Tag: Fondazione Migrantes

Inps-Migrantes: Italia, Pensioni e Mobilità, Storie di partenze e di ritorni

4 Luglio 2022 - Roma - “Italia, pensioni e mobilità: storie di partenze e di ritorni”. Questo il tema del convegno che si è svolto oggi, lunedì 4 luglio, presso Palazzo Wedekind, organizzato da Inps e Fondazione Migrantes  con un confronto sul tema dei pensionati italiani all’estero. A introdurre i lavori è stato il Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che ha ricordato come i flussi migratori interessino ogni parte del mondo, incluso il nostro Paese, e che la scelta di emigrare non è più necessariamente legata alla necessità o al bisogno, ma può anche essere un’opzione derivante dal perseguire un interesse, un miglioramento della qualità di vita. L’Italia, ha sottolineato Tridico, oltre a disporre politiche di accoglienza, assiste alla partenza di lavoratori giovani e meno giovani, nonché di pensionati che spendono altrove il proprio trattamento pensionistico. Pertanto, dall’analisi dei pagamenti delle pensioni all’estero si possono trarre interessanti spunti di analisi sulle evoluzioni socioeconomiche nel nostro Paese. Rispetto ai fenomeni migratori rilevati, si evidenzia che il mondo delle pensioni Inps in questo momento si trova in una fase di transizione. I trattamenti corrisposti ai protagonisti dei flussi migratori del secolo scorso sono infatti in fase di diminuzione, specie in alcuni Paesi verso cui il flusso migratorio si è esaurito o fortemente limitato in epoca recente. Appare verosimile che tale situazione sia destinata a cambiare nei prossimi anni quando – man mano che i nuovi migranti raggiungeranno i requisiti di legge per l’accesso al pensionamento – anche da un punto di vista numerico le pensioni in regime internazionale e quelle in generale in pagamento all’estero aumenteranno in modo consistente. In prospettiva tali prestazioni non si potranno più considerare una categoria eccezionale o residuale rispetto alla pensione nazionale: si porranno semmai come una componente rilevante dell’universo pensionistico italiano. “Eravamo soliti dire – ha detto Delfina Licata, della Fondazione Migrantes, – che l’Italia contava uguale numero di immigrati soggiornanti nel Paese ed emigrati italiani all’estero. Questa affermazione, stando alle statistiche di oggi, non è più vera: oggi il numero di connazionali che hanno scelto l’estero come luogo di residenza è superiore a quello degli immigrati che risiedono regolarmente nella Penisola. L’unica Italia a crescere è, oggi, quella che mette radici all’estero. L’Italia è uno Stato in cui la popolazione autoctona tramonta inesorabilmente e la popolazione immigrata - complice la crisi economica, la pandemia, i divari territoriali e l’impossibilità di entrare legalmente - non cresce più”. Al 1° gennaio 2021, la comunità dei connazionali residenti all’estero è costituita da 5.652.080 unità, il 9,5% degli oltre 59,2 milioni di italiani residenti in Italia. Mentre l’Italia ha perso quasi 384 mila residenti sul suo territorio (dato ISTAT), ha registrato un aumento del 3% nell’ultimo anno di coloro che risiedono stabilmente all’estero. La mobilità degli italiani con la pandemia non si è arrestata, ma ha sicuramente subito un ridimensionamento che non riguarda, però, le nuove nascite all’estero da cittadini italiani, ma piuttosto le vere e proprie partenze: il numero dei connazionali che hanno materialmente lasciato il Paese recandosi all’estero da gennaio a dicembre 2020. In valore assoluto, si tratta di 109.528 italiani, -21.408 persone rispetto all’anno precedente. Nonostante la generale riduzione, le caratteristiche complessive restano invariate rispetto al 2020: si tratta, cioè, di una mobilità prevalentemente maschile, giovane (il 42,8% ha tra i 18 e i 34 anni, percentuale in rialzo di 2 punti rispetto all’anno precedente) e giovane adulta (il 23,1% ha tra i 35 e i 49 anni). I minori si attestano al 20,2%, confermando i dati delle rilevazioni passate. Degli oltre 109 mila connazionali che hanno spostato la loro residenza dall’Italia all’estero lungo il corso del 2020, il 78,7% lo ha fatto scegliendo l’Europa come continente. Lo scegliere una meta di destinazione vicina risponde a una “strategia di contenimento dei rischi”: non solo per prevenire la possibilità di contrarre il virus, ma per le condizioni del sistema sanitario del luogo prescelto e delle prescrizioni ivi adottate. Nel generale calo registrato nel numero delle partenze, pari a -16,3%, le diminuzioni maggiori si riscontrano per gli anziani (-28,7% nella classe di età 65-74 anni e -24,7% in quella 75-84 anni) e per i minori al di sotto dei 10 anni (-20,3%): nell’anno della pandemia, il “rischio” di uno spostamento è stato volutamente evitato dai profili più fragili. Se nell’ultimo anno l’aumento della popolazione AIRE è stato del 3%, questo dato diventa il 6,9% dal 2019, il 13,6% negli ultimi cinque anni, ben l’82% dal 2006, anno della prima edizione del Rapporto Italiani nel Mondo edito dalla Fondazione Migrantes. A inizio 2021 è ancora più evidente il processo di assottigliamento della differenza di genere iniziato già sedici anni fa quando le connazionali iscritte all’AIRE erano il 46,2% (1.435.150 in valore assoluto), per poi arrivare al 47,8% dieci anni fa nel 2011 (1.967.563 in valore assoluto). Attualmente si registrano 2.718.678 iscrizioni, il 48,1% del totale AIRE. Se i cittadini italiani residenti oltre confine negli ultimi sedici anni sono aumentati dell’82%, le donne in particolare lo hanno fatto dell’89,4%. Un processo che è, allo stesso tempo, di femminilizzazione e di familiarizzazione. A partire, infatti, sono sicuramente tante donne alla ricerca di realizzazione personale e professionale, ma vi sono anche tanti nuclei familiari con figli al seguito, legati o meno da matrimonio. Le donne italiane in mobilità si distinguono essenzialmente in tre profili: le vedove, che a volte rientrano per medio-lunghi periodi prima di fare ritorno all’estero (solitamente nello stesso paese in cui sono state emigrate per diversi anni oppure in nuovi paesi dove sono residenti figli e nipoti); le nonne, che raggiungo figlie, figli e nipoti; e le giovani/giovani adulte che partono da altamente qualificate o con titoli di studio medio-alti. Gabrieli Uselli, Direttore centrale Pensioni Inps, ha approfondito il tema delle pensioni liquidate alle donne, analizzando come si sia evoluta, nel tempo, la domanda di tutela previdenziale della migrante. Le donne, infatti, sono passate dall’essere, nella maggioranza dei casi, prive di forme di assicurazione, destinatarie solo di pensioni ai superstiti, al diventare un soggetto autonomo e indipendente che dà il via a vere e proprie catene migratorie al femminile. Le motivazioni sono principalmente quelle che spingono anche un uomo a partire: la prospettiva di una vita indipendente, un maggior benessere economico e una carriera professionale più gratificante. Oggi le donne emigrano quasi quanto gli uomini. Lo sviluppo di questo fenomeno si traduce nell’aumento delle pensioni di vecchiaia percepite dalle donne, rispetto al trend negativo di quelle ai superstiti. Secondo la Fondazione Migrantes, l’attuale fotografia della popolazione italiana residente all’estero è così costituita: su 5,6 milioni di iscritti il 45,5% ha tra i 18 e i 49 anni d’età (oltre 2,5 milioni), il 15% è minore (848 mila circa di cui il 6,8% ha meno di 10 anni) e il 20,3% ha più di 65 anni (oltre 1,1 milioni e di questi, il 10,7% cioè circa 600 mila, ha più di 75 anni). La longevità femminile appare in tutta la sua evidenza. Su 1.148.612 residenti italiani all’estero di età superiore ai 65 anni, il 52,2% sono donne; il 47,2% hanno 65-74 anni, il 31,6% si colloca nella fascia 75-84 anni. Il 21,2% supera gli 85. Dal 2006 al 2021 la presenza degli anziani italiani in mobilità è cresciuta del 91,5%. Le comunità più numerose si trovano in Argentina, Brasile, Svizzera e Germania. La storia dell’emigrazione italiana, unita al processo di longevità delle donne, porta a rintracciare alcuni paesi in cui il numero delle italiane è superiore a quello degli italiani. Questi paesi sono tutti collocati, e non è un caso, in America Latina: Argentina, Uruguay, Cile, Perù a cui segue il Sudafrica. La narrazione della recente mobilità condiziona anche il tema degli anziani, a volte resi ingiustamente protagonisti di un trend che ha avuto il suo culmine nel 2008 con oltre 9 mila partenze e che si è poi assestato sulle 6 mila unità. “Quello dei pensionati che decidono di emigrare all’estero è un tema di grande attualità. Questi – ha sottolineato Susanna Thomas, della Direzione Centrale Pensioni Inps – si possono suddividere in tre grandi categorie: gli immigrati che, conseguito il diritto a pensione, decidono di far ritorno nel loro Paese; i genitori di persone emigrate, che decidono di raggiungere i figli per aiutarli nella gestione dei nipoti o, più semplicemente, per evitare il senso di solitudine; infine chi lo fa per conseguire vantaggi economico–fiscali previsti da alcuni Paesi. A questi vanno poi aggiunti quei casi sporadici di cittadini che emigrano semplicemente perché cercano luoghi più esotici o maggiormente confortevoli rispetto alle personali esigenze. In questa sede, vengono analizzati i trend delle principali direttrici di emigrazione dei pensionati anche alla luce dell’introduzione di particolari elementi di favore nel trattamento fiscale della pensione”. Lo storico delle migrazioni, Toni Ricciardi, si è quindi soffermato sui principali paesi meta dei flussi migratori, confrontando le pensioni pagate dall’estero in Italia e le pensioni liquidate dall’Italia all’estero. I numeri delle pensioni e le somme di denaro erogate dall’estero in Italia – sebbene le cifre siano da ritenersi ben più alte di quelle ufficiali– confermano il processo migratorio che storicamente ha interessato la penisola. Non è un caso che i principali contributori esteri siano i paesi più attrattivi del secondo dopoguerra. In questa fase si sperimenta la cosiddetta emigrazione assistita e disciplinata dallo Stato, che trova nella stagione d’oro degli accordi di emigrazione la sua consacrazione massima. Cronologicamente, all’accordo con il Belgio del 1946, seguono quello con la Francia nel 1947 e quello con la Svizzera nel 1948, il più significativo del periodo, fino all’accordo del 1955 con l’allora Repubblica federale tedesca, che si inserisce nell’ampio ed articolato processo di integrazione europea. Non è un caso che le direttrici dell’epoca siano anche le stesse che oggi contribuiscono, in una sorta di rimborso postumo, ad accrescere il monte delle pensioni erogate dall’estero a cittadini e cittadine che hanno scelto di rientrare al momento della pensione (Belgio 97 milioni di euro, Francia 279 milioni, Germania 1,1 miliardi di euro, Svizzera 2 miliardi). Inoltre, in paesi specifici ritroviamo fasce sociali che, una volta maturato il diritto alla pensione, scelgono il rientro in Italia per numerose ragioni, tra le quali il differenziale del potere di acquisto (Svizzera e Germania). Se Germania e Svizzera sono i primi contributori in termini di erogazioni, nel caso svizzero, considerato il sistema pensionistico in vigore a partire dal 1986 (secondo pilastro contributivo), la cifra complessiva, con ogni probabilità, è almeno 2-3 volte superiore al monte complessivo. Infine, anche le pensioni erogate dall’Italia all’estero, in termini di monte complessivo, mostrano una mobilità in linea con un processo che si sta stratificando. “Operando un confronto con alcuni Paesi sul numero di pensioni che questi erogano nel nostro territorio e che al contrario l’Inps paga nel loro – ha evidenziato Daniele Russo, dirigente della Direzione Centrale Pensioni Inps – si è rilevato che i paesi che storicamente hanno rappresentato le mete privilegiate dei migranti italiani e che sono vicini ai luoghi di origine - come Germania, Francia, Svizzera, Belgio, ma anche Olanda e Austria - sono quelli che pagano un rilevante numero di pensioni in Italia, a coloro che conclusa l’esperienza lavorativa all’estero hanno deciso di far rientro nei nostri confini. Al contrario, nei paesi più lontani, come Australia, Stati Uniti e Canada, dove gli italiani migrati hanno preferito rimanere perché la lontananza ha contribuito a ridurre i legami con il nostro Paese, l’Inps registra un consistente numero di pensioni da pagare”. Le conclusioni sono state affidate al Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo Mons. Gian Carlo Perego che ha ribadito come siano importanti le occasioni di riflessione e di collaborazione tra enti che hanno il compito di accompagnare le persone. “Il nostro paese vive un momento molto delicato e saranno decisivi i passi che saranno compiuti alla luce della dinamica demografica che ci sta condizionando sempre di più e della strutturalità della mobilità, in uscita e in entrata, che condiziona i nostri territori. Per questo diventa essenziale l’analisi e la lettura di questo legame, rendendo ancora più marcata e ufficiale la collaborazione tra l’Inps e la Fondazione Migrantes attraverso una ricerca nazionale che viene annunciata oggi, aprendosi anche ad altre eventuali realtà nazionali ed estere. L’obiettivo è far emergere quanto il contributo dato, ieri come oggi, dalle lavoratrici e dai lavoratori italiani all’estero e dalle attuali pensionate e pensionati rientrati in Italia sia da sempre ricchezza fondamentale in alcune aree del nostro paese, a maggior ragione nel quadro socio-demografico di cui si è parlato. Così come ricchezza inestimabile è il lavoro oggi di cittadini di altre nazionalità che diventano o potrebbero diventare italiani in futuro, restando in Italia o ritornando nei loro luoghi di origine. Una nuova Italia non potrà che essere figlia della mobilità: giovani che scelgono l’Europa non solo per il lavoro, ma per scrivere una nuova storia familiare, una nuova partecipazione alla vita delle città, una democrazia da costruire e sperimentare”. È seguita poi una tavola rotonda su pandemia, guerra e movimenti migratori alla quale hanno partecipato Pasquale Tridico, presidente INPS, mons. Gian Carlo Perego, Presidente della Fondazione Migrantes, Giovanni Maria De Vita, consigliere del MAECI, e Gabrieli Uselli, Direttore centrale Pensioni Inps. Il convegno è stato moderato da Federico Luperi, giornalista ADNKronos.

Mons. Perego: su Ius scholae non prevalgano polemiche ideologiche

3 Luglio 2022 - Roma - Lo ius scholae "è un tema da 15 anni, che è nato dal 'basso', dalla campagna nel 2011 di 19 Associazioni laiche e cattoliche e che attende un'attenzione trasversale delle forze politiche, perché alla base della cultura democratica, liberale e popolare". Lo ha detto mons. Gian Carlo Perego, presidente della commissione Cei per le migrazioni e della Fondazione Migrantes in una intervista pubblicata oggi sul quotidiano "La Stampa£ a firma di Domenico Agasso. "Questa modifica della legge sulla cittadinanza corrisponde all'attualità indiscutibile di una popolazione che sta mutando - dice - e, guarda al mondo dei 900.000 studenti, di cui il 65% è nato in Italia, favorisce il riconoscimento e la partecipazione alla vita del Paese delle seconde generazioni". L'alto prelato si augura "che le ragioni e la constatazione di una società profondamente diversa rispetto al passato prevalgano sulle polemiche di natura ideologica". Secondo il presule "la legge sullo Ius scholae viene interpretata con pregiudizi e parametri strumentali, identitari e non constatando invece lo stato delle generazioni di oggi e le proiezioni di quelle future". E poi snocciola i dati: "Un milione e quattrocentomila ragazzi, dei quali 900 mila alunni delle nostre scuole e gli altri che hanno più di 18 anni, aspettano legittimamente di poter chiedere di essere cittadini italiani". (R.Iaria)

Ius scholae: mons. Perego, “l’Italia è cambiata”

2 Luglio 2022 - Roma - "La riforma della cittadinanza con lo Ius scholae va incontro alla realtà di un Paese che sta cambiando. Spero che le ragioni e la realtà prevalgano rispetto ai dibattiti ideologici per il bene non solo di chi aspetta questa legge ma anche dell'Italia che è uno dei Paesi più vecchi". Lo ha detto oggi all'Ansa mons. Gian Carlo Perego, Presidente della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei e Presidente della Fondazione Migrantes. Per mons. Perego Le contrapposizioni politiche sono legate al fatto che la legge sullo Ius scholae "viene letta con parametri ideologici e non guardando invece alla realtà. Quella di un milione e quattrocentomila ragazzi, dei quali 900mila alunni delle nostre scuole e gli altri che hanno più di 18 anni, che aspettano di essere cittadini italiani", sottolinea aggiungendo che "la realtà, e di questo dovrebbe tenere conto tutta la politica, è quella di un'Italia che è cambiata, con cinque milioni e mezzo di migranti che sono un mondo di famiglie, di studenti, di lavoratori. Occorre leggere la situazione e utilizzare lo strumento della cittadinanza per rendere partecipi di questa trasformazione le persone che attendono ma anche gli italiani che sempre si sono dette favorevoli, nei sondaggi sono oltre il 70 per cento, a questo provvedimento". Per mons. Perego non si tratta di "mettere in contrapposizione lo Ius scholae allo Ius sanguinis che tutela soprattutto i nostri emigranti all'estero. Ma di tutelare e riconoscere una presenza e una risorsa importante sul piano scolastico e lavorativo, per costruire il futuro del Paese. Se le persone non partecipano alla vita delle città, se non vengono riconosciuti cittadini, rischiano di non sentirsi parte del Paese". Il presidente della Migrantes  spiega anche che questo "potrebbe favorire una maggiore mobilità in Europa. Il poter diventare cittadini italiani in un contesto europeo aiuterebbe anche una circolarità del mondo migratorio in Europa". "La Chiesa italiana continuerà a sostenere questo tipo di linea che legge una realtà che già c'è, la politica deve prenderne atto" e "non ha senso affermare che ora ci sono altre emergenze perché questo tema non esiste da oggi ma da anni, almeno quindici". "Ora spetta alla politica fare uno scatto e uscire dalla ideologia", conclude monsignor Perego. . TU

Mons. Perego: il muro di morte di  Melilla

27 Giugno 2022 - Roma - Ormai quella di venerdì sera a Melilla – con Ceuta, una delle città del confine di terra tra la Spagna e il Marocco – si delinea come una vera e propria strage di migranti tra l’Europa e l’Africa, la Spagna e il Marocco. Trentasette i morti, centinaia di feriti, soprattutto tra i migranti, ma anche tra gli agenti. La strage, solo l’ultima - tra quelle che in più di vent’anni hanno generato oltre 4000 morti tra i migranti siriani, palestinesi e oggi soprattutto subsahariani – è avvenuta in Marocco, che insieme alla Spagna, a metà  degli anni ’90, ha innalzato i primi due - a Ceuta (nel 1993) e a Melilla (nel 1996) - dei sedici muri che oggi sono alle frontiere europee. Un muro alto sei metri di recinzione, finanziato dall’Europa, come altri proposti nel piano europeo 2021-2027; come finanziati dall’Europa sono i respingimenti nel Mediterraneo dei migranti che partono dalla Libia o dall’Egitto o dalla Turchia come finanziati dall’Europa sono i campi dei richiedenti asilo della Turchia, del Marocco e della Libia. Alcuni, forse 1000 migranti, sono riusciti, grazie al sacrificio dei loro compagni di viaggio, a raggiungere il territorio spagnolo. Tra loro anche minori non accompagnati, un volto che sempre più stiamo vedendo mettersi in cammino, figli più che fratelli, che meritano una casa, una famiglia e non un muro di violenza e di sofferenze, non un muro di morte. Anche con loro siamo chiamati a costruire il nostro futuro, ci ha ricordato Papa Francesco nel Messaggio della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. In realtà, le immagini che arrivano da Melilla in queste ore, sembrano negare questo invito: negare che le migrazioni siano una benedizione, per cedere invece alla chiusura, alla paura, ai limiti del confine. Anche questa strage, queste morti allontanano il processo di un’Europa solidale che sembrava camminare, grazie anche alla tragedia della guerra Ucraina e dei milioni di rifugiati accolti in Europa. “I muri sono immorali” gridò con tutte le sue forze, ormai gravemente malato, David Sassoli. I muri non servono a fermare migranti e rifugiati, come dimostrano i numeri sempre in crescita di migranti e rifugiati, quest’ultimi arrivati ormai a 100 milioni. Più che i muri servono strade, corridoi che in sicurezza accompagnino il cammino di chi fugge dalla guerra, dai disastri ambientali, dalla tratta, dalla miseria. Più che creare campi serve aprire le tante case chiuse, in paesi che si spopolano, tra le famiglie senza figli di un’Europa sempre più stanca e sempre più vecchia. I migranti e i rifugiati sono il dono di Dio per la nostra storia, le nostre città, che sono chiamate a ripensare i propri spazi, i luoghi di vita, di lavoro, di cultura, di fede facendo propria ‘la cultura dell’incontro’ che Papa Francesco non si stanca di richiamare, rifiutando la retorica dello scontro, del respingimento, dell’abbandono, dell’esclusione che alimenta troppe politiche migratorie. Abbattere i muri, i 16 dell’Europa e i 70 del mondo, sarebbe un atto di civiltà, di quella civiltà dell’amore di cui hanno parlato San Paolo VI e San Giovanni Paolo II, di quella fraternità che respiriamo nelle pagine della Caritas in veritate di Papa Benedetto XVI e della Fratelli tutti di Papa Francesco: un atto di democrazia. (Mons. Gian Carlo Perego - Arcivescovo, Presidente della Cemi e della Migrantes)  

Card.Czerny: di speranza si continua a morire

24 Giugno 2022 - Roma – In tanti ieri sera nella Basilica di Santa Maria in Trastevere per una veglia di preghiera in ricordo delle vittime che ogni anno perdono la vita in mare alla ricerca di un futuro diverso. “Morire di speranza” la veglia promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, Fondazione Migrantes, Centro Astalli, Caritas Italiana, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Scalabrini Migration International Network, ACLI, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ACSE. "Di speranza si continua a morire. Questa sera siamo insieme a ricordarli tutti. Ogni vittima ha un nome. A negare quel nome è un male che si cristallizza in strutture di peccato. Noi però siamo sentinelle del mondo nuovo", ha detto il card. Michael Czerny, prefetto del Dicastero vaticano per lo sviluppo umano integrale, durante la veglia: "Si può morire di speranza, nel mondo vecchio che abitiamo, perché non tutti sono liberi di andare dove desiderano, né di vivere come desiderano. I sogni di alcuni - il loro stesso impegno, la loro lotta per una vita dignitosa - sono negati da altri". "Per questo – ha aggiunto il porporato - ricordiamo i nomi di coloro che, anche quest'anno, nel Mediterraneo sono morti di speranza, cioè a causa della propria speranza - ha aggiunto il porporato -. Il 'Mondo vecchio' è quello in cui si alimentano le diseguaglianze, i conflitti e l'indifferenza". Secondo il card. Czerny "la tentazione di esercitare il potere come dominio dell'uomo sull'uomo è conseguente alla perdita della relazione con Dio: staccato dal Padre, diviso dal suo creatore, l'uomo non si riconosce più come chiamato a custodire e proteggere la fratellanza e il creato". "Così continua anche oggi a configurarsi il potere che logora e che ci logora - ha detto ancora -: porta al vertice e contrappone, separa, opprime, poi fa precipitare. Crea inferno per chi lo subisce, ma anche isola, svuota, imprigiona chi lo detiene". "Scompaiono i tratti umani - ognuno di noi è figlio - ed ecco la bestia, il mostro, il demonio", ha concluso il capo dicastero vaticano. Durante la veglia sono stati ricordati i 3.200 profughi che, da gennaio 2021 ad oggi, hanno perso la vita nel Mediterraneo e lungo le vie di terra, cercando di raggiungere l'Europa, alla ricerca di un futuro migliore. Tra gli altri, i 903 profughi provenienti dalla Libia e morti nell'ultimo anno, nelle acque libiche, maltesi o davanti alle coste italiane. Quindi i 323 bambini morti in Ucraina dall'inizio della guerra, la maggior parte nelle regioni di Donetsk, Kharkiv, Kiev e Chernihiv. 61.000 i morti e dispersi che dal 1990 ad oggi sono morti nel tentativo di raggiungere l'Europa. Di questi almeno 21.000 hanno perso la vita dal 2015 ad oggi".  

Valle d’Aosta: oggi primo incontro dedicato agli italiani nel mondo

21 Giugno 2022 - Aosta - Si terrà questa sera alle ore 18, nella sala conferenze della Biblioteca regionale di Aosta, il primo dei quattro incontri della rassegna "Autour de la Rencontre", promossa dalla Presidenza della Regione nell' ambito delle manifestazioni della 46ª Rencontre Valdôtaine di Fénis. Questo primo appuntamento sarà dedicato agli italiani all'estero e avrà come tema "La recente emigrazione degli Italiani ". Interverranno Delfina Licata , curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes e di Michela Ceccarelli , autrice di Émigrés 2.0 e responsabile della ricerca sulla recente emigrazione nell' ambito del progetto " La Mémoire de l' émigration ". Nelle prossime serate le conferenze " Les émigrés et l' éducation: les Pro Schola de Champdepraz et de Challand-Saint-Victor ", in programma l'8 luglio, " Entre montagne, mer et mine : une émigration de retour " il 22 luglio e " La mobilità nelle Alpi del XV secolo " il 29 luglio. A moderare gli incontri  Alessandro Celi , coordinatore del progetto " La Mémoire de l' émigration".

Migrantes, Giornata Mondiale del Rifugiato, “dalla politica alcuni passi avanti e molti indietro”

19 Giugno 2022 - Roma - Quest’anno, probabilmente, il numero dei rifugiati stimato sarà il più alto degli ultimi 50 anni: ormai 100 milioni nel mondo. Le guerre, anche l’ultima in Ucraina con sei milioni e mezzo di rifugiati e altrettanti profughi interni, i 34 conflitti in corso nel mondo, i disastri ambientali, la fame, la tratta e lo sfruttamento stanno costringendo sempre più persone e famiglie a lasciare la propria terra per chiedere protezione e asilo altrove. Di fronte a questo fenomeno epocale, la politica continua a fare passi avanti, ma anche molti passi indietro. Se da un lato è apprezzabile la proposta europea che finalmente impegna ogni Paese, seppur in forma diversa, diretta o volontaria, alla solidarietà nei confronti di richiedenti asilo e rifugiati, dall’altra non si può non denunciare il ritorno alle deportazioni di ucraini in Russia e di migranti, per lo più asiatici, dall’Inghilterra in Rwanda, nonostante le condanne della Corte europea dei Diritti umani; l’aumento del numero dei morti nel Mediterraneo, sebbene siano diminuiti gli arrivi; la diversa attenzione prestata a richiedenti asilo e rifugiati di diversi Paesi; i respingimenti in mare e in terra senza identificazione e tutela; la crescita di violenze nei campi profughi di Libia, Sud Sudan, Ciad. L’auspicio è che la Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra domani, 20 giugno, accenda i riflettori sulla imprescindibile esigibilità dei diritti dei richiedenti asilo e dei rifugiati, senza i quali non si può immaginare un futuro e un mondo fraterno. (Mons. Gian Carlo Perego - Presidente Cemi e Fondazione Migrantes)

Mons. Perego: passo positivo primo accordo per la ridistribuzione (volontaria) dei migranti che arrivano via mare

13 Giugno 2022 - Roma - La Commissione europea e la presidenza francese del Consiglio si riuniscono nei prossimi giorni per mettere a punto la piattaforma di solidarietà approvata venerdì scorso in tema di richiedenti asilo. I ministri dell'Interno dei Paesi UE hanno raggiunto un primo accordo per la ridistribuzione (volontaria) dei migranti che arrivano via mare, con l'obiettivo di alleviare il peso sui Paesi di primo sbarco. La ricollocazione dei richiedenti asilo sarebbe volontaria ma chi si rifiuta di partecipare sarebbe obbligato a offrire un sostegno finanziario diretto ai Paesi di primo arrivo. Di segnale importante parla, alla Radio Vaticana e Vaticannews, mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes. Un "passo avanti significativo" in termini di messaggio offerto dai ministri degli Interni. Il presule sottolinea che servono altre decisioni a livello istituzionale per rendere operativa questa indicazione ma certamente - afferma - si tratta di un primo pronunciamento a nome dei governi importante anche perché chiarisce che i Paesi di primo approdo non possono essere lasciati soli nel gestire un'emergenza. Mons. Perego ricorda che da tempo se ne parla con precedenti di tensione e con tentativi di incoraggiare alla corresponsabilità. Un meccanismo che obbliga all'accoglienza o che impone comunque un contributo economico può aiutare nella sensibilizzazione dei Paesi che si sentono fuori dalle rotte. Peraltro monsignor perego accenna alla questione ucraina come ad un tragico evento che ha aperto nuovi orizzonti di migrazioni per Paesi non toccati dalle rotte sul Mediterraneo".

Migrantes: a Siena la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

4 Giugno 2022 - Siena - Sarà presentato lunedì pomeriggio, a Siena, nell' Aula Magna dell' Università per Stranieri, il "Rapporto Italiani nel Mondo" della Fondazione Migrantes. All' incontro parteciperanno il Rettore Tomaso Montanari, l' Arcivescovo di Siena-Colle Val D'Elsa-Montalcino, il card. Paolo Lojudice, l' arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Commissione Cei per le migrazionie della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo, i professori dell' ateneo Massimo Vedovelli e Monica Barni, Barbara Turchetta dell' Università di Bergamo, e il professor Gabriele Tomei dell' Università di Pisa e del MIT a Boston. Alla realizzazione del Rapporto Italiani nel Mondo, giunto alla XVI edizione, hanno partecipato 75 autori che, dall' Italia e dall' estero, hanno lavorato a 54 saggi.

Migrantes: gli auguri al neo presidente della Cei, il card. Zuppi

24 Maggio 2022 - Roma - La Fondazione Migrantes con il suo Presidente S.E. Mons. Gian Carlo Perego e il direttore generale don Gianni De Robertis esprime gioia per la nomina, da parte di Papa Francesco, di S. Em. il Card. Matteo Maria Zuppi , Arcivescovo di Bologna, a Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Nell’assicurare al neo Presidente la collaborazione totale e nel formulargli gli auguri più fervidi di buon lavoro la Migrantes ringrazia Papa Francesco per questa nomina. Inoltre la Fondazione ringrazia il S. Em. il Card. Gualtiero Bassetti e S.E. Mons. Stefano Russo che hanno guidato la Conferenza Episcopale Italiana negli ultimi anni e che sono stati molto vicino al tema della mobilità umana e alle nostre iniziative e proposte.

Italiani in Gran Bretagna: le Missioni Cattoliche Italiane su Radio Mater

23 Maggio 2022 -

Milano - Domani, martedì 24 maggio 2022, andrà in onda l’ottava puntata de «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro». La trasmissione - in diretta su Radio Mater dalle ore 17.30 alle ore 18.30, l’ultimo martedì di ogni mese - presenta alcune Missioni cattoliche italiane, soprattutto europee. Esse, sono animate da circa 700 operatori (laici/laiche consacrati e non, sacerdoti diocesani e religiosi, suore).  Lo spazio radiofonico di maggio ospiterà - collegato da Londra - don Antonio Serra, delegato della Comunità cattolica italiana in Inghilterra e Galles; Chiara Aletti, collaboratrice in una parrocchia inglese; Salvatore La Barbera, nominato dalla diocesi, cappellano laico in una scuola cattolica. Dialogheranno con Massimo Pavanello, sacerdote della diocesi di Milano, ideatore e conduttore della rubrica. La trasmissione si avvale della consulenza della Fondazione Migrantes. 

Radio Mater si può ascoltare - in Italia - attraverso la radio (sia in Fm sia in Dab) o la televisione (Digitale terrestre - Canale 403). In tutto il mondo, scaricando all’indirizzo internet https://www.radiomater.org/it/streaming.htm

Migrantes: venerdì a Milano la presentazione del Diritto d’Asilo

18 Maggio 2022 -
Milano - Sarà presentato Venerdì 20 maggio a Milano, presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca l'edizione 2021 del "Il diritto d'asilo",  della Fondazione Migrantes. Alla presentazione interverranno Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes e curatrice del Rapporto, Paolo Bonetti, professore associato di diritto costituzionale Università Milano-Bicocca, coautore del Rapporto e socio ASGI, Irini Papanicolopulu, professore associato di diritto internazionale Università Milano-Bicocca; Alessia Di Pascale, professore associato di diritto dell'Unione Europea Università di Milano e Gianfranco Schiavone, coautore del Rapporto, presidente di UICS – Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio Rifugiato Onlus e socio ASGI.

Migrantes: mons. Perego,  la riforma della legge della cittadinanza è “fondamentale”

13 Maggio 2022 - Palermo - Le migrazioni sono in crescita: ormai sono quasi 300 milioni le persone in cammino nel mondo, per lavoro, in fuga dalla povertà, per studio, alla ricerca di una vita migliore per se e per la propria famiglia. Di questi 80 milioni sono in fuga perché vittime di tratta e di persecuzioni religiose, per le guerre – solo l’ultima guerra in Ucraina ha creato 7.700.000 sfollati, di cui 5.500.000 profughi -  ma oltre la metà per disastri ambientali, in continua crescita”. Sono alcuni dati forniti oggi pomeriggio a Palermo dal presidente della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo Gian Carlo Perego, intervenendo al convegno promosso dalla Conferenza Episcopale Siciliana. Negli ultimi 30 anni la migrazione dall’estero è cresciuta nel nostro Paese. In questi ultimi anni ha avuto, però, un rallentamento prima e oggi un calo drastico di circa 150.000. Negli ultimi anni è cresciuto il numero dei rifugiati in Italia, che sono oggi più di 200.000, il 38% dei nuovi permessi di soggiorno, il 5% del totale, anche se solo uno sbarcato su 10 si è fermato in Italia, ma hanno continuato il loro viaggio in Europa. Soffermandosi sull’Enciclica Fratelli Tutti mons. Perego ha sottolineato che il Papa  ci invita a leggere la realtà del fenomeno “con intelligenza”. Il “sogno dei migranti si scontra molte volte con una realtà di sofferenza, di sfruttamento, di morte, che dal viaggio di Lampedusa, il primo del suo Pontificato, hanno caratterizzato molti interventi di Papa Francesco”, ha aggiunto spiegando che “diritto di migrare e diritto di non emigrare sono sempre stata accompagnati nel magistero sociale della Chiesa fin dall’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII”. “Comprendo – ha spiegato mons. Perego -  che di fronte alle persone migranti alcuni nutrano dubbi o provino timori. Lo capisco come un aspetto dell’istinto naturale di autodifesa. Ma è anche vero che una persona e un popolo sono fecondi solo se sanno integrare creativamente dentro di sé l’apertura agli altri. Invito ad andare oltre queste reazioni primarie, perché – come dice il papa  ‘il problema è quando [esse] condizionano il nostro modo di pensare e di agire al punto da renderci intolleranti, chiusi, forse anche – senza accorgercene – razzisti. E così la paura ci priva del desiderio e della capacità di incontrare l’altro’. I migranti vengono considerati non abbastanza degni di partecipare alla vita sociale come qualsiasi altro, e si dimentica che possiedono la stessa intrinseca dignità di qualunque persona. Pertanto, devono essere “protagonisti del proprio riscatto”. Non si dirà mai che non sono umani, però in pratica, con le decisioni e il modo di trattarli, si manifesta che li si considera di minor valore, meno importanti, meno umani. È inaccettabile che i cristiani condividano questa mentalità e questi atteggiamenti, facendo a volte prevalere certe preferenze politiche piuttosto che profonde convinzioni della propria fede: l’inalienabile dignità di ogni persona umana al di là dell’origine, del colore o della religione, e la legge suprema dell’amore fraterno”. Il presidente di Migrantes si è soffermato poi su un tema importante e di grande attualità, anche in Italia, che il Papa non trascura di trattare: quello della cittadinanza. E’ un tema “la cui problematicità oggi è certamente accentuata nel dibattito culturale e politico. La storia dei processi di democratizzazione delle società politiche occidentali coincide con la storia della progressiva affermazione dei diritti di cittadinanza, attraverso un duplice movimento: l’aumento del numero e del tipo di diritti riconosciuti e garantiti ai cittadini; la progressiva estensione della classe dei cittadini, di coloro cioè che hanno titolo a godere di tali diritti. In un processo di democratizzazione, pertanto, una mobilità crescente e diffusa chiede non di limitare, ma di estendere la cittadinanza”. Dal 2002 ad oggi in Italia 1.400.000 hanno ottenuto la cittadinanza dopo 10 anni dalla permanenza, secondo la legge, in realtà dopo 12/14 anni di permanenza per i tempi ministeriali. Ma almeno  un milione di figli di migranti, nati e cresciuti in Italia sono rimasti ancora esclusi da questo diritto-dovere della cittadinanza. La riforma della legge della cittadinanza è “fondamentale – ha detto il presule - per un Paese a forte immigrazioni negli anni scorsi, quale è stata l’Italia, passando da una legge incentrata sullo jus sanguinis  che guarda soprattutto al rientro dei nostri emigranti, a una legge basata anche sullo jus soli o sullo jus culturae e jus scholae. E’ nostra responsabilità politica e sociale di cristiani che la città possa contare su questi nuovi italiani”. (R.Iaria)

Vescovi Sicilia: oggi un incontro su “Fratelli tutti per un dialogo tra culture e religioni”

13 Maggio 2022 - Due giorni di riflessione sull’enciclica “Fratelli tutti. Per un dialogo tra le culture e le religioni” a Palermo su iniziativa dell’Ufficio regionale per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso della Conferenza episcopale siciliana, in collaborazione con la Pontificia Facoltà  Teologica di Sicilia e il Dipartimento Cultura e Società dell’Università degli studi di Palermo. Il convegno si svolgerà nell’Aula magna della Facoltà teologica oggi e domani. A introdurre i lavori sarà mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e delegato per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso. Moderati da don Giuseppe Rabita, direttore della Segreteria pastorale della Conferenza Episcopale Siciliana interverranno autorità religiosi civili del mondo della cultura: la prima relazione è prevista alle ore 10 e sarà a cura di don Massimo Naro, docente Fa.Te.Si., che parlerà dell’enciclica “Fratelli tutti” come “pietra miliare nella storia del dialogo interreligioso”. A seguire Fabrizio D’Avenia, coordinatore del Corso di studi magistrale in Religione e Cultura dell’Università di Palermo, che interverrà su “La fine della coscienza storica“. La mattina si concluderà con due ospiti internazionali: il card. Cristobal Lopez Romero SdB, arcivescovo di Rabat e amministratore apostolico di Tangeri e Rajae Naji El Mekkaoui, Ambasciatrice del Regno del Marocco presso la Santa Sede. I loro interventi verteranno su “Come tradurre l’Enciclica nella vita pastorale di una diocesi” attraverso anche “una testimonianza di vita vissuta” e “L’Enciclica dal punto di vista di una docente e diplomatica musulmana“. Nel pomeriggio sono previsti tre approfondimenti, moderati dal vice direttore dell’Ufficio regionale CESi per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso, don Luca Camilleri: su “Costruire la fraternità nella dimensione internazionale” interverrà Francesca Di Giovanni, Sottosegretario per il Settore multilaterale della Sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato della Santa Sede; della “Tavola come luogo d’incontro e di dialogo” parlerà Antonino Finocchiaro, dottorando di ricerca e cultore di Diritto ecclesiastico presso l’Università degli studi  “Kore” di Enna; su “Fraternità, amicizia sociale e le attuali migrazioni di popoli” mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara Comacchio e presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes. Sabato 14 è prevista solo la sessione mattutina, che sarà moderata da Erina Ferlito, direttrice dell’Ufficio regionale CESi che organizza il convegno. Interverranno Laurent Basanese , Officiale del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso della Santa Sede e fondatore del Centro studi interreligiosi della Pontificia Università Gregoriana, su “L’apertura di nuovi percorsi nella formazione al Dialogo interreligioso” e Adnane Mokrani, della Pontificia Università Gregoriana e senior fellow della Fondazione per le Scienze religiose di Palermo, su “Fratellanza umana, una prospettiva islamica“. Dopo la comunicazione di mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e Presidente della CESi, il convegno si chiuderà con l’intervento del vescovo delegato, mons. Domenico Mogavero.

Museo dell’Emigrazione: felice collaborazione tra Migrantes e Mei

12 Maggio 2022 - Roma - Nelle 16 aree del Museo Nazionale dell'Emigrazione, che è stato inaugurato ieri a Genova, in particolare, ve n’è una dedicata alle mobilità interne al Paese – la migrazione interna ha avuto e ancora ha un forte impatto  sulla realtà sociale ed economica in Italia - e una seconda che presenta le migrazioni degli ultimi vent’anni (area XV). Questi due “capitoli” finali hanno visto, in particolare, una felice collaborazione tra la Fondazione Migrantes e il MEI:  «Questa felice collaborazione – sottolinea Delfina Licatra, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes,  ringraziando il Presidente della Fondazione MEI Paolo Masini e il direttore Pierangelo Campodonico – è nata e ci caratterizzerà a lungo per sottoscrivere con ancora più incisività quanto il tema della mobilità sia elemento strutturale del nostro Paese. Più che un museo questo luogo ci sia augura diventi una casa dove gli italiani possano ritrovarsi e riconoscersi nel loro passato e nel loro presente e imparino a conoscere questo tema a volte strumentalizzato diventando parte attiva, co-protagonisti di un allestimento che non è dato una volta e per sempre ma che nasce già con l’idea intrinseca di essere non finito, di essere itinerante e interattivo, implementante, mobile nella mobilità».

Adria: alla tre giorni del festival biblico si è parlato di accoglienza

11 Maggio 2022 - Adria - Tre giorni intensi quelli organizzati presso il Ridotto del Teatro comunale in occasione del Festival biblico di Adria. Il nucleo tematico di quest’anno era incentrato sull’Apocalisse, ed è stato declinato seguendo una traccia originale: “Visionari del presente”. Si è iniziato venerdì 6 maggio con l’incontro: “Nuovi cieli, nuova terra. Reinventare la visione del mondo”, tema relazionato da mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara e Comacchio, Presidente Cemi e Fondazione Migrantes e Valeria Verdolini, docente di Sociologia generale presso l’Università Bicocca di Milano. A fare gli onori di casa il sindaco di Adria Omar Barbierato , seguito dall’intervento del vescovo di Adria-Rovigo, mons. Pierantonio Pavanello, che ha rilevato come in questo momento storico si avverta la necessità di riflettere sui pericoli che incombono e sulla necessità d’impegnarsi per scongiurarli. Unanime il tema argomentato dai relatori che hanno presentato un quadro completo dei problemi legati alle migrazioni, e a tutti gli interventi necessari per realizzare una vera accoglienza, che consideri le persone non solo esseri umani di pari dignità, ma anche portatori di culture e di valori che possono arricchire la nostra società. Particolarmente approfondito è stato il tema della “cura” e della cittadinanza come paradigma di attenzione alle persone, ma anche come salvaguardia dell’ambiente, messo a rischio da politiche e comportamenti irresponsabili che mirano solo al profitto. Pandemia, guerre, migrazioni, cambiamenti climatici e nuove povertà, stanno cambiando il profilo del mondo così come l’abbiamo conosciuto sinora e impongono di riflettere su come reinventarlo secondo criteri di umanità, rispetto e condivisione. Nella giornata di sabato Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, fondatori di “Linea d’ombra” e di Claudia Narsi, hanno relazionato sulle politiche europee e nazionali di accoglienza. L’incontro è stato coinvolgente per i relatori che hanno riferito con semplicità e passione la loro attività di accoglienza dei migranti dei Balcani. Nel “carrettino verde” che Lorena e Gian Andrea portano con sé, non sono presenti solo medicinali, cibo, vestiario per curare le ferite e le sofferenze accumulate durante i durissimi e rischiosi viaggi attraverso territori spesso ostili, ma trovano posto soprattutto l’umanità e l’attenzione verso persone che, come ha detto Lorena, “ci fanno del bene, ci fanno rinascere, mentre cerchiamo di rendere per loro sopportabile l’insopportabile”. Claudia Narsi ha evidenziato, nel relazionare la propria esperienza, come sia importante anche l’impegno di chi supporta e sostiene questa azione, anche se non direttamente sul campo, creando una rete che spesso è formata da persone che, pur non conoscendosi, sono unite dalla medesima sollecitudine verso chi è nel bisogno più urgente di aiuto. A presenziare all’incontro anche Roberta Rocelli direttrice del Festival biblico regionale. Profonda poi e inquietante la meditazione sul “l’Apocalisse: visione e speranza. “e tergerà ogni lacrima dai loro occhi” (Ap.21,4), tenuta domenica 8 maggio, da Gianni Tognoni, segretario generale del Tribunale per i diritti dei Popoli, con letture a cura di Nicolò Paganin. Inquietante perché Tognoni ha tracciato un quadro realistico delle tante guerre, sessanta attualmente, che insanguinano il pianeta, colpendo sempre le popolazioni più povere a vantaggio di pochi privilegiati, ricchi e potenti. Il relatore si è soffermato poi non solo sull’attuale guerra in Ucraina, ma anche sull’attività di indagine che il Tribunale dei Popoli sta svolgendo in Siria, dove il conflitto ha causato più esiliati che in Ucraina. Un’altra riflessione ha riguardato il Brasile, dove il regime di Bolsonaro, oltre ad aver generato un gran numero di morti per la pandemia non combattuta in modo adeguato, sta provocando danni irreparabili all’ambiente e alle popolazioni indigene. Il concerto finale di domenica sera intitolato“E’ tutta un’altra musica! La rivoluzione visionaria dei Beatles”, ha visto sul palco del ridotto del teatro le musiche della Magical mystery band- Tribute band Beatles, arricchite da aneddoti e riflessioni di Enrico Merlin (musicologo)che, con maestria e potenza sonora, ha coinvolto il pubblico presentando i più grandi successi della band musicale che ha segnato una svolta nella storia della musica moderna. “Imagine” ha chiuso il festival biblico di Adria . “Ringraziamo Monica Stefani, in rappresentanza della Fondazione per lo sviluppo del Polesine, il referente del Sindaco per la Biblioteca Comunale Antonio Giolo, la Fondazione Agnese Baggio, Ruben Bertocco del Forum dei Giovani e l’organizzazione del Festival Biblico per questa seconda edizione” – afferma l’Assessore Andrea Micheletti – “Auspico –commenta il Sindaco Barbierato – che il Festival possa tornare in città anche il prossimo anno, per continuare a far riflettere e confrontare le persone sui temi che più impattano sulle nostre vite e sulle nostre coscienze, perché la cultura e i cambiamenti si costruiscono dal basso”.  

Italiani nel mondo: domani a Genova l’inaugurazione del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana

10 Maggio 2022 - Genova - Sarà il ministro della Cultura Dario Franceschini a inaugurare domani mattina alle 12,00 il Museo Nazionale dell'Emigrazione Italiana a Genova. All’inaugurazione anche il Sindaco di Genova, il  Presidente della Regione Liguria e i Soci fondatori della Fondazione MEI. Nel pomeriggio nell’Area CISEI al primo piano del Museo, la tavola rotonda "Il MEI: progettazione e realizzazione di una memoria migrante". Il nuovo complesso museale si sviluppa su 3 piani divisi in 16 aeree, per una realtà avvincente, interattiva e multimediale dove conoscere e ripercorrere le tantissime storie delle migrazioni italiane, dall’Unità d’Italia (e ancora prima) alla contemporaneità. Una realtà, quella del Museo – alla costituzione del quale ha contribuito anche la Fondazione Migrantes attraverso il Rapporto Italiani nel Mondo -  che qualcuno ha già definito la nostra Ellis Island, per dar subito l'idea che di emigrazione si parla attraverso gli occhi di chi ne è stato protagonista.  

MOns. Perego: positiva l’accoglienza dei piccoli ucraini nelle scuole

6 Maggio 2022 - Ferrara - "L’immigrazione in provincia di Ferrara, quella con il minor numero di immigrati in Regione, di fatto era stazionaria da cinque anni, con poche partenze e pochi arrivi, un numero medio di 34.000 persone. L’arrivo di 2.000 Ucraini in questo anno, anche se con molta probabilità per pochi mesi, ha fatto crescere il numero dei richiedenti protezione temporanea". Lo dice questa mattina l'arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo perego, in una intervista a quotidiano "La Nuova Ferrara". L’80% di queste persone ucraine (soprattutto donne e bambini) ha trovato accoglienza in famiglia e in appartamenti messi a disposizione con "generosità" da altre famiglie, spiega il presule: "qui purtroppo riscontriamo ritardi, anche comprensibili, nell'attuazione dei permessi di protezione temporanea, che fanno slittare i contributi della protezione civile ai singoli; ritardi nel rilascio di documenti e certificati da parte delle ambasciate ucraine in Italia, con costi per raggiungere Milano, Roma e lunghe file di attesa. Positiva è stata invece l’accoglienza dei più piccoli nelle scuole, la solidarietà di associazioni, enti e imprese, il lavoro immenso dei volontari". I cittadini ferraresi hanno "offerto - ha aggiunto mons. Perego - sicuramente una bella testimonianza di accoglienza e solidarietà, con prontezza e intelligenza". Mons. Perego fa il punto sui cinque anni di episcopato a Ferrara: "dopo 5 anni è difficile tracciare un bilancio. Si può fare semplicemente una tappa per continuare un cammino, un cammino insieme con la Chiesa di Ferrara- Comacchio. Guardando indietro in questo quinquennio ripenso agli incontri con tutti i sacerdoti nelle loro case e chiese il primo anno: la visita a ciascuno mi ha fatto capire di ritrovarmi con un tesoro di esperienza presbiterale - pur con tratti diversi - su cui potevo contare. Ritrovo un cammino compiuto attorno all’esortazione 'Evangelii Gaudium', per ridisegnare la nostra immagine di Chiesa, il ruolo responsabile di ciascuno, lo stile di vita cristiano. Ripenso anche alla fatica con cui si è dovuto affrontare la situazione economica, aggravata dalle conseguenze del terremoto, poi dai due anni di pandemia, una pausa di sofferenza, di silenzio, ma anche ricca di preghiera, di nuovi incontri in rete. Guardo con soddisfazione al mondo laicale, che può essere un luogo di una nuova ministerialità -maschile e femminile - per guidare, accompagnare le comunità, ma soprattutto per dire il Vangelo, Parola di vita. Un mondo laicale che ho visto protagonista in questa prima fase del cammino sinodale".

Migrantes-Transiti: la condizione psicologica degli italiani nel mondo durante il Covid-19.

5 Maggio 2022 - Roma - La percezione acquisita attraverso la ricerca condotta da Transiti per il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes  è che la pandemia da Covid-19 abbia contribuito a peggiorare la condizione psicologica del 61,6% degli expat italiani intervistati. Dei 925 rispondenti, il 40% è stato o è attualmente in psicoterapia. Si tratta di una percentuale molto alta rispetto alla media nazionale, che oscilla tra il 7 e il 15%. È interessante prendere in considerazione come le persone coinvolte nell’indagine abbiano maturato la scelta di intraprendere un percorso psicoterapeutico. Il 69,5% ha realizzato di avere bisogno di un supporto psicologico compiendo una scelta personale e autonoma, mentre il 17,7% lo ha fatto in seguito al consiglio di amici e parenti. Nel 74% dei casi chi ha affrontato un percorso psicologico ha giudicato la cura come efficace e significativamente migliorativa per la propria esistenza. Il 17% ha, invece, espresso un giudizio negativo. Approfondendo le ragioni che hanno portato a questa conclusione, emerge come essa appaia legata a una mancanza di necessità (“i miei genitori mi hanno obbligata”) o alla percezione di non aver incontrato il professionista adeguato (“bisogna incontrare il professionista giusto”) o, ancora, alla percezione di fare qualcosa di inutile (“solo chiacchere”). Coloro che non hanno mai iniziato un percorso di psicoterapia, corrispondente al 46% dei rispondenti, adducono motivazioni quali il sentirsi psicologicamente equilibrato, il non sentirne la necessità e la presenza di ostacoli di natura economica, ma anche sfiducia, paura e difficoltà nel trovare un terapeuta qualificato. La replica negativa, motivata dalla sfiducia nella capacità di cura ed efficacia della psicoterapia, rappresenta il 33,7% delle risposte raccolte. È un tema molto interessante e ampio che andrebbe approfondito anche alla luce delle premesse dell’OMS. Parallelamente, dovrebbe interrogare la comunità professionale degli psicologi rispetto alla possibilità di rendere sempre più trasparenti i modelli di trattamento e le evidenze di efficacia della cura. Il 21% delle persone ha dichiarato di non aver mai iniziato un percorso per timore (“Ho paura di cosa potrei scoprire”; “Ho paura di diventare dipendente dal terapeuta”; “Non riuscirei a parlare con uno sconosciuto”). È un elemento significativo, che dà una (grossolana) misura di quanto ancora possano circolare il pregiudizio e lo stigma nei confronti della scienza psicologica e di quanto sia scarsa e confusa l’informazione a riguardo. A supporto di questa considerazione, abbiamo rilevato che il 12% degli intervistati ha dichiarato di pensare da tempo di entrare in terapia, ma di non sapere come trovare un professionista affidabile. Per il 20% del campione la difficoltà ad intraprendere un percorso terapeutico è di natura prevalentemente economica, limite che non viene riscontrato unicamente dagli italiani residenti in Nord America. Questo aspetto spinge a riflettere sulla molteplicità delle esperienze di espatrio che abbiamo incontrato attraverso Transiti e sulla necessità di pensare a dispositivi di accoglienza e cura sulla base del principio dell’universalismo proporzionale. Un altro dato rilevante è che, durante la pandemia, il 25% delle persone ha incrementato l’uso di sostanze – tabacco, alcol, stupefacenti – per mitigare la sofferenza psicologica, con una percentuale più alta tra i residenti in Europa (28%). Questo è un dato in linea con la tendenza poc’anzi evidenziata: una parte di popolazione sperimenta difficoltà nel poter chiedere un aiuto qualificato e nel ricercare in autonomia soluzioni palliative di sollievo al malessere.

Abbiamo raccolto alcune voci degli expat che hanno voluto raccontare la loro esperienza di psicoterapia. Dalle 320 risposte aperte - circa il 35% del campione - sono emerse parole ricorrenti quali: Terapia, Ansia, Panico, Farmaci. Lavoro, Aiuto, Relazione, Famiglia, Depressione, Sedute, Problemi, Stress, Figli, Autostima, Terapeuta, Disturbi, Inutile, etc. Di seguito, riportiamo alcuni stralci delle esperienze dei racconti legati all’esperienza di psicoterapia:
  • “A causa della mole di lavoro immensa che ho dovuto sostenere nel lockdown, ero arrivata al limite dell’ esaurimento nervoso. La psicologa mi ha aiutato a mettere dei limiti a questo e impostare delle regole per evitare il burn-out.” (F, Lussemburgo);
  • “Ai tempi del liceo per problemi di ” (F, Cuba);
  • “Avevo 18 anni, non ne sentivo il bisogno, i miei genitori mi hanno obbligato ed è stata ” (F, Emirati Arabi Uniti);
  • “Colloqui di sostegno soprattutto relativi alla mia decisione di separarmi.” (F, Stati Uniti);
  • “Dolorosa ma ha risolto i miei ” (F, Israele);
  • “Dopo un evento personale traumatico i miei cari mi hanno consigliato di chiedere supporto psico Sono stata 9 mesi in psicoterapia e mi è servito moltissimo per affrontare il dolore e ricostruire il mio equilibrio, ma anche crescere personalmente.” (F, Regno Unito);
  • “Dopo una relazione abusiva, ho fatto un percorso di terapia per ritrovare (F, Belgio);
  • “Durante gli anni universitari ho fatto un percorso di psicoterapia per imparare a gestire l'ansia e lo stress da competizione.” (M, Svizzera);
  • “È in corso da un anno. Mi dà tranquillità, mi allevia il senso di vuoto e mancanza di significato nelle cose. Mi conforta.” (M, Canada);
  • “È via zoom col fuso italiano, e questo alle volte diventa un problema per farlo conciliare con gli orari giapponesi.” (F, Giappone);
  • “Mi dà la forza e la carica per migliorare e sentirmi appieno con me stessa. Ci vuole tanta pazienza e voglia di ‘amarsi’” (F, Stati Uniti);
  • “Era un periodo della mia vita dove mi sentivo persa. Ho finalmente deciso di cercare aiuto, e mi ha portato a scoprire molte cose di me di cui non avevo idea, tipo blocchi psicologici dovuti al mio passato. È stato un percorso di scoperta ed un lavoro su me stessa abbastanza faticoso, che è ancora in divenire.” (F, Stati Uniti);
  • “Era uno spazio in cui poter esprimermi liberamente su ciò che provavo e che mi ha permesso di comprendere meglio il mio funzionamento e le mie difficoltà.” (F, Svizzera);
  • “Erano anni che pensavo di volerlo fare ma non ho mai avuto soldi a sufficienza per pagarlo, l'ho fatto non appena ho potuto.” (F, Spagna);
  • “Ero appena diventata mamma e avevo appena traslocato in Germania, mi sentivo impaurita e impotente.” (F, Germania);
  • “Ero ragazzina e dovevo accettare la perdita di mia madre. Il mio psicoterapeuta mi aiutò a prenderne coscienza.” (F, Stati Uniti);
  • “Esperienze positive e negative, alti e bassi, ho trovato aiuto ma spesso anche sensazione di perdere tempo, non arrivare mai al punto.” (F, Belgio);
  • “Facevo un lavoro molto stancante emotivamente (call center) e la compagnia per cui lavoravo offriva la possibilità di essere seguiti da uno psicologo per un breve periodo di tempo. Feci tre sedute (il massimo) e poi dovetti smettere. Non me lo potevo permettere. Mi è piaciuto molto però, mi sentivo molto meglio dopo le sedute.” (F, Regno Unito);
  • “Funzionale a ripristinare una situazione stabile dopo una serie di crisi di panico.” (M, Singapore). - Anna Pisterzi, Presidente di Transiti Psicologia d'Espatrio.
      Trovate questo articolo pubblicato anche nella sezione Articoli del sito di Transiti - Psicologia d’espatrio.

Gli italiani in Europa e la missione cristiana: pubblicati gli Atti del Convegno Migrantes

5 Maggio 2022 -

Roma - La Chiesa italiana, a metà del XIX secolo, istituì le Missioni Cattoliche Italiane per essere accanto ai connazionali che partivano dall’Italia. Con il passare del tempo e l’evoluzione della mobilità umana, però, le MCI  sono diventate punto di riferimento anche per tutte quelle persone migranti arrivate prima in Italia e successivamente emigrate in altri Paesi. Sacerdoti che, coadiuvati sempre più da operatori laici preparati e specializzati, sono chiamati a nuove sfide: a intraprendere, cioè, un cammino anche (ma non solo) pastorale che sappia dare risposte appropriate alle nuove esigenze.

Del ruolo delle Mci in Europa si è parlato, lo scorso mese di novembre, durante il convegno “Gli Italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma si allungano ad abbracciare ciò che incontrano” promosso dalla Fondazione Migrantes con la presenza di 200 tra sacerdoti ed operatori impegnati nella pastorale per gli italiani in Europa. Gli atti di quel convegno sono ora raccolti in un volume, curato da Raffaele Iaria e Delfina Licata ed edito da Tau editrice. La lettura dell’emigrazione italiana in Europa «ci deve rendere sempre più consapevoli che il Continente europeo è una casa comune», ha detto papa Francesco ricevendo i partecipanti: e la Chiesa in Europa non può «non considerare i milioni di emigranti italiani e di altri Paesi che stanno rinnovando il volto delle città e dei paesi». Il Pontefice li ha incoraggiati a proseguire nel «vostro impegno e a pensare con creatività ad una missione che guardi al futuro delle nostre comunità perché siano sempre più radicate nel vangelo e accoglienti».

Nel volume contributi, fra gli altri, dei cardinali Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e  Andres Arborelius, Vescovo di Stoccolma, di mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes  e di mons. Jean Kockerols, vescovo ausiliare di Bruxelles-Malines e un’appendice dedicata al Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes che raccoglie l’intervento realizzato il giorno della presentazione nazionale dal segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo, il messaggio  del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dell'allora presidente del Parlamento Europeo, Davide Sassoli, prematuramente scomparso.