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La pandemia non deve indebolire il diritto di asilo

25 Giugno 2021 - MIlano -  La Giornata mondiale del rifugiato è caduta quest’anno in un momento ancora di incertezza, in conseguenza della pandemia da Covid-19. Un’incertezza che ha aumentato la precarietà e la solitudine di 82 milioni di sfollati, richiedenti asilo e rifugiati: un popolo sempre più numeroso che chiede da parte di tutti il dovere di accoglienza, protezione, tutela. Lo ha ricordato nel suo messaggio, con parole efficaci, anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, richiamando come la pandemia non può diventare un motivo per indebolire il diritto di asilo al centro della Costituzione Italiana e dei principi dell’Europa. La pandemia non può neppure giustificare una chiusura dei confini o il respingimento in terra e in mare di persone in fuga da guerre, dittature, miseria, disastri ambientali. E’ un popolo in cammino che lascia un Paese, una casa e non trova sempre una casa e un Paese ad accoglierlo. Davanti ai nostri occhi, quasi ogni giorno, vengono ripresentati i volti, le storie, le sofferenze e i drammi di chi muore cercando di attraversare il Mediterraneo - oltre 700 morti dall’inizio del 2021 – i respingimenti continui, le omissioni di soccorso, ma soprattutto gli abbandoni di persone nei campi e nelle carceri in Libia: fratelli tutti, tutte sorelle abbandonate al loro destino. Una strage sotto gli occhi di tutti, ma che sembra interessi solo a pochi. Una passione che continua e che non può essere nascosta con l’annuncio di un corridoio umanitario per 500 persone mentre si respingono o si lasciano morire quelle che attraversano il Mediterraneo: un’ipocrisia ancora più grave perché si nasconde dietro uno strumento nato per allargare il diritto di asilo anche ai più deboli e fragili la volontà di non accogliere e respingere. Una strumentalizzazione che è figlia di una politica chiusa e nazionalista, che pensa di difendere un Paese dove si muore più che nascere, rifiutando la ricchezza e la storia di giovani e adulti, uomini e donne che possono diventare il nuovo volto di un Paese che domani o sarà capace di costruire convivenza, giustizia sociale, tutela o rischierà di morire. Papa Francesco, nell’enciclica Fratelli tutti, ha ricordato – citando il passaggio di un documento dei Vescovi degli Stati Uniti e del Messico – che «quando il prossimo è una persona migrante si aggiungono sfide complesse» (numero 129). Sono le sfide di una nuova operazione Mare nostrum per soccorrere le persone che attraversano il Mediterraneo e ripensa re gli accordi con la Libia e la Turchia che generano oggi violenza e morte; di riconoscere l’asilo e la protezione umanitaria e sussidiaria o la protezione sociale, con un nuovo piano di accoglienza europeo; della promozione dei molti minori non accompagnati; della cittadinanza, che regala una città a chi non ha più una città un Paese: è la sfida della fraternità. (Mons. Gian Carlo Perego - Presidente Fondazione Migrantes)  

Corridoi umanitari Cei: arrivati oggi 45 rifugiati

23 Giugno 2021 - Roma - Sono arrivati oggi all’aeroporto di Fiumicino, attraverso i corridoi umanitari Cei,  45 profughi di otto diverse nazionalità (Sudan, Repubblica Centrafricana, Eritrea, Etiopia, Ciad, Camerun, Mali e Nigeria), molti dei quali passati attraverso le carceri libiche e poi nei campi in Niger tramite i meccanismi dell’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Hanno tutti alle spalle storie durissime e drammatiche, di fuga dagli integralisti di Boko haram, dai conflitti, dalla miseria, alcuni hanno tentato più volte di attraversare il deserto e il mare per venire in Europa. Tra loro otto famiglie e 22 bambini. Finanziati dalla Conferenza episcopale Italiana con i fondi otto per mille grazie a un’intesa siglata con con il governo italiano nel 2017, i corridoi costituiscono una via sicura e legale di accesso in Europa per le persone più vulnerabili bloccate nei campi profughi o negli alloggi urbani per rifugiati o per persone particolarmente meritevoli – sempre e comunque perseguitate in patria o in fuga da conflitti – che nel limbo dell’esilio in Paesi di transito spesso poveri non possono studiare o lavorare. La Cei, grazie a questi protocolli ha organizzato negli ultimi anni – soprattutto tramite la Caritas Italiana, Migrantes e col sostegno delle comunità locali – partenze da Medio Oriente e Africa di richiedenti asilo in condizioni di vulnerabilità, individuati nei campi profughi di Etiopia, Giordania e Niger. I 45 rifugiati arrivati oggi  inizieranno una nuova vita in Italia, in otto diocesi che li accoglieranno: Rimini, Crema, Fiesole, Roma, Bolzano, Matera, Teggiano-Policastro e Assisi. Una persona sarà ospitata anche dalla Chiesa valdese di Torino. Tutti stanno seguendo i protocolli per la prevenzione del Covid-19 concordati con le Asl, con tamponi in partenza e in arrivo e quarantena di 15 giorni. In un anno e mezzo di pandemia c’è stato un solo caso di positività al Covid-19 tra i profughi ed il contagio è avvenuto in Italia.  Dal 2014 ad oggi i corridoi umanitari promossi da varie realtà della società civile ed ecclesiale hanno portato in Italia, in maniera sicura e legale, oltre 3.000 persone.    

GMMR: la giornata nazionale a Loreto

21 Giugno 2021 - Roma - La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato quest’anno, in Italia, si celebrerà, a livello nazionale, tra le pareti della "Santa Casa", nella Basilica Pontificia di Loreto, domenica 26 settembre. Questo ricorderà a tutti la passione da sempre di papa Francesco per l’avventura dei migranti. Come fu la sua. Coloro, cioè, che si muovono sui passi di Abramo e con la sua stessa speranza. Alla ricerca, instancabilmente tra mille peripezie, di dignità. Di vivere umanamente, pienamente. Ma ricorderà, anche, il valore della "casa ", il senso autentico della casa, del sentirsi a casa, dell’accoglienza. Ed è la sfida dei nostri giorni, per una società spesso chiusa e ripiegata in se stessa. A Loreto, assieme a questo evento celebrativo, se ne avrà un altro, più formativo. Sarà il Corso di Alta Formazione per  i direttori diocesani Migrantes , organizzato dalla Fondazione Migrantes n, ma anche per tutti coloro che sono sensibili alla problematiche migratorie. Si svolgerà nello straordinario e suggestivo contesto della Basilica e dei suoi annessi. Il tema sarà : "Costruire e custodire la casa comune", nei suoi più vari aspetti di realtà personale, cittadina, ecclesiale, sociale e culturale. Si svolgerà dal 23 al 27 agosto. Prevede la partecipazione di docenti universitari, di testimonianze, di laboratori di esperienze, ma anche di voci al di là del Mediterraneo, come quella del card. Cristòbal di Rabat (Marocco), una Chiesa di frontiera, coraggiosa costruttrice di ponti nel mondo dell’Islam e nel cuore dell’emigrazione. Sempre in nome del Vangelo. Stimolante sarà la giornata di visita al Museo dell’emigrazione marchigiana di Recanati (MEMA), - racconto commosso di ben 700.000 emigrati di una regione italiana piuttosto piccola, - la visita al tristemente noto Hotel House, un ghetto verticale di 17 piani per quasi 1.800 persone di 40 nazionalità differenti, ma anche luogo di testimonianze solidali come l’Associazione "On the road" in percorsi di integrazione o il medico di base, acquartierato all’ottavo piano di questo enorme condominio, con tutti gli ascensori da anni fuori uso. Le Marche, insomma, terra di colline, di mare e  di antichi borghi, per i partecipanti sarà un territorio da scoprire. Ma soprattutto da contemplare, da assaporare lentamente. "Viaggiare non è scoprire nuove terre, ma avere nuovi occhi" raccomanda Proust. Qui, dietro un colle o una siepe si può toccare l'infinito. Cioè il mistero dell'uomo e della sua avventura nell'incontro con altri uomini. Con altri mondi. Per questo, "il naufragar m'è dolce in questo mare".

Mons. Perego: una solidarietà che si allarghi a tutti i confini e le frontiere del mondo

21 Giugno 2021 - Città del Vaticano - “I dati parlano chiaramente: 82 milioni di sfollati, richiedenti asilo e rifugiati. Il Papa ha fatto cenno anche al Myanmar dove moltissimi sono gli sfollati a causa di quanto sta accadendo, a causa della fame come in altri 35 Paesi che vivono altre situazioni di disastri ambientali. Il mondo dei rifugiati ci ricorda questa drammatica realtà della fame, della miseria, della guerra, dei cambiamenti climatici e dei disastri ambientali e al tempo stesso ci ricorda questo mondo di persone che sono in cammino, che stanno attraversando in questo momento il Mediteranneo e che muoiono in mare come 700 persone quest'anno o sono rimandati indietro o sono rifiutati”. Così mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, in una intervista ieri alla Radio Vaticana commentando le parole di Papa Francesco all’Angelus. “In questo momento – ha aggiunto - in cui  viviamo una rinascita dopo la pandemia, credo che sia necessario ripensare a un piano di soccorso in mare europeo e ripensare veramente ad un piano di accoglienza che ci faccia sentire fratelli e sorelle, sulla scia dell'appello del Papa quando andò in visita a Lampedusa e si domando: ‘Dov'è tuo fratello?’. Credo che questa sia la cosa più urgente”. “Serve uno scatto di umanità che metta al centro la tutela di ogni persona e serve anche una solidarietà che si allarghi sempre di più, che dall'Italia si allarghi a tutta l'Europa, che si allarghi a tutti i confini e le frontiere del mondo dove tante volte anziché creare corridoi umanitari, anziché creare accoglienza, c'è il rischio di ricreare quei muri, quelle distinzioni, quelle divisioni pensando che la divisione, la distinzione, la separazione, il rifiuto possa essere la nostra sicurezza. In realtà è una grande integrità perché soltanto la capacità del riconoscere l'altro e dell'accoglienza può generare un mondo diverso”. Il prossimo oggi è – ha detto ancora il presidente Migrantes - soprattutto “la persona che si mette in cammino, lasciando il proprio Paese, alla ricerca di una storia nuova, di comunità, di vita e quindi l'accoglienza diventa veramente uno dei segni del cristiano di riconoscere in chi è in cammino il volto di Cristo. Quindi educare a camminare nella carità certamente è uno degli impegni più importanti che oggi siamo chiamati, anche come Chiesa, a compiere, in questo tempo in cui il rifiuto, l'egoismo, l'individualismo rischiano di segnare anche quei principi democratici e costituzionali che hanno al centro il rispetto della dignità di ogni persona, di ogni richiedente asilo o rifugiato”.

Migrantes: uno scatto di umanità e di solidarietà europea

18 Giugno 2021 - Roma - La Giornata mondiale del rifugiato quest’anno riporta alla nostra attenzione il cammino di 80 milioni di persone, di cui 50 milioni di sfollati interni in diversi Paesi a causa delle guerre e dei conflitti in atto e dei disastri ambientali, 26 milioni di rifugiati e oltre 4 milioni di richiedenti asilo. E’ un popolo in cammino che lascia un Paese, una casa e non trova sempre una casa e un Paese ad accoglierlo. Davanti ai nostri occhi, quasi ogni giorno, vengono ripresentati i volti, le storie, le sofferenze e i drammi di chi cerca di attraversare il Mediterraneo, il Mare nostrum che sembra che l’Europa ignori, come dimostrano le morti sempre più numerose - oltre 700 dall’inizio del 2021 – i respingimenti continui, le omissioni di soccorso, ma soprattutto gli abbandoni di persone al di là del Mediterraneo, in Libia: fratelli tutti, tutte sorelle abbandonate al loro destino. Una strage sotto gli occhi di tutti, ma che sembra interessi solo a pochi. Una passione che dalla Libia arriva anche alle porte di casa nostra in Bosnia che non può essere dimenticata in questa giornata dove affermiamo un diritto, il diritto d’asilo, che però di fatto è ancora negato. In questo giorno si alza forte il grido per una nuova operazione europea di soccorso in mare che abbia ancora una volta l’Italia come protagonista e per un nuovo sistema di accoglienza europeo. Al tempo stesso, è urgente ripensare gli accordi con la Turchia e la Libia, perché il diritto d’asilo sia al centro e, attraverso i corridoi umanitari, possa estendersi anche alle persone più fragili e deboli. Uno scatto di umanità e di solidarietà sarebbe un segno di un’Europa che riparte e si rinnova dopo la pandemia proprio a partire dalla tutela dei richiedenti asilo e rifugiati.  

Mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo

Presidente della Fondazione Migrantes e della CEMi​​

Migrantes: l’impegno di don Riboldi un “tesoro pastorale da custodire”

11 Giugno 2021 - Roma - L’impegno di don Riboldi e la “sua intelligenza pastorale, i numerosi materiali da lui realizzati per l’evangelizzazione delle comunità rom e sinte rimangono nella Chiesa italiana un tesoro da custodire e a cui fare riferimento”. Lo ha scritto mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni della Cei e della Fondazione Migrantes in un messaggio all’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, per la morte di don Mario Riboldi. Don Mario – ha scritto mons. Perego - ha sempre collaborato con l’Ufficio rom e sinti dell’UCEMI prima e della Fondazione Migrantes poi: “gli incontri con Lui, le telefonate sapevano sempre di ‘gioia del Vangelo’, che desiderava condividere con le diverse comunità rom e sinte”. La “sua fede ha camminato” con le comunità rom e sinte che “spesso vivono, anche l’esperienza di fede, ai margini delle città. Per la sua esperienza e passione pastorale è stato, con don Bruno Nicolini, il protagonista dello storico incontro di papa Paolo VI con i rom e i sinti, a Pomezia, nel 1965”.  

Mons. Perego sui migranti: serve uno scatto di umanità e di solidarietà

28 Maggio 2021 - Roma – Mons. Gian Carlo Perego ringrazia i vescovi italiani che lo hanno chiamato alla presidenza della Commissione Episcopale per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes durante l’ultima Assemblea svoltasi a Roma. In questo – ha detto oggi in una intervista a VaticanNews – il presule ha “visto un'attenzione dell'episcopato italiano al tema delle migrazioni come uno dei temi che stanno attraversando non solo l'opinione pubblica, ma anche la coscienza e la vita delle nostre comunità cristiane. Quindi, farmi ritornare, penso che sia stato anche un segno anche per dire di riprendere a rafforzare un cammino, che già era avvenuto, in un tempo nuovo, in un tempo in cui il cammino della Chiesa, che è un cammino sinodale, deve incontrare il cammino anche degli uomini, soprattutto degli uomini migranti che soffrono e che sono in una situazione ancora più difficile, come vediamo dalle immagini tutti i giorni”. In questi giorni c’è una ripresa degli sbarchi che – ha spiegato – “sono quattro volte meno rispetto al 2014-2015, quando arrivavano 150-170mila persone, oggi ne vediamo 35mila, che però  segnalano un disinteresse a riprendere il discorso, soprattutto,  di revisione di Dublino e di responsabilità comune dell'Europa, e su questo la Chiesa italiana è preoccupata. Non si possono abbandonare le persone in mare, vedere morire delle persone. D’altra parte, però, è importante che si arrivi a delle decisioni, da una parte, di redistribuzione dei migranti e dei richiedenti asilo su tutto il territorio europeo, dall'altra a una politica rinnovata con i Paesi al di là del Mediterraneo”. E parlando delle foto, che hanno fatto il giro del mondo, di bambini vittime del mare il neo presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes sottolinea che sono  morti della “indecisione, sono i morti del rinvio”. Occorre “uno scatto non solo di umanità, ma anche di politica, nel senso di come ce lo ricorda il Papa nella Fratelli tutti, nel capitolo V, una politica  che sia attenta al rispetto della dignità della persona, della vita delle persone e che cerchi, effettivamente, di considerare ogni persona un fratello, quindi una politica che sia certamente di solidarietà e non, invece, di ignoranza di questi problemi”. Nell’intervista mons. Perego allarga lo sguardo a tutti i mondi della mobilità: “oltre che ai volti dei richiedenti asilo e degli immigrati in Italia, delle diverse comunità, delle famiglie dei lavoratori e di chi cerca cittadinanza, i volti dei nostri cittadini italiani che vanno all'estero. Penso soprattutto ai più giovani, che si trovano in una situazione di difficoltà in alcuni Paesi, come  quella in cui si trovano gli italiani in Inghilterra da quando è uscita dall’Unione europea. Guarda poi anche a quegli altri piccoli mondi che hanno vissuto drammaticamente la realtà della pandemia, come il mondo dei circensi, dei fieranti e dello spettacolo viaggiante che si sono trovati con i tendoni chiusi, con le attività e le attrazioni chiuse per oltre un anno con la vita fortemente segnata. Fortunatamente – ha aggiunto - c'è stato un buon contributo da parte della Conferenza Episcopale Italiana, grazie all’8 per mille gestito da Migrantes e da Caritas a favore anche di queste imprese e di queste famiglie, circa 80mila persone”. E parlando del prossimo Sinodo, di cui si è parlato nell’Assemblea dei vescovo, ha detto che “l'icona più bella” del sinodo, che “significa camminare insieme, è l’icona dei migranti e, quindi, credo che, anche dalla storia dei migranti, dalla loro esperienza, potrà venire un grosso contributo all’esperienza di una Chiesa in cammino, affinché la Chiesa sia in cammino”.  

Mondo Scalabrianiano: l’augurio a mons. Perego a Presidente Migrantes

28 Maggio 2021 - Roma – “Con grande gioia” le Suore Missionarie Scalabriniane hanno appreso la notizia dell’elezione a presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes di mons. Giancarlo Perego, vescovo di Ferrara-Comacchio. “Con stima e riconoscenza facciamo – si legge in una nota - gli auguri con la promessa di sostenere il nuovo servizio con la preghiera e la collaborazione”. Mons. Perego ha “un’attenzione molto particolare verso i migranti: il suo sguardo va sempre oltre le frontiere. Siamo realmente contente di poter collaborare nuovamente insieme a lui per il bene dei migranti”, commenta la superiora provinciale per l’Europa, sr. Milva Caro. L’augurio a mons. Perego di un “buon lavoro” arriva anche dagli scalabriniani che ricordano il recente passato del presule alla direzione della Fondazione Migrantes.    

Migrantes: mons. Perego nuovo presidente

26 Maggio 2021 - Roma - Mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, è stato eletto nuovo Presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana e della Fondazione Migrantes. L’elezione è avvenuta durante l’Assemblea Generale dei vescovi italiani, che si concluderà domani all’Hotel Ergife di Roma. Mons. Perego, già direttore generale della Fondazione Migrantes, sostituisce mons. Guerino Di Tora che ha guidato la Commissione CEI per le Migrazioni e la Fondazione Migrantes per sei anni. A Mons. Di Tora il ringraziamento della Migrantes per il lavoro svolto, in un delicato momento della vita dei migranti e rifugiati nel nostro Paese. Al neo presidente, mons. Perego gli auguri della Migrantes per un rinnovato, proficuo lavoro a servizio della mobilità umana. Nato a Vailate (Cr), il 25 novembre 1960, Mons. Perego entra nel Seminario Vescovile di Cremona nell’autunno del 1971, dove frequenta le scuole medie e le scuole superiori, concluse con la maturità classica. Continua la sua permanenza in Seminario dove frequenta lo Studio teologico. Nel 1984, dopo l’ordinazione sacerdotale, consegue il baccalaureato in Teologia presso lo Studio teologico del Seminario, affiliato alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale. Nello stesso anno è nominato vicario coadiutore della parrocchia di S. Giuseppe in Cremona. Nel frattempo, dal 1984 al 1992 è collaboratore di studio del Vescovo di Cremona Mons. Enrico Assi, e negli anni 1993-1994 segretario del Vescovo di Cremona, Mons. Giulio Nicolini. Negli anni 1986-1994 è tra i fondatori e animatori a Cremona del Centro studi sul disagio e l’emarginazione giovanile, segue la nascita della cooperativa dei servizi per l’accoglienza degli immigrati, con un’attenzione particolare ai richiedenti asilo, rifugiati o in protezione temporanea. Collabora con il nascente Osservatorio dell’immigrazione della provincia di Cremona. È docente e responsabile del corso di teologia e pastorale della carità presso il Centro pastorale diocesano e segretario della Commissione sinodale carità. È amministratore parrocchiale in diverse parrocchie. Negli anni 1994-1996 soggiorna a Roma, alunno del Pontificio Seminario Lombardo, dove frequenta i corsi di Dottorato in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana e l’istituto Sacrum Ministerium, promosso dalla Congregazione del clero, per la formazione degli educatori nei seminari. Nei due anni segue anche alcune esperienze di assistenza degli emigranti italiani in Germania a Mettmann e Dusseldorf. Dal settembre 1996 è in Diocesi a Cremona come insegnante di Patrologia e di Teologia Dogmatica (Cristologia, Sacramentaria, Escatologia) presso lo studio teologico del Seminario e di Introduzione alla Teologia: il mistero di Cristo, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Cremona-Piacenza. Nel novembre 1996 ha conseguito il dottorato in Teologia Dogmatica. Dal 1997 al 2002 è Direttore della Caritas Diocesana di Cremona e Assistente Diocesano della FUCI e del MEIC. Dall’anno scolastico 2001-2002 è incaricato dall’Università Cattolica di Brescia, Dipartimento di scienze religiose, di tenere un corso sulla ‘Storia della Teologia del diaconato’ (2002-2010) prima e poi di Pastorale della carità (dal 2011). Dal 2002 al 2006 è stato chiamato a Roma dalla Caritas Italiana come Responsabile dell’Area nazionale. È stato membro della Commissione nazionale povertà (2003-2007); della Consulta nazionale del servizio civile (dal 2002-2009) e dell’Osservatorio nazionale del volontariato (dal 2002-2009), oltre che partecipare a altre Commissioni e osservatori ministeriali (immigrazione, tratta, pari opportunità…). Dal 1° ottobre 2006 è stato incaricato da Caritas Italiana di istituire un Centro documentazione unitario con la Fondazione Migrantes e di curare la nascita dell’Archivio per la storia della Caritas in Italia. Nel 2009 è stato nominato Cappellano di Sua Santità. Dal 1° dicembre 2009 è Direttore generale della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana. Nel 2017 Papa Francesco lo nomina arcivescovo di Ferrara-Comacchio. (Raffale Iaria)  

  

GMMR: nelle Marche le celebrazioni principali

6 Maggio 2021 - Roma - Le celebrazioni ufficiali della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato si svolgeranno quest’anno nelle Marche. L’iniziativa è della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes che proprio in questa regione promuoverà, dal 23 al 27 agosto, a Loreto, in collaborazione con il SIMI (Scalabrini International Migration Institute),  il Corso di Alta Formazione sul tema “Costruire e custodire la casa comune” con la partecipazione di vescovi, direttori Migrantes, operatori di diverse diocesi italiane. Un santuario, quello di Loreto, che ogni anno accoglie il pellegrinaggio regionale dei migranti.  Nelle Marche anche la celebrazione eucaristica nazionale c che si svolgerà domenica 26 settembre, Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Attualmente nelle Marche risiedono 136mila cittadini stranieri, il 9% della popolazione mentre i cittadini marchigiani  residenti all’estero sono 155mila con una incidenza sulla popolazione marchigiana pari al 10%.  (Raffaele Iaria)

Mons. Di Tora: “tragedie del mare, basta indifferenza. Servono misure a livello mondiale”

27 Aprile 2021 -

Di Tora (Migrantes), “tragedie del mare, basta indifferenza. Servono misure a livello mondiale”

E’ un invito alla corresponsabilità e all’impegno concreto a livello europeo e mondiale sul tema delle migrazioni, per evitare altre tragedie del mare, quello di monsignor Guerino Di Tora, vescovo ausiliare di Roma e presidente della Fondazione Migrantes della Cei. A pochi giorni dall’ennesimo naufragio al largo della Libia, nel quale hanno perso la vita almeno 130 persone il presidente della Migrantes chiede “una presa di coscienza europea. Dal punto di vista mondiale l’Onu deve farsi carico di questa realtà”. “Dobbiamo veramente sentirci tutti corresponsabili in questa situazione – dice al Sir -. E’ un discorso che non può essere ridotto a problema nazionale, è un fatto che riguarda il mondo intero. Le migrazioni non sono solo dall’Africa verso l’Europa, pensiamo al flusso nelle Americhe verso nord, alle persone che migrano nell’estremo Oriente, in Australia e Nuova Zelanda. E’ un fenomeno mondiale nel quale dobbiamo inserire il nostro impegno”. Secondo monsignor Di Tora “il fenomeno non è solo nazionale e non deve riguardare solo la buona volontà di alcune Ong. Deve essere una presa di coscienza europea. Dal punto di vista mondiale l’Onu deve farsi carico di questa realtà”. Il presidente della Migrantes immagina una possibile operazione dell’Onu “come una presa di corresponsabilità da parte di tutte le nazioni, sia in una collaborazione tipo i corridoi umanitari da dove partono a dove arrivano. E un intervento nelle nazioni dove c’è maggiore povertà, per permettere alle persone di restare e impegnarsi per migliorare la loro situazione. Perché è chiaro che dove c’è ancora povertà la gente tenderà a emigrare”.  Monsignor Di Tora auspica anche “maggiore impegno” sul fronte dei vaccini ai migranti: “Il Papa ha dato l’esempio andando personalmente verso i più poveri nel giorno del suo onomastico. I più fragili non devono essere abbandonati”.

Migrantes: cordoglio per l’ennesima strage nel Mediterraneo

23 Aprile 2021 - Roma - La Fondazione Migrantes "esprime dolore e sdegno per l’ennesima strage – circa 130 persone, fra cui donne e bambini -  avvenuta nel Mediterraneo, nel canale di Sicilia. Che questa ennesima tragedia - si legge in una nota - provochi in noi un sussulto di umanità e d’impegno a creare canali legali e sicuri di ingresso, come già auspicato dal Global Compact del dicembre 2019 voluto dalle Nazioni Unite".

La Migrantes e la Giornata Internazionale del Circo

16 Aprile 2021 - Roma - Si celebra sabato 17 aprile la “Giornata Mondiale del Circo”, “il World Circus Day”. La Fondazione Migrantes, chiamata ad annunciare il Vangelo al mondo dei Viaggianti, è stata vicina in questi mesi di pandemia ai fratelli e alle sorelle circensi. Nel ringraziare tutti gli operatori impegnati su questo fronte pastorale, il direttore generale, don Giovanni De Robertis, rivolge un pensiero al mondo del circo e dello spettacolo viaggiante, ricordando l’importanza del cammino compiuto insieme alla Chiesa che è in Italia. “Se, come ebbe a ricordare papa Francesco, la festa e la letizia sono segni distintivi della vostra identità – afferma don De Robertis – auguro che presto possiate riprendere la vostra missione di portare gioia e festa nelle nostre comunità. Ogni momento di letizia è sempre segno della presenza di Dio nella nostra vita e, come amava ripetere don Tonino Bello, il Signore ci dona quello che non abbiamo: il coraggio di sognare! Abbiamo tutti bisogno di sognare per non lasciarci sopraffare dalla paura e dallo smarrimento causati dalla pandemia. Cari fratelli circensi, ricordiamoci che Dio è sempre dalla nostra parte”. (R.Iaria) ​

La Migrantes per la Giornata nazionale del Circo

15 Aprile 2021 - Roma - Si celebra sabato 17 aprile la “Giornata Mondiale del Circo”, “il World Circus Day”. La Fondazione Migrantes, chiamata ad annunciare il Vangelo al mondo dei Viaggianti, è stata vicina in questi mesi di pandemia ai fratelli e alle sorelle circensi. Nel ringraziare tutti gli operatori impegnati su questo fronte pastorale, il direttore generale, don Giovanni De Robertis, rivolge un pensiero al mondo del circo e dello spettacolo viaggiante, ricordando l’importanza del cammino compiuto insieme alla Chiesa che è in Italia. “Se, come ebbe a ricordare papa Francesco, la festa e la letizia sono segni distintivi della vostra identità – afferma don De Robertis – auguro che presto possiate riprendere la vostra missione di portare gioia e festa nelle nostre comunità. Ogni momento di letizia è sempre segno della presenza di Dio nella nostra vita e, come amava ripetere don Tonino Bello, il Signore ci dona quello che non abbiamo: il coraggio di sognare! Abbiamo tutti bisogno di sognare per non lasciarci sopraffare dalla paura e dallo smarrimento causati dalla pandemia. Cari fratelli circensi, ricordiamoci che Dio è sempre dalla nostra parte”.

Migrantes: il racconto di un viaggio in Niger “frontiera della di-speranza”

31 Marzo 2021 - Roma - «Il racconto di un ministro degli Interni, l’ardore di un vescovo che si batte con coraggio, le grida di alcune madri in una lingua per noi incomprensibile, ma eloquente nelle espressioni del corpo e del volto, spiegano e convincono sulla verità di quelle parole. Sono le tante vite lacerate che abbiamo incontrato, tra le quali molti fuggono dalla guerra, da persecuzioni, da catastrofi naturali, altri, con pieno diritto, sono alla ricerca di opportunità per sé e per la propria famiglia, perché sognano un futuro migliore e desiderano creare le condizioni perché si realizzi». È quanto scrive il vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Antonino Raspanti, introducendo il volume “Niger. Frontiera della di-speranza” pubblicato in questi giorni dalla Fondazione Migrantes dopo il viaggio di una delegazione dell’Organismo pastorale della CEI nel paese africano.  Il viaggio si è svolto tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio scorso: insieme a mons. Raspanti, mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti e delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Piemonte e Valle d’Aosta, il direttore generale della Migrantes, don Giovanni De Robertis, Mariacristina Molfetta dell’Ufficio Ricerca e due giornalisti. Per mons. Raspanti quando incontri questi «“migranti” (sostantivo generico e impersonale) in un campo profughi, bloccati da anni, con nulla più alle spalle e il muro avanti a sé, comprendi il grido, spesso scomposto, del loro dolore. Questo, probabilmente, è il vero vantaggio che traggo dal viaggio – scrive - per quanto avessi sentito raccontare dalla viva voce dei migranti», approdati in Sicilia dei «lunghi e strazianti viaggi, pieni di torture e di ruberie, di sogni e di morte». È stata – ha sottolineato il direttore generale della Migrantes – una visita alla piccola comunità cristiana presente in quel Paese: i cattolici sono appena 35mila, di cui circa 5mila nigerini e il resto sub-sahariani, su una popolazione di oltre 23 milioni di abitanti e un territorio circa cinque volte l’Italia. È stato scelto il Niger – sottolinea don De Robertis - perché questo Paese è «diventato il punto di passaggio obbligato per tutti i subsahariani che vogliono arrivare in Libia e poi in Europa. Perché qui, nel campo di Hamdallaye nel deserto a circa 30 chilometri da Niamey, si trovano quei minori soli che le Nazioni Unite hanno salvato dai campi di detenzione libici, insieme ad altre centinaia di persone, e che noi speriamo possano arrivare presto in Italia per motivi di studio e ricominciare a vivere». Si tratta di un progetto di INTERSOS, che ha già trovato a Torino le scuole e le famiglie affidatarie disposte ad accoglierli e che la Chiesa italiana ha finanziato attraverso la campagna “Liberi di partire, liberi di restare”. Mons. Pastaro racconta che mentre ascoltava le loro storie gli sono «tornate in mente alcune immagini che ritraggono la discesa di Gesù agli inferi. Mi pareva di vedere il Signore chinato sulla porta degli inferi, quasi una botola nel terreno, che con la sua mano “tira fuori” ad uno ad uno gli innocenti caduti negli inferi. Così mi parevano queste persone: tirate fuori ad una ad una, tirate fuori dall’inferno delle guerre, delle violenze, delle ingiustizie e delle discriminazioni che hanno patito nei loro Paesi. Ma anche tirate fuori da quell’abisso di male e crudeltà che si sono rivelati i centri di detenzione della Libia. Persone torturate, schiavizzate, violentate, fatte oggetto di folle crudeltà. Tutto questo, per estorcere ulteriore denaro a chi non ne ha, è debole e non può difendersi. La crudeltà disumana di cui sono stati oggetto – sottolinea il vescovo di Asti - inquieta profondamente e sentirla narrare dalle vittime, fra lacrime e singhiozzi, è stato entrare nel terribile abisso del male. Ora sono lì, in salvo, nell’area attorno all’ingresso dell’inferno. Lì in attesa di poter riprendere una vita in cui le aspirazioni, quelle semplici, di normalità, possano intravvedere vie di realizzazione».  (R. Iaria)   CoverNiger_

Migrantes: in distribuzione il nuovo numero di “Servizio Migranti”

29 Marzo 2021 - Roma – “Il Vangelo tra i Rom”: questo il titolo di un incontro tra gli operatori pastorali di settore della Fondazione Migrantes che si è svolto nel settembre scorso. Gli atti di quel convegno sono oggi stati raccolti nel nuovo numero del trimestrale dell’Organismo pastorale della CEI “Servizio Migranti”. «Siamo molto diversi fra noi – per idee, esperienza, età, provenienza – ed è bene che sia così, ma accomunati da una stessa passione, da uno stesso amore. L’amore per il Vangelo e per il popolo Rom che abbiamo incontrato in modi e tempi diversi, ma che per noi non è un concentrato dei vizi umani, ma una ricchezza, anche se a volte sfigurata, che non deve andare perduta», scrive nell’editoriale della rivista il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis. Nel numero di “Servizio Migranti” anche un lungo articolo che ripercorre i lavori del Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero” durante lo scorso anno. (R. Iaria)  

Migrantes: oggi il 50° di ordinazione sacerdote di mons. Di Tora

14 Marzo 2021 - Roma - Il presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes festeggia oggi cinquant' anni di ordinazione sacerdotale. Il presule, ausiliare della diocesi di Roma, è stato infatti ordinato presbitero il 14 marzo 1971. «E' un momento particolarmente significativo il traguardo dei 50 anni di sacerdozio che ha segnato profondamente il Suo cammino pastorale denso di impegni e responsabilità», hanno scritto in un messaggio il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis e i dipendenti dell'organismo pastorale della Cei: «Un percorso di vita dedicato alla Sua sollecitudine verso i più deboli, i migranti, gli emarginati, prima in Caritas e oggi in Migrantes. Noi siamo certi che nel prosieguo della Sua vita pastorale resterà intatta questa attenzione alla prossimità e, nonostante le complicate sfide che l’attualità ci presenta, l’aiuto del Signore rafforzerà il senso di abnegazione e di fiducia verso un cammino di piena serenità. Ed è proprio su questa certezza che noi della Migrantes intendiamo ringraziarLa per gli anni di fervida vicinanza e Le formuliamo per il Suo 50° di sacerdozio gli auguri più cari e un futuro cammino di fede prospero e di piena letizia». Nato a Roma il 2 agosto 1946 e ordinato sacerdote  il 14 marzo 1971, mons. Di Tora è stato eletto alla Chiesa titolare di Zuri e nominato vescovo ausiliare di Roma il 1° giugno 2009 e vescovo l'11 luglio 2009. Presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, mons. Di Tora è anche segretario della Conferenza Episcopale Laziale ed è membro della Congregazione delle Cause dei Santi. Questa mattina è prevista, nella Basilica di Santa Cecilia a Roma una celebrazione eucaristica di ringraziamento. (Raffaele Iaria)

Migrantes: in distribuzione il numero di Marzo della rivista “MigrantiPress”

5 Marzo 2021 -

Roma  - “Con cuore di Padre” è il titolo della copertina del nuovo numero della rivista mensile della Fondazione Migrantes, “MigrantiPress”. A dicembre Papa Francesco ha scritto una lettera sulla figura di San Giuseppe ed ha indetto un Anno speciale che si concluderà  l'8 dicembre 2021Sono note a tutti la “predilezione” dell’attuale pontefice per le persone umili e poco appariscenti, e la sua diffidenza verso la mentalità “moderna”, che mette sempre al centro il calcolo economico e l’autoaffermazione ad ogni costo. Tutto ciò – si legge nell’editoriale del giornale - emerge con chiarezza anche nelle riflessioni sulla figura di San Giuseppe, del quale si mettono in evidenza soprattutto l’assoluto disinteresse che ne caratterizzò la vita e la gratuità del suo amore per Gesù e Maria, ad imitazione del “cuore di Padre” con cui Dio guarda l’umanità intera. 

Nel numero, in distribuzione in questi giorni, articoli su San Giuseppe e la gente del viaggio e la devozione del beato Scalabrini a San Giuseppe e su San Gemine, santo protettore immigrato di san Gemine. E poi articoli sulla rotta balcanica, sugli studenti internazionali e, ancora, i 70 anni del mensile delle Missioni Cattoliche Italiane di Germania e Scandinavia, “Corriere d’Italia”. Spazio anche alle difficoltà della gente dello spettacolo viaggiante durante questo tempo di pandemia. E poi il “Lessico dell’immigrazione “ e “Gli italiani che hanno fatto...”.

 

Migrantes: la vicinanza al Direttore generale per la morte della cara mamma

2 Marzo 2021 - Bari - Ieri, 1° marzo, è venuta a mancare la signora Tina Abbondanza, mamma di don Giovanni De Robertis. La Fondazione Migrantes è vicina nell’amicizia e nella preghiera al Direttore Generale e alla sua famiglia affidando la Signora Tina all’amore misericordioso del Signore risorto. Le esequie si svolgeranno, nel rispetto delle normative in vigore, domani, mercoledì 3 marzo, alle ore 10.30 nella Chiesa di San Marcello a Bari. Dispensando per prudenza le visite, in ricordo è possibile donare all’associazione Alzheimer Bari che tanto è stata vicina alla famiglia in questi anni (c/c postale 6691243).  

Migrazioni e pregiudizi: oggi incontro all’Istituto di Cultura di Berlino

22 Febbraio 2021 - Berlino – Migrazioni e pregiudizi: questo il tema dell’incontro ch si svolgerà, online,  oggi, lunedì 22 febbraio, alle 18 promosso dall’Istituto di Cultura di Berlino in collaborazione con il Com.It.Es di Berlino . Durante la serata si rifletterà sulla percezione e sulla conseguente creazione di stereotipi e pregiudizi rispetto al migrante italiano, sui dati e sulla narrazione del passato e del presente della mobilità italiana con occhio di riguardo alla Germania come meta di destinazione. Alla serata interverranno Delfina Licata della Fondazione Migrantes), curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo, Edith Pichler (Universität Potsdam) e Luciana Degano (PMG) autrici dei due saggi su pregiudizi e stereotipi in Germania. I lavori saranno moderati da Andrea Dernbach e possono essere seguiti cliccando a questo >>>link.