Primo Piano

Centro Astalli: “Ue trasferisca subito i migranti dal campo di Moria”

9 Settembre 2020 -
Roma - Il Centro Astalli esprime seria preoccupazione per il grande incendio scoppiato a Moria, sull’isola di Lesbo in Grecia. I 12.500 migranti presenti nel campo, che ha una capienza massima consentita di 3mila persone, sono fuggiti nella notte per scampare alle fiamme.  “Da tempo i migranti e le organizzazioni umanitarie chiedono l’evacuazione del campo, denunciando il grave stato di degrado e abbandono – afferma padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli -. Bambini nati nel fango, suicidi in età giovanissima, abusi e violenze ai danni delle donne sono purtroppo situazioni che vi sussistono da anni. Migliaia di migranti, soprattutto in fuga da Afghanistan e Siria, sono costretti in un limbo senza prospettive e senza diritti”. “È il momento che l’Unione europea si mostri solidale: agisca per l’evacuazione immediata dei migranti da Lesbo, attraverso una redistribuzione negli Stati membri”, chiede padre Ripamonti: “Mai come in questo momento il rispetto della dignità e dei diritti dei migranti è strettamente connesso al contenimento della diffusione del Coronavirus. Eliminare luoghi in cui contenere migliaia di persone e gestire invece la distribuzione controllata di piccoli numeri di migranti tra gli Stati membri è misura necessaria per salvaguardare la sicurezza di tutti”.

Papa Francesco: pregare per gli studenti che “vengono privati così gravemente del diritto all’educazione, a causa di guerre e terrorismo”

9 Settembre 2020 - Città del Vaticano - Oggi si celebra la prima Giornata internazionale della tutela dell’educazione dagli attacchi, nell’ambito dei conflitti armati. Al termine dell'Udienza generale di questa mattina papa Francesca ha ricorsato la Giornata ed ha invitato a pregare per gli studenti che "vengono privati così gravemente del diritto all’educazione, a causa di guerre e terrorismo" ed esortato la Comunità internazionale ad "adoperarsi affinché vengano rispettati gli edifici che dovrebbero proteggere i giovani studenti. Non venga meno - ha concluso - lo sforzo per garantire ad essi ambienti sicuri per la formazione, soprattutto in situazioni di emergenza umanitaria".

Migrantes Piemonte-Valle d’Aosta: costruire una Chiesa e una società che siano capaci di leggere i segni dei tempi

9 Settembre 2020 - Torino - Le Migrantes del Piemonte e Valle D’Aosta sono “impegnate a costruire una Chiesa e una società che siano capaci di leggere i segni dei tempi e di posizionarsi sulla soglia, attenti ai cambiamenti e pronti ad aprire la loro porta”. Lo scrive in una nota il Coordinamento regionale degli uffici Migrantes delle diocesi delle due regioni che si si appresta a vivere, nelle sue diciassette diocesi, la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato con un intenso programma di iniziative che culminerà con la celebrazione a livello nazionale della Giornata il 27 settembre nel Duomo di Torino, con la S. Messa che sarà trasmessa in diretta su RAI 1, alle ore 11 presieduta dal presidente della Conferenza Episcopale regionale. Mons. Cesare Nosiglia. La scelta di celebrare a livello nazionale la 106° Giornata dedicata al Migrante e Rifugiato proprio nelle diocesi piemontesi e della Valle d’Aosta è motivo di “gioia e riconoscenza al Signore”, si legge nel testo – presentato questa mattina - dove si ricorda che il Piemonte è riconosciuto come “terra dei Santi sociali”, figure che in periodi diversi hanno avuto “la grande capacità di leggere i segni dei tempi e di essere solleciti nel rispondere alle emergenze e ai bisogni del territorio. La loro storia e il loro carisma è presente tutt’oggi e ci sollecitano a esprimere alcune preoccupazioni, raccomandazioni e richieste che riguardano i nostri fratelli e sorelle arrivati da lontano”. Il Piemonte, pur non essendo una regione interessata dagli sbarchi, rappresenta però un territorio di passaggio perché al confine con la Francia (attraverso la Valle di Susa e non solo) e un luogo di grande concentrazione stagionale di manodopera straniera per la raccolta della frutta (saluzzese). Torino e le grandi città, poi, evidenziano “la scarsa capacità delle politiche di includere tutti coloro, giovani nativi o immigrati, che in questi anni hanno sostenuto la crescita economica, ma che hanno al contempo maggiormente patito le difficoltà indotte dalla crisi e, negli ultimi mesi, dalla pandemia. Per i migranti, in particolare, la pandemia – scrivono gli uffici diocesani Migrantes -  ha rappresentato il passaggio dalla sovraesposizione mediatica e politica alla scomparsa dalla cronaca, per poi ritornare, con la ripresa degli sbarchi in Italia, a occupare la scena dipinti come ‘untori’ o ‘balordi’”. Il coordinamento Migrantes ritiene che “tra speranze e difficoltà il nostro futuro non possa prescindere dal pensare a un modello di società più giusto e inclusivo per tutti”. La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato l’occasione per evidenziare ancora una volta quanto “sia necessario continuare a fare perché i migranti, forzati e non, siano riconosciuti come portatori di doni e talenti oltre che di diritti e dignità. Noi credenti – scrivono – non possiamo che partire dalle parole di Gesù nel Vangelo di Matteo (25,35) ‘…Ero forestiero mi avete ospitato’”. Per questo roicordano “il grido dei 50 milioni di sfollati interni sparsi nel mondo” ricordati da papa Francesco nel messaggio per la Giornata:  “non possiamo dimenticare che anche in Italia ci sono degli sfollati che ancora attendono che le promesse di cura diventino fatti concreti; pensiamo, ad esempio, alle persone sfollate e ancora in abitazioni precarie nelle zone terremotate”. Le diocesi piemontesi e valdostane richiamano l’attenzione sugli “invisibili e i precari, perché escano da condizioni che li espongono a ricatti, sfruttamento ed emarginazione sociale” ed auspicano “una nuova politica sociale e del lavoro, che abbia una rinnovata visione sulla libera circolazione delle persone nei nostri territori e sulla presenza di stranieri” e che “finalmente si superi il binomio permesso di soggiorno-lavoro. L’Italia nel 2020 ha nuovamente risposto con lo strumento della sanatoria alla necessità di regolarizzazione di migranti irregolari sul territorio, spinta dal bisogno occupazionale di alcuni settori produttivi. Il messaggio che passa ai cittadini segue ancora la stessa narrazione di sempre: riconosciamo i migranti solo quando ne abbiamo estrema necessità, sicuramente non spinti da un sentimento di giustizia sociale”. Le Migrantes diocesane chiedono “il superamento dei Decreti sicurezza ancora in vigore” ed evidenziano l’urgenza del “riconoscimento della cittadinanza almeno a chi è nato o è arrivato da giovane in Italia, vi risiede stabilmente e ha completato un ciclo di studi nel nostro Paese”.

Raffaele Iaria

 

“Io, suora e medico tra Covid e naufraghi”: l’intervista su “Credere” di sr. Angela Bipendu

9 Settembre 2020 - Milano -   Angela Bipendu è una suora di origine congolese ma è anche un medico in prima linea. Ha lavorato sul campo nelle due grandi emergenze del tempo presente: i naufragi dei migranti del Mediterraneo e l’epidemia di Covid-19 in provincia di Bergamo. Per lei la medicina è prima di tutto soccorso alle persone più indifese ma anche vicinanza e parole di conforto. Ora il suo sogno è specializzarsi in cardiochirurgia e tornare in Africa. Una storia straordinaria che racconta il settimanale Credere in edicola da domani, giovedì 10 settembre. Anche il mensile della Fondazione Migrantes "MigrantiPress" nel numero di maggio ha pubblicato una intervista alla religiosa. Suor Angela, 46 anni, è arrivata in Italia quando il suo ordine religioso, le suore Discepole del Redentore, l’avevano assegnata in Sicilia una comunità di consorella anziane da curare. Lì ha capito che la professione medica poteva essere la sua vocazione accanto alla consacrazione religiosa. E così, a 35 anni, si è iscritta alla Facoltà di Medicina dell’Università di Palermo. Dopo la laurea si è imbarcata per due anni sulle navi della Guardia costiera italiana come volontaria del Cisom (Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta). Lì ha soccorso i migranti che in mare rischiano la vita. E tanti ne ha visti raccogliere oramai morti. "Cercavano la pace, quei migranti, questo mi dicevano sempre", racconta. "Scappavano dalle bombe, dalle guerre, dal pericolo. Sarebbe un errore da parte nostra dimenticare il dolore che questa gente si lascia alle spalle. Sarebbe però anche un errore da parte loro non rispettare le regole del Paese che li ospita e volere tutto e subito". Poi per suor Angela è arrivato l’incarico alla Guardia medica dell’Azienda territoriale sanitaria provinciale di Bergamo. E da lì, una delle zone più colpite, ha vissuto le settimane drammatiche dell’emergenza coronavirus. "Ho trovato gente scoraggiata, in cerca di conforto", racconta. "Gente che mi moriva tra le mani. Non mi sono mai sentita così demoralizzata come in quei giorni. Una notte ho dovuto fare quattordici constatazioni di decessi. Un’altra, mentre sistemavo l’ossigeno a un paziente, mi sono ritrovata a spiegare che Dio non abbandona nella sofferenza, il diavolo non c’entra col Covid, sono gli uomini che a volte fanno errori". Discriminazioni per il colore della sua pelle? "Mai subite", assicura. "La gente semmai si stupisce che sono medico e suora. "Una suora vera o finta?", mi chiede. Nei turni notturni ricevo il triplo dei pazienti dei miei colleghi forse perché non prescrivo solo la cura ma li lascio parlare. Arrivano per un mal di pancia e finiamo con il parlare delle loro paure. Vengono anche solo per affidarmi una richiesta per Dio, visto che io gli sono vicina e mi ascolta, dicono. Vengono tossicodipendenti, anziani o persone di altre religioni. Nel frattempo qualcuno si è pure convertito al cristianesimo, saranno i frutti della mia doppia missione. Una volta ho detto che sarei potuta tornare in Sicilia ora che l’emergenza della pandemia sembra attenuata e sa cosa mi hanno risposto? Che raccoglieranno le firme per farmi restare!".

Spettacolo viaggiante: domenica la chiusura della Festa internazionale di teatro-circo sociale

9 Settembre 2020 - Roma - Si concluderanno domenica 13 settembre gli eventi di strada, spettacoli di circo, laboratori creativi e letture per i più piccoli della Festa internazionale di teatro-circo sociale dedicata ai bambini e alle famiglie di Roma e giunta alla sesta edizione.  Tanti sono stati gli appuntamenti: truccabimbi, letture per grandi e piccini con Le storie abitano i libri: storie di circo e clownerie e The little reader–letteratura per l’infanzia, una libreria unica nel suo genere situata in zona Esquilino e gestita da una ragazza inglese di origini indiane, presente alla manifestazione con un’esposizione di libri e album illustrati, anche in lingua inglese, sul tema circo. Domenica, alla chiusura, sarà presente l’artista di strada Mario Barnaba con il suo spettacolo Tutto in valigia.

R.I.

GMRR: oggi la presenzazione delle iniziative nella regione del Piemonte e Valle d’Aosta

9 Settembre 2020 -
Torino - Saranno presentate questa mattina a Torino le iniziative per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che vedrà, in Italia, al centro la regione ecclesiastica Piemonte e Valle d'Aosta, scelta dalla Commissione Episcopale per le Migrazioni e dalla Fondazione Migrantes.
Alla conferenza stampa parteciperanno l'arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, il vescovo di Asti e incaricato regionale Migrantes della Conferenza episcopale di Piemonte/Valle d'Aosta (CEP), mons. Marco Prastaro, e il direttore della Migrantes di Torino, Sergio Durando.
Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata sul tema “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”, sarà presentato da mons. Nosuglia mentre mons. Pastaro presenterà il messaggio del Coordinamento Migrantes di Piemonte e Valle d'Aosta, composto da 17 diocesi, dal titolo "'...mi avete ospitato'. La Migrantes regionale per un modello di società più giusto e inclusivo per tutti".
Oltre alla Santa Messa di domenica 27 settembre in diretta Rai dal Duomo di Torino, Sergio Durando illustrerà il ricco programma di eventi che si terranno nel mese di settembre in tutta la regione, e in particolare nel capoluogo. Inoltre sarà presentato l'Inno ufficiale della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2020, composto a Torino da un gruppo di giovani musicisti volontari della Migrantes e un documento del Coordinamento Migrantes regionale.
R.Iaria

Lampedusa: centro di accoglienza per migranti è stato svuotato

9 Settembre 2020 -
Agrigento - Il Centro di accoglienza di Lampedusa è stato svuotato: tutti i migranti che lo occupavano fino a ieri sono stati trasferiti a bordo della nave inviata dal governo nazionale, su richiesta del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Nel frattempo, sempre nella giornata di ieri  è arrivata una seconda nave per l’accoglienza, ed è previsto l’arrivo di una terza unità navale. I migranti che sbarcheranno da adesso in poi sull’isola saranno accompagnati al Centro di accoglienza per le sole visite mediche e per l’identificazione, quindi saranno trasferiti a bordo di una delle navi che stazionerà nel mare di Lampedusa.
All’interno del Centro di accoglienza saranno effettuati interventi per adeguare la struttura alle norme sanitarie legate all’emergenza Covid-19, sarà inoltre installata una nuova recinzione estera. Questi temi sono stati al centro della riunione che si è tenuta  a Lampedusa, con il sindaco Totò Martello e i rappresentanti di carabinieri, polizia, guardia di finanza, vigili del fuoco, Capitaneria di porto, Usmaf, agenzia Dogane, Asp, Protezione civile, Croce rossa e Invitalia. La riunione è stata coordinata dal prefetto Michele Di Bari, capo dipartimento Libertà civili e immigrazione del ministero dell’Interno. “Tutto sta procedendo secondo le direttive concordate nel corso della riunione della scorsa settimana a Palazzo Chigi con il presidente Conte, il ministro Lamorgese, il presidente della Regione Musumeci e altri esponenti del governo nazionale”, ha detto Martello. “Finalmente a Lampedusa la situazione sta tornando alla normalità”, ha aggiunto. (Dire)

Rosario per l’Italia: domani dal Santuario “Regina Pacis di Fontanelle” presieduta di mons. Piero Guida

8 Settembre 2020 -

Roma -  Il "Santo Rosario per l’Italia" domani andrà in onda  dal santuario diocesano Regina Pacis di Fontanelle nella diocesi di Cuneo. L’iniziativa è quella promossa dai media della Cei durante questo difficile periodo legato alla pandemia da Coronavirus. Domani, , alle 21, è la diocesi, quindi di Cuneo, a ricevere  il testimone di questa staffetta di preghiera che dal mese di marzo sta facendo il giro d’Italia. A guidare il rosario sarà il vescovo, mons.  Piero Delbosco. Accanto a lui il Rettore del Santuario don Giuseppe Panero e il vescovo emerito mons. Giuseppe Cavallotto. Animerà la preghiera una rappresentanza del Coro interparrocchiale “Pacem in terris” di Cuneo. Le meditazioni ad ogni mistero, preparate dalle sorelle clarisse del Monastero Santa Chiara di Boves, sono tratte dai testi dei Servi di Dio don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudo.

La celebrazione sarà trasmessa da Tv2000 (canale 28 del digitale terrestre), sulle frequenze di Radio inBlu e in streaming su Facebook.

GMMR: il Piemonte si prepara a celebrare la giornata a livello nazionale

8 Settembre 2020 -
Torino -  La regione ecclesiastica Piemonte e Valle d'Aosta è stata scelta dalla Commissione Episcopale per le Migrazioni e dalla Fondazione Migrantes per le iniziative centrali della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo 27 settembre.
Domani mattina a Torino una conferenza stampa per presentare le iniziative. Parteciperanno l'arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, il vescovo di Asti e incaricato regionale Migrantes della Conferenza episcopale di Piemonte/Valle d'Aosta (CEP), mons. Marco Prastaro, e il direttore della Migrantes di Torino, Sergio Durando.
Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata sul tema “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”, sarà presentato da mons. Nosuglia mentre mons. Pastaro presenterà il messaggio del Coordinamento Migrantes di Piemonte e Valle d'Aosta, composto da 17 diocesi, dal titolo "'...mi avete ospitato'. La Migrantes regionale per un modello di società più giusto e inclusivo per tutti".
Oltre alla Santa Messa di domenica 27 settembre in diretta Rai dal Duomo di Torino, Sergio Durando illustrerà il ricco programma di eventi che si terranno nel mese di settembre in tutta la regione, e in particolare nel capoluogo. Inoltre sarà presentato l'Inno ufficiale della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2020, composto a Torino da un gruppo di giovani musicisti volontari della Migrantes.
Raffaele Iaria

Migrantes: a Frascati l’incontro degli operatori pastorali “Amici dei Rom”

8 Settembre 2020 - Roma - Sarà Villa Campitelli a Frascati (Roma) ad ospitare, questo fine settimana (11-13 settembre) l’incontro riservato agli operatori  Migrantes per la pastorale con Rom e Sinti. “Si tratta – spiega la Fondazione Migrantes - di un momento pensato non soltanto per quanti sono già impegnati in questa pastorale specifica, ma anche per quanti vorrebbero iniziare ad impegnarsi in essa”. Tra i i partecipanti il vescovo ausiliare di Roma e incaricato della pastorale Migranes della Conferenza Episcopale del Lazio, mons. Gianpiero Palmieri, il catecheta Enzo Beemmì, la presidente delle teologhe italiane, Cristina Simonelli. Durante la tre giorni diverse le testimonianze di operatori pastorali impegnati sull'intero territorio nazionale. I lavori saranno aperti e conclusi dal direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis.  

Corso Migrantes, mons. Nosiglia: la presenza di immigrati nel nostro Paese è una “risorsa positiva”

8 Settembre 2020 -

Da un mese in mezzo al mare

8 Settembre 2020 -

Milano - Sono bloccati da oltre un mese, dopo aver salvato 27 persone tra cui un bambino e una donna incinta a rischio annegamento nel Mediterraneo. Malta li aveva avvisati, chiedendo di dirigersi verso il gommone in pericolo. Ed ora sono ancora lì, bloccati, a poche miglia dall’isola, con quel carico umano di disperazione. Una situazione che sta diventando sempre più insostenibile, giorno dopo giorno. Il capitano e l’equipaggio della Maersk Etienne, la nave mercantile che ha salvato i naufraghi, sono allo stremo. "La frustrazione cresce ogni giorno. Queste persone sono disperate, hanno bisogno di assistenza. Dobbiamo poter sbarcare il prima possibile". Il capitano della nave Etienne, Volodymyr Yeroshkin, affida a un video il suo ultimo appello per chiedere un place of safety(porto sicuro, ndr) per le 27 persone soccorse in mare dalla sua nave mercantile, ormai più di un mese fa, il 5 agosto scorso. Da allora l’imbarcazione è ferma nelle acque territoriali maltesi, a poche miglia dalla costa, in attesa che le autorità rispondano alle continue richieste di aiuto e autorizzino lo sbarco.

La Etienne è una petroliera del gruppo Maersk, non attrezzata per l’assistenza dei migranti. Dopo settimane, la situazione a bordo è diventata invivibile e le scorte alimentari cominciano a scarseggiare. Domenica per disperazione tre migranti si sono gettati in mare: sono stati subito soccorsi dall’equipaggio, ma ormai la resistenza di tutti è al limite. "Non possiamo più restare ad assistere inerti mentre i governi ignorano il dramma di queste persone", ha dichiarato Guy Platten, segretario generale dell’International Chamber of Shipping (Ics), la principale associazione internazionale di commercio di armatori e operatori mercantili che, in una nota congiunta con Unhcr/Acnur, l’Agenzia Onu per i Rifugiati e l’Oim (l’Organizzazione internazionale per le migrazioni) lancia un appello ai governi affinchè trovino subito una soluzione per i profughi a bordo del mercantile. "Non è la prima volta che ciò accade – ha aggiunto – ed è necessario che i governi adempiano i propri obblighi. Il tempo stringe e la responsabilità di garantire l’incolumità e la sicurezza di queste persone spetta senza ombra di dubbio ai ministri di questi governi. Questa situazione non riguarda il Covid. Si tratta molto semplicemente di una questione umanitaria".

"I governi si sono rifiutati di autorizzare il comandante della nave a far sbarcare i migranti e i rifugiati fuggiti dalla Libia, violandoil diritto internazionale – si spiega nel comunicato –. I membri dell’equipaggio condividono cibo, acqua e coperte coi naufraghi soccorsi. Tuttavia, non sono opportunamente formati né in grado di assicurare assistenza medica a quanti ne abbiano necessità. Le imbarcazioni mercantili non costituiscono un ambiente sicuro per queste persone vulnerabili, le quali devono essere condotte immediatamente presso un porto sicuro". L’Ics - si aggiunge nella nota - si è appellata all’Organizzazione marittima internazionale affinché intervenga con urgenza per "mandare un chiaro messaggio ribadendo che gli Stati devono garantire che i casi di ricerca e soccorso in mare siano risolti conformemente alla lettera e allo spirito del diritto internazionale".

"L’assenza di un meccanismo di sbarco chiaro, sicuro e strutturato a beneficio delle persone soccorse nel Mediterraneo continua a mettere a rischio vite umane", ha dichiarato il Direttore Generale dell’Oim, António Vitorino. "Oim e Acnur si appellano da tempo agli Stati affinchè abbandonino l’attuale approccio che prevede l’adozione di accordi ad hoc e istituiscano uno schema per cui gli Stati costieri si assumano pari responsabilità nell’assicurare un porto sicuro, e al quale gli altri Stati membri UE diano seguito mostrando solidarietà". Quello in cui è coinvolta la Maersk Etienne è il terzo caso, in un anno, in cui una nave mercantile rimane bloccata dopo aver condotto soccorsi in mare. Secondo le agenzie delle Nazioni unite la prassi di impedire lo sbarco delle persone, tenendo le navi al largo "si sta aggravando". Anche una portavoce della Commissione europea, ieri, ha chiesto lo sbarco immediato dei naufraghi dalla Etienne. "Una volta soccorse, le persone devono essere fatte sbarcare rapidamente per assicurare la loro sicurezza e quella dell’equipaggio della nave che conduce il salvataggio. Chiediamo con urgenza agli Stati membri di lavorare insieme affinché questo accada, con spirito di solidarietà e responsabilità collettiva. Gli Stati costieri hanno responsabilità essenziali, ma non devono essere lasciati soli". (Daniela Fassini - Avvenire)

Luogo di vocazione

8 Settembre 2020 - Ebbene, lo diciamo con un sentimento di grande commozione, e di profonda gratitudine a Dio; sì; alla Nostra famiglia, non così povera in verità come ad alcuno piacque presentarla, ma soprattutto ricca di doni celesti: agli esempi dei Nostri buoni genitori, papà e mamma, sempre scolpiti nel cuore: all’atmosfera di bontà, di semplicità e di rettitudine che abbiamo respirata fin dall’infanzia, dobbiamo gran parte della Nostra vocazione sacerdotale ed apostolica. (Discorso del Santo Padre Giovanni XXIII alle partecipanti al IX Congresso nazionale del Centro italiano femminile, III Domenica di Quaresima, 1 marzo 1959) A meno di due mesi dall’Angelus commentato nell’articolo di settimana scorsa, papa Giovanni torna sul tema della famiglia incontrando le partecipanti al IX Congresso nazionale del Centro italiano femminile: un’associazione nata nell’ottobre del 1944 (ed ancora esistente) come collegamento di donne e di associazioni di ispirazione cristiana, per contribuire alla ricostruzione del Paese attraverso la partecipazione democratica e l’impegno di promozione umana e di solidarietà. A queste donne riunite in assemblea, il Papa rivolge un esteso discorso in cui, anche in questa circostanza, prevale il calore della testimonianza personale. Poco dopo l’esordio, il suo riferimento alla famiglia d’origine è forte, anche perché questa volta il ricordo si fa sentimento di “profonda gratitudine” in ordine anche alla sua vocazione al sacerdozio. Prima di proseguire nel suo dire il pontefice richiama, dunque, l’attenzione su un atteggiamento che non può essere dato per scontato. Al padre, alla madre, all’ambiente in cui nasciamo, nel bene e nel male noi dobbiamo molto di quello che saremo da grandi, lì si impianta come in embrione la nostra vocazione. È un concetto semplice dal punto di vista della comprensione, ma ciò nonostante non sempre facile da vivere con consapevolezza ed il Papa sembra spontaneamente portato a tornarci più volte offrendo anche a noi oggi uno stimolo a rifletterci. Conseguentemente a ciò Giovanni XXIII prosegue il suo discorso affidando alle donne presenti e a quelle del mondo, più in generale, “l’amore alla famiglia, intesa come naturale ambiente per lo sviluppo della personalità umana, e come provvidenziale rifugio, nel quale si placano e si addolciscono le tempeste della vita, si spengono gli allettamenti delle inclinazioni indisciplinate, e si combattono gli influssi dei mali esempi”. Qui, nel linguaggio, ma anche nella sostanza percepiamo la distanza dei tempi, se non altro perché oggi siamo purtroppo abituati a considerare che molte delle difficoltà delle famiglie – a partire dalle violenze domestiche – nascono all’interno di esse e anzi si cercano fuori le agenzie tese alla cura e al risanamento delle stesse. Forse, però, anche su questo potremmo fare tesoro dell’insegnamento pontificio. Di fatto sono dall’esterno che arrivano molti degli elementi di disgregazione dei nuclei famigliari e questi ultimi possono proteggersi non chiudendosi in un isolamento anacronistico ma facendo rete coltivando i germi positivi che l’istituzione famigliare, prima ancora che il sacramento del matrimonio, porta con sé. È in quest’ottica che il Papa elogia il Centro italiano femminile, la cui azione sociale ha avuto un impatto notevole nel nostro Paese non solo negli anni della ricostruzione. Oggi il numero delle associazioni famigliari, di ispirazione cristiana e no, è aumentato a dismisura, ma è istruttivo constatare come fin dall’inizio non sia mai mancato il sostegno e la “confortatrice” benedizione dei Papi che si sono succeduti e che non hanno mai smesso di mettere la famiglia al centro del loro interesse pastorale. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Viminale: circa 20mila i migranti sbarcati sulle nostre coste nel 2020

7 Settembre 2020 - Roma - Sono 19.995 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è aggiornato dal Ministero dell'Interno alle 8 di questa mattina. Dei circa 20mila migranti sbarcati in Italia nel 2020, 7.961 sono di nazionalità tunisina (40%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.052, 15%), Costa d’Avorio (975, 5%), Algeria (876, 4%), Pakistan (780, 4%), Sudan (702, 3%), Marocco (586, 3%), Somalia (560, 3%), Egitto (519, 3%), Afghanistan (409, 2%) a cui si aggiungono 3.575 persone (18%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Migrazioni: coniugare umanità e sicurezza

7 Settembre 2020 - Milano - Il governo ha disinnescato la mina di Lampedusa con un mini-decreto ad hoc. Ha fatto ciò che aveva promesso, appena il giorno prima, al sindaco Totò Martello e al presidente siciliano Nello Musumeci. La questione del giorno va però inquadrata nel contesto che l’ha prodotta. Gli approdi via mare in Italia sono effettivamente aumentati quest’anno, soprattutto in estate, rispetto ai numeri molto bassi degli ultimi due anni: al 4 settembre il Ministero dell’Interno ha registrato 19.926 persone sbarcate, una cifra quasi pari a quella dell’intero 2018 (20.210) e molto superiore ai minimi toccati nel 2019 (5.624). Siamo però ben lontani dai valori raggiunti a metà del decennio: 166.000 nel 2014, 152.343 nel 2015; 178.000 nel 2016, prima che nel 2017 i controversi accordi con la Libia cominciassero a comprimere, costi quel costi, le partenze. Non c’è proporzione tra i numeri attuali e la percezione di un "ritorno dell’emergenza" simile a quello allora dichiarato. Quanto alle ragioni dell’aumento dei numeri, la spiegazione non è univoca, ma appare innegabile che la duplice crisi, libica e tunisina, abbia influito sulla ripresa delle partenze. Dietro ai Paesi di frontiera, la crescente instabilità dell’area del Sahel appare destinata a sua volta a indebolire il sistema di controllo dei transiti finanziato dall’Unione Europea. La sensazione di un abnorme sovraffollamento nella piccola isola ha invece in gran parte una causa che non dipende dalla geografia. Gli sbarchi attuali sono prevalentemente "spontanei": le persone arrivano dal Nord-Africa con i loro pur precari mezzi, al prezzo di notevoli rischi (almeno 500 vittime stimate dall’inizio dell’anno). Il fatto che raggiungano Lampedusa però non può essere disgiunto dalla drastica riduzione delle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo, sia da parte dei mezzi militari, sia a opera delle navi delle Ong. In precedenza, i soccorritori intercettavano i natanti dei profughi in mare aperto e, coordinati dalle autorità italiane, li conducevano nei porti sicuri in quel momento più disponibili ad accoglierli. La dismissione dei dispositivi di soccorso in mare si è abbinata con lo smantellamento del sistema di accoglienza a terra. Non si sa dove alloggiare i richiedenti asilo perché gran parte dei cosiddetti hotspot e dei centri di accoglienza sono stati chiusi, ritenendo non servissero più. Non c’è nulla come rinunciare a prepararsi ad affrontare un fenomeno per trasformarlo in un’emergenza... Di certo le resistenze ad accogliere, in Sicilia, in Calabria e altrove, traggono oggi alimento dalla paura dei contagi. Si è notato che tra gli sbarcati il 3% è risultato positivo ai test, un dato più che doppio rispetto alla media nazionale. Non si è posta però altrettanta attenzione a un aspetto decisivo: i profughi sono tutti sistematicamente sottoposti a controlli medici, consentendo quindi di isolare le persone contagiate. A differenza di quanto avviene con turisti, villeggianti, diportisti, frequentatori di discoteche e locali notturni. Per garantire la prevenzione sanitaria - e tenere a bordo il più a lungo tutti, compresi donne e bambini - stanno arrivando a Lampedusa altre navi-quarantena: uno strumento pensato e adottato forse più per rassicurare l’opinione pubblica e per tenere al minimo le fibrillazioni in Parlamento e nel Governo. Le organizzazioni che si occupano di accoglienza ne hanno segnalato subito l’inadeguatezza, indicando come alternativa l’istituzione di strutture-ponte a terra, di dimensioni ridotte, prima dell’ingresso in accoglienza. Le vere o presunte paure dei residenti hanno prevalso sul dovere di proteggere in modo equilibrato sia chi accoglie, sia chi ha diritto di essere accolto. La paura della perdita di consenso, o di strumentalizzazione politica, sembra continuare a perseguitare come un’ombra chi governa e chi siede nelle Camere, e a condizionarne le scelte. La strategia delle navi-quarantena fa il paio con l’ennesimo rinvio della riforma dei decreti-sicurezza. E ora il problema è soprattutto la scadenza elettorale del 20-21 settembre. Ma ci sono temi su cui un Governo definisce il suo profilo politico e anche etico, la sua immagine, l’impronta che lascerà. E non vi è dubbio che la politica dell’accoglienza e dell’asilo rientri fra questi. Un grande e civile Paese sa coniugare umanità e sicurezza. E chi lo guida non ha paura di dimostrarlo ai concittadini. (Maurizio Ambrosini - Acvvenire)   ​  

CCEE: a Praga, dal 25 al 27 settembre 2020, l’Assemblea Plenaria

7 Settembre 2020 - Praga - L’annuale Assemblea Plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa si terrà a Praga, nella Repubblica Ceca, dal 25 al 27 settembre 2020. Considerate le attuali disposizioni sanitarie e le difficoltà di spostamento da alcuni Paesi, a causa della pandemia da Covid-19, i Presidenti delle Conferenze Episcopali nazionali che non potranno raggiungere Praga, parteciperanno ai lavori in videoconferenza, spiega una nota. Il tema scelto per questa Plenaria è: “La Chiesa in Europa dopo la pandemia. Prospettive per il creato e per le comunità”.  A partire dall’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, nel quinto anniversario della sua pubblicazione, e alla luce di quanto sta accadendo nel mondo intero a causa del Covid-19, i vescovi europei si incontrano per "riflettere sui cambiamenti e sulle ripercussioni che la pandemia sta provocando". I lavori della Plenaria si soffermeranno su quali sono le conseguenze religiose, pastorali ed ecologiche dopo il Coronavirus e, a partire da questi tre aspetti, ogni Presidente illustrerà la situazione della propria Conferenza Episcopale.  Nel confronto comune, poi, sarà dato risalto a cosa "stiamo imparando dalla pandemia e che cosa significa tutto questo per la cura del Creato". (R.I.)  

Afrobrix: conclusa ieri a Brescia la manifestazione culturale

7 Settembre 2020 - Brescia - Tre giorni di musica, cinema, arte, teatro e cultura per la prima edizione di Afrobrix, il festival multiculturale dedicato alla musica, cinema, arte, teatro e cultura afrodiscendente che si è concluso ieri a Brescia. Ispirati dal “Decennio Internazionale per le Persone di Origine di Africana dell’ONU”, il team organizzativo ha ideato questa iniziativa: una kermesse multidisciplinare rivolta a tutti gli artisti, media entertainers, influencers ma anche gruppi e il mondo dell’imprenditoria che sono legati alla realtà dell’afrodiscendenza e alla sua cultura, che si sta evolvendo e contaminando tra Europa e mondo afro. L'afrodiscendenza nasce dal continente africano. Significa avere un legame culturale o geografico con l'Africa. Afrobrix ha voluto  "celebrare l’afrodiscendenza, un concetto ampio e pluriforme, eterogeneo e in continua trasformazione. È un'appartenenza identitaria, collettiva e insieme soggettiva. È in certi casi una rivendicazione orgogliosa della propria pluriforme appartenenza sociale e culturale". Da questo concetto Afrobrix vuole creare "una piattaforma d’espressione per la moltitudine di persone nate e cresciute o giunte in Europa e di discendenza afro. Con Afrobrix si vuole affermare che l’afrodiscendenza è un valore aggiunto, nella convinzione che appartenere a più luoghi, comunità e culture arricchisca l’individuo e la società, e permettendo un dialogo e la crescita di una società più universale". Brescia da tempo ha "una forte presenza afrodiscendente, è per questo che il team organizzativo immagina la città come futuro centro di riferimento per artisti ed eccellenze afrodiscententi provenienti dal contesto italiano ed europeo. Brescia come piattaforma e Afrobrix come appuntamento d’eccellenza per lo scambio di idee e pratiche, insieme alla continua rigenerazione di nuove forme d’arte".

Cagliari : al Lazzaretto la Giornata mondiale di migranti e rifugiati

7 Settembre 2020 - Cagliari – « Mediterraneo, mare di meticciato e frontiera di pace”. Sarà il tema al centro della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra a Cagliari il 26 e 27 settembre, in due momenti. Sabato 26 alle 17.30, al Lazzaretto di Sant'Elia un convegno che ha come relatori Oliviero Forti, della Caritas Italiana, che propone una relazione sul tema: « Immigrazione e Mediterraneo. Oltre la crisi», e            mons. Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari, che invece proporrà il tema «Mediterraneo, frontiera di pace», già presentato nell’incontro di Bari del 19-23 febbraio scorsi. Gli interventi saranno preceduti dai saluti dell'arcivescovo di Cagliari, mons. Giuseppe Baturi e dalle autorità civili ed istituzionali del territorio. L'incontro terminerà con la preghiera comunitaria, presieduta dal mons. Baturi, in memoria delle vittime nel Mediterraneo e omaggio floreale in mare. Domenica 27 invece alle 11.30, nella basilica di Nostra Signora di Bonaria, la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Francesco Cacucci e concelebrata dall’arcivescovo di Cagliari, mons. Giuseppe Baturi, alla quale sono state invitate le comunitàà etniche, le associazioni di volontariato, i volontari Caritas e Migrantes e gli insegnanti di religione. Nel corso della due giorni, organizzata dall'Ufficio diocesano Migrantes e dalla Caritas, verrà anche presentato il Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale: «Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni». Un tema che se trova maggiore attinenza nei continenti di emigrazione, come Africa, Asia e America, in Europa viene declinato con quella necessaria attenzione di cui anche il conduttore televisivo, Piero Angela, ha parlato in una recente trasmissione. Uno studio sul Dna degli antichi romani ha infatti mostrato  come la capitale dell'Impero sia stato crocevia di etnie. Secondo quanto individuato dagli studiosi la varietà genetica presente a quei tempi a Roma era decisamente ampia: individui provenienti da Nord Africa, Vicino Oriente, e regioni del Mediterraneo europeo, sono il segno di un continuo spostamento da e verso la capitale dalle diverse parti dell'Impero. Una commistione di popoli che conferma come la mobilità sia da sempre una caratteristica dell'umanità: ieri come oggi, il Mediterraneo è luogo di incontro di popoli di diverse etnie, capaci di costruire ponti e dialogo. Tema più che mai attuale quello dei migranti, alla luce della situazione dei giorni nostri.  In particolare da tempo si registrano tragedie del mare, con decine di persone morte nel Mediterraneo, specie nel canale di Sicilia, così come è continuo l'afflusso di migranti che sbarcano nelle coste sud occidentali della Sardegna. Le rotte algerine e tunisine sono particolarmente battute e per questo occorre che l'Europa si faccia carico dei problemi che bloccano lo sviluppo dell'intero continente africano. La mobilità umana è parte della storia del mondo, come dimostrano gli studi presentati di recente. Occorre governare il fenomeno. (Migrantes Cagliari)

Correzione fraterna

7 Settembre 2020 - Città del Vaticano - “Il chiacchiericcio è una malattia più brutta del covid”. Non ha dubbi, Papa Francesco, nel condannare l’abitudine di parlar male delle persone. Il chiacchiericcio, il pettegolezzo sono come le bombe del terrorismo aveva detto nel marzo di tre anni fa. E incontrando la Curia romana, Natale 2014, aveva parlato delle chiacchiere come malattia grave “che inizia semplicemente, magari solo per fare due chiacchiere, e si impadronisce della persona facendola diventare ‘seminatrice di zizzania’ (come satana), e in tanti casi ‘omicida a sangue freddo’ della fama dei propri colleghi e confratelli. È la malattia delle persone vigliacche, che non avendo il coraggio di parlare direttamente parlano dietro le spalle”. Proprio non vanno giù, a papa Francesco, chiacchiere e pettegolezzi, perché una parola chiave nella vita del credente è proprio comunione. Diceva Sant’Agostino: dimentica l’offesa ricevuta, non la ferita di un tuo fratello. Accostare le chiacchiere al covid ci porta anche a riflettere su un termine che ormai è entrato nel parlare comune: distanziamento sociale. Cioè invito a essere asociali, prendere le distanze dall’altro, quasi rifiutarlo. Non sarebbe stato meglio parlare di distanza fisica, distanza fra persone. Ma tant’è. Ma torniamo al Vangelo di domenica. Facile amare una persona cara, che ci vuole bene, con la quale condividiamo pensieri e gesti; meno facile quando l’altro è distante da noi per parole, gesti; difficilissimo quando da questa persona riceviamo un’offesa. Papa Benedetto XVI, all’angelus di settembre del 2011, ricordava che “tutta la legge di Dio trova la sua pienezza nell’amore, così che, nei nostri rapporti con gli altri, i dieci comandamenti e ogni altro precetto si riassumono in questo: amerai il tuo prossimo come te stesso”. Il comandamento dell’amore non conosce distanze: non c’è un prossimo da amare e un altro da tenere distante, da non amare. Questa è la grande sfida cui il cristiano è chiamato, e in questo amore reciproco il cristiano scopre il potere della misericordia divina; scopre che il fratello non può essere abbandonato. In questo amore che supera il rifiuto, che si apre all’altro, si sgretolano tutti i muri e crollano le barriere che noi stessi abbiamo eretto. Nelle parole prima della preghiera dell’Angelus, papa Francesco commenta il brano di Matteo, che contiene il cosiddetto discorso ecclesiale, comunitario, che mette in evidenza alcune difficoltà che già si presentavano nelle prime comunità cristiane. È il brano della correzione fraterna, dice papa Francesco, della “duplice dimensione dell’esistenza cristiana: quella comunitaria, che esige la tutela della comunione, cioè dell’unità della Chiesa, e quella personale, che impone attenzione e rispetto per ogni coscienza individuale”. Così Gesù suggerisce una “pedagogia del recupero”, per correggere il fratello che ha sbagliato, che si articola in tre momenti: vi è innanzitutto l’incontro personale, cioè “non mettere in piazza il suo peccato”, ma “andare dal fratello con discrezione, non per giudicarlo ma per aiutarlo a rendersi conto di quello che ha fatto”. Se questo non basta, mai dire “si arrangi, me ne lavo le mani. No, questo non è cristiano”. Il secondo passo è presentarsi a lui con una o due persone: “i due testimoni – precisa il Papa – sono richiesti non per accusare e giudicare, ma per aiutare”. Se anche questo non basta ecco il terzo passo: dirlo alla comunità. “Gesù aggiunge”, ricorda Francesco: “se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano”. Una frase, ha spiegato, “in apparenza così sprezzante, in realtà invita a rimettere il fratello nelle mani di Dio: solo il Padre potrà mostrare un amore più grande di quello di tutti i fratelli messi insieme”. Andare incontro all’altro, dunque, non chiacchierare alle sue spalle, non raccontarlo agli altri. Dice il Papa: “quando noi vediamo uno sbaglio, un difetto, una scivolata, in quel fratello o quella sorella, di solito la prima cosa che facciamo è andare a raccontarlo agli altri, a chiacchierare. E le chiacchiere chiudono il cuore alla comunità, chiudono l’unità della Chiesa. Il grande chiacchierone è il diavolo, che sempre va dicendo le cose brutte degli altri, perché lui è il bugiardo che cerca di disunire la Chiesa, di allontanare i fratelli e non fare comunità”.

Fabio Zavattaro

Fratelli tutti: la nuova enciclica di papa Francesco

5 Settembre 2020 - Fratelli tutti” è il titolo della nuova Enciclica, la terza, di papa Francesco. Il testo sulla fraternità e l’amicizia sociale sarà firmata dal pontefice ad Assisi sabato 3 ottobre prossimo. Lo annuncia questa mattina la Sala Stampa della Santa Sede con una dichiarazione del direttore, Matteo Bruni. Il pontefice, come informa la Prefettura della Casa Pontificia arriverà al Sacro Convento di Assisi dove celebrerà la Santa Messa presso la Tomba di San Francesco, e al termine firmerà l’Enciclica. “A motivo della situazione sanitaria, è desiderio del Santo Padre che la visita si svolga in forma privata, senza alcuna partecipazione dei fedeli. Appena terminata la celebrazione, il Santo Padre farà rientro in Vaticano”, dice Bruni. Il documento papale anticipa nei tempi di poco oltre un mese il grande convegno convocato ad Assisi per la fine di novembre, dedicato all’Economia di Francesco. L’annuncio della visita è stata data anche dal portavoce del Convento di Assisi, p. Enzo Fortunato. “È con grande gioia e nella preghiera - ha affermato il Custode del Sacro Convento, p. Mauro Gambetti - che accogliamo e attendiamo la visita privata di papa Francesco. Una tappa che evidenzierà l'importanza e la necessità della fraternità”. “A nome di tutta questa Chiesa che al Poverello diede i natali di luce e di fede – ha detto il vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino  - e lo vide contrassegnare di sé tutti gli angoli di questa Città benedetta, ringrazio papa Francesco per questo gesto che ci riempie di commozione e di gratitudine”. “Fratelli tutti” è la terza enciclica di Papa Francesco, dopo Lumen Fidei – la cui stesura era stata iniziata da Papa Benedetto XVI – e Laudato sì. Papa Francesco aveva firmato un un altro documento magisteriale  fuori dalle mura vaticane. Nel marzo 2019, infatti, a Loreto, firmò l’esortazione apostolica postsinodale “Christus vivit”.  

Raffaele Iaria