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Milano: “Festa delle Genti” con l’arcivescovo mons. Delpini

3 Giugno 2020 - Milano - La benedizione solenne di Pentecoste, impartita dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, presso l’immagine della Madre della Consolazione nella basilica di Santo Stefano Maggiore, che sospinta dallo Spirito, varca gli oceani, attraversa Paesi, Continenti, terre lontane. Tutte quelle dalle quali i “nuovi” milanesi e ambrosiani provengono. La benedizione di Dio che il presule chiede – al poco più di centinaio di migranti che, con i loro Ministri del culto, partecipano alla Messa per la Festa delle genti – di “portare a tutte le persone che rappresentate: famiglie, comunità, amici, a chi è nella prova. Portate ai vostri Paesi di origine l’affetto di questa Chiesa di Milano, il suo desiderio di essere accogliente, solidale, di essere una comunità unita in cui è desiderabile abitare”. Si conclude così, in “Santo Stefano”, parrocchia personale dei Migranti, la tradizionale Celebrazione di Pentecoste, quest’anno – come è ovvio – diversa, meno “colorata” di suoni e di danze, di cori e di abiti etnici, ma vissuta con una partecipazione e un sentimento di fraternità che si tocca con mano. Messa – concelebrata dal vicario episcopale di settore, don Mario Antonelli e da 15 cappellani di altrettante realtà di lingua straniera presenti sul territorio diocesano – che si apre con il breve indirizzo di saluto di don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio per la Pastorale dei Migranti (Migrantes), che nota come, a un solo mese dalla sua nomina a Pastore di Milano, l’arcivescovo volle annunciare il Sinodo minore “Chiesa dalle Genti”, entrato ora nella sua fase cruciale di ricaduta sul territorio. “La ringraziamo per essere ancora una volta tra noi. Riprendiamo – sì -, ma non per tornare a fare le cose di prima o come le facevamo prima. Questi mesi ci hanno segnato profondamente, ma fatto crescere, anche se a caro prezzo”. Il ricordo commosso va a don Giancarlo Quadri che, per 18 anni – dal 1996 al 2014 -, aveva guidato la Pastorale dei Migranti, sviluppando proprio la Festa delle genti, e a don Franco Carnevali, che si stava prendendo cura della Comunità latino-americana di Monza. Entrambi scomparsi nello stesso giorno, il 22 marzo scorso, per la pandemia. “Abbiamo perso due amici, ma sentiamo di avere due patroni in cielo”, prosegue don Vitali. “Abbiamo bisogno della sua presenza, che è motivo di riconoscenza e di incoraggiamento, presenza tra noi di chi sa consolare cuori, presenza che conferma nella fede e incoraggia a riprendere il cammino”. Parole iniziali a cui fanno eco quelle dello stesso arcivescovo, che rivolto a chi gli sta di fronte nella navata centrale di Santo Stefano, secondo i parametri del distanziamento, con mascherine e guanti, dice. “Dove siete amici, fratelli e sorelle? Voi che siete qui rappresentate comunità, famiglie, amici. Viviamo questa Celebrazione con la gioia che è nel dono dello Spirito. Io, anche attraverso i media – la Messa è trasmessa in diretta Fb, rivedibile su Santo Stefano Migranti -, vorrei entrare nelle case e nei cuori di tutti. Anche se le panche fossero piene, come spero che sia possibile fare in futuro, non saremo mai tutti: sentiamo di essere dentro la grande comunione della Chiesa e sentiamo don Giancarlo e don Franco nella comunione dei Santi”. Dopo le Letture, proclamate in diverse lingue (così come la preghiera dei fedeli) e i canti affidati a un piccolo gruppo di coristi, per la maggioranza Filippini e Sudamericani, si avvia la riflessione dell’arcivescovo. “In piazza del Duomo hanno piantato alberi di banane che, nelle terre tropicali, sono generosi e producono un frutto abbondante, buono, nutriente Ma gli alberi di piazza Duomo sono solo una macchia di verde, producono, qualche volta, frutti stentati e immangiabili. Qualche decennio fa, qualcuno ha portato dalla Nuova Zelanda gli alberi del kiwi e, oggi, l’Italia ha il primato mondiale della loro produzione. Ci sono alberi che, anche se vengono come stranieri, si inseriscono così bene in un’altra terra da dimostrare di essere protagonisti di una storia nuova”. Chiara l’immagine che guarda – per così dire – al di là degli alberi per arrivare agli uomini, ai popoli e alla Chiesa. “Come saranno le nostre comunità, come saremo noi? Saremo come alberi che, nella propria terra, erano cristiani contenti e generosi di frutti per tutti e che poi, altrove, diventano piante stentate e improduttive, oppure come alberi che, trasferiti da un Paese a un altro, moltiplicano i loro frutti?”. Come a dire “Cosa può fare la differenza tra questi due esiti?”. Altrettanto immediata la risposta. “Siamo qui a celebrare la Festa delle genti nel giorno di Pentecoste perché noi siamo certi che è lo Spirito di Dio che può trasformare una situazione in occasione, se incontra la nostra disponibilità. La situazione può essere frutto di tante coincidenze e drammi, di fatiche, di una povertà che chiede futuro; dipende da fattori che spesso vanno oltre le nostre scelte e libertà, ma lo Spirito di Dio, se viene accolto, può produrre frutti di bene anche in una situazione dolorosa e complicata”. Il riferimento è alla Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi, appena proclamata in spagnolo, con la confusione di quella comunità, superabile, come scrive l’Apostolo, mettendosi sotto l’azione dello Spirito. “Anche oggi lo Spirito ci chiama, dunque, a vivere questo tempo come occasione per edificare la comunione. Molti provvedimenti e cautele sembra che incoraggino a tenere le distanze e a separarci, ma lo Spirito di Dio, anche in questa situazione, ci rende pietre vive per edificare la comunione sotto il dono dello Spirito. Questo e ciò che celebriamo, la Pentecoste: è il giorno in cui possiamo accogliere il dono dello Spirito e trasformare il nostro abitare in questa terra in una missione”. Anche se tutto questo, specie in tempi di morti, dolori, tragedie personali e pubbliche, può sembrare ancor più difficile. “Da molti ho sentito la domanda su dove sia Dio e perché ci ha abbandonati”, nota infatti, mons. Delpini che, subito, aggiunge: “Noi siamo qui oggi per riceve lo Spirito di verità: non siamo abbandonati, ma resi partecipi della vita di Dio. Ecco come, da qualsiasi Paese veniamo, possiamo essere quegli alberi rigogliosi che portano molti frutti, molti doni per edificare comunione. Oggi è la Festa delle genti, perché è una festa trovarsi insieme e decidere di metterci sotto l’azione dello Spirito”. Infine, appunto, la benedizione presso la Cappella laterale della basilica, dedicata alla Madre della Consolazione arricchita dalla bella pala cinquecentesca che rappresenta Maria – non a caso circondata dai santi Rocco e Sebastiano, patroni contro le epidemie – con che fu portata in Basilica da San Carlo, dopo la peste. Un omaggio, a conclusione del mese mariano, anche se, fin da marzo, proprio davanti a questa immagine, è stato recitato il Rosario per le Comunità dei Migranti, quotidianamente in spagnolo e trasmesso in streaming. “Invoco la benedizione del Signore per tutta la Chiesa di questa terra, che sia Chiesa dalle genti; su questa città, perché, svegliandosi dal trauma che sta subendo, sia un luogo di fraternità, una cittadella della speranza, un esempio di sollecitudine per tutti coloro che sono più poveri, bisognosi e soli. Lo Spirito santo ci renda un cuor solo e un’anima sola, noi tutti benedetti da Dio”. In conclusione a ognuno dei presenti viene donata la lettera per il Tempo di Pentecoste nella Proposta pastorale la situazione è occasione”. (Annamaria Braccini)

Migrantes Milano: mons. Delpini celebra la Pentecoste con le comunità migranti

28 Maggio 2020 - Milano – Domenica 31 maggio, solennità di Pentecoste, nella chiesa di Santo Stefano Maggiore a Milano, “parrocchia personale per i migranti”, l’arcivescovo mons. Mario Delpini presiederà la messa di Pentecoste con le comunità cattoliche dei migranti presenti in città e nel territorio della diocesi. “Sono una trentina le comunità di migranti presenti sul territorio della Diocesi”, spiega don Alberto Vitali, responsabile diocesano Migrantes: “i gruppi più numerosi sono quelli dei filippini, composto da ben nove comunità, e dei latino-americani. Poi ci sono le comunità cinese, coreana, srilankese, eritrea, egiziana, albanese, polacca. I rumeni hanno due comunità, di rito latino e di rito bizantino, così come gli ucraini, che contano un gruppo a Milano e uno a Varese. C’è poi il gruppo dei francofoni, cioè la comunità francese e quella africana di lingua francese, e la comunità anglofona, che comprende inglesi, statunitensi e una delle nove comunità filippine”. “Nel corso dell’anno – aggiunge dn Vitali - i migranti hanno diverse ricorrenze tradizionali in cui incontrarsi e fare festa per gruppi omogenei. La Festa delle genti è una delle poche occasioni in cui il filippino e il coreano possono incontrarsi e conoscersi”. L’emergenza sanitaria in corso non consentirà il consueto clima di grande festa, alla presenza di tante persone: “la capienza massima della chiesa, con le norme di sicurezza anti Covid, è di 104 persone. Quindi parteciperanno solo i cappellani con una o due persone in rappresentanza di ognuna delle comunità”. La celebrazione potrà essere seguita attraverso i social.

R.I.

Migrantes Milano: la tradizionale processione “Señor de los Milagros” domani a Lecco

26 Ottobre 2019 - Milano – Domani, 27 ottobre, Lecco ospiterà la festa del “Señor de los Milagros”, celebrazione fortemente sentita dai molti fedeli di origine peruviana presenti in regione. La processione con l’immagine del Signore dei Miracoli partirà alle ore 11.00 dall’oratorio di Pescarenico e raggiungerà attraversando il centro, con diverse soste, la Basilica di San Nicolo` dove alle 14.00 sarà celebrata la Messa. In omaggio al luogo che quest’anno ospita l’evento, durante alcune tappe del corteo saranno lette alcune pagine di contenuto religioso tratte dal celebre romanzo di Alessandro Manzoni, “I promessi sposi”, ambientato proprio nella cittadina in riva al lago. “Con questo gesto vogliamo sottolineare come la stessa fede può esprimersi in modi diversi che si arricchiscono reciprocamente secondo le indicazioni che ci ha fornito il Sinodo Chiesa dalle genti”, sottolinea don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Milano. Festa devozionale molto popolare a Lima è stata portata nella Diocesi di Milano dai migranti provenienti dal paese sudamericano. La celebrazione si svolge ogni anno in un luogo diverso della diocesi e una volta ogni tre nel capoluogo lombardo con una messa in Duomo che raccoglie solitamente 5mila fedeli. Ad organizzare la festa è la Hermandad Señor del los milagros con la collaborazione dell’Ufficio Migrantes. Nata storicamente in Perù la confraternita ha messo radici a Milano nel 1996 e dal 2008 è riconosciuta come realtà diocesana a tutti gli effetti. Attualmente la Hermandad conta 217 persone, divisi in 7 quadriglie (gruppi), presenti in ognuna delle diverse zone pastorali. Il Señor de los Milagros trae origine dalla devozione sviluppatesi a Lima nel XVII secolo attorno ad un dipinto raffigurante Gesù Crocifisso. Secondo la tradizione la pittura realizzata da uno schiavo angolano su un muro rimase intatta dopo il terremoto che devastò la capitale del Perù nel 1655. Il quadro che sarà portato a Lecco è una riproduzione di quel dipinto ed è custodito nella chiesa di Santo Stefano a Milano. Durante la festa, l’immagine viene collocata su una portantina (Anda) e portata in processione dai membri della confraternita “Hermandad del Señor de los Milagros”.

Migrantes Milano: domenica la “Festa delle Genti”

7 Giugno 2019 - Milano – “Concittadini dei santi e familiari di Dio”: questo il tema della Festa delle Genti, che si celebrerà domenica nella diocesi di Milano su iniziativa dell’Ufficio Migrantes. Quest’anno ad ospitare la festa sarà la parrocchia di Santa Maria Assunta a Gallarate. Il programma prevede alle 11.30 una celebrazione liturgica presieduta dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini e concelebrata dai cappellani dei migranti. Seguirà il pranzo comunitario e la festa con le comunità migranti. “Nel corso dell’anno i migranti hanno diverse ricorrenze tradizionali in cui incontrarsi e fare festa per gruppi omogenei. La Festa delle genti è una delle poche occasioni in cui il filippino e il sudamericano possono incontrarsi e conoscersi”, dice il direttore Migrantes di Milano, don Alvaro Vitali. “Abbiamo pensato a un luogo fuori Milano, alla luce del recente Sinodo minore ‘Chiesa dalle genti nel quale si è sottolineata l’importanza di sviluppare la pastorale dei migranti su tutto il territorio della Diocesi”, aggiunge il sacerdote: la Festa di Pentecoste “non deve essere un evento eccezionale, ma la celebrazione dell’ordinario: una quotidianità che è, già ora, quella di una Chiesa dai più volti, in cui le diversità crescono e camminano insieme. L’accoglienza è il primo passo: si parla solo di quella, ma noi in realtà siamo già oltre”. (R.Iaria)