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Cei: il comunicato finale del Consiglio Permanente

6 Luglio 2022 - Roma - Un clima di fraterna condivisione ha caratterizzato la sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente, che si è svolta ieri, 5 luglio, in videoconferenza, sotto la guida del Cardinale Matteo Zuppi. Nel corso dei lavori, i Vescovi hanno ribadito la necessità di operare per una Chiesa che sappia farsi prossima e sia capace di mettersi in ascolto oltre che di dialogare con franchezza con i mondi della politica, della società e della cultura. I Vescovi hanno quindi espresso il loro dolore per la tragedia della Marmolada assicurando  preghiere di suffragio per le vittime, affidandole all’abbraccio misericordioso del Padre. Insieme alla solidarietà e alla vicinanza, i Vescovi hanno lanciato un appello perché tutti facciano la propria parte per proteggere la Casa comune, perseguendo uno sviluppo sostenibile e integrale. Forte solidarietà è stata manifestata anche alle missionarie e ai missionari che, in tutto il mondo, spendono la vita per il Vangelo e a servizio degli ultimi. I membri del Consiglio Permanente si sono uniti alle parole del Cardinale Presidente che, nel suo indirizzo di saluto, ha ricordato il sacrificio di suor Luisa Dell’Orto, Piccola sorella del Vangelo di Charles de Foucauld uccisa il 25 giugno a Port- au-Prince, ad Haiti, e hanno ringraziato quanti operano in contesti difficili, spesso di guerra, mostrando il volto di una Chiesa materna e misericordiosa. La loro testimonianza – è stato evidenziato – incoraggia la Chiesa a vivere in pienezza la sua dimensione missionaria, con il coinvolgimento dell’intera comunità. Nel tracciato del Cammino sinodale, infatti, le Chiese in Italia sono chiamate a mettersi in ascolto delle istanze del territorio, ma anche ad affinare i dispositivi culturali per relazionarsi con il mondo politico e sociale così da diventare sempre di più luogo di dialogo e comprensione. Lo sguardo evangelico deve abbracciare anche la cultura, illuminando tutti gli ambiti che riguardano la persona, dal concepimento al fine vita, dall’accoglienza alla dignità del vivere. Si colloca in quest’orizzonte la riflessione sullo ius scholae e sulla cittadinanza che – è stato ribadito – costituisce uno strumento di inclusione dei migranti ed è un “tema di cultura”. Nella consapevolezza che, come ha ribadito il Cardinale Zuppi, il fenomeno migratorio richiede un approccio umanitario e di sistema, è stato ricordato che quello della cittadinanza è un argomento al centro dell’attenzione della Chiesa in Italia, fin dal Convegno Ecclesiale di Verona del 2006. I Vescovi non hanno mancato poi di rivolgere il loro pensiero alla situazione internazionale, in particolare alla guerra in corso. Il Vice Presidente della CEI, Mons. Francesco Savino, ha condiviso con i Confratelli quanto vissuto in Ucraina, dove si è recato nei giorni scorsi con la Carovana della pace organizzata da #Stopthewarnow. È stato unanimemente rinnovato l’auspicio che le armi possano tacere e il conflitto lasci presto spazio alla pace. Inoltre, è stata sottolineata la necessità di una verifica delle strutture della CEI in vista di un migliore funzionamento e di una maggiore partecipazione di tutti gli Organismi. Il Consiglio Permanente si è poi soffermato ampiamente sul Cammino sinodale delle Chiese in Italia, esaminando la bozza del documento per il prosieguo della “fase narrativa” (2022-2023). Il testo, al centro del confronto, raccoglie i frutti del primo anno di ascolto, integrato con le riflessioni e le proposte emerse durante l’incontro nazionale dei referenti diocesani, riuniti a Roma dal 13 al 15 maggio, con la partecipazione dei Vescovi rappresentanti delle Conferenze Episcopali Regionali e, successivamente, durante la 76a Assemblea Generale della CEI (Roma, 23-27 maggio), alla quale hanno preso parte, nelle giornate del 24 e 25 maggio, 32 referenti diocesani, cioè due per ogni Regione ecclesiastica. Le priorità riguardano: la crescita nello stile sinodale e nella cura delle relazioni, l’ascolto dei “mondi” meno coinvolti nel primo anno, la promozione della corresponsabilità di tutti i battezzati, lo snellimento delle strutture per un annuncio più efficace del Vangelo. Per continuare l’ascolto vengono suggeriti tre “cantieri sinodali”, ossia laboratori aperti, da adattare liberamente a ciascuna realtà, scegliendo quanti e quali proporre nel proprio territorio. Ogni Diocesi potrà aggiungerne un quarto valorizzando una priorità risultante dalla propria sintesi diocesana o dal Sinodo che sta celebrando o ha concluso da poco. Gli interventi dei Vescovi, insieme ad altri contributi scritti giunti dalle Conferenze Episcopali Regionali con il coinvolgimento dei referenti diocesani, hanno permesso di precisare metodi e contenuti. In particolare, è stato chiesto di considerare che gli ulteriori passi del Cammino sinodale si svolgeranno nel triennio di preparazione al Giubileo del 2025, che sarà un’opportunità per “riscoprire” le Costituzioni del Concilio Vaticano II. Il testo, che è stato approvato con le integrazioni segnalate, verrà diffuso nei prossimi giorni. Il Gruppo di coordinamento nazionale, al quale il Consiglio Permanente ha rivolto un particolare ringraziamento per quanto fatto finora e per il futuro, è chiamato a offrire per l’inizio di settembre un piccolo sussidio metodologico in cui presentare la proposta dei “cantieri sinodali” e della loro restituzione alla fine del secondo anno della “fase narrativa”; nelle prossime settimane verranno raccolte, dalle singole diocesi, alcune esperienze di “buone pratiche” da mettere a disposizione di tutte le Chiese locali, per disporre di idee collaudate, utili per allargare la consultazione al maggior numero possibile di persone e di ambienti. Il Consiglio Permanente ha accolto le integrazioni richieste dalla 76a Assemblea Generale della CEI alla Nota “I ministeri del Lettore, dell’Accolito e del Catechista per le Chiese che sono in Italia”. Il testo, già approvato “ad experimentum” per il prossimo triennio dall’Assemblea Generale, recepisce gli interventi di Papa Francesco per orientare la prassi concreta sui ministeri istituiti, sia del Lettore e dell’Accolito (per i quali si attende la revisione dei riti di istituzione da parte della Congregazione per il Culto Divino), sia del Catechista. Con la Nota, la CEI intende inserire il tema dei ministeri istituiti all’interno del Cammino sinodale, luogo ideale di verifica anche sulla loro effettiva ricaduta nella prassi ecclesiale. Il Consiglio, su mandato dell’Assemblea Generale, avrà il compito di determinare le modalità di verifica della Nota e di approfondimento del tema della ministerialità. I Vescovi hanno infine approvato, per un anno, i nuovi parametri per la concessione dei contributi relativi all’edilizia di culto. Il rincaro dei costi di materiali e prestazioni edili, dovuto alla pandemia e alla guerra in Ucraina, ha reso inadeguati quelli finora utilizzati e, pertanto, si è reso necessario un adeguamento delle tabelle secondo l’aumento indicato dall’ISTAT. Al termine dei lavori il Cardinale Presidente ha dato lettura al Consiglio Permanente della comunicazione con cui Papa Francesco ha nominato mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari, Segretario Generale della CEI. “Accogliamo questa nomina con gioia, fiducia e gratitudine al Santo Padre”, ha detto il Cardinale Zuppi, aggiungendo: “Rinnoviamo il nostro ringraziamento a Mons. Stefano Russo per lo stile e lo zelo con cui ha vissuto il suo mandato. Mi piace leggere questa nomina come un ulteriore segno della prossimità e della cura con cui Papa Francesco accompagna il cammino delle nostre Chiese. A Mons. Baturi, che dividerà il suo ministero tra Cagliari e Roma, vanno la nostra vicinanza, la nostra preghiera e il nostro augurio. Lo ringraziamo già sin d’ora per lo spirito di servizio con cui ha accolto questo incarico”. “Accolgo questa nomina come un’ulteriore chiamata a servire le Chiese che sono in Italia, delle quali la CEI è figura concreta di unità”, ha dichiarato Mons. Baturi: “Ringrazio il Santo Padre per la fiducia che rinnova nei miei confronti e per l’attenzione e la premura pastorale verso la Chiesa di Cagliari, di cui resterò pastore. Esprimo un grazie sincero alla Presidenza della CEI e al Consiglio Episcopale Permanente. La mia gratitudine al Presidente, Cardinale Matteo Zuppi, con cui avrò modo di condividere un servizio di comunione. Con lui desidero ringraziare i Cardinali Bagnasco e Bassetti con cui ho condiviso la mia precedente esperienza nella Segreteria Generale, come direttore dell’Ufficio giuridico e sottosegretario. Un pensiero affettuoso ai precedenti Segretari Generali: il Cardinale Betori e i Vescovi Crociata, Galantino e Russo. Consapevole dell’impegno richiesto, confido nella cordiale partecipazione di tutta la Diocesi di Cagliari, che potrà arricchirsi di un più profondo inserimento nel cammino della Chiesa in Italia”.  

Ucraina, Acli Roma, domani apertura del nuovo sportello di esigibilità dei diritti nella Basilica di Santa Sofia

6 Luglio 2022 - Roma - Giovedì 7 luglio 2022, alle ore 17, le Acli di Roma inaugureranno uno Sportello di Esigibilità dei diritti e Segretariato Sociale presso la Basilica Minore di Santa Sofia (in via di Boccea 478), la chiesa nazionale degli ucraini a Roma. Lo sportello sarà attivo ogni giovedì con la presenza di operatori specializzati del Patronato ACLI di Roma e di un’operatrice del Patronato ACLI di Leopoli, che in seguito alla guerra si è trasferita in Italia. Sarà in questo modo garantita una consulenza professionale, qualificata ma anche empatica e coinvolta in prima persona nelle problematiche legate a questa difficile situazione, che possa garantire un filo continuo con le pratiche burocratiche tra Italia e Ucraina. Le ACLI di Roma fin dall’inizio della guerra in Ucraina hanno messo in campo diverse azioni in collaborazione con il Patronato ACLI e l’intero sistema ACLI, entrando subito nella task force del Comune di Roma, in rete con Municipi ed altre Associazioni, e organizzando consegne di pacchi di generi alimentari, medicinali e vestiario a diversi enti e Associazioni, tra cui Associazione S. Sofia, Associazione Salvamamme, Associazione Cristiana Ucraini, oltre  che alle famiglie di nazionalità ucraina assistite direttamente dalle ACLI.  Fondamentale è stata perciò la presenza degli operatori del Patronato ACLI di nazionalità moldava e ucraina, che hanno permesso di decodificare le diverse richieste ed hanno supportato nel disbrigo delle pratiche burocratiche legate agli status di rifugiati. L’apertura di questo sportello è nata grazie alla collaborazione con Don Marco Yaroslav Semehen, Rettore della Basilica Minore di Santa Sofia e direttore Migrantes dell'Esarcato degli ucraini cattolici in Italia, e ha ottenuto il patrocinio del Municipio Roma XIII. All’inaugurazione saranno presenti: Barbara Funari, Assessore Politiche Sociali e Salute di Roma Capitale, Arianna Quarta, Assessore Politiche Sociali, Sanitarie e Pari Opportunità del Municipio Roma XIII, Lidia Borzì, Presidente ACLI Roma, Don Marco Yaroslav Semehen, Rettore della Basilica Minore di Santa Sofia, mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore Ufficio Migrantes della Diocesi di Roma, Paolo Ricotti, Presidente Patronato ACLI e Paola Villa, Consigliere di Presidenza ACLI con delega all’animazione territoriale. “Un ulteriore tassello – commenta Lidia Borzì, presidente delle ACLI di Roma – che va ad aggiungersi all’impegno che abbiamo messo in campo dall’inizio di questa atroce guerra, per essere accanto a chi da un giorno all’altro ha perso tutto e si è dovuto trasferire in un nuovo paese, perdendo ogni riferimento. In questi mesi al fianco dei profughi ucraini abbiamo ulteriormente sperimentato l'importanza del lavoro in rete che grazie alla quale abbiamo accolto queste persone in un grande abbraccio comunitario e globale che non solo ci ha consentito di prenderci cura di loro, ma anche della nostra città, delle sue sinergie e dei suoi processi. Un vero e proprio esempio di buona politica. Grazie alla grande competenza del nostro Patronato vogliamo contribuire a fare la nostra parte per aiutare tante persone a superare difficoltà che al momento possono sembrare insormontabili. Un ringraziamento alla Basilica di Santa Sofia che fin da subito si è dimostrata molto aperta alla collaborazione e al Municipio Roma XIII e al Comune di Roma che ci hanno sempre fatto sentire concretamente la loro vicinanza e il loro aiuto”.  

Ucraina: Codacons premia 56 aziende ed enti che si sono attivati per dare aiuto al popolo ucraino

6 Luglio 2022 - Roma - Il Codacons ha deciso di assegnare quest’anno lo speciale premio “Amico del consumatore 2022” a 56 soggetti che si sono attivati in Italia per fornire aiuto e solidarietà al popolo ucraino colpito dalla guerra. Un riconoscimento che l’associazione assegna oggi anno ad aziende, enti e personalità che si sono distinti per l’impegno a tutela dei diritti e della collettività, e che nel 2022, in considerazione del grave conflitto scoppiato nel cuore dell’Europa, il Codacons ha deciso di attribuire a quei soggetti che hanno messo in atto iniziative a favore dei cittadini ucraini.

Ius scholae: oggi una puntata di “Siamo Noi” su Tv2000

6 Luglio 2022 -
Roma - 877 mila studenti frequentano le scuole italiane ma non sono considerati italiani. In queste ore si è tornato a parlare di Ius Scholae, che garantirebbe la cittadinanza a chi ha frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni. Un piccolo passo in avanti per il percorso legislativo per riconoscere la cittadinanza italiana ai minori figli di migranti, nati in Italia o arrivati prima di aver compiuto dodici anni. Un atto di giustizia, una necessità per il futuro dell’Italia. "Siamo Noi", programma pomeridiano di Tv2000 in diretta alle 15.15, ne parla oggi con Angela Azzaro, vicedirettrice de Il Riformista; Insaf Dimassi, studentessa e attivista; Don Giovanni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes.

Il mondo in movimento: la mobilità attraverso la lente delle pensioni, vista da INPS e Fondazione Migrantes

5 Luglio 2022 - Roma - Il sole di metà mattina incendia la terrazza affacciata su piazza Colonna, ma, dietro le tende tirate, gli ospiti di palazzo Wedekind si godono il fresco della sala Angiolillo. I relatori intervengono uno dopo l’altro e disegnano due viaggi inversi, tra le volte dello storico palazzo romano: uno verso l’esterno, degli emigranti di ieri e di oggi, e uno in entrata, di chi giunge da Paesi diversi, ma anche di chi torna dopo una vita altrove. Al centro l’Italia, con la sua popolazione, attuale e futura, plasmata dall’intreccio di questi movimenti. L’occasione è il convegno organizzato il 4 luglio da INPS e Fondazione Migrantes, frutto della stimolante sinergia tra i due enti, della combinazione dei dati a loro disposizione e dell’adozione di una prospettiva, forse poco usuale e tuttavia utilissima, per guardare al fenomeno migratorio: la lente delle pensioni, che non mentono, ha detto Toni Ricciardi, storico delle migrazioni dell’università di Ginevra, e sembrano gli anelli del tronco di un albero, ha aggiunto Daniele Russo, dirigente della direzione pensioni INPS, perché raccontano la vita di chi le percepisce, anche attraverso la storia dei suoi spostamenti. Seguire i flussi delle prestazioni previdenziali e pensionistiche consente allora di seguire i movimenti dei singoli. Su grande scala, consente di ricostruire le tendenze della demografia e della mobilità di un Paese intero. Il flusso su cui si sofferma l' INPS è quello in uscita, delle pensioni pagate all’estero. È lo specchio di una popolazione italiana fuori dall’Italia – oltre 5 milioni e mezzo di persone, l’unica parte di popolazione che cresce, come ha ricordato la sociologa di Migrantes Delfina Licata – e di una mobilità verso l’esterno, prevalentemente diretta in Europa, meno in Nord e Sud America, poco ma sempre di più in Africa e Asia. Si tratta in misura molto ridotta di persone che emigrano dopo il pensionamento, qualche migliaio ogni anno, ha confermato Susanna Thomas della direzione centrale pensioni INPS. Queste pensioni raccontano piuttosto la storia dell’emigrazione italiana dello scorso secolo, combaciano con la geografia degli accordi bilaterali per lo scambio di lavoratori – che giustificano, ad esempio, la massima presenza di beneficiari in Germania e Svizzera – e si vanno esaurendo, mentre l’Italia cambia da luogo di partenze a meta di arrivi. Lo ha descritto il presidente dell’INPS Pasquale Tridico: crescono e cresceranno sempre più le pensioni pagate all’estero a non cittadini, a chi cioè, dopo aver trascorso la vita lavorativa in Italia, torna nel Paese d’origine (anche in questo caso, per lo più un Paese europeo). La mobilità in fuori è prevalentemente giovane – solo per il 20% costituita da anziani – e femminile: le donne trainano l’aumento degli italiani all’estero, emigrando con l’obiettivo di mettere a frutto le proprie competenze nel mondo del lavoro globale. Il flusso inverso è in entrata. Mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, ha fatto subito chiarezza: l’immigrazione di chi cerca lavoro è diversa da quella di chi fugge da persecuzioni e violenza e tenerle distinte è importante non per discriminare – come si fa di solito – ma perché l’una e l’altra esigono risposte specifiche. Il bisogno di manodopera in Italia è una realtà: l’apporto di chi paga i contributi è un apporto alla costruzione del futuro, ha sottolineato Mons. Perego. Per questo, l’attuale combinazione di un decreto flussi all’anno – peraltro in quote molto limitate – e di sanatorie cicliche ma aleatorie risulta largamente insufficiente. Serve un intervento normativo che supplisca alle carenze della legge vigente sull’immigrazione (del 2002, detta Bossi-Fini) e che disegni un meccanismo strutturale di incontro tra domanda e offerta di lavoro al di là dei confini nazionali. La larga diffusione del lavoro irregolare, diretta conseguenza di queste mancanze, danneggia la ricchezza del Paese e la dignità delle persone. Anche il sistema pensionistico può aiutare a combatterlo: il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico ha spiegato come la certezza della pensione disincentiverebbe la preferenza per un salario più alto (perché svincolato dalla corresponsione dei contributi) nell’immediato. Anche su questo, serve più politica. L’ha chiesta Mons. Perego, ricordando come intervenire sull’accesso alla casa, al ricongiungimento familiare, al riconoscimento dei titoli, per esempio, favorirebbe un legame autentico tra l’Italia e i lavoratori migranti che vi si trovano: permetterebbe loro di esprimere le proprie capacità, la propria intera personalità, e rappresenterebbe un bene non solo per loro, ma per il Paese. Un Paese, a ben guardare, già in debito: secondo i dati del 2019 – rappresentativi dell’era pre-pandemia – i lavoratori non europei versano oltre 10,8 miliardi di contributi (su un totale di 163) e percepiscono appena 1,2 miliardi (su 300) di prestazioni pensionistiche e 3 miliardi (su quasi 27) di altre prestazioni previdenziali. A palazzo Wedekind, nel centro di Roma, si è parlato soprattutto di Italia, ma il tema è in realtà europeo e globale. Vi hanno impattato temi mondiali, come la pandemia – durante la quale, ad esempio, l’Italia ha sostenuto economicamente il rimpatrio, l’istruzione a distanza, la formazione finalizzata alla riqualificazione professionale dei cittadini all’estero, come illustrato da Giovanni De Vita, vicedirettore della direzione generale italiani all’estero del Ministero degli esteri – e come la guerra – che ha spinto ad una solidarietà senza precedenti nei confronti dei profughi ucraini e ha forse rivitalizzato una cooperazione europea anche rispetto a richiedenti asilo di diversa provenienza, benché solo tra i più volenterosi e in misura ancora insufficiente. Il quadro emerso è di un Paese solcato da percorsi di vita che si incrociano: “partenze e ritorni”, come recitava il titolo del convegno, ma anche primi arrivi, che la politica ha il compito di rendere stabili e così arricchenti per i singoli migranti e insieme per la collettività. Più in generale, è il quadro di un mondo che brulica di movimento, vivificato da un’aspirazione alla mobilità che è bella quanto inarrestabile e il cui primo motore è il lavoro, desiderato quale mezzo di realizzazione della persona. Un movimento che si perpetua ma cambia: coglierne le tendenze – come lo scambio di competenze tra INPS e Fondazione Migrantes ha permesso di fare – significa prevedere il mondo che sarà. La sfida lanciata alla politica è di prepararsi a viverci, correggendo le brutte inclinazioni e promuovendo quelle positive, per fare dell’esperienza della migrazione, connaturata nell’esperienza umana, non una necessità, non un trauma, bensì l’occasione di crescita di uno e di tutti. (Livia Cefaloni)    

Card. Zuppi: “concedere la cittadinanza italiana ai bambini che seguono il corso di studi con i nostri ragazzi deve suscitare delle idee e non delle ideologie per trovare le risposte adeguate”.

5 Luglio 2022 - Roma - Attenzione alla persona, comunione e rinnovamento sono state le tre parole chiave dell’indirizzo di saluto che il card. Matteo Zuppi, presidente della CEI, ha rivolto in apertura della sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente, che si è svolta oggi  in videoconferenza. “Credo che le attese, espresse in tanti modi all’inizio della Presidenza, ci coinvolgano tutti”, ha affermato ricordando “con stima e riconoscenza” tutti i predecessori. Nel suo intervento il card. Zuppi ha evidenziato come una delle sfide su cui anche la Chiesa è chiamata a misurarsi è quella del fenomeno migratorio, un tema “sempre seguito con attenzione dalla CEI”. “La migrazione – ha detto il porporato - è stata troppo a lungo affrontata come fenomeno emergenziale o con approccio ideologico, mentre rappresenta un fatto strutturale della società e richiede approccio umanitario, realistico, istituzionale, di sistema e di visione del futuro per difendere e onorare la propria identità”. In questo senso, “concedere la cittadinanza italiana ai bambini che seguono il corso di studi con i nostri ragazzi – il cosiddetto ius scholae o ius culturae – deve suscitare delle idee e non delle ideologie per trovare le risposte adeguate”. Nel ricordare che su tale istanza la CEI si è espressa da tempo, ha fatto riferimento a quanto pronunciato dal Cardinale Angelo Bagnasco nel 2013 quando affermava che “è in gioco il diritto fondamentale della persona che in quanto tale deve essere salvaguardato”. Senza dimenticare l’appello di Benedetto XVI che, nel Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 2013, invitava “ad evitare il rischio del mero assistenzialismo, per favorire l’autentica integrazione, in una società dove tutti siano membri attivi e responsabili ciascuno del benessere dell’altro, generosi nell’assicurare apporti originali, con pieno diritto di cittadinanza e partecipazione ai medesimi diritti e doveri”. Secondo il Presidente inoltre è indispensabile “una politica nuova della famiglia e dell’accoglienza, che permetta di uscire dal precariato, dall’incertezza e promuova uno sguardo fiducioso nel futuro”. Zuppi ha poi concluso citando padre Pino Puglisi, ucciso nel 1993 a 56 anni, “parroco che a partire dai ragazzi voleva cambiare i cuori e la vita dei giovani e dei suoi fedeli a Palermo” e confidando il desiderio di recarsi, all’inizio del suo mandato, a Brancaccio e sulla tomba di don Primo Mazzolari.

Ue: a Melilla strage inaccettabile

5 Luglio 2022 - Bruxelles - «Inaccettabile»: così il commissario europeo per gli Affari interni, Ylva Johansson dell'Ue definisce quanto accaduto il 24 giugno nell’exclave spagnola di Melilla, al confine tra Marocco e Spagna, dove decine di migranti sono morti schiacciati dalla calca, mentre tentavano di varcare la frontiera. «È inaccettabile che le persone siano costrette a varcare il confine dell’Ue usando mezzi violenti ed è inaccettabile che le persone muoiano in questo modo - sottolinea Johansson, rivolgendosi alla plenaria del Parlamento Ue —. La priorità ora è stabilire con chiarezza i fatti».
Per questo, il commissario Ue sostiene la richiesta di indagini avanzata da Onu.

Ismu: anche se in calo la maggioranza degli stranieri in Italia è di fede cristiana

5 Luglio 2022 - Milano - Al 1° gennaio 2022 gli stranieri residenti in Italia di religione cristiana (prevalentemente ortodossi, cattolici, evangelici e copti) si confermano come il gruppo maggioritario per appartenenza religiosa: ISMU stima che siano meno di 2,8 milioni (dodici mesi prima erano 2,9 milioni), contro gli oltre 1,5 milioni di stranieri residenti di fede musulmana[1]  (dodici mesi prima erano 1,4 milioni). Rispetto al 1° gennaio 2021 si assiste quindi, da un lato, a un aumento del numero di musulmani la cui incidenza sul totale degli stranieri residenti passa dal 27,1% al 29,5%, dall’altro, a una diminuzione dei cristiani, in calo dal 56,2% al 53,0%. All’interno del collettivo cristiano - sottolinea Ismu - ha perso numerosità soprattutto la componente ortodossa che scende a meno di 1,5 milioni di migranti residenti in Italia al 1° gennaio 2022, contro gli oltre 1,6 milioni alla stessa data del 2021 (l’incidenza è del 28,9%). Aumentano invece i cattolici che si attestano sulle 892mila unità (pari al 17,2% del totale delle appartenenze religiose tra gli immigrati), contro gli 866mila del 1° gennaio 2021. Passando all’analisi delle singole appartenenze religiose, rispetto al 2021, cambiano le posizioni in classifica: al 1° gennaio 2022 al primo posto, anziché i cristiani ortodossi, troviamo i musulmani. Il 27,4% dei musulmani residenti in Italia al 1° gennaio 2022 è di cittadinanza marocchina, per un totale di quasi 420mila persone. Seguono gli albanesi, che nell’ultimo anno hanno visto una crescita importante (passando da 137mila a 159mila), i bangladeshi (133mila) e i pakistani (129mila). Per quanto riguarda i cattolici stranieri tra le nazionalità più numerose si contano i filippini (144mila) e gli albanesi (89mila). Tra i cristiani ortodossi, primeggiano i rumeni (853mila), gli ucraini (209mila) e i moldovi (106mila).  E sugli ucraini in Italia Ismu stima, al 1 gennaio 2022, 237mila ucraini. Tra di loro si contano in particolare 209mila ortodossi e 13mila cattolici, mentre gli atei o agnostici sono circa 5mila. Secondo le ultime informazioni diffuse dal Ministero dell’Interno al 3 luglio 2022 “sono 144.519 le persone in fuga dalla crisi bellica in Ucraina giunte finora in Italia” e, se per loro ipotizziamo la medesima distribuzione religiosa dei loro connazionali già residenti ad inizio anno, è realistico calcolare ulteriori 127mila ucraini ortodossi sul territorio nazionale (per un totale di 336mila ucraini di fede ortodossa).

Cei: il messaggio per la Domenica del Mare

5 Luglio 2022 -
Roma - Nella seconda domenica di luglio di ogni anno le comunità cristiane celebrano la Domenica del Mare. Oggi ricordiamo il lavoro essenziale di oltre un milione di marittimi che, tutti i giorni dell'anno, lavorano sulle navi che trasportano merci nel mondo intero. Chi vive nell'entroterra raramente può vedere le navi o i marittimi che vi lavorano. Anche coloro che vivono sulla costa di solito intravedono un’unica nave "laggiù" all'orizzonte. Ma nessuno può vedere le migliaia di navi che navigano all'orizzonte. Sono invisibili, ma ci sono. Così come invisibili sono i marittimi che vi lavorano, e che non solo muovono l'economia mondiale, ma incidono anche direttamente sulla vita quotidiana di ciascuno di noi. Giorno dopo giorno, essi ci forniscono i beni che utilizziamo e consumiamo, e senza di loro la qualità della nostra vita sarebbe notevolmente inferiore. Per capire quanto siano essenziali, basta ricordare ciò che abbiamo nelle nostre case e nei nostri luoghi di lavoro, così come il cibo sulle nostre tavole. Chiediamoci: 'Da dove viene?' Sono i marittimi che ci permettono di beneficiare di ciò che abbiamo. Dobbiamo ricordare che essi lavorano tutti i giorni della settimana, ogni settimana di contratto, per fornire tutto ciò di cui disponiamo. È tempo di dire: 'Grazie!'
In questa giornata proviamo a immaginare la vita dei marittimi e le sfide quotidiane che affrontano per noi. Negli ultimi anni il mondo marittimo è stato colpito da una serie di crisi. L'aumento della richiesta di merci fa sì che un numero maggiore di navi resti all'ormeggio per periodi di tempo più lunghi. Con la guerra in Ucraina le navi ora devono affrontare l’arduo compito di navigare attraverso le mine nel Mar Nero e nel Mar d'Azov. Molte navi sono affondate e molte vite umane sono andate perdute durante questa guerra ingiusta e immorale. A causa della pandemia globale oltre 400.000 marittimi sono rimasti bloccati a bordo, impossibilitati a lasciare la nave alla fine del contratto e ritornare a casa dalla famiglia. Invece, hanno continuato a lavorare giorno dopo giorno aggiungendo fatica su fatica. Gli equipaggi che dovevano sostituirli non hanno potuto raggiungere le navi, cosa che per alcuni ha significato un disastro economico perché non sono stati in grado di prendersi cura dei bisogni quotidiani dei loro cari. In ogni caso, i marittimi non hanno scelta. Qui il messaggio integrale: Messaggio per la Domenica del Mare_ 2022

Cei: mons. Baturi nuovo segretario. Gli auguri della Fondazione Migrantes

5 Luglio 2022 - Roma - Papa Francesco ha nominato mons. Giuseppe Andrea Salvatore Baturi, Arcivescovo di Cagliari, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana. “Accogliamo questa nomina con gioia, fiducia e gratitudine al Santo Padre”, ha detto il card.  Matteo Zuppi, presidente della CEI, commentando la nomina aggiungendo che questa mattina, durante la sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente, abbiamo rinnovato il nostro ringraziamento a mons. Stefano Russo per lo stile e lo zelo con cui ha vissuto il suo mandato. "Mi piace leggere la nomina odierna come un ulteriore segno della prossimità e della cura con cui Papa Francesco accompagna il cammino delle nostre Chiese". A Mons. Baturi, che dividerà il suo ministero tra Cagliari e Roma, "vanno la nostra vicinanza, la nostra preghiera e il nostro augurio. Lo ringraziamo già sin d’ora per lo spirito di servizio con cui ha accolto questo incarico”. “Accolgo questa nomina come un’ulteriore chiamata a servire le Chiese che sono in Italia, delle quali la CEI è figura concreta di unità”, ha detto il neosegretario della Cei: “Ringrazio il Santo Padre per la fiducia che rinnova nei miei confronti e per l’attenzione e la premura pastorale verso la Chiesa di Cagliari, di cui resterò pastore. Esprimo un grazie sincero alla Presidenza della CEI e al Consiglio Episcopale Permanente. La mia gratitudine al Presidente, Cardinale Matteo Zuppi, con cui avrò modo di condividere un servizio di comunione. Con lui desidero ringraziare i Cardinali Bagnasco e Bassetti con cui ho condiviso la mia precedente esperienza nella Segreteria Generale, come direttore dell’Ufficio giuridico e sottosegretario. Un pensiero affettuoso ai precedenti Segretari Generali: il Cardinale Betori e i Vescovi Crociata, Galantino e Russo. Consapevole dell’impegno richiesto, confido nella cordiale partecipazione di tutta la Diocesi di Cagliari, che potrà arricchirsi di un più profondo inserimento nel cammino della Chiesa in Italia”. Nato il 21 marzo 1964 a Catania, mons. Baturi mons. Baturi ha conseguito la Laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Catania, il Baccalaureato in Teologia presso lo Studio Teologico San Paolo di Catania e successivamente la Licenza in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Gregoriana. Ordinato sacerdote nel 1993, è stato parroco di Valcorrente, frazione di Belpasso (Catania) dal 1997 al 2010 ed Economo Diocesano (1999-2008). È stato, inoltre, Vicario Episcopale per gli Affari Economici. Dal 2012 al 2019 è stato Direttore dell’Ufficio Nazionale per i Problemi Giuridici e Segretario del Consiglio per gli Affari Giuridici della Conferenza Episcopale Italiana. Eletto alla sede arcivescovile di Cagliari il 16 novembre 2019, lo scorso anno è stato eletto Vice-presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Al neo Segretario generale gli auguri di un proficuo lavoro da parte della Fondazione Migrantes certi del contributo che saprà dare nell’attuale contesto sociale, culturale ee ecclesiale della Chiesa che è in Italia.     [caption id="attachment_28583" align="alignnone" width="200"] Foto Siciliani-Gennari/Sir[/caption]

Israele accoglierà più profughi ucraini

5 Luglio 2022 - Tel Aviv - Nessun limite per il numero di rifugiati ucraini che Israele potrà accogliere: lo ha stabilito la Corte suprema del Paese, annullando una decisione precedente. Il ministro dell’Interno, Ayelet Shaked, aveva infatti fissato un tetto di 5.000 profughi, esclusi quelli con stretti legami familiari con israeliani e quelli idonei a immigrare secondo la legge del ritorno, che garantisce la cittadinanza agli ebrei o a chi ha un genitore o un nonno ebreo. A presentare ricorso all’Alta Corte, con il sostegno dell’ambasciata di Kiev a Tel Aviv, è stato un avvocato privato, Tomer Warsha. Secondo i media, la decisione della Corte esenta tutti i cittadini ucraini dall’ottenere un visto per l’ingresso in Israele, dove possono restare fino a tre mesi, così come era previsto prima dell’inizio del conflitto esploso a Kiev e dintorni. Le ultime stime diffuse il 28 giugno dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) rilevano che, dal 24 febbraio scorso, primo giorno di conflitto, le persone uscite dall’Ucraina sono state pari a 8.402.336. La maggior parte di loro (5.493.437) è andata nei Paesi europei, soprattutto in Polonia, dove ormai i rifugiati ucraini rasentano i 4.000.000. Le statistiche riscontrano anche ulteriori 8 milioni di persone sfollate all’interno dell’Ucraina, nonché 15,7 milioni di cittadini con urgente bisogno di protezione e assistenza umanitaria. Per loro, l’Unhcr ha organizzato la distribuzione di materiali come teloni, taniche e lampade solari, raggiungendo già oltre 10.000 famiglie.

Parte il Museo nazionale dell’italiano

5 Luglio 2022 - Roma - Sarà inaugurata domani, presso l’ex monastero della Santissima Concezione all’interno del complesso di Santa Maria Novella, una prima sezione del Museo nazionale dell’Italiano (Mundi). Due sale permetteranno di scoprire l’origine e l’evoluzione della nostra lingua, a partire da alcune iscrizioni provenienti dal Museo nazionale Romano, dal Parco archeologico di
Pompei e dal Museo delle Civiltà, passando dalle prime testimonianze in volgare come il “Placito capuano”, all’opera di Dante che fissa la lingua del “sì”, fino al manuale culinario di Pellegrino
Artusi. L’allestimento - che arriverà a coprire oltre 2mila metri quadri - spiega il rapporto dell’italiano di oggi con i dialetti e le minoranze linguistiche e la diffusione della lingua di Dante in tutto il mondo, veicolata dall’emigrazione e da un immaginario di simpatia che la lingua aggrega. Il progetto - finanziato dal Ministero della Cultura su impulso del ministro Dario Franceschini - è promosso dall’Accademia della Crusca, dall’Accademia dei Lincei, dall’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, dall’Associazione per la storia della lingua italiana e dalla Società Dante Alighieri. Si tratta di uno snodo fondamentale all’interno di un percorso avviato da tempo: nel 2003 venne organizzata dalla Società Dante Alighieri la grande mostra "Dove il sì suona", inaugurata agli Uffizi dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e replicata ancora oggi in diverse nazioni. Il Mundi sottolinea proprio il rapporto con il latino, lingua madre, ma nello stesso
tempo rimanda all’italiano come lingua del mondo. Il Comitato scientifico è coordinato da Luca Serianni ed è composto da Giuseppe Antonelli, Francesco Bruni, Michele Cortelazzo, Paolo D’Achille, Nicoletta Maraschio, Marco Mancini e Lucilla Pizzoli.

Morto don Sigurani: aveva guidato l’ufficio Migrantes della diocesi di Roma

4 Luglio 2022 - Roma - È morto don Pietro Sigurani, 86 anni dei quali 61 trascorsi come sacerdote. E' stato rettore a Sant’Eustachio dal 2012 al 2021; prima, dal 1975 al 2012, era stato parroco della Natività a via Gallia e aveva guidato l'Ufficio Migrantes della diocesi di Roma e Lazio. I funerali verranno celebrati mercoledì 6 luglio 2022, alle ore 18.30, nella chiesa di Sant’Andrea della Valle.

Viminale: finora oltre 144.838 profughi hanno raggiunto l’Italia

4 Luglio 2022 -
Roma - Sono 144.838 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina arrivate finora in Italia, 137.452 alla frontiera e 7.386 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Ne dà notizia il Viminale precisando che “rispetto al totale, 76.692 sono donne,22.748 uomini e 45.398 minori”. Le principali città di destinazione dichiarate all’ingresso in Italia sono sempre Milano, Roma, Napoli e Bologna.

Inps-Migrantes: Italia, Pensioni e Mobilità, Storie di partenze e di ritorni

4 Luglio 2022 - Roma - “Italia, pensioni e mobilità: storie di partenze e di ritorni”. Questo il tema del convegno che si è svolto oggi, lunedì 4 luglio, presso Palazzo Wedekind, organizzato da Inps e Fondazione Migrantes  con un confronto sul tema dei pensionati italiani all’estero. A introdurre i lavori è stato il Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che ha ricordato come i flussi migratori interessino ogni parte del mondo, incluso il nostro Paese, e che la scelta di emigrare non è più necessariamente legata alla necessità o al bisogno, ma può anche essere un’opzione derivante dal perseguire un interesse, un miglioramento della qualità di vita. L’Italia, ha sottolineato Tridico, oltre a disporre politiche di accoglienza, assiste alla partenza di lavoratori giovani e meno giovani, nonché di pensionati che spendono altrove il proprio trattamento pensionistico. Pertanto, dall’analisi dei pagamenti delle pensioni all’estero si possono trarre interessanti spunti di analisi sulle evoluzioni socioeconomiche nel nostro Paese. Rispetto ai fenomeni migratori rilevati, si evidenzia che il mondo delle pensioni Inps in questo momento si trova in una fase di transizione. I trattamenti corrisposti ai protagonisti dei flussi migratori del secolo scorso sono infatti in fase di diminuzione, specie in alcuni Paesi verso cui il flusso migratorio si è esaurito o fortemente limitato in epoca recente. Appare verosimile che tale situazione sia destinata a cambiare nei prossimi anni quando – man mano che i nuovi migranti raggiungeranno i requisiti di legge per l’accesso al pensionamento – anche da un punto di vista numerico le pensioni in regime internazionale e quelle in generale in pagamento all’estero aumenteranno in modo consistente. In prospettiva tali prestazioni non si potranno più considerare una categoria eccezionale o residuale rispetto alla pensione nazionale: si porranno semmai come una componente rilevante dell’universo pensionistico italiano. “Eravamo soliti dire – ha detto Delfina Licata, della Fondazione Migrantes, – che l’Italia contava uguale numero di immigrati soggiornanti nel Paese ed emigrati italiani all’estero. Questa affermazione, stando alle statistiche di oggi, non è più vera: oggi il numero di connazionali che hanno scelto l’estero come luogo di residenza è superiore a quello degli immigrati che risiedono regolarmente nella Penisola. L’unica Italia a crescere è, oggi, quella che mette radici all’estero. L’Italia è uno Stato in cui la popolazione autoctona tramonta inesorabilmente e la popolazione immigrata - complice la crisi economica, la pandemia, i divari territoriali e l’impossibilità di entrare legalmente - non cresce più”. Al 1° gennaio 2021, la comunità dei connazionali residenti all’estero è costituita da 5.652.080 unità, il 9,5% degli oltre 59,2 milioni di italiani residenti in Italia. Mentre l’Italia ha perso quasi 384 mila residenti sul suo territorio (dato ISTAT), ha registrato un aumento del 3% nell’ultimo anno di coloro che risiedono stabilmente all’estero. La mobilità degli italiani con la pandemia non si è arrestata, ma ha sicuramente subito un ridimensionamento che non riguarda, però, le nuove nascite all’estero da cittadini italiani, ma piuttosto le vere e proprie partenze: il numero dei connazionali che hanno materialmente lasciato il Paese recandosi all’estero da gennaio a dicembre 2020. In valore assoluto, si tratta di 109.528 italiani, -21.408 persone rispetto all’anno precedente. Nonostante la generale riduzione, le caratteristiche complessive restano invariate rispetto al 2020: si tratta, cioè, di una mobilità prevalentemente maschile, giovane (il 42,8% ha tra i 18 e i 34 anni, percentuale in rialzo di 2 punti rispetto all’anno precedente) e giovane adulta (il 23,1% ha tra i 35 e i 49 anni). I minori si attestano al 20,2%, confermando i dati delle rilevazioni passate. Degli oltre 109 mila connazionali che hanno spostato la loro residenza dall’Italia all’estero lungo il corso del 2020, il 78,7% lo ha fatto scegliendo l’Europa come continente. Lo scegliere una meta di destinazione vicina risponde a una “strategia di contenimento dei rischi”: non solo per prevenire la possibilità di contrarre il virus, ma per le condizioni del sistema sanitario del luogo prescelto e delle prescrizioni ivi adottate. Nel generale calo registrato nel numero delle partenze, pari a -16,3%, le diminuzioni maggiori si riscontrano per gli anziani (-28,7% nella classe di età 65-74 anni e -24,7% in quella 75-84 anni) e per i minori al di sotto dei 10 anni (-20,3%): nell’anno della pandemia, il “rischio” di uno spostamento è stato volutamente evitato dai profili più fragili. Se nell’ultimo anno l’aumento della popolazione AIRE è stato del 3%, questo dato diventa il 6,9% dal 2019, il 13,6% negli ultimi cinque anni, ben l’82% dal 2006, anno della prima edizione del Rapporto Italiani nel Mondo edito dalla Fondazione Migrantes. A inizio 2021 è ancora più evidente il processo di assottigliamento della differenza di genere iniziato già sedici anni fa quando le connazionali iscritte all’AIRE erano il 46,2% (1.435.150 in valore assoluto), per poi arrivare al 47,8% dieci anni fa nel 2011 (1.967.563 in valore assoluto). Attualmente si registrano 2.718.678 iscrizioni, il 48,1% del totale AIRE. Se i cittadini italiani residenti oltre confine negli ultimi sedici anni sono aumentati dell’82%, le donne in particolare lo hanno fatto dell’89,4%. Un processo che è, allo stesso tempo, di femminilizzazione e di familiarizzazione. A partire, infatti, sono sicuramente tante donne alla ricerca di realizzazione personale e professionale, ma vi sono anche tanti nuclei familiari con figli al seguito, legati o meno da matrimonio. Le donne italiane in mobilità si distinguono essenzialmente in tre profili: le vedove, che a volte rientrano per medio-lunghi periodi prima di fare ritorno all’estero (solitamente nello stesso paese in cui sono state emigrate per diversi anni oppure in nuovi paesi dove sono residenti figli e nipoti); le nonne, che raggiungo figlie, figli e nipoti; e le giovani/giovani adulte che partono da altamente qualificate o con titoli di studio medio-alti. Gabrieli Uselli, Direttore centrale Pensioni Inps, ha approfondito il tema delle pensioni liquidate alle donne, analizzando come si sia evoluta, nel tempo, la domanda di tutela previdenziale della migrante. Le donne, infatti, sono passate dall’essere, nella maggioranza dei casi, prive di forme di assicurazione, destinatarie solo di pensioni ai superstiti, al diventare un soggetto autonomo e indipendente che dà il via a vere e proprie catene migratorie al femminile. Le motivazioni sono principalmente quelle che spingono anche un uomo a partire: la prospettiva di una vita indipendente, un maggior benessere economico e una carriera professionale più gratificante. Oggi le donne emigrano quasi quanto gli uomini. Lo sviluppo di questo fenomeno si traduce nell’aumento delle pensioni di vecchiaia percepite dalle donne, rispetto al trend negativo di quelle ai superstiti. Secondo la Fondazione Migrantes, l’attuale fotografia della popolazione italiana residente all’estero è così costituita: su 5,6 milioni di iscritti il 45,5% ha tra i 18 e i 49 anni d’età (oltre 2,5 milioni), il 15% è minore (848 mila circa di cui il 6,8% ha meno di 10 anni) e il 20,3% ha più di 65 anni (oltre 1,1 milioni e di questi, il 10,7% cioè circa 600 mila, ha più di 75 anni). La longevità femminile appare in tutta la sua evidenza. Su 1.148.612 residenti italiani all’estero di età superiore ai 65 anni, il 52,2% sono donne; il 47,2% hanno 65-74 anni, il 31,6% si colloca nella fascia 75-84 anni. Il 21,2% supera gli 85. Dal 2006 al 2021 la presenza degli anziani italiani in mobilità è cresciuta del 91,5%. Le comunità più numerose si trovano in Argentina, Brasile, Svizzera e Germania. La storia dell’emigrazione italiana, unita al processo di longevità delle donne, porta a rintracciare alcuni paesi in cui il numero delle italiane è superiore a quello degli italiani. Questi paesi sono tutti collocati, e non è un caso, in America Latina: Argentina, Uruguay, Cile, Perù a cui segue il Sudafrica. La narrazione della recente mobilità condiziona anche il tema degli anziani, a volte resi ingiustamente protagonisti di un trend che ha avuto il suo culmine nel 2008 con oltre 9 mila partenze e che si è poi assestato sulle 6 mila unità. “Quello dei pensionati che decidono di emigrare all’estero è un tema di grande attualità. Questi – ha sottolineato Susanna Thomas, della Direzione Centrale Pensioni Inps – si possono suddividere in tre grandi categorie: gli immigrati che, conseguito il diritto a pensione, decidono di far ritorno nel loro Paese; i genitori di persone emigrate, che decidono di raggiungere i figli per aiutarli nella gestione dei nipoti o, più semplicemente, per evitare il senso di solitudine; infine chi lo fa per conseguire vantaggi economico–fiscali previsti da alcuni Paesi. A questi vanno poi aggiunti quei casi sporadici di cittadini che emigrano semplicemente perché cercano luoghi più esotici o maggiormente confortevoli rispetto alle personali esigenze. In questa sede, vengono analizzati i trend delle principali direttrici di emigrazione dei pensionati anche alla luce dell’introduzione di particolari elementi di favore nel trattamento fiscale della pensione”. Lo storico delle migrazioni, Toni Ricciardi, si è quindi soffermato sui principali paesi meta dei flussi migratori, confrontando le pensioni pagate dall’estero in Italia e le pensioni liquidate dall’Italia all’estero. I numeri delle pensioni e le somme di denaro erogate dall’estero in Italia – sebbene le cifre siano da ritenersi ben più alte di quelle ufficiali– confermano il processo migratorio che storicamente ha interessato la penisola. Non è un caso che i principali contributori esteri siano i paesi più attrattivi del secondo dopoguerra. In questa fase si sperimenta la cosiddetta emigrazione assistita e disciplinata dallo Stato, che trova nella stagione d’oro degli accordi di emigrazione la sua consacrazione massima. Cronologicamente, all’accordo con il Belgio del 1946, seguono quello con la Francia nel 1947 e quello con la Svizzera nel 1948, il più significativo del periodo, fino all’accordo del 1955 con l’allora Repubblica federale tedesca, che si inserisce nell’ampio ed articolato processo di integrazione europea. Non è un caso che le direttrici dell’epoca siano anche le stesse che oggi contribuiscono, in una sorta di rimborso postumo, ad accrescere il monte delle pensioni erogate dall’estero a cittadini e cittadine che hanno scelto di rientrare al momento della pensione (Belgio 97 milioni di euro, Francia 279 milioni, Germania 1,1 miliardi di euro, Svizzera 2 miliardi). Inoltre, in paesi specifici ritroviamo fasce sociali che, una volta maturato il diritto alla pensione, scelgono il rientro in Italia per numerose ragioni, tra le quali il differenziale del potere di acquisto (Svizzera e Germania). Se Germania e Svizzera sono i primi contributori in termini di erogazioni, nel caso svizzero, considerato il sistema pensionistico in vigore a partire dal 1986 (secondo pilastro contributivo), la cifra complessiva, con ogni probabilità, è almeno 2-3 volte superiore al monte complessivo. Infine, anche le pensioni erogate dall’Italia all’estero, in termini di monte complessivo, mostrano una mobilità in linea con un processo che si sta stratificando. “Operando un confronto con alcuni Paesi sul numero di pensioni che questi erogano nel nostro territorio e che al contrario l’Inps paga nel loro – ha evidenziato Daniele Russo, dirigente della Direzione Centrale Pensioni Inps – si è rilevato che i paesi che storicamente hanno rappresentato le mete privilegiate dei migranti italiani e che sono vicini ai luoghi di origine - come Germania, Francia, Svizzera, Belgio, ma anche Olanda e Austria - sono quelli che pagano un rilevante numero di pensioni in Italia, a coloro che conclusa l’esperienza lavorativa all’estero hanno deciso di far rientro nei nostri confini. Al contrario, nei paesi più lontani, come Australia, Stati Uniti e Canada, dove gli italiani migrati hanno preferito rimanere perché la lontananza ha contribuito a ridurre i legami con il nostro Paese, l’Inps registra un consistente numero di pensioni da pagare”. Le conclusioni sono state affidate al Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo Mons. Gian Carlo Perego che ha ribadito come siano importanti le occasioni di riflessione e di collaborazione tra enti che hanno il compito di accompagnare le persone. “Il nostro paese vive un momento molto delicato e saranno decisivi i passi che saranno compiuti alla luce della dinamica demografica che ci sta condizionando sempre di più e della strutturalità della mobilità, in uscita e in entrata, che condiziona i nostri territori. Per questo diventa essenziale l’analisi e la lettura di questo legame, rendendo ancora più marcata e ufficiale la collaborazione tra l’Inps e la Fondazione Migrantes attraverso una ricerca nazionale che viene annunciata oggi, aprendosi anche ad altre eventuali realtà nazionali ed estere. L’obiettivo è far emergere quanto il contributo dato, ieri come oggi, dalle lavoratrici e dai lavoratori italiani all’estero e dalle attuali pensionate e pensionati rientrati in Italia sia da sempre ricchezza fondamentale in alcune aree del nostro paese, a maggior ragione nel quadro socio-demografico di cui si è parlato. Così come ricchezza inestimabile è il lavoro oggi di cittadini di altre nazionalità che diventano o potrebbero diventare italiani in futuro, restando in Italia o ritornando nei loro luoghi di origine. Una nuova Italia non potrà che essere figlia della mobilità: giovani che scelgono l’Europa non solo per il lavoro, ma per scrivere una nuova storia familiare, una nuova partecipazione alla vita delle città, una democrazia da costruire e sperimentare”. È seguita poi una tavola rotonda su pandemia, guerra e movimenti migratori alla quale hanno partecipato Pasquale Tridico, presidente INPS, mons. Gian Carlo Perego, Presidente della Fondazione Migrantes, Giovanni Maria De Vita, consigliere del MAECI, e Gabrieli Uselli, Direttore centrale Pensioni Inps. Il convegno è stato moderato da Federico Luperi, giornalista ADNKronos.

Cei: domani sessione straordinaria del Consiglio Permanente

4 Luglio 2022 - Roma - Domani, Martedì 5 luglio, dalle ore 9.30, si svolgerà una sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente, in videoconferenza. Dopo l’Introduzione del Cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della Cei, i lavori prevedono la valutazione e l’approvazione del “testo di lavoro” per il secondo anno del Cammino sinodale, che sarà dedicato sempre all’ascolto. Il percorso italiano è, infatti, caratterizzato da tre fasi definite come “narrativa” (2021-2022; 2022-2023), “sapienziale” (2023-2024) e “profetica” (2025). Nel biennio della prima fase viene dato spazio, dunque, alle narrazioni, ai racconti e alle esperienze. Il discernimento sulle sintesi del primo anno di Cammino ha permesso di focalizzare l’ascolto del secondo anno lungo alcuni assi o “cantieri”: necessità di uno stile sinodale permanente, capacità di mettersi in ascolto dei “mondi” anche più distanti, corresponsabilità dei laici nella Chiesa e importanza di snellire le strutture materiali, pastorali e burocratiche.    

Migrantes: unica Italia a crescere è quella con radici estero

4 Luglio 2022 - Roma -  "Italia, pensioni e mobilità: storie di partenze e di ritorni". Questo il tema del convegno organizzato da Inps e Fondazione Migrantes in corso a Roma. "Eravamo soliti dire - ha detto Delfina Licata, della Fondazione Migrantes nel suo intervento - che l'Italia contava uguale numero di immigrati soggiornanti nel Paese ed emigrati italiani all'estero. Questa affermazione, stando alle statistiche di oggi, non è più vera: oggi il numero di connazionali che hanno scelto l'estero come luogo di residenza è superiore a quello degli immigrati che risiedono regolarmente nella Penisola. L'unica Italia a crescere è, oggi, quella che mette radici all'estero. L'Italia è uno Stato in cui la popolazione autoctona tramonta inesorabilmente e la popolazione immigrata - complice la crisi economica, la pandemia, i divari territoriali e l'impossibilità di entrare legalmente - non cresce più". Al 1° gennaio 2021, la comunità dei connazionali residenti all'estero è costituita da 5.652.080 unità, il 9,5% degli oltre 59,2 milioni di italiani residenti in Italia. Mentre l'Italia ha perso quasi 384 mila residenti sul suo territorio, ha registrato un aumento del 3% nell'ultimo anno di coloro che risiedono stabilmente all'estero. La mobilità degli italiani con la pandemia non si è arrestata, ma ha sicuramente subito un ridimensionamento che non riguarda, però, le nuove nascite all'estero da cittadini italiani, ma piuttosto le vere e proprie partenze: il numero dei connazionali che hanno materialmente lasciato il Paese recandosi all'estero da gennaio a dicembre 2020. In valore assoluto, si tratta di 109.528 italiani, -21.408 persone rispetto all'anno precedente. TU

Incendio campo nomadi Al Karama: “trovare una dignitosa sistemazione per chi vive lì”

4 Luglio 2022 -
Latina - “Auspichiamo che le forze dell’ordine e gli specialisti dei vigili del fuoco facciano quanto prima chiarezza sulle cause dell’incendio, che dalle prime ricostruzioni non ufficiali sembra partito dai terreni circostanti il campo Al Karama”. Lo ha dichiarato la diocesi di Latina in merito a quanto accaduto al campo nomadi Al Karama, a Borgo Montello, dove l’incendio di sabato ha distrutto le abitazioni e costretto all’evacuazione di coloro che vi abitano da anni: 87 persone in tutto, 28 sono bambini, per un totale di 18 nuclei familiari. Tra gli sfollati vi sono anche cinque donne incinte, e due di loro con la gravidanza a termine. La diocesi pontina sin da subito si è attivata per il supporto necessario. “Per questo – si legge in una nota –, ringraziamo i nostri operatori e volontari della Caritas diocesana e dell’Ufficio Migrantes, i quali coordinandosi con le Istituzioni pubbliche stanno fornendo agli sfollati per questi primi giorni i pasti, attraverso la nostra mensa cittadina di Latina, e ogni altra assistenza materiale”. “Analogo ringraziamento va alle Istituzioni pubbliche e al volontariato per quanto hanno fatto e faranno con professionalità per il soccorso e la sicurezza delle persone coinvolte nell’incendio. Tuttavia, trascorsa la prima fase emergenziale, deve tornare al centro della discussione, nelle sedi proprie, oltre che nel dibattito pubblico, il tema della sistemazione di queste famiglie, che da troppo vivono nel degrado nel campo Al Karama”. La diocesi ricorda che “attualmente queste persone sono sistemate nell’area Ex Rossi Sud, ma urge quanto prima un serio, concreto e valido progetto che punti alla loro integrazione, nel rispetto della loro tradizione e cultura”. “D’altronde, molti dei ‘residenti’ di Al Karama, lavorano con regolari contratti, specie nell’agricoltura, provvedendo così al sostentamento delle loro famiglie. La loro dignitosa sistemazione sarà un passo importante per il superamento di una condizione di emarginazione e di degrado che sconta anche il pregiudizio di tanti”.

Papa Francesco: a San Pietro celebra Messa per comunità congolese di Roma

3 Luglio 2022 - Città del Vaticano - Il Congo in San Pietro. Papa Francesco ha celebrato questa mattina, nella basilica di San Pietro, in Vaticano, una liturgia eucaristica con la comunità congolese in Italia. Con lui, tra i concelebranti, anche mons. Benoni Ambarus, vescovo ausiliare di Roma incaricato per la pastorale Migrantes e segretario della Commissione Cei per le migrazioni. Tra i sacerdoti presenti anche il direttore Migrantes di Roma, mons. Pierpaolo Felicolo. La basilica vaticana si è riempita di congolesi che hanno animato una liturgia eucaristica con canti  e balli etnici. Oggi il Papa avrebbe dovuto celebrare la Messa a Kinshasa, in Congo, ma ha rinviato il viaggio in Africa per problemi al ginocchio. In questi giorni in Africa il segretario di Stato, il card. Pietro Parolin. La celebrazione di questa mattina ha seguito il rito zairese con alcune particolarità rispetto al rito romano, proprie della cultura congolese, approvate dalla Santa Sede. Nell’omelia papa Francesco ha invitato i cristiani ad essere "missionari" e a non accontentarsi di "vivacchiare". "Se ci chiediamo qual è il nostro compito nel mondo, che cosa dobbiamo fare come Chiesa nella storia, la risposta del Vangelo è chiara: la missione. Andare in missione, portare l'annuncio, far sapere che Gesù è venuto dal Padre. Da cristiani - ha detto il Papa - non possiamo accontentarci di vivacchiare nella mediocrità, e questa è una malattia di tanti cristiani, anche noi abbiamo il pericolo di vivacchiare nella mediocrità, facendo i conti con le nostre opportunità e convenienze, vivendo alla giornata. No, siamo missionari di Gesù". Per la missione non serve "praticamente nulla: nessun bagaglio, nessuna sicurezza, nessun aiuto. Spesso pensiamo che le nostre iniziative ecclesiali non funzionino a dovere perché ci mancano strutture, ci mancano soldi, ci mancano mezzi: questo non è vero. La smentita - ha sottolineato il Papa - viene da Gesù stesso. Fratelli, sorelle, non confidiamo nelle ricchezze e non temiamo le nostre povertà, materiali e umane. Più siamo liberi e semplici, piccoli e umili, più lo Spirito Santo guida la missione e ci fa protagonisti delle sue meraviglie". I discepoli furono inviati da Gesù come missionari: "Non avevano fatto studi di teologia, eppure li manda", ha sottolineato Papa Francesco. (R.Iaria)

Mons. Perego: su Ius scholae non prevalgano polemiche ideologiche

3 Luglio 2022 - Roma - Lo ius scholae "è un tema da 15 anni, che è nato dal 'basso', dalla campagna nel 2011 di 19 Associazioni laiche e cattoliche e che attende un'attenzione trasversale delle forze politiche, perché alla base della cultura democratica, liberale e popolare". Lo ha detto mons. Gian Carlo Perego, presidente della commissione Cei per le migrazioni e della Fondazione Migrantes in una intervista pubblicata oggi sul quotidiano "La Stampa£ a firma di Domenico Agasso. "Questa modifica della legge sulla cittadinanza corrisponde all'attualità indiscutibile di una popolazione che sta mutando - dice - e, guarda al mondo dei 900.000 studenti, di cui il 65% è nato in Italia, favorisce il riconoscimento e la partecipazione alla vita del Paese delle seconde generazioni". L'alto prelato si augura "che le ragioni e la constatazione di una società profondamente diversa rispetto al passato prevalgano sulle polemiche di natura ideologica". Secondo il presule "la legge sullo Ius scholae viene interpretata con pregiudizi e parametri strumentali, identitari e non constatando invece lo stato delle generazioni di oggi e le proiezioni di quelle future". E poi snocciola i dati: "Un milione e quattrocentomila ragazzi, dei quali 900 mila alunni delle nostre scuole e gli altri che hanno più di 18 anni, aspettano legittimamente di poter chiedere di essere cittadini italiani". (R.Iaria)