Primo Piano

Mci Gran Bretagna: il covid e le comunità italiane

26 Novembre 2020 - Londra - Anche se potrebbe sembrare un controsenso, questo periodo in cui la pandemia invita tutti ad isolarsi è il tempo favorevole in cui la Chiesa è sollecitata più che mai ad uscire, a recuperare la dimensione che le è propria, la missionarietà. E’ un tempo molto simile a quello in cui il profeta Ezechiele si trovava ad infondere speranza al suo popolo esiliato in Babilonia. La Missione Cattolica Italiana di Londra, così come tutte le altre realtà ecclesiali e non, in questo tempo hanno subito un grande contraccolpo e tanti un po’ per l’età, un po’ per paura, un po’ perché confusi o altri perché si trovavano già da prima in uno stato di tiepidezza spirituale, hanno abbandonato la Chiesa e la frequenza alla celebrazione della Santa Messa domenicale. Nonostante le Chiese siano oggi tra i posti più sicuri rispetto alle procedure di sicurezza per combattere il Covid-19, la frequenza dopo il primo lockdown primaverile è calata ai minimi storici. Nella maggior parte delle Parrocchie, almeno di un terzo. Alla Missione Italiana la ripresa della celebrazione delle Sante messe, nonostante le limitazioni circa il numero dei partecipanti, presentava numeri incoraggianti. Non solo numeri. E’ come se il Coronavirus avesse deciso di fare una selezione simile a quella raccontata da Gesù nel Vangelo tra pecore e capri. Era evidente che le persone che stavano partecipando alla santa Messa fossero persone altamente motivate dalla fede e ardentemente desiderose dell' Eucaristia. Ora il nuovo lockdown voluto dal Governo di Boris Johnson sino al due di dicembre ha imposto anche la chiusura delle chiese. Un altro contraccolpo a quanto di più essenziale nella vita della Chiesa: la vita comunitaria. Per compensare la mancanza di interazione e di presenza fisica, come tanti ci siamo dovuti organizzare diversamente, avvalendoci degli strumenti a disposizione. La santa messa viene trasmessa ogni domenica alle ore 10 (11 italiane) da una delle comunità su una delle piattaforme usata dalle parrocchie della Gran Bretagna: https://www.churchservices.tv/enfield . Durante il primo lockdown ho attrezzato un piccolo studio di registrazione e tramite Whatsapp ho inviato a circa un migliaio di persone l’audio delle letture del giorno e una breve riflessione. In questo secondo lockdown, con l’aiuto dei catechisti abbiamo ripreso la catechesi per i bambini in video conferenza sulla piattaforma Zoom. Ogni venerdì tengo un video-incontro di lectio divina nella quale si leggono, spiegano e attualizzano le letture della domenica successiva e al quale partecipa un nutrito gruppo di membri della comunità oltre a persone anche dall’Italia. Tanto del mio tempo come missionario è trascorso a celebrare i funerali nelle diverse comunità che distano tra loro anche venti chilometri. Tramite video conferenza, grazie alla collaborazione dei volontari, abbiamo animato la comunità organizzando degli incontri formativi. Grazie alla buona volontà di alcuni dei nostri volontari stiamo avviando sessioni di ginnastica per anziani, quiz e delle piazze virtuali in cui incontrarci. Ho la certezza che questo tempo di grande prova e sofferenza per tutti continuerà ad essere tempo di grazia in cui il Signore non farà mancare la sua Provvidenza per permetterci di continuare il nostro cammino di vita con più entusiasmo di prima. (don Antonio Serra)      

I missionari raccontano l’Etiopia

26 Novembre 2020 - Roma - La fortuna del governo di Abiy Ahmed in Etiopia sembra essersi velocemente inabissata. Il Paese del Corno d’Africa è in balia di tre crisi concomitanti che mettono a repentaglio la vita di centinaia di migliaia di persone e minacciano la tenuta politica. La pandemia da Covid-19 (ancora incombente su gran parte dell’Africa occidentale con oltre 2 milioni di persone infette in tutto il continente), in Etiopia sfiora i 106mila casi e ha provocato 1.651 morti; la guerra civile tra governo centrale e regione autonoma del Tigray che ha raggiunto proporzioni regionali; e infine il ritorno delle locuste che minacciano l’80% dei raccolti nel nord del Paese. Lo spettro della fame. Ed è proprio il nord ad essere sotto scacco, come racconta don Angelo Regazzo, missionario salesiano ad Addis Abeba, preoccupato per la sorte dei suoi confratelli di Makalle e altre zone settentrionali. La regione del Tigray, al confine col Sudan e l’Eritrea, dal 4 novembre scorso è isolata dal resto dell’Etiopia: le linee telefoniche sono state tagliate e le vie di collegamento interrotte. Ora si attende lo scadere dell’ultimatum lanciato da Abiy Ahmed al leader dissidente del Tigray People Liberation Front, per la resa. Ma sembra che i ribelli tigrigni non abbiano nessuna intenzione di fermare le armi e la rivolta. “Sono quattro le comunità salesiane in pericolo al nord – spiega don Regazzo a Sir e Popoli e Missione –. Una è a Mekele, una Adwa, a Shire e a Makalle. Le comunicazioni sono interrotte, ma qualcuno di noi ha saputo tramite brevi conversazioni satellitari che la situazione è molto brutta per loro. I nostri confratelli a stento riescono a trovare cibo per nutrirsi ogni giorno e hanno con loro una trentina di aspiranti studenti in missione, che non sono riusciti a rimandare a casa e vivono lì. Gli altri sono confratelli che vendendo una cosa o l’altra riescono a trovare almeno da mangiare. Devo dire che non se la passano bene: alcuni sono stati aggrediti anche dai ladri che portano via tutto, persino le gomme delle auto”. La minaccia della guerra. A proposito di questo conflitto Beppe Magri, collaboratore del Cum di Verona e missionario laico per molti anni in Etiopia, spiega che “parte degli arsenali meglio riforniti dell’esercito federale sono in mano alle forze di sicurezza del Tigray”. Molto preoccupanti risultano le dichiarazioni del neoeletto presidente tigrino, Debretsion Gebremichael. “Tutto questo – dice Magri, membro del Comitato degli interventi caritativi Terzo mondo – non fa sperare in una rapida soluzione del conflitto che rischia di coinvolgere direttamente anche altri Paesi confinanti”. La guerra spaventa, perché mostra tendenze regionali, coinvolgendo anche l’Eritrea attaccata nei giorni scorsi con dei razzi sull’aeroporto di Asmara. Soprattutto spaventa una nuova crisi umanitaria, dopo essere sfuggiti alla guerra ventennale con l’Eritrea: “gli sfollati scappano adesso in Sudan e si rischia la crisi umanitaria”, dice Magri. Il rovescio del Nobel Abiy. Al contempo la pandemia e la fame minacciano un Paese fino a poco tempo fa tra i più prosperi dell’Africa. “Il Premio Nobel per la pace Abiy ha subito un rovescio di fortuna in pochissimo tempo e con lui l’intero popolo”, dicono gli osservatori internazionali e scrive la stampa locale; questo confermano i missionari italiani che si trovano ad Addis Abeba. “Noi eravamo così felici della gestione di Abiy, è un uomo di unità e pace. E non era solo un’impressione”, dice suor Veronica Mburu, comboniana keniana e superiora generale in Etiopia. “Le nostre consorelle hanno famiglia nel Tigray e noi non riusciamo ad avere loro notizie, perché tutto è bloccato. È stato uno spavento per noi”, dice suor Veronica. “Noi comboniane siamo presenti anche al sud ovest, a Mandura, ci sono sei consorelle, qui c’è molta insicurezza. Già prima della crisi del Tigray c’erano gruppi ribelli che attaccavano i civili. Attaccano, rubano e scappano”. I contagi aumentano. Laddove il Paese sfugge al conflitto (che per il momento è circoscritto al Tigray), arrivano la povertà estrema, con la minaccia delle locuste ai raccolti, e il Covid. Il Paese è ancora in semi lockdown e le scuole sono chiuse; le fabbriche sono aperte ma la pandemia ha intaccato le capacità produttive ed economiche dell’Etiopia. Oltre ai salesiani, nel Paese sono presenti le suore comboniane della Emmaus Haus, i padri comboniani di Addis Abeba e un fidei donum di Padova, don Nicola de Guio, nella diocesi di Robe, che è subentrato a don Peppe Ghirelli e che porta avanti la sua missione assieme a don Stefano Ferraretto e alla laica Elisabetta Corà. Don Nicola de Guio è rientrato temporaneamente in Italia per via della pandemia e racconta: “il virus da noi in Etiopia è arrivato a metà marzo e le misure sono state quelle di chiusura, prevenzione e attenzione – dice –. È un Paese che ha meno strumentazione sanitaria rispetto all’Europa, ovviamente, e non si fanno moltissimi tamponi. Siamo 107 milioni di persone e facciamo 7-8mila tamponi al giorno. Si nota che il virus comunque contagia e si diffonde soprattutto nelle grandi città anche per una difficoltà a mantenere le distanze e fare attenzione”. (Ilaria de Bonis - Popoli e Missione)

“E subito riprende il viaggio”: da oggi il Festival della Migrazione

26 Novembre 2020 - Modena - “E subito riprende il viaggio. Giovani generazioni, nuove energie per superare la fragilità”: questo il titolo della V edizione del Festival della Migrazione di Modena, che mette al centro l’inclusione e l’integrazione soprattutto dei ragazzi. Sia di coloro che arrivano in Italia, sia i nostri connazionali che si spostano in altri Paesi. Per tre giorni, da giovedì 26 a sabato 28 novembre 2020, la città della Ghirlandina ospiterà – rigorosamente via web per via delle restrizioni dovute all’emergenza Covid19 – incontri, seminari, spettacoli, mostre, film e libri per entrare nel vivo del tema migrazione, approfondirlo grazie alla partecipazione di relatori internazionali e dare voce ai protagonisti e alle loro storie. Un percorso che si svilupperà lungo tappe di carattere giuridico, giornalistico, culturale e, soprattutto, umano. Nel corso del Festival, che prevede approfondimenti e tavoli tematici su cooperazione, economia e lavoro, sarà presentato in anteprima il “Rim Junior” della Fondazione Migrantes, il Rapporto Italiani nel Mondo. L’evento è promosso da Fondazione Migrantes con le diocesi del territorio emiliano, il Terzo settore (con Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni), l’Università di Modena e Reggio Emilia e il Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità, con il patrocinio e il sostegno, tra gli altri, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Modena. L'edizione 2020  potrà essere seguito in diretta dalla pagina Facebook del Festival.

Cei: sessione straordinaria del Consiglio Permanente il 1 dicembre

26 Novembre 2020 -
Roma - Martedì 1° dicembre si svolgerà una sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente, in videoconferenza. Dopo l’Introduzione del Pro-Presidente, mons.  Mario Meini (Vescovo di Fiesole)  i lavori prevedono una riflessione e una condivisione sulla situazione legata alla pandemia da COVID-19, a pochi giorni dalla diffusione del Messaggio alle comunità cristiane. Si farà discernimento su questo tempo di prova anche in previsione di un prossimo futuro, spiega una nota dell'Ufficio Comunicazioni Sociali della Cei.

UE: presentato il piano d’azione europeo per l’integrazione per il periodo 2021-2027

26 Novembre 2020 - Bruxelles - “L’inclusione per tutti è l’incarnazione dello stile di vita europeo. Le politiche di integrazione e inclusione sono vitali per i nuovi arrivati e per le comunità locali, e contribuiscono a rendere coese le società e a rafforzare le economie”. Così Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione, responsabile per la “promozione dello stile di vita europeo”, ha presentato il piano d’azione per l’integrazione e l’inclusione per il periodo 2021-2027. Il piano riconosce “l’importante contributo offerto dai migranti all’Ue” e affronta “le barriere che possono ostacolare la partecipazione e l’inclusione delle persone provenienti da un contesto migratorio”. Si basa sul principio secondo cui “l’integrazione inclusiva richiede impegno da parte sia delle persone da integrare, sia della comunità ospitante”. Schinas aggiunge: “Chiunque abbia il diritto di soggiornare in Europa dovrebbe avere accesso agli strumenti di cui ha bisogno per realizzare in pieno il suo potenziale e assumere i diritti e gli obblighi che governano la nostra Unione”. Nel piano si legge che sono all’incirca 34 milioni gli abitanti dell’Ue (circa l’8 % della popolazione) che sono nati fuori dall’Unione. Il 10% dei giovani di età compresa tra 15 e 34 anni nati nell’Ue hanno almeno un genitore nato in un Paese terzo. La Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha così intrapreso con decisione la strada dell’inclusione delle persone nate in un Paese terzo: posizione subito contrastata da nazionalisti e ambienti politici xenofobi. La strategia promossa dall’esecutivo, che necessita dell’avallo di Parlamento e Consiglio Ue, si basa sul rispetto delle regole, sull’asilo, sulla sicurezza e sull’integrazione sociale e culturale.

Naufragio: sette morti di fronte a Lanzarote

26 Novembre 2020 - Milano - Almeno sette persone morte dopo che una barca che trasportava più di 30 migranti ha colpito le rocce e si è ribaltata. Il naufragio è avvenuto lungo la costa dell’isola delle Canarie di Lanzarote. La barca è stata una delle 12 intercettate nelle acque delle isole durante la notte, hanno riferito i servizi di emergenza. Circa 300 persone sono state salvate sulle altre barche, ma una è morta in seguito. La barca schiantatasi a Lanzarote ha colpito un molo e si è ribaltata nella zona di Orzola, a nord dell’isola. Le immagini video hanno mostrato i soccorritori che tiravano fuori dall’acqua al buio giovani uomini in maglietta, e altri migranti seduti sugli scogli. Sono in tutto sette i corpi recuperati durante la notte e le operazioni di ricerca. Il naufragio è avvenuto martedì sera. I soccorritori sono riusciti a mettere in salvo in tutto 28 persone. Stando alle prime informazioni raccolte dai soccorritori, le persone che si trovavano sull’imbarcazione che si è poi capovolta provenivano principalmente dal Maghreb. I residenti della zona dove la barca si è arenata e si è ribaltata sono subito usciti per cercare di dare una mano ai soccorsi. Alcuni buttandosi addirittura in mare per cercare di salvare i migranti in pericolo di vita. Tutte le 12 barche intercettate martedì notte trasportavano migranti provenienti dai Paesi dell’Africa nordoccidentale. Le imbarcazioni (spesso solo carrette del mare, molto pericolose e stracariche) erano salpate dal Marocco diversi giorni fa. Le persone soccorse sono state portate al al centro di accoglienza di Arguineguin, sulla costa sudoccidentale dell’isola di Gran Canaria, dove al momento sono collocate diverse migliaia di persone di nazionalità diverse. Molte delle quali vivono in tenda. La Spagna ha annunciato di voler ampliare il centro, con più postazioni, per accogliere le persone che approdano sulle coste spagnole. Più di 18mila persone in fuga dalla povertà e dalla violenza hanno raggiunto le coste nelle isole Canarie quest’anno, con un aumento del 1.000% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Più di 500 sono morte. Circa la metà degli arrivi e la maggior parte dei decessi sono avvenuti negli ultimi 30 giorni, picco che ha messo a dura prova le risorse dell’arcipelago. (Ilaria Solaini - Avvenire)

Contro la violenza servono responsabilità e cura

25 Novembre 2020 - Roma - Ci sono tante forme di violenza, spesso ignorate o taciute, se non ridicolizzate o minimizzate. La Giornata contro la violenza sulle donne, che oggi celebriamo a livello internazionale, non accende un faro solo su un genere – le donne – ma punta a una presa di coscienza collettiva. La violenza non è mai parziale o di settore, ma è una ferita profonda che lacera la vita e che coinvolge l’intera società. In questo, il ruolo della comunicazione e dei media è fondamentale. Di fronte a narrazioni distorte che colpevolizzano le vittime e fanno dilagare un’informazione deformata, ricordiamo ancora una volta che i punti nodali devono essere le dimensioni di cura e custodia che ogni comunicazione dovrebbe avere al suo centro. Così come la responsabilità. “Se la via d’uscita dal dilagare della disinformazione è la responsabilità – ricordava Papa Francesco nel Messaggio per la 52ª Giornata per le comunicazioni sociali –, particolarmente coinvolto è chi per ufficio è tenuto ad essere responsabile nell’informare, ovvero il giornalista, custode delle notizie”. Cerchiamo ogni giorno, e non solo oggi, di andare al di là degli stereotipi e costruire insieme, uomini e donne, una comunicazione autentica, rispettosa, unitiva. (Vincenzo Corrado)

Covid 19: testimonianze di alcuni operatori dello Spettacolo Viaggiante

25 Novembre 2020 - Roma - Tutta l’Italia combatte con il “nemico invisibile” come è stato anche definito il virus Covid 19 che da marzo ha sconvolto l’esistenza dell’intero pianeta. Le decisioni di contenimento dell’epidemia inevitabilmente hanno portato ad una quasi paralisi di alcuni settori lavorativi. Tra questi il mondo dello Spettacolo Viaggiante è stato colpito duramente. Storie a riguardo da marzo in poi ne abbiamo sentite e lette sia su www.migrantesonline.it che sul mensile MigrantiPress. Quando è stato proclamato il lockdown intere famiglie e operatori di circensi e giostrai sono rimaste bloccate lontane dai luoghi di residenze o ferme nei propri domicili senza poter seguire il calendario delle tournée che normalmente si basa sulle feste e sagre padronali dislocate su tutto il territorio italiano. La Fondazione Migrantes è stata molto vicina a queste persone cercando di far fronte alle richieste di aiuto. Purtroppo la situazione economica di gran parte di questi operatori del mondo dello spettacolo viaggiante è stata minata e gran poca cosa si è riusciti a fare quando le autorità hanno concesso di riprendere le attività. Oggi purtroppo si è quasi al punto di partenza con l’epidemia che ha ripreso il sopravvento su quasi tutto il territorio nazionale e il terrore di ritrovarsi in pieno inverno senza avere i mezzi a disposizione per vivere è una sensazione che si fa sempre più realtà tra gli operatori del settore. Come scrive Linda che da febbraio è in sosta obbligata a Ferrara con altre 25 famiglie. Racconta “All'inizio presi dal panico abbiamo sentito Monica, operatore pastorale della Fondazione Migrantes, che ha subito messo al corrente del nostro disagio l’arcivescovo Perego. Ci hanno contattato dalla Caritas e siamo andati a prendere dei generi alimentari. Il protrarsi purtroppo di questa pandemia e il rifiuto continuo di installare le nostre attrazioni nei paesi in occasione di sagre e fiere ci ha portato a chiedere lavoro nei campi per la raccolta della frutta. Poi qualche sindaco ci ha permesso di aprire il luna park”.  Ad ottobre iniziano i dinieghi, quindi ci si trova ancora “tutti qui fermi e si sono aggiunte altre famiglie. Fortunatamente – continua -  la Caritas ci aiuta ancora e ogni 15 giorni ci fornisce gli alimenti. Qualcuno di noi ha trovato lavoro e qualche ragazzo fa consegne a domicilio per ditte alimentari”. Amaramente conclude “Si preannuncia ancora un inverno lungo e triste, ma confidiamo nella provvidenza e ringraziamo la Chiesa che nonostante i suoi problemi ci sostiene sempre”. Altra testimonianza arriva da Arcangelo del circo Busnelli. Scrive “A febbraio mi trovavo a Rovigo nei pressi del centro commerciale, quando è iniziato il lockdown.. Ci siamo trovati in grosse difficoltà, senza cibo per gli animali e per noi. Abbiamo contattato Monica e Flaviano, operatori pastorali della Migrantes, conosciuti in passato, per aver accompagnato i nostri ragazzi nella catechesi e ai sacramenti. Si sono attivati subito e sono arrivati i primi aiuti alimentari. Poi si è messa in moto una macchina della solidarietà. Ci ha chiamato don Silvio della parrocchia di Grignano dove risiede la Casa di Abraham che ospita persone senza tetto. Ci siamo trasferiti con le nostre carovane, hanno provveduto subito ad allacciare luce e acqua, siamo rimasti fino a giugno”. Per ricambiare dell’ospitalità il circo Busnelli, in collaborazione con un gruppo "Le Betty blonde" negli ultimi giorni di permanenza hanno messo su uno spettacolo per raccogliere fondi da donare alla Casa di Abraham come segno di riconoscenza. “Siamo ripartiti – continua Arcangelo - per iniziare il nostro adorato lavoro e durante l'estate siamo riusciti ad esibirci più volte. In ottobre in piena attività a Verona ci comunicano di chiudere, smontare le attrezzature e lasciare il suolo occupato, non sapevamo dove andare, ma ecco una telefonata di Susanna Carlesso, responsabile della casa di Abraham che ci dice: vi aspettiamo a braccia aperte, senza esitare siamo tornati”. “Non finiremo mai di ringraziare queste persone – scrive -  che per ben due volte ci hanno aperto il cancello di casa e non solo.... La provvidenza quando meno te lo aspetti riesce sempre a sorprenderti”. Una storia simile è quella di Francesca Bardini “moglie e mamma di un bambino di dieci mesi e di una bambina che nascerà a gennaio”. Sia la sua famiglia che quella del marito appartengono da generazioni al mondo dello Spettacolo Viaggiante. Scrive: “a causa di questa emergenza epidemiologica siamo rimasti senza lavoro da marzo da quando il Governo ha annullato tutte le Sagre, le Fiere, le manifestazioni e i Luna Park in generale. Purtroppo questa situazione sembra non risolversi nel breve periodo. Anzi potrebbe prolungarsi per gran parte dell’anno avvenire e questo vede noi, così come migliaia di altre famiglie del viaggio, in una situazione di necessità”. “Nei mesi scorsi - continua nel suo racconto - ci siamo rimboccati le maniche e chi ha avuto la fortuna di trovare qualche lavoretto stagionale l’ha svolto. Per quanto riguarda la mia famiglia stiamo sostando a casa dei miei suoceri a Verona. Da Marzo ad oggi ci è stato possibile installare le nostre giostre solamente nel Luna Park estivo di Lignano Sabbiadoro. Dopodiché mio marito è riuscito a trovare lavoro con un contratto di tre mesi. Tale contratto ha quasi raggiunto la scadenza e il nostro preoccupante pensiero è che non venga rinnovato”. Anche lei scrive: “ci siamo rivolti a Monica e Flaviano, che ci hanno indicato le vie da percorrere, è quindi intervenuta la Caritas che come ha potuto ci ha numerose volte aiutato con beni di prima necessità che regolarmente ci fornisce ogni quindici venti giorni circa. Dobbiamo ringraziare questi aiuti che ci sono stati forniti e sperare che la situazione si risolva al più presto”. Invece Antonio e Pasquale Formisano, proprietari del circo Wegliams, sono rimasti bloccati da 8 mesi a Giugliano (Napoli). “A marzo - raccontano - quando tutto è iniziato siamo stati contattati da Monica Bergamini operatore pastorale Fondazione Migrantes che prontamente con l'aiuto di don Giovanni De Robertis, Direttore generale, hanno contattato la Caritas e il parroco del luogo, che ci hanno consegnato dei generi alimentari, per noi è stato un grande sollievo ma non sufficiente per tutti i bisogni come i pagamenti delle utenze, o i medicinali”. Per far fronte a qualche spesa, Christella figlia di uno dei due fratelli, che frequenta la scuola di design con il progetto Migrantes di Valeria Ravelli presso il liceo artistico Bruno Munari di Castelmassa (Rovigo), “con lo studio e un po' di fantasia e utilizzando jeans vecchi ha creato borse particolari”. Attraverso questa iniziativa – racconta il padre – “siamo riusciti a guadagnare qualcosa extra che ci ha aiutato economicamente, ci auguriamo che tutto questo finisca in fretta per poter tornare a svolgere la nostra splendida attività. Non finiremo mai di ringraziare la Fondazione Migrantes per la vicinanza in un momento difficile della nostra vita lavorativa”. (N.D.B.)  

Festival della Migrazione: domani l’avvio con Prodi, il Card. Zuppi e il Vice Ministro Mauri

25 Novembre 2020 - Modena - Prima giornata del Festival della Migrazione di Modena che quest’anno si terrà completamente online sul sito www.festivalmigrazione.it e sulla pagina Facebook del Festival. Alle 15.30 l’apertura con i saluti introduttivi del Vice Ministro agli Interni, Matteo Mauri, del Sindaco di Modena, Giancarlo Muzzarelli, dell’arcivescovo di Modena-Nonantola, Mons. Erio Castellucci e del Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Carlo Adolfo Porro. A seguire l’introduzione a cura di Michela Di Marco, presidente Comites Toronto e dell’opinionista e giornalista Lucia Ghebreghiorges, con la moderazione di Elisabetta Soglio, direttrice di “Buone Notizie” del Corriere della Sera. A seguire, alle 16.30, la prolusione di Romano Prodi, Presidente onorario del comitato scientifico del Festival della Migrazione. Alle 17.30 il primo tavolo tematico, dedicato a economia e lavoro. “Bread and roses: gli invisibili costruttori dell’Italia” è il titolo della sessione che avrà come ospiti Eugenio Marino del Ministero per il Sud e la Coesione Territoriale, consigliere sull’emigrazione e i rapporti con gli italiani nel mondo, il sindacalista dell’associazione Lega Braccianti Aboubakar Soumahoro, il sociologo Eurispes Marco Omizzolo e Maurizio Ambrosini professore ordinario di Sociologia del territorio all’Università di Milano. Il tavolo sarà coordinato da Teresa Marzocchi.  Alle 19.30 un appuntamento a cura di Migrantes Modena con testimonianze di migranti da Modena e dalle comunità di Brasile, Perù, Colombia, Repubblica Dominicana e Filippine, con l’intervento di Lucia Capuzzi del quotidiano  Avvenire. In serata, alle 21, un altro appuntamento: il Cardinale di Bologna, Mons. Matteo Maria Zuppi, farà una lettura della ‘Fratelli Tutti’ di Papa Francesco con l’introduzione di don Mattia Ferrari. “Nella pandemia ci siamo accorti che siamo tutti nella stessa condizione ma ci manca una visione che ci aiuti a comprendere come starci su questa barca e a smettere di credere che non si possa pensare a un futuro diverso, che non lasci indietro nessuno - afferma il Cardinale Zuppi –. Il grande insegnamento che ci può dare questo periodo storico è quello di vivere la realtà̀ della globalizzazione non chiudendosi ma affrontandola e facendone un motivo di speranza e non di paura e disillusione. Siamo come vaccinati e sta qui la presunzione e la trappola di credere di poter continuare a vivere sani in un mondo malato – prosegue il cardinale -. Dobbiamo invece interrogarci nella consapevolezza che dobbiamo dare delle risposte che non abbiamo dato. “I lose my baby”, il grido della madre del piccolo Joseph morto in cerca di salvezza, deve ferirci e inquietarci e portare a delle scelte, a un’assunzione di responsabilità̀ collettiva”. Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, Porta Aperta, Crid di Unimore e Integriamo, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Modena e oltre 50 aderenti ed enti locali, gode inoltre del sostegno del Csv Terre Estensi e di Fondazione di Modena e del contributo di Bper Banca, Coop Alleanza 3.0, Menù e Neon King.  

La forza della collaborazione: un’alleanza per salvare un circo

25 Novembre 2020 - Roma - La seconda ondata del contagio da Covid-19, che stiamo vivendo in queste settimane, ha nuovamente creato grandi difficoltà ai circhi italiani (e non solo) già duramente provati dal primo lockdown. Gli chapiteaux che finalmente dovevano tornare a donare gioia ai grandi e soprattutto ai bambini sono rimasti ancora una volta vuoti e diverse famiglie che stavano piantando il loro circo in tanti centri della Penisola si sono trovate nuovamente bloccate, senza prospettive e spesso senza nemmeno che le norme vigenti permettessero esplicitamente loro di restare nel luogo dove si trovano. Un caso che può illustrare bene questo genere di situazione, e che si è felicemente risolto grazie alla collaborazione fra la Parrocchia locale, la Fondazione Migrantes (settore Fieranti e Circensi)) e l’amministrazione comunale cittadina, è quello del circo Harryson della famiglia Giannuzzi, che lavora sotto i tendoni da oltre un secolo. La loro storia è oggi portata avanti dai tre fratelli Giannuzzi, dei quali il maggiore, Gianni, oltre ad esibirsi in pista come clown Scarabocchio, è anche poeta e pittore. Il circo Harryson è stato fermato dal lockdown “leggero” che stiamo vivendo in Veneto, e precisamente a San Martino di Lupari, una cittadina in provincia di Padova e diocesi di Treviso. Persa nuovamente ogni possibilità di esibirsi, i Giannuzzi hanno cercato di ottenere la possibilità di fermarsi in paese fino a tempi migliori, e sono ricorsi all’arciprete monsignor Livio Buso, il quale ha subito interessato la Migrantes regionale e quindi, assieme ai rappresentanti di quest’ultima, il sindaco Corrado Bortot, che ha subita assicurato la più ampia collaborazione e disponibilità. Si sono quindi trovate le modalità per permettere ai Giannuzzi di restare nel luogo ove si trovano, e per cercare di assicurare loro un’esistenza dignitosa fino alla fine di questo momento critico. Ora gli adulti del Circo stanno lavorando alla progettazione di nuovi numeri per la prossima tournee, mentre i ragazzi della nuova generazione continuano ad esibirsi in maniera informale in strada, senza ovviamente creare assembramento di pubblico. Anche questo serve a mantenere la speranza. (M.D.T.)

Migranti in Trentino: ogni euro speso “raddoppia” il suo valore

25 Novembre 2020 - Trento - Il Trentino sta rinunciando a quanto costruito negli ultimi dieci anni in tema di accoglienza, compreso l’effetto “moltiplicatore” di ogni euro speso per i migranti. È quanto emerso dalla ricerca commissionata ad Euricse dalla rete di organizzazioni Cooperativa sociale Arcobaleno, Centro Astalli, Atas, Cgil e Kaleidoscopio e pubblicata nella collana “Quaderni” da Fondazione Migrantes. Il volume – che indaga l’impatto del sistema di accoglienza trentino da un punto di vista sociale ed economico e valuta i cambiamenti introdotti dal Decreto “Sicurezza e immigrazione” del 2018 - è stato presentato ieri in un evento online alla presenza dei curatori Paolo Boccagni e Serena Piovesan (Università di Trento), Giulia Galera (Euricse), Leila Giannetto (FIERI, Torino). Il volume riporta i risultati di una ricerca commissionata ad Euricse da una rete di enti trentini composta da Cooperativa sociale Arcobaleno, Centro Astalli Trento, Atas del Trentino, Cgil del Trentino e Kaleidoscopio. Lo studio - curato da Paolo Boccagni e Serena Piovesan (Università di Trento), Giulia Galera (Euricse) e Leila Giannetto (FIERI, Torino) - indaga l’impatto del sistema di accoglienza trentino da un punto di vista socio-economico alla luce dei cambiamenti introdotti dal Decreto “Sicurezza e immigrazione” (D.L. 113/2018). La ricerca è basata sui dati messi a disposizione dal Cinformi e dal Servizio statistico della Provincia, su due focus group e 27 interviste con stakeholder della pubblica amministrazione ed enti del terzo settore. “Minori sono le risorse e competenze che riusciamo a dedicare alle persone più fragili e maggiori saranno le risorse che dovremmo investire in assistenza e in spese sanitarie, finendo spesso col mantenere le persone in uno stato di dipendenza e marginalità che fa male ai diretti interessati ma anche alle comunità nel suo complesso”, ha sottolineato Mariacristina Molfetta di Fondazione Migrantes. “Il volume lo illustra con chiarezza – ha aggiunto - e noi speriamo che una maggiore consapevolezza in questo senso aiuti ogni territorio a riorientare le scelte politiche e organizzative senza esitazioni, ritornando ad una concezione delle politiche sociali come motore e anima del bene comune”. Nella prima parte della ricerca emerge come in Trentino, fino all’entrata in vigore del Decreto Sicurezza e Immigrazione del 2018, esistesse un sistema di accoglienza centralizzato e ben funzionante, basato sul coordinamento di circa 20 enti gestori, in particolare organizzazioni del Terzo settore, da parte di Cinformi. Il numero di territori comunali interessati dall'accoglienza straordinaria è andato ampliandosi negli anni: 42 comuni nel 2016, 65 nel 2017, 69 a fine 2018. Due terzi del totale dei richiedenti asilo sono però sempre stati ospitati a Trento e Rovereto. Il 2018 ha visto un cambio di tendenza per il numero di richieste di asilo in Trentino, come nel resto d’Italia, con la conseguente riduzione di persone accolte e una diminuzione delle strutture ospitanti (84 strutture nel 2019 contro le 170 dell’anno precedente). I principali cambiamenti introdotti dal D.L. 113/2018 riguardano la cancellazione del permesso di protezione umanitaria, la trasformazione del Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) in Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati (SIPROIMI) e la cancellazione dei servizi di integrazione per i richiedenti asilo, cambiamenti accompagnati da un sostanziale taglio delle risorse dedicate all’accoglienza. L’analisi qualitativa, basata su 27 interviste e due focus group dedicati agli aspetti cruciali dell’abitare e del lavoro, porta in primo piano il punto di vista delle realtà direttamente e indirettamente coinvolte nella fornitura di servizi a richiedenti asilo e rifugiati, per quanto concerne l’accesso ai servizi di welfare locale, il mercato del lavoro, la coesione sociale e l’impatto territoriale.  “Dalle interviste emerge che il Trentino sta rinunciando con considerevole superficialità a quanto costruito negli ultimi dieci anni facendo assegnamento sulla forte vocazione comunitaria e solidale del territorio e sulla capacità di innovare”, è la tesi sostenuta dal team di ricercatori. “Le recenti scelte politiche in materia di accoglienza sono dettate da una visione di brevissimo periodo”, aggiungono. “A medio e lungo termine questo approccio rischia di giungere a risultati opposti, penalizzando fortemente gli stessi territori ospitanti e i servizi territoriali a causa della crescente marginalità sociale e dei costi indiretti più alti che ne derivano per le istituzioni”. Secondo i risultati dell’analisi di impatto realizzata da Eddi Fontanari con riferimento al 2016 – ovvero al massimo delle presenze – la spesa pubblica per l’accoglienza dei migranti ha contribuito a generare lo 0,03% del valore della produzione dell'economia trentina, con un'attivazione di oltre 9 milioni di euro distribuiti in particolare tra commercio, alloggio e ristorazione, sanità e assistenza sociale, oltre a trasporto e prestazioni professionali. Guardando inoltre alle ulteriori ricadute sulle attività produttive in termini di beni e servizi intermedi e di consumi finali indotti, lo studio evidenzia che ogni euro speso per l’accoglienza ha generato complessivamente nel sistema economico trentino quasi due euro di valore della produzione (1,96), portando il totale da 9,4 a 18,5 milioni di euro nel 2016. Nel capitolo dedicato alle conseguenze economiche della mancata accoglienza, curato da Sara Depedri, emerge che, a fronte di un risparmio di spesa, i potenziali costi diretti e indiretti generati dalla riduzione dei servizi di accoglienza, orientamento al lavoro e integrazione rischiano di superare significativamente i benefici.  Basti pensare al mancato prelievo fiscale legato al calo delle assunzioni di richiedenti asilo, all’aumento di costi a carico delle strutture di accoglienza a bassa soglia e di quelli per la fornitura di generi di prima necessità, al rischio di aumento delle fragilità socio-sanitarie alle quali i servizi territoriali devono rispondere, tra i quali gli accessi impropri al pronto soccorso. Senza contare i licenziamenti di operatori altamente qualificati, spesso giovani laureati trentini, con una conseguente dispersione delle competenze acquisite.    

MCI Canton Lucerna: il coronavirus e gli italiani

25 Novembre 2020 - Lucerna - Le Missioni Cattoliche di Lingua Italiana rappresentano un pezzo di patria per gli italiani all’estero. Esse continuano ad offrire soprattutto in questo periodo di pandemia la possibilità di coltivare ed esprimere la propria Fede secondo le loro tradizioni e origini. Il nostro compito come Comunità di Lingua italiana è quello di continuare a seguire pastoralmente (ma non solo) gli italiani per dare loro un sostegno e aiuto spirituale e non lasciarli soli in questo momento di difficoltà.  Questo tempo del Covid-19 sta incidendo in modo essenziale non solo nella nostra vita quotidiana, ma anche nel nostro modo di vivere. La sfida delle MCLI consiste nel trovare nuove forme e/o alternative che faccino riscoprire il valore del nostro essere e dell’essere Comunità in questo tempo, dove i bisogni fondamentali degli esseri umani sono stati catapultati: il bisogno di sicurezza e protezione, di appartenenza, di affetto e d’identificazione, di successo, il bisogno di realizzazione di sé.  Abbiamo perso il controllo della nostra vita e a questa cosa non eravamo pronti.  Questo lo si nota ancora di più in Svizzera, paese ricco e di grandi opportunità. Trovare nuove forme, che possano dare in questo tempo di lontananza fisica lo stesso un messaggio di speranza, di vicinanza umana e nello stesso tempo non perdere il coraggio di credere in un futuro migliore, è una grande sfida anche per noi che abitiamo in Svizzera. Abbiamo cercato e cerchiamo di accogliere questa sfida come dono, come un’opportunità di apprendimento. In questi mesi c’è stato un continuo bisogno di sapersi adattare alle nuove circostanze, essere flessibili e aperti per le nuove situazioni, disposizioni della Diocesi di Basilea che cambiano, misure di sicurezza del Consiglio Federale di Berna che vengono emanate quasi quotidianamente.  Questa situazione ci ha fatto capire, che non siamo preparati a superare delle possibili crisi che ci riportano all’essenzialità. “Siamo tutti nella stessa barca”: le paure, le insicurezze, le mancanze d’affetto dei familiari, la mancanza di prospettive, rende l’intera umanità fragile ed inerme. Per chi ha famigliari in Italia, il non poter più partire spontaneamente come lo faceva prima, il non poter dare un abbraccio di conforto ai propri cari e il non sapere quando ci sarà la prossima possibilità per incontrarsi, aggiunge una amarezza profonda a tutta questa situazione. La capacità di resistere a queste tensioni non è del tutto facile. Riscontriamo  nelle persone un forte bisogno di ascolto, di raccontarsi, di comunicare per poter elaborare questi sentimenti. Avere in un paese straniero un punto di riferimento, dove le tradizioni, la cultura, il modo di pensare e di vivere viene capito e condiviso, in una comunità dove ci si conosce a vicenda, dove si possono creare rapporti di fiducia, amicizia e fratellanza reciproca più profonda, rappresenta di per sé già un grande sostegno morale. La cosa che riteniamo più importante in questo tempo è proprio il concedersi nell’ascolto, il telefonarsi a vicenda, avere un’attenzione particolare per il nostro prossimo bisognoso, condividere quello che ci opprime. Fare delle segnalazioni delle persone o famiglie che vivono un disagio, in modo da poter essere contattate direttamente dal nostro sacerdote italiano. Questi sono degli obiettivi importante che continuiamo a perseguire con un’attenzione particolare. Il Covid 19 sta insegnando a tutti noi come le tecnologie mediatiche, accompagnate con della creatività, possono essere una grande opportunità per aiutare a raggiungere questa sfida ed essere vicini nella lontananza in tempo reale. Ecco in sintesi alcune attività di accompagnamento che attualmente stiamo ugualmente portando avanti anche se si deve rispettare il piano di protezione Covid e non sarà possibile superare il nr di 50 presenze (sia per le Messe che per gli incontri di Comunità ). Festa degli anniversari di Matrimonio: sono state annullate le attività in presenza durante le celebrazioni. Le coppie verranno pubblicate sul nostro prossimo bollettino parrocchiale e riceveranno un presente con una preghiera da pregare in famiglia. Durante la celebrazione della Festa del Cristo Re si leggerà una Preghiera dei fedeli con un’attenzione particolare a tutte le coppie di sposi che durante quest’anno hanno celebrato un giubileo di Matrimonio. Ritiro Spirituale di Avvento nel 1° sabato di Avvento con la presenza di don Gabriele Diener della Diocesi di Lugano sulla tematica “Il Natale: annuncio e prefigurazione della Pasqua”. Purtroppo la limitazione del nr di presenti (max 50 persone) ci obbligherà a trasmetterlo via streaming. Natale dei Pensionati: verrà eliminato il pranzo. Si festeggerà martedì 8.12.2020, festa dell’Immacolata, con la celebrazione della Santa Messa e con una tombolata (seguendo il concetto di protezione Covid); alla fine verranno consegnati dei panettoni da portare a casa ma non sarà possibile nessun aperitivo comunitario. Natale dei bambini: Verranno annullati i festeggiamenti con tutta la Comunità: ci saranno dei semplici festeggiamenti durante l’Oratorio del Mercoledì con la presenza di San Nicolao e una donazione di un panettone a tutti i bambini da portare a casa. Veglia di Natale e Festa di Natale: Verranno celebrate diverse funzioni in diversi orari e zone pastorali del Cantone di Lucerna. Abbiamo pensato di celebrare altre Sante Messe visto che il nr. massimo consentito di fedeli rimane sempre 50 persone. 10° anniversario del nostro Centro Papa Giovanni e festa della Missione: Domenica 31.1.2021 si svolgerà la celebrazione della Santa Messa con la presenza del vescovo ausiliare della Diocesi di Basilea Mons. Denis Theurriat e con l’invito ai futuri sposi e alle loro famiglie. Era previsto anche di invitare tutti gli operai (più di 100) che gratuitamente 10 anni fa si sono spesi per la realizzazione del nostro Centro Papa Giovanni in Emmenbrücke ma sarà tutto rinviato. Non sappiamo ancora comunque come potremo celebrare questo importante giubileo della nostra Comunità di Missione visto le restrizioni che attualmente abbiamo. Per quest’anno faremo qualche cosa di semplice. Vangelo-in-casa “online” formazione cristiana con i collaboratori “online” (Silvana Pisaturo, Presidente del Consiglio Pastorale della Missione Cattolica di Lingua Italiana nel Canton Lucerna  

Spettacolo Viaggiante: la scomparsa di Mons. Giovanni Pistone

25 Novembre 2020 - Roma - Il giorno 23 novembre 2020 è ritornato alla casa del Padre monsignor Giovanni Pistone, presbitero della diocesi di Acqui; aveva 88 anni e, in aggiunta alla sua intensa attività come parroco (per oltre mezzo secolo!) si era reso benemerito per il suo impegno nella pastorale dei circensi e dei lunaparchisti, oltre che di Rom e Sinti, sia a livello locale, sia a livello nazionale. Aveva iniziato da giovane parroco entrando nella roulotte di una famiglia di circensi per conoscerli da vicino e, nel 1958, era stato incaricato ufficialmente della pastorale del settore dal vescovo Giuseppe Dell’Omo; era riuscito a coinvolgere nel suo impegno verso di loro anche la mamma ed era diventato per la Gente del Viaggio e per molti altri “Granpisto”. Partecipando alle riunioni nazionali aveva conosciuto don Dino Torreggiani, del quale è poi divenuto il successore a Roma. Sebbene pressato dai suoi molteplici impegni, non aveva mai voluto lasciare l’incarico diocesano fra i circensi e i lunaparchisti, anzi asseriva che non avrebbe mai potuto farlo perché ormai cronicamente malato di “carovanite”. Per monsignor Pier Giorgio Saviola, dei Servi della Chiesa, già Direttore generale della Fondazione Migrantes, oggi, se così si può dire,” si chiude un capitolo nella storia, ormai quasi secolare, della pastorale dei Fieranti e Circensi in Italia. Don Pistone era uno degli ultimi testimoni dei tentativi quasi eroici, in epoca ancora preconciliare, di superare secoli di diffidenza e di scarsa considerazione dei Viaggianti da parte delle autorità religiose come di quelle civili, e uno degli ultimi stretti collaboratori di don Dino Torreggiani nella sua attività all’OASNI. Anche don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Migrantes, ha voluto ricordare l’opera pionieristica di monsignor Pistone e il suo spirito perennemente giovanile che gli ha permesso di rimanere attivo sul piano pastorale fino ad un’età estremamente avanzata.  

Un nuovo premio giornalistico per l’informazione sui migranti

25 Novembre 2020 - Roma - È stato istituito il Premio “Informazione e migranti” per trattare temi legati ad una realtà centrale nell’attuale panorama internazionale, come ad esempio: il superamento dei pregiudizi sui migranti; il ruolo e il rispetto delle minoranze; l’importanza della convivenza e della integrazione; la rappresentazione mediatica della sofferenza e dell’emergenza; la deontologia nel racconto del fenomeno migratorio; e la percezione del fenomeno della migrazione e politiche di accoglienza. Al Premio possono accedere i giornalisti professionisti, pubblicisti, praticanti o corrispondenti esteri, nei settori della carta stampata, dell’emittenza radiofonica, televisiva e dei nuovi media, in testate sia nazionali che estere. I lavori partecipanti al Premio dovranno essere prodotti dal 1° marzo 2020 al 31 marzo 2021 e dovranno essere presentati entro il 30 giugno 2021. Questo appuntamento giornalistico è frutto della iniziativa del Comitato “Informazione, migranti e rifugiati”, coordinato dalla Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce, dall’Associazione Iscom, da Harambee Africa International, dallo Scalabrini International Migration Institute, dal Centro Astalli e dalla Fondazione Migrantes. Per maggiori informazioni, si può visitare il sito web dell’Associazione De Carli, all’interno della quale è stato ideato questo  Premio. www.associazionedecarli.it. BANDO DEL PREMIO: http://www.associazionedecarli.it/price/101-category-home/205-regolamento-del-premio-6%C2%AA-edizione-2021.html

Migrantes: il 27 novembre la presentazione del Rim Junior

25 Novembre 2020 -

Venerdì 27 novembre, alle ore 10.30 sarà presentato il Rim Junior 2020. Il racconto delle migrazioni italiane nel mondo della Fondazione Migrantes in diretta streaming sul sito del Festival della Migrazione (www.festivalmigrazione.it). La presentazione, infatti, si inserisce nella sesta edizione del Festival, che si svolgerà dal 26 al 28 novembre, promosso da Fondazione Migrantes con le diocesi del territorio emiliano, il Terzo settore (con Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni), l’Università di Modena e Reggio Emilia e il Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Modena e altri Enti Locali.

Il Rim Junior nasce con l’obiettivo di raccontare ai ragazzi, con un linguaggio semplice e accattivante, la mobilità italiana nel mondo. Il volume di quest’anno porterà il lettore a compiere “un giro giro intorno al mondo per sfatare gli stereotipi” con storie a volte allegre o romantiche, spesso decisamente tristi o persino drammatiche.

Sono previsti interventi di don Giovanni De Robertis, Direttore generale Migrantes; Vincenzo Amendola, Ministro per gli Affari europei (in attesa di conferma); Elly Schlein, vicepresidente Regione Emilia Romagna; Paolo Pagliaro, Direttore 9colonne; Amir Issaa, musicista; Daniela Maniscalco, autrice Rim Junior; Mirko Notarangelo, Direttore artistico del Rapporto e Delfina Licata, Coordinatrice scientifica del Rim Junior che modererà la presentazione.

Mci Mosca: oggi raccolta generi alimentari per i poveri

14 Novembre 2020 -

Mosca - Anche quest’anno, prima dell’inizio dell’Avvento 2020 che inizierà domenica 29 novembre, la Missione Cattolica Italiana di Mosca organizza  "un’opera concreta di misericordia in favore dei nostri fratelli più bisognosi". Oggi, Giornata Mondiale dei Poveri "come azione concreta promuoviamo una raccolta di generi alimentari a lunga conservazione", dice il responsabile della Mci don Giampiero Caruso. La raccolta si svolgerà anche domenica 22 novembre.

Semi, Fiori, frutti

15 Novembre 2020 - I talenti sono segni. Qualcuno dice della grazia; qualcuno dice della natura: buon carattere, buona intelligenza, buon fisico,...; qualcun altro li paragona alle 'occasioni' che ci si presentano nella vita: quella del matrimonio, quella di avere un figlio, quella di incontrare una determinata persona ,...,ed altre ancora. Se le sappiamo sfruttare, utilizziamo i talenti che in esse sono nascosti. Ed è la nostra vita che si nutre di 'intuizione' e di 'talento'. Nella parabola di oggi che Gesù ci racconta, vediamo i primi due servi che hanno ricevuto un capitale, uno splendido dono, sarebbero i talenti, e attraverso di essi vedono il mondo, la natura, gli uomini, come un giardino che ha bisogno di essere seminato per fiorire. Il terzo ha ricevuto anche lui il dono, ma ha paura e si astiene. Lo chiude in una buca. Chiude la sua intelligenza, il suo cuore è malato, incapace di produrre, non semina e fa marcire. Il suo desiderio non sente più lo stimolo della vita. Quali servi siamo? Anche a noi è richiesto di moltiplicare i nostri 'talenti', così come la natura moltiplica ogni seme. In questa moltiplicazione c'è il senso della nostra storia e la nostra vita si riempie di gioia e tutto il nostro essere scaturisce energia. Come la natura anche la nostra vita si nutre di un cuore che vuole crescere e di entusiasmo per un progetto di libertà, ma di una libertà che sia generativa, quindi nella responsabilità. E come la natura si ammala se perde il suo equilibrio, così è per ciascuno di noi quando perdiamo il nostro equilibrio e il desiderio perde la speranza, come vediamo ai nostri giorni. Il mondo è il luogo dove siamo immersi nella vita. Siamo semi, fiori, frutti nello spazio di questo mondo e in questo nostro tempo che ci è dato da vivere. Il Padrone della parabola non chiede di produrre per lui, né chiede di produrre per sé stessi, in fondo chiede di partecipare alla vita della creazione, in armonia. Il terzo servo ha reso impossibile ogni progresso, ha nascosto a sé  e agli altri il bene, ha reso inutile il dono. Infatti, la nostra vita è una continua ricerca di felicità, e abbiamo  anche noi doti, doni, 'talenti', per poter camminare verso la vita piena, verso la gioia. Oggi siamo messi alla prova a causa della pandemia. Ma il segreto sta nel trovare in quel poco di immediato che ci è dato, il segno, l'incoraggiamento, l'invito a procedere. Il segreto sta nel non spaventarci quando la gioia immediata non arriva e non si riesce a sperimentarla. Abbiamo bisogno di uno sguardo aperto che ci porti oltre le nostre paure, i nostri disagi e, traendo insegnamento dai disagi che stiamo vivendo in cui scopriamo i nostri veri bisogni, rinsaldiamo il nostro desiderio dell'incontro. Perché la vita è questo incontro d'amore.

don Pasquale Avena

Mci Annecy

     

Don La Magra: la morte del piccolo Joseph “non è come le altre”

13 Novembre 2020 - Lampedusa - “Per me, la morte di questo piccolo non è come le altre”. Don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa racconta così, con la voce rotta dalla commozione, il dramma della morte del piccolo Joseph, il bimbo di appena sei mesi che veniva dalla Guinea. Tra i morti del naufragio dell’11 novembre nel Mediterraneo centrale, insieme a centinaia di corpi in mare, c’è anche lui che viaggiava con la sua mamma, sopravvissuta. “La sua morte di questo piccolo e il grido disperato della sua giovane mamma rappresentano un macigno sulla nostra cultura occidentale – dice – ma se tutto si fermerà alla commozione di questi giorni avremo fallito un’altra volta”. Don Carmelo, come sta, come vanno le cose sull’isola? Bene, compatibilmente con quanto successo e quanto sta succedendo, sto bene! Stiamo un po’ come sempre. Non è una novità per l’isola affrontare eventi di questo tipo e di questa portata. Detto questo viviamo una tristezza immensa per i tanti morti, per le tante persone che muoiono nel tentativo di raggiungere le nostre coste. E comunque, a parte questo, l’accoglienza continua come sempre. Parliamo del piccolo Joseph, sei mesi, deceduto in mare. Anzitutto come sta la mamma? La mamma fisicamente sta bene, ma psicologicamente è devastata, distrutta perché sa che perso il suo piccolo, sa che ha perso tutto. Per ora è ospite dell’Hot Spot in attesa di essere trasferita come gli altri. Volutamente non l’abbiamo ancora incontrata. Abbiamo preferito lasciarla il più possibile tranquilla e in pace seguita da medici e psicologi. Sicuramente sarà con noi quando ci riuniremo per la sepoltura del piccolo. Quando avverrà e dove sarà sepolto? Aspettiamo che l’iter burocratico sia completato. Poi procederemo alla sepoltura che avverrà qui, nel nostro cimitero, che di migranti, spesso senza nome, ne ospita già tanti. Cosa c’è di nuovo, se c’è qualcosa di nuovo, nella morte di questo bimbo Non faccio assolutamente nessuna disparità, ma la morte di questo piccolo per me non è come le altre. Questo bambino era nato in Libia e come tanti suoi coetanei in diverse parti del mondo, non ha conosciuto la libertà, la pace. In altre parole non ha mai fatto il bambino, cioè non ha mai avuto la possibilità di vivere in un Paese dove i diritti dei più piccoli sono garantiti e sacri. E forse, in un certo senso, questi diritti non siamo riuscirti garantirli neanche noi, vittime come siamo, della nostra incapacità di capire che i flussi migratori, quando nascono dalla fame e dalla povertà sono inarrestabili. Chi scappa da guerra e persecuzioni non si fermerà di fronte all’ignoto e alle difficoltà. Ecco, credo che garantire vie sicure di arrivo come i corridoi umanitari, avrebbe salvato questo bambino. La sua morte è un macigno sulla nostra cultura occidentale, democratica e cristiana. Il grido della mamma ha fatto il giro del mondo. Quel grido è un peso grande. Ricordo che papa Francesco, quando venne a Lampedusa, volle leggere il Vangelo della strage degli innocenti dove si ricorda che: “Rachele piange i suoi figli che non ci sono più”. Ecco questa donna incarna Rachele. Il suo grido è il grido di ogni mamma che perde il figlio e con lui qualsiasi speranza nel futuro. Questa mamma è giovanissima ma è come se fosse morta anche lei col suo piccolo che rappresentava la sua speranza, il suo futuro che iniziava a crescere. Il grido di questa giovane donna pesa sulle nostre coscienze, ma se tutto si fermerà alla commozione di questi giorni avremo fallito un’altra volta. Quel grido deve tradursi in scelte concrete nel fare il bene dei poveri e degli emarginati, come ci ricorda continuamente il Papa. Dalla sua visita a Lampedusa papa Francesco è sempre vicino a voi tutti, alla vostra comunità. Sappiamo che il Papa ci è sempre vicino e sappiamo per certo che possiamo contare sulla sua preghiera e sulla sua vicinanza. La sua è una delle poche voci che in questo momento ci danno il coraggio e la speranza per andare avanti. (Amerigo Vecchiarelli - Sir)

Migrantes Torino: un corso per conoscere Rom e Sinti

13 Novembre 2020 -

Torino - Chi sono le persone che chiamiamo rom? Di cosa parliamo quando parliamo di “campi nomadi”? A fronte della Strategia nazionale di inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti, a quali sfide siamo tutti chiamati a rispondere? E a quali, in particolare, come cristiani?

Questi gli interrogativi sui quali la Fondazione Migrantes con l’Ufficio Migrantes di Torino vuole avviare la riflessione con volontari di parrocchie e associazioni che vogliano mettersi in gioco per confrontarsi costruttivamente con Rom e Sinti che bussano alle porte delle comunità che si insediano vicino alle chiese.

Lo fa organizzando un corso in 4 incontri dal titolo “Comunità rom e sinti: oltre i luoghi comuni. Conoscere, incontrare, riflettere” che prenderà il via il 18 novembre. “È una occasione”, spiega Sergio Durando, direttore Migrantes di Torino, “che risponde ad una triplice esigenza: quella di avviare con Rom e sinti relazioni non assistenzialistiche, quella di creare relazioni costruttive tra le varie realtà che si occupano di loro, quella di intervenire positivamente sulle situazioni comprendendo difficoltà, risorse, conoscendo leggi ecc”.

Un corso qualificato dalla presenza di relatori esperti che affronta dunque il tema nomadi da un punto di vista antropologico, normativo, socio-pastorale, rivolgendosi a operatori che siano già impegnati sul campo o vogliano intraprendere questo tipo di servizio nei confronti di famiglie spesso emarginate da pregiudizi, escluse da una vita dignitosa.

Nei quattro incontri verrà fatta in particolare un’analisi della situazione delle politiche attuate oggi sul territorio nazionale e torinese per “promuovere nelle comunità cristiane la comprensione e la valorizzazione dell’identità rom e sinti, e di incoraggiare l’impegno specifico di operatori pastorali in atteggiamenti e opere di fraterna accoglienza”. ​