Raffaele Iaria
Primo Piano
Migrantes: riflettere sulle tragedie che segnano il mondo migrante
R.Iaria
Cei: un milione di euro in soccorso delle popolazioni del Libano
Media Cei: Rosario da Albano Laziale con mons. Semeraro
Cgie sulla Giornata del Sacrificio del lavoro italiano nel mondo: la frontiera della civiltà passa attraverso la sicurezza sul lavoro
Raffaele Iaria
Mons. Caiazzo ad un anno dalla tragedia di Petty “Mai più morti d’indifferenza”
Vangelo Migrante: XIX domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Mt 14, 22-33)
p. Gaetano Saracino
Italiani nel mondo: sabato la Giornata del lavoro italiano nel mondo
Roma – 262 morti, 136 italiani. E’ il bilancio della tragedia che ha colpito 64 anni fa l’ex miniera di Marcinelle, in Belgio. E’ l’8 agosto. Ogni anno in questa data si tengono una serie di celebrazioni in molte città italiane. Quella ufficiale in Belgio alla presenza di autorità istituzionali del nostro Paese. Quest’anno, a causa della pandemia da Covid 19, la cerimonia ufficiale al Bois du Cazier. Ma la città di Charleroi ha deciso comunque di autorizzare un tributo simbolico, alla presenza di 50 persone, tra cui rappresentanti dell’associazione “Le Bois du Cazier”, familiari delle vittime, associazioni di ex minatori. Alla cerimonia parteciperà l’ambasciatrice italiana in Belgio, Elena Basile, che leggerà il messaggio del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella. La cerimonia inizierà con i 262 rintocchi della campana Maria Mater Orphanorum e la lettura dei nomi delle vittime per concludersi con la deposizione di una corona.
L’8 agosto si celebra anche, dal 2001, la “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”, istituita per celebrare, ricordare e onorare i tanti lavoratori italiani e il contributo economico, sociale e culturale delle loro opere.
Raffaele Iaria
Le braccia e i pomodori per ricordare la strage di due anni fa
Foggia: aggressioni a migranti
Rome Business School: 182mila laureati hanno lasciato l’Italia in 10 anni
6 Agosto 2020 - Roma - 182.000 laureati hanno lasciato l’Italia negli ultimi dieci anni e 117 Mila nel 2018. Aumentano le donne, dai 32 anni in su soprattutto nel Nord Italia. I paesi di destinazione sono il Regno Unito, la Germania, la Francia, il Brasile, gli Usa e l’Australia. Sono alcuni dei dati pubblicati, in questi giorni, dalla Rome Business School, la business school a maggior presenza internazionale in Italia con studenti provenienti da 150 Paesi, con una Ricerca sul tema “L’Italia e il malessere demografico: arginare la fuga dei cervelli, trattenere i talenti, modernizzare il sistema educativo italiano”. La Ricerca ha messo in luce trend, costi economico-sociali e proposte legate al fenomeno dell’esodo giovanile collegato all’invecchiamento della popolazione italiana con uno sguardo agli altri Paesi del mondo.
Difficile stabilire con esattezza quanti siano ma i dati Istat dicono che solo nel 2018 sono partiti 117mila italiani di cui 30mila laureati. Quasi tre cittadini italiani su quattro trasferitisi all’estero hanno 25 anni o più: sono poco più di 84 mila (72% del totale degli espatriati); di essi, il 32% sono laureati. Rispetto al 2009, l’aumento degli espatri di laureati è più evidente tra le donne (+10 punti percentuali) che tra gli uomini (+7%). Inoltre, negli ultimi 10 anni i giovani laureati che hanno abbandonato il nostro Paese sono stati 182mila con un’età media di trent’anni.
“Guardando al malessere demografico complessivo del Paese, l’Italia – si legge nella ricerca - perderà nei prossimi 45 anni circa 6,8 milioni di abitanti. Una cifra davvero preoccupante, che equivarrebbe oggi ad una perdita del 11% circa della popolazione totale”. Solo nel 2018 242.353 persone si sono iscritte al Registro degli italiani all’estero (Aire) di cui il 53,1% per espatrio, il 35,9% per nascita, il 3,3% per acquisizione di cittadinanza. Sono soprattutto uomini (55,2%) e giovani (40,6% hanno tra 18 e 34 anni) o giovani adulti (35-49 anni, 24,3%), ovvero persone nel pieno dell’età lavorativa. A tale proposito, “si prospetta nell’immediato futuro, unicamente come effetto del clima di incertezza e paura associato alla pandemia in atto, un calo nell’ordine di poco meno di 10 mila nati, ripartiti per un terzo nel 2020 e per due terzi nel 2021. La prospettiva peggiora poi ulteriormente se, in aggiunta agli effetti indotti dai fattori di incertezza e paura, si considerano quelli derivanti dallo shock sul piano occupazionale. Le stime mostrano che i nati scenderebbero a circa 426 mila nel bilancio finale del corrente anno, per poi ridursi fino a 396 mila, nello scenario più sfavorevole, in quello del 2021”.
Il Regno Unito è la destinazione europea preferita dai giovani, che nel 2019 ha accolto la maggioranza degli italiani all’estero (circa 21 mila) quadruplicando il numero degli espatri, con un picco di 25 mila intorno al 2016, con un totale di circa 133 mila unità dal 2009 al 2018. Segue la Germania altra meta prediletta dagli italiani che ha triplicato il numero degli immigrati (18 mila nel 2018), raddoppiati i flussi in Francia (14 mila circa), Svizzera (10 mila circa), Spagna (7 mila). Tra i paesi extra-europei, le principali mete di destinazione per l’espatrio italiano risultano il Brasile, Stati Uniti, Australia e Canada calcolando un totale di 18 mila immigrati. L’esodo, con la sola eccezione del Trentino-Alto Adige interessa tutte le regioni d’Italia non solo quelle demograficamente depresse. Quasi la metà (48,9%) è originario del Sud Italia, il 35,5% del Nord e il 15,6% del Centro. Le partenze nell’ultimo anno hanno riguardato 107 province, le prime sei sono state Roma, Milano, Napoli, Treviso, Brescia, Palermo.
I dati sulla mobilità italiana nel mondo sono stati elaborati dalla Redazione del Rapporto Italiani nel Mondo e pubblicati dalla Fondazione Migrantes nella XIV edizione del RIM. Il Rapporto Italiani nel Mondo 2020 verrà presentato a Roma nell’ottobre prossimo.
La ricerca propone una possibile ricetta per trattenere i giovani in Italia con lo sviluppo dell’offerta formativa in Inglese e il potenziamento dell’E-learning. “Il cammino verso l’internazionalizzazione dell’educazione superiore italiana è ancora troppo lento”, si legge nella ricerca anche se il livello di attrattività dei “cervelli” stranieri delle nostre università “cresce di circa il 3%. I non italiani iscritti a tutti i livelli e a tutte le tipologie di laurea nell’a.a. 2017-2018 (ultimo dato a disposizione) erano 85.356 su un totale di 1.722.322 studenti, tra cui predominano studenti provenienti da Albania, Grecia, Polonia, India, Ucraina e Moldavia”.
Tra le altre evidenze messe in luce dalla Ricerca per favorire il rafforzamento delle competenze del sistema Paese, la realizzazione di un sistema di defiscalizzazione differenziato in base alla qualità delle posizioni e dei profili professionali, oltre che alle esigenze espresse dalle imprese, e che possa applicarsi sia nell’ottica di agevolare il rientro in Italia che per trattenere i potenziali in atto di andare all’estero; il contrasto ai flussi in uscita favorendo la messa a regime di un sistema di valorizzazione reale per l’entry level dei giovani laureati; la semplificazione normativa mediante creazione di visti d’ingresso specifici (modello USA) e la velocizzazione delle procedure burocratiche per favorire la circolazione di capitale umano altamente qualificato in università e imprese; garantire un coinvolgimento più continuativo e strategico del fronte aziende-università/business school lungo tutta la filiera formazione-lavoro che tenga conto dei reali fabbisogni di professionalità del mercato.
Mons. Pelvi: “si diventa forti coi più deboli e con le persone più fragili, più indifese”
Migrantes Marche: una “vacanza” migrante
Card. Bassetti:“la Chiesa durante la pandemia: il valore della vita”
Perugia - «Da un po’ di tempo, ha preso forma un dibattito pubblico che si interroga sul mondo “dopo” la pandemia: un mondo diverso da quello attuale (forse) in cui bisognerà ripensare sé stessi e il sistema di relazioni interpersonali. Tutto giusto ed encomiabile. A me sembra, però, che questa pandemia, così improvvisa e sconvolgente, ci interroga soprattutto sull’oggi. Un oggi che non può fare a meno, si badi bene, del suo recente passato, e che ci fornisce almeno quattro spunti di riflessione sugli effetti prodotti da questo “nemico invisibile”». Così esordisce nel suo ultimo scritto-riflessione il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, pubblicato dal settimanale cattolico «La Voce» nel numero in edicola venerdì 7 agosto e scaricabile dal sito: www.lavoce.it.
«Innanzitutto, il covid-19 ha messo bene in luce chi sono gli ultimi della nostra società – sottolinea il cardinale –, i più fragili, i più indifesi e, in poche parole, coloro che hanno maggior bisogno di protezione e tutela: ovvero, gli anziani. Essi non possono essere considerati soltanto come una “categoria protetta” e, men che meno, come un “costo” oneroso per le istituzioni pubbliche. Al contrario, gli anziani rappresentano, con la loro sapienza di vita, la chiave di volta della nostra architettura sociale, il collante tra le diverse generazioni e una fonte di ricchezza inesauribile a cui i giovani possono e debbono attingere».
«In secondo luogo – prosegue Bassetti –, la pandemia ha rimesso al primo posto alcuni temi che l’uomo moderno cerca costantemente di rimuovere: la morte, la sofferenza e la fragilità. Gli esseri umani sono da sempre alla ricerca di un nuovo Prometeo che li liberi dalle catene della loro caducità. Una ricerca vana. Le ideologie politiche degli ultimi secoli non hanno reso l’uomo più libero e felice. Soprattutto non l’hanno reso immortale. Da alcuni decenni, poi, le fedi politiche sono state sostituite da una fiducia, spesso acritica, nei confronti del progresso tecnologico. Oggi, però, il coronavirus ha rimesso in discussione anche la speranza di una redenzione umana attraverso la scienza».
«In terzo luogo, questa difficile situazione sanitaria ha posto al centro del discorso pubblico una riflessione seria e autorevole sulla libertà di pensiero – evidenzia il presidente della Cei –. Che non significa, è doveroso sottolinearlo, esprimere a piacimento tutto quello che passa per la testa senza preoccuparsi di verificare la fondatezza delle proprie dichiarazioni e soprattutto senza assumersi la responsabilità di quello che si afferma. Bene ha fatto, dunque, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a dire che “non possiamo e non dobbiamo dimenticare” i morti di questa pandemia e soprattutto che è necessario evitare “di confondere la libertà con il diritto di far ammalare altri”. È questo il tempo della responsabilità e della serietà, lasciando da parte, per il bene di tutti, fake news, negazionismi e “cattiva informazione”».
«Infine, l’ultimo elemento di riflessione riguarda la riorganizzazione della vita comune. È necessario farlo oggi in vista del domani. I dati della crisi economica che leggo su tutti i giornali sono spaventosi. Le saracinesche ancora chiuse che vedo in alcuni negozi mi lasciano amarezza e inquietudine. Perché dietro quelle saracinesche ci sono uomini, donne e famiglie. Occorre ritornare a vivere con prudenza e cautela, ma occorre ripartire».
«Con il cuore ferito dalla prova, anche la Chiesa italiana – annuncia il presidente dei Vescovi – si prepara ad iniziare il nuovo anno pastorale e ha preparato un documento che sarà inviato a tutte le diocesi. Un documento di speranza e non certo di pratiche burocratiche da espletare nelle Chiese. Durante il periodo di lockdown con grande senso di responsabilità, misto a sofferenza, abbiamo accolto le disposizioni governative. Oggi siamo chiamati ad andare oltre. Il tempo presente ci chiede, infatti, di non restringere gli orizzonti del nostro discernimento e del nostro impegno soltanto ai protocolli o alla ricerca di soluzioni immediate».
«Siamo all’interno di un grande cambiamento d’epoca – conclude il cardinale Bassetti – che richiede un rinnovato incontro con il Vangelo e un nuovo annuncio del Kerygma: un incontro e un annuncio per promuovere e difendere ovunque il valore della vita».
Papa Francesco: l’intenzione di preghiera per chi lavora e vive del mare
Sud Sudan: aiuti umanitari per i profughi dalla Comunità di Sant’Egidio
R.I.
In ferie cercando Dio
Milano - È difficile sottostimare l’importanza che ebbe per la cristianità medievale l’assassinio di san Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury e primate d’Inghilterra dal 1162. Finito nelle mire del re Enrico II, una volta sua mentore e amico, fu ucciso in Cattedrale dalle spade di quattro cavalieri sicari mentre recitava l’Ufficio divino, il 29 dicembre 1170. Il papa Alessandro III lo canonizzò a tempo di record, tre anni dopo. Le sue spoglie mortali divennero meta di pellegrini provenienti dall’Inghilterra e dal continente, pellegrinaggi che fecero da sfondo ai Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, il capolavoro che nobilitò l’inglese medievale. E l’eco di quel martirio, profezia dell’aggressione di Enrico VIII alla Chiesa cattolica tre secoli e mezzo dopo, ha attraversato tutta la letteratura fino a Thomas Stearns Eliot e al suo Assassinio nella cattedrale.
Non molti sanno però che una reliquia emozionante di san Tommaso Beckett è presente in un luogo insospettabile: nel museo diocesano di Fermo. Si tratta di una casula in seta celeste e ricamata in oro di quasi 900 anni di età ma in uno stato di conservazione sorprendente. Secondo una tradizione arrivò a Fermo perché donata da Becket a un vescovo fermano, Presbitero. Avevano studiato insieme a Bologna e la loro amicizia non era mai venuta meno. Secondo un’altra tradizione fu la madre di Becket a donare al vescovo fermano il paramento di suo figlio dopo l’omicidio.
A parlare di questa reliquia, un unicum sotto diversi aspetti, è un numero speciale de La Voce delle Marche,periodico dell’arcidiocesi di Fermo, dedicato ai turisti che giungono in questo lembo dell’Italia centrale nell’estate post quarantena. Un modo per segnalare delle gemme di arte sacra presenti sul territorio, ma soprattutto delle opportunità per coniugare il viaggio, le vacanze, il relax con l’arricchimento dello spirito. Perché lo spirito si riposa quando si arricchisce. Opportunità che possono essere i "luoghi del silenzio" – i monasteri femminili che punteggiano l’arcidiocesi marchigiana – i numerosi santuari, gli itinerari come il Cammino Francescano della Marca e il Cammino Lauretano, fino alle iniziative organizzate dall’arcidiocesi come il Concerto di musica per arpa con le poesie di Giovanni Paolo II che si è tenuto sul sagrato della Cattedrale.
"In questo periodo molto particolare della storia umana, il tempo del riposo, della vacanza, delle ferie e del viaggio rappresenta un dono prezioso per ogni persona" scrive l’arcivescovo mons. Rocco Pennacchio in una lettera rivolta ai turisti,"mi piace pensare che questo dono sia racchiuso in uno scrigno fatto di incontro e conoscenza reciproca capace di generare una nuova visione per l’umanità intera...". E che il tempo delle ferie possa restituire "il senso di pienezza del presente", quando "nella routine quotidiana il presente è solo quel fugace frangente tra la fatica del passato e la preoccupazione del futuro". (Andrea Galli - Avvenire)
Card. Comastri: una preghiera su “Maria con Te” in occasione della drammatica ricorrenza di Nagasaki
Milano - "O Maria, Mamma nostra cara,/nell’ora del dolore da chi possiamo andare?/Dalla mamma e soltanto dalla mamma". Si apre con queste parole l’accorata preghiera che il card. Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano, ha composto per la Beata Vergine in occasione della drammatica ricorrenza del 9 agosto 1945, quando una bomba atomica fu sganciata sulla città giapponese di Nagasaki e la annichilì. Tra le macerie venne ritrovato il volto di una statua della Madonna, annerito e senza occhi. Ispirandosi a quell’effigie, simbolo degli effetti della violenza umana, il porporato ha dato vita a versi di amore filiale per la Madre del Cielo, la sola che può aiutarci "a combattere l’unica guerra lecita:/la guerra per la pace: dentro di noi, tra di noi,/tra le famiglie e tra i popoli". A 75 anni dall’esplosione che, tre giorni dopo quella di Hiroshima, pose fine alla Seconda guerra mondiale ma diede impulso alla corsa all’armamento nucleare delle superpotenze politiche, il card. Comastri affida l’umanità alla "Regina della Pace,/deturpata dalla nostra guerra" affinché porti "a Gesù una nostra lacrima di pentimento" e ci renda "costruttori di pace".
R.I.
Lesbo: “ristorante solidale” aperto dai volontari di Sant’Egidio
Rosario per l’Italia: domani da Aosta con mons. Lovignana
R.I.