Primo Piano
Card. Zuppi: “comunione e missione sono le parole che sento nel cuore”

CEI: Matteo Maria Zuppi è il nuovo Presidente
Genova: parte progetto di Helpcode per i profughi
Roma - Sostenere bambine e bambini, ragazze e ragazzi ucraini rifugiati, nel loro inserimento sociale e scolastico; supportare le loro famiglie nel percorso di integrazione sul territorio di Genova; ma anche, parallelamente, sensibilizzare e accompagnare la comunità locale nell’accoglienza dei nuclei familiari provenienti dall’Ucraina. Sono gli obiettivi del progetto “Pace – Percorsi di accoglienza comunitaria nei contesti educativi”, che Helpcode promuove sul territorio genovese, dove sono circa 3.000 le persone accolte fino a oggi, per un totale di 262 nuclei familiari, inclusi 332 minori. Il progetto coprirà tre settimane (fino al 10 giugno) nell’Istituto comprensivo Teglia, a Genova. Le attività proseguiranno anche dopo la chiusura dell’anno scolastico, attraverso i centri estivi che l’organizzazione realizza. I centri estivi accoglieranno laboratori ludicoeducativi messi in campo dagli operatori di Helpcode e saranno gratuiti per tutti i bambini ucraini rifugiati. Gli interventi degli operatori di Helpcode si concentrano sulla dimensione ludica ed espressiva, fornendo una prospettiva di educazione non formale complementare a quella dell’istituzione scolastica. Il progetto “Pace” prevede una serie di attività pensate per tutti i target di beneficiari: bambini in età scolare, ragazzi, genitori.
Momento clou del progetto sono le “Giornate accoglienti”, un incontro per la reciproca conoscenza e la realizzazione di attività condivise tra le famiglie rifugiate e la cittadinanza del territorio.
GMCS: saper ascoltare la vita degli altri: di qui passa un nuovo annuncio
Roma - Ascoltate, è l’invito del Papa, ascoltate in profondità. Aprite le orecchie prima di aprire la bocca; farete un’esperienza capace di catturarvi a tal punto che l’ascolto vi sazierà, e scoprirete di non avere più molto di davvero importante da dire. L’ascolto è al centro del Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali numero 56, in calendario domenica prossima. Profeti, apostoli, padri della Chiesa, lo stesso Gesù invitano innanzitutto ad ascoltare, e ad ascoltare con il cuore prima che con le orecchie. Le riflessioni del Papa sono tutte pertinenti, ma a noi spetta compiere un passo oltre, per riconoscere come il materialismo abbia, per primo, compreso quanto sia importante ascoltare.
Mentre tutti ci affannavamo a cercare le 'parole giuste' per comunicare, per annunciare il Vangelo, per convincere, il Mercato ascoltava, lui sì, in profondità. Individuava le paure e i desideri più reconditi e li tramutava in merce. Lo stesso ascolto faceva questa triste fine: gli ascolti, l’audience, stabiliscono il destino di una trasmissione, di un prodotto, di tutto: dall’uomo di spettacolo al politico. Monetizzato, il dono dell’ascolto si tramuta in audience. I like altro non sono che un diverso nome dell’ascolto al soldo del Mercato. E triste sarebbe cadere nel tranello, e decretare il 'successo' di questa o quella esperienza di Chiesa sulla base degli 'ascolti'.
A volte sentiamo uomini e donne di Chiesa lamentarsi di un mondo che 'non ci ascolta'. Cattivo, questo mondo sordo alle nostre parole alate. Ma il mondo, forse, potrebbe allo stesso modo, lamentarsi di una Chiesa che 'non mi ascolta'. Chi ascolta chi? Com’è possibile un dialogo tra chi anela a essere ascoltato, ma non sa o non vuole ascoltare?
C’è chi ritiene che l’ascolto sia superfluo perché 'basta la Parola di Dio'... come se Dio non fosse il Dio dell’ascolto, un autentico fuoriclasse nell’arte di ascoltare. E c’è soprattutto chi investe enormi energie nell’affinare tecniche ed escogitare trucchi al fine di farsi ascoltare, senza dedicare un centesimo delle stesse energie nell’arte dell’ascolto. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda dell’amore. Desideriamo immensamente essere amati ed elaboriamo strategie complesse per renderci amabili. Ma sui modi migliori, autentici e liberanti di amare investiamo molto di meno. Sorge il sospetto che ascolto e amore vadano a braccetto. Che ascolto sarà mai quello di persone per le quali non nutriamo alcun interesse? Persone che riteniamo non abbiano niente di importante da dire perché troppo vuote, troppo diverse, troppo lontane? Persone che ci sono indifferenti, indegne di ascolto?
C’è anche chi considera l’ascolto come un semplice strumento in funzione dell’annuncio della Parola di Dio: in sé, l’ascolto non avrebbe valore. E mentre distrattamente ascolta, la mente già elabora strategie comunicative per conquistare persone o situazioni. Niente di più sbagliato. In realtà l’ascolto è già di per sé un atto ecclesiale. È annuncio del Vangelo. Lo è, se ascoltiamo come Gesù ascoltava ieri e ascolterebbe oggi. L’apostolo, laico o presbìtero, è chiamato a prolungare la presenza di Gesù quaggiù. A replicarne i gesti, le parole e... i silenzi. Ascoltare come farebbe Gesù è già un modo di annunciare il Vangelo. Chi si sente ascoltato, ma sul serio, avverte l’amore di chi lo ascolta. Quell’amore è l’amore di Gesù che lentamente si deposita sull’anima e la libera. Ascoltiamo, dunque, senza troppo preoccuparci di trovare subito le 'parole giuste'. L’ascolto può essere rumorosissimo più di mille parole. (Umbero Folena).
Card. Bassetti:: “Chiesa sa disturbare i governanti”
“Casa mia è il paradiso”: vite di migranti di ritorno
Niamey - Jules non ha timore ad affermarlo: 29 anni di età e di mestiere calciatore. Jules, lascia nel suo Camerun due figlie e la loro madre per andare a scoprire altri terreni di gioco più appetibili. Non riesce a passare però l’Algeria e lì si ferma per un paio d’anni lavorando a cottimo nei cantieri di Oran e in quelli della capitale. Arrestato per strada dalla polizia è mandato a Tamarrasset e poi espulso alla frontiera col Niger. Raggiunge la capitale grazie al buon cuore di un camionista che commercia cipolle da esportazione. Dell’avventura in Algeria e del viaggio ricorda soprattutto la violenza e il razzismo. Arriva alla conclusione che solo a «casa sua c’è il paradiso». Paul, anche lui originario del Camerun: 19 anni di età e di mestiere è, a sua volta, calciatore. Sogna l’Europa e l’Italia in particolare. Dopo aver giocato nella vicina Guinea Equatoriale, pensava di poter spiccare il salto continentale. Ha lavorato per qualche mese a Tripoli, in Libia, per poi essere arrestato, detenuto e picchiato, come migliaia di altri migranti, in un campo tenuto da libici. Ha continuato a rifiutarsi di chiamare per telefono la sua famiglia per chiedere i soldi del riscatto e, per grazia divina – dice lui – è riuscito a scappare dall’inferno. Compie il viaggio a ritroso verso il Niger e, nell’attesa del ritorno al comune Paese d’origine si conosce con Jules e, assieme, giocano i supplementari. Darius, liberiano di nascita, ha conosciuto l’esilio in Ghana per dieci anni, assieme a migliaia di compatrioti. Tornato al suo Paese riparte e la vita diventa una cartina geografica che si sposta a seconda delle circostanze del momento. Opera il balzo migratorio in Senegal e poi in Mauritania per arrivare in Marocco. Infine, si ritrova suo malgrado in Algeria e da lì, come tradizione, viene deportato e poi espulso, spinto oltre la frontiera col Niger. Lui e la sua compagna Esther, originaria della Sierra Leone, che voleva raggiungere la Spagna e aveva pagato il solito 'passeur', si erano incontrati in Mauritania. Avevano fatto credere alla donna che quell’altro lembo d’Africa era la Spagna promessa... Vedendo le persone piuttosto bianche di pelle e ben vestite nella capitale Nouakchott lei per qualche momento lo aveva anche creduto. Finché, Darius, incontrato perché comprava i pesci che lei aveva cominciato a vendere su una spiaggia, le aveva spiegato dove si trovava in realtà. Entrambi a Niamey, in attesa del ritorno in Liberia, hanno messo al mondo un figlio in Algeria, l’hanno chiamato Emmanuel, 'Dio dom noi'. Dio viaggia con loro, perché il paradiso non è lontano. (Mauro Armanino - Avvenire)
Italiani in Gran Bretagna: le Missioni Cattoliche Italiane su Radio Mater
Milano - Domani, martedì 24 maggio 2022, andrà in onda l’ottava puntata de «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro». La trasmissione - in diretta su Radio Mater dalle ore 17.30 alle ore 18.30, l’ultimo martedì di ogni mese - presenta alcune Missioni cattoliche italiane, soprattutto europee. Esse, sono animate da circa 700 operatori (laici/laiche consacrati e non, sacerdoti diocesani e religiosi, suore). Lo spazio radiofonico di maggio ospiterà - collegato da Londra - don Antonio Serra, delegato della Comunità cattolica italiana in Inghilterra e Galles; Chiara Aletti, collaboratrice in una parrocchia inglese; Salvatore La Barbera, nominato dalla diocesi, cappellano laico in una scuola cattolica. Dialogheranno con Massimo Pavanello, sacerdote della diocesi di Milano, ideatore e conduttore della rubrica. La trasmissione si avvale della consulenza della Fondazione Migrantes.
Radio Mater si può ascoltare - in Italia - attraverso la radio (sia in Fm sia in Dab) o la televisione (Digitale terrestre - Canale 403). In tutto il mondo, scaricando all’indirizzo internet https://www.radiomater.org/it/streaming.htm
Migrantes Roma: torna la Festa dei Popoli
Migranti a Casablanca
Sarà Santo mons. Giovanni Battista Scalabrini
Papa Francesco: “chiediamo la pace per i responsabili delle nazioni”
Vi lascio la Pace
Mci in Europa: su Radio Mater la testimonianza dell’Inghilterra
L’Accademia di cibersicurezza aiuta i profughi a trovare lavoro
Un futuro diverso per i profughi ucraini passa anche da un’opportunità di lavoro concreta. Ed è quella che sta offrendo Giuseppe Mocerino, presidente di Netgroup, multinazionale italiana specializzata in Cybersecurity, con la collaborazione della Chiesa Cattolica Ucraina di Santa Sofia a Roma. Mocerino dal 2015 ha creato un Academy, un percorso di formazione gratuito e online, volto all’inserimento concreto nella sua azienda. E adesso ha promosso il medesimo percorso per chi è in Italia a causa del conflitto e vuole provare a rimettersi in piedi. «L’Academy – spiega Mocerino – nasce secondo un principio semplice che è dare una speranza. Il nostro è un percorso iniziato nel 2015 e che finora ha coinvolto oltre 4000 persone». Questo il numero dei selezionati per iniziare le lezioni online gratuite dal 2015 ad oggi. «Di questi 4000, un migliaio ha partecipato all’Accademy. Oggi dei mille dipendenti di Netgroup, 400 sono stati assunti al termine dell’Academy. Noi non rilasciamo un attestato di partecipazione ma apriamo una porta diretta per entrare nel mondo del lavoro e abbiamo pensato che questo stesso criterio potesse essere adottato per dare una mano a chi sta vivendo nel nostro Paese per necessità, a causa della guerra». Le selezioni si sono aperte da poco e il corso non è ancora iniziato. «Netgroup – commenta don Marco Yaroslav Semehen, presidente dell’associazione religiosa Santa Sofia e rettore della Basilica di Santa Sofia per i fedeli cattolici u- craini – ci ha cercato, abbiamo scambiato idee e informazioni e quella collaborazione che speriamo dia frutto per aiutare le persone a fare un percorso professionale e trovare un lavoro. È ancora presto per loro, non sanno se resteranno o torneranno in Ucraina e c’è un grande punto interrogativo sul loro futuro. Alcuni rimarranno quasi certamente, perché purtroppo nessuno li attende nel loro Paese, hanno perso anche gli affetti, non solo le case o un’occupazione. Intanto questa può rappresentare una buona opportunità di inserimento». Tutti i profughi ucraini in Italia possono candidarsi per frequentare, in forma gratuita, l’Academy speciale. Non ci sono vincoli di età. Unica richiesta è una minima conoscenza informatica. Verranno selezionati 20 partecipanti e le lezioni, che avranno una durata di un mese e mezzo, si terranno online e in lingua inglese. L’ambito formativo è quello della Cybersecurity e ai più meritevoli, al termine del percorso, verrà offerto un contratto di lavoro. «Nelle nostre selezioni abbiamo spesso scelto aree non semplici, come Scampia, ad esempio, mettendo insieme disoccupati over 50 e ragazzi al primo impiego, con grandi risultati, perché l’esperienza si univa all’entusiasmo dell’età. San Francesco d’Assisi – conclude Mocerino – diceva: 'quello che fai rimarrà per te tutta la vita'. È la nostra etica. La crescita di un’azienda non si misura solo in euro ma in termini di sviluppo delle sue risorse umane. Esiste un’etica del valore». (Marina Luzzi - Avvenire)
Idmc e Nrc: record negativo di sfollati interni nell’anno 2021
Ginevra - Conflitti e disastri naturali hanno costretto decine di milioni di persone ad abbandonare le loro case l’anno scorso, rimanendo comunque nei rispettivi Paesi, con un conseguente forte aumento del numero di sfollati interni che a livello mondiale ha sfiorato la soglia dei 60 milioni: è quanto emerge da un rapporto congiunto delle Ong Internal Displacement Monitoring Centre (Idmc) e Norwegian Refugee Council (Nrc). Secondo le due Ong, nel 2021 gli sfollati interni sono stati circa 59,1 milioni: un record storico negativo che quasi sicuramente sarà battuto di nuovo quest’anno a causa dell’invasione russa dell’Ucraina.
Disastri, inclusi quelli meteorologici come cicloni e inondazioni in Asia, così come protratti conflitti in luoghi come in Siria, Afghanistan ed Etiopia sono i fattori che spiegano l’altissimo numero di nuovi sfollati l’anno scorso. «Il mondo sta cadendo a pezzi, troppi Paesi stanno cadendo a pezzi», ha dichiarato Jan Egeland, segretario generale Norwegian Refugee Council. In totale 59,1 milioni vivono in condizione di sfollati, mentre nel 2020 erano 55 milioni. I Paesi con il più alto numero di sfollati interni nel 2021 erano la Siria, la Repubblica democratica del Congo, la Colombia, l’Afghanistan e lo Yemen. Il rapporto evidenzia un drammatico indice di come vi sia una «mancanza di abilità nella prevenzione dei conflitti e nella risoluzione dei conflitti ». E il conflitto in Ucraina non farà altro che che dirottare diversi gran parte dei fondi destinati ad aiuti umanitari a vantaggio dei rifugiati ucraini.
Vangelo Migrante: VI domenica di Pasqua | Vangelo (Gv 14,23-29)
Eurostat: aumentano gli immigrati illegalmente presenti nell’Ue, cala il numero dei rimpatri
Corridoi umanitari: S. Egidio, arrivati oggi 35 rifugiati dalle guerre dimenticate
Cei: da lunedì l’Assemblea generale della Cei
Roma - Da lunedì i vescovi italiani si ritroveranno a Roma per l’Assemblea generale della Cei che si svolgerà fino al 27 maggio. Durante l’appuntamento il cardinale Gualtiero Bassetti concluderà il suo quinquennio da presidente della Cei. Per la scelta del successore, lo statuto della Cei riformato nel 2014 prevede che «in considerazione dei particolari vincoli dell’episcopato d’Italia con il Papa, vescovo di Roma, la nomina del presidente della Conferenza è riservata al Sommo Pontefice, su proposta dell’Assemblea generale che elegge, a maggioranza assoluta, una terna di vescovi diocesani». Nel corso dell’Assemblea sarà votata la terna. E verrà anche eletto uno dei tre vice-presidenti della Cei, quello per l’Italia meridionale, poiché il vescovo Antonino Raspanti termina l’incarico. Per quanto attiene al segretario generale, che deve essere un vescovo, lo statuto Cei stabilisce che sia «nominato dal Sommo Pontefice su proposta della Presidenza, sentito il Consiglio episcopale permanente».