Tag: Immigrati e rifugiati

Migrantes Ugento-Santa Maria di Leuca: una giornata diocesana per i migranti a Felloniche

30 Luglio 2020 -    Ugento – Papa Francesco, a sette anni dalla sua visita a Lampedusa, ha celebrato la Santa Messa in memoria dei migranti defunti in mare. Purtroppo non solo Lampedusa ma anche la nostra costa salentina e quindi anche la nostra bella Leuca è continuo teatro di numerosi sbarchi di fratelli e sorelle in cerca di rifugio e accoglienza e, costa molto dirlo, anche nel nostro mare si sono verificati eventi luttuosi. Per questo principale motivo, questo nostro ufficio diocesano, già da qualche anno, ha pensato di proporre una giornata di riflessione durante l’estate per ritornare sul luogo in cui qualche anno fa veniva rinvenuto il corpo senza vita di una donna: il lungomare di Felloniche, che diventa pertanto, un luogo simbolo capace di spronarci ad una sempre più attenta riflessione per un impegno comunitario a servizio dei nostri fratelli in difficoltà e perché non avvenga più ciò che tristemente ricordiamo. Il nostro vescovo ha sempre dimostrato particolare sensibilità ed interesse per questa problematica che ci vede impegnati come Chiesa accanto alle autorità e istituzioni civili, nel promuovere una cultura dell’accoglienza e del sostegno concreto a favore dei richiedenti asilo. Questo impegno ci viene dal Vangelo stesso della carità e dalla nostra vocazione di “Chiesa di frontiera”, chiamata ad essere ponte e varco di speranza, faro di accoglienza e segno di corresponsabilità. Anche quest’anno, dunque, nonostante la difficile situazione che viviamo a causa della pandemia, abbiamo voluto vivere questa giornata diocesana per i migranti e abbiamo a Felloniche, con la Celebrazione Eucaristica presieduta dal vescovo e con alcuni significativi spunti di riflessione. Questa iniziativa ha visto la collaborazione di due uffici diocesani: migrantes e caritas, perciò, approfitto per ringraziare il caro don Lucio Ciardo per il continuo e proficuo impegno in ognuna delle numerose iniziative caritative che propone alla sensibilità della Chiesa diocesana.

don Fabrizio Gallo

Direttore Migrantes diocesano

Il magistero di Papa Francesco contro la tratta di esseri umani

30 Luglio 2020 - Città del Vaticano - «Un’attività ignobile, una vergogna per le nostre società che si dicono civilizzate». Sin dall’inizio del pontificato Francesco ha denunciato con forza la piaga della tratta di esseri umani, definendola «la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo» e facendone uno dei temi ricorrenti del suo magistero. Un’attenzione costante, che vale la pena rimarcare in occasione della Giornata mondiale di oggi, 30 luglio, indetta dall’Onu proprio nel 2013 — l’anno dell’elezione di Bergoglio al soglio di Pietro — con l’obiettivo di sensibilizzare la comunità internazionale sulla situazione e sui diritti delle vittime di questo vero e proprio «delitto contro l’umanità», che — sono ancora parole sue — «riguarda ogni Paese, anche i più sviluppati, e tocca le persone più vulnerabili: donne e ragazze, bambini e bambine, disabili, poveri, chi proviene da situazioni di disgregazione familiare e sociale». Il Papa venuto «dall’altra parte del mondo» ha sempre avuto a cuore il destino di quanti cadono nelle maglie di questo turpe commercio che, insieme a quello delle armi e della droga, costituisce una delle attività più redditizie per la criminalità organizzata. Lo testimonia in modo inequivocabile la sua biografia argentina di prete e poi di vescovo nella capitale Buenos Aires. A raccontarlo a «L’Osservatore Romano» pochi giorni dopo il conclave furono il cartonero Sergio Sánchez — in prima fila, accanto ai potenti della terra, tra gli invitati d’onore alla messa per l’inizio del suo ministero petrino — e don Gonzalo Aemilius, il prete uruguayano (oggi suo segretario particolare) salutato dal nuovo vescovo di Roma al termine della sua prima celebrazione domenicale nella parrocchia di Sant’Anna in Vaticano: Sánchez rimarcò che Bergoglio si era sempre schierato al fianco dei lavoratori «contro la tratta degli esseri umani usati come macchine da produzione», il secondo rievocò le grandi battaglie sostenute da cardinale contro la «schiavitù in tutte le subdole forme nelle quali si mostra». A suggellare questa originaria «vocazione» di servizio verso gli esclusi, il primo Papa latinoamericano della storia non ha mai più smesso di richiamare la Chiesa — continuando a incalzare anche gli altri leader religiosi, i governanti e la comunità internazionale — a iscrivere il tema tra le priorità della propria agenda pastorale. In un appunto autografo in spagnolo, inviato nell’agosto 2013 al cancelliere delle Pontificie accademie delle Scienze e delle Scienze sociali, il vescovo suo connazionale Marcelo Sánchez Sorondo, chiedeva esplicitamente: «Credo che sarebbe bene occuparsi di tratta delle persone e schiavitù moderna». Da allora non c’è stata occasione in cui Francesco non sia ritornato su quello che ebbe a definire un crimine di «lesa umanità», attraverso ripetuti appelli contenuti in discorsi, omelie e documenti, e con iniziative concrete: per esempio con la creazione nel 2014 del Gruppo Santa Marta — un’alleanza globale di capi delle polizie, vescovi e comunità religiose — e l’istituzione della Giornata mondiale di preghiera e riflessione che si celebra ogni anno l’8 febbraio, nel ricordo di santa Giuseppina Bakhita, la suora originaria del Sudan che da bambina fece la drammatica esperienza di essere venduta come schiava. Del resto, non va dimenticato che, sebbene tale fenomeno venga solitamente identificato in maniera riduttiva con gli interessi che ruotano intorno al mercato dello prostituzione, esso include anche le adozioni illegali, la vendita di organi e tutti quei lavori umilianti o illegali nelle fabbriche, nelle aziende agricole, nelle strutture turistiche, a bordo di imbarcazioni, o nelle case private, finendo col coinvolgere almeno 40 milioni di nuovi «vulnerabili». E l’emergenza sanitaria provocata dal covid-19 ne sta esasperando ulteriormente in tempo di pandemia gli aspetti più dolorosi, come denunciato proprio in queste ore da Caritas internationalis. Allo sterminato “esercito” di invisibili, inghiottito nelle maglie di una rete di sfruttamento che trova complicità nel cinismo e nell’indifferenza, si rivolge la sollecitudine di Papa Francesco, soprattutto attraverso il linguaggio dei gesti che nel suo magistero ha un valore del tutto peculiare. E così in tanti non hanno dimenticato il 12 agosto 2016, quando Bergoglio si è recato in una struttura romana della «Comunità Papa Giovanni XXIII» fondata da don Oreste Benzi, per incontrare 20 donne liberate dal racket della prostituzione; o, per fare un esempio più vicino nel tempo, la sua scelta di visitare la Thailandia (a oggi l’ultimo suo viaggio internazionale, che nel novembre 2019 fece tappa anche in Giappone) per farsi vicino — come disse durante la messa celebrata a Bangkok — a tutti i bambini, le bambine e le donne «esposti alla prostituzione e alla tratta, sfigurati nella loro dignità più autentica». Nella consapevolezza che occorre un grande lavoro per innalzare il livello di attenzione dell’opinione pubblica su questa realtà, per squarciare il velo dei silenzi complici, dando voce a ogni singola vittima, affinché nessuno si lasci rubare la speranza di liberazione e di riscatto (Gianluca Biccini - Osservatore Romano)

Ministero del lavoro e UNIONCAMERE: al via il progetto “Futurae” per l’imprenditoria migrante

30 Luglio 2020 -
Roma - Formare, accompagnare nei primi passi e conoscere meglio l’imprenditoria migrante, volano di autonomia, occupazione, sviluppo dei territori e internazionalizzazione. Sono questi gli obiettivi di “Futurae”, il progetto nato dalla collaborazione tra il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e Unioncamere, finanziato dal Fondo nazionale per le politiche migratorie. Come spiega una nota del ministero, con “Futurae” prende il via in questi giorni un programma di formazione e affiancamento presso una serie di Camere di Commercio attive in 18 province italiane: Biella-Vercelli, Torino, Como-Lecco, Milano Monza e Brianza, Pavia, Padova, Venezia-Rovigo, Verona, Modena, Reggio Emilia , Roma, Caserta, Bari e Cosenza. “Rivolgendosi a un’ampia platea di aspiranti imprenditori composta da migranti, seconde generazioni e cittadini dell’Unione europea, le Camere di Commercio – viene spiegato – li inseriranno in percorsi di orientamento e di valutazione della propensione imprenditoriale, al termine dei quali una parte di loro accederà a iniziative di accrescimento delle competenze tecniche, organizzative, commerciali e normative rispetto al contesto economico-imprenditoriale italiano”. “Dopo essere stati così formati, gli aspiranti imprenditori – prosegue la nota – saranno affiancati nello sviluppo dei business plan, nell’individuazione di canali di finanziamento e nell’accesso al credito. Infine, verranno selezionati e accompagnati allo startup i progetti più sostenibili, per creare nuove aziende a titolarità migrante o mista”. Secondo gli ultimi dati elaborati da Unioncamere-InfoCamere sulla base dei registri delle Camere di Commercio, le imprese migranti sono oltre 621mila, il 10% delle imprese registrate in Italia, concentrate prevalentemente nel commercio all’ingrosso e al dettaglio (oltre 210mila imprese), nelle costruzioni (quasi 142mila) e nei servizi di alloggio e ristorazione (circa 52mila).

Lesbo: una nuova missione delle Scalabriniane

29 Luglio 2020 -
Roma - Oggi parte per Lesbo una nuova missione temporanea delle Suore Missionarie Scalabriniane. Ad agosto si succederanno due gruppi di religiose. Grazie alla collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio svolgeranno un servizio di assistenza ai profughi che arrivano nell’isola greca. A comporre l’equipe di servizio saranno suor Marlene Vieira, brasiliana che opera in Belgio, suor Leticia Gutierrez Valderrama, messicana che lavora in Spagna e due giovani in formazione, la postulante argentina Monica Leticia Tozzi e l’aspirante italiana Laura Lazzoni, di Roma.
"Lesbo è uno dei luoghi del mondo nel cuore di Papa Francesco, perché è un corridoio umanitario che punta all'integrazione dei profughi – spiega suor Milva Caro, superiora provinciale delle Scalabriniane -  Ringraziamo la Comunità di Sant’Egidio per la collaborazione straordinaria perché, sin da subito, ci ha aperto le porte. Ci motiva il nostro carisma che ci invia a stare e a camminare accanto ai migranti, anche alla luce della nostra esperienza legata al servizio itinerante, che ci vede nei luoghi più ‘caldi’ dei flussi migratori, anche in Europa". Le suore saranno coinvolte nella preparazione dei pasti quotidiani per i rifugiati (circa 150 al giorno), nell’insegnamento della lingua inglese, nel servizio di assistenza ai bambini e nella collaborazione per la comunità cattolica francofona. «Accogliere è un concetto universale – prosegue suor Milva – In ogni angolo del mondo, anche ai tempi del Covid, tendere una mano d'aiuto vuol dire essere umani, regalare pezzetti di futuro e speranza. Stiamo andando  in punta di piedi  per chiedere il permesso di fare un po' di bene, come diceva il beato Scalabrini,  nostro fondatore e padre dei migranti, seguendo l'esempio di Gesù Cristo e volendo anche essere le braccia e le orecchie di Papa Francesco, che a Lesbo ha il cuore rivolto alla situazione dei profughi".

Viminale: 13094 i migranti arrivati sulle coste italiane nel 2020

29 Luglio 2020 -

Roma - Sono 13.094 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane in questo 2020. Il dato è del Ministero dell'Interno ed è aggiornato alle 8 di questa mattina. Degli oltre 13.000 migranti sbarcati in Italia 5.031 sono di nazionalità tunisina pari al 38%. Gli altri arrivano, prevalentemente, da Bangladesh (1.830, 14%), Costa d’Avorio (819, 6%), Algeria (582, 4%), etc.

R.I.

Centro Astalli: “inviare l’esercito rafforza narrativa strumentale e alimenta la paura”

29 Luglio 2020 - Roma - “Si parla di 12.000 arrivi, tre volte di più dello scorso anno ma se raffrontati agli anni precedenti sono molto contenuti. È una narrativa strumentale: inviare l’esercito può tutelare e tranquillizzare l’opinione pubblica – ricordiamo però che l’esercito è stato chiamato anche per il Covid e la movida – ma rafforza anche l’idea che ce n’è bisogno e che siamo invasi”.
Così padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli di Roma, commenta al Sir i consistenti arrivi di migranti sulle coste siciliane, le polemiche politiche e le fughe dalla tensostruttura di Porto Empedocle, che hanno portato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese alla decisione di inviare in zona l’esercito. “I migranti – osserva padre Ripamonti – negli ultimi anni sono diventati il capro espiatorio che serve a prendere voti, spostare gli assi politici e impaurire le persone. Ora che non siamo più nel picco dell’epidemia e i piccoli focolai vengono dall’esterno, i migranti diventano, per eccellenza, coloro che portano la malattia e vengono strumentalizzati. In questo modo si rischia di alimentare la paura”. A suo avviso “la strumentalizzazione del fenomeno migratorio per fini politici non ne aiuta la gestione, che dovrebbe essere ordinaria e programmata”. “Si poteva immaginare due mesi fa che le persone sarebbero arrivate anche quest’estate e in emergenza Covid – afferma il gesuita all'agenzia –. Se si fosse programmato per tempo non ci saremmo trovati a gestire in modo approssimativo queste situazioni. Anche sistemare in tensostrutture molte persone insieme in periodo di Covid non è una soluzione adeguata”. Il governo sta pensando di affittare una nuova nave-quarantena. Secondo padre Ripamonti questa “può essere una soluzione-tampone in alcune situazioni ma non può essere l’unica modalità”.

Viminale: da inizio anno sbarcati 12.533 migranti sulle nostre coste

28 Luglio 2020 -
Sono 12.533 i migranti sbarcati sulle coste italiane da inizio anno. Il dato del Ministero degli Interni,  è aggiornato alle  8 di questa mattina.
Degli oltre 12.500 migranti sbarcati in Italia 4.537 sono di nazionalità tunisina (36%) mentre gli altri  provengono da Bangladesh (1.786, 14%), Costa d’Avorio (799, 6%), Algeria (567, 4%). I minori non accompagnati sono stati finora 1.441.

R.I.

Braccianti stagionali: chiude la tendopoli nella Piana di Gioia Tauro

28 Luglio 2020 -
Roma - “L’amministrazione comunale comunica ai signori ospiti che sono in atto le procedure di chiusura definitiva della tendopoli […]. I signori ospiti sono pertanto invitati ad individuare una nuova e diversa soluzione abitativa”. Così, con un volantino diffuso il 24 luglio tra i braccianti agricoli ancora presenti, il Comune di San Ferdinando, nella Piana di Gioia Tauro, ha comunicato la prossima operazione di smantellamento della tendopoli ministeriale nata per accogliere i lavoratori agricoli sfruttati nelle campagne. Medici per i diritti umani (Medu), Mediterranean Hope – programma migranti e rifugiati della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), Sos Rosarno chiedono quali “alternative abitative sono previste per queste persone che inevitabilmente torneranno a riversarsi sul territorio nella prossima stagione di raccolta agrumicola, come accade da oltre dieci anni”. “Un ennesimo trasferimento presso i centri di prima e seconda accoglienza, già tentato all’indomani dello sgombero di marzo e dimostratosi del tutto fallimentare – sottolineano in una nota ripresa oggi dal Sir -, rappresenterebbe un’ennesima occasione persa e un inutile costo per la collettività”. Le associazioni chiedono “che vengano indicate le misure che le istituzioni intendono mettere in atto per contrastare con forza lo sfruttamento e per promuovere finalmente condizioni di vita e di lavoro dignitose per i braccianti stranieri e per gli abitanti della Piana”.
Allestita nel marzo 2019, la tendopoli ha ospitato ufficialmente, nei mesi di picco della raccolta agrumicola, oltre 400 braccianti al giorno (ma le presenze reali raggiungevano anche le 1.000 persone) in condizioni igienico-sanitarie precarie e, durante i mesi dell’emergenza sanitaria da Covid-19, senza iniziative istituzionali di prevenzione e screening. Secondo un recente rapporto pubblicato da Medu i lavoratori stagionali della Piana sono giovani uomini con un’età media di 30 anni e nel 90% dei casi con un regolare permesso di soggiorno. I due terzi dei braccianti assistiti nel 2019 hanno un contratto di lavoro ma solo uno su dieci riceve una regolare busta paga. La paga giornaliera si aggira tra i 25 e i 35 euro e quasi tutti si vedono riconosciuti i contributi per un numero di giornate inferiore rispetto a quelle svolte.

Migrantes Caltanissetta: creare delle accoglienze diffuse sul territorio per una integrazione più facile

28 Luglio 2020 -   Roma – Si fa sempre più difficile la situazione in Sicilia dove sono aumentati gli sbarchi. Tra quelli avvistati questa mattina, un barchino con 26 tunisini. Tra questi anche un giovane paralizzato dalla nascita, secondo quanto è stato riferito ai soccorritori. A Caltanissetta, intanto, le forze dell’ordine hanno rintracciato 139 migranti fuggiti dall’hotspot della cittadina siciliana. Saranno tutti messi in quarantena. “Il problema - spiega Donatella D’Anna, direttore dell’Ufficio Migrantes di Caltanissetta intervistata da Vatican News - è che, essendo tutti tunisini, probabilmente sanno che le possibilità di essere inseriti in un percorso di regolarizzazione sono molto deboli, in quanto non arrivano da un paese in zona di guerra, e rischiano di essere rimpatriati. Queste poche speranze sicuramente sono il motivo principale che li ha indotti a cercare altre soluzioni. C’è da aggiungere che il centro di accoglienza, a causa dei tagli che ci sono stati negli ultimi tempi, vive in una situazione complicata a differenza di qualche anno fa, quando i ragazzi si accampavano fuori dal centro di Pian del Lago per poter entrare poichè vedevano in questo centro un buon primo step per la regolarizzazione. Ma oggi non è più così”. Secondo la direttrice Migrantes questi centri “spesso accolgono grandi numeri e molte volte si trovano alla periferia delle città. In questo modo si rischia una ghettizzazione di questi ragazzi. Bisognerebbe creare delle accoglienze diffuse sul territorio, in questo modo anche l'integrazione sarebbe più facile”. D’Anna parla dell’esperienza di Casa Santa Barbara, dove vengono ospitati ragazzi di nazionalità e religioni differenti tra loro. “A questi giovani che arrivano, io sottolineo sempre che noi dobbiamo rappresentare per loro solo un punto di partenza, perché se nel periodo in cui vivono lì non riusciamo ad aiutarli a trovare una loro strada per il futuro, ma siamo stati solo un alloggio momentaneo dove mangiare e dormire al riparo, allora abbiamo fallito”, afferma la direttrice Migrantes di Caltanissetta evidenziando ciò che viene fatto a partire dai corsi di li corsi di italiano, stiamo facendo prendere la patente ad alcuni di loro e abbiamo avviato già tre percorsi di regolarizzazione con la sanatoria. Perché l’accoglienza dignitosa è questa: dare a questi giovani, come si fa con i figli, ali per volare da soli senza farsi male”.

Raffaele Iaria

 

Campagna “io accolgo”:”Stop accordi con la Libia”

28 Luglio 2020 -

Roma - Un “bombardamento” di posta elettronica per chiedere al governo di sospendere gli accordi con la Libia. Quelli cioè che renderebbero l’Italia “complice” delle violenze delle autorità libiche contro i migranti. L’iniziativa è stata lanciata ieri dalla Campagna “Io accolgo” – cartello di associazioni laiche e cattoliche, di sindacati e fondazioni – che ha aderito all’appello “I sommersi e i salvati” per rilanciarne le richieste promuovendo, nella giornata di lunedì 27 un’azione di mailbombing, invitando a inondare di mail le caselle di posta del Presidente del consiglio, della Ministra Lamorgese e del Ministro Di Maio. Un presidio dei promotori era ieri pomeriggio a Piazza San Silvestro a Roma.

«Nel Mediterraneo si sta consumando da anni una tragedia che nessuno può più ignorare», si legge nell’appello. «Decine di migliaia di migranti sono morti nel tentativo di raggiungere le coste europee – affermano i promotori – o intercettati dalla guardia costiera libica e rinchiusi in veri e propri lager, sottoposti a terribili violenze e torture, quando non venduti come una qualsiasi mercanzia». Secondo le organizzazioni di “Io accolgo” quindi «l’indignazione, da sola, non basta più. È il tempo di agire, chiedendo con tutti i mezzi di cui disponiamo l’annullamento dei famigerati accordi con la Libia, a partire dalla fine dei finanziamenti agli aguzzini della c.d. guardia costiera libica, dalla chiusura dei lager, trasferendo i migranti lì detenuti in paesi che garantiscano il rispetto dei diritti umani, alla individuazione di corridoi umanitari per attraversare senza pericoli il Mediterraneo». Come cioè stanno già facendo da alcuni anni a proprie spese Cei, Comunità di Sant’Egidio, Chiese evangeliche e Tavola Valdese.«Avevamo sperato che il nuovo governo – conclude l’appello – cambiasse radicalmente le proprie politiche sui migranti che fuggono da fame, violenze, guerre. Così ancora non è. Di fronte alle tragedie che continuano a consumarsi è tempo di dire basta, adesso». L’appello “I sommersi e i salvati” è stato lanciato da Luigi Manconi, Roberto Saviano, Sandro Veronesi. Sono nel Comitato promotore di “Io accolgo”, tra gli altri: Acli, Arci, Caritas, Centro Astalli, Cir, Cnca, S.Egidio, Evangelici, Focsiv, Migrantes, Forum Terzo Settore, Gruppo Abele, Intersos Legambiente, MSF, Oxfam. (Luca Liverani - Avvenire)

Campagna “Io accolgo”: mailbombing alle istituzioni per “sospendere accordi con Libia”

27 Luglio 2020 - Roma - La Campagna “Io accolgo”, che ha aderito alla manifestazione-appello di oggi “I sommersi e i salvati” rilancerà le richieste promuovendo oggi un’azione di mailbombing, inondando cioè di mail le caselle di posta del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, della Ministra Luciana Lamorgese e del Ministro Luigi Di Maio. Sarà inoltre presente al presidio promosso dai promotori dell’appello nel pomeriggio a piazza San Silvestro a Roma. “Nel Mediterraneo – ricordano i promotori della Campagna, che riunisce tutte le principali organizzazioni laiche e cattoliche impegnate con i migranti – si sta consumando da anni una tragedia che nessuno può più ignorare. Decine di migliaia di migranti morti nel tentativo di raggiungere le coste europee o intercettati dalla guardia costiera libica e rinchiusi in veri e propri lager, sottoposti a terribili violenze e torture, quando non venduti come una qualsiasi mercanzia ai trafficanti di esseri umani”. Le associazioni chiedono di nuovo “l’annullamento dei famigerati accordi con la Libia, a partire dalla fine dei finanziamenti agli aguzzini della cosiddetta guardia costiera libica, dalla chiusura dei lager, trasferendo i migranti lì detenuti in Paesi che garantiscano il rispetto dei diritti umani, alla individuazione di corridoi umanitari per attraversare senza pericoli il Mediterraneo”. “Avevamo sperato che il nuovo governo cambiasse radicalmente le proprie politiche sui migranti che fuggono da fame, violenze, guerre – affermano –. Così ancora non è. Di fronte alle tragedie che continuano a consumarsi è tempo di dire basta, adesso”. Fanno parte del Comitato promotore della Campagna, tra gli altri, Acli, ActionAid, Aoi, Arci, Asgi, Caritas italiana, Casa della Carità, Cefa, Centro Astalli, Cgil, Ciac, Ciai, Cir, Cnca, Comunità di S. Egidio, Conngi, Ero Straniero, Fcei, Focsiv, Fondazione Migrantes, Forum Terzo settore, Gruppo Abele, Intersos, Legambiente, Medici senza frontiere, Oxfam, Refugees welcome Italia, Save the Children Italia.

“Bonus Bebè” agli stranieri extracomunitari: la Consulta si rivolge alla Corte UE

27 Luglio 2020 - Roma - L’8 luglio scorso la Corte costituzionale ha esaminato le questioni sollevate dalla Corte di Cassazione sulla disciplina dell’assegno di natalità e di quello di maternità, là dove richiede il permesso di soggiorno UE di lungo periodo per il riconoscimento di entrambe le misure agli stranieri extracomunitari. In attesa del deposito dell’ordinanza, la Corte fa sapere che il Collegio ha riunito i giudizi e ha deciso di sospenderli per sottoporre alla Corte di Giustizia dell’Unione europea un quesito pregiudiziale alla decisione definitiva. La Consulta chiede se il requisito del permesso di lungo soggiorno, previsto come condizione per corrispondere il cosiddetto bonus bebè agli stranieri extracomunitari, sia compatibile con il principio di parità di trattamento tra cittadini dei paesi terzi e cittadini degli Stati membri nel settore delle prestazioni familiari, nei termini in cui tale principio è sancito dal diritto dell’Unione europea. (A. Pertici)  

Viminale: da inizio anno sbarcate 12.228 migranti sulle nostre coste

27 Luglio 2020 - Roma - Sono 12.228 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato aggiornato alle 8 di questa mattina dal Ministero degli Interni. Degli oltre 12.200 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 4.354 sono di nazionalità tunisina (36%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (1.786, 15%), Costa d’Avorio (799, 6%), Algeria (555, 4%), Sudan (465, 4%), Marocco (370, 3%), Pakistan (358, 3%), Guinea (245, 2%), Somalia (234, 2%), Egitto (201, 2%) a cui si aggiungono 2.861 persone (23%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.  

GMMR: a Torino ospiterà la Giornata nazionale

27 Luglio 2020 - Torino - Non a caso la Fondazione Migrantes ha scelto le diocesi del Piemonte e della Valle d’Aosta come sede principale per la celebrazione in Italia della 106ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che sarà celebrata domenica 27 settembre prossimo. Nella Cattedrale di Torino, in diretta su Rai 1 alle 11, Mons. Cesare Nosiglia presiederà la celebrazione eucaristica della Giornata, sui temi del messaggio del Papa “Costretti a fuggire come Gesù Cristo” che papa Francesco ha scritto il 13 maggio scorso (il testo integrale https://migrantesonline.it/2020/05/15/come-gesu-cristo-costretti-a-fuggire-accogliere-proteggere-promuovere-e-integrare-gli-sfollati-interni-il-messaggio-di-papa-francesco-per-la-gmm2020/). L’anno scorso la celebrazione della giornata si era tenuta il 29 settembre con la concelebrazione eucaristica presieduta da Papa Francesco in piazza San Pietro. «Siamo onorati della scelta della CEI nei confronti della Chiesa piemontese: l’impegno delle nostre diocesi per i migranti e i rifugiati ha una lunga tradizione, a partire dai santi sociali che accoglievano i contadini dalle campagne, all’emigrazione dal Sud Italia nel Dopoguerra ed ora con le nuove migrazioni dal Sud del mondo e dai Paesi in guerra come la Siria», ricorda Sergio Durando, direttore dell’Ufficio Migrantes. «Uno sforzo che continua: dalla vicenda dell’ex Moi che ha avuto risonanza nazionale dove l’impegno della diocesi di Torino a mettere in rete tutte le istituzioni per non creare conflitti nello sgombero delle palazzine occupate e trovare soluzioni di accoglienza per le famiglie di migranti, mettendo insieme tutte le forse in campo; alla diocesi di Saluzzo in prima linea  nel sostegno alla manodopera straniera sfruttata nella filiera della raccolta della frutta; alla diocesi di Susa in campo nell’accoglienza dei clandestini che rischiano la vita per varcare il confine francese fino all’impegno di tutte le diocesi nel difficile periodo dell’emergenza covid che ha messo in ginocchio le fasce più deboli delle popolazione tra cui gli immigrati». La Giornata, sottolinea Sergio Durando, non è solo la celebrazione della Messa in diretta Rai, «ma per le nostre diocesi, che stanno mettendo a punto le settimane che precedono la Giornata, è un’occasione per riflettere, pregare e valorizzare il tema della mobilità umana e dell’accoglienza che ci coinvolge tutti, sia come comunità cristiana che come cittadini italiani, popolo con una storia di emigrazione che prosegue anche ai nostri giorni. La Giornata ci richiama tutti a un cambio di mentalità e a considerare che il migrante non è solo un problema, ma una risorsa. La mobilità non riguarda solo chi sbarca a Lampedusa: il migrante è uno di noi perché la mobilità è parte della storia dell’umanità, riguarda i nostri nonni e i nostri figli: migrante, come ricorda il Papa, è stato Gesù Cristo. Del resto, come ha richiamato più volte il Papa, figlio di emigranti piemontesi in Argentina, la Giornata dei Migranti è stata istituita in Italia nel 1914 in Italia, sotto il Pontificato di Pio X, e dietro sollecitazione anche di vescovi come Scalabrini e Bonomelli, allo scoppio della Prima guerra mondiale e di fronte al dramma di tanti profughi e rifugiati, soprattutto italiani che, emigranti «gittati» («gettati» come diceva Mons. Bonomelli) all’estero, perdevano ogni cosa ed erano costretti a rientrare in Italia. In  preparazione alla Giornata, la Fondazione Migrantes promuove un Corso di Alta formazione sui temi delle sfide dell’emigrazione rivolto ai Direttori della Pastorale Migrantes della diocesi e ai collaboratori. I lavori, 50 i partecipanti attesi, si terranno a Villa Lascaris a Pianezza da lunedì 31 agosto a venerdì 4 settembre. La giornata di giovedì 3 in particolare sarà incentrata sull’incontro con le realtà dell’accoglienza torinese (tra cui il Sermig) e sarà conclusa con la Messa presieduta da Mons. Nosiglia. (Marina Lomunno – La Voce e il Tempo)  

Siro malabaresi: a Roma una basilica dedicata al culto

23 Luglio 2020 - Roma – La comunità cattolica di rito siro malabarese di Roma ha una propria basilica adibita al culto. Si tratta della Basilica minore di Sant’Anastasia al Palatino. La comunità, che conta circa 7mila fedeli, è in festa per questo “dono”: si tratta – dice il coordinatore attuale della comunità, p. Biju Muttathunnel, di un grande regalo da parte della diocesi di Roma e del Vaticano”. Una comunità molto presente a Roma quella dei siro malabaresi formata da famiglie provenienti dallo Stato del Kerala nel Sud dell’India che si riconoscono fra i discendenti di Tommaso apostolo secondo una tradizione non confermata né negata. La Chiesa siro-malabarese è tra le più antiche Chiese dell’India e rappresenta una comunità in continua crescita. E’ – scriveva qualche giorno fa l’agenzia AsiaNews - la seconda Chiesa cattolica orientale (dopo la Chiesa ucraina), con 5 milioni di fedeli. Dal 2004 è una Chiesa “Sui juris”: la Santa Sede ha garantito ad essa pieni poteri amministrativi, fra cui il potere di eleggere i vescovi e potersi prendere cura del ministero pastorale dei suoi fedeli in tutto il mondo. In effetti, delle 34 diocesi della Chiesa, solo 18 sono nello Stato del Kerala, il luogo originario; le altre sono in altri Stati dell’India (13) o all’estero, formate per i fedeli emigrati in altri Paesi: Usa, Canada, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda. Per altri Paesi in Europa, esiste un Visitatore apostolico, che risiede a Roma. La Chiesa ha più di 8500 sacerdoti e 32mila religiose. Il 18 giugno scorso, pur fra tante limitazioni dovute al Covid-19, è stato consacrato il 62mo vescovo siro-malabarese nella persona di Msgr Peter Kochupurackal. Egli è ora il vescovo ausiliare della diocesi di Palaghat (Kerala), scrive Asia News. A Roma vivono molti sacerditi appartenenti alla chiesa siromalabarese e di consacrate appartenenti a questo rito. A Roma è presnete amnche il Collegio Damasceno che accoglie una cinquantina di seminaristi e giovani sacerdoti che studiano nelle facoltà pontificie.

R.Iaria

Migrantes Calabria: “non ammaliamoci di cattiveria e sguardo negativo verso i fratelli”

23 Luglio 2020 -   Cosenza - “Quella che stiamo vivendo in questa fase dell’emergenza sanitaria è una situazione particolare, che ha al centro dell’attenzione soprattutto gli asintomatici” che “non ha colore dela pelle. Dobiamo uscire da qualsiasi marchiatura. Il Covid 19 ci ha rivelato che siamo tutti fragili”. Lo dice Pino Fabiano, direttore Migrantes della Calabria in una intervista al settimanale della diocesi di Cosenza-Bisignano “Parola di Vita” dopo i receti casi di contagio avvenuti tra gli stranieri residenti sul territorio in particolare la comunità senegalese. Una comunità – aggiunge Fabiano – “inserita nel territorio, dove vivono famiglie, lavoratori e nuclei sociali”. Diverse, infatti, le famiglie di origine senegalese che vivono a Cosenza e in provincia e che sono perfettamente integrate nei quartieri. “La comunità si è da subito attivata per la tracciatura dei contagi, ma soprattutto quel che mi preme sottolineare è che si lavora in- sieme evitando stigmi”, aggiunge Fabaino: “il clima da untore è brutto e il corona- virus non fa distinzioni”. E in mwrito alle proteste il direttore Migrantes evidenzia che Cosenza “dimostra un doppio volto da un lato quello della solidarietà e vicinanza, e dall’altro c’è chi continua a fare fuoco. Speriamo che non ci ammaliamo di cattiveria e sguardo negativo verso i fratelli”.  

No al razzismo senza scherzare

23 Luglio 2020 - Cosenza - I muri culturali e ideologici sono alti e minacciosi quanto quelli di malta e mattoni. Al pari di pregiudizi e cattive abitudini. A Mendicino, alle porte di Cosenza, provano a buttarli giù con spot antirazzisti girati da migranti minori non accompagnati e attori professionisti(Emilia Brandi, Stefania De Cola e Mirko Iaquinta) grazie al progetto 'L’arte di conoscersi in cantiere'. La regia è di Mario Massaro, la sceneggiatura di Elisa Ianni Palarchio. Il titolo «Non fa ridere» perché il confine tra battuta e offesa, scherzo e discriminazione, è tanto sottile quanto pericoloso. «Abbiamo provato a riflettere su battute e luoghi comuni scomodi – spiega Ianni Palarchio – per capire cos’è una battuta e cosa non lo è, provando a tracciare una delicata linea di demarcazione tra il motto di spirito e cliché. Frasi come 'È solo una battuta, dai!' o 'Si fa per ridere!' ci hanno fatto perdere i confini tra la risata goliardica e l’offesa», sottolinea la sceneggiatrice. «Ci buttiamo ancora una volta nel gioco della barzelletta tra bianco e nero, italiano e africano, convinti che della distinzione di pelle non se ne possa più e curiosi di vedere che effetto fa sentirsi bersaglio di dubbio umorismo», sigilla il regista. L’iniziativa segna la ripartenza del progetto finanziato dal Ministero dell’Interno con risorse del fondo Asilo Migrazione e Integrazione Fami 2014-2020, e dall’Ue. (Domenico Marino - Avvenire)    

GMMR: nuovi video e materiali della Sezione Migranti e rifugiati della Santa Sede

21 Luglio 2020 - Città del Vaticano - Continua la pubblicazione, da parte della Sezione Migranti e rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo Umano ed Integrale della Santa Sede di video e materiali in preparazione alla Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, dedicata agli sfollati interni, che si celebrerà il prossimo 27 settembre. Ogni mese i sotto temi proposti da papa Francesco nel suo messaggio, vengono approfonditi attraverso video inediti e altro materiale multimediale. Il primo sotto-tema è stato “Conoscere per comprendere” e il secondo “Farsi prossimo per servire”. Adesso il terzo video, appena pubblicato, in cui Papa Francesco esplora il sotto-tema “Ascoltare per riconciliarsi”. Il video offre la testimonianza di vita di una sfollata interna che spiega come il lavoro di squadra e l’accettazione reciproca possono creare un futuro più luminoso e una coesistenza pacifica tra persone di diverse religioni. Nel video, il Papa invita a un ascolto attento e umile, mediante il quale possiamo veramente riconciliarsi.  

Venezuela: Gesuiti invitano il Governo a non stigmatizzare i migranti di ritorno e ribadiscono il loro impegno

20 Luglio 2020 - Roma - “Invitiamo i portavoce ufficiali del Governo termini discriminatori, che promuovano il disprezzo e la violazione dei diritti sanciti dalla Costituzione nazionale e dal Diritto internazionale” rispetto ai migranti venezuelani che stanno tornando nel proprio Paese in questi mesi, a causa delle difficoltà incontrate nei Paesi di destinazione a causa della pandemia. Lo scrivono i Gesuiti del Venezuela, in una nota firmata dal provinciale, padre Rafael Garrido. “È compito dello Stato generare meccanismi adeguati perché tutti abbiano l’opportunità di un ingresso nel Paese in condizioni dignitose”, anche perché il ritorno evita che i migranti siano “esposti a mafie pericolose”. La Compagnia di Gesù, inoltre condanna i termini discriminatori usati da un proprio confratello a proposito dei migranti di ritorno e ribadisce il proprio impegno per “l’accompagnamento, il servizio e la difesa delle persone in movimento, dei rifugiati e dei migranti. Nel nostro Paese seguiamo questa realtà attraverso la nostra presenza alle frontiere, avvalendoci di opere apostoliche come le parrocchie, il Servizio gesuita per i rifugiati (Sjr), le università e le scuole di Fe y Alegria”. Conclude la nota: “Rinnoviamo il nostro impegno alla solidarietà e alla vicinanza con le persone che cercano di tornare al nostro Paese, mentre siamo tutti nel mezzo di questa complicata situazione, rispetto alla quale ognuno deve tirare fuori il meglio di sé per superarla”.Redazione

Centro Astalli: soccorrere ed evacuare subito i migranti dalla Libia

17 Luglio 2020 - Roma - Il Centro Astalli esprime “seria preoccupazione” per le condizioni dei 65 migranti dispersi nel Mediterraneo a causa della “mancanza di un intervento tempestivo di soccorso in mare da parte delle autorità competenti e si appella alle istituzioni nazionali e sovranazionali affinché “si intervenga subito per ritrovarli e portarli in salvo”. “Lasciar morire degli esseri umani senza far di tutto per soccorrerli dovrebbe suscitare vergogna e rabbia in ogni cittadino europeo e invece indifferenza e assuefazione sembrano avallare sempre più politiche di chiusura e di respingimento” si legge nella nota del Centro gestito dai Gesuiti che chiede al Governo italiano di “attivarsi tempestivamente per dar seguito a quanto dichiarato ieri dalla Ministro Luciana Lamorgese nell’incontro con Fayez al Serraj a Tripoli riguardo la necessità di operazioni di evacuazione dei migranti presenti nei centri gestiti dal Governo libico attraverso corridoi umanitari organizzati dalla UE e gestiti dall’ONU. Spezzare il giogo dei traffici di esseri umani è possibile investendo risorse ed energie in operazioni legali che tutelino la dignità e i diritti umani dei migranti”.