Primo Piano

Mattarella: il sacrificio dei minatori a Marcinelle e di chi ha ha perso la vita sul luogo di lavoro “merita il rispetto dell’Italia intera”

8 Agosto 2020 - Roma - Il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha voluto rinnovare la “vicinanza” del popolo italiano “ai familiari di quanti hanno perso la vita sul luogo di lavoro”: "il loro sacrificio – ha scritto in un messaggio in occasione del sessantaquattresimo anniversario della tragedia a Marcinelle dove persero la vita 262 dei quali 136 erano italiani - merita il profondo rispetto dell’Italia intera”. La giornata di oggi è dedicata al Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo. Quersta giornata – ha scritto il Capo dello Stato – “acquista un altissimo valore: innumerevoli cittadini italiani – in circostanze spesso eccezionalmente complesse e rischiose – hanno dato prova di abnegazione e di impegno nell’adempimento dei propri compiti professionali, in Patria e all’estero”. “Se avvertiamo con particolare intensità il ricordo di quanto accadde al Bois du Cazier è anche perché – ha aggiunto Mattarella - negli ultimi mesi l’emergenza sanitaria ci ha rafforzato la comprensione delle espressioni ‘sacrificio’ e ‘sicurezza sul lavoro’. La ricerca di un futuro migliore è il messaggio che la tragedia di Marcinelle incarna”. Una ricerca che – ha scritto ancora Mattarella – “non può prescindere dalla piena realizzazione del diritto al lavoro in ogni sua sfaccettatura: dalle possibilità di studio e di formazione alle pari opportunità; dalla salvaguardia della salute all’accesso ad ammortizzatori sociali sempre più efficaci, al livello nazionale ed europeo”. Il Capo dello Stato ha quindi rinnovato “la più sentita vicinanza della Repubblica ai familiari di quanti hanno perso la vita sul luogo di lavoro”. Accanto ai minatori scomparsi 64 anni fa Mattarella ha voluto anche dedicare “un pensiero particolare ai moltissimi operatori sanitari deceduti negli ultimi mesi mentre prestavano cure mediche e assistenza ai contagiati dal Covid-19. Oggi, come allora, il sacrificio di questi lavoratori merita il profondo rispetto dell’Italia intera”.

Raffaele Iaria

 

Migrantes: riflettere sulle tragedie che segnano il mondo migrante

7 Agosto 2020 - Roma - Si celebra domani la Giornata del Sacrificio del Lavoro italiano nel mondo che ricorda la tragedia avvenuta l’8 agosto 1956 nella miniera di carbone di Marcinelle, in Belgio, nella quale morirono 262 persone, di cui 136 italiane. La Giornata è un’occasione per riflettere “sull’attualità delle tragedie che segnano il mondo del lavoro migrante”, commenta il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis. Fare memoria dei minatori di Marcinelle è anche uno stimolo a “non dimenticare gli italiani all’estero e gli stranieri residenti nel nostro Paese che, ancora oggi, muoiono sui luoghi di lavoro. Dobbiamo fare memoria ma nello stesso tempo “guardare a ciò che accade intorno a noi e non abbassare la guardia in un tempo che vede una profonda crisi sul tema dei diritti dei lavoratori in ogni parte del mondo per costruire una società più inclusiva a partire quanti lasciano il proprio Paese alla ricerca di una vita migliore".​

R.Iaria

Cei: un milione di euro in soccorso delle popolazioni del Libano

7 Agosto 2020 -
Roma La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha deciso oggi lo stanziamento di 1 milione di euro dai fondi otto per mille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, in soccorso delle popolazioni del Libano colpite dalla terribile esplosione del 4 agosto scorso.
Secondo un bilancio provvisorio, oltre alle vittime e ai feriti, vi sarebbero centinaia di migliaia di sfollati e ingenti danni alle abitazioni e alle infrastrutture. I bisogni più urgenti sono l’assistenza sanitaria per i feriti, cibo, acqua, alloggio per gli sfollati, sostegno psico-sociale per i soggetti più vulnerabili.
La catastrofe colpisce un Paese già piegato da una pesante crisi finanziaria, economica e sociale, acuitasi nell’ultimo anno, che ha ridotto in povertà moltissime famiglie con più di un quarto della popolazione che vive con meno di 5 dollari al giorno.
La Chiesa italiana esprime cordoglio e vicinanza alla popolazione libanese e assicura la propria preghiera per le vittime, i loro familiari e i feriti: il Signore possa lenire le sofferenze di questo momento. Prega anche perché il Paese, con l’impegno delle autorità politiche e religiose e della società tutta, possa superare le sofferenze di queste giornate.
Lo stanziamento della Presidenza CEI è destinato al sostegno dei piani di intervento d’emergenza di Caritas Libano, tramite Caritas Italiana, per i prossimi 12 mesi. In coordinamento con le agenzie umanitarie presenti, la Caritas sta già fornendo cibo, farmaci, assistenza medica, beni di prima necessità, kit igienico sanitari, e prevede di continuare tali azioni per i prossimi mesi. Inoltre, sosterrà gli interventi per la riparazione delle abitazioni, le azioni di riabilitazione, l’accompagnamento e il sostegno al reddito per le fasce più povere e vulnerabili della popolazione, anche grazie ad un’ampia mobilitazione del volontariato locale.

Media Cei: Rosario da Albano Laziale con mons. Semeraro

7 Agosto 2020 - Roma - Recita della preghiera del Rosario per l'Italia, mercoledì prossimo, 12 agosto, presieduta dal vescovo di Albano, mons. Marcello Semeraro dal Santuario di Santa Maria della Rotonda in Albano Laziale. La recita, alle ore 21, andrà in onda su Tv2000 e Radio InBlu.

Cgie sulla Giornata del Sacrificio del lavoro italiano nel mondo: la frontiera della civiltà passa attraverso la sicurezza sul lavoro

7 Agosto 2020 - Roma - Otto agosto 1956: nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio, avviene uno delle più gravi incidenti in un sito minerario. A causa di un incendio che si sviluppa nel condotto d'entrata d'aria principale e riempie di fumo l'impianto sotterraneo, muoiono 262 persone delle 275 presenti, di cui 136 Italiani originari di diverse regioni. Una tragedia che ricordata nel nostro Paese e in Europa come la giornata simbolo del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie), costituito alcuni decenni più tardi anche sulla scia di quel tragico evento e nel quale sono presenti anche orfani di quelle vittime, esprime “vicinanza sia ai familiari degli operai morti l’8 agosto del 1956 nella miniera di carbone del Bois du Cazier in Belgio, sia ai superstiti e ai congiunti delle vittime dei numerosi drammi accaduti sul lavoro nei paesi di emigrazione italiana, che hanno preceduto e si sono succeduti a quella triste e tenebrosa giornata del dolore: da Monongah a Dawson e Mattmark, per finire agli infortuni mortali e insanabili dei nostri giorni”, ricordfa il segetario generale, Michele Schiavone. “Ieri come oggi – aggiunge - la frontiera della civiltà passa attraverso la sicurezza sul lavoro. Lo sviluppo e il progresso civile passa dalle mani e dalle menti laboriose delle donne e degli uomini portatori di diritti, che non devono essere alienati perché portatori di principi di civiltà e di emancipazione culturale e sociale. Ieri come oggi dal nostro Paese si continua ad emigrare. Mentre in quel periodo storico a partire erano i capifamiglia e a casa rimanevano le mogli, i figli e i nonni, oggi invece sul cammino della speranza e della libertà si avviano le mamme, i padri e i figli e a casa rimangono solo i nonni attaccati ai ricordi, ai costumi e alle tradizioni ancestrali”. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero nel ricordare la giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo richiama “le istituzioni italiane ad una riflessione e a dare risposte di contrasto al fenomeno collegato alla nuova mobilità, che spinge milioni di persone a lavorare e a vivere in ambienti diversi da quelli nel quale sono cresciuti”, conclude Schiavone.

Raffaele Iaria

Mons. Caiazzo ad un anno dalla tragedia di Petty “Mai più morti d’indifferenza”

7 Agosto 2020 - Matera - Un anno fa, il 7 agosto 2019, moriva tra le fiamme della sua baracca nel ghetto della Felandina, Elis Petty Stone, bracciante nigeriana di 28 anni, mamma di due bambini. Il 6 marzo era stata sgomberata dalla baraccopoli di San Ferdinando, smantellata a colpi di ruspa. Un intervento fortemente voluto dall’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Ma alla donna non era stato offerto nulla. Così dalla baracca in Calabria era finita in un’altra in Basilicata, nel comune di Bernalda, un altro dei ghetti dove vivono in condizioni indegne i braccianti immigrati. E lì le fiamme l’avevano uccisa. Pochi giorni dopo, il 28 agosto, anche quel ghetto era stato abbattuto, ma nuovamente senza realizzare nulla per ospitare i braccianti, spesso sfruttati da caporali e imprenditori. Sono così nate altre baraccopoli, mentre le sole iniziative di accoglienza sono state realizzate dalla diocesi di Matera, come ricorda nell’intervista ad Avvenire - che pubblichiamo di seguito - l’arcivescovo mons. Antonio Giuseppe Caiazzo. Oggi Petty sarà ricordata alle 10 al cimitero di Bernalda dove è sepolta, con un momento di preghiera promosso da Chiesa, Comune e varie associazioni. Alle 18.30, in Prefettura a Matera un incontro organizzato da Cgil, Cisl e Uil.    Monsignor Caiazzo, lei come arcivescovo di Matera, un anno fa sul luogo della morte di Petty parlò di «una condizione disumana» che andava «risolta alla radice, altrimenti questa gente sarà sempre costretta a vagare». Cosa è cambiato? Se è cambiato... Quando a una famiglia viene dato lo sfratto e viene tolta con la forza, se non ha un’altra casa dove andare si troverà in mezzo a una strada, si accamperà in qualche modo. La condizione della famiglia, già povera e impossibilitata a pagare il fitto, diventa peggiore di prima. Solo se qualcuno si fa carico di quella famiglia, aiutandola non solo a trovare un’altra casa dignitosa ma soprattutto a essere autonoma sostenendola attraverso un lavoro, potrà rimanere legata nel contesto sociale nel quale è inserita, diventando protagonista. Lo stesso per le centinaia di persone che già vivevano in una condizione disumana presso la Felandina. Hanno trovato altri posti di rifugio sparsi su tutto il territorio del metapontino o sono andate via. Il problema non è stato risolto e non sarà mai risolto fino a quando non ci sarà una politica che prenda seriamente in esame il problema con dei progetti e programmi precisi, mettendo a disposizione strutture a dimensione familiare. Tutti abbiamo diritto a una casa, a stare con i nostri affetti cari per sentirci avvolgere dalla forza dell’amore. È l’unica legge capace di combattere e distruggere ogni discriminazione, di ingiustizia sociale, ogni male.   Al di là delle eventuali responsabilità dirette, di chi è la responsabilità di morti come quella di Petty? Lo scorso anno dissi: «Tutti usciamo sconfitti da questa triste vicenda». Una brutta pagina della nostra storia che ci ha segnati, risvegliando, comunque, tanta solidarietà e partecipazione per venire incontro alle oltre 600 persone bisognose di tutto. La corsa verso la solidarietà è stata più forte di chi cantava vittoria, anche a livello nazionale, esprimendo soddisfazione. So solo che la Caritas Diocesana e le Caritas parrocchiali di Bernalda, Metaponto e dell’intera Arcidiocesi, in collaborazione con il Comune di Bernalda e di tante associazioni di volontariato, hanno agito in sinergia provvedendo quotidianamente, in piena estate, all’indispensabile: pasti caldi, indumenti, materassi. È stata una bella risposta di solidarietà, coordinata dai parroci don Pasquale Giordano, don Giuseppe La Vecchia, don Mariano Crucinio, don Giuseppe Calabrese. Quando succedono queste cose la responsabilità non è mai di una sola persona o di un’organizzazione o di un partito. Manca di certo una politica di inclusione capace di guardare gli immigrati come persone. Spesso vengono considerati numeri, anzi ogni giorno vengono contati ma difficilmente si raccontano le loro vicende umane se non quando commettono dei reati. Petty era stata sgomberata dalla baraccopoli di San Ferdinando. E poi anche quella della Felandina è stata sgomberata. Ma gli sgomberi sono una soluzione? Nel mondo le baraccopoli fanno da cornice attorno alle grandi città. In ognuna di esse succede di tutto e di più. D’altronde sono lo scarto dell’umanità costretto a vivere in condizione miserevole che peggiora ogni giorno. In Italia una volta avevamo i Rom, gli Zingari che, in tante situazioni cittadine, si sono, se pur lentamente, integrati. Oggi la povertà, la miseria, le guerre, il miraggio di un occidente ricco, le promesse di una terra promessa, soprattutto per le ragazze che poi vengono buttate sui marciapiedi, hanno fatto aumentare notevolmente il flusso dei migranti da tutte le parti del mondo e verso tutte le nazioni di un Nord del mondo sempre più ricco e di un Sud sempre più povero. Cosa ha fatto la Chiesa a favore di questi lavoratori? Non vorrei parlare di quello che noi come Chiesa abbiamo fatto e stiamo facendo. Preciso solo questo: non abbiamo mai ricevuto soldi dallo Stato e se dovessero farci delle proposte non ne vogliamo. Ringrazio la Cei che ha accolto il progetto, presentato da me, di comprare una struttura di 650 metri quadri vicino alla Felandina, aiutandomi economicamente. È nata 'Casa Betania' gestita dalla Caritas Diocesana, dal Direttore Diocesano Migrantes, don Antonio Polidoro, dal cappellano dei migranti, don Gabriel Maizuca, con l’aiuto anche di altri enti e associazioni locali. Abbiamo voluto coinvolgere anche degli imprenditori agricoli che, assumendo con regolare contratto questi fratelli, ci stanno aiutando a vincere il caporalato. Un altro grosso numero di immigrati lo abbiamo accolto per diversi mesi nei locali della parrocchia di Metaponto fino a quando la Caritas Diocesana non ha sottoscritto un contratto per due appartamenti attrezzati di tutto. Attualmente, su tutto il territorio della Diocesi stiamo offrendo un tetto dignitoso, garantendo un lavoro, aiutandoli a rendersi autonomi, a oltre un centinaio di lavoratori. Ma basta la Chiesa? Non è un comodo alibi? Tanto c’è la Chiesa... La Chiesa fa la sua parte. Ma non basta. Spesso anche le istituzioni governative e locali si rivolgono alla Chiesa per risolvere annosi problemi. Noi continueremo a fare ciò che è giusto e doveroso, ma una piccola Diocesi di 143mila abitanti non può risolvere tutti i problemi. Spesso, ha ragione lei, è un comodo alibi e si pretende che la Chiesa intervenga. Soprattutto, lo dicono, quanti in chiesa non entrano mai. Le associazioni del volontariato chiedono importanti modifiche ai cosiddetti decreti sicurezza che fanno finire le persone per strada o nelle baracche, come Petty. Ma non si decide e intanto gli “invisibili” aumentano. I decreti sicurezza non fanno che alimentare un atteggiamento discriminatorio nei confronti di persone che hanno un solo torto: sono straniere e povere. Tutto questo procura una condanna verso la precarietà e marginalità, a danno di tutti noi. Come Chiesa non possiamo accettare tutto ciò: è contro il Vangelo di Gesù Cristo e l’insegnamento della stessa Chiesa. Ci troviamo spesso a dover supplire a ciò che uno Stato civile dovrebbe garantire. Gli interessi di bandiera sono più importanti della dignità della persona, di ogni persona. Anche in Basilicata le inchieste fanno emergere gravi casi di sfruttamento e caporalato. Ultimamente sono emersi casi di sfruttamento del caporalato anche nella nostra bella, piccola ma accogliente Basilicata. Se da una parte ci fa soffrire, dall’altra ci consola che determinati crimini vengano smascherati. Devo comunque dire che la maggior parte degli imprenditori collaborano, assumono e sono contenti. Tra loro e gli immigrati c’è spesso un bel legame. (Antonio Maria Mira)

Vangelo Migrante: XIX domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Mt 14, 22-33)

6 Agosto 2020 - Dio viene incontro all’uomo specialmente nei momenti di necessità, quando questi lo invoca con fede: “Signore salvami!” Egli non è tra l’estensione delle nostre paure e speranze (“è un fantasma!”) o nei fenomeni naturali grandiosi e violenti: vento, terremoto, fuoco; ma nel “sussurro di un vento leggero” (prima lettura), a significare l’intimità della Sua manifestazione all’uomo. Nel Vangelo odierno, nonostante la burrasca, dinanzi al desiderio di Pietro, si conferma accessibile e presente; e dice: “vieni!”. La comunità cristiana, ieri come oggi, vive un’esistenza travagliata dalle ostilità delle forze avverse, che si manifestano nelle persecuzioni e nelle difficoltà esterne ed interne. A queste si aggiunge la mai domata tentazione di farcela con le sue sole forze. Nel mare dell’esistenza, l’esperienza del pellegrinaggio e dell’Esodo è continua. Sono tanti i motivi che costringono a salpare, a lasciare le tranquille sicurezze della terraferma per andare al largo. È qui che la nostra fede, come quella di Pietro, è messa a dura prova ma la mano di Gesù che salva dal baratro non cessa mai di stendersi. Gesù offre la vittoria sulle forze del male e la sicurezza nelle prove ma richiede come condizione essenziale una fiducia senza tentennamenti: “uomo di poca fede, perché hai dubitato?” Quale fede? Quella che prima delle proprie paure ascolta il “sono Io”; quella che non ripone speranze nella sorte o nelle illusioni ma nel “vieni”. E vive di questo, cammina anche su acque inquiete! Se è proprio della fede ‘emigrare’; siamone certi: è proprio di Dio venirci a cercare! La sua barca resta la sua barca, sia che Lui non vi sia sopra, sia che si trovi su di essa e dorma appoggiato a un cuscino (cfr. Mc 4,37; Mt 8,24). La salva sempre, Lui!

p. Gaetano Saracino

Italiani nel mondo: sabato la Giornata del lavoro italiano nel mondo

6 Agosto 2020 -

Roma – 262 morti, 136 italiani. E’ il bilancio della tragedia che ha colpito 64 anni fa l’ex miniera di Marcinelle, in Belgio. E’ l’8 agosto. Ogni anno in questa data si tengono una serie di celebrazioni in molte città italiane. Quella ufficiale in Belgio alla presenza di autorità istituzionali del nostro Paese. Quest’anno, a causa della pandemia da Covid 19, la cerimonia ufficiale al Bois du Cazier. Ma la città di Charleroi ha deciso comunque di autorizzare un tributo simbolico, alla presenza di 50 persone, tra cui rappresentanti dell’associazione “Le Bois du Cazier”, familiari delle vittime, associazioni di ex minatori. Alla cerimonia parteciperà l’ambasciatrice italiana in Belgio, Elena Basile, che leggerà il messaggio del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella. La cerimonia inizierà con i 262 rintocchi della campana Maria Mater Orphanorum e la lettura dei nomi delle vittime per concludersi con la deposizione di una corona.

L’8 agosto si celebra anche, dal 2001, la “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”, istituita per celebrare, ricordare e onorare i tanti lavoratori italiani e il contributo economico, sociale e culturale delle loro opere.

Raffaele Iaria

Le braccia e i pomodori per ricordare la strage di due anni fa

6 Agosto 2020 - Foggia - Un ricordo, ma anche una denuncia per le condizioni di vita e di lavoro dei braccianti agricoli nel Foggiano, e per le tante violenze subite in questi anni, mai cessate. Oggi, 6 agosto, sugli enormi silos dell’ex stabilimento Casillo, comincerà la realizzazione di una gigantografia che raffigura delle braccia intente a raccogliere pomodori. Un’opera del fotografo foggiano Alessandro Tricarico, realizzata con il contributo di Intersos. A due anni dall’incidente stradale che costò la vita a dodici braccianti stipati in un pulmino per raggiungere i campi, comparirà così a Foggia l’enorme installazione. Il titolo dell’opera è “Solo braccia” e riprende la frase dello scrittore svizzero Max Frisch, che trent’anni fa, parlando dei migranti italiani in Svizzera, disse: “Volevamo braccia, sono arrivati esseri umani”. “Sono passati due anni da quella strage ma non è cambiato niente”, dicono i braccianti di Poggio Imperiale, insediamento in cui vivevano alcune delle vittime. “Continuiamo a vivere senza dignità, a lavorare senza diritti e a morire senza documenti”. Quel giorno sul luogo della strage i medici e i mediatori di Intersos erano presenti. “Il 6 di agosto a Ripalta, sulla statale 16, sotto quei 12 lenzuoli bianchi erano stesi padri, figli e uomini visti come sole braccia”, dice Alessandro Verona, referente medico di Intersos. “Rappresentano i diritti negati e la sofferenza del percorso migratorio – continua –. Persone a cui è stata negata la dignità di esistere e di essere riconosciute dal Paese che doveva accoglierle. Persone trattate come carne da macello nello sfruttamento agricolo. Un sintomo dolorosissimo rimasto inascoltato, cui è seguito il decreto sicurezza a dicembre 2018 e una regolarizzazione evanescente a Luglio 2020. Dove prima abitava chi ha perso la vita in quei furgoni, nulla è cambiato”. Solo due giorni prima dell’incidente, il 4 agosto, altri quattro braccianti avevano perso la vita in circostanze simili. È per riflettere su tutto questo che Tricarico realizzerà l’opera proprio all’ingresso della città. (A.M.M. - Avvenire)  

Foggia: aggressioni a migranti

6 Agosto 2020 - Foggia - Durante un incontro del coordinamento tecnico delle Forze di polizia a Cerignola è stata esaminata la situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica in quel territorio, anche a seguito dell'episodio a Foggia, che ha avuto come protagonista un bracciante nigeriano in bicicletta, ferito da colpi ad aria compressa. Al termine dell’incontro è stata disposta una ulteriore intensificazione dei controlli di polizia in quel territorio e nelle località dove maggiore è la presenza di extracomunitari, si legge in una nota pubblicato sul sito del Ministero dell’Interno. Dopo il ferimento due giorni fa di Victor, giovane nigeriano di 22 anni, colpito alle gambe e alle braccia mentre all’alba andava al lavoro, altri immigrati hanno raccontato di aver subito aggressioni in questi giorni, riferisce oggi “Avvenire”. All’alba, mentre stavano andando al lavoro, o la sera tardi al ritorno dai campi o dalle fabbriche. Ieri uno dei ragazzi, Louis nigeriano di 32 anni, si è presentato in Questura per denunciare l’aggressione. Ad accompagnarlo Giusy Di Girolamo, direttrice degli uffici Migrantes e Caritas della diocesi di Foggia-Bovino. “Hanno paura, temono ritorsioni. E alcuni non hanno i documenti”, spiega la direttrice. Per questo avevano subito in silenzio, fino all’aggressione a colpi di pistola contro Victor. “Ho fatto girare sui social l’articolo di Avvenire – raccontra Khady, mediatrice culturale della Caritas – e molti sono intervenuti scrivendo ‘è successo anche a me’. Li abbiamo contattati e stiamo cercando di convincerli a denunciare”. Altre notizie arrivano dagli immigrati che vivono nel ghetto di Borgo Mezzanone e nell’ex fabbrica del latte di Foggia. Alcuni di loro, proprio dopo l’aggressione a Victor, hanno preso coraggio e sui social – scrive Avvenire - hanno raccontato di essere stati presi a sassate due e tre giorni fa all’alba, mentre stavano andando al lavoro nei campi in bicicletta.  

Rome Business School: 182mila laureati hanno lasciato l’Italia in 10 anni

6 Agosto 2020 - Roma - 182.000 laureati hanno lasciato l’Italia negli ultimi dieci anni e 117 Mila nel 2018. Aumentano le donne, dai 32 anni in su soprattutto nel Nord Italia. I paesi di destinazione sono il Regno Unito, la Germania, la Francia, il Brasile, gli Usa e l’Australia. Sono alcuni dei dati pubblicati, in questi giorni, dalla Rome Business School, la business school a maggior presenza internazionale in Italia con studenti provenienti da 150 Paesi, con una Ricerca sul tema “L’Italia e il malessere demografico: arginare la fuga dei cervelli, trattenere i talenti, modernizzare il sistema educativo italiano”. La Ricerca ha messo in luce trend, costi economico-sociali e proposte legate al fenomeno dell’esodo giovanile collegato all’invecchiamento della popolazione italiana con uno sguardo agli altri Paesi del mondo.

Difficile stabilire con esattezza quanti siano ma i dati Istat dicono che solo nel 2018 sono partiti 117mila italiani di cui 30mila laureati. Quasi tre cittadini italiani su quattro trasferitisi all’estero hanno 25 anni o più: sono poco più di 84 mila (72% del totale degli espatriati); di essi, il 32% sono laureati. Rispetto al 2009, l’aumento degli espatri di laureati è più evidente tra le donne (+10 punti percentuali) che tra gli uomini (+7%). Inoltre, negli ultimi 10 anni i giovani laureati che hanno abbandonato il nostro Paese sono stati 182mila con un’età media di trent’anni.

“Guardando al malessere demografico complessivo del Paese, l’Italia – si legge nella ricerca -  perderà nei prossimi 45 anni circa 6,8 milioni di abitanti. Una cifra davvero preoccupante, che equivarrebbe oggi ad una perdita del 11% circa della popolazione totale”. Solo nel 2018 242.353 persone si sono iscritte al Registro degli italiani all’estero (Aire) di cui il 53,1% per espatrio, il 35,9% per nascita, il 3,3% per acquisizione di cittadinanza.  Sono soprattutto uomini (55,2%) e giovani (40,6% hanno tra 18 e 34 anni) o giovani adulti (35-49 anni, 24,3%), ovvero persone nel pieno dell’età lavorativa.  A tale proposito, “si prospetta nell’immediato futuro, unicamente come effetto del clima di incertezza e paura associato alla pandemia in atto, un calo nell’ordine di poco meno di 10 mila nati, ripartiti per un terzo nel 2020 e per due terzi nel 2021. La prospettiva peggiora poi ulteriormente se, in aggiunta agli effetti indotti dai fattori di incertezza e paura, si considerano quelli derivanti dallo shock sul piano occupazionale. Le stime mostrano che i nati scenderebbero a circa 426 mila nel bilancio finale del corrente anno, per poi ridursi fino a 396 mila, nello scenario più sfavorevole, in quello del 2021”.

Il Regno Unito è la destinazione europea preferita dai giovani, che nel 2019 ha accolto la maggioranza degli italiani all’estero (circa 21 mila) quadruplicando il numero degli espatri, con un picco di 25 mila intorno al 2016, con un totale di circa 133 mila unità dal 2009 al 2018. Segue la Germania altra meta prediletta dagli italiani che ha triplicato il numero degli immigrati (18 mila nel 2018), raddoppiati i flussi in Francia (14 mila circa), Svizzera (10 mila circa), Spagna (7 mila). Tra i paesi extra-europei, le principali mete di destinazione per l’espatrio italiano risultano il Brasile, Stati Uniti, Australia e Canada calcolando un totale di 18 mila immigrati. L’esodo, con la sola eccezione del Trentino-Alto Adige interessa tutte le regioni d’Italia non solo quelle demograficamente depresse. Quasi la metà (48,9%) è originario del Sud Italia, il 35,5% del Nord e il 15,6% del Centro. Le partenze nell’ultimo anno hanno riguardato 107 province, le prime sei sono state Roma, Milano, Napoli, Treviso, Brescia, Palermo.

I dati sulla mobilità italiana nel mondo sono stati elaborati dalla Redazione del Rapporto Italiani nel Mondo e pubblicati dalla Fondazione Migrantes nella XIV edizione del RIM. Il Rapporto Italiani nel Mondo 2020 verrà presentato a Roma nell’ottobre prossimo.

La ricerca propone una possibile ricetta per trattenere i giovani in Italia con lo sviluppo dell’offerta formativa in Inglese e il potenziamento dell’E-learning. “Il cammino verso l’internazionalizzazione dell’educazione superiore italiana è ancora troppo lento”, si legge nella ricerca  anche se il livello di attrattività dei “cervelli” stranieri delle nostre università “cresce di circa il 3%. I non italiani iscritti a tutti i livelli e a tutte le tipologie di laurea nell’a.a. 2017-2018 (ultimo dato a disposizione) erano 85.356 su un totale di 1.722.322 studenti, tra cui predominano studenti provenienti da Albania, Grecia, Polonia, India, Ucraina e Moldavia”.

Tra le altre evidenze messe in luce dalla Ricerca per favorire il rafforzamento delle competenze del sistema Paese, la realizzazione di un sistema di defiscalizzazione differenziato in base alla qualità delle posizioni e dei profili professionali, oltre che alle esigenze espresse dalle imprese, e che possa applicarsi sia nell’ottica di agevolare il rientro in Italia che per trattenere i potenziali in atto di andare all’estero; il contrasto ai flussi in uscita favorendo la messa a regime di un sistema di valorizzazione reale per l’entry level dei giovani laureati; la semplificazione normativa mediante creazione di visti d’ingresso specifici (modello USA) e la velocizzazione delle procedure burocratiche per favorire la circolazione di capitale umano altamente qualificato in università e imprese; garantire un coinvolgimento più continuativo e strategico del fronte aziende-università/business school lungo tutta la filiera formazione-lavoro che tenga conto dei reali fabbisogni di professionalità del mercato.

Mons. Pelvi: “si diventa forti coi più deboli e con le persone più fragili, più indifese”

5 Agosto 2020 - Foggia - “Mamma mi hanno sparato”. Sono state queste le parole di Victor Gbadamasi al telefono di Giusy Di Girolamo, direttrice della Migrantes della diocesi di Foggia-Bovino. “Sono subito corsa lì e l’ho portato in ospedale. Ho avvertito la Questura e sono venuti a interrogarlo”, racconta al quotidiano “Avvenire che oggi riporta la notizia dell’aggressione contro un giovane nigeriano ospite della Caritas diocesana. Victir, 22 anni, stava andando al lavoro in bicicletta. È stato affiancato da due persone a bordo di uno scooter che, senza dire una parola, gli hanno sparato con una pistola a pallini colpendolo a un braccio e alle gambe. Lavora come domestico e ieri mattina stava proprio andando dalla signora che lo ha assunto una settimana fa. “Si diventa forti coi più deboli e con le persone più fragili, più indifese. È la sottocultura della prepotenza e della violenza. Che poi anche dopo fatti così gravi fa dire 'che ho fatto di male?'”, commenta l’arcivescovo di Foggia-Bovino, mons. Vincenzo Pelvi: “sono molto preoccupato, è un continuo. Prima le pietre e ora i pallini di piombo sparati alla cieca. Pensi se lo colpivano in un occhio! È un episodio che non lascia sereni, che scuote. Richiamo la responsabilità degli adulti, in particolare dei genitori, che va risvegliata, e che, invece, è quasi agonizzante”. Il presule evidenzia anche segnali di “scarsa accoglienza, un rigetto dell’integrazione che noi invece cerchiamo di promuovere come dono che non ha prezzo”.  

Migrantes Marche: una “vacanza” migrante

5 Agosto 2020 - Ancona - La delegazione di Migrantes Marche - cinque componenti affiatati, motivati e sorpresi, - era, finalmente, arrivata in Val Pusteria. 1200 metri di altitudine, sfondo dolomitico mozzafiato, verde esplosivo di boschi di conifere e di prati falciati di fresco. La canicola d'Italia restava fortunatamente, ormai, alle spalle.  Eccoci, ospiti attesi di un hotel solitario, immerso nei boschi, eretto nel lontano 1511, accanto a una fonte termale, e adattato nel 1952 dai missionari scalabriniani per vacanza alpina dei loro studenti. Reso ora accogliente e funzionale - per soli tre mesi all'anno, causa inaccessibilità per neve - da una ventina di giovani volontari filippini della parrocchia milanese degli scalabriniani e un padre Claudio tuttofare, responsabile della struttura. Si è a Villabassa (BZ) a pochi passi da Dobbiaco e dal confine con l’Austria. Gli scalabriniani hanno il carisma di prendersi a cuore i migranti nei loro problemi e speranze, accompagnando la loro fede e cultura. E qui le Dolomiti, tra l'Otto e il Novecento hanno mangiato il pane duro dell’emigrazione… Non manca, accanto, una nota di emozione e di poesia. A poca distanza, sperduta nel verde, la capanna di Gustav Mahler, che, nelle ultime estati, tra il 1908 e 1910 trova l’ispirazione per capolavori come «Il canto della terra», la nona e la decima Sinfonia. Come a dire che questo luogo ha ancora tanto da raccontare... Il viaggio per arrivarci, lunghissimo, ha permesso uno scambio altrettanto lungo sull’Italia di oggi… Una lettura che - in filigrana - ce la fa apparire come una terra «signoriale», sottilmente feudale, pur senza accorgesene. Dove ogni voglia di cambiamento è mortificata da un'ingessatura preventiva. “Si è sempre fatto così!”. Si è come ingessati... Un piccolo mondo antico. Si agisce in base a tradizioni e abitudini, senza uno sguardo lungo verso il futuro. Antichi privilegi, senso forte del proprio gruppo, corporazioni, familismo, contrapposizioni estenuanti e localismo senza grandi orizzonti e respiro. Per cui la mobilità, l’emigrazione e le sue dinamiche fanno paura. Il tempo, così, sopraffatto dallo spazio. Lo si intravede e lo si ritrova, discutendo, in vari contesti: nel mondo universitario, sanitario, politico, educativo, forse anche ecclesiale... Tre gli elementi ricorrenti: un signore feudale, un territorio circoscritto (feudo) e un rapporto verticale (direttivo), calato dall’alto. Non è senz’altro il mondo inglese, la cui forma mentis è la ship (barca), - si ragiona insieme - terminazione questa tipica di innumerevoli vocaboli, come partnership, leadership…  E ciò indica un team affiatato, un dinamismo intrinseco, un’avventura comune, una complementarietà inedita, un approdo in fondo all’orizzonte. Così, con questi discorsi ancora nell’aria, incontriamo sorpresi il volto di un grande uomo di mare e noto scrittore, Ernest Hemingway. È all’Hotel de la Poste, il più antico di Cortina. «Nessun uomo è un'isola, intero in se stesso» - pare ripeterci, con innumerevoli sue foto tra nevi e ghiacciai. «Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte della terra!». Ne ammiriamo la stanza d’albergo, il «suo» posto abituale nell’antica sala bar, posto rimasto immortale, proprio sotto l’orologio a pendolo, dove annotava i capitoli di «Per chi suona la campana». E, così, pare ricordarci: «Ora non è tempo di pensare a ciò che non hai. Pensa quello che puoi fare con quello che c'è !». E a noi, ci sembra stranamente di cogliere… uno stile Migrantes! La visita a San Candido (Innichen in tedesco) resta memorabile. Uno del gruppo, nella piazza principale, estrae la fisarmonica (strumento squisitamente marchigiano), cala sugli occhi un basco à la française, e inizia un chansonnier parigino… Gli applausi non si fanno attendere, come pure i bambini portati dai nonni in carrozzina che battono mani e piedi al ritmo della musica… mentre un altro della Migrantes ti cita ad alta voce il Leopardi : «i bambini trovano il tutto nel nulla, i grandi trovano il nulla nel tutto !». Brunico, invece, la 'capitale' della Val Pusteria, offre la bellezza del Tirolo e la stessa bella accoglienza al nostro 'artista di strada'.  «A condizione di suonare una tarantella calabrese'» ci fa il gestore del bar in piazza grande. Tradendo, così, la propria origine… ma anche l’interessante capacità di essersi così bene integrato e pur nella sua diversità aver raggiunto una feconda differenza. Ci viene in mente la parabola della ship e del feudo… di chi sa ben navigare, al posto di rimanere inchiodato al suo territorio e alle sue certezze. Anche le piazze di Lienz, prima città austriaca oltre il confine, ci vedono nello stesso scenario musicale, nella stessa incursione sorprendente, nella stessa silenziosa pace interrotta. Ma lo strumento marchigiano ne esce sempre da protagonista più che ammirato. Anzi, invidiato. Alla sera, la testimonianza  stimolante di p. René Manenti, parroco della parrocchia interculturale milanese del Carmine, ci presenta, in quanto co-organizzatore, l'esperienza sinodale della Chiesa di Milano, «Chiesa dalle genti».  Fare da amalgama di tanti popoli che sono là presenti, fare da ponte per le differenze incontrate conoscendone le fatiche, ma mettendo in luce le ricchezze di ognuno, mai rassegnati di fronte alla tendenza che ogni comunità può avere di chiudersi... ne è il senso. Essere ponte tra autoctoni e quelli che vengono da fuori è l'impegno quotidiano che si rivela in questo cammino lento delle cose, delle idee e degli uomini. Piacevolissimo e commovente l'incontro con P. Stelio Fongaro, ottantenne lucidissimo, preside emerito a Piacenza, che dopo 60 anni di insegnamento di materie letterarie, ci parla della sua Antologia della letteratura migrante, una straordinaria silloge di testi di migranti e di emigrazione. Gli esce dalla bocca, con emozione, tutt'intera la poesia  "Lavandare" di Giovanni Pascoli. "E il vento soffia e tu non tornasti... come sono rimasta... come l'aratro in mezzo alla maggese". Così, il dolore struggente e solitario, di una donna per il suo uomo emigrato, e mai più tornato. La visita del museo delle arti rurali, degli usi e costumi della Val Pusteria a Brunico merita tempo e approfondimenti. Al centro la residenza signorile della famiglia Wezl, diventata nobile a fine Seicento per la ricchezza che gli permette l'acquisto di una miniera di rame, la costruzione di una cappella celebrativa e la costruzione dei "masi" per i contadini a loro servizio. Si intravede la genialità di un popolo, che ha affrontato la durezza della natura con l'arte di saperle strappare i frutti, l'artigianato del legno, della pelle e del ferro, la capacità di costruire utensili adatti, di convogliare l'acqua dei monti, di pascolare gli animali con azione religiosa e quasi superstiziosa per la partenza e il ritorno nelle transumanze, la costruzione di molini... È prodigiosa la capacità di adattamento dell'uomo alla natura che lo circonda, di curare le malattie di animali e persone, di ricavare cibo e medicine da ciò di cui dispone, di seguire i ritmi naturali da cui è circondato dandogli senso contemplativo, in vista di migliorare la vita. Quello, che in una parola di può chiamare "cultura". In fondo, tutto quello che ha apportato in Hochpustertal anche la nostra delegazione Migrantes in ritmo, colore, riflessione, musica e incontri.  Ricordando, in fondo, Thor Heyerdahl, antropologo e scrittore norvegese: "Le frontiere? Esistono eccome! Nei miei viaggi ne ho incontrate molte e stanno tutte nella mente degli uomini..."   Alberto Balducci

Card. Bassetti:“la Chiesa durante la pandemia: il valore della vita”

5 Agosto 2020 -

Perugia - «Da un po’ di tempo, ha preso forma un dibattito pubblico che si interroga sul mondo “dopo” la pandemia: un mondo diverso da quello attuale (forse) in cui bisognerà ripensare sé stessi e il sistema di relazioni interpersonali. Tutto giusto ed encomiabile. A me sembra, però, che questa pandemia, così improvvisa e sconvolgente, ci interroga soprattutto sull’oggi. Un oggi che non può fare a meno, si badi bene, del suo recente passato, e che ci fornisce almeno quattro spunti di riflessione sugli effetti prodotti da questo “nemico invisibile”».  Così esordisce nel suo ultimo scritto-riflessione il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, pubblicato dal settimanale cattolico «La Voce» nel numero in edicola venerdì 7 agosto e scaricabile dal sito: www.lavoce.it.

«Innanzitutto, il covid-19 ha messo bene in luce chi sono gli ultimi della nostra società – sottolinea il cardinale –, i più fragili, i più indifesi e, in poche parole, coloro che hanno maggior bisogno di protezione e tutela: ovvero, gli anziani. Essi non possono essere considerati soltanto come una “categoria protetta” e, men che meno, come un “costo” oneroso per le istituzioni pubbliche. Al contrario, gli anziani rappresentano, con la loro sapienza di vita, la chiave di volta della nostra architettura sociale, il collante tra le diverse generazioni e una fonte di ricchezza inesauribile a cui i giovani possono e debbono attingere».

«In secondo luogo – prosegue Bassetti –, la pandemia ha rimesso al primo posto alcuni temi che l’uomo moderno cerca costantemente di rimuovere: la morte, la sofferenza e la fragilità. Gli esseri umani sono da sempre alla ricerca di un nuovo Prometeo che li liberi dalle catene della loro caducità. Una ricerca vana. Le ideologie politiche degli ultimi secoli non hanno reso l’uomo più libero e felice. Soprattutto non l’hanno reso immortale. Da alcuni decenni, poi, le fedi politiche sono state sostituite da una fiducia, spesso acritica, nei confronti del progresso tecnologico. Oggi, però, il coronavirus ha rimesso in discussione anche la speranza di una redenzione umana attraverso la scienza».

«In terzo luogo, questa difficile situazione sanitaria ha posto al centro del discorso pubblico una riflessione seria e autorevole sulla libertà di pensiero – evidenzia il presidente della Cei –. Che non significa, è doveroso sottolinearlo, esprimere a piacimento tutto quello che passa per la testa senza preoccuparsi di verificare la fondatezza delle proprie dichiarazioni e soprattutto senza assumersi la responsabilità di quello che si afferma. Bene ha fatto, dunque, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a dire che “non possiamo e non dobbiamo dimenticare” i morti di questa pandemia e soprattutto che è necessario evitare “di confondere la libertà con il diritto di far ammalare altri”. È questo il tempo della responsabilità e della serietà, lasciando da parte, per il bene di tutti, fake news, negazionismi e “cattiva informazione”».

«Infine, l’ultimo elemento di riflessione riguarda la riorganizzazione della vita comune. È necessario farlo oggi in vista del domani. I dati della crisi economica che leggo su tutti i giornali sono spaventosi. Le saracinesche ancora chiuse che vedo in alcuni negozi mi lasciano amarezza e inquietudine. Perché dietro quelle saracinesche ci sono uomini, donne e famiglie. Occorre ritornare a vivere con prudenza e cautela, ma occorre ripartire».

«Con il cuore ferito dalla prova, anche la Chiesa italiana – annuncia il presidente dei Vescovi – si prepara ad iniziare il nuovo anno pastorale e ha preparato un documento che sarà inviato a tutte le diocesi. Un documento di speranza e non certo di pratiche burocratiche da espletare nelle Chiese. Durante il periodo di lockdown con grande senso di responsabilità, misto a sofferenza, abbiamo accolto le disposizioni governative. Oggi siamo chiamati ad andare oltre. Il tempo presente ci chiede, infatti, di non restringere gli orizzonti del nostro discernimento e del nostro impegno soltanto ai protocolli o alla ricerca di soluzioni immediate».

«Siamo  all’interno di un grande cambiamento d’epoca – conclude il cardinale Bassetti – che richiede un rinnovato incontro con il Vangelo e un nuovo annuncio del Kerygma: un incontro e un annuncio per promuovere e difendere ovunque il valore della vita».

 

Papa Francesco: l’intenzione di preghiera per chi lavora e vive del mare

5 Agosto 2020 -
Città del Vaticano - Nei 100 anni di vita di Stella Maris (Apostolato del Mare), il “Video del Papa” di agosto è rivolto ai marittimi, ai pescatori e alle loro famiglie. La preoccupazione del Papa riguardo alle sfide che devono affrontare i lavoratori del mare e le loro famiglie ogni giorno, va dall'abbandono in porti lontani” al “lavoro forzato” e dalla “pesca industriale" "all'inquinamento”. Attraverso le immagini diffuse dalla Fondazione per la Giustizia Ambientale (EJF), e mostrate nel video di questo mese, si può avere almeno un'idea di quello che, nell'indifferenza generale, in molti sono costretti a vivere. Ecco dunque la preghiera che Francesco affida a tutta la Chiesa, avvertendo inoltre che “senza i marittimi, in molte zone del mondo si soffrirebbe la fame”.
Il video per l'intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di agosto è stato realizzato in collaborazione con Stella Maris (Apostolato del Mare), il ministero marittimo della Chiesa cattolica che arriva ogni anno a più di un milione di marittimi e pescatori di tutto il mondo. Fondata a Glasgow - Regno Unito - nel 1920, quest'anno celebrerà i suoi 100 anni. Conta su di un'ampia rete mondiale di più di 1.000 cappellani e volontari in oltre 300 porti e da un secolo fornisce assistenza spirituale e sostegno pratico ai marittimi e ai fedeli chiamati a offrire una testimonianza tra quei lavoratori per i quali l'organizzazione si impegna a vigilare affinché non vengano maltrattati per il loro servizio agli altri.
 

Sud Sudan: aiuti umanitari per i profughi dalla Comunità di Sant’Egidio

5 Agosto 2020 - Roma - Un carico di aiuti umanitari raccolti dalla Comunità di Sant'Egidio, in collaborazione con il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, è giunto nei giorni scorsi a Juba, capitale del Sud Sudan, con un volo organizzato attraverso l'iniziativa "Ponte aereo umanitario" dell'Unione Europea. Gli aiuti - cibo, mascherine, gel igienizzante e sapone per la prevenzione del coronavirus - sono destinati ai profughi che hanno dovuto abbandonare i propri villaggi a causa dei recenti, violenti, scontri in diverse regioni del Paese. In questa situazione - speiga una nota della Comunità di Sant'Egidio - sono i civili, particolarmente le donne, gli anziani e i bambini, a pagare il prezzo più alto degli scontri fra gruppi armati. Molti di loro sono costretti a vivere sotto gli alberi nel mezzo della stagione delle piogge. Le loro condizioni sono rese ancora più difficili a causa della pandemia in un Paese privo di strutture sanitarie adeguate. Il Ministero degli Affari Umanitari e il Consiglio Ecumenico delle Chiese del Sud Sudan, con cui la Comunità collabora da anni e con cui ha stretto un accordo di cooperazione, provvederanno alla distribuzione degli aiuti. Gli aiuti sono "un gesto concreto di amicizia e sostegno al popolo sud sudanese che ha tanto sofferto a causa della guerra: una violenza che sembra non avere mai fine, nonostante gli importanti passi avanti compiuti di recente, anche grazie alla mediazione di Sant'Egidio", si legge nella nota evidenziando che l'iniziativa di dialogo politico, con sede a Roma, è stata interrotta dalla diffusione del Covid-19, ma rimane "l'unica via percorribile per per dare un futuro a questo Paese".

R.I. 

In ferie cercando Dio

5 Agosto 2020 -

Milano - È difficile sottostimare l’importanza che ebbe per la cristianità medievale l’assassinio di san Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury e primate d’Inghilterra dal 1162. Finito nelle mire del re Enrico II, una volta sua mentore e amico, fu ucciso in Cattedrale dalle spade di quattro cavalieri sicari mentre recitava l’Ufficio divino, il 29 dicembre 1170. Il papa Alessandro III lo canonizzò a tempo di record, tre anni dopo. Le sue spoglie mortali divennero meta di pellegrini provenienti dall’Inghilterra e dal continente, pellegrinaggi che fecero da sfondo ai Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, il capolavoro che nobilitò l’inglese medievale. E l’eco di quel martirio, profezia dell’aggressione di Enrico VIII alla Chiesa cattolica tre secoli e mezzo dopo, ha attraversato tutta la letteratura fino a Thomas Stearns Eliot e al suo Assassinio nella cattedrale.

Non molti sanno però che una reliquia emozionante di san Tommaso Beckett è presente in un luogo insospettabile: nel museo diocesano di Fermo. Si tratta di una casula in seta celeste e ricamata in oro di quasi 900 anni di età ma in uno stato di conservazione sorprendente. Secondo una tradizione arrivò a Fermo perché donata da Becket a un vescovo fermano, Presbitero. Avevano studiato insieme a Bologna e la loro amicizia non era mai venuta meno. Secondo un’altra tradizione fu la madre di Becket a donare al vescovo fermano il paramento di suo figlio dopo l’omicidio.

A parlare di questa reliquia, un unicum sotto diversi aspetti, è un numero speciale de La Voce delle Marche,periodico dell’arcidiocesi di Fermo, dedicato ai turisti che giungono in questo lembo dell’Italia centrale nell’estate post quarantena. Un modo per segnalare delle gemme di arte sacra presenti sul territorio, ma soprattutto delle opportunità per coniugare il viaggio, le vacanze, il relax con l’arricchimento dello spirito. Perché lo spirito si riposa quando si arricchisce. Opportunità che possono essere i "luoghi del silenzio" – i monasteri femminili che punteggiano l’arcidiocesi marchigiana – i numerosi santuari, gli itinerari come il Cammino Francescano della Marca e il Cammino Lauretano, fino alle iniziative organizzate dall’arcidiocesi come il Concerto di musica per arpa con le poesie di Giovanni Paolo II che si è tenuto sul sagrato della Cattedrale.

"In questo periodo molto particolare della storia umana, il tempo del riposo, della vacanza, delle ferie e del viaggio rappresenta un dono prezioso per ogni persona" scrive l’arcivescovo mons. Rocco Pennacchio in una lettera rivolta ai turisti,"mi piace pensare che questo dono sia racchiuso in uno scrigno fatto di incontro e conoscenza reciproca capace di generare una nuova visione per l’umanità intera...". E che il tempo delle ferie possa restituire "il senso di pienezza del presente", quando "nella routine quotidiana il presente è solo quel fugace frangente tra la fatica del passato e la preoccupazione del futuro". (Andrea Galli - Avvenire)

Card. Comastri: una preghiera su “Maria con Te” in occasione della drammatica ricorrenza di Nagasaki

5 Agosto 2020 -

Milano - "O Maria, Mamma nostra cara,/nell’ora del dolore da chi possiamo andare?/Dalla mamma e soltanto dalla mamma". Si apre con queste parole l’accorata preghiera che il card.  Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano,  ha composto per la Beata Vergine in occasione della drammatica ricorrenza del 9 agosto 1945, quando una bomba atomica fu sganciata sulla città giapponese di Nagasaki e la annichilì. Tra le macerie venne ritrovato il volto di una statua della Madonna, annerito e senza occhi. Ispirandosi a quell’effigie, simbolo degli effetti della violenza umana, il porporato ha dato vita a versi di amore filiale per la Madre del Cielo, la sola che può aiutarci "a combattere l’unica guerra lecita:/la guerra per la pace: dentro di noi, tra di noi,/tra le famiglie e tra i popoli". A 75 anni dall’esplosione che, tre giorni dopo quella di Hiroshima, pose fine alla Seconda guerra mondiale ma diede impulso alla corsa all’armamento nucleare delle superpotenze politiche, il card. Comastri affida l’umanità alla "Regina della Pace,/deturpata dalla nostra guerra" affinché porti "a Gesù una nostra lacrima di pentimento" e ci renda "costruttori di pace".

R.I.

Lesbo: “ristorante solidale” aperto dai volontari di Sant’Egidio

4 Agosto 2020 - Roma - Si è aperto con una grande festa per l'Aid el Adha - una cena tradizionale a base di agnello - il primo "ristorante solidale" di Sant'Egidio per i profughi che "sostano", a volte da anni, nell'isola greca. Circa 350 persone - per lo più famiglie con bambini molto piccoli provenienti dall'Afghanistan, dall'Iran, dalla Siria - hanno ricevuto il permesso di uscire dal campo profughi di Moria, dove vige un severo lockdown da alcuni mesi, per partecipare alla cena. Sant'Egidio ha ottenuto infatti che nel mese di agosto, ogni giorno una quota di almeno 300 profughi possa uscire dal campo per partecipare alle attività organizzate dai volontari della Comunità, un gruppo di persone provenienti da diversi paesi europei. È stato allestito un antico frantoio, una grande costruzione di pietra di fronte al mare, dove, oltre alle cene, si terranno anche il corso di inglese  per gli adulti e le attività di Scuola della Pace per i bambini. Tutto si svolge nel rispetto rigoroso delle norme anti-Covid, ma in un clima davvero festoso: la gratitudine visibile sul volto dei profughi - molti dei quali chiedono di aiutare e collaborano al servizio, indossando con orgoglio la pettorina azzurra con il logo di Sant'Egidio - aiuta a superare le barriere linguistiche. A Lesbos ci sono attualmente circa 15.000 profughi, molti dei quali "intrappolati" nell'isola da anni, che vivono in condizioni drammatiche nei campi formale e informale di Moria. Molte ONG hanno interrotto le attività e lasciato l'isola negli ultimi mesi, mentre si sono moltiplicati gli episodi di intolleranza e le violenze nei loro confronti.  

Rosario per l’Italia: domani da Aosta con mons. Lovignana

4 Agosto 2020 - Aosta - Domani, festa della Madonna delle Nevi, alle ore 21.00 TV 2000 recita del Santo Rosario per l'Italia presieduta dal vescovo, mons. Franco Lovignana. La celebrazione  andrà in onda dalla Cattedrale di Aosta. I canti saranno animati dalla Cappella musicale Sant’Anselmo. Le brevi riflessioni sui singoli Misteri della Gloria proporranno, oltre ai brani biblici, alcuni testi tolti dalle opere di Sant’Anselmo d’Aosta.

R.I.