Primo Piano

Testimonianza, custodia, cura

1 Luglio 2020 -

Roma - Lo abbiamo sperimentato nei giorni più bui della pandemia: la comunicazione autentica passa dalla custodia e dalla cura dell’altro, da quella capacità di lasciarsi attraversare attivamente da ciò che è intorno a noi e che, in questo processo, diventa parte di noi.

Lo abbiamo sperimentato e ora ne siamo convinti: la comunicazione vera è testimonianza, quel martirio che porta a rinunciare a se stessi per far posto all'umanità che ci rende parte di un tutto.

Lo ha ricordato in maniera efficace Papa Francesco nel messaggio inviato ai membri della Catholic Press Association: “Non possiamo veramente comunicare se non veniamo coinvolti in prima persona, se non attestiamo personalmente la verità del messaggio che trasmettiamo”.

La bellezza e la fatica del pensare e del comunicare passano dalla custodia e dalla cura.

Vincenzo Corrado

Migranti: 84 mila in accoglienza in Italia

1 Luglio 2020 - Roma - Al 16 giugno risultano attive 10 strutture di prima accoglienza e 4963 Cas (strutture di accoglienza straordinaria) con una complessiva presenza di 62.613 mila persone. A questi si aggiungono i 22.299 rifugiati e minori non accompagnati accolti nel sistema Siproimi. In totale, dunque, sono oltre 84mila le persone accolte attualmente in Italia. Sono i dati resi noti dalla ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese, in audizione in Comitato Schengen. Una situazione che registra una “diminuzione rispetto al medesimo periodo del 2019 con -33% di strutture e -26% di presenze” spiega la ministra, chiamata a rispondere sulla gestione dell’emergenza coronavirus all’interno del sistema di accoglienza in Italia. “Durante tutto periodo emergenziale i prefetti sono stati sensibilizzati sia per i nuovi arrivi che per chi era già accolto - spiega Lamorgese -. Sono state adottate apposite disposizioni, emesse circolari e un’ordinanza della protezione civile per la quarantena sulle navi. Per tutti i migranti accolti già da febbraio abbiamo adottato la misura della quarantena di 14 giorni per tutti coloro che arrivavano, misura assicurata non solo per gli arrivi via mare ma anche per quelli terrestri dai Balcani. Solo al termine del periodo di isolamento, laddove non risultavano casi di positività, sono stati trasferiti nelle strutture. Abbiamo chiesto di garantire anche le giuste informazioni ai migranti, facendo riferimento ai materiali informativi di Oim e Unhcr. E’ stata garantita l’igiene personale in ambienti congrui. Abbiamo, inoltre disposto il divieto di spostamenti e assembramenti anche durante pasti”. In tutto, spiega la ministra dal 31 gennaio si sono registrati 166 eventi di sbarco, di cui 140 autonomi per un numero di migranti giunti fino a giugno pari a 5.456. Lamorgese ha ribadito la “specificità delle frontiere marittime” per l'Italia.  “In questi anni abbiamo maturato esperienza nel fenomeno migratorio senza ricevere l’auspicato sostegno da tutti gli stati, ora bisogna lavorare per un meccanismo europeo comune. Bisogna definire nuove regole ispirate al principio della solidarietà tra Paesi, che preveda un meccanismo di ricollocamento obbligatorio tra tutti i 27 Stati. Non c'è Europa se non c'e' solidarietà” ha sottolineato.(Eleonora Camilli – Redattore Sociale)  

Covid 19: nuovo monitoraggio di Caritas Italiana

1 Luglio 2020 - Roma - Il 2 luglio di 49 anni fa, fortemente voluta da papa Paolo VI, nasceva Caritas Italiana. In questi decenni ha sempre cercato, in fedeltà al mandato ricevuto, di essere - come ha sottolineato papa Francesco in occasione del 45° - “stimolo e anima perché la comunità tutta cresca nella carità e sappia trovare strade sempre nuove per farsi vicina ai più poveri, capace di leggere e affrontare le situazioni che opprimono milioni di fratelli – in Italia, in Europa, nel mondo”. Un servizio impegnativo che grazie al fiorire delle 218 Caritas diocesane ha messo radici sul territorio, dentro le comunità locali. Durante la pandemia, di fronte alle sfide drammatiche e nonostante le forti criticità, Caritas Italiana e tutte le Caritas diocesane hanno continuato a restare accanto agli ultimi, sia pure in forme spesso nuove e adattate alle necessità contingenti. In questo quadro va segnalata la seconda rilevazione nazionale condotta dal 3 al 23 giugno. L’indagine, attraverso un questionario strutturato destinato ai direttori/responsabili Caritas, ha approfondito vari ambiti: come cambiano i bisogni, le fragilità e le richieste intercettate nei Centri d’ascolto e nei servizi Caritas; come mutano gli interventi e le prassi operative delle Caritas alla luce di quanto sta accadendo; qual è l'impatto del Covid19 sulla creazione di nuove categorie di poveri; qual è l'impatto dell'attuale emergenza su volontari e operatori. I dati raccolti si riferiscono a 169 Caritas diocesane, pari al 77,5% del totale. Rispetto alla situazione ordinaria nell’attuale fase il 95,9% delle Caritas partecipanti al monitoraggio segnala un aumento dei problemi legati alla perdita del lavoro e delle fonti di reddito, mentre difficoltà nel pagamento di affitto o mutuo, disagio psicologico-relazionale, difficoltà scolastiche, solitudine, depressione, rinuncia/rinvio di cure e assistenza sanitaria sono problemi evidenziati da oltre la metà delle Caritas. Nel dettaglio rispetto alle condizioni occupazionali si sono rivolti ai centri Caritas per lo più disoccupati in cerca di nuova occupazione, persone con impiego irregolare fermo a causa della pandemia, lavoratori precari/saltuari che non godono di ammortizzatori sociali, lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione ordinaria/cassa integrazione in deroga, lavoratori autonomi/stagionali in attesa del bonus 600/800 euro, pensionati, inoccupati in cerca di prima occupazione, persone con impiego irregolare, casalinghe. Altre questioni evidenziate sono: problemi burocratici/amministrativi, difficoltà delle persone in situazione di disabilità/handicap, mancanza di alloggio in particolare per i senza dimora, diffusione dell'usura e dell'indebitamento, violenza/maltrattamenti in famiglia, difficoltà a visitare/mantenere un contatto con parenti/congiunti in carcere, diffusione del gioco d'azzardo/scommesse. Fondamentale accanto all’impegno degli operatori è stato l’apporto di migliaia di volontari tra cui molti giovani che nella fase acuta della pandemia hanno garantito la prosecuzione dei servizi sostituendo molti over 65 che in via precauzionale rimanevano a casa. Tra operatori e volontari sono stati 179 quelli positivi al Covid-19, di cui 95 ricoverati e 20 purtroppo deceduti. Piccoli segnali positivi arrivano dal 28,4% delle Caritas che, dopo il forte incremento dello scorso monitoraggio, con la fine del lockdown hanno registrato un calo delle domande di aiuto. Non tutte le Caritas interpellate hanno quantificato con precisione le persone accompagnate e sostenute da marzo a maggio, che comunque, dalle risposte parziali pervenute, risultano quasi 450.000, di cui il 61,6% italiane. Di queste  il  34% sono “nuovi poveri”, cioè persone che per la prima volta si sono rivolte alla Caritas. 92.000 famiglie in difficoltà hanno avuto accesso a fondi diocesani, oltre 3.000 famiglie hanno usufruito di attività di supporto per la didattica a distanza e lo smart working, 537 piccole imprese hanno ricevuto un sostegno. Complessivamente - grazie al fiorire di iniziative di solidarietà e al contributo che la Conferenza Episcopale Italiana ha messo a disposizione dai fondi dell’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica - i servizi forniti sono stati molteplici: dispositivi di protezione individuale/fornitura igienizzanti, pasti da asporto/consegne a domicilio, servizi di ascolto e accompagnamento telefonico, acquisto farmaci e prodotti sanitari, ascolti in presenza su appuntamento, supporto/orientamento rispetto alle misure messe in atto dalle amministrazioni/governo, assistenza domiciliare, attività di sostegno per nomadi, giostrai e circensi, servizi di supporto psicologico, rimodulazione dei servizi per senza dimora, accompagnamento alla dimensione del lutto, sportelli medici telefonici, aiuto per lo studio/doposcuola, alloggio per quarantena/isolamento, presenza in ospedale/Rsa, accoglienza infermieri e medici.

P. Emerson: in Perù ogni 20 minuti muore un malato per Covid19

30 Giugno 2020 - Lima - Il macabro scenario di sofferenza, morte e povertà in America Latina si fa ogni giorno più grave. In Perù la salute si è trasformata in un “miserabile negozio”, racconta a www.migrantesonline.it p. Emerson Campos Aguilar, coordinatore nazionale dei cattolici peruviani in Italia, che in questi giorni si trova nel suo Paese bloccato per la pandemia da covid19 in corso. Il sacerdote evidenzia come per curarsi dal virus le cliniche chiedono molti soldi e molta gente muore anche perché non ci sono ospedali attrezzati. “Come credenti – ci dice – dobbiamo rinnovare la speranza che, nonostante tutto, l'amore sia più forte della morte”. P. Emerson ci racconta che ogni 20 minuti un peruviano malato di covid19 muore e che 8 milioni di peruviani non hanno acqua; migliaia sono le famiglie che non hanno un frigorifero in casa. Si registra un aumento della povertà. Il lockdown è stato prolungato nella foresta amazzonica e in altre parti del Perù fino al 31 Luglio. In alcune zone fino alla fine dell’anno e l’emergenza sanitaria fino a settembre. “Coloro che sono malati, coloro che hanno perso la casa e il lavoro sono disperati. Alcuni pensano addirittura al suicidio mentre nel territorio si registra un aumento della delinquenza. Nella giungla peruviana, a San Martin, la porta dell'Amazzonia peruviana, stiamo facendo un enorme sforzo di solidarietà, aiutiamo con pacchi alimentari, ossigeno a casa, mascherine, sapone e altre cose e usiamo più medicine naturali per combattere l’infezione ma le risorse caritative sono già finite. Confidiamo nel buon Dio. Potremo solo dire, se siamo sinceri, che il dio Denaro ha preso il posto di Cristo, unico Signore al centro di tutto”, spiega commosso il sacerdote. P. Emerson ci racconta di essere intervenuto per aiutare il parroco di Morales in Tarpoto, – tre ore di viaggio dalla zone dove vive p. Emerson - P. Wilmer Montenegro, affetto da coronavirus e che oggi sta meglio, “è fuori pericolo”. “Nonostante l'esuberante giungla amazzonica ricca di ossigeno – è l’amarezza del sacerdote - la gente muore per mancanza di ossigeno, per mancanza di medicine, di cure mediche, In molte zone mancano gli ospedali: ci sono solo semplici pronto soccorso. Il polmone della giungla del mondo è dimenticato, lasciato a se stesso. E chi è malato è lasciato solo, nell’anonimato. Rischia di morire anche chi non è affetto da coronavirus ma di altre patologie. Una storia di uomini, donne e bambini anonimi che sfuggono dalle mani dei responsabili”. La povertà e l’emarginazione, “se non facciamo un immenso sforzo di solidarietà, aumenterà: ci sarà una maggiore miseria e ci saranno più persone che sopravviveranno in essa, come dimostrano tutte le statistiche di oggi”. Per p. Emerson la “nostra fede non è una questione puramente individuale, la fede è sempre vissuta in comunità. Entrambe le dimensioni, personale e comunitaria, segnano sia l'esperienza della fede che l'intelligenza di essa. Il nostro è l'unico continente che è il più povero e il più cristiano allo stesso tempo. Oggi come mai prima, urgentemente nella storia del Perù richiama il destino comune, ci chiama a cercare un nuovo inizio. Ciò richiede un cambiamento di mente e di cuore”.

Raffaele Iaria

 

Viminale: da inizio anno sbarcate 6.812 persone sulle coste italiane

30 Giugno 2020 - Roma - Sono 6812 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane nei primi sei mesi del 2020. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni  e aggiornato alle 8 di questa mattina.   1.004 sono stati i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Per quanto riguarda la presenza di migranti in accoglienza, i dati parlano di 84.445 persone su tutto il territorio nazionale di cui 258 negli hot spot in Sicilia, 61.888 nei centri di accoglienza e 22.299 nei centri Siproimi. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (14%, in totale 11.628 persone), seguita da Emilia Romagna (10%), Lazio e Piemonte (9%), Campania, Veneto, Toscana e Sicilia (7%).

Papa Francesco: “non chiudere gli occhi davanti a coloro che soffrono”

30 Giugno 2020 - Città del Vaticano - "Vi chiedo di essere uniti e segno di unità anche tra di voi. I media possono essere grandi o piccoli, ma nella Chiesa non sono queste le categorie che contano". Lo scrive Papa Francesco nel suo messaggio ai membri della Catholic Press Association in occasione della Virtual Catholic Media Conference , che si svolge dal 30 giugno al 2 luglio 2020 sul tema “Together While Apart”. Consapevole del fatto che "la comunicazione non è solo una questione di competenza professionale", Francesco ricorda un altro aspetto di questa professione: "Il vero comunicatore dedica tutto se stesso o se stessa al benessere degli altri, ad ogni livello, dalla vita di ogni individuo alla vita dell’intera famiglia umana". Ma c'è una condizione basilare, ricordata dal Papa. "Non possiamo veramente comunicare se non veniamo coinvolti in prima persona, se non attestiamo personalmente la verità del messaggio che trasmettiamo". Quindi, un monito ai comunicatori: "Solo lo sguardo dello Spirito ci permette di non chiudere gli occhi davanti a coloro che soffrono e di cercare il vero bene per tutti. Solo con quello sguardo possiamo lavorare efficacemente per superare le malattie del razzismo, dell'ingiustizia e dell'indifferenza che deturpano il volto della nostra famiglia comune". Torna anche un tema caro a Francesco, quando parla di comunicazione: "Laddove il nostro mondo parla troppo spesso con aggettivi e avverbi, possano i comunicatori cristiani parlare con nomi che riconoscano e promuovano la rivendicazione silenziosa della verità e favoriscano la dignità umana". Quindi, l'invito a "guardare alla sofferenza e ai poveri per dare voce alla richiesta dei nostri fratelli e sorelle bisognosi di misericordia e comprensione". (Sir)

“Prega con noi”: domani Rosario da Montefortino con mons. Pennacchio

30 Giugno 2020 -

Roma, 30 giugno 2020. "Prega con noi":  Tv2000 e InBlu Radio invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi, mercoledì 1 luglio, alle 21, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da Tv2000 (canale 28 e 157 Sky), InBlu Radio, e su Facebook. La preghiera andrà in onda dal Santuario della Madonna dell’Ambro in Montefortino (FM) e sarà presieduta dall’arcivescovo di Fermo, mons. Rocco Pennacchio.

Migrantes Salerno-Campagna-Acerno: il bilancio della Festa dei Popoli

30 Giugno 2020 -
Salerno - Fin da settembre ci siamo messi all'opera per vivere il cammino di incontri, riflessioni, scambi che ci portano alla Festa dei Popoli. Da marzo non ci siamo più incontrati in presenza ma "a distanza". Pensavamo di dover abbandonare quest'anno il sogno di testimoniare la bellezza di "stare insieme" e del sognare un momento di condivisione. La passione, la determinazione, l'unione che viviamo da 12 anni ci ha portato ad immaginare un modo nuovo di condividere questa edizione della Festa dei Popoli che si è svolta domenica.
La fantasia, la creatività, la gratuità, la tenacia di ciascuno ha dato vita alla dodicesima edizione special edition live Domenica pomeriggio abbiamo vissuto in "Piazza virtuale" con la "gioia" e la "bellezza" dell’essere "uniti" sebbene la distanza fisica. Abbiamo ascoltato le storie in tempo di covid, conosciuto ciò che sta accadendo nel mondo e condiviso le motivazioni che ci fanno stare insieme. Abbiamo ascoltato le testimonianze di altre realtà che, come noi, credono nell'InterAzione! Abbiamo testimoniato la volontà di una società multietnica che vuole vivere l’incontro, la conoscenza, l’accoglienza e lo stare insieme, superando le distanze spaziali. Dieci comunità partecipanti, sette collegamenti in esterna con ospiti, tre postazioni di regia e controllo, oltre 1000 visualizzazioni... numeri che solo parzialmente raccontano cosa abbiamo vissuto.  Continuiamo con entusiasmo e convinzione il nostro cammino di interAzione. Grazie alle comunità straniere che hanno preparato con passione, impegno questo momento del loro raccontarsi.  Grazie ai tutti volontari che, con passione, impegno e gratuità, fin dalla mattina hanno allestito il punto piazza dei Popoli, fatto le riprese in esterna Grazie ai presentatori Antonella, Manuela.  Grazie alla Arcidiocesi di Salerno – Campagna – Acerno,  al Cmd Salerno, alla Caritas Salerno, ai Missionari Saveriani Salerno, al Laicato Saveriano che credono in questo percorso di interAzione.  Grazie Radio Antenna Migrante.  Grazie a tutti coloro che hanno partecipato ed a tutti coloro che nei diversi modi e forme hanno consentito a tutti noi di vivere un bel pomeriggio di festa, di gioia, di profumo di armonia e pace trai popoli. (Antonio Bonifacio - Migrantes Salerno-Campagna-Acerno)

Migrantes: dal 6 al 10 luglio il corsi di pastorale migratoria

30 Giugno 2020 - Roma - Si svolgerà dal 6 al 10 luglio 2020 presso Casa La Salle (Via Aurelia 472, Roma) il Corso di formazione "Linee di pastorale migratoria" 2020. Il Corso di formazione si rivolge anzitutto ai nuovi direttori Migrantes regionali e diocesani e ai loro collaboratori, ai cappellani etnici che svolgono il ministero nelle diocesi italiane e ai missionari per gli italiani all'estero, di nuova nomina. La partecipazione è obbligatoria per la validità della nomina stessa e al termine sarà rilasciato un attestato. Il corso è aperto, però, anche ai religiosi, alle religiose e ai laici impegnati nel volontariato e interessati alle migrazioni, ai seminaristi e alle juniores, nonché a coloro che desiderano aggiornarsi sulle tematiche della mobilità umana.  

Papa Francesco per la festa dei santi Pietro e Paolo: “Unità e profezia”

30 Giugno 2020 - Città del Vaticano - Unità e profezia. Sono le parole chiave che Papa Francesco ha utilizzato ieri nella sua riflessione per la Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. In una Basilica di San Pietro ancora sottoposta ai vincoli imposti dal Coronavirus, Francesco ha celebrato, con le stesse modalità usate per il Triduo Pasquale e il tempo di Pasqua, la Messa in cui si ricordano i due Apostoli "romani" che secondo la tradizione furono martirizzati a Roma: Pietro ai piedi del Colle Vaticano, Paolo nella zona delle Tre Fontane. “Celebriamo insieme due figure molto diverse – ha esordito il Papa nella sua omelia –, Pietro era un pescatore, Paolo un colto fariseo che insegnava nelle sinagoghe, e quando le loro strade si incrociarono, discussero in modo animato. Erano insomma due persone tra le più differenti, ma si sentivano fratelli, come in una famiglia unita”. E qui il primo affondo di Francesco: unità ! Un’unità non costruita però su presupposti umani ma innanzitutto sulla parola del Signore che ”non ci ha comandato di piacerci, ma di amarci – ha detto – perché è Lui che ci unisce, senza uniformarci”. E insieme alla Parola la preghiera, “perché dalla preghiera – ha aggiunto – viene un’unità più forte di qualsiasi minaccia. L’unità è un principio che si attiva con la preghiera, che permette allo Spirito Santo di intervenire, di aprire alla speranza, di accorciare le distanze, di tenerci insieme nelle difficoltà”. Una preghiera incessante, dunque, per tutti. In particolare per chi ci governa. “Ma questo governante è …, e i qualificativi sono tanti e io non li dirò perché non è il luogo né il posto", ha sottolineato parlando a braccio, ma pregare per loro "è un compito che il Signore ci affida. Lo facciamo? Oppure parliamo, insultiamo, e basta?". Nelle parole del Papa poi, ancora una volta la condanna di un atteggiamento inutile e dannoso e più volte da lui stigmatizzato: la lamentela. Nella prima comunità cristiana "nessuno si lamenta del male, del mondo, della società. "Tempo sprecato e inutile per i cristiani quello passato a lamentarsi di quello che non va - ha proseguito -  perché le lamentele – ha ribadito – non cambiano nulla. Quei cristiani non incolpavano Pietro, non sparlavano di lui, ma pregavano per lui. Non parlavano alle spalle, ma a Dio”. Da qui, l’invito a custodire l’unità mormorando di meno e pregando di più, a ricordarci di coloro che ci sono stati affidati, e in particolare di “quelli che non la pensano come noi, di chi ci ha chiuso la porta in faccia, di chi fatichiamo a perdonare. Solo la preghiera scioglie le catene, spiana la via all’unità”. E allora, come per Pietro in carcere, anche per noi “tante porte che ci separano si aprirebbero, tante catene che paralizzano cadrebbero”. Francesco ha quindi ricordato il rito della benedizione dei palli che secondo la tradizione, vengono conferiti al Decano del Collegio cardinalizio e agli Arcivescovi Metropoliti nominati nell’ultimo anno. Per l’Italia si tratta degli arcivescovi di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi, e del vescovo eletto di Genova, padre Marco Tasca, che sarà consacrato vescovo l’11 luglio prossimo quando farà l’ingresso in città ricevendo il testimone dal cardinale Angelo Bagnasco che ha guidato la diocesi negli ultimi 14 anni. Le restrizioni imposte dal Coronavirus, poi, oltre a vietare una più vasta partecipazione di fedeli, hanno impedito alla delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli di partecipare alla celebrazione. È la prima volta infatti, che lo scambio di visite delle delegazioni tra il Patriarcato ecumenico e la Santa Sede si interrompe. Un’usanza istituita dopo lo storico incontro del 1964 tra Paolo VI e il Patriarca Atenagora, a Gerusalemme, e alla successiva remissione delle reciproche scomuniche. “Una bella tradizione – ha detto Francesco – Pietro e Andrea erano fratelli e noi, quando possibile, ci scambiamo visite fraterne nelle rispettive festività: non tanto per gentilezza, ma per camminare insieme verso la meta che il Signore ci indica: la piena unità”. Un pensiero questo che ha preceduto il secondo affondo del Papa: la profezia! Tutto nasce dalla provocazione di Gesù ai due apostoli. Da quel “ma tu chi dici che io sia” rivolto a Pietro, a quel “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Due provocazioni diverse, che avvengono in contesti diversi, ma che al primo fa capire che “al Signore non interessano le opinioni generali, ma la scelta personale di seguirlo, mentre al secondo fa “cadere la sua presunzione di uomo religioso e per bene, così da farlo diventare Paolo, che significa ‘piccolo’”. Due provocazioni sulle quali però si fonda la profezia che li accompagnerà per sempre. Pietro sarà la "pietra" sulla quale Gesù edificherà la sua Sua Chiesa, mentre Paolo sarà trasformato in quello “'strumento' che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni”. Entrambi hanno accolto il Vangelo, e con esso quella provocazione che ribalta le nostre certezze,quel desiderio tutto umano "gestire la propria tranquillità, di tenere tutto sotto controllo". Il mondo e la Chiesa, oggi, hanno bisogno di questa profezia, “non di parolai che promettono l’impossibile, ma di testimonianze che il Vangelo è possibile”. E poi l’appello finale. “Oggi – ha ricordato con forza – non servono manifestazioni miracolose, ma vite che manifestano il miracolo dell’amore di Dio. Non potenza, ma coerenza. Non parole, ma preghiera. Non proclami, ma servizio. Non teoria, ma testimonianza. Non abbiamo bisogno di essere ricchi, ma di amare i poveri; non di guadagnare per noi, ma di spenderci per gli altri; non del consenso del mondo, ma della gioia per il mondo che verrà; non di progetti pastorali efficienti, ma di pastori che offrono la vita: di innamorati di Dio”. Una profezia vivente che “cambia la storia”. E se c’è “sempre chi distrugge l’unità e chi spegne la profezia – ha concluso – il Signore crede in noi e chiede a te: “Vuoi essere costruttore di unità? Vuoi essere profeta del mio cielo sulla terra?”. Lasciamoci provocare da Gesù e troviamo il coraggio di dirgli: “Sì, lo voglio!”.

Amerigo Vecchiarelli

Scalabriniane: i migranti insegnano a ravvivare la vita

29 Giugno 2020 - Roma - L'impegno a sostegno delle migrazioni è una “grande luce” che permette di perseguire nuove sfide e strategie per il dialogo e il confronto tra i popoli. L'occasione per fare il punto delle migrazioni e per declinare così l’impegno del carisma scalabriniano su scala internazionale è stato un incontro, svolto in webinar, che ha portato proprio le Suore Missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane, a fare il punto con le proprie diverse comunità del mondo. Un impegno che le vede coinvolte in 27 Paesi e nei luoghi di frontiera più caldi, dove le emergenze si susseguono giorno dopo giorno. “E’ importante fare rete e coltivare nuove strategie per la migrazione – spiega suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane – Così siamo più forti e viviamo le sfide che abbiamo davanti. L’impegno che abbiamo è per noi una ‘grande luce’”. Nel mondo, nel solo 2019, sono stati 80 milioni i rifugiati costretti a migrare. “Abbiamo grandi sfide che passano attraverso la creazione dei corridoi umanitari a tutela dei diritti umani, l’interruzione delle politiche di costruzione dei muri, l’impegno nella lotta alla tratta, essere una maglia attiva delle reti di accoglienza umanitaria a donne e bambini in situazione di vulnerabilità”, spiega Suor Neusa che aggiunge come “i migranti oggi provocano un cambiamento e per noi sono un'opportunità per confermare il carisma scalabriniano”. A parlare nel corso dell'incontro internazionale, poi, tre esperienze simili ma allo stesso tempo diverse e che sono svolte dalle Scalabriniane in alcune aree di crisi del mondo. La prima è quella di suor Janete Aparecida Ferreira, che ha preso parte al servizio itinerante di Tijuana, al confine tra Messico e Stati Uniti d'America. “Vogliamo rispondere agli appelli dei migranti e tentare di difendere i loro progetti e di proteggere la loro vita. Siamo in un luogo di frontiera con gli Usa, dove milioni di persone passano per avere un futuro migliore”. Suor Rosa Maria Zanchin, invece, con i suoi 43 anni di vita consacrata alle spalle, si trova a Messina. “Sono in una terra di emigrazione e di immigrazione - sottolinea - Qui oggi ci sono due difficoltà, una delle quali è quella di non sapere la lingua del migrante che arriva. La seconda, è invece la difficoltà del migrante di far capire la sua storia e il suo trauma. I migranti sono creativi, non si danno per vinti, insegnano a ravvivare la vita”. Suor Eleia Scariot, invece, cura a Roma il progetto Chaire Gynai, case di accoglienza per donne rifugiate con bimbi e in situazione di vulnerabilità. “Lavoriamo con ogni donna, dal momento in cui entra in casa, con un progetto personale che nasce a partire dal sogno che loro hanno, con progetti accompagnati e controllati”, spiega. Ed è proprio questo il percorso dell’assistenza ai migranti promosso dalle Scalabriniane: la cura di ognuno, senza trattare le persone come numeri ma coscienti che dietro di loro c’è una storia sempre diversa.

Asmara: primo passo delle Farnesina per impedire la chiusura della scuola italiana

29 Giugno 2020 - Roma - Primo incontro ufficiale al Ministero degli Esteri per scongiurare la chiusura della scuola italiana all’Asmara da parte del governo eritreo. La viceministra degli Esteri Marina Sereni ha ricevuto l’Ambasciatore dell’Eritrea Fessahazion Pietros Menghistu e gli ha consegnato copia di una sua lettera indirizzata nei giorni scorsi al ministro degli Esteri eritreo. Sereni ha ribadito la sorpresa e la preoccupazione del Governo Italiano per gli inattesi provvedimenti, sottolineando come la scuola, le cui attività sono regolate da uno specifico Accordo stipulato tra Roma e Asmara nel 2012, sia una componente centrale della cooperazione bilaterale tra i due Paesi. La scuola statale italiana è infatti un’importante istituzione culturale del Paese fondata nel 1903 e frequentata al 95% da studenti di nazionalità eritrea, che in seguito ai provvedimenti governativi non hanno sinora potuto svolgere l’esame di maturità. Vi si forma dal dopoguerra la classe dirigente del piccolo paese del Corno d’Africa. Sereni ha ribadito all’Ambasciatore la richiesta di chiarimenti che consentano di programmare la ripresa delle attività, soprattutto in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico a settembre.    

Migrantes: è morto mons. Matarrese. Oggi i funerali a Frascati

29 Giugno 2020 - Roma - Sarà il card. Angelo De Donatis, Vicario del Papa per la Diocesi di Roma e presidente della Conferenza Episcopale del Lazio a presiedere, oggi pomeriggio, i funerali di mons. Giuseppe Matarrese, vescovo emerito di Frascati, morto sabato all’età di 86 anni. Dopo la cerimonia la salma sarà trasferita nel cimitero di Bari dove mons. Matarrese sarà sepolto nella cappella di famiglia insieme ai genitori. Nato ad Andria il 3 giugno 1934 mons. Matarrese era stato ordinato sacerdote il 15-3-1959. Durante il suo ministero sacerdotale è stato Presidente dell'Istituto Interdiocesano per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Roma, e consigliere e tesoriere della Fondazione Migrantes. E' stato nominato Vescovo di Frascati l'11 novembre 1989 e consacrato dal card. Ugo Poletti il 16 dicembre. La Fondazione Migrantes esprime la propria vicinanza ai familiari e alla diocesi di Frascati.

Covid: i sacerdoti potranno distribuire l’Eucaristia senza guanti

29 Giugno 2020 - Roma - Al momento della distribuzione della Comunione ai fedeli, il sacerdote non dovrà più indossare i guanti. E gli sposi durante la celebrazione del loro matrimonio non avranno l’obbligo delle mascherine. Lo precisa una nota del ministero dell’Interno in risposta ai quesiti posti dalla segreteria generale della Cei che in proposito chiedeva deroghe a quanto stabilito in precedenza. Più nello specifico alla luce degli attuali indici epidemiologici il Comitato tecnico scientifico (Cts) raccomanda che chi distribuisce la Comunione “proceda a una scrupolosa detersione delle proprie mani con soluzioni idroalcoliche” e che le ostie siano “depositate nelle mani dei fedeli evitando qualsiasi contatto tra le mani dell’officiante e quelle dei fedeli medesimi. In caso di contatto dovrà essere ripetuta la procedura di detersione delle mani dell’officiante”. Quanto ai matrimoni, il Cts osserva che “non potendo certamente essere considerati estranei tra loro i coniugi possano evitare le mascherine”. “Deroga” che può essere estesa anche alle celebrazioni “del matrimonio secondo il rito civile o secondo le liturgie delle altre confessioni religiose”. Resta invece la raccomandazione che l’officiante usi “il dispositivo di protezione delle vie respiratorie e rispetti il distanziamento fisico di almeno un metro”.  

Il giusto amore

29 Giugno 2020 - Città del Vaticano - Tutto l’insegnamento di Gesù è un invito ad amare l’altro, anche il nemico. Domenica però, abbiamo letto in Matteo queste parole: “chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me”. Matteo, nel suo Vangelo, ci propone un’altra parte del discorso di Gesù ai suoi discepoli, chiamati ad essere missionari, per le strade del mondo. Parla a loro, ma, se vogliamo, parla a tutti noi per indicare il modo di quell’andare nel mondo, per essere testimoni della novità cristiana. Parole forti, esigenti anzi, che non nascondono fatiche e sofferenze, ma che dicono anche che chi compie questa scelta “non perderà la sua ricompensa”. Parole che non vanno lette come un assoluto, ma comprese nella verità profonda cui invitano. Non si tratta, cioè, di non amare padre, madre – come la mettiamo con il quarto comandamento? – o di non amare i figli. Gesù non esige un amore totalitario per la sua persona, ma chiede quel “morso del più”, direbbe don Ciotti, che richiama l’amore che deve essere dato al Signore; Gesù vuole, semplicemente, che a lui, alla sua volontà, non sia preferito niente e nessuno da colui che vuole essere suo discepolo. Non ci chiede di ignorare l’affetto di un padre, la tenerezza di una madre, l’amicizia tra fratelli e sorelle – anche se in questi giorni di lockdown abbiamo imparato che non vedere le persone care è sì un sacrificio, ma anche un gesto d’amore – ma tutto questo non può essere anteposto a lui. La nostra vita è fatta di tanti fili sottili che ci legano, come il voler bene a una persona, l’affetto e la stima degli altri, il timore di non essere ‘qualcuno’, paure e insicurezze che ci impediscono di essere accoglienti, di guardare l’altro come un fratello, non un nemico, e di chiuderci nelle nostre pseudo sicurezze. Ma è questa la strada? Il Signore sa che i legami di parentela, “se sono messi al primo posto, possono deviare dal vero bene”. Lo vediamo, dice Papa Francesco all’Angelus rivolgendosi alle persone, un migliaio, presenti in piazza san Pietro, nel rispetto delle regole di distanziamento: accade “in alcune corruzioni nei governi, vengono proprio perché l’amore alla parentela è più grande dell’amore alla patria, e mettono in carica i parenti […] senza parlare di quelle situazioni in cui gli affetti familiari si mischiano con scelte contrapposte al Vangelo”. Ricorda il Papa: “quando invece l’amore verso i genitori e i figli è animato e purificato dall’amore del Signore, allora diventa pienamente fecondo e produce frutti di bene nella famiglia stessa e molto al di là di essa”. Questo è il senso pieno della frase rivolta da Gesù ai suoi discepoli, nell’ultima parte del discorso missionario. Così le parole “chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me”, sono un invito a percorrere la stessa sua strada, senza scorciatoie: “portata con Gesù, la croce non fa paura, perché Lui è sempre al nostro fianco per sorreggerci nell’ora della prova più dura, per darci forza e coraggio”. È il paradosso del Vangelo, ci dice il Papa: “la pienezza della vita e della gioia si trova donando sé stessi per il Vangelo, e per i fratelli, con apertura, accoglienza e benevolenza. Così facendo, possiamo sperimentare la generosità e la gratitudine di Dio”. Una gratitudine che tiene conto anche del più piccolo gesto d’amore: “chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli”. Gratitudine generosa di Dio Padre, afferma Francesco, che apre a una “riconoscenza contagiosa, che aiuta ciascuno di noi ad avere gratitudine verso quanti si prendono cura delle nostre necessità. Quando qualcuno ci offre un servizio, non dobbiamo pensare che tutto ci sia dovuto”. Qui il Papa sottolinea il lavoro silenzioso, importante, di tanti volontari in questo tempo di pandemia: “la gratitudine – dice – la riconoscenza, è prima di tutto segno di buona educazione, ma è anche un distintivo del cristiano. È un segno semplice ma genuino del regno di Dio, che è regno di amore gratuito e riconoscente”. Un pensiero, infine, nel dopo Angelus, alla Siria, al Libano. Il Papa guarda alla quarta Conferenza dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite per sostenere il futuro di queste nazioni, e auspica un miglioramento della drammatica situazione dei popoli della regione.

Fabio Zavattaro

Migrantes Campania: è “necessario” e “non più rinviabile” il processo di integrazione, unica strada che porta alla pacifica  convivenza

27 Giugno 2020 - Napoli - Oggi la comunità di Mondragone "sperimenta la difficoltà della convivenza tra persone di diversa etnia ma soprattutto tra persone in difficoltà". Lo scrivono, oggi, in una nota, il vescovo delegato Migrantes della Campania, mons. Antonio De Luca e il direttore regionale Antonio Bonifacio. Nella nota, pervenuta a www.migrantesonline.it,  la Migrante campana esprime "vicinanza alla comunità di Mondragone e sostegno alla diocesi di Sessa Aurunca, da sempre impegnata nel dialogo e nell’impegno sociale", ed auspicano che  questo "particolare momento di tensione sia lo sprono e lo spunto per iniziare quel percorso, necessario e non più rinviabile,  di integrazione, unica strada che porta alla pacifica  convivenza e partecipazione responsabile, senza distinzioni di etnia, provenienza, cultura, nell’interesse comune di vivere in maniera sana il proprio territorio, contrastando i 'portatori di odio e contrapposizione' che nell’attuale situazione alimentano interessi ingiusti e malsani". Nella nota mons. De Luca e Antonio Bonifacio sottolineano che quanto sta accadendo in queste ore a Mondragone, "ci spinge a riflettere sulle parole pronunciate da Papa Francesco in Piazza San Pietro il 27 marzo 2020: 'Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”'.  La pandemia ha colpito tutti i territori, "alcuni già complessi e martoriati da sfruttamento, caporalato, inquinamento ambientale, assenza di servizi e mancata integrazione".

R.Iaria

Aversa: ieri la Giornata del Rifugiato

26 Giugno 2020 - Aversa -  La diocesi di Aversa ieri ha voluto celebrare la Giornata del Rifugiato, un momento di approfondimento e preghiera che ha rappresentato una tappa di preparazione alla Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato in programma il prossimo 27 settembre. L’evento, intitolato “Houn Houn Hin Hin: Aprimi - Accogliere, Proteggere, Integrare”, si è tenuto presso la presso la Chiesa Madonna del Rosario in Gricignano di Aversa e si è aperto con il Workshop “Conoscere per riconoscerti”. Il direttore dell’Ufficio Diocesano Migrantes, don Evaristo Rutino, precisa lo scopo dell’iniziativa: “Alla riflessione sulla drammatica condizione in cui si trovano i tanti rifugiati che da anni vivono - e che continuano ad arrivare in cerca di aiuto - nel nostro territorio, deve seguire un impegno concreto affinché vengano riconosciuti i loro diritti e si possano finalmente realizzare le loro speranze: riuscire finalmente ad avere un posto che si chiama casa, intesa come lavoro, scuola, famiglia. In una parola, dignità”. Oltre a don Rutino, nel corso del workshop sono intervenuti don Carmine Schiavone, direttore della Caritas Diocesana di Aversa; don Antonio Fabozzi, parroco della Madonna del Rosario; Roger Adjicoudé, Responsabile Area Immigrazione della Caritas Diocesana; Mara Vitiello, Presidente SolidArci; Massimo Viggiano, Siproimi Gricignano. Dopo il confronto è stata la volta delle testimonianze dei migranti e rifugiati del territorio, seguite dalla Preghiera Interreligiosa che ha visto la presenza del vescovo di Aversa, mons. Angelo Spinillo, e dei rappresentanti delle varie religioni (cattolica, musulmana, greco-cattolica, evangelica). A chiudere la giornata, la Celebrazione Eucaristica e il momento conviviale conclusivo. Don Evaristo osserva in chiusura come non sia l’affacciarsi sul mercato del lavoro a rendere visibile l’uomo ma, piuttosto, “ il riconoscimento e la tutela dei suoi diritti fondamentali in quanto persona. Per questo motivo c’è bisogno di un concreto e ragionato piano di politiche di inclusione e solidarietà. La nostra chiesa diocesana è da sempre impegnata a favorire sul nostro territorio la cultura dell’accoglienza. In tal senso, costante e sempre viva è l’attenzione dei nostri uffici per l’Ecumenismo e della Caritas, da don Carmine a Roger, fino ai tanti volontari che offrono la loro disponibilità con lodevole spirito di servizio.”   --  

Migrantes: una piazza dedicata a mons. Garsia a Caltanissetta

26 Giugno 2020 - Caltanissetta - Una piazza dedicata al vescovo Alfredo M. Garsia, per anni Presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione Cei per le Migrazioni. Sarà inaugurata lunedì, 29 giugno, Festa dei SS. Pietro e Paolo a Caltanissetta dal vescovo mons. Mario Russotto e dal sindaco della città, Roberto Gambino. L’area scelta è quella del cosiddetto Ponte Bloy a Caltanissetta che sarà denominato “Piazza Mons. Alfredo M. Garsia, VII Vescovo di Caltanissetta”. Il presule, infatti, ha guidato la diocesi dal 1974 al 2003 la diocesi siciliana e l’organismo pastorale della Cei dal 1995 al 2003. Sulla stessa area la sera del 9 maggio 1993, provenendo da Agrigento atterrò l'elicottero con papa Giovanni Paolo II, in Visita Apostolica a Caltanissetta, invitato da mons. Garsia che accolse il pontefice. Nello stesso luogo sostano circhi e giostre, realtà socio-pastorali di cui mons. Garsia si è preso cura per moltissimi anni.

R.Iaria

Cei: dal 1° luglio una “Rete che ascolta”

26 Giugno 2020 -
Roma - Un numero di telefono, centinaia di operatori sparsi in tutta Italia, un solo obiettivo: ascoltare i bisogni delle famiglie e supportarle in questa fase delicata della ripartenza, segnata dall’incertezza, dalle difficoltà economiche, da problematiche legate alla disabilità.
Parte mercoledì 1° luglio “Rete che ascolta”, il progetto della Chiesa italiana che collega attualmente 63 Consultori familiari e mette a disposizione le competenze di 309 operatori attraverso il numero 06.81159111 e, per le persone con disabilità, attraverso la mail pastoraledisabili@chiesacattolica.it.
Promossa dall’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia, dal Servizio nazionale per la pastorale delle persone con disabilità e dalla Caritas Italiana, in collaborazione con la Conferenza dei Consultori Familiari di Ispirazione Cristiana e l’Unione Consultori Italiani Prematrimoniali e Matrimoniali, l’iniziativa rappresenta una forma di prossimità alle tante persone che, nella fase 2 e 3 della pandemia, vivono situazioni di disorientamento e disagio, oltre che l’offerta di un servizio reticolare a 360°.
Chi contatterà lo 06.81159111 troverà dal lunedì al venerdì, dalle ore 09.00 alle 13.00 e dalle ore 15.00 alle 19.00, un consulente formato all’ascolto, in particolare a quello telefonico, che potrà offrire un sostegno attraverso tre modalità: individuare una soluzione al problema nell’immediato; indirizzare al Consultorio attivo sul territorio per avviare percorsi specifici; oppure, in caso di problemi afferenti alle sfere della povertà e/o dell’assistenza, reindirizzare allo sportello Caritas o ad un’equipe della pastorale per le persone con disabilità.
Si tratta, spiegano i promotori, di uno spazio di ascolto coordinato a livello nazionale e di un’esperienza di sinergia tra Consultori familiari, Caritas e Servizi per i disabili, che apre a prospettive di promozione della persona e della famiglia, in un’ottica di solidarietà e di condivisione delle risorse.
Grazie alla piattaforma, inoltre, ogni Consultorio che aderirà al progetto avrà a disposizione un numero telefonico dedicato che potrà essere utilizzato in modo personalizzato a livello locale.

Benedizione a famiglie migranti

26 Giugno 2020 -

Londra - La messa è finita. La folta comunità della chiesa di Brixton Road dei padri Scalabriniani, al canto finale, si separa in due e lascia passare il nostro piccolo plotone: uomini e bambine in costumi tradizionali portoghesi rosso-fuoco, bandiere dello stesso colore, orchestrina e... il missionario benedicente. Per noi, tutto comincia adesso. E sarà una battaglia campale fino a notte: si parte per la “visita dello Spirito Santo” (in questo modo, la chiamano da secoli) alle famiglie dei nostri migranti portoghesi.

Così, ogni domenica da Pasqua a Pentecoste per la nostra assemblea eucaristica di migranti si ripete questo gesto di invio in missione. Questa, però, non è altro se non l’immensa città di tutte le razze: Londra dei nostri giorni, città multiculturale per eccellenza. Inedito impegno paolino, stressante e confortante allo stesso tempo!

Sorpresa, meraviglia e curiosità ci attendono presso tutti i vicini di casa. Forse, anche un po’ di quello che non manca mai nel nostro sguardo: una punta di invidia. Gli inglesi si domandano, infatti, il perchè di questo arrivo musicale, inaspettato e quasi danzante: meravigliosa invasione mai vista! Incanto ed emozione, invece, nelle famiglie dei nostri emigranti. Lo si nota subito, entrando, quando baciano le bandiere su cui vi è la colomba dello Spirito, asciugandosi gli occhi con queste... La visita dello Spirito Santo in tempo pasquale colma l’attesa di un anno. E ripete all’estero una tradizione vissuta da secoli nella loro terra, Madeira.

Le tre bambine, ognuna con un cesto pieno di petali di rosa, intonano un’antica, dolce cantilena di preghiera: è per la famiglia che accoglie, per un malato, una ragazza da sposare, un bambino appena nato... Il missionario fa la sua calma benedizione tra una nuvola di petali lanciata su tutti i presenti, che in ogni casa tra parenti, vicini e invitati sono già un piccolo popolo. Uno del nostro drappello impugna alto il crocifisso, che tiene in mano tutta la giornata. La chitarra di un altro e la vecchia fisarmonica riprendono voce, mentre Filiberto, pizzicando il suo mandolino, si abbandona a un canto struggente: “Migrante suo, chora Linda…”(sono migrante, piangi Linda)

Sì, è la loro stessa vita che canta, mentre un nodo alla gola ti afferra di emozione e il messaggio tra pareti domestiche si fa nella sua verità ancora più autentico. Perfino, toccante.

La vita dispersa  e tormentata di ogni migrante è presentata oggi come su un piatto d’argento: la musica gonfia la commozione, la parole si fanno universali. Mai abbastanza si capirà la tessitura umana del cammino degli Abramo di oggi, dove speranza, illusioni, audacia, scoraggiamento e nostalgia si intrecciano insieme, a volte drammaticamente. In fondo, è lo Spirito di Dio che spinge questi uomini e queste donne a cercare una vita degna di essere vissuta…  Lo comprendi, qui e ora.

In ogni casa che si visita è una boccata potente di ossigeno di fede, del senso delle origini e del comune destino. “Sono nato per nascere!” scriveva Pablo Neruda. Sì, a una vita di dignità. Come per incanto, ognuno coglie in questi momenti il senso del suo stesso avventuroso cammino... fatto insieme con Dio. Ed è allora che viene scoperta una lunga tavolata: come per miracolo vi appare ogni ben di dio, con specialità tradizionali e dolci fatti in casa. È l’inizio della festa! Ma per noi c’è appena il tempo di prendere al volo qualcosa e via, cantando... altre case di migranti ci aspettano in questa metropoli. E le emozioni ricominciano...

Fattasi notte, infine, il nostro drappello di uomini e di bambini si trascina fino alla nostra chiesa, per un ultimo momento di preghiera e di ricordo. Sì, in una galoppata simile tra appartamenti, casette e condomini di una Londra smisurata solo i volti ora vi resteranno impressi. Volti di migranti. Con i loro occhi aperti sul mondo di domani, forse più solidale e più fraterno. Grazie anche a loro.

Renato Zilio