Primo Piano

La Costituzione ad alta voce: letture fra rifugiati

20 Ottobre 2020 -

Bologna - Lettura ad alta voce, letture condivise. Questo lo scopo del gruppo di lavoro che ormai da tre anni si riunisce settimanalmente a Bologna. Rifugiati e migranti si confrontano con testi italiani per favorire l’apprendimento della lingua e costruire nuove relazioni.

Il laboratorio di lettura è a cura dell’Associazione Refugees Welcome Bologna e a guidarlo è la volontaria Anna Compagnoni che “crede fortemente nella lettura come strumento di crescita, ma anche di accoglienza e integrazione”. Il laboratorio, interrotto a causa dell’emergenza sanitaria, ha ripreso a funzionare settimanalmente questo ottobre, nella biblioteca bolognese “Tassinari Clò” a Villa Spada, il sabato mattina.

Il libro su cui i ragazzi hanno scelto di lavorare quest’anno è “Sei stato tu? La Costituzione attraverso le domande dei bambini”, un testo per ragazzi sulla Costituzione italiana, molto semplificato e discorsivo. Anna Compagnoni ha spiegato il funzionamento del laboratorio a Redattore sociale “Ognuno legge un passo del libro mentre gli altri ascoltano, e a volte si apre un dibattito. I ragazzi vogliono capire il funzionamento dello stato che li sta ospitando, le similitudini e le differenze con i loro paesi, ma anche le contraddizioni fra ciò che dovrebbe essere e ciò che in realtà spesso si trovano a vivere anche personalmente: il diritto all’accoglienza, la parità di diritti e di doveri, il diritto al lavoro e a una vita degna, il rispetto per le differenze di sesso, provenienza e religione, i diritti e i doveri dello stato nei confronti dei propri cittadini […]”. 

La lettura ad alta voce è uno strumento utilissimo perché facilita lo sviluppo delle abilità relazionali, aiuta nella costruzione di un proprio bagaglio di conoscenze e favorisce lo sviluppo del pensiero critico. Competenze quanto mai utili per tutti e ancora più utili per chi affronta la sfida di costruirsi una nuova vita in un paese straniero.

 

In famiglia: una fede che si trasmette

20 Ottobre 2020 - I coniugi cristiani sono cooperatori della grazia e testimoni della fede l’uno per l’altro, nei confronti dei figli e di tutti gli altri familiari. Sono essi i primi araldi della fede ed educatori dei loro figli; li formano alla vita cristiana e apostolica con la parola e con l’esempio, li aiutano con prudenza nella scelta della loro vocazione e favoriscono con ogni diligenza la sacra vocazione eventualmente in essi scoperta. (Decreto Apostolicam Actuositatem, 11, 18 novembre 1965) In ordine di tempo, fra i documenti del Concilio Vaticano II che trattano della famiglia, vi è il decreto Apostolicam Actuositatem, che, promulgato da Paolo VI, il 18 novembre 1965, sottolinea l’importanza del laicato all’interno della Chiesa cattolica e tratta della vocazione dei laici e della loro missione nell’evangelizzazione e nella santificazione dell’umanità. Un documento fondamentale per vincere le tendenze clericali sempre latenti nell’esperienza pastorale della Chiesa e un testo che, appunto, nell’ambito dei vari campi di apostolato, dedica un importante paragrafo all’ambito della famiglia. Prima di elencare i doveri dei coniugi e le opere dell’apostolato famigliare, il testo esprime in modo inequivocabile la dignità del matrimonio come principio e fondamento della società e come sacramento. I coniugi cristiani sono chiamati “cooperatori della grazia e testimoni della fede l’uno per l’altro”. È importante questo rilievo fatto alla reciprocità della testimonianza di fede. Significa che la fede, appunto, ha una dimensione viva, che può evolvere, non è acquisita una volta per tutte, ma anzi può avere anche momenti di stanchezza, perfino di buio. Può succedere che uno dei due coniugi venga meno nella perseveranza e debba essere sostenuto dal fervore e dall’esempio dell’altro. La fede poi si trasmette ai figli e agli altri famigliari, ma come? Non solo con l’annuncio tramite la parola, piuttosto – e questo può avvenire in tante fasi della vita, in particolare in quelle in cui i figli, nell’adolescenza, si oppongono per principio alle figure genitoriali – con l’esempio di una testimonianza silenziosa e costante. “Araldi” ed “educatori della fede” quindi lo si è e lo si diventa attraverso una vita coerente con quanto si professa, con uno stile, improntato, per esempio, alla generosità e all’accoglienza, che si disponga facilmente al perdono. Bisogna riconoscere che i figli, soprattutto da bambini, possono anche fare resistenza a percepire gli insegnamenti sotto forma di parole, ma raramente vengono meno ad assimilare i comportamenti e gli atteggiamenti che vedono abitualmente praticati in casa dai genitori. Un papà e una mamma che vivono la loro vocazione di sposi con gioia e con speranza, sentendosi figli di un unico Padre e di un Padre buono non possono che tramettere la loro fede sotto forma di un tesoro, di un plusvalore offerto alla conoscenza e alla libertà dei loro figli. Sarà allora naturale che in casa, prima che in ogni altro luogo, si maturino le scelte più importanti della vita e si risponda ciascuno alla propria vocazione. Il testo poi prosegue entrando nel dettaglio delle opere dell’apostolato famigliare e ne fa un elenco che va dall’ “adottare come figli i bambini abbandonati”, ad “accogliere con benevolenza i forestieri, dare il proprio contributo nella direzione delle scuole, consigliare e aiutare gli adolescenti, aiutare i fidanzati a prepararsi meglio al matrimonio, collaborare alle opere catechistiche”, sostenere le famiglie in difficoltà economica, accogliere gli anziani… un elenco solo esemplificativo ma che prospetta chiaramente come dalla famiglia si diramino una serie di ambiti in cui i laici possono e devono rendersi protagonisti, con un apporto di esperienza e un ruolo specifico nell’annuncio del Vangelo. Ci potremmo chiedere, a distanza di più di mezzo secolo, a che punto siamo nella diffusione di questa consapevolezza da parte delle famiglie in Italia e nel mondo. L’impressione è che ci sia tanto lavoro come dire “sommerso”: le famiglie cristiane fanno tanto all’interno delle mura domestiche, un po’ meno quando si tratta di fornire un servizio alla comunità (catechismo, formazione etc…), ma, ciò che più conta, si sentono davvero e pienamente Chiesa? (Giovanni M. Capetta - SIR)    

Viminale: 26mila i migranti approdati quest’anno sulle coste italiane

19 Ottobre 2020 -
Roma - Sono 26.055 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato, aggiornato alle 8 di questa mattina, è del ministero degli Interni. Degli oltre 26.000 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 10.883 sono di nazionalità tunisina (42%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.343, 13%), Costa d’Avorio (1.201, 5%), Algeria (1.180, 5%), Pakistan (1.167, 4%), Sudan (872, 3%), Afghanistan (771, 3%), Egitto (760, 3%), Marocco (693, 3%), Somalia (618, 2%) a cui si aggiungono 4.567 persone (17%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Libano: la preghiera delle agostiniane di Santa Rita da Cascia

19 Ottobre 2020 - Samta Rita da Cascia - Le agostiniane di Santa Rita da Cascia in preghiera per il Libano. Da giovedì 22 ottobre l'iniziativa “In preghiera con santa Rita per il Libano”, alle 17,   che vedrà – per la prima volta nella storia del santuario – una messa celebrata nella basilica di Santa Rita di Cascia, in rito maronita e lingua araba. Voluta per far arrivare l’abbraccio di santa Rita alla Terra dei Cedri e al suo popolo molto devoto alla santa, la celebrazione sarà la prima di una serie di appuntamenti, in programma una volta al mese fino a maggio 2021. I fedeli potranno partecipare anche dal Libano, collegandosi al canale YouTube del monastero santa Rita da Cascia, dove le celebrazioni saranno trasmesse in diretta streaming. A chiudere ogni messa, il passaggio all’urna che custodisce il corpo della santa, con una preghiera di affidamento a santa Rita per il Libano, scritta per l’occasione. Dice p. Luciano De Michieli, neo rettore della basilica di Santa Rita, che le religiose da 20 anni, ogni giorno recitano il rosario per il popolo libanese, storicamente afflitto da guerre e instabilità. Una situazione drammatica, peggiorata dalla pandemia e dall’esplosione di agosto al porto di Beirut: "Il nostro è un cammino da fare insieme, verso la festa di santa Rita del 22 maggio 2021”. La grande devozione dei libanesi a santa Rita, a Cascia è rappresentata dalla statua della santa scolpita proprio nella pietra libanese e posta all’ingresso della città. Il monumento è stato inaugurato nell’ottobre 2015, dopo essere stato benedetto da Papa Francesco, in piazza San Pietro.

Pace: domani incontro interreligioso “Nessuno si salva da solo”

19 Ottobre 2020 - Roma - Domani, martedì 20 ottobre Roma sarà la “capitale della pace” con l’incontro internazionale "Nessuno si salva da solo-Fraternità e Pace", il trentaquattresimo promosso dalla Comunità di Sant’Egidio nello “spirito di Assisi”, dopo la storica giornata voluta da Giovanni Paolo II nel 1986. L’evento, che si svolgerà a partire dalle 16, vedrà riunite le grandi religioni mondiali insieme ad autorevoli rappresentanti delle istituzioni. In un momento difficile della storia, a causa della pandemia ma anche per le guerre  vecchie e nuove in corso - come quella che dura da dieci anni in Siria o l’ultima nel Nagorno- Karabakh - dal cuore dell’Europa si offrirà al mondo un solenne momento di riflessione, di preghiera e di incontro: un messaggio di speranza per il futuro nel nome del bene più grande, che è quello della Pace. Dopo le preghiere delle diverse religioni in luoghi distinti (i cristiani nella basilica dell’Ara Coeli con la presenza di papa Francesco, di Bartolomeo I e delle diverse Chiese ortodosse e protestanti), alle 17.15 i leader religiosi si ritroveranno insieme nella piazza del Campidoglio per la cerimonia finale. Dopo l’arrivo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prenderanno la parola il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi e, con un videomessaggio, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. Saranno quindi ascoltati gli interventi dei leader e rappresentanti delle religioni: il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, il rabbino Capo di Francia, Haim Korsia, il segretario generale del Comitato Superiore della Fraternità Umana (Islam), Mohamed Abdelsalam Abdellatif, il buddista Shoten Minegishi e, a conclusione, Papa Francesco. Seguirà un minuto di silenzio in memoria delle vittime della pandemia e di tutte le guerre e la lettura dell’appello di pace 2020, che verrà consegnato da un gruppo di bambini agli ambasciatori e ai rappresentanti della politica nazionale (presenti tra gli altri anche i ministri dell’Interno e degli Esteri italiani, Luciana Lamorgese e Luigi Di Maio) e internazionale. Alla fine Papa Francesco, insieme a tutti i leader religiosi, accenderà il candelabro della pace.  

Ocse: “crisi Covid-19 mette a rischio flussi e progresso verso l’integrazione”

19 Ottobre 2020 - Parigi - “I flussi migratori sono aumentati negli ultimi dieci anni e sono stati compiuti alcuni progressi per migliorare l’integrazione degli immigrati nei paesi ospitanti. Ma alcuni di questi guadagni possono essere cancellati dalla pandemia Covid-19 e dalle sue ricadute economiche”. È quanto emerge da un nuovo rapporto diffuso oggi dall’Ocse, secondo cui “i governi devono garantire la salute e la sicurezza di tutti i lavoratori nelle attività essenziali e mantenere la spesa per l’integrazione per aiutare i migranti a continuare a contribuire alla società e all’economia”. Stando all’International Migration Outlook 2020 dell’Ocse, “la crisi Covid-19 ha avuto conseguenze senza precedenti sui flussi migratori”. Prima della pandemia, i flussi migratori permanenti verso i Paesi Ocse ammontavano a 5,3 milioni nel 2019, con cifre simili per il 2017 e il 2018. “Sebbene ci siano state meno ammissioni di rifugiati, la migrazione permanente per lavoro è aumentata di oltre il 13% nel 2019 e anche la migrazione temporanea per lavoro è aumentata, con più di 5 milioni di ingressi registrati” nei Paesi Ocse che, per via della pandemia, quasi tutti hanno limitato gli ingressi. “Di conseguenza – viene spiegato –, le emissioni di nuovi visti e permessi nei Paesi Ocse sono crollate del 46% nella prima metà del 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019. Si tratta del più grande mai calo registrato. Nel secondo trimestre il calo è stato del 72%. Nel complesso, il 2020 dovrebbe far registrare un minimo storico per la migrazione internazionale nell’area Ocse” e “ci sono forti segnali che la mobilità non tornerà ai livelli precedenti per qualche tempo” per via di una “domanda di manodopera più debole” di “persistenti e severe restrizioni di viaggio”. “La migrazione continuerà a svolgere un ruolo importante per la crescita economica e l’innovazione, nonché per rispondere ai mercati del lavoro in rapida evoluzione”, ha affermato il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurría, lanciando il rapporto con il commissario europeo per gli affari interni, Ylva Johansson. “Dobbiamo evitare di tornare indietro sull’integrazione e riaffermare che la migrazione è parte integrante delle nostre vite”. (SIR)  

Peruviani in Italia: il saluto di papa Francesco alla comunità di Roma

19 Ottobre 2020 - Città del Vaticano - “Saluto e benedico con affetto la comunità peruviana di Roma, qui radunata con la venerata Immagine del Señor de los Milagros. Un applauso alla comunità peruviana!”. Così papa Francesco  ieri ha voluto salutare la comunità peruviana ricordando la festa del Señor de los Milagros venerato a Lima. Una festa religiosa molto sentita in perù e in tutte le comunità peruviane nel mondo. Il papa ha anche ricordato la la Giornata Missionaria Mondiale sul tema “Eccomi, manda me. Tessitori di fraternità”. “È bella questa parola ‘tessitori’: ogni cristiano – ha detto - è chiamato ad essere un tessitore di fraternità. Lo sono in modo speciale i missionari e le missionarie – sacerdoti, consacrati e laici – che seminano il Vangelo nel grande campo del mondo. Preghiamo per loro e diamo a loro il nostro sostegno concreto”. Il Pontefice ha quindi voluto “ringraziare Dio per la tanto attesa liberazione di Padre Pier Luigi Maccalli... – lo salutiamo con questo applauso! – che era stato rapito due anni fa in Niger. Ci rallegriamo anche perché con lui sono stati liberati altri tre ostaggi. Continuiamo a pregare per i missionari e i catechisti e anche per quanti sono perseguitati o vengono rapiti in varie parti del mondo”. E poi “una parola di incoraggiamento e sostegno ai pescatori fermati da più di un mese in Libia e ai loro familiari. Affidandosi a Maria Stella del Mare mantengano viva la speranza di poter riabbracciare presto i loro cari. Prego – ha poi detto - anche per i diversi colloqui in corso a livello internazionale, affinché siano rilevanti per il futuro della Libia. Fratelli e sorelle, è giunta l’ora di fermare ogni forma di ostilità, favorendo il dialogo che porti alla pace, alla stabilità e all’unità del Paese. Preghiamo insieme per i pescatori e per la Libia, in silenzio”.

Raffaele Iaria

A Cesare e a Dio

19 Ottobre 2020 - Città del Vaticano - Gesù è ormai entrato a Gerusalemme, sono gli ultimi giorni della sua esistenza terrena, e il cerchio attorno a lui va stringendosi. Matteo ci propone, nella pagina del suo Vangelo della domenica, letto ieri, la prima delle tre dispute in cui è trascinato dai suoi avversari. Squisitamente politica la domanda che gli viene posta: “è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare”. Ha di fronte una strana coalizione composta da discepoli dei farisei e da erodiani, popolazione a sud del mar Morto, sotto la Giudea: filogovernativi e collaborazionisti questi ultimi, contrari all’occupazione romana i primi. La domanda ha un unico obiettivo: tendere una trappola a Gesù, interrogandolo sulla legittimità del tributo da pagare a Cesare. Tre gli elementi di questa pagina evangelica, e cioè la moneta, il sottile inganno, e la risposta spiazzante. La moneta è il Census coniata appositamente da Roma per il tributo dovuto all’impero dal popolo della Giudea, esclusi anziani e bambini. Aveva il valore di una giornata di lavoro, e era uno dei segni più odiosi per far sentire il peso della schiavitù. La domanda è di difficile risposta, perché sulla moneta è raffigurata l’immagine di Cesare e il comandamento proibiva di fare immagini di qualsiasi persona. Anzi, per la popolazione il culto dell’imperatore, ritratto anche sulle monete, era un’ingiuria al Dio di Israele. Chiedendo se sia lecito o meno pagare il tributo a Cesare, una risposta positiva poteva costare l’accusa di idolatria; una negativa, l’accusa di essere un sobillatore politico. Gli interlocutori di Gesù sono convinti che non ci sia un’alternativa alla loro interrogazione: o un “sì” o un “no”. Erano sicuri di metterlo all’angolo e farlo cadere nel tranello. Ma Egli conosce la loro malizia – “ipocriti, perché volete mettermi alla prova” – e si svincola dal trabocchetto. Così, in primo luogo, chiede la moneta: lui non ha soldi in tasca, non così farisei e erodiani. Indiretta critica ai suoi interlocutori che tirano in campo problemi di coscienza nella misura in cui questi toccano i loro beni, i soldi. Gesù “si pone al di sopra della polemica” spiega papa Francesco all’Angelus, nel quale ricorda la giornata missionaria – “ogni cristiano è chiamato ad essere un tessitore di fraternità”, dice gioendo per la liberazione di padre Pier Luigi Maccalli – e chiede pace per la Libia e la liberazione dei pescatori di Mazara del Vallo trattenuti da più di un mese. Gesù con la sua risposta – “rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” – da una parte, “riconosce che il tributo a Cesare va pagato – anche per tutti noi, le tasse vanno pagate –, perché l’immagine sulla moneta è la sua; ma soprattutto ricorda che ogni persona porta in sé un’altra immagine – la portiamo nel cuore, nell’anima – è l’immagine di Dio, e pertanto è a lui, e a lui solo, che ognuno è debitore della propria esistenza, della propria vita”, dice papa Francesco citando le parole di Benedetto XVI, il quale commentava: “da’ la tua ricchezza materiale a Cesare, ma serba per Dio l’innocenza unica della tua coscienza, dove Dio è contemplato. Cesare, infatti, ha richiesto la sua immagine su ogni moneta, ma Dio ha scelto l’uomo”. In questa sentenza di Gesù, afferma Francesco, “si trova non solo il criterio della distinzione tra sfera politica e sfera religiosa, ma emergono chiari orientamenti per la missione dei credenti di tutti i tempi, anche per noi oggi. Pagare le tasse è un dovere dei cittadini, come anche l’osservanza delle leggi giuste dello Stato. Al tempo stesso, è necessario affermare il primato di Dio nella vita umana e nella storia, rispettando il diritto di Dio su ciò che gli appartiene”. Distinzione che toglie alla politica ogni dimensione sacrale: la politica può essere vissuta come servizio a Dio ma non coincide con il Regno di Dio, e nessuno potere terreno può mettersi al posto di Dio. Ecco la missione della Chiesa e dei cristiani: “parlare di Dio e testimoniarlo agli uomini e alle donne del proprio tempo”. Per il Battesimo, ognuno “è chiamato ad essere presenza viva nella società, animandola con il Vangelo e con la linfa vitale dello Spirito Santo. Si tratta di impegnarsi con umiltà, e al tempo stesso con coraggio, portando il proprio contributo all’edificazione della civiltà dell’amore, dove regnano la giustizia e la fraternità”.

Fabio Zavattaro

Don Basile (Mci Lucerna): ha senso oggi essere missionario con gli italiani?

16 Ottobre 2020 -

Lucerna - Spesse volte mi vengono fatte queste domande: “Ha senso ancora oggi nel 2020 parlare di missione ? Ha senso ancora oggi parlare di missionari ?

Beh, effettivamente, può sembrare superfluo forse oggi usare questi due termini missione e missionario, soprattutto per noi che viviamo in Svizzera. Potevano essere usati una volta per indicare l’opera evangelizzatrice di coloro che partivano per i continenti per annunciare il Vangelo di Gesù a quei popoli che mai avevano sentito parlare di Lui; ma oggi nel mondo della globalizzazione, molti dicono che non ha più senso parlare di missione e di missionari.

Eppure, personalmente, penso che soprattutto oggi sia necessario appropriarsi del significato “genuino” di questi due termini che non vanno mai persi (per brevità di spazio non posso dilungarmi sulla mia riflessione) ma penso che sia “urgente” soprattutto oggi parlare di Missione e di missionari e non solo come presbiteri o consacrati, bensì come battezzati.

Mi trovo in Svizzera come presbitero da circa 25 anni a servizio delle Comunità di lingua italiana e il mio essere qui in questo contesto elvetico è come dice il nostro Papa Francesco “ il riflesso della gratitudine di quanto si è ricevuto”: mai finirò di dire grazie al Signore per il dono del Battesimo e ancor più per il dono del Sacerdozio ministeriale.

E’ vero che la nostra azione missionaria in Svizzera è cambiata, ma la nostra opera e proposta evangelica rimane sempre valida e attuale per i nostri tempi “Hic et nunc”. I motivi sono tanti non per ultimo il fatto che in Svizzera continuano ad arrivare molti italiani e il contesto elvetico,purtroppo, continua a vedere sempre di più la fede in Gesù come un qualcosa di non importante o essenziale per la vita personale.

Spesse volte quando mi trovo a parlare con le autorità svizzere e italiane ribadisco l’importanza della Missione oggi in Svizzera, intesa come ”segno e presenza concreta” a servizio degli italiani. Una proposta evangelica, quella che continuo a fare insieme ai miei collaboratori laici, che abbia il taglio della concretezza, dunque una proposta evangelica che sia soprattutto valida perché espressione autentica di quella Parola che sa essere a volte silenziosa, ma efficace dell’Amore di Gesù. Penso soprattutto oggi in Svizzera come in Europa (paesi ormai secolarizzati) ci sia bisogno di un nuovo Annuncio: nuovo nei metodi e nelle proposte, nuovo negli atteggiamenti, nuovo nello slancio, nuovo nell’essere autentici e veri discepoli di Gesù a partire dal Battesimo che abbiamo ricevuto.

Concludo con un racconto, che ci riferiscono le Fonti francescane, il quale riassume quello che in semplicità mi sforzo di fare in Svizzera, nel mio piccolo contesto del Canton Lucerna, insieme ai miei collaboratori e che spero possa essere da sprono.

“Un giorno, uscendo dal convento, san Francesco incontrò frate Ginepro. Era un frate semplice e buono e san Francesco gli voleva molto bene. Incontrandolo gli disse: “Frate Ginepro, vieni, andiamo a predicare”. “Padre mio” rispose, “sai che ho poca istruzione. Come potrei parlare alla gente?”.

Ma poiché san Francesco insisteva, frate Ginepro acconsentì. Girarono per tutta la città, pregando in silenzio per tutti coloro che lavoravano nelle botteghe e negli orti. Sorrisero ai bambini, specialmente a quelli più poveri. Scambiarono qualche parola con i più anziani. Accarezzarono i malati. Aiutarono una donna a portare un pesante recipiente pieno d’acqua. Dopo aver attraversato più volte tutta la città, san Francesco disse: “Frate Ginepro, è ora di tornare al convento”. “E la nostra predica?”. “L’abbiamo fatta… L’abbiamo fatta” rispose sorridendo il santo. Se hai in tasca il profumo del muschio non hai bisogno di raccontarlo a tutti. Il profumo parlerà in tua vece. La predica migliore sei tu”.

Don Mimmo Basile

Missione Cattolica Italiana di Lucerna

Apg23: un manuale in 4 lingue per favorire integrazione e inserimento lavorativo delle vittime

16 Ottobre 2020 - Roma - In occasione della Giornata europea contro la tratta di persone (18 ottobre), è disponibile un manuale sulle buone prassi di integrazione e inserimento lavorativo delle vittime, con spunti di riflessione e proposte per operatori, volontari, famiglie accoglienti, professionisti del settore sociale e sanitario. “Opportunità e sfide: Linee guida sull’integrazione delle sopravvissute alla tratta ai fini sessuali, di nazionalità nigeriana. Dal recupero all’autonomia” il titolo del manuale, realizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII in collaborazione con diverse associazioni europee che lottano contro la tratta di donne schiavizzate a causa della prostituzione. La decisione delle vittime di tratta di scappare, si legge nell’introduzione, “è una scelta difficile, che dura tutta la vita e va rinnovata ogni giorno. Da quel momento, insieme alle organizzazioni che si occupano del loro recupero, inizia un cammino di protezione ed inserimento sociale che consenta non solo la sopravvivenza ma una vera e propria rinascita”. Esattamente quello che fanno migliaia di organizzazioni — come la Comunità di don Benzi — in Italia e nel mondo. La pubblicazione — disponibile in quattro lingue — è stata realizzata nell’ambito del progetto europeo Right Way che ha l’obiettivo di sviluppare un percorso d’integrazione per l’inclusione economica e sociale di donne nigeriane sopravvissute alla tratta. Attraverso il progetto è stato realizzato un percorso pilota per sostenere l’integrazione di 50 sopravvissute e sono state sviluppate attività da remoto per consentire alle comunità ospitanti di aumentare la capacità di supportare l’integrazione delle donne durante l’emergenza Covid-19.

Fides: le statistiche della Chiesa cattolica 2020

16 Ottobre 2020 - Città del Vaticano - In occasione della 94.ma Giornata Missionaria Mondiale, che si celebrerà domenica 18 ottobre, l’Agenzia Fides presenta alcune statistiche scelte in modo da offrire un quadro panoramico della Chiesa nel mondo. Le tavole sono tratte dall’ultimo «Annuario Statistico della Chiesa» pubblicato (aggiornato al 31 dicembre 2018) e riguardano i membri della Chiesa, le strutture pastorali, le attività nel campo sanitario, assistenziale ed educativo. Vengono quindi indicate le variazioni, aumento o diminuzione, rispetto all’anno precedente. Infine viene riportato il quadro delle circoscrizioni ecclesiastiche affidate alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Al 31 dicembre 2018 la popolazione mondiale era di 7.496.394.000 persone, con un aumento di 88.020.000 unità rispetto all’anno precedente, registrato in tutti i continenti. Alla stessa data del 31 dicembre 2018, il numero dei cattolici era pari a 1.328.993.000 persone, con un aumento complessivo di 15.716.000 unità rispetto all’anno precedente. L’aumento interessa tutti i continenti. La percentuale mondiale dei cattolici è rimasta invariata, al 17,73%. Il numero totale dei Vescovi nel mondo è diminuito di 12 unità, raggiungendo quota 5.377. Aumentano i Vescovi diocesani (+6) e diminuiscono i Vescovi religiosi (-18). Il numero totale dei sacerdoti nel mondo è diminuito anche quest’anno, raggiungendo quota 414.065 (-517). A segnare una diminuzione consistente ancora una volta è l’Europa (-2.675) cui si aggiunge l’America (-104). Gli aumenti si registrano in Africa (+1.391), Asia (+823) e Oceania (+48). I religiosi non sacerdoti sono diminuiti per il sesto anno consecutivo, di 594 unità, arrivando al numero di 50.941. Le diminuzioni si registrano in Europa (-591), America (-290) e Oceania (-17). Aumenti in Africa (+217) e Asia (+87). Si conferma anche la tendenza alla diminuzione globale delle religiose, di 7.249 unità, come l’anno precedente. Sono complessivamente 641.661. Gli aumenti sono, ancora una volta, in Africa (+2.220) e in Asia (+1.218), le diminuzioni in Europa (-7.167), America (-3.253) e Oceania (–267). Il numero dei Missionari laici nel mondo è pari a 376.188, con un aumento globale di 20.388 unità, così ripartito: Europa (+128), America (+8.129), Asia (+12.433), diminuiscono in Oceania (-12) e in Africa (-290). I Catechisti nel mondo sono diminuiti complessivamente di 43.697 unità, raggiungendo quota 3.076.624. Le diminuzioni si sono registrate in America (-40.846), Europa (-9.418), Oceania (-321), gli aumenti in Africa (+5.133) e in Asia (+1.755). I seminaristi maggiori, diocesani e religiosi, quest’anno sono aumentati, globalmente di 552 unità, e hanno così raggiunto il numero di 115.880. Gli aumenti si registrano in Africa (+964), in Asia (+354) e in Oceania (+52). Diminuiscono in Europa (-696) e in America (-122). Il numero totale dei seminaristi minori, diocesani e religiosi, per il terzo anno è diminuito, quest’anno di 617 unità, raggiungendo il numero di 100.164. Sono diminuiti in tutti i continenti ad eccezione dell’Asia (+340): in America (-529), Africa (-226), Europa (-169) e in Oceania (-33). Nel campo dell’istruzione e dell’educazione, la Chiesa gestisce nel mondo 73.164 scuole materne; 103.146 scuole primarie; 49.541 istituti secondari. Inoltre segue 2.251.600 alunni delle scuole superiori e 3.707.559 studenti universitari. Gli istituti di beneficenza e assistenza gestiti nel mondo dalla Chiesa comprendono: 5.192 ospedali; 15.481 dispensari; 577 lebbrosari; 15.423 case per anziani, malati cronici ed handicappati; 9.295 orfanotrofi; 10.747 giardini d’infanzia; 12.515 consultori matrimoniali; 3.225 centri di educazione o rieducazione sociale e 31.091 istituzioni di altro tipo. Le Circoscrizioni ecclesiastiche dipendenti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Cep) sono complessivamente 1.119. La maggior parte delle circoscrizioni ecclesiastiche affidate a Propaganda Fide si trova in Africa (516) e in Asia (484). Seguono America (73) ed Oceania (46).  

Don Vignola (MCI Amburgo): l’esperienza come prete “Fidei donum”

16 Ottobre 2020 - Amburgo - La scelta di andare a lavorare in Missione credo sia la scelta di chi dopo anni di servizio, e con una certa “base” alle spalle, voglia fare l’esperienza nuova di un mondo per certi versi diverso da quella che è la routine giornaliera del servizio in Parrocchia in Italia. Non mi sarei mai immaginato di venire in una terra la cui lingua per me è sempre stata ostica, e che mi si disse durante il dottorato di studiarla perché serviva per la Teologia. Mai fatto, ma era destino dover studiare il tedesco. Da qui nasce l’esperienza di chi ha avuto ed ha come preoccupazione principale ed attenzioni prioritarie le famiglie in una Missione con circa 30.000 persone: famiglie da istituire o sostenere e quelle da coinvolgere ed animare. Le famiglie italiane con la loro religiosità semplice e tanta devozione, non fa sentire il peso del servizio, anzi sempre più la gioia di trasmettere come gli apostoli la Parola di Dio. Ecco allora che l’essere prete “fidei donum”, perché “donato” in nome della fede dalla Chiesa potentina ad una Chiesa sorella per una sorta di scambio di doni, diventa ogni giorno sempre arricchente. Anche se non sono mancati e non mancano problemi e limiti, posso dire che in questi sei anni ho cercato di far entrare ancor più profondamente la missione nel cuore della nostra gente, proprio perché sentita una “scuola di missione” ancora attuale. Il servizio in missione, i rapporti nati con le Chiese sorelle missionarie di altra madre lingua, hanno aiutato a sentirmi parte della Chiesa universale e a confrontarmi con la vita dei cristiani in altre parti del mondo. Così l’essere fidei donum ha aiutato a rendere più visibile la natura missionaria della Chiesa e nello stesso tempo ne ha mostrato tutta la fecondità. Questa esperienza che mi ha toccato la vita profondamente ha fatto sì che scoprissi il senso dell’essenzialità, i tratti della condivisione, l’apertura alla mondialità. Il coinvolgimento avuto e dato nella missione, è stato occasione di condivisione del cammino dei poveri nella ricerca del regno di Dio e più in generale di crescita umana, spirituale, ecclesiale. Donare la fede è il modo migliore per farla crescere. don Pierluigi Vignola Missione Cattolica Italiana Amburgo

Don Giacomelli (MCI Romania): “mostrare” gli effetti della presenza di Dio

16 Ottobre 2020 - Bucarest - All’inizio di questa mia breve riflessione mi sento di poter dire che il missionario, meglio il sacerdote, suora o laico/a, che si prende a cuore la cura spirituale dei propri connazionali residenti come lui/lei in una nazione altra dalla propria, è colui che dovrebbe “mostrare” gli effetti della presenza di Dio nella sua vita, colui che è cosciente del fatto che il frequentare Dio, nutrirsi di Lui, Parola ed Eucarestia, accogliere Lui nel fratello e nella sorella che incontriamo ogni giorno, mettendosi al loro “servizio”, sia la cosa più normale, bella e saggia che una persona possa fare. Primariamente informare. Occorre cioè far giungere ai nostri connazionali, tramite il passaparola, tramite i normali mezzi di comunicazione e, perché no, valorizzando e chiedendo “ospitalità” ai vari gruppi social di associazioni italiane già presenti sul territorio, la notizia che, in questa o quella città, c’è una Messa in Italiano, ci sono in lingua italiana delle iniziative di tipo aggregativo, catechetico/pastorali. Se si trovano le possibilità, dar vita a delle riviste o gruppi social come abbiamo fatto anche noi qui in Romania con il settimanale Adeste o con il FacebooK “parrocchia Cattolica Italiana Virtuale Iasi”. L’esperienza più che ventennale al fianco degli italiani che, per vari motivi, si ritrovano a vivere di passaggio o più o meno stabilmente in Romania ha accresciuto in me la convinzione che, per poter rafforzare e/o sostenere la vita di fede, speranza e carità dei nostri connazionali, occorre innanzitutto mettersi umilmente al loro fianco tramite un atteggiamento di ascolto empatico e, con tanta delicatezza, ma anche risolutezza, cercare di aprire loro la mente e il cuore affinché colgano la presenza di Dio che è un buon Padre che ricopre ogni persona del suo affetto e che viene sempre incontro a tutti per accoglierli o riaccoglierli. “Accoglierli o riaccoglierli” è un’azione questa da parte di Dio che il “missionario” è chiamato a mediare. Ci sono molti connazionali con i quali occorre primariamente avere un approccio umano e questo perché si tratta di persone che hanno trascurato, già dall’Italia, il loro rapporto di fede. Per usare delle immagini bibliche occorre, con tanta pazienza “dissodare il terreno” ma anche “seminare a larghe mani”, quasi incuranti di dove possa cadere la Parola e questo in quanto ciascuno di noi dovrebbe essere convinto che sia la Parola stessa a dissodare. Una sfida importante è quella legata ai giovani connazionali che vengono in Romania per frequentare le università romene in modo stabile o tramite il programma Erasmus. Anche nei loro riguardi credo sia importante andare la dove si trovano e cioè nelle università da loro frequentate e fare loro delle proposte concrete che siano anche di tipo caritativo oltre che spirituale. Credo che il pastore missionario, oggi come sempre, debba incarnare il motto che San Luigi Orione ripeteva ai suoi figli e figlie delle congregazioni da lui fondate: “Fuori di sacrestia!”. O, per dirla al Papa Francesco che parla spesso di chiesa in uscita: “andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali” e “Siate pastori con l’odore delle pecore addosso”. Don Valeriano Giacomelli MCI Romania      

Migrantes Marche : domenica scorsa il giubileo dei migranti a Loreto

16 Ottobre 2020 - Loreto - Domenica 11 ottobre, a Loreto. Il virus spaventa, la pioggia disturba, la gente in una giornata grigia arriva timidamente, poco alla volta... É il «giubileo dei migranti». Tutto sembra scoraggiare... Il pullman dalla Romagna carico di badanti rumene, all’ultimo istante, non verrà! Quando, come d'improvviso, l’enorme gruppo di nigeriani da Jesi accende l'entusiasmo. Donne, uomini, bambini dalla pelle nera e dagli abiti coloratissimi, gente che si sente ormai marchigiana di adozione. Così, con le loro musiche e ritmi fanno vibrare di emozione le austere pareti della basilica della Santa Casa di Loreto. Trascinano come in un vortice altri - migranti e italiani presenti - in un crescendo di energie e sonorità. É il miracolo dell’Africa. Kika, dalla voce potente e calda, gli uomini dai tamburi e strumenti a percussione più disparati, i bambini africani con un festoso agitare di bandiere di ogni nazione. Quasi fosse il loro futuro in questa terra. Multicolore. Sì, il nostro domani… Un giovane cappuccino del Benin, Janvier, animatore della giornata, ringrazia commosso. « Mi avete fatto ritrovare i ritmi della mia terra !» esclama, tra sorpresa e emozione. È lui che spiega la Bibbia come un continuo narrare di migrazioni infinite: da Abramo ai patriarchi, dai profeti fino all’Egitto di Giuseppe, di Maria e Gesù. Costretti a fuggire. Come milioni di uomini d’oggi. Tragedie che nella storia non terminano mai e si tingono insieme di speranza e di disperazione… Segue, poi, « la danza del pane ». Un grande, enorme pane con una bella croce sopra, fragrante e dorato, vola con eleganza sopra le teste trasportato da Hillary, giovane nigeriana, danzando e ondulando nell’aria, dolcemente, come un bambino appena nato. Il pane, si sa, va sempre spezzato. Come la vita di un emigrante, che dovrà spezzare affetti, relazioni, abitudini, lingua e tradizioni sue. Per nutrire altri e la terra dove vivrà. Dura, grande lezione, questa: imparare a spezzare la vita come il pane. « Quel pane siamo noi ! » sembrano dire centinaia di occhi sospesi a questa magica danza, accompagnata da una commossa corale africana. Stefano, della « Fondazione Papa Giovanni XXIII » di don Oreste Benzi, presenta, poi, il progetto di liberazione di una donna, presa nella tratta. Sono tutte immigrate e sfruttate per il mercato avvilente del sesso. Ogni emigrante mette oggi un solo euro nei contenitori di raccolta, come « l'obolo della vedova ». Il raccolto è eccezionale, più di 500 euro. Sì, giubileo è liberare gli oppressi. È dare libertà a chi ha una vita misera e maledetta. La Messa giubilare è celebrata dall’arcivescovo di Loreto Mons. Fabio Dal Cin. Nell'omelia ricorda che nella Chiesa si è tutti fratelli, non appartenenti a nessuna etnia o nazione e che i migranti non sono numeri, cifre o statistiche. Sono persone. Non insidiano le nostre sicurezze. Ma fuggono da guerra, miseria, assenza di futuro. Cercano una vita migliore, meno indegna da vivere. Con tutte le forze dell’anima cercano fratellanza. All'uscita, dei pellegrini italiani presenti alla celebrazione giubilare si lasciano sfuggire : «La messa africana ? Fantastica !» Bernard, rappresentante dei Nigeriani, visibilmente felice, vi dirà «Ma, oggi, più felice di tutti è Dio ! » Aggiungendo, con i suoi neri occhi ridenti: « E Maria, che siamo venuti a trovare proprio a casa sua!" Don Alberto BALDUCCI Direttore Migrantes -  Jesi  

Papa Francesco: a partecipanti Global Compact on Education, “sottoscrivere un patto educativo globale per e con le giovani generazioni”

16 Ottobre 2020 - Città del Vaticano - “Educare è sempre un atto di speranza che invita alla co-partecipazione e alla trasformazione della logica sterile e paralizzante dell’indifferenza in un’altra logica diversa, che sia in grado di accogliere la nostra comune appartenenza”. Lo dice Papa Francesco, in un videomessaggio ai partecipanti all’evento per il Global Compact on Education, presentato ieri pomeriggio, presso la Pontificia Università Lateranense, nel corso dell’iniziativa – in diretta streaming – promossa dalla Congregazione per l’Educazione cattolica. Indicando l’educazione come “il naturale antidoto alla cultura individualistica”, il Pontefice ribadisce che “il nostro futuro non può essere la divisione, l’impoverimento delle facoltà di pensiero e d’immaginazione, di ascolto, di dialogo e di mutua comprensione”. “Oggi c’è bisogno – avverte – di una rinnovata stagione di impegno educativo, che coinvolga tutte le componenti della società”. Quindi, l’incoraggiamento ad ascoltare “il grido delle nuove generazioni”, auspicando “un rinnovato cammino educativo”, che “non giri lo sguardo dall’altra parte favorendo pesanti ingiustizie sociali, violazioni dei diritti, profonde povertà e scarti umani”. “Si tratta di un percorso integrale, in cui si va incontro a quelle situazioni di solitudine e di sfiducia verso il futuro che generano tra i giovani depressione, dipendenze, aggressività, odio verbale, fenomeni di bullismo”. Un cammino “condiviso”, secondo il Papa, in cui “non si resta indifferenti di fronte alla piaga delle violenze e degli abusi sui minori, ai fenomeni delle spose bambine e dei bambini-soldato, al dramma dei minori venduti e resi schiavi”. Infine, l’indicazione di Francesco: “Nella presente situazione di crisi sanitaria – gravida di sconforto e smarrimento -, riteniamo che sia questo il tempo di sottoscrivere un patto educativo globale per e con le giovani generazioni, che impegni le famiglie, le comunità, le scuole e le università, le istituzioni, le religioni, i governanti, l’umanità intera, nel formare persone mature”.

Vangelo Migrante: XXIX domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Mt 22, 15-21)

15 Ottobre 2020 - Le parabole di Gesù dirette a sommi sacerdoti e farisei, hanno suscitato un crescendo di ostilità al punto che questi gruppi, accordandosi addirittura con una fazione opposta, nemica giurata, gli erodiani, “cercano di impadronirsi di Lui” probabilmente per metterlo definitivamente a tacere. E lo fanno a modo loro. Con una trappola ben congegnata. Gli chiedono: “è lecito o no pagare il tributo a Cesare?”. Come a dire: “stai con gli invasori o con la tua gente?”. Con qualsiasi risposta, Gesù avrebbe rischiato la vita: o per la spada dei Romani, come istigatore alla rivolta, o per il pugnale degli Zeloti, come sostenitore degli occupanti. L’opportunismo e la malafede degli ipocriti di ogni tempo hanno caratterizzato con frequenza la storia del rapporto tra fede e politica. Molto spesso, purtroppo, pregiudizi e interessi inconfessabili ma facilmente intuibili hanno reso e rendono il dibattito su questi temi superficiale, improduttivo e fastidioso. Gesù, come sempre, non si lascia ingannare. Dalla domanda tira fuori un problema che interessa tutti. Non è in gioco il suo agire ma un comportamento che riguarda ogni uomo. Per questo resta ‘sul pezzo’ e chiede ai suoi interlocutori di fargli vedere la moneta che serve per pagare il tributo. I farisei gli mostrano una moneta romana, dimostrando nei fatti di usare il denaro coniato da Cesare e di riconoscerne di conseguenza il potere politico. Il tutto avviene nell'area sacra del tempio, dove era proibito introdurre qualsiasi figura umana, anche se coniata sulle monete. A questo punto le sue parole non possono più essere strumentalizzate. Sono loro, gli osservanti, a violare la norma, mostrando di seguire la legge del denaro e non quella di Mosè. La sua risposta è nota e giustamente famosa: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Il detto significa che il potere sovrano e assoluto è uno solo, quello di Dio a cui loro, ipocritamente, dicono di credere e dinanzi al quale ogni persona si impegna a prendere le sue decisioni. Tuttavia a Dio si obbedisce anche pagando il tributo a Cesare, perché il potere politico è parte di un ordinamento indispensabile per cercare di realizzare una giusta e pacifica convivenza. Ma nell’uomo c’è sempre qualcosa di più grande (di trascendente), di cui nessuno può disporre all’infuori di Dio. A tutti dice: “Date dunque a Cesare ciò che è suo, ma non dategli l’anima. Non consegnatevi alla logica del potere. Perché voi non appartenete a nessun potere, restate liberi da tutti, ribelli ad ogni tentazione di lasciarvi asservire”. A Cesare le cose, a Dio le persone. A Cesare oro e argento, a Dio l'uomo. Ogni uomo.

p. Gaetano Saracino

La missione oggi: la voce dei missionari con gli italiani nel mondo

15 Ottobre 2020 - Roma - A pochi giorni dalla Giornata Mondiale Missionaria, che si celebrerà domenica prossima, una domanda si pone: “ha senso ancora oggi nel 2020 parlare di missione? Ha senso ancora oggi parlare di missionari?”. Il missionario, meglio il sacerdote, suora o laico/a, che si prende a cuore la cura spirituale dei propri connazionali residenti come lui/lei in una nazione altra dalla propria, è colui – spiega don Valeriano Giacomelli, delegato per le Missioni Cattoliche di Lingua Italiana in Romania - che dovrebbe “mostrare” gli effetti della “presenza di Dio nella sua vita, colui che è cosciente del fatto che il frequentare Dio, nutrirsi di Lui, Parola ed Eucarestia, accogliere Lui nel fratello e nella sorella che incontriamo ogni giorno, mettendosi al loro ‘servizio’, sia la cosa più normale, bella e saggia che una persona possa fare”. Per don Giacomelli occorre “primariamente informare”, cioè far giungere ai nostri connazionali, tramite il passaparola, tramite i normali mezzi di comunicazione e, “perché no, valorizzando e chiedendo ‘ospitalità’ ai vari gruppi social di associazioni italiane già presenti sul territorio, la notizia che, in questa o quella città, c’è una Messa in italiano, ci sono in lingua italiana delle iniziative di tipo aggregativo, catechetico/pastorali. Se si trovano le possibilità, dar vita a delle riviste o gruppi social come abbiamo fatto anche noi qui in Romania con il settimanale Adeste o con il Facebook”. Nella sua riflessione il sacerdote italiano, da oltre venti anni al fianco degli italiani che, per vari motivi, si ritrovano a vivere di passaggio o più o meno stabilmente in Romania, sottolinea che questa esperienza ha “accresciuto” la convinzione che, per “poter rafforzare e/o sostenere la vita di fede, speranza e carità dei nostri connazionali, occorre innanzitutto mettersi umilmente al loro fianco tramite un atteggiamento di ascolto empatico e, con tanta delicatezza, ma anche risolutezza, cercare di aprire loro la mente e il cuore affinché colgano la presenza di Dio che è un buon Padre che ricopre ogni persona del suo affetto e che viene sempre incontro a tutti per accoglierli o riaccoglierli”. “Accoglierli o riaccoglierli” è un’azione questa da parte di Dio che il “missionario” è “chiamato a mediare. Ci sono molti connazionali con i quali occorre primariamente avere un approccio umano e questo perché si tratta di persone che hanno trascurato, già dall’Italia, il loro rapporto di fede”. Per il delegato una sfida importante è quella legata ai giovani italiani che arrivano in Romania per frequentare le università romene in modo stabile o tramite il programma Erasmus: “anche nei loro riguardi credo sia importante andare là dove si trovano e cioè nelle università da loro frequentate e fare loro delle proposte concrete che siano anche di tipo caritativo oltre che spirituale”. Si dice convinto che oggi c’è necessità di essere “per strada” don Luigi Usubelli, missionario con gli italiani a Barcellona: “io, per ironia, mi definisco un ‘prete per strada’ e non un ‘prete di strada’ perché penso che c’è il modo di accogliere il dono dell’imprevedibile che lo Spirito ci suggerisce e ci propone. Bisogna camminare, stare – spiega – concretamente per strada, creare incontri, creare opportunità di incontro e raccogliere quelle opportunità che la vita ci offre”. Don Usubelli parla di “doppio movimento di missione con gli italiani all’estero oggi: radunare e raggiungere”. “Radunare i diversi livelli pastorali quindi fare comunità” e raggiungere cioè “recuperare questa dimensione di uscire e raggiugere le persone italiane che vivono qui con la nostra presenza discreta presente”. Per “chiamare – spiega il sacerdote italiano - bisogna mettersi ‘per’ e raggiungere le persone ed essere raggiungibili”. La scelta di andare a lavorare in Missione per don Pierluigi Vignola, missionario con gli italiani ad Amburgo – “è una scelta di chi dopo anni di servizio, e con una certa ‘base’ alle spalle, voglia fare l’esperienza nuova. Non mi sarei mai immaginato – dice - di venire in una terra la cui lingua per me è sempre stata ostica, e che mi si disse durante il dottorato di studiarla perché serviva per la Teologia. Mai fatto, ma era destino dover studiare il tedesco. Da qui nasce l’esperienza di chi ha avuto ed ha come preoccupazione principale ed attenzioni prioritarie le famiglie in una Missione con circa 30.000 persone: famiglie da istituire o sostenere e quelle da coinvolgere ed animare. Le famiglie italiane – aggiunge don Pierluigi - con la loro religiosità semplice e tanta devozione, non fa sentire il peso del servizio, anzi sempre più la gioia di trasmettere come gli apostoli la Parola di Dio”. Ecco allora che l’essere prete in missione diventa “ogni giorno sempre arricchente. Anche se non sono mancati e non mancano problemi e limiti, posso dire che in questi sei anni ho cercato di far entrare ancor più profondamente la missione nel cuore della nostra gente”.  Effettivamente – aggiunge don Domenico Basile, missionario con gli italiani a Lucerna in Svizzera -   può sembrare superfluo forse usare due termini come missione e missionario, soprattutto “per noi che viviamo in Svizzera. Potevano essere usati una volta per indicare l’opera evangelizzatrice di coloro che partivano per i continenti per annunciare il Vangelo di Gesù a quei popoli che mai avevano sentito parlare di Lui; ma oggi nel mondo della globalizzazione, molti dicono che non ha più senso parlare di missione e di missionari. Eppure, personalmente, penso che soprattutto oggi sia necessario appropriarsi del significato ‘genuino’ di questi due termini che non vanno mai persi (per brevità di spazio non posso dilungarmi sulla mia riflessione) ma penso che sia ‘urgente’ soprattutto oggi parlare di Missione e di missionari e non solo come presbiteri o consacrati, bensì come battezzati”. Don Basile è in Svizzera da 25 anni a servizio delle Comunità di lingua italiana e “il mio essere qui in questo contesto elvetico è come dice il papa Francesco ‘il riflesso della gratitudine di quanto si è ricevuto’: mai finirò di dire grazie al Signore per il dono del Battesimo e ancor più per il dono del Sacerdozio ministeriale”. È vero che la “nostra azione missionaria in Svizzera è cambiata, ma la nostra opera e proposta evangelica rimane sempre valida e attuale per i nostri tempi”.

Raffaele Iaria

Migrantes: il 27 ottobre la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

15 Ottobre 2020 - Roma - Martedì 27 ottobre sarà presentato a Roma alle ore 10,00 presso l’Auditorium Aurelia di via Aurelia, 796 (partecipazione solo su invito) il Rapporto Italiani nel Mondo 2020 della Fondazione Migrantes. Si tratta della XV edizione completamente rinnovata e alla quale hanno partecipato circa 60 autori dall’Italia e dall’estero. Per la prima volta nel Rapporto Italiani nel Mondo ci si misura con il dettaglio territoriale provinciale unendo l’analisi relativa alla situazione della mobilità italiana che deriva dai dati più recenti a quella degli ultimi quindici anni, periodo che rappresenta il lungo percorso compiuto dal presente progetto editoriale e culturale dedicato dalla Fondazione Migrantes alla mobilità italiana. L’evento si terrà in presenza con partecipazione solo su invito nel pieno rispetto della normativa sanitaria vigente. Sarà comunque possibile per tutti, in Italia e all’estero, seguire la conferenza anche in diretta streaming, tramite il canale YouTube (https://www.youtube.com/ChiesaCattolicaItaliana) e la pagine Facebook della Conferenza Episcopale Italiana: (https://www.facebook.com/conferenzaepiscopaleitaliana)      

Viminale: 25.920 i migranti sbarcati sulle nostre coste nel 2020

15 Ottobre 2020 - Roma - Sono 25.919 i migranti sbarcati sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è del Ministero dell'Interno aggiornato alle 8 di questa mattina. Dei quasi 26.000 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 10.745 sono di nazionalità tunisina (41%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.333, 13%), Algeria (1.166, 5%), Costa d’Avorio (1.112, 4%), Pakistan (1.076, 4%), Sudan (791, 3%), Egitto (758, 3%), Marocco (691, 3%), Afghanistan (676, 3%), Somalia (618, 2%) a cui si aggiungono 4.954 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

CEI: nulla cambia per Messe e altre funzioni liturgiche

15 Ottobre 2020 -

Roma - Nulla cambia per le Messe e le altre funzioni liturgiche con il Dpcm del 13 ottobre. Lo precisa il direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della CEI, Vincenzo Corrado. Vale cioè quanto previsto nel Protocollo del 7 maggio, con le integrazioni già trasmesse nel corso dell’estate. "Tra queste, a titolo esemplificativo: guanti non obbligatori per il ministro della Comunione che però deve igienizzarsi accuratamente le mani; celebrazione delle Cresime nel rispetto delle indicazioni sanitarie (in questa fase l’unzione può essere fatta usando un batuffolo di cotone o una salvietta per ogni cresimando; lo stesso vale per le unzioni battesimali e per il sacramento dell’Unzione dei malati); reintroduzione dei cori e cantori (distanza interpersonale laterale di almeno 1 metro e almeno 2 metri tra le eventuali file del coro e dagli altri soggetti presenti (a meno che non ci siano barriere fisiche, anche mobili, adeguate a prevenire il contagio tramite droplet); due metri di distanza almeno anche tra coro e popolo. Durante la celebrazione del matrimonio gli sposi possono non indossare la mascherina; durante lo svolgimento delle funzioni religiose, non sono tenuti all’obbligo del distanziamento interpersonale i componenti dello stesso nucleo familiare o conviventi/congiunti, parenti con stabile frequentazione; persone, non legate da vincolo di parentela, di affinità o di coniugio, che condividono abitualmente gli stessi luoghi dove svolgono vita sociale in comune. 

"Mentre le diocesi riprendono le attività pastorali - conclude Corrado –, la Segreteria Generale della CEI assicura un’interlocuzione costante con la presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero degli Interni e il Comitato tecnico-scientifico, per monitorare il quadro epidemiologico e l’evoluzione della pandemia".