Primo Piano

Decreto flussi per 69.700, scadenza domande 17 marzo

11 Gennaio 2022 - Roma - Scadrà il prossimo 17 marzo il termine per la presentazione delle domande del decreto flussi, che riguarda una quota massima di 69.700 lavoratori non comunitari subordinati, stagionali e non stagionali e di lavoratori autonomi che potranno fare ingresso in Italia sulla base del provvedimento in via di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Ne dà notizia il ministero dell'Interno sul suo sito. Ai lavoratori subordinati non stagionali, autonomi e conversioni sono destinati 27.700 permessi. Di questi, 20mila nei settori dell'autotrasporto merci per conto terzi, dell'edilizia e turistico-alberghiero per cittadini dei Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere accordi di cooperazione in materia migratoria con l'Italia. Le restanti quote sono ripartite tra ingressi di cittadini non comunitari che abbiano completato programmi di formazione ed istruzione nei Paesi di origine, ingressi di lavoratori di origine italiana residenti in Venezuela e ingressi di cittadini non comunitari per lavoro autonomo nonché tra conversioni dei permessi di soggiorno già detenuti ad altro titolo in permessi di soggiorno per lavoro subordinato e per lavoro autonomo. Per questa tipologia di lavoratori sarà possibile inviare le istanze dalle 9 del 27 gennaio. Altre 42mila quote riguardano ingressi di cittadini non comunitari per lavoro subordinato stagionale di Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d'Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, Guatemala, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Repubblica di Macedonia del Nord, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina. In questo caso sarà possibile compilare le domande dall1 febbraio. L'applicativo per la precompilazione dei moduli di domanda sarà disponibile dalle 9 di domani, accedendo alla procedura informatica indicata sul sito https://nullaostalavoro.dlci.interno.it. (ANSA).  

CEI: Sassoli, “Visione illuminata” e “passione per il bene comune”

11 Gennaio 2022 -
Roma - “Visione illuminata” e “passione per il bene comune”. Lo si legge nel messaggio di cordoglio a firma del presidente e del segretario generale della Cei, card. Gualtiero Bassetti e mons. Stefano Russo, per la scomparsa di David Sassoli, presidente del Parlamento europeo: “A nome dell’Episcopato italiano, esprimiamo profondo cordoglio e vicinanza alla moglie, ai figli e ai familiari tutti per la sua scomparsa. Il mondo cattolico italiano perde un esponente di rilievo, un uomo gentile e fedele, un riferimento nella politica del Paese e dell’Europa”. “Nell’impegno professionale come giornalista e poi come uomo delle Istituzioni, ha sempre lavorato per una società più solidale e attenta ai bisogni dei giovani e degli ultimi, convinto che credenti e laici possono insieme ‘riedificare quella casa per continuare a combattere gli idoli, abbattere muri, costruire ponti, dare corpo ad un nuovo umanesimo’, come aveva sottolineato nel suo intervento a Bari, in occasione dell’incontro ‘Mediterraneo frontiera di pace’ nel 2020”, ricordano i vescovi. “Grati per l’amicizia e la disponibilità sempre dimostrata alla Chiesa che è in Italia, rendiamo lode al Signore per la testimonianza di questo nostro fratello e preghiamo per la sua anima, affidandola alle braccia misericordiose del Padre”, conclude la nota della Cei.

Mci Germania e Scandinavia: avviata la Scuola di Teologia per i laici

11 Gennaio 2022 - Francoforte - Nel mese di dicembre è iniziato il corso di teologia per i laici delle Missioni cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, dedicato quest’anno al tema della Chiesa, in considerazione anche del Cammino sinodale in corso già da due anni in Germania ed al Sinodo universale promosso dallo scorso autunno dal Papa. La prima lezione, in videoconferenza, è stata tenuta dal biblista p. Fernando Armellini, su “La Chiesa delle origini” (da Gesù alla Comunità primitiva, secondo gli Atti degli Apostoli e le Lettere apostoliche). Per rivedere la lezione cliccare qui. Sul sito Internet della Delegazione (www.delegazione-mci.de) è possibile leggere le due dispense distribuite ai partecipanti, come pure vedere tutto il programma della scuola. La prossima lezione sarà sabato 26 febbraio 2022, sempre in videoconferenza e aperta a tutti, al solito orario (9.30-15.30, con pausa di un’ora per il pranzo) e verrà tenuta dal professore di storia della Chiesa don Renato Roux su “La Chiesa del Vaticano II” (i documenti conciliari e la riscoperta del Popolo di Dio). Don Renato è stato missionario a Darmstadt, docente all’Università di Mainz e di Erfurt, e ora è rettore della Facoltà di Teologia di Lugano.

Comunità cattolica italiana di Bruxelles: Sassoli, “abbiamo tutti ammirato l’alta professionalità ed il suo stile gentile”

11 Gennaio 2022 - Bruxelles - "Alcuni di noi ti hanno conosciuto a distanza, tanti altri da vicino, ma tutti hanno sempre ammirato la tua alta professionalità ed il tuo stile gentile. Molti hanno ascoltato e letto i tuoi discorsi ed i tuoi interventi, mai di sola circostanza; le tue parole entravano sempre nel merito delle questioni, anche le più delicate come quelle sociali che attraversano oggi l’Europa, sempre con umana saggezza, e permettici una saggezza dal sapore evangelico". Con questa parole don Claudio Visconti, responsabile della Comunità cattolica Italiana di Bruxelles, ricorda a www.migrantesonline.it David Sassoli, il presidente del Parlamento Europeo morto questa notte. La Comunità Cattolica Italiana di Bruxelles esprime la "più grande vicinanza ai tuoi cari ed anche ai tuoi collaboratori che ti sono sempre stati vicini anche in questi ultimi e difficili momenti", scrive don Visconti: "nella fede, vogliamo dire a te che riposi ora presso il Padre, di accompagnare ancora, in modi per noi misteriosi, il cammino della tua Europa nella costruzione di una comunità più fraterna e solidale, per chi la abita e per chi la cerca".

RIM: il ricordo di Sassoli

11 Gennaio 2022 - Roma - "Avresti tanto voluto essere con noi a novembre scorso... Ma ci hai consegnato un grande messaggio che diventa per noi oggi una strada da percorrere con ancora più tenacia e caparbietà, seguendo il tuo esempio di rettitudine e serietà". Così la redazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes.  La redazione del RIM "ti saluta con gratitudine per la tua costante vicinanza alla nostra attività di studio, ricerca e sensibilizzazione al fenomeno della mobilità umana e italiana in particolare".

Migrantes: Sassoli si è impegnato in una democrazia diffusa, di cui l’Europa doveva essere lo strumento

11 Gennaio 2022 - Roma - Il Presidente del Parlamento Europeo, scomparso questa notte,  cattolico fiorentino, "ci ha dimostrato che la politica può essere la più alta forma di carità, come ci ha ricordato Papa Francesco nell'enciclica Fratelli tutti, perché mette al centro la persona, soprattutto i più deboli, tra cui i migranti". Lo dice a www.migrantesonline.it il presidente della Fondazione Migrantes, l'arcivescovo mons. Gian Carlo Perego aggiungendo che Sassoli "si è impegnato in una democrazia diffusa, di cui l'Europa doveva essere lo strumento, che trova nell' allargamento della cittadinanza un luogo importante per costruire partecipazione e responsabilità". Lo scorso 9 novembre, impossibilitato a partecipare alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes aveva inviato un messaggio. La Fondazione Migrantes e la Comunità Cattolica Italiana di Bruxelles, "riconoscente", si unisce al dolore dei familiari, degli amici e stretti collaboratori.

Parlamento Europeo: è morto David Sassoli. A Novembre un messaggio alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

11 Gennaio 2022 - Roma - E' morto, questa notte, il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli. Lo ha annunciato con un tweet il portavoce, Roberto Cuillo. Sassoli è deceduto alle 1.15 al Cro di Aviano dove era ricoverato in ospedale. Ieri la notizia del suo ricovero  per complicanze di una disfunzione del suo sistema immunitario. Una vita divisa fra il giornalismo e la politica quella di Sassoli  a cavallo fra Firenze, Roma e Bruxelles fino a diventare nel 2019 presidente dell'Europarlamento. Nato nel capoluogo toscano il 30 maggio 1956, ha frequentato da giovane l'Agesci, Associazione guide e scout cattolici italiani. Il padre era un parrocchiano di don Milani e lui ha cominciato fin da giovane a lavorare per piccoli giornali e in agenzie di stampa prima di passare a 'Il Giorno' e poi fare il grande salto in Rai. Nel 2009 decise di dedicarsi alla politica. Candidato come capolista del neonato Partito democratico nella circoscrizione Italia centrale, il presidente del Pe venne eletto la prima volta con oltre 400mila preferenze e, forte di questo successo, diventa subito il capo della delegazione del Pd al Parlamento europeo. E'  stato il secondo presidente italiano del Parlamento europeo dopo Antonio Tajani da quando l'assemblea di Strasburgo viene eletta a suffragio universale. Lo scorso 9 novembre non ha potuto partecipare alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo ma non ha mancato di inviare un messaggio al presidente della Fondazione, mons. Gian Carlo Perego: "mi dispiace non essere con voi oggi ma vorrei ringraziarla per avermi invitato alla presentazione del Rapporto ltaliani nel mondo 2021". Occorre - scriveva -  "una Unione Europea altruista, fatta di relazioni umane": "Viviamo un tempo caratterizzato da sfide inedite, ma anche da straordinarie opportunità, un momento molto complesso che richiede discernimento, confronto reciproco e collaborazione da parte di tutti. Penso che in questo momento storico, - ha aggiunto - segnato da una pandemia che ha sconvolto il mondo, sia fondamentale riscoprire il senso della nostra interdipendenza e delle nostre relazioni"." Come ricorda Papa Francesco, oggi 'tutto è connesso' e, in questo senso, anche il fenomeno migratorio "non può essere slegato da altre questioni perché rappresenta un tema sociale ed umano di fronte al quale l'Unione europea ha il dovere di adottare un approccio coordinato, più coraggioso e basato sui principi della solidarietà e della responsabilità". Da qui il suo invito a "valorizzare quell'idea di cittadinanza globale e solidale che sta alla base di una società aperta e inclusiva", come esige anche la mobilità interna all'Unione che "negli ultimi anni, nonostante la pandemia", ha visto quella degli italiani all'estero "non diminuita ma anzi, sembra essere addirittura aumentata". (Raffaele Iaria)

Mci Amburgo: nel 2022 festeggia 70 anni

10 Gennaio 2022 - Amburgo - È stato celebrato questo fine settimana il 70° della Fondazione della Missione Cattolica Italiana ad Amburgo. La Missione Cattolica – ha ricordato il parroco don Pierluigi Vignola, da 8 anni titolare della Missione – è il punto di riferimento nell’area Nord della Germania, su un territorio vasto di oltre 65.000 kmq, che vede la presenza di oltre 30.000 italiani. Oggi c’è una ripresa dell’emigrazione soprattutto di professionisti. Inoltre, ci sta anche chi viene in Missione a chiedere aiuto per la ricerca di un lavoro o di una casa, ed è accolto come ogni pellegrino, cercando di poter risolvere i loro problemi. Nel pomeriggio c’è stata la concelebrazione eucaristica presieduta da mons.  Wilm Sanders già Dompropst (Vorsitz) di Amburgo in rappresentanza dell’arcivescovo Stefan Heße, il quale per motivi di salute non ha potuto presiedere la santa messa. Al termine della stessa la cena organizzata dalla Presidente Enza Barbaro con gli Chef dell’Associazione Cuochi Italiani.

Oggi i funerali dei piccoli Christian e Birka morti nel rogo al campo rom

10 Gennaio 2022 -
Roma - Verranno celebrate nel pomeriggio di oggi, lunedì 10 gennaio, nel cimitero di Stornara, le esequie dei piccoli Christian (quattro anni) e Birka (due anni), i fratellini tragicamente scomparsi a causa dell’improvviso rogo scoppiato lo scorso 17 dicembre nel campo nomadi della cittadina foggiana. Il rito, in programma alle 15.30, sarà presieduto da mons. Luigi Renna, arcivescovo eletto di Catania e amministratore apostolico di Cerignola-Ascoli Satriano, e da padre Marian Micu della diocesi ortodossa romena d’Italia. “Nei progetti tanto attesi del Pnrr – scriveva mons. Renna nel messaggio ‘Profonda solidarietà e appello all’integrazione’ distribuito nelle ore immediatamente successive la tragedia – quanto spazio avrà la condizione di questi invisibili? Quando la soluzione, tante volte annunciata ma mai realizzata, di costruire abitazioni, che vada al di là dell’abbattimento con ruspe di quelle misere abitazioni?”. Secondo il presule, “quei bambini, che non dovevano essere in un posto così poco dignitoso per loro e per nessuno – ed uno di essi doveva essere alla scuola dell’infanzia – dicono la nostra inadeguatezza a pensare un mondo migliore, a una inclusione con persone con cui occorre costruire pazientemente un dialogo”.

Mci Germania-Scandinavia: morto mons. Eraldo Carpanese

10 Gennaio 2022 - Francoforte - E' morto mons. Eraldo Campanaese. ne da notizia oggi la delegazione delle Missioni cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia. La morte improvvisa  è avvenuta il 29 luglio 2021, all’età di 84 anni, dopo un lungo periodo di malattia "ma solo recentemente ne sono venuto a conoscenza", dice il delegato p. Tobia Bassanelli. Nato nel 1936 a Santo Stefano d’Aveto (provincia di Genova e diocesi di Piacenza-Bobbio), dove è stato anche parroco, don Eraldo Carpanese è stato ordinato sacerdote il 27 maggio 1961. La disponibilità a lavorare per gli italiani all’estero lo porta nel 1966 in Germania, a Mühlacker, come vicario cooperatore per la missione di Ludwigsburg. Dopo due anni viene mandato a Londra, nel pieno delle contestazioni del ’68, e quindi nel 1970 a Stoccolma, dove rimane per 18 anni tra gli italiani in Svezia, che riuniva nella chiesa di Sant’Erik, la cattedrale cattolica della capitale. Don Eraldo Carpanese guida la missione italiana fino al 1988, l’anno del rientro in diocesi. In maggio aveva ricordato i 60 anni di ordinazione.

Papa Francesco: “Ue trovi coesione interna nella gestione delle migrazioni”

10 Gennaio 2022 -
Città del Vaticano - Papa Francesco, ricevendo questa mattina, il Corpo Diplomatico accreditato in Vaticano ha sottolineato che è di "fondamentale importanza che l’Unione Europea trovi la sua coesione interna nella gestione delle migrazioni, come l’ha saputa trovare per far fronte alle conseguenze della pandemia” ed ha chiesto  di “dare vita a un sistema coerente e comprensivo di gestione delle politiche migratorie e di asilo, in modo che siano condivise le responsabilità nel ricevere i migranti, rivedere le domande di asilo, ridistribuire e integrare quanti possono essere accolti”. “La capacità di negoziare e trovare soluzione condivise è uno dei punti di forza dell’Unione Europea e costituisce un valido modello per affrontare in prospettiva le sfide globali che ci attendono”, ha detto sottolineando  che “le migrazioni non riguardano solo l’Europa, anche se essa è particolarmente interessata da flussi provenienti sia dall’Africa sia dall’Asia”. “In questi anni abbiamo assistito, tra l’altro, all’esodo dei profughi siriani, a cui si sono aggiunti nei mesi scorsi quanti sono fuggiti dall’Afghanistan. Non dobbiamo neppure dimenticare gli esodi massicci che interessano il continente americano e che premono sul confine fra Messico e Stati Uniti d’America. Molti di quei migranti sono haitiani in fuga dalle tragedie che hanno colpito il loro Paese in questi anni. La questione migratoria, come anche la pandemia e il cambiamento climatico, mostrano chiaramente che nessuno si può salvare da sé, ossia che le grandi sfide del nostro tempo sono tutte globali”. (R.I.)

Papa Francesco: i migranti non sono “merce di contrattazione”

10 Gennaio 2022 - Città del Vaticano -  "Occorre vincere l’indifferenza e rigettare il pensiero che i migranti siano un problema di altri. L’esito di tale approccio lo si vede nella disumanizzazione stessa dei migranti concentrati in hotspot, dove finiscono per essere facile preda della criminalità e dei trafficanti di esseri umani, o per tentare disperati tentativi di fuga che a volte si concludono con la morte". Lo ha etto questa mattina papa Francesco ricevedo il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Purtroppo - ha quindi aggiunto -  occorre anche rilevare che i migranti stessi "sono spesso trasformati in arma di ricatto politico, in una sorta di 'merce di contrattazione' che priva le persone della dignità".Nel suo discorso il Pontefice ha ricordato la sua recente visita a Cipro e in Grecia evidenziando che "una parte toccante di questo viaggio ha avuto luogo nell'isola di Lesbo, dove ho  potuto constatare la generosità di quanti prestano la propria opera per fornire accoglienza e aiuto ai migranti, ma soprattutto ho visto i volti dei tanti bambini e adulti ospiti dei centri di accoglienza". "Nei loro occhi - ha osservato - c'è la fatica del viaggio, la paura di un futuro incerto, il dolore per i propri cari rimasti indietro e la nostalgia della patria che sono stati costretti ad abbandonare. Davanti a questi volti non possiamo rimanere indifferenti e non ci si può trincerare dietro muri e fili spinati con il pretesto di difendere la sicurezza o uno stile di vita. Quello non si può". Papa Ferancesco ha quindi ringraziato  quanti, individui e governi "si adoperano per garantire accoglienza e protezione ai migranti, facendosi carico anche della loro promozione umana e della loro integrazione nei Paesi che li hanno accolti". "Sono consapevole - ha aggiunto - delle difficoltà che alcuni Stati incontrano di fronte a flussi ingenti di persone. A nessuno può essere chiesto quanto è impossibilitato a fare, ma vi è una netta differenza fra accogliere, seppure limitatamente, e respingere totalmente". (Raffaele Iaria)

Ragusa: il vescovo invita a partecipare al questionario sui motivi dell’emigrazione

10 Gennaio 2022 - Ragusa - Il vescovo di Ragusa, mons. Giuseppe La Placa, ha inviato una lettera alle realtà ecclesiali e a tutte le comunità parrocchiali chiedendo di divulgare e compilare un questionario per “individuare le motivazioni che spingono la nostra gente a lasciare la Sicilia e i motivi dell’attrattività della nostra terra per le popolazioni straniere”. È, infatti, questo il tema di una ricerca che l’Osservatorio socio-politico della Conferenza episcopale siciliana, coordinato da Renato Meli, condurrà nel corso di quest’anno. Il questionario, disponibile anche online, va compilato entro il 28 febbraio e non richiederà più di 15 minuti di tempo. “Tutti i componenti della comunità cristiana di ogni età (presbiteri, religiosi, laici, membri di associazioni, gruppi e movimenti) sono chiamati a compilare il questionario. Dopo un’approfondita fase di osservazione, di ascolto dei territori e di discernimento su dati esistenti – spiega il vescovo –, seguirà una fase di esposizione dei dati e di report alla Conferenza episcopale siciliana e di proposta. Tenuto conto che ogni adeguata progettualità presuppone un’approfondita raccolta di informazioni e di conoscenze, vi esorto – conclude mons. La Placa – a compilare il questionario e a promuovere una diffusa compilazione all’interno delle comunità”.

La Domenica del Papa: Preghiera, dialogo con Dio

10 Gennaio 2022 - Città del Vaticano - Pochi giorni fa, il Vangelo ci ha raccontato la nascita in quella mangiatoia di Betlemme, dove i primi a arrivare sono stati gli umili, i pastori; poi ecco i tre sapienti dall’Oriente, una lunga strada percorsa con la guida di una stella: uomini in ricerca, potremmo dire con le parole di oggi. Papa Francesco ha parlato, tre giorni fa, della sana inquietudine dei magi che nasce dal desiderio di conoscere, di “accogliere la vita come un mistero che ci supera”; così adorano e si prostrano davanti a quel piccolo, accogliendo “con umiltà colui che si presenta nell’umiltà”, perché “la loro vera ricchezza non consiste nella fama, nel successo, ma nell’umiltà, ma nel loro ritenersi bisognosi di salvezza”. Trenta anni di silenzio, a parte l’episodio della Sinagoga, dodicenne seduto tra i maestri del tempio a Gerusalemme, e la prima immagine che Luca ci propone è quella di un uomo, confuso tra i peccatori, sulla riva del fiume Giordano, in attesa di essere battezzato da Giovanni. In questa attesa c’è tutto il significato del messaggio che Gesù porta al mondo: è il figlio di Dio – “tu sei il figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento” dice la voce che viene dal cielo – eppure sceglie di mettersi in fila in mezzo al suo popolo, per sottoporsi al rito di penitenza e di purificazione. Si manifesta per la prima volta non con gesti di potenza, ma assieme a chi manifesta pubblicamente la propria inadeguatezza. Dopo gli anni del nascondimento vissuti a Nazareth, afferma Papa Francesco all’Angelus, “Gesù non si presenta con qualche miracolo o salendo in cattedra per insegnare. Si mette in fila con il popolo che andava a ricevere il battesimo da Giovanni”. Nel ricordare le parole dell’inno liturgico – il popolo andava a farsi battezzare con l’anima e i piedi nudi – Gesù, dice il vescovo di Roma, “condivide la sorte di noi peccatori, scende verso di noi: discende nel fiume come nella storia ferita dell’umanità, si immerge nelle nostre acque per risanarle, si immerge con noi, in mezzo a noi. Non sale al di sopra di noi, ma scende verso di noi, con l’anima nuda, con i piedi nudi, come il popolo. Non va da solo, né con un gruppo di eletti privilegiati, no, va con il popolo. Appartiene a quel popolo e va con il popolo a farsi battezzare, con quel popolo umile”. Il suo, possiamo dire, è un viaggio ‘in discesa’: dalla Galilea, dal nord, scende verso il sud; scende a 400 metri sotto il livello del mare della depressione del fiume Giordano. Salirà poi a Gerusalemme, dove troverà la morte, un’altra discesa, nell’oscurità del sepolcro, per poi salire di nuovo, ben oltre la città terrena, e raggiungere la Gerusalemme celeste. Nel battesimo c’è già tutta la forza e la speranza della resurrezione, di quella Pasqua che vince il buio della morte. Gesù, ricordava Benedetto XVI, “è l’uomo nuovo che vuole vivere da figlio di Dio, cioè nell’amore; e di fronte al male del mondo, sceglie la via dell’umiltà e della responsabilità, sceglie non di salvare se stesso, ma di offrire la propria vita per la verità e la giustizia”. Dopo aver battezzato, nella Cappella Sistina, sedici neonati, Francesco, all’Angelus, mette in evidenza i due momenti della vita di Gesù: “da una parte scende verso di noi, nelle acque del Giordano; dall’altra eleva lo sguardo e il cuore pregando il Padre”. È un “grande insegnamento” afferma il Papa, perché “tutti siamo immersi nei problemi della vita e in tante situazioni intricate, chiamati ad affrontare momenti e scelte difficili che ci tirano in basso. Ma, se non vogliamo restare schiacciati, abbiamo bisogno di elevare tutto verso l’alto”. Ecco la preghiera, che “non è una via di fuga, né un rito magico o una ripetizione di cantilene imparate a memoria. No. Pregare è il modo per lasciare agire Dio in noi, per cogliere quello che Lui vuole comunicarci anche nelle situazioni più difficili, pregare per avere la forza di andare avanti”. La preghiera “è dialogare con Dio, è ascoltare la sua parola, è adorare: stare in silenzio affidandogli ciò che viviamo. A volte è anche gridare a lui, come Giobbe, sfogarsi con lui … è padre, ci capisce bene e mai si arrabbia con noi”. Infine, Francesco torna a parlare del battesimo e chiede di ricordarne la data, perché, diceva sei anni fa, “si riceve una sola volta, ma va testimoniato tutti i giorni”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Preghiera dei Fedeli – Domenica 9 gennaio 2022 – Battesimo del Signore – Anno C

9 Gennaio 2022 -

A Dio, che ha manifestato tutto il suo amore donandoci il Figlio suo per mezzo della Vergine Maria, rivolgiamo con fiducia le nostre invocazioni:

Confermaci nel tuo Spirito, Signore.

Per tutti i battezzati, per i genitori e i padrini, perché professino gioiosamente la fede in Dio Padre che ci ha creati, in Dio Figlio che ci ha redenti, in Dio Spirito Santo che ci ha santificati, preghiamo.

Per la famiglia, Chiesa domestica, perché nella fedeltà al patto nuziale e nella partecipazione alla mensa eucaristica manifesti il quotidiano prodigio dell’amore che sempre si rinnova in Cristo sposo e Signore, preghiamo.

Per i pastori del popolo di Dio, per tutti i ministri della carità e del Vangelo, per i catechisti, per i poveri e i sofferenti, perché nell’adesione fiduciosa alla volontà del Padre, sappiano costruire con amore la Chiesa pellegrina nel mondo, preghiamo.

Perché noi cristiani non ci stanchiamo mai di provare gli stessi sentimenti del Signore Nostro Gesù Cristo che s’immerse nelle acque del Giordano, con tutti i peccatori, per essere battezzato. Egli pregò per tutti noi e in particolare per i deboli, gli emarginati, gli scartati dalla società, gli assetati, affamati, per tutti i fratelli che noi dovremmo amare, preghiamo.

O Padre, che nell’acqua del Battesimo, nell’unzione dello Spirito, nella benedizione nuziale, fai risuonare la tua voce che invita a seguire Cristo tuo Figlio, trasformaci in testimoni luminosi della tua gloria. Per Cristo nostro Signore.

 

Viminale: da inizio anno sbarcate 368 persone migranti sulle coste italiane

7 Gennaio 2022 - Roma - Sono finora 368 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno.  Di questi 91 sono di nazionalità afghana (24,7%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Algeria (55, 15%), Tunisia (53, 14,4%), Costa d’Avorio (29, 7,8%), Guinea (22, 6%), Pakistan (9, 2,4%), Ucraina (2, 0,5%), Iran (1, 0,3%), Sierra Leone (1, 0,3%), Siria (1, 0,3%) a cui si aggiungono 104 persone (28,3%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Cesano: messa dell’Epifania con i magi di diversi Paesi

7 Gennaio 2022 - Porto Santa Rufina - Ieri  nella Parrocchia di Cesano di Roma si è celebrata la Solennità dell'Epifania nella Messa delle 11,30 con letture e canti in italiano, inglese, romeno e spagnolo. Alla celebrazione i rappresentanti di queste comunità straniere presenti nella parrocchia da molti anni. I Re Magi erano: un romeno (Melchiorre), un messicano (Gaspare,  che era Padre Humberto) e un nigeriano  (Baldassarre). Il Parroco, Padre José Manuel Torres, nell'omelia ha spiegato il senso del loro viaggio; sono venuti dall'Oriente a Betlemme ad adorare il Bambino Gesù; ha sottolineato inoltre la cattolicità e la missionarietà della Chiesa e il bisogno dell'integrazione, coltivando le proprie radici, per arricchire la forza dell'evangelizzazione delle famiglie e della comunità. ( Enzo Crialesi - Direttore Ufficio Migrantes Porto-Santa Rufina)

Festa dei Popoli: a Palermo anche un messaggio alla Chiesa locale

7 Gennaio 2022 - Palermo - Sono state 11 le lingue che si sono ascoltate durante la Celebrazione della Messa dei Popoli che su iniziativa dell'Ufficio Migrantes diocesano  l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, ha presieduto nella Chiesa Cattedrale nella solennità dell’Epifania del Signore: i rappresentanti delle comunità straniere cristiane di Palermo – ghanesi, filippini, nigeriani, tamil, cingalesi, mauriziani e polacchi – hanno infatti rinnovato, attraverso la celebrazione e una lettera indirizzata all’arcivescovo, la volontà di vivere in armonia nello stesso territorio accogliendo la Pace offerta da Gesù che è il Dio-con-noi. «Incamminiamoci anche noi verso Betlemme – ha esortato l’arcivescovo di Palermo nella sua omelia – riconosciamo che il Neonato di Maria, annunziato dagli angeli, riconosciuto dai pastori, è il Dio dei piccoli e dei puri di cuore. In quel bambino c’è il Dio di ogni lontano, di ogni ricercatore capace di seguire il moto della luce interiore, della luce gentile, di quanti anelano al Sommo bene, a conoscere il vero volto di Dio, di quanti sono capaci di intraprendere da ogni provenienza geografica ed esistenziale cammini e percorsi interiori, dei desideranti la vera gioia, la convivialità umana e la pace. Questo minuscolo cucciolo d’uomo venga oggi riconosciuto anche da noi da questa assemblea multietnica radunata dai quattro angoli della terra come il Messia di Dio Sommo e Misericordioso, Amico ed Amante di ogni uomo e di ogni donna, Padre Magnanime e Paziente, l’Umile Accogliente, che tutti avvolge e riunisce nel suo abbraccio trasfigurante. Con i magi anche noi guardiamo nella stessa direzione, fissiamo il cielo, insieme, attenti, scrutiamo con stupore ogni segno e ogni volto, così da riconoscere, adorare, e accogliere il Bambino che Dio ci ha donato per parlare definitivamente a noi come amici, per suggellare definitivamente la sua alleanza di pace con l’intera famiglia umana. Riconosciamolo insieme, dopo averlo cercato e trovato, perché vengano altri ad adorarlo, tutti. Aiutiamo altri a cercarlo e ad adorarlo. Aiutiamo altri a proteggere i loro sogni umani più veri e più belli da tutti gli Erodi della storia». «Nessuno continui a depistarci, nessuno a manipolarci – ha proseguito con forza Mons. Corrado Lorefice – nessuno ci privi della “gioia grandissima” a cui ci chiama la Parola fattasi carme a Betlemme. Nessun ricercatore di potere, orgoglioso nel cuore, idolatra del denaro, nessun politicante di mestiere corrotto e colluso, predatore di bambini e di donne, di disabili e di anziani, nessun imprenditore di devastanti allucinogeni, illusore e manipolatore delle nuove generazioni; nessun oppressore e respingitore di poveri e di stranieri; nessun calpestatore dei senza voce e senza volto e dei diritti umani; nessun guerrafondaio e commerciante di armi; nessun sfruttatore dei paesi più poveri; nessun affiliato a famiglie e a organizzazioni mafiose, nessun usurpatore e traditore del nome santo e del cuore mite di Dio. Sulla via di Dio che si rivela nella potente piccolezza e nella irresistibile mitezza del Bambino Gesù, ritorniamo nelle nostre abitazioni, nelle nostre case, nei nostri paesi, al nostro quotidiano, ai nostri impegni e condividiamo con ogni uomo e donna di buona volontà Colui che tutti attende per rendere divina la nostra vita, per ricolmarla di luce e di pace.  Per radunarci nella convivialità fraterna dell’unica casa comune impreziosita dalla meravigliosa ricchezza di ogni lingua e cultura. Raggiungiamo tutti con la certezza che ci viene da Betlemme visitata oggi dai magi che tutti gli uomini e le donne nostri compagni di viaggio sono chiamati “a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo”». Alle parole di mons. Lorefice hanno fatto seguito quelle pronunziate, a nome di tutte le comunità presenti nella Chiesa Cattedrale, dalla filippina Yolanda Cayanan:  «Carissimo Padre, la saluto a nome di tutti gli immigrati nella Diocesi da lei guidata, siamo circa 25.000 (pari al 4% della popolazione), provenienti da ben 132 Paesi. Di questi, il 56% siamo cristiani e tra essi 2.240 persone siamo cattolici. Io sono filippina, a Palermo i filippini siamo circa 1.800. Sono arrivata a Palermo per motivi economici perché nel mio paese c’è molta povertà e disparità di reddito. Pur avendo una laurea, qui a Palermo, ho accettato di svolgere un lavoro di colf per poter vivere ed aiutare la mia famiglia. Aiutare la famiglia è un forte valore che fa parte della nostra cultura filippina. Anch’io come molti immigrati ho conosciuto ingiustizie e difficoltà perché i migranti, ancora, siamo guardati con occhi diversi. È difficile vedere il volto di Gesù anche nel volto di un immigrato. La mia chiesa madre, dove sono stata battezzata, mi ha formata alla fede cristiana cattolica che continuo a vivere qui in questa Chiesa di Palermo che mi ha accolta, facendomi sentire a casa; questa fede, che ho portato nella mia valigia, mi guida e mi dà speranza. La nostra presenza è ancora oggetto di marginalità nella società e spesso anche nella Chiesa viviamo questo sentirci ai margini. Vorremmo avere una presenza maggiore di cappellani etnici e desidereremmo che la nostra presenza nelle parrocchie fosse maggiormente valorizzata, considerandoci collaboratori di Gesù nella nuova evangelizzazione. È un’esperienza, questa, che io ed altri immigrati viviamo all’interno della famiglia di Arcobaleno di popoli. Noi filippini da poco abbiamo celebrato i 500 anni della nostra evangelizzazione. Purtroppo, però, ci sono ancora molti che abbandonano le fede cattolica a causa delle sette religiose provenienti anche dalle Filippine; queste sette religiose fanno molti adepti. Molto spesso ci sentiamo come pecore senza pastore! I migranti non siamo, né ci sentiamo inferiori agli altri cristiani, nati in questa Chiesa. Siamo tutti alla sequela dell’Unico Cristo Signore, suoi discepoli ed apostoli, pertanto chiediamo di essere trattati come protagonisti del cammino di questa Chiesa dove viviamo da parecchi anni, specialmente nelle strutture collegiali e nell’inserimento in esse. Quello che ci sta a cuore è che il Regno di Dio si estenda anche su questo lembo di terra. Carissimo Padre, La ringraziamo per tutte quelle volte che ha difeso e si è fatto voce di chi non ha voce, insieme al nostro caro Papa Francesco, in particolare per il mondo della mobilità umana. Maria, la Mamma Celeste che tanto amiamo, continui ad accompagnarci in questo cammino per divenire, sempre più, un solo popolo di Dio, una sola famiglia umana. Eccellenza carissima, ancora grazie per quello che fa e farà per tutti e per noi migranti. Conti su noi ad occhi chiusi. Dio la benedica e Maria, Madre della Chiesa, la custodisca nel suo ministero di pastore e guida della Chiesa Palermitana». « Il nostro ritrovarci in Cattedrale per celebrare l’Epifania – dicono Mario Affronti e padre Sergio Natoli dell’Ufficio diocesano Migrantes – vuole essere una preghiera che si innalza a Dio con la voce di tutti i popoli presenti nella nostra città, perché quanti sono costretti a fuggire dalla loro patria, dai Paesi asiatici, africani e dell’America latina a causa di piccole e grandi guerre, a causa delle discriminazioni economiche e degli effetti devastanti del clima, possano avere una casa, un lavoro e la possibilità di vivere un’esistenza dignitosa e pacifica. Interessarci dei migranti è interessarci di noi stessi perché viviamo tutti sulla medesima terra, siamo parte della medesima “famiglia umana”. Papa Francesco ci ricorda che “I fedeli cattolici sono chiamati a impegnarsi, ciascuno a partire dalla comunità in cui vive, affinché la Chiesa diventi sempre più inclusiva”. La presenza dei migranti e dei rifugiati nella nostra terra è un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità senza contrapporre i migranti agli italiani. Non è in gioco solo la causa dei migranti; non è solo di loro che si tratta, ma di tutti noi, del presente e del futuro della famiglia umana». Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili (31.12.2020, fonte: sito Comune di Palermo), a Palermo risiedono 25.445 stranieri (pari al 4% della popolazione), provenienti da ben 132 Paesi diversi, anche se i primi cinque Paesi (Bangladesh, Sri Lanka, Romania, Ghana e Filippine), da soli, coprono quasi i due terzi del totale degli stranieri. La comunità più numerosa è quella del Bangladesh, con 5.341 residenti, pari al 21% del totale degli stranieri. Al numero complessivo di stranieri residenti l’ufficio Migrantes somma  stima una percentuale del 10% relativa a tutti coloro che sono privi del permesso di soggiorno.

Festa dei Popoli a Rimini: dal canto dei filippini al coro dei congolesi: la sinfonia delle diversità

7 Gennaio 2022 -

Rimini - Decine di bandiere colorate sventolano festose, ma non siamo allo stadio, tra i tifosi della squadra del cuore. Gli “spalti” sono quelli della Cattedrale di Rimini, il “fischio d’inizio” è la processione della Messa dei popoli, la tradizionale liturgia che ogni anno, da 27 stagioni, la diocesi di Rimini propone in occasione della festa dell’Epifania. L’animazione è a cura delle comunità di immigrati cattolici presenti sul territorio riminese. È un momento molto sentito dai cattolici immigrati, posti al centro della liturgia, con le loro espressioni di preghiere, di canti, di gesti. Molti sono vestiti in abiti tradizionali. Le comunità di immigrati con la loro partecipazione esprimono la loro appartenenza alla chiesa di Rimini senza perdere identità e tradizioni. La Messa è stata preparata da Caritas e Migrantes diocesana, insieme a diverse comunità di stranieri residenti a Rimini, con momenti vissuti in ben tredici lingue. Per dare il massimo valore cattolico alla festa, sono stati invitati a concelebrare tutti i sacerdoti di origine straniera residenti a Rimini, anche di rito bizantino come padre Cristian (Chiesa greco-cattolica rumena) e don Viktor (Chiesa grecocattolica ucraina), che hanno concelebrato con il vescovo Francesco Lambiasi. Anche le intenzioni di preghiera sono state recitate negli idiomi di vari Paesi, persino in aramaico (dalla comunità etiope). Durante la processione offertoriale rappresentanti in costumi tipici tradizionali del Perù, Cina, Filippine, Ucraina hanno portato all’altare alimenti e oggetti tipici. Un canto in tagalog (filippino) è stato eseguito dalle suore della congregazione delle Sorelle dell’Immacolata di Miramare, un altro dal coro cinese della comunità di Montetauro mentre a intonare il Santo ci hanno pensato la comunità congolese e zairese.

«La Messa dei popoli – commenta don Mathieu Malick Faye, direttore diocesano della Migrantes – è una bella occasione per esprimere la festa e la fede, ciascuno nella propria cultura. Ma questi nostri fratelli arrivati da lontano ci ricordano anche il dramma di tanti immigrati, costretti a fuggire dal loro paese in cerca di pace, di lavoro e di una vita dignitosa ». «I Magi sono la primizia degli uomini di tutti i popoli che incontrano Cristo e lo seguono come Dio e Signore – ha detto il vescovo Lambiasi – l’amore verso lo straniero e verso il povero non è solo una esigenza sociale o etica o morale, ma è la riproduzione del modo di agire di Dio». (Paolo Guiducci - Avvenire) 

Festa dei popoli, Vicenza: un aiuto (anche) a vincere la paura dello straniero

7 Gennaio 2022 - Vicenza - «Perché non puoi parlare con Dio nella tua lingua quotidiana?». Detto fatto. Così quest’anno le preghiere per la Messa dell’Epifania in Cattedrale a Vicenza, sono state tradotte anche nelle lingue native dell’Africa. L’idea è di padre Sergio Durigon, nuovo delegato vescovile per l’Ufficio Migrantes della diocesi di Vicenza, che con l’Eucaristia del 6 gennaio celebra anche la Festa dei popoli. «Sono nato in Brasile – spiega padre Sérgio, 56 anni, scalabriniano –. Lì ho fatto il Seminario. A Roma ho studiato teologia. Una decina d’anni in Sudafrica, poi in varie diocesi italiane. Culture, lingue, migrazioni sono elementi che mi appartengono, per storia familiare, vocazione e scelte di vita». Quest’anno la festa ha avuto ancora il sapore amaro della pandemia. Ieri mattina la Messa, presieduta dal vescovo Beniamino Pizziol, pur animata da canti e suoni, era molto meno affollata. Anche perché mancavano le comunità ortodosse. «Poiché a Vicenza sono stati unificati i calendari – continua Durigon – una parte degli ortodossi che celebrano anch’essi l’Epifania il 6 gennaio ha preferito festeggiare in separata sede. Non dimentichiamo, poi, che alcune comunità, come i filippini, si sono molto ridotte, perché tanti hanno preferito migrare in cerca di fortuna altrove». «Quotidianamente ci arrivano notizie di migranti infreddoliti nei recinti della rotta balcanica, o picchiati dai miliziani al confine tra Bielorussia, Polonia e Lituania, torturati nei centri di detenzione in Libia, bersaglio dei fucili spianati a Ceuta e Melilla. Papa Francesco parla di “Verso un noi sempre più grande” e individua nell’abbattimento dei muri uno degli strumenti per la salvezza umana». Ma anche nel Vicentino, nonostante la presenza di immigrati sia quasi trentennale, la costruzione di ponti è ancora difficoltosa. «La celebrazione del 6 gennaio non può essere isolata dal contesto, dev’essere parte della vita del territorio. Molte persone continuano ad avere paura dello straniero. Ed è una paura dettata dalla mancanza di conoscenza. D’altra parte, le prime generazioni di migranti vivono di ricordi, di tipo affettivo, religioso, gastronomico, ornamentale. La reciprocità, la relazione di mutuo riconoscimento è realtà ancora di là da venire», ha concluso padre Durigon. (Romina Gobbo – Avvenire)