Primo Piano

Alla ricerca degli assenti

4 Aprile 2022 - Ancora una preghiera per la pace, per la tragedia umanitaria della martoriata Ucraina, “sotto i bombardamenti”. Ancora una volta quella parola “sacrilega” per questa guerra scesa come la notte sull’umanità: “non stanchiamoci di pregare e di aiutare chi soffre” dice Papa Francesco nelle parole che pronuncia all’Angelus nel piazzale di granai di Floriana, a Malta. Due giorni nell’isola, scoglio in mezzo al Mediterraneo lungo quella rotta che i migranti compiono, lasciate le coste africane, per raggiungere l’Europa. E proprio a loro dedica l’ultimo incontro prima di rientrare in Vaticano: “l’altro – dice il Papa – non è un virus da cui difendersi, ma una persona da accogliere”. Ecco i temi del 36mo viaggio: “il vento gelido della guerra che porta solamente distruzione e odio” – come ha detto nel suo discorso al Palazzo del governo – e l’accoglienza di quel popolo che fugge da conflitti e miseria e attraversa il mare nostrum diventato un cimitero liquido. E non è un caso che Francesco citi Giorgio La Pira in un tempo in cui “le seduzioni dell’autocrazia dei nuovi imperialismi, dell’aggressività diffusa, dell’incapacità di gettare ponti e di partire dai più poveri”. Francesco che ai giornalisti, sull’aereo che lo portava a Malta, ha detto che “in agenda” c’è il viaggio a Kiev. Viaggio che non potrà non coinvolgere anche la chiesa ortodossa, e il patriarca di Mosca Kirill, con il quale è possibile, forse già quest’anno, un altro incontro: parola del Metropolita Hilarion. Pensando ai colloqui del Mediterraneo del Sindaco santo di Firenze, il Papa chiede di tornare “a riunirsi in conferenze mondiali per la pace, dove sia centrale il tema del disarmo” e destinare i fondi per gli armamenti in progetti di sviluppo, salute e cibo. La guerra non è mai la strada, dice il vescovo di Roma mettendo in guardia da chi parla di Dio ma poi lo smentisce nei fatti: “la Chiesa non deve usare la lingua della politica, ma il linguaggio di Gesù”. E nell’omelia a Floriana, la città che si trova oltre la cinta muraria della Valletta, Francesco commenta il brano del Vangelo: da un lato, la donna accusata di adulterio e dunque condannata alla lapidazione secondo i dettami della legge mosaica; dall’altro scribi e farisei che “pensano di sapere già tutto e di non aver bisogno dell’insegnamento di Gesù”. Negli accusatori dell’adultera, egli scorge quanti fanno della fede “un elemento di facciata, dove ciò che risalta è l’esteriorità solenne, ma manca la povertà interiore”; costoro “si vantano di essere giusti, osservanti della legge di Dio, persone a posto e perbene”. Non riconoscono Gesù e lo vedono “come un nemico da far fuori”, pervasi dal “tarlo dell’ipocrisia” e dal “vizio di puntare il dito”. In ogni tempo e in ogni comunità “c’è sempre il pericolo di fraintendere Gesù, di averne il nome sulle labbra ma di smentirlo nei fatti”. In realtà “chi crede di difendere la fede puntando il dito contro gli altri – afferma – avrà pure una visione religiosa, ma non sposa lo spirito del Vangelo, perché dimentica la misericordia, che è il cuore di Dio”. Ecco le parole di perdono di Gesù: “neanche io ti condanno, va’ e d’ora in poi non peccare più”. La vita della donna cambia grazie al perdono. Il Signore, dice il Papa, ci chiede di diventare “testimoni instancabili di riconciliazione, di un Dio per il quale non esiste la parola irrecuperabile”. Se imitiamo Gesù “non saremo portati a concentrarci sulla denuncia dei peccati, ma a metterci con amore alla ricerca dei peccatori. Non staremo a contare i presenti, ma andremo in cerca degli assenti. Non torneremo a puntare il dito, ma inizieremo a porci in ascolto. Non scarteremo i disprezzati, ma guarderemo come primi coloro che sono considerati ultimi”. Un’ultima immagine: Gesù che si china a scrivere con il dito per terra mentre gli accusatori lo interrogano con insistenza. Immagine forte, i Vangeli non ci dicono cosa abbia scritto per terra, per di più è l’unica volta che questo gesto viene raccontato. Di Gesù sappiamo che parlava alle folle, insegnava nella Sinagoga, ma non conosciamo suoi testi scritti; sono gli evangelisti che scrivono di lui e ci fanno conoscere le sue parole. In quel gesto, commentava Benedetto XVI citando sant’Agostino, si manifesta “come il legislatore divino”; Dio infatti “scrisse la legge con il suo dito sulle tavole di pietra”. (Fabio Zavattaro - SIR)

Papa Francesco: a Malta l’incontro con i migranti

4 Aprile 2022 -
“Chi deve lasciare il proprio Paese parte con un sogno nel cuore: il sogno della libertà e della democrazia. Questo sogno si scontra con una realtà dura, spesso pericolosa, a volte terribile, disumana”. Lo ha detto il Papa, nel discorso rivolto ai 200 migranti presenti presso il Centro “Giovanni XXIII Peace Lab” di Hal Far, momento culminante del viaggio apostolico a Malta. “Tu hai dato voce all’appello soffocato di milioni di migranti i cui diritti fondamentali sono violati, purtroppo a volte con la complicità delle autorità competenti”, le parole rivolte a Sirmian, l’autore di una delle due testimonianze ascoltate poco prima: “E hai richiamato l’attenzione sul punto-chiave: la dignità della persona. Lo ribadisco con le tue parole: voi non siete numeri, ma persone in carne e ossa, volti, sogni a volte infranti. Da questo si può e si deve ripartire: dalle persone e dalla loro dignità”. “Non lasciamoci ingannare da chi dice: ‘Non c’è niente da fare’, ‘sono problemi più grandi di noi’, ‘io faccio gli affari miei e gli altri si arrangino’”, l’invito di Francesco: “Non cadiamo in questa trappola. Rispondiamo alla sfida dei migranti e dei rifugiati con lo stile dell’umanità, accendiamo fuochi di fraternità, intorno ai quali le persone possano riscaldarsi, risollevarsi, riaccendere la speranza. Rafforziamo il tessuto dell’amicizia sociale e la cultura dell’incontro, partendo da luoghi come questo, che certamente non saranno perfetti, ma sono laboratori di pace”. Poi la citazione della “Pacem in terris” di San Giovanni XXIII, di cui il Centro porta il nome: “Allontani il Signore dal cuore degli uomini ciò che la può mettere in pericolo – la pace –; e li trasformi in testimoni di verità, di giustizia, di amore fraterno. Illumini i responsabili dei popoli, affinché accanto alle sollecitudini per il giusto benessere dei loro cittadini garantiscano e difendano il gran dono della pace; accenda le volontà di tutti a superare le barriere che dividono, ad accrescere i vincoli della mutua carità, a comprendere gli altri, a perdonare coloro che hanno recato ingiurie; in virtù della sua azione, si affratellino tutti i popoli della terra e fiorisca in essi e sempre regni la desideratissima pace”.

Papa Francesco: sui migranti serve “un’intesa con i Paesi dell’Europa”

4 Aprile 2022 -
Città del vaticano - “Il problema dei migranti è grave perché sia Grecia, Cipro, Malta, Italia, Spagna, sono i Paesi più vicini all’Africa e al Medio Oriente e atterrano qui, arrivano qui, i migranti vanno accolti sempre!”. A ribadirlo è stato papa Francesco, a proposito del tema centrale del suo viaggio apostolico a Malta, insieme a quello della guerra in Ucraina. “Il problema è che ogni governo deve dire quanti ne possono ricevere normalmente per vivere lì”, ha spiegato Francesco nella conferenza stampa sul volo di ritorno da Malta a Roma. “Per questo – ha detto il Papa– ci vuole un’intesa con i Paesi dell’Europa e non tutti sono disposti a ricevere i migranti. Dimentichiamo che l’Europa è stata fatta dai migranti, no? Ma così sono le cose, ma almeno non lasciare tutto il peso a questi Paesi limitrofi che sono così generosi, e Malta è uno di loro. Oggi sono stato nel centro di accoglienza dei migranti e le cose che ho sentito lì sono terribili, la sofferenza di questi per arrivare qui e poi i lager, ci sono dei lager, che sono nella costa libica, quando sono mandati indietro. Questo sembra criminale no? Per questo credo che è un problema che tocca il cuore di tutti. Così come l’Europa che sta facendo con tanta generosità il posto agli ucraini che bussano alla porta, così anche agli altri che vengono dal Mediterraneo”.

Preghiera dei Fedeli: Domenica V di Quaresima, anno C – 3 Aprile 2022

3 Aprile 2022 -

Con fede viva presentiamo al Signore la nostra preghiera,

rendendoci interpreti del desiderio di giustizia e di pace, che sale da tutti gli uomini amati dal Signore. Invochiamo insieme:

Donaci la tua sapienza, Signore. Perché la santa Chiesa, attraverso l'annuncio della Parola, la celebrazione dell'Eucaristia e l'amore per i fratelli e le sorelle, proclami che solo nel mistero della croce si compie la vera liberazione e la vera gioia dell'uomo, preghiamo. Perché spezzando tra noi il pane della sapienza e della vita eterna impariamo a condividere i beni della terra con animo fraterno e ospitale nei confronti di tutti, preghiamo. Perché i fratelli poveri, lacerati dalle guerre, emarginati, alla ricerca di casa, lavoro, dignità umana, siano sempre più al centro della nostra celebrazione e della nostra vita, come segno della continua presenza del Signore tra noi, preghiamo. Perché illuminati dalla Parola di Dio che anche in questa domenica ci insegna la più grande misericordia, diamo una risposta pronta ed efficace alle istanze di libertà, di uguaglianza e di pacificazione sociale, che emergono dalla storia attuale, preghiamo. La luce della tua verità, o Padre, ci faccia avanzare sulla via della conversione e ci impedisca di lasciar cadere anche una sola delle tue parole. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Vangelo Migrante: V Domenica di Quaresima | Vangelo (Gv 8,1-11)

31 Marzo 2022 - L’opportunismo ipocrita e gretto di scribi e farisei è senza misura. Strumentalizzano senza ritegno la dignità di una donna sorpresa in adulterio, per mettere in difficoltà il Maestro. Al centro della pagina del Vangelo di questa domenica c’è una donna, sorpresa in adulterio, trascinata nel tempio davanti a Gesù ed esposta all’attenzione spudorata di tutti. Per Legge mosaica, tutte e due le persone colte in flagrante, dovevano essere lapidate. Per Gesù, la trappola è servita: se permette l’applicazione Legge, tradirà il suo messaggio di perdono; se perdona, si metterà in contraddizione con la Legge. La questione è solo teoretica: manca la parte maschile e, storicamente parlando, queste lapidazioni erano già allora obsolete. Gesù se ne accorge e come prima cosa non vuole rendersi complice della violenza. Tace, si china e si mette a scrivere con il dito per terra. Un chiaro riferimento al dito di Dio che quella volta scrisse le dieci parole della vita e tra queste anche il ‘non commettere adulterio’. È scritto. Tutti sanno che non si fa. Condannare chi lo ha commesso non cambia nulla. Ma secondo la logica dei suoi interlocutori, il male si elimina uccidendo chi lo commette. E insistono nell’interrogarlo. Gesù si alza in piedi e risponde: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. Secondo quella Legge il testimone che aveva dichiarato di aver visto, aveva anche il diritto a tirare per primo la pietra. Gesù la applica fino in fondo e, mentre chiede ai presenti se c’è quel testimone, fa presente che, sempre secondo quella Legge, per vedere il peccato occorre essere senza peccato. E quelli, uno ad uno, iniziano ad andare via a cominciare dagli anziani. Hanno vissuto più a lungo e quindi le occasioni di peccato sono state più numerose. E i giovani, nello stesso contesto si rendono conto anch’essi che, di fronte ad un esigente esame di coscienza, neppure loro risulterebbero senza peccato. Gesù resta solo con la donna. E con tenerezza, delicatezza e rispetto, porta a termine il suo capolavoro: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata? (…). Neanch’io”. Nessuno l’ha condannata perché nessuno poteva farlo. E non lo fa nemmeno Gesù: Lui non è venuto a condannare ma a salvare! E le dice: “va’ e d’ora in poi non peccare più”. Non è un’ipoteca sul futuro. Nell’incontro con Gesù, avviene qualcosa di irreversibile. Se per la legge antica si pensava di estirpare il male uccidendo chi lo aveva commesso, nell’incontro con Gesù il male muore ed è inchiodato per sempre nel perdono da Lui dato; e la persona è restituita per sempre alla vita. Questo è il futuro a cui è consegnata quella donna. Quegli uomini che non hanno potuto dire di essere senza peccato, sono tornati a casa con il peccato, a riabbracciare la Legge antica e non Gesù. Quella donna sorpresa nel peccato, dopo essere stata abbracciata da Gesù, torna alla vita senza peccato. Anche per noi, oggi, nel perdono di Gesù, comincia una vita nuova. La vita nuova, da Lui donata, non muore più!  

Ucraina: nasce a Reggio Calabria il Comitato “Per i bambini e le mamme dell’Ucraina”

31 Marzo 2022 - Reggio Calabria - I profughi ucraini che stanno arrivando in queste settimane a Reggio Calabria sono soprattutto gruppi familiari, di cui fanno parte molti minori. Una dottoressa, che assiste le persone alla frontiera in fuga verso i Paesi dell’Unione Europea, tramite una donna ucraina che vive a Reggio, ha segnalato la drammatica situazione di centinaia di bambini accampati nella stazione ferroviaria di Varsavia. In attesa che le istituzioni pubbliche adottino le misure opportune per garantire canali strutturati di accoglienza, grazie alla immediata disponibilità di volontari, associazioni, parrocchie e famiglie, è stato aperto un piccolo corridoio umanitario per dare una prima risposta all’emergenza. Così è nato il Comitato “Per i bambini e le mamme dell’Ucraina”. Vi fanno parte l’Associazione Agape, la Parrocchia San Sebastiano al Crocifisso, la Parrocchia Santi Filippo e Giacomo in Sant’Agostino, la Caritas diocesana, l’Associazione Ulysses, la Cooperativa Demetra, il Banco Alimentare, l’Associazione Medici del Mondo e il Patronato della CGIL. Come emanazione dell’Ufficio Diocesano “Migrantes”, ha aderito all’iniziativa anche il Centro Ascolto “G.B. Scalabrini”, presieduto da p. Gabriele Bentoglio, missionario scalabriniano e direttore dell'Ufficio Migrantes della diocesi di Reggio Calabria - Bova.  Grazie a questa rete di solidarietà, finora otto nuclei familiari, composti da venti donne e dieci bambini, sono stati accolti presso alcune famiglie o in alloggi messi a disposizione dalla generosità di privati cittadini. Il Comitato si impegna a dare vita a progetti familiari personalizzati, che prevedono anzitutto l’individuazione di un volontario-tutor come punto di riferimento della famiglia accolta, sia per le necessità quotidiane che per il raccordo con enti e istituzioni; poi, il reperimento di alloggi, prevedendo la copertura delle spese delle utenze, di eventuali lavori di adattamento e di acquisto di quanto necessario; quindi, l’assistenza per l’inserimento scolastico, le cure sanitarie, il sostegno psicologico, l’accesso alle attività sportive; ancora, l’assistenza legale e il raccordo con i servizi sociali Comunali, la Questura, l’Asp e il Tribunale dei Minori; infine, l’istituzione di corsi di alfabetizzazione per i minori e le mamme, in collaborazione con mediatori linguistici e culturali.

Ucraina: protezione temporanea e assistenza ai profughi di guerra

31 Marzo 2022 -

Roma - Lo scorso 28 marzo il presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi,  ha firmato il DPCM che eroga protezione temporanea e assistenza ai profughi di guerra provenienti dall’Ucraina.

In virtù del decreto, il permesso di soggiorno dei rifugiati ucraini ha validità di un anno e può essere prorogato di sei mesi più sei, per un massimo di un anno. Il DPCM consente l’accesso all’assistenza erogata dal Servizio Sanitario Nazionale, al mercato del lavoro e allo studio. È la Questura l’autorità competente al rilascio del permesso di soggiorno per protezione temporanea. Il provvedimento prevede anche specifiche misure assistenziali e consente ai cittadini ucraini già presenti in Italia il ricongiungimento con i propri familiari ancora presenti in Ucraina.

Inoltre, un’ordinanza firmata dal capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio del 29 marzo prevede l’erogazione di un contributo di 300 euro mensili (150 per i minori) per un massimo di 3 mesi per il sostentamento di ciascun rifugiato. Il periodo decorre dalla data di ingresso nel territorio nazionale, individuata con la presentazione della richiesta di protezione temporanea e comunque non oltre il 31 dicembre 2022. L’art. 31 del c.d. decreto Ucraina, (dl n. 21/2022) inserisce nel nostro sistema di accoglienza una nuova modalità, Accoglienza diffusa, che si affianca e si aggiunge a quelle canoniche dei CAS e dei SAI. Si tratta di 15mila posti messi a disposizione in collaborazione con il Terzo settore, in forma allargata (gli enti del Terzo settore, i Centri di servizio per il volontariato, gli enti e le associazioni iscritte al registro di cui all' articolo 42 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e gli enti religiosi civilmente riconosciuti). Il decreto demandava a successiva ordinanza della Protezione Civile la definizione delle forme e le modalità organizzative di questa nuova accoglienza diffusa. Al riguardo, è stato annunciato un imminente avviso per una manifestazione di interesse, per raccogliere da tutti questi enti la loro disponibilità. L’avviso stabilirà anche i criteri per l’accoglienza e le tariffe massime pro capite per die che però – era scritto nel decreto e ha già detto – saranno allineate con quelle del Ministero dell’Interno, per non creare diversità economiche per un servizio. (Alessandro Pertici)

Ferrara: il 10 aprile messa in lingua spagnola

31 Marzo 2022 - Ferrara - I “Católicos latinoamericanos de Ferrara” del gruppo San Martín de Porres, i cattolici di lingua spagnola residenti nella diocesi di Ferrara-Comacchio  e guidati da don German Diaz Guerra, domenica 10 aprile, Domenica delle Palme, organizzano una Santa Messa in lingua spagnola alle ore 18 nella chiesa del Corpus Domini in via Torboli, 17 a Ferrara.

Ucraina: profughi in Italia, solo il 7% nelle strutture

31 Marzo 2022 -
Roma - Nel nostro Paese l' aiuto di familiari e amici in Italia rappresentano ancora la prima forma di accoglienza dei rifugiati in fuga dal conflitto in Ucraina. Nel frattempo, il flusso di arrivi verso le nazioni europee, Italia compresa, inizia a calare. A confermarlo è il ministro dell' Interno Luciana Lamorgese: «Si registra un rallentamento del ritmo di arrivi di profughi ucraini verso l' Italia e verso gli altri Paesi - ha detto ieri in un' audizione davanti al Comitato parlamentare su Schengen e Immigrazione -. In Europa si è passati da 200mila a inizio crisi a 40-50 mila negli ultimi giorni». In Italia sono 76.847 gli ingressi registrati (1.732 in più del giorno prima): 39.617 donne, 7.435 uomini e 29.795 minori. Fra questi, 8.455 sono già inseriti nelle scuole, «ma se arrivano altri studenti - avverte il ministro dell' Istruzione Patrizio Bianchi - sarà necessario prevedere nuove risorse con fondi europei». Le principali destinazioni restano Milano, Roma, Napoli e Bologna, dove la maggior parte delle persone viene ospitata da familiari e conoscenti. Solo 5.600 sono nelle strutture dei circuiti Cas (5.300) e Sai (299). È una quota pari appena al 7% del totale. Per l' accoglienza, l' assistenza sanitaria e altri sostegni, il governo ha previsto fondi per 458 milioni, che finanzieranno pure un assegno mensile di 300 euro a persona (più 150 a minore) per tre mesi, per la sistemazione abitativa autonoma di chi ne farà richiesta. Dopo il Dpcm firmato dal premier Mario Draghi, il permesso di soggiorno verrà concesso «ai profughi ucraini, ad apolidi e a cittadini di Paesi terzi che beneficiano di protezione internazionale in Ucraina ». Al momento, le domande di protezione sono «750», dato che «riflette la speranza di rientrare in patria dopo il termine delle ostilità». I minori non accompagnati. Finora sono 475, 244 femmine e 231 maschi. Solo 38 hanno fra zero e 5 anni, altri 266 fra 7 e 14 anni e il resto da 15 a 17. Fra loro, «344 si trovano in famiglie autorizzate dal Tribunale per i minorenni e 94 in altre strutture autorizzate». Le presenze più numerose sono in Toscana (96 minori), Veneto (78), Lombardia (67), Emilia Romagna (48) e Piemonte (39). La legge italiana «non consente di considerare familiari e amici come tutori» e «bisogna fare ricorso al Tribunale per i minorenni, perché riconosca la persona che accompagna il minore». Dal 1° gennaio al 29 marzo 2022, sono arrivati sulle coste italiane 6.701 migranti: 3.323 a seguito di operazioni di soccorso (1.595 grazie a navi delle Ong); 3.378 con «sbarchi autonomi». In tutto il 2021, erano approdati 67.477 migranti. Come luoghi di partenza, restano in testa Libia (4.236 persone) e Tunisia. Ultimamente, ha detto il ministro, «si registra un allentamento della pressione», ma vanno valutati gli effetti della «crisi alimentare causata dal conflitto», visto che «Paesi come la Tunisia importano grano da Ucraina e Russia e ciò potrebbe influire sui flussi». Un nuovo patto Ue? Per la titolare del Viminale, la crisi ucraina «avrà un impatto positivo sul Patto asilo e migrazione, fermo da tempo». La speranza è «che il nuovo approccio, che ha visto tutti i Paesi europei accettare l' accoglienza e la redistribuzione dei profughi ucraini, possa valere per le altre situazioni di instabilità», compresi i flussi dal Mediterraneo. Sarebbe «poco lungimirante », argomenta Lamorgese, «pensare che questi scenari di mobilità possano essere governati secondo le attuali regole di Dublino e il sistema Schengen» e «sarebbe «un grave errore di prospettiva non dotarsi di un Patto su immigrazione e asilo». (Vincenzo R. Spagnolo)

Fondazione Migrantes-Transiti: la condizione psicologica degli expat italiani nel 2018: come, questa comunità, viveva la complessità della distanza?

31 Marzo 2022 - Roma - Prima del Covid-19 si evidenziavano due differenti “strategie d’espatrio”. La prima, decisamente maggioritaria tra i soggetti intervistati, vedeva l’espatrio come una scelta personale derivata dal desiderio di coltivare un proprio progetto di vita. Questa scelta risultava orientata da due motivazioni principali. La prima riguarda il desiderio di esercitare la professione desiderata, ritenendo l’Italia un contesto poco vantaggioso rispetto al paese ospitante per esaudire tale aspettativa. Guardando all’estero, si intravedeva la possibilità di ricevere un reddito più alto rispetto a quello presunto nel paese di origine.

Il secondo gruppo di soggetti dichiarava di essere emigrato per una proposta lavorativa ricevuta da terzi. Il ruolo “passivo” ricoperto dalla scelta della destinazione è un aspetto importante, come evidenziano i risultati dello studio che esporremo in maggior dettaglio in un secondo momento.

In questo senso, le maggiori cause di sofferenza emotiva sperimentata da coloro che sceglievano di partire inseguendo un proprio progetto, erano rappresentate dalla mancanza dei familiari e degli amici, dal senso di solitudine esperito in determinati momenti del proprio percorso d’espatrio e da tutta una serie di sintomi che venivano indicati come “uno stato di malessere generalizzato”. A cui però risultava difficile dare una forma e un nome precisi.

L’aggiunta di questa sensazione risultava essere la più importante causa di sofferenza nel gruppo di chi emigrava per una proposta lavorativa non cercata. La difficoltà a nominare e dare una forma al malessere si accompagnava ad un sentimento di insoddisfazione verso le relazioni sociali instaurate e da difficoltà di apprendimento della lingua del paese ospitante non commisurate al grado di difficoltà linguistica. Queste criticità risultavano maggiori rispetto a quelle dichiarate da chi sceglieva la propria traiettoria migratoria.

Di che cosa parlano gli italiani all’estero. Il nostro team di ricerca si è impegnato a indagare se queste tematiche di condizione psicologica fossero in qualche modo condivise e socializzate nelle conversazioni con altri expat nel medesimo contesto. E alla domanda “Di che cosa parlano gli italiani all’estero quando sono con altri italiani?”, la risposta non poteva essere più scontata… ovviamente, di cibo!

Ebbene sì, come da tradizione e stereotipo il tema del cibo è stato indicato come l’argomento principale in entrambi i gruppi. Un dato, questo, che fa riflettere su come il cibo sia uno strumento dotato di tantissimi significati culturali, sociali, nonché psicologici, che spesso vanno oltre la mera soddisfazione dei bisogni primari.

Altri importanti e ricorrenti argomenti di conversazione risultavano essere la famiglia, la cultura d’origine e, più in generale, l’Italia. Tutte queste tematiche riguardano le varie sfere dell’identità e toccano la condizione psicologica.

Il secondo gruppo (gli expat per proposta lavorativa ricevuta) si differenziava dal primo per il tema della difficoltà di apprendimento della lingua. I ricercatori  ipotizzano che questo dato derivi dal fatto che chi emigra aderendo ad una proposta lavorativa esterna difficilmente sceglie la propria destinazione. Di conseguenza, è plausibile che abbia una differente preparazione linguistica e culturale relativa al contesto d’arrivo rispetto a coloro che espatriano per un progetto personale. Questi ultimi soggetti potrebbero probabilmente essere maggiormente motivati a studiare la nuova lingua e ad apprendere e comprendere alcuni aspetti chiave del contesto culturale che incontreranno una volta partiti.

Per quanto riguarda le aspettative delle persone che hanno scelto di partecipare a questa indagine si può dire che, seguendo i risultati presentati, siano state ampiamente attese.

Nella maggior parte dei casi, chi si aspettava di trovare un lavoro migliore rispetto a quello che aveva prima del trasferimento lo ha effettivamente trovato. Chi credeva che la partenza avrebbe migliorato la propria condizione economica, non ha avuto delusioni. Anzi, alcuni expat che da questo punto di vista avevano delle basse aspettative, si sono poi ricreduti.

Un discorso a parte va fatto per le aspettative nei confronti del sistema sanitario. Sembrerebbe che gli expat interpellati avessero diverse difficoltà ad interagire con questo aspetto della nuova vita e che in qualche modo rivalutassero i servizi di sanità pubblica offerti dal proprio contesto d’appartenenza.

Il profilo di expat che ricercatrici e ricercatori hanno elaborato alla luce dei risultati estratti da questa indagine sembra parlarci in maniera chiara rispetto ad alcuni punti di vista.

Come la dott.ssa Di Girolamo, autrice della ricerca,  afferma: “Sembra che gli expat intervistati prima del Covid-19 avessero in qualche modo deciso di incontrare la propria identità personale in un contesto altro da quello d’origine. Nel fare ciò, sembravano aver sacrificato, in varia misura, l’incontro con gli aspetti culturali e contestuali della propria identità. Una frase di una ragazza da noi intervistata era particolarmente eloquente. Parlando della sua esperienza di post-doc all’estero, si è rivolta a noi con una riflessione personale: ‘Ho paura che alla fine della giostra non valga la pena aver scelto di sacrificare le mie persone più care per stare qui da sola a lavorare’.”

È interessante come questa affermazione, anche se apparentemente incentrata su una valutazione negativa dell’esperienza di espatrio, in realtà ponesse l’accento non tanto sul tema del fallimento del progetto, quanto sulla paura e sull’indeterminatezza di questa condizione psicologica.

Quel “Ho paura che” ci parla, più che di una sconfitta, di un’indeterminatezza che spesso può rivelarsi positiva, come nei casi di miglioramento della propria condizione lavorativa e remunerativa, ma che comunque chiede in cambio una ristrutturazione dell’identità personale funzionale alla vita nel nuovo contesto.

Questo comporta delle sfide e delle rinunce sul piano dell’identità che spesso veicolano un senso temporaneo di “assenza”, una paura di svanire insieme alle relazioni importanti che abbiamo lasciato indietro. Una nostalgia del passato, del presente e la paura di un futuro indeterminato. Indeterminato come il malessere che molti dichiarano di provare in contesti d’espatrio e che accompagna molto spesso le traiettorie migranti.

Si tratta, tuttavia, di un passo importante. La sua risoluzione gioca un ruolo chiave nella ridefinizione di se stessi come expat ed è in qualche modo necessaria per appropriarsi di un nuovo futuro. (Anna Pisterzi)

    Questo articolo anche nella sezione Articoli del sito di Transiti - Psicologia d’espatrio.  

Ucraina: 76mila i profughi arrivati in Italia

30 Marzo 2022 - Roma - Sono complessivamente 76.847 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina giunte finora in Italia, 73.814 delle quali alla frontiera e 3.033 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Nel dettaglio sono 39.617 donne, 7.435 uomini e 29.795 minori. Le città di destinazione dichiarate all'ingresso in Italia - fa sapere il Ministero dell'Interno - continuano a essere Milano, Roma, Napoli e Bologna. Rispetto a ieri, l'incremento è di 1.732 ingressi nel territorio nazionale.

Ucraina: 17 milioni dal Pon legalità per l’emergenza

30 Marzo 2022 -
Roma - Il Programma operativo nazionale Legalità (Pon Legalità) in campo per l’emergenza Ucraina con 17 milioni di euro destinati dall’Autorità di gestione del programma, istituita presso il Viminale, ai progetti per l’accoglienza dei profughi. Ne ha dato notizia il ministero dell’Interno sul proprio sito web. “10 milioni di euro – viene spiegato – sono riservati agli enti locali delle Regioni ‘in transizione’: Abruzzo, Molise e Sardegna. Consentiranno di allestire o rendere più efficienti immobili pubblici destinati, o da destinare, all’accoglienza, migliorandone sia la funzionalità sia l’efficienza energetica. In particolare, grazie al contributo di 200mila euro a intervento, gli enti i cui progetti saranno approvati potranno acquistare le attrezzature necessarie, come arredi, dotazioni sanitarie, infissi, caldaie, caloriferi, pannelli solari”. “I restanti 7 milioni di euro messi a disposizione dall’Autorità di gestione del programma – prosegue la nota – sono destinati ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane che stanno sostenendo il maggiore impatto dei flussi provenienti dall’Ucraina. Anche in questo caso le azioni da finanziare, per un importo massimo di 500mila euro a progetto, saranno finalizzate a migliorare la funzionalità e l’efficienza energetica dei luoghi destinati all’accoglienza”. Gli enti locali di Abruzzo, Molise e Sardegna e i Comuni capoluogo delle Città metropolitane possono presentare entro il 30 aprile una sola proposta, per un solo immobile, alla Segreteria tecnica per la gestione dei fondi europei e programmi operativi nazionali del dipartimento della Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno, che valuterà l’ammissibilità delle proposte progettuali.

Rammendare le lacerazioni, ascoltare le angosce

30 Marzo 2022 - Roma - Siamo alla vigilia della fine dello stato di emergenza Covid-19. È sicuramente un momento atteso, che segna un passaggio fondamentale verso la ripresa della vita sociale e non solo. Prudenza, responsabilità, attenzione, accortezza… gli atteggiamenti che hanno scandito le giornate di questi due anni non perdono di colpo la loro efficacia e attualità, anzi rimangono compagni di viaggio per un futuro rinnovato. Le lacerazioni che la pandemia lascia in consegna chiedono un impegno concreto a tutta la società. Anche ai giornalisti e agli operatori della comunicazione. Quel senso di paura e di ansia diffuso, ora dilatato in una dimensione internazionale per il conflitto in corso, chiede di essere ascoltato e finalmente colmato. Non ci sono ricette pronte. C’è invece una chiamata ben precisa: “Ascoltare con l’orecchio del cuore”. (Vincenzo Corrado)

Ucraina: ecco il piano per i bambini ucraini soli

30 Marzo 2022 -

Roma - A integrare la cornice di misure e procedure per l’accoglienza dei profughi ucraini, è arrivato in serata di ieri anche l’atteso «Piano minori stranieri non accompagnati» messo a punto dal ministero dell’Interno. Il documento – 10 pagine che il quotidiano Avvenire ha visionato – è composto da una premessa e da 5 capitoli. Riguardano «obiettivi ed enti coinvolti», presenza di minori soli sul territorio nazionale, modalità di «identificazione e censimento», «accoglienza» e infine «affido temporaneo e tutela». Nel dettaglio, il Piano «mira a fornire le linee guida» per la gestione di bambini e adolescenti giunti dall’Ucraina da soli. Gli enti coinvolti sono il commissario delegato dal governo, ossia il prefetto Ferrandino; tre dipartimenti dell’Interno (Immigrazione; Frontiere; Anticrimine); i ministeri di Politiche sociali e Giustizia; e infine, a livello locale, «prefetture, questure, procure e tribunali per i minorenni, servizi sociali dei Comuni».

Nella definizione di minore non accompagnato, rientrano non solo quelli che arrivano senza genitori, ma anche quelli accompagnati da adulti che però non sono loro «tutori secondo la legge italiana». Il documento cita qualche esempio, includendo nella categoria anche i bambini stranieri accompagnati «da una zia o una nonna o dal direttore dell’istituto dove erano accolti in Ucraina, che non possano dimostrare di esserne legalmente responsabili» secondo le norme italiane. Le tutele comprendono il divieto di respingimento alla frontiera, il divieto di espulsione e il diritto all’accoglienza, ad essere informati sulla propria condizione, al rilascio di un permesso di soggiorno e a indagini per il «rintraccio» dei propri familiari.

Al momento, risultano essere solo 475 i minori stranieri non accompagnati arrivati dall’Ucraina. Una «buona parte è stata affidata alle famiglie, mentre un’altra parte vive in istituti individuati dai comuni che rientrano nei parametri stabiliti», fa sapere la capo dipartimento Libertà civili e Immigrazione del Viminale, Francesca Ferrandino, che sottolinea la necessità di verifiche e segnalazioni: «È importantissimo che chiunque sia a conoscenza della presenza di un minore non accompagnato, lo segnali ai Carabinieri o alla Polizia, affinché scatti quella cordata di interventi che garantiscano l’interesse prioritario del minore». 

Il Piano affida alla polizia delle frontiere il compito di effettuare un costante monitoraggio sugli ingressi nel territorio nazionale. Inoltre dispone che chiunque (servizi sociali, forze dell’ordine, protezione civile, associazioni) sia a conoscenza della presenza di un minore straniero non accompagnato abbia «il dovere d’accompagnarlo in questura, dove si provvederà a redigere un verbale di 'consegna-presa in carico' al Servizio sociale o struttura di prima accoglienza » e a «segnalare la presenza» al tribunale dei Minorenni per gli adempimenti e le tutele previste, compresa la nomina di un tutore. Le generalità del minore vengono inserite in una banca dati presso il ministero delle Politiche sociali – il «Sim» (Sistema informativo minori) – per attivare la presa in carico del comune di competenza. Riguardo all’identificazione, se ci sono dubbi sulla documentazione o se il ragazzino ne è sprovvisto, è previsto l’accertamento «socio-sanitario» dell’età. Per chi ha più di 14 anni in una prima fase è previsto il collocamento presso strutture protette del ministero dell’Interno, per non più di 30 giorni, e successivamente nel Sistema Sai. I più piccoli invece vanno in strutture comunali o, in via residuale, regionali. Infine, si specifica come ai minori non accompagnati non sia applicabile la procedura di «affidamento familiare diretto» da parte dei servizi sociali. L’iter compete al tribunale per i minorenni e, «in assenza di tutori volontari disponibili», ne viene nominato uno «istituzionale», ad esempio il sindaco del comune in cui si trova la struttura che ospita il minore. (Vincenzo R. Spagnolo - Avvenire)

Lamorgese: 6701 sbarchi nel 2022

30 Marzo 2022 - Roma - Nel 2021 sono arrivati in Italia 6.701 migranti dal Mediterraneo: 3.323 a seguito di interventi di soccorso - di cui 1.595 dopo operazioni di navi ong - e 3.378 sbarchi autonomi. Lo ha detto il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, in audizione al Comitato Schengen, ricordando che la maggioranza "continua a partire da Libia (4.236) e Tunisia (1.494), ma ultimamente si sta registrando un allentamento della pressione da Libia e Tunisa".

Ucraina: trecento euro a ogni profugo accolto

30 Marzo 2022 -

Roma - Prende forma il quadro normativo necessario per sostenere la complessa macchina dell’accoglienza dei profughi in fuga dal conflitto in Ucraina. Ieri il premier Mario Draghi ha firmato il Dpcm su protezione temporanea e assistenza, che recepisce la decisione del Consiglio Ue dello scorso 4 marzo. E nelle stesse ore il capo dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio, ha emanato un’ordinanza che dispone contributi economici per i rifugiati che troveranno una sistemazione abitativa autonoma. Finora, secondo i dati del Viminale, ammontano a 75.115 i rifugiati ucraini giunti in Italia: 38.735 donne, 7.158 uomini e 29.222 minori. Ormai gli ingressi si stanno assestando sul migliaio al giorno: ieri sono stati 1.217. Le destinazioni principali restano Milano, Roma, Napoli e Bologna. E la stragrande maggioranza delle persone risulta per ora ospitata da parenti o conoscenti, anche italiani. Nelle scuole italiane, sono già 7mila i bambini e ragazzi ucraini accolti, fa sapere il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, «e il loro numero cresce al ritmo di 180-200 al giorno». Il comitato parlamentare su Schengen ha chiesto alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese di riferire stamani in audizione sulla gestione della macchina dell’accoglienza.

Il Dpcm firmato da Draghi fissa, a partire dal 4 marzo 2022, la decorrenza della protezione temporanea, con durata di un anno. I beneficiari sono le persone sfollate dall’Ucraina a partire dal 24 febbraio 2022, primo giorno dell’attacco russo: non solo i residenti nel Paese, ma anche cittadini di Paesi terzi che beneficiavano di protezione internazionale e i familiari. Il permesso di soggiorno viene rilasciato in Questura e vale un anno, ma può essere prorogato di sei mesi più altri sei, per un massimo di un anno. Cosa consente? L’accesso all’assistenza sanitaria, al mercato del lavoro e allo studio. Ma può essere revocato, anche prima della sua scadenza, se e quando il Consiglio Ue si trovi a decidere la cessazione della protezione temporanea. Il provvedimento consente ai cittadini ucraini già presenti in Italia il ricongiungimento con i propri familiari ancora presenti in Ucraina e prevede inoltre specifiche misure assistenziali.

Chi fa richiesta di protezione temporanea e trova una sistemazione autonoma (una stanza in affitto; un’abitazione) può ricevere «un contributo di sostentamento una tantum, pari a 300 euro mensili pro capite, per la durata massima di tre mesi decorrenti dalla data d’ingresso in Italia». Se ci sono minori, «in favore dell’adulto titolare della tutela legale o affidatario, è riconosciuto un contributo addizionale mensile di 150 euro per ciascun figlio di età inferiore ai 18 anni». Le due disposizioni sono contenute nell’ordinanza firmata dal capo della Protezione Civile Curcio. Chi beneficerà del contributo, si legge nell’atto, non potrà accedere «ad altre forme di assistenza alloggiativa», ma potrà avere i fondi «in un’unica soluzione e in forma cumulativa », anche per due o tre mensilità, qualora i tempi delle domande dovessero prolungarsi oltre i 90 giorni dall’ingresso in Italia. Chi verserà il contributo? Potrà essere erogato in contanti da qualsiasi istituto di credito nel Paese, qualora il beneficiario non abbia un conto corrente: basterà presentare in banca un documento d’identità valido, insieme alla ricevuta del permesso rilasciata dalla questura competente. «Ci sarà chiaramente un sistema di controlli sulla legittimità della richiesta », avverte Curcio. Invece «l’accoglienza diffusa riguarda i Comuni, gli enti del Terzo Settore» fino a un massimo «di 15mila posti». Una volta stabiliti criteri e tariffe massime pro capite al giorno, «passeremo alla valutazione di queste disponibilità e agli accordi attuativi», specifica Curcio.

 Se il profugo dovesse trovare un lavoro, l’ordinanza dispone che «il beneficiario può continuare a fruire della misura» solo per «60 giorni». Infine, rispetto alle cure, i profughi ucraini vengono equiparati ai cittadini italiani: avranno un codice fiscale per accedere alle prestazioni sanitarie. E a ogni regione sarà riconosciuto un rimborso forfettario di 1.520 euro a profugo, per un massimo di 100mila persone. «Ci interfacciamo con le reti, ma può esserci la piccola associazione, il nucleo familiare o nuclei di famiglie che decidono di mettersi insieme a soggetti che lo Stato conosce perché sono nei registri del ministero del Lavoro, del Mise, delle prefetture», argomenta Wladimiro Boccali, membro del gabinetto del ministero del Lavoro, appellandosi al «grande senso di responsabilità del Terzo settore». (V. R. Spagnolo)

Migrantes: domani la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo a cura dell’Istituto di Cultura di Berlino

30 Marzo 2022 - Berlino - Sarà presentato domani, 31 marzo alle ore 19 - a cura dell’Istituto italiano di cultura di Berlino - l''edizione 2021 del “Rapporto Italiani nel Mondo 2021” della Fondazione Migrantes. Alla presentazione interverranno la curatrice Delfina Licata, Edith Pichler, docente di politologia presso l’Università di Potsdam e membro del Rat für Migration e Luciana Degano-Kieser, medico psichiatra e psicoterapeuta, presidente dell’associazione “Salutare e.V.”. Il Rapporto Italiani nel Mondo da 16 ani si occupa di studi sulla mobilità italiana nel mondo e raccoglie cxontributi di studiosi provenienti da tutto il mondo. L'ultima edizione è dedicata all'epidemia di Covid-19 e ha visto la partecipazione di 75 autori che, dall’Italia e dall’estero, hanno lavorato a 54 saggi.

Ucraina: oltre 75mila i profughi arrivati in Italia

29 Marzo 2022 - Roma - Sono complessivamente 75.115 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina giunte finora in Italia, 72.175 delle quali alla frontiera e 2.940 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Il dato è del Ministero dell'Interno che nel dettaglio quantifica  38.735 donne,  7.158 uomini e 29.222 minori. Le città di destinazione dichiarate all'ingresso in Italia continuano a essere Milano, Roma, Napoli e Bologna. Rispetto a ieri, l'incremento è di 1.217 ingressi nel territorio nazionale.

Cei: no a lavoro nero, capolarato e sfruttamento degli immigrati

29 Marzo 2022 - Roma - “La nostra coscienza è interpellata anche da quanti sono impegnati in lavori irregolari o svolti in condizioni non dignitose, a causa di sfruttamento, discriminazioni, caporalato, mancati diritti, ineguaglianze”. Lo scrivono i vescovi italiani nel messaggio per il 1° maggio diffuso questa mattina. “Il grido di questi nuovi poveri – si legge ancora - sale da un ampio scenario di umanità dove sussiste una violenza di natura economica, psicologica e fisica in cui le vittime sono soprattutto gli immigrati, lavoratori invisibili e privi di tutele, e le donne, ostaggi di un sistema che disincentiva la maternità e punisce la gravidanza col licenziamento”. “Un Paese che cerca di risalire positivamente la china della crisi non può fondare la propria crescita economica sul quotidiano sacrificio di vite umane” è il monito dei presuli italiani nel quale fanno presente che “lo scenario che abbiamo davanti è drammatico: nel 2021 sono stati 1.221 i morti (dati Inail), cui si aggiungono quelli ignoti perché avvenuti nelle pieghe del lavoro in nero, un ambito sommerso in cui si moltiplicano inaccettabili tragedie”. “Siamo di fronte a un moderno idolo che continua a pretendere un intollerabile tributo di lacrime”, la denuncia dei vescovi italiani, che fanno notare come “tra i settori più colpiti ci sono l’industria, i servizi, l’edilizia e l’agricoltura”.

Ucraina: sottoscritto protocollo per utilizzare beni confiscati alla criminalità organizzata per l’accoglienza dei profughi

29 Marzo 2022 - Roma - È stato sottoscritto un protocollo d’intesa per l’utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata ai fini dell’accoglienza dei profughi provenienti dall’Ucraina. L’obiettivo è quello di mettere a disposizione di prefetture e comuni, in via temporanea e straordinaria, le strutture non ancora destinate e nella diretta gestione della Agenzia per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e quelle già trasferite agli enti locali e non ancora utilizzate. «Si tratta di una iniziativa», ha dichiarato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, «che intende ampliare il numero degli immobili disponibili per i profughi ucraini, prevedendo anche la possibilità di finanziare rapidamente, nell’ambito dei progetti europei PON/POC Legalità e Fami, gli interventi necessari per adeguarli alle nuove esigenze».  «È massimo l'impegno del ministero dell'Interno per dare risposte concrete alle persone più fragili, come donne e bambini», ha aggiunto la titolare del Viminale, sottolineando come «il ricorso ai beni confiscati assuma anche un forte valore simbolico in quanto patrimoni sottratti al circuito criminale saranno destinati a chi sfugge dal teatro di guerra, valorizzando le finalità sociali proprie del loro riutilizzo». Il protocollo assegna al Dipartimento per le libertà civili e per l’immigrazione del ministero dell’Interno il raccordo con le prefetture interessate dall’attuazione dell’intesa attraverso l’adozione di specifiche linee guida. L’Agenzia nazionale svolgerà un duplice compito. Da un lato, provvederà all’assegnazione dei beni in gestione in comodato gratuito e temporaneo alla prefettura del luogo in cui si trovano per l’esclusivo scopo di accoglienza dei profughi ucraini (234 beni tra strutture abitative e ricettive). Dall’altro, metterà a disposizione l’elenco degli immobili confiscati già trasferiti agli enti locali e non ancora utilizzati (388 immobili), individuati dalle prefetture e dagli stessi comuni, potenzialmente fruibili per le finalità di accoglienza dei profughi ucraini anche nell’ambito delle forme di accoglienza diffusa di cui all’articolo 31 del decreto-legge n. 21-2022. L’Autorità di gestione del PON/POC “Legalità” e l’Autorità responsabile del Fami metteranno a disposizione risorse per la realizzazione degli interventi sugli immobili per rendere possibile la loro destinazione all’accoglienza dei profughi. Fondamentale il ruolo dell’Anci che svolgerà una attività di impulso ed informazione nei riguardi dei comuni interessati anche sulla possibilità accedere ai suddetti finanziamenti per far fronte alle eventuali esigenze di allestimento ed efficientamento dei beni.