Vangelo Migrante: commento al vangelo della Domenica delle Palme e della Passione del Signore (Mt 26, 14-27)

2 Aprile 2020 – 

Il brano del Vangelo conosciuto come Passio proclamato a più voci nella Domenica delle Palme, ci introduce nella Settimana Santa.

Il tempo che stiamo vivendo, anche in assenza delle coinvolgenti celebrazioni, è particolarmente indicato a farci comprendere innanzitutto che la Passione non è solo del Figlio di Dio; ma è Sua solo in quanto offerta per noi e partecipata con noi!

Su quella croce sono appese tutte le contrarietà del tempo presente: eravamo in grado (o pensavamo di esserlo) di esercitare ogni forma di libertà e ci siamo accorti che non bastiamo a noi stessi. Qualcosa riesce ancora a piegarci.

Pensavamo che le risorse a disposizione, i confini marcati, fossero tutte cose solo nostre, da difendere ad ogni costo, prima che un bene da condividere; ora tocca metterle a disposizione per la salute di tutti. L’umanità, anche nelle epidemie, non ha confini.

Papa Francesco parla di “abitudini falsamente risolutrici” che, unite ad egoismi e protervie ostinate hanno finito per abbandonare l’uomo al suo dolore e alla Sua croce e si stanno prendendo gioco di lui. Sebbene si possa pensare che l’uomo se le sia cercate e, quindi, si merita quello che subisce, la croce ci ricorda che l’uomo non è stato creato per esse ma esse, a causa del peccato, sono entrate nella vita dell’uomo.

Questa è la croce che Gesù partecipa con tutti: per il peccato viene accusato e condannato un innocente. Quante altre volte accade?

Eppure là dove tutto sembra finito, nella croce, si inizia a scrivere la Resurrezione.

Nello scherno dei presenti si chiarisce che il Dio di Gesù Cristo non è quello che restituisce, a comando, quello che ci ha chiesto nell’osservanza. Nell’ultimo grido si chiarisce chi è che ha bisogno e chi è l’unico in grado di rispondere. Nell’ultimo respiro si chiarisce che la resa dell’impotenza umana si risolve con la fede, non quella che si interroga sull’esistenza di Dio ma quella che si apre alla fiducia e ammette di avere bisogno di salvezza.

Il bisogno diventa abbandono a Dio. Dio non lo lascia cadere e ne fa un abbraccio-necessario. È l’inizio della fede: Dio inizia la Sua opera di salvezza nella croce prima ancora che nella discesa dalla croce.

 

Se una prova genera la necessità della fede; Dio risponde sempre e non dimentica nessuno appeso in croce.

E inventa la Resurrezione !

p. Gaetano Saracino

 

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