Primo Piano

Migrantes Camerino-San Severino: il tempo di pandemia in una piccola diocesi

4 Giugno 2020 - Camerino - Scrivere qualcosa circa questo tempo di pandemia, vissuto nelle nostre piccole comunità della diocesi di Camerino - S.Severino e in particolare nella zona bella e montagnosa  di Serra S.Quirico, dove vivo, mi trova sinceramente un po'… invidioso. Nei riguardi di chi trova il tempo di attendere seriamente ai temi,  che competono alla Migrantes di cui faccio parte. Credo di parlare anche a nome di tanti preti  diocesani, come me, ai quali la difficile situazione in cui versano le nostre chiese con la penuria di sacerdoti,  induce i Vescovi ad affidare varie comunità, ancorché piccole o medie, alla cura di un solo pastore. Per questo,  anche in questo tempo, nel quale tutto sembrava fermo e statico, non si è vissuti inoperosi. Ma impegnati, anzi richiesti della nostra opera per tener  in piedi le varie comunità, inventare possibilità di relazione per le famiglie, per i giovani o i ragazzi, nel tentativo  di evitare uno scollamento, che rischia di essere irreversibile. E dire che non siamo della generazione dei "nativi digitali", quindi con una certa difficoltà ad operare nel campo dei social. Questa situazione, certamente  imprevedibile, dovrà condurre le nostre comunità ad una seria riflessione sul modo di operare pastoralmente. Ma intanto ci affanniamo a tenere in piedi relazioni in un mondo diventato alquanto sfiduciato per i gravi  problemi sociali derivanti da questa pandemia. Ma anche a livello interpersonale, ove si rischia di vedere nel  prossimo (spesso irriconoscibile per la mascherina…) più un elemento da temere, che un fratello con cui  camminare insieme. In questo quadro apparentemente grigio, se non oscuro, lo Spirito del Signore ha smesso  di aleggiare? Certamente no, e proprio in questi mesi di duro arresto se si sono accentuate le necessità, per  tante famiglie che già facevano fatica ad andare avanti e alle quali ora si sono aggiunti certamente altri  poveri, proprio in queste dure circostanze è stato possibile attraverso la Caritas, farci prossimi ai tanti bisogni,  spesso basilari, della gente. Abbiamo allacciato rapporti più stretti con varie famiglie, anche solo  nell’ascoltare le difficoltà e le preoccupazioni. E facilmente si immagina come a subire un maggiore  contraccolpo sono state le famiglie di “stranieri”, che non avendo il “salvagente” di familiari (genitori,  nonni…) capaci di far fronte all’emergenza, sono dovuti ricorrere alla Caritas, la quale ha potuto lavorare in  coordinazione con altri organismi operanti nella realtà. A prova di questo più stretto contatto con le famiglie  non italiane vogliamo ricordare di aver vissuto il momento finale del Ramadam (anch’esso con una festa  rimandata rispetto alle consuetudini) insieme ad una famiglia islamica tunisina, con la quale abbiamo stretto  profonda amicizia ricambiata. Che sia un chiaro segno dello Spirito che vince ogni divisione? Forse, un piccolo germoglio di una primavera di fraternità, che tutti desideriamo, ma che stentiamo a costruire... E che ci parla tanto del Regno di Dio che verrà. (don Michele Giorgi, Migrantes Camerino – San Severino)  

8X1000: la geografia della condivisione

4 Giugno 2020 - Roma - Quante sono le opere firmate da tutti nel territorio dove abitiamo? La rendicontazione geolocalizzata corre sul web grazie alla Mappa 8xmille (www.8xmille.it). Una scelta di trasparenza che punta a colmare, con le tecniche di un viaggio alla scoperta delle opere realizzate e di un inatteso paesaggio solidale, il gap informativo su quanto conta ogni anno la firma per il nostro Paese e per le comunità italiane. La geografia della condivisione nelle 226 diocesi, con oltre 20 mila interventi sottoscritti dai fedeli italiani, è sempre consultabile online. Dà conto in modo ravvicinato dell’uso dei fondi. E là dove è più difficile che i numeri rendano il senso delle speranze e della dignità restituite, segnala storie, foto, video, schede e articoli di stampa. Le voci già geolocalizzate sono ben lontane ancora dal rappresentare la totalità dei contributi ricevuti, ma la Mappa è in continuo aggiornamento. Il dettaglio è per regione, provincia e comune, in modo da scoprire dov’è arrivato l’aiuto della Chiesa italiana. Sullo sfondo, l’impegno della Cei per una trasparenza che superi gli obblighi di legge sulla pubblicazione del rendiconto annuale (come previsto dall’articolo 44 della legge 222 del 1985), affiancandogli appunto questa cartina degli effetti dell’8xmille. Tre le direttrici d’impiego: 436 milioni di euro – indica la ripartizione 2019, l’ultima disponibile – per il culto e la pastorale; per il sostentamento dei circa 35 mila sacerdoti diocesani, compresi circa 400 missionari nei Paesi in via di sviluppo, 384 milioni di euro. E infine per i progetti caritativi 285 milioni di euro. La prima voce comprende anche i fondi per le nuove chiese e gli spazi parrocchiali, per la tutela dei beni artistici e per la pastorale giovanile. Così sono diventati realtà rispettivamente ad esempio – lo indica la Mappa – oratorio e nuovi spazi comunitari della parrocchia Madonna del Suffragio ad Alessandria, sostenuta con 100 mila euro; e fondi per 90 mila euro destinati al restauro di 'tesori nascosti' che tramandano fede e cultura, come la chiesa della Madonna degli Angeli, a Veroli (Frosinone), risalente al VI secolo. Quindi i fondi per il sostentamento dei sacerdoti, ministri dei sacramenti e annunciatori del Vangelo in Parola e opere, affidati ai fedeli per una remunerazione decorosa. Tra gli interventi caritativi, che sono la terza voce di impiego, vanno ricordati anche piani occupazionali nazionali per i giovani come il 'Progetto Policoro', incubatore di cooperative che ha dato vita ad oltre 3 mila posti di lavoro. Nella Mappa anche i fondi per la Caritas, per il microcredito o per la ricostruzione post terremoto in Abruzzo (anche con 4 scuole pubbliche, edificate dalla Chiesa con le firme). Non manca infine un link per un’istantanea degli aiuti al Terzo Mondo: ospedali, scuole, formazione di medici e insegnanti, promozione della donna e di progetti agricoli. Oltre alle emergenze: dal sostegno alle vittime di guerra in Siria con 2 milioni di euro fino ai corridoi umanitari in Etiopia e Giordania (440 mila euro).

Laura Delsere

 

“Popoli e Missione”: Gianni Borsa il nuovo direttore

3 Giugno 2020 - Roma - E' Gianni Borsa il nuovo direttore della rivista mensile "Popoli e Missione" edito dalla Fondazione Missio della Cei. Borsa succede a p. Giulio Albanese che ha guidato la redazione della rivista missionaria per 13 anni. "Mi onoro di presentare ai lettori il giornalista Gianni Borsa come nuovo direttore", scrive sul numero in distribuzione da oggi il direttore della Fondazione, don Giuseppe Pizzoli, sottolineando che Borsa è "un professionista di lunga esperienza nell’ambito dell’agenzia SIR (Servizio di Informazione Religiosa), già direttore dell’Editrice AVE e della rivista “Segno nel mondo” dell’Azione Cattolica. Continueremo con lui questo cammino di informazione e formazione, fiduciosi di suscitare sempre di più l’interesse dei nostri lettori e di soddisfare le loro attese". Gianni Borsa firma il numero di giugno della testata dedicato ad approfondire lo scenario mondiale che ci attende a seguito della diffusione del Covid-19. “Dopo l’epidemia, una globalizzazione diversa” recita lo strillo di copertina dedicato al dossier centrale della rivista. Tra i servizi da segnalare quelli sulla situazione in India e in Nicaragua attraverso la voce dei missionari e anche il punto sui progetti di cooperazione “congelati” dal lockdown in molti Paesi e per la mancanza di fondi; una inchiesta sulla regolarizzazione degli immigrati al lavoro nei campi italiani e il sistema del caporalato. A Gianni Borsa gli auguri di un proficuo lavoro.

Raffaele Iaria

Centro Astalli: al via campagna social #traccesolidali

3 Giugno 2020 - Roma - Il Centro Astalli lancia oggi #traccesolidali, una campagna social per la prossima Giornata mondiale del rifugiato che si celebra il 20 giugno. L’invito è a postare entro il 20 giugno su Facebook, Instagram e Twitter una foto che rappresenti un piccolo gesto di solidarietà, attenzione, cura dell’altro e di ciò che ci circonda, usando l’hashtag #traccesolidali. Il Centro Astalli condividerà le foto sulle pagine social e tra tutte quelle arrivate sarà estratto a sorte il vincitore di 3 mascherine realizzate dalle rifugiate di Casa di Giorgia, che accoglie una trentina di donne e bambini.

Milano: “Festa delle Genti” con l’arcivescovo mons. Delpini

3 Giugno 2020 - Milano - La benedizione solenne di Pentecoste, impartita dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, presso l’immagine della Madre della Consolazione nella basilica di Santo Stefano Maggiore, che sospinta dallo Spirito, varca gli oceani, attraversa Paesi, Continenti, terre lontane. Tutte quelle dalle quali i “nuovi” milanesi e ambrosiani provengono. La benedizione di Dio che il presule chiede – al poco più di centinaio di migranti che, con i loro Ministri del culto, partecipano alla Messa per la Festa delle genti – di “portare a tutte le persone che rappresentate: famiglie, comunità, amici, a chi è nella prova. Portate ai vostri Paesi di origine l’affetto di questa Chiesa di Milano, il suo desiderio di essere accogliente, solidale, di essere una comunità unita in cui è desiderabile abitare”. Si conclude così, in “Santo Stefano”, parrocchia personale dei Migranti, la tradizionale Celebrazione di Pentecoste, quest’anno – come è ovvio – diversa, meno “colorata” di suoni e di danze, di cori e di abiti etnici, ma vissuta con una partecipazione e un sentimento di fraternità che si tocca con mano. Messa – concelebrata dal vicario episcopale di settore, don Mario Antonelli e da 15 cappellani di altrettante realtà di lingua straniera presenti sul territorio diocesano – che si apre con il breve indirizzo di saluto di don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio per la Pastorale dei Migranti (Migrantes), che nota come, a un solo mese dalla sua nomina a Pastore di Milano, l’arcivescovo volle annunciare il Sinodo minore “Chiesa dalle Genti”, entrato ora nella sua fase cruciale di ricaduta sul territorio. “La ringraziamo per essere ancora una volta tra noi. Riprendiamo – sì -, ma non per tornare a fare le cose di prima o come le facevamo prima. Questi mesi ci hanno segnato profondamente, ma fatto crescere, anche se a caro prezzo”. Il ricordo commosso va a don Giancarlo Quadri che, per 18 anni – dal 1996 al 2014 -, aveva guidato la Pastorale dei Migranti, sviluppando proprio la Festa delle genti, e a don Franco Carnevali, che si stava prendendo cura della Comunità latino-americana di Monza. Entrambi scomparsi nello stesso giorno, il 22 marzo scorso, per la pandemia. “Abbiamo perso due amici, ma sentiamo di avere due patroni in cielo”, prosegue don Vitali. “Abbiamo bisogno della sua presenza, che è motivo di riconoscenza e di incoraggiamento, presenza tra noi di chi sa consolare cuori, presenza che conferma nella fede e incoraggia a riprendere il cammino”. Parole iniziali a cui fanno eco quelle dello stesso arcivescovo, che rivolto a chi gli sta di fronte nella navata centrale di Santo Stefano, secondo i parametri del distanziamento, con mascherine e guanti, dice. “Dove siete amici, fratelli e sorelle? Voi che siete qui rappresentate comunità, famiglie, amici. Viviamo questa Celebrazione con la gioia che è nel dono dello Spirito. Io, anche attraverso i media – la Messa è trasmessa in diretta Fb, rivedibile su Santo Stefano Migranti -, vorrei entrare nelle case e nei cuori di tutti. Anche se le panche fossero piene, come spero che sia possibile fare in futuro, non saremo mai tutti: sentiamo di essere dentro la grande comunione della Chiesa e sentiamo don Giancarlo e don Franco nella comunione dei Santi”. Dopo le Letture, proclamate in diverse lingue (così come la preghiera dei fedeli) e i canti affidati a un piccolo gruppo di coristi, per la maggioranza Filippini e Sudamericani, si avvia la riflessione dell’arcivescovo. “In piazza del Duomo hanno piantato alberi di banane che, nelle terre tropicali, sono generosi e producono un frutto abbondante, buono, nutriente Ma gli alberi di piazza Duomo sono solo una macchia di verde, producono, qualche volta, frutti stentati e immangiabili. Qualche decennio fa, qualcuno ha portato dalla Nuova Zelanda gli alberi del kiwi e, oggi, l’Italia ha il primato mondiale della loro produzione. Ci sono alberi che, anche se vengono come stranieri, si inseriscono così bene in un’altra terra da dimostrare di essere protagonisti di una storia nuova”. Chiara l’immagine che guarda – per così dire – al di là degli alberi per arrivare agli uomini, ai popoli e alla Chiesa. “Come saranno le nostre comunità, come saremo noi? Saremo come alberi che, nella propria terra, erano cristiani contenti e generosi di frutti per tutti e che poi, altrove, diventano piante stentate e improduttive, oppure come alberi che, trasferiti da un Paese a un altro, moltiplicano i loro frutti?”. Come a dire “Cosa può fare la differenza tra questi due esiti?”. Altrettanto immediata la risposta. “Siamo qui a celebrare la Festa delle genti nel giorno di Pentecoste perché noi siamo certi che è lo Spirito di Dio che può trasformare una situazione in occasione, se incontra la nostra disponibilità. La situazione può essere frutto di tante coincidenze e drammi, di fatiche, di una povertà che chiede futuro; dipende da fattori che spesso vanno oltre le nostre scelte e libertà, ma lo Spirito di Dio, se viene accolto, può produrre frutti di bene anche in una situazione dolorosa e complicata”. Il riferimento è alla Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi, appena proclamata in spagnolo, con la confusione di quella comunità, superabile, come scrive l’Apostolo, mettendosi sotto l’azione dello Spirito. “Anche oggi lo Spirito ci chiama, dunque, a vivere questo tempo come occasione per edificare la comunione. Molti provvedimenti e cautele sembra che incoraggino a tenere le distanze e a separarci, ma lo Spirito di Dio, anche in questa situazione, ci rende pietre vive per edificare la comunione sotto il dono dello Spirito. Questo e ciò che celebriamo, la Pentecoste: è il giorno in cui possiamo accogliere il dono dello Spirito e trasformare il nostro abitare in questa terra in una missione”. Anche se tutto questo, specie in tempi di morti, dolori, tragedie personali e pubbliche, può sembrare ancor più difficile. “Da molti ho sentito la domanda su dove sia Dio e perché ci ha abbandonati”, nota infatti, mons. Delpini che, subito, aggiunge: “Noi siamo qui oggi per riceve lo Spirito di verità: non siamo abbandonati, ma resi partecipi della vita di Dio. Ecco come, da qualsiasi Paese veniamo, possiamo essere quegli alberi rigogliosi che portano molti frutti, molti doni per edificare comunione. Oggi è la Festa delle genti, perché è una festa trovarsi insieme e decidere di metterci sotto l’azione dello Spirito”. Infine, appunto, la benedizione presso la Cappella laterale della basilica, dedicata alla Madre della Consolazione arricchita dalla bella pala cinquecentesca che rappresenta Maria – non a caso circondata dai santi Rocco e Sebastiano, patroni contro le epidemie – con che fu portata in Basilica da San Carlo, dopo la peste. Un omaggio, a conclusione del mese mariano, anche se, fin da marzo, proprio davanti a questa immagine, è stato recitato il Rosario per le Comunità dei Migranti, quotidianamente in spagnolo e trasmesso in streaming. “Invoco la benedizione del Signore per tutta la Chiesa di questa terra, che sia Chiesa dalle genti; su questa città, perché, svegliandosi dal trauma che sta subendo, sia un luogo di fraternità, una cittadella della speranza, un esempio di sollecitudine per tutti coloro che sono più poveri, bisognosi e soli. Lo Spirito santo ci renda un cuor solo e un’anima sola, noi tutti benedetti da Dio”. In conclusione a ognuno dei presenti viene donata la lettera per il Tempo di Pentecoste nella Proposta pastorale la situazione è occasione”. (Annamaria Braccini)

La macchina della solidarietà dei latino americani a Roma

3 Giugno 2020 - Roma - I banchi della chiesa Santa Maria della Luce, a Trastevere, non sono rimasti inutilizzati durante la quarantena. Interdetto l’accesso ai fedeli durante le celebrazioni, le panche sono state occupate da chili di pasta, litri di latte e di olio, scatolame e da tanti altri generi di prima necessità ordinatamente sistemati per la distribuzione alle famiglie in difficoltà a causa del lockdown. Sede dal 2003 della missione latinoamericana, la chiesa di via della Lungaretta, affidata alla Congregazione dei missionari di San Carlo – Scalabriniani -, è diventata un punto di riferimento importante per centinaia di persone che in questi mesi hanno perso il lavoro. I pacchi viveri vengono distribuiti ogni quindici giorni e solo a maggio ne hanno usufruito oltre 130 nuclei familiari. L’aula liturgica è divenuta in queste settimane un deposito di viveri sempre rifornito grazie al sostegno dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma, delle congregazioni dei missionari e delle missionarie di San Carlo, dell’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo sviluppo e di donazioni private. Prezioso anche il contributo della campagna #unasolacasa, per raccogliere fondi e continuare a supportare chi è in difficoltà. Una macchina della solidarietà che si è messa in moto a fine marzo e che vede tra le fila dei volontari decine di persone che si sono improvvisamente ritrovate disoccupate. "I bisognosi che aiutano altri bisognosi hanno rappresentato quel valore in più che dà gioia. È la bellezza di una comunità che esprime il suo senso di appartenenza", spiega padre Luis Gabriel Martin, da due anni cappellano della comunità latinoamericana a Roma, che oltre a Santa Maria della Luce si compone anche di 5 centri pastorali e 12 comunità di differenti paesi dell’America latina. Le porte della chiesa sono aperte a tutti, "nessuno in queste settimane è andato via a mani vuote", dice il cappellano che dà il benvenuto a tutti e si informa sulle situazioni familiari degli abitanti del quartiere che in questo momento vivono una situazione di maggiore necessità. "Non chiediamo però Paese di provenienza o credo religioso – prosegue -. Ci prendiamo cura di chi si trova in difficoltà, di chi ha bambini piccoli e in questo momento non ha un’occupazione. Cerchiamo di aiutare tutti a superare questa emergenza anche attraverso la compilazione dei moduli per ricevere i contributi statali". Molti migranti sono in forte apprensione per i familiari rimasti in Equador, Colombia, Brasile, Perù, alcuni dei quali hanno contratto il coronavirus. "Diamo loro conforto morale e spirituale – aggiunge padre Luis Gabriel -. È un modo per sentirsi meno soli e spaventati". Anche il cardinale brasiliano João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, in occasione di una sua recente visita a Santa Maria della Luce "ha fatto una donazione per l’acquisto di generi alimentari – dice Amilton Gomes de Araujo, laico coordinatore della comunità brasiliana cattolica a Roma -. Offerte in denaro sono poi arrivate da comunità brasiliane del Nord Italia, grazie alle quali è stato possibile preparare i primi 30 pacchi viveri. Abbiamo 'adottato' 16 famiglie che vivono a Fiumicino e Fregene, che hanno figli molto piccoli. Quando ci hanno confidato di non essere di religione cattolica abbiamo spiegato loro che questo non è il momento di fare distinzioni ma di aiutare". (Roberta Pumpo - Romasette)    

Media Cei: oggi preghiera per l’Italia dal Santuario di Santa Maria della Vena a Piedimonte Etneo

3 Giugno 2020 - Roma - La recita del Rosario per l’Italia promosso da Avvenire, Tv2000, InBlu radio, Sir, Fisc e Corallo d’intesa con la segreteria generale della Cei, fa tappa per la seconda volta in Sicilia. A ospitare questo "pellegrinaggio mariano" dei media Cei è il Santuario di Santa Maria della Vena a Piedimonte Etneo, in provincia di Catania, ma nella diocesi di Acireale. E sarà proprio il vescovo di Acireale, mons. Antonio Raspanti, vicepresidente della Cei per il Sud, a guidare la preghiera che viene trasmessa questa sera alle 21 da Tv2000 e da InBlu radio. Si tratta del dodicesimo appuntamento con il Rosario per l’Italia. Il primo venne recitato dalla chiesa romana di San Giuseppe al Trionfale il 19 marzo con il segretario generale della Cei, il vescovo Stefano Russo. Il Rosario per l’Italia ha poi toccato diverse località del Paese. Vi sono state le tappe di Brescia (il 26 marzo a Santa Maria delle Grazie), Roma (2 aprile al Policlinico Gemelli), Loreto (l’8 aprile alla Santa Casa), Pompei (il 15 aprile alla Madonna del Rosario), Bologna (il 22 aprile alla Madonna di San Luca), Copertino (il 29 aprile a Santa Maria della Grottella), Bari (il 6 maggio a San Nicola), San Vittorino Romano (il 13 maggio a Nostra Signora di Fatima), Cascia (il 22 maggio a Santa Rita da Cascia), Palermo (il 27 maggio a San Francesco) e oggi a Piedimonte Etneo nel Santuario di Santa Maria della Vena.  

Decreto Rilancio ed emersione dei rapporti di lavoro

3 Giugno 2020 - Roma -Il c.d. Decreto-Legge Rilancio (n. 34 del 19 maggio 2020) contiene una norma volta alla regolarizzazione dei migranti presenti sul territorio dello Stato denominata “Emersione dei rapporti di lavoro” (art. 103). Si tratta di un testo piuttosto complesso che prevede la regolarizzazione per alcune precise categorie di persone, che lavorano o intendono lavorare nei settori dell’agricoltura e dell’allevamento, dell’assistenza agli anziani e della cura della casa. La ratio dichiarata dell'art. 103 è quella di "garantire livelli adeguati di tutela della salute individuale e collettiva in conseguenza della contingente ed eccezionale emergenza sanitaria connessa alla calamità derivante dalla diffusione del contagio da Covid-19 e favorire l'emersione di rapporti di lavoro irregolari ...". La norma in esame si presenta come un testo molto corposo, composto di 26 commi, che delinea anzitutto due canali per attuare la regolarizzazione: il primo prevede che i datori di lavoro possano regolarizzare i lavoratori attualmente irregolari. Nel caso di migranti irregolari, questi riceveranno automaticamente un permesso di soggiorno; il secondo canale dispone – per i migranti irregolari che già avevano lavorato nei settori interessati ma hanno perso il lavoro – un permesso temporaneo di sei mesi per cercare un nuovo impiego nei settori concordati. La normativa si rivolge sia ai datori di lavoro sia ai lavoratori irregolari. In forza del comma primo dell'art. 103, i datori di lavoro italiani o cittadini di uno Stato membro dell'Unione Europea, ovvero i datori di lavoro stranieri in possesso di un titolo di soggiorno ex art. 9 del Decreto Legislativo n 286 del 1998, possono presentare istanza per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti nel territorio italiano o per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare ancora in corso con cittadini italiani o cittadini stranieri. Allo stesso modo, invece, il comma secondo prevede che i cittadini stranieri, con permesso di soggiorno, possono richiedere un permesso di soggiorno temporaneo, valido solo nel territorio italiano della durata di 6 mesi. Tale termine inizia a decorrere dalla presentazione dell'istanza. Le istanze suddette possono essere presentate previo pagamento di un contributo forfettario di euro 500 da parte del datore di lavoro per ciascun lavoratore che si intende far emergere, mentre di euro 130 per le ipotesi di cui al comma secondo. Per quanto riguarda i datori di lavoro si prevede che l’istanza debba contenere anche l'indicazione della durata del contratto di lavoro e la retribuzione convenuta (comma 4). Le istanze devono possono essere presentate all'INPS nel caso di lavoratori italiani o cittadini di uno Stato membro dell'Unione europea; allo Sportello Unico per l'immigrazione, nel caso di lavoratori stranieri; alla Questura se riguardano il rilascio di permessi di soggiorno temporaneo. Dopo le verifiche preliminari, lo Sportello unico dell'immigrazione convoca i soggetti interessati per la stipula del contratto di soggiorno, per la comunicazione obbligatoria di assunzione e la compilazione del permesso di soggiorno per lavoro subordinato. Nella diversa ipotesi di istanza per il rilascio di permesso di soggiorno temporaneo avanzata dal cittadino straniero presentata direttamente al Questore tra il 1 giugno e il 15 luglio del 2020, questa deve contenere anche tutta la documentazione comprovante l'attività lavorativa svolta nei settori indicati in precedenza. Al momento della presentazione della domanda, viene consegnata una attestazione all'interessato che consente a questi di soggiornare legittimamente nel territorio italiano fino alle ulteriori determinazioni dell'Autorità. Tale attestazione consente anche lo svolgimento di lavoro subordinato, sempre nei settori indicati, nonché la possibilità di convertire la domanda di permesso di soggiorno temporaneo in permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Naturalmente, nelle more della definizione dell'iter procedimentale appena richiamato, lo straniero non può essere espulso dal territorio italiano. La normativa che si sta analizzando non si applica in maniera indiscriminata a tutti i lavoratori stranieri presenti sul territorio nazionale. Innanzitutto, la disciplina si applica solo per i settori richiamati in premessa (agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura, assistenza alla persona, lavoro domestico); inoltre, agli stranieri che siano stati sottoposti a rilievi foto dattiloscopici prima dell'8 marzo 2020 o che abbiano soggiornato in Italia precedentemente alla suddetta data attraverso la prova di aver fatto la dichiarazione di presenza. Si tratta di una previsione che rischia di creare alcuni problemi perché sono numerosi i cittadini stranieri che non sono mai stati sottoposti a rilievi foto dattiloscopici o che non hanno reso la dichiarazione di presenza. Soggetti che quindi rischiano di non poter dare prova della loro presenza sul territorio prima della data indicata nel decreto e che pertanto non potranno regolarizzare la loro posizioni. Allo stesso modo, invece, la possibilità di richiedere un permesso di soggiorno temporaneo è limitata ai cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto successivamente al 31 ottobre 2019. Non possono presentare istanza i datori di lavoro che siano stati condannati negli ultimi 5 anni, anche con sentenza non definitiva, per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” o per reati diretti allo sfruttamento della prostituzione o di minori, per intermediazione illecita e sfruttamento lavorativo. Sono esclusi i lavoratori stranieri nei confronti dei quali è stato emesso un provvedimento di espulsione, quelli segnalati ai fini della non ammissione del territorio dello Stato, i condannati anche in via non definitiva, compresa quella di cui all'art. 444 c.p.p per reati ad esempio che riguardano le sostanze stupefacenti, il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, la prostituzione o il suo sfruttamento, l'impiego di minori in attività illecite e infine coloro che sono considerati una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato. Alcune perplessità sulla validità del testo del decreto, in particolare della parte che prevede la regolarizzazione degli immigrati che lavorano come braccianti, e come colf o badanti, le hanno espresse diversi operatori del settore, sindacati ed esperti. Mancherebbero gli incentivi che dovrebbero spingere il datore di lavoro a rinunciare a quel rapporto di potere con i lavoratori che oggi risultano senza diritti. Vi è poi la questione dell'esclusione dalla 'sanatoria' di tutti quei lavoratori impegnati in altri settori, come quello dell'artigianato, della logistica e dell'edilizia. Quanto al problema dello sfruttamento della manodopera nei campi, andrà verificato se effettivamente la misura contenuta nel decreto inciderà o meno sui diversi aspetti legati alle condizioni in cui si trovano a lavorare i braccianti. Nello stimare la platea «ipotetica» dei beneficiari, la relazione tecnica che accompagna il decreto legge riporta che l’esperienza pluridecennale delle precedenti sanatorie (a partire dal 2000, previste con D.L. n. 195/2002, D.L. n. 78/2009 e Decreto legislativo n. 109/2012) «non consente di effettuare confronti omogenei poiché i requisiti, di volta in volta previsti, afferivano a differenti tipologie di cittadini stranieri e/o di rapporti di lavoro considerati per l'emersione». Viene inoltre segnalato che da quelle esperienze applicative «è possibile rilevare come il numero complessivo delle domande presentate per tali procedimenti è sempre risultato notevolmente inferiore a quello dei destinatari potenziali». Al numero di 220 mila domande si arriva facendo riferimento alla media delle richieste presentate nel 2009 (295.130 domande) e nel 2012 (134.772 domande). Come per tutti gli interventi legislativi, comunque, per comprendere se e come avrà funzionato si dovrà attendere almeno qualche mese per iniziare a valutare i numeri delle regolarizzazioni e gli effetti concreti sul miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori c.d. “invisibili”. (Alessandro Pertici)  

Mediterraneo: crescono i soccorsi

3 Giugno 2020 - Palermo - Due imbarcazioni sono state soccorse ieri a largo di Lampedusa: in una vi erano 54 migranti, nell’altra 13. In precedenza altri 77, fra cui 16 minori, erano stati trasbordati su una motovedetta delle Fiamme gialle che li aveva portati a Lampedusa. Nel frattempo è stato disposto il trasferimento per 81 ospiti del centro di accoglienza: destinazione Porto Empedocle, su motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza.  

Bangladesh: il coronavirus miete la sua prima vittima in un campo profughi

3 Giugno 2020 - Milano - La pandemia raggiunge i luoghi più reconditi e quelli più svantaggiati. Una prima vittima di coronavirus è stata registrata in un campo di rifugiati rohingya in Bangladesh. La notizia è stata resa nota dalle autorità sanitarie locali. La persona deceduta aveva 71 anni e viveva nel campo di Kutupalong, il più grande del mondo. “È morto il 31 maggio ma solo la notte scorsa abbiamo avuto la conferma che si trattasse di Covid–19”, ha dichiarato un portavoce. Nei campi profughi del Bangladesh circa un milione di rohingya – la minoranza musulmana fuggita dalle persecuzioni in Birmania – vive in condizioni di pericolosa promiscuità e di povertà estrema. Finora 29 di loro sono risultati positivi al coronavirus in Bangladesh. Le condizioni di vita assai precarie nei campi possono rivelarsi un tremendo veicolo di propagazione del virus.  

Italiani all’estero: parte l’Osservatorio delle Radici Italiane

1 Giugno 2020 -

Roma - Da anni attiva sul tema dell’emigrazione, della mobilità e delle ricadute che queste hanno sul territorio l’Associazione AsSud ha istituito il Centro Studi e Ricerche sul tema “Osservatorio permanente delle Radici Italiane” (ORI), in modo da coordinare e dare maggiore impulso alle varie azioni che in questi anni l’Associazione ha promosso, sostenuto, diretto, in collaborazione con Istituzioni, Università, Case Editrici, Scuole, e tutti gli attori territoriali e le comunità locali. L’Osservatorio svolge le funzioni di monitorare in modo permanente tutto ciò che attiene alle radici, all’identità ai valori italiani, tanto sul piano teorico che empirico, sia per il passato che per il presente, dentro e fuori i confini nazionali. Tra le iniziative di questo periodo una ricerca dal titolo “Scoprirsi Italiani: i viaggi delle radici in Italia”.

 

“Il Mediterraneo e la crisi globale”: parte “Sabir 2020”

1 Giugno 2020 - ROMA – “Sabir 2020 Oltre. Il Mediterraneo e la crisi globale”: questo il titolo scelto per la sesta edizione del Festival diffuso delle culture mediterranee, promosso da ARCI, insieme a ACLI, Caritas Italiana e CGIL, in collaborazione con A Buon Diritto, ASGI e Associazione Carta di Roma, con la presenza di UNHCR e di tante reti e soggetti internazionali, con il sostegno dell’UNAR e con il patrocinio di istituzioni locali e nazionali. Quella di “Sabir 2020 Oltre” sarà – spiegano i promotori - un’edizione straordinaria online anche per dare continuità al lavoro di questi anni e per “costruire alternative possibili al modello diseguale che ha aumentato le distanze tra i Paesi e i popoli che si affacciano sul Mediterraneo. La nuova stagione che ci attende dopo la pandemia sarà migliore se ciascuno di noi metterà in campo tutto il proprio impegno, la propria passione e la propria tenacia. Sabir può e vuole essere lo spazio per costruire insieme un nuovo domani”. Il programma  su www.festivalsabir.it/.  

Tavolo Asilo: favorire emersione e regolarizzazione di tutti i lavoratori stranieri presenti in Italia

1 Giugno 2020 - Roma - “Il Tavolo Asilo nazionale, che ha tra i suoi obiettivi l’emersione e la regolarizzazione di tutti i lavoratori stranieri presenti sul nostro territorio, sostiene gli emendamenti che su questa materia la campagna Ero straniero ha elaborato perché vengano presentati alla Camera durante il dibattito sulla conversione in legge del ‘decreto Rilancio’. Il fine è quello di ampliare il più possibile il numero delle persone che potranno beneficiare della regolarizzazione”. Lo si legge in un comunicato del Tavolo Asilo, composto da una trentina di sigle nazionali fra cui Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Acli, Comunità Papa Giovanni, Centro Astalli. “In primo luogo va dunque consentito ai datori di lavoro di tutti i settori economici, che impiegano personale straniero, di poterlo assumere e mettere in regola. Se si vuole combattere davvero l’illegalità e l’invisibilità di centinaia di migliaia di lavoratori, non ha senso limitarsi soltanto a quelli impegnati in attività agricole o in lavori domestici e di cura. Sappiamo infatti che gli stranieri sono largamente impiegati nell’edilizia, nella logistica, nel settore manifatturiero e in molti altri. La possibilità di avere un contratto di lavoro è fondamentale per usufruire di tutti quei diritti di cui godono i lavoratori regolari, uscendo così dall’emarginazione e dallo sfruttamento”. Un altro punto “che va modificato è quello relativo alla documentazione che il lavoratore straniero deve presentare per dimostrare di essere presente nel Paese da prima dell’8 marzo 2020 e poter così accedere alla regolarizzazione, che invece va garantita a tutti coloro che hanno i requisiti per mettersi in regola, semplificando le pratiche richieste per dimostrare la presenza richiesta”. Infine, “è indispensabile prevedere un termine che vada oltre il 15 luglio per la presentazione della domanda, tenendo conto dei tempi di approvazione delle misure e la poca chiarezza sulle procedure”. Il Tavolo Asilo si unisce dunque all’appello rivolto alla maggioranza perché queste proposte vengano accolte dal Parlamento “e l’intervento di regolarizzazione coinvolga il maggior numero di persone straniere possibile”.    

Giovani Italiani nel mondo: formazione universitaria, turismo di ritorno e solidarietà

1 Giugno 2020 - Palermo – E’ trascorso un anno dalla firma del protocollo d’intesa, a Palazzo dei Normanni a Palermo, tra il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), l’Assessorato regionale siciliano dell’Istruzione e della Formazione professionale, l’Ente regionale per il diritto allo studio universitario (ERSU) di Palermo. Il documento sottoscritto impegna i firmatari a un percorso di attività comuni volte a promuovere la diffusione della cultura italiana e la costruzione di una rete di giovani italiani nel mondo: oggi arriva un primo importante risultato frutto della collaborazione avviata tra le tre istituzioni coinvolte. Nei giorni scorsi si è svolta una riunione operativa su piattaforma telematica ed è stato avviato un percorso destinato ai giovani italiani nel mondo per l’accoglienza, nel periodo estivo dell’anno 2021, presso le strutture residenziali universitarie finalizzato allo studio della lingua e della cultura italiana. L’Ersu Palermo farà da “apripista” per consentire la creazione di appositi percorsi formativi e culturali legati anche al “turismo di ritorno”. Un’azione dedicata agli italiani emigrati all’estero e ai loro discendenti per dare l’opportunità di tornare e di conoscere il Paese di origine dei genitori o dei nonni e per ritrovare le proprie radici, per riscoprire origini e storie familiari, territori di provenienza, tradizioni culturali, prodotti artigianali ed eno-gastronomia del territorio, ma anche per essere messi in contatto con le istituzioni pubbliche statali e non statali che fanno formazione di livello universitario e alta formazione artistica e musicale in Italia, spiega una nota.    

Mazara del Vallo: iniziazione cristiana per quattro ragazzi africani

1 Giugno 2020 - Mazara del Vallo – Ieri, nel giorno di Pentecoste, la diocesi di Mazara del Vallo ha vissuto la gioia dell’iniziazione cristiana chiesta e ottenuta da quattro ragazzi provenienti dal continente africano. Nella Cattedrale di Mazara del Vallo, dopo un lungo periodo di preparazione e di attesa, è diventato cristiano attraverso i sacramenti, Soufien Giuseppe Zitoun. 41 anni, nato a Mazara da genitori immigrati tunisini e di religione musulmana. Studi presso la scuola elementare tunisina (in lingua araba e francese) e poi in quella italiana fino alla formazione in ambito della mediazione culturale. È stato il primo consigliere comunale aggiunto a Mazara del Vallo ed è cresciuto nell’ambiente cattolico-cristiano, Poi l’incontro con Giusi Asaro, il matrimonio al Santuario della Madonna del Paradiso con rito misto. La moglie da lì a poco si ammala: scopre un tumore allo stato terminale. In ospedale Soufien incontra il cappellano don Antonino Favata: “Egli è stato vicino a me, ai miei suoceri e a Giusi accompagnandola con la preghiera e con la grazia dei sacramenti e prepararla al suo passaggio da questa vita terrena al Paradiso”. Dopo la morte di Giusi, Soufien inizia a fare il volontario in ospedale col gruppo VOM (Volontari Ospedale Mazara). A Marsala, invece, hanno ricevuto i sacramenti del battesimo, comunione e cresima Doris Lucky, Jean Yamegogo e Komi Godwin Djika (questi ultimi due sono scout del gruppo “Marsala Due”). I tre ragazzi – provenienti dalla Nigeria, Togo e Costa d’Avorio – sono stati seguiti dai capi scout Giusy Chirco, Gaia Cammareri, Dino e Mauro Alagna (Jean e Godwin) e dalla catechista Maurizia Maggio (Doris). Storie che si intrecciano tra le vie delle migrazioni: Doris è arrivata in Italia in uno dei tanti sbarchi sulle coste siciliane e oggi fa la badante. Anche Jean ha attraversato il Mediterraneo a bordo dei barconi per raggiungere l’Italia: oggi studia presso l’Istituto alberghiero della città. Godwin, invece, ha 16 anni e vive a Marsala dal 2018, dopo aver raggiunto il papà che vive in città. Le due celebrazioni – a Mazara del Vallo e a Marsala – sono state presiedute dal vescovo, mons. Domenico Mogavero.  

Il paese si mobilita e il circo è in salvo

1 Giugno 2020 - Favara - A guardarli sembrano gattoni un po’ cresciuti. Ma Leo, Raul e Piccola sono tre splendidi esemplari di felini che, a causa dell’emergenza derivante dal contagio per Covid-19, rischiavano di morire di fame. Il loro circo si trova ancora bloccato a Favara, in provincia di Agrigento, separato dal resto della carovana, ferma a Caltanissetta per le restrizioni agli spostamenti che l’ha tenuta bloccata per quasi due mesi. Tania e Roberto, i responsabili del circo, sono riusciti a nutrire non solo i felini ma anche dromedari, cammelli, bisonti americani, cavalli e ippopotami in tempi di incassi azzerati grazie alla solidarietà dei favaresi. A lanciare l’appello era stata la sindaca Anna Alba che si era rivolta a macellai, supermercati e agricoltori per aiutare il circo a sfamare gli animali. La risposta della comunità ha coinvolto anche i centri limitrofi, con la preparazione quotidiana di pacchi con resti di lavorazione delle carni. La Coldiretti ha consegnato balle di fieno, verdure, ortaggi e frutta in eccesso. Così per tutti gli animali del circo, e per i circensi sollevati dall’angoscia per l’accudimento, a Favara la quarantena ha avuto un sapore diverso: quello dell’umanità emersa nei confronti di chi, in un momento di difficoltà e privo dei mezzi necessari per sopravvivere, ha trovato nel prossimo un aiuto concreto e immediato. (Marilisa Della Monica)  

Un fuoco d’amore

1 Giugno 2020 - Città del Vaticano - Pentecoste. Per Benedetto XVI è “il battesimo della chiesa”. Per padre Davide Maria Turoldo è “il vento che non lascia dormire la polvere”. Per Francesco è la Chiesa “nata in uscita”, dal Cenacolo è “partita con il pane spezzato tra le mani, le piaghe di Gesù negli occhi, e lo Spirito d’amore nel cuore”. Pentecoste. Per l’ebraismo è la festa che ricorda la rivelazione, il dono di Dio al popolo ebraico della legge sul monte Sinai. Per il cristianesimo è la discesa dello Spirito santo sui discepoli. Il soffio dello Spirito è all’origine di tutte le cose, è all’origine della prima creazione, come leggiamo nella Genesi: “il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente”. Ma è anche all’origine della nuova creazione, dello Spirito santo che nel giorno di Pentecoste, cinquanta giorni dopo la Pasqua, scende sui discepoli e Maria, il primo giorno della settimana ebraica, lo stesso della resurrezione. Celebra nella basilica vaticana all’altare della Cattedra, papa Francesco, davanti a un piccolo gruppo di fedeli. Poi Regina caeli, per la prima volta da quando ha avuto inizio il lockdown, parole che pronuncia, affacciandosi dalla finestra dello studio del Palazzo apostolico, guardando le persone che finalmente sono potute tornare in piazza San Pietro. Pentecoste, la “forza unificatrice dello Spirito”, dice nell’omelia in basilica, evidenziando le diverse provenienze e contesti sociali fra gli apostoli: “Gesù non li aveva cambiati, non li aveva uniformati facendone dei modellini in serie. Aveva lasciato le loro diversità e ora li unisce ungendoli di Spirito Santo”. Anche tra noi ci sono diversità e la tentazione è sempre quella di difendere le nostre scelte, le nostre idee: “guardiamo la Chiesa come fa lo Spirito, non come fa il mondo. Il mondo ci vede di destra e di sinistra; lo Spirito ci vede del Padre e di Gesù. II mondo vede conservatori e progressisti; lo Spirito vede figli di Dio. Lo sguardo mondano vede strutture da rendere più efficienti; lo sguardo spirituale vede fratelli e sorelle mendicanti di misericordia. Lo Spirito ci ama e conosce il posto di ognuno nel tutto: per lui non siamo coriandoli portati dal vento, ma tessere insostituibili del suo mosaico”. Poi, nelle parole che precedono la recita del Regina caeli, Francesco sintetizza il senso della Pentecoste: perdonando e radunando i discepoli “Gesù fa di essi la sua Chiesa: una comunità riconciliata e pronta alla missione”. Giovanni, nel suo Vangelo, ci dice che i discepoli avevano chiuso le porte per paura, e Gesù venne in mezzo a loro e li salutò: pace a voi. Parole che sono più di un saluto, esprimono perdono – lo avevano abbandonato – riconciliazione. Anche noi, afferma il Papa, “quando auguriamo pace agli altri, stiamo dando il perdono e chiedendo pure il perdono”. Gesù offre la sua pace, dice ancora, perdona sempre: “non si stanca mai di perdonare. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono”. Parole che aveva già pronunciato nella sua omelia nella chiesa di Sant’Anna in Vaticano, il 17 marzo 2013. L’incontro con il Signore “capovolge l’esistenza degli apostoli e li trasforma in coraggiosi testimoni”. I suoi inviati: “‘io mando voi’: non è tempo di stare rinchiusi, né di rimpiangere i ‘bei tempi’ passati col Maestro. La gioia della risurrezione è grande, ma è una gioia espansiva”. Immagine cara al Papa, la Chiesa in uscita: “lo Spirito Santo è fuoco che brucia i peccati e crea uomini e donne nuovi; è fuoco d’amore con cui i discepoli potranno ‘incendiare’ il mondo, quell’amore di tenerezza che predilige i piccoli, i poveri, gli esclusi”. Il soffio dello Spirito ci chiede “il coraggio di uscire fuori dalle mura protettive dei nostri ‘cenacoli’, senza adagiarci nel quieto vivere o rinchiuderci in abitudini sterili”. Comunità riconciliata e pronta alla missione. Un pensiero, infine, anche per l’Amazzonia “tanti sono i contagiati e i defunti, anche tra i popoli indigeni, particolarmente vulnerabili”. Prega il Papa “per i più poveri e i più indifesi” di quella regione, ma anche per quelli di tutto il mondo: “faccio appello affinché non manchi a nessuno l’assistenza sanitaria. Curare le persone, non risparmiare per l’economia. Curare le persone, che sono più importanti dell’economia”.

Fabio Zavattaro

Quella nave che “graffia” le nostre coscienze

1 Giugno 2020 - Agrigento - Nel panorama, che dalla città di Agrigento guarda il mare, in questi giorni si staglia all’attenzione di tutti la “Moby Zazà”, la nave per la quarantena dei migranti che giungono sulle nostre coste. La guardo dal “Belvedere Modugno” di Agrigento, lì nel  “mare africano”, oltre il promontorio del Caos… Continuo a guardarla  e penso a quei versi che mi ha suggerito un amico : “Mare mare mare .Voglio approdare. Portami in banchina. Non aspettare. Via via via da queste onde. Fine al mio migrar senza sponde…” La vedo dal Belvedere di Via Atena (discesa verso il teatro della posta Vecchia. È lì,  nel mare, ferma a galleggiare per giorni, col suo carico di persone, mentre accanto,  in arrivo,  puntuale,  al Porto di Porto Empedocle il traghetto proveniente da Lampedusa. Entrambe le navi nel loro ventre di ferro hanno persone pari in dignità. Se sei nella libreria Paoline (via Atenea) mente passi in rassegna i titoli delle novità  editoriali… non puoi non essere attratto dalla nave che si vede dalla finestra. Anche da Piazza Seminario, nel cuore del Centro Storico, guardando a Sud la si vede all’orizzonte insieme alle insegna che ci ricordano che la strada intrapresa è stretta e comunque “senza uscita”. Insomma, non c’è posto, balcone, finestra, strada, belvedere, insenatura del dedalo della vecchia Girgenti,  che guarda a sud,  da cui la Moby non si vede. Mentre la guardi quei disegni di Willy il Coyote, Gatto Silvestro e Titti, forse, a primo impatto ti strappano un sorriso, ma, contemporaneamente, graffiano la tua coscienza di uomo pensando che – forse –  la morte di quel ragazzo migrante che, nei giorni scorsi,  si è buttato dal ponte della nave tentando la fuga per raggiungere la costa che vedeva a poche decine di  metri,  si sarebbe potuta evitare con soluzioni, meno costose per la collettività e più dignitose e rispettose dei migranti, magari facendoli sbarcare in sicurezza e accogliendoli  in luoghi idonei sulla terra ferma.  (Carmelo Petrone - L'Amico del Popolo)

“C’è un Paese”: da oggi la nuova campagna informativa 8xmille della CEI

31 Maggio 2020 - Roma - C’è un Paese è il cuore del messaggio della campagna CEI 8xmille 2020 che mostra, nei fatti, un Paese che accoglie, sostiene, abbraccia e soprattutto consola. È l’Italia dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Ogni anno, grazie alle firme dei contribuenti, si realizzano, in Italia e nei Paesi più poveri del mondo, oltre 8.000 progetti che vedono impegnati sacerdoti, suore e tantissimi operatori e volontari che quotidianamente rendono migliore un Paese reale, fatto di belle azioni, di belle notizie. Un Paese che non si è mai fermato, che ha combattuto, che ha costruito e che merita di essere narrato.
La nuova campagna di comunicazione C’è un Paese racconta la Chiesa cattolica che, anche nell’emergenza, non ha smesso di prendersi cura dei più deboli: dal parroco di una piccola città di provincia, che durante l’epidemia ha continuato a sostenere la propria comunità grazie alla tecnologia in modo nuovo e creativo, alle mense Caritas, che hanno trovato modalità diverse per aiutare le famiglie in difficoltà trasformandosi in luoghi dove ci si sente accolti e si trovano persone pronte ad aiutare, dai tanti progetti per l’avviamento al lavoro per cercare di far ripartire i molti disoccupati alle case per le donne vittime di violenza e così via, fino ad arrivare a migliaia di progetti annui. “L’obiettivo della comunicazione 2020 è dare ancora una volta voce a questa Chiesa. Una Chiesa che c’era prima della pandemia, che è stata al fianco del suo popolo durante l’emergenza con i fondi 8xmille e la sua rete di solidarietà, e che sta continuando a progettare, a sognare per ricostruire il nostro futuro insieme”, afferma il nuovo responsabile del Servizio Promozione della CEI Massimo Monzio Compagnoni. “Una Chiesa, e un Paese, motivati da valori che sono quelli del Vangelo: amore, conforto, speranza, accoglienza, annuncio, fede”. La campagna sarà on air sui principali media, tv, stampa e radio, a partire dal 31 maggio e per alcune settimane. Sui canali social, inoltre, partiranno due campagne ad hoc: L’amore non si è fermato composta da brevi filmati girati dagli stessi operatori dei progetti, per spiegare come hanno affrontato questa emergenza e mostrare che l’amore non si è mai fermato; Sotto la mascherina, che racconta come “dietro la mascherina” rimangono comunque i nostri valori, i valori del Vangelo, nonostante il distanziamento sociale imposto dal Covid-19. Sul sito www.8xmille.it sono disponibili i dati relativi all’emergenza Covid-19 (227,9 milioni di euro fino al 26 maggio), video di approfondimento, il rendiconto storico della ripartizione 8xmille a livello nazionale e diocesano. È presente anche una nuova sezione “Firmo perché” con le testimonianze dei contribuenti sul perché di una scelta consapevole. Non manca la “Mappa 8xmille” – una risorsa in continuo aggiornamento – che geolocalizza e documenta con trasparenza quasi 20mila interventi già realizzati.

Siamo tempo

30 Maggio 2020 -    “La sera di quel giorno...” ci fa notare il Vangelo di oggi, cioè il giorno di Pasqua. Cominciò la sera di Pasqua il rinnovamento nello Spirito dei discepoli di Gesù: quella sera, apparendo ai suoi, Gesù disse: “Ricevete lo Spirito Santo”. Il giorno di Pentecoste, dopo cinquanta giorni, fu il compimento di un processo che avevano già cominciato da tempo. Potremmo chiederci: perché il dono dello Spirito non si espresse subito, già da quella sera di Pasqua, in tutta la sua efficacia come dopo la Pentecoste? I discepoli, come noi, siamo creature soggette al tempo e dobbiamo rispettare i ritmi del tempo per accogliere il dono dello Spirito. Il cambiamento non può avvenire in un solo istante. Lo Spirito Santo viene consegnato interamente, ma noi Lo accogliamo solo passo dopo passo lungo il cammino della nostra vita. Per questo si richiedono molte tappe. E queste alimentano la speranza del compimento, non costituiscono ancora la pienezza. Siamo sempre in processo, in cammino. Per gli Apostoli furono necessari cinquanta giorni per giungere ad essere testimoni del Signore Risorto. E in più, cinquanta giorni preceduti da anni di cammino alla sequela di Gesù. E inoltre, noi siamo figli di Dio non perché acquisiamo perfezioni divine, ma perché portiamo a compimento la perfezione umana che ci è consegnata, corrispondente alla nostra collaborazione con Dio al progetto di umanità che Egli ci ha proposto dall'eternità e che in Gesù ci ha manifestato. I cinquanta giorni vissuti dai discepoli sono il paradigma della nostra piccola storia. Anche su di noi lo Spirito è stato invocato quando siamo nati, quando intorno a noi i nostri genitori, i parenti, gli amici, si sono raccolti per invocare lo Spirito. Il Battesimo è l'inizio di questo cammino. E nell'Eucarestia noi ogni domenica rinnoviamo, richiamiamo questo inizio, finché giunga a compimento. Un compimento che non è solo dovuto al ragionamento, ma sarà il risultato di una esperienza: vivendo l'atteggiamento della fede e accogliendo l'azione dello Spirito, il nostro pensiero e la nostra relazione con Gesù acquistano qualità nuove, che si esprimeranno nelle nostre relazioni quotidiane. È questo il nostro cammino spirituale, di tappa in tappa, di istante in istante. Siamo tempo: nulla del dono dello Spirito vada mai perduto; e il Mistero che ci avvolge costituisca, anche oggi in questi momenti difficili, l'orizzonte quotidiano della nostra piccola e fragile esistenza di esseri umani. Buona e santa festa di Pentecoste a tutti.

don Pasquale Avena

Mci Annecy