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Adria: alla tre giorni del festival biblico si è parlato di accoglienza

11 Maggio 2022 - Adria - Tre giorni intensi quelli organizzati presso il Ridotto del Teatro comunale in occasione del Festival biblico di Adria. Il nucleo tematico di quest’anno era incentrato sull’Apocalisse, ed è stato declinato seguendo una traccia originale: “Visionari del presente”. Si è iniziato venerdì 6 maggio con l’incontro: “Nuovi cieli, nuova terra. Reinventare la visione del mondo”, tema relazionato da mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara e Comacchio, Presidente Cemi e Fondazione Migrantes e Valeria Verdolini, docente di Sociologia generale presso l’Università Bicocca di Milano. A fare gli onori di casa il sindaco di Adria Omar Barbierato , seguito dall’intervento del vescovo di Adria-Rovigo, mons. Pierantonio Pavanello, che ha rilevato come in questo momento storico si avverta la necessità di riflettere sui pericoli che incombono e sulla necessità d’impegnarsi per scongiurarli. Unanime il tema argomentato dai relatori che hanno presentato un quadro completo dei problemi legati alle migrazioni, e a tutti gli interventi necessari per realizzare una vera accoglienza, che consideri le persone non solo esseri umani di pari dignità, ma anche portatori di culture e di valori che possono arricchire la nostra società. Particolarmente approfondito è stato il tema della “cura” e della cittadinanza come paradigma di attenzione alle persone, ma anche come salvaguardia dell’ambiente, messo a rischio da politiche e comportamenti irresponsabili che mirano solo al profitto. Pandemia, guerre, migrazioni, cambiamenti climatici e nuove povertà, stanno cambiando il profilo del mondo così come l’abbiamo conosciuto sinora e impongono di riflettere su come reinventarlo secondo criteri di umanità, rispetto e condivisione. Nella giornata di sabato Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, fondatori di “Linea d’ombra” e di Claudia Narsi, hanno relazionato sulle politiche europee e nazionali di accoglienza. L’incontro è stato coinvolgente per i relatori che hanno riferito con semplicità e passione la loro attività di accoglienza dei migranti dei Balcani. Nel “carrettino verde” che Lorena e Gian Andrea portano con sé, non sono presenti solo medicinali, cibo, vestiario per curare le ferite e le sofferenze accumulate durante i durissimi e rischiosi viaggi attraverso territori spesso ostili, ma trovano posto soprattutto l’umanità e l’attenzione verso persone che, come ha detto Lorena, “ci fanno del bene, ci fanno rinascere, mentre cerchiamo di rendere per loro sopportabile l’insopportabile”. Claudia Narsi ha evidenziato, nel relazionare la propria esperienza, come sia importante anche l’impegno di chi supporta e sostiene questa azione, anche se non direttamente sul campo, creando una rete che spesso è formata da persone che, pur non conoscendosi, sono unite dalla medesima sollecitudine verso chi è nel bisogno più urgente di aiuto. A presenziare all’incontro anche Roberta Rocelli direttrice del Festival biblico regionale. Profonda poi e inquietante la meditazione sul “l’Apocalisse: visione e speranza. “e tergerà ogni lacrima dai loro occhi” (Ap.21,4), tenuta domenica 8 maggio, da Gianni Tognoni, segretario generale del Tribunale per i diritti dei Popoli, con letture a cura di Nicolò Paganin. Inquietante perché Tognoni ha tracciato un quadro realistico delle tante guerre, sessanta attualmente, che insanguinano il pianeta, colpendo sempre le popolazioni più povere a vantaggio di pochi privilegiati, ricchi e potenti. Il relatore si è soffermato poi non solo sull’attuale guerra in Ucraina, ma anche sull’attività di indagine che il Tribunale dei Popoli sta svolgendo in Siria, dove il conflitto ha causato più esiliati che in Ucraina. Un’altra riflessione ha riguardato il Brasile, dove il regime di Bolsonaro, oltre ad aver generato un gran numero di morti per la pandemia non combattuta in modo adeguato, sta provocando danni irreparabili all’ambiente e alle popolazioni indigene. Il concerto finale di domenica sera intitolato“E’ tutta un’altra musica! La rivoluzione visionaria dei Beatles”, ha visto sul palco del ridotto del teatro le musiche della Magical mystery band- Tribute band Beatles, arricchite da aneddoti e riflessioni di Enrico Merlin (musicologo)che, con maestria e potenza sonora, ha coinvolto il pubblico presentando i più grandi successi della band musicale che ha segnato una svolta nella storia della musica moderna. “Imagine” ha chiuso il festival biblico di Adria . “Ringraziamo Monica Stefani, in rappresentanza della Fondazione per lo sviluppo del Polesine, il referente del Sindaco per la Biblioteca Comunale Antonio Giolo, la Fondazione Agnese Baggio, Ruben Bertocco del Forum dei Giovani e l’organizzazione del Festival Biblico per questa seconda edizione” – afferma l’Assessore Andrea Micheletti – “Auspico –commenta il Sindaco Barbierato – che il Festival possa tornare in città anche il prossimo anno, per continuare a far riflettere e confrontare le persone sui temi che più impattano sulle nostre vite e sulle nostre coscienze, perché la cultura e i cambiamenti si costruiscono dal basso”.  

Italiani nel mondo: domani a Genova l’inaugurazione del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana

10 Maggio 2022 - Genova - Sarà il ministro della Cultura Dario Franceschini a inaugurare domani mattina alle 12,00 il Museo Nazionale dell'Emigrazione Italiana a Genova. All’inaugurazione anche il Sindaco di Genova, il  Presidente della Regione Liguria e i Soci fondatori della Fondazione MEI. Nel pomeriggio nell’Area CISEI al primo piano del Museo, la tavola rotonda "Il MEI: progettazione e realizzazione di una memoria migrante". Il nuovo complesso museale si sviluppa su 3 piani divisi in 16 aeree, per una realtà avvincente, interattiva e multimediale dove conoscere e ripercorrere le tantissime storie delle migrazioni italiane, dall’Unità d’Italia (e ancora prima) alla contemporaneità. Una realtà, quella del Museo – alla costituzione del quale ha contribuito anche la Fondazione Migrantes attraverso il Rapporto Italiani nel Mondo -  che qualcuno ha già definito la nostra Ellis Island, per dar subito l'idea che di emigrazione si parla attraverso gli occhi di chi ne è stato protagonista.  

MOns. Perego: positiva l’accoglienza dei piccoli ucraini nelle scuole

6 Maggio 2022 - Ferrara - "L’immigrazione in provincia di Ferrara, quella con il minor numero di immigrati in Regione, di fatto era stazionaria da cinque anni, con poche partenze e pochi arrivi, un numero medio di 34.000 persone. L’arrivo di 2.000 Ucraini in questo anno, anche se con molta probabilità per pochi mesi, ha fatto crescere il numero dei richiedenti protezione temporanea". Lo dice questa mattina l'arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo perego, in una intervista a quotidiano "La Nuova Ferrara". L’80% di queste persone ucraine (soprattutto donne e bambini) ha trovato accoglienza in famiglia e in appartamenti messi a disposizione con "generosità" da altre famiglie, spiega il presule: "qui purtroppo riscontriamo ritardi, anche comprensibili, nell'attuazione dei permessi di protezione temporanea, che fanno slittare i contributi della protezione civile ai singoli; ritardi nel rilascio di documenti e certificati da parte delle ambasciate ucraine in Italia, con costi per raggiungere Milano, Roma e lunghe file di attesa. Positiva è stata invece l’accoglienza dei più piccoli nelle scuole, la solidarietà di associazioni, enti e imprese, il lavoro immenso dei volontari". I cittadini ferraresi hanno "offerto - ha aggiunto mons. Perego - sicuramente una bella testimonianza di accoglienza e solidarietà, con prontezza e intelligenza". Mons. Perego fa il punto sui cinque anni di episcopato a Ferrara: "dopo 5 anni è difficile tracciare un bilancio. Si può fare semplicemente una tappa per continuare un cammino, un cammino insieme con la Chiesa di Ferrara- Comacchio. Guardando indietro in questo quinquennio ripenso agli incontri con tutti i sacerdoti nelle loro case e chiese il primo anno: la visita a ciascuno mi ha fatto capire di ritrovarmi con un tesoro di esperienza presbiterale - pur con tratti diversi - su cui potevo contare. Ritrovo un cammino compiuto attorno all’esortazione 'Evangelii Gaudium', per ridisegnare la nostra immagine di Chiesa, il ruolo responsabile di ciascuno, lo stile di vita cristiano. Ripenso anche alla fatica con cui si è dovuto affrontare la situazione economica, aggravata dalle conseguenze del terremoto, poi dai due anni di pandemia, una pausa di sofferenza, di silenzio, ma anche ricca di preghiera, di nuovi incontri in rete. Guardo con soddisfazione al mondo laicale, che può essere un luogo di una nuova ministerialità -maschile e femminile - per guidare, accompagnare le comunità, ma soprattutto per dire il Vangelo, Parola di vita. Un mondo laicale che ho visto protagonista in questa prima fase del cammino sinodale".

Migrantes-Transiti: la condizione psicologica degli italiani nel mondo durante il Covid-19.

5 Maggio 2022 - Roma - La percezione acquisita attraverso la ricerca condotta da Transiti per il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes  è che la pandemia da Covid-19 abbia contribuito a peggiorare la condizione psicologica del 61,6% degli expat italiani intervistati. Dei 925 rispondenti, il 40% è stato o è attualmente in psicoterapia. Si tratta di una percentuale molto alta rispetto alla media nazionale, che oscilla tra il 7 e il 15%. È interessante prendere in considerazione come le persone coinvolte nell’indagine abbiano maturato la scelta di intraprendere un percorso psicoterapeutico. Il 69,5% ha realizzato di avere bisogno di un supporto psicologico compiendo una scelta personale e autonoma, mentre il 17,7% lo ha fatto in seguito al consiglio di amici e parenti. Nel 74% dei casi chi ha affrontato un percorso psicologico ha giudicato la cura come efficace e significativamente migliorativa per la propria esistenza. Il 17% ha, invece, espresso un giudizio negativo. Approfondendo le ragioni che hanno portato a questa conclusione, emerge come essa appaia legata a una mancanza di necessità (“i miei genitori mi hanno obbligata”) o alla percezione di non aver incontrato il professionista adeguato (“bisogna incontrare il professionista giusto”) o, ancora, alla percezione di fare qualcosa di inutile (“solo chiacchere”). Coloro che non hanno mai iniziato un percorso di psicoterapia, corrispondente al 46% dei rispondenti, adducono motivazioni quali il sentirsi psicologicamente equilibrato, il non sentirne la necessità e la presenza di ostacoli di natura economica, ma anche sfiducia, paura e difficoltà nel trovare un terapeuta qualificato. La replica negativa, motivata dalla sfiducia nella capacità di cura ed efficacia della psicoterapia, rappresenta il 33,7% delle risposte raccolte. È un tema molto interessante e ampio che andrebbe approfondito anche alla luce delle premesse dell’OMS. Parallelamente, dovrebbe interrogare la comunità professionale degli psicologi rispetto alla possibilità di rendere sempre più trasparenti i modelli di trattamento e le evidenze di efficacia della cura. Il 21% delle persone ha dichiarato di non aver mai iniziato un percorso per timore (“Ho paura di cosa potrei scoprire”; “Ho paura di diventare dipendente dal terapeuta”; “Non riuscirei a parlare con uno sconosciuto”). È un elemento significativo, che dà una (grossolana) misura di quanto ancora possano circolare il pregiudizio e lo stigma nei confronti della scienza psicologica e di quanto sia scarsa e confusa l’informazione a riguardo. A supporto di questa considerazione, abbiamo rilevato che il 12% degli intervistati ha dichiarato di pensare da tempo di entrare in terapia, ma di non sapere come trovare un professionista affidabile. Per il 20% del campione la difficoltà ad intraprendere un percorso terapeutico è di natura prevalentemente economica, limite che non viene riscontrato unicamente dagli italiani residenti in Nord America. Questo aspetto spinge a riflettere sulla molteplicità delle esperienze di espatrio che abbiamo incontrato attraverso Transiti e sulla necessità di pensare a dispositivi di accoglienza e cura sulla base del principio dell’universalismo proporzionale. Un altro dato rilevante è che, durante la pandemia, il 25% delle persone ha incrementato l’uso di sostanze – tabacco, alcol, stupefacenti – per mitigare la sofferenza psicologica, con una percentuale più alta tra i residenti in Europa (28%). Questo è un dato in linea con la tendenza poc’anzi evidenziata: una parte di popolazione sperimenta difficoltà nel poter chiedere un aiuto qualificato e nel ricercare in autonomia soluzioni palliative di sollievo al malessere.

Abbiamo raccolto alcune voci degli expat che hanno voluto raccontare la loro esperienza di psicoterapia. Dalle 320 risposte aperte - circa il 35% del campione - sono emerse parole ricorrenti quali: Terapia, Ansia, Panico, Farmaci. Lavoro, Aiuto, Relazione, Famiglia, Depressione, Sedute, Problemi, Stress, Figli, Autostima, Terapeuta, Disturbi, Inutile, etc. Di seguito, riportiamo alcuni stralci delle esperienze dei racconti legati all’esperienza di psicoterapia:
  • “A causa della mole di lavoro immensa che ho dovuto sostenere nel lockdown, ero arrivata al limite dell’ esaurimento nervoso. La psicologa mi ha aiutato a mettere dei limiti a questo e impostare delle regole per evitare il burn-out.” (F, Lussemburgo);
  • “Ai tempi del liceo per problemi di ” (F, Cuba);
  • “Avevo 18 anni, non ne sentivo il bisogno, i miei genitori mi hanno obbligato ed è stata ” (F, Emirati Arabi Uniti);
  • “Colloqui di sostegno soprattutto relativi alla mia decisione di separarmi.” (F, Stati Uniti);
  • “Dolorosa ma ha risolto i miei ” (F, Israele);
  • “Dopo un evento personale traumatico i miei cari mi hanno consigliato di chiedere supporto psico Sono stata 9 mesi in psicoterapia e mi è servito moltissimo per affrontare il dolore e ricostruire il mio equilibrio, ma anche crescere personalmente.” (F, Regno Unito);
  • “Dopo una relazione abusiva, ho fatto un percorso di terapia per ritrovare (F, Belgio);
  • “Durante gli anni universitari ho fatto un percorso di psicoterapia per imparare a gestire l'ansia e lo stress da competizione.” (M, Svizzera);
  • “È in corso da un anno. Mi dà tranquillità, mi allevia il senso di vuoto e mancanza di significato nelle cose. Mi conforta.” (M, Canada);
  • “È via zoom col fuso italiano, e questo alle volte diventa un problema per farlo conciliare con gli orari giapponesi.” (F, Giappone);
  • “Mi dà la forza e la carica per migliorare e sentirmi appieno con me stessa. Ci vuole tanta pazienza e voglia di ‘amarsi’” (F, Stati Uniti);
  • “Era un periodo della mia vita dove mi sentivo persa. Ho finalmente deciso di cercare aiuto, e mi ha portato a scoprire molte cose di me di cui non avevo idea, tipo blocchi psicologici dovuti al mio passato. È stato un percorso di scoperta ed un lavoro su me stessa abbastanza faticoso, che è ancora in divenire.” (F, Stati Uniti);
  • “Era uno spazio in cui poter esprimermi liberamente su ciò che provavo e che mi ha permesso di comprendere meglio il mio funzionamento e le mie difficoltà.” (F, Svizzera);
  • “Erano anni che pensavo di volerlo fare ma non ho mai avuto soldi a sufficienza per pagarlo, l'ho fatto non appena ho potuto.” (F, Spagna);
  • “Ero appena diventata mamma e avevo appena traslocato in Germania, mi sentivo impaurita e impotente.” (F, Germania);
  • “Ero ragazzina e dovevo accettare la perdita di mia madre. Il mio psicoterapeuta mi aiutò a prenderne coscienza.” (F, Stati Uniti);
  • “Esperienze positive e negative, alti e bassi, ho trovato aiuto ma spesso anche sensazione di perdere tempo, non arrivare mai al punto.” (F, Belgio);
  • “Facevo un lavoro molto stancante emotivamente (call center) e la compagnia per cui lavoravo offriva la possibilità di essere seguiti da uno psicologo per un breve periodo di tempo. Feci tre sedute (il massimo) e poi dovetti smettere. Non me lo potevo permettere. Mi è piaciuto molto però, mi sentivo molto meglio dopo le sedute.” (F, Regno Unito);
  • “Funzionale a ripristinare una situazione stabile dopo una serie di crisi di panico.” (M, Singapore). - Anna Pisterzi, Presidente di Transiti Psicologia d'Espatrio.
      Trovate questo articolo pubblicato anche nella sezione Articoli del sito di Transiti - Psicologia d’espatrio.

Gli italiani in Europa e la missione cristiana: pubblicati gli Atti del Convegno Migrantes

5 Maggio 2022 -

Roma - La Chiesa italiana, a metà del XIX secolo, istituì le Missioni Cattoliche Italiane per essere accanto ai connazionali che partivano dall’Italia. Con il passare del tempo e l’evoluzione della mobilità umana, però, le MCI  sono diventate punto di riferimento anche per tutte quelle persone migranti arrivate prima in Italia e successivamente emigrate in altri Paesi. Sacerdoti che, coadiuvati sempre più da operatori laici preparati e specializzati, sono chiamati a nuove sfide: a intraprendere, cioè, un cammino anche (ma non solo) pastorale che sappia dare risposte appropriate alle nuove esigenze.

Del ruolo delle Mci in Europa si è parlato, lo scorso mese di novembre, durante il convegno “Gli Italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma si allungano ad abbracciare ciò che incontrano” promosso dalla Fondazione Migrantes con la presenza di 200 tra sacerdoti ed operatori impegnati nella pastorale per gli italiani in Europa. Gli atti di quel convegno sono ora raccolti in un volume, curato da Raffaele Iaria e Delfina Licata ed edito da Tau editrice. La lettura dell’emigrazione italiana in Europa «ci deve rendere sempre più consapevoli che il Continente europeo è una casa comune», ha detto papa Francesco ricevendo i partecipanti: e la Chiesa in Europa non può «non considerare i milioni di emigranti italiani e di altri Paesi che stanno rinnovando il volto delle città e dei paesi». Il Pontefice li ha incoraggiati a proseguire nel «vostro impegno e a pensare con creatività ad una missione che guardi al futuro delle nostre comunità perché siano sempre più radicate nel vangelo e accoglienti».

Nel volume contributi, fra gli altri, dei cardinali Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e  Andres Arborelius, Vescovo di Stoccolma, di mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes  e di mons. Jean Kockerols, vescovo ausiliare di Bruxelles-Malines e un’appendice dedicata al Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes che raccoglie l’intervento realizzato il giorno della presentazione nazionale dal segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo, il messaggio  del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dell'allora presidente del Parlamento Europeo, Davide Sassoli, prematuramente scomparso.

Migrantes-Transiti: la sicurezza sanitaria e la fiducia  durante il Covid-19

28 Aprile 2022 - Roma - In questi anni, un tema ricorrente nei colloqui clinici con i pazienti di Transiti ha riguardato la dissonanza cognitiva derivante dalle differenze tra le regole sanitarie del paese in cui l’expat vive e le regole adottate in Italia per fronteggiare la pandemia. Laddove vi è stata una grande discrepanza, soprattutto nel corso della prima ondata pandemica, le persone sono state attraversate da un forte disorientamento rispetto a quali, tra le istituzioni sanitarie del paese d’origine e quelle del paese di residenza, nutrire fiducia. Abbiamo approfondito questi aspetti nel corso dell’indagine sulla salute psicologica in pandemia degli italiani nel mondo per il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, in cui è stato esplorato anche il tema della sicurezza sanitaria. Abbiamo chiesto al nostro campione di expat italiani di esprimere quanto percepissero sicuro, nell'affrontare la pandemia, il paese di residenza, e quanta fiducia avessero nel sistema sanitario locale. Gli intervistati complessivamente sono adeguatamente sicuri di come i paesi ospitanti hanno affrontato la pandemia. Ritengono, comunque, di vivere in un paese più sicuro dell’Italia, in termini di gestione della pandemia, per il 45% del campione. Questa sicurezza è distribuita in maniera fortemente differenziata rispetto alle aree del mondo in cui vivono. Spiccano i dati dell’Oceania (97%), dell’Oriente (75%) e del Medio Oriente (63%), dove la maggioranza degli expat italiani ritiene che il sistema sanitario, nell’affrontare il Covid-19, sia “più sicuro” dell’Italia. Il 21% del campione ritiene di essere in un luogo meno attento e quindi insicuro, in cui il sistema-paese ha affrontato male la pandemia. Questa mancanza di sicurezza è fortemente percepita in America del Sud (58%), dove supera la media, attestandosi invece in Africa al (28%). I dati raccolti hanno permesso di inferire il grado di fiducia nei confronti del sistema sanitario del paese estero di residenza. E’ stata registrata, in generale, una buona fiducia nella sanità del paese ospitante (56%), con percentuali molto al di sopra della media in Oceania (79%), in Oriente (70%) e in America del Nord (63%). Una grande diffidenza rispetto ai sistemi sanitari, invece, si è registrata in America del Sud (78%), in Africa (56%) e nel Medio Oriente (53%). Un dato interessante riguarda il Medio Oriente: a fronte di un sistema sanitario che generalmente non rassicura, sembra che le modalità di gestione della crisi pandemica abbiano suscitato la fiducia degli italiani residenti in quest’area. Attingendo dalla clinica, possiamo avanzare qualche ipotesi per spiegare queste tendenze. Dai racconti dei pazienti residenti in paesi con una governance più autoritaria, emerge che le persone si sono sentite più protette: le regole, anche se stringenti, erano chiare. Inoltre, il monitoraggio e l’ordine hanno contenuto maggiormente, almeno in una prima fase, la paura e la rabbia, emozioni primarie che si sperimentano in situazioni di grande incertezza e pericolo. Queste emozioni potenti e filogeneticamente “salvavita” esigono un sollievo immediato per ripristinare il senso di sicurezza. Questo aspetto sembra essere meglio assolto dalle strutture più gerarchicamente organizzate, con una comunicazione up-bottom a una via, in cui le regole vengono comunicate dall’alto. Tra le numerose questioni che si trova ad affrontare un expat figura anche quella della lingua in cui sono erogati i servizi di cura e, di riflesso, della lingua in cui si desidera riceverli. La malattia fa sentire fragili, insicuri, impotenti. Poter parlare di questioni complesse nella propria lingua madre con il personale sanitario è per molte persone rassicurante, tanto da programmare visite, interventi e cure durante i periodi di rientro per le vacanze nel paese d’origine. La pandemia ha spezzato la routine di questo “rientro sanitario” generando un’altra area di insicurezza negli expat italiani. ( Anna Pisterzi, Presidente di Transiti Psicologia d'Espatrio)   Trovate questo articolo pubblicato anche nella sezione Articoli del sito di Transiti - Psicologia d’espatrio.

Cei: ieri ad Assisi l’incontro del Tavolo ecclesiale del servizio civile, “un forte no a tutte le guerre”

22 Aprile 2022 -

Assisi - Si è svolto ieri  ad Assisi il XVI incontro dei giovani in servizio civile del Tesc (Tavolo ecclesiale sul servizio civile) nel ricordo di san Massimiliano di Tebessa, giovane martire cristiano per obiezione di coscienza. Dal 2003 il Tesc organizza ogni anno il 12 marzo, nella data della ricorrenza liturgica del suo martirio, un incontro nazionale dei giovani in servizio civile. Nel 2020 l’incontro, già previsto ad Assisi, venne annullato a causa del lockdown, mentre l’anno scorso fu realizzato online e quest’anno rinviato al 21 aprile per realizzarlo in presenza tenendo conto del venir meno di alcune restrizioni legate alla pandemia. Il tema dell’incontro è stato quello scelto da Papa Francesco per la Giornata mondiale della Pace del 1° gennaio scorso “Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura”. Il raduno è stata anche una occasione per ribadire “un no forte alla guerra tra Russia e Ucraina e a tutte le guerre che si combattono nel mondo”. Nella città di San Francesco gli operatori volontari in servizio civile hanno confermato il loro impegno per la nonviolenza e la solidarietà, che si adopera anche a favore delle vittime della guerra che giungono in Italia. L’incontro si è svolto presso la “Cittadella” della Pro Civitate Christiana ed è stato concluso da una celebrazione nella cattedrale di San Rufino presieduta dal vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino mons. Domenico Sorrentino. Il Tesc, costituitosi nel 2003, attualmente riunisce 18 organismi, associazioni ed enti cattolici impegnati su questo ambito, che nei prossimi mesi vedranno in servizio oltre 10 mila giovani, dei quali più di 500 all’estero. Ne fanno parte: Caritas italiana, Fondazione Migrantes, Ufficio nazionale per la Cooperazione missionaria tra le Chiese, Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, Servizio nazionale per la pastorale giovanile, Azione cattolica italiana, Acli, Agesci, Confederazione nazionale delle Misericordie d’Italia, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Confcooperative-Federsolidarietà, Cenasca-Cisl, Centro sportivo italiano, Volontari nel mondo-Focsiv, G.a.v.ci., Salesiani per il sociale, Cdo Opere sociali, Anspi, Unitalsi.

MCI in Europa: martedì su Radio Mater le comunità italiane in Romania

22 Aprile 2022 - Milano - Martedì 26 aprile 2022, andrà in onda l’ottava puntata de «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro». La trasmissione - in diretta su Radio Mater dalle ore 17.30 alle ore 18.30, l’ultimo martedì di ogni mese - presenta alcune Missioni cattoliche italiane, soprattutto europee. Esse, sono animate da circa 700 operatori (laici/laiche consacrati e non, sacerdoti diocesani e religiosi, suore). Lo spazio radiofonico di aprile, ospiterà - collegato da Oradea - don Valeriano Giacomelli, delegato Migrantes delle Missioni Cattoliche  Italiane in Romania. Nell’occasione, con Massimo Pavanello - sacerdote della diocesi di Milano, ideatore e conduttore della trasmissione, con la consulenza della Fondazione Migrantes - saranno descritte anche le attività umanitarie che i nostri connazionali, in Romania, stanno svolgendo nei confronti dei cittadini dalla confinante Ucraina. Radio Mater (www.radiomater.org) si può ascoltare - in Italia - attraverso la radio (sia in Fm sia in Dab) o la televisione (Digitale terrestre - Canale 403). In tutto il mondo, scaricando la app dedicata; oppure, all’indirizzo internet https://www.radiomater.org/it/streaming.htm

Migrantes-Transiti: la condizione psicologica degli italiani nel mondo durante il Covid-19, lo spazio e il tempo in pandemia

21 Aprile 2022 - Roma - All’interno dell’indagine del 2021 - pubblicata nel Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes - che ha raccolto le risposte di 925 expat italiani residenti all’estero, Transiti ha indagato il loro vissuto rispetto alle dimensioni del tempo e dello spazio, fondamentali per la salute psicologica Il 40% degli intervistati ritiene che lo spazio a disposizione in casa fosse adeguato. Il 28% ha dichiarato di non essersi sentito limitato negli spazi. Di riflesso, ha vissuto positivamente i lockdown. Un elemento che ha favorito questo vissuto è stata la possibilità di usufruire di spazi esterni all’abitazione. Si aggira intorno a un quarto del campione (23%) la percentuale di chi afferma di aver sofferto la dimensione della casa. Nei differenti linguaggi del mondo, con la parola “casa” si indica il luogo intimo dei rapporti, in cui sono custoditi gli aspetti più sentimentali e all’interno del quale si chiede protezione e cura. In realtà, sappiamo che il concetto di casa si modella e trasforma poiché, rappresentando una fotografia del momento di vita in cui ci troviamo, ne assorbe le peculiarità. Se per molti è luogo di protezione e cura, per altri è un luogo di malessere e conflitti, se non addirittura di pericolo e violenza. L’essere stati costretti a questa intimità, nel corso dei lockdown che si sono susseguiti negli ultimi anni, ha quindi esacerbato le situazioni che ciascuno stava vivendo, nel bene o nel male. Inoltre, ha amplificato la percezione del sentirsi a casa in una terra straniera, mettendo in luce un caleidoscopio di vissuti di appartenenza o sospensione, possibilità e limiti, temporaneità o stabilità, acquisizioni e perdite con cui ogni expat si trova costantemente a confrontarsi nel corso della propria esistenza. La percezione e la gestione del tempo degli expat durante il Covid-19 In termini di bilancio dell’anno passato, quasi il 50% degli expat intervistati ritiene di aver sprecato o perso tempo. In pochi sono riusciti a capitalizzare il periodo considerando l’anno di pandemia come un tempo di riflessione utile per rivedere in meglio il proprio futuro. Il 38% ha addirittura dichiarato di stare ripensando totalmente al proprio progetto di vita. Oltre il 20%, invece, non riesce a fare un bilancio dell’esperienza trascorsa. Nel nostro campione, rappresentativo di una particolare fetta di popolazione, questa difficoltà di pensare si evidenzia nelle attività scelte. Le persone si sono dedicate maggiormente alla cucina, alle attività online e al mantenimento dei rapporti di amicizia (80%), mentre le attività intellettuali come la lettura e lo studio, al contrario di quanto rilevato per i connazionali in Italia, sono risultate di difficile attuazione, così come maggiori disagi si sono ravvisati nella sfera intima. Un quarto degli intervistati (26%) ritiene che la condizione di distanziamento sociale generata dalla pandemia rappresenti una situazione migliorativa della propria esistenza. Le differenze individuali Questi elementi ci riconducono a un tema generale: non tutte le persone per stare bene hanno lo stesso bisogno di relazioni plurime, assidue e continuative. Le strutture di personalità introverse, per esempio, hanno beneficiato della dilatazione del tempo, dell’autorganizzazione, della rarefazione delle relazioni in quantità e presenza. Queste sono, nei fatti, le persone che, a parità di condizioni, sono riuscite meglio a organizzarsi nello smart working e che vorrebbero, almeno in parte, continuare a lavorare attraverso questa modalità. E’ il caso anche di alcuni studenti che hanno mostrato un miglioramento durante il periodo di didattica a distanza (DAD). Questa riflessione apre un tema complesso per chi si occupa di salute e benessere psicologici e non solo. Ci suggerisce la possibilità di osservare senza patologizzare, di asserire che il concetto di normalità è ampio. Questa situazione, occorsa nella vita di tutti contemporaneamente, ci insegna che ci possono essere modi diversi per ottenere risultati soddisfacenti negli obiettivi lavorativi e scolastici. (Anna Pisterzi, Presidente di Transiti Psicologia d'Espatri)     Trovate questo articolo pubblicato anche nella sezione Articoli del sito di Transiti - Psicologia d’espatrio.

Cei: oggi l’incontro dei giovani in servizio civile del Tavolo ecclesiale

21 Aprile 2022 -

Assisi - Si svolgerà  oggi ad Assisi (PG) il XVI incontro dei giovani in servizio civile del TESC (Tavolo ecclesiale sul servizio civile) nel ricordo di san Massimiliano di Tebessa, giovane martire cristiano per obiezione di coscienza. Dal 2003 il TESC organizza ogni anno il 12 marzo, nella data della ricorrenza liturgica del suo martirio, un incontro nazionale dei giovani in servizio civile. Nel 2020 l’incontro, già previsto ad Assisi, venne annullato a causa del lockdown, mentre l’anno scorso fu realizzato online e quest'anno rinviato al 21 aprile per realizzarlo in presenza tenendo conto del venir meno di alcune restrizioni legate alla pandemia per COVID-19. Tema del XVI incontro è quello scelto da Papa Francesco per la Giornata mondiale della Pace del 1° gennaio scorso "Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura". Il raduno sarà anche l’occasione per ribadire un no forte alla guerra attualmente in corso tra Russia e Ucraina e a tutte le guerre che si combattono nel mondo. Nella città di San Francesco gli operatori volontari in servizio civile confermeranno il loro impegno per la nonviolenza e la solidarietà, che si adopera anche a favore delle vittime della guerra che giungono in Italia. L'incontro si svolgerà presso la “Cittadella” della Pro Civitate Christiana (via degli Ancajani, 3) e sarà aperto dai saluti del Sindaco di Assisi, Stefania Proietti, e del Presidente della Consulta nazionale del Servizio Civile, Giovanni Rende. Successivamente, con la moderazione di Enrico Selleri (TV2000), si svolgerà un confronto su "«In ogni epoca, la pace è insieme dono dall’alto e frutto di un impegno condiviso». Col servizio civile per costruire la pace" con gli interventi di Alberto Trevisan (obiettore di coscienza nel 1972),  Eustachio Santochirico (animatore di Comunità, artigianato solidale),  Claudio Tuveri  (Salesiani per il Sociale), Vyacheslav Grynevych (Caritas Spes Ucraina), Alberto Capannini (Operazione Colomba),  Agnese Di Giusto (casco bianco FOCSIV-IBO), don Tonio Dell'Olio (Pro Civitate Christiana). È stata invitata l'on. Fabiana Dadone, Ministro per le Politiche Giovanili con delega al Servizio Civile Universale. Il Vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, Mons. Domenico Sorrentino, concluderà l’incontro con la celebrazione alle 16.00 della Santa Messa nella Cattedrale di San Rufino. 

Il TESC, costituitosi nel 2003, attualmente riunisce 18 organismi, associazioni ed enti cattolici impegnati su questo ambito, che nei prossimi mesi vedranno in servizio oltre 10mila giovani, dei quali più di 500 all’estero. Ne fanno parte: Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Ufficio nazionale per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese, Ufficio nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro, Servizio nazionale per la Pastorale Giovanile, Azione Cattolica Italiana, ACLI, AGESCI, Confederazione nazionale delle Misericordie d’Italia, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Confcooperative-Federsolidarietà, Cenasca-Cisl, Centro Sportivo Italiano, Volontari nel mondo-FOCSIV, G.A.V.C.I., Salesiani per il Sociale APS, CDO Opere Sociali, Anspi, Unitalsi.

Migrantes: mons. Perego ha impartito il sacramento della Cresima ai giovani dello spettacolo viaggiante

20 Aprile 2022 - Ferrara - Giovani e ragazzi, figli di esercenti del Luna Park, hanno ricevuto, ieri mattina, nella Basilica di Santa Maria in Vado, a Ferrara, il sacramento della Confermazione. A presiedere la liturgia eucaristica l'arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego.  In questo periodo, in vista della festa di san Giorgio, a Ferrara stazionano diversi operatori dello spettacolo viaggiante.  A loro la diocesi, attraverso l'Ufficio Migrantes, ha voluto dedicare una giornata. Ad accompagnarli il direttore Migrantes di Ferrara-Comacchio, il diacono Roberto Alberti e gli operatori pastorali Migrantes Flaviano e Valeria Ravelli e Monica Bergamini. (Raffaele Iaria)  

Migrazioni interne: un mondo da riscoprire: un convegno a Genova

19 Aprile 2022 - Genova - Smarginando è il Festival che la Fondazione Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana ha ideato per promuovere e accompagnare l’apertura del nuovo MEI, il Museo dell’emigrazione italiana, che sarà inaugurato in primavera a Genova alla Commenda di San Giovanni di Pré. Il Museo, grazie al Festival, va oltre i propri confini, cercando di tracciare attraverso gli approfondimenti tematici una mappa di emozioni che ci riconnette al presente delle migrazioni planetarie, tornando contemporaneamente nei luoghi dell’emigrazione italiana, piccole comunità che attorno al tema della memoria e dei ricordi hanno costruito un racconto popolare, storico, sociale. L’Italia contemporanea è stata plasmata e trasformata dai flussi migratori che la hanno solcata. Fin dal periodo post unitario, attraverso l’età giolittiana, il fascismo e il miracolo economico, la mobilità interna ha rappresentato un eccezionale veicolo di cambiamento, tra conflitti ed emancipazione. Ancora oggi i movimenti interni rappresentano un elemento strutturale dell’equilibrio economico, con forti ripercussioni a livello sociale. I ricercatori del CNR Michele Colucci e Stefano Gallo a partire dal 2014 curano ogni anno un rapporto sulle migrazioni interne, frutto di ricerche approfondite di taglio interdisciplinare. I due ultimi volumi che verranno discussi nella presentazione hanno come oggetto rispettivamente una regione di forte emigrazione (la Campania) e una città di grande immigrazione (Roma). Nella prospettiva del Museo Nazionale dell’Emigrazione è importante riscoprire - spiegano i promotori - la centralità e il ruolo delle migrazioni interne, che anche nel contesto genovese hanno lasciato tracce importanti del loro passaggio. In un convegno che si svolgerà a Genova il 22 aprile discuteranno di questi temi  Paolo Giannone, Direttore della Biblioteca Universitaria di Genova; Paolo Masini, presidente del Comitato di Indirizzo Museo Nazionale dell’Emigrazione; Pierangelo Campodonico, Direttore Istituzione MuMA; Salvatore Capasso, Direttore CNR Istituto di studi sul Mediterraneo;  Fiorella Farinelli dell'Osservatorio nazionale integrazione studenti stranieri e Delfina Licata, Sociologa della Fondazione Migrantes. In occasione del convegno verrà firmato la convenzione tra CNR – Istituto di studi sul Mediterraneo e Museo Nazionale dell’Emigrazione.

Migrantes-Transiti: la condizione psicologica degli expat, la nostalgia di casa

14 Aprile 2022 - Roma - La condizione psicologica degli italiani nel mondo durante il Covid-19.  Nel Capitolo sulla condizione psicologica degli expat del Rapporto Italiani nel Mondo 2021 della Fondazione Migrantes emerge un’altra fonte di sofferenza specifica legata alla nostalgia di casa, dovuta alla lontananza dagli affetti familiari (74%) e amicali (48,5%) e all’impedimento a muoversi o a viaggiare (65%) per poterli incontrare. In questi anni di lavoro con gli espatriati abbiamo avuto modo di comprendere quanto il tema del rapporto con la terra di origine sia centrale nella dinamica di espatrio. Per molte persone significa “poter tornare a casa”, per altre vuol dire “visitare gli affetti” e “rimanere connessi alle origini”. Il rientro ciclico in Italia, comunque, rappresentava prima del Covid-19 un ancoraggio di grande importanza per poter sentire un equilibrio emotivo tra le origini lasciate e la vita attuale. La pandemia ha spezzato questo filo di riconnessione: ha impedito ai nonni di passare del tempo con i nipoti, ha impedito ai figli di occuparsi dei genitori, ha impedito di salutare i defunti rimettendo in circolo sentimenti negativi di incertezza, disagio e senso di colpa che le persone pensavano di essere riuscite a fronteggiare, archiviare, dribblare e, nel migliore dei casi, superare. Un dato su cui abbiamo riflettuto molto è quello relativo alla percezione esperita dai genitori in merito al disagio osservato nei figli. Se da un lato i bambini e i ragazzi sono percepiti dai loro caregivers come forti e capaci di fronteggiare i disagi della pandemia – solo il 9% ha risposto “soffrono molto” e il 6% “destano preoccupazione” – la risposta “stanno bene” è espressa solo dal 36%. Per una possibile interpretazione di questo dato, può essere utile ricordare il concetto di “pensieri non pensati” di Bion. Quando qualcosa è difficile da digerire per la propria mente, come nel caso dell’angoscia per il futuro e della relativa paralisi, diventa difficile poter osservare con chiarezza ciò che accade nelle persone accanto e comprendere quanto queste, per esempio, siano realmente in grado di “digerire” la situazione e fronteggiarla. Si inizia quindi ad oscillare inconsapevolmente tra la speranza che l’altro sia più in grado di farvi fronte rispetto a noi e l’angoscia che possa stare male (o che si stia entrambi male). A maggior ragione se l’altro è una persona con la quale esiste un legame affettivo profondo e per la quale si sente di avere una responsabilità di crescita, come nel caso dei propri figli. Un ulteriore elemento che può aiutarci a comprendere il quadro delle risposte è che il 60% della popolazione ha un figlio tra 0 e 6 anni. Interpretare se la manifestazione del disagio in un bambino piccolo sia una conseguenza della vita in pandemia non è semplice. Il mondo del bambino è definito dalle relazioni familiari: se la famiglia sta attraversando un momento di disorientamento o fragilità, anche il bambino ne verrà coinvolto nel suo sviluppo. Come ha  espresso Alice Miller, «Ogni bambino ha il legittimo bisogno di essere guardato, capito, preso sul serio e rispettato dalla propria madre [...] [dai caregivers NdA]. Un’immagine di Winnicott illustra benissimo la situazione: la madre guarda il bambino che tiene in braccio, il piccolo guarda la madre in volto e vi si ritrova [...] a patto che la madre guardi davvero quell’esserino indifeso nella sua unicità, e non osservi invece le proprie attese e paure, i progetti che imbastisce per il figlio, che proietta su di lui. In questo caso nel volto della madre il bambino non troverà sé stesso, ma le esigenze della madre. Rimarrà allora senza specchio, e per tutta la vita continuerà invano a cercarlo». Abbiamo raccolto alcune voci degli expat che hanno sentito rafforzato il sentimento di nostalgia. In 48 risposte aperte, circa il 5% del campione esprime questo sentimento della nostalgia, che però non è correlato con una voglia di tornare nel paese d’origine. 114 sono le frasi, nelle risposte aperte, legate alla forte voglia di rientrare in Italia, espressa dal 14,5% del nostro campione. In queste, le parole più ricorrenti sono: Famiglia, lavoro, amici e casa. Parole usate per raccontarci di: “Ricongiungimento con il partner” (FRANCIA); “Nuove opportunita' LAVORATIVE” (BURKINA FASO); “Per vicinanza a AMICI e FAMIGLIA” (SPAGNA); “Perché Dubai è un luogo di transizione. Impossibile costruire una vita. Uno è qui solo per il LAVORO” (EAU); “Non mi sento tutelata nel diritto alla salute, in aggiunta dopo così tanti anni all'estero stiamo rivalutando le priorità nella nostra vita” (IRLANDA); “Mio marito andrà in pensione tra 4 anni e vorremmo trascorrere in Italia il resto della nostra vita” (IRLANDA); “L'Italia ha molto da offrire, non ci si annoia mai” (IRLANDA); “Mi mancano gli affetti e il clima mediterraneo” (UK); “Mi manca tutto, FAMIGLIA, relazioni” (GERMANIA); “Perché sono stanco di vivere lontano dalla FAMIGLIA” (LIBANO); “Era un progetto che avevamo da ben prima della pandemia. Italia perché è CASA e dopo anni passati all'estero abbiamo voglia di tornare alle nostre radici” (EMIRATI ARABI); “Mi manca il nostro modo di vivere, AMICI, parenti” (UK); “Perché mi manca tutto dell’Italia, eccetto la disoccupazione” (BELGIO)   Trovate questo articolo pubblicato anche nella sezione Articoli del sito di Transiti - Psicologia d’espatrio.  

Cei: il 21 aprile incontro nazionale dei giovani in servizio civile del Tavolo ecclesiale

12 Aprile 2022 - Roma - Dal 2003 il Tavolo Ecclesiale sul Servizio Civile - che annovera tra gli enti promotori Caritas Italiana, la Fondazione Migrantes, l’Ufficio Nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese, l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro e il Servizio Nazionale per la pastorale giovanile organizza ogni 12 marzo, nel giorno in cui si ricorda San Massimiliano di Tebessa, martire per obiezione di coscienza al servizio militare nel 295 d.C., l’incontro nazionale dei giovani in servizio civile. Quest’anno l’appuntamento si terrà ad Assisi giovedì 21 aprile sul tema scelto da papa Francesco per la Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio: “Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura”.

Migrantes Emilia Romagna: sabato convegno su “Cercate il bene della città”

7 Aprile 2022 - Bologna - “Gli Uffici regionali Migrantes, Caritas, e Missio della Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna (Ceer), in collaborazione con l’Ufficio regionale Ceer per le Comunicazioni sociali, organizzano sabato 9 aprile alle ore 10.00 il webinar “Cercate il bene della città – Partecipazione e identità in cammino. Generazioni a confronto”. Interverranno Mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza episcopale italiana e della Fondazione Migrantes; Cristina Pasqualini, docente di Sociologia dei fenomeni collettivi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e Paula Baudet Vivanco, giornalista e attivista del movimento “Italiani senza cittadinanza”. L’arcivescovo di Bologna, il Card. Matteo Zuppi, presidente della Ceer, concluderà i lavori. «Spesso usiamo in modo improprio – spiegano i promotori dell’iniziativa – la parola “integrazione”, immaginando talora una forma di assimilazione delle popolazioni immigrate nelle realtà pastorali e sociali del nostro territorio. I migranti, invece, portano con i loro bagagli anche un grande patrimonio di cultura e di valori spirituali che costituiscono per tutti un capitale da non disperdere. Il processo sinodale che le Chiese in Italia stanno vivendo suggerisce la prospettiva più ricca della “comunione”, nella quale le identità affermate costituiscono un vero stimolo della partecipazione comunitaria. La riflessione cercherà di immaginare anche il futuro prossimo, con una attenzione a quelle cosiddette “seconde generazioni”».      

Migrantes-Transiti: la condizione psicologica degli expat, voci degli expat

7 Aprile 2022 - Roma - Il campione di italiani intervistati da Transiti per la ricerca sulla condizione psicologica nel Rapporto Italiani nel Mondo 2021 vive attualmente all’estero (95%) e solo il 5% è rientrato stabilmente in Italia. Di questi, l’80% è da considerarsi di fatto “expat”, con più di tre anni di vita all’estero. Pochi (5%) sono i neoemigrati negli ultimi 12 mesi. Un dato a cui ha certamente contribuito la pandemia. Il tema della salute psicologica è percepito più facilmente dalla popolazione femminile. Questo spiega il fatto che il 73,4% del campione sia costituito da donne. È un dato assolutamente discordante rispetto alla distribuzione per sesso degli expat italiani. Così come è discordante il dato del profilo formativo: il 65% del campione ha almeno la laurea magistrale. Un campione prevalentemente giovane (il 61,4% è under 40), colto, emancipato, con un progetto di espatrio ben costruito e riuscito sia sul piano personale (il 75,5% ha una relazione stabile) che sul piano professionale: si tratta di persone soddisfatte del proprio lavoro (71%). Un universo fortemente diverso da quello caratteristico della popolazione italiana ma che rispecchia bene l’esodo dei cervelli, l’uscita dall'Italia della popolazione giovane, colta e femminile che non riesce a trovare nel nostro paese la giusta collocazione sociale ed economica. È una popolazione molto più attenta della media dei connazionali al tema dei disagi psicologici (il 40% è attualmente in terapia o lo è stato, contro il 15% della media italiana), capace di aprirsi e rispondere su temi delicati, desiderosa di esporsi per trovare delle soluzioni per sé, la propria famiglia e le persone che hanno lasciato l’Italia negli ultimi 10-15 anni. Una popolazione, questa, che ha vissuto il primo anno di pandemia con un certo livello di benessere grazie a spazi adeguati e confortevoli in casa (68,3%), ma che ha visto insorgere, per sé e per la propria famiglia, nuove difficoltà. La rilevazione ha fatto emergere che questa popolazione di expat italiani, prima del Covid-19, sentiva di avere una “buona” (38,5%) se non addirittura “molto buona” (48,2%) salute psicologica (per un totale di 86,7%). Dopo dodici mesi di restrizioni e disagi causati dalla pandemia, il 71,5% ha osservato un peggioramento della propria condizione psicologica, che imputa “principalmente al Covid-19” (31,8%) o “fortemente al Covid-19” (39,8%). Approfondendo la sintomatologia del disagio provato, emergono elementi evidenti quali ansia e insonnia (20%) e tristezza/depressione (35%). Si tratta di sintomi che si evidenziano anche nella perdita di prospettiva e nel senso di oppressione (entrambe al 30%). Da questi primi dati e dalle parole che abbiamo raccolto per gli italiani nel mondo, risulta evidente come il Covid-19 abbia implicato lo stravolgimento della vita costruita attorno all’espatrio, imponendo alle persone di “osservarsi” e fare un bilancio della propria esistenza rimettendo in discussione le priorità, senza però ancora essere in grado di riprogettare il futuro nel tempo e nello spazio. Abbiamo raccolto alcune voci degli expat che hanno visto peggiorata la propria situazione psicologica a causa del Covid-19, frasi in cui  ritornano molto frequentemente le parole Famiglia, Lavoro, Incertezza, Solitudine, Ansia, Viaggiare, Isolamento, Lontanza e Depressione. Di seguito, le loro parole: I rapporti sociali al di fuori della Famiglia  sono diminuiti notevolmente, mio marito pauroso del Covid ha stressato tutta la Famiglia". (Germania) "Isolamente, mancanza di opportunità, servizio sanitario locale non adeguato, paura per la mia Famiglia, reperibilità costante in smart working". (Albania) "Ho sempre paura di ammalarmi o che si ammali uno dei miei cari e di non poterlo rivedere. Ora che sono iniziate le riaperture mi sento a disagio in mezzo alla gente". (Francia) "Sono infermiera. Il mio Lavoro è diventato la mia vita. Ho avuto un burn out e sono caduta in Depressione. Non ho più potuto svolgere le attività ricreative e sociali che svolgevo precedentemente per cui il peso psicologico del mio Lavoro è diventato quasi insopportabile". (Germania) "Mi sento prigioniero". (Canada) "Il mio compagno ha perso il Lavoro a causa della crisi e non sono riuscita a Lavorare  come avrei voluto, inoltre ho sentito molta nostalgia dei miei genitori". (Uk) "Sono lontana da casa, in un paese straniero che per quasi un anno ha gestito la pandemia in modo pessimo, senza sapere quando riuscirò a tornare a vedere la mia Famiglia". (Uk) "Le restrizioni in Irlanda sono state particolarmente severe e il fatto di essere vicini ma con pochissimi voli e la quarantena in hotel per un periodo mi ha veramente messo delle preoccupazioni assurde". (Irlanda) "Perché qui è come stare in carcere e senza diritti". (Cuba) -  Anna Pisterzi, Presidente di Transiti Psicologia d'Espatrio Coop Soc.   (Trovate questo articolo pubblicato anche nella sezione Articoli del sito di Transiti - Psicologia d’espatrio).    

Migrantes: domani la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo a cura dell’Istituto di Cultura di Berlino

30 Marzo 2022 - Berlino - Sarà presentato domani, 31 marzo alle ore 19 - a cura dell’Istituto italiano di cultura di Berlino - l''edizione 2021 del “Rapporto Italiani nel Mondo 2021” della Fondazione Migrantes. Alla presentazione interverranno la curatrice Delfina Licata, Edith Pichler, docente di politologia presso l’Università di Potsdam e membro del Rat für Migration e Luciana Degano-Kieser, medico psichiatra e psicoterapeuta, presidente dell’associazione “Salutare e.V.”. Il Rapporto Italiani nel Mondo da 16 ani si occupa di studi sulla mobilità italiana nel mondo e raccoglie cxontributi di studiosi provenienti da tutto il mondo. L'ultima edizione è dedicata all'epidemia di Covid-19 e ha visto la partecipazione di 75 autori che, dall’Italia e dall’estero, hanno lavorato a 54 saggi.

Ferrara: il 7 aprile la presentazione del Rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes

29 Marzo 2022 - Ferrara - Sarà l'Istituto di cultura "Casa G. Cini" di Ferrara a ospitare il 7 aprile alle ore 17 l'incontro "Cittadinanza aperta. Presentazione del XXX Rapporto Immigrazione di Caritas-Migrantes". Per l'occasione interverranno mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes e  Simone Varisco della Fondazione. Presenta l'incontro Orsetta Giolo, docente dell'Università di Ferrara. Si tratta del secondo incontro del III ciclo di seminari sui temi del razzismo e dell’antirazzismo dal titolo "Intersezioni di discriminazioni. Intersezioni di lotte", organizzato dal Laboratorio Antirazzista dell'Università di Ferrara e finanziato dal Fondo Culturale di Ateneo. L'iniziativa è organizzata in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale indetta dalle Nazioni Unite nel 1966, che si tiene il 21 marzo 2022 e che ricorda l’eccidio di 69 persone che manifestavano pacificamente contro l’apartheid in Sudafrica. Il primo dei due incontri, invece, è in programma il 30 marzo alle 16.30 nell’Aula 9 del Dipartimento di Matematica a Ferrara. Tema di questo primo incontro è "Pandemia di tutte/i, salute di poche/i. Le disuguaglianze nell'accesso alle cure e alla vaccinazione".

Ucraina: domani voli umanitari con oltre 600 persone

21 Marzo 2022 - Roma - Prosegue l’impegno della Chiesa che è in Italia per l’accoglienza dei profughi in fuga dalla guerra in Ucraina, nelle nazioni limitrofe e nel nostro Paese. In questa settimanasono stati organizzati tre voli umanitari grazie alla collaborazione con la ong Solidaire e il supporto di Open Arms. Questi voli, che da Varsavia giungeranno negli aeroporti di Fiumicino, Cagliari e Palermo, permetteranno a oltre 600 cittadini ucraini di arrivare in Italia e di essere accolti da circa 40 Caritas diocesane del nostro Paese, isole comprese. In coincidenza con l’arrivo previsto presso l’Aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino nella giornata di domani, martedì 22 marzo 2022, alle 17.30 si terrà una Conferenza stampa alla quale interverranno il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Enrique Piñeyro presidente di Solidaire, Oscar Camps, fondatore di Open Arms. Saranno inoltre presenti mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia e Presidente di Caritas Italiana e mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Presidente della Fondazione Migrantes.  

Comunità francofone in Emilia Romagna: il 27 marzo incontro a Ferrara

18 Marzo 2022 - Ferrara - In collaborazione con l’Ufficio Migrantes diocesano di Ferrara-Comacchio, le comunità francofone dell’Emilia-Romagna organizzano per domenica 27 marzo una giornata di ritiro spirituale, per fare un’esperienza comune d’incontro, preghiera e condivisione della vita fraterna. Don Mathieu Malick Faye, coordinatore nazionale Migrantes delle comunità francofone in Italia, guiderà la meditazione del ritiro spirituale basato sul Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima, sul tema “Tempo di Quaresima, tempo di Grazia...”. L’incontro si terrà nella parrocchia di S. Maria Codifiume (via Fascinata, 15). La Messa pontificale concelebrata sarà presieduta da mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, e animato dal Coro “Po’ o Si” di Ferrara. Il programma prevede alle ore 9 l’accoglienza e il saluto di benvenuto, alle 9.30 la meditazione, alle 10.30 le confessioni, una pausa e l’adorazione silenziosa, alle 11.30 la Messa, alle 13.30 l’animazione e alle 15 le conclusioni e i saluti.