottolineando con quanta passione e coinvolgimento è stato portato avanti il progetto. Dal canto suo, il Sindaco ha sottolineato il bisogno di continuare a progettare e incanalare nuove energie per promuovere processi di inclusione per la popolazione rom, mentre don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas diocesana, ha sottolineato quanto sia importante riprendere le attività sportive calcistiche assicurando che la Caritas continuerà a sostenere i bambini che vorranno giocare a calcio mettendo a disposizione il campetto sportivo diocesano.

Card. Lojudice: Natale di prossimità

23 Dicembre 2021 -
Siena - Tutti noi, quando nelle varie circostanze ci facciamo gli auguri, auspichiamo qualcosa di meglio per noi stessi, per gli altri, per la società, per il mondo. Ma non possiamo non ricordare che augurarci qualcosa di meglio significa mettere in gioco le nostre scelte, la nostra vita personale, come anche le nostre idee e le nostre convinzioni. Anche quest’anno non potrà essere un Natale “normale” dal punto di vista delle restrizioni a causa della ancora ben presente pandemia, ma tutti vorremmo, almeno teoricamente o a parole, un Natale di pace e di bene, come direbbero i francescani.
Anche questo Natale e i giorni che lo precedono sono stati funestati da eventi tristi, luttuosi: penso ai recentissimi fatti di cronaca, cioè i tre morti sul lavoro a Torino, le vittime sotto il crollo di un palazzo in Sicilia ma anche la tragedia della baraccopoli rom nel Foggiano, con due bambini piccoli arsi vivi nel rogo. Alina e Hristov avevano 2 e 4 anni: sono morti bruciati a Stornara, vicino Foggia. Fatti così ci colpiscono perché coinvolgono bambini in tenera età. Non è la prima volta. Era già accaduto, nelle stesse condizioni a Roma, dove, per anni, mi sono trovato coinvolto nelle tragedie del mondo rom. Solo per ricordarne alcuni: nel 2011 quattro bambini sono morti bruciati nel rogo di una baracca in un insediamento abusivo in via Appia Nuova. Sebastian, Elena Patrizia, Raoul ed Eldeban, fra gli 11 e i 3 anni, hanno perso la vita mentre dormivano, a causa di una stufa a legna. I genitori si erano allontanati per comprare da mangiare. Stessa identica dinamica di Foggia. Ma anche, nel maggio 2017, quando a perdere la vita sono state una ventenne, Elisabeth Halilovic, e le sorelline Francesca e Angelica, 8 e 4 anni: dormivano nel camper della famiglia.Anche questo è Natale, pur segnato dal dolore, dalla sofferenza e dal sangue. E tutto ciò non può non appartenerci. Il nostro essere uomini e donne inseriti in un contesto sociale, facenti parte di una Chiesa recentemente sollecitata da Papa Francesco a porsi in un “cammino sinodale” accompagnata e guidata da tutti noi vescovi. Non possiamo non pensare che Natale è Gesù che ci ricorda di essere presente, di “esserci”, nei tanti modi in cui la sua presenza è reale e manifesta: anzitutto l’eucaristia, poi l’ascolto della Parola, poi la stessa comunità che si riunisce in preghiera; ma anche il povero, il piccolo, una presenza altrettanto silenziosa e misteriosa come le precedenti e non meno importante. «Tutto quello che avete fatto a uno di questi piccoli lo avete fatto a me», ci dice Matteo nel capitolo 25 del suo vangelo. Questa è una verità di fede che non può lasciare mai, per alcun motivo, le nostre menti e i nostri cuori, neanche nel giorno di Natale. Quella piccolezza è concretizzata, incarnata, resa visibile proprio nel Bambino di Betlemme. Piccolezza non è solo quella di un neonato ma è quella di tutti i “piccoli” della storia e dell’intera società umana. Il piccolo del Vangelo è l’ultimo, il senza diritti, l’emarginato, il profugo. Papa Francesco ce lo ricorda continuamente; forse a qualcuno dà fastidio il ricordo incessante, questo ritornare costantemente sull’attenzione ai migranti: ma il Papa non può non annunciare il Vangelo. Lo scorso anno ha sentito anche la necessità di aggiungere, come fatto già da altri pontefici, una litania proprio per loro: Solacium migrantium (aiuto, soccorso dei migranti), per richiamare ancora una volta l’attenzione della Chiesa e del mondo sul dramma, anzi sulla tragedia di chi emigra.Non più di alcune settimane fa, come periodicamente accade, è riapparsa una polemica: prima il crocifisso, poi il presepe nelle scuole e negli uffici. Stavolta è toccato alle linee-guida della Commissione europea per una “corretta comunicazione”. Un documento interno, parte della più ampia strategia Union of equality, che è finito sui media. Da notare la maldestra raccomandazione di evitare riferimenti al Natale, sostituendolo con il più neutro “festività”. La bagarre è stata tale che alla fine Bruxelles ha deciso di ritirarla. La commissaria all’uguaglianza, Helena Dalli, che aveva voluto il testo, ha definito il documento «inadeguato allo scopo prefisso» e lo ha ritirato. Nessuno potrà togliere all’Europa e al nostro Occidente le radici che l’hanno formata e costituita: non ci sarebbe cultura, arte, storia se non ci fosse stato il cristianesimo e la Chiesa, pur con tutti i suoi errori e mancanze, con le sue inadempienze e distanze rispetto al Vangelo.Ancora in questi giorni qualcuno ha detto: «Lasciamo Babbo Natale ai bambini». I bambini hanno bisogno di sapere che c’è chi vuole loro bene, li pensa e porterà dei regali. Il regalo è segno di amicizia, di vicinanza, di affetto. Quando ci scambieremo i regali la notte o il giorno di Natale facciamolo in maniera diversa, rispondendo non solo a un dovere che dovevamo rispettare ma anche e soprattutto a un impegno di vicinanza e di fraternità. Offriamo a chi ci sta vicino, se lo accetterà, insieme al regalo, anche minore formalità, magari un sorriso e almeno il desiderio di vincere e di superare tutte le distanze che ci tengono lontani. Essere vicini oggi è una necessità sempre più grande anche se le norme per contrastare la pandemia, ancora, materialmente, ce lo impediscono. Vicini e insieme per affrontare le battaglie della storia della vita; vicini e insieme per camminare insieme e “fare sinodo”, per ricordarci che la Chiesa nasce camminando lungo la strada, lungo tutte le strade che Gesù ha percorso nei suoi pellegrinaggi per annunciare la Buona Notizia e nasce chiedendo alle persone di mettersi una vicino all’altra, come Gesù ha chiesto uno a uno ai suoi discepoli di stare con lui e di stare tra di essi cercando di rispettarsi e di condividere i valori fondamentali dell’esistenza, nonostante tutte le loro fragilità e le loro debolezze, tipiche della condizione umana. I discepoli certamente non sono stati, nella parte di vita che hanno condiviso tra di loro e con Gesù, dei modelli di virtù ma anzi hanno rivelato tutte le loro debolezze e fragilità umane e caratteriali. Sono stati come noi. Ma alla fine ce l’hanno fatta. (card. Paolo Lojudice - arcivescovo di Siena - Colle di Val d’Elsa - Montalcino e membro della Commissione Cei per le Migrazioni)

Migrantes Asti: sabato convegno su come superare i campi rom

16 Dicembre 2021 - Asti - Nella mattina del 18 dicembre, con inizio alle 9,30, si terrà ad Asti, presso il Circolo “A. Nosenzo” (Via Corridoni, 51), il convegno dal titolo “Oltre il campo”, sul tema del superamento dei campi nomadi organizzato dall’ufficio diocesano per la pastorale migranti di Asti in collaborazione con l’Associazione 21luglio. Punto di partenza sarà la ricerca condotta dall’associazione che da oltre un decennio è impegnata nella tutela e nella promozione dei diritti di gruppi ed individui che nelle città italiane vivono in condizioni di segregazione e discriminazione. Alla presentazione seguirà una tavola rotonda che si concentrerà sulla situazione astigiana. Le conclusioni del convegno sono affidate al Vescovo di Asti, Mons. Marco Prastaro, delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Piemonte e della Valle d'Aosta.  

Migrantes Cagliari: una tre giorni su rom e sinti

2 Dicembre 2021 -

Cagliari: “Prendi questa mano Zingara. Dalle politiche di emergenza ai percorsi di inclusione sociale”: questo il tema di un convegno che organizzato dalla Caritas diocesana, con la collaborazione dell’Ufficio diocesano Migrantes, della Consulta diocesana degli organismi socio assistenziali e delle associazioni di volontariato, e della Fondazione Anna Ruggiu.

Si tratterà di un’occasione di conoscenza, riflessione e informazione sulla presenza e sulla condizione delle comunità rom nella Diocesi di Cagliari e nel territorio regionale. L’iniziativa prevede diverse sessioni, ognuna dedicata a un tema specifico: la comunicazione oltre i pregiudizi, i diritti e l’identità giuridica di queste comunità, il loro accompagnamento pastorale, il ruolo della politica e delle amministrazioni locali nella promozione di percorsi di inclusione, la salute, la storia e la cultura delle stesse comunità.

Rom e sinti: questa sera un film per raccontare oltre i pregiudizi

15 Novembre 2021 - Città del Vaticano – Un film per raccontare rom e sinti oltre i pregiudizi. Questa sera il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, in collaborazione con Aurora Vision e l’Associazione AIZO Rom e Sinti Onlus, presenta, presso la sala della Filmoteca vaticana a Palazzo San Carlo, il film “Portami a vedere la notte”, di Lia e Alberto Beltrami. La pellicola, un documentario di circa 50 minuti girato prevalentemente nei campi rom di Torino, racconta la vita di Carla Osella, della Compagnia di Sant’Orsola Figlie di Sant’Angela Merici, e fondatrice di AIZ O. “Portami a vedere la notte” è la storia di una quotidianità fatta ancora di discriminazioni e pregiudizi. Ma — si legge in un comunicato degli organizzatori dell’evento — è anche la storia di esperienze di vita positive di chi, uscito dai campi, ha potuto affermarsi come artista e imprenditore, superando gli steccati dell’ignoranza e della logica dello scarto. Alla presentazione interverranno il cardinale Peter Kodwo Appiak Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, Carla Osella, orsolina, e Lia Beltrami. Modera l’evento Alessandro Gisotti, vicedirettore editoriale dei media vaticani. “La pastorale per gli itineranti, le popolazioni rom e sinti, e quindi anche i nomadi, i giostrai, i lavoratori del circo — spiega il cardinale Turkson — è parte della missione del nostro Dicastero. Patrocinando questo film, che racconta con delicatezza storie di vita, una vita semplice pur nelle tante difficoltà e chiusure che ancora queste popolazioni devono subire, vogliamo dare voce ai tanti che nella Chiesa si spendono ogni giorno per gli ultimi, nelle periferie esistenziali. E Carla è una preziosa testimonianza in questo senso». Il docufilm è realizzato con il patrocinio del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e la collaborazione di Fondazione Migrantes e AIZO.  

Giornata dei Poveri: mons. Crociata visita le famiglie del campo Al Karama

13 Novembre 2021 - Latina - Ieri pomeriggio il vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, mons. Mariano Crociata si recato presso le famiglie che abitano nel campo Al Karama, di Borgo Bainsizza a Latina, zona rurale al confine con la provincia romana. Una visita in occasione della V Giornata mondiale dei Poveri, voluta da Papa Francesco e che si celebrerà domenica prossima in tutte le chiese del mondo. Il vescovo era accompagnato dal direttore della Caritas e della Migrantes diocesana Angelo Raponi con alcuni volontari che seguono il campo. Monsignor Crociata si è intrattenuto con gli appartenenti alle circa 35 famiglie che vivono in una situazione di assoluto degrado, ha visitato le varie baracche - di quelle costruite ancora con l’amianto - e ascoltato le loro storie fatte di precarietà estrema, consapevoli di non essere accettati da parte del territorio circostante e quindi del forte pregiudizio contro di loro. Infatti, questo campo accoglie da anni famiglie di rom e sinti, molti sono anche cittadini italiani ma anche nomadi provenienti dalla Romania, ovviamente da zone altrettante povere. Alle famiglie mons. Crociata ha donato generi di prima necessità e piccole ghiottonerie per i bambini, doni simbolici che si affiancano al servizio più complesso e continuo nel tempo assicurato dai volontari della Caritas e della Migrantes diocesana. Dopo circa un’ora il saluto con la promessa che le istanze raccolte, piene di problematiche complesse, non saranno dimenticate appena rientrati negli uffici della curia vescovile. Al termine di questa visita il direttore della Caritas e Migrantes a Angelo Raponi ha commentato: «Il nome Al Karama in italiano vuol dire dignità. Credo che la visita di monsignor Crociata voglia prima di tutto affermare la dignità delle persone che abitano il campo. Al di là di tutte le retoriche possibili, i pregiudizi, o i giudizi scontati, queste persone, adulti e bambini, sono fratelli e sorelle preziosi, una ricchezza nella società. Condividono il nostro territorio e sperano di condividere la nostra Costituzione, fondata sui diritti umani e civili. Sperano, quindi, di essere riconosciuti come fratelli e come cittadini, sperano di poter dare istruzione ai loro figli e chiedono il diritto di essere sé stessi. Mi auguro che questi loro legittimi auspici possano trasformarsi in certezze per la loro dignità di essere umani».