Primo Piano

E’ morto don Lucio Dalla Fontana: era stato missionario con gli italiani in Germania

25 Agosto 2020 - Vittorio Veneto – E’ scomparso sabato scorso, all’età di 60 anni, don Lucio Dalla Fontana, dal 2001 al 2009 in servizio pastorale con i nostri emigranti in Germania. Il sacerdote, morto presso l’ospedale civile di Frascati, è improvvisamente mancato il sacerdote don Lucio Dalla Fontana era attualmente in servizio presso l'Opera di Maria, del Movimento dei Focolari, e fino all'anno scorso, per un decennio, era stato parroco a San Polo di Piave e Rai. Don Dalla Fontana era arrivato nel 2001 nella Missione Cattolica Italiana di Francoforte Centro e dal 2007 al 2009, parroco della Mci di Badomburgh e Francoforte Hoechst/Nied. Don Lucio era nato nel 1959 a Thiene (VI) ed era stato ordinato prete a Tarzo nel 1986. La messa esequiale sarà celebrata a San Polo nella chiesa parrocchiale domani, mercoledì 26 agosto, alle 15, presieduta dal vescovo Vittorio Veneto, mons. Corrado Pizziolo, mentre la sera precedente, alle 20, sempre a San Polo nella chiesa parrocchiale, ci sarà un momento di preghiera con la recita del Rosario. Alla famiglia e alla diocesi la vicinanza della Fondazione Migrantes.  

Vescovi Messico: politiche migratorie più giuste e accessibili

25 Agosto 2020 - 25 Agosto 2020 - Città del Messico - Le politiche "che cercano di frenare e reprimere la migrazione favoriscono soltanto i gruppi criminali", per i quali chi scappa dalla propria terra e affronta lunghi viaggi per sottrarsi a sofferenze e ingiustizie è considerato alla stregua di un "oggetto di affari che genera ingenti somme di denaro". È la nuova denuncia dei vescovi messicani all’indomani dell’appello lanciato dal Papa all’Angelus. In un messaggio a firma del vescovo José Guadalupe Torres Campo, presidente della dimensione episcopale di pastorale della mobilità umana della Conferenza dei presuli del Paese, si ricorda l’anniversario del massacro dei 72 migranti avvenuto il 24 agosto 2010 a San Fernando, nello stato di confine di Tamaulipas: persone di diverse nazionalità (Brasile, Ecuador, Nicaragua, Honduras, Guatemala, El Salvador), che "cercavano una vita migliore" e vennero uccise brutalmente. Un evento drammatico che, per l’episcopato messicano, richiama alla memoria le tragedie di tanti altri migranti "che ancora oggi continuano a essere vittime della criminalità organizzata" e costituisce un forte richiamo a promuovere "politiche migratorie più giuste e accessibili che non costringano i migranti a vivere nella clandestinità" trasformandoli in "facile preda per questi gruppi". "Come Chiesa — assicurano i presuli — ci addolora la situazione che stanno attraversando molti fratelli e sorelle migranti, e siamo solidali con le famiglie di questi 72 e di tutte le persone migranti che sono stati vittime della criminalità organizzata nel nostro Paese e che oggi reclamano giustizia e verità". (Oss. Romano)

Peruviani in Italia: il 30 agosto preghiera per il Perù e per il mondo colpito dalla pandemia

25 Agosto 2020 - Roma - Il 30 di agosto in tutte le Messe e nella “vostra preghiera personale a pensare al Perù, a tutto il continente latinoamericano, al mondo, alle migliaia e milioni di nostri fratelli che sono morti e che moriranno a causa di questo virus, una preghiera particolare per quelli della foresta amazzonica, dove non hanno niente... nelle vostre cappellanie Latinoamericani, nella preghiera dei fedeli, mettiamo questa intenzione, anche nella nostra preghiera personale di recitare il Santo Rosario”. Lo chiede il coordinatore dei peruviani in Italia ricordando la protettrice del Perù, Santa Rosa da Lima morta a soli 32 anni, segnata da innumerevoli prove e sofferenze. “Lei aiuta i medici, gli infermieri che sono in Italia, tanti peruviani che lavorano nelle case di cura in Italia e negli ospedali”, ricorda il sacerdote: “voi infermieri peruviani che lavorate a Milano, Treviso, Torino, Loano, Roma, Genova e altri luoghi, continuate ad essere come la nostra cara Santa Rosa”. “Il giorno in cui morì vittima della peste – spiega – con febbri altissime, disse: ‘Gesù, Gesù, Gesù, sia sempre con me’ e così lasciò questo mondo e andò dal Padre. Chiedo a tutti di dire questa frase, ripetiamola sempre: Gesù, Gesù, Gesù, siate sempre con me, con il Perù, con tutte le vittime di questo virus mortale, con l'Italia e il mondo intero. Sotto lo sguardo compassionevole del Signore dei Miracoli, che Rosa amava tanto, insieme a San Martin de Porres sono nati entrambi a quasi 100 metri dal santuario, benedite il mondo, la chiesa, chi soffre e il nostro amato continente latinoamericano”.

Lesbo: voglia di scuola al campo profughi

24 Agosto 2020 -
Lesbo - C'è voglia di scuola a Moria: perchè la scuola è per il futuro, è speranza. E ce n'è tanto bisogno nel grande campo nell'isola di Lesbo, dove il tempo si ferma e i migranti, quasi tutti giovani, tantissimi bambini,  la vedono sbiadire. Lunedi 10 agosto primo giorno della scuola di inglese per il campo informale di Moria. La sede della scuola è al Frantoio vicino al mare dove la scorsa settimana è stato aperto il "ristorante dell'amicizia", che in quattro giorni è passato da 320 a 850 persone e coperti al giorno: ieri c’era riso, pollo al curry, verdure e gelato in una giornata da 33 gradi (all’ombra). C'erano state 32 iscrizioni. Ma si è sparsa la voce - si legge sul sito della Comunità di Sant'Egidio -  anche per la scuola, prima di cominciare. Le sedie preparate erano 50, in uno spazio grande, sanificate, distanziate. Alla porta le mascherine per ognuno, il gel per le mani. Accompagnati al posto. I primi studenti sono stati 82. Alcuni “uditori”: il più giovane di 8 mesi, con mamma e sorelle e fratelli. La più grande, forse 42 anni. Uno studente dal Congo, uno dal Togo. Tutti gli altri afghani. Penne e matite, i quaderni, ognuno il suo. Polacchi, italiani, catalani i maestri e tuttofare. Una bottiglietta d’acqua per ognuno, portata al posto. Scuola all’antica: lavagna, cancellino, pennarelli, i cori:  L come Lifevest, Salvagente, e come Lemon, Limone. V come Visa, Permesso di soggiorno. B come Brother, Fratello. S come Sister, Sorella e come School, Scuola.  Ogni lettera, ogni parola, un disegno fatto. Solo per F come Friendship non c’è stato bisogno. Insieme, con la mascherina, anche chi copiava le nuove lettere dalla lavagna, perché a scuola non c’è mai andato prima: “This - is - the – English -  school -of - Friendship”.

Migrantes e Caritas Palermo: “di fronte alla malattia siamo tutti uguali“

24 Agosto 2020 - Palermo - La Caritas e l’Ufficio Migrantes della diocesi di Palermo esprimono “forte preoccupazione” e “fermo dissenso” nei confronti dell’Ordinanza n. 33 del 22 agosto 2020 emanata dal Presidente della Regione Sicilia. Ciò che preoccupa nel testo del provvedimento, e nelle dichiarazioni rese alla stampa per presentarlo, è – si legge in una nota dei due uffici - “l’argomentazione solo in apparenza logica ma in realtà deficitaria sul piano razionale, nonché su quello umano ed evangelico”. L’Ordinanza parte “in verità da una costatazione del tutto condivisibile, mettendo in luce l’enorme disagio in cui versano oggi sia la popolazione siciliana, sia i migranti affluiti sulle nostre coste in questi mesi estivi. I motivi: penuria di strutture idonee all’accoglienza, assenza di servizi adeguati, mancata redistribuzione in ottemperanza agli accordi europei, deresponsabilizzazione degli altri Stati membri della CEE, fughe da hotspot e centri sovraffollati”, si legge nella nota: “ma già a questo livello la lettura del fenomeno si rivela fuorviante. Il disagio, il dolore, la fatica vengono giustamente attribuiti agli abitanti delle nostre isole senza prendere però in considerazione anche lo stato e il destino di migliaia di donne, di bambini e di uomini in fuga dalla fame e dalle guerre, che concludono in Sicilia, in maniera indegna, un lungo esodo in cerca di libertà e di vita buona. Come ha fatto notare a più riprese Papa Francesco, se dividiamo l’umanità in persone di serie A e di serie B, se non ci facciamo carico del dolore di tutti, siamo destinati al fallimento umano e politico”. Infatti, la conseguenza logica di questa situazione – secondo la Caritas e la Migrantes di Palermo - dovrebbe essere “una serie di atti amministrativi e legislativi volti a coniugare sicurezza e solidarietà, a tutelare i Siciliani e ad accogliere in maniera dignitosa i più poveri della terra. L’Ordinanza invece sceglie la via dell’ennesima negazione del diritto umano alla mobilità, la via mistificante di una nuova cosciente discriminazione. Tutti ricordano come la Regione Sicilia aveva nei mesi scorsi, per bocca dello stesso Presidente – si legge nella nota - prefigurato misure di controllo severissime per i turisti orientati a trascorrere le loro ferie in Sicilia (trovandosi tra costoro, anche persone provenienti da paesi ad alta diffusione primaria del covid). Di quel che fu preannunziato a maggio finora non si è visto nulla, né si sono messi in atto protocolli di sicurezza volti ad evitare assembramenti o altre forme di pericolosa promiscuità. Ma se coloro che provengono dai paesi del Nord del mondo, interessati fortemente dal coronavirus, possono muoversi ed entrare liberamente in Sicilia, perché i migranti no? Al contrario, quanti provengono dai paesi del Sud del mondo, quanti sono sottoposti giornalmente allo sfruttamento dell’Occidente, quanti hanno ‘ricevuto’ il covid dal Nord del pianeta, come una ennesima piaga, costoro no, non possono muoversi liberamente: rappresentano un pericolo sanitario. I poveri sono dunque pericolosi, devono essere discriminati, mentre proprio il covid ci ha insegnato che di fronte alla malattia siamo tutti uguali, che il virus non distingue i ricchi dai poveri, e si diffonde tra gli uni e tra gli altri, a causa degli uni e a causa degli altri, senza differenze di sorta”. La nota riporta, poi, le parole dell’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice durante il discorso alla Città del Festino di S. Rosalia il 14 luglio scorso:  “Se il virus non ci ha insegnato che il destino del mondo è uno solo, che ci salveremo o periremo assieme; se la pandemia ci ha resi ancora più pavidi e calcolatori, facendoci credere di poter salvare il nostro posto al sole, siamo degli illusi, dei poveri disperati. Basta con gli stratagemmi internazionali, con i respingimenti, basta con le leggi omicide”. Con l’Ordinanza del Presidente Musumeci si trasmette, a parere dei due uffici diocesani  un messaggio “intimamente sbagliato e antropologicamente pericoloso. Intimamente sbagliato, perché si attribuisce ai migranti la responsabilità di una diffusione del contagio che casomai è da attribuire alla mancanza di protocolli e di misure adeguate a tutelare i cittadini dell’isola e chiunque venga in Sicilia dall’Italia e dall’estero. Antropologicamente pericoloso, perché equipara i poveri agli untori e divide ancora una volta l’umanità in due, inconsapevolmente preparando e non evitando la catastrofe planetaria che verrà da un mondo disunito e disumano. È incredibile – dopo anni di studi e di ricerche sull’invenzione del capro espiatorio quale forma di perversione sociale – come vengano ancor oggi propinate teorie di questo tipo, utili forse demagogicamente sul piano del consenso politico spicciolo ma umanamente ed evangelicamente inaccettabili”. “Il Signore – ha affermato ieri papa Francesco all’Angelus – ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza. Sono stati vittime della cultura dello scarto”. “Solo l’abbraccio tra tutti gli uomini e l’abbraccio dell’umanità alla madre Terra potrà darci futuro e speranza”, conclude la nota.

Migrantes: dal 31 agosto a Pienezza il Corso di alta formazione

24 Agosto 2020 - Roma - Si svolgerà a Pianezza (Torino), dal 31 agosto al 4 settembre,  la prima edizione del Corso di alta formazione organizzata dalla Fondazione Migrantes  in collaborazione con il SIMI (Scalabrini International Migration Institute). Si tratta di un novità, creata dopo che molti direttori diocesani Migrantes avevano manifestato la volontà di occasioni per continuare ad incontrarsi e a formarsi. Il corso – “Fondazione Migrantes Oggi. Come,Dove, Perché?” si aprirà il 31 agosto con una introduzione del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis e di Cristina Molfetta dell’Ufficio ricerche. Seguirà Ferruccio Pastore che si soffermerà sul tema “La mobilità umana e le migrazioni oggi”; Giaocchino Camoese su “Migrazioni: elementi per discernere un segno dei tempi”. Tra le relazioni della settimana quella di Nello Scavo, giornalista di Avvenire, p. Aldo Skoda del SIMI, del Vicario generale della diocesi di Milano, il vescovo mons. Franco Agnesi, Sergio Durando, direttore dell’Ufficio Migrantes di Torino. Sono anche previste alcune meditazioni affidate a sr. Paola Barbierato mentre presiederanno le diverse liturgie – che concluderanno le giornate – mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo; mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti e Incaricato Migrantes della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle d’Aosta e l’arcivescovo di Torino e presidente della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle d’Aosta, mons. Cesare Nosiglia. Secondo le previsioni il Corso si terrà ogni anno nella regione italiana scelta per la celebrazione solenne della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, in modo anche da valorizzare le buone pratiche presenti negli uffici territoriali, spiega la Migrantes. Quest’anno la regione ecclesiastica scelta per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato è Piemonte-Valle d’Aosta. Il 27 settembre la celebrazione eucaristica principale si terrà a Torino, presieduta dall’arcivescovo, mons. Cesare Nosiglia e sarà trasmessa, alle ore 11, da Rai Uno.

R.Iaria

Mci Francoforte: da settembre don Laslau nuovo missionario

24 Agosto 2020 - Francoforte - Termina la sede vacante alla Missione Cattolica Italiana di Francoforte centro. Il primo di settembre, infatti,  don Matteo Laslau, assume la direzione della Comunità italiana della metropoli sul Meno. L’ingresso ufficiale, con la consegna da parte del Referent Heribert Schmitt del decreto di nomina, sarà domenica 13 settembre 2020, durante la Santa Messa delle 11.30, nella chiesa di S. Antonio (Savignystr. 25).    

Comunità di Sant’Egidio: oggi memoria di Jerry Masslo e di tutte le vittime del razzismo e dell’intolleranza

24 Agosto 2020 - Villa Literno  - Oggi,  a 31 anni dalla sua morte, la Comunità di Sant’Egidio ricorda Jerry Essan Masslo, il profugo sudafricano che alla fine degli anni Ottanta, fu ucciso per rapina nella povera baracca dove viveva insieme ai suoi compagni per la raccolta dei pomodori. Il suo omicidio commosse l’Italia provocando la prima grande manifestazione antirazzista dell’ottobre 1989 e suggerendo i primi provvedimenti legislativi nei confronti degli immigrati. "In un tempo difficile, a causa della pandemia, non vogliamo dimenticare - spiega la Comunità - il gravissimo problema dei braccianti stranieri sfruttati nelle campagne e costretti a vivere in alloggi più che precari. Un dramma a cui, a differenza di colf e badanti, il recente decreto ha potuto dare solo una risposta molto parziale, anche se, significativamente, proprio in Campania si è registrato il maggior numero di regolarizzazioni per i lavoratori agricoli. E restano soprattutto sentimenti di intolleranza e di xenofobia che occorre sempre condannare se si vuole costruire, per tutti, un futuro di pace, di giustizia e di integrazione". Masslo sarà ricordato oggi pomeriggio alle 17.30 al cimitero di Villa Literno, dove, davanti alla sua tomba la Comunità di sant'Egidio, sindacati e associazioni locali, daranno luogo ad una sua commemorazione, a cui seguirà una veglia di preghiera in ricordo anche dei tanti migranti morti, in diverse circostanze, mentre erano in Italia al lavoro nei campi.  

Lesbo: parte un nuovo gruppo di suore scalabriniane

24 Agosto 2020 - Piacenza – E’ partito un nuovo gruppo delle Suore Missionarie Scalabriniane per la missione a Lesbo. Sono suor Erica Ortiz, suor Maria Rosa Zanchin e suor Clarice Barp che insieme alla Comunità di Sant’Egidio sostengono i rifugiati che si trovano nel campo di Moria, che hanno fatto il loro viaggio della speranza verso l’Europa. Questa volta ad accompagnare le suore c’è anche Maria Vittoria Gazzola, giornalista piacentina, già a fianco delle Scalabriniane in altre attività missionarie. “Nonostante le restrizioni contingenti da e verso la Grecia per il Covid-19, stiamo partendo consapevoli della necessità di essere con i rifugiati in questo difficile periodo”, spiega sr. Milva Caro, superiora provinciale: “fra tanti porti chiusi a Lesbo si incontrano cuori aperti, di ogni parte del pianeta, di ogni fede, ma con un unico comune denominatore: la speranza di vivere in un mondo migliore”. Per Suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale, questa fase della missione a Lesbo “rientra nello straordinario progetto di collaborazione avviato con la Comunità di Sant’Egidio, che ringraziamo, a tutela dei migranti e dei rifugiati”.  

Mci Germania-Scandinavia: riunito il Consiglio di delegazione

24 Agosto 2020 - Francoforte - Si è riunito ieri il Consiglio di Delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane di Germania e Scandinavia in videoconferenza. Tra in punti all’ordine del giorno le novità dalle Comunità, un aggiornamento sul Convegno Nazionale Online di fine settembre e la programmazione dell’Anno Pastorale 2020-2021 in tempi di coronavirus.

Papa Francesco: “il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza

24 Agosto 2020 - Città del Vaticano – “Il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza. Sono stati vittime della cultura dello scarto”. Lo ha detto ieri mattina dopo la recita dell’Angelus papa Francesco ricordando “il decimo anniversario del massacro di settantadue migranti e San Fernando, a Tamaulipas, in Messico” che si ricorda oggi. “Erano – ha detto il pontefice - persone di diversi Paesi che cercavano una vita migliore”. Papa Francesco ha quindi espresso “la mia solidarietà alle famiglie delle vittime che ancora oggi invocano giustizia e verità su quanto accaduto. Il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza. Sono stati vittime della cultura dello scarto”.

R.Iaria

Vangelo Migrante: XXI domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Mt 16, 13-20)

20 Agosto 2020 - Parabole e domande: Gesù, ha scelto queste due forme particolari di linguaggio perché sono generative e coinvolgenti. In questa domenica con le domande “la gente chi dice che sia il Figlio dell’Uomo?” e “ma voi chi dite che io sia?” sembra voler muovere i suoi discepoli a guardare avanti: le risposte appagano e fanno stare fermi, le domande invitano a cercare e a camminare! Dinanzi al Suo operato si era creata non poca confusione: lo circondavano ammirazione e sconcerto: “nessuno può fare i segni che fai tu…; un grande profeta è sorto tra noi…; insegnava loro come uno che ha autorità…”; ma anche “è posseduto da uno spirito immondo; è fuori di sé; questo linguaggio è duro: chi può intenderlo?” Comunque un modo di fare fuori dagli schemi entro i quali si era cristallizzata l’immagine del Messia atteso da Israele. E siccome non si crede per sentito dire, Gesù va dritto al punto: ‘ma chi sono io per voi, per te?’ Un assedio che vuole espugnare il cuore dei discepoli, e il nostro, affinché possa esprimere dal profondo una consapevolezza di una intima e personale relazione con Lui. Non ha bisogno della risposta di Pietro per avere informazioni o conferme ma per sapere se Pietro gli ha aperto il cuore; a Lui interessa quella relazione. E la trova; non tanto nella risposta ma in ciò che di Lui arde nelle parole di Pietro: non sono parole secondo la carne ma di una sapienza che proviene dal Padre. In quel momento avviene una rivoluzione: Gesù destituisce il potere costituito dal sommo sacerdote in carica, Caifa (pietra), e pone il nuovo Cefa (Pietro) a capo della nuova casa, quella a cui Egli stesso, Gesù, si offre come pietra, roccia, su cui edificare, costruire il nuovo popolo di Dio. E gli promette la consegna sulle spalle delle chiavi del palazzo (cfr. prima lettura), il regno dei cieli, perché possa orientare il reale e la storia verso il Regno di Dio: assieme alla comprensione del mistero offrire la compassione della misericordia. Quelle chiavi (sulle spalle) sono il mistero della croce: Caifa metterà in croce Cristo, Pietro porterà la croce di Cristo. E con quelle chiavi la Chiesa cammina!

p. Gaetano Saracino

 

Centro Astalli: “lasciar morire in mare i migranti non ci rende più sicuri o immuni dai mali del mondo”

20 Agosto 2020 -
Roma - Il Centro Astalli esprime "profondo cordoglio" e "dolore" per le vittime e "preoccupazione per la sorte dei migranti che "cercavano di venire in Europa per fuggire dalla Libia, paese in guerra e altamente instabile". Così il centro dei gesuiti per i rifugiati dopo il naufragio che ha causato la morte di almeno 45 persone al largo della costa libica. "Evacuare i migranti dalla Libia è l’unico modo per interrompere l’ecatombe nel Mediterraneo", evidenzia il Centro Astalli che chiede l'impegno di risorse per "aprire vie legali e quote d’ingresso negli Stati europei per coloro che fuggono da povertà, guerre e crisi umanitarie. Lasciar morire in mare i migranti non ci rende più sicuri o immuni dai mali del mondo".

R.I.

 

Suore Scalabriniane: diario da Lesbo (2)

20 Agosto 2020 - Lesbo - Una donna si avvicina a noi. E’ venuta sola fin qui, a Lesbo, partendo dal Camerun. Ha 34 anni. Ha descritto il campo di Moria, dove vive, come un luogo di violenza. Vivevano in 20 in una delle centinaia di tende dell’area. Racconta delle condizioni precarie in cui è costretta a stare: il loro pavimento di terra è il luogo in cui mangiano e fanno i bisogni. Vivono lì tutte donne: hanno dovuto montare loro stesse un precario impianto elettrico spesso inutile, visto che rimangono al buio. La paura, specie tra loro, è costante: spesso si sentono le urla delle risse vicino alla loro tenda e, quando accade, non osano muoversi, temendo anche che con il coltello si arrivi a tagliare la tela della tenda e usare loro violenza. Nel campo di Moria le donne vengono violentate anche sotto gli occhi di chi dovrebbe occuparsi della sicurezza. Non muovono un dito e non vogliono entrare nel campo. Lasciano che lì dentro ci si autoregoli e prevalga la legge del più forte. Per andare a mangiare la fila è interminabile e spesso si vedono lunghe scie di sangue. Per i bagni e per lavarsi ci si alza alle 5 del mattino perché già poche ore dopo l’acqua è finita. C’è un certo sentimento di ostilità nell’Isola. I migranti percepiscono di non essere ben accolti e pensano che quella di farli stare male sia una strategia per disincentivare gli arrivi e farli rientrare a casa, luogo dove si sentono molto meno protetti che in Europa. Un nuovo gruppo di suore scalabriniane, oggi, si stanno preparando a dare il cambio al nostro. Una missione che vogliamo continuare a seguire, qui, in questo angolo di mondo.

Suore Scalabriniane

  La prima puntata qui 

Mci Germania-Scandinavia: riprende l’attività l’Udep

20 Agosto 2020 -

Francofore – L’Ufficio della Delegazione delle Missioni cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia che cura l’Erwachsenenbildung, l’UDEP (Ufficio Documentazione e Pastorale), dal primo di settembre potrà essere di nuovo pienamente attivo. Lo annuncia il delegato nazionale, p. Tobia Bassanalli in una lettera alle Mci. "Senza responsabile dal settembre del 2014, ora il posto potrà essere di nuovo occupato", scrive: l’Udep potrà riprendere la sua attività di formazione degli adulti e di ricerca. A guidarlo sarà la dr.ssa Paola Colombo, laureata in filosofia,  giornalista della ex-Radio Monaco e di Radio Colonia. Si affiancherà alla caporedattrice del mensile delle mci di Germania e Scandinavia, "Corriere d’Italia", Licia Linardi, curerà l’ufficio stampa e le altre pubblicazioni della Delegazione che attualmente è  anche impegnata nella stesura di un volume sulla storia del "Corriere d’Italia" in occasione del 70mo di fondazione.

R.Iaria

Naufragio migranti: almeno 45 morti davanti alle coste libiche

20 Agosto 2020 -

Milano - È successo quello che si temeva. Almeno 45 persone hanno perso la vita in un naufragio al largo della Libia, lunedì scorso. A confermare l’ennesima tragedia annunciata sono le agenzie Onu (Oim e Unhcr/ Acnur) in una nota congiunta. "Il peggiore naufragio da inizio anno davanti alle coste della Libia" scrivono in un tweet insieme.

"Senza un’operazione di soccorso dedicata e un meccanismo per gli sbarchi guidati dall’Ue, altre vite andranno perse nel Mediterraneo" avvertono. Circa 37 sopravvissuti, provenienti principalmente da Senegal, Mali, Ciad e Ghana, si legge in una nota, sono stati soccorsi da pescatori locali e posti in stato di detenzione dopo lo sbarco. Questi hanno riferito al personale dell’Oim che altre 45 persone, compresi cinque minori, hanno perso la vita a causa dell’esplosione del motore dell’imbarcazione al largo della costa di Zuara.

"Si continua a registrare l’assenza di programmi di ricerca e soccorso dedicati e a guida Ue. Temiamo che senza un incremento immediato delle capacità di ricerca e soccorso, ci sia il rischio che si verifichino disastri analoghi a quelli in cui si è registrato un elevato numero di morti nel Mediterraneo centrale, prima del lancio dell’operazione Mare Nostrum", denunciano le due organizzazioni.

L’Unhcr/Acnur e l’Oim esprimono forte preoccupazione per i recenti ritardi nelle operazioni di ricerca e soccorso. "Esortiamo gli Stati a rispondere rapidamente al verificarsi di tali eventi e a mettere a disposizione in modo sistematico e strutturato un porto sicuro per le persone soccorse in mare. I ritardi registrati nei mesi recenti, e l’omissione di assistenza, sono inaccettabili e mettono vite umane in situazioni di rischio evitabili". Intanto almeno altre quattro imbarcazioni con a bordo 450migranti hanno fatto perdere le tracce nel Mediterraneo centrale nelle ultime ore. Una di queste, localizzata nell’Area di ricerca e soccorso (Sar) delle acque libiche, con a bordo almeno 100 persone, è considerata dispersa.

A lanciare l’ennesimo allarme su Twitter l’ong Alarm Phone. Stando alla segnalazione, le altre tre barche si troverebbero in zona Sar maltese. Le tre imbarcazioni trasporterebbero rispettivamente 120, 80 e 150 passeggeri. Gli ultimi contatti risalgono alla mattinata di ieri.

Intanto proseguono anche gli sbarchi. Questa volta non si tratta però dell’isola di Lampedusa dove ieri sono invece cominciate le operazioni di imbarco sulla nave quarantena Aurelia di 250 migranti ospitati nell’hotspot sull’isola ormai al collasso. Un’imbarcazione con a bordo 115 migranti di varie nazionalità è stata intercettata al largo delle acque calabresi e condotta nel porto di Crotone. L’imbarcazione, secondo le prime informazioni, sarebbe partito dal porto di Antalaya in Turchia. L’operazione di soccorso è avvenuta la scorsa notte, con le persone provenienti da Siria, Afghanistan e Somalia. Fra essi ci sono 26 donne e 21 minori. Il sistema di soccorso è stato allestito nell’area portuale, con il personale medico che ha effettuato i primi accertamenti sanitari, al termine dei quali i migranti sono stati trasferiti nel centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto per il periodo di quarantena. A Lampedusa invece, dopo i ripetuti arrivi autonomi dei giorni scorsi, nel centro di accoglienza rimangono 800 migranti (a fronte di una capienza di 190) e la prefettura di Agrigento, d’intesa con il Ministero, sta lavorando per trovare posti disponibili in altre strutture sul territorio nazionale. Nel 2020, gli arrivi complessivi hanno già superato quota 16.700, il quadruplo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E nella notte sulla grande delle Pelagie non si sono verificati nuovi sbarchi. (Daniela Fassini - Avvenire)

Imprese straniere in Italia: la comunità più numerosa è originaria del Marocco

19 Agosto 2020 - Roma - La comunità straniera più numerosa per attività commerciali in Italia (63.619) è originaria del Marocco, seguita da quella cinese (52.727) e da quella romena (52.014). Più distanziata la coppia Albania (34.020) e Bangladesh (30.528). E’ quanto emerge da uno studio pubblicato da Unioncamere e Infocamere condotto attraverso il Registro delle Imprese e che fa emergere “profili molto diversi da paese a paese quanto a creazione di cluster territoriali”. Ad esempio, la comunità marocchina - la più numerosa in assoluto - è poco concentrata a livello territoriale con una presenza che raggiunge il massimo a Torino, dove ha sede il 7,1% dei tutte le attività originarie da quel paese. All'opposto, comunità più piccole - come quella egiziana o del Bangladesh - si segnalano per una forte tendenza alla concentrazione territoriale, al punto che nella sola Milano si raccoglie il 43,5% di tutte le imprese con un titolare nato in Egitto e a Roma ha messo le radici il 42,3% di tutti gli imprenditori provenienti dal Golfo del Bengala. Allo stesso modo si possono delineare cluster settoriali legati ai paesi di origine dei titolari: ad esempio, l'85% della presenza senegalese è nel commercio, come anche il 70% circa di nigeriani, marocchini e albanesi, mentre opera nelle costruzioni il 59% dei romeni e il 40% degli egiziani.  

Imprese straniere: in Italia 631 mila

19 Agosto 2020 - Roma - Continua a crescere la comunità delle imprese di stranieri in Italia ma l’effetto della pandemia ne frena l’espansione. Nel primo semestre del 2020 il saldo tra le nuove imprese e quelle che hanno chiuso i battenti si è attestato a 6.119 unità, portando lo stock di imprese di stranieri a raggiungere il valore di 621.367 unità, l’1% in più rispetto al 31 dicembre scorso. Se confrontato con lo stesso dato del 2019, il progresso evidenzia però un forte “effetto-frenata” dovuto al Covid-19: tra gennaio e giugno dello scorso anno, infatti, il bilancio tra aperture e chiusure di imprese di stranieri aveva fatto segnare 10.205 imprese, il 40% in più rispetto al dato di quest’anno. E’ quanto risulta dalla fotografia scattata da Unioncamere e InfoCamere sulle imprese di stranieri nel periodo gennaio-giugno dell’anno in corso, a partire dai dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio. La concentrazione maggiore di imprese di stranieri continua a registrarsi in Toscana, dove il 14,2% di tutte le attività economiche ha origini fuori dall’Italia. Liguria (13,7) e Lombardia (12,6) sono le regioni che seguono da vicino, insieme a Lazio, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia (tutte oltre il 12%). Con più del 10% anche il Veneto e Piemonte. La provincia a maggior tasso di imprenditoria straniera resta saldamente quella di Prato, con una quota del 30% sul totale delle iniziative imprenditoriali locali. Molto distanziata (con il 17,3%) segue Trieste, mentre altre quattro province (Firenze, Imperia, Reggio Emilia e Milano) si collocano oltre la soglia del 15%. Nei primi sei mesi del 2020, i progressi più sensibili hanno riguardato Roma (con 832 imprese di stranieri in più tra gennaio e giugno), Milano (+515) e Torino (+499) che occupano anche le prime tre posizioni in termini di numerosità assoluta di iniziative di stranieri (rispettivamente con 70.898 nella capitale, 58.316 nel capoluogo meneghino e 27.175 in quello sabaudo). La forma giuridica più diffusa resta quella dell’impresa individuale (475mila unità pari il 76,5% del totale, una quota di molto superiore alla media italiana, ridottasi negli ultimi decenni a circa il 52%). Poco meno di 100mila imprese di stranieri adottano invece la forma di società di capitali (96.964 unità, il 15,6% del totale). Le attività in cui si registrano il maggior numero di inziative di stranieri sono il commercio (circa 160mila), l’edilizia (120mila) e l’alloggio e ristorazione (48mila). Guardando però all’incidenza di queste realtà sul totale delle imprese operanti in Italia, i settori con l’incidenza più elevata di imprese di stranieri sono le telecomunicazioni (32,9%) e la confezione di articoli di abbigliamento (dove si arriva al 32%).

Mitilene: parrocchia e comunità di Sant’Egidio

19 Agosto 2020 - Lesbo - Circa 150 volontari della Comunità di Agios Aigidi, insieme ai sacerdoti, si alternano a Mitilene ogni settimana nel mese di agosto, offrendo i loro servizi ai rifugiati a Lesbo. La loro collaborazione con la parrocchia cattolica di Mitilene è armoniosa e scorre senza intoppi per il secondo anno quest'anno. La parrocchia li aiuta in ogni modo e aiutano la parrocchia offrendo il pasto ogni domenica ai profughi cattolici che vanno in chiesa in chiesa. La domenica di agosto, la Divina Liturgia nella chiesa parrocchiale di Panagia a Mitilene per i profughi cattolici, si tiene alle 10:00 in francese, alle 11:30 in inglese. e alle 19:00 a Panagiouda, fuori Moria, per chi non poteva venire la mattina in chiesa parrocchiale, mentre per i cattolici di lingua greca si tiene ogni secondo sabato alle 19:00. A circa 350 persone - per lo più famiglie con bambini molto piccoli provenienti da Afghanistan, Iran, Siria - è stato permesso di lasciare ogni giorno il Moria Pub per la loro cena, offerta dalla Comunità di Sant'Egidio in uno spazio in affitto. appena fuori Moria. Il tutto avviene nel rigoroso rispetto delle normative contro la diffusione del Covid-19, ma in un clima davvero di festa: la gratitudine visibile sui volti dei profughi aiuta a superare le barriere linguistiche. Attualmente ci sono circa 15.000 rifugiati a Lesbo. Molte Ong hanno cessato le loro attività e lasciato l'isola negli ultimi mesi, mentre si moltiplicano gli episodi di intolleranza e violenza nei loro confronti. La Chiesa cattolica attraverso la parrocchia della Trasfigurazione della Vergine, Caritas Hellas e la Comunità di Agios Aegidio rimane sui bastioni per aiutare i bisognosi. (P. Leon Kiskinis, parroco - www.santegidio.org)

Papa Francesco: “curare il virus dell’ingiustizia sociale, della disuguaglianza e dell’emarginazione”

19 Agosto 2020 - Città del Vaticano - "La pandemia ha messo allo scoperto la difficile situazione dei poveri e la grande ineguaglianza che regna nel mondo. E il virus, mentre non fa eccezioni tra le persone, ha trovato, nel suo cammino devastante, grandi disuguaglianze e discriminazioni. E le ha aumentate!". Lo ha detto Papa Francesco, nell’udienza generale di oggi, trasmessa in diretta streaming dalla biblioteca del palazzo apostolico, continuando il nuovo ciclo di catechesi sul tema: “Guarire il mondo” e incentrando la sua meditazione sull’argomento “L’opzione preferenziale per i poveri e la virtù della carità”. Dalla catechesi del Papa traspare la consapevolezza che "la risposta alla pandemia è duplice". "Da un lato, è indispensabile trovare la cura per un virus piccolo ma tremendo, che mette in ginocchio il mondo intero. Dall’altro, dobbiamo curare un grande virus, quello dell’ingiustizia sociale, della disuguaglianza di opportunità, della emarginazione e della mancanza di protezione dei più deboli", ha osservato papa Francesco, che ha ribadito, citando l' Evangelii gaudium, come "in questa doppia risposta di guarigione c’è una scelta che, secondo il Vangelo, non può mancare: è l’opzione preferenziale per i poveri". Il Pontefice ha, quindi, spiegato che "questa non è un'opzione politica, non un'opzione ideologica, di partiti", ma "è al centro del Vangelo". Papa Francesco ha poi indicato "un criterio-chiave di autenticità cristiana": "I seguaci di Gesù si riconoscono dalla loro vicinanza ai poveri, ai piccoli, ai malati e ai carcerati, agli esclusi e ai dimenticati, a chi è privo del cibo e dei vestiti". "Alcuni pensano, erroneamente, che questo amore preferenziale per i poveri sia un compito per pochi, ma in realtà è la missione di tutta la Chiesa", ha evidenziato il Papa, citando san Giovanni Paolo II.