Primo Piano

Card. Bassetti: “da soli si va poco lontano”

2 Aprile 2020 - Roma - “Non illudiamoci di ricominciare come prima. È una grande illusione che può solo farci male. Ma dobbiamo aprire il cuore alla speranza. E la solidarietà sostiene tutti, credenti e non credenti”. Lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale italiana, card. Gualtiero Bassetti, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, commentando questo momento d'emergenza causato dal coronavirus. “Con tanta buona volontà, solidarietà e spirito di condivisione – ha proseguito il card. Bassetti - dovremmo capire che ormai da soli si va poco lontano. Dovremmo riflettere anche sulla nostra fragilità. Se la nostra vita è così fragile perché non fare di tutto per essere solidali? Ricordo che dopo la Seconda guerra mondiale se siamo riusciti a sopravvivere è solo grazie al fatto che quel pochino che avevamo veniva moltiplicato. Io davo un pochino di pane alla vicina, lei mi dava un pochino di latte per far crescere i bambini. Ci siamo accorti che dividendo quello che avevamo si moltiplicava. La logica del Vangelo è proprio questa: più condividi e più moltiplichi”. “Io sto bene – ha sottolineato il card. Bassetti a InBlu Radio - ma ho tante preoccupazioni per la mia diocesi e per tutte le diocesi d'Italia con qualche vescovo ammalato. Ho mandato un messaggio anche al vicario del Santo Padre. La Chiesa di Dio cammina tra le prove del mondo e le consolazione dello Spirito. Stiamo vivendo una grande prova. È stata tutta una grande sorpresa. Quando è iniziato tutto nessuno poteva prevedere che la situazione andasse a picco in maniera così forte. Eravamo abituati a tante epidemie del passato magari più leggere. Questa è una realtà che abbraccia tutto il mondo. Tutti vivono nella paura di un futuro che, dal punto di vista umano, non dà delle certezze”. “L'unica speranza – ha ribadito il card. Bassetti - ci viene dalla capacità che c'è nella gente e la forza di affrontare la difficoltà e la solitudine, nonostante l'inquietudine e la paura per il futuro. Ci sarà sicuramente anche il dopo virus. Quando i campi venivano incendiati dalle guerre non producevano più per tanto tempo e così succederà per l'economia che è in fortissima crisi. Se non si lavora poi non è facile riprendere il lavoro perché è una macchina complessa da rimettere in moto”. “Stando chiuso in casa – ha concluso il card. Bassetti a InBlu Radio – ho sentito molte persone per telefono. E posso dire che la grande preghiera del Papa ha rigenerato la speranza per tutti, non solo per i credenti. Piazza San Pietro in cui c'era solo la bianca figura del Santo Padre bagnata dalla pioggia ha parlato al cuore del mondo intero. E quello spazio vuoto è diventato più pieno di quando c'è mezzo milione di persone che magari partecipano distrattamente alla funzione. Questi sono dei segni che rimangono nelle gente e fanno capire che la vita non è solo legata al virus o al pane quotidiano ma è qualcosa di più grande”.  

Vangelo Migrante: commento al vangelo della Domenica delle Palme e della Passione del Signore (Mt 26, 14-27)

2 Aprile 2020 -  Il brano del Vangelo conosciuto come Passio proclamato a più voci nella Domenica delle Palme, ci introduce nella Settimana Santa. Il tempo che stiamo vivendo, anche in assenza delle coinvolgenti celebrazioni, è particolarmente indicato a farci comprendere innanzitutto che la Passione non è solo del Figlio di Dio; ma è Sua solo in quanto offerta per noi e partecipata con noi! Su quella croce sono appese tutte le contrarietà del tempo presente: eravamo in grado (o pensavamo di esserlo) di esercitare ogni forma di libertà e ci siamo accorti che non bastiamo a noi stessi. Qualcosa riesce ancora a piegarci. Pensavamo che le risorse a disposizione, i confini marcati, fossero tutte cose solo nostre, da difendere ad ogni costo, prima che un bene da condividere; ora tocca metterle a disposizione per la salute di tutti. L’umanità, anche nelle epidemie, non ha confini. Papa Francesco parla di “abitudini falsamente risolutrici” che, unite ad egoismi e protervie ostinate hanno finito per abbandonare l’uomo al suo dolore e alla Sua croce e si stanno prendendo gioco di lui. Sebbene si possa pensare che l’uomo se le sia cercate e, quindi, si merita quello che subisce, la croce ci ricorda che l’uomo non è stato creato per esse ma esse, a causa del peccato, sono entrate nella vita dell’uomo. Questa è la croce che Gesù partecipa con tutti: per il peccato viene accusato e condannato un innocente. Quante altre volte accade? Eppure là dove tutto sembra finito, nella croce, si inizia a scrivere la Resurrezione. Nello scherno dei presenti si chiarisce che il Dio di Gesù Cristo non è quello che restituisce, a comando, quello che ci ha chiesto nell’osservanza. Nell’ultimo grido si chiarisce chi è che ha bisogno e chi è l’unico in grado di rispondere. Nell’ultimo respiro si chiarisce che la resa dell’impotenza umana si risolve con la fede, non quella che si interroga sull’esistenza di Dio ma quella che si apre alla fiducia e ammette di avere bisogno di salvezza. Il bisogno diventa abbandono a Dio. Dio non lo lascia cadere e ne fa un abbraccio-necessario. È l’inizio della fede: Dio inizia la Sua opera di salvezza nella croce prima ancora che nella discesa dalla croce.   Se una prova genera la necessità della fede; Dio risponde sempre e non dimentica nessuno appeso in croce. E inventa la Resurrezione !

p. Gaetano Saracino

 

Viminale: misure di prevenzione Covid-19 nel sistema di accoglienza migranti

2 Aprile 2020 - Roma - Una circolare del capo dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione. Michele Di Bari, richiama l'attenzione dei prefetti sulle disposizioni adottate per la prevenzione della diffusione del virus COVID-19, nell'ambito del sistema di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e dei centri di permanenza per il rimpatrio, anche alla luce dei quesiti ricevuti. Per evitare rischi di contagio tra i migranti accolti e tra gli operatori delle strutture di accoglienza, deve essere “assicurato il rigoroso rispetto delle misure di contenimento previste a livello nazionale, compreso l'obbligo per gli ospiti di rimanere all'interno delle strutture”.   All’arrivo in Italia, i migranti dovranno essere “sottoposti prioritariamente al previsto screening da parte delle competenti autorità sanitarie” per accertare che non presentino patologie infettive o sintomi riconducibili al coronavirus Covid-19. Successivamente vanno “applicate le misure di sorveglianza sanitaria e di isolamento fiduciario per un periodo di quattordici giorni”, al termine del quale “sempre che non siano emersi casi di positività al virus, i migranti potranno, ove ritenuto necessario, essere trasferiti in altra struttura di accoglienza, previo rilascio di idonea certificazione sanitaria”. È di “fondamentale importanza” che “a cura degli enti gestori, con l’ausilio dei mediatori culturali, venga impartita ampia ed aggiornata informativa sui rischi della diffusione del virus, sulle prescrizioni anche igienico-sanitarie da adottare, sul distanziamento all’interno dei centri, sulle vigenti rigorose limitazioni degli spostamenti e, nei casi in cui siano in atto le più stringenti misure previste per i casi di isolamento fiduciario o di quarantena, sull’esigenza del loro assoluto rispetto”. Inoltre, al fine di “impedire gli spostamenti sul territorio em sino al termine delle misure connesse all’emergenza in atto, dovrà essere garantita e monitorata la prosecuzione dell’accoglienza anche a favore di coloro che non hanno più titolo a permanere nei centri”. Nella circolare si evidenzia che i prefetti sono chiamati a “monitorare il rispetto delle prescrizioni imposte” e “intercettare eventuali difficoltà operative” valutando “l’opportunità di assumere ulteriori iniziative finalizzate alla prevenzione e al contrasto della diffusione del virus nell’ambito del sistema di accoglienza, d’intesa con le altre istituzioni operative sul territorio, in particolare sanitarie”.

R.Iaria

Napoli: la solidarietà di associazioni a fianco dei rom

2 Aprile 2020 - Napoli – Tutti i rom e che vivono a Napoli e dintorni soffrono il dover stare fermi e bloccati perchè questo impedisce di fare dei piccoli lavori e di chiedere l'elemosina. A Napoli e circondario ci sono circa 6000 Rom. Tante persone di buona volontà si stanno interessando di loro: Alex Zanotelli, la protezione civile di Casoria; la mia associazione “Arrevutammoce” ha fatto una rete di associazioni che ha già distribuito due volte dei generi di primo aiuto a 90 famiglie. Ora provvederemo anche al campo di Secondigliano con 75 famiglie. La mia associazione, in collaborazione con il comune, sta accumulando del materiale alimentare per aiutare i 4 campi Rom di Giugliano, ma non abbiamo ancora consegnato nulla se non delle mascherine. Il decreto dei 400 milioni dovrebbe dare una mano alle famiglie con permesso di soggiorno o in attesa dello stesso. Le famiglie, oltre al mangiare, chiedono indumenti e scarpe. Li stiamo raccogliendo, soprattutto per i 4 campi di Giugliano ma abbiamo difficoltà per gli spostamenti, anche se abbiamo chiesto al comune l'accreditamento. Tante persone, compresa la scuola media di Scampia e un senatore della Repubblica, ci hanno mandato dei contributi in denaro. La solidarietà è molto presente. Ringraziamo la Provvidenza. fratel Raffaele Lievore - Arrevutammoce    

Mci Francia: la “vicinanza” dell’arcivescovo di Chambery, mons. Ballot

2 Aprile 2020 - Parigi – “La pandemia Covid-19 ha colpito l'Italia qualche settimana prima della Francia. Noi seguiamo l'attualità nel nostro paese, in altri paesi e particolarmente l'Italia, cosi vicina a noi. Anche noi in Francia siamo confinati come voi e cerchiamo di accompagnare al meglio le comunità cristiane e l'insieme della popolazione. Noi siamo vicini alla comunità italiana della Savoia e particolarmente di Chambery”. Lo scrive in una lettera al delegato nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Francia, don Ferruccio Sant,   l'arcivescovo di Chambery, mons. Philippe Ballot come segno di vicinanza alla comunità italiana della diocesi e alla Chiesa italiana. Il presule cita la Missione Cattolica Italiana di Chambery “sostenuta e accompagnata mirabilmente da don Valéri il missionario italiano, che noi apprezziamo per il suo ministero che svolge verso la comunità e i migranti. Noi – scrive - ammiriamo tutto il lavoro cheè fatto dalla Chiesa italiana. Sappiamo quale tributo essa paga per la morte di sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli laici. Vediamo come molti sanitari sono ammirevoli e si prendono cura degli ammalati perché possano continuare a vivere” “Voglio assicurarLe, caro don Ferruccio – conclude mons. Ballot - a nome di tutti i cattolici della Savoia, il nostro sostegno nella preghiera, servizio silenzioso, come dice papa Francesco. Restiamo in comunione con voi. Lo saremo particolarmente durante la Settimana Santa”.

R.Iaria

   

Migrantes: 3000 mascherine per i più fragili grazie alla sartoria sociale “La Teranga”

2 Aprile 2020

Roma  - "La comunità andriese ci ha sempre sostenuti, ci ha sempre aiutati, ed è il momento che noi migranti, operatori e volontari della Casa Accoglienza “S. Maria Goretti” e dell’Ufficio Migrantes della Diocesi di Andria, facciamo qualcosa per il bene di tutti". Questo mi hanno condiviso, in primis, i giovani migranti e gli altri ospiti, quelli che la società, a volte, li considera esuberi.

Un messaggio forte di solidarietà che parte, in questi giorni concitati e preoccupanti per l’epidemia del coronavirus, dalla sartoria sociale “La Téranga”: progetto sostenuto dall’8xmille della Chiesa Cattolica per il tramite della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana.

Sono state momentaneamente messe da parte tovaglie, teli, asciugamani, runner… e si è deciso che da qui in avanti, finché si potrà, si cuciranno solo mascherine, di cotone, lavabili ogni giorno con sanificanti e igienizzanti.

Le mascherine cucite dalla sartoria sociale “La Teranga” oltre ad essere state distribuite agli ospiti che usufruiscono dei vari servizi che la Casa Accoglienza, (servizi assicurati ora più che mai, dato il momento storico di forte preoccupazione e apprensione), vengono ripartite anche ai cittadini andriesi che fanno fatica a trovare sul territorio le mascherine e a cui «noi stiamo rispondendo prontamente per senso di responsabilità e dovere».

Inoltre le mascherine della sartoria sociale "La Teranga" sono state donate ai medici e volontari di una Associazione della Città di Andria che quotidianamente si recano nelle case dei malati, in particolare dei pazienti oncologici.

La sartoria sociale “La Teranga”, gestita dalla Comunità “Migrantesliberi e che fa riferimento alla Casa di Accoglienza e Ufficio Migrantes, ha poi pensato bene di cucire mascherine che su richiesta del Direttore Generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis,  saranno destinate ai senza fissa dimora sparsi sul territorio nazionale.

Altre mascherine sono state inviate alla Fondazione Migrantes che ha provveduto a distribuirle in zone ad alto rischio contagio, dove vivono persone tra cui bambini senza fissa dimora, in alloggi di fortuna.

La solidarietà in questi giorni di emergenza ed urgenza dettata dal covid-19 non si ferma e talvolta si raddoppia. Con questo gesto che arriva da coloro che, in primis, hanno sperimentato la bellezza del dono, possiamo rendere un servizio, seppur minimo, ad altri che stanno combattendo altre battaglie per la vita.

In tutta questa tristezza e apprensione c'è un motivo di bellezza e gioia: i volontari non hanno abbandonato continuano l'opera meravigliosa del servizio. La casa di accoglienza è diventata luogo di liturgia, chiesa viva che, nonostante il fermo delle celebrazioni con la presenza del popolo di Dio, continua a celebrare.

Nei luoghi della carità si celebra la grande liturgia: le mani alzate per offrire il pane quotidiano, frutto della terra e del lavoro dell’uomo, il pane spezzato sulla tavola della mensa e condiviso, il corpo di Cristo dato per il nostro nutrimento, l’acqua che bagna corpo e piedi, l’unzione che rinfranca e ridona vita, la voce dei volontari, sacramento dell’accoglienza e dell’amore di Cristo che si china per lavarci i piedi.

La liturgia, l'Eucarestia i sacramenti non possono essere rinchiusi in luogo perché la liturgia è mistero di passione morte resurrezione è vita e oggi, in questo tempo di preoccupazione e tristezza, è celebrata e vissuta nei tanti ospedali sparsi sul nostro territorio come anche in tutti quei luoghi di carità e solidarietà.

Il Corpo di Cristo, custodito nei tabernacoli delle nostre cattedrali e delle nostre chiese, oggi più che mai è presente in tanti uomini e donne: tabernacoli viventi, presenza viva di un Dio amante della vita che è in mezzo a noi e con noi e continua a fasciare le nostre ferite con olio di consolazione e vino di speranza.

Geremia Acri - Direttore Migrantes Andria

Quaresima e Coronavirus: domande per la società civile

2 Aprile 2020 - La storia di Lazzaro, e del Dio-uomo che è sceso nella fossa per salvarlo, ci accompagna alle soglie della Grande Settimana, in cui vedremo che Gesù non si limita a salvare il suo amico, ma andrà ancora più giù, fino agli inferi stessi, e da lì poi tirerà fuori tutti risorgendo. Volge al termine anche il tratto di cammino che abbiamo percorso insieme in questi giorni tanto strani della Quaresima duemilaventi, la Quaresima del coronavirus. Negli ultimi tre contributi che avrò il piacere di condividere con voi prima di congedarmi, vorrei mettere nero su bianco alcune delle domande che questa crisi solleva, spero non solo in me: in fondo, in questi giorni abbiamo tutti molto più tempo per pensare, no? Non pretendo di essere esaustivo, né particolarmente originale: sono semplicemente alcune domande che un povero parroco di un quartiere popolare vuole condividere con chi ha avuto la pazienza di seguirlo fin qui, domande che interpellano varie realtà che nella nostra vita si compenetrano. Oggi in particolare vorrei esprimere alcuni degli interrogativi che la pandemia del coronavirus solleva circa la società civile, quella del nostro Paese e dell’Europa intera – e la prima è proprio sull’Europa. In cosa consiste l’Europa unita? Questa crisi sembra avere messo in ginocchio il mondo intero nel giro di due mesi, e ha svelato una sostanziale mancanza di empatia tra le nazioni, o almeno tra i loro capi. Come su una nave vittima di un virulento incendio, ogni capo di stato ha gridato “Si salvi chi può!”, abbandonando qualunque pretesa di collaborazione. Forse sarebbe il caso di rispolverare un tema all’epoca tanto caro al Papa emerito, e chiedersi in cosa consista davvero un’Europa disossata delle sue radici cristiane, perché sembra che, almeno a livello di umanità e comunione, ne rimanga ben poco. La recessione economica a cui andiamo incontro sarà davvero solo un male? Chi ritiene che, passata la pandemia, si tornerà più o meno come prima non può non strapparci un sorriso di compassione. In realtà la vera crisi sta per iniziare, e ovviamente sarà quella economica. Ma in tutto ciò dobbiamo chiederci se questo non potrebbe portare a un’inevitabile scelta di abbassare il costo della vita, di optare per una forse rassegnata ma salutare devolution a livello planetario (almeno nazionale!). C’è la speranza che la gente si stia abituando ad accontentarsi di qualcosa in meno, che abbia assaporato una maggiore sobrietà; tanti negozianti, mossi dalla solidarietà, stanno facendo a gara nel supporto gratuito con i beni di primaria necessità. Chissà cosa potrà nascere da tutto questo, se avremo un po’ di coraggio. La libertà civicamente intesa può corrispondere all’arbitrio individuale? Capisco la difficoltà di tanti esponenti delle Forze dell’ordine, nel dover arginare gli immaturi e i furbetti che in questo periodo si stanno comportando da veri untori menefreghisti: in un regime totalitario come la Cina uno che non rispetta le regole lo fucili, qui la situazione è un po’ più complessa – per fortuna. Cionondimeno, filmati girati per ogni dove nei social mostrano che non pochi sia tra i giovani che tra i vecchi sembrano avere quasi completamente perso la cognizione del rispetto verso le regole per tutelare il bene comune, e verso chi queste regole prova a farle rispettare. Carabinieri insultati e vigili aggrediti solo perché stanno provando a proteggere noi da noi stessi non possono non interrogarci sulle effettive possibilità che queste persone coraggiose e malpagate hanno di compiere efficacemente il loro lavoro. Un buonismo svirilito e irenista diventa troppo facilmente l’humus dell’arbitrio dei violenti e dei furbi. La scuola funziona? La pandemia fa saltare la routine, e salta la scuola. Il caos più totale. C’è una minoranza di insegnanti composta da veri professionisti della cultura e della didattica, al passo con mezzi e metodi di comunicazione, capaci di trasmettere vita e contenuti anche in situazioni critiche come questa: un esempio tra tutti, lo straordinario Alessandro D’Avenia, che da quando siamo in quarantena tiene ogni giorno un corso tramite i social per i suoi studenti e non solo, oltre che essere uno scrittore di fama internazionale. C’è poi, dall’altro lato, una marea innumerevole di poveri professori semplicemente fuori fase, fuori tempo… forse fuori dalla propria vera vocazione: incapaci di contattare davvero gli altri in una videoconferenza, arretrati circa l’uso della tecnologia, affaticati fino all’apatia dalla burocrazia meta-scolastica. Per non parlare delle strumentazioni obsolete, dei programmi informatici farraginosi e astrusi, del perenne mancato dialogo tra istituzione e famiglie – e per pietà tralascio di sollevare la questione circa i contenuti, evidentemente non correlati al senso della vita e delle scelte che un giovane in crescita è chiamato a compiere. Almeno a livello scolastico, il covid ha gridato che il re è nudo. Le persone sono formate al bene comune? Questa domanda si ricollega alle due precedenti, ma vuole essere più specifica. Chi si sta prendendo la briga di insegnare alle nuove generazioni cosa sia il bene comune, e come vada tutelato da tutti e da ciascuno? La scuola sicuramente no, anche perché se pure esistesse ancora la materia “educazione civica”, l’attuale metodo scolastico la ridurrebbe senz’altro (come fa con tutto il resto) a dati mnemonici e noiose questioni storico-giuridiche. La famiglia? E chi verifica che questa formazione nella famiglia, che è la cellula primaria dello Stato, avvenga davvero, se non le si forniscono i mezzi? Ma poi siamo sicuri che ci si intenda su cosa sia il bene comune? Quali sono le situazioni o i punti di riferimento su cui può convergere la cura dei singoli e dell’insieme, vedendo in essi l’oggetto specifico del bene comune? L’attuale classe politica, al di là degli schieramenti, dà ai cittadini esempio specchiato di perseguire anzitutto e in ogni caso il bene comune? Domande sparse senza pretesa di sistematicità, ispirate dalla speranza che nella crisi potremo riscoprire una condivisa responsabilità per la vita e il benessere di tutti. (Alessandro De Medio – Sir)

Media Cei: si rinnova l’appuntamento con la preghiera promossa dai media Cei

2 Aprile 2020 - Roma  - Si rinnova l’appuntamento con la preghiera promossa dai media Cei,Tv2000, InBlu Radio, Sir, Federazione dei settimanali cattolici e Corallo, d’intesa con la Segreteria generale della Cei, invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi giovedì 2 aprile, alle 21, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da Tv2000 (canale 28 e 157 Sky), InBlu Radio e sulla pagina Facebook ufficiale della Cei. La preghiera si terrà nella Cappella dedicata a san Giuseppe Moscati, il santo medico, del Policlinico Agostino Gemelli di Roma e si concluderà con una supplica a san Giovanni Paolo II.

Papa Francesco ricorda e prega per coloro che non hanno casa

2 Aprile 2020 - Città del Vaticano – Il Papa ricorda e prega per coloro che non hanno casa. Sono senza tetto. “Questi giorni di dolore e di tristezza evidenziano tanti problemi nascosti”, ha detto questa mattina introducendo la liturgia eucaristica a Casa Santa Marta: “su un giornale, oggi, c’è una foto che colpisce il cuore: tanti senzatetto di una città sdraiati in un parcheggio, in osservazione … tanti senzatetto sono oggi. Chiediamo a Santa Teresa di Calcutta che risvegli in noi il senso della vicinanza a tante persone che nella società, nella vita normale, vivono nascoste ma, come i senzatetto, nel momento della crisi, si evidenziano così”. Nell’omelia ha evidenziato come il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza, “non dimentica mai, si dimentica soltanto quando perdona i peccati. Dopo aver perdonato perde la memoria, non ricorda i peccati. Negli altri casi Dio non dimentica. La sua fedeltà è memoria. La sua fedeltà con il suo popolo. La sua fedeltà con Abramo è memoria delle promesse che aveva fatto”. Per il Papa l’elezione, la promessa e l’alleanza, sono “le tre dimensioni della vita di fede, le tre dimensioni della vita cristiana. Ognuno di noi è un eletto, nessuno sceglie di essere cristiano – ha detto Papa Francesco - fra tutte le possibilità che il ‘mercato’ religioso gli offre, è un eletto. Noi siamo cristiani perché siamo stati eletti. In questa elezione c’è una promessa, c’è una promessa di speranza, il segnale è la fecondità” nella fede. Il cristiano – ha spiegato il pontefice – è cristiano “non perché possa far vedere la fede del battesimo: la fede di battesimo è una carta. Tu sei cristiano se dici di sì all’elezione che Dio ha fatto di te, se tu vai dietro le promesse che il Signore ti ha fatto e se tu vivi un’alleanza con il Signore: questa è la vita cristiana. I peccati del cammino sono sempre contro queste tre dimensioni”.

R.Iaria

 

Agenzie Onu: “proteggere la salute e i diritti di migranti e apolidi”

1 Aprile 2020 - Roma - “La risposta al Covid-19 deve proteggere i diritti e la salute di rifugiati, migranti e apolidi”. È’ la richiesta congiunta di quattro agenzie Onu: Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), Organizzazione mondiale della sanita (Oms), Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr): “Il virus ha dimostrato di non fare discriminazioni; tuttavia, numerosi rifugiati, persone costrette alla fuga, apolidi e migranti sono esposti a un rischio più elevato”. I tre quarti dei rifugiati di tutto il mondo e numerosi migranti sono accolti in regioni in via di sviluppo, in cui la capacità dei sistemi sanitari è già al collasso e necessita di ulteriori risorse. Molti vivono in campi, insediamenti, alloggi di fortuna o centri di accoglienza sovraffollati all’interno dei quali non è garantito un accesso adeguato ad assistenza medica, acqua potabile e servizi igienico-sanitari. “La situazione di rifugiati e migranti trattenuti in luoghi di detenzione formali e informali – sottolineano -, caratterizzati da spazi angusti e condizioni malsane, suscita particolare preoccupazione. Considerate le conseguenze letali che la diffusione del Covid-19 comporterebbe, dovrebbero essere rilasciati quanto prima. I minori rifugiati e le loro famiglie, nonché quanti sono detenuti senza basi legali sufficienti, dovrebbero essere rilasciati immediatamente”. “Migranti e rifugiati – ricordano – sono vulnerabili in modo sproporzionato rispetto al rischio di esclusione, stigma e discriminazione, in particolare quando privi di documenti. Per scongiurare una catastrofe, i governi devono fare tutto quanto è in loro potere per proteggere i diritti e la salute di ciascuno. Proteggere i diritti e la salute di ogni singolo individuo, di fatto, consentirà di contenere la diffusione del virus”. Le agenzie Onu chiedono che “tutti, migranti e rifugiati compresi, possano accedere in modo paritario ai servizi sanitari e siano inclusi efficacemente nei piani nazionali di risposta all’emergenza Covid-19, incluse le misure di prevenzione e la possibilità di sottoporsi a esami clinici e terapie”. Le istituzioni finanziarie di tutto il mondo “possono svolgere un ruolo guida nel rendere disponibili i fondi richiesti”. (Sir)    

Le giuste parole

1 Aprile 2020 - Roma - “Oggi vorrei che pregassimo per tutti coloro che lavorano nei media, che lavorano per comunicare, oggi, perché la gente non si trovi tanto isolata; per l’educazione dei bambini, per l’informazione, per aiutare a sopportare questo tempo di chiusura”. Le parole di Papa Francesco nell'introdurre la Messa di questa mattina a Casa Santa Marta non sono un pensiero di vicinanza estemporanea, ma un invito a farsi prossimi a chi, in questo tempo di prova, ha la responsabilità del comunicare. E l’invito passa attraverso la preghiera, che è anzitutto dialogo, relazione personale con Dio, ritmata dal silenzio che apre all'incontro. C’è un riconoscimento implicito della funzione sociale dei mass media, chiamati ad essere compagni di viaggio, rispettando le regole etiche e deontologiche. Il riferimento costante deve essere chi vive la solitudine e trova un riferimento, nelle varie proposte, per “sopportare questo tempo di chiusura”. Per questo è importante recuperare i temi della comunicazione. Con una richiesta implicita: non servono tante parole, ma le giuste parole.

Vincenzo​ Corrado

Migrantes Taranto: dare speranza alle persone in mobilità

1 Aprile 2020 - Taranto - A Taranto la Migrantes diocesana in questo difficile periodo cerca di dare speranza alle persone immigrate. In particolare continua la sua attività "Lo Sportello immigrazione itinerante”  soprattutto per donne in difficoltà, ci dice la direttrice dell’Ufficio diocesano Migrantes, Marisa Metrangolo. Gli incontri necessari si fanno telefonicamente, su whatSsapp e quando è “indispensabile personalmente con le dovute precauzioni e distanze. A Taranto le donne che svolgono lavoro di badante sono “stremate perché i loro giorni di riposo che a Taranto erano il giovedì e la domenica, sono scomparsi considerata la situazione di non poter circolare”. Alcune scelgono di “continuare a lavorare ed ottengono gli straordinari altre si chiudono nella loro stanza (chi ce l’ha) e si occupano delle loro cose e  tutte subiscono come tutti noi, la situazione di restare a casa. Ma loro in maniera particolare perché vivono sempre nell’ambiente lavorativo e non hanno più contatti con la loro comunità e con qulche parente che vive in città o nei dintorni”. Sino donne – aggiunge Metrangolo - che hanno bisogno di essere rassicurate  e sostenute anche da parte dei nostri operatori. Molte volte sono esse stesse che rassicurano dicendo che preferiscono stare in Italia perché si sentono più protette”. Le richieste maggiori da parte degli immigrati sono comunque di richiesta di cibo e di medicine per  loro stessi e per i propri familiari. “Lo stiamo facendo – aggiunge la direttrice di Migrantes - dando loro la possibilità di acquistarli, oltre che  in collaborazione con la Caritas diocesana e le parrocchie di appartenenza, con cui ci sentiamo sempre in rete”. Alcune hanno perso il lavoro e quindi anche senza soldi. Stessa situazione anche per una famiglia del lunapark che vive a Taranto e la Migrantes in collaborazione con la Parrocchia di appartenenza sta cercando di rispondere ai loro bisogni. Neo Cas sono stati promossi molti incontro formativi per gli ospiti. In uno dei centri di accoglienza i profughi sono impegnati a confezionare mascherine artigianali. I cappellani etnici trasmettono su vari canali sia la celebrazione della Messa che la recita del rosario e messaggi vocali per i propri parrocchiani.  Uno li loro passa per le strade e i fedeli si affacciano dai balconi e recitano qualche preghiera.  

Rom e sinti: le attività dell’associazione 21 luglio in tempo di Covid 19

1 Aprile 2020 - Roma - #NOINONCIFERMIAMO. Questo il nome di una campagna promossa dall’Associazione 21 Luglio imoegnata a fianco di rom e sinti. “No, noi non ci fermiamo”, spiegano all’associazione: perché anche nel corso della crisi generata dal Covid 19, “nessuno deve essere lasciato solo, ora più che mai. Tutti insieme stiamo continuando a lavorare impegnando energie e risorse, vogliamo fare la nostra parte mettendo in campo i servizi che forniamo da anni e anche di più”. Tante le iniziative. Ne citiamo alcune. E’attivo un servizio di raccolta beni di prima necessità per bambini nella fascia di età tra gli 0 e i 3 anni con la raccolta di pannolini, latte in polvere, omogeneizzati: tutto ciò che occorre per il sostentamento di bambini che vivono in emergenza abitativa. “Stiamo – spiegano - consegnando alimenti alle famiglie che vivono presso le baraccopoli della città di Roma. Sono state create, inoltre, per le mamme dei bambini, gruppi whatsapp attraverso cui “restiamo in contatto con loro per dispensare consigli, ascoltare i disagi, dare sollievo nei momenti più duri, inviare attività da realizzare con i propri figli durante le ore trascorse in casa”. Per i bambini più grandi è stato attivato un servizio che consente di ascoltare fiabe in lingua italiana e in lingua romanes. Si chiama “Fiabe al telefono”: quattro pomeriggi a settimana, chiamando il numero 3884623209 è possibile ascoltare una o più fiabe registrate dagli operatori che regalano momenti di spensieratezza, di evasione. Vengono anche forniti assistenza nella continuità scolastica mettendo a disposizioni dei bambini che vivono in emergenza abitativa accessi alla rete internet così da potersi collegare con le piattaforme progettate dalle scuole. “È importante per noi che nessuno dei bambini si senta escluso e resti indietro nel programma scolastico. In collegamento con i loro cellulari supportiamo i bambini nelle ore di studio”. “ Vogliamo – spiegano gli operatori dell’associazione 21 Luglio - che la quotidianità dei ragazzi non venga snaturata e che per quanto possibile continuino le attività e gli impegni avviati in questi mesi prima dell’emergenza Covid19. Per questo abbiamo creato dei video tutorial con lezioni di break dance realizzati dal nostro maestro Gerardo e disponibili sulla piattaforma on line all’interno del progetto “Amarò foro”. Ogni sabato pomeriggio, attraverso la creazione di un gruppo whatsapp con i ragazzi del quartiere Tor Bella Monaca, avviamo la proiezione di un film, lo guardiamo insieme e poi ne commentiamo la trama ascoltando le loro impressioni, le loro idee. È un modo per non farli sentire soli e continuare a svolgere le attività comuni che in questo periodo sembrano straordinarie”. In ambito scolastico continuano le attività all’interno dell’I.C. “Giovanni Palombini”, con un lavoro che mira a raggiungere circa 25 classi tra materna, scuola primaria e secondaria. Attraverso la creazione di “classi virtuali”, i “nostri educatori rafforzano la collaborazione con gli insegnanti e la co-progettazione di moduli specifici di supporto alla didattica. Diventano on line i laboratori di coding, teatro e progettazione partecipata realizzati dai nostri partner. Forniamo supporto scolastico individualizzato a bambini che vivono condizioni di disagio. I nostri operatori creano un ponte tra famiglia e scuola per garantire un lavoro diretto e dare assistenza anche tecnologica e economica grazie alla fruizione di schede internet necessarie al collegamento in rete. Stiamo lavorando, inoltre, per garantire il proseguimento dei percorsi di empowerment della comunità, rafforzando il lavoro di rete con i nostri partner e utilizzando nuovi strumenti di comunicazione e supporto a necessità specifiche”. “Resta a casa, alla spesa ci pensiamo noi” è lo slogan per gli anziani rom e sinti: “abbiamo avviato un servizio di ritiro spesa presso i supermercati del quartiere Tor Bella Monaca, periferia est della città e consegna presso il domicilio (davanti la porta) di persone anziane con un’età superiore ai 70 anni. Il servizio, nel rispetto delle norme di sicurezza, è attivo dal lunedì al sabato, dalle ore 9.00 alle ore 12.00”. L’associazione ha anche mappato, con interviste telefoniche e visite alle baraccopoli sempre nel pieno del rispetto delle norme di sicurezza, la condizione di chi vive in emergenza abitativa. Nelle baraccopoli della Capitale “mancano i servizi, manca l’assistenza sanitaria, manca l’informazione necessaria per contrastare il contagio”, spiegano: “è per questo che a gran voce, abbiamo lanciato un appello alla sindaca Virginia Raggi e al Prefetto Pantalone perché vengano attivate misure urgenti finalizzate a tutelare il diritto alla salute, alla continuità scolastica”. Inoltre una campagna di raccolta fondi per sostenere le spese da effettuare per acquistare generi alimentari di prima necessità da consegnare, con le dovute misure di sicurezza, presso le baraccopoli romane. “Stiamo fornendo supporto a famiglie che si trovano in estrema difficoltà e sono allo stremo delle loro possibilità economiche e non solo”. Per info https://www.21luglio.org/emergenza-covid-19-noinoncifermiamo/

R.Iaria

   

Mons. Russo: le iniziative della Chiesa Italia

1 Aprile 2020 - Roma - “In questo momento vorrei rivolgere un pensiero grato a tutti i nostri media che, in forme diverse e secondo le specificità di ciascuno, stanno tessendo il filo delle comunità. Porto nel cuore quanto mi hanno scritto diversi settimanali diocesani in questi giorni: le nostre pagine sono diventate un necrologio continuo. Avverto la sofferenza che arriva dai territori, a tutti assicuro la vicinanza della Chiesa italiana. Grazie!”. A parlare è mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, nei giorni che precedono la Settimana Santa che quest’anno sarà vissuta da un intero Paese in quarantena: “Ricordo che la prossimità della Chiesa in Italia si esprime ugualmente attraverso segni concreti. In particolare, abbiamo promosso due sottoscrizioni di raccolta fondi: Sostegno alla sanità ed Emergenza coronavirus, con Caritas italiana”. Eccellenza, la Chiesa italiana si è mossa fin dai primi momenti per fronteggiare la pandemia anche sul piano dell’assistenza caritativa e solidale stanziando oltre 16 milioni di euro. Decine di diocesi in tutta Italia stanno mettendo a disposizione le loro strutture per la Protezione civile, i medici e le persone in quarantena… È una geografia della carità in continuo aggiornamento. Le diverse iniziative sul piano dell’assistenza caritativa e solidale sono tutte mosse dalla certezza che nel volto sofferente dei nostri fratelli è presente Cristo. È una certezza che viene dal Vangelo di Matteo: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare…”. Parole che sono riferimento imprescindibile per le nostre azioni. Nella situazione attuale, in cui sono messe a nudo tutte le nostre certezze, riscopriamo il senso e il valore della prossimità, della cura, della relazione… In una parola: della carità, sempre silenziosa, ma operosa. La Chiesa, senza rumore e megafono, continua a sostenere in maniera corresponsabile medici, operatori sanitari e malati. È un ritorno dell’attenzione e generosità che tanti cittadini, ogni anno, rivolgono con la destinazione dell’otto per mille alla Chiesa cattolica. Il Sistema sanitario è in forte difficoltà e anche la sanità cattolica sta facendo la sua parte. La Cei sostiene le strutture sanitarie in vari modi. In risposta ad alcune delle tante situazioni di necessità in sanità, la Conferenza episcopale italiana – raccogliendo il suggerimento della Commissione episcopale per la carità e la salute – ha stanziato finora 6 milioni di euro, in due tranche da 3 milioni, provenienti dall’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica. Il primo contributo, del 24 marzo, raggiunge la Piccola Casa della Divina Provvidenza del Cottolengo di Torino, l’Azienda ospedaliera “Cardinale Giovanni Panico” di Tricase, l’Associazione Oasi Maria Santissima di Troina, nei pressi di Enna, e l’Istituto Ospedaliero Poliambulanza di Brescia. Il secondo, del 30 marzo, va a beneficio della Fondazione Policlinico Gemelli, dell’Ospedale Villa Salus di Mestre, dell’Ospedale Generale Regionale Miulli di Acquaviva delle Fonti in provincia di Bari. È stata inoltre aperta una raccolta fondi, che sarà puntualmente rendicontata e che potrà aiutare altre realtà. Con la sospensione delle attività scolastiche, anche le scuole paritarie attraversano una fase di crisi. Cosa si aspetta dalla politica? La Segreteria Generale della Cei ha rappresentato più volte al ministero dell’Istruzione la situazione drammatica vissuta dalle scuole paritarie. A nome di tante famiglie, di insegnanti che sono senza stipendio e di strutture che, stante così le cose, a settembre difficilmente potranno riaprire – con un danno oggettivo per il bene comune – si sono presentate alcune richieste essenziali, chiedendo a voce e per iscritto che l’appello venga raccolto. Ci aspettiamo che questo passo possa essere fatto. Sono tanti i sacerdoti che hanno perso la vita, molti di loro per adempiere a pieno i doveri del ministero. Cosa si sente di dire per tutti loro? Tutti i nostri sacerdoti sono sempre vicini alla gente, fedeli alla vocazione fino alla fine, vivono con le proprie pecore, come ripete spesso Papa Francesco. Lo sono così tanto che, proprio in questa circostanza, hanno condiviso anche la malattia e, purtroppo, in molti casi, la morte. Li ricordiamo prima di tutto per fare memoria della loro vita, delle loro opere, di quanto hanno lasciato nei cuori di chi li ha conosciuti. I media cattolici, e non solo, hanno onorato questi fratelli celebrando esistenze spese per il prossimo. Molti erano missionari, tornati in Italia dopo una vita tra i più poveri del mondo; altri erano preti diocesani, alcuni di questi a riposo – ma un sacerdote va mai veramente in pensione? – dopo aver visto crescere generazioni di fedeli, spesso in parrocchie piccole, dove ci si conosce tutti come una famiglia e dove in tanti li hanno pianti, unendoli ai lutti personali. Anche questo ci dice del prezioso mandato dell’essere comunità; un mandato che ci porta ad interpretare il nuovo che abbiamo davanti e ad assumere quindi anche nuove modalità di essere Chiesa. Ci aspetta una Settimana Santa “senza concorso di popolo”. Che Pasqua sarà? Sarà sicuramente una Pasqua diversa: la storia che stiamo vivendo ci pone dinanzi questa realtà, inedita per tutti. La Settimana Santa apre al cuore della nostra fede; per questo, anche se le ristrettezze del momento presente ci mettono a dura prova, non dimentichiamo che siamo in cammino verso la Resurrezione. Ed è proprio questo orizzonte ad aiutarci a vivere al meglio il tempo pasquale. Siamo a casa, ma non siamo soli! Invito tutti a riscoprire il senso pieno di ciò che, purtroppo, quest’anno non potremo vivere insieme, per fare festa tutti insieme quando sarà possibile. E quella festa, che sarà la Pasqua di tutti noi, sarà anche momento di conforto per quanti ci hanno lasciato e per i loro familiari. Ripeto: non siamo soli! Da Nord a Sud, si moltiplicano le messe in streaming, gli accompagnamenti spirituali a distanza e le persone si incontrano sui social per fare comunità. Tanti sacerdoti sperimentano modalità nuove per le celebrazioni e l’accompagnamento dei fedeli. Come valuta questa inattesa stagione ecclesiale? C’è un grande senso di appartenenza che sta sempre più emergendo. Le varie iniziative sono una risposta a un desiderio profondo di comunità. È alle domande della nostra gente bisogna, in qualche modo, rispondere. È ciò che ci ha mossi, come Segreteria Generale, nel progettare chiciseparera.chiesacattolica.it, un ambiente digitale che rilancia le buone prassi messe in atto dalle diocesi, offre contributi di riflessione – a partire da lettere, messaggi e video dei vescovi -, condivide notizie e materiale pastorale. Viviamo una stagione di grande creatività, che ci permette di guardare oltre l’emergenza. E in quell’oltre non possiamo non essere sostenuti dalla speranza, alimentata dalla fede e dalla carità. Quando tutto sarà finito, avremo modo di riflettere su quanto vissuto, non dimenticando che siamo in una situazione eccezionale. E che non possiamo fare a meno dell’incontro fraterno che da sempre ci caratterizza. (Riccardo Benotti - Sir)

Quaresima e Coronavirus: il Dio che ha rispetto più di noi della nostra realtà

1 Aprile 2020 - Dopo la doverosa digressione di affetto e di preghiera di ieri, in cui comunque non ci siamo discostati dal Vangelo di Lazzaro che ci sta guidando in questi giorni, torniamo a meditare su questo brano così importante, affinché esso rischiari ancora gli aspetti più luttuosi di questa Quaresima duemilaventi. Perché di aspetti luttuosi purtroppo ce ne sono, e non pochi, e non per pochi. Come abbiamo asserito più volte, essa ci offre senz’altro spunti fecondi per la conversione e la maturazione, ma questi punti di luce sono tali proprio perché lo sguardo pasquale riconosce le tenebre, e non ha paura di attraversarle con il Risorto. E allora, dopo avere contemplato l’altro ieri il Signore che affida un amico deceduto al Padre, confidando che da Lui lo avrebbe riavuto, oggi vogliamo invece osservare come reagisce la gente dinanzi a questo Dio che piange davanti alla misera sorte dell’uomo fuggito dal suo amore e finito nella tomba. “Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: ‘Guarda come lo amava!’. Ma alcuni di loro dissero: ‘Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?’” (Gv 11, 35-37). Se la prima considerazione ci commuove, perché non finiamo mai di stupirci di un Dio che ci tiene davvero all’uomo, la seconda non ci sorprende. L’uomo polemizza con Dio, lo rimprovera di preferire l’empatia con la povertà dell’uomo all’attestazione della sua onnipotenza. Queste parole ce ne ricordano altre: “Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: ‘Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!’” (Lc 23, 39). C’è poco da fare: all’uomo di carne interessa più il potere che l’amore. Gli interessa una soluzione, più che la comprensione. Il gioco è molto sottile, e profondamente tentatorio: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane” (Mt 4, 3). Per tutta la sua vita terrena, Gesù sarà aggredito dalla tentazione di rinnegare la sua incarnazione, così da risolvere sbrigativamente il vuoto violando la realtà. Ma chi pensa a questo modo, e vorrebbe che anche Dio pensasse così, non disprezza solo la logica dell’incarnazione: disprezza anche se stesso, e la propria povertà. Non si guarda a Dio che vuole abbracciare e fare propria la nostra miseria, fino a scendere con noi nel sepolcro, non interessa più la nostra effettiva condizione bisognosa d’amore, ma ci si riduce a voler evadere dalla realtà per una situazione idilliaca e problematica. Siccome la croce è scomoda, si cercano in Dio pretesti per scenderne… solo che Lui non ci sta. Perché Lui sa che qui si cela la trappola: se Cristo avesse affrontato le crisi della vita umana, e la sua stessa Croce, a “colpi di bacchetta magica”, l’incarnazione sarebbe stata vanificata, e noi non saremmo stati salvati, e la morte sarebbe ancora il nostro destino finale. Il Dio dei nostri deliri di onnipotenza produrrebbe una stirpe umana sana, smagliante, invincibile – ma in ogni caso destinata un giorno a morire, e lì finire. Perché la carne è carne, e se si punta solo su di essa e sulla sua salute, ci si dimentica che prima o poi essa deve comunque decomporsi. E invece, proprio per il fatto che Cristo ha preferito stare con noi come noi fino in fondo, fino al fondo squallido e tenebroso della tomba, da lì poi ha potuto tirarci fuori risorgendo. Noi vorremmo un Dio che ci riportasse indietro (a quando eravamo sani, giovani, forti) o avanti (a quando potremmo essere tranquilli, ricchi, spumeggianti), ma il Dio vero è il Dio del presente (e infatti è Presenza), e dal presente non vuole semplicemente portarci avanti, tirando a campare – vuole portarci oltre, vuole farci fare Pasqua. Non ci vuole dare qualche annetto in più, vuole darci l’infinito e l’eterno. I miracoli che Cristo compie non sono prodigi problem-solving a costo zero: le guarigioni e i segni che ha compiuto sono stati possibili perché ha dato via la sua, di vita, facendola fluire in noi. Senz’altro, nel Corpo mistico in cui siamo innestati questa vita continua a fluire, e dunque Egli continua al presente a operare guarigioni, liberazioni, resurrezioni… ma tutti questi segni, che servono a confermare la verità del Vangelo, sono solo palliativi temporanei, perché chi è risanato si riammalerà, e chi è stato resuscitato dovrà comunque morire (tant’è che anche il povero Lazzaro sarà ucciso – cfr. Gv 12, 10). Una sola è l’opera decisiva e definitiva del Figlio: la vittoria sulla morte attraverso la Pasqua, anticipata in questa vita, in chi crede, dalla vittoria sulla paura della morte che, finché rimane operativa, sarà la sorgente oscura di tutto ciò che in noi è menzogna, violenza, disperazione. È dalla paura della morte che nascono le nostre pretese e le nostre rimostranze verso di Lui, anche quando ci diciamo credenti. Dio, accompagnandoci passo passo nel nostro cammino, vuole molto semplicemente educarci a non avere paura: a non avere paura della nostra debolezza, e neppure della morte, perché Lui è con noi sempre, e un giorno ci aiuterà a spiccare il grande balzo, e a fare Pasqua nel suo Regno. (Alessandro Di Medio – Sir)  

Migrantes Sessa Aurunca: raccolta alimentare per famiglie migranti

1 Aprile 2020 - Sessa Aurunca - A Mondragone, nella diocesi di Sessa Aurunca, il Consultorio diocesano “Giovanni Paolo II – polo Mondragone” e l’ufficio Migrantes, in rete con la parrocchia di San Nicola e la Croce Rossa italiana, hanno lanciato una raccolta straordinaria di generi alimentari e di igiene per bambini a favore delle famiglie di migranti della comunità di Pescopagano. In osservanza delle attuali norme governative e delle ordinanze sindacali, dalle ore 11 alle 12 e dalle ore 16 alle 17 del 26 marzo, “simpaticamente si passava con l’auto e si lasciava il ‘dono’ nel punto di raccolta all’esterno dei locali della parrocchia di San Nicola e da lontano, un sorriso velato dalla mascherina, un saluto con una mano guantata, esprimevano l’amore solidale – racconta il presidente del Consultorio diocesano, don Ferdinando Iannotta -. Ognuno silenziosamente, proprio come il seme che con forza vuole germogliare nonostante la coltre di ‘gelo’ calata sull’umanità da questo coronavirus che limita sì il gesto, ma non l’amore che è la forza della vita”. I generi alimentari e i prodotti di prima necessità sono stati poi consegnati alle famiglie dalla Croce Rossa italiana.  

Papa Francesco prega per gli operatori dei media

1 Aprile 2020 - Città del Vaticano – Papa Francesco questa mattina ha pregato per coloro che lavorano nei media. “Oggi – ha detto introducendo la celebrazione eucaristica a Casa Santa Marta e trasmessa in streaming - vorrei che pregassimo per tutti coloro che lavorano nei media, che lavorano per comunicare, oggi, perché la gente non si trovi tanto isolata; per l’educazione dei bambini, per l’educazione, per aiutare a sopportare questo tempo di chiusura”. E commentando il Vangelo di oggi sottolinea che la Chiesa in questi giorni ci fa leggere l’ottavo capitolo del Vangelo di Giovanni dove si racconta della discussione tra Gesù e i dottori della Legge. Una discussione molto animata dove “Gesù li mette all’angolo facendo loro vedere le proprie contraddizioni. E loro, alla fine, non trovano altra uscita che l’insulto: è una delle pagine più tristi, è una bestemmia”. E l’invito di Gesù “ rimanete nella mia parola”. E “coloro che rimangono nella parola di Gesù hanno la propria identità cristiana”, ha detto il Papa spiegando che l’identità cristiana “non è una carta che dice ‘io sono cristiano’, una carta d’identità: no. È il discepolato. Tu, se rimani nel Signore, nella Parola del Signore, nella vita del Signore, sarai discepolo. Se non rimani, sarai uno che simpatizza con la dottrina, che segue Gesù come un uomo che fa tanta beneficienza, è tanto buono, che ha dei valori giusti, ma il discepolato è proprio la vera identità del cristiano”. E sarà il discepolato “che ci darà la libertà: il discepolo – ha detto il Papa- è un uomo libero perché rimane nel Signore”. E per rimanere nel Signore dobbiamo lasciarci “guidare dallo Spirito Santo. Il discepolo si lascia guidare dallo Spirito, per questo il discepolo è sempre un uomo della tradizione e della novità, è un uomo libero. Libero. Mai soggetto a ideologie”. E poi la richiesta al Signore “che ci faccia conoscere questa saggezza di rimanere in Lui e ci faccia conoscere quella familiarità con lo Spirito: lo Spirito Santo ci dà la libertà”. (R.Iaria)  

Viminale: 2794 migranti sbarcate nei primi 3 mesi

31 Marzo 2020 - Roma - 2.794 sono i migranti sbarcati sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è del Ministero dell’Interno è aggiornato alle 8 di questa mattina. A marzo, sono state 241 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane. Dei quasi 2.794 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 455 sono di nazionalità bengalese (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Algeria (312, 11%), Costa d’Avorio (310, 11%), Sudan (248, 9%), Somalia (172, 6%), Tunisia (154, 6%), Marocco (145, 5%), Guinea (129, 5%), Mali (122, 4%), Iraq (72, 3%) a cui si aggiungono 675 persone (24%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 498 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Per quanto riguarda la presenza di migranti in accoglienza, i dati parlano di 84.946 persone su tutto il territorio nazionale di cui 98 negli hot spot, 62.428 nei centri di accoglienza e 22.420 nei centri Siproimi. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (14%, in totale 11,852 persone), seguita da Emilia Romagna (10%), Lazio e Piemonte (9%), Campania (8%), Veneto, Toscana e Sicilia (7%).

Mci Romania: anche nel tempo del coronavirus non si ferma la “missione”

31 Marzo 2020 - Bucarest - Purtroppo anche qui in Romania la situazione si sta aggravando. Mancano i presidi sanitari e i posti letto nelle varie terapie intensive sono nettamente insufficienti. Il governo, quasi settimanalmente, emana decreti che puntano alla limitazione della circolazione delle persone ricorrendo anche ad ammende davvero alte: il minimo supera già lo stipendio medio mensile. Sono stati coinvolti i militari, sia per limitare la circolazione, che per garantire l'adempimento delle misure prese e anche per montare in diverse città ospedali da campo. Il ritorno di migliaia di romeni dagli altri stati dell'Unione Europea ha complicato ulteriormente la situazione. Infatti vi sono già stati molti casi accertati dove il contagio del virus è stato causato proprio da alcune di queste persone. Alcune compagnie aeree, grazie al lavoro fatto in collaborazione tra la Farnesina, i nostri diplomatici e le autorità locali, con dei voli speciali stanno riportando in Italia molti nostri connazionali che, per vari motivi, si trovavano e/o si trovano ad essere presenti in Romania. La stessa cosa accade per coloro che desiderano dall'Italia tornare in Romania per continuare a gestire le loro attività create sul territorio romeno o per ricongiungersi con i loro famigliari. Sono numerosi gli studenti italiani che frequentano le università romene: le stime parlano di circa 10.000 giovani e molti,  o non sono rientrati in Romania dopo la vacanza post sessione, oppure sono rientrati in Italia con i suddetti voli. Mi permetto di segnalare come un buon numero di essi, soprattutto studenti di medicina, sono voluti rimanere per dare una mano alla sanità rumena e a loro va tutto il nostro plauso. Il plauso va anche a tutti quegli italiani che, sia come ditta che come singole persone, volontariamente, si sono organizzati per venire incontro alle necessità di altri italiani o dei romeni stessi. Per quanto riguarda le missioni cattoliche posso segnalare che, a breve, dovremmo riuscire nuovamente ad inviare tramite posta elettronica il nostro strumento di comunicazione storico Adeste e che comunque, con la dicitura “Adeste Comunità Italiana in Romania”, è diffuso tramite Facebook. Presso la missione cattolica di Iasi, sempre tramite Facebook, è stata creata una parrocchia virtuale chiamata “Parrocchia Cattolica Italiana Virtuale Iasi” che trasmette, tra l'altro, anche l'omelia domenicale scritta dal nostro missionario don Alessandro Lembo. Entrambe le iniziative sono curate, fin dall'inizio, da Pietro Marchettini che, in modo particolare in questo periodo, sta dedicando notevoli energie per curare appunto sia Adeste che la parrocchia Virtuale. Accanto a questo abbiamo dato vita a dei gruppi Whatsapp per poter facilitare i contatti interpersonali e trasmettere, in modo più capillare e immediato, messaggi di natura pastorale e spirituale tra coloro che partecipavano normalmente alle iniziative pastorali nonché alla Santa Messa. Sono nati quindi i gruppi: Comunità Cattolica Alba Iulia; Comunità Cattolica Cluj; Comunità Cattolica Timisoara; Comunità Cattolica Bucarest. I partecipanti a tali gruppi stanno aumentando e raggiungono anche persone che, a causa della distanza oggettiva, non riuscivano a partecipare alle liturgie o alle iniziative organizzate dalle missioni.  A questo proposito, la missione di Iasi, usa come strumento, tramite Facebook, la Parrocchia Virtuale. Un'altra iniziativa è legata alla trasmissione della Messa domenicale delle 11:15 tramite youtube. La prima Messa  è stata celebrata e quindi trasmessa, dalla Cappella del Centro Don Orione di Voluntari, domenica 29 marzo  e si continuerà fino a che i nostri missionari potranno riprendere a celebrare la Messa nelle loro chiese. Si continua, sempre tramite gli strumenti offerti dalla rete, a preparare, bambini, ragazzi e adulti ai sacramenti dell'iniziazione cristiana e agli altri sacramenti. Preghiera, Prudenza, Positività e "Ave Maria e avanti!". (don Valeriano Giacomelli – Delegato Mci Romania)  

Migrantes Bergamo: in via di guarigione un cappellano della Sierra Leone

31 Marzo 2020 - Bergamo - C’è anche un sacerdote della Sierra Leone, cappellano della comunità afro-anglofona di Bergamo, tra le persone ricoverate a causa del coronavirus. Don Luis Corona ha rischiato la vita: è stato in rianimazione prima all’ospedale Gavazzini dell’Humanitas di Bergamo, poi a Busto Arstizio e poi all’ospedale di Garbagnate. Da alcuni giorni è in via di guarigione, accolto in una struttura sanitaria cattolica,  insieme ad altri cinque sacerdoti. La comunità cattolica conta già due morti filippini e numerosi infermieri stranieri risultati positivi. A Bergamo, una delle province più colpite dal coronavirus, “in questa fase non abbiamo alti numeri di stranieri contagiati perché sono giovani – racconta don Sergio Gamberoni, direttore della Migrantes di Bergamo – ma c’è preoccupazione per le badanti che lavorano a stretto contatto con gli anziani. Sia le une che gli altri hanno paura. Tra le categorie più in sofferenza abbiamo i lunaparkisti e i giostrai. Noi lavoriamo con la Caritas, le istituzioni pubbliche, aiutiamo i parroci e i comuni con i mediatori culturali. La rete sociale è forte e facciamo fronte alle emergenze”. L’ultimo provvedimento del governo nei confronti dei più fragili è quindi ben accolto: “Come Chiesa di Bergamo avremo la possibilità di integrare la parte scoperta – spiega -. Ma siamo convinti che l’emergenza sociale inizierà tra qualche settimana, per cui stiamo mettendo da parte dei fondi”.