Primo Piano

GMMR: le iniziative delle diocesi di Tivoli e Palestrina

12 Settembre 2022 -
Tivoli - Il prossimo 25 settembre si celebra la 108ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato dal tema “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati”. Il direttore dell’Ufficio Migrantes delle diocesi di Tivoli e di Palestrina, don Denis Kibangu Malonda, annuncia il programma delle celebrazioni presso la parrocchia di Santa Maria Goretti in Villalba di Guidonia. La giornata si apre alle 11 con la Messa, seguono alle 13 il pranzo multietnico con animazione musicale e, dalle 16 alle 17.30, un momento culturale.

Cei: il 14 adorazioni eucaristiche in tutta Italia per la pace in Ucraina

12 Settembre 2022 - Roma - Adorazioni eucaristiche in tutta Italia per la pace in Ucraina. A lanciare la giornata di preghiera e spiritualità è la Cei, che aderisce all’iniziativa lanciata dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). La Conferenza episcopale italiana infatti partecipa al gesto comunitario di solidarietà per l’Ucraina con un momento di adorazione eucaristica che si terrà nel pomeriggio del 14 settembre. Nelle parrocchie e nelle diocesi di tutta Italia si invocherà dunque il dono della pace per l’Ucraina, terra martoriata da una guerra che dura ormai da quasi duecento giorni, da quel 24 febbraio in cui le armate russe hanno invaso il Paese. A Milano l’adorazione verrà fatta slittare al 17 settembre, per farla coincidere con il Vespero di inizio del Triduo del Santo Chiodo, presieduto dall’arcivescovo Mario Delpini con il rito della “Nivola”. Per il vicariato di Bologna Centro, l’adorazione si svolgerà il 14 nella chiesa del Santissimo Salvatore, alle 19. Adorazioni analoghe saranno in molte altre diocesi. «In questo giorno in cui la liturgia della Chiesa celebra la festa dell’Esaltazione della Santa Croce, ci uniamo con tutte le Chiese d’Europa per implorare da Dio il dono di una pace duratura nel nostro continente. In modo particolare, vogliamo pregare per il popolo ucraino perché sia liberato dal flagello della guerra e dell’odio», sono le parole della preghiera contenuta nel sussidio preparato per l’occasione dall’Ufficio liturgico nazionale e scaricabile online. Nel corso dell’assemblea i fedeli leggeranno anche una preghiera di papa Francesco: «Signore Dio di pace, ascolta la nostra supplica! Abbiamo provato tante volte e per tanti anni a risolvere i nostri conflitti con le nostre forze e anche con le nostre armi; tanti momenti di ostilità e di oscurità; tanto sangue versato; tante vite spezzate; tante speranze seppellite… Ma i nostri sforzi sono stati vani. Ora, Signore, aiutaci Tu! Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace, guidaci Tu verso la pace. Apri i nostri occhi – esorta papa Francesco – e i nostri cuori e donaci il coraggio di dire: “mai più la guerra!”; “con la guerra tutto è distrutto!”. Infondi in noi il coraggio di compiere gesti concreti per costruire la pace. Signore, Dio di Abramo e dei Profeti, Dio Amore che ci hai creati e ci chiami a vivere da fratelli, donaci la forza per essere ogni giorno artigiani della pace; donaci la capacità di guardare con benevolenza tutti i fratelli che incontriamo sul nostro cammino». Il Papa invita ad «ascoltare il grido dei nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono. Tieni accesa in noi la fiamma della speranza per compiere con paziente perseveranza scelte di dialogo e di riconciliazione, perché vinca finalmente la pace. E che dal cuore di ogni uomo siano bandite queste parole: divisione, odio, guerra! Signore, disarma la lingua e le mani, rinnova i cuori e le menti, perché la parola che ci fa incontrare sia sempre “fratello”, e lo stile della nostra vita diventi: shalom, pace, salam! Amen». (L.Liv. Avvenire)

La Domenica del Papa: alla ricerca di ciò che manca

12 Settembre 2022 - Città del vaticano - La pecora smarrita, il soldo perduto, il figlio prodigo, sono le tre parabole che troviamo nel Vangelo di ieri, domenica 11 settembre, e che hanno degli elementi chiave comuni: la debolezza del cristiano, la misericordia del Padre, e la gioia di un Dio che agisce nella storia dell’uomo: “vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti, i quali non hanno bisogno di conversione”, leggiamo in Luca. Peccato e perdono: Mosè, la prima lettura, chiede perdono per il popolo che ha costruito il vitello d’oro; Paolo scrive a Timoteo, seconda lettura, per ricordare che Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori; ma è nel Vangelo che Gesù mostra il volto di un Dio che “non esclude nessuno, tutti desidera al suo banchetto, perché tutti ama come figli, nessuno escluso”, afferma il Papa all’Angelus, per il quale le tre parabole “riassumono il cuore del Vangelo: Dio è Padre e ci viene a cercare ogni volta che siamo perduti”. Interessante notare che queste tre parabole Gesù le pronuncia parlando con pubblicani e peccatori, mentre, nello stesso tempo, è oggetto delle “mormorazioni” di scribi e farisei, cioè i maestri della legge, che disapprovano, scandalizzati, la prassi di incontrare persone di cattiva reputazione; “costui accoglie i peccatori e mangia con loro”. Anche scribi e farisei non negano l’accoglienza a chi si è pentito, ma la diversità di Gesù sta proprio nel fatto che egli esprime amicizia, affetto ancora prima del loro pentimento: il primo sentimento non è il giudizio, ma l’accoglienza. Le tre parabole hanno un aspetto comune, dice il Papa, ovvero “l’inquietudine per la mancanza”: della pecora, ma ne ha altre novantanove; della moneta, ma ne ha altre; del figlio partito, ma a casa c’è il fratello maggiore. Invece nel cuore del pastore, della donna, del padre “c’è l’inquietudine per quello che manca: la pecora, la moneta, il figlio che è andato via. Chi ama si preoccupa di chi manca, ha nostalgia di chi è assente, cerca chi è smarrito, attende chi si è allontanato”. Questa è l’inquietudine di Dio, la misericordia di Dio, che arriva là dove non arrivano gli uomini con il loro perdono; arriva ancora prima, perché sa cosa c’è nel cuore di ogni uomo. Forse siamo un po’ come quel figlio maggiore che si sente messo da parte nel momento in cui ritorna il fratello e non siamo capaci di gioire. Come scribi e farisei giudichiamo ingiusto “sederci a tavola con il peccatore”. Dio invece gioisce quando ritrova ciò che era perduto: il pastore riporta nell’ovile la pecora tenendola sulle spalle; la donna spazza tutta la casa per ritrovare la moneta e vuole far festa con le vicine; il padre stravolge la vita della casa per quel figlio che torna. Dio, dice il Papa, “non è tranquillo se ci allontaniamo da lui, è addolorato, freme nell’intimo e si mette in movimento per venirci a cercare […] non calcola le perdite e i rischi, ha un cuore di padre e di madre, e soffre per la mancanza dei figli amati”. Questa stessa inquietudine Francesco chiede anche di farla nostra, quando guardiamo chi si è allontanato dalla vita cristiana. “Chi manca nelle nostre comunità - ha domandato il papa - ci manca davvero? Oppure stiamo bene tra di noi, tranquilli e beati nei nostri gruppi, senza nutrire compassione per chi è lontano?”. Ecco, allora, l’invito a riflettere sulle nostre relazioni: “prego per chi non crede, per chi è lontano? Attiriamo i distanti attraverso lo stile di Dio, che è vicinanza, compassione e tenerezza? Pensiamo a qualche persona che conosciamo, che sta accanto a noi e che magari non ha mai sentito nessuno che le dica: ‘Sai? Tu sei importante per Dio’”. Angelus alla vigilia del viaggio in Kazakistan, 13 al 15 settembre, per prendere parte al Congresso dei leaders delle religioni mondiali e tradizionali. “Occasione per incontrare tanti rappresentanti religiosi e dialogare da fratelli, animati dal comune desiderio di pace, di cui il nostro mondo è assetato”. Non ci sarà, però, il Patriarca di Mosca Kirill, incontro prima annunciato e poi da lui cancellato a causa del conflitto in Ucraina. Il Papa chiede di pregare, e ricorda la presenza del cardinale Konrad Krajewski, prefetto del dicastero per la carità, visita per “testimoniare concretamente la vicinanza del Papa e della Chiesa”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Migrantes: da oggi a Frascati il convegno di pastorale con i rom e sinti 

9 Settembre 2022 -
Roma – “Costruiamo il futuro con i rom e sinti”: questo il tema del convegno di pastorale con i rom e sinti che si svolgerà – su iniziativa della Fondazione Migrantes – a Frascati da oggi a domenica 11 settembre.
L’incontro – che sarà aperto dal direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis – prevede testimonianze, momenti di confronto e di preghiera oltre che alcune relazioni sulla pastorale con i rom e sinti.

Mci Gran Bretagna: il cordoglio per la morte della Regina Elisabetta

9 Settembre 2022 -

Londra - La storia si è fermata per un momento, ha trattenuto il respiro per poi riprendere il suo percorso. E’ questa la sensazione che gli abitanti del Regno Unito hanno avuto nel pomeriggio dell’otto settembre 2022 quando Buckingham Palace comunica: “La Regina è deceduta serenamente questo pomeriggio presso Balmoral”. 

La morte della Regina Elisabetta II, lascia un vuoto incommensurabile nel cuore dell’intero Regno Unito, dei 14 Regni del Commonwealth e certamente nel cuore di tante persone di ogni Nazione e di ogni credo che ne ammiravano la sua rettitudine morale, la sua determinazione, la sua eleganza, la sua riservatezza e, per noi cristiani, soprattutto la sua fede.

La Regina Elisabetta II, oltre ad essere la figura istituzionale più alta del Paese è stata per tutti i suoi sudditi il cardine, il punto fermo in mezzo agli umori instabili della politica e ai molteplici e rapidi cambiamenti epocali di questi ultimi settant’anni. 

La sua vita è stata e rimane un grande esempio di dedizione e di servizio per il bene comune. Si può affermare con certezza che la promessa fatta nel 1947 al compimento del suo ventunesimo compleanno - “Dichiaro davanti a voi tutti che tutta la mia vita, lunga o breve che sia, sarà dedicata al vostro servizio”. - è stata ampiamente mantenuta.

 Sin dallo Scisma dalla Chiesa Cattolica voluto da Enrico VIII, tra i titoli posseduti dal regnante del Regno Unito vi è anche quello di Fidei Defensor, Difensore della Fede e Capo della Chiesa nella Gran Bretagna. In Elisabetta questo titolo non è rimasto sulla carta. La fede, infatti, è stata una caratteristica costante del suo Regno e negli ultimi vent’anni ne ha parlato sempre di più, diventando una "missionaria" per il cristianesimo, così come l’ha definita l'ex editore di The Tablet, Catherine Pepinster.

Anche il Cardinale di Westminster Vincent Nichols nel suo messaggio di cordoglio, ha messo in evidenza che “la fede cristiana era impressa in ogni giorno della sua vita e in ogni attività”. Nel suo messaggio di Natale al termine del Millennio Elisabetta ha dichiarato: “Per molti di noi, le nostre credenze sono di fondamentale importanza. Per me gli insegnamenti di Cristo e la mia personale responsabilità davanti a Dio forniscono una cornice entro la quale io cerco di condurre la mia vita. Io, come tanti di voi, hanno ottenuto grande conforto in tempi difficili dalle parole e dall’esempio di Cristo”. Uno dei suoi stretti collaboratori ha dichiarato: “Ogni sua decisione era informata dalla fede”.

La Regina era fermamente convinta che la Chiesa, intrecciata nel tessuto del Paese, avesse contribuito a costruire una società migliore”.

Da un punto di vista più privato e personale, la Regina Elisabetta ha sempre avuto una fede profonda. Ogni domenica, ovunque si trovasse - inclusa la cappella privata a Windsor, nella Chiesa di Santa Maria Maddalena a Sandringham, nella Crathie Kirk nella residenza scozzese di Balmoral - partecipava alla santa Messa. Racconta uno dei suoi ex cappellani reali, Robin Woods, che quando nel 1966 le venne presentato per l’approvazione un nuovo libro di preghiere per la Church of England, la Regina disse: “Non dovrei approvare qualcosa che cambierà la liturgia almeno non prima di averci pregato su”.

Al di là del suo ruolo ufficiale di “Difensore della Fede e Supremo Governatore della Chiesa di Inghilterra”, sancito nel Prefazio di uno dei documenti fondativi della Church of England, Elisabetta II ha sempre accolto con favore nel suo Regno anche le altre fedi. In un discorso tenuto ad Incontro interreligioso presso il Palazzo Lameth, il 15 Febbraio 2012, la Regina disse: “La fede gioca un ruolo chiave nell'identità di milioni di persone, fornendo non solo un sistema di credenze ma anche un senso di appartenenza. Può fungere da stimolo per l'azione sociale. In effetti, i gruppi religiosi hanno una storia di orgoglio nell'aiutare i più bisognosi, inclusi i malati, gli anziani, i soli e gli svantaggiati. Ci ricordano le responsabilità che abbiamo al di là di noi stessi”.

La numerosa Comunità Italiana presente nel Regno Unito partecipa in prima persona al cordoglio per la morte di una donna, di una moglie, di una madre, di una governante che non ha avuto, e probabilmente non avrà eguali nella Storia. Dopo 70 anni di Regno Elisabetta II cede il trono a suo Figlio, Re Carlo III, ma l’eredità che lascia dietro di sé è così profonda che la Storia non potrà fare a meno di soffermarsi con orgoglio per ammirare una delle figure più sublimi che abbiano attraversato e intessuto la trama di cui essa è composta. (don Antonio Serra - Coordinatore Nazionale della Missioni Cattoliche Italiane in UK)

Papa Francesco: Elisabetta II è stata “esempio di devozione al dovere”

9 Settembre 2022 -
Città del Vaticano - “Profondamente rattristato dalla notizia della morte di Sua Maestà la Regina Elisabetta II, porgo sentite condoglianze a Vostra Maestà, ai membri della Famiglia Reale, al popolo del Regno Unito e del Commonwealth”. Lo scrive Papa Francesco in un telegramma indirizzato a Carlo III, nuovo re d’Inghilterra. La Regina Elisabetta è morta ieri all'età di 96 anni, dopo 70 anni di regno. I funerali solenni tra dieci giorni. “Mi unisco volentieri a tutti coloro che la piangono – prosegue il Papa – pregando per l’eterno riposo della defunta Regina e rendendo omaggio alla sua vita di instancabile servizio al bene della Nazione e del Commonwealth, al suo esempio di devozione al dovere, alla sua ferma testimonianza di fede in Gesù Cristo e alla sua ferma speranza nelle sue promesse”. “Affidando la sua nobile anima alla bontà misericordiosa del nostro Padre Celeste – conclude il Papa – assicuro a Vostra Maestà le mie preghiere affinché Dio Onnipotente vi sostenga con la sua grazia incrollabile mentre assumete ora le vostre alte responsabilità di Re. Su di Lei e su tutti coloro che custodiscono la memoria della Sua defunta madre, invoco l’abbondanza delle benedizioni divine come pegno di conforto e forza nel Signore”. Folla, lacrime e fiori da ieri sera davanti a Buckingham Palace e messaggi di cordoglio da tutto il mondo, dalla politica allo spettacolo. “Una figura di eccezionale rilievo entra nella storia. Se ne ricorderà l’autorevole saggezza e l’altissimo senso di responsabilità, espresso soprattutto nella generosità di spirito con la quale la Sovrana ha consacrato la sua lunga vita al servizio dei cittadini britannici e della più ampia famiglia del Commonwealth. Nel corso di sette decenni ha rappresentato per milioni di donne e uomini un esempio di dedizione, mantenendo uno sguardo sempre rivolto al futuro e alle esigenze dei tempi che ha attraversato”, ha scritto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio di cordoglio a Carlo d’Inghilterra: “Il popolo italiano e i suoi rappresentanti istituzionali che hanno avuto l’onore di incontrare la Regina Elisabetta II ne hanno potuto ammirare la straordinaria levatura e l’ineguagliabile personalità”, ha aggiunto il Capo dello Stato che ha voluto esprimere “a Vostra Maestà, alla famiglia reale e a tutti i cittadini del Regno Unito le più sentite condoglianze della Repubblica Italiana e mie personali”. “Con sentimenti di intensa partecipazione al lutto della famiglia reale e del Regno Unito, rinnovo le espressioni del profondo cordoglio dell’Italia ed esprimo – ha concluso Mattarella – fervidi voti augurali per l’inizio del regno di Vostra Maestà”.  Il nuovo re è Carlo.

Vangelo Migrante: XXIV Domenica del Tempo Ordinario | Vangelo (Lc 15,1-32)

8 Settembre 2022 - A un uditorio di mormoratori Gesù racconta una parabola: “si avvicinarono a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: Costui riceve i peccatori e mangia con loro. Allora egli disse loro questa parabola...”. Tra tutte è indubbiamente la parabola più sconvolgente; non solo perché ci insegna che Dio si interessa di ciò che è perduto e prova grande gioia per il suo ritrovamento, ma soprattutto perché scaturisce da una situazione ben precisa: la mormorazione di alcuni benpensanti, ai quali Gesù rivela cos’è il peccato. È questo ciò che fa dei tre racconti sui ‘perduti ritrovati’ (una pecora, una moneta e un figlio, cosiddetto ‘prodigo’) un’unica parabola. In risposta a quelle mormorazioni, con quel racconto Gesù tira fuori la radice di ogni peccato, già nota nella storia della Salvezza nel dialogo tra un serpente e una donna (Genesi 3). Il serpente presenta la realtà come bella ma vietata, gradevole ma proibita, illuminante ma preclusa. Esiste, ma non si può prendere. E Dio, che ha stabilito tutto questo, è qualcuno che governa l’uomo limitandolo e frustrandolo. È la logica espressa nelle parole dal fratello maggiore della parabola del ‘figlio ritrovato’: … “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Un atteggiamento che trasuda rabbia e invidia. Non fa ragionare da figlio ma da servo e fa pensar male del padre. Il peccato ha origine in questo smarrimento, in questa ribellione, in questa morte: vivere dentro il giardino di Dio ma con il cuore ribellato a Dio. Rompere la comunione con il Padre vuol dire svilirsi, svuotarsi, perdersi… Lo fanno entrambi i figli ma uno, disperato, torna e sperimenta l’attesa e l’abbraccio del Padre; l’altro nemmeno si accorge di un Padre così! Anche se quel Padre lo martella con la frase “questo tuo fratello era morto ed è stato ritrovato”. È curioso, ma il ‘figlio prodigato’ è colui che scopre che la relazione dell’uomo con Dio è sempre possibile perché è una storia di perdono… E la gioia di quel Padre è la verità. È questa la chiave per capire tutto. Il risultato è una festa: per il pastore che ritrova la pecora smarrita, per la donna che ritrova la moneta e per il padre che ritrova suo figlio! La Verità prima, è lo smisurato amore del Padre per tutti. Nessuna forma di perdizione può precludere la salvezza. Al contrario, si può stare dentro la casa del Padre ed essere ostaggio di un cuore in catene. A noi la scelta: stare nella casa del padre e ritenere che servire Dio sia una schiavitù o scegliere di servire Dio, e regnare! Perché, servire Dio è regnare (Concilio Vaticano II).

p. Gaetano Saracino

Oggi Mustafà sarà accolto con la sua famiglia a Budrio

8 Settembre 2022 -Siena - Oggi pomeriggio, alle ore 15,30, presso la Sala Ottagonale delle Torri dell’Acqua a Budrio (BO), Don Vittorio Giglio, vicario episcopale e direttore dell’ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Siena-Colle di Val D’Elsa-Montalcino insieme ad Anna Ferretti, membro dell’Equipe Caritas di Siena prenderanno parte alla conferenza stampa promossa dal Comune di Budrio per accogliere la famiglia El-Nezzel con il piccolo Mustafa. Arrivata nel centro della Caritas ad Arbia (Siena) nove mesi fa, la famiglia El Nezzel è stata accolta e sostenuta da uno straordinario  sentimento di solidarietà da parte di  tutta la comunità di Siena e della provincia. Ora, come previsto, è arrivato il momento del trasferimento a Budrio. Ad oggi i fondi raccolti dalla diocesi senese, guidata dal card. Paolo Lojudice, a favore della famiglia siriana sono pari a 45.000 euro e continueranno ad essere utilizzati per sostenere ed avviare il nuovo processo di inserimento e di cura nella comunità di Budrio. La famiglia El Nezzel ha realizzato un video con il quale saluta e ringrazia Siena e quanti sono stati in prima linea accanto a loro in questa straordinaria avventura in Italia.

Spettacolo Viaggiante: ad Alghero il “Mamatita Festival”

8 Settembre 2022 - Alghero - È tornato ad Alghero con la sua sesta edizione il Mamatita Festival, il primo festival del "Circo nuovo", cioè senza animali e non competitivo. La manifestazione, che ha la direzione artistica di Chiara Murru, si propone come un grande evento culturale internazionale ed è ispirata da un’idea di festa diffusa e condivisa. Propone artisti e compagnie da tutto il mondo che si esibiranno in vari luoghi della città fino al 23 settembre.

Il bambino e la lettera sui suoi amici “rifugiati”

8 Settembre 2022 - Città del Vaticano -  Proseguendo il ciclo di catechesi dedicato al discernimento, il Papa ieri mattina, nell'Udienza generale, si è soffermato su sant’Ignazio di Loyola, in particolare su quando, costretto al riposo perché ferito in battaglia, non trovando libri sulle amate storie cavalleresche, scoprì le vite de santi. Particolare tenero, la presenza in piazza San Pietro di un bambino di otto anni che aveva scritto al Papa, parlandogli della storia di due suoi amichetti arrivati dalla Nigeria, papa Francesco ha subito risposto invitandoli all’udienza generale. Così ieri mattina il Pontefice ha potuto salutare tutti: la famiglia di Lecce che ha accolto due bambini rifugiati nigeriani, di 5 e 6 anni, che erano stati prigionieri in un campo di torture in Libia e il figlio della coppia di amici che aveva scritto la lettera.

Una bimba di 4 anni muore in attesa dei soccorsi in mare

8 Settembre 2022 - Milano - Una bimba di 4 anni è morta. Dopo giorni in attesa dei soccorsi, sul barcone in mezzo al mare, la piccola non ce l’ha fatta. È spirata prima di arrivare in ospedale, dove era giunta a bordo di un elicottero. Era stata evacuata dall’imbarcazione con a bordo 60 migranti che da diversi giorni chiede soccorso dalla Sar di Malta, in cui si trova. La bambina, spiega Alarm Phone, era stata presa a bordo di un elicottero dal mercantile che aveva soccorso i migranti ma è spirata prima di arrivare in ospedale. Un epilogo tragico, ampiamente annunciato. Perchè Alarm Phone aveva dato notizia della richiesta di soccorso oltre tre giorni fa, indicando una barca partita dal Libano e «in viaggio da dieci giorni». «La barca sta affondando, e non hanno cibo nè acqua », aveva scritto la Ong su Twitter. Nelle ore successive un mercantile si era avvicinato all’imbarcazione, ma senza assisterli: «Malta rifiuta di autorizzare il mercantile Sti Solace, che si trova nell’area, di soccorrerli». Altri due migranti, secondo quanto affermato dai migranti, sono morti nelle ore del naufragio. Nel conto dei giorni, il mercantile Mv Uno battente bandiera maltese «non è intervenuto e ha abbandonato la barca» al proprio destino. Martedì Alarm Phone spiegava che l’imbarcazione continuava a essere alla deriva, tornata indietro in acque greche ma «diversi mercantili, tra cui lo Msc Nela e l’Ha Long Bay, le sono passati accanto senza aiutare» i migranti e che «nello scafo entrava acqua». Poi, anche i parenti dei naufraghi hanno perso i contatti con la barca fino a ieri, quando, la tv libanese ha annunciato il salvataggio in Grecia del barcone alla deriva con i 60 migranti libanesi, siriani e palestinesi. La presenza del barcone di migranti tra Malta e la Grecia aveva persino spinto un ex ministro libanese, originario del nord del Libano da cui parte la maggior parte dei migranti verso l’Europa, ad appellarsi alle autorità italiane perché intervenissero a trarre in salvo le decine di persone, tra cui donne e bambini. Il Libano è da tre anni alle prese con la peggiore crisi economica della sua storia. L’Onu afferma che l’80% della popolazione residente, inclusi i palestinesi e i profughi siriani, vivono in stato di povertà. Ad aprile scorso, un altro barcone con a bordo circa 80 migranti, partito sempre dal nord del Libano, era affondato dopo uno scontro con una motovedetta delle autorità libanesi, e più di 30 persone, per lo più bambini e donne, sono morti annegati. Non si fermano così le partenze dall’altra parte del Mediterraneo. A Crotone sono 87 le persone arrivate a bordo di una barca a vela soccorsa dalla Guardia di finanza. Sono 111 le persone tratte in salvo da un gommone in pericolo nella zona Sar della Libia. Il soccorso è stato compiuto dalla nave Sos humanity in cooperazione con il veliero Nadir della Ong Resqship. Mentre in Tunisia, la guardia costiera ha rinvenuto altri 3 corpi senza vita di migranti dispersi dopo il naufragio domenica scorsa di un’imbarcazione con a bordo 15 persone, al largo di Gabes. Intanto è stato assegnato il porto di Taranto alla nave Ong Geo Barents con 267 migranti a bordo e da sette giorni in attesa di toccare terra. «Taranto – ha affermato Msf – è a oltre 24 ore di navigazione dal punto in cui ci troviamo ora. Il viaggio dei sopravvissuti non è finito».(D. Fas. - Avvenire)  

Uccisione suor Maria De Coppi: Card. Zuppi, il suo sacrificio sia seme di speranza e riconciliazione

7 Settembre 2022 -
Roma - “Esprimo profondo cordoglio alle Suore Missionarie Comboniane e alla Diocesi di Vittorio Veneto per la morte di suor Maria De Coppi, rimasta uccisa in un attacco terroristico a Chipene, in Mozambico. Dopo suor Luisa Dell’Orto, Piccola sorella del Vangelo di Charles de Foucauld, morta il 25 giugno ad Haiti, piangiamo per un’altra sorella che con semplicità, dedizione e nel silenzio ha offerto la vita per amore del Vangelo”. È quanto dichiara il card. Matteo Zuppi, presidente della CEI, dopo aver appreso la notizia dell’attacco, nella notte, alla missione cattolica mozambicana. Qui operano anche due sacerdoti fidei donum della Diocesi di Concordia-Pordenone, don Lorenzo Barro e don Loris Vignandel: entrambi sono salvi. Incendiata invece la struttura del collegio maschile e derubate e distrutte gran parte delle realizzazioni della missione.
“Preghiamo per suor Maria – afferma il porporato – che per sessanta anni ha servito il Mozambico, diventato la sua casa. Il suo sacrificio sia seme di pace e di riconciliazione in una terra che, dopo anni di stabilità, è nuovamente flagellata dalla violenza, causata da gruppi islamisti che da alcuni anni seminano terrore e morte in vaste zone del nord del Paese. Il mio pensiero, a nome delle Chiese in Italia, va ai familiari e alle consorelle Comboniane, a don Lorenzo e don Loris e a tutti i missionari che restano in tanti Paesi per testimoniare amore e speranza. Ricordiamoli nella nostra preghiera e circondiamoli di tanta solidarietà perché essi camminano con noi e ci aiutano a raggiungere le periferie da cui potremo capire chi siamo e scegliere come essere discepoli di Gesù”.

Mozambico: è stata uccisa suor Maria De Coppi

7 Settembre 2022 - Roma - Nella notte tra il 6 e il 7 di settembre la missione di Chipene, in Mozambico, dove opera, insieme a due preti della diocesi di Concordia-Pordenone, suor Maria De Coppi, è stata attaccata: incendiata la struttura del collegio maschile, derubate e distrutte gran parte delle realizzazioni della missione. Don Lorenzo e don Loris sono salvi mentre è stata uccisa sr. Maria, comboniana, classe 1939, nata a Santa Lucia di Piave e trasferitasi poi con la famiglia a Ramera. In base alle notizie giunte, sembra che l’attacco sia stato perpetrato da alcuni terroristi. Sr. Maria prestava servizio nella provincia di Nampula.  la religiosa - informa il settimanale diocesano di Vittorio Veneto "L'Azione" era da 59 anni in Mozambico, Paese che aveva raggiunto per la prima volta nel 1963 dopo un viaggio in nave di 31 giorni. Al tempo, il Mozambico era una colonia portoghese: dopo aver conquistato l’indipendenza, fu attraversato da una lacerante guerra civile. Suor Maria aveva acquistato la cittadinanza mozambicana e ormai si sentiva «parte di quella terra e di quel popolo in mezzo al quale ho vissuto la mia vita». Suor Maria aveva prestato servizio in varie missioni della provincia di Nampula. varie volte aveva denunciato la guerra, lo sfruttamento e il terrorismo in Mozambico e le sofferenze del popolo, spendendosi per aiutare le famiglie del territorio provate da fame e violenze. (R.Iaria)

Contrasto al Caporalato e allo sfruttamento nella Piana del Sele: parte il progetto NOCAP

7 Settembre 2022 - Salerno - Mercoledì 4settembre, presso la sede dello stabilimento "La Fiammante" a Buccino, in provincia di Salerno, sarà presentato il progetto di filiera etica promosso dallAssociazioneNOCAP che prevede linserimento lavorativo in azienda di diversi lavoratori migranti, che vivono nella  zona di Campologo, alla periferia di Eboli(SA), in condizioni precari e pe rquesto "particolarmente vulnerabili e facile preda di sfruttamento da parte dei cosiddetti 'caporali'".
I lavorato risaranno impiegati nella produzione di conserve di pomodoro a marchioNOCAP,commercializzate nei punti vendita della distribuzione che aderiscono alla rete dellAssociazione.
Il progetto vede alleate Contro il Caporalato la storica azienda conserviera La Fiammante, da sempre in prima linea per la trasparenza di filiera e la legalità, chsi rende
disponibile allassunzione delle vittime di caporalato mediante regolare contratto di lavoro; lAssociazione NOCAP,da anni impegnata nella lotta al caporalato e nella difesa dei diritti delle vittime dello sfruttamento lavorativo; la diocesi di Salerno-Campagna-Acerno, con lufficioMigrantes e la Caritas, conlimpegno del Direttore diocesano  e Coordinatoreregionale Migrantes Antonio Bonifacio che partecipa allaccoglienza, allaccompagnamento e alla relazione dei migranti lavoratori con lazienda LaFiammante. E ancora la diocesi di Teggiano-Policastro, con la Caritas nella persona di Alvaro DAmbrosio, che con il progetto SiplaSud si occupa dello sfruttamento lavorativo e accompagnamento ai servizi, e di Franco Esposito che si occupa degli aspetti legali legati al riconoscimento dei permessi di soggiorno e alle pratiche amministrative.
Lo sfruttamento della manodopera in agricoltura è - si legge in una nota - purtroppo una pratica molto diffusa in tutto il territorio nazionale e colpisce migranti e non e  il progetto intende rappresentare laffermazione della legalità e dei diritti dei lavoratori.

Lazio: torna “Un Pasto al Giorno”

7 Settembre 2022 -

Roma - I volontari della Comunità Papa Giovanni XXIII tornano nelle piazze del Lazio per mostrare come la solidarietà sia la risposta più efficace contro le nuove povertà generate da conflitti e crisi globali. Un tasso di povertà assoluta in Italia che si conferma a ridosso dei massimi storici toccati nel 2020. Le speranze della ripresa post-pandemia che continuano a scontrarsi con nuove difficoltà e con quelle di sempre. E uscendo dai confini nazionali, un mondo che sembra aver dimenticato le dure lezioni del passato, come si vede dal conflitto in Ucraina e dalle nuove tensioni che non mancano di scandire le nostre giornate. «Dovunque si volga lo sguardo - ha sottolineato anche Papa Francesco - si constata come la violenza colpisca le persone indifese e più deboli».

Se c’è una lezione che la storia ha insegnato, è quanto possa fare la differenza un approccio fondato sulla solidarietà e sul senso di comunità. Valori che la Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata nel 1968 da don Oreste Benzi, pone da sempre al centro del suo impegno, attraverso progetti e realtà di accoglienza in Italia e in 40 Paesi del mondo, e con una presenza costante anche in Ucraina fin dai primissimi giorni del conflitto. Con l’obiettivo di condividere la consapevolezza e i risultati maturati durante queste esperienze, e per portare avanti un lavoro di sensibilizzazione su tematiche importanti per il futuro di ciascuno, i volontari della Comunità torneranno anche quest’anno nelle parrocchie del Lazio il 17 e 18 settembre, con l’iniziativa solidale “Un Pasto al Giorno”, un evento che al lavoro di sensibilizzazione aggiunge anche un prezioso obiettivo che si fa concreto e cruciale per molte persone in situazioni di grande difficoltà: attraverso iniziative come questa, infatti, la Comunità Papa Giovanni XXIII raccoglie quel sostegno che le permette di garantire 7 milioni e mezzo di pasti a tutte le persone in povertà e in difficoltà che accoglie nelle sue Case, mense e realtà di aiuto. Quest’anno, inoltre, sarà aggiunta anche una piccola riflessione sull’importanza della preghiera: come da tradizione, infatti, chi parteciperà all’iniziativa riceverà un oggetto simbolico, in questo caso un libricino con sette preghiere in sette lingue diverse. Un segno di come ci si possa e ci si debba sentire una comunità, unita di fronte ai problemi che ci si presentano innanzi e attenta ai bisogni di tutti.

«La Comunità Papa Giovanni XXIII è fatta di persone che condividono ogni giorno la vita, la casa e anche la tavola con chi è nel bisogno – ha spiegato il presidente, Giovanni Ramonda –. Sediamo uno accanto all’altro, stringendoci per far posto a chi arriva e il nostro primo gesto è ringraziare per il pasto che abbiamo davanti, pregando che sia sempre sufficiente a sfamare le migliaia di persone che si rivolgono a noi in cerca di aiuto, chiedendoci di colmare il vuoto del corpo e dell’anima. La preghiera ci unisce ovunque siamo e rafforza quel legame che ci rende possibile, solo assieme, salvare la vita di chi è disperato. Per questo, quest’anno, abbiamo scelto di fare dono a chi si avvicinerà ai nostri banchetti, di una raccolta di preghiere dalle nostre missioni, 7 come i giorni della settimana. In un momento in cui tanti ci chiedono tutto e ogni euro conta, realizzare tovagliette o altri oggetti, come si è soliti fare in queste iniziative, avrebbe comportato una spesa che, responsabilmente, non ci siamo sentiti di affrontare. Siamo certi che la consapevolezza di aver assicurato un posto a tavola per chi soffre sia il ringraziamento più grande».

Un impegno in cui riecheggiano anche le parole di Papa Francesco, pronunciate durante il suo recente viaggio in Canada: «Troppo spesso - ha avvertito il Pontefice - ci si lascia guidare dagli interessi di pochi che stanno bene. Occorre guardare di più alle periferie e porsi in ascolto del grido degli ultimi; saper ascoltare il dolore di quanti, spesso in silenzio, nelle nostre città affollate e spersonalizzate, gridano».

L’attività della Comunità di don Benzi, del resto, prosegue anche nel Lazio da oltre 50 anni, attraverso l’opera di numerose realtà, tra Case Famiglia, Case di accoglienza e Centri di aggregazione. Sono tantissime le persone che negli ultimi mesi vi hanno trovato non solo un riparo o un pasto caldo, ma anche un punto di riferimento per far ripartire la propria vita. 

E a parlarci di quanto un approccio più solidale sia urgente anche qui, sono i numeri. Basti pensare che nel Lazio la povertà relativa continua a farsi sentire tra le famiglie, con un’incidenza che dal 5,7% del 2020 è salita nel 2021 al 6,7% (dati Istat). 

Di fronte a queste cifre, iniziative come “Un Pasto al Giorno” diventano importanti non solo per le risorse che riescono a raccogliere, ma anche perché offrono un nuovo punto di vista sulla quotidianità. Proprio per questo gli organizzatori hanno scelto come claim di questa edizione «Costruiamo una tavola in cui ci sia posto per tutti»: un invito a fare la propria parte, una piccola differenza che però, quando si agisce insieme, può costruire qualcosa di davvero grande.

E’ morto Pier Giorgio Liverani, già direttore di “Avvenire”

7 Settembre 2022 - Roma - Si è spento ieri sera, nella sua casa a Roma, all'età di 93 anni, Pier Giorgio Liverani. Giornalista e scrittore ha diretto il quotidiano "Avvenire" dal 1981 al 1983. Per lo stesso giornale è stato un editorialista curatore e autire della rubrica  Controstampa. I funerali a Roma domani alle 15,30 nella chiesa di Santa Francesca Cabrini. Alla famiglia la vicinanza della nostra testata. (R.I.)

Bloccato l’ ingresso in Grecia di 150.000 migranti da gennaio

7 Settembre 2022 - Atene - Dall' inizio dell' anno la Grecia ha bloccato alle proprie frontiere terrestri e marittime l' ingresso di oltre 150.000 migranti privi di documenti. Lo ha reso noto il ministro greco dell' Immigrazione, Notis Mitarachi, dopo che il mese scorso il governo di Atene ha annunciato l' intenzione di estendere di altri 80 chilometri un muro al confine greco-turco, che ne misura attualmente 40, lungo il fiume Evros. Sono stati circa mille, invece, i migranti che nella sola giornata di sabato hanno attraversato la Manica verso il Regno Unito su piccoli natanti di fortuna. Secondo il ministero della Difesa britannico, 960 persone hanno effettuato la pericolosa traversata, portando il numero totale di passaggi dall' inizio dell' anno a oltre 26.000. Nuovi sbarchi sono avvenuti pure a Lampedusa, dove le autorità italiane hanno registrato l' approdo di 355 persone, tra cui egiziani, siriani, bengalesi e palestinesi, perlopiù partiti da Zuara, in Libia. Nonostante il trasferimento nelle ultime ore di 474 migranti a Porto Empedocle, nell' hot spot di contrada Imbriacola ci sono 1066 ospiti, a fronte di 350 posti. Completate intanto le operazioni di sbarco a Pozzallo, dove sono arrivati 23 migranti: soccorsi e in discrete condizioni di salute, sono stati trasferiti al centro di accoglienza del comune ragusano. In Tunisia proseguono al momento le operazioni di ricerca di 4 migranti dispersi al largo di Gabès, quando l' imbarcazione su cui viaggiavano è colata a picco. La Guardia costiera ha tratto in salvo altri 15 migranti.

Mattarella: ricevuti oggi i nuovi cardinali italiani

6 Settembre 2022 -

ERoma - Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha offerto, al Palazzo del Quirinale, la tradizionale colazione in onore dei nuovi Cardinali italiani nominati nel Concistoro del 27 agosto 2022: il Cardinale Oscar Cantoni, Vescovo di Como, il Cardinale Giorgio Marengo I.M.C., Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar, il Cardinale Arrigo Miglio, Arcivescovo Emerito di Cagliari, il Cardinale Gianfranco Ghirlanda S.I., già Rettore della Pontificia Università Gregoriana, e il Cardinale Fortunato Frezza, Canonico della Basilica di San Pietro in Vaticano. Erano presenti il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, Monsignor Emil Paul Tscherrig, Nunzio Apostolico in Italia e Francesco Di Nitto, Ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede.

Vedere ma non capire

6 Settembre 2022 - “Il lettore, indignato sul momento, non è un lettore consapevole, né un lettore informato. È un lettore emozionato. L’emozione, senza contesto, serve a poco”. Così la giornalista Francesca Mannocchi commenta quella narrazione della guerra che assomiglia a un documentario di autore ignoto. È interessante che sia proprio una professionista, da anni impegnata nel racconto di conflitti armati, a mettere in guardia sia coloro che narrano morti e distruzioni sia coloro che ascoltano e guardano. È la critica di un modo frettoloso di fare informazione ed è la denuncia del rischio di raccontare la guerra senza aiutare a capirla. Con un conseguente altro rischio che è quello di spegnere il televisore e chiudere il giornale per non essere emozionati. Staccando la spina e girando frettolosamente le pagine ci si illude di poter vivere meno preoccupati una giornata già carica di problemi. A rendere più complessa la situazione è la velocità della tecnica. Internet e altre nuove tecnologie, come torrenti in piena, riempiono gli occhi immagini e parole “forti”. Difficilmente lasciano tempo per l’approfondimento. Anche l’onda elettronica fa sì che si veda molto e si capisca poco. Il giornalista se ne rende conto, si sente sollecitato a cambiare la sua narrazione per renderla capace di suscitare il desiderio di entrare nella complessità per capirla. Francesca Mannocchi non ha dubbi: occorre che la notizia, oltre i suoi elementi essenziali, offra uno stimolo per comprendere meglio il contesto, l’insieme, le radici. Occorre che lo sguardo alla guerra diventi la guerra a uno sguardo che rimane in superficie e lo sostituisca con uno sguardo che va in profondità. Sarà necessaria una rivoluzione nella narrazione giornalistica, sarà necessario mettere in gioco il senso e il valore di una professione che ogni giorno si confronta con quello che la giornalista chiama “l’inganno della velocità”. Sarà necessario che anche il lettore, il teleutente, il navigatore riconoscano che un inganno sono anche le emozioni che complicano la ricerca di cause ed effetti, annullano il magistero della memoria, sono alla base della fragilità e dell’inconsistenza delle valutazioni. Chi legge, chi guarda, chi naviga non può finire prigioniero dei frammenti, dei like e degli emoticon. C’è un equilibrio da raggiungere per evitare che sia la verità la prima sconfitta delle guerre ma anche di conflitti sociali, economici e politici. Un equilibrio raggiungibile solo se il pensiero critico, che ha bisogno di tempo per formarsi, non viene confuso con l’astrattezza, oppure considerato un esercizio inutile.  (Paolo Bustaffa)

Rifugiati: nel 2022 in Italia 62mila arrivi

6 Settembre 2022 - Roma - Il cruscotto quotidiano del Viminale, che fotografa il numero dei migranti sbarcati nell’anno in corso, dice che dal 1°gennaio 2022 al 5 settembre sono state ufficialmente 61.527 le persone giunte nel nostro Paese, contro le 39.928 del 2021 e le 19.977 del 2020 nello stesso periodo. Nell’ultimo fine settimana sono stati registrati più di mille migranti. Il picco di arrivi si è verificato il 13 agosto, con l’approdo di 1.439 profughi.