Primo Piano

Migrantes: da ieri il corso “Costruire e custodire la casa comune”

24 Agosto 2021 - Loreto - “Costruire e custodire la casa comune”. Questo il tema del Corso di Alta Formazione, promosso dalla Fondazione Migrantes, che si è aperto ieri a Loreto, nelle Marche. La regione ecclesiastica marchigiana  è stata scelta dalla Commissione Cei per le Migrazioni e dalla Fondazione Migrantes per le celebrazioni nazionali della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo 26 settembre. Il tema del corso sarà declinato nei suoi aspetti sociali, culturali ed ecclesiali attinenti le problematiche migratorie attuali e vedrà la presenza di docenti universitari e diverse testimonianze. Durante le giornate di corso è prevista anche la visita al Museo dell’emigrazione marchigiana di Recanati, che raccoglie foto e documenti del racconto degli emigrati marchigiani e una visita all’Hotel House di Porto Recanati,  dove vivono 1.800 persone di 40 nazionalità diverse. La città di Loreto ospiterà anche la celebrazione nazionale della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato nel Santuario Pontificio della Santa Casa. (Raffaele Iaria)

Afghanistan: Afghanistan: appello all’accoglienza dell’arcivescovo di Torino

23 Agosto 2021 - Torino – “Ieri, nelle celebrazioni comunitarie dell’Eucaristia abbiamo pregato per chiedere a Dio il dono della pace e la volontà ferma di cercare, nel dialogo, quanto unisce più che quello che divide. Siamo coinvolti anche noi, come Chiese di Torino e di Susa, nell'impegno ad aiutare quelle persone e quelle famiglie che, per diversi motivi, stanno lasciando il loro Paese. Una parte di queste persone è attesa in Italia e un gruppo è già stato temporaneamente accolto in Piemonte. Occorre, adesso, provare a dare stabilità e qualità all’accoglienza”. Lo dice oggi l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia che rivolge un appello “proprio perché so di poter contare sulla risposta pronta e generosa di comunità e famiglie. Per noi credenti non si tratta solamente di collaborare a una ‘azione umanitaria’, ma di mettere in pratica quel richiamo all'accoglienza e al servizio del prossimo che ci vengono direttamente dall'adesione al Vangelo di Gesù Cristo”. Mons. Nosiglia chiede “un ulteriore sforzo per mettere a disposizione di questi fratelli qualche opportunità di accoglienza abitativa e di primo accompagnamento ai bisogni personali. Comunità parrocchiali – singolarmente o congiuntamente nell’ambito delle Unità Pastorali - comunità e fraternità religiose, gruppi di famiglie o gruppi di impegno religioso valutino come sia loro possibile accogliere una o più persone tra questi nuovi ospiti, in locali comunitari o privati; attraverso il sostegno delle Caritas Parrocchiali e dei gruppi di volontariato provino ad ipotizzare una strategia operativa locale per ben gestire questo segno di prossimità e per animare adeguatamente tutta la comunità e il territorio” La disponibilità va comunicata all’Ufficio Migrantes che potrà, così, indirizzare e coordinare in base alle necessità che verranno segnalate. “La nostra disponibilità – aggiunge l’arcivescovo di Torino - non è supplenza, ma si integra nel percorso che Prefetture ed Enti Locali stanno costruendo e con essi le azioni saranno coordinate e definite”. (R.I.)

Card. Bassetti: “il Mediterraneo è un appello per tutti noi a non guardare altrove, ma a incrociare lo sguardo di chi chiede aiuto”

23 Agosto 2021 - Roma - “Nel Mediterraneo sperimentiamo le fatiche dell’umanità. Quante sorelle e quanti fratelli recano in volto i segni evidenti delle sofferenze patite. È un appello per tutti noi a non guardare altrove, ma a incrociare lo sguardo di chi chiede aiuto. E ad agire di conseguenza”. Lo scrive il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, in un messaggio di saluto al Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi che si è aperto ieri e che ha ricevuto questa mattina anche la visita del vescovo cattolico di Pinerolo, mons. Derio Olivero. “Tre sono i verbi – si legge nel messaggio del card. Bassetti - che ci consentono di abitare questo tempo con fede, per ritrovare la gioia di camminare sui sentieri della vita: ascoltare, ricercare, proporre”. Sono le tre direttrici – spiega il presidente della Cei - attorno alle quali si svilupperà anche il Cammino sinodale della Chiesa cattolica che è in Italia. “La pandemia – ha scritto il presidente dei vescovi italiani - ha inciso e continua a incidere sui processi di vita, da quelli di routine a quelli più delicati e complessi” ma è questo il contesto in cui oggi le Chiese si trovano a vivere e dove sono chiamate ad “attualizzare la gioia di testimoniare il Signore risorto nella nostra società. Ce n’è tanto bisogno oggi!”. Il porporato invita a giardare  al contesto mediterraneo, dove "le confessioni cristiane stanno già facendo tanto. Da sempre la condizione diasporica delle comunità religiose è una situazione normale per chi vive attorno al bacino del Mare Nostrum: una complessa ricchezza da cui attingere per una fertile e rinnovata stagione culturale e religiosa”. Alla luce quindi degli impegni presi 20 anni fa dalle Chiese europee nella Charta Oecumenica, il cardinale disegna le vie d’azioni comuni declinate nei tre verbi. “Ascoltare – spiega - è una dimensione molto importante, perché favorisce la consapevolezza della realtà e aiuta a intuire l’azione dello Spirito che precede sempre la Chiesa. Sarà poi utile che la ricerca e lo studio sui dati raccolti siano arricchiti e illuminati dalla sapienza delle nostre tradizioni confessionali. Tanto è stato fatto! Dobbiamo riconoscerlo. Proprio questo c’incoraggia ad andare avanti con speranza e fiducia”. Infine, proporre: favorire cioè “processi innervati, ancora di più, nelle strutture delle nostre comunità, come metodo e come stile di vita”. Nel messaggio il card. Bassetti fa memoria di tutti coloro, "donne e uomini, vescovi e pastori, laici e laiche", che, appartenenti alle diverse confessioni, si sono seriamente impegnati in campo ecumenico. "Sono stati e sono pionieri coraggiosi dello Spirito. Credo che tutto questo, oggi, debba incarnarsi nei processi ordinari delle nostre realtà territoriali e vada trasmesso alle nuove generazioni". "Preghiamo tutti insieme lo Spirito - conclude Bassetti - perché guidi le nostre realtà: ci doni conoscenza reciproca, testimonianza autentica e impegno per il bene comune”.

L’accoglienza, uno stile da vivere ogni giorno

23 Agosto 2021 - Brescia - Devo ammettere che in questi giorni sono un po' confuso mentre guardo quello che sta succedendo nel mondo. Mi impressiona la natura che ha fatto tremare Haiti, già duramente provato dalla sua situazione socio-politica; mi ha impressionato il precipitare della situazione in Afghanistan, una situazione che è riuscita a rendere tutti, a cavallo del Ferragosto, esperti di politica internazionale; mi ha impressionato vedere il volto bello, soprattutto dei giovani, impegnati a Kabul nel mondo della cooperazione internazionale, mondo spesso dimenticato perché “lo fanno per lavoro”; mi ha impressionato e anche confuso il desiderio di accoglienza che stiamo manifestando verso questi fratelli e sorelle afghani che stanno arrivando sul nostro territorio. Mi auguro che sia davvero una conversione sincera; nell’estate del 2018 una nave della marina militare italiana, la Diciotti, con 177 migranti a bordo, venne tenuta in mare per 5 giorni, nell’estate 2019 la nave militare Gregoretti con 131 migranti a bordo veniva lasciata in mare per diversi giorni perché accogliere era diventato quasi reato. Cito solo questi due casi perché riguardano navi militari, così come sono militari gli aerei che stanno arrivando dall’Afghanistan. Mi chiedo cosa ha fatto scattare in noi un maggior desiderio di accoglienza. Forse se ci fossimo documentati meglio sulla provenienza di coloro che bussavano alle nostre porte, e che erano sulla Diciotti e sulla Gregoretti, saremmo stati meno egoisti nel rispondere. Avremmo capito che dietro a quei numeri ci sono delle storie di vita e di fatica. In questo caldo tempo estivo voglio augurarmi che la vicenda dell’Afghanistan ci aiuti ad accorgerci maggiormente che il fenomeno della mobilità umana è dettato da storie di vita reali caratterizzate dalla sofferenza, dall’ingiustizia e dalla mancanza di libertà. Non ci si muove per comodità ma per poter vivere realmente; cosi come oggi, quasi tutti, anche i Comuni che non avevano progetti di accoglienza, dicono “che è un dovere morale accogliere”, mi auguro che non dimentichiamo che questa scelta è vera: l’accoglienza fa vivere chi la esercita e fa vivere chi la riceve. Nella disgrazia, sento di essere grato al popolo afghano che ci costringe a guardare finalmente in faccia chi accogliamo, rendendoci conto che abbiamo una parte di colpa di questa loro situazione. Era ora che ce ne rendessimo conto; si tratta adesso di non vivere così solo per qualche giorno, ma di allargare questo stile a tutti i fratelli e le sorelle che per motivi diversi hanno bisogno di essere accolti. (don Roberto Ferranti - Direttore Uffici Area Pastorale per la Mondialità - Diocesi di Brescia)  

Mons. Tisi: la diocesi di Trento pronta ad aprire le porte ai profughi afghani

23 Agosto 2021 -
Trento - “L’accoglienza dei profughi afghani è un’emergenza umanitaria alla quale la Diocesi di Trento è pronta ad offrire risposta, per tutto quanto le sarà possibile, d’intesa con le autorità competenti. È il minimo che possiamo fare, anche per compensare le gravi responsabilità dell’Occidente nella gestione della crisi afghana, come già ho avuto modo di denunciare”. Così l’arcivescovo di Trento, mons. Lauro Tisi, in merito all’eventualità di accogliere profughi afghani in strutture diocesane. “Ci impegniamo – aggiunge monsignor Tisi – a dare ospitalità, come accaduto con chi era in fuga dalla Siria, a quanti arriveranno attraverso i corridoi umanitari, ma vorremmo anche richiamare l’attenzione su chi cercherà una via di salvezza attraverso altre strade, come la martoriata rotta balcanica, dimenticata dai media e sulla quale la nostra Diocesi e altre realtà associative trentine da settimane richiamano l’attenzione con la campagna “Cambiamo rotta!”. “La porta di chi ha la fortuna involontaria di vivere in libertà e democrazia – conclude l’Arcivescovo – non può che essere aperta a chi non gode della stessa sorte: lo chiede sì il Vangelo, ma è scritto – se solo lo vogliamo riconoscere – nel DNA stesso di ogni essere umano”.

Migrantes: da oggi a Loreto il corso di alta formazione

23 Agosto 2021 -
Loreto – Due eventi nazionali a Loreto in vista della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Li propone la Fondazione Migrantes. Il primo è il corso di alta formazione, da oggi al al 27 agosto, per i direttori diocesani Migrantes  e per collaboratori e operatori pastorali che si svolgerà nel contesto del santuario di Loreto e nelle sue vicinanze. Il tema sarà: “Costruire e custodire la casa comune”, declinato nei suoi aspetti sociali, culturali ed ecclesiali attinenti le problematiche migratorie attuali. Vedrà la presenza di docenti universitari e di testimonianze ‘sul campo’, con una voce da al di là del Mediterraneo, quella del card. Cristobal Lopez Romero, vescovo di Rabat, capitale del Marocco. Prevista anche la visita al Museo dell’emigrazione marchigiana di Recanati, che raccoglie foto e documenti del racconto dei 700mila emigrati marchigiani, e alla casa di Leopardi. Il programma prevede anche la visita all’Hotel House di Porto Recanati,  17 piani dove vivono 1.800 persone di 40 nazionalità diverse. L’ultima domenica di settembre, il 26, la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che vedrà nella basilica della Santa Casa la celebrazione principale. Sarà una celebrazione eucaristica animata dalla musica etnica di vari popoli migranti presenti nelle Marche.

Papa Francesco: “per entrare in comunione con Dio, vivere una relazione reale e concreta con Lui”

23 Agosto 2021 - Città del Vaticano - “Non bisogna inseguire Dio in sogni e immagini di grandezza e di potenza, ma bisogna riconoscerlo nell’umanità di Gesù e, di conseguenza, in quella dei fratelli e delle sorelle che incontriamo sulla strada della vita”. Lo ha detto Papa Francesco affacciandosi, ieri, alla finestra dello studio nel Palazzo apostolico vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini riuniti in Piazza San Pietro. Riferendosi al Vangelo del giorno e alla reazione della folla e dei discepoli al discorso di Gesù dopo il miracolo dei pani, il Pontefice guarda a chi si ritira e decide di non seguire più Gesù. “L’incarnazione di Dio è ciò che suscita scandalo e che rappresenta per quella gente – ma spesso anche per noi – un ostacolo”, ha spiegato. Centro della sua riflessione, le parole di Gesù: “Gesù afferma che il vero pane della salvezza, che trasmette la vita eterna, è la sua stessa carne; che per entrare in comunione con Dio, prima di osservare delle leggi o soddisfare dei precetti religiosi, occorre vivere una relazione reale e concreta con Lui. Perché la salvezza è venuta da Lui, nella sua incarnazione”. Nelle parole del Papa, quindi, “la strada per l’incontro con Dio”, cioè “la relazione con Cristo e i fratelli”. “Cercarlo nella vita, nella storia, nella vita nostra quotidiana”. “Anche oggi la rivelazione di Dio nell’umanità di Gesù può suscitare scandalo e non è facile da accettare”, ha sottolineato esortando a preoccuparsi “se Gesù non ci mette in crisi”, perché “forse abbiamo annacquato il suo messaggio!”.  

Vangelo Migrante: XXI domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Gv 6,60-69)

19 Agosto 2021 - Gesù ha concluso il suo discorso sul pane di vita nella sinagoga di Cafarnao. La reazione di molti dei discepoli o presunti tali è di rifiuto di quanto hanno ascoltato: “Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?”. Il discorso risulta strano, incomprensibile, quasi offensivo alla loro intelligenza. L’evangelista nota che non sono solo i curiosi a scandalizzarsi. Anche i discepoli non comprendono, mormorano, discutono aspramente, si scandalizzano e alla fine escono dalla sinagoga abbandonando Gesù. Non hanno inteso il suo linguaggio, o meglio, non sono disposti a mettersi alla sua sequela. In fondo si erano accostati a Gesù soprattutto per ricavarne dei vantaggi materiali e si trovano costretti ad una radicale verifica della loro vita. La disponibilità a dare la vita per gli altri seguendo il suo esempio, la ricerca della volontà di Dio, compiuta con coraggiosa disponibilità, è per tanti un discorso troppo duro. Gesù non si scoraggia e non si spaventa. Di fronte ai giudei e a tanti discepoli che si allontanano, invita i dodici apostoli a prendere posizione: “Volete andarvene anche voi?” Certamente anche i dodici sono incerti e confusi, anche per loro il suo linguaggio è difficile, impegnativo e non ancora del tutto comprensibile. La loro fede è ancora fragile. La stessa domanda, posta ai dodici, è rivolta a ciascuno di noi: tu che intendi fare? Gesù non suggerisce risposte, non impartisce ordini o lezioni: “ecco cosa devi oppure non devi fare”, ma ti porta a guardarti dentro, a cercare la verità del cuore: che cosa vuoi veramente? Qual è il desiderio che ti muove? Sono le domande del cuore, le sole che guariscono davvero. Appello alla libertà ultima di ogni discepolo: ‘siete liberi di andare o restare; io non costringo nessuno; ora però è il momento di decidersi’. Meravigliosa la risposta di Pietro, che contiene l’essenza gioiosa della fede: “Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”. Come a dire: ‘attorno a te ricomincia la vita, tu tocchi il cuore e lo fai ripartire, con la delicatezza potente della tua parola. Tu hai parole: qualcosa che non schiaccia e non si impone, ma si propone e ti lascia libero’. Gesù è maestro di libertà. E se l’accogli spalanca sepolcri, accende il cuore, insegna respiri, apre strade e carezze. Mette in moto la vita.  (p. Gaetano Saracino)

Moige: l’Italia offra aiuto e rifugio alle famiglie in fuga per prevenire una crisi umanitaria

19 Agosto 2021 -

Roma - L'Italia apra le porte alle famiglie in fuga dall'Afghanistan e offra in questo modo il suo contributo per prevenire una crisi umanitaria ancora più grave: il Movimento Italiano Genitori interviene dopo l'escalation che ha portato alla caduta del governo e all'ingresso nella capitale delle milizie talebane per chiedere al Governo e alla Farnesina di offrire rifugio e tutela a coloro che vogliono lasciare il Paese, ribadendo – una volta di più – la tradizione di accoglienza che caratterizza il nostro Paese.

Per il Moige l'Italia è chiamata a «un intervento diretto»: il nostro Paese «dev’essere in prima fila nell'accoglienza dei civili afgani in fuga, in attesa che l'Unione Europea attivi corridoi umanitari. Le immagini forti, tragiche viste nelle ultime ore e provenienti da Kabul hanno smosso la coscienza di moltissimi italiani: e se uno sforzo nazionale è necessario, per prevenire una crisi umanitaria nel Paese e nella regione, per evitare altre vittime e altri feriti, riteniamo sia il caso di affrontarlo in modo organizzato ed efficace».

«Facciamo la nostra parte. Ospitare chi fugge dal mondo retrogrado e oscurantista dei talebani è un dovere, perciò dobbiamo organizzarci per accogliere, sostenere e proteggere chi fugge dall’Afghanistan», dichiara il direttore generale del Moige, Antonio Affinita; «abbiamo un dovere come comunità: aiutare e accogliere il popolo afgano in ogni modo e con qualsiasi mezzo, per non abbandonare migliaia di persone – soprattutto donne e bambini – a un destino di soprusi e paura».

Migrantes: Afghanistan, un dramma che chiede solidarietà

19 Agosto 2021 - Le ore drammatiche che vivono le persone nelle città e nei paesi in Afghanistan sono sotto gli occhi di tutti. E’ un dramma che dura da anni e che si aggrava in queste ore e che ha portato molti afghani a fuggire dal proprio paese con ogni mezzo e a raggiungere anche l’Italia – dove la comunità afgana è formata da 15.000 persone - e l’Europa. Mille afgani sono sbarcati lo scorso anno in Italia, altrettanti quest’anno; alcuni sono stati accolti, molti di loro hanno continuato il viaggio in Europa. Altri sono stati respinti nei campi e nelle carceri libiche. Il dramma di queste ore dell’Afghanistan ripropone un’azione comune europea nel Mediterraneo che unisca ai controlli, il salvataggio, il riconoscimento e la tutela di coloro che hanno diritto a una protezione internazionale, nelle diverse forme, e la loro accoglienza in tutti i Paesi europei. Al tempo stesso, è necessario favorire e accelerare il ricongiungimento familiare per gli afgani in Italia che hanno nel loro paese i propri familiari. In Afghanistan, oltre a donne e bambini sono presenti anziani, disabili che non possono, come altri, mettersi in fuga e in cammino, ma hanno bisogno da subito di un ponte aereo e poi di corridoi umanitari che possano dare loro accoglienza sicurezza in uno dei Paesi dell’Europa e del mondo che fino ad ora erano stati presenti in Afghanistan solo attraverso i militari e gli eserciti. Come ha comunicato la Presidenza della CEI, le Chiese in Italia continueranno l’ accoglienza degli afgani e di tutti coloro che chiedono una protezione internazionale, collaborando con le istituzioni, ma anche continuando a sollecitare una politica migratoria che esca dalle pieghe ideologiche e si apra alla concretezza dell’accoglienza, della tutela, della promozione e dell’integrazione di ogni migrante.

Mons. Gian Carlo Perego Presidente Cemi e Fondazione Migrantes

Rotta balcanica: “Vacanza solidale” in Bosnia per 50 giovani della Comunità di Sant’Egidio

19 Agosto 2021 -

Roma - Per tutto il mese di agosto, 50 volontari, in maggioranza studenti universitari e giovani da Padova, Treviso, Trieste e Bologna, stanno trascorrendo una “vacanza soldale” e alternativa nel cuore della “rotta balcanica” accanto ai profughi che si trovano nei campi e nei rifugi di fortuna nei dintorni di Bihac. La stagione estiva non ha segnato la fine dell’emergenza in quella regione della Bosnia. Stanchi, affamati, maltrattati, i profughi continuano a percorrere un lungo cammino a piedi, con il sogno di arrivare in Europa, e a riprovare più volte il “game”, ossia il pericoloso passaggio della frontiera con l’Unione. Le condizioni igieniche dei migranti - in maggioranza afgani (a cui si aggiungeranno chissà quanti altri in fuga dalla catastrofe umanitaria di questi giorni), ma anche africani provenienti da diversi paesi - continuano a essere estremamente critiche, senza contare i problemi legati alla scarsità di cibo e alla mancanza di acqua potabile. Una parte del lavoro dei volontari di Sant’Egidio si è svolta in sinergia con il JRS (Jesuit Refugee Service), con cui è attiva da tempo una proficua collaborazione. Inoltre, insieme a IPSIA-ACLI, è stato possibile effettuare visite all’interno del campo di Lipa. Come segno di amicizia e solidarietà, è stata donata a ciascun migrante del campo una maglietta, bene molto prezioso in questa stagione. Molti profughi partecipano con costanza e entusiasmo ad una scuola di lingua, promossa da Sant’Egidio fuori dal campo di Lipa. Le lezioni si tengono in piccoli gruppi, con l’intento di insegnare semplici frasi in inglese, italiano, francese, spagnolo e tedesco: un’occasione per parlare, conoscersi meglio e fare amicizia, ma anche per rafforzare la speranza di un futuro migliore per tutti. La presenza dei giovani di Sant’Egidio «mostra un volto diverso dell’Europa, accogliente, gentile e solidale», si legge in una nota.

Afghanistan: appelli all’accoglienza

19 Agosto 2021 - Roma - Si moltiplicano gli appelli alla solidarietà da parte dell’associazionismo cattolico e del terzo settore per l’accoglienza dei profughi afghani. Il Masci (movimento adulti scout cattolici italiani) si rivolge a tutte le associazioni scout italiane affinché non sia risparmiato alcuno sforzo per contribuire ad azioni umanitarie messe in atto per offrire un fraterno supporto allo scautismo di quel Paese che tanto sta operando per la popolazione civile in questo difficile momento. L’appello del Masci è già stato rivolto anche all’Ifgs (la federazione internazionale dello scautismo adulto) perché attraverso tutte le associazioni scout operi per agire concretamente con aiuti primari. Anche le 100 organizzazioni riunite nella rete "Per un nuovo Welfare" dichiarano la loro immediata disponibilità ad allestire un sistema di corridoi umanitari dall’Afghanistan.

Cei su Afghanistan: promuovere corridoi sanitari e umanitari. Domenica preghiera in tutte le chiese

18 Agosto 2021 - Roma - Guardando agli avvenimenti internazionali di questi giorni, la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana condivide «l’angoscia per la gravissima crisi umanitaria dell’Afghanistan. Le notizie che giungono - si legge in una nota di oggi dopo la riunione, in modalità online svoltasi ieri - sono davvero allarmanti. E come sempre avviene in queste situazioni, a pagare il prezzo più alto sono i più deboli: gli anziani, le donne e i bambini». Da qui l’appello dei vescovi  all’Italia e alle Istituzioni europee a «fare il possibile per promuovere corridoi sanitari e umanitari». La Presidenza della CEI invita a pregare domenica prossima (22 agosto), in tutte le parrocchie, per la pace in Afghanistan e per le vittime del terremoto di Haiti. Qui il sisma di sabato scorso ha provocato numerosi morti, feriti e ingenti danni materiali. La Presidenza della CEI ha deciso di stanziare un milione di euro dai fondi otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, per far fronte all’emergenza haitiana e per rispondere alle necessità della popolazione. (Raffaele Iaria

Acli: “corridoi umanitari per salvare più vite possibile in Afghanistan

18 Agosto 2021 -
Roma - “Quello che sta succedendo in Afghanistan deve smuovere le coscienze di tutti, a partire dalle istituzioni europee, e spingerci prima di tutto a garantire dei corridoi umanitari per salvare più vite possibile e per garantire un futuro alle donne e agli uomini di una terra martoriata. Solo dopo verrà il momento di capire quali siano state le responsabilità e soprattutto quali azioni mettere in campo perché nel nuovo Afghanistan si rispettino i diritti umani”. Questa la posizione delle Acli a proposito del ritorno al potere dei talebani in Afghanistan. “Nel silenzio dei media, da molto tempo le Ong che operano nelle rotte dei profughi dal Medio Oriente, denunciano la presenza di afgani che fuggono dal loro Paese: già oggi sono intorno 30% in Bosnia ed il 45% in Grecia”, ricordano le Acli. Alle persone, sottolineano, “deve essere permesso, come loro diritto, di uscire dal Paese e di essere accolti come rifugiati”. Il Coordinamento donne delle Acli chiede inoltre che “venga posta attenzione sulla condizione delle donne che rischiano, con l’arrivo dei talebani, di perdere tutte le conquiste degli ultimi anni”. Il richiamo all’Europa e, più in generale, alla comunità internazionale di farsi carico dei rifugiati afgani “è lo stesso che da troppo tempo facciamo per le situazioni disumane per le persone che si trovano a Lipa, a Lesbo che chiedono umanità e accoglienza”.

Afghanistan: i comuni italiani pronti ad accogliere le famiglie afghane

17 Agosto 2021 - Roma - “I sindaci italiani sono pronti a fare la loro parte nell'accogliere le famiglie afghane. Non c’è tempo da perdere, sappiamo bene come i civili che hanno collaborato con le nostre missioni in Afghanistan oggi siano in forte pericolo, soprattutto donne e minori. Il Governo si sta muovendo per salvare vite umane, attraverso l'azione delle prefetture sul territorio e i sindaci mettono a disposizione la propria esperienza, per questo abbiamo scritto al ministro dell’Interno Lamorgese e abbiamo avvisato il ministero della Difesa”. Il sindaco Matteo Biffoni, delegato Anci per l’Immigrazione, rappresenta l’impegno di tutti i sindaci italiani a far fronte alla grave crisi umanitaria che si sta consumando in queste ore: “Dobbiamo essere molto concreti. Sarà la storia a dare un giudizio su questi ultimi vent’anni di presenza militare in Afghanistan, oggi siamo consapevoli che è il momento di aiutare il Governo a mettere in salvo vite umane. Come scritto al ministero dell’Interno,  siamo pronti ad ampliare la rete Sai già presente nei nostri territori per poter accogliere e inserire le famiglie che rientrano nel programma di protezione definito dal Governo del personale civile afghano collaboratore del contingente militare nazionale, la cosiddetta Operazione Aquila”. Un intervento che già è stato messo in atto tra il 2014 e il 2019, ma che davanti alla ritirata dei contingenti occidentali assume dimensioni piuttosto maggiori, quanto meno per mettere subito in sicurezza le famiglie dei collaboratori del contingente militare a Kabul e presso il comando di Herat. “Il Governo sta facendo entrare nel Paese queste famiglie: abbiamo scritto al ministero dell'Interno che se la legge che disciplinerà termini e condizioni dell’accoglienza dei cittadini afghani prevederà in tempi brevi l’ampliamento della capacità di accoglienza diffusa sul territorio, con risorse mirate per l’emergenza in corso, noi potremmo ripetere l’esperienza fatta già dal 2014 con l’inserimento dei collaboratori di missioni italiane nella rete Sai - ribadisce Biffoni -. Questa è l’accoglienza adeguata per i rifugiati afghani. Diversi Comuni hanno già manifestato la loro disponibilità a prevedere nei loro progetti Sai posti specifici per i collaboratori afghani e le loro famiglie, come primo passo per garantire nel prossimo futuro accoglienza e integrazione a donne e uomini in queste ore in fuga dal loro Paese. Nella rete Sai già sono presenti rifugiati afghani che stanno manifestando agli operatori la grande preoccupazione per chi è rimasto nel Paese ormai nelle mani dei talebani: noi sindaci con le nostre comunità siamo pronti a fare la nostra parte”.  

Mci di Ludwigsburg: creare un gruppo di lavoro per supportare attività concrete di ricostruzione dopo l’alluvione

17 Agosto 2021 -

Ludwigsburg - La comunità cattolica italiana "Giovanni Battista Scalabrini" di Ludwigsburg ha vissuto molto intensamente la solidarietà e la vicinanza con le zone alluvionate del nord Germania. Le notizie e le terribili immagini, giunte da varie fonti, sono diventate subito motivo di preghiera. Nella domenica successiva, durante la Santa Messa abbiamo pregato per i defunti della tragedia e per le loro famiglie; la vice presidente del Consiglio Pastorale ha annunciato la volontà di una raccolta fondi a sostegno, supportando il lavoro della Caritas locale. Un’altra iniziativa è stata quella di lavorare in rete con una radio locale che coordinava la raccolta di coperte, acqua, generi alimentari e materiale di igiene. Abbiamo poi provato a mettere le mani in pasta e realizzare biscotti alle mandorle venduti dopo la Santa Messa di sabato 7 e domenica 8 agosto. Ultimo “sogno”: quello di creare un gruppo di lavoro con volontari per supportare attività concrete di ricostruzione, nel mese di settembre. (Sr. Giuliana M. Bosini)

Centro Astalli: solidarietà ai rifugiati afgani che vivono in Italia

17 Agosto 2021 - Roma - Il Centro Astalli esprime solidarietà ai rifugiati afgani che vivono in Italia.  “In queste settimane caotiche e in queste ultime ore convulse siamo vicini a tanti giovani rifugiati che negli anni abbiamo accolto e accompagnato. Riteniamo necessario condividere la loro preoccupazione che cresce mentre guardano attoniti e inermi all’Afghanistan e ci chiedono come fare a mettere al sicuro i loro cari”. Lo si legge in una nota del Centro Astalli a commento della situazione che si sta vivendo in Afghanistan. Il presidente del Centro dei gesuiti, p. Camillo Ripamonti, rivolge un appello alla comunità internazionale, a istituzioni europee e nazionali: “si abbia come priorità la sicurezza e la protezione dei civili. Si predispongano modalità agili e sicure di accesso in Europa per chi sta cercando di lasciare l’Afghanistan. Lo dobbiamo – conclude - a un popolo che da decenni vive nel terrore e in guerra, in un Paese in cui siamo stati direttamente coinvolti e per cui abbiamo evidenti responsabilità”.

Migrantes: a Loreto il corso di Alta Formazione e la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

16 Agosto 2021 -
Roma - Du eventi nazionali a Loreto in vista della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Li propone la Fondazione Migrantes. Il primo è il corso di alta formazione, dal 23 al 27 agosto, per i direttori diocesani Migrantes  e per collaboratori e operatori pastorali che si svolgerà nel contesto del santuario di Loreto e nelle sue vicinanze. Il tema sarà: “Costruire e custodire la casa comune”, declinato nei suoi aspetti sociali, culturali ed ecclesiali attinenti le problematiche migratorie attuali. Vedrà la presenza di docenti universitari e di testimonianze ‘sul campo’, con una voce da al di là del Mediterraneo, quella del card. Cristobal Lopez Romero, vescovo di Rabat, capitale del Marocco. Prevista anche la visita al Museo dell’emigrazione marchigiana di Recanati, che raccoglie foto e documenti del racconto dei 700mila emigrati marchigiani, e alla casa di Leopardi. Il programma prevede anche la visita all'Hotel House di Porto Recanati,  17 piani dove vivono 1.800 persone di 40 nazionalità diverse. L'ultima domenica di settembre, il 26, la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che vedrà nella basilica della Santa Casa la celebrazione principale. Sarà una celebrazione eucaristica animata dalla musica etnica di vari popoli migranti presenti nelle Marche.

Mons. Perego: Gino Strada “attento ai diritti umani”

13 Agosto 2021 - Roma - "Ho incontrato Gino Strada in alcune occasioni, una di queste in Kosovo. Era un uomo sempre molto attento ai diritti umani ma soprattutto attento a far sì che l'Italia dimostrasse davvero di ripudiare la guerra". E' quanto ha detto  all'agenzia  LaPresse l'arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons.  Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, commentando la morte del fondatore di Emergency, Gino Strada. Strada era  "molto attento alle problematiche dell'immigrazione, il suo impegno era a tutela diritti. Ci mancherà un uomo capace di dare voce ai diritti dei più deboli e a questo articolo 11 della Costituzione che trova l'Italia ancora molto lontana dal ripudio della guerra. Ci mancherà molto. In Afghanistan la storia gli sta dando ragione, sta dimostrando che il popolo è abbandonato e sfruttato in una situazione drammatica. E' la cifra sintetica più chiara del suo impegno", ha aggiunto.

Viminale: da inizio anno sbarcate 32.806 persone sulle coste italiane

13 Agosto 2021 - Roma - Sono 32.806 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 8.083 sono di nazionalità tunisina (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (4.656, 14%), Egitto (2.532, 8%), Costa d’Avorio (2.266, 7%), Guinea (1.520, 5%), Eritrea (1.452, 5%), Iran (1.398, 4%), Sudan (1.347, 4%), Marocco (1.129, 4%), Iraq (941, 3%) a cui si aggiungono 7.482 persone (22%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.