Primo Piano

Papa Luciani e le migrazioni

26 Agosto 2020 - Roma – “Dio vi perdoni per quello che avete fatto” dice ai cardinali usciti dal Conclave, uno dei più brevi della storia. E’ il 26 agosto 1978 e il nuovo pontefice, Giovanni Paolo I, si è appena affacciato alla Loggia centrale di San Pietro per salutare i fedeli riuniti in piazza alla notizia della nomina del successore di Pietro. Avrebbe voluto dire qualcosa a quella gente, papa Albino Luciani (questo il suo vero nome) ma il rigido cerimoniale non lo prevede: “non rientra nella consuetudini”. Lo fa però il giorno successivo, domenica, al suo primo Angelus. Parla in modo semplice e schietto, ma diretto. “Ieri mattina io sono andato alla Sistina a votare tranquillamente. Mai avrei immaginato quello che stava per succedere”, confida sorridendo, quasi si sente vittima di una improvvisazione. E’ stato eletto al quarto scrutinio di un Conclave-lampo, durato solo un giorno. Sceglie di portare il nome dei due papi che lo hanno preceduto: Giovanni XXIII e Paolo VI. Si chiamerà infatti Giovanni Paolo I. “Ho fatto questo ragionamento”, confida ai fedeli in quel suo primo discorso. “Papa Giovanni ha voluto consacrarmi lui con le sue mani qui nella Basilica di San Pietro; poi, benché indegnamente, a Venezia gli sono succeduto sulla cattedra di San Marco, in quella Venezia che è ancora piena di papa Giovanni”. E oggi nel paese natale, Canale d’Agordo, provincia di Belluno, a quasi mille metri sul livello del mare, una celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego invitato dal vescovo di Belluno-Feltre, mons. Guido Marangoni. Nella sua omelia il presule ferrarese ha evidenziato come il tema delle migrazioni era molto “caro a papa Luciani, che aveva visto il padre, la madre e altri familiari emigranti, partire alla ricerca di un lavoro in Svizzera. La chiamata alla santità chiede a ciascuno di noi – ha detto - pastori e fedeli, di vincere l’ipocrisia e avere il coraggio della verità e della testimonianza cristiana”. Papa Francesco nell’enciclica Laudato sì ricorda che “la situazione attuale del mondo provoca un senso di precarietà e di insicurezza, che a sua volta favorisce forme di egoismo collettivo. Quando le persone diventano autoreferenziali e si isolano nella loro coscienza, accrescono la propria avidità. Più il cuore della persona è vuoto, più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare. In tale contesto non sembra possibile che qualcuno accetti che la realtà gli ponga un limite. In questo orizzonte non esiste nemmeno un vero bene comune” . La santità “non cresce sull’egoismo e l’individualismo, ma solo nella condivisione e nell’attenzione agli altri e al mondo. Come è stato capace Papa Luciani, il cristiano, il pastore di questa terra, che di Giovanni XXIII ha raccolto il coraggio di una riforma della Chiesa sfociata nel Concilio Vaticano II e di Paolo VI ha fatto suo il coraggio di un dialogo con il mondo, coniugando evangelizzazione e promozione umana”. Il futuro Papa varie volte ha parlato di emigrazione ricordando: “mia madre, da ragazza, ha lavorato in una fabbrica svizzera. Il papà, quand'ero fanciullo, lavorava in Svizzera da muratore. Ricordo quando il papà, di primavera, ripartiva da casa con la sua valigia e la tristezza di quei momenti. Ricordo come venivano lette e commentate le sue lettere. In una parola, ho visto e vissuto il dramma della emigrazione. Per questo è con tenerezza e viva comprensione che mando il mio cordiale saluto e che formulo i miei auguri per le famiglie che rivivono oggi quanto la mia famiglia ha provato ieri”. Varie anche le visite del futuro papa agli emigrati in varie occasioni come al santuario di Mariastein, dove incontra molte famiglie di emigrati veneti e amministra la cresima. Ma anche, come ricorda lo storico Marco Roncalli, in Brasile con l’incontro con emigrati della sua regione di più di una generazione, “parlando con loro non tanto il portoghese quanto il dialetto delle radici, tenendo persino prediche e discorsi in veneto, riuscendo a commuovere questi suoi lontani corregionali fra i quali anche suoi parenti”. E poi in Germania a Magonza dove partecipa alla “Giornata del lavoratore italiano all’estero” infondendo – scrive Roncalli – “coraggio ai connazionali e citando i suoi genitori che avevano fatto la loro stessa esperienza”. E nel 1965 scriveva: “qualche vescovo si è spaventato: ma allora domani vengono i buddisti e fanno la loro propaganda a Roma, vengono a convertire l’Italia. Oppure ci sono quattromila musulmani a Roma: hanno diritto di costruirsi una moschea. Non c’è niente da dire: bisogna lasciarli fare. Se volete che i vostri figli non si facciano buddisti o non diventino musulmani, dovete fare meglio il catechismo, fare in modo che siano veramente convinti della loro religione cattolica”. Parole che molti ancora oggi fanno fatica ad accettare.

Raffaele Iaria

Circo: ad ottobre Festival di Latina e Festa dell’arte circense italiana insieme

26 Agosto 2020 - Roma - Festival del Circo di Latina e Festa dell’arte circense italiana insieme. Potrebbe avvenire ad Ottobre all’interno del Festival di Latina. Da un lato, infatti, la Famiglia Montico sta lavorando alla 21esima edizione dell’International Circus Festival of Italy di Latina. Dall’altro l’Ente Nazionale Circhi sta ragionando sulla seconda edizione di “Viva il Circo!”, la festa dell’arte circense italiana. L’idea sulla quale si sono trovati a convergere il presidente e direttore del Festival, Fabio Montico, e il presidente dell’Ente Nazionale Circhi, Antonio Buccioni – spiega il sito dell’Enc - è quella di unire le forze e concentrare il richiamo di entrambi gli appuntamenti artistici, che ovviamente hanno valenza e finalità diverse, nei giorni in cui dovrebbe tenersi il Festival a Latina. Le date ipotizzate sono quelle comprese fra il 15 e il 19 ottobre 2020.  

Papa Francesco: mercoledì prossimo riprendono le udienze generale con la presenza di fedeli

26 Agosto 2020 - Città del Vaticano - Mercoledì prossimo, 2 settembre, riprenderanno le Udienze generali del mercoledì di Papa Francesco con la presenza dei fedeli. Lo rende noto la Prefettura della Casa Pontificia attraverso Bollettino della Sala Stampa della  Santa Sede. Seguendo le indicazioni sanitarie delle Autorità, le udienze del mese di settembre  - spiega la nota -  si svolgeranno nel Cortile San Damaso del Palazzo Apostolico, con inizio alle ore 9,30. La partecipazione sarà aperta a tutti coloro che lo desiderano, "senza bisogno di biglietti".

R.I.

Diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie: domani con 20 seminaristi ad Andria per conoscere e fare esperienza nei luoghi della carità e solidarietà.

26 Agosto 2020 -

Andria - Domani, giovedì 28 Agosto, la Casa Accoglienza “S. Maria Goretti” della Diocesi di Andria ospiterà mons. Leonardo D'Ascenzo, vescovo di Trani-Barletta-Bisceglie e 20 seminaristi, accompagnati da don Cosimo Delcuratolo, responsabile diocesano della formazione, per vivere una giornata di preghiera e di conoscenza dei luoghi di esercizio della carità della nostra comunità ecclesiale.

I seminaristi e mons. Leonardo D'Ascenzo avranno modo di conoscere i servizi di carità che la Casa Accoglienza “S. Maria Goretti” della Diocesi di Andria, le Case Famiglia e le Case di Accoglienza della Comunità “Migrantesliberi”, presidio da anni dell’esercizio e servizio di Carità donato al prossimo, al povero, al forestiero, all’altro.

I seminaristi, inoltre, vivranno una esperienza di servizio nelle case famiglia e di accoglienza della Comunità “Migrantesliberi”, nata dalla esperienza della stessa Casa Accoglienza, condividendo con gli ospiti il pranzo presso le Case Famiglia e di Accoglienza della Comunità “Migrantesliberi”, presenti nella Città di Andria, dove conosceranno le storie e i tanti volti dell’accoglienza. Sicuramente per i seminaristi sarà un’esperienza che li porterà a diretto contatto con la carne viva dell’umanità sofferente e piagata dall’indifferenza e dall’abbandono.

Un richiamo spirituale forte ai fondamentali della vocazione, infatti per Papa Francesco sono gli anni più favorevoli quelli del seminario per imparare a stare con il Signore Gesù Cristo, "imparare ad ascoltarlo e a contemplare il suo volto". Serve dunque dedicare un adeguato impegno alla formazione spirituale visto che – per il il Papa– “…l’esperienza del silenzio e della preghiera è fondamentale: è lì, nel rimanere alla sua presenza, che il discepolo può conoscere il Maestro, come da Lui è conosciuto – direbbe San Paolo. Ma è essenziale anche l’incontro con Gesù nel volto e nella carne dei poveri. Anche questo è parte integrante della formazione spirituale del seminarista”.

Papa Francesco: “non possiamo stare a guardare” di fronte alla disuguaglianza

26 Agosto 2020 -  Città del Vaticano - “Quando l’ossessione di possedere e dominare esclude milioni di persone dai beni primari; quando la disuguaglianza economica e tecnologica è tale da lacerare il tessuto sociale; e quando la dipendenza da un progresso materiale illimitato minaccia la casa comune, allora non possiamo stare a guardare. No, questo è desolante”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco all’udienza generale del mercoledì. “Dobbiamo – ha aggiunto - agire tutti insieme, nella speranza di generare qualcosa di diverso e di meglio. La speranza cristiana, radicata in Dio, è la nostra àncora. Essa sostiene la volontà di condividere, rafforzando la nostra missione come discepoli di Cristo, il quale ha condiviso tutto con noi”. “Se ci prendiamo cura dei beni che il Creatore ci dona, se mettiamo in comune ciò che possediamo in modo che a nessuno manchi – ha concluso il Papa -, allora davvero potremo ispirare speranza per rigenerare un mondo più sano e più equo”.  

E’ morto don Giampiero Maria Arabia: era missionario in Germania

26 Agosto 2020 - Cosenza - Era nato a Rogliano il 5 dicembre del 1965. Diceva di essere nato proprio alla fine del Concilio e il suo sacerdozio ed il suo impegno doveva essere quello di saldare fede e arte come via per comunicare a fede. Così, dopo l'esperienza nella parrocchia di San Pietro in Rogliano e gli studi al Liceo artistico di Cosenza, ha fatto il suo ingresso in Seminario San Pio X di Catanzaro. Da qui è iniziato il suo lavoro di ricerca per trovare anche nella via dell'arte, della musica, della scultura e della pittura lo spazio per l'evangelizzazione attraverso la bellezza. Dopo aver proseguito le sue esperienze ed insegnato religione cattolica nei licei romani è stato ordinato sacerdote ed ha proseguito i suoi lavori artistici arricchendo di pitture, icone e mosaici diversi presbiteri e chiese in varie diocesi italiane. Ma la sua capacità di lavorare la pietra, di creare con i tasselli figure ed immagini del tutto uniche, lo ha portato a lavorare dalla Sicilia (diocesi di Noto) alla stessa Roma dove i suoi mosaici sono presenti in tante chiese parrocchiali (spicca fra tutte la chiesa di San Luca al Prenestino), ma anche a Cuba e in Germania dove attualmente operava pastoralmente. Sacerdote da quasi vent'anni, li avrebbe compiuti il prossimo 9 settembre. Nel 2006 è stato incardinato nella diocesi di Roma dove ha collaborato in alcune parrocchie e proseguito gli studi per la Licenza in teologia dogmatica alla Pontificia Facoltà Gregoriana. Parroco della Parrocchia di Nostra Signora del Suffragio e Sant’Agostino di Canterbury dal 2009 al 2018, è stato membro della Commissione Diocesana per l’Arte Sacra ed i Beni Culturali dal 2011 al 2018. Attualmente era missionario nella Diocesi di Aachen (Germania). In questi giorni era rientrato in Italia per un breve periodo di riposo. Avrebbe raggiunto la famiglia a Rogliano per fine mese. Don Giampiero ha accusato un malore ed è stato ricoverato al Policlinico Umberto I di Roma. dove si è spento il giorno dopo (domenica 23 agosto) per sopraggiunti problemi cardiaci. La notizia della scomparsa ha provocato incredulità e immenso dolore nella Capitale, in Calabria, nei luoghi dove è conosciuto ed ha lavorato. Don Giampiero era un sacerdote molto apprezzato per il livello di preparazione teologica e culturale, per il talento e le competenze nel campo dell’architettura e per le sue capacità artistiche. Sarà celebrata una santa messa domani, giovedì 27 agosto alle 9, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie al Trionfale in Roma. Da lì la salma partirà alla volta di Rogliano dove nel pomeriggio sarà allestita la camera ardente e in serata si terrà una veglia di preghiera. Il giorno successivo, secondo le normative sanitarie per il Covid, sarà celebrata una messa con i familiari e i confratelli sacerdoti presieduta dall’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Francescantonio Nolè. Poi don Giampiero sarà tumulato nella tomba di famiglia del cimitero roglianese.

Enzo Gabrieli

Migrantes Genova: “la nostra Chiesa accoglie”

26 Agosto 2020 - Genova - “La Chiesa che è in Genova, comunque, accoglie!”. Lo spiega l’arcivescovo di Genova, mons. Marco Tasca in occasione del nuovo Bando di Gara della Prefettura di Genova, per rinnovare le attuali accoglienze dei richiedenti asilo. La diocesi di Genova “parte inequivocabilmente dal Vangelo”. Papa Francesco nel messaggio della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo 27 settembre scrive: “Quasi ogni giorno la televisione e i giornali danno notizie di profughi che fuggono dalla fame, dalla guerra, alla ricerca di una vita dignitosa. Si tratta di una sfida pastorale alla quale siamo chiamati a rispondere con i quattro verbi che ho indicato: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. L’accoglienza “non è, dunque, quella del mero affittacamere, ma è un’esperienza che parte dal cuore di chi ha compreso che è necessario condividere”, spiega il direttore Migrantes di Genova, mons. Giacomo Martino aggiungendo che il Decreto Sicurezza del 14 giugno 2019, oggi in parte già bocciato e ancora in revisione alla Corte Costituzionale, aveva negato, tra le varie restrizioni, anche il permesso di soggiorno per motivi umanitari con conseguenze disastrose sui progetti di integrazione per i richiedenti asilo. I più sono, quindi, finiti nelle strade senza documenti. “Il Comune di Genova, avendo compreso che i fenomeni se non sono gestiti diventano davvero dei problemi – spiega mons. Martino - aveva fatto, coerentemente, richiesta di aumentare i numeri di accoglienza dello Sprar (ora Siproimi). Questo progetto di accoglienza con i Comuni supera quello dei Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria) e ha ottenuto ottimi risultati di integrazione lavorativa e sociale sul nostro territorio. La richiesta del Comune al Ministero era, poi, caduta nel nulla”. Quelo che rammarica, secodo il direttore Migrantes di Genova è che “nonostante la circolare del Ministero degli Interni del 4 febbraio del 2020 ravvisasse tutta una serie di problematiche che, dal Decreto Sicurezza, hanno reso le accoglienze più difficili e i territori più insicuri, molte Prefetture non abbiano recepito i molteplici correttivi insistentemente suggeriti dal Ministero stesso. Oggi, l’attuale Bando di Gara a Genova appare uno strumento meramente assistenziale e limitatamente abitativo. Le altre realtà di accoglienza in città non assicurano di offrire i posti necessari”. La Circolare Ministeriale offriva “molte indicazioni” su correttivi da applicare al bando, prima e dopo, inclusa, in ultimo, anche l’opportunità di “valutare la revoca del bando in autotutela onde procedere a rimodularlo nel senso sopra indicato e, quindi, a pubblicarlo nuovamente”. Papa Francesco dice che “la pandemia ci ha ricordato come siamo tutti sulla stessa barca. Ritrovarci ad avere preoccupazioni e timori comuni ci ha dimostrato ancora una volta che nessuno si salva da solo”, quasi a sottolineare – aggiunge il sacerdote - che “il rischio del contagio da parte dei migranti si risolve semplicemente controllando, isolando e curando chi sta male. Come per tutti!”. “La Chiesa genovese accoglie. Parteciperà conscia – concòlude il direttore Migrantes - delle gravi restrizioni concesse pur in questo periodo di grave emergenza impegnando anche le sue risorse per la Carità”. È una risposta consapevole e generosa in linea con l’ultimo Angelus del 23 agosto in cui il Papa “ci incoraggia” rammentandoci che: “Il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza. Sono stati vittime della cultura dello scarto”.

Raffaele Iaria

Migrantes Sicilia, mons. Noto: no a provvedimenti contro i migranti nella logica del capro espiatorio

25 Agosto 2020 - Palermo - Pubblichiamo l’intervento del vescovo di Noto, mons. Antonio Staglianò, delegato della Conferenza episcopale siciliana per le Migrazioni (Migrantes), sull’ordinanza n. 33 del governatore della Sicilia, Nello Musumeci, sui migranti. “Le prove possono indurire o temprare”, scriveva in tempi difficili Etty Hillesum. Vale per l’esperienza del Covid e del dopo-Covid, di questo tempo ambivalente: al rigore con cui abbiamo arginato il pericolo, è subentrata tanta incertezza e oscillazione nei comportamenti e nei provvedimenti a tutti i livelli. E questo forse potrebbe spiegare atteggiamenti irrazionali quale quello di attribuire colpe individuando un capro espiatorio, come possono essere i migranti, quando in questo momento il pericolo vero è un movimento incontrollato, e forse poco controllabile, a motivo del turismo e della movida. Spiegare, ma non giustificare! Ancor più non si giustifica un agire di alcuni politici, tendente a usare la paura per un facile, immediato, consenso: chi governa deve piuttosto aiutare la comunità a fronteggiare pericoli e paure con senso di grande prudenza e proporre soluzioni ispirate ai grandi valori della nostra Costituzione. Per questo preoccupa e non appare accettabile, dal punto di vista razionale ed evangelico, quanto si prevede con l’ordinanza 33 del 22 agosto emanata dal presidente della Regione Sicilia, onorevole Musumeci, con cui si semplifica la complessità dei problemi relativi al Covid individuando la loro soluzione nella chiusura ai migranti e rischiando uno scontro tra istituzioni, che solo può disorientare e accrescere un clima emotivo e superficiale, “indurito” e non “temprato” dalla prova. Chiediamo allora in tanti, credenti e uomini di buona volontà, vie e provvedimenti che permettano alla politica di essere l’arte del bene comune. Ricordiamo che l’uomo, ancor più l’uomo debole come il migrante e il povero, deve restare “fine” e mai essere ridotto a “mezzo”. Si torni a ragionare e a operare su tutti i fronti per salvaguardare sicurezza e solidarietà con sano realismo e custodia dei grandi valori che ci fanno restare umani. I migranti sono persone, per i credenti sono una visita di Dio, tanto quanto lo sono i poveri del nostro territorio e la gente che in questo momento soffre per la mancanza di lavoro e di speranza. La vera sicurezza, insieme a un’attenzione sanitaria che attivi misure preventive a tutti i livelli e regole che possano arginare assembramenti non controllabili, è dare a poveri e migranti dignità e percorsi di integrazione, operando per l’emersione di ogni forma di sfruttamento, e questo previene anche reali pericoli sanitari, e non solo. Cosa vuol dire, infatti, allontanare dei migranti e tollerare poi tanto degrado in cui vengono lasciati loro, ma anche i più deboli della nostra società? Frutto del degrado è la violenza: lo abbiamo visto nel caso drammatico del piccolo Evan, come di tanti bambini lasciati morire nel Mar Mediterraneo. Nuove stragi di innocenti! Lasciamoci allora istruire dal tempo di crisi, in cui abbiamo tutti sperimentato la nostra fragilità e mortalità, per vivere nella solidarietà verso tutti e accresciamo tutto ciò che previene, cura, integra, sostiene. La Sicilia, lo abbiamo ricordato da anni noi vescovi di questa adorabile regione, per posizione geografica e per vocazione, è terra di ospitalità e di incontro. Il nostro tempo per altro ha portato a compimento i processi di globalizzazione, per cui è impossibile fermare i movimenti migratori. Una politica lungimirante aiuti il futuro dell’umanità, e la Sicilia resti faro di civiltà! Quanto ai credenti, esiste solo l’unica famiglia umana: il Dio che Gesù ci ha rivelato è il padre di tutti e, come ha ricordato il papa durante l’Angelus di domenica scorsa, alla fine della vita e della storia, “il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza, vittime della cultura dello scarto”. Dio, per questo, chiede di non fermarsi a un “cattolicesimo convenzionale” fatto di devozioni superficiali, ma ispira, in coloro che lo vogliono seguire sul serio, sentimenti di compassione e passi di fraternità, come testimoniano i percorsi delle nostre Caritas e degli uffici Migrantes verso tutti i poveri, senza distinzione tra vicini e lontani. Anche tante donne e uomini di buona volontà operano in questa direzione. Impegniamoci allora insieme a rigenerare i nostri territori nella solidarietà e nella giustizia e, nel mondo, a fermare le guerre, a gettare ponti tra le nazioni e i popoli, sull’esempio di un politico esemplare, figlio della nostra terra, come Giorgio La Pira, che amava ricordare come la storia va verso un futuro di pace e di giustizia a cui siamo chiamati insieme. Lasciamoci istruire nella sapienza dalla crisi e prepariamo tempi migliori per il mondo, e quindi – l’amore vero di ogni genitore lo richiede! – per le nuove generazioni, fermando le nostre migrazioni, le migrazioni dei giovani, con politiche del lavoro che uno stile alto della politica, attenta ai veri problemi, è in grado di ispirare, generando energie costruttive e creando mobilitazioni solidali a vantaggio di tutti. +Antonio Staglianò Vescovo di Noto Delegato della Conferenza Episcopale Siciliana per le Migrazioni

Rosario per l’Italia: oggi dal santuario di S. Maria Materdomini di Nocera con mons. Giudici

25 Agosto 2020 - Roma – Sarà l'arcivescovo di Nocera Inferiore-Sarno, mons. Giuseppe Giudice, a presiedere la preghiera del Rosario in onda su Tv2000 e InBlu Radio dal Santuario di Santa Maria Materdomini di Nocera Superiore. L’appuntamento è per questa sera, mercoledì 26 agosto, alle ore 21.00. Insieme al presule la comunità religiosa dei Frati minori francescani, guidata da padre Valerio Molinaro, i seminaristi, alcune religiose e i laici che animano il Santuario. L’appuntamento è nato durante la fase acuta della pandemia da Covid-19. Il primo Rosario per l’Italia è stato trasmesso il 19 marzo scorso dalla chiesa romana di San Giuseppe al Trionfale. Fu introdotto da un video messaggio di papa Francesco, mentre a guidarlo fu il segretario generale della Cei monsignor Stefano Russo. Le meditazioni che andranno in onda questa sera sono state preparate da mons. Giudice, che ha attinto dagli scritti di alcuni Testimoni che hanno lasciato il segno della loro azione evangelizzatrice nella Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno: sant’Alfonso Maria de Liguori, sant’Alfonso Maria Fusco, il beato Tommaso Maria Fusco, la venerabile madre Maria Consiglia Addatis e il sacerdote don Enrico Smaldone.        

E’ morto don Lucio Dalla Fontana: era stato missionario con gli italiani in Germania

25 Agosto 2020 - Vittorio Veneto – E’ scomparso sabato scorso, all’età di 60 anni, don Lucio Dalla Fontana, dal 2001 al 2009 in servizio pastorale con i nostri emigranti in Germania. Il sacerdote, morto presso l’ospedale civile di Frascati, è improvvisamente mancato il sacerdote don Lucio Dalla Fontana era attualmente in servizio presso l'Opera di Maria, del Movimento dei Focolari, e fino all'anno scorso, per un decennio, era stato parroco a San Polo di Piave e Rai. Don Dalla Fontana era arrivato nel 2001 nella Missione Cattolica Italiana di Francoforte Centro e dal 2007 al 2009, parroco della Mci di Badomburgh e Francoforte Hoechst/Nied. Don Lucio era nato nel 1959 a Thiene (VI) ed era stato ordinato prete a Tarzo nel 1986. La messa esequiale sarà celebrata a San Polo nella chiesa parrocchiale domani, mercoledì 26 agosto, alle 15, presieduta dal vescovo Vittorio Veneto, mons. Corrado Pizziolo, mentre la sera precedente, alle 20, sempre a San Polo nella chiesa parrocchiale, ci sarà un momento di preghiera con la recita del Rosario. Alla famiglia e alla diocesi la vicinanza della Fondazione Migrantes.  

Vescovi Messico: politiche migratorie più giuste e accessibili

25 Agosto 2020 - 25 Agosto 2020 - Città del Messico - Le politiche "che cercano di frenare e reprimere la migrazione favoriscono soltanto i gruppi criminali", per i quali chi scappa dalla propria terra e affronta lunghi viaggi per sottrarsi a sofferenze e ingiustizie è considerato alla stregua di un "oggetto di affari che genera ingenti somme di denaro". È la nuova denuncia dei vescovi messicani all’indomani dell’appello lanciato dal Papa all’Angelus. In un messaggio a firma del vescovo José Guadalupe Torres Campo, presidente della dimensione episcopale di pastorale della mobilità umana della Conferenza dei presuli del Paese, si ricorda l’anniversario del massacro dei 72 migranti avvenuto il 24 agosto 2010 a San Fernando, nello stato di confine di Tamaulipas: persone di diverse nazionalità (Brasile, Ecuador, Nicaragua, Honduras, Guatemala, El Salvador), che "cercavano una vita migliore" e vennero uccise brutalmente. Un evento drammatico che, per l’episcopato messicano, richiama alla memoria le tragedie di tanti altri migranti "che ancora oggi continuano a essere vittime della criminalità organizzata" e costituisce un forte richiamo a promuovere "politiche migratorie più giuste e accessibili che non costringano i migranti a vivere nella clandestinità" trasformandoli in "facile preda per questi gruppi". "Come Chiesa — assicurano i presuli — ci addolora la situazione che stanno attraversando molti fratelli e sorelle migranti, e siamo solidali con le famiglie di questi 72 e di tutte le persone migranti che sono stati vittime della criminalità organizzata nel nostro Paese e che oggi reclamano giustizia e verità". (Oss. Romano)

Peruviani in Italia: il 30 agosto preghiera per il Perù e per il mondo colpito dalla pandemia

25 Agosto 2020 - Roma - Il 30 di agosto in tutte le Messe e nella “vostra preghiera personale a pensare al Perù, a tutto il continente latinoamericano, al mondo, alle migliaia e milioni di nostri fratelli che sono morti e che moriranno a causa di questo virus, una preghiera particolare per quelli della foresta amazzonica, dove non hanno niente... nelle vostre cappellanie Latinoamericani, nella preghiera dei fedeli, mettiamo questa intenzione, anche nella nostra preghiera personale di recitare il Santo Rosario”. Lo chiede il coordinatore dei peruviani in Italia ricordando la protettrice del Perù, Santa Rosa da Lima morta a soli 32 anni, segnata da innumerevoli prove e sofferenze. “Lei aiuta i medici, gli infermieri che sono in Italia, tanti peruviani che lavorano nelle case di cura in Italia e negli ospedali”, ricorda il sacerdote: “voi infermieri peruviani che lavorate a Milano, Treviso, Torino, Loano, Roma, Genova e altri luoghi, continuate ad essere come la nostra cara Santa Rosa”. “Il giorno in cui morì vittima della peste – spiega – con febbri altissime, disse: ‘Gesù, Gesù, Gesù, sia sempre con me’ e così lasciò questo mondo e andò dal Padre. Chiedo a tutti di dire questa frase, ripetiamola sempre: Gesù, Gesù, Gesù, siate sempre con me, con il Perù, con tutte le vittime di questo virus mortale, con l'Italia e il mondo intero. Sotto lo sguardo compassionevole del Signore dei Miracoli, che Rosa amava tanto, insieme a San Martin de Porres sono nati entrambi a quasi 100 metri dal santuario, benedite il mondo, la chiesa, chi soffre e il nostro amato continente latinoamericano”.

Lesbo: voglia di scuola al campo profughi

24 Agosto 2020 -
Lesbo - C'è voglia di scuola a Moria: perchè la scuola è per il futuro, è speranza. E ce n'è tanto bisogno nel grande campo nell'isola di Lesbo, dove il tempo si ferma e i migranti, quasi tutti giovani, tantissimi bambini,  la vedono sbiadire. Lunedi 10 agosto primo giorno della scuola di inglese per il campo informale di Moria. La sede della scuola è al Frantoio vicino al mare dove la scorsa settimana è stato aperto il "ristorante dell'amicizia", che in quattro giorni è passato da 320 a 850 persone e coperti al giorno: ieri c’era riso, pollo al curry, verdure e gelato in una giornata da 33 gradi (all’ombra). C'erano state 32 iscrizioni. Ma si è sparsa la voce - si legge sul sito della Comunità di Sant'Egidio -  anche per la scuola, prima di cominciare. Le sedie preparate erano 50, in uno spazio grande, sanificate, distanziate. Alla porta le mascherine per ognuno, il gel per le mani. Accompagnati al posto. I primi studenti sono stati 82. Alcuni “uditori”: il più giovane di 8 mesi, con mamma e sorelle e fratelli. La più grande, forse 42 anni. Uno studente dal Congo, uno dal Togo. Tutti gli altri afghani. Penne e matite, i quaderni, ognuno il suo. Polacchi, italiani, catalani i maestri e tuttofare. Una bottiglietta d’acqua per ognuno, portata al posto. Scuola all’antica: lavagna, cancellino, pennarelli, i cori:  L come Lifevest, Salvagente, e come Lemon, Limone. V come Visa, Permesso di soggiorno. B come Brother, Fratello. S come Sister, Sorella e come School, Scuola.  Ogni lettera, ogni parola, un disegno fatto. Solo per F come Friendship non c’è stato bisogno. Insieme, con la mascherina, anche chi copiava le nuove lettere dalla lavagna, perché a scuola non c’è mai andato prima: “This - is - the – English -  school -of - Friendship”.

Migrantes e Caritas Palermo: “di fronte alla malattia siamo tutti uguali“

24 Agosto 2020 - Palermo - La Caritas e l’Ufficio Migrantes della diocesi di Palermo esprimono “forte preoccupazione” e “fermo dissenso” nei confronti dell’Ordinanza n. 33 del 22 agosto 2020 emanata dal Presidente della Regione Sicilia. Ciò che preoccupa nel testo del provvedimento, e nelle dichiarazioni rese alla stampa per presentarlo, è – si legge in una nota dei due uffici - “l’argomentazione solo in apparenza logica ma in realtà deficitaria sul piano razionale, nonché su quello umano ed evangelico”. L’Ordinanza parte “in verità da una costatazione del tutto condivisibile, mettendo in luce l’enorme disagio in cui versano oggi sia la popolazione siciliana, sia i migranti affluiti sulle nostre coste in questi mesi estivi. I motivi: penuria di strutture idonee all’accoglienza, assenza di servizi adeguati, mancata redistribuzione in ottemperanza agli accordi europei, deresponsabilizzazione degli altri Stati membri della CEE, fughe da hotspot e centri sovraffollati”, si legge nella nota: “ma già a questo livello la lettura del fenomeno si rivela fuorviante. Il disagio, il dolore, la fatica vengono giustamente attribuiti agli abitanti delle nostre isole senza prendere però in considerazione anche lo stato e il destino di migliaia di donne, di bambini e di uomini in fuga dalla fame e dalle guerre, che concludono in Sicilia, in maniera indegna, un lungo esodo in cerca di libertà e di vita buona. Come ha fatto notare a più riprese Papa Francesco, se dividiamo l’umanità in persone di serie A e di serie B, se non ci facciamo carico del dolore di tutti, siamo destinati al fallimento umano e politico”. Infatti, la conseguenza logica di questa situazione – secondo la Caritas e la Migrantes di Palermo - dovrebbe essere “una serie di atti amministrativi e legislativi volti a coniugare sicurezza e solidarietà, a tutelare i Siciliani e ad accogliere in maniera dignitosa i più poveri della terra. L’Ordinanza invece sceglie la via dell’ennesima negazione del diritto umano alla mobilità, la via mistificante di una nuova cosciente discriminazione. Tutti ricordano come la Regione Sicilia aveva nei mesi scorsi, per bocca dello stesso Presidente – si legge nella nota - prefigurato misure di controllo severissime per i turisti orientati a trascorrere le loro ferie in Sicilia (trovandosi tra costoro, anche persone provenienti da paesi ad alta diffusione primaria del covid). Di quel che fu preannunziato a maggio finora non si è visto nulla, né si sono messi in atto protocolli di sicurezza volti ad evitare assembramenti o altre forme di pericolosa promiscuità. Ma se coloro che provengono dai paesi del Nord del mondo, interessati fortemente dal coronavirus, possono muoversi ed entrare liberamente in Sicilia, perché i migranti no? Al contrario, quanti provengono dai paesi del Sud del mondo, quanti sono sottoposti giornalmente allo sfruttamento dell’Occidente, quanti hanno ‘ricevuto’ il covid dal Nord del pianeta, come una ennesima piaga, costoro no, non possono muoversi liberamente: rappresentano un pericolo sanitario. I poveri sono dunque pericolosi, devono essere discriminati, mentre proprio il covid ci ha insegnato che di fronte alla malattia siamo tutti uguali, che il virus non distingue i ricchi dai poveri, e si diffonde tra gli uni e tra gli altri, a causa degli uni e a causa degli altri, senza differenze di sorta”. La nota riporta, poi, le parole dell’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice durante il discorso alla Città del Festino di S. Rosalia il 14 luglio scorso:  “Se il virus non ci ha insegnato che il destino del mondo è uno solo, che ci salveremo o periremo assieme; se la pandemia ci ha resi ancora più pavidi e calcolatori, facendoci credere di poter salvare il nostro posto al sole, siamo degli illusi, dei poveri disperati. Basta con gli stratagemmi internazionali, con i respingimenti, basta con le leggi omicide”. Con l’Ordinanza del Presidente Musumeci si trasmette, a parere dei due uffici diocesani  un messaggio “intimamente sbagliato e antropologicamente pericoloso. Intimamente sbagliato, perché si attribuisce ai migranti la responsabilità di una diffusione del contagio che casomai è da attribuire alla mancanza di protocolli e di misure adeguate a tutelare i cittadini dell’isola e chiunque venga in Sicilia dall’Italia e dall’estero. Antropologicamente pericoloso, perché equipara i poveri agli untori e divide ancora una volta l’umanità in due, inconsapevolmente preparando e non evitando la catastrofe planetaria che verrà da un mondo disunito e disumano. È incredibile – dopo anni di studi e di ricerche sull’invenzione del capro espiatorio quale forma di perversione sociale – come vengano ancor oggi propinate teorie di questo tipo, utili forse demagogicamente sul piano del consenso politico spicciolo ma umanamente ed evangelicamente inaccettabili”. “Il Signore – ha affermato ieri papa Francesco all’Angelus – ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza. Sono stati vittime della cultura dello scarto”. “Solo l’abbraccio tra tutti gli uomini e l’abbraccio dell’umanità alla madre Terra potrà darci futuro e speranza”, conclude la nota.

Migrantes: dal 31 agosto a Pienezza il Corso di alta formazione

24 Agosto 2020 - Roma - Si svolgerà a Pianezza (Torino), dal 31 agosto al 4 settembre,  la prima edizione del Corso di alta formazione organizzata dalla Fondazione Migrantes  in collaborazione con il SIMI (Scalabrini International Migration Institute). Si tratta di un novità, creata dopo che molti direttori diocesani Migrantes avevano manifestato la volontà di occasioni per continuare ad incontrarsi e a formarsi. Il corso – “Fondazione Migrantes Oggi. Come,Dove, Perché?” si aprirà il 31 agosto con una introduzione del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis e di Cristina Molfetta dell’Ufficio ricerche. Seguirà Ferruccio Pastore che si soffermerà sul tema “La mobilità umana e le migrazioni oggi”; Giaocchino Camoese su “Migrazioni: elementi per discernere un segno dei tempi”. Tra le relazioni della settimana quella di Nello Scavo, giornalista di Avvenire, p. Aldo Skoda del SIMI, del Vicario generale della diocesi di Milano, il vescovo mons. Franco Agnesi, Sergio Durando, direttore dell’Ufficio Migrantes di Torino. Sono anche previste alcune meditazioni affidate a sr. Paola Barbierato mentre presiederanno le diverse liturgie – che concluderanno le giornate – mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo; mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti e Incaricato Migrantes della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle d’Aosta e l’arcivescovo di Torino e presidente della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle d’Aosta, mons. Cesare Nosiglia. Secondo le previsioni il Corso si terrà ogni anno nella regione italiana scelta per la celebrazione solenne della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, in modo anche da valorizzare le buone pratiche presenti negli uffici territoriali, spiega la Migrantes. Quest’anno la regione ecclesiastica scelta per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato è Piemonte-Valle d’Aosta. Il 27 settembre la celebrazione eucaristica principale si terrà a Torino, presieduta dall’arcivescovo, mons. Cesare Nosiglia e sarà trasmessa, alle ore 11, da Rai Uno.

R.Iaria

Mci Francoforte: da settembre don Laslau nuovo missionario

24 Agosto 2020 - Francoforte - Termina la sede vacante alla Missione Cattolica Italiana di Francoforte centro. Il primo di settembre, infatti,  don Matteo Laslau, assume la direzione della Comunità italiana della metropoli sul Meno. L’ingresso ufficiale, con la consegna da parte del Referent Heribert Schmitt del decreto di nomina, sarà domenica 13 settembre 2020, durante la Santa Messa delle 11.30, nella chiesa di S. Antonio (Savignystr. 25).    

Comunità di Sant’Egidio: oggi memoria di Jerry Masslo e di tutte le vittime del razzismo e dell’intolleranza

24 Agosto 2020 - Villa Literno  - Oggi,  a 31 anni dalla sua morte, la Comunità di Sant’Egidio ricorda Jerry Essan Masslo, il profugo sudafricano che alla fine degli anni Ottanta, fu ucciso per rapina nella povera baracca dove viveva insieme ai suoi compagni per la raccolta dei pomodori. Il suo omicidio commosse l’Italia provocando la prima grande manifestazione antirazzista dell’ottobre 1989 e suggerendo i primi provvedimenti legislativi nei confronti degli immigrati. "In un tempo difficile, a causa della pandemia, non vogliamo dimenticare - spiega la Comunità - il gravissimo problema dei braccianti stranieri sfruttati nelle campagne e costretti a vivere in alloggi più che precari. Un dramma a cui, a differenza di colf e badanti, il recente decreto ha potuto dare solo una risposta molto parziale, anche se, significativamente, proprio in Campania si è registrato il maggior numero di regolarizzazioni per i lavoratori agricoli. E restano soprattutto sentimenti di intolleranza e di xenofobia che occorre sempre condannare se si vuole costruire, per tutti, un futuro di pace, di giustizia e di integrazione". Masslo sarà ricordato oggi pomeriggio alle 17.30 al cimitero di Villa Literno, dove, davanti alla sua tomba la Comunità di sant'Egidio, sindacati e associazioni locali, daranno luogo ad una sua commemorazione, a cui seguirà una veglia di preghiera in ricordo anche dei tanti migranti morti, in diverse circostanze, mentre erano in Italia al lavoro nei campi.  

Lesbo: parte un nuovo gruppo di suore scalabriniane

24 Agosto 2020 - Piacenza – E’ partito un nuovo gruppo delle Suore Missionarie Scalabriniane per la missione a Lesbo. Sono suor Erica Ortiz, suor Maria Rosa Zanchin e suor Clarice Barp che insieme alla Comunità di Sant’Egidio sostengono i rifugiati che si trovano nel campo di Moria, che hanno fatto il loro viaggio della speranza verso l’Europa. Questa volta ad accompagnare le suore c’è anche Maria Vittoria Gazzola, giornalista piacentina, già a fianco delle Scalabriniane in altre attività missionarie. “Nonostante le restrizioni contingenti da e verso la Grecia per il Covid-19, stiamo partendo consapevoli della necessità di essere con i rifugiati in questo difficile periodo”, spiega sr. Milva Caro, superiora provinciale: “fra tanti porti chiusi a Lesbo si incontrano cuori aperti, di ogni parte del pianeta, di ogni fede, ma con un unico comune denominatore: la speranza di vivere in un mondo migliore”. Per Suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale, questa fase della missione a Lesbo “rientra nello straordinario progetto di collaborazione avviato con la Comunità di Sant’Egidio, che ringraziamo, a tutela dei migranti e dei rifugiati”.  

Mci Germania-Scandinavia: riunito il Consiglio di delegazione

24 Agosto 2020 - Francoforte - Si è riunito ieri il Consiglio di Delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane di Germania e Scandinavia in videoconferenza. Tra in punti all’ordine del giorno le novità dalle Comunità, un aggiornamento sul Convegno Nazionale Online di fine settembre e la programmazione dell’Anno Pastorale 2020-2021 in tempi di coronavirus.

Papa Francesco: “il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza

24 Agosto 2020 - Città del Vaticano – “Il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza. Sono stati vittime della cultura dello scarto”. Lo ha detto ieri mattina dopo la recita dell’Angelus papa Francesco ricordando “il decimo anniversario del massacro di settantadue migranti e San Fernando, a Tamaulipas, in Messico” che si ricorda oggi. “Erano – ha detto il pontefice - persone di diversi Paesi che cercavano una vita migliore”. Papa Francesco ha quindi espresso “la mia solidarietà alle famiglie delle vittime che ancora oggi invocano giustizia e verità su quanto accaduto. Il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza. Sono stati vittime della cultura dello scarto”.

R.Iaria