Primo Piano

Milano: domani mons. Delpini in Via Padova per la benedizione natalizia alle comunità etniche

10 Dicembre 2020 - Milano – Domani, venerdì 11 dicembre, dalle 17.30, l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, si recherà in via Padova. Nel rispetto dei protocolli e delle norme di distanziamento sociale, imposte dalla pandemia, il gesto tipico delle festività natalizie – la benedizione delle famiglie - avverrà in una forma insolita: non nei singoli appartamenti, ma nella locale parrocchia e dai cortili di alcuni palazzi popolari. Inoltre la visita dell’arcivescovo sarà anche l’occasione per incontrare le diverse comunità etniche che popolano il quartiere. La visita inizierà alle ore 17.30 dalla chiesa di San Giovanni Crisostomo, che proprio nei prossimi giorni celebra i 45 anni di consacrazione. In parrocchia mons. Delpini incontrerà per un momento di preghiera le famiglie, i gruppi di catechismo, i giovani i membri del Consiglio parrocchiale e degli affari economici. Dopo la preghiera si sposterà nel parcheggio antistante la chiesa per benedire i tassisti e i negozianti di alcuni esercizi commerciali: tra loro anche un fiorista bengalese e i titolari di un ristorante cinese. Quindi, mons. Delpini entrerà al civico 109 e dal cortile, con un altoparlante, impartirà la benedizione alle famiglie affacciate alle finestre. Poi, nei pressi di una macelleria islamica, al civico 115 l’arcivescovo consegnerà la Lettera di Natale per le famiglie islamiche al responsabile della Casa di cultura musulmana di via Padova, Mahmoud Asfa. Infine raggiungerà i caseggiati compresi tra via Tarabella 4, Cesana 3 e Palmanova 59, dove benedirà sempre dal cortile le famiglie e concluderà la visita rendendo omaggio al presepe allestito presso la propria sede dal comitato di inquilini “Cortili solidali”, il cui presidente, Gianni Para, è Ambrogino d’Oro per meriti sociali. In occasione della visita, gli inquilini dei palazzi raccoglieranno generi alimentari che consegneranno alla Caritas affinché siano distribuiti alle famiglie più povere. «La benedizione dai cortili è un modo che abbiamo trovato per non far venire meno la nostra vicinanza alle famiglie in un tempo così drammatico - osserva il parroco, don Felice Capellini -. Viene un po’ meno l’intimità dell’incontro nelle case, che sarebbe rischioso per il contagio. Ma rimane un gesto di attenzione e d’incoraggiamento tanto più necessario ora in cui tante persone soffrono per lutti, perdita del lavoro, incertezza del futuro. La visita dell’Arcivescovo ci incoraggia a proseguire in questa direzione».  

Mons. Marangoni ai bellunesi nel mondo: farsi strumenti di Vangelo

10 Dicembre 2020 - “Gran parte di tutto quello che eravamo abituati a fare è saltato o pesantemente stravolto; gli stessi rapporti di vicinanza umana - forse più in questi mesi che durante il primo lockdown - stanno vivendo un senso di diffidenza e di paura che, credo, avranno pesanti conseguenze per il futuro; ancora, la crisi economica che si è generata fa guardare all’immediato domani e oltre con sguardo preoccupato. Eppure, dentro tutto questo, possiamo scorgere qualche luce di speranza o, meglio, di novità che può dare rinnovato slancio alle nostre vite a quelle delle nostre comunità cristiane”. È quanto scrive il vescovo di Belluno-Feltre, mons. Renato Marangoni, in una lettera agli emigrati della sua diocesi attraverso la rivista dell’Associazione Bellunesi nel Mondo. “Con le sue indubbie difficoltà, inimmaginabili solo un anno fa, e con il dolore e l’apprensione che ha generato e continua a portare questa situazione di pandemia, una forte tentazione direbbe semplicemente che il 2020 è un anno da dimenticare! E forse – scrive - in effetti, può essere anche vero: l’impossibilità di fare tanto ci ha, diremo, costretti a fare bene quel poco… che tuttavia è essenziale! La difficoltà a non poter più interagire liberamente fra di noi ci ha aiutati a capire che è la cura delle relazioni ciò che vale e che va accompagnata, nella semplicità di ogni aiuto vicendevole. La dolorosa impossibilità di celebrare per tanto tempo nelle nostre chiese parrocchiali ha aiutato a scoprire la famiglia come ‘chiesa domestica’ e luogo di preghiera”. Il 2020 sta passando “come passerà anche il Covid-19” – ma quante “sfide ci sono poste davanti! Non solo sanitarie, non solo economiche, non solo sociali ma innanzitutto umane! E, forse per la prima volta nella storia, questa situazione pandemica ha coinvolto simultaneamente i governi di tutto il mondo. Allora, seppur distanti e “sparsi” nel mondo, vogliamo – conclude il vescovo rivolgendosi agli emigrati bellunesi - sentirci stretti non solo dalla comune provenienza geografica, dalla condivisione di cultura e di valori, dall’importanza del lavoro, ma anche come portatori di speranza per il 2021 che ci sta davanti”. L’ augurio è quello di portare sempre una “buona notizia”, di farsi “strumenti di vangelo!”  

Uniti nella speranza, diamo vita al digitale

10 Dicembre 2020 - Roma - Che cosa caratterizza un ambiente digitale? La domanda può sembrare azzardata se ci si sofferma in superficie. La risposta, d’altronde, è ovvia: l’immaterialità. A differenza di altri luoghi quello digitale, infatti, non presenta contorni definiti e delimitanti. Andando, però, in profondità si assume la consapevolezza che siamo noi stessi ad abitarlo e, quindi, l’immaterialità prende forma con ciò che noi siamo, con i nostri sentimenti, le nostre emozioni, la nostra vita. Mai come oggi anche questo contesto ha bisogno di speranza, di quella luce che illumina l’esistenza. Nasce con questo obiettivo www.unitinellasperanza.it, sito che raccoglie e rilancia le buone prassi proposte dalle diocesi, offre contributi di riflessione e approfondimento, condivide notizie e materiale pastorale. È la nostra vita che dà la sostanza all’ambiente digitale. (Vincenzo Corrado)

Migrantes Brescia: venerdì la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

10 Dicembre 2020 - Brescia - “La ventunesima regione: migranti italiani di ieri e oggi”: questo il tema dell'incontro che si svolgerà venerdì durante il quale verrà presentato il XV Rapporto Migrantes Italiani nel Mondo.  La storia del Rapporto Italiani nel Mondo (RIM) è iniziata nel 2006. Mentre l’opinione pubblica era concentrata sugli arrivi nel nostro Paese, la Fondazione Migrantes, grazie all’intuizione dell’allora direttore generale mons. Luigi Petris e del direttore dell’Ufficio per la Pastorale degli italiani nel Mondo, don Domenico Locatelli, ebbe l’idea di raccontare l’Italia che era partita per il mondo, o che non aveva mai smesso di farlo. In 15 anni il RIM ha fotografato un fenomeno con un incremento paragonabile a quello registrato nel Secondo Dopoguerra. Se nel 2006 gli italiani regolarmente iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) erano 3.106.251, nel 2020 hanno raggiunto quasi i 5,5 milioni: in quindici anni la mobilità italiana è aumentata del 76,6%. L'incontro è previsto per le 18.00: interverranno Delfina Licata (Curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo) e don Alfio Bordiga (sacerdote diocesano, cappellano per gli emigrati italiani in Svizzera). Sarà possibile seguire l’incontro attraverso il sito ed il canale YouTube de La Voce del Popolo, il settimanale della diocesi di Brescia.  

Migrantes Torino: domani a presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

9 Dicembre 2020 - Torino - Domani sarà presentato, su iniziativa dell'Ufficio Migrantes di Torino, il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes. con uno sguardo d’approfondimento sulla realtà del Piemonte e della Valle d’Aosta. All'incontro, moderato dalla curatrice, Delfina Licata, interverranno Alessandro Celi della Fondation Émile Chanoux, Institut d’étudesfédéralistes et régionalistes di Aosta e Renata Allio, dell’Università degli Studi di Torino. Entrambi hanno contribuito alla stesura del Rapporto Italiani nel Mondo per quanto riguarda l’analisi dei dati del Piemonte e della Valle d’Aosta. In particolare, la loro relazione riguarderà rispettivamente: “AOSTA: Emigrazioni e immigrazioni tra necessità economiche e strategie politiche” e “CUNEO: da serbatoio di manodopera per l’estero a provincia affluente”. La presentazione del volume avverrà in diretta sul canale YouTube dell’Ufficio Pastorale Migranti di Torino (Migrantes).  

Aversa: con le scuole parte la X Edizione della Festa dei Popoli

9 Dicembre 2020 - Aversa - La più grave crisi degli ultimi decenni non ferma la Festa dei Popoli Aversa. La manifestazione ideata e organizzata da alcuni uffici della diocesi di Aversa giunge alla X Edizione, intitolata “Ogni uomo è mio fratello”: come ogni anno, l’evento si articolerà in un percorso a tappe in grado di coinvolgere società civile, comunità parrocchiali e istituzioni scolastiche, per culminare nell’evento finale di maggio 2021. “La Chiesa spera in una rinnovata Pentecoste”, afferma mons. Angelo Spinillo. “Infatti, come narra il libro degli 'Atti degli Apostoli', in quel giorno di festa le tante persone presenti sulla spianata del Tempio a Gerusalemme, non cambiarono la loro identità né le forme della propria presenza, ma, riconoscendo il dono di Dio, la comune grazia della vita, ebbero la possibilità di condividere il bene. Anche oggi, per noi, deve essere una festa incontrare, conoscere, condividere il bene della vita in tutte le forme in cui si è sviluppata nella storia di ogni popolo e di ogni persona. Sarà possibile se tutti impariamo a parlare l’unica lingua della fraternità”.  Per il vescovo di Aversa la Festa dei popoli è l’occasione, che anche quest’anno ci è data, “per vivere la gioia del poter comunicare ad altri la ricchezza di bene che Dio ha donato alla nostra vita e per condividere la ricchezza di bene presente in ogni altra persona ed in ogni altra cultura”. “Questa terribile crisi aumenta le disuguaglianze fra i popoli e le nazioni”, dichiarano don Giuseppe Esposito e don Carlo Villano, responsabili della “Festa dei Popoli Aversa”. “D’altra parte, però, non potevamo non ripartire con il nostro percorso, che il prossimo anno raggiungerà un traguardo importante: dieci anni di impegno e cooperazione per far crescere la cultura dell’accoglienza, per educare all’umanità e alla solidarietà, fra preghiera e colori, riflessione, sapori e melodie”. La partenza della X Edizione della Festa dei Popoli Aversa è affidata alle scuole, il cui ruolo assume particolare rilevanza, specialmente in un anno tanto complesso e travagliato. Lo sottolineano le referenti del Percorso Scuole, Lina Ingannato e Mariolina Ferraro: “In dieci anni di cammino insieme alle comunità scolastiche, possiamo dire di aver compiuto passi da gigante nel trasmettere e fortificare quelle che sono le finalità educative e formative della F.d.P.: educare al senso di umanità ed all’empatia, comprendere che il razzismo non è contemplato dal Signore, formare all’uguaglianza e fratellanza fra i popoli”. Sono già moltissimi gli istituti scolastici (Scuole Primarie, Secondarie di I e II grado) che hanno aderito al percorso 2020-2021, che prenderà il via a metà dicembre con la “Preghiera a colori”, ovvero una Preghiera Interconfessionale fra “fratelli diversi” che si terrà in streaming. Nel corso dell’anno, poi, le scuole saranno impegnate in due laboratori - “Facciamoci gli auguri” e “Gocce di memoria” - i cui frutti verranno presentati in occasione dell’evento conclusivo di maggio. “Abbiamo chiesto a tutti i docenti e dirigenti un impegno ancora maggiore al fine di far arrivare ai loro alunni il messaggio di pace e fratellanza di Festa dei Popoli”, specificano le prof. Ingannato e Ferraro. “Ovviamente, tutte le attività si svolgeranno nel più rigoroso rispetto delle misure di sicurezza anticovid, e quindi in larghissima parte a distanza, ma la nostra speranza è che il tanto auspicato miglioramento della situazione epidemica possa permettere l’organizzazione in presenza della giornata finale di maggio”.    

CEI: nasce un ambiente digitale a servizio delle diocesi

9 Dicembre 2020 - Roma - Nasce www.unitinellasperanza.it, ambiente digitale che raccoglie e rilancia le buone prassi proposte dalle diocesi italiane, offre contributi di riflessione e approfondimento, condivide notizie e materiale pastorale. L’iniziativa, promossa dalla Segreteria Generale della CEI, nel solco del progetto nato in primavera https://chiciseparera.chiesacattolica.it, intende dare testimonianza viva che quello attuale resta un tempo di speranza. Nel recente “Messaggio alle comunità cristiane in tempo di pandemia”, il Consiglio Episcopale Permanente ha ricordato che “non possiamo ritirarci e aspettare tempi migliori, ma continuiamo a testimoniare la risurrezione, camminando con la vita nuova che ci viene proprio dalla speranza cristiana. Un invito, questo, che rivolgiamo in modo particolare agli operatori della comunicazione: tutti insieme impegniamoci a dare ragione della speranza che è in noi (cfr. 1Pt 3,15-16)”. Per i cristiani soprattutto le grandi sfide si affrontano così: uniti a Gesù e tra di loro. In questo modo - spiega una nota - ogni dubbio può sfociare in una scoperta, ogni dolore può diventare un insegnamento, ogni paura può trasfigurarsi nella più solida speranza. È questo l’orizzonte cui tende il nuovo sito appena pubblicato: una piattaforma di condivisione nella speranza cristiana. Uniti nella speranza, dunque, per "disegnare percorsi che parlano di rinascita, di comunità che, seppure con fatica, continuano a progettare con creatività un’appartenenza autentica che il sito vuole valorizzare, nella fecondità della partecipazione. Un impegno, questo, che trova nel Vangelo la radice profonda: “Coraggio, non abbiate paura” (Mt 14,27). Sono le parole che Gesù rivolge ai suoi discepoli in un momento delicato, non adducendo buone motivazioni per essere coraggiosi, ma facendosi presente: la prossimità è più importante e incisiva delle parole stesse".

A Taurianova non si ferma l’arte dei madonnari

9 Dicembre 2020 - Taurianova -  Avrà una formula diversa, ma sempre suggestiva e di grande impatto emotivo la quinta edizione del “Concorso Internazionale dei Madonnari - Città di Taurianova”, manifestazione ideata dall’“Associazione Amici del Palco” e anche quest’anno diretta dal maestro madonnaro Gennaro Troia (fondatore della Scuola Napoletana dei Madonnari), tesa a valorizzare un’antica forma d’arte la cui origine risale al XVI secolo. Il “Concorso Internazionale dei Madonnari - Città di Taurianova” che negli anni passati ha accolto fino a 50 artisti provenienti da tutto il mondo per un evento unico nel suo genere in tutta la Calabria, inserito tra le maggiori manifestazioni culturali e artistiche dell’intera regione, che con splendidi dipinti di gessetto ha sempre abbellito e colorato la città per diversi giorni, quest’anno si trasforma in un’esposizione virtuale ed itinerante che collegherà i Madonnari di tutto il mondo con la Città di Taurianova e che dopo una selezione di bozzetti vedrà i Madonnari più creativi all’opera dai loro paesi d’origine da dove realizzeranno le opere inedite in Concorso. In palio premi in denaro, kit dei Madonnari con gessetti professionali e tanto altro. "Con già quattro anni di storia abbiamo fatto di tutto per portare avanti il Concorso che quest’anno più che mai diventerà un segno di speranza e di colori - ha affermato  Giacomo Carioti, presidente dell’“Associazione Amici del Palco” – Ovviamente abbiamo dovuto pensare una formula completamente rinnovata, ma l’arte dei madonnari è un’arte capace di trasformare l’asfalto anche di strade non perfette in tele pregiate per veri capolavori e perciò certamente anche in questo periodo delicato, saprà trasformare e donare bellezza". Non cambia anche quest’anno la collaborazione con diverse scuole del territorio e con l’unico Concorso dei Madonnari in Italia non legato ad altri eventi (feste patronali, fiere) che quest’anno avrà come tema “Fratelli tutti… nessuno si salva da solo”. La manifestazione è supportata dal patrocinio del Comune di Taurianova, dal Consiglio Regionale della Calabria, dalla Regione Calabria, dalla diocesi di Oppido Mamertina – Palmi, dalla Consulta delle Associazioni di Taurianova, dalla partnership artistica/didattica dell’Istituto d’Istruzione Superiore “V. Gerace”, Liceo Artistico di Cittanova, dell’Istituto d’Istruzione Superiore “N. Pizi”, Liceo Artistico di Palmi, della Scuola Napoletana dei Madonnari, dalla collaborazione delle  Associazioni “Mammalucco” e “Fraternamente” ed è possibile grazie alle tante aziende del territorio che hanno anche quest’anno voluto sostenere l’evento con la loro sponsorizzazione nonostante il periodo difficile per tutti i commercianti. ​    

Mons. Russo: “La luce di Betlemme di fronte al timore del virus”

9 Dicembre 2020 - Roma - “Abbiamo pregato insieme il Rosario, ponendo le nostre preoccupazioni, le nostre sofferenze, le nostre attese, nelle mani della Vergine Immacolata. Abbiamo guardato in modo particolare alle donne e alle mamme, pilastri nelle famiglie e grembo di futuro”. Così ha detto il segretario generale della Cei, il vescovo Stefano Russo, al termine della preghiera che ha guidato ieri sera nella chiesa di Santa Maria Immacolata a Roma, in via Veneto – la prima chiesa della Capitale, tra l’altro, a essere stata dedicata “a Dio in onore dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria”. Una preghiera trasmessa da TV2000 e InBlu Radio e in streaming sui siti di Avvenire, Agenzia Sir e i canali social della Cei, era stata annunciata lo scorso 1° dicembre al termine della sessione straordinaria del Consiglio permanente della Cei. “La Madre del Signore ci spinge a guardare al domani con gli occhi di Dio, con uno sguardo di speranza” ha continuato Russo, “è Maria che ci insegna a leggere nei piccoli segni, anche in quelli meno visibili, la presenza incoraggiante del Padre; ci esorta a vivere con speranza, perché in ogni momento il Signore dona in abbondanza la sua misericordia”. E “Maria è donna dell’Avvento: vive l’attesa del tempo nuovo senza aspettare che le cose accadano, ma come risposta attiva alla chiamata del Signore. È pienamente presente al suo tempo attraversando la prova come espressione piena dell’amore misericordioso di Dio”. Il presule ha ricordato che “noi sappiamo che Dio è fedele al suo amore, sempre. In questo tempo di prova che l’umanità intera sta attraversando, guardando a Maria comprendiamo che questo è anche il tempo nel quale possiamo essere segno dell’amore gratuito di Dio. Come Maria vogliamo vivere con fede forte e speranza salda questo tempo delicato, rinsaldando le relazioni fra di noi e con i fratelli che il Signore ci pone davanti nel cammino della vita, facendoci testimoni dell’amore trinitario di Dio, apportatore di comunione”. Così, “mentre incombe il timore nei confronti di un virus che toglie il fiato, a noi credenti è dato di far risplendere la luce vera che squarcia il buio delle tenebre: è la stessa luce che risplende nella notte di Betlemme. Come in Maria, il Padre ci avvolge con la grazia del suo amore: questo è l’abbraccio che sappiamo di avere ricevuto in Cristo e che ora vogliamo ricambiare con i bisognosi, con i dimenticati, con i sofferenti, con quanti cercano una parola di speranza”. “Vergine Immacolata, ti affidiamo i desideri più profondi del nostro cuore”, è stata l’invocazione finale di Russo, “donaci la capacità di ascoltare anche in questo tempo la voce del Padre che ci accompagna con il suo amore e ci chiama ad una speranza che non delude. E con il tuo stesso stupore aiutaci a rispondere ogni giorno: “Eccoci, avvenga di noi secondo la tua parola”. Da notare una suggestiva coincidenza “giuseppina”. Era stato sempre Russo, lo scorso 19 marzo, a guidare la preghiera del Rosario, trasmessa in tv e in streaming, che la Cei aveva voluto come segno forte di fronte all’erompere della pandemia in Italia. Il tutto era avvenuto, appunto, nella festa di san Giuseppe. E ieri, con Russo che ha guidato nuovamente il Rosario trasmesso sui media Cei, in un altro momento critico per il Paese, il Papa ha pubblicato una Lettera apostolica e indetto un Anno speciale dedicato a san Giuseppe.(A.Ga. - Avvenire)  

Il Covid e il volto oscuro dell’Europa: “Così si stanno discriminando i Rom”

9 Dicembre 2020 - Bruxelles - La lista è lunga, a tratti inquietante: ci sono i sequestri di roulotte con il pretesto di imporre misure di allontanamento sociale di emergenza come è accaduto in Belgio, con la conseguenza però di lasciare senza alloggio famiglie con minori e donne in gravidanza. Ci sono gli sgomberi forzati dai campi informali proseguiti malgrado il lockdown, come è successo in Italia, e le percosse, i gas lacrimogeni della polizia e la chiusura preventiva di intere aree con posti di blocco, senza neppure la presenza di casi di Covid-19, come in Bulgaria: le misure iper-securitarie adottate per “controllare” il contagio nelle comunità Rom in giro per l’Europa hanno toccato picchi di grave e oscura discriminazione, soprattutto nei primi mesi della pandemia. Nella cittadina bulgara di Yambol a maggio le autorità si sono spinte fino a inviare sopra il quartiere Rom un elicottero che ha spruzzato 3mila litri di sostanza «disinfettante». Con una popolazione che si aggira tra i 10 e i 12 milioni di persone in tutta Europa, di cui circa 6 milioni residenti nell’Unione, quella Rom è la più numerosa minoranza etnica del Vecchio Continente. «E quella più odiata» aggiunge Romeo Franz, europarlamentare eletto in Germania, lui stesso di etnia Rom. «Quando è iniziata la crisi da Covid-19, molte persone Rom mi hanno scritto e mi hanno spedito video sulle loro condizioni. Senza possibilità di accesso al sistema sanitario e all’acqua potabile in tempi normali, nulla è cambiato con questa crisi sanitaria, niente è stato fatto. Con il coronavirus, il problema più grave però è stato che governi, mondo politico e stampa hanno utilizzato i Rom come capro espiatorio, accusandoli di veicolare il virus». Secondo l’Agenzia Ue per i Diritti Fondamentali, l’80% dei Rom dell’Unione vive al di sotto della soglia di povertà del proprio Stato membro. Uno su tre abita in alloggi privi di acqua corrente. «Eppure, mentre in Bulgaria le autorità si sono affrettate a bloccare i distretti Rom, non sono riuscite a garantire che i residenti avessero accesso ad acqua, assistenza sanitaria o scorte di cibo e medicinali», segnala un dettagliato report sulle violazioni dei diritti di questa minoranza durante la prima ondata della pandemia in 12 Paesi europei (Italia compresa), pubblicato dal Centro europeo per i diritti dei Rom (Errc) di Bruxelles. «La mancanza di empatia e solidarietà che abbiamo visto nei confronti di questa comunità durante il lockdown è stata davvero inquietante» ha commentato il presidente dell’Errc, Dorde Jovanovic. Dalle Nazioni Unite, dai due Relatori speciali su razzismo e minoranze E. Tendayi Achiume e Fernand de Varennes, è arrivato l’allarme per limitazioni discriminatorie decise «su base etnica». Come è accaduto per moltissimi altri cittadini europei impiegati nel settore informale, anche le comunità Rom sono rimaste largamente senza occupazione ed escluse da misure di sostegno finanziario. Il report di Errc segnala come la chiusura delle scuole e il passaggio all’apprendimento online abbiano aggravato i già pesanti, tradizionali svantaggi degli studenti Rom: «In Ungheria la maggior parte di questi bambini vive in zone rurali senza accesso a Internet, né computer e, in alcuni casi, senza nemmeno l’elettricità. Il ricevimento degli aiuti sociali, poi, dipende dalla frequenza scolastica, dunque per la mancata partecipazione alle lezioni online le famiglie rischiano di vedersi negare servizi sociali vitali e assegni familiari». In Romania migliaia di bambini Rom che dipendevano dai pasti forniti dalle scuole, inoltre, sono rimasti senza sostegno alimentare. Intanto trascorrono i mesi e con la seconda ondata di Covid-19 anche l’impatto delle misure adottate dai diversi governi sulle comunità più marginalizzate del continente si è modificato: «Se calano le violazioni più eclatanti ed estreme contro i quartieri Rom, cominciano invece ad emergere conseguenze di più vasta portata», ci dice Jonathan Lee di Errc. «Una generazione di Rom corre il rischio reale di abbandonare del tutto la scuola, si moltiplicano famiglie che rimangono senza cibo mentre i programmi di aiuto e di assistenza sociale di emergenza non raggiungono le comunità che, senza rappresentanza, perdono l’opportunità di beneficiare degli strumenti di salvataggio. Rispetto alla prima metà del 2020, gli ultimi sei mesi hanno reso davvero visibili quelle fratture e divisioni di lunga data già esistenti nella nostra società». Come dire che il mondo parallelo in cui sono intrappolati i Rom è sempre più distante, separato, discriminato. (Francesca Ghirardelli - Avvenire)    

Rifugiati e migranti tra solidarietà e paura: un convegno a Gennaio

9 Dicembre 2020 - Roma - “La comunicazione su migranti e rifugiati tra solidarietà e paura”: questo il tema della giornata promossa per martedì 19 gennaio 2021, in diretta online, dal Comitato Informazione, migranti e rifugiati dell’Iscom. Una giornata che vuole essere – spiegano i promotori - una nuova occasione di confronto tra accademici, giornalisti e responsabili di organizzazioni umanitarie per mettere a fuoco le criticità del sistema dei media e per contribuire a una informazione seria e rispettosa della dignità umana. Con particolare attenzione all'etica e alla deontologia professionale nella informazione e nella comunicazione su migranti e rifugiati, l’iniziativa si rivolge a giornalisti, operatori della comunicazione di organizzazioni impegnate sul tema, responsabili di istituzioni ecclesiali ed educative.​

Mons. Russo: porre nelle mani di Maria le nostre preoccupazioni, le nostre difficoltà, le nostre sofferenze. Oggi Rosario per l’Italia

8 Dicembre 2020 - Roma – Un momento di preghiera comunitario da vivere insieme; questa sera. Nella Solennità dell'Immacolata Concezione questa sera, alle 21, il Rosario trasmesso in diretta da TV2000 e InBlu Radio (in streaming sui siti di Avvenire e dell’Agenzia Sir e sui canali social ufficiali della CEI), dalla chiesa di Santa Maria Immacolata in Roma. “In un tempo segnato in modo evidente dagli effetti della pandemia, porremo le nostre preoccupazioni, le nostre difficoltà, le nostre sofferenze nelle mani della Vergine Maria, Colei che ha custodito nel suo cuore ogni cosa e ha saputo abbandonarsi con fiducia all’abbraccio del Padre”, spiega mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei. Significativa anche la scelta della Chiesa di via Veneto, la prima della Capitale a essere stata dedicata “a Dio in onore dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria”. “Alla Vergine Immacolata – che, come ha ricordato Papa Francesco, è la Piena di Grazia che può riflettere fin dentro le tenebre più fitte un raggio della luce di Cristo Risorto – verranno affidate, in particolare, le donne e le mamme, pilastri nelle famiglie e grembo di futuro”, aggiunge Mons. Russo. L’Ufficio liturgico nazionale ha predisposto un libretto per pregare insieme.

Papa Francesco a sorpresa a Piazza di Spagna per atto di venerazione alla Madonna

[caption id="attachment_21792" align="alignnone" width="200"] Foto Vatican Media[/caption] 8 Dicembre 2020 -

Città del Vaticano - "Alle ore 7.00 di questa mattina, nella Solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, il Santo Padre si è recato in Piazza di Spagna per un atto di venerazione in forma privata a Maria Immacolata. Alle prime luci dell’alba, sotto la pioggia, ha deposto un mazzo di rose bianche alla base della colonna dove si trova la statua della Madonna e si è rivolto a Lei in preghiera, perché vegli con amore su Roma e sui suoi abitanti, affidando a Lei tutti coloro che in questa città e nel mondo sono afflitti dalla malattia e dallo scoraggiamento". Lo ha detto ai giornalisti il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. La visita è durata circa 15 minuti. Infatti, alle 7,27 l Pontefice ha lasciato Piazza di Spagna e ha raggiunto Santa Maria Maggiore dove ha "pregato davanti all’icona di Maria Salus Popoli Romani e celebrato la Messa nella Cappella del Presepe" prima di far ritorno in Vaticano. Il papa ha scelto di colpiere un ato di venerazione privato a causa della situazione di emergenza sanitaria e "al fine di evitare ogni rischio di contagio provocato da assembramenti", aveva detto Bruni.

A Piazza Mignanelli, accanto a piazza di Spagna, il monumento dedicato all'Immacolata  stato inaugurato l’8 settembre 1857, a dogma già decretato, da Pio IX . Quasi un secolo dopo, Pio XII iniziava a far depositare ai piedi del monumento un mazzo di fiori ogni 8 dicembre, mentre il suo successore, Giovanni XXIII, l’8 dicembre 1958 per la prima volta usciva dal Vaticano e portava a Maria delle rose bianche, fermandosi, poi, per una preghiera nella Basilica di Santa Maria Maggiore. (Raffaele Iaria)

Immacolata Concezione (Vangelo Lc 1,26-38)

8 Dicembre 2020 - Questa festa della Madre di Dio, Immacolata, ossia concepita senza la colpa originale, senza quella inclinazione che spinge ogni uomo e ogni donna a compiere il male, ci accompagna in questo Avvento. La pagina del libro della Genesi la racconta attraverso la vicenda di Adamo ed Eva che preferiscono seguire la voce del serpente rispetto a quella di Dio. Questo drammatico racconto svela il mistero di quel peccato, detto appunto originale, nel senso che sta all'origine del male, anche del male di questo tempo. È il peccato di un orgoglio prometeico: "Sarete come Dio". Sì, il male - da sempre - continua a spingere uomini e donne alla esaltazione di sé, a lasciare spazio all'orgoglio, a pensare a se stessi prima e spesso contro gli altri. Ma ecco Maria e il suo mistero che oggi contempliamo già nel suo concepimento. Con Maria la tragica catena che porta uomini e donne alla violenza e alla morte viene interrotta. Concepita senza questa colpa originaria, Maria inizia una nuova pagina nella storia umana, quella di una amicizia con Dio, che è ancor più bella di quella che vivevano i progenitori. Loro furono graziati dalla morte. Noi siamo resi partecipi di una speranza più grande. Maria fu concepita senza peccato per grazia, non per merito. Non poteva essere macchiata dalla colpa originale - ripetono spesso i santi Padri - colei che doveva accogliere il Figlio di Dio nel suo grembo. L'amore del Figlio ha protetto la madre. Questo mistero di Maria, protetta dal male, che oggi contempliamo non è estraneo al mistero stesso della Chiesa, della comunità dei credenti. E l'istinto di fede del popolo di Dio ha reso molto popolare questa festa ovunque nel mondo. Lo sguardo del Signore su di lei fin dal momento del concepimento, è lo stesso di quello posto sulla Chiesa. Anche se i suoi membri sono peccatori, la Chiesa, come Maria, è chiamata ad ascoltare la voce dell'angelo e a dire il suo sì. E sentiamo rivolte anche a noi le parole dell'angelo: "Non temere, Maria... nulla è impossibile a Dio". (Mons. Vincenzo Paglia)   Questo commento  tratto dal volume "La Parola di Dio ogni giorno", Edizioni san Paolo

Migrantes Rimini: anche quest’anno la mostra “Presepi dal Mondo”

7 Dicembre 2020 -

Rimini - La pandemia non ferma la mostra sewi Presepi dal Mondo promossa annualmente dall'ufficio Migrantes e dalla Caritas diocesana di Rimini, arrivata alla sua XVII edizione. Quest'anno la mostra avrà una modalità diversa. Sarà, infatti, itinerante.  Grazie alla collaborazione di Zeinta di Borg e al sostegno del Comune di Rimini, numerosi negozi del centro storico hanno messo a disposizione la propria vetrina per dare spazio a una natività proveniente da diverse parti del mondo. In alcuni casi la vetrina è stata allestita insieme agli immigrati che hanno dato la propria disponibilità per preparare il presepe della propria nazione, in altri casi il presepe è stato offerto  al negoziante che lo ha poi messo in mostra nella propria vetrina. La scelta di allestire la mostra nelle vetrine dei negozi è nata per "portare la speranza e la bellezza del Natale nella nostra città, evitando situazioni di assembramento e permettendo una visibilità della mostra dall’esterno, a cui si aggiunge l’intento di sostenere la rete dei negozi locali che in questo periodo stanno lottando contro la spietata concorrenza delle vendite on-line e di far sentire le comunità migranti, presenti nella nostra diocesi, parte del nostro tessuto sociale partecipando con presepi caratteristici della propria cultura", spiega la diocesi aggiungendo che i presepi saranno esposti da domani, 8 dicembre al 6 gennaio. 

A Natale, la tua missione

7 Dicembre 2020 - Loreto - Davanti a un presepio, lo sguardo di un bambino ti pone di fronte a te stesso.  E ti ricorda che ogni vita umana è una missione. Una missione di Dio. Da quando sei nato, si introduce in te come una voce misteriosa, interiore. Una voce che ti incanta e ripetendo il tuo nome “Vivi e fa’ vivere!” ti implora. Sì, perché è il Dio della vita che ti chiama e ti invia. È il Dio della creatività, della bellezza, della misericordia, della gioia, della grandezza d’animo, della parola vera e sincera che parla a te.  Altre voci, per quanto seducenti, non sono la sua. Ti chiama a essere te stesso, interamente te stesso: il meglio di te. Come sementi di un mondo nuovo ha seminato in te il coraggio, il desiderio di amare, lo humour, la compassione, la forza d’animo… Ogni dono che possiedi dovrà servire a costruire. Non a distruggere. Costruire, così, una famiglia, una persona che ami o la comunità dove vivi. Non ad abbatterle… Perché è il Dio della comunione che ti invia, il Dio della condivisione. Ti chiama a essere grande, a saperti fare in quattro, in cento, per far vivere l’altro. O far vivere un progetto, un ideale che condividi con altri. È il Dio della felicità che ti chiama a vivere. Sì, ti chiede di essere felice di quello che sei, di quello che hai. Ma, soprattutto, di rendere felici le persone con cui vivi. Ti chiama a fiorire proprio là, dove sei piantato, in una vita di famiglia, di comunità o di coppia. A prendere cura di ogni essere a te affidato. A prenderti cura di te. Ti chiama a fiorire, ma anche a lottare: l’uno non va mai senza l’altro. Lottare, così, contro le ingiustizie quotidiane, le esclusioni, l’indifferenza, le dimenticanze dell’altro e della sua dignità. Lottare contro il pensare ognuno per il proprio interesse o le proprie ambizioni. Sono questi, infatti, gli ostacoli sul tuo cammino: essi impediscono che il luogo dove tu vivi sia umano. Sano. Fraterno. E tutto questo in nome del tuo Dio, nato bambino. Colui dalle cui mani sei uscito, un giorno, inviato nel mondo, e alle quali, un altro bel giorno, ritornerai. Chiamato, così, teneramente con il tuo nome, che tanti hanno pronunciato con indifferenza. Qualcuno con amore. Come oggi, in un presepio, un essere appena nato. Ed è Natale. (p. Renato Zilio – Direttore Migrantes Marche )  

Papa Francesco: a Marzo viaggio in Iraq

7 Dicembre 2020 - Città del Vaticano - Papa Francesco compirà visiterà, a marzo prossimo, l'Iraq. Lo ha deto oggi ai giornalisti il direttore della sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. “Accogliendo l’invito della Repubblica d’Iraq e della Chiesa Cattolica locale, Papa Francesco compirà un Viaggio Apostolico nel suddetto Paese dal 5 all’8 marzo 2021", ha detto Bruni. nel viaggio visiterà Bagdad, la piana di Ur, legata alla memoria di Abramo, la città di Erbil, così come Mosul e Qaraqosh nella piana di Ninive". Il programma dettagliato del viaggio - ha detto Bruni - sarà pubblicato successivamente tenendo conto "dell’evoluzione dell’emergenza sanitaria mondiale”.

Migranti: Viminale, da inizio anno sbarcate 32.919 persone sulle nostre coste

7 Dicembre 2020 - Roma - Sono 32.919 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 12.542 sono di nazionalità tunisina (38%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (4.132, 13%), Costa d’Avorio (1.807, 6%), Algeria (1.379, 4%), Pakistan (1.358, 4%), Egitto (1.162, 4%), Sudan (1.097, 3%), Marocco (996, 3%), Afghanistan (949, 3%), Somalia (810, 2%) a cui si aggiungono 6.687 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Non c’è distanza

7 Dicembre 2020 - Nel buio della pandemia non è facile alzare gli occhi e pensare alle altre sofferenze che stanno attraversando il mondo. Anche i media, presi dal virus, faticano a raccontarle. Sembra calare il sipario sui molti teatri della violenza, della violazione di diritti umani, delle morti innocenti. C’è da preoccuparsi per quanto sta accadendo negli ospedali, nelle terapie intensive, nelle strutture per anziani, nell’economia e nel lavoro: come può esserci tempo per alzare la testa e guardare anche fuori? E’ tornato, ad esempio, in questi giorni il racconto della tragedia dei Rohingya in Myanmar (Birmania). Il silenzio è sceso su una minoranza di fede musulmana perseguitata e ammassata nei campi profughi del Bangladesh. Si tratta di 728.000 persone, molti i bambini. Già 1.600 sono state deportate sull’isola Bhasan Char, un’isola artificiale costruita con i detriti di un fiume, un’isola nata dal nulla, un’isola che non c’è. Il progetto è di portarvi 100.000 Rohingya entro il prossimo mese di maggio. Verranno accolti in una prigione a cielo aperto camuffata da nobili intenti umanitari mentre la libertà e la dignità umana saranno fortemente condizionate. Ancora una volta di fronte ai poteri locali si è rivelata l’impotenza degli organismi internazionali. Ma perché parlare di questo popolo, come di molti altri, mentre nel nostro Paese si vive di incertezza, di disorientamento, di paura? Perché leggere notizie e servizi giornalistici che deprimono ancor più quanti già sono a rischio depressione? Forse non ha alcun senso leggere i racconti del dolore del mondo. Forse ha un senso perché conoscere le sofferenze vissute in tante case consente di vivere in modo diverso quelle vissute in casa propria. Questo dolore cosmico è difficile da comprendere ma ignorarlo o rimanere indifferenti sarebbe ancor peggio, non ridurrebbe la paura e non aiuterebbe la speranza. Nell’incrociarsi delle sofferenze si accendono o si spengono la luce della ragione e la luce della fede. Ci si scopre infinitamente deboli e piccoli di fronte alla prova nonostante le confortanti risposte della scienza e della tecnologia. Sull’orizzonte di questo scenario si profila il Natale, con il suo silenzio, la sua umiltà, la sua fragilità. Un Natale libero da polemiche e strumentalizzazioni insensate. Il mistero della nascita di un bimbo tra i pastori di Betlemme si riverbera sulla sofferenza dell’uomo che è in un ospedale e dell’uomo deportato su un’isola che non c’è. E’ Natale a dire che non c’è distanza tra l’uno e l’altro. Nessuna pagina che racconta la vita deve essere voltata. (Paolo Bustaffa)

Per una conversione autentica

7 Dicembre 2020 - Città del Vaticano - “Distacco dal peccato e dalla mondanità”. È questo il primo aspetto della conversione. Papa Francesco lo sottolinea all’Angelus, seconda domenica di Avvento, in questo tempo segnato dalla pandemia. Tempo sospeso tra un prima – quando “pensavamo di rimanere sani in un mondo malato”, come disse Francesco – e un dopo, che ancora non conosciamo. Però abbiamo una certezza: sarà inevitabile un nuovo modo di costruire il proprio vivere quotidiano; e ci verrà sicuramente in soccorso la sobrietà vissuta assieme alla solidarietà con chi ha meno e alla vicinanza con chi si trova in difficoltà. Anche Marco, nel suo Vangelo, ci propone la sobrietà, che, a ben vedere, va ben oltre un cambiamento di stile di vita e ci parla di conversione. L’evangelista ci presenta lo stile sobrio di Giovanni Battista e ne descrive personalità e missione a partire dall’aspetto: una figura molto ascetica: vestito di pelle di cammello, si nutre di cavallette e miele selvatico, che trova nel deserto della Giudea. Difficile da imitare nella sua ascesi. Il deserto, il luogo del silenzio, in cui si scontrano assenza e presenza, aridità e fecondità. E la parola di Giovanni risuona proprio in questo luogo arido, “voce di uno che grida nel deserto”. Il deserto è anche il cuore dell’uomo dove la parola spesso non trova ascolto, soffocata da paure, inquietudini, smarrimenti e falsi messaggi; ma come nel deserto, quando arriva l’acqua tutto rifiorisce, così in chi accoglie l’appello alla conversione. Ma cosa significa questa parola, si chiede il Papa rivolgendosi alle persone presenti in piazza San Pietro. “Nella Bibbia vuol dire anzitutto cambiare direzione e orientamento; e quindi anche cambiare il modo di pensare. Nella vita morale e spirituale, convertirsi significa rivolgersi dal male al bene, dal peccato all’amore di Dio. E questo è quello che insegnava il Battista, che nel deserto della Giudea proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati”. Segno esterno e visibile della conversione, il battesimo; un segno, appunto, che “risulta inutile se non c’era la disponibilità a pentirsi e cambiare vita”, afferma papa Francesco: “la conversione comporta il dolore per i peccati commessi, il desiderio di liberarsene, il proposito di escluderli per sempre dalla propria vita. Per escludere il peccato, bisogna rifiutare anche tutto ciò che è legato ad esso, le cose che sono legate al peccato e cioè bisogna rifiutare la mentalità mondana, la stima eccessiva delle comodità, la stima eccessiva del piacere, del benessere, delle ricchezze”. L’esempio di questo distacco è proprio nella figura di Giovanni il Battista, che rinuncia al superfluo e ricerca l’essenziale. Messaggio di speranza l’Avvento; annuncio profetico di salvezza, perché in Cristo si sono compiute “le antiche promesse”. Una speranza, quella cristiana, che “va oltre la legittima attesa di una liberazione sociale e politica, perché ciò che Gesù ha iniziato è un’umanità nuova”; e un mondo senza Dio “è un mondo senza speranza” ricordava Papa Benedetto. Conversione come “fine del cammino, cioè la ricerca di Dio e del suo regno”, distacco dalle cose mondane. “L’abbandono delle comodità e della mentalità mondana non è fine a sé stesso, non è un’ascesi solo per fare penitenza: il cristiano non fa ‘il fachiro’. È un’altra cosa. Non è fine a sé stesso, il distacco, ma è finalizzato al conseguimento di qualcosa di più grande, cioè il regno di Dio, la comunione con Dio, l’amicizia con Dio”. Ma tutto ciò è tutt’altro che facile; tanti i legami che ci tengono vicini al peccato, dice Francesco: “l’incostanza, lo scoraggiamento, la malizia, gli ambienti nocivi, i cattivi esempi. A volte è troppo debole la spinta che sentiamo verso il Signore e sembra quasi che Dio taccia; ci sembrano lontane e irreali le sue promesse di consolazione”. Non dobbiamo scoraggiarci, non è impossibile convertirsi veramente: è una grazia del Signore, ma è possibile. Quando viene “questo pensiero di scoraggiarti, non rimanere lì, perché questo è sabbia mobile, la sabbia mobile di un’esistenza mediocre. La mediocrità è questo”, dice Francesco, che invita a pensare alla tenerezza di Dio: “non è un padre brutto, un padre cattivo. È tenero, ci ama tanto, come il buon Pastore, che cerca l’ultima del suo gregge”. (Fabio Zavattaro - Sir)