Primo Piano

Migrantes: gli auguri al neo presidente della Cei, il card. Zuppi

24 Maggio 2022 - Roma - La Fondazione Migrantes con il suo Presidente S.E. Mons. Gian Carlo Perego e il direttore generale don Gianni De Robertis esprime gioia per la nomina, da parte di Papa Francesco, di S. Em. il Card. Matteo Maria Zuppi , Arcivescovo di Bologna, a Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Nell’assicurare al neo Presidente la collaborazione totale e nel formulargli gli auguri più fervidi di buon lavoro la Migrantes ringrazia Papa Francesco per questa nomina. Inoltre la Fondazione ringrazia il S. Em. il Card. Gualtiero Bassetti e S.E. Mons. Stefano Russo che hanno guidato la Conferenza Episcopale Italiana negli ultimi anni e che sono stati molto vicino al tema della mobilità umana e alle nostre iniziative e proposte.

Card. Zuppi: “comunione e missione sono le parole che sento nel cuore”

24 Maggio 2022 -
Fiumicino - “Ringrazio il Signore per la fiducia e ringrazio anche voi per la fiducia”. Queste le prime parole rivolte ai vescovi italiani riuniti in assemblea dal card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, dopo la nomina a presidente della Cei da parte di Papa Francesco. “Sono rimasto colpito dalle parole di Bassetti, comunione e missione”, ha proseguito il cardinale a proposito di un passaggio del discorso del suo predecessore nell’introduzione ai lavori: “Sono le stesse parole che sento nel cuore per questo mandato”, ha aggiunto. “Cercherò di fare del mio meglio, ce la metterò tutta”, ha assicurato. “Restiamo uniti nella sinodalità, nella comunione, nella preghiera”, ha concluso Zuppi: “Grazie a tutti, a presto”.
(Foto Siciliani-Gennari/SIR)
 

CEI: Matteo Maria Zuppi è il nuovo Presidente

24 Maggio 2022 -
 
Roma - Papa Francesco ha nominato il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. A dare l’annuncio ai Vescovi è stato il Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, che ha dato lettura della comunicazione del Papa e. Nella mattinata di martedì 24 maggio, i Vescovi riuniti per la loro 76ª Assemblea Generale hanno proceduto all’elezione della terna per la nomina del Presidente.
Il Cardinale Matteo Maria Zuppi nasce a Roma l’11 ottobre 1955, quinto di sei figli. Nel 1973, studente al liceo Virgilio, conosce Andrea Riccardi, il fondatore di Sant’Egidio, iniziando a frequentare la Comunità e collaborando alle attività al servizio degli ultimi da essa promosse: dalle scuole popolari per i bambini emarginati delle baraccopoli romane, alle iniziative per anziani soli e non autosufficienti, per gli immigrati e i senza fissa dimora, i malati terminali e i nomadi, i disabili e i tossicodipendenti, i carcerati e le vittime dei conflitti; da quelle ecumeniche per l’unità tra i cristiani a quelle per il dialogo interreligioso, concretizzatesi negli Incontri di Assisi. A ventidue anni, dopo la laurea in Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza, con una tesi in Storia del cristianesimo, entra nel seminario della diocesi suburbicaria di Palestrina, seguendo i corsi di preparazione al sacerdozio alla Pontificia Università Lateranense, dove consegue il baccellierato in Teologia.
Ordinato presbitero per il clero di Palestrina il 9 maggio 1981 dal Vescovo Renato Spallanzani, subito dopo viene nominato vicario del parroco della Basilica romana di Santa Maria in Trastevere, Monsignor Vincenzo Paglia, succedendogli nel 2000 per dieci anni. Incardinato a Roma il 15 novembre 1988, dal 1983 al 2012 è anche rettore della chiesa di Santa Croce alla Lungara e membro del consiglio presbiterale diocesano dal 1995 al 2012. Nel secondo quinquennio come parroco a Trastevere, dal 2005 al 2010, è prefetto della terza prefettura di Roma e dal 2000 al 2012 assistente ecclesiastico generale della Comunità di Sant’Egidio, per conto della quale è stato mediatore in Mozambico nel processo che porta alla pace dopo oltre diciassette anni di sanguinosa guerra civile.
Nel 2010 viene chiamato a guidare la parrocchia dei Santi Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela, nella periferia orientale della città; e nel 2011 è prefetto della diciassettesima prefettura di Roma. Poco dopo, il 31 gennaio 2012 Benedetto XVI lo nomina Vescovo titolare di Villanova e Ausiliare di Roma (per il Settore Centro). Riceve l’ordinazione episcopale il successivo 14 aprile per le mani dell’allora Cardinale Vicario Agostino Vallini e sceglie come motto Gaudium Domini fortitudo vestra.
Il 27 ottobre 2015 Papa Francesco lo nomina alla sede metropolitana di Bologna e il 5 ottobre 2019 lo crea Cardinale con il Titolo di Sant’Egidio. È Membro del Dicastro per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e dell’Ufficio dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

Genova: parte progetto di Helpcode per i profughi

24 Maggio 2022 -

Roma - Sostenere bambine e bambini, ragazze e ragazzi ucraini rifugiati, nel loro inserimento sociale e scolastico; supportare le loro famiglie nel percorso di integrazione sul territorio di Genova; ma anche, parallelamente, sensibilizzare e accompagnare la comunità locale nell’accoglienza dei nuclei familiari provenienti dall’Ucraina. Sono gli obiettivi del progetto “Pace – Percorsi di accoglienza comunitaria nei contesti educativi”, che Helpcode promuove sul territorio genovese, dove sono circa 3.000 le persone accolte fino a oggi, per un totale di 262 nuclei familiari, inclusi 332 minori. Il progetto coprirà tre settimane (fino al 10 giugno) nell’Istituto comprensivo Teglia, a Genova. Le attività proseguiranno anche dopo la chiusura dell’anno scolastico, attraverso i centri estivi che l’organizzazione realizza. I centri estivi accoglieranno laboratori ludicoeducativi messi in campo dagli operatori di Helpcode e saranno gratuiti per tutti i bambini ucraini rifugiati. Gli interventi degli operatori di Helpcode si concentrano sulla dimensione ludica ed espressiva, fornendo una prospettiva di educazione non formale complementare a quella dell’istituzione scolastica. Il progetto “Pace” prevede una serie di attività pensate per tutti i target di beneficiari: bambini in età scolare, ragazzi, genitori.

Momento clou del progetto sono le “Giornate accoglienti”, un incontro per la reciproca conoscenza e la realizzazione di attività condivise tra le famiglie rifugiate e la cittadinanza del territorio.

GMCS: saper ascoltare la vita degli altri: di qui passa un nuovo annuncio

24 Maggio 2022 -

Roma - Ascoltate, è l’invito del Papa, ascoltate in profondità. Aprite le orecchie prima di aprire la bocca; farete un’esperienza capace di catturarvi a tal punto che l’ascolto vi sazierà, e scoprirete di non avere più molto di davvero importante da dire. L’ascolto è al centro del Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali numero 56, in calendario domenica prossima. Profeti, apostoli, padri della Chiesa, lo stesso Gesù invitano innanzitutto ad ascoltare, e ad ascoltare con il cuore prima che con le orecchie. Le riflessioni del Papa sono tutte pertinenti, ma a noi spetta compiere un passo oltre, per riconoscere come il materialismo abbia, per primo, compreso quanto sia importante ascoltare.

Mentre tutti ci affannavamo a cercare le 'parole giuste' per comunicare, per annunciare il Vangelo, per convincere, il Mercato ascoltava, lui sì, in profondità. Individuava le paure e i desideri più reconditi e li tramutava in merce. Lo stesso ascolto faceva questa triste fine: gli ascolti, l’audience, stabiliscono il destino di una trasmissione, di un prodotto, di tutto: dall’uomo di spettacolo al politico. Monetizzato, il dono dell’ascolto si tramuta in audience. I like altro non sono che un diverso nome dell’ascolto al soldo del Mercato. E triste sarebbe cadere nel tranello, e decretare il 'successo' di questa o quella esperienza di Chiesa sulla base degli 'ascolti'.

A volte sentiamo uomini e donne di Chiesa lamentarsi di un mondo che 'non ci ascolta'. Cattivo, questo mondo sordo alle nostre parole alate. Ma il mondo, forse, potrebbe allo stesso modo, lamentarsi di una Chiesa che 'non mi ascolta'. Chi ascolta chi? Com’è possibile un dialogo tra chi anela a essere ascoltato, ma non sa o non vuole ascoltare?

C’è chi ritiene che l’ascolto sia superfluo perché 'basta la Parola di Dio'... come se Dio non fosse il Dio dell’ascolto, un autentico fuoriclasse nell’arte di ascoltare. E c’è soprattutto chi investe enormi energie nell’affinare tecniche ed escogitare trucchi al fine di farsi ascoltare, senza dedicare un centesimo delle stesse energie nell’arte dell’ascolto. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda dell’amore. Desideriamo immensamente essere amati ed elaboriamo strategie complesse per renderci amabili. Ma sui modi migliori, autentici e liberanti di amare investiamo molto di meno. Sorge il sospetto che ascolto e amore vadano a braccetto. Che ascolto sarà mai quello di persone per le quali non nutriamo alcun interesse? Persone che riteniamo non abbiano niente di importante da dire perché troppo vuote, troppo diverse, troppo lontane? Persone che ci sono indifferenti, indegne di ascolto?

C’è anche chi considera l’ascolto come un semplice strumento in funzione dell’annuncio della Parola di Dio: in sé, l’ascolto non avrebbe valore. E mentre distrattamente ascolta, la mente già elabora strategie comunicative per conquistare persone o situazioni. Niente di più sbagliato. In realtà l’ascolto è già di per sé un atto ecclesiale. È annuncio del Vangelo. Lo è, se ascoltiamo come Gesù ascoltava ieri e ascolterebbe oggi. L’apostolo, laico o presbìtero, è chiamato a prolungare la presenza di Gesù quaggiù. A replicarne i gesti, le parole e... i silenzi. Ascoltare come farebbe Gesù è già un modo di annunciare il Vangelo. Chi si sente ascoltato, ma sul serio, avverte l’amore di chi lo ascolta. Quell’amore è l’amore di Gesù che lentamente si deposita sull’anima e la libera. Ascoltiamo, dunque, senza troppo preoccuparci di trovare subito le 'parole giuste'. L’ascolto può essere rumorosissimo più di mille parole. (Umbero Folena).

 

Card. Bassetti:: “Chiesa sa disturbare i governanti”

24 Maggio 2022 -
Fiumicino - "Se la Chiesa si fa davvero inondare dallo Spirito può diventare anche la coscienza critica della società e subirne quindi l’ostilità”. Ne è convinto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, che nell’introduzione alla 76ma Assemblea dei vescovi italiani ha esortato, questa mattina, così i suoi confratelli: “Pur nella piena distinzione dei ruoli, anche noi Pastori non manchiamo di far sentire la nostra voce, quando riteniamo che siano minacciate le persone, soprattutto le più deboli”. “In questo preciso momento sono tante e delicate le questioni su cui la politica è chiamata a decidere, come il coinvolgimento del nostro Paese nella guerra in corso in Ucraina, l’applicazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il sostegno economico alle famiglie e alle imprese, la questione del Mezzogiorno, l’ambiente, l’immigrazione, il fine vita”. “Una Chiesa in ascolto dello Spirito è anche una Chiesa che, quando necessario - ha detto il porporato - sa disturbare i governanti, chiedendo di tenere alto il livello della discussione, di uscire dalle logiche esclusivamente economiche e di mettere al primo posto la dignità della persona, di ogni persona”. Il Card. Bassetti ha quindi citato l'accoglienza degli ucraini nelle diocesi italiane: 11mila persone in 148 diocesi con 5000 minori.

“Casa mia è il paradiso”: vite di migranti di ritorno

24 Maggio 2022 -

Niamey - Jules non ha timore ad affermarlo: 29 anni di età e di mestiere calciatore. Jules, lascia nel suo Camerun due figlie e la loro madre per andare a scoprire altri terreni di gioco più appetibili. Non riesce a passare però l’Algeria e lì si ferma per un paio d’anni lavorando a cottimo nei cantieri di Oran e in quelli della capitale. Arrestato per strada dalla polizia è mandato a Tamarrasset e poi espulso alla frontiera col Niger. Raggiunge la capitale grazie al buon cuore di un camionista che commercia cipolle da esportazione. Dell’avventura in Algeria e del viaggio ricorda soprattutto la violenza e il razzismo. Arriva alla conclusione che solo a «casa sua c’è il paradiso». Paul, anche lui originario del Camerun: 19 anni di età e di mestiere è, a sua volta, calciatore. Sogna l’Europa e l’Italia in particolare. Dopo aver giocato nella vicina Guinea Equatoriale, pensava di poter spiccare il salto continentale. Ha lavorato per qualche mese a Tripoli, in Libia, per poi essere arrestato, detenuto e picchiato, come migliaia di altri migranti, in un campo tenuto da libici. Ha continuato a rifiutarsi di chiamare per telefono la sua famiglia per chiedere i soldi del riscatto e, per grazia divina – dice lui – è riuscito a scappare dall’inferno. Compie il viaggio a ritroso verso il Niger e, nell’attesa del ritorno al comune Paese d’origine si conosce con Jules e, assieme, giocano i supplementari. Darius, liberiano di nascita, ha conosciuto l’esilio in Ghana per dieci anni, assieme a migliaia di compatrioti. Tornato al suo Paese riparte e la vita diventa una cartina geografica che si sposta a seconda delle circostanze del momento. Opera il balzo migratorio in Senegal e poi in Mauritania per arrivare in Marocco. Infine, si ritrova suo malgrado in Algeria e da lì, come tradizione, viene deportato e poi espulso, spinto oltre la frontiera col Niger. Lui e la sua compagna Esther, originaria della Sierra Leone, che voleva raggiungere la Spagna e aveva pagato il solito 'passeur', si erano incontrati in Mauritania. Avevano fatto credere alla donna che quell’altro lembo d’Africa era la Spagna promessa... Vedendo le persone piuttosto bianche di pelle e ben vestite nella capitale Nouakchott lei per qualche momento lo aveva anche creduto. Finché, Darius, incontrato perché comprava i pesci che lei aveva cominciato a vendere su una spiaggia, le aveva spiegato dove si trovava in realtà. Entrambi a Niamey, in attesa del ritorno in Liberia, hanno messo al mondo un figlio in Algeria, l’hanno chiamato Emmanuel, 'Dio dom noi'. Dio viaggia con loro, perché il paradiso non è lontano. (Mauro Armanino - Avvenire)

Italiani in Gran Bretagna: le Missioni Cattoliche Italiane su Radio Mater

23 Maggio 2022 -

Milano - Domani, martedì 24 maggio 2022, andrà in onda l’ottava puntata de «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro». La trasmissione - in diretta su Radio Mater dalle ore 17.30 alle ore 18.30, l’ultimo martedì di ogni mese - presenta alcune Missioni cattoliche italiane, soprattutto europee. Esse, sono animate da circa 700 operatori (laici/laiche consacrati e non, sacerdoti diocesani e religiosi, suore).  Lo spazio radiofonico di maggio ospiterà - collegato da Londra - don Antonio Serra, delegato della Comunità cattolica italiana in Inghilterra e Galles; Chiara Aletti, collaboratrice in una parrocchia inglese; Salvatore La Barbera, nominato dalla diocesi, cappellano laico in una scuola cattolica. Dialogheranno con Massimo Pavanello, sacerdote della diocesi di Milano, ideatore e conduttore della rubrica. La trasmissione si avvale della consulenza della Fondazione Migrantes. 

Radio Mater si può ascoltare - in Italia - attraverso la radio (sia in Fm sia in Dab) o la televisione (Digitale terrestre - Canale 403). In tutto il mondo, scaricando all’indirizzo internet https://www.radiomater.org/it/streaming.htm

Migrantes Roma: torna la Festa dei Popoli

23 Maggio 2022 -
Roma - All’inizio era un momento di incontro conviviale tra i religiosi stranieri della Capitale, nella parrocchia del Santissimo Redentore a Val Melaina. Poi è cresciuta tanto da arrivare a piazza San Giovanni in Laterano, con il giardino davanti alla basilica pieno di stand e bandiere. Il prossimo fine settimana, dopo due anni di sospensione a causa della pandemia, torna la Festa dei Popoli e cambia di nuovo volto, trasformandosi in un evento diffuso in tutta la città, dislocato nelle diverse prefetture in cui è suddiviso il territorio diocesano. Ma il cuore e gli obiettivi di questa manifestazione, organizzata dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma, rimangono gli stessi: «Favorire la conoscenza tra i fedeli sul territorio e l’incontro tra sacerdoti e cappellani», come sottolinea il vescovo Benoni Ambarus, delegato diocesano per la Carità e per i Migranti. Lo ribadisce anche il direttore dell’Ufficio Migrantes, monsignor Pierpaolo Felicolo: «Riprendiamo dopo due anni e ribadiamo il concetto che sta dietro a questa Festa, cioè promuovere la preghiera e l’incontro rispettando la ricchezza della diversità. Fedeli al messaggio di Papa Francesco di quest’anno, vogliamo costruire il futuro con i migranti e con i rifugiati, nei luoghi dove vivono, insieme».
Sabato 28 e domenica 29 maggio, dunque, in tantissime parrocchie romane verranno celebrate Messe con le comunità etniche, con canti e preghiere in diverse lingue, a cui spesso seguiranno momenti di condivisione, con musica e degustazione di piatti tipici. Il cardinale vicario Angelo De Donatis celebrerà a Santa Maria Regina Pacis a Ostia Lido sabato alle 19, mentre il vescovo Ambarus sarà lo stesso giorno a Santa Emerenziana alle 18.30 e domenica 29 al Santissimo Redentore alle 11.30. Nella parrocchia dei Santi XII Apostoli la celebrazione per la Festa dei Popoli sarà presieduta dal vescovo Daniele Libanori, il 29 alle 18.30; il vescovo Guerino Di Tora celebrerà a Sant’Atanasio sabato alle 18.30; mentre il vescovo Dario Gervasi a Nostra Signora di Lourdes a Tor Marancia, sempre il 28 alle 18.30. Ancora, sabato alle 18, nel Santuario della Madonna del Divino Amore presiederà la Messa il cardinale Enrico Feroci; a Sant’Antonio da Padova, il 28 alle 18.30, ci sarà invece il vicario generale dei Padri Rogazionisti, padre José Maria Ezpeleta.
«A Roma, su quasi seicentomila stranieri, circa la metà sono cristiani – riprende monsignor Ambarus, originario della Romania –. È una città cosmopolita, e prenderne consapevolezza come Chiesa di Roma significa rafforzare la nostra vocazione universale». Questo è il senso del tema scelto per la Festa dei Popoli 2022, “Uniti nella stessa fede”. «La struttura del contesto sociale ed ecclesiale in cui viviamo, particolarmente accentuata nella nostra città – riflette don Pietro Guerini, vicedirettore dell’Ufficio Migrantes diocesano –, è profondamente multiculturale in ragione della compresenza di etnie, di tradizioni e forme culturali differenti. Vivere l’unità, in nome della fede comune, è compito specifico della Chiesa all’interno di questo contesto». Celebrare la Messa con le comunità etniche in tante parrocchie diocesane vuole dire «vivere un momento prezioso, fondato sull’ascolto reciproco e comunitario – aggiunge –, per rendere grazie e lodare il Signore per la varietà delle persone e delle culture che arricchiscono la nostra Chiesa, con spirito marcatamente sinodale».
A Roma sono circa 120 le comunità etniche con i centri pastorali sparsi sul territorio diocesano, con una quarantina di preti responsabili a cui si associano preti studenti per celebrazioni sul territorio e per aiuto concreto nella catechesi e nell’accompagnamento spirituale. I più numerosi sono i filippini, che contano circa 43mila fedeli e sono presenti in più di 60 comunità nella diocesi; seguono i latinoamericani, con 12 centri nazionali. Ci sono poi comunità meno numerose ma molto attive e vivaci, come quella Ucraina, che negli ultimi mesi si è data da fare per l’accoglienza dei profughi e per mandare aiuti a chi è rimasto nel Paese.

Migranti a Casablanca

23 Maggio 2022 - Casablanca - Da quasi un mese mi trovo alla parrocchia Notre Dame de Lourdes di Casablanca (Marocco). Una chiesa immensa, vetrate magnifiche da cattedrale francese, una grotta di Lourdes di fronte, a grandezza naturale. Alla domenica si riempie di... qualche europeo e centinaia di cristiani da tutta l'Africa dell' ovest: Benin, Togo, Guinea, Senegal, Burkina, residenti a Casablanca. Ma notte e giorno, come un flusso continuo, arriva un'umanità in cammino: giovani migranti subsahariani. Hanno in testa un sogno: l'Europa. A volte, adolescenti, hanno rubato in casa i soldi ai genitori, mettendosi in viaggio per una vera, inimmaginabile via crucis tra Mali, Niger, Algeria e Marocco. Così dura, triste e umiliante che, interrogati su questo, spesso non aprono bocca! Vivo con altri 3 preti: Antoine francese, Roger, Centrafrica, André camerunese. Inoltre, con noi vivono in canonica 11 giovani migranti subsahariani (i 2 miei vicini di camera hanno la tubercolosi), altri 9 in un abitato adiacente. Sono da proteggere, appena possono, ripartono. Alcuni sono malati, altri feriti. Altri ancora arrivano notte e giorno alla parrocchia, a piedi nudi. Vicino alla stazione di Casablanca ce ne sono centinaia, stendendosi di notte su un pezzo di cartone. Il lunedì e venerdì mattinata li vedi arrivare qui a frotte per la colazione, a volte grattandosi dappertutto per le punture di insetti notturni. Prepariamo velocemente duecento lunghe "baguettes" francesi con sardine, margarina e caffelatte. Le altre mattine vengono alla nostra Caritas per vestiti, consulenze, medicinali. Spesso c é da accompagnarli all'ospedale per ore e ore, pagando loro ogni esame e visita. L'altro giorno ho accompagnato Mamadou, della Guinea, con il bacino fratturato, perché caduto alla frontiera. Siamo partiti al pronto soccorso alle 10, e ritornati a casa alle 23.00, pagando radiografie, ecografia e scanner. Dó sempre il mio passaporto come prestanome, perché loro sono spesso privi di ogni documento. Nei prossimi giorni avró altri da accompagnare, non risparmiando nè tempo, nè denaro... "Umanizzare l'emigrazione! " é la formula che ci ripete spesso per incoraggiarci père Antoine, il parroco, vicario generale della Diocesi. Una dozzina di bravi giovani subsahariani siamo riusciti a dirottarli alla scuola di mestieri Don Bosco di Kenitra, con una borsa di studio... per restare in Marocco, altri ad iscriverli gratuitamente all' Istituto Cervantes per lo spagnolo, o all'Institut Francais... "L emigrazione é come l'erba cattiva, sospira Alhassane, 18 anni, piú la tagli, più resiste!" Poi, ti confessa che da noi in parrocchia vive "come in un'oasi, fuori é l 'inferno!" Ed é ció che lo aspetta, per davvero. Perché si intestardisce ad arrivare in Europa, costi quel che costi... sperando nella "chance" come la chiamano loro. Un colpo di fortuna. Abbiamo ora il progetto di offrire almeno una doccia calda, un kit sanitario, un buon pasto a tutti quelli che sbarcano qui in parrocchia, di notte o di giorno... Allora, se qualche briciola della vostra tavola - un aiuto anche piccolo, - fosse per noi, sarà per noi un'immensa gioia. Con questa umanità, giovani pieni di speranza e di disperazione, vi diciamo un grazie di cuore e anche una preghiera. Sí, alla nostra grotta di Lourdes, a Casablanca. Dove pure i musulmani vengono a pregare, accendendovi una candela. La fede é una luce per tutti. Soprattutto per chi sa aiutare l'altro a vivere. O a sopravvivere... (P. Renato Zilio)

Sarà Santo mons. Giovanni Battista Scalabrini

23 Maggio 2022 - Città del Vaticano - Papa Francesco ha approvato i voti favorevoli della Sessione ordinaria dei cardinali e vescovi per la canonizzazione del beato Giovanni Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza e fondatore della Congregazione dei Missionari di San Carlo e della Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo, nato a Fino Mornasco (Italia) l’8 luglio 1839 e morto il 1° giugno 1895 a Piacenza (Italia), e ha deciso di convocare un Concistoro, che riguarderà anche la canonizzazione del Beato Artemide Zatti, medico salesiano, emigrato in Argentina con i genitori, che dedicò la sua vita a curare la gente della Patagonia.  Sarà una festa per la famiglia dei missionari scalabriniani che proprio quest'anno stanno celebrando l'anno scalabriniano per i 25 anni della beatificazione del vescovo piacentino. I missionari e le missionarie sono oggi diverse centinaia e particolarmente estesa è la rete di servizi in diversi Paesi del mondo. Il Concistoro annunciato dal Papa, per il quale non c'è una data, riguarderà anche la canonizzazione di Artemide Zatti. Anche per lui si tratta di storia dei migranti. “Nel ringraziare il Santo Padre per questo dono e nel gioire che il nostro Fondatore sia riconosciuto come modello da imitare, ci sentiamo ancor più responsabilizzati nel tener vivo il carisma che egli ci ha trasmesso e nel dedicarci al servizio della fraternità, dove le persone non siano cacciate dalla violenza e dalla guerra, non siano scartate perché ridondanti al sistema, ma apprezzate e valorizzate nella loro unicità e diversità”, scrivono padre Leonir Chiarello, superiore generale dei Missionari di San Carlo (Scalabriniani), suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore missionarie di San Carlo (Scalabriniane), e Regina Widmann, responsabile generale delle Missionarie secolari scalabriniane, in una lettera in cui danno “con grande gioia” a tutti i loro missionari sparsi nel mondo la notizia. Nella lettera, i responsabili degli scalabriniani invitano ogni comunità “a comunicare ai migranti che in Scalabrini hanno un padre e un patrono a cui rivolgersi nelle difficoltà perché impetri la protezione di Dio che volge il suo sguardo di predilezione sui piccoli e gli emarginati”. “Conosciamo quanto i migranti, i rifugiati, i marittimi e tutte le persone coinvolte nella mobilità umana stiano a cuore al Santo Padre. Molte volte egli ha additato alla Chiesa e alla società il dovere di accoglierli, proteggerli, promuovere le loro condizioni di vita e valorizzare il loro contributo alla convivenza comune. Nel proclamare Giovanni Battista Scalabrini santo, Papa Francesco vuole additare alla Chiesa il modello di un vescovo che non solo si è dato completamente al bene del suo popolo, ma ha allargato il suo cuore alle sorelle e ai fratelli che la vita aveva portato lontano da casa”.  

Papa Francesco: “chiediamo la pace per i responsabili delle nazioni”

23 Maggio 2022 -
Città del Vaticano - “Signore, dammi la tua pace, dammi lo Spirito Santo”. È la preghiera che il Papa ha chiesto di recitare, al termine del Regina Caeli di ieri, al quale hanno partecipato – secondo la Gendarmeria Vaticana – 25mila persone. “E chiediamolo anche per chi vive accanto a noi, per chi incontriamo ogni giorno, e per i responsabili delle nazioni”, l’appello di Francesco, che ha ricordato come Gesù “ci vuole miti, aperti, disponibili all’ascolto, capaci di disinnescare le contese e di tessere concordia. Questo è testimoniare Gesù e vale più di mille parole e di tante prediche. La testimonianza di pace”. “Chiediamoci se, nei luoghi dove viviamo, noi discepoli di Gesù ci comportiamo così”, l’esortazione del Papa: “Allentiamo le tensioni, spegniamo i conflitti? Siamo anche noi in attrito con qualcuno, sempre pronti a reagire, a esplodere, o sappiamo rispondere con la non violenza, sappiamo rispondere con gesti e parole di pace? Come reagisco io? Ognuno se lo domandi”. “Certo, questa mitezza non è facile: quanta fatica si fa, ad ogni livello, a disinnescare i conflitti!”, ha ammesso Francesco, secondo il quale è lo Spirito Santo “che disarma il cuore e lo riempie di serenità. È Lui, lo Spirito Santo, che scioglie le rigidità e spegne le tentazioni di aggredire gli altri. È Lui, lo Spirito Santo, a ricordarci che accanto a noi ci sono fratelli e sorelle, non ostacoli e avversari. È Lui, lo Spirito Santo, che ci dà la forza di perdonare, di ricominciare, di ripartire, perché con le nostre forze non possiamo. Ed è con Lui, con lo Spirito Santo, che si diventa uomini e donne di pace”. “Nessun peccato, nessun fallimento, nessun rancore deve scoraggiarci dal domandare con insistenza il dono dello Spirito Santo che ci dà la pace”, il monito del Papa: “Più sentiamo che il cuore è agitato, più avvertiamo dentro di noi nervosismo, insofferenza, rabbia, più dobbiamo chiedere al Signore lo Spirito della pace. Impariamo a dire ogni giorno: ‘Signore, dammi la tua pace, dammi lo Spirito Santo’”.

Vi lascio la Pace

23 Maggio 2022 - Città del Vaticano - In questa domenica le letture ci portano già un anticipo della Pentecoste, ovvero del dono dello Spirito. Gesù è ancora con i suoi nella sala dell’ultima cena e Giovanni, nel suo Vangelo, ricorda le parole con le quali il Signore annuncia un tempo futuro in cui “se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremmo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Ai dodici dice che non rimarranno soli – “vado e tornerò da voi” – ma anche perché con loro ci sarà sempre lo Spirito Santo, il Paraclito, che li sosterrà: Paraclito, ovvero colui che si pone accanto. La meta cui tendere è Gerusalemme, la città celeste, descritta con grande cura nell’Apocalisse. Un pellegrinare fatto di essenzialità: la parola da osservare e custodire, il dono dello Spirito Santo e la pace donata dal Signore che vince ogni paura. Città con le sue dodici porte aperte a coloro che accoglieranno la parola del Signore, e si lasceranno cambiare dallo Spirito. Proprio la pace – “vi lascio la pace, vi do la mia pace” – è il tema che Francesco pone in evidenza nelle parole che precedono la recita del Regina caeli. Tema centrale insieme a quell’amare “gli uni gli altri come io ho amato voi”; un Dio che si fa mendicante, diceva padre Davide Maria Turoldo, mendicante d’amore. Una pace che è negata in tanti luoghi come in Ucraina, nello Yemen; abbiamo bisogno della pace che non è quella del mondo, ma dono di Dio, sorretta dalla speranza, perché nel nostro pellegrinare non mancano rischi, pericoli, ostilità e scelte coraggiose da assumere. Gesù si rivolge e saluta i suoi discepoli – siamo ancora nei discorsi dell’addio – con parole “di affetto e serenità”, dice Papa Francesco, “in un momento tutt’altro che sereno. Giuda è uscito per tradirlo, Pietro sta per rinnegarlo, e quasi tutti per abbandonarlo: il Signore lo sa, eppure non rimprovera, non usa parole severe, non fa discorsi duri”. “Vi lascio la pace”. Una pace “che viene dal suo cuore mite, abitato dalla fiducia”; una pace che “ha in sé” perché “non si può dare pace se non si è in pace”. Per Gesù la mitezza è possibile anche nel momento più difficile, così il Papa, ai presenti in piazza San Pietro, ma anche a tutti noi, chiede “se, nei luoghi dove viviamo, noi discepoli di Gesù ci comportiamo così: allentiamo le tensioni, spegniamo i conflitti? Siamo anche noi in attrito con qualcuno, sempre pronti a reagire, a esplodere, o sappiamo rispondere con la non violenza, sappiamo rispondere con gesti e parole di pace?”. “Vi do la mia pace”. Non è facile questa mitezza; difficile, faticoso poi disinnescare i conflitti, rispondere “con la non violenza” con “gesti e parole di pace”. Per questo ci serve un aiuto: “la pace, che è impegno nostro, è prima di tutto dono di Dio”, La sua pace “è lo Spirito Santo, lo stesso Spirito di Gesù”, afferma Papa Francesco; “è la presenza di Dio in noi, è la forza di pace di Dio”, che “disarma il cuore e lo riempie di serenità”, che “scioglie le rigidità e spegne le tentazioni di aggredire gli altri”, e ci ricorda che accanto a noi “ci sono fratelli e sorelle, non ostacoli e avversari”. E è sempre lui che “ci dà la forza di perdonare, di ricominciare, di ripartire, perché con le nostre forze non possiamo. È con lui, con lo Spirito Santo, che si diventa uomini e donne di pace”. Non cita il Papa la guerra in Ucraina come ha fatto dall’inizio del conflitto, lo scorso 24 febbraio; ma il suo messaggio è molto più di un appello alla fine del conflitto, è invito a ritrovare la strada del dialogo, del rispetto dell’altro, della pacifica convivenza tra popoli; messaggio che è anche risposta a quanti hanno giustificato l’invasione russa. Così nelle parole conclusive prima della preghiera mariana chiede Francesco di pregare: “Signore dammi la tua pace, dammi lo Spirito Santo”. Chiediamolo, dice, “per chi vive accanto a noi, per chi incontriamo ogni giorno, e per i responsabili delle nazioni”. Nel dopo Regina caeli un pensiero alla Cina “seguo con attenzione e partecipazione la vita e le vicende di fedeli e pastori”; chiede che la chiesa possa vivere “in libertà e tranquillità”, per offrire “un positivo contributo al progresso spirituale e materiale della società. E un saluto ai partecipanti alla manifestazione “Scegliamo la vita”, che è dono di Dio. (Fabio Zavattaro - Sir)

Mci in Europa: su Radio Mater la testimonianza dell’Inghilterra

20 Maggio 2022 -
Roma - Martedì 24 maggio 2022, andrà in onda la nona puntata de «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro».  La trasmissione - in diretta su Radio Mater dalle ore 17.30 alle ore 18.30, l’ultimo martedì di ogni mese - presenta alcune Missioni cattoliche italiane, soprattutto europee. Esse, sono animate da circa 700 operatori (laici/laiche consacrati e non, sacerdoti diocesani e religiosi, suore).
Lo spazio radiofonico di maggio ospiterà - collegato da Londra - don Antonio Serra, delegato della Comunità cattolica italiana in Inghilterra e Galles. Dialogherà con Massimo Pavanello, sacerdote della diocesi di Milano, ideatore e conduttore della rubrica. La trasmissione si avvale della consulenza della Fondazione Migrantes.
Radio Mater si può ascoltare - in Italia - attraverso la radio (sia in Fm sia in Dab) o la televisione (Digitale terrestre - Canale 403) e in internet sul sito di Radio Mater.

L’Accademia di cibersicurezza aiuta i profughi a trovare lavoro

20 Maggio 2022 -

Un futuro diverso per i profughi ucraini passa anche da un’opportunità di lavoro concreta. Ed è quella che sta offrendo Giuseppe Mocerino, presidente di Netgroup, multinazionale italiana specializzata in Cybersecurity, con la collaborazione della Chiesa Cattolica Ucraina di Santa Sofia a Roma. Mocerino dal 2015 ha creato un Academy, un percorso di formazione gratuito e online, volto all’inserimento concreto nella sua azienda. E adesso ha promosso il medesimo percorso per chi è in Italia a causa del conflitto e vuole provare a rimettersi in piedi. «L’Academy – spiega Mocerino – nasce secondo un principio semplice che è dare una speranza. Il nostro è un percorso iniziato nel 2015 e che finora ha coinvolto oltre 4000 persone». Questo il numero dei selezionati per iniziare le lezioni online gratuite dal 2015 ad oggi. «Di questi 4000, un migliaio ha partecipato all’Accademy. Oggi dei mille dipendenti di Netgroup, 400 sono stati assunti al termine dell’Academy. Noi non rilasciamo un attestato di partecipazione ma apriamo una porta diretta per entrare nel mondo del lavoro e abbiamo pensato che questo stesso criterio potesse essere adottato per dare una mano a chi sta vivendo nel nostro Paese per necessità, a causa della guerra». Le selezioni si sono aperte da poco e il corso non è ancora iniziato. «Netgroup – commenta don Marco Yaroslav Semehen, presidente dell’associazione religiosa Santa Sofia e rettore della Basilica di Santa Sofia per i fedeli cattolici u- craini – ci ha cercato, abbiamo scambiato idee e informazioni e quella collaborazione che speriamo dia frutto per aiutare le persone a fare un percorso professionale e trovare un lavoro. È ancora presto per loro, non sanno se resteranno o torneranno in Ucraina e c’è un grande punto interrogativo sul loro futuro. Alcuni rimarranno quasi certamente, perché purtroppo nessuno li attende nel loro Paese, hanno perso anche gli affetti, non solo le case o un’occupazione. Intanto questa può rappresentare una buona opportunità di inserimento». Tutti i profughi ucraini in Italia possono candidarsi per frequentare, in forma gratuita, l’Academy speciale. Non ci sono vincoli di età. Unica richiesta è una minima conoscenza informatica. Verranno selezionati 20 partecipanti e le lezioni, che avranno una durata di un mese e mezzo, si terranno online e in lingua inglese. L’ambito formativo è quello della Cybersecurity e ai più meritevoli, al termine del percorso, verrà offerto un contratto di lavoro. «Nelle nostre selezioni abbiamo spesso scelto aree non semplici, come Scampia, ad esempio, mettendo insieme disoccupati over 50 e ragazzi al primo impiego, con grandi risultati, perché l’esperienza si univa all’entusiasmo dell’età. San Francesco d’Assisi – conclude Mocerino – diceva: 'quello che fai rimarrà per te tutta la vita'. È la nostra etica. La crescita di un’azienda non si misura solo in euro ma in termini di sviluppo delle sue risorse umane. Esiste un’etica del valore». (Marina Luzzi - Avvenire)

Idmc e Nrc: record negativo di sfollati interni nell’anno 2021

20 Maggio 2022 -

Ginevra - Conflitti e disastri naturali hanno costretto decine di milioni di persone ad abbandonare le loro case l’anno scorso, rimanendo comunque nei rispettivi Paesi, con un conseguente forte aumento del numero di sfollati interni che a livello mondiale ha sfiorato la soglia dei 60 milioni: è quanto emerge da un rapporto congiunto delle Ong Internal Displacement Monitoring Centre (Idmc) e Norwegian Refugee Council (Nrc). Secondo le due Ong, nel 2021 gli sfollati interni sono stati circa 59,1 milioni: un record storico negativo che quasi sicuramente sarà battuto di nuovo quest’anno a causa dell’invasione russa dell’Ucraina.

Disastri, inclusi quelli meteorologici come cicloni e inondazioni in Asia, così come protratti conflitti in luoghi come in Siria, Afghanistan ed Etiopia sono i fattori che spiegano l’altissimo numero di nuovi sfollati l’anno scorso. «Il mondo sta cadendo a pezzi, troppi Paesi stanno cadendo a pezzi», ha dichiarato Jan Egeland, segretario generale Norwegian Refugee Council. In totale 59,1 milioni vivono in condizione di sfollati, mentre nel 2020 erano 55 milioni. I Paesi con il più alto numero di sfollati interni nel 2021 erano la Siria, la Repubblica democratica del Congo, la Colombia, l’Afghanistan e lo Yemen. Il rapporto evidenzia un drammatico indice di come vi sia una «mancanza di abilità nella prevenzione dei conflitti e nella risoluzione dei conflitti ». E il conflitto in Ucraina non farà altro che che dirottare diversi gran parte dei fondi destinati ad aiuti umanitari a vantaggio dei rifugiati ucraini.

Vangelo Migrante: VI domenica di Pasqua | Vangelo (Gv 14,23-29)

19 Maggio 2022 - È iniziata la preparazione alla Pentecoste, la festa nella quale celebriamo il dono dello Spirito santo. In attesa di questo dono il vangelo odierno ci situa in un contesto. “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà”, dice Gesù. Come può essere che se uno obbedisce a Dio, viene visitato da Dio? Questo è possibile nell’ambito dell’amore. Il primo frutto della contemplazione di Dio è proprio scoprire di essere stati amati da Lui. Pertanto: come si può non amarlo dopo esserne stati amati? Non è una deduzione logica e astratta ma l’ambito in cui funziona tutta la relazione con Dio che noi spesso abbiamo ridotto a regole, canoni e scansioni. Che ci sono, e sono anche significative ma, se non sono guidate dall’amore, diventano una tortura. “Chi non mi ama non osserva le mie parole”, prosegue Gesù; ad una persona irrigidita in un sistema di regole, gli peserà tutto e serve a poco la buona volontà: prima o poi molla. In questa relazione si apre il varco per accogliere l’intervento di Dio a cui Gesù dà un nome: “il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome”. È una figura tratta dal contesto giuridico: nei processi di un tempo, egli era il suggeritore, colui che stava vicino all’imputato e gli diceva cosa dire per difendersi. Nello specifico, il Paràclito ha due compiti: “Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”. Insegnare e ricordare. Perché Lui possa insegnare è necessario essere discepoli, dare la disponibilità a lasciarlo fare. Non solo. Occorre essere anche umili discepoli perché lui non insegna qualcosa ma ogni cosa! Lo Spirito non gioca a zona ma a tutto campo perché arriva ovunque e non solo da qualche parte. Appunto. Lo Spirito lavora anche sulla memoria e, quindi, permette di leggere tutta la vita daccapo in un altro modo. Un conto è leggere la vita secondo quello che ha fatto Gesù per noi, un conto è leggerla in modo piatto, secondo le nostre interpretazioni. Il lavoro del maligno, non a caso, è un lavoro sulla memoria… Egli dà colori e accentuazioni al nostro modo di ritenere la nostra storia che ci distruggono: rimorsi, ombre, cose andate a male che si ripresentano come pietanza di cui ci nutriamo … Prepariamoci al dono dello Spirito come persone che devono re-imparare tutto. Non a caso la via maestra è ancora quella dell’accoglienza: lo Spirito viene, arriva, … sbarca! Può sorprenderci ma, come accade dinanzi ad ogni nuovo arrivo, l’esperienza di imparare le stesse cose come nuove e riscoprirle in un’altra chiave, ci farà rinascere! (p. Gaetano Saracino)  

Eurostat: aumentano gli immigrati illegalmente presenti nell’Ue, cala il numero dei rimpatri

19 Maggio 2022 -
Roma - È cresciuto dell’1% il numero di coloro che, alle frontiere esterne dell’Ue, si è visto rifiutare il permesso di ingresso: 137.800 nel 2020 e 139.000 nel 2021. Il maggior numero di respingimenti è stato segnalato in Ungheria (34.700), Polonia (26.200), Croazia (14.200) e Romania (11.000). Ad essere respinti sono stati soprattutto cittadini ucraini (50.200), albanesi (18.600), moldavi (9.100). I dati sono pubblicati oggi da Eurostat, istituto di statistica dell’Ue. Nel 2021 è cresciuto del 22% rispetto all’anno precedente il numero di immigrati illegalmente presenti sul territorio Ue: 681.200 contro i 557.500 del 2020. Il numero più alto di segnalazioni è arrivato dalla Francia (215.200), seguita da Ungheria (134.100) e Germania (120.300). Quanto alla cittadinanza dei “sans papier”, il gruppo più numeroso è composto da siriani (79.800), seguito da algerini (56.800) e afghani (52.800). È invece calato il numero di persone a cui è stato ordinato di lasciare uno Stato Ue: nel 2021 sono state circa 342.100, contro le 396.400 dell’anno precedente. Francia (125.500), Germania (31.500) e Grecia (28.800) i Paesi che hanno espulso più persone; algerini (26.400), albanesi (22.000) e marocchini (21.800), le nazionalità più punite con il rimpatrio. 82.700 cittadini sono però tornati in un altro Stato Ue. Tanti ucraini e albanesi (9.400 ciascuno) ce l’hanno fatta a rientrare, insieme a georgiani (5.400) e pakistani (3.200).

Corridoi umanitari: S. Egidio, arrivati oggi 35 rifugiati dalle guerre dimenticate

19 Maggio 2022 - Roma - Sono atterrati questa mattina a Fiumicino, con un volo proveniente da Atene, 35 profughi originari di paesi in cui persistono conflitti, alcuni ormai decennali, e condizioni di violenza diffusa come Siria, Afghanistan, Somalia e Camerun. Alcuni tra loro hanno trascorso lunghi periodi di permanenza nei campi profughi delle isole greche, tra cui quello di Moria, a Lesbo. I nuclei familiari e i singoli - tra cui 17 minori - saranno accolti in 7 regioni italiane (Lazio, Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Molise, Piemonte, Sicilia) e verranno subito avviati verso l’integrazione: per i minori attraverso l’immediata iscrizione a scuola, per gli adulti con l’apprendimento della lingua italiana e, una volta ottenuto lo status di rifugiato, con l’inserimento nel mondo lavorativo. Complessivamente - si legge in una nota - con il sistema dei corridoi umanitari, realizzati grazie a una rete di accoglienza diffusa, sono giunti in Europa oltre 4.600 rifugiati, di cui 3.900 in Italia: "tutto ciò grazie a un progetto totalmente autofinanziato e la generosità non solo di associazioni e parrocchie ma anche di cittadini che hanno offerto le loro case e il loro impegno gratuito e volontario".

Cei: da lunedì l’Assemblea generale della Cei

19 Maggio 2022 -

Roma - Da lunedì i vescovi italiani si ritroveranno a Roma per l’Assemblea generale della Cei che si svolgerà fino al 27 maggio. Durante l’appuntamento il cardinale Gualtiero Bassetti concluderà il suo quinquennio da presidente della Cei. Per la scelta del successore, lo statuto della Cei riformato nel 2014 prevede che «in considerazione dei particolari vincoli dell’episcopato d’Italia con il Papa, vescovo di Roma, la nomina del presidente della Conferenza è riservata al Sommo Pontefice, su proposta dell’Assemblea generale che elegge, a maggioranza assoluta, una terna di vescovi diocesani». Nel corso dell’Assemblea sarà votata la terna. E verrà anche eletto uno dei tre vice-presidenti della Cei, quello per l’Italia meridionale, poiché il vescovo Antonino Raspanti termina l’incarico. Per quanto attiene al segretario generale, che deve essere un vescovo, lo statuto Cei stabilisce che sia «nominato dal Sommo Pontefice su proposta della Presidenza, sentito il Consiglio episcopale permanente».