Primo Piano

Numeri e dinamiche della migrazione mediterranea: di cosa parleranno i Vescovi al tavolo di Firenze

22 Febbraio 2022 - Firenze - Poco più di 10mila persone migranti sono approdate in Europa nelle prime settimane del 2022 (sino al 14 febbraio). A portarli qui, un viaggio via mare da Asia e Africa attraverso il Mediterraneo. Chi sono? Per lo più uomini adulti, ma ci sono anche donne (l’8%) e minori (il 20%). In effetti, ogni cinque persone che arrivano, una è un bambino e, per la maggior parte, un bambino solo. I più di loro sono nati in Tunisia, Egitto, Bangladesh, Siria, Eritrea o nell’area subsahariana. Il gruppo più numeroso tra i minori non accompagnati è quello afghano. I Tunisini si sono imbarcati nel loro Paese, gli altri hanno dovuto transitare per la Libia: qui hanno trascorso mesi o anni in attesa dell’occasione di partire, hanno incontrato discriminazione e sfruttamento, si sono ritrovati imprigionati o in mezzo ai combattimenti. La traversata in mare non è stata semplice: 229 persone sono annegate o rimaste disperse. Si aggiungono alle 23.490 vittime registrate dal 2014, che fanno del Mediterraneo la rotta migratoria più letale al mondo. Chi è sbarcato lo ha fatto in Spagna (6.393 persone) e in Italia (3.913 persone), molti meno sono approdati tra Grecia, Cipro e Malta. Il rischio di naufragare è alto. Quando un’imbarcazione si trova in difficoltà, interviene spesso la Guardia costiera libica: oltre 30.000 persone sono state ricondotte in Libia nel 2021, con la prospettiva della detenzione fino al rimpatrio. Altre volte, il soccorso è offerto dalle (poche) navi umanitarie rimaste a pattugliare il Mediterraneo, ma, una volta a bordo, le difficoltà non sono finite e possono volerci giorni, addirittura settimane, prima che un Paese europeo metta a disposizione un proprio porto per lo sbarco. Appena la scorsa settimana, la ONG Sos Mediterranee ha dovuto attendere 4 giorni al largo prima di poter sbarcare a Pozzallo le 247 persone, in condizioni di salute precarie, che aveva tratto in salvo. È questo il quadro della migrazione mediterranea, dipinto da IOM e UNHCR, alla vigilia dell’incontro a Firenze dei Vescovi e Sindaci del Mediterraneo che inizierà domani. Tra i punti del loro confronto, il fenomeno migratorio non manca. D’altra parte, numeri e dinamiche non sono una novità, al punto che è ormai diventata automatica l’associazione tra Mediterraneo e migrazione violenta. Inedita può essere, tuttavia, l’occasione di affrontare il tema ad un livello meno spersonalizzato rispetto a quello delle politiche nazionali. A Firenze siederanno i rappresentanti delle realtà direttamente coinvolte dalla migrazione e dall’accoglienza: parrocchie, diocesi e organizzazioni religiose, promotrici dell’esperienza dei corridoi umanitari, l’unica forma attualmente praticata di immigrazione sicura per chi è costretto a partire, e città, che organizzando l’accoglienza diffusa hanno saputo costruire integrazione positiva e trarne opportunità per gli accolti e per il territorio. Vescovi e Sindaci sono coloro che guardano i migranti negli occhi, che, come dice Papa Francesco, sfiorano le loro mani: dal loro confronto ci si può attendere l’indicazione di una via nuova per una gestione della migrazione finalmente umana, che abbia al suo cuore le persone e i loro diritti. (Livia Cefaloni)

Cipro e Ue sottoscrivono memorandum d’intesa e un piano d’azione per un’accoglienza “in linea con le pertinenti norme e il diritto dell’UE”

22 Febbraio 2022 -
Roma - Un memorandum d’intesa e un piano d’azione dettagliato sono stati firmati ieri a Cipro dalla commissaria per gli affari interni Ylva Johansson e dal ministro dell’Interno cipriota Nicos Nouris. Nel programma sono coinvolti anche l’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo, la Guardia costiera e di frontiera europea (Frontex) e Europol, per “istituire un sistema di gestione della migrazione ben funzionante e a prova di futuro, in linea con le pertinenti norme di accoglienza e il diritto dell’Unione” si legge nel testo del memorandum. Tra gli impegni presi da Cipro, mettere in atto “riforme strutturali e migliorare gli sforzi di coordinamento e collaborazione” nella gestione dei flussi mentre la Commissione garantisce sostegno operativo e finanziario. Le autorità di Cipro dovranno perciò migliorare la qualità delle procedure di prima accoglienza (con l’obiettivo di alleggerire il peso sul grande campo di Pournara, ad esempio) e delle condizioni materiali di alloggio dei richiedenti asilo; implementare correttamente le procedure di verifica delle domande di asilo, l’iter per gli eventuali rimpatri o i processi di integrazione soprattutto nel caso di minori non accompagnati. Il rispetto degli standard europei è il parametro di valutazione che uno “steering group” apposito dovrà monitorare nel verificare la corretta implementazione degli impegni.

In Famiglia: Ecco tua madre

22 Febbraio 2022 -   Nei Vangeli non mancano altri personaggi che incontrano Gesù mettendo al centro i loro legami di parentela. Viene in mente la supplica della donna siro-fenicia che chiede a quel rabbi ebreo di liberare sua figlia da uno spirito immondo (Mc 7, 24-30). È l’ostinazione di una madre disperata che riesce a fare breccia nel cuore di Gesù che le aveva detto di essere venuto per il popolo di Israele e non per i cagnolini, espressione con cui si indicavano gli stranieri. “Anche i cagnolini si nutrono delle briciole che cadono dalla tavola dei padroni”: un’umiltà sconcertante, una fiducia senza confini, come quella della emorroissa che riesce a toccare il lembo del mantello di Gesù ed è guarita (Mt 9,20-22; Mc 5,25-34; Lc 8,43-48). Sono spesso donne che con la loro fede commuovono il cuore del Figlio di Dio, ma è quello che avviene anche con un padre come Giairo, che non si rassegna che la sua piccola figlia non si svegli più (Mc 5,21-43; Mt 9,18-26; Lc 8,40-56). Gesù “entra” con le sue viscere di misericordia nelle vicende delle famiglie che incontra, entra nelle case, non resta ad aspettare chi lo cerca nei luoghi del sacro. È già nella dinamica delle sue azioni che possiamo leggere i “segni” del suo amore per l’uomo e di fatto è la fede di chi gli si rivolge che emerge; è questa il presupposto con cui poi si possono riconoscere i miracoli. Ma il cuore di Gesù, la dimensione squisitamente umana del suo amore si rivela anche sulla croce. Proprio dove si sta compiendo il mistero della redenzione per tutti gli uomini, al culmine tragico e misterioso della sua missione, assunta in piena libertà secondo la volontà del Padre, Gesù vede sua madre. La donna che ha permesso la sua nascita, che lo ha accolto e lo ha seguito con amore totale e silenzioso fin sotto quella croce e che ora non si sottrae a quell’estremo dolore salvifico. Con lei c’è il discepolo amato e Gesù pronuncia le famose parole “Donna, ecco il tuo figlio!” E al discepolo “Ecco la tua madre!”. “E da quel momento - commenta il Vangelo - il discepolo la prese nella sua casa”. (Gv 19,26-27). C’è un amore particolare, una premura filiale che accorcia in un attimo tutta la distanza che quel figlio “che doveva occuparsi delle cose del Padre suo” aveva dovuto mettere fra sé e la sua genitrice. La madre non viene lasciata sola, abbandonata ad un futuro che a quel tempo sarebbe stato di stenti e di precarietà. Gesù l’affida al discepolo amato ed anzi si tratta di un affidamento reciproco perché fra i due si crei una comunicazione e un’intimità che saranno linfa vitale per tutta la comunità dei primi credenti e fino a noi oggi. Colei che più di ogni altro essere umano ha saputo accogliere in sé la Parola di Dio permettendo che divenisse carne, ora è donata ai cristiani perché la sua maternità si riversi su loro per sempre. È lei la porta della speranza, lei un tramite ineguagliabile per accostarsi al mistero di Dio. E lei stessa diviene immagine della Chiesa nascente. Ci eravamo quasi scandalizzati quando Gesù aveva detto “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?” (Mc 3,31-34; Mt 12,46-50; Lc 8,19-21), ora capiamo che la sua volontà non è mai stata disconoscere l’immensa ed umile accoglienza del grembo che lo ha generato, quanto piuttosto che Maria, “figlia del suo Figlio” non si sarebbe limitata ad una gestazione biologica di Gesù, ma sarebbe stata per sempre l’archetipo del credente che ascolta la Parola e la mette in pratica fino a farla diventare vita dentro di sé. Maria è investita di una generatività non più nella carne ma nello spirito, attirando al cuore del Figlio tutti i cristiani nel corso della storia. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Istat: quasi un matrimonio su cinque con almeno uno sposo straniero

21 Febbraio 2022 - Roma - Nel 2020 sono state celebrate 18.832 nozze con almeno uno sposo straniero, in diminuzione del 44,9% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, la quota sul totale dei matrimoni è rimasta praticamente invariata: il 19,4% rispetto al 18,6% del 2019. Lo certifica oggi l'Istat nel Reporto sui matrimoni in Italia. I matrimoni misti (in cui uno sposo è italiano e l’altro straniero) ammontano - riferisce l'Istituto di statistica italiano -a oltre 14 mila (circa 10 mila in meno rispetto all’anno precedente) e continuano a rappresentare la parte più consistente dei matrimoni con almeno uno sposo straniero: circa otto matrimoni su 10 con almeno uno straniero sono costituiti da coppie miste. Oltre i tre quarti dei matrimoni misti riguardano coppie con sposo italiano e sposa straniera (10.870, pari all’11,2% delle celebrazioni a livello nazionale nel 2020). Le donne italiane che hanno scelto un partner straniero sono 3.453, il 3,6% del totale delle spose. Le cittadinanze coinvolte sono molto diverse a seconda della tipologia di coppia considerata. Gli uomini italiani che nel 2020 hanno sposato una cittadina straniera hanno una moglie rumena nel 18,0% dei casi, ucraina nel 14,9%, russa nel 7,5% e brasiliana nel 5,9%. Le donne italiane che hanno contratto matrimonio con un cittadino straniero hanno invece più frequentemente sposi con cittadinanza marocchina (15,5%) o albanese (10,6%). Il nostro Paese esercita poi una forte attrazione per numerosi cittadini provenienti soprattutto da paesi a sviluppo avanzato che scelgono l’Italia come luogo di celebrazione delle nozze. Ovviamente nel 2020 anche questa tipologia di matrimonio (rappresentata da coppie di entrambi stranieri in cui nessuno dei due è residente) ha subito una consistente flessione a causa delle restrizioni imposte alla mobilità internazionale, passando dai 4.094 del 2019 ai 918 del 2020 (-77,6%). Considerando solo i matrimoni di stranieri in cui almeno uno dei due sposi sia residente in Italia (depurati quindi dall’effetto del “turismo matrimoniale”), nel 2020 sono state celebrate 3.591 nozze (-39,4%). I più diffusi sono quelli tra cittadini rumeni (859 nel 2020, pari al 23,9% dei matrimoni tra sposi stranieri residenti), nigeriani (607, pari al 16,9%) e ucraini (317, pari a 8,8%). Le ragioni di questi diversi comportamenti nuziali vanno ricercate, sottolinea l'Istat - "verosimilmente, nei progetti migratori e nelle caratteristiche culturali proprie delle diverse comunità, oltre che nella prevalenza maschile o femminile che le collettività presentano. In molti casi i cittadini immigrati si sposano nel paese di origine e i coniugi affrontano insieme l’esperienza migratoria, oppure si ricongiungono nel nostro Paese quando uno dei due si è stabilizzato". La quota di matrimoni con almeno uno sposo straniero è notoriamente più elevata nelle aree in cui è più stabile e radicato l’insediamento delle comunità straniere, cioè al Nord e al Centro. In queste due aree del Paese quasi un matrimonio su quattro ha almeno uno sposo straniero mentre nel Mezzogiorno questa tipologia di matrimoni raggiunge l’11,3%. A livello regionale in cima alla graduatoria vi sono Umbria (25,8%), Lombardia (25,2%), Emilia-Romagna (25,1%) e Marche (24,8%).

CGIE: il ricordo dell’Ambasciatrice Tardioli

21 Febbraio 2022 - Roma - Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero si aggiunge ai numerosi attestati di cordoglio che in queste prime ore della giornata giungono da tutto il mondo in seguito alla morte dell’Ambasciatrice d’Italia in Australia, Francesca Tardioli. "Abbiamo dialogato a più riprese dall’arrivo a Canberra dell’Ambasciatrice Tardioli riscontrando - si legge in una nota - una spiccata attenzione e sensibilità per la nostra Comunità, in particolare nelle situazioni emergenziali che hanno colpito quel continente e soprattutto nella fase pandemica, allorché si è trattato di riportare in Italia i nostri connazionali temporaneamente residenti in Australia e per portare ristori e aiuti ai bisognosi".  

Messaggio Papa per la Quaresima: giovedì la presentazione con la presenza di don Mostioli della pastorale rom

21 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - Anche l'esperienza nella pastorale rom alla presentazione del prossimo messaggio di Papa Francesco per la Quaesima. Giovedì prossimo, 24 febbraio, alle 11.30, presso la Sala Stampa della Santa Sede, infatti, avrà luogo la conferenza stampa di presentazione del Messaggio del Papa dal titolo “Non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene verso tutti” (Gal 6,9-10a). A partecipare alla conferenza oltre a suor Alessandra Smerilli, segretario ad interim del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale; il card. Francesco Montenegro, arcivescovo emerito di Agrigento, membro del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e già presidente della Fondazione Migrantes,  anche  don Massimo Mostioli, della diocesi di Pavia, impegnato nella pastorale per i Rom nel solco dell’esperienza di fraternità avviata da don Mario Riboldi.

Mci Romania: il settimanale “Adeste” compie 10 anni

Ok21 Febbraio 2022 - Bucarest - 522 numeri in dieci anni di vita per il settimanale delle Missioni Cattoliche Italiane in Romania.

In questi anni più di una volta mi sono sentito fare questa domanda: “ma come è nata la nostra rivista?”. Ho sempre dato la stessa risposta, spontanea: “è nata per poter avere uno strumento di collegamento e di informazione per gli italiani che sono lontani dalle nostre Missioni, ma anche per gli italiani che le frequentano”. Eravamo alla fine del 2011, anno in cui si era appena aperta la quinta delle Missioni Cattoliche di lingua italiana in Romania, quella di Cluj. Ora, con Oradea, sono sei. Immediatamente dopo la rivoluzione si era potuto riprendere a celebrare la Messa in lingua italiana presso quella che, fin dal 1916, veniva comunemente chiamata “la Chiesa Italiana di Bucarest” dove le comunicazioni liturgiche si erano potute riprendere normalmente solo dall’inizio del 1990. Nel 2004, con l’arrivo del mio confratello orionino, don Belisario Lazzarin, la suddetta Chiesa, intitolata al Redentore, che nel frattempo, era divenuta parrocchia, venne eretta a “Rettoria Italiana”. La delicatezza del vescovo, mons. Ioan Robu, fece sì che, proprio dal 1990, come primo parroco venisse nominato un etnico italiano, don Luigi Vittorio Blasutti, nato a Buzau da genitori italiani immigrati dal Friuli, nel periodo interbellico. Il nostro fondatore, San Luigi Orione, fin dagli inizi della fondazione della Congregazione, chiamata “Piccola Opera della Divina Provvidenza”, aveva inviato i suoi sacerdoti, affinché si prendessero cura dei connazionali italiani, sia in Albania che in alcuni stati dell’America Latina. Questo per dire che la cura pastorale degli italiani emigrati all’estero fa parte del nostro carisma. Prima di me molti altri confratelli, sia in Europa che in altre nazioni del mondo, si sono occupati della cura pastorale e umana degli emigrati italiani come orionini, ma anche come sacerdoti della Fondazione Migrantes. Ecco che, anche in Romania, non poteva essere altrimenti. Infatti, per la cura pastorale degli italiani presenti, accanto a don Belisario, si affiancarono altri miei confratelli e con loro, grazie al benestare dei vescovi locali, si è potuto dare vita alle Missioni di cui accennavo prima: Bucarest; Iasi; Timisoara; Alba Iulia; Cluj e, da quasi un anno, si è aggiunta Oradea. Nel 2011 vi erano già cinque Missioni e ci si era resi conto molto chiaramente che molti italiani, pur desiderandolo, per via delle distanze geografiche, non riuscivano a frequentare le Missioni. All’ora nacque l’idea di fondare "Adeste". Fin dall’inizio apparve sia in forma cartacea che in forma telematica. Si è scelta anche quest’ultima modalità proprio per garantirne a tutti la fruizione (in Romania la rete internet è notoriamente buona e abbastanza diffusa sul territorio). Ma perché "Adeste?" Semplice, si era a Iasi nel periodo natalizio e al signor Pietro Marchettini, cofondatore e caporedattore, e a me, venne spontaneo dare al nostro settimanale il nome di uno dei più noti canti natalizi, inoltre, il nome stesso sottolinea l’invito alla partecipazione alla vita della comunità. L’abbiamo definito un settimanale di informazione e cura pastorale. Questo ha fatto sì che i contenuti principali trattati fossero di informazioni legate alla vita degli italiani, sia etnici che di recente immigrazione; notizie legate alla vita della Chiesa, in primis del Papa; alle notizie di pubblica utilità riprendendo anche quelle diffuse dalla nostra Ambasciata Italiana, ad esempio: ultimamente abbiamo dato ampia eco alla elezione del Comites; alle notizie provenienti dalle Missioni e, non da ultimo, alle letture della Messa domenicale sempre accompagnate da un breve commento. Da qualche anno siamo inoltre entrati a far parte della Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici (FISC) nella sezione Estero. Certamente 10 anni ci fanno sentire ancora “piccoli” e ci rendiamo conto che abbiamo “molta strada da fare” riguardo al far sì che, anche grazie a questa nostra rivista, gli italiani presenti in Romania riescano ad essere più coesi e a “far Comunità”. Accennavo prima che uno dei contenuti sempre presenti nel nostro settimanale è la Parola di Dio domenicale con lo scopo di favorire la preparazione per quello che dovrebbe essere per tutti un appuntamento stabile e cioè la partecipazione fisica alla Messa. Soprattutto all’estero c’è bisogno di essere accompagnati in quella che è l’integrazione nel tessuto ecclesiale e sociale del territorio in cui si vive. A questo riguardo riteniamo importante sostenere i nostri connazionali tramite un passaggio graduale. Mi sento di dire che le nostre tradizioni, a livello di usi, costumi e sentimenti religiosi, sono molto profonde ed anche apprezzate. Siamo convinti che la partecipazione alla Messa in lingua italiana di ogni domenica, proprio perché a scadenza fissa e ravvicinata, sia per noi, che viviamo all’estero, la modalità più importante ed efficace di “fare comunità”, comunità attorno alla Parola di Dio, all’Eucaristia e tra di noi, ma anche con coloro che ci ospitano e che, per motivi di famiglia o di amicizia/lavoro, si sentono in comunione con noi. (p. Valeriano Giacomelli)  

La domenica del Papa: porgi l’altra guancia

21 Febbraio 2022 - Roma - Dopo aver ascoltato il discorso della pianura, discorso di benedizioni e minacce, le beatitudini così come Luca le propone, l’evangelista porta a conclusione le parole che Gesù ha pronunciato davanti la folla che lo ha seguito ai piedi del monte – per Matteo, infatti, è il discorso della montagna – nei pressi del lago di Tiberiade; parole che il Signore rivolge a coloro che hanno già scelto di seguirlo, abbandonando tutto. In questa domenica in primo piano è l’amore per i nemici, la rinuncia alla vendetta e alla violenza: “ma a voi che ascoltate io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano…” E c’è quella parola che sempre con maggiore difficoltà ascoltiamo nei momenti di difficoltà, di torti e ‘ferite’ subite: perdono. Quante volte sentiamo dalla viva voce di persone che hanno vissuto una ferita lacerante, un lutto: non posso perdonare, deve pagare per quello che ha fatto. Guai a non rispettare quel dolore vissuto, a mettere in secondo piano quella ferita lacerante. Ma la parola perdono non è un impedimento al cammino della giustizia, non cancella la colpa. Gesù arrestato, deriso, schiaffeggiato, ferito e morto sulla croce ci dice che il male, la violenza non si vincono con altro male; l’odio può essere vinto dall’amore. Il Vangelo oggi ci ricorda: “non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati”. Ecco il comandamento ‘altro’ e ‘alto’ che Gesù propone al credente: “amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano”. Parole quanto mai importanti in questi giorni in cui soffiano venti di guerra alle porte dell’Europa: “com’è triste, quando persone e popoli fieri di essere cristiani vedono gli altri come nemici e pensano a farsi guerra”, dice Papa Francesco all’Angelus. Proprio nei momenti più difficili il cristiano è chiamato a “non cedere all’istinto e all’odio, ma a andare oltre”. Ecco che torna quel porgere l’altra guancia, spesso così difficile da mettere in pratica. Francesco si domanda: davvero il Signore ci chiede cose impossibili, anzi ingiuste? “Porgere l’altra guancia – dice il Papa – non significa subire in silenzio, cedere all’ingiustizia. Gesù con la sua domanda denuncia ciò che è ingiusto. Però lo fa senza ira né violenza, anzi con gentilezza. Non vuole innescare una discussione, ma disinnescare il rancore: spegnere insieme l’odio e l’ingiustizia, cercando di recuperare il fratello colpevole”. La risposta più forte è la mitezza, e porgere l’altra guancia “non è il ripiego del perdente, ma l’azione di chi ha una forza interiore più grande, che vince il male col bene, che apre una breccia nel cuore del nemico, smascherando l’assurdità del suo odio. Non è dettata dal calcolo, ma dall’amore”. Certo non è facile amare i propri nemici, ma non mancano uomini che lo hanno fatto, come il cardinale François-Xavier Van Thuàn, che ha trascorso 13 anni nelle carceri vietnamite senza giudizio, e ai carcerieri che gli chiedevano perché li amasse, rispondeva: “Gesù me lo ha insegnato; e se io, come cristiano, non vi amo, non sono degno di portare il nome di cristiano”. O, ancora, il Mahatma Gandhi, Martin Luther King, e Nelson Mandela che hanno fatto della non violenza la loro bandiera. “Se dipendesse solo da noi”, afferma ancora Papa Francesco all’Angelus, “sarebbe impossibile” amare i propri nemici. Ma “quando il Signore chiede qualcosa, vuole donarla. Quando mi dice di amare i nemici, vuole darmi la capacità di farlo”. È dunque grazie allo Spirito di Gesù che “possiamo rispondere al male con il bene, amare chi ci fa del male. Così fanno i cristiani”. Quando ci fanno un torto, qualcosa di male, afferma ancora il vescovo di Roma, “andiamo subito a raccontare agli altri e ci sentiamo vittime”. Invece “preghiamo per quella persona, per chi ci ha fatto del male”. Pregando “viene meno questo sentimento di rancore; pregare per chi ci ha trattato male è la prima cosa per trasformare il male in bene”. Una preghiera, infine, Francesco la chiede per i tanti medici, infermieri, volontari che stanno vicino, curano e aiutano gli ammalati, a volte subendo anche violenze. Dice: “comportamento eroico nel tempo del Covid, ma questa eroicità rimane tutti i giorni”. (Fabio Zavattaro - SIR)

Dall’Ucraina a Firenze: quando si parla di Mediterraneo si parla di pace

21 Febbraio 2022 - Firenze - Quant’è grande il Mediterraneo? Non finisce sulle spiagge sudeuropee, nordafricane o mediorientali. Non si limita neanche ai territori dei Paesi che bagna, né ai loro popoli. Il Mediterraneo va dall’Atlantico agli Urali, come diceva Giorgio La Pira, e in effetti, non solo gli eventi del Mediterraneo, come sassi in acqua, spandono i loro echi fin dentro i tre continenti, ma il ruolo strategico che questo mare svolge da millenni e per milioni di persone lo rende un riferimento naturale anche a grandi distanze. Il fenomeno migratorio ne è lo specchio migliore: dal Mediterraneo originano le difficoltà legate alla sua cattiva gestione insieme a pratiche virtuose, come i corridoi umanitari, che finiscono per riguardare una regione ben più vasta. In virtù di un così forte intreccio, l’attualità è destinata ad irrompere nel dialogo sul Mediterraneo che sta per aprirsi a Firenze, anche se oggi la crisi brucia lontano dal mare, sul confine ucraino. Nella confusione di dichiarazioni incrociate tra le quali si fatica a distinguere verità e propaganda, è certo che la militarizzazione russa della frontiera, che sia reale preludio di guerra o drastico strumento di pressione su NATO e Stati Uniti, ha già fatto riaccendere le tensioni tra separatisti filorussi ed esercito ucraino. Nell’Ucraina orientale si è tornati a sparare sui civili. Ne parleranno i Vescovi e i Sindaci mediterranei tra il 23 e il 27 febbraio. La suggestione è già stata evidente nella conferenza di presentazione dell’evento, quando la crisi ucraina è fatalmente emersa in ciascuno degli interventi. Non è un caso, d’altra parte, che il convegno dei Vescovi si chiami “Mediterraneo frontiera di pace”. Rinsaldare i legami da una sponda all’altra ha la mira di cementare la pace e irradiarla nella vastissima area di influenza mediterranea. Ad ogni frattura della pace, ovunque si apra, le acque del Mediterraneo si increspano: si può dire con don Tonino Bello che in qualunque angolo di mondo si accenda la guerra, noi, nel Mediterraneo, entriamo in crisi e dobbiamo agire. Da Firenze partirà certo un appello alla pace e magari, tramite i mezzi qui sperimentati del confronto e della diplomazia, la concreta azione per la pace invocata dal Card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e ispiratore dell’incontro. (Livia Cefaloni)  

Mediterraneo frontiera di pace: parte da Santa Croce il dialogo

21 Febbraio 2022 - Firenze - I preparativi sono in corso da tempo, ma è stata la conferenza stampa di sabato 19 febbraio, ospitata nel Cenacolo della Basilica di Santa Croce, ad inaugurare ufficialmente il conto alla rovescia per il grande incontro sul Mediterraneo 2022, organizzato a Firenze tra il 23 e il 27 febbraio. Gli ispiratori dell’iniziativa, il Presidente della CEI, card. Gualtiero Bassetti, il Vicepresidente della CEI, mons. Antonino Raspanti, il Sindaco di Firenze  Dario Nardella e l’arcivescovo di Firenze, il card. Giuseppe Betori, hanno svelato i dettagli di un programma intenso, che, come ricordato con  dal sindaco, vedrà la partecipazione, tra gli altri, dei Ministri di Interno ed Esteri, del Presidente del Consiglio, dei vertici di IOM e UNHCR, sino alla giornata finale, quando Papa Francesco ascolterà le conclusioni del confronto e celebrerà la Messa in Santa Croce, alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Come ha spiegato il card. Betori, Firenze ospiterà due incontri, il convegno “Mediterraneo frontiera di pace” dei Vescovi dei Paesi mediterranei e il Forum dei Sindaci delle principali città che affacciano sul Mediterraneo: i tavoli si svolgeranno paralleli sugli stessi temi, cultura, emergenza sociale e sanitaria, ambiente e migrazioni, per convergere, alla fine, in una Carta di Firenze. Se la spinta all’incontro proviene dalle minacce che sfidano l’intera regione, quali le catastrofi causate dal riscaldamento globale e le disuguaglianze acuite dalla pandemia, il proposito è rivitalizzare il dialogo tra le sponde del Mare Nostrum, ragionare insieme, tenendo unite la visuale istituzionale e quella spirituale, e fissare i valori che dovranno ispirare in futuro le relazioni e l’approccio alle difficoltà comuni. La migrazione non potrà non essere al centro: perché il Mediterraneo ne è sempre stato un teatro naturale, ma, ancor più, perché da troppo tempo è diventato lo sfondo del suo volto peggiore, della migrazione ostacolata, respinta, disperata. Sarà Papa Francesco, una volta ancora, a ricordare a tutti questa centralità: il cuore del suo passaggio a Firenze sarà l’incontro con un gruppo di rifugiati accolti in città. (Livia Cefaloni)

Reggio Emilia: un Tavolo per il dialogo interreligioso

18 Febbraio 2022 - Roma - È nato a Reggio Emilia il Tavolo per il dialogo interreligioso, realizzato grazie al progetto “Strategie Interculturali per Costruire Coesione Sociale”-SICCS promosso dalla prefettura in partenariato con l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, il Centro interculturale Mondinsieme e la Fondazione E35. Finanziato nell’ambito del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2014-2020 (FAMI) gestito dal ministero dell'Interno, il tavolo opererà nell'ambito del consiglio territoriale per l'immigrazione. La sua attivazione ha l'obiettivo di costruire una rete di dialogo che dia voce, valorizzandolo, al contributo che le associazioni religiose e le comunità di origine straniera del territorio legate ai luoghi di culto possono offrire per affrontare al meglio le complessità e le sfide dell'integrazione dei migranti, soprattutto i giovani, perché possano esercitare pienamente nell'alveo della Costituzione diritti e doveri dei cittadini. Alla Costituzione ha fatto riferimento, intervenuto da remoto per aprire i lavori del tavolo, il direttore centrale degli Affari dei culti e per l'amministrazione del Fondo edifici di culto (Fec) Fabrizio Gallo,  definendola la «cornice di questo progetto, all’interno della quale vengono affermati due principi: la libertà religiosa e la pratica pattizia». Affermarli e realizzarli «significa che lo Stato si siede al Tavolo con le confessioni religiose per stabilire insieme ad esse il modello delle relazioni», fondato sulla libertà religiosa, «architrave su cui si costruisce il nostro Stato». In questo consiste la ragion d'essere del Tavolo che, ha spiegato il prefetto Rolli, «rappresenta la volontà concreta di porre basi solide per il cambiamento e il benessere della società e dei nostri ragazzi» cercando di «allargare lo sguardo, partendo da una visione generale». Alla riunione di insediamento hanno partecipato - oltre, tra gli altri, al sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, ad altri amministratori locali del territorio provinciale e a rappresentanti di Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri - 8 referenti della comunità islamica reggiana e provinciale, 3 delle chiese evangeliche-protestanti, 2 della chiesa ortodossa, 2 della confessione induista, 2 della comunità Tamil, 2 di associazioni buddiste, 2 referenti Sikh, 1 rappresentante della chiesa cattolica e, infine, 1 portavoce della comunità Bahà'i. Tra le tematiche emerse durante gli interventi, il dialogo con il diverso/nuovo, il tema dell'intervento e del recupero di comportamenti devianti tra i giovani, il problema della discriminazione a scuola e al lavoro, i temi della trasmissione della cultura, della necessità di spazi di aggregazione, della formazione, sia interculturale che sul piano della comunicazione, per gli educatori e formatori e per i rappresentanti delle autorità. «Questo territorio si è misurato, e continua a misurarsi, dall’educazione, alla cultura, al welfare, con i concetti di diversità e dialogo interreligioso», ha osservato il sindaco Vecchi con riferimento, in particolare, alle problematiche e al disagio che esprimono i giovani, rivolgendo a tutti un invito: «Prendiamoci carico delle nuove generazioni con un impegno di lungo periodo».

L’anima di un popolo

18 Febbraio 2022 - Ogni giorno il pensiero si ferma sulla tensione tra Russia e Ucraina e sulle conseguenze nel mondo. La preoccupazione porta alla memoria la sofferenza immane di un popolo che ha conosciuto in tempi non molto lontani il terrore di un regime che ha massacrato e distrutto in nome di quell’ "uomo nuovo", l’uomo senz’anima, che voleva realizzare. La tragedia, narrata nel libro “Il martirio della Chiesa cattolica in Ucraina” di padre Pavlo Vyshkovskyy, si leva oggi come un monito al mondo. Giovanni Paolo II il 23 giugno 2001 a Kiev se ne fece interprete: “Terra d’Ucraina intrisa del sangue dei martiri grazie per l’esempio di fedeltà al Vangelo che hai offerto ai cristiani di ogni parte del mondo. Tanti tuoi figli e figlie hanno camminato in piena fedeltà a Cristo, molti hanno spinto la loro coerenza fino al sacrificio supremo. La loro testimonianza sia, per i cristiani del Terzo Millennio, di esempio e di sprone”. Sono parole che, in un contesto diverso, dicono della grande dignità di un popolo sul quale oggi aleggia la minaccia di una guerra, di un ennesimo atto di disumanità, di un’ennesima percossa agli innocenti e ai piccoli. “La sera noi bambini - si legge in una delle testimonianze raccolte nel libro di Vyshkovskyy - stavamo in ginocchio e pregavamo insieme a papà che leggeva sul libro delle preghiere. Dopo aver pregato ci dava la ‘lezione’: Bambini miei non tradite Dio neanche per un istante, anche nelle persecuzioni più orribili o nelle difficoltà. Non prendete cose non vostre, non fate del male a nessuno, non sparlate, aiutate gli altri e tutto vi andrà bene”. Ecco l’anima di un popolo, una luce che oggi si pone come risposta disarmata nel buio delle minacce e dei rumori delle armi. Non ne terranno conto i poteri politici ed economici che si stanno fronteggiando ma già per entrambi si sta profilando un severo giudizio. Non a caso il popolo ucraino chiede solidarietà ad altri popoli, chiede loro di non rimanere alla finestra e di prendere la parola. L’Ucraina è un Paese con forte vocazione europea. Tutta la sua storia è segnata da eventi che testimoniano quanto profondamente essa, nella sua libertà, è stata legata al destino dei popoli vicini sia nella parte orientale che in quella occidentale. Questo duplice legame ha radici nella fede cristiana, la fede che ha accompagnato l’Ucraina nel suo cammino verso la libertà e la pace che oggi sono ancora minacciate. Ed è a motivo di questa fede testimoniata spesso fino alla morte che la domanda più insistente è per una vicinanza nella preghiera perché, ricordava il Papa polacco, questa è l’unica azione dell’uomo a cui Dio riconosce piena efficacia. (Paolo Bustaffa)

Ass. Papa Giovanni: dal 21 febbraio mostra itinerante che combatte le discriminazioni verso rom e sinti

18 Febbraio 2022 -
Rimini - Il prossimo 21 febbraio toccherà a Rimini ospitare “Romanipen. Identità e storia della cultura romanì”, la mostra itinerante che ha l’obiettivo di combattere la discriminazione di Rom e Sinti, stimolandone e favorendone l’inclusione nelle comunità locali in tutta Europa. L’esposizione, facente parte del progetto “Latcho Drom” e finanziata dal Right Equality and Citizenship Programme dell’Unione europea, è costituita da una mostra multimediale a cui si affiancano laboratori nelle scuole, corsi di formazione per operatori del settore e strumenti di sostegno per la regolarizzazione dei titoli di soggiorno di persone appartenenti al popolo Rom. Un percorso formativo e di sensibilizzazione alla cui guida c’è la Comunità Papa Giovanni XXIII, e che oltre a Rimini prevede tappe a Roma e Torino. L’appuntamento di Rimini si terrà presso la parrocchia Sant’Agostino (via Cairoli, 36) dalle 17 alle 19, con la conferenza di apertura dal titolo “In viaggio verso l’inclusione”, da seguire sia in presenza sia on line (al sito apg23.org). L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 26 febbraio, dalle 14 alle 19. Direttore della mostra è Rašid Nikolić, marionettista e attivista della cultura Rom, dalla storia personale complessa e difficile: la fuga dalla guerra in Bosnia, l’esilio da bambino come rifugiato politico a Berlino, gli anni dell’infanzia in un campo nomadi di Torino. “Circa il 25% della popolazione Rom e Sinta in Italia vive nel degrado, mentre il restante vive regolarmente in abitazioni o situazioni autonome. – spiega Natascia Mazzon della Comunità Papa Giovanni XXIII, curatrice del progetto insieme a Lucia Sandiano –. Eppure il mondo mediatico tende ad enfatizzare le dinamiche delle fasce marginali, lasciando credere che Rom sia sinonimo di persona restia a qualsiasi percorso di inclusione. È la stessa esistenza dei campi a creare l’emarginazione sociale. Con questo percorso presenteremo storie ed eventi che mostreranno quanto di buono fiorisce in questa cultura e tradizione tanto straordinaria quanto sconosciuta. Camminare insieme, al fianco del popolo Rom, è possibile”.

Guterres (Onu): 50.000 migranti morti nel mondo negli ultimi 7 anni

18 Febbraio 2022 -
Roma - Negli ultimi sette anni sono morti nel mondo almeno 50.000 migranti e “il numero attuale è sicuramente più alto. Dietro ogni numero c’è un essere umano. Sono morti mentre cercavano di raggiungere ciò che tutti desideriamo: opportunità, dignità e vita migliore. Le loro morti sono una vergogna collettiva”. Lo ha detto António Guterres, segretario generale dell’Onu, in apertura della riunione sul Patto globale per migrazioni sicure, regolari e disciplinate. “Prevenire la perdita di vite umane, anche tramite soccorsi in mare – ha sottolineato – è un imperativo umanitario e un obbligo morale e legale. Che siano migrazioni volontarie o forzate, formalmente autorizzate o no, tutti gli esseri umani devono essere rispettati nei diritti e nella dignità. Dobbiamo eliminare il traffico di esseri umani, dobbiamo porre fine allo sfruttamento della vulnerabilità”. Guterres ha ricordato che l’80% della popolazione che migra lo fa in maniera ordinata e regolare. “Ma la migrazione non regolamentata continua a comportare un terribile costo umano – ha osservato -. I grandi flussi migratori oggi sono gestiti essenzialmente da trafficanti di esseri umani. E questo è del tutto inaccettabile. Questi criminali derubano le persone dei loro diritti fondamentali, rubano i loro sogni e causano seri problemi in molti Paesi del mondo. Con donne e ragazze prese di mira ancora e ancora”. L’unico modo “per spezzare la morsa di contrabbandieri e trafficanti – ha sottolineato – è stabilire percorsi per la migrazione regolare in stretta collaborazione tra i Paesi di origine e quelli di destinazione. Dobbiamo proteggere meglio i migranti in situazioni vulnerabili, compresi quelli colpiti dai disastri e dalla crisi climatica. E dobbiamo espandere e diversificare percorsi basati sul diritto alla migrazione regolare, per affrontare le carenze del mercato del lavoro e promuovere gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Dobbiamo fare di più per garantire che i rimpatri e le riammissioni siano sicuri, dignitosi e nel pieno rispetto degli obblighi previsti dal diritto internazionale”.

Caserta: migranti volontari curano piazze della città

17 Febbraio 2022 - Caserta - Continua il tour dei cittadini stranieri nei beni comuni del territorio del comune di Caserta. E in particolare nelle aree più a rischio, quelle lasciate spesso ai margini, lontano dai riflettori e che invece più di altre necessiterebbero di azioni mirate. Sabato 19 febbraio (dalle 10 alle 13) i volontari, tra questi anche i minori non accompagnati ospiti delle strutture di accoglienza di Cidis onlus, saranno in piazza Cavour, rifersice l'agenzia Ansa - cuore del quartiere popolare noto come "rione Tescione", per un intervento di rigenerazione urbana. Al loro fianco don Gianmichele Marotta della chiesa di San Pietro in Cattedra, un referente dell'amministrazione comunale e i residenti del quartiere per un'opera collettiva di protezione ambientale e responsabilità sociale. I migranti, pianteranno alberi, installeranno nuovi cestini, effettueranno piccoli interventi di manutenzione e provvederanno anche alla pulizia  affinché possa tornare fruibile per i bambini e le famiglie. Gli stranieri intendono, con questa iniziativa, lanciare anche  un messaggio di tipo sociale, ovvero dimostrare a tutti che la piena volontà di contribuire al miglioramento dei servizi pubblici e alla crescita della qualità di vita della comunità va di pari passo con il desiderio di integrarsi e fare rete sul territorio.

Vangelo Migrante: VII Domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Lc 6, 27-38)

17 Febbraio 2022 - Alla molteplicità dispersiva dei moralisti del tempo, Gesù oppone un altro ideale di vita: “amate i vostri nemici”. Una novità assoluta sia rispetto all’etica ebraica (l’amore è per i compatrioti) che alla morale filosofica greco-romana (basata sul principio di reciprocità). Paradossale, iperbolico, esagerato? Per comprenderlo, nel Vangelo odierno ci offre una chiave: “come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro”. L’amore di cui parla Gesù, se da una parte sembra strano, dall’altra è proprio quello che desideriamo di più: che quando sbagliamo non ci sia uno che ce la faccia pagare … Noi speriamo sempre di trovare qualcuno che abbia pazienza con noi, che non ci giudichi, che ci comprenda, che ci dia un’altra possibilità, che non reagisca al nostro male con il male. Si tratta di quel padre che si spera di avere, quel coniuge che si spera di aver sposato, quell’amico che si spera di incontrare; che sia comprensiva quella persona con cui lavoro e generosa quella a cui chiedo aiuto. Tutte persone che abbiano questo cuore perché questo è proprio quello che il nostro cuore desidera: essere amati. Perché lo desidera? Perché è necessario per vivere! Se Gesù, al contrario, avesse detto: “odiate i vostri nemici, vendicatevi, percuotete per difendervi, auspicate il male …”, avrebbe fatto torto non alla sua figura ma alla vita stessa. Per portare avanti il nostro sistema di vita, che noi stessi definiamo evoluto e progredito, abbiamo elevato a rango di inderogabili un sistema di norme, spacciandole come necessarie anche solo per sopravvivere. Non se può fare a meno. Ma la domanda resta: si può passare tutta una vita in una continua difesa di se stessi e dei propri spazi; in una sfiancante rivendicazione di diritti e dignità; in un perpetuo calcolo tra il dare e l’avere? Il tutto, facendo finta di ignorare come una vita del genere ci abbia rinchiuso in recinti di intangibilità e solitudini, precari e per nulla realistici. Tanto è vero che servono sempre nuove ‘regole’. Se la vita è tutta qui, come può crescere un bambino senza essere mai perdonato? Come possono amarsi due coniugi senza comprendersi 'oltre il dovuto’? Come può tenersi in piedi un’alleanza o un’amicizia, senza un’intesa fatta anche di amore e di perdono? L’ “amate, perdonate, fate del bene, pregate per chi vi tratta male” di cui parla Gesù è l’unica dimensione vera e reale nella relazione fra le persone. È essenziale perché nella vita tutti abbiamo bisogno di riceverlo. Fare della sola giustizia e del senso del dovuto la colonna portante della vita, vuol dire avere un’idea di noi stessi che non corrisponde alla realtà. Illudersi è fuorviante. La vera iperbole non è l’amore, ma una giustizia ricercata con accanimento. Già i romani, maestri del diritto, se ne erano accorti: spesso la nostra giustizia può diventare la più grande ingiustizia “summum ius, summa iniuria”. È necessaria la giustizia ma l'amore è per definizione 'oltre il dovuto'. 'Amare' è quello che Gesù ha fatto e ci ha dato: non rispondendo simmetricamente al male ricevuto ma amando al di là di tutto e oltre tutto. E tutto parte proprio da quell’amore e da quella pazienza nei nostri confronti. Lasciarsi illuminare da quella luce oggi significa essere accolti e trovare qualcuno da accogliere. (p. Gaetano Saracino)

Mons. Perego: continuare a pregare per la pace in Ucraina

17 Febbraio 2022 - Roma - Occorre continuare a pregare per la pace in Ucraina. È l’invito che rivolge mons. Gian Carlo Perego, Presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana e della Fondazione Migrantes in una intervista pubblicata su VaticanNews chiedendo a tutte le Chiese del Paese di accompagnare gli sforzi della diplomazia dopo il nuovo appello del Papa all'Angelus di Domenica scorsa, attraverso l’orazione. “Quella di Francesco è una preoccupazione condivisa – spiega - dai vescovi italiani così come dalla Chiesa ortodossa” precisando che sono continui i contatti con i rappresentanti dei circa 2.000 italiani emigrati in Ucraina e con l’esarcato apostolico d’Italia, sede della Chiesa greco-cattolica ucraina. “In molte diocesi – spiega mons. Perego – sono presenti diversi sacerdoti ucraini i quali rappresentano un veicolo importante attraverso il quale ogni giorno abbiamo la percezione della gravità della situazione”. In Italia risiedono 250 mila cittadini ucraini: “si tratta del quinto paese come numero di presenze fra immigrati, famiglie, ma anche comunità religiose che in questi giorni si stanno unendo alla preghiera per la pace”.

Ucraina: tra i ragazzi della scuola italiana che vogliono la pace

17 Febbraio 2022 -
 
Zhytomyr - Si fa silenzio, ma è solo un attimo. Interrotto da una, due e poi tante risate. Nastya, Diana e gli altri non se l'aspettavano, quella domanda. Eppure il vicesindaco Viktor Kliminskij ha appena raccontato delle ultime email ricevute con gli allarmi bomba per i supermercati e le scuole. Solo tre settimane fa il ministero dell'Istruzione ha ordinato che qui a Zhytomyr, una cittadina del nord-ovest dell'Ucraina, in tutti gli istituti si tenessero esercitazioni per raggiungere rifugi in caso di bombardamento. "La frontiera con la Bielorussia, dove sono in corso le esercitazioni militari avviate da Mosca, dista appena 130 chilometri" ha ricordato Kliminskij. Lo scenario di un'invasione da nord è il piu' improbabile tra gli almeno tre ipotizzati, ma oggi a Zhytomyr nessuno si sente di escluderlo del tutto: l'offensiva dal confine della Bielorussia, diretta verso Kiev, per la presa della capitale. Le altre due possibilità, ritenute piu' credibili della prima, riguardano una nuova offensiva nel Donbass, una regione orientale già dal 2014 in parte sotto il controllo di amministrazioni separatiste alleate di Mosca, e un colpo sul fronte sud, quello che raggiunge Odessa, una città dove i russi per ragioni storiche e culturali si sentono di casa. Gli scenari di guerra sembrano però fermarsi fuori dal cancello della Scuola ucraino-italiana "Vsesvit": la parola vuol dire "universo", la ricetta è l'incontro, anche grazie all'impegno di un sacerdote emiliano, don Giuseppe Dossetti. Ma torniamo a Nastya e Diana. Hanno 16 e 19 anni e se ne stanno con le amiche al secondo piano, nell'oratorio, accanto alla sala del pingpong. "Ci veniamo anche quattro volte la settimana" sussurra Nastya. "Ci piace perché ci sentiamo sempre accolte, mai giudicate; chiacchieriamo insieme e immaginiamo nuove cose da fare". Dimenticate i telegiornali, questo è un altro mondo: i carri armati russi subito al di là del confine, con Joe Biden e Vladimir Putin a scambiarsi minacce, non sembrano così vicini. Forse è un'impressione. Forse è solo che questi ragazzi sentono la politica come qualcosa di infido e pericoloso: normale non abbiano voglia di parlarne. Anatolij Gryban, animatore ventenne dell'oratorio, qualcosa però si sente di dirla: "La pressione sull'Ucraina sta crescendo, le parole dei politici non ci piacciono; alla Scuola continuiamo gli incontri normalmente, senza perderci d'animo". Forse è anche che l'Ucraina la violenza la vive ormai da tempo, almeno dal 2014, l'anno degli spari sui manifestanti a Kiev, della caduta di un governo che era in buoni rapporti con Mosca e poi a seguire dell'annessione russa della Crimea e del conflitto nel Donbass. "Anche qui a Zhytomyr abbiamo avuto tanti morti" riprende Kliminskij, il vicesindaco. "Le loro foto sono sul muro accanto alla cattedrale, in centro". Sotto cupole azzurre e croci d'oro ci sono volti, nomi e date, spesso il 2014. Per loro, le vittime del conflitto del Donbass, anche mazzi di fiori e un monumento di vetro. "Gli eroi non muoiono" c'è scritto sotto. Nella Scuola le parole sono anche altre. C'è chi continua a guardare oltre il confine senza voler colpire un nemico, come don Dossetti. Nipote di un altro Giuseppe, partigiano poi padre costituente, oggi ha 75 anni. Resta lui il primo sostenitore della Scuola, sin dalla fondazione nel 1994. Insieme con gli amici del Centro di solidarietà di Reggio Emilia onlus, era arrivato a Zhytomyr in pullman per visitare la sede episcopale latina piu' a oriente d'Europa. Il Muro di Berlino era caduto e l'Unione Sovietica non esisteva piu'. A Zhytomyr lui aveva incontrato Sofia Beliak, una signora minuta e battagliera, che era stata condannata a dieci anni di carcere ai tempi dell'Urss per aver diffuso libri religiosi. "C'eravamo appena conosciuti", ricorda oggi lei, "e don Giuseppe mi chiese: qual è il vostro progetto?" Eccolo: è la Scuola, nata grazie alla rete di solidarietà italo-ucraina. Nel 2020 i missionari di don Bosco ne hanno assunto la gestione e oggi l'istituto è frequentato da 200 studenti, senza contare l'oratorio e il sostegno ai ragazzi con disabilità. Beliak assicura che, comunque vada, che ci sia un nuovo conflitto o meno, la Scuola resterà la stessa. "Credo che ci sia tanta disinformazione e che molti ragazzi si sentano disorientati" sospira. Aggiunge "grazie Reggio Emilia" e fa un saluto che è una promessa: "Insegniamo ai ragazzi ad allargare lo sguardo a tutto il mondo, respingendo l'odio sempre e comunque". (Red/ Dire)

Mci: martedì la trasmissione di Radio Mater dedicata alla Spagna

17 Febbraio 2022 - Milano - Martedì 22 febbraio 2022, andrà in onda la sesta puntata de «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro». La trasmissione - in diretta su Radio Mater dalle ore 17.30 alle ore 18.30, l’ultimo martedì di ogni mese - presenta alcune Missioni cattoliche italiane, soprattutto europee. Esse, sono animate da circa 700 operatori (laici/laiche consacrati e non, sacerdoti diocesani e religiosi, suore). Lo spazio radiofonico di febbraio, ospiterà la testimonianza della Comunità cattolica italiana che vive a Barcellona. Si collegheranno, don Luigi Usubelli e il diacono permanente Paolo Petrolillo. Quella spagnola è una missione di recente fondazione. Quindi, con innovativi stimoli pastorali. Tra i diversi, la cura per i carcerati (non mancano quelli italiani) e lo sguardo sul Mediterraneo. Don Usubelli, ad esempio, è stato imbarcato sull’Astral, una nave della Ong Open Arms. A tal riguardo, Massimo Pavanello - sacerdote della diocesi di Milano, ideatore e conduttore della trasmissione, con la consulenza della Fondazione Migrantes - farà pure un accenno all’imminente raduno «Mediterraneo di pace». L’Incontro si aprirà a Firenze, proprio all’indomani della trasmissione radiofonica. Vi parteciperanno i Vescovi e i Sindaci delle maggiori città che si affacciano sul Mediterraneo, tra cui Barcellona. All’evento, presenzieranno anche Papa Francesco e il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella.

Germania: carcerati e dimenticati?

17 Febbraio 2022 -
Francoforte - Di solito, nelle edizioni di gennaio e febbraio del nostro giornale (Corriere d'Italia, ndr)  non mancavano le consuete fotografie dei consoli in visita ai connazionali detenuti o altre note che parlavano dei pacchi dono inviati tradizionalmente dai consolati ai detenuti italiani nel periodo natalizio. Quest’anno nulla si sente, nulla si vede. Alcuni familiari dei detenuti italiani in Germania hanno invece segnalato alla nostra redazione che quest’anno il solito pacco dono, o il semplice panettone, a qualche loro congiunto detenuto non è arrivato al carcere come negli anni precedenti. Una dimenticanza? Speriamo di sì. Non è escluso che l’assistenza consolare ai detenuti sia stata svolta in linea di massima come sempre, solo che a noi non ne è giunta notizia. La situazione nelle carceri, al momento, non è comunque molto felice. La pandemia non si è fermata davanti ai cancelli degli istituti di pena. I contatti con l’esterno hanno subito limitazioni. La possibilità di contagio in ambienti ristretti, nel vero senso della parola come gli istituti di pena, è di un’elevata pericolosità. A questo punto bisogna fare un’osservazione di carattere generale che vale sempre quando si parla di detenuti, anche di detenuti italiani in Germania. Stabiliamo a priori che qui non si vuole battere il tasto della pietà, della pena verso i “meno fortunati” o del romanticismo che in molti ambienti aleggia verso coloro che hanno sfidato le leggi, stile Mario Merola “Io songo carcerato e mamma more”.
Il ragionamento, l’approccio dovrebbe essere piuttosto di tutt’altra natura.  Nei confronti dei detenuti vale, più di tutte le altre, la massima della parità di trattamento. Sbagliato è invece ogni atteggiamento da esorcista verso chi ha meritato il carcere. Sbagliato è anche ogni approccio decisamente lacrimevole. Le autorità devono preoccuparsi innanzitutto che la diversa nazionalità, la mancanza di conoscenza della lingua veicolare nelle carceri, la diversa estrazione culturale non rendano la vita di un carcerato più amara e dura di un altro che sconta la stessa pena per lo stesso reato. Immaginate una persona detenuta i cui familiari sono tutti in Italia? Il disagio aumenta in maniera notevole quando questo detenuto per mesi e mesi non riceve visite dai suoi cari. Questo detenuto soffre più degli altri detenuti e non è giusto. Immaginate una persona che all’interno del carcere non può assolvere l’addestramento professionale per prepararsi a un futuro migliore perché non conosce il tedesco? Questo detenuto soffre più degli altri detenuti e non è giusto. Immaginate una persona costretta tutti i giorni a mangiare cose estranee ai suoi gusti, alle sue abitudini alimentari? Questo detenuto soffre più degli altri detenuti e non è giusto. E la lista potrebbe continuare, segnalando altre situazioni di diseguaglianza nelle condizioni di detenzione. L’assistenza ai detenuti italiani all’estero, nel frattempo. è ben definita nelle regole consolari. La misericordia, invece, che è il nobile sentimento di coinvolgimento attivo verso l’infelicità altrui, dovrebbe essere, a sua volta, ben definita nell’animo di chiunque asserisce di essere cristiano. E, tra le sette opere di misericordia corporale, che ogni cristiano dovrebbe tener ben presente per definirsi tale, è anche elencato, insieme a dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, seppellire i morti anche “visitare i carcerati”. Sono elencati per ultimi i carcerati. Ma ci sono. Non lo dimentichiamo. (Aldo Magnavacca - Corriere d'Italia)