Primo Piano

Ferrara: il 7 aprile la presentazione del Rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes

29 Marzo 2022 - Ferrara - Sarà l'Istituto di cultura "Casa G. Cini" di Ferrara a ospitare il 7 aprile alle ore 17 l'incontro "Cittadinanza aperta. Presentazione del XXX Rapporto Immigrazione di Caritas-Migrantes". Per l'occasione interverranno mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes e  Simone Varisco della Fondazione. Presenta l'incontro Orsetta Giolo, docente dell'Università di Ferrara. Si tratta del secondo incontro del III ciclo di seminari sui temi del razzismo e dell’antirazzismo dal titolo "Intersezioni di discriminazioni. Intersezioni di lotte", organizzato dal Laboratorio Antirazzista dell'Università di Ferrara e finanziato dal Fondo Culturale di Ateneo. L'iniziativa è organizzata in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale indetta dalle Nazioni Unite nel 1966, che si tiene il 21 marzo 2022 e che ricorda l’eccidio di 69 persone che manifestavano pacificamente contro l’apartheid in Sudafrica. Il primo dei due incontri, invece, è in programma il 30 marzo alle 16.30 nell’Aula 9 del Dipartimento di Matematica a Ferrara. Tema di questo primo incontro è "Pandemia di tutte/i, salute di poche/i. Le disuguaglianze nell'accesso alle cure e alla vaccinazione".

Ucraina: il Viminale e la macchina dell’accoglienza

29 Marzo 2022 -

Roma - Al Viminale ieri erano in corso le ultime limature. E forse già oggi, salvo imprevisti, potrebbe essere varato il protocollo con le linee guida relative alle procedure di tutela e accoglienza dei minori non accompagnati fuggiti dall’Ucraina e in arrivo nel nostro Paese. I contenuti del provvedimento potrebbero essere resi noti dal prefetto Francesca Ferrandino, capo dipartimento Immigrazione e commissario per i minori non accompagnati, insieme al capo della Protezione civile Fabrizio Curcio. I meccanismi di protezione e affidamento dei minori soli (per evitare che se ne perdano le tracce o che finiscano in mano a trafficanti o sfruttatori) sono fra i nodi più delicati nella gestione della macchina dell’accoglienza, perché coinvolgono diverse istituzioni, comprese quelle scolastiche e i tribunali dei minori. Al momento, sono circa 300 i bambini e adolescenti arrivati in Italia senza genitori. Ma anche su quelli accompagnati andranno fatte verifiche: alcuni sono arrivati in compagnia di parenti, conoscenti, educatori, rapporti non sempre inquadrabili in forme di tutela legale.

Complessivamente, alla data di ieri, il ministero dell’Interno ha contato 73.898 arrivi dall’inizio del conflitto: 38.068 donne, 6.959 uomini e 28.871 minori. Da 3-4mila arrivi quotidiani, si è scesi a meno di 2mila in media. Le aree urbane di Milano, Bologna, Roma e Napoli contano maggiori presenze. E finora la stragrande maggioranza dei profughi pare aver trovato sistemazione presso parenti, conoscenti o amici italiani, grazie a una comunità, quella ucraina, che in Italia conta 240mila persone. Oltre alle sistemazioni casalinghe, ci sono alcune migliaia di posti messi a disposizione dal Viminale nel circuito dei centri Cas e del sistema Sai. Il governo ha stanziato 428 milioni di euro da destinare all’accoglienza. E l’intenzione è quella – specie se i numeri dovessero crescere – di mettere in campo meccanismi che superino la prima fase di spontaneismo. In attesa del Dpcm di recepimento della direttiva europea che assegna ai profughi in fuga dal conflitto (ucraini, ma anche residenti in quel Paese) un permesso europeo di protezione e soggiorno per un anno, l’esecutivo italiano valuta diversi strumenti, come il contributo di «autonoma sistemazione»  (analogo a quello previsto per gli sfollati del sisma del 2016) per compensare i costi di un alloggio. Previsto per un massimo di 60mila persone per una durata di 90 giorni partire dall’ingresso, il contributo mensile – da precisare con un’ordinanza di Protezione civile – potrebbe oscillare tra i 300 e i 350 euro per ogni profugo ucraino adulto, titolare della protezione temporanea, e altri 150 euro per ogni minore. Rispetto all’assistenza diffusa Per quanto riguarda invece l’assistenza diffusa – prevista per 15mila persone – a enti e associazioni del Terzo settore che se ne faranno carico potrebbe essere destinato un importo di 30 euro a persona ospitata. C’è poi la questione scuola (oltre 5mila alunni ucraini sarebbero già stati inseriti nei programmi didattici) e l’assistenza sanitaria, a partire dalla vaccinazione anti Covid.

Da Bruxelles, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese puntualizza come non sia sul tavolo europeo un meccanismo di 'quote': gli spostamenti dei profughi verso questo o quel Paese restano su base volontaria. «L’Italia associa il principio di solidarietà a quello di responsabilità e farà la sua parte», assicura la ministra. Confidando in prospettiva su interventi di sostegno europei, il governo sta definendo il meccanismo di aiuti economici, da erogare anche tramite i comuni e la Protezione civile. Dal canto suo, il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro, ritiene «urgente definire un protocollo unico che ci permetta di fare ognuno la propria parte». (Vincenzo R. Spagnolo)

Profughi: 10 punti per aiutare gli Stati Ue

29 Marzo 2022 -

Bruxelles - Nessuna quota di ridistribuzione dei profughi ucraini. Piuttosto, si tratterà di creare un «indice» per fotografare la situazione reale di ogni Stato membro, al via inoltre la registrazione di quanti sono arrivati. Dopo una riunione di poco più di tre ore, i ministri dell’Interno dell’Ue, in un Consiglio straordinario, hanno trovato un’intesa su un piano in 10 punti già proposto dalla presidenza di turno francese per creare un miglior coordinamento della gestione dei flussi, i più ingenti dalla fine della Seconda guerra mondiale. Al momento, ha precisato la commissaria europea agli Affari Interni Ylva Johansson, si assiste a una riduzione: circa 58.000 al giorno contro i 200.000 del picco. Comunque, ha precisato la svedese, «ci servono piani di emergenza se la situazione dovesse persino peggiorare in Ucraina». Complessivamente, ha detto la commissaria, nell’Ue sono arrivati 3,8 milioni di profughi dall’Ucraina, della quale «metà sono bambini». Gli altri per lo più donne o anziani. Di questi, 800.000 hanno chiesto l’applicazione della direttiva per la protezione temporanea, attivata a tempo record, una settimana dopo la guerra, dai Ventisette, e che consente ai profughi di restare fino a tre anni nel Paese ospite senza chiedere asilo. Alla vigilia dell’incontro, Varsavia e Berlino, in una lettera comune alla Commissione Europea, avevano chiesto maggiore solidarietà sia nella distribuzione dei profughi, sia nel sostegno finanziario. La Polonia deve ormai fronteggiare oltre due milioni di profughi, ma è stata la Germania (dove ne sono arrivati 270.000) a chiedere una ridistribuzione con quote. Idea respinta da quasi tutti. Molti Paesi dell’Est (Polonia inclusa) anche per il timore di creare un «precedente» per future crisi migratorie. «Non ci serve un sistema di ricollocamenti – ha spiegato il vicepresidente della Commissione Margaritis Schinas – perché le persone che arrivano si ricollocano in qualche modo da sole (gli ucraini sono esentati dal visto e possono restare nell’Ue fino a 90 giorni, ndr). E se ci saranno squilibri, con più persone in alcuni Paesi rispetto ad altri e servirà un sostegno per favorire gli spostamenti, lo faremo attraverso una piattaforma di solidarietà che permetterà la condivisione delle responsabilità tra le famiglie». Una piattaforma già attiva da vari giorni, in cui ogni Stato membro può dichiarare quanti posti è disponibile a mettere a disposizione. Soprattutto, si punta a una migliore informazione dei profughi ucraini. «È importante – ha dichiarato Johansson – incentivare i rifugiati a lasciare la Polonia e cercare di andare anche in altri Paesi, spiegando che avranno un trattamento equivalente. Altrimenti la situazione non sarà sostenibile». Coinvolti anche Paesi terzi come gli Usa, il Canada, il Regno Unito.

Tra i punti principali del «piano», un «indice» per capire quali sono i Paesi sottoposti a maggior pressione. C’è poi una piattaforma Ue, attiva da ieri, destinata a creare, si legge nel comunicato finale, «un approccio centralizzato a livello europeo per la registrazione dei rifugiati ucraini ». Importante è pure la questione dei trasporti di profughi, con un coordinamento europeo di servizi di treni e autobus. Questo anche per evitare il dilagare di ambigue offerte di individui che potrebbero esser legati alla tratta di esseri umani (soprattutto per la prostituzione). Previsto dall’Ue un piano per combattere questa piaga, i Ventisette hanno deciso la mobilitazione della rete Ue per la lotta al crimine organizzato (Empact). La Commissione sta inoltre preparando linee guida per l’accoglienza dei minori non accompagnati. Sul fronte dei finanziamenti, la richiesta di Polonia e Germania di un contributo pari a 1.000 euro a profugo non ha trovato per ora riscontro, la Commissione studierà fondi aggiuntivi. Tra gli altri punti, infine, il sostegno alla Moldavia, non in grado di reggere la pressione di 300.000 profughi. (Giovanni Maria Del Re - Avvenire)

Guerra all’infanzia: chi perde di più, al fronte e nei luoghi di rifugio

28 Marzo 2022 - Roma - Un bambino è l’esatto opposto della guerra. Vitalità piena contro la morte. E la guerra dovrebbe restare quanto di più lontano rispetto ai bambini, non dovrebbe toccarli mai. E invece succede sempre. Ogni volta che scoppia, ovunque, la guerra si accanisce contro i civili e, tra loro, sono i bambini a soffrire di più. Quando non viene recisa la loro stessa vita, la devastazione del loro Paese – materiale, morale, sociale, economica – ruberà loro le opportunità e i mezzi per coglierle, a partire dal diritto allo studio, e spezzerà il loro futuro. Le privazioni del tempo di guerra potrebbero pregiudicare la loro crescita irrimediabilmente. Nel migliore dei casi, avranno davanti un’esistenza intera per fare i conti con gli spettri della perdita e del distacco. Lo sperimentano oggi i piccoli ucraini. Le Nazioni Unite contano oltre cento bambini rimasti feriti dall’inizio dei combattimenti. E 78 piccole vittime, solo tra quelle che l’ONU ha potuto confermare. Le fonti ucraine rendono un conto che cresce inarrestabile, di già oltre 130 bambini uccisi. Sconvolge ma non sorprende, in una guerra che ha rivelato una ferocia particolare contro le istituzioni civili e i luoghi della vita quotidiana. Chi uccide le persone in fila per procurarsi l’acqua o in fuga attraverso i corridoi umanitari, chi distrugge i teatri – anche quando, nel frattempo, sono diventati un rifugio per chi ha perso la casa sotto le bombe – non si ferma neanche davanti a scuole e reparti di maternità. I bambini sono stati dall’inizio nell’occhio di questa guerra. E anche per questo, voci insistenti si levano oggi ad accusare chi la conduce di crimini di guerra. Mentre la diplomazia stenta, i cessate il fuoco, quand’anche concessi, restano largamente ineffettivi e la difesa, pur coraggiosa, non può garantire protezione, l’unica strada per la sicurezza, al momento, è quella che porta fuori dalle città sotto attacco. Dei sette milioni e mezzo di bambini ucraini, la metà (4,3 milioni) già si trova costretta lontana dalla propria casa. Quasi due milioni hanno lasciato il Paese, nell’esodo infantile più imponente dalla Seconda guerra mondiale. Si può immaginare una categoria più vulnerabile? Quando non sono completamente soli – orfani di ieri e di oggi o spinti in salvo, almeno loro, dalle famiglie disperate – questi bambini viaggiano spesso con la sola mamma. Indifesi e traumatizzati, nei Paesi in cui giungono si ritrovano esposti ad ogni genere di insidia. Associazioni e organizzazioni, comprese UNICEF e UNHCR, chiamano gli Stati di accoglienza ad un’azione coordinata per proteggerli: il primo passo è tracciarli, contandoli e identificandoli quando fanno ingresso nel territorio nazionale. Poi occorre elaborare una strategia di gestione, come l’affidamento ad un tutore. Non dimenticando che la delicatezza della materia richiede un bilanciamento attentissimo tra i mille profili in gioco, comprese la temporaneità – in cui vogliamo continuare a sperare – della permanenza dei bambini lontano da casa e l’opportunità, anche nel frattempo, di organizzare il ricongiungimento con le loro famiglie. Dei piccoli profughi ucraini giunti in Italia – già oltre 25.000 bambini, di cui 277 minori non accompagnati coinvolti nel circuito di accoglienza dedicato – ha parlato la ministra dell’interno Luciana Lamorgese alla Camera dei deputati. Ora il Governo si impegna a non tradire l’aspettativa di pace che li ha spinti fin qui. Sono ospitati in famiglie e strutture dove nulla mancherà loro, in 5.000 si stanno già inserendo nel sistema scolastico. Nella speranza che sia per poco e che, nell’attesa di ricucire la loro normalità, di tornare nel mondo abbandonato dei loro affetti, dei loro giochi, dei loro studi, questi bambini trovino in Italia la salvezza e almeno un po’ di serenità. (Livia Cefaloni)

Ucraina: cira 74mila i profughi giunti in Italia

28 Marzo 2022 -
Roma - Sono complessivamente 73.898 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina giunte finora in Italia, 71.043 delle quali alla frontiera e 2.855 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Lo rende noto il Ministero dell'Interno. Nel dettaglio 38.068 sono donne, 6.959 uomini e 28.871 minori. Le città di destinazione dichiarate all'ingresso in Italia continuano a essere Milano, Roma, Napoli e Bologna. Rispetto a ieri, l'incremento è di 1.958 ingressi nel territorio nazionale.

Ucraina: Onu, 40mila gli ucraini fuggiti nelle ultime 24 ore

28 Marzo 2022 - Roma - Sono poco più di 40.000 i rifugiati sono fuggiti dall'Ucraina nelle ultime 24 ore, portando il numero totale di persone che cercano di sfuggire dai combattimenti scatenati dall'esercito russo il 24 febbraio a quasi 3,9 milioni (3.862.797), secondo il conteggio delle Nazioni Unite pubblicato oggi. Dal 22 marzo il flusso di profughi - scrive l'Ansa - è notevolmente rallentato, anche se la cifra si avvicina ai quattro milioni che l'Unhcr prevedeva all'inizio del conflitto. In totale sono più di dieci milioni le persone che hanno lascoiato l'Ucraina attraversando il confine per trovare rifugio nei paesi vicini o trovando rifugio altrove. L'Onu stima che il numero di sfollati interni sia di quasi 6,5 milioni.

Viminale: da inizio anno sbarcate 6.544 persone migranti sulle coste italiane

28 Marzo 2022 -
Roma -Sono 6.544 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 1.621 sono di nazionalità egiziana (25%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (1.276, 20%), Tunisia (912, 14%), Afghanistan (469, 7%), Costa d’Avorio (393, 6%), Eritrea (341, 5%), Siria (291, 4%), Guinea (234, 4%), Camerun (145, 2%), Sudan (140, 2%) a cui si aggiungono 722 persone (11%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Migrantes Messina: prosegue il cammino di “Trame migranti”

28 Marzo 2022 - Messina - Prosegue il cammino di “Trame Migranti” con il terzo Seminario di questo secondo ciclo che si terrà oggi pomeriggio alle ore 15.30, presso l’aula 6 del dipartimento Cospecs (Via Concezione a messina).  Il ciclo di incontri vuole essere un percorso di ricerca sul campo, di formazione e aggiornamento per chi è del settore ma anche per tutti i cittadini interessati a confrontarsi sui temi oggetto di discussione. I lavori verranno aperti dalla relazione della sociologa Chiara Marchetti, curatrice del “Rapporto sul diritto d’asilo” della Fondazione Migrantes. Un volume giunto alla sua quinta edizione con l’intento di aiutare a costruire un sapere fondato rispetto a chi è in fuga, a chi arriva a chiedere protezione nel nostro Continente e nel nostro Paese, che ci aiuti a restare o ritornare “umani”, capaci di rimuovere – come riporta il titolo – gli ostacoli verso un noi sempre più grande.  

Bologna: questa sera incontro sui giovani che emigrano

28 Marzo 2022 - Bologna - Questa sera, nell’Aula Magna dell’Accademia di belle Arti di Bologna, una conferenza sul tema "Fuga dei cervelli, opportunità o sventura? L’impatto su Università e Impresa", promossa dall’Accademia Clementina con la partecipazione di Carlo Cottarelli, economista ed ex Direttore del Dipartimento Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale, Giulia Pastorella, responsabile delle relazioni istituzionali con l’Unione Europea per Zoom e autrice del libro Exit Only. Cosa sbaglia l’Italia sui cervelli in fuga (Laterza, 2021), e Giacomo Di Federico, docente presso in Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna. La fuga di talenti comporta perdita di capacità di creazione di impresa e di innovazione culturale e produttiva. Gli effetti negativi dell’emigrazione qualificata - si legge in una nota -  sono particolarmente evidenti quando, come nel caso dell’Italia, tende a essere una fuga unidirezionale senza essere compensata da talenti esteri in entrata. L’incontro sarà un’occasione per interrogarsi allo stesso tempo sulle opportunità e sulle difficoltà che il fenomeno generalizzato dei cervelli in fuga rappresenta, analizzando l’impatto sulle Università e sulle Imprese italiane.

Ucraina: papa Francesco, guerra “bestiale”, “barbara”, “sacrilega”

28 Marzo 2022 - Città del Vaticano - Ancora un forte appello alla pace e un no alla guerra che non porta da nessuna parte. Papa Francesco, al termine della preghira dell'Angelus, ieri mattina, ha definito la guerra "bestiale", "barbara", "sacrilega". "E' passato più di un mese dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina- ha detto -  dall'inizio di questa guerra crudele e insensata che come ogni guerra rappresenta una sconfitta per tutti, per tutti noi". Il Papa  evoca anche lo spettro di un conflitto globale che potrebbe essere, nel caso dell'utilizzo di armi nucleari, senza ritorno. "Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l'umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell'uomo prima che sia lei a cancellare l'uomo dalla storia". Da qui la preghiera affinché ogni responsabile politico rifletta su questo e si impegni,"guardando alla martoriata Ucraina, di capire come ogni giorno di guerra peggiora la situazione per tutti". "Perciò rinnovo il mio appello: basta, ci si fermi, tacciano le armi, si tratti seriamente per la pace". La guerra è "luogo di morte, dove i padri e le madri seppelliscono i figli, dove gli uomini uccidono i loro fratelli senza averli nemmeno visti, dove i potenti decidono e i poveri muoiono". Il pensiero di papa Franceso va soprattutto ai bambini: metà di loro sono già usciti dall'Ucraina. "Questo vuol dire - ha detto - distruggere il futuro, provocare traumi drammatici nei più piccoli innocenti". "Proprio due anni fa - ha ricordato lui stesso all'Angelus - da questa piazza abbiamo elevato la supplica per la fine della pandemia. Oggi l'abbiamo fatto per la fine della guerra in Ucraina". E come per la prova della pandemia anche oggi, con le bombe che devastano un Paese nel cuore dell'Europa, papa Francesco torna ad indicare che non se ne può uscire senza cambiare, tutti, profondamente. "La guerra non può essere qualcosa di inevitabile. Non dobbiamo abituarci alla guerra, dobbiamo invece convertire lo sdegno di oggi nell'impegno di domani perché se da questa vicenda usciremo come prima saremo in qualche modo tutti colpevoli". E per questo "c'è bisogno di ripudiare la guerra".

Dio: Padre misericordioso

28 Marzo 2022 - Città del Vaticano - È passato più di un mese dall’inizio di questa “guerra crudele e insensata” in Ucraina, “atto barbaro e sacrilego”, ricorda Papa Francesco nel dopo Angelus, rivolgendosi ai presenti in una piazza san Pietro dove si vedono bandiere ucraine e una lunga bandiera della pace. Ogni guerra “rappresenta una sconfitta per tutti noi; per questo il vescovo di Roma chiede di convertire “lo sdegno di oggi nell’impegno di domani”; di ripudiare “la guerra, luogo di morte dove i padri e le madri seppelliscono i loro figli, dove gli uomini uccidono i loro fratelli senza averli nemmeno visti, dove i potenti decidono e i poveri muoiono”. Che cos’è la guerra? È bestialità; è un bambino su due in Ucraina sfollato, “questo vuol dire distruggere il futuro, provocare traumi drammatici nei più piccoli e innocenti tra di noi”. Non può essere “qualcosa di inevitabile. Non dobbiamo abituarci alla guerra”. Da questa vicenda non possiamo uscire come prima, altrimenti “saremo in qualche modo tutti colpevoli. Di fronte al pericolo di autodistruggersi l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia”. La guerra “non devasta solo il presente, ma anche l’avvenire di una società”. Ancora un appello, accorato, sofferto, dopo la preghiera di venerdì, consacrazione a Maria, regina della pace, dell’umanità, dell’Ucraina e della Russia. Preghiera per chiede la fine del conflitto – “ogni giorno di guerra peggiora la situazione per tutti” – e per invitare i responsabili politici a fermare il conflitto: “tacciano le armi, si tratti seriamente per la pace”. Appello, preghiera, nella domenica in cui la liturgia ci propone l’invito a lasciarci riconciliare con Dio, a avere fiducia nella sua promessa. Luca ci propone la famosa parabola del figlio prodigo, o forse dovremmo dire del padre misericordioso, e ci rivela così un altro aspetto del volto del nostro cammino in questo tempo dell’anno liturgico. Da un lato c’è il figlio minore che si allontana con la parte del patrimonio che gli spetta e che sperpera; e c’è un padre che ha il coraggio e la forza di non fare niente, non lo va a cercare come il pastore che si mette in cerca della pecora smarrita, ma resta a casa, e ne attende il ritorno: non è rassegnazione o disinteresse, ma attesa sempre vigile. La parabola, inoltre, ci dice che Dio non legge la storia con i nostri occhi, che non vede servi ma figli e che rifiuta di essere trattato da padrone. Rifiuto che è segnato dai gesti che ordina ai servi: portare al figlio l’abito lungo, l’abito della festa, l’abito del signore della casa e non del servo; mettere l’anello al dito del figlio che viene così reinserito nella sua dignità filiale. Infine, i sandali, segno che si tratta di un uomo libero: il servo non indossa calzari nuovi. C’è poi la figura del figlio maggiore, il quale, dice Francesco, “nel rapporto con il Padre basa tutto sulla pura osservanza dei comandi, sul senso del dovere. Può essere anche il nostro problema con Dio: perdere di vista che è Padre e vivere una religione distante, fatta di divieti e doveri. E la conseguenza di questa distanza è la rigidità verso il prossimo, che non si vede più come fratello”. Siamo un po’ tutti dei figli maggiori nei nostri comportamenti; non ci rendiamo conto che nella festa del ritorno, il padre, Dio, ridà all’uomo, mediante il suo perdono, la dignità perduta, la dignità del figlio. Il padre cerca di far capire al figlio maggiore che “per lui ogni figlio è tutta la sua vita”. Così gli esprime due bisogni “che non sono comandi – dice il Papa – ma necessità del cuore: far festa e rallegrarsi”. Far festa per “aiutare a superare la paura e lo scoraggiamento, che possono venire dal ricordo dei propri peccati, offrire una calda accoglienza, che incoraggi ad andare avanti. Dio non sa perdonare senza fare festa”. E poi rallegrarsi perché “chi ha un cuore sintonizzato con Dio, quando vede il pentimento di una persona, per quanto gravi siano stati i suoi errori, se ne rallegra. Non rimane fermo sugli sbagli, non punta il dito sul male, ma gioisce per il bene, perché il bene dell’altro è anche il mio”. Una parabola, ricordava Benedetto XVI che “costituisce un vertice della spiritualità e della letteratura di tutti i tempi. Che cosa sarebbero la nostra cultura, l’arte, e più in generale la nostra civiltà senza questa rivelazione di un Dio padre pieno di misericordia”. (Fabio Zavattaro- Sir)

Preghiera dei fedeli: Domenica 27 marzo 2022 – IV domenica di Quaresima – Laetare – Anno C –

27 Marzo 2022 -
Uniamo le nostre anime e le nostri voci, perché la comune preghiera sia capace di attraversare le nubi e di giungere, come il grido del povero, fino al trono di Dio.   Preghiamo invocando: Ascolta, o Padre, la voce del tuo popolo.   Perché tutti noi, fratelli e sorelle in Cristo, ritorniamo al nostro fonte battesimale, per rinnovare la rinunzia al maligno e l’adesione a Cristo, come professione di fede della nostra vita, preghiamo. Perché accogliendo l’invito del Signore, possiamo celebrare il sacramento della riconciliazione, battesimo delle lacrime e segno della nostra conversione, preghiamo. Perché noi figli prodighi e dispersi, sentiamo nostalgia della casa del Padre e ritorniamo per riunirci, con convinzione e amore, al banchetto della fraternità, preghiamo. Preghiamo il Signore per la pace, perché noi uomini poniamo fine ai disastrosi eventi bellici che ci circondano, o che, lontano da noi, continuano a provocare morti innocenti, prevaricazioni, oppressioni e tanta sofferenza, preghiamo.   O Padre, che hai cura dei deboli, rivolgi il tuo sguardo misericordioso su quanti attendono il tuo soccorso e il tuo perdono, perché, restituiti alla speranza dalla morte redentrice del tuo Figlio, innalziamo a te il canto della riconoscenza e della lode. Per Cristo nostro Signore.Amen.

Migrantes Padova: domenica feste delle Comunità con mons. Cipolla

25 Marzo 2022 - Padova - Appuntamento domenica 27 marzo, alle ore 16,  a Padova, nella Cattedrale, con la Festa delle comunità. Il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, celebrerà la santa messa con la presenza delle comunità cattoliche di altra madrelingua presenti in diocesi. Concelebreranno i rispettivi sacerdoti che seguono le comunità cattoliche: cinese, africana francofona, africana anglofona, sri-lankese, filippina, indiana, polacca, romena, ispano-americana, ucraina. La festa si colloca nella quarta domenica di Quaresima, “domenica della gioia”: «in questa domenica le comunità cattoliche che dal mondo hanno trovato casa nella Diocesi di Padova, ringraziano il Signore con il vescovo Claudio e si incaricano di dare un messaggio di unità e di pace», commenta don Gianromano Gnesotto, direttore dell’Migrantes che coordina le diverse realtà. «È un momento di festa – prosegue – per dare rilievo a questa pluralità di tradizioni, riti e devozioni particolari: è la ricchezza della diversità. Il significato di questa festa è di fare di tutti i popoli un’unica grande famiglia dove nessuno è indifferente all’altro».

Ucraina: circa 70mila i profughi arrivati in Italia

25 Marzo 2022 - Roma - Sono complessivamente 69.154 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina giunte finora in Italia, 66.544 delle quali alla frontiera e 2610 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Nel totale prevalgono donne, 35.577, e minori, 27.311, mentre gli uomini sono 6.266. Le città di destinazione dichiarate all'ingresso in Italia continuano a essere Milano, Roma, Napoli e Bologna. Rispetto a ieri, fa sapere il Viminale - l'incremento è di 1.269 ingressi nel territorio nazionale.

Ucraina: cinquemila ragazzi ucraini a scuola

25 Marzo 2022 -

Roma - Sono saliti a quota 67mila i profughi in fuga dal conflitto in Ucraina arrivati in Italia: 36mila donne, 26mila bambini, 5mila uomini. Dati forniti ieri dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, prima intervenuta in videoconferenza all’assemblea nazionale delle Autonomie locali italiane e poi nel corso un question time in Parlamento. Per la prima volta da inizio marzo, si registra un «decremento» del flusso: «Rispetto ai 3mila-4mila arrivi quotidiani, ne sono arrivati 1.600 – osserva Lamorgese –. Un dato riscontrato anche da altri colleghi europei». Ciò non toglie «che se venissero attaccate città come Odessa e Leopoli, i flussi riprenderebbero in maniera massiccia». Le istituzioni lavorano per irrobustire la macchina dell’accoglienza. «Finora – conferma Lamorgese – si è fatto molto ricorso a situazioni d’accoglienza abitativa da parte dei privati, in particolare parenti o amici ucraini, che hanno rappresentato l’elemento catalizzatore in questa fase». Ma, ragiona il ministro, occorre «lavorare in piena sinergia. Noi faremo una semplificazione e un rafforzamento del sistema, cercando di sollecitare gli attori locali proprio per dare un impulso ulteriore di posti da inserire, soprattutto nella rete Sai». Il Viminale ha ampliato nei giorni scorsi i posti disponibili nella rete dei centri Cas e nel sistema Sai, «però se pensiamo agli 8 milioni di profughi che hanno lasciato l’Ucraina, qualunque numero sarebbe insufficiente».

Al momento, i bambini ucraini in entrata in Italia sono quasi tutti accompagnati da un genitore o da parenti di fiducia. «Nel circuito dell’accoglienza, sono inseriti 277 minori non accompagnati – ha detto la titolare del Viminale –, di cui 192 presso famiglie autorizzate dal tribunale dei minorenni e 82 presso strutture parimenti autorizzate ». Occorre «un completo censimento del fenomeno », incrementando i controlli alle frontiere «per evitare zone d’ombra che favoriscano interessi e traffici criminali».

Non è stato ancora pubblicato il decreto di recepimento della direttiva europea che accorda la protezione temporanea (un anno a decorrere dal 4 marzo 2022) alle persone sfollate dall’Ucraina «a partire dal 24 febbraio incluso» (sia residenti di nazionalità ucraina che apolidi e cittadini di Paesi terzi che beneficiavano di protezione internazionale prima di quella data) e ai loro familiari. Secondo fonti parlamentari, il provvedimento fino a ieri era ancora all’esame della Ragioneria dello Stato per la valutazione delle coperture previste.

Al momento, sono oltre 5mila i minori che hanno avuto un primo contatto con le istituzioni scolastiche e per i quali c’è stata «una prima forma di inserimento e integrazione nel nostro Paese». Ieri, in una riunione in videoconferenza tra governo, Regioni, Anci e Unione delle province, si è discusso della questione dei minori non accompagnati, dell’inserimento scolastico e dell’assistenza sanitaria (vaccinazioni anti Covid comprese). Oltre a Lamorgese, c’erano i ministri della Salute, Roberto Speranza, dell’Istruzione Patrizio Bianchi, e degli Affari regionali Mariastella Gelmini, il il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio e il capo dipartimento per l’Immigrazione Francesca Ferrandino. «Molti minori parlano solo ucraino, perciò devono essere inseriti nei circuiti scolastici mediatori culturali che facciano da ponte coi ragazzi», considera il ministro Lamorgese. Un problema segnalato in diverse città. «C’è difficoltà a reperire mediatori per cui, in mancanza di un coordinamento da parte dei servizi sociali, ci si muove solo tramite volontariato e il passaparola», segnalano le sezioni di Roma e del Lazio dell’associazione nazionale presidi di Roma e del Lazio a Comune, Regione e ministero dell’Istruzione. (Vincenzo R. Spagnolo - Avvenire)

Ucraina: a Ferrara giostre per ragazzi e bambini profughi

25 Marzo 2022 - Ferrara – Giostre gratuite per i bambini ucraini arrivati in questi giorni a Ferrara. L'iniziativa, nel pomeriggio di oggi, è della storica famiglia Da Ronche. Ai bambini saranno offerti caramelle, zucchero filato, pop corn e saranno distribuiti palloncini. Sono attesi circa 120 bambini e ragazzi che già hanno dato la propria adesione alla responsabile del progetto per la comunità ucraina Olha Boshtan. Le giostre sono previste per i bambini fino a otto anni. Alcuni volontari ed esponenti di associazioni daranno il proprio contributo per far trascorrere a tutti un pomeriggio di divertimento. Sarà presente anche l'amministrazione.

Ucraina: da oggi su Rainews24 il primo tg italiano in ucraino

25 Marzo 2022 - Roma - Aggiornamenti sulla guerra e altro nell'edizione, in lingua ucraina, da oggi su Rainews24. Per cinque minuti, dalle ore 15, verrà mandato in onda un notiziario nella lingua dei rifugiati che hanno trovato riparo nelle ultime settimane in Italia e in altri Paesi. Nella parte conclusiva la trasmissione prevede un punto sulla situazione militare e sui contatti internazionali delle ore precedenti affidato a una giornalista o un giornalista della redazione Esteri. "La scelta compiuta dalla Rai risponde a un' esigenza nuova che si pone in questa fase per il servizio pubblico", ha affermato l' Amministratore Delegato della Rai Carlo Fuortes. "Il canale dell' Azienda riservato all' informazione 24 ore su 24 aggiunge un altro importante contributo alla conoscenza della realtà per la quale sono con grande impegno al lavoro inviati, corrispondenti e giornalisti delle redazioni di Tg1, Tg2, Tg3, del giornale radio e del sito www.rainews.it", ha detto Fuortes.  

Vangelo Migrante: IV Domenica di Quaresima (Laetare)| Vangelo (Lc 15,1-3.11-32)

24 Marzo 2022 - Questa domenica ci sorprenderà il colore rosaceo dei paramenti liturgici del celebrante, al posto del viola delle domeniche precedenti. È la domenica detta del ‘Laetare’: rallegrati! Cosa significa? In questo giorno la Chiesa sospende le ‘tristezze’ della Quaresima per celebrare il grande amore di Dio verso l’umanità: anche quando la situazione sembra disperata, Dio interviene, offrendo all’uomo la salvezza e la gioia. Dio, infatti, non se ne sta in disparte, ma entra nella storia dell’umanità, si ‘immischia’ nella nostra vita, entra, per animarla con la sua grazia e salvarla. In una Quaresima funestata da una pandemia ancora in corso e da una guerra ‘ripugnante’, è l’occasione per implorare “da Dio quella pace che gli uomini da soli non riescono a raggiungere e a costruire”, ci ricorda papa Francesco. Il Vangelo la celebra con quattro sequenze narrative che fanno la parabola cosiddetta del ‘Padre misericordioso’, che tutti conoscono come del ‘Figliol prodigo’. Termine improprio: ad essere prodigo è il padre; il figlio, semmai, è prodigato. La prima. Un figlio si prende la sua ‘parte di vita’, l’eredità, e se ne va. Per amore un padre non si oppone mai alla libertà dei suoi figli ma la custodisce, la provoca e …, al limite, la patisce. Essa viene prima di ogni altra cosa. Ma una cosa buona usata male, è un male. Accecata dall’uso smodato di beni materiali, nella parabola essa diventa dapprima abbaglio e, quindi, delusione perchè non mantiene quello che promette. La seconda. Illuso di vivere felice, quel figlio si sveglia in mezzo ai porci. Un principe ribelle, diventa servo. Rientra in sé; e a farlo ragionare sono il morso della fame, la dignità perduta, il ricordo del padre. Per questo decide di tornare da quello che si vergogna a chiamare ‘padre’; ma di lui ha comunque un ricordo che glielo fa immaginare almeno un ‘buon padrone’. Presso quel padrone, di sicuro, l’ultimo dei servi ora sta meglio di lui! Non torna per amore ma perché sta morendo… La terza. Ma a quel padre non interessa perché torna, ma che torni! Quel padre è ‘attesa eternamente aperta’: mentre il figlio cammina, lui corre; mentre il figlio balbetta una scusa lui lo abbraccia e la lontananza patita, diventa carezza. Un padre non spreca mai un figlio! La quarta. C’è un altro figlio, il maggiore, che è sempre stato con quel padre ma che non avverte niente di tutto questo. Lavoratore obbediente ma infelice. Non ama quello che fa e non fa quello che ama. Il suo cuore è scollegato da quel padre che cerca figli e non servi, fratelli e non rivali. Anche per lui il padre ha parole di invito…: gli offre la partecipazione al banchetto indetto per quel figlio “che era perso ed è stato ritrovato”. Il finale è volutamente aperto. Accetterà l’invito? Quel padre è Dio: l’offerta fatta e non l’ha mai revocata. Oggi ce la rinnova! Abbiamo tutti gli strumenti per ricollegare anche le nostre sorti al cuore del Padre! (p. Gaetano Saracino)

Vaticano: pubblicati gli Orientamenti sulla Pastorale Migratoria Interculturale

24 Marzo 2022 - Città del Vaticano - La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato, questa mattina, il documento su "Orientamenti sulla Pastorale Migratoria Interculturale" della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale con prefazione di papa Francesco. Il documento -. nati in seguito a una serie di incontri con diversi rappresentanti di Conferenze Episcopali, congregazioni religiose e Partner cattolici -  evidenzia le opportunità proposte dagli attuali fenomeni migratori in una prospettiva interculturale e approfondisce il tema scelto da Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2021 "Verso un noi sempre più grande". Nel Documento sono contenute le sfide che emergono dallo scenario migratorio contemporaneo, sempre più globale e multiculturale, e vengono offerte risposte pastorali adeguate accompagnate da buone pratiche già in atto ed efficaci. La cultura dell'incontro viene presentata come realizzazione di quel "noi" universale evidenziato da Papa Francesco che trova la sua attuazione nella comunione della diversità. La presenza di migranti e rifugiati appartenenti ad altre fedi, o non credenti, rappresenta una nuova opportunità missionaria per le comunità cristiane, chiamate a costruire ponti attraverso la testimonianza e la carità. Padre Fabio Baggio, sotto-segretario della Sezione Migranti e Rifugiati, sottolinea che "i nuovi Orientamenti si propongono di offrire alcune indicazioni utili allo sviluppo di una pastorale migratoria interculturale, che meglio risponda alle sfide del mondo contemporaneo. Nascono dall'esperienza delle Chiese locali ed ad esse vengono restituite con alcune illuminazioni magisteriali."