Primo Piano

Missioni: la giornata mondiale il 18 ottobre

28 Agosto 2020 - Città del Vaticano - La Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli ha confermato che la Giornata Missionaria Mondiale si celebra quest’anno a livello universale domenica 18 ottobre, "senza variazioni di calendario". In molte Diocesi la preparazione alla Giornata è stata avviata da tempo e - si legge in una nota diffusa sul Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede - "resta preminente l’animazione missionaria del popolo di Dio. La fede, infatti, per sua natura è missionaria e la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale serve a tenere viva in tutti i fedeli questa dimensione essenziale della fede cristiana". La Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli "si affida, inoltre, al senso di comunione e corresponsabilità dei vescovi quanto alla colletta di quella Giornata a favore delle Pontificie Opere Missionarie, che si adoperano in ambito universale per un equo sostegno delle Chiese nei territori di missione".

R.I.

Famiglie rom di Roma scrivono a Raggi e alla città

28 Agosto 2020 -
Roma  - "Gentile sindaca Virginia Raggi, siamo famiglie che da decenni vivono a Roma. Siamo mamme e papà, cittadini romani nati e cresciuti a Roma, la città che amiamo e sentiamo nostra e nella quale tutti noi abbiamo frequentato le scuole. Molti di noi sono cittadini italiani, i giovani lo diventeranno a breve. La nostra è una storia di sofferenza e dolore, iniziata con la fuga dalla Jugoslavia e da quel momento condotta prima tra baracche e topi, poi dentro i recinti dei “villaggi” realizzati dall’Amministrazione Comunale".
Inizia così la lettera scritta  - e diffusa oggi dall'Associazione "21 luglio"  - a seguito di un percorso partecipativo, dalle famiglie che vivono all’interno dell’area F del campo rom di Castel Romano. La missiva è rivolta alla città di Roma ma soprattutto alla sindaca di Roma al fine di scongiurare lo sgombero della baraccopoli previsto il prossimo 10 settembre 2020 e soprattutto per proporre alternative concrete ad uno sgombero che appare in contrasto con il Decreto Legge n.18 del 17 marzo 2020 e successive modificazioni.
Lunedì 31 agosto, alle ore 12.00, in piazza del Campidoglio, prima di protocollare il documento, una delegazione degli abitanti della baraccopoli dell’area F di Castel Romano - informa una una nota - presenterà il testo. Insieme a loro saranno presenti Carlo Stasolla (Associazione 21 luglio), Riccardo Noury (Amnesty International), Riccardo Magi, parlamentare, Marta Bonafoni a Alessandro Capriccioli, consiglieri regionali, Giovanni Zannola, consigliere comunale, attivisti e rappresentanti della comunità ecclesiale.

Lampedusa: prosegue il piano del governo per liberare l’hotspot

28 Agosto 2020 -

Lampedusa - La nave quarantena "Azzurra" ha attraccato ieri al porto di Cala Pisana, a Lampedusa. Si tratta della seconda imbarcazione presa a noleggio dal governo per ospitare i migranti ed effettuare la necessaria sorveglianza sanitaria prima dell’accoglienza a terra. Mercoledì era stata la volta della nave "Aurelia'", che ha imbarcato 273 migranti ospiti dell’hotspot locale, 60 dei quali positivi al Coronavirus. Secondo quanto è stato reso noto dal Viminale, tra il primo e il secondo viaggio, sono 850 i migranti trasferiti dall’isola.

Il “miracolo” di mamma Maria: dal Perù a Cosenza per curare la figlia

28 Agosto 2020 -
Cosenza - "Non sapevo una parola d’italiano, ero spaesata e preoccupata, non potevo permettermi l’albergo... Quello che è successo è stato un miracolo di Dio". Si chiama Maria ed è una mamma peruviana con gli occhi segnati dall’angoscia per la figlia ventenne malata di leucemia. Sandy, la ragazza, era arrivata in Italia per l’Erasmus e presto agli studi aveva affiancato il volontariato allo Sprar di San Giorgio Albanese, paesino dell’entroterra cosentino. Ma il 4 gennaio ha dovuto essere ricoverata nel reparto di Ematologia dell’Annunziata di Cosenza, presso cui è ancora in cura con terapie sia domiciliari sia in corsia. Appena saputa la notizia, mamma Maria è volata in Italia assieme al figlio più grande per assisterla. Ma come fare? Per fortuna a Casa nostra, centro diurno della Caritas cosentina, ci sono suore messicane con cui la donna può esprimersi in spagnolo, spiegarsi e trovare conforto. La catena della solidarietà qui è forte, ramificata; miracolosa, come sostiene Maria. Le trovano casa all’associazione 'Gianmarco De Maria', creata per accogliere i familiari di minori ricoverati all’Annunziata dai genitori di un bambino strappato alla vita da un tumore. Così Maria viene raggiunta dall’altro figlio, Danny, e dal marito Odon. Nelle stanze della 'De Maria', ricavate in un vecchio convento, incontrano poi Rosa, giovane spagnola anche lei in Italia per un Erasmus e poi fermatasi per amore e per lavoro; è lei a fare da traduttrice, mentre l’associazione e la sua straordinaria macchina di volontariato e assistenza provvedono al resto, dalle medicine alle incombenze burocratiche, ai necessari spostamenti: «Qui è davvero una famiglia, un aiuto fondamentale. È come essere a casa», raccontano Maria e Odon. Infine, grazie al parroco ecuadoriano di Sant’Agostino don Victor, la famiglia può persino partecipare alla messa in spagnolo. Tra l’altro, senza più permesso di soggiorno per ragioni umanitarie a causa dei decreti sicurezza, mamma Maria non potrebbe rimanere in Italia per assistere Sandy; ma l’emergenza Covid (che sta ferendo anche il Perù) al momento non permette comunque di tornare a casa: un 'effetto collaterale' del virus, finalmente positivo. (Domenico Marino - Avvenire)

Sicilia: il Tar sospende l’ordinanza migranti

28 Agosto 2020 -

Palermo - Le misure adottate "sembrano esorbitare dall’ambito dei poteri attribuiti alle regioni" e rischiano di "ingenerare difficoltà di coordinamento tra le autorità", anzi "potrebbero proprio esse stesse creare le condizioni di potenziale pericolo per la salute e l’incolumità pubblica che avrebbero, invece, inteso scongiurare", vista la difficoltà di "organizzare nei ristretti tempi indicati l’attività di sgombero in condizioni di sicurezza" degli hotspot. Il presidente della terza sezione del Tar di Palermo, Maria Cristina Quiligotti, ha accolto l’istanza cautelare presentata dal governo nazionale e ha sospeso l’esecutività dell’ordinanza del presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, che prevede lo sgombero e la chiusura degli hotspot e dei centri di accoglienza per migranti presenti sull’Isola per un presunto rischio sanitario legato all’emergenza Covid. La camera di consiglio per la trattazione collegiale è stata fissata per il 17 settembre prossimo, ma il giudice amministrativo, nel decreto di sospensiva, entra già nel merito del giudizio. Alla base dell’impugnazione da parte del presidente del Consiglio e del ministro dell’Interno c’è la considerazione che la gestione del fenomeno migratorio è competenza dello Stato, non delle Regioni. Le misure previste dall’ordinanza "involvono e impattano in modo decisivo sull’organizzazione e la gestione del fenomeno migratorio nel territorioitaliano, che rientra pacificamente nell’ambito della competenza esclusivadello Stato ai sensi dell’art. 117 della Costituzione" si legge nel decreto cautelare. Il giudice del Tar smonta proprio le fondamenta su cui si basa l’iniziativa fortemente contestata del governatore siciliano, si spinge a dire che "l’esistenza di un concreto aggravamento del rischio sanitario legato al Covid- 19 tra la popolazione locale, quale conseguenza del fenomeno migratorio…appare meramente enunciata, senza che risulti essere sorretta da un’adeguata e rigorosa istruttoria". Anche sulla chiusura dei porti scrive: "La disposta chiusura dei porti all’accesso dei natanti di qualsiasi natura trasportanti migranti sembra esorbitare parimenti dalla competenza regionale". (A.T.)

Vangelo Migrante: XXII domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Mt 16, 21-27)

27 Agosto 2020 - Nella tendenza innata a resistere a Dio, l’uomo deforma la Sua immagine e si rifiuta di lasciare che Dio sia come vuole essere. Il suo Dio è troppo piccolo, troppo fragile e troppo limitato, mentre il Dio di Gesù Cristo è tutt’altro e Gesù, nel vangelo odierno, si affretta a percorrere la via che porta a Gerusalemme per svelarcelo. Anche per Pietro l’idea di sofferenza e l’idea di Messia sono incompatibili fra loro: “Dio non voglia Signore, questo non ti accadrà mai”, replica all’annuncio di Gesù sulla sua Passione. È lo stesso Pietro che domenica scorsa aveva rivelato chi era Gesù? Si. Da dove provengono allora queste spinte opposte? La vicenda di Geremia nella prima lettura ci aiuta a capire che dentro l’uomo c’è un combattimento: Dio ha donato a Geremia uno spirito profetico straordinario e meraviglioso per annunciare cose ‘scomode’ ma allo stesso tempo affiora in lui anche la voglia di proteggersi, salvaguardarsi, premunirsi, non farsi male. Alla fine prevale la seduzione iniziale, la chiamata di Dio, per la forza che viene da Dio. Anche Pietro ha dentro di sé la voglia di scappare e una spinta ad obbedire. La sintesi tra queste spinte gliela dà Gesù nel “vade retro” che non è un allontanamento ma un ‘rimetterlo in fila’ dietro di Lui per fargli fare il viaggio che spiega quella meta: “se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la propria croce e mi segua”. Il combattimento va superato con altro: dire no a qualcosa per fare posto a qualcos’altro. C’è in me una vita che è la mia ed è piccola. Dio me ne vuole dare un'altra che è più grande: da figlio di Dio. Non più figlio di Giona ma figlio di Dio. Il salto avviene nella vita che nasce dalla Pasqua: l’uomo che si difende lascia il posto ad uno che abbraccia la croce di Cristo e sceglie di perdere la vita per quel Signore che trasforma la morte in vita. Il problema non è ‘perdere’ ma ‘trovare’. La vita passa comunque; si può sprecare e si può investire. La spreco se nel tentativo di tenere tutto per me non lascio spazio all’offerta di me stesso; la investo se metto in me stesso la forza che viene dalla Vita stessa. Quella forgiata nella Pasqua, vera e propria migrazione verso una vita nuova.

p. Gaetano Saracino

Scalabriniane: diario da Lesbo (3)

27 Agosto 2020 - Lesbo - Si chiama Fazi, ha 11 anni. E’ fuggita dall’Afghanistan per continuare a vivere. Ora si trova a Lesbo e, alla sua età, ai più piccoli insegna quel po’ che sa in inglese. Le Suore Scalabriniane, nell’ambito della loro missione svolta grazie alla collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, l’hanno incontrata. Fazi si trova nel campo profughi di Moria, luogo dove la dignità umana sembra essere cosa sconosciuta. La formazione ha i colori delle suore e della Comunità e passa dai sorrisi e dai piccoli grandi gesti di animazione che viene fatta.  E’ bello vedere come nonostante il momento di crisi proprio i bimbi ancora disegnino a colori. Hanno voglia di casa, di serenità e si adattano per come possono, in questo momento. Il sole sorge ogni giorno su quelle baracche costruite da frasche e pezze di teli di plastica. Arrampicarsi sui pendii del campo non è cosa facile. I migranti arrivano qui passando dalla Turchia, a due passi da quest’isola. Sembra l’ultima tappa di un viaggio che invece è solo il punto intermedio. Fra le tende ci sono fili che reggono i panni messi ad asciugare: danno il senso dell’umanità in cammino. Molti sono i bisogni essenziali a cui rispondere: cibo e igiene personale in primis. Amare è prendersi cura degli altri, è l’obiettivo della missione scalabriniana che si sviluppa nella terra di questi luoghi ma che si alimenta stando vicini ai rifugiati, tenendo presente come le sfide siano sempre dietro l’angolo. Fazi è un simbolo di chi ha gli occhi che guardano con stupore l’arcobaleno e le onde del mare, la natura e gli altri. Fazi guarda con occhi Cristiani, è il fuoco ardente di chi ama vivere. La vita ha sempre una Fazi accanto a noi.

Viminale: 17.604 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane nel 2020

27 Agosto 2020 - Roma - Sono 17.604 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è del Ministero dell’Interno ed è aggiornato alle 8 di questa mattina. Degli oltre 17.600 migranti sbarcati, 7.268 sono di nazionalità tunisina (41%). Gli altri provengono da Bangladesh (2.803, 16%), Costa d’Avorio (911, 5%), Algeria (808, 5%), Sudan (620, 3%), Pakistan (580, 3%), Marocco (564, 3%), Somalia (480, 3%), Egitto (446, 3%), Guinea (355, 2%) a cui si aggiungono 2.769 persone (16%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.  

Associazioni: un giorno di digiuno, come segno di protesta contro l’indifferenza e di solidarietà con i migranti

27 Agosto 2020 -
Roma - - “Gridare tutta la nostra indignazione, metterci il nostro corpo e non solo la faccia, esigere un cambio di rotta dell’Italia e dell’Europa, complici delle stragi dei migranti, di fronte agli ennesimi crimini di omissione di soccorso! Non ci resta che questo, dopo le ultime tragedie del Mare Nostrum”. Lo scrivono i firmatari di una lettera-appello dopo l’ennesima strage avvenuta nel Mediterraneo con la morte di 45 persone, tra cui cinque bambini, la notte tra il 14 e il 15 agosto. Al naufragio del gommone partito dalla Libia sono scampate 36 persone: “Ai morti – si legge nel documento – si aggiunge la sorte dei sopravvissuti che, recuperati da un peschereccio, una volta portati sulla terraferma, sono stati trasferiti in un centro di detenzione libico, uno di quelli gestiti dal governo di Tripoli. Si tratterebbe, secondo le prime informazioni, di cittadini provenienti da Senegal, Mali, Ciad e Ghana”. Prosegue l’appello: “Subito dopo quella strage, in meno di una settimana, ne sono avvenute altre tre: il bilancio totale è di 100 morti e altre 160 persone sparite dopo aver preso il largo! Non possiamo restare a guardare e a contare senza muoverci! È gravissimo che sia proprio l’Italia a finanziare la guardia costiera libica. Il governo italiano continua nei fatti le politiche di respingimento dei migranti violando il diritto internazionale che prevede l’obbligo di accoglienza dei profughi che scappano da guerre e da violazioni di diritti umani. Inoltre l’Italia tiene ancora bloccate nei porti ben quattro navi che potrebbero salvare altri migranti”. I firmatari propongono due iniziative da attuare venerdì 28 agosto: un giorno di digiuno, come segno di protesta contro l’indifferenza e di solidarietà con i migranti, e una foto da condividere sui social con il proprio volto e un cartello con scritto “#esefossimonoiadaffogare?Adessobasta!”. Tra i firmatari della lettera: Associazione Casa Amadou, Associazione Laudato si’, Centro Astalli, Ciac (Centro immigrazione asilo e cooperazione) Cimi (Conferenza degli Istituti missionari italiani), Comitato 3 ottobre, Commissione Giustizia e Pace dei Missionari Comboniani, Comunità comboniana di Castelvolturno (Ce), Emmaus Italia, Fondazione Casa della carità (Angelo Abriani), Gim (Giovani impegno missionario), Gruppo Abele, Libera, Nigrizia, ResQ-People Saving People, Suam (Segretariato unitario animazione missionaria degli Istituti missionari).

A Torino il Migrantour

27 Agosto 2020 - Torino - Girare il mondo in una piazza: a Torino è possibile. Porta Palazzo, il mercato più grande d’Europa, offre uno spazio in cui le distanze fisiche e temporali svaniscono, raccogliendo in un unico luogo un caleidoscopio di colori, odori, idiomi, volti e sensazioni, provenienti da ogni parte del pianeta. L’itinerario di Migrantour  di venerdì 18 settembre prevede, tra le altre cose, la visita delle botteghe storiche e del padiglione liberty dell’Antica Tettoia dell’Orologio; si toccherà quindi il Sud Italia al mercato del pesce, per poi avviarsi, nei negozi circostanti, all’esplorazione dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina. Il progetto Migrantour, nato proprio a Torino nel 2009 e oggi attivo in 16 città europee, vuole valorizzare la multiculturalità che ha trasformato e ormai caratterizza le nostre città, proponendo una serie di passeggiate urbane interculturali accompagnati da persone di origine migrante. Si tratta di un’occasione per sperimentare nuove forme di turismo responsabile a km zero e ad impatto ambientale nullo, che favorisce l’incontro fra concittadini di diversa provenienza. La possibilità di incontrare il mondo nella propria città, e di incontrarlo insieme a persone di origine migrante, sembra palesare una volta di più la sostanziale unità della famiglia umana, realtà che la stessa pandemia di Covid-19 ha messo in evidenza, mostrandoci come “siamo tutti sulla stessa barca”, secondo le parole di papa Francesco. Nel suo Messaggio per la 106ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, il papa aggiunge: “Ritrovarci ad avere preoccupazioni e timori comuni ci ha dimostrato ancora una volta che nessuno si salva da solo”. “Per crescere – scrive –  è necessario condividere”: condividere risorse, condividere tempo, condividere esperienze: «per crescere davvero dobbiamo crescere insieme”.

Papa Luciani e le migrazioni

26 Agosto 2020 - Roma – “Dio vi perdoni per quello che avete fatto” dice ai cardinali usciti dal Conclave, uno dei più brevi della storia. E’ il 26 agosto 1978 e il nuovo pontefice, Giovanni Paolo I, si è appena affacciato alla Loggia centrale di San Pietro per salutare i fedeli riuniti in piazza alla notizia della nomina del successore di Pietro. Avrebbe voluto dire qualcosa a quella gente, papa Albino Luciani (questo il suo vero nome) ma il rigido cerimoniale non lo prevede: “non rientra nella consuetudini”. Lo fa però il giorno successivo, domenica, al suo primo Angelus. Parla in modo semplice e schietto, ma diretto. “Ieri mattina io sono andato alla Sistina a votare tranquillamente. Mai avrei immaginato quello che stava per succedere”, confida sorridendo, quasi si sente vittima di una improvvisazione. E’ stato eletto al quarto scrutinio di un Conclave-lampo, durato solo un giorno. Sceglie di portare il nome dei due papi che lo hanno preceduto: Giovanni XXIII e Paolo VI. Si chiamerà infatti Giovanni Paolo I. “Ho fatto questo ragionamento”, confida ai fedeli in quel suo primo discorso. “Papa Giovanni ha voluto consacrarmi lui con le sue mani qui nella Basilica di San Pietro; poi, benché indegnamente, a Venezia gli sono succeduto sulla cattedra di San Marco, in quella Venezia che è ancora piena di papa Giovanni”. E oggi nel paese natale, Canale d’Agordo, provincia di Belluno, a quasi mille metri sul livello del mare, una celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego invitato dal vescovo di Belluno-Feltre, mons. Guido Marangoni. Nella sua omelia il presule ferrarese ha evidenziato come il tema delle migrazioni era molto “caro a papa Luciani, che aveva visto il padre, la madre e altri familiari emigranti, partire alla ricerca di un lavoro in Svizzera. La chiamata alla santità chiede a ciascuno di noi – ha detto - pastori e fedeli, di vincere l’ipocrisia e avere il coraggio della verità e della testimonianza cristiana”. Papa Francesco nell’enciclica Laudato sì ricorda che “la situazione attuale del mondo provoca un senso di precarietà e di insicurezza, che a sua volta favorisce forme di egoismo collettivo. Quando le persone diventano autoreferenziali e si isolano nella loro coscienza, accrescono la propria avidità. Più il cuore della persona è vuoto, più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare. In tale contesto non sembra possibile che qualcuno accetti che la realtà gli ponga un limite. In questo orizzonte non esiste nemmeno un vero bene comune” . La santità “non cresce sull’egoismo e l’individualismo, ma solo nella condivisione e nell’attenzione agli altri e al mondo. Come è stato capace Papa Luciani, il cristiano, il pastore di questa terra, che di Giovanni XXIII ha raccolto il coraggio di una riforma della Chiesa sfociata nel Concilio Vaticano II e di Paolo VI ha fatto suo il coraggio di un dialogo con il mondo, coniugando evangelizzazione e promozione umana”. Il futuro Papa varie volte ha parlato di emigrazione ricordando: “mia madre, da ragazza, ha lavorato in una fabbrica svizzera. Il papà, quand'ero fanciullo, lavorava in Svizzera da muratore. Ricordo quando il papà, di primavera, ripartiva da casa con la sua valigia e la tristezza di quei momenti. Ricordo come venivano lette e commentate le sue lettere. In una parola, ho visto e vissuto il dramma della emigrazione. Per questo è con tenerezza e viva comprensione che mando il mio cordiale saluto e che formulo i miei auguri per le famiglie che rivivono oggi quanto la mia famiglia ha provato ieri”. Varie anche le visite del futuro papa agli emigrati in varie occasioni come al santuario di Mariastein, dove incontra molte famiglie di emigrati veneti e amministra la cresima. Ma anche, come ricorda lo storico Marco Roncalli, in Brasile con l’incontro con emigrati della sua regione di più di una generazione, “parlando con loro non tanto il portoghese quanto il dialetto delle radici, tenendo persino prediche e discorsi in veneto, riuscendo a commuovere questi suoi lontani corregionali fra i quali anche suoi parenti”. E poi in Germania a Magonza dove partecipa alla “Giornata del lavoratore italiano all’estero” infondendo – scrive Roncalli – “coraggio ai connazionali e citando i suoi genitori che avevano fatto la loro stessa esperienza”. E nel 1965 scriveva: “qualche vescovo si è spaventato: ma allora domani vengono i buddisti e fanno la loro propaganda a Roma, vengono a convertire l’Italia. Oppure ci sono quattromila musulmani a Roma: hanno diritto di costruirsi una moschea. Non c’è niente da dire: bisogna lasciarli fare. Se volete che i vostri figli non si facciano buddisti o non diventino musulmani, dovete fare meglio il catechismo, fare in modo che siano veramente convinti della loro religione cattolica”. Parole che molti ancora oggi fanno fatica ad accettare.

Raffaele Iaria

Circo: ad ottobre Festival di Latina e Festa dell’arte circense italiana insieme

26 Agosto 2020 - Roma - Festival del Circo di Latina e Festa dell’arte circense italiana insieme. Potrebbe avvenire ad Ottobre all’interno del Festival di Latina. Da un lato, infatti, la Famiglia Montico sta lavorando alla 21esima edizione dell’International Circus Festival of Italy di Latina. Dall’altro l’Ente Nazionale Circhi sta ragionando sulla seconda edizione di “Viva il Circo!”, la festa dell’arte circense italiana. L’idea sulla quale si sono trovati a convergere il presidente e direttore del Festival, Fabio Montico, e il presidente dell’Ente Nazionale Circhi, Antonio Buccioni – spiega il sito dell’Enc - è quella di unire le forze e concentrare il richiamo di entrambi gli appuntamenti artistici, che ovviamente hanno valenza e finalità diverse, nei giorni in cui dovrebbe tenersi il Festival a Latina. Le date ipotizzate sono quelle comprese fra il 15 e il 19 ottobre 2020.  

Papa Francesco: mercoledì prossimo riprendono le udienze generale con la presenza di fedeli

26 Agosto 2020 - Città del Vaticano - Mercoledì prossimo, 2 settembre, riprenderanno le Udienze generali del mercoledì di Papa Francesco con la presenza dei fedeli. Lo rende noto la Prefettura della Casa Pontificia attraverso Bollettino della Sala Stampa della  Santa Sede. Seguendo le indicazioni sanitarie delle Autorità, le udienze del mese di settembre  - spiega la nota -  si svolgeranno nel Cortile San Damaso del Palazzo Apostolico, con inizio alle ore 9,30. La partecipazione sarà aperta a tutti coloro che lo desiderano, "senza bisogno di biglietti".

R.I.

Diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie: domani con 20 seminaristi ad Andria per conoscere e fare esperienza nei luoghi della carità e solidarietà.

26 Agosto 2020 -

Andria - Domani, giovedì 28 Agosto, la Casa Accoglienza “S. Maria Goretti” della Diocesi di Andria ospiterà mons. Leonardo D'Ascenzo, vescovo di Trani-Barletta-Bisceglie e 20 seminaristi, accompagnati da don Cosimo Delcuratolo, responsabile diocesano della formazione, per vivere una giornata di preghiera e di conoscenza dei luoghi di esercizio della carità della nostra comunità ecclesiale.

I seminaristi e mons. Leonardo D'Ascenzo avranno modo di conoscere i servizi di carità che la Casa Accoglienza “S. Maria Goretti” della Diocesi di Andria, le Case Famiglia e le Case di Accoglienza della Comunità “Migrantesliberi”, presidio da anni dell’esercizio e servizio di Carità donato al prossimo, al povero, al forestiero, all’altro.

I seminaristi, inoltre, vivranno una esperienza di servizio nelle case famiglia e di accoglienza della Comunità “Migrantesliberi”, nata dalla esperienza della stessa Casa Accoglienza, condividendo con gli ospiti il pranzo presso le Case Famiglia e di Accoglienza della Comunità “Migrantesliberi”, presenti nella Città di Andria, dove conosceranno le storie e i tanti volti dell’accoglienza. Sicuramente per i seminaristi sarà un’esperienza che li porterà a diretto contatto con la carne viva dell’umanità sofferente e piagata dall’indifferenza e dall’abbandono.

Un richiamo spirituale forte ai fondamentali della vocazione, infatti per Papa Francesco sono gli anni più favorevoli quelli del seminario per imparare a stare con il Signore Gesù Cristo, "imparare ad ascoltarlo e a contemplare il suo volto". Serve dunque dedicare un adeguato impegno alla formazione spirituale visto che – per il il Papa– “…l’esperienza del silenzio e della preghiera è fondamentale: è lì, nel rimanere alla sua presenza, che il discepolo può conoscere il Maestro, come da Lui è conosciuto – direbbe San Paolo. Ma è essenziale anche l’incontro con Gesù nel volto e nella carne dei poveri. Anche questo è parte integrante della formazione spirituale del seminarista”.

Papa Francesco: “non possiamo stare a guardare” di fronte alla disuguaglianza

26 Agosto 2020 -  Città del Vaticano - “Quando l’ossessione di possedere e dominare esclude milioni di persone dai beni primari; quando la disuguaglianza economica e tecnologica è tale da lacerare il tessuto sociale; e quando la dipendenza da un progresso materiale illimitato minaccia la casa comune, allora non possiamo stare a guardare. No, questo è desolante”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco all’udienza generale del mercoledì. “Dobbiamo – ha aggiunto - agire tutti insieme, nella speranza di generare qualcosa di diverso e di meglio. La speranza cristiana, radicata in Dio, è la nostra àncora. Essa sostiene la volontà di condividere, rafforzando la nostra missione come discepoli di Cristo, il quale ha condiviso tutto con noi”. “Se ci prendiamo cura dei beni che il Creatore ci dona, se mettiamo in comune ciò che possediamo in modo che a nessuno manchi – ha concluso il Papa -, allora davvero potremo ispirare speranza per rigenerare un mondo più sano e più equo”.  

E’ morto don Giampiero Maria Arabia: era missionario in Germania

26 Agosto 2020 - Cosenza - Era nato a Rogliano il 5 dicembre del 1965. Diceva di essere nato proprio alla fine del Concilio e il suo sacerdozio ed il suo impegno doveva essere quello di saldare fede e arte come via per comunicare a fede. Così, dopo l'esperienza nella parrocchia di San Pietro in Rogliano e gli studi al Liceo artistico di Cosenza, ha fatto il suo ingresso in Seminario San Pio X di Catanzaro. Da qui è iniziato il suo lavoro di ricerca per trovare anche nella via dell'arte, della musica, della scultura e della pittura lo spazio per l'evangelizzazione attraverso la bellezza. Dopo aver proseguito le sue esperienze ed insegnato religione cattolica nei licei romani è stato ordinato sacerdote ed ha proseguito i suoi lavori artistici arricchendo di pitture, icone e mosaici diversi presbiteri e chiese in varie diocesi italiane. Ma la sua capacità di lavorare la pietra, di creare con i tasselli figure ed immagini del tutto uniche, lo ha portato a lavorare dalla Sicilia (diocesi di Noto) alla stessa Roma dove i suoi mosaici sono presenti in tante chiese parrocchiali (spicca fra tutte la chiesa di San Luca al Prenestino), ma anche a Cuba e in Germania dove attualmente operava pastoralmente. Sacerdote da quasi vent'anni, li avrebbe compiuti il prossimo 9 settembre. Nel 2006 è stato incardinato nella diocesi di Roma dove ha collaborato in alcune parrocchie e proseguito gli studi per la Licenza in teologia dogmatica alla Pontificia Facoltà Gregoriana. Parroco della Parrocchia di Nostra Signora del Suffragio e Sant’Agostino di Canterbury dal 2009 al 2018, è stato membro della Commissione Diocesana per l’Arte Sacra ed i Beni Culturali dal 2011 al 2018. Attualmente era missionario nella Diocesi di Aachen (Germania). In questi giorni era rientrato in Italia per un breve periodo di riposo. Avrebbe raggiunto la famiglia a Rogliano per fine mese. Don Giampiero ha accusato un malore ed è stato ricoverato al Policlinico Umberto I di Roma. dove si è spento il giorno dopo (domenica 23 agosto) per sopraggiunti problemi cardiaci. La notizia della scomparsa ha provocato incredulità e immenso dolore nella Capitale, in Calabria, nei luoghi dove è conosciuto ed ha lavorato. Don Giampiero era un sacerdote molto apprezzato per il livello di preparazione teologica e culturale, per il talento e le competenze nel campo dell’architettura e per le sue capacità artistiche. Sarà celebrata una santa messa domani, giovedì 27 agosto alle 9, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie al Trionfale in Roma. Da lì la salma partirà alla volta di Rogliano dove nel pomeriggio sarà allestita la camera ardente e in serata si terrà una veglia di preghiera. Il giorno successivo, secondo le normative sanitarie per il Covid, sarà celebrata una messa con i familiari e i confratelli sacerdoti presieduta dall’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Francescantonio Nolè. Poi don Giampiero sarà tumulato nella tomba di famiglia del cimitero roglianese.

Enzo Gabrieli

Migrantes Genova: “la nostra Chiesa accoglie”

26 Agosto 2020 - Genova - “La Chiesa che è in Genova, comunque, accoglie!”. Lo spiega l’arcivescovo di Genova, mons. Marco Tasca in occasione del nuovo Bando di Gara della Prefettura di Genova, per rinnovare le attuali accoglienze dei richiedenti asilo. La diocesi di Genova “parte inequivocabilmente dal Vangelo”. Papa Francesco nel messaggio della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo 27 settembre scrive: “Quasi ogni giorno la televisione e i giornali danno notizie di profughi che fuggono dalla fame, dalla guerra, alla ricerca di una vita dignitosa. Si tratta di una sfida pastorale alla quale siamo chiamati a rispondere con i quattro verbi che ho indicato: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. L’accoglienza “non è, dunque, quella del mero affittacamere, ma è un’esperienza che parte dal cuore di chi ha compreso che è necessario condividere”, spiega il direttore Migrantes di Genova, mons. Giacomo Martino aggiungendo che il Decreto Sicurezza del 14 giugno 2019, oggi in parte già bocciato e ancora in revisione alla Corte Costituzionale, aveva negato, tra le varie restrizioni, anche il permesso di soggiorno per motivi umanitari con conseguenze disastrose sui progetti di integrazione per i richiedenti asilo. I più sono, quindi, finiti nelle strade senza documenti. “Il Comune di Genova, avendo compreso che i fenomeni se non sono gestiti diventano davvero dei problemi – spiega mons. Martino - aveva fatto, coerentemente, richiesta di aumentare i numeri di accoglienza dello Sprar (ora Siproimi). Questo progetto di accoglienza con i Comuni supera quello dei Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria) e ha ottenuto ottimi risultati di integrazione lavorativa e sociale sul nostro territorio. La richiesta del Comune al Ministero era, poi, caduta nel nulla”. Quelo che rammarica, secodo il direttore Migrantes di Genova è che “nonostante la circolare del Ministero degli Interni del 4 febbraio del 2020 ravvisasse tutta una serie di problematiche che, dal Decreto Sicurezza, hanno reso le accoglienze più difficili e i territori più insicuri, molte Prefetture non abbiano recepito i molteplici correttivi insistentemente suggeriti dal Ministero stesso. Oggi, l’attuale Bando di Gara a Genova appare uno strumento meramente assistenziale e limitatamente abitativo. Le altre realtà di accoglienza in città non assicurano di offrire i posti necessari”. La Circolare Ministeriale offriva “molte indicazioni” su correttivi da applicare al bando, prima e dopo, inclusa, in ultimo, anche l’opportunità di “valutare la revoca del bando in autotutela onde procedere a rimodularlo nel senso sopra indicato e, quindi, a pubblicarlo nuovamente”. Papa Francesco dice che “la pandemia ci ha ricordato come siamo tutti sulla stessa barca. Ritrovarci ad avere preoccupazioni e timori comuni ci ha dimostrato ancora una volta che nessuno si salva da solo”, quasi a sottolineare – aggiunge il sacerdote - che “il rischio del contagio da parte dei migranti si risolve semplicemente controllando, isolando e curando chi sta male. Come per tutti!”. “La Chiesa genovese accoglie. Parteciperà conscia – concòlude il direttore Migrantes - delle gravi restrizioni concesse pur in questo periodo di grave emergenza impegnando anche le sue risorse per la Carità”. È una risposta consapevole e generosa in linea con l’ultimo Angelus del 23 agosto in cui il Papa “ci incoraggia” rammentandoci che: “Il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza. Sono stati vittime della cultura dello scarto”.

Raffaele Iaria

Migrantes Sicilia, mons. Noto: no a provvedimenti contro i migranti nella logica del capro espiatorio

25 Agosto 2020 - Palermo - Pubblichiamo l’intervento del vescovo di Noto, mons. Antonio Staglianò, delegato della Conferenza episcopale siciliana per le Migrazioni (Migrantes), sull’ordinanza n. 33 del governatore della Sicilia, Nello Musumeci, sui migranti. “Le prove possono indurire o temprare”, scriveva in tempi difficili Etty Hillesum. Vale per l’esperienza del Covid e del dopo-Covid, di questo tempo ambivalente: al rigore con cui abbiamo arginato il pericolo, è subentrata tanta incertezza e oscillazione nei comportamenti e nei provvedimenti a tutti i livelli. E questo forse potrebbe spiegare atteggiamenti irrazionali quale quello di attribuire colpe individuando un capro espiatorio, come possono essere i migranti, quando in questo momento il pericolo vero è un movimento incontrollato, e forse poco controllabile, a motivo del turismo e della movida. Spiegare, ma non giustificare! Ancor più non si giustifica un agire di alcuni politici, tendente a usare la paura per un facile, immediato, consenso: chi governa deve piuttosto aiutare la comunità a fronteggiare pericoli e paure con senso di grande prudenza e proporre soluzioni ispirate ai grandi valori della nostra Costituzione. Per questo preoccupa e non appare accettabile, dal punto di vista razionale ed evangelico, quanto si prevede con l’ordinanza 33 del 22 agosto emanata dal presidente della Regione Sicilia, onorevole Musumeci, con cui si semplifica la complessità dei problemi relativi al Covid individuando la loro soluzione nella chiusura ai migranti e rischiando uno scontro tra istituzioni, che solo può disorientare e accrescere un clima emotivo e superficiale, “indurito” e non “temprato” dalla prova. Chiediamo allora in tanti, credenti e uomini di buona volontà, vie e provvedimenti che permettano alla politica di essere l’arte del bene comune. Ricordiamo che l’uomo, ancor più l’uomo debole come il migrante e il povero, deve restare “fine” e mai essere ridotto a “mezzo”. Si torni a ragionare e a operare su tutti i fronti per salvaguardare sicurezza e solidarietà con sano realismo e custodia dei grandi valori che ci fanno restare umani. I migranti sono persone, per i credenti sono una visita di Dio, tanto quanto lo sono i poveri del nostro territorio e la gente che in questo momento soffre per la mancanza di lavoro e di speranza. La vera sicurezza, insieme a un’attenzione sanitaria che attivi misure preventive a tutti i livelli e regole che possano arginare assembramenti non controllabili, è dare a poveri e migranti dignità e percorsi di integrazione, operando per l’emersione di ogni forma di sfruttamento, e questo previene anche reali pericoli sanitari, e non solo. Cosa vuol dire, infatti, allontanare dei migranti e tollerare poi tanto degrado in cui vengono lasciati loro, ma anche i più deboli della nostra società? Frutto del degrado è la violenza: lo abbiamo visto nel caso drammatico del piccolo Evan, come di tanti bambini lasciati morire nel Mar Mediterraneo. Nuove stragi di innocenti! Lasciamoci allora istruire dal tempo di crisi, in cui abbiamo tutti sperimentato la nostra fragilità e mortalità, per vivere nella solidarietà verso tutti e accresciamo tutto ciò che previene, cura, integra, sostiene. La Sicilia, lo abbiamo ricordato da anni noi vescovi di questa adorabile regione, per posizione geografica e per vocazione, è terra di ospitalità e di incontro. Il nostro tempo per altro ha portato a compimento i processi di globalizzazione, per cui è impossibile fermare i movimenti migratori. Una politica lungimirante aiuti il futuro dell’umanità, e la Sicilia resti faro di civiltà! Quanto ai credenti, esiste solo l’unica famiglia umana: il Dio che Gesù ci ha rivelato è il padre di tutti e, come ha ricordato il papa durante l’Angelus di domenica scorsa, alla fine della vita e della storia, “il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza, vittime della cultura dello scarto”. Dio, per questo, chiede di non fermarsi a un “cattolicesimo convenzionale” fatto di devozioni superficiali, ma ispira, in coloro che lo vogliono seguire sul serio, sentimenti di compassione e passi di fraternità, come testimoniano i percorsi delle nostre Caritas e degli uffici Migrantes verso tutti i poveri, senza distinzione tra vicini e lontani. Anche tante donne e uomini di buona volontà operano in questa direzione. Impegniamoci allora insieme a rigenerare i nostri territori nella solidarietà e nella giustizia e, nel mondo, a fermare le guerre, a gettare ponti tra le nazioni e i popoli, sull’esempio di un politico esemplare, figlio della nostra terra, come Giorgio La Pira, che amava ricordare come la storia va verso un futuro di pace e di giustizia a cui siamo chiamati insieme. Lasciamoci istruire nella sapienza dalla crisi e prepariamo tempi migliori per il mondo, e quindi – l’amore vero di ogni genitore lo richiede! – per le nuove generazioni, fermando le nostre migrazioni, le migrazioni dei giovani, con politiche del lavoro che uno stile alto della politica, attenta ai veri problemi, è in grado di ispirare, generando energie costruttive e creando mobilitazioni solidali a vantaggio di tutti. +Antonio Staglianò Vescovo di Noto Delegato della Conferenza Episcopale Siciliana per le Migrazioni

Rosario per l’Italia: oggi dal santuario di S. Maria Materdomini di Nocera con mons. Giudici

25 Agosto 2020 - Roma – Sarà l'arcivescovo di Nocera Inferiore-Sarno, mons. Giuseppe Giudice, a presiedere la preghiera del Rosario in onda su Tv2000 e InBlu Radio dal Santuario di Santa Maria Materdomini di Nocera Superiore. L’appuntamento è per questa sera, mercoledì 26 agosto, alle ore 21.00. Insieme al presule la comunità religiosa dei Frati minori francescani, guidata da padre Valerio Molinaro, i seminaristi, alcune religiose e i laici che animano il Santuario. L’appuntamento è nato durante la fase acuta della pandemia da Covid-19. Il primo Rosario per l’Italia è stato trasmesso il 19 marzo scorso dalla chiesa romana di San Giuseppe al Trionfale. Fu introdotto da un video messaggio di papa Francesco, mentre a guidarlo fu il segretario generale della Cei monsignor Stefano Russo. Le meditazioni che andranno in onda questa sera sono state preparate da mons. Giudice, che ha attinto dagli scritti di alcuni Testimoni che hanno lasciato il segno della loro azione evangelizzatrice nella Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno: sant’Alfonso Maria de Liguori, sant’Alfonso Maria Fusco, il beato Tommaso Maria Fusco, la venerabile madre Maria Consiglia Addatis e il sacerdote don Enrico Smaldone.