Primo Piano

Viminale: 5.472 i migranti arrivati in Italia nel 2020

8 Giugno 2020 -

Roma - 5.472: questo il numero delle persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Dei quasi 5.500 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 1.050 sono di nazionalità bengalese (19%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (839, 15%), Costa d’Avorio (685, 13%), Sudan (456, 8%), Algeria (372, 7%), Marocco (322, 6%), Somalia (228, 4%), Guinea (224, 4%), Mali (167, 3%), Nigeria (123, 2%) a cui si aggiungono 1.006 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

 

Il volontariato “rivoluzionario” degli immigrati: una ricerca del CSVnet

8 Giugno 2020 - Roma –  Sarà presentato il prossimo 22 giugno la ricerca del CSVnet sull’impegno sociale delle persone di origine immigrata. Si tratta di una prima ricerca a livello nazionale sul tema.  Promossa da CSVnet, l’indagine è stata realizzata dal Centro studi Medì di Genova e curata da Maurizio Ambrosini (università di Milano) e Deborah Erminio (università di Genova, Centro Medì). L’intera rete dei Centri di servizio per il volontariato, per buona parte del 2019, ha partecipato direttamente alla raccolta dei dati attraverso centinaia di questionari e interviste in profondità.  

Pistoia: la comunità filippina lievito per la fede in città

8 Giugno 2020 - Pistoia - Non sarà un caso se l’antica chiesa di San Filippo, già sede della comunità filippina degli Oratoriani, ospita oggi altri “filippini”, proveniente però dall'altra parte del mondo. La comunità Filippina (Sfaac: San Filippo Apostolic Catholic Church Pinoy) si ritrova ormai da diversi anni, infatti, nella chiesa dedicata al “santo del sorriso” in centro a Pistoia. In tutto il territorio diocesano i filippini sono circa 400; metà dei quali cattolici praticanti. “La comunità esiste a Pistoia dal 2000 — racconta Jocelyn Flores, coordinatrice del gruppo Sfaac — , ma ha cominciato la sua attività religiosa in modo più continuativo sette anni fa”. Una realtà strutturata, guidata da un “presidente”, Marlon Sampang, e accompagnata da don Crisostomo Cielo, anche lui filippino e direttore spirituale del gruppo. In questi anni abbiamo vissuto momenti ecclesiali molto significativi: “anche Papa Francesco — spiega Jocelyn — ha molto stima di noi. Lo scorso 15 dicembre infatti, ha presieduto una messa in Vaticano dedicata a noi emigrati delle Filippine in occasione del nostro Simbang Gabi (una sorta di novena di Natale nella quale partecipiamo a nove messe di preparazione). In quella occasione ci ha rivolto delle parole importanti: ‘Avete una missione speciale — ci ha detto —. La vostra fede sia lievito nelle comunità parrocchiali alle quali appartenete oggi’”. Un invito che la comunità di Pistoia porta avanti con l’allegria e la vivacità che la caratterizza. In questi anni — racconta Jocelyn — “abbiamo partecipato alla Giornata dei Migranti organizzata dalla diocesi, dove abbiamo presentato danze e canti tipici filippini”. In città, inoltre, la comunità mantiene le sue tradizioni come la suggestiva Flores de Mayo “che di solito si svolge l’ultima domenica di Maggio, ma che quest’anno per il Covid non è stata realizzata”. In quella occasione i filippini organizzano “una processione nel centro di Pistoia con ragazze vestite da ‘principesse’” una tradizione che però non ha nulla a che vedere con una sfilata perché le ragazze rappresentano i diversi titoli della Vergine Maria. “Come viviamo qui? Direi che ci adattiamo bene — risponde Jocelyin —: impariamo la vostra lingua, la cultura e la cucina locale senza perdere la nostra identità”. La Sfaac ha anche organizzato una One Day League: “una giornata dedicata allo sport, con partite di pallavolo e basket in cui sfidare altre squadre delle diverse comunità filippine”. “Moltissimi di noi sono assai praticanti. Spero — aggiunge il presidente Marlon — che dopo questa pandemia la comunità continui a mantenersi fedele e ad aver fiducia in Dio. Avere speranza, essere gentili, aiutare il prossimo, stare uniti, amare Dio e ciò che ha creato è davvero tutto per noi”. Con il Covid anche la Sfaac ha interrotto le proprie celebrazioni: “per salvaguardare la nostra salute siamo dovuti restare a casa. Abbiamo ricominciato la messa domenica 24 maggio alle 15 — conclude Marlon —, ovviamente secondo le disposizioni di sicurezza”. (Daniela Raspollini – La Vita)​    

Floyd: flash-mob dei giovani per la pace contro il razzismo

8 Giugno 2020 - Roma - “Dobbiamo imparare a vivere insieme come fratelli”. Ispirati dalle parole di Martin Luther King, domani, martedì 9 giugno alle ore 21, i Giovani per la Pace daranno vita ad un flash-mob sull’Isola Tiberina, per affermare la necessità di contrastare ogni forma di razzismo, discriminazione sociale e violenza, aderendo così al movimento “Black Lives Matter”. Durante l’evento, che sarà preceduto da una preghiera per la coesistenza pacifica negli Stati Uniti, i Giovani per la Pace esporranno uno striscione dalla facciata della basilica di San Bartolomeo e illumineranno la piazza con centinaia di candele.  

Circo Orfei: ripartano da Caltanissetta gli spettacoli dopo Covid-19

8 Giugno 2020 -

Caltanissetta – Riparte da Caltanissetta l’attività del Circo Sandra Orfei  fermo da qualche mese nella città siciliana a causa delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria (https://www.migrantesonline.it/2020/03/19/solidarieta-verso-i-circensi-bloccati-in-citta/). Dal 18 al 22 giugno sono previsti giorni due spettacoli al giorno: alle ore 19.00 e alle ore 21.15 nel rispetto delle misure anti-Covid19 come obbligo della mascherina, la distanza interpersonale, igienizzanti e distanza dei posti assegnati. La direzione del circo ha voluto ringraziare coloro che in questo periodo sono stati loro vicini. Tra questi l’ufficio Migrantes della diocesi di Caltanissetta guidato da Donatella d’Anna, il vescovo Mons. Mario Russotto e p. Alfonso Cammarata, assistente spirituale Migrantes.

 

Migrantes Gaeta: se i migranti sono risorsa

8 Giugno 2020 -

Gaeta - Nel Rapporto Eurispes reso pubblico lo scorso 30 gennaio 2020, tra le diverse tematiche affrontate nell’analisi della realtà dell’Italia c’è anche un riferimento alla presenza degli immigrati in Italia. Il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara, presentando il rapporto, sul tema specifico, ha commentato: “Gli immigrati regolari in Italia sono circa cinque milioni (5.255.000 pari all’8,7% della popolazione) e gli irregolari, circa cinquecentomila, la loro presenza è decisamente inferiore a quella che si registra in molti altri paesi. I lavoratori immigrati in Italia producono il 9% del Pil, circa 139 miliardi di euro annui; il denaro che spediscono ai loro familiari (6,2 miliardi annui) è molto più importante per il sostegno ai paesi di origine di quanto non sia quello che l’Italia destina agli aiuti internazionali allo sviluppo. Chi dice “aiutiamoli a casa loro”, sostenendo che si debbano finanziare i paesi di origine, trascura il fatto che siano proprio gli immigrati, con le loro rimesse, che si aiutano da soli a casa loro. Inoltre, i dati ufficiali sono nettamente in positivo per lo Stato. Il bilancio tra costi e ricavi segnala un saldo attivo di 3,9 miliardi. I lavoratori stranieri in Italia sono il 10,5% degli occupati e versano 14 miliardi annui di contributi sociali e ne ricevono solo 7 tra indennità di disoccupazione e pensioni. I loro contributi ci permettono di pagare oltre 600.000 pensioni”.

Questi dati servono a prendere coscienza della realtà, della situazione attuale che spesso viene nascosta, travisata o manipolata per fini propagandistici. E da questi dati emerge il grosso contributo economico che gli immigrati danno allo stato italiano che li ospita, dove troppo spesso si rivendicano i diritti ma si dimenticano i doveri verso tutta la comunità civile. In Italia, le 10 comunità più numerose provengono da Romania 23,0%, Albania 8,4%, Marocco 8,0%, Cina 5,7%, Ucraina 4,6%, Filippine 3,2%, India 3,0%, Bangladesh 2,7%, Moldova 2,5% e Egitto 2,4%. In provincia di Latina la comunità straniera più numerosa è quella proveniente dalla Romania con il 37,7% di tutti gli stranieri presenti sul territorio, seguita dall’India (21,3%), Albania (4,3%), Ucraina (3,2%), Marocco (3.1%), Nigeria (2.5%) e Bangladesh (2,4%).

Durante il periodo di lockdown, gli immigrati presenti nelle case delle nostre città, nei campi del nostro territorio, non hanno mai smesso di lavorare per assicurare il cibo sulle nostre tavole e l’assistenza domiciliare alle persone fragili.

“Non si tratta solo di Migranti” ci diceva l’anno scorso papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato e, ancora oggi, ci incoraggia ad andare oltre gli stereotipi che portano alla chiusura, ad un atteggiamento escludente e all’assuefazione alla cultura dello scarto per imboccare con speranza la strada dell’incontro, dell’accoglienza, della condivisione e della solidarietà. ( Maria Giovanna Ruggieri – Direttore Migrantes Gaeta)​

Padilla Castro: da badante a Roma a missionaria laica nel suo Perù

8 Giugno 2020 - Roma - "Il Covid ha fermato l’angelo degli Uchugaguinos, ma non ne potrà fermare il sogno, il dispensario medico, i cui lavori inizieranno a novembre". Giuseppe Rogolino, presidente dell’associazione di promozione sociale “Cascada”, sorta nell’ambito del movimento dei Laici Salvatoriani, racconta così Eloida Celina Padilla Castro, morta a 70 anni il 28 maggio, alle 22.30 ora italiana, in un ospedale di Lima, in Perù. La prima laica salvatoriana ad aprire una missione all’estero. Erano gli anni ’80 quando Eloida Celina arriva a Roma con un bagaglio di belle speranze. Donna, badante, straniera, con il volto dai lineamenti indigeni. Da un piccolo villaggio sulle montagne andine a una grande città come Roma. È forte nel fisico e tenace nella fede: si appoggia a un’organizzazione cattolica che offre sostegno agli immigrati provenienti dall’America Latina dove conosce Bianca Emperatriz, con la quale instaura un bel rapporto di amicizia. Qualche tempo dopo è proprio Bianca a donarle i primi 300 dollari con i quali realizzare il suo obiettivo: migliorare le condizioni di vita dei bambini della sua terra, il villaggio di Uchugaga, in Perù. La prima necessità impellente è la mensa scolastica. Se la scuola non provvede al cibo, igenitori non mandano i figli. Celina dona il suo unico pezzo di terra per costruirvi la struttura. Ma ora manca il denaro per la costruzione. Quanto potrà mai mettere da parte una badante? Dopo una notte e un giorno di preghiera e riflessione, nel santuario della Divina Misericordia, la chiesa Santo Spirito in Sassia a Roma, avviene il “miracolo”: l’incontro con la laica missionaria Betty Tocco le apre le porte della famiglia salvatoriana. Comincia per Eloida Celina un doppio percorso: quello che la porterà a diventare anch’essa laica missionaria e quello che si concluderà il 14 maggio 2010, con l’inaugurazione della mensa scolastica alla quale afferiscono i bambini poveri del borgo di Uchugaga e dei villaggi di Colcabamba, Parobamba, Huaracuy, Huayllabamba, Pirpo. La struttura è intitolata a “Padre Francesco Maria della Croce Jordan e Beata Maria degli Apostoli”: il primo, al secolo Johann Baptist Jordan (1848-1918), è il fondatore dei Salvatoriani, la seconda, al secolo Therese von Wullenweber (1833-1907), fondatrice delle Suore Salvatoriane.Grazie ai fondi raccolti in due concerti del gruppo musicale giovanile pugliese Heaven’Sound, Uchugaga viene dotata di una cisterna per l’acqua. Il 9 febbraio 2012 Eloida Celina viene nominata direttrice della Missione Perù. Ormai tornata in pianta stabile nella sua terra, nelle sue scelte si lascia guidare dalla mano del Signore. «Un pilastro per la nostra associazione, che ha saputo trasmettere la sua capacità dirigenziale con umiltà, dolcezza e amore per i bambini. La sua presenza ci mancherà, ma faremo in modo di far crescere quello che lei ha seminato», conclude Giuseppe Rogolino. (Romina Gobbo)      

Mons. Mogavero incontra equipaggio “Mare Jonio”

8 Giugno 2020 - Mazara del Vallo – Il vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, ha fatto visita a bordo della “Mare Jonio”, la nave della “Mediterranea Saving Human” utilizzata per le missioni di soccorso ai migranti nel mare Mediterraneo. La nave – battente bandiera italiana – si trova attualmente in sosta tecnica presso il porto di Trapani, da dove, nei prossimi giorni, ripartirà per un nuovo servizio nelle acque internazionali del Mediterraneo. Mons. Mogavero è stato accompagnato a bordo dal capo missione Luca Casarini e ha incontrato gli undici membri dell’equipaggio, tutti italiani più un giovane greco. “La visita mi ha dato l’opportunità di incontrare queste persone splendide, uomini e donne, che hanno accettato la sfida di salvare in mare naufraghi provenienti dalla sponda libica, ha detto il vescovo. Sono persone spinte da una motivazione meravigliosa, e cioè quell’umanità che traspira dai loro volti, dal racconto delle loro esperienze”. Il vescovo ha avuto la possibilità di visitare tutti gli ambienti della nave, dalla plancia di comando alla zona allestita per l’accoglienza dei migranti: “Sono luoghi che riconciliano con la nostra umanità, con la nostra civiltà, umana e cristiana, quelli che fuggono dai loro Paesi per ricercare un futuro di speranza”, ha detto il vescovo. “È bello che ci siano persone che hanno un’idealità grande e che lo fanno per una passione verso gli altri che sopperisce alle tante iniquità e alle tante ingiustizie della politica e di tanta gente che è indifferente e ostili verso coloro i quali chiedono il rispetto della loro dignità e dei loro diritti”, ha concluso il vescovo.

Accolti e sfrattati. L’odissea rom

8 Giugno 2020 - Roma - Una mamma rom e i suoi sei figli, tutti minorenni, da tre giorni vivono in un vecchio furgone parcheggiato in via dei Prati Fiscali; una giovane coppia, con tre bambini piccoli e un quarto in arrivo, pure di etnia rom e anche loro arrivati dalla Bosnia, si sono invece accampati in una vecchia roulotte nei pressi di via Candoni, sempre a Roma. È questo il destino di due delle tre famiglie rom che mercoledì scorso hanno dovuto lasciare la struttura della Croce Rossa di via Ramazzini. Alla fine, dopo un tira e molla durato settimane e proprio nelle stesse ore in cui comunque era previsto lo sgombero con la forza, le due famiglie hanno deciso di caricare le poche e povere suppellettili e andare altrove, mentre la terza famiglia rom, proveniente dalla Romania (anche questa con tre bambini piccoli e la madre invalida costretta su una sedia a rotelle) per ora ha deciso di barricarsi nella stessa struttura, anche perché di alternative non ce ne sono. Si sta consumando così un’altra storia di degrado nella capitale d’Italia, nata all’inizio dell’ultimo periodo invernale, quando – proprio in seguito all’emergenza freddo – il Comune di Roma mette a disposizione della Croce Rossa Italiana una struttura in via Bernardino Ramazzini, non lontano dall’ospedale Forlanini. A marzo, proprio a ridosso del lockdown, in questo centro arrivano altre 18 persone, con 11 bambini, che – tempo altri due giorni – avrebbero dovuto trascorrere in strada il periodo dell’emergenza Covid perché nel frattempo aveva chiuso i battenti anche un altro centro di accoglienza temporanea, nel quartiere di Centocelle. Adesso, però, è terminato anche il progetto originario di via Ramazzini (quello per l’appunto legato all’emergenza freddo) e di fatto anche il riparo per quelle famiglie rom arrivate con l’esplodere della pandemia. Tra Croce Rossa e Comune (assessorato Politiche sociali e Ufficio speciale rom) in queste settimane sono intercorsi contatti molto intensi, grazie anche all’intervento dell’Unione Inquilini e dell’associazione 'Cittadini e minoranze', ma di soluzioni (in ballo c’era anche quella di una casa famiglia) finora non ne sono state trovate. Così come a poco o nulla è servito coinvolgere il V Municipio. «Noi siamo pronti a collaborare per qualsiasi soluzione », afferma Nino Lisi, tesoriere dell’associazione, mentre in via Ramazzini nei giorni scorsi si è recato anche Marco Braccioduro, presidente di 'Cittadini e minoranze', che ha toccato con mano il dramma della situazione non appena le due famiglie, prima dell’intervento delle forze dell’ordine, hanno deciso di andare via: «Qui parliamo di sei bambini chiusi in un furgone lungo la strada, mentre l’altra famiglia si è sistemata in un campo rom, ma chissà se ce la lasceranno, visto che non hanno l’autorizzazione; al competente ufficio del Comune di Roma hanno chiesto di avere almeno un bagno chimico». Tra l’altro, entrambi i nuclei familiari negli ultimi tempi sono passati da una sistemazione precaria all’altra, compresa quello dell’ex camping River, il campo rom tristemente passato agli onori delle cronache per lo sgombero di due estati fa. Cronache di ordinaria odissea nella Capitale d’Italia. (Igor Traboni - Avvenire)     IGOR TRABONI  

L’incendio dei barconi, l’offesa a Lampedusa

8 Giugno 2020 - Lampedusa - A distanza di pochi giorni dallo sfregio della Porta d’Europa, sono stati incendiati i relitti dei barconi di migranti, in quelli che sono chiamati i cimiteri dei barconi. Una sorta di museo a cielo aperto delle carrette del mare su cui migliaia di persone sono arrivate sull’isola di Lampedusa, un modo anche per mantenere viva la memoria delle persone migranti morte in mare. Sono state necessarie circa sette ore per avere la meglio sulle altissime fiamme che hanno ridotto in cenere una cinquantina di carrette del mare.  

La forza che ci alimenta

6 Giugno 2020 - Annecy - Oggi il Vangelo è molto breve. Breve non vuol dire che non è importante, anzi! Il testo fondamentale, su cui si muove la liturgia di oggi, è il versetto: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. Dio ha tanto amato il mondo, in senso positivo, l'universo, tutte le creature, tutti gli esseri viventi. Noi siamo frutto di questo amore. E con questo vogliamo affermare che credere in Dio significa ritenere che c'è una Vita grande, che c'è una Verità immensa, che c'è un Bene sommo e che una forza positiva ci alimenta. Il nostro futuro è possibile, perché Dio può entrare nella nostra vita. C'è una Realtà profonda che ci sostiene e che rende sensata tutta la nostra esistenza. Come cristiani aggiungiamo che Dio è Trinità. Questa formula è diventata dottrinale, ma non è una formula calata dal cielo, perché usiamo termini umani. Ed ha richiesto secoli per essere formulata, perché nasceva da una esperienza (la sua formulazione è del IV secolo dopo Cristo). E questa esperienza ci porta ad evidenziare il carattere relazionale della nostra esistenza; noi siamo rapporto, per cui diciamo Dio in modo relazionale: Padre, Figlio, Spirito sono termini relazionali. Ci siamo ben resi conto in questi giorni di pandemia come noi siamo costituiti dalle relazioni; non solo con gli altri, ma anche con gli animali, con le piante, con la realtà che ci attornia. In questo senso noi possiamo diventare noi stessi vivendo i rapporti e alimentando le relazioni. Anche nel nostro modo di pensare e di dire Dio. Cosa voglia dire questo riguardo a Dio non lo possiamo capire, lo possiamo solo percepire nelle nostre piccole realtà create. I termini che noi utilizziamo per parlare di Dio sono termini umani: padre, figlio, dono, principio, parola, spirito; e sono tutti termini relazionali, che indicano cioè un rapporto. E qui percepiamo che l'espressione di fede in Dio mette in luce anche una caratteristica della nostra condizione: noi siamo relazione. Il che vuol dire che, se Dio è, per vivere intensamente noi non possiamo evitare il rapporto con Lui. Vivere la relazione con Dio non è accidentale per noi, ma costitutivo. E il viverla consapevolmente ci rende, da un punto di vista umano, compiuti. Chi vive la fede in Dio deve essere consapevole che il suo cammino è verso una compiutezza umana che deve diffondere. Dio ha tanto amato il mondo......il mondo intero, uomini, donne, terra, animali, piante.... E se Lui lo ha amato, anche noi vogliamo amarlo, custodirlo e coltivarlo, con tutta la sua ricchezza e bellezza, e lavorare perché la Vita fiorisca in tutte le sue forme e racconti Dio, Padre, Figlio, Spirito Santo che cammina con noi in questa nostra storia che scopriamo fragile, e ci abbraccia nel Mistero dell'Amore. (d. Pasquale Avena - Mci Annecy)    

Viminale: 5.461 i migranti sbarcate nel 2020 sulle coste italiane

5 Giugno 2020 -
Roma - Sono finora 5.461 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Degli oltre 5.400 migranti sbarcati in Italia dall'inizio dell'anno 1.044 sono di nazionalità bengalese (19%). Gli altri provengono da Tunisia (818, 15%), Costa d’Avorio (684, 14%), Sudan (398, 7%), Algeria (372, 7%), Marocco (322, 6%), Somalia (228, 4%), Guinea (214, 4%), Mali (165, 3%), Nigeria (117, 2%) a cui si aggiungono 1.099 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Migrantes: in distribuzione il numero di MigrantiPress di giugno

5 Giugno 2020 - Roma -“Mediterraneo… quanto resta della notte”: questo il titolo di copertina della rivista mensile della Fondazione Migrantes, “MigrantiPress” in distribuzione in questi giorni. Il numero si apre con un editoriale del direttore dell’organismo pastorale della Cei, don Giovanni De Robertis, che si sofferma su questi mesi segnati dalla crisi sanitaria causata dalla pandemia COVID-19 e i tanti altri drammi, che pure continuano a consumarsi e rimasti invisibili. La Migrantes ha cercato di essere vicina ed accompagnare alcune fra le categorie più colpite da questa crisi perché già in condizioni di lavoro ed economiche precarie (immigrati e rifugiati, colf, lunaparkisti e circensi, Rom): “abbiamo cercato di mantenere viva l’attenzione” verso queste persone, si legge nell’editoriale. Nel numero anche il tema degli sfollati a partire dal messaggio di papa Francesco per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, storie legate alla pandemia, esperienze di integrazione, la pandemia e gli italiani in Germania e in Spagna e la visita dell’arcivescovo mons. Erio Castellucci alle famiglie del luna park di carpi e dell’arcivescovo di Salerno, mons. Andrea Bellandi al circo Lidia Togni fermo a Salerno dopo le norme di contenimento a causa del covid 19. Un primo piano anche sulla “vita” degli eremiti in tempo di pandemia con due interviste.  

Giovani e tradizionalismi: le religioni viste dalle serie tv

5 Giugno 2020 - Roma - Le serie tv riscoprono la religione. Non che fosse sparita tra i temi a corredo delle storie, ma da tempo non entrava così di forza nelle vicende dei protagonisti. Tra l’altro ad essere riscoperte sono le fedi religiose con le regole più rigide, islam ed ebraismo in testa. Ne sono testimonianza due fiction di grande successo in questo momento su Netflix (la prima anche su Timvision): Skam Italia, remake di una fortunata serie norvegese per adolescenti, scritta e diretta da Ludovico Bessegato, e Unorthodox, creata da Anna Winger e Alexa Karolinski sulla base dell’autobiografia di Deborah Feldman. Skam Italia, giunta alla quarta stagione, è una serie anche piuttosto discutibile per come racconta il mondo dei giovani alle soglie della maturità e che, manco a dirlo, piace moltissimo proprio ai giovani. Protagonisti sono alcuni ragazzi, maschi e femmine, di un liceo romano. Nelle loro giornate praticano sesso con disinvoltura, non disdegnano gli spinelli né tantomeno l’alcol, sono incerti sui sentimenti e hanno rapporti complicati con i genitori (le poche volte che compaiono). In questo contesto, al terzo episodio della prima serie, compare Sana, una ragazza italiana di seconda generazione, musulmana praticante, che porta il velo, ma vive la sua giovinezza come le coetanee. È capace di dire parolacce, persino di essere cattiva con le compagne di scuola antipatiche. Va alle feste con gli amici, anche se si allontana di nascosto per le preghiere quotidiane. Va al mare, ma solo con il burqini che la copre da capo a piedi. Per di più, a differenza di tutti gli altri, non ammette il sesso prima del matrimonio e ha pure un bel rapporto con la madre. Unorthodox è una miniserie in quattro puntate ambientata tra Berlino e New York, nel quartiere Williamsburg di Brooklyn, dove vive la comunità chassidica Satmar, composta da ebrei ortodossi di origine ungherese e rumena discendenti dai sopravvissuti alla Shoah trasferitisi negli Stati Uniti al termine della guerra. Da questo microcosmo chiuso e isolato dalla società, che parla la lingua yiddish, scappa e si rifugia nella capitale tedesca la diciannovenne Esther Shapiro, detta Etsy, dopo appeno un anno di matrimonio combinato con un giovane hassidico, ottuso quanto ingenuo. È lei, con la sua ribellione, la protagonista della storia. Il mondo che si lascia alle spalle, segnato dal profondo tradizionalismo, ha però un suo fascino. I rituali, i balli, l’abbigliamento, lo shtreimel (il grande copricapo in pelliccia), i payot (i boccoli), anche per come sono rappresentati, colpiscono il telespettatore. Ancora più affascinante è il personaggio di Sana in Skam Italia il cui peso specifico aumenta progressivamente fino a diventare di fatto protagonista della quarta stagione. Attraverso di lei scopriamo che ci può essere un modo diverso di affrontare la vita, anche se non è sempre o quasi mai capito dagli altri. Insomma, Sana è una figura che esercita un certo fascino proprio per la sua rigidità, la sua adesione alle regole, anche se umanamente e socialmente ha difficoltà a conciliare l’esuberanza giovanile con i precetti del Corano, a trovare un equilibrio tra la sua cultura d’origine e quella dei suoi compagni di scuola. Basti pensare che Beatrice Bruschi, l’interprete della ragazza musulmana, risulta al primo posto tra le attrici di tendenza nel mondo tv a livello globale. Un successo condiviso, anche se non allo stesso livello, da Shira Haas, la minuta Esther di Unorthodox. In entrambe le serie, che – al di là delle riserve espresse su alcuni contenuti – sono scritte, girate e interpretate molte bene, c’è un aspetto evidente che è la critica al tradizionalismo religioso, ma ce n’è di contro uno molto meno evidente, soprattutto in Unorthodox, ed è proprio il fascino, il più delle volte inavvertito, che le religioni severe possono esercitare, anche a scapito del cristianesimo, che non sempre riscontra l’interesse delle grandi produzioni seriali internazionali. (Andrea Fagioli - Avvenire)

Amnesty: il Rapporto sulla situazione dei diritti umani nel mondo

5 Giugno 2020 - Roma – Ogni anno Amnesty International pubblica un rapporto sulla situazione dei diritti nel mondo. In questi l’analisi approfondita  dei fatti salienti del 2019 – dai conflitti alle crisi dei rifugiati e del clima, fino alla repressione delle libertà individuali – e delle prospettive per il 2020 si trovane in un volume pubblicato da Infinito Edizioni. Il volume contiene panoramiche regionali e schede su una serie di paesi-chiave, tra cui l'Italia, per avere una visione chiara e consapevole del mondo in cui viviamo. Racconta anche i non pochi successi di un movimento globale per i diritti umani sempre più reattivo e forte, del quale attiviste e attivisti di Amnesty International sono protagonisti. Il Rapporto di Amnesty International continua a essere un riferimento indispensabile per ricercatori, avvocati, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni, associazioni, attivisti e per tutte le persone che non si arrendono all’idea che il cambiamento sia impossibile, spiegano gli autori.

Cei: “la pandemia è anche il segnale di un ‘mondo malato’”

5 Giugno 2020 - Roma - “Cominciamo col guardare al nostro rapporto con l’ambiente; ‘tutto è connesso’ e la pandemia è anche il segnale di un ‘mondo malato’, come segnalava Papa Francesco nella preghiera dello scorso 27 marzo”. Lo hanno scritto la Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e la Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo della Cei nel messaggio per la 15ª Giornata nazionale per la Custodia del Creato, che  si celebrerà il prossimo 1 settembre ed avrà come tema “Vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà (Tt 2,12). Per nuovi stili di vita”. Nel testo si parla dell’inquinamento diffuso, delle perturbazioni di tanti ecosistemi, del mutamento climatico. I vescovi auspicano che “le Chiese cristiane sappiano promuovere scelte radicali per la salvaguardia del creato” e chiedono di “ricostruire un sistema sanitario fondato sulla centralità della persona e non sull’interesse economico”. Quest’anno la celebrazione nazionale sarà ospitata dalla diocesi di Ferrara-Comacchio e si svolgerà domenica 6 settembre 2020. Qui il testo integrale del Messaggio

Vangelo Migrante: Santissima Trinità (Vangelo Gv 3, 16-18)

4 Giugno 2020 - La liturgia della Parola in questa Solennità si presenta apparentemente povera per l’essenzialità e la brevità dei testi scelti; in realtà questa è già una chiave per entrare nell'insondabile mistero della Trinità. Questa povertà è l’abito dell’essenzialità per farci intuire come l’essenza di Dio sia l’amore che si può solo evocare e mai descrivere. Tutte le idee che possiamo farci su Dio devono passare attraverso il filtro della solenne parola del Signore Gesù: ‘Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio’. La Trinità vive di questo dono perenne che, vissuto da sempre al suo interno, si riversa per sempre sulla nostra umanità chiamata a lasciarsi invitare e coinvolgere in quel medesimo dinamismo divino. Ben al di là dei concetti, delle concettualizzazioni o di chissà quale speculazione, in questa domenica siamo posti davanti al mistero di Dio che si rivela e si conferma non come statico ma dinamico, in movimento: nell'essenza del Suo mistero, si china su di noi e si fa compagno di cammino. Quaggiù non è fuori luogo, allora, incontrarlo dove l’uomo e le situazioni che lo accompagnano, camminano; e dire con Mosè: “se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi!”

p. Gaetano Saracino

Guterres: “nessuno Stato può combattere la pandemia o gestire le migrazioni da solo”

4 Giugno 2020 - Roma - “Covid-19 continua a devastare soprattutto le esistenze dei più vulnerabili con maggior virulenza. Ciò è particolarmente vero per i milioni di persone che si muovono: rifugiati e sfollati costretti a fuggire violenze e disastri, o migranti in situazioni precarie”. Lo ha affermato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, nel suo nuovo documento programmatico intitolato “Covid-19 e persone in movimento”. Essi, ha evidenziato “sono ora alle prese con una triplice crisi”, “sanitaria”, “socio-economica” e una “crisi di protezione”. Infatti, “più di 150 Stati hanno imposto restrizioni alle frontiere per contenere la diffusione del contagio. Almeno 99 di questi non hanno fatto alcuna eccezione per le persone in cerca di asilo dalle persecuzioni”. Al tempo stesso, “la paura del Covid-19 ha portato alle stelle xenofobia, razzismo e stigmatizzazione”.    

Consiglio d’Europa: “insostenibile la situazione nelle acque di Malta, occorre azione immediata”

4 Giugno 2020 - Bruxelles - La situazione delle oltre 400 persone davanti alle acque territoriali di Malta “è insostenibile e richiede un’azione immediata”: lo afferma oggi Dunja Mijatović, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa. Richiama Malta, che ha chiuso i porti per proteggersi dal Covid-19, e trasferisce le persone salvate in mare su navi noleggiate dal governo, ancorate al largo della sua costa: il timore di Mijatović è che “siano noleggiate sempre più navi e che il numero di persone trattenute, senza una chiara prospettiva di un rapido sbarco, stia notevolmente aumentando”. Ma Mijatović richiama anche gli Stati che dovrebbero sostenere i Paesi in prima linea nell’accoglienza: “Le discussioni su un sistema equo per la condivisione delle responsabilità continuano da troppo tempo. Ancora una volta, invito gli Stati membri a decidere prontamente su tale sistema in vero spirito di solidarietà”. Tanto più che la salute delle persone ferme al largo di Malta rischia di deteriorarsi rendendo comunque inevitabile lo sbarco, non senza aver prima “messo a rischio la loro salute fisica e mentale”. Il commissario chiede a Malta di permettere “l’accesso ai soccorsi”, di sbloccare la situazione attuale “al più presto ed evitare la sua ripetizione” e di garantire che le persone a bordo non siano private della possibilità di chiedere protezione internazionale. Per Mijatović nessuna azione deve portare, “direttamente o indirettamente, al ritorno dei migranti in mare in luoghi in cui si trovano ad affrontare gravi violazioni dei diritti umani” e “qualsiasi cooperazione con le autorità libiche che comporterebbe tali rimpatri dovrebbe essere sospesa”.    

Ccee-Comece: “si lavori insieme ad una ripartenza che non lasci nessuno indietro”

4 Giugno 2020 - San Gallo - Si è tenuta ieri la riunione annuale tra le presidenze del CCEE e della COMECE. Durante l'incontro un particolare focus è stato dedicato  all'impatto della pandemia Covid-19 sulla vita quotidiana nella Chiesa e nelle società europee, oltre che sul contributo della Chiesa Cattolica ad “una giusta ripresa che non lasci indietro nessuno”. Al centro del dibattito è stata posta la situazione della Chiesa in Europa, unitamente alle prospettive future nel critico contesto legato alla pandemia causata dal virus SARS-CoV-19. Riflettendo sulle possibilità di cooperazione in tale contesto, le due presidenze hanno analizzato gli effetti della pandemia sulle nostre comunità civili ed ecclesiali, individuando prospettive per il futuro della vita nella Chiesa in Europa. Nel rinnovare la vicinanza della Chiesa a tutti coloro che lottano contro la pandemia - le vittime, le loro famiglie e tutti gli operatori sanitari, i volontari e i fedeli che sono stati e sono in prima linea, prendendosi cura delle persone colpite e portando loro sollievo - i presuli hanno espresso la loro preoccupazione “per la crisi economica e la conseguente perdita di un numero ingente di posti di lavoro”, auspicando che, in Europa, “si lavori insieme ad una ripartenza che non lasci indietro nessuno”. In tutto questo tempo di crisi, nel quale si sono sperimentati i grandi limiti dell’individualismo, le due Presidenze hanno sottolineato il ruolo centrale che ha avuto la famiglia, “vera cellula di solidarietà e di condivisione, ma anche luogo della preghiera insieme. Investire sulla famiglia – essi hanno continuato - è il primo passo per una giusta ripresa sociale, economica e ecclesiale”. Ringraziando i tanti sacerdoti per il cruciale e generoso servizio svolto in questo periodo, alcuni donando anche la propria vita, i partecipanti hanno analizzato il ruolo svolto dai social media per la preghiera e le celebrazioni in streaming, interrogandosi sulle nuove forme di pratica religiosa, di rapporti, di presenza e di condivisione della fede – un fenomeno che ci invita a valutare la possibilità di dare un senso nuovo alla fede e alla Chiesa; ma anche a lavorare per far riscoprire a tanti fedeli l'elemento di piena sacramentalità delle celebrazioni religiose all'interno dei luoghi di culto, che il ricorso alle nuove tecnologie non può assicurare. Ci si è soffermati  - spiega poi una nota - anche sulla forte limitazione imposta alla libertà di religione nel contesto della chiusura dei luoghi di culto e della proibizione delle liturgie, invocando il ristabilimento di relazioni Stato-Chiesa normali e basate sul dialogo ed il rispetto dei diritti fondamentali. L'incontro, a causa delle misure cautelari in materia sanitaria, si è tenuto in video conferenza.