Primo Piano
Viminale: da inizio anno 1.275 persone sbarcate sulle coste italiane
Campagna Io accolgo: cancellare il Memorandum Italia-Libia
Papa Francesco: siamo cristiani o mondani? Dio ci giudicherà con la stessa misura
Migrantes: a Lucca la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo
Italiani in Spagna: un incontro ieri a Madrid
Roma - Hanno superato quota 300mila gli italiani residenti in Spagna, più che raddoppiando i numeri di dieci anni fa. Una comunità articolata e ben integrata, concentrata in alcune aree specifiche (Barcellona e Catalogna, Madrid, Canarie, Baleari, Andalusia e la regione di Valencia, in quest’ordine), con un’età media di 40 anni e in cui sono in progressivo aumento gli italiani di seconda generazione (figli cioè degli emigrati italiani nati in Spagna). Un’emigrazione che, nonostante le categorie, non è sempre facile da fotografare. Se infatti sono oltre 316mila i connazionali in Spagna in possesso di un NIE (una sorta di codice fiscale rilasciato dal Ministero dell’Interno spagnolo), gli iscritti all’AIRE al 31 dicembre scorso risultano essere poco meno di 214mila. Uno scarto di circa 100mila unità in parte dovuto alla mobilità interna all’Unione europea in parte per la mancata regolarizzazione della posizione anagrafica da parte dei nostri connazionali.
Per riflettere sulle caratteristiche del fenomeno migratorio verso il Paese iberico, l’Ambasciata d’Italia a Madrid ha organizzato ieri un incontro-dibattito in coincidenza con la visita del Sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo e del Direttore Generale per gli italiani all’Estero, Luigi Vignali. Nel corso dell’incontro è stata annunciata la prossima apertura alle Canarie di uno sportello consolare, che anticiperà l’istituzione di un’Agenzia consolare vera e propria con cui la Farnesina intende rispondere alle richieste della crescente comunità italiana lì residente: secondo gli ultimi dati spagnoli disponibili, sono oltre 57mila i connazionali stabiliti nell’arcipelago atlantico, di cui 30mila iscritti all’AIRE.
Mons. Santoro: “non lasciamo che si usino strumentalmente i drammi degli ultimi”
MCI Kempten: il 1 febbraio Consiglio Pastorale
Diaconi della chiesa di Trani in servizio nei luoghi della carità della chiesa di Andria
Cefalù: laboratorio di formazione socio-politica sul tema migrazioni e accoglienza
Migrantes Roma: il 26 aprile la Festa dei Popoli con il card. De Donatis
Giornata contro la tratta: l’8 febbraio nella Basilica di Sant’Antonio di Padova a Roma veglia con il card. Czerny
Migrantes: a marzo l’incontro degli “amici dei rom e sinti”
Mons. De Luca: “conoscere e aiutare a conoscere realmente il fenomeno delle migrazioni”
Napoli - “Conoscere e aiutare a conoscere realmente il fenomeno delle migrazioni. Non aiutano l’oceano delle fake news (notizie false) e dell’hate speech (discorsi d’odio), una strategia da slogan diffamatori e fuorvianti”. Lo scrive il vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Campana, mons. Antonio De Luca, vescovo di Teggiano-Policastro in un articolo che presenta l’incontro di oggi a Salerno per la presentazione del XXVIII Rapporto immigrazione 2018-2019 redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Il Rapporto è “uno strumento di conoscenza e si pone nel solco di una collaudata logica di un corretto processo informativo, eticamente rispettoso, e scientificamente pensato, al quale fare riferimento per attingere contenuti e dati”. Anche la presentazione del Rapporto sul territorio nazionale, in collaborazione con i centri scolatici, accademici, culturali e pastorali, è il “tentativo di entrare in rete nella problematica migratoria, con la prospettiva interdisciplinare che tocca l’ambito culturale, sociale, economico e culturale. Si parla - scrive il vescovo - di “invasione, di islamizzazione, di lavoro sottratto agli italiani, di diffusa delinquenza, finanche di emergenza contagio sanitario. Programmazioni radiofoniche e televisive, il mondo dei social, scontri verbali e litigi tra quanti sono sedotti da una informazione biecamente manipolata. Le persone migranti - spiega mons. De Luca - sono la causa di tutti i mali! Il clima sociale ne risente in rapporto alla serena convivenza ma anche il civile dibattito che potrebbe invece determinare aperture umane e culturali improcrastinabili, si inaridisce nelle secche astratte ed infeconde delle ideologie. I temi dei respingimenti, della chiusura dei porti, dei blocchi navali, aizzano un insano amor patrio che invece ha i connotati razzisti dettati da una mancata conoscenza del problema ed un’alterata percezione della realtà. Prima noi e poi loro, aiutiamoli a casa loro, è il grido di chi vuole gestire le persone migranti facendo credere ad una emergenza e ad un bisogno di sicurezza. Spiagge sicure, coste protette, fronte navale, sono componenti che distraggono dalla complessità del problema e non alimenta le giuste prospettive”.
Al di là dell’integrazione “c’è solo lo scontro, il conflitto e la guerra. Non sono le navi bloccate nel mare che scoraggiano le partenze ma sono le politiche di sviluppo, di solidarietà e di crescita che aiutano un popolo. Una legislazione che prevede la chiusura dei confini, che non è invece attenta alla migrazione regolata, selezionata e accompagnata sta alimentando un traffico irregolare e illecito dalle proporzioni economiche incontrollabile ed enormemente vantaggioso e persino più conveniente del traffico di stupefacenti. In tal senso - spiega il presule delegato MIgrantes della Campania - i corridoi umanitari sono una geniale idea italiana, preso a modello, speriamo anche da altri paesi d’Europa. Tuttavia forse abbiamo fatto molta accoglienza e poca integrazione”. Serve “una visione, ed è ciò che oggi manca alla politica, all’ economia, allo sviluppo, siamo troppo chiusi nella gestione di un presente contingente, stentiamo a valicare le paludose e miopi circostanze di un’immanenza che ci inchioda sulle ovvietà e ci esaurisce nei luoghi comuni. La visione richiesta dalle problematiche legate alle migrazioni non può che consistere in una lotta per la fratellanza universale, aperta alla multiculturalità, alla mobilità e all’accoglienza”. (R.I.)