Primo Piano
Migrantes: venerdì a Milano la presentazione del Diritto d’Asilo
Genova: donne e naufragi
d’arte che si sviluppa intorno al naufragio inteso come metafora della vita, in senso reale ed esistenziale.
«Persi i punti fermi, la realtà è diventata liquida, non ci sono punti dove approdare... Naufragano le navi ma anche i sogni, le unioni, i progetti», spiega la nota di Polezzo.
Allo stesso tempo il naufragio è un tema universale che tristemente attraversa la nostra contemporaneità e la storia dell’umanità col suo tributo di vite perdute e l’eredità di vite da
ricostruire, rimanendo inciso nella cultura popolare, nell’arte e nella letteratura.
La mostra lo affronta con una sensibilità al femminile: protagoniste sono le donne dipinte a olio su grandi tele.
Migranti: in 450 su un peschereccio
Roma - Cresce, non molto, il totale degli sbarchi di immigrati sulle coste italiane rispetto allo scorso anno, ma cambiano le rotte, ed è un vero boom della rotta turca che porta sulle coste calabresi e di quella che parte dal territorio libico orientale, al confine con l’Egitto. I trafficanti di uomini intercettano nuovi flussi di profughi, sempre più asiatici, soprattutto afghani. E quasi scompaiono i subsahariani. Meno gommoni e più barche a vela (rotta turca) e pescherecci (rotta Libia orientale). L’ultimo peschereccio, con 450 persone, è approdato a Pozzallo ieri mattina. Proviene da Tobruk come altri 5 arrivati quest’anno in Sicilia. Altri pescherecci con scritte arabe sono arrivati a più riprese in Calabria, sia a Roccella Jonica che a Crotone. Ma nei due porti calabresi sono approdate soprattutto barche a vela, provenienti dalla Turchia. Cinque tra domenica e lunedì, con quasi cinquecento persone, nel piccolo centro della Locride. Altrettante barche, con 359 profughi, approdate in tre giorni nel capoluogo pitagorico (due anche in Puglia nel Salento con 140 persone). E in Calabria cresce la preoccupazione. Dall’inizio dell’anno sulle coste reggine sono arrivate 18 barche (17 a Roccella e una a Siderno), per un totale di quasi 1.900 profughi. In quelle crotonese le barche approdate sono state 15 con 1.200 persone. Una con 55 persone a Guardavalle Marina nel Catanzarese, al confine con la Locride. Siamo a quasi 3.200 sbarcati in poco più di quattro mesi. Erano stati solo 200 nello stesso periodo del 2021, anno considerato record. Un aumento di 15 volte, il 1.500%. E parliamo della stagione più sfavorevole da un punto di vista meteorologico. Ricordiamo che lo scorso anno sulle coste calabresi arrivarono più di 7mila profughi. Se quest’anno si proseguirà con questo ritmo arriveremo a svariate decine di migliaia. Che le rotte calabresi siano attualmente le più appetibili per i trafficanti, lo dimostra un raffronto col totale degli approdi sulle coste italiane. Secondo i dati del ministero dell’Interno fino ad oggi sono arrivate 15mila persone, rispetto alle 13.357 del 2021. Le oltre 3mila approdate in Calabria rappresentano più del 21%. Numeri mai visti. In realtà alcune barche sono state “dirottate” dal nostro sistema di soccorso sui porti siciliani di Augusta e Pozzallo per alleggerire la pressione soprattutto su Roccella Jonica che non ha centri di accoglienza. Si tratta di due barche a vela con 258 persone intercettate ancora al largo, all’altezza di Capo Spartivento, e accompagnate nei porti siciliani o dalle quali gli immigrati sono stati trasbordati sulle imbarcazioni di Guardia costiera e Guardia di Finanza. Ci sono poi i sei pescherecci giunti dalla Libia orientale con 2.011 profughi e anch’essi fatti approdare in Sicilia. In tutto altre 2.269 persone che aggiunte alle 3.200 portano le persone approdate dalle rotte turca e libica orientale a quasi 4.500, addirittura il 30% del totale. E questo conferma il calo delle partenze dalla Libia occidentale. Lo conferma anche la nazionalità degli sbarcati. L’ultima barca a vela arrivata a Roccella nella notte di lunedì aveva 97 persone a bordo, 93 afghani. Una presenza in forte aumento in questi mesi, effetto della fuga dal regime talebano. Alte anche le presenze di siriani, iraniani e iracheni, soprattutto di etnia curda. Gli africani sono soprattutto egiziani e tunisini (rotte tradizionali) e sempre meno subsahariani. Rotte molto più remunerative per i trafficanti. Si scelgono nuovi “disperati”, per viaggi apparentemente più sicuri. Senza la presenza delle navi delle Ong, solo quelle delle nostre forze dell’ordine. (Antonio Maria Mira - Avvenire)
Viminale: da inizio anno sbarcate 15.004 persone migranti sulle coste italiane
Aversa: Festa dei Popoli, la diocesi accoglie e premia le scuole
Protocollo intesa per piena integrazione nel tessuto sociale ed economico dei cittadini stranieri vulnerabili
Circo: solidarietà e spettacolo all’appuntamento “Per la pace in Ucraina”
Cammino sinodale delle Chiese in Italia: dall’incontro dei referenti diocesani all’Assemblea Generalein un clima di ascolto
Perché è importante firmare per l’8xmille alla Chiesa Cattolica anche se non si presenta la dichiarazione
Mons. Prastaro a convegno Migrantes: il superamento delle baraccopoli astigiane rappresenta “un obiettivo alla portata della città di Asti”.
Ucrania: in Italia 116.499 profughi
Mci Genk: 60 anni di storia
Comites Londra: il caso della comunità italo-bengalese
Memorandum Libia: un convegno a Roma
E’ l’amore che salva
Migrantes: mons. Perego, la riforma della legge della cittadinanza è “fondamentale”
Allarmi e soccorsi: 60 persone in acqua senza aiuti
Milano - «Sono tutte in acqua». L’allarme drammatico arriva nel pomeriggio, dopo ore di richieste di aiuto. Le 70 persone per le quali Alarm Phone aveva lanciato una richiesta di soccorso, indicando che una imbarcazione era in pericolo al largo della Libia ma in acque internazionali sono finite in mare. «Le persone ci hanno chiamato di nuovo! Nonostante la cosiddetta Guardia Costiera libica avesse detto che sarebbe intervenuta – afferma ancora Alarm Phone – non c’è nessun soccorso! L’Europa resta solo a guardare!».
Sono ancora vivi invece i 18 migranti a bordo di una imbarcazione segnalata mercoledì in pericolo al largo di Bengasi, in Libia. «Siamo riusciti a parlare brevemente con le persone in navigazione. Siamo sollevati che siano sopravvissuti alla notte. Sono 18 persone. Abbiamo aggiornato le autorità, ma ancora nessun soccorso in vista». Le notizie che arrivano dal mare sono drammatiche. Segnalazioni, richieste di aiuti e silenzi: va avanti così la difficile operazione di soccorso messa in atto da navi Ong e associazioni impegnate a mettere in sicurezza i migranti che tentano di raggiungere l’Europa.
Ancora sbarchi intanto anche a Roccella Ionica e a Lampedusa. Nel porto calabrese, poco dopo l’alba, sono arrivati 87 migranti in prevalenza afgani, iraniani ed egiziani. Tra loro anche 6 donne e 2 bambini di cui uno con appena 4 mesi di vita. I profughi si trovavano a bordo di una imbarcazione a vela di 12 metri localizzata ad alcune miglia di distanza dalla costa, all’altezza di Capo Bruzzano.
Sono in tutto 164 invece le persone approdate sull’isola di Lampedusa nelle ultime 24 ore. Dopo un primo blocco di 108 approdato durante la notte, il secondo sbarco autonomo è avvenuto nel pomeriggio. In cinquantasei sono riusciti a raggiungere direttamente le coste. Ora nell’hotspot di contrada Imbriacola ci sono in tutto 428 persone. Poco meno di quelle che si trovano invece a bordo della nave Ong Geo Barents di Medici senza frontiere dopo l’ultimo salvataggio di ieri. Sono in tutto 470 i migranti soccorsi negli ultimi tre giorni nel Mediterraneo centrale. «I soccorsi di ieri sera nella Sar maltese – spiega la Ong – hanno messo in luce ancora una volta l’inerzia delle autorità maltesi nei confronti dei loro obblighi di fornire assistenza alle imbarcazioni in pericolo». (D. Fas. - Avvenire)